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sabato 28 febbraio 2009

Quando si teorizza un potere cattolico da opporre al potere del mondo. Ma non è questa la teologia della comunicazione di Gesù Cristo.

Bisogna aspettare gli atti per leggere tutto l'intervento, è vero, ma quello che riporto qui sotto è stato già abbastanza per farmi storcere la bocca. Il prof. Langan è un filosofo per formazione e professione, non un teologo, nè un docente di comunicazione. E mi pare che le sue tesi siano alquanto "pericolose" per la stessa Chiesa. L'efficacia che il docente rivendica per sostenere il "controllo" sulla comunicazione da parte di enti moralizzatori è a discapito della libertà di scoperta e di adesione alla verità, che da cristiani crediamo abbia una sua interna forza di risplendere. L'intervento di Lang qui sintetizzato e altri suoi scritti trovati in internet mi fanno tanto venire in mente quelle frasi (molto di attualità oggi, 1 domenica di quaresima) con le quali il buon Satana tentava Gesù: "Il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto" (Mt 4,8-10).
Usare il potere contro altro potere, fosse pure il potere mediatico, non è quello che insegna nostro Signore. No, No, No. Se la comunicazione è intesa come scontro di poteri per la conquista del pubblico, si finisce per intendere il pubblico come passivo ingurgitatore di tutto quello che passa lo schermo (sia TV che internet e così di seguito). Ma il pubblico, soprattutto quello di internet, non è una massa passiva. Anzi. La comunicazione, per i cristiani, è un servizio di verità al mondo, verità che può provenire da qualunque parte, ci insegna il vecchio San Tommaso, e va sempre riconosciuta come tale.
"Protettori della Verità" nel forum pubblico vuol dire censure e manipolazioni "a fin di bene",  certo, per evitare lo strapotere di chi lo fa "a fin di male". Ma attenzione: questo conduce ad una china troppo pericolosa. Neppure la Chiesa, nell'epoca del pluralismo delle opinioni, può permettersi scivoli sdrucciolevoli del genere. L'anello del potere, da chiunque venga usato (ce l'ha insegnato il cattolicissimo Tolkien), finisce per prendere il controllo del suo utilizzatore.
Gesù ha salvato il mondo con la stoltezza della predicazione. Con la morte di Croce. Non con la rivoluzione culturale "cristianamente orientata", imposta magari da poteri politici o mediatici "della parte giusta".
Gesù propone la sua verità, e questa deve trovare spazi per esprimersi, ma non impone e non manipola le coscienze. La fede deve farsi "cultura", ma nessuna "cultura cristiana" si identifica con la fede. L'adesione a Cristo è mozione dello Spirito Santo che inclina ad aderire volontariamente dando l'assenso dell'intelletto mosso dalla volontà: Veritatis splendor! La luce splende nelle tenebre (Gv 1,5) (e proprio nelle tenebre splende!)
Internet deve rimanere libero forum, con tutti i pericoli di opinione che questo può comportare. L'Università deve rimanere luogo del libero dibattito, di discussione anche infuocata (leggete qui invece qualcosa di abbastanza diverso). Chi vuole tutori della verità o propone altre forme di "protezionismo" riecchegia uno strano suono, vagamente egemonico, tale e quale quello di segno opposto che vorrebbe mettere a tacere.
Non tutto quello che si può fare per la causa del vangelo è lecito farlo. Satana, comunque, è già stato sconfitto, anche se cerca di non darlo a vedere.

Una reazione a caldo, troppo a caldo - lo ammetto -: i miei commenti in [rosso]

"LA CULTURA CATTOLICA DEVE INFLUIRE NELLE INDUSTRIE DI FORMAZIONE CULTURALE"

Intervento del prof. Jeffrey J. Langan alla Pontificia Università della Santa Croce

ROMA, venerdì, 27 febbraio 2009 (ZENIT.org).- "Vi è bisogno di una cultura cattolica che possa influire in qualche modo sul processo di finanziamento, produzione, e distribuzione di notizie, informazione, arte, spettacolo, e sport al fine di riallineare tutti questi settori con la dirittura dell'ordine morale["cultura cattolica" espressione alquanto indeterminata: io conosco tante culture cattoliche, tutte ugualmente degne se rimangono cattoliche e culture. Anche la chiesa tutela le "legittime varietà", nessuna egemonia culturale sarà mai avallata con il nome cattolico], Lo ha detto il prof. Jeffrey J. Langan (Holy Cross College of the University of Notre Dame) intervenendo venerdì mattina al Convegno "La fede e la ragione" presso la Pontificia Università della Santa Croce.
Lo studioso, che ha offerto una disamina sulla "Fede in una cultura di libero mercato" [appunto: libero mercato, agorà, l'areopago tante volte citato da Giovanni Paolo II che non lo temeva], è partito dalla consapevolezza che oggi è in corso "un vero e proprio conflitto culturale ridotto a elementi essenziali di identità" e che "non sembra esservi alcun dubbio che, tra tutti, un gruppo in particolare si trova oggi a esercitare il potere in maniera dominante" [E quale sarebbe questo gruppo particolare che esercita tale potere dominante? Ci si vuole forse sostituire ad esso? Non basterebbe denunciare - se si sanno nomi e cognomi e fatti - questo gruppo dominante ed esporlo cosicchè non operi più occultamente? Teorie generiche del complotto sono fuori moda].
Riferendosi poi alle maggiori industrie di formazione culturale, Langan ha rilevato che "questi settori vitali sembrano essere controllati, almeno nel mondo occidentale, da interessi alieni al cattolicesimo" [quindi bisogna controllare questi settori vitali piegandoli a interessi "cattolici"?], pur essendovi cattolici che vi partecipano, i quali però "devono comunque affrontare il pericolo di vedere l'informazione distorta dalle prospettive altrui nonché da quelle impostegli dalla necessità di compromettere, adottare e far propria una visione culturale antitetica all'ordine morale" [Poveri cattolici! E pensare che il Maestro diceva al Padre, prevedendo questa situazione: "Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. " (Gv 17,14-17].
Volgendo quindi lo sguardo ad Internet, il professore dell'Holy Cross College dell'Università di Notre Dame ne ha ravvisato "gli stessi problemi"
Anche se "la quasi totalità di organi e gruppi di informazione, televisioni, promotori sportivi, registi, imprenditori di alto calibro, e politici, guarda a Internet quale nuova e promettente forma mediatica per lo sviluppo e la promozione di cultura", tuttavia "in assenza di sanzioni volte a far valere un insieme di norme morali, anche internet finirà col cadere sotto il dominio dei plutocrati e degli oligarchi". [Umberto Eco ha inventato, tempo fa, una locuzione molto utilizzata per definire questo tipo di visionari per nulla convinti della bontà della comunicazione: Apocalittici. Sanzioni per far valere norme morali? Ma da quanto in qua plutocrati e oligarchi si fermano davanti alle norme morali, ancorchè sanzionate?]
Questo perché "la libertà necessita di un certo grado di protezione altrimenti si troverà sempre in balia di una delle passioni dominanti". [Anche a me piacerebbe tornare alla società medievale, ma il caso Galilei che ci trasciniamo da parecchio sconsiglia di ripetere esperimenti protezionistici del genere. Meglio un sano dibattito, veramente libero, per armonizzare fede e ragione. Con tutti i pericoli che ovviamente questo comporta. Ma vivere e respirare comporta pericoli. Non posso e non voglio costringere nessuno ad andare in Paradiso per forza, magari cercando di costruirgli intorno un paradiso mediatico che lo guidi fino a quello vero. Il male non è nei media, caro professore, ma nel cuore dell'uomo e trova sempre una via per uscire....]
La risposta a queste problematiche si troverebbe nel "ricostruire la basi filosofiche del sistema educativo", attraverso le quali "le famiglie o le varie associazioni esistenti in una società" potranno "avvalersi di criteri-guida morali nel valutare il proprio ambiente culturale". [e su queste frasi non possiamo che concordare pienamente.]

© Innovative Media, Inc.

Küng o Ratzinger, scegliete voi. La teologia "a scelta" secondo Vito Mancuso

Spulciando l'annuario dell'Università San Raffaele di Milano 2008/2009, ho trovato i corsi di Vito Mancuso, noto teologo lanciato dai salotti mediatici in tutta la penisola.
Chi volesse un approfondimento sulle polemiche che questo teologo laico intento nella "rifondazione" della teologia cristiana riesce a suscitare (trascinandosi dietro codazzi di giornalisti scodinzolanti, che non hanno idea di che cosa stia parlando), può rileggere questo articolo di Magister con tanto di appendice di articolo di Civiltà Cattolica e Osservatore Romano.

Orbene. Uno dei due corsi tenuti da Mancuso alla privata "Università Vita-Salute San Raffaele" si intitola: "Storia della tradizione e dell'identità cristiane" (p. 179-180). Vedo già brillare gli occhi degli amici tradizionalisti, commossi dell'impovvisa conversione del docente che a loro pareva ben più che sospetto. Quando poi leggono il contenuto del corso, le lacrime di commozione aumentano: "Attraverso lo studio dell’identità e della tradizione, il principale obiettivo del Corso è giungere a cogliere la filosofia (nel senso di visione del mondo, dell’uomo e dell’Assoluto) che il cristianesimo è". Che splendore! Mancuso vuole aiutare i giovani filosofi in formazione a comprendere quella che già san Giustino chiamava la "filosofia cristiana", la vera sapienza!
Ma subito dopo, ahimè, ci rendiamo conto che in realtà il relativismo impera assoluto (che bella contraddizione mi è venuta :-), mi compiaccio di me stesso ehe ehe).
Infatti giunti alla bibliografia ci si ferma il cuore. Leggiamo testualmente:

"Testi di riferimento
Uno a scelta tra:
Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, Queriniana 1974, ed. or. 1968
Walter Kasper, Introduzione alla Fede, Queriniana 1973, ed. or. 1972
Hans Küng, Essere cristiani, Mondadori 1980, ed. or. 1974
Bruno Forte, L’essenza del cristianesimo, Mondadori 2002
Gerald O’Collins – Mario Farrugia, Cattolicesimo. Storia e dottrina, Queriniana 2006, ed. or. 2003"

Ovvero: decidete voi, cari studenti, se seguire Ratzinger o Küng, tanto entrambi, come gli altri autori, intendono ugualmente - come è noto - l'identità del cristianesimo e ne interpretano più o meno in modo equivalente la tradizione. Roba da non capirci più nulla. Ma cosa propone alla fine questo docente, qual è la sua visione, se accetta visioni direi "abbastanza" alternative?
Dunque. Capirei se un docente mi dice: A) Io seguo il mio testo (e così voi studenti lo comprate); B) Io seguo il testo di questo autore, ma vi cito anche altri per giusto confronto accademico.
Ma non capisco proprio la posizione di Mancuso: "Prendete A VOSTRA SCELTA uno dei seguenti testi DI RIFERIMENTO". Ma che riferimento ampio! Un riferimento alquanto poliedrico, non c'è che dire.
E per la verità anche democratico: tra i testi offerti "a scelta" c'è anche quello di Bruno Forte, che l'anno scorso ha pubblicamente demolito il libro di Mancuso sull'anima e il suo destino ("Non è teologia cristiana ma 'gnosi', pretesa di salvarsi da sé", Osservatore Romano, 2 febbraio 2008).
Avendo poi personalmente studiato sui testi e frequentato le lezioni degli autori dell'ultimo libro consigliato, posso garantire che la visione teologica fondamentale degli stessi è alquanto irriconciliabile con quella del Vito nazional popolare. Inoltre, come dice il titolo Cattolicesimo, quest'ultimo testo è confessionalmente timbrato, mentre tutti gli altri, rimanevano al piano generale di Cristianesimo. In fondo è bello e fonte di consolazione (!) cogliere che anche per Mancuso, Cattolicesimo e Cristianesimo, sono due termini interscambiabili "a scelta".
Al di là delle battutte, sarebbe comunque interesante sapere: davvero consiglia e condivide le tesi del testo di Ratzinger, o lo ha messo lì come sullo scaffale di un libraio, per attirare clientela...?

Scrive l'Apostolo delle Genti (2Tm 4,3-5):
"Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero"

Sant'Antonio: la vera sapienza francescana

"«Accumulatevi dei tesori nel cielo» (Mt 6,20). Grande tesoro è l'elemosina. Disse San Lorenzo: Le ricchezze della Chiesa sono state riposte nel tesoro celeste dalle mani dei poveri. Accumula tesori in cielo chi dà a Cristo. Dà a Cristo chi largisce al povero: «Ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (cf. Mt 25,40).
«Elemosina» è un termine greco: in latino è misericordia. Misericordia significa «che irrìga il misero cuore» (miserum rigans cor). L'uomo irrìga l'orto per ricavarne i frutti. Irrìga anche tu il cuore del povero miserabile con l'elemosina, che è detta l'acqua di Dio, per riceverne il frutto nella vita eterna. Il tuo cielo sia il povero: in lui riponi il tuo tesoro, affinché in lui sia sempre il tuo  cuore:  e ciò  soprattutto durante 
questa santa quaresima".
(S. Antonio, Sermone del Mercoledì delle ceneri §6)

venerdì 27 febbraio 2009

Canti per la Prima Domenica di Quaresima: domenica del Salmo 90 (su ali d'aquila)

Leggendo attentamente il Messale Gregoriano (che è il libro di canto riformato per il messale di Paolo VI) ci si accorge - non senza sorpresa - che tutti i canti del proprio della I domenica di Quaresima, ma proprio tutti, sono tratti dallo stesso salmo: il salmo 90 (91)! Una situazione più unica che rara nel "libretto" dei canti della Chiesa Romana, di solito molto vario nell'uso dei 150 salmi.
Ecco la lista dei canti come è proposta (con lo spartito e gli mp3 dei monaci brasiliani di San Paolo):

Introito: Sal. 90, 15.16 et 1 Invocabit me (4m21.1s - 4083 kb)

Graduale: Sal. 90, 11-12 Angelis suis (4m03.3s - 3805 kb)

Tratto: Sal. 90, 1-7 et 11-16 Qui habitat (2m59.0s - 2801 kb)

Offertorio: Sal. 90, 4-5 Scapulis suis (1m04.4s - 1011 kb)

Comunione: Sal. 90, 4-5 Scapulis suis (4m32.5s - 4261 kb)

Già capiamo dall'uso insistente e martellante di un unico testo, che quel salmo deve essere importante per la giornata. Infatti contiene il versetto che, nel Vangelo di Matteo (anno A), Satana usa per cercare di convincere Gesù a buttarsi dal pinnacolo del Tempio: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra". Fa eco a questa frase il Graduale Angelis suis.

Il Salmo 90 (91) diventa dunque il motivo dominante del canto di questa domenica. Non si canta altro. Addirittura le antifone di offertorio e comunione hanno un identico testo (Sal 90,4-5), benchè musiche differenti.

Il pezzo forte di questa domenica è tuttavia il Tratto (cioè quel canto che sostituisce l'Alleluia in Quaresima, perchè in questo tempo si "digiuna" anche dal giubilo alleluiatico). Un brano monumentale, di 13 versetti (di solito il Tractus ne ha da 3 a 5). Dura più di 11 minuti. Undici minuti di lenta meditazione della parola proclamata, "ruminando" nel canto di questo "mantra" gregoriano il salmo di cui sopra, l'inno alla protezione di Dio per i figli che confidano in lui: "Chi dimora nell'aiuto dell'Altissimo, vivrà sotto la protezione del Dio del cielo. Dirà al Signore: Tu sei colui che mi accoglie e il mio rifugio, Dio mio: spererò in lui. ...Con le sue spalle di adombrerà e sotto le sue ali spererai... Poichè ha dato ordine ai suoi angeli riguardo a te di custodirti in tutte le tue vie, con le mani ti sosterranno perchè il tuo piede non inciampi nel sasso". (Un commento in inglese a questo canto lo trovate qui).

Ricapitolando. Visto che il Salmo 90 (91) è il canto imprescindibile per questa domenica (anche le antifone da leggere sul Messale lo riportano sia all'introito che alla comunione), anche se non si canta nulla in gregoriano o polifonia, bisogna trovare il modo di eseguirlo.

Ed eccomi ora alla proposta pastorale, che un po' di realismo mi spinge a fare.

Per i cori giovanili delle parrocchie, quindi, propongo di usare o all'inizio o all'offertorio o alla comunione (in questa domenica va bene dappertutto, alla faccia di chi vi dice sempre che ci sono i canti adatti all'inizio, ma non all'offertorio, e non alla comunione e viceversa...), il canto rinomatissimo: SU ALI D'AQUILA (di Michael Joncas, in inglese: On eagle's wing). Ricordate: le parole del canto, nella liturgia, hanno sempre più importanza della musica con le quali sono vestite. Perciò, regola d'oro, è scegliere il canto con i versetti più simili a quelli del Graduale Romanum (o delle antifone sul messale). Purtroppo la parità di condizioni (SC 116), in parrocchia per ora c'è raramente.

Vi consiglio, se proprio volete cantare la versione moderna, di utilizzare l'originale inglese: è incomparabilmente più bello, e il testo si adatta perfettamente alla musica (come succede con il latino del gregoriano, che è praticamente intraducibile). I giovani della parrocchia media, dopotutto, in latino non sanno più cantare, ma in inglese sì [e qui si dimostra che la lingua italiana non è poi così essenziale per il canto liturgico :-) ]

Ci sono parecchie versioni in YouTube di questo canto popolarissimo:
"Su Ali D'Aquila" (Sal 90) cantato al funerale di Luciano Pavarotti

giovedì 26 febbraio 2009

Sai suonare la tromba?

Leggetevi questo piccolo passaggio dei Sermoni di Sant'Antonio, e poi ditemi se il Santo non era uno che sapeva tenere sveglia l'attenzione della gente a cui predicava. Nutrendola, allo stesso tempo, con insegnamenti sostanziosi:

Sermone del Mercoledì delle Ceneri
La confessione dei peccati
9. Ma ecco finalmente il tempo della quaresima, istituito dalla chiesa per espiare i peccati e salvare le anime: in esso è preparata la grazia della contrizione, che ora sta spiritualmente alla porta e bussa; se vorrai aprirle e accoglierla, cenerà con te e tu con lei (cf. Ap 3,20). E allora comincerai a suonare la tromba in modo meraviglioso. La tromba è la confessione del peccatore contrito.

Da leggere su Rinascimento Sacro: Croce al centro e comunione in ginocchio: arbitrio o possibilità?


Segnalo l'articolo di Daniele Di Sorco su Rinascimento Sacro, a proposito del dibattito montante (a seguito dell'esempio del Papa) sul ripristino della disposizione tradizionale della croce e dei candelieri sull'altare versus populum, e sulla questione della comunione in ginocchio (cosa talmente ovvia, per i riti occidentali, che anche Luterani e Anglicani, normalmente - e non quelli di High Church - distribuiscono la comunione ai fedeli genuflessi, e pure sotto le due specie! Chi non ci crede guardi questo video una donna prete distribuisce la comunione in mano al fedele genuflesso alla balaustra!). 


Mi permetto di estrapolare dai commenti al bell'articolo, che vi invito insistentemente a leggere, questa testimonianza toccante di "un prete di campagna". Chiediamo al Signore che anche i "preti di città" inizino a interrogarsi e a non aver paura di cambiare, come è successo a costui.

Sono un parroco di campagna e da quando ho letto il magnifico libro del Cardinale Ratzinger su Lo Spirito della Liturgia, la Croce è stata messa in centro all'altare e accanto i sei candelieri. Stat Crux dum volvitur orbis... ma anche senza scomodare il bellissimo e tremendo motto dei Padri Certosini custodi e figli di quella Certosa che non è mai stata riformata perchè mai deformata ... l'altare versus populum con la croce ha ricordato a me chi sono e che cosa, qual grande mistero celebro ogni volta che dico Messa, ma anche ai miei parrocchiani è tornato assai utile il ripristino dell'altare per il Santo Sacrificio della Messa, altri miei confratelli si sono convinti della bontà e ormai della necessità di questa riforma. Quanto alla Comunione in ginocchio, tutti i chierichetti si comunicano in ginocchio. Riportiamo nelle Chiese, nella Messa, nelle celebrazioni la DEVOZIONE, è quello che manca.
Ringrazio il Santo Padre per l'esempio. Dimenticavo: venne un vescovo a celebrare e spostò la croce, un parroco a la page venuto a celebrare per suoi amici nel giorno del matrimonio - io ero assente per l'oratorio - mandò la croce in sacrestia sotto lo sguardo allibito del chierichetto, un missionario di passaggio si spinse a fare tutta una predica contro la barricata sull'altare, ero presente e in sacrestia lo vidi solo impallidire... coraggio avanti col Papa sempre.
                                                                                                           Un parroco di campagna

mercoledì 25 febbraio 2009

FAQ sulla Quaresima.


Dal Catechismo Maggiore di San Pio X, Questions & Answers sulla Quaresima

35. Che è la Quaresima?
La Quaresima è un tempo di digiuno e di penitenza istituito dalla Chiesa per tradizione apostolica.
36. Per qual fine è istituita la Quaresima?
La Quaresima è istituita:
1° per farci conoscere l'obbligo che abbiamo di far penitenza in tutto il tempo della nostra vita, di cui, secondo i santi Padri la Quaresima è la figura;
2° per imitare in qualche maniera il rigoroso digiuno di quaranta giorni, che Gesù Cristo fece nel deserto;
3°  per prepararci col mezzo della penitenza a celebrare santamente la Pasqua.
37. Perché il primo giorno di Quaresima si chiama il giorno delle Ceneri?
Il primo giorno di Quaresima si chiama giorno delle Ceneri, perché la Chiesa mette in quel giorno le sacre ceneri sul capo dei fedeli.
38. Perché la Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri?
La Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri, affinché noi ricordandoci che siamo composti di polvere, e colla morte dobbiamo ridurci in polvere, ci umiliamo e facciamo penitenza de' nostri peccati mentre ne abbiamo il tempo.
39. Con quale disposizione dobbiamo noi ricevere le sacre ceneri?
Noi dobbiamo ricevere le sacre ceneri con cuor contrito ed umiliato, e con la santa risoluzione di passare la Quaresima nelle opere di penitenza.
40. Che cosa dobbiamo noi fare per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa?
Per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare quattro cose:
- osservare esattamente il digiuno, e mortificarci non solamente nelle cose illecite e pericolose, ma ancora, per quanto si può, nelle cose lecite, come sarebbe moderarsi nelle ricreazioni;
fare preghiere, limosine, ed altre opere di cristiana carità verso il prossimo più che in ogni altro tempo;
- ascoltare la parola di Dio non già per pura usanza o curiosità, ma per desiderio di mettere in pratica le verità che si ascoltano; [Contrariamente a ciò che molti sospettano, l'ascolto della Parola di Dio era già stato "scoperto" al tempo di San Pio X, non è un'invenzione postconciliare, quasi che prima fosse vietato "ascoltare la Parola"]
- essere solleciti a prepararci alla confessione, per rendere più meritorio il digiuno, e per disporci meglio alla Comunione pasquale.
41. In che consiste il digiuno?
Il digiuno consiste nel fare un solo pasto al giorno, e nell'astenersi dai cibi vietati.
42. Nei giorni di digiuno oltre l'unico pasto è vietata qualunque altra refezione?
Nei giorni di digiuno la Chiesa permette una leggiera refezione alla sera, o pure sul mezzogiorno quando l'unico pasto viene differito alla sera.
43. Chi è obbligato al digiuno?
Al digiuno sono obbligati tutti coloro che hanno compiuto il ventesimo primo anno [la maggior età: adesso è il diciottesimo anno] e non ne sono legittimamente impediti.
44. Quelli che non sono obbligati al digiuno sono affatto esenti dalle mortificazioni?
Quelli che non sono obbligati al digiuno non sono affatto esenti dalle mortificazioni, perché niuno è dispensato dall'obbligo generale di far penitenza e perciò devono mortificarsi in altre cose secondo le loro forze.

Preghiere fedelmente tradotte: la colletta del Mercoledì delle Ceneri

La colletta latina del mercoledì delle ceneri (Missale Romanum Editio Typica III) proviene dal Sacramentario Veronese ed era utilizzata per il tempo del "digiuno del IV mese".
Nel messale di Giovanni XXIII è usata come preghiera alla fine dell'imposizione delle ceneri, che precede l'introito, non come colletta (Cf. Messale di Paolo VI). Per approfondimenti leggere quello che scrive fr. Z.

Concéde nobis, Dómine, praesídia milítiae christiánae sanctis inchoáre ieiúniis, ut, 
contra spiritáles nequítias pugnatúri, continéntiae muniámur auxíliis. 
Per Dóminum. ..

Traduzione CEI
O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore.

La preghiera più letteralmente dice: 
Concedi a noi, Signore, di incominciare a costruire le difese per la battaglia cristiana con i santi digiuni, affinchè, noi che stiamo andando a combattere contro le malvagità dello spirito, siamo muniti degli aiuti che ci vengono dalla penitenza.

E' interessante notare il riferimento continuo, in questa preghiera, al campo semantico della guerra e della attività militare (militia christiana = una vera: Jihad cristiana). In parte questo riferimento è preservato dalla traduzione CEI, anche se un pochino addolcito nella prima frase. Stiamo scendendo in campo contro l'Avversario. La lotta sta per avere inizio, quindi dobbiamo premunirci di difese atte allo scopo. La continentia, cioè la penitenza intesa sia come continenza, sia come astinenza, ci offre gli ausilii necessari, cioè le armi o truppe corazzate da schierare contro le spirituales nequitias.
E se sarebbe bello notare che in questo giorno nel Messale Italiano c'è un esplicito riferimento, più unico che raro, allo "spirito del male", dobbiamo però rifarci al latino, che parla piuttosto di "cattiverie spirituali", "malvagità dello spirito", non solo intendendole come presenza satanica (spiriti del male, traduzione possibile), quanto piuttosto come più larga concretizzazione del peccato che attacca l'anima, una "negatività" che intacca lo spirito umano e gli fa perdere la lotta contro lo spirito del male.

Nell'edizione tipica III del Messale di Paolo VI in latino, sono anche state ripristinate le antiche orazioni sopra il popolo, tanto care ai romani fin dai tempi più antichi (ottimo recupero in verità, non ancora presenti in traduzione italiana approvata). Prima dell'Ite missa est, il sacerdote stende le mani, rivolto al popolo e prega su di esso. Ogni messa di Quaresima ha la sua orazione di benedizione speciale sul popolo. Oggi c'è questa, che suggerisce anche l'atteggiamento fisico di chi la riceve:

Oratio super populum

Super inclinántes se tuae maiestáti, Deus, spíritum compunctiónis propítius effúnde, et praemia.

Su coloro che si inchinano alla tua maestà, o Dio, effondi, propizio, lo spirito di penitenza e i premi di essa.

Cosa significa per la Chiesa "digiuno" e "astinenza"

A parte le pretestuose e politiche polemiche imbastite proprio oggi da Repubblica sui menù delle mense scolastiche quaresimali, con l'inizio della Quaresima torna il pensiero anche  a quei gesti della tradizione ascetica che sono il digiuno e l'astinenza. 
Importante: quando si parla di digiuno, si intende rinunciare ad uno dei pasti della giornata (pranzo o cena), rendendo leggero anche l'altro. Non significa, soprattutto per chi lavora, rinunciare del tutto al cibo per l'intera giornata!
Vi ripropongo il paragrafo normativo della Nota Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza della Conferenza Episcopale Italiana (1994) che dà delle linee chiare per vivere comunitariamente o singolarmente i precetti quaresimali.

DISPOSIZIONI NORMATIVE E ORIENTAMENTI PASTORALI

Disposizioni normative

13. Concludiamo la presente Nota pastorale con le seguenti disposizioni normative, che trovano la loro ispirazione e forza nel canone 1249 del Codice di diritto canonico: «Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano tra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opere di pietà e di carità, sacrifichino se stessi compiendo più fedelmente i propri doveri e soprattutto osservando il digiuno e l’astinenza». Queste disposizioni normative sono la determinazione della disciplina penitenziale della Chiesa universale, che i canoni 1251 e 1253 del Codice di diritto canonico affidano alle Conferenze Episcopali.
1) La legge del digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate».
2) La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.
3) Il digiuno e l’astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri (o il primo venerdì di Quaresima per il rito ambrosiano) e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale .
4) L’astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo).
In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.
5) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.
6) Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad esempio la salute. Inoltre, «il parroco, per una giusta causa e conforme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno (…) di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie; lo stesso può anche il Superiore di un istituto religioso o di una società di vita apostolica, se sono clericali di diritto pontificio, relativamente ai propri sudditi e agli altri che vivono giorno e notte nella loro casa».


16. L’insieme di queste riflessioni, destinate a rimotivare e a rinvigorire la prassi penitenziale del digiuno e dell’astinenza all’interno della comunità cristiana, non può concludersi senza un appello particolare alle famiglie e a quanti hanno responsabilità educative.
I genitori e gli educatori avvertano l’importanza e la bellezza di formare i fanciulli, i ragazzi e i giovani al senso dell’adorazione di Dio e all’atteggiamento della gratitudine per i suoi doni: da questa radice religiosa scaturirà la forza per l’autocontrollo, la sobrietà, la libertà critica di fronte ai bisogni superflui indotti dalla cultura consumista, il dono sincero di sé attraverso il volontariato, l’impegno a costruire rapporti solidali e fraterni.
I genitori, per primi, sentano la responsabilità di essere testimoni con la loro stessa vita, segnata da sobrietà, apertura e attenzione operosa agli altri. Non indulgano alla diffusa tendenza di assecondare in tutto i figli, ma propongano loro coraggiosamente forti ideali e valori di vita, e li accompagnino a conseguirli con convinzione e generosità e senza temere l’inevitabile fatica connessa. Spingano verso uno stile di vita contrassegnato dalla gratuità e da uno spirito di servizio che sa vincere l’egoismo e l’indolenza.
Quest’opera educativa ha motivazioni evangeliche e risorse originali: è parte integrante di quella formazione alla fede, alla preghiera personale e liturgica e al coinvolgimento attivo e responsabile nella vita e missione della Chiesa che i genitori cristiani sono chiamati ad assicurare ai loro figli in forza del ministero ricevuto con il sacramento del Matrimonio.
Anche nella scuola, in particolare attraverso l’insegnamento della religione cattolica, si espongano i motivi e le forme del digiuno cristiano e si illustrino i significati personali e sociali dell’impegno penitenziale e in generale di ogni sforzo ascetico equilibrato.
I giovani siano istruiti anche circa l’obbligo morale e canonico del digiuno, che ha inizio con i 18 anni. Ai fanciulli e ai ragazzi si propongano forme semplici e concrete di astinenza e di carità, aiutandoli a vincere la mentalità non poco diffusa per la quale il cibo e i beni materiali sarebbero fonte unica e sicura di felicità e a sperimentare la gioia di dedicare il frutto di una rinuncia a colmare la necessità del fratello: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35).

Come si vede da quest'ultimo paragrafo, sebbene in quanto a "legge", i più piccoli siano ovviamente esentati dalle pratiche penitenziali, anche i fanciulli e i ragazzi vanno educati a "forme semplici e concrete di astinenza e carità". Come dire: non è mai troppo presto per imparare i gesti evangelici che ci fanno sentire grandi. Proprio perchè le opere di penitenza sono proprie degli adulti cristiani, anche i ragazzi e i bambini, che come si sa non vogliono che crescere, si sentiranno spinti a imitare i grandi in questa che - almeno per una volta - è una santa emulazione!

Inizio della Quaresima: un pensiero di Sant'Antonio


Mercoledì delle ceneri: prende il largo la nave della penitenza della Chiesa.

Scrive sant'Antonio nei suoi Sermoni:
"Considera che per governare una barca sono necessari almeno quattro strumenti: l'albero, la vela, i remi e l'ancora. Nell'albero è simboleggiata la contrizione del cuore, e nella vela la confessione della bocca: come la vela è unita all'albero, così la confessione dev'essere unita alla contrizione; nei remi sono simboleggiate le opere di riparazione e di penitenza, cioè il digiuno, la preghiera e l'elemosina; nell'ancora è simboleggiato il pensiero della morte. Come l'ancora trattiene la barca perché non affondi tra gli scogli, così il pensiero della morte trattiene la nostra vita perché non precipiti nei peccati. Dice infatti Salomone: «Medita sugli ultimi eventi della tua vita [i novissimi], e mai più cadrai nel peccato» (Eccli 7,40). Perciò chi desidera passare dalla riva di questa vita mortale alla riva dell'immortalità, cioè alla città della Gerusalemme celeste, salga sulla barca della penitenza... Ad essa ci conduca colui che salì sulla barca della croce, e risuscitò come uomo nuovo nel terzo giorno: a lui sia onore e gloria nei secoli eterni. amen." (XIX post Pent. § 6)
"Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai"

martedì 24 febbraio 2009

Il card. Biffi fa ancora centro: una strigliata ai pastori, senza lisciar troppo le pecore.


Riprendo e infarcisco di commenti l'articolo di presentazione del libro apparso su ZENIT.

PECORE E PASTORI: UN LIBRO CONTRO I LUOGHI COMUNI
Il Cardinale Biffi si chiede perché l’ortodossia fa più notizia dell’eresia


di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 24 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Chi è il cattolico adulto? Qual è il compito dei pastori? Chi sono e quale ruolo svolgono i componenti del gregge? Perché non ci sono donne sacerdote? Perché la Chiesa ha un solo capo? E perché gli si deve obbedienza?
A queste ed altre domande risponde il Cardinale Giacomo Biffi con il libro “Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo”, pubblicato dalla Cantagalli (256 pagine, 13,80 Euro).
Il libro, il cui titolo sembrerebbe destinato solo al clero, è anche una schietta e brillante riflessione sui fondamenti e sui compiti della Chiesa, su quel popolo di Dio che il porporato indica come “gregge di Cristo”.
Scrive l’Arcivescovo emerito di Bologna: “Una delle cose che mi impressionano di più è che al giorno d’oggi non è più l’eresia, ma è l’ortodossia a fare notizia” [di questo ce ne siamo tutti resi conto, soprattutto quanto si accusano vescovi eletti di essere "troppo ortodossi"], ed in questo libro il Cardinale Biffi parla chiaro, sgonfia i luoghi comuni, cancella i sofismi ed i condizionamenti del “politically correct” [in ossequio a Nostro Signore, che in questo caso era molto "scorrect" e non guardava in faccia a nessuno, ricordate Lc 20,21? «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni secondo verità la via di Dio».].
Circa l’accondiscendenza con cui alcuni si piegano ai condizionamenti del “politically correct” il Cardinale Biffi sostiene: “Talvolta in qualche settore del mondo cattolico si giunge persino a pensare che debba essere la divina Rivelazione ad adattarsi alla mentalità corrente per riuscire ‘credibile’, e non piuttosto che si debba ‘convertire’ la mentalità corrente alla luce che ci è data dall’alto. Eppure si dovrebbe riflettere sul fatto che ‘conversione’ non ‘adattamento’ è parola evangelica”. [Eminenza quanto è vero! Si parla sempre di inculturazione, cosa buonissima e necessaria, ma troppo poco di sua sorella maggiore l'evangelizzazione delle culture di cui parlò il Concilio Vaticano II e tanto tanto anche il buon Papa Giovanni Paolo II. A proposito: l'inculturazione sta all'evangelizzazione delle culture come l'Incarnazione sta alla Risurrezione. Non c'è l'una senza l'altra. E la prima è in vista della seconda. Ma ne parleremo ancora].
Del resto, continua il porporato, “la prima frase che Gesù pronuncia inaugurando il suo apostolato non è: ‘Il mondo va bene così come va; adattatevi al mondo e siate credibili alle orecchie di chi non crede’ ma è: ‘Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.
Sul ruolo del pastore l’Arcivescovo emerito di Bologna rileva che “tra i gravi problemi della cristianità non c' è solo la scarsità dei pastori, c' è anche la difficoltà dei cristiani a riconoscersi evangelicamente pecore” e aggiunge “il pastore condivide la vita del gregge”, ma ne è soprattutto “il capo e il condottiero”, perché i sacerdoti “non devono seguire le pecore nei loro sbandamenti, ma guidarle con mano ferma”. E pazienza se questa autorità “sarà vista ovviamente come un’autorità che si fonda su sé stessa, e sarà classificata come antidemocratica”.
A proposito di coloro che si sono autodefiniti “cattolici adulti” scrive il porporato: “Se qualcuno manifesta ad alta voce di voler essere considerato ‘adulto’ nella Chiesa, l’intenzione ci sembra legittima e persino encomiabile, purché egli rimanga convinto che, secondo il Vangelo, chi dentro di sé non diventa come un bambino non entrerà nel Regno dei cieli”. [da applauso. Anche perchè, come frate minore, è volere del Santo Fondatore che rimaniamo tutti piccoli]
In un capitoletto titolato “Ladri e Lupi” il Cardinale Biffi scrive: “Gesù ci mette in guardia da una visione troppo idilliaca, da un’idea arcaicamente serena della vita pastorale, e ci ricorda che esistono, e sono sempre attive, le forze del male”.
Le sue pecore – continua l’Arcivescovo emerito di Bologna – non devono dimenticare che esistono i ladri ed esistono i lupi. Anzi ci dice senza mezzi termini che il suo gregge vive in mezzo ai lupi i quali tentano sempre di rapire e disperdere gli agnelli di Dio”. [eh sì, non c'è da scandalizzarsi di questo, purtroppo è ben anticipato negli scritti del Nuovo Testamento. Ma molti non fanno mai Lectio Divina su quelle pagine un po' durette....]
Questi lupi non sono solo esterni al gregge – precisa il porporato –. Si possono trovare anche tra noi in veste di pecore. A questo proposito san Paolo non esita a parlare in termini espliciti di falsi apostoli, lavoratori fraudolenti che si mascherano da apostoli di Cristo” e aggiunge: “Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce”. [Eminenza! Non crederà ancora al Demonio? :-)) ]

Su coloro che sparlano della Chiesa, Biffi afferma: “E’ psicologicamente impossibile continuare ad amare una donna, quando se ne vede e se ne sottolinea solo la bruttezza, la meschinità, la natura malvagia. Un prete che si accanisce a parlar male della Chiesa – non diciamo a parlar male degli ‘uomini di chiesa’, che qualche volta è doveroso – farà molta fatica a restarle fedele”. [Questo è un passaggio molto bello e delicato. La spiritualità sponsale del sacerdote latino è in grande crisi. Ma se i preti sono celibi, è appunto perchè, come i loro vescovi, scelgono la chiesa quale sposa carissima, imitando il Salvatore che ha dato se stesso per lei.]
Il Cardinale che predicò gli Esercizi Spirituali quaresimali alla Curia romana e a Papa Benedetto XVI nel marzo del 2007 sostiene che “è in atto oggi una violenta e sistematica aggressione alla Chiesa, che si esprime e si rifinisce quotidianamente in qualche nuovo atto di ostilità; ed è stupefacente che la cristianità – almeno quella loquacior (quella che più parla e più fa parlare di se) - non mostra di rendersene conto in misura adeguata”. [Ce ne siamo accorti, e - non saremmo la pars della chiesa più ascoltata, ma certamente siamo LOQUACI, non è vero amici bloggers cattolici?]
Forte è la Critica del cardinale Biffi nei confronti dell’invasione sessuale: “La nostra epoca – ha scritto il porporato - è dominata e afflitta da una specie di pansessualismo. Il sesso è continuamente chiamato in causa: non solo negli enunciati sociali e psicologici, non solo nelle molteplici espressioni di arte e di cultura, non solo negli spettacoli e negli intrattenimenti; persino nei messaggi pubblicitari non si può fare a meno di evocarlo e di alludervi”. [Vabbè, questa non è una gran novità. Ma l'eminente bolognese è sensibile a queste cose. Anche questo discorso non si può risolvere in tre righe. Il problema maggiore, come mostra nella frase seguente, è che l'effetto trascinamento è forte e la cultura dominante fa sentire diversa e colpevole la minoranza]
Abbiamo talvolta l’impressione di essere condizionati e intrigati da una misteriosa accolta di maniaci che impongono a tutti una loro degenerazione mentale – continua –. Sono gli stessi che non mancano mai di definire bigotti e bacchettoni quanti non si lasciano convincere dalle loro elevate argomentazioni”.

Bisogna che ci decidiamo – conclude il Cardinale Biffi – o stiamo col ‘mondo’ che ci intima di essere ‘politicamente corretti’, o, senza preoccuparci affatto di essere ‘politicamente corretti’, stiamo col nostro Maestro e Salvatore". [Grande conclusione che ci apre alla meditazione quaresimale. Con chi vogliamo stare: con Gesù o con Satana (ops... ancora! Mi è sfuggito, scusate, non lo dirò più. :-)))) ]

© Innovative Media, Inc.

Il Santo che fa ritrovare le cose perdute...o mai avute.

Rilancio una toccante testimonianza che è arrivata alle orecchie attente e accoglienti del padre Rettore della Basilica Antoniana domenica scorsa  22 febbraio 2009. Una storia vera che fa toccare con mano, anche a chi è scettico, la vicinanza discreta dei santi. Chi sa vedere l'intervento della grazia con gli occhi della fede non può che gioire di questi segni che, soprattutto il nostro Sant'Antonio, più di altri, continua a dispensare, perchè tutti i suoi amici arrivino, attraverso di lui, a incontrare Gesù.

«Il nostro matrimonio, dopo qualche tempo di serenità e progettualità, finì in una crisi profonda. Eravamo stressati anche perché non giungeva il figlio tanto desiderato. Non avevamo voluto indagarne i motivi, ma più o meno tacite accuse reciproche di sterilità ogni tanto colpivano al cuore come baionette. Litigavamo ogni qualvolta ci ritrovavamo a discutere, a decidere e a dover fare qualcosa insieme. Pur con l'inespresso desiderio di rilanciare l'unione coniugale, eravamo però disperati perché non riuscivamo a frenare la lingua, scadendo spesso in pesanti offese ed accuse reciproche e sospettando l'uno dell'altra la probabile sterilità. Vivevamo come separati in casa in attesa di trovare una soluzione ragionevole per ambedue.

Un giorno, all'insaputa l'uno dell'altra, decidemmo di passare in basilica per chiedere la grazia a sant'Antonio di salvare il nostro matrimonio.
Cosa stupenda: ci siamo ritrovati alla tomba del Santo tutti e due nello stesso momento, scoprendo di esservi giunti con la medesima intenzione. Le lacrime di commozione cominciarono a scendere e a rigare il nostri volti e senza la minima vergogna continuammo a pregare versando lacrime, senza pronunciare materialmente alcuna preghiera e toccando la tomba insieme con le mani unite.

Uscimmo dalla basilica più leggeri, come se qualcuno avesse tolto un peso dal nostro cuore, e attraversammo il chiostro della Magnolia dalla parte del negozio fino davanti alla penitenzieria. Incominciammo nuovamente a sognare una vita insieme. Sostammo un po' davanti alla porta dell'aula delle confessioni, appoggiati al muretto di recinzione del giardino del chiostro. Entrammo in penitenzieria senza l'intenzione cosciente di confessarci. Eravamo in piena estate e faceva molto caldo. Vi trovammo un luogo fresco, ci sedemmo l'uno accanto all'altra sull'ultimo banco, mano nella mano, in silenzio. Sul banco trovammo due pieghevoli per prepararci alla confessione - sembrava fossero lì per noi – ogni tanto leggevamo ciò che vi era scritto e guardando l'affresco di Annigoni che raffigura il ritorno del figliol prodigo. Ci sembrava di essere dentro la scena. Ad un certo punto - riferisce lui - mia moglie disse: "vado a confessarmi". Io rimasi solo con il desiderio di fare altrettanto, ma avevo paura e vergogna, perché tropo tempo era trascorso dall'ultima confessione e non mi ricordavo più il rito e nemmeno sapevo bene da dove cominciare. Mi feci forza ed entrai, quasi per non essere da meno di mia moglie. Sant'Antonio aveva fatto sì che ambedue trovassimo due frati disponibili ad ascoltarci e che non si tirarono indietro, dopo averci assolto dai peccati, nel manifestare la loro gioia per le meraviglie che il Signore stava compiendo in noi attraverso il Santo.

Così rinfrancati tornammo a casa riconciliati con Dio e con noi stessi. Comprendemmo subito che qualcosa di importante era avvenuto, che il nostro matrimonio aveva subito una svolta positiva. Così il sole tornò a risplendere sopra le nostre vite, soprattutto quando il frutto della riconciliazione si presentò, da lì a pochi mesi, sorpendentemente, con la presenza di un bambino che, quando verrà alla luce, porterà di certo il nome di Antonio».

lunedì 23 febbraio 2009

Qualcuno, gentilmente, scomunichi padre Peter Kennedy

Cose inconcepibili stanno avvenendo in una parrocchia australiana di Brisbane (vedi post precedente). Il parroco di St. Mary, Peter Kennedy, settantenne, che ha completamente sovvertito anche le più basilari norme della fede cattolica, continua a resistere strenuamente all'ultimatum di rimozione che scadeva il 21 febbraio (leggi il decreto). Sono passati due giorni e non succede niente. Il povero arcivesvo Jhon Bathersby pare quasi lasciato solo e sembra quasi spaventato dall'opinione pubblica: il decreto da lui emesso si limita a rimuovere dall'ufficio di amministratore parrocchiale il buon vecchio prete! A parte i giornali australiani che saltellano di gioia per la confusione e il conflitto montante, nessuno pare farsi ufficialmente sentire. Capisco che Roma voglia giustamente non intromettersi in questioni di competenza della Chiesa locale. Ma possibile che la Congregazione della Dottrina della Fede, che per molto meno ha inquisito fior fior di docenti di teologia, non commini una scomunica fulminante a chi continua a disprezzare la formula cattolica del battesimo, benedire matrimoni omosessuali, leggere di tutto a messa a parte la bibbia, celebrare allegramente qualunque cosa tranne il sacrificio di Cristo (il quale non è neanche considerato Dio, dal buon parroco e dai suoi seguaci), mettere una statua di Buddha in chiesa (prontamente distrutta a martellate da un intransigente parrocchiano "ultraconservatore)?? E dopo tutto questo marasma, non mi risulta neppure, ma spero di sbagliarmi, che Peter Kennedy sia mai stato sospeso "a divinis", nonostante le assurdità che celebra e che predica.

Allora: qui c'è veramente qualcosa che è completamente deragliato.
Io non sono, sinceramente, tenero contro le disobbedienze dei lefebvriani. Ma un conto è un comportamenteo scismatico, anche grave come l'ordinare vescovi illecitamente, un'altro è l'eresia a tutto tondo manifestata spudoratamente da questo prete nostalgico dei bei tempi andati ('68) e ormai fondatore di un'altra religione. Dice di voler resistere, perchè senza di lui la sua comunità non ha speranza di continuare (e ti credo!). Dice che verrebbe riassorbita nella normalità cattolica, che tenta di livellare tutto e tutti (o tenta solo di tenere un collegamento con Gesù Cristo...ma questo a p. Peter sfugge). Il "presidente eucaristico" della comunità di St Mary, forte di 1500 supporters, vuole resistere anche alla forza pubblica, se fosse necessario. Auguri! Proprio un comportamento cristiano, per amore della verità. Non c'è che dire. Comunione presbiterale con il proprio vescovo, di cui si è "necessario collaboratore". 

Ormai siamo al congregazionalismo più spinto. Anzi, oltre. Qui siamo veramente fuori non del cattolicesimo, ma del cristianesimo. I parrocchiani rimasti (tutti i cattolici evidentemente sono già fuggiti da anni), dicono che si trovano bene, che c'è un nutrimento spirituale e umano in questo modo inclusivo di condurre la chiesa, dando visibilità e primo piano alle donne, agli aborigeni ecc. ecc. Ci si trova bene, psicologicamente uniti e accolti. Ma poi, che esista Dio o meno, è affare privato, non ci si deve intromettere. Tantomeno si deve giudicare cosa crede l'uno e cosa crede l'altro, è contro la privacy di ciascuno con il suo spirito interiore. E' osceno cercare di "imporre l'ortodossia" in cui i vescovi (poveretti antiquati) continuano a voler costringere quanti vogliono sentirsi "cattolici ma liberi". Pensieri di questo tenore continuano, ahimè, a propagarsi. 

L'eresia è invece una cosa seria. Chi cambia il messaggio di Cristo e mette i propri pensieri, idee o ideologie al posto di Dio, soprattutto se è incaricato di condurre altri a Cristo, è in realtà un agente della distruzione della base unica del cristianesimo. Per questo esistono i vescovi, il cui compito è mantenere i fratelli nel messaggio originale, consegnato loro nell'ininterrotta tradizione apostolica. 
Per questo esiste il Papa, che deve confermare nella fede i suoi fratelli (non nella scienza, non nella politica, o in qualche altra cosa).
Se la chiesa è una comunità di fede, a cui si aderisce in base ad un credo e ad un'alleanza condivisa liberamente e accettata, perchè - mi domando- qualcuno vuol continuare a dirsi cattolico nominalmente, infischiandosene di tutto quello che l'essere cattolico sostanzialmente significa e richiede? Basta il benessere psico-fisico-sociologico per riconoscere che una chiesa è nella verità?

Approfondimenti in inglese:

domenica 22 febbraio 2009

Digiuno quaresimale da Facebook

Chi è iscritto e usa in modo assiduo il social network, potrebbe meritoriamente raccogliere la "sfida quaresimale" di Bobby, studente canadese di 23 anni, che ha scelto, per la quaresima, di privarsi nientemeno che del suo amato account Facebook. Vuole disattivarlo per i 40 giorni penitenziali, che - come spiega nel video - sono dedicati: "da varie denominazioni cristiane a ricordare il digiuno di Gesù nel deserto".
Bobby lancia la stessa sfida a tutti quelli che non riescono a fare a meno di Facebook. Un'ottima iniziativa penitenziale, non c'è che dire, semplice ed efficace. Ci proviene da...YouTube, dove Bobby ha voluto pubblicamente dichiararsi "ghiottone" di Facebook ma penitente. Da mercoledì mattina, appena svegliato, intende mettersi in pausa fino alla cena di Pasqua.
E voi, cari lettori, avete già scelto il vostro "digiuno quaresimale"?
Quanto a me, andrò sul classico: un taglio alimentare è, per me, sempre quanto di più penitenziale ci sia! 

Una preghiera per il papa

Canti di Quaresima: il Kyrie Deus Genitor alme

Per i canti della I Dom di quaresima vedi questo post.

In Quaresima vogliamo sottolineare il momento penitenziale, anche all'inizio della celebrazione della messa, sia nei giorni feriali, sia soprattutto di domenica. Mancando il Gloria, c'è anche un motivo in più per solennizzare con il canto la piccola litania del Kyrie eleison.
In Quaresima la Chiesa latina propone la melodia semplice e struggente del Kyrie "Deus Genitor alme", della messa XVIII del Kyriale. E' proposto per le ferie del tempo di Quaresima, ma niente vieta che lo si usi anche nelle celebrazione domenicale, se altre soluzioni melodiche appaiono difficili. Ricordiamo sempre che è il testo ad avere sempre precedenza, il rivestimento musicale segue (e si fa quello che si può, a seconda delle risorse canore e vocali disponibili).
Comunque sia, il Kyrie XVIII (A) ha un andamento che naturalmente favorisce la preghiera e l'innalzare lo sguardo a Dio che perdona. Usiamolo, usiamolo, usimaolo. Dopo due o tre volte, in qualunque parrocchia, sembrerà il canto più familiare del mondo.



Lo spartito con i neumi:


Lo spartito in notazione moderna:

Altri post sui canti di Quaresima:

sabato 21 febbraio 2009

L' universalità della chiesa e i suoi simboli: il canto gregoriano

Guardate cosa ho scoperto su YouTube: un maestro di canto Gregoriano in GIAPPONE! E' proprio così; anche il paese del Sol Levante adesso ha in internet il suo "Giovanni Vianini" (non s'offenda il maestro milanese di questo insolito paragone dagli occhi a mandorla).
Al di là della sorpresa la presenza dei video di Yoshihiro Kurebayashi, direttore del coro Shizuoka Ongakukan della città giapponese di Shizuoka, ci mostra come il gregoriano travalica le culture e i confini nazionali. E' davvero la voce dell'universalità della Chiesa. La lingua non è più un segno opaco di incomprensione, ma diventa simbolo di unità. L'unica melodia, semplice e ripetuta, non schiava di moduli di facile consumo che si esauriscono nel giro di una generazione, continua a imporsi con semplice evidenza. Lo splendore della bellezza, nella "nobile semplicità" promossa dal Concilio Vaticano II, sta iniziando a risorgere nella Chiesa. Dopotutto, come più d'uno fa notare, ormai stanno finendo i 40 anni (iniziati simbolicamente il 3 aprile 1969) di attraversata del deserto e la terra promessa dal Concilio si inizia a intravvedere all'orizzonte.

Ascoltate il maestro giapponese Kurebayashi:


Attende Domine: un tocco di quaresima

venerdì 20 febbraio 2009

Quale il maestro, tale il discepolo.

PAPA: CRISI VOCAZIONI NON ABBASSI STANDARD SELEZIONE SACERDOTI

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 20 feb - ''Oggi piu' che mai e' necessario che i seminaristi, con intenzioni rette e disinteressate, aspirino al sacerdozio spinti unicamente dalla volonta' di essere autentici discepoli e missionari''.

Lo ha ricordato questa mattina papa Benedetto XVI, parlando ai consiglieri e ai membri della Pontificia Commissione per l'America Latina, che nella loro assemblea plenaria hanno approfondito proprio il tema della formazione sacerdotale nei seminari.

Per avere buoni preti, ha detto il pontefice, ''bisogna avere fiducia nell'azione dello Spirito Santo, piu' che nelle strategie e nei calcoli umani''. D'altra parte, ha aggiunto, ''la necessita' di sacerdoti per affrontare le sfide del mondo di oggi, non deve far trascurare un accurato discernimento dei candidati, ne' le esigenze necessarie, anche le piu' rigorose, affinche' il processo formativo li aiuti a diventare dei sacerdoti esemplari''.

Percio', ha ribadito, ''e' di grande importanza dare molta attenzione alla formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale, insieme alla scelta adeguata dei loro formatori e professori, che devono distinguersi per le capacita' accademiche, lo spirito sacerdotale e la fedelta' alla Chiesa, perche' sappiano trasmettere ai giovani cio' che chiede e spera il popolo di Dio''.
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Sante parole, Santità! I seminaristi "tutta pastorale in parrocchia" e "niente studio, che tanto non serve" sono da temere e da sorvegliare accuratamente. E' vero che non ci si fa sacerdoti per studiare, ma si studia (tanto e accuratamente) per essere bravi sacerdoti. Se uno vuole veramente servire al meglio il Signore, perchè mai dovrebbe negarsi una adeguata preparazione? Forse perchè è più faticoso stare seduto tra i libri, che ricevere lodi e ovazioni tra i giovani del gruppo parrochiale che notoriamente adora i giovani seminaristi?
E veniamo a noi docenti: ahinoi! Si direbbe. 
Il papa chiede: 1) "capacità accademiche" e lui sa di cosa parla. Conoscenza e competenza in ciò che si insegna, e anche entusiasmo nel proporlo. La dottrina trinitaria o l'ecclesiologia non possono non affascinare prima chi le offre se devono afferrare le menti e le anime di chi le riceve.
2) Il papa chiede anche "spirito sacerdotale". Guai al teologo che non ha più contatto con il popolo di Dio, quello vero. In parrocchia o altrove, non importa, purchè ci sia. Lo studioso di professione, potrà anche essere un ottimo insegnante, ma se un giovane deve "imparare il mestiere", è meglio che lo apprenda da chi lo esercita e quotidianamente ne vive l'impegno e le sfide con lo spirito giusto.
3) "Fedeltà alla Chiesa": che bomba, Santo Padre! Quanto è necessario e faticoso saper distinguere, nell'insegnamento della teologia, cioè che è "dottrina della Chiesa" da ciò che è "interpretazione" o "riflessione" sul senso ecclesiale dei testi biblici e del magistero. Districarsi in questa giungla, oggi, è più difficile che mai. Fedeltà alla Chiesa vuol dire avere sempre in mente perchè si insegna: non per travasare le proprie idee in altri cranii o formare cloni del proprio pensiero, ma per restituire i giovani cristiani che vengono a lezione al popolo (di cui sono offerta sacra a Dio) quali profeti, pastori e sacerdoti. Il Signore desidera che sappiamo trasmettere ai giovani cio' che chiede e spera il popolo di Dio, non solo o non tanto ciò che pare bene a noi.
Mettiamoci in ascolto del Popolo di Dio e del suo "Sensus fidei" e poi sistemiamo il corso. Lunedì ricominciano le lezioni.
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