Cerca nel blog (argomenti, singole parole o frasi):

Condividi

domenica 31 maggio 2009

Inizia la Tredicina a sant'Antonio

A tutti i devoti e gli amici di sant'Antonio: oggi iniziano i 13 giorni di preparazione alla Festa del Santo. Questa notte oltre 700 giovani hanno percorso i 25Km che separano il villaggio di Camposampiero da Padova, rifacendo il cammino di sant'Antonio nell'ultimo giorno della sua vita. Gli amici del comune di Brusciano fanno "ballare" oggi il giglio, un'ardita costruzione a pinnacolo, sulla piazza della Basilica. Vi consiglio di seguire in diretta via webcam l'evento:

http://www.santantonio.info/webcam/webcam1.html

Tutti gli appuntamenti di preghiera, di devozione e di festa sono reperibili sul sito ufficiale della Basilica di Sant'Antonio:  http://www.basilicadelsanto.org/ita/home.asp

sabato 30 maggio 2009

Canti allo Spirito Santo: l'intramontabile Sequenza di Pentecoste

Conosciuto anche come la "Sequenza d'oro", questo canto è uno dei capolavori assoluti della poesia cristiana e del Gregoriano.
E' stata attribuita a tre differenti autori: il Re di Francia Roberto II il Pio, (970-1031), Papa Innocenzo III (1161-1216), e Stephen Langton (+ 1228), Arcivescovo di Canterbury, il quale, dei tre, è il più probabile responsabile dell'elaborazione di quest'opera.



Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen.

venerdì 29 maggio 2009

Le "pretese di Gesù" e le "proteste degli esperti"

Una "scherzosa" lettera aperta ai maggiori teologi del momento
dalla rubrica cultura del quotidiano online il Legno storto


Scritto da Don Massimo Lapponi O.S.B.

Noi firmatari della presente siamo un gruppo di teologi di varie nazionalità che abbiamo fatto scuola per decenni in tutte le principali facoltà di teologia. Forti di tanta indiscussa autorità, pubblichiamo questa lettera aperta di protesta a Gesù Cristo perché continua ad influenzare negativamente l’opinione pubblica mondiale con pretese di dominio culturale e di giurisdizione universale del tutto intollerabili.
Ad esemplificazione di tanta inaudita presunzione riportiamo soltanto alcuni testi, suoi e del suo pestifero teologo, Prefetto della Congregazione per la Fede:
“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”
“Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.”
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”
“Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me.”
“Se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!”
“Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre.”
Contro queste e simili affermazioni dobbiamo solennemente protestare, facendo presente che Gesù Cristo e il suo teologo mancano di senso storico, ermeneutico e democratico.
Per prima cosa dunque osserviamo che, dopo le esperienze storico-culturali degli ultimi secoli, ormai si è acquisita piena coscienza della storicità che tutto domina, dalla vita sociale, al pensiero, al linguaggio, tanto da poter affermare, senza timore di errare, che l’uomo non può fare alcuna affermazione che possa pretendere di avere una validità universale, nello spazio o nel tempo. La lingua umana infatti non lo consente e la validità delle affermazioni si limita al momento in cui sono pronunciate. Passato quel momento, l’intera situazione storico-semantico-culturale-esistenziale si trasforma e tutto deve essere di nuovo rimesso in discussione secondo i dettami della più scaltrita e moderna ermeneutica, che molti dogmatici profani naturalmente ignorano. Ne volete una prova? L’affermazione “il papa si chiama Pio” era vera fino al 1958, poi non è stata più vera (1). L’argomento è apodittico!
Del resto la Chiesa stessa se ne rende conto, almeno nei rappresentanti più illuminati e ortodossi. Infatti tutti i veri cattolici sanno benissimo che sono tenuti ad obbedire al Concilio Vaticano II. Se volessimo fare un sillogismo diremmo: tutti i concili sono normativi per i cattolici, il Concilio Vaticano II è un concilio, quindi il Concilio Vaticano II è normativo per i cattolici. Ora il Concilio Vaticano II ha accettato ufficialmente la storicità della Chiesa e per ciò stesso ha messo tra parentesi gli altri concili, e non dubitiamo che il Concilio Vaticano III li metterà del tutto nel dimenticatoio. E’ dunque la stessa autorità della Chiesa ad ammettere che possiamo ridimensionare le pretese spropositate di Gesù Cristo. E, a proposito di autorità della Chiesa, essa stessa ci dà ora l’autorizzazione - sempre in base all’autorità normativa di un concilio ecumenico - a mettere da parte questa benedetta autorità, che un teologo autorevole come S. Tommaso riteneva l’ultimo dei luoghi teologici. Ormai siamo in un’era di democrazie pluralista e di confronto aperto a tutti i livelli. Che senso ha appellarsi a quello che ha detto Gesù Cristo, o il suo teologo ufficiale, o il Concilio X o Y? Tanto più che l’ultimo Concilio, come si è accennato, ha autorevolmente accettato il principio democratico e che senza dubbio il prossimo farà ancora di più. I problemi ormai non vanno più risolti né per autorità, né per tradizione: sono i dati storico-sociologico-esistenziali, interpretati dall’ermeneutica, che costituiscono il luogo teologico in cui lo Spirito Santo suggerisce volta per volta al popolo in ascolto della parola di Dio le soluzioni adeguate.
Perché dunque tante pretese di dominio culturale da parte di Gesù Cristo? Andiamo avanti senza timore! “Non abbiate paura!” lo ha detto anche il papa! Vogliamo una buona volta rispettare la sua autorità?(2) Lui ha esortato a non aver paura di Gesù Cristo. Ma noi diciamo ancora di più: non abbiate paura delle folle guidate dalla Spirito Santo della nostra teologia! E’ la storia che ci guida. Per essere veramente fedeli a Cristo bisogna seguire le indicazioni della storia, anche se apparentemente siamo costretti a rischiare di contraddirlo: chi non risica non rosica, dice il proverbio, ed è il rischio che porta avanti la teologia, come è ormai sententia communis.
Forti perciò di una così ampia adesione e del consenso di tanti nostri illustri discepoli che insegnano nelle principali facoltà teologiche, ci firmiamo, sempre rispettosamente ossequienti

Berlicche
Barbariccia
Malacoda
Farfarello
doctores honoris causa

1) Cf M. Flick - Z. Alszeghy, Come si fa la teologia, Alba, Ed. Paoline, 1974, p. 65 e passim.
2) Cf Concilium, XXI (1985), f. 5, p. 15.

Divertente sì, ma da meditare....qualcuno pensa davvero così!

La grazia di Dio non ha età.

Lo scolaro più vecchio del mondo si fa battezzare: a 90 anni

NAIROBI, Kenya, 27 maggio 2009 (Zenit.org).- Il detentore del record mondiale come più vecchio studente della scuola primaria, un bisnonno keniano, è stato battezzato dopo aver imparato a leggere la Bibbia.

Kimani Ng'ang'a Maruge, già nel Guinness dei primati per essere stato la persona più anziana ad iscriversi ad una scuola elementare all'età di 84 anni, è stato battezzato domenica scorsa alla parrocchia cattolica della Santa Trinità di Kariobangi, a est di Nairobi.

Adesso, a 90 anni, Maruge si è scelto come nome di Battesimo "Stephen" (Stefano), e ha detto: "Impegno la mia vita per Dio, da ora alla fine dei miei giorni."

"Ho deciso di farmi battezzare dopo aver letto la Bibbia," ha spiegato il neofita.

Dalla sua sedia a rotelle, dove è costretto a causa di un cancro allo stomaco, il nuovo cattolico ha aggiunto: "Leggendo la Bibbia mi sono imbattutto nel nome di Stefano. Questo è un nome per chi, come me, ha sopportato tante asperità e dure prove".

PadrePaulino Mondo, parroco alla chiesa della Santa Trinità, ha affermato che la scuola ha permesso a Maruge di leggere e capire la Bibbia e inoltre di passare tutti gli esami di catechismo.

Maruge si è iscittto alla scuola grazie all'introduzione da parte del Governo dell'educazione primaria gratuita, avvenuta nel 2003. Due dei suoi 30 nipoti frequentano la stessa scuola.

Nel 2005, a settembre, aveva tenuto un discorso al Summit ONU sullo sviluppo, a New York sull'importanza dell'educazione gratuita di base.

Maruge cha continuato la sua scuola nonostante sia stato forzato prima a trasferirsi in un campo di rifugiati a causa delle violenze post-elettorali del 2008, e poi messo in una casa di riposo per anziani.

La storia di questo keniano sarà raccontata in un film di Hollywood dal titolo "The First Grader,"(lo scolaro di prima elementare) che è al momento in produzione.


mercoledì 27 maggio 2009

Conferenza di Sandro Magister su Papa Benedetto XVI, papa della tradizione

Una conferenza di Sandro Magister dal titolo ‘Benedetto XVI, Papa della Tradizione’, presso l’Hotel ‘L’Incanto’ di Marina di Pisa, tenuta il 16 maggio 2008, in collaborazione con il Centro studentesco ‘G. Toniolo’. Parla dell'interpretazione controversa del Concilio Vaticano II secondo le ermeneutiche di rottura e della riforma. Niente di nuovo per chi conosce bene il discorso alla curia del 22 dicembre 2005, ma per chi preferisce ascoltare piuttosto che leggere, è una buona occasione per ripassare il pensiero di papa Benedetto. Soprattutto ora che, dopo il discorso di apertura del Convegno ecclesiale di Roma, il papa sta rilanciando la sua ermeneutica.

sabato 23 maggio 2009

Missione compiuta: il ritorno al Padre nei sermoni del Santo di Padova

Nel sermone della IV domenica dopo Pentecoste, sant'Antonio ricapitola in un paragrafo tutta la vicenda pasquale (passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo); descrive in modo spirituale la vittoria di Cristo e la sua ascensione dopo la risurrezione, ovvero a "missione compiuta":
Il diavolo perdette il possesso del mondo per la stessa via per la quale l'aveva usurpato: aveva ingannato l'uomo e la donna con l'albero proibito e il serpente. Per opera di un uomo, Gesù Cristo, e di una donna, la Vergine Maria, per mezzo dell'albero della croce e il serpente, vale a dire con la morte della carne di Cristo, che era simboleggiata dal serpente che Mosè aveva innalzato nel deserto su di un'asta di legno (cf. Nm 21, 8-9; Gv 3,14), il diavolo perdette il possesso del genere umano. Quindi, conclusa l'opera della nostra redenzione, Cristo dice: «Vado [ritorno] dal Padre che mi ha mandato».

giovedì 21 maggio 2009

Giovedì dell'Ascensione del Signore a Gerusalemme

Reportage da Gerusalemme: la Messa della Solennità nella piccola cappella che segna il luogo dell'Ascensione del Signore.  

mercoledì 20 maggio 2009

Ascensione del Signore: il suono della solennità

Ecco l'introito della Messa dell'Ascensione, che cade domani, giovedì, a 40 giorni dalla Pasqua, benchè in Italia e altrove venga - ahimè - trasferita alla domenica successiva, facendo perdere tutta la carica simbolica del numero quaranta e travolgendo anche la novena di Pentecoste, che rimane mozzata.



































“Uomini di Galilea, perché fissate nel cielo lo sguardo? Alleluia
Come l’avete visto salire al cielo, così il Signore ritornerà”. Alleluia
.


Due video di Giovanni Vianini: nel primo Viri galilaei cantato dalla schola gregoriana Mediolanensis, nel secondo il canto accompagnato per fare le prove.


giovedì 14 maggio 2009

Il coro dei liceali che cantano gregoriano e Perosi!
Come cambiano i tempi...

Lamezia Terme - Il coro polifonico del liceo classico "F. Fiorentino", guidato dal preside Gaetano Pucci, ha concluso un itinerario didattico mirato ad approfondire diversi aspetti legati alla musica vocale, relativi alla dimensione storica e a quella pratico-esecutiva. Il coro del "Fiorentino" da diversi anni è attivo sul territorio con concerti ed eventi vari di alto livello artistico, musicale. Gli studenti dell'istituto che lo compongono hanno dimostrato una costante crescita che li ha portati ad esibirsi anche in importanti luoghi concertistici come il Teatro Politeama di Catanzaro. La presenza del coro sul territorio lametino è il frutto di un percorso didattico che rientra nel Pon, Piano operativo nazionale, finanziato con i fondi Fse 2007-2013, dal tema "Cultura musicale e consapevolezza personale".
«Quest'anno abbiamo pensato di non limitare la formazione corale alla sola fase esecutiva - ha spiegato Gianna Nicastri, docente del "Fiorentino" e tutor del laboratorio - ma abbiamo pensato di offrire agli alunni coristi un itinerario formativo che comprendesse anche un apprendimento delle diverse tipologie corali con elementi anche esplicativi.
Un percorso che dal gregoriano arrivasse fino alle formazioni liturgiche attuali o alle corali gospel e spiritual». Il direttore del coro, Ferruccio Messinese, ha sottolineato: «E' stata sorprendente la reazione dei ragazzi nell'affrontare il canto gregoriano.
Un'esperienza esaltante anche se complessa. Dopo una prima fase di perplessità hanno accolto e metabolizzato a dovere tale prospettiva storico-esecutiva. Sono riusciti così anche ad interpretarne il giusto senso musicale, insieme alla dimensione intima, legata alla espressività del testo».
Tra i brani famosi eseguiti dal coro: il "Deus creator omnium", l'Inno ambrosiano la cui paternità viene attribuita a S. Ambrogio, ed il brano "Lodate Maria" di Lorenzo Perosi, sacerdote e compositore del secolo scorso.

mercoledì 13 maggio 2009

Canti mariani: Salve Mater misericordiae

Tra i più popolari canti mariani del mese di maggio si annovera senza dubbio il Salve Mater Misericordiae, un inno di origine carmelitana, inframezzato ad ogni stanza da un ritornello. Ve lo propongo nell'esecuzione del maestro giapponese di gregoriano, Yoshiro Kurebayashi. A seguire spartito e file midi per il karaoke (rimaniamo in giappone, no?)
Aggiornamento: cliccando QUI potete scaricare uno spartito in PDF del canto proposto con la traduzione in calce 




Cliccare qui per far partire il MIDI


Salve máter misericórdiæ,
Máter Déi, et máter véniæ,
Máter spéi, et máter grátiæ,
máter pléna sanctæ lætítiæ.
O María!

1 Sálve, décus humáni géneris,
Sálve Vírgo dígnior céteris,
Quæ vírgines ómnes transgréderis,
et áltius sédes in súperis,
O María!

* Salve máter misericórdiæ,

2 Sálve félix Vírgo puérpera:
Nam qui sédet in Pátris déxtera,
Caélum régens, térram et aéthera,
Intrá túa se cláusit víscera,
O María!

* Salve máter misericórdiæ,

3 Te creávit Páter ingénitus,
Adamávit te Unigénitus,
Fecundávit te sánctus Spíritus,
Tu és fácta tóta divínitus,
O María!

* Salve máter misericórdiæ,

4 Te creávit Déus mirábilem,
Te respéxit ancíllam húmilem,
Te quæsívit spónsam amábilem,
Tíbi múmquam fécit consímilem,
O María!

* Salve máter misericórdiæ,

5 Te beátam laudáre cúpiunt
Omnes jústi, sed non suffíciunt;
Múltas láudes de te concípiunt,
Sed in íllis prórsus defíciunt,
O Mária!

* Salve máter misericórdiæ,

6 Esto, Máter, nóstrum solátium;
Nóstrum ésto, tu Vírgo, gáudium;
Et nos tándem post hoc exsílium,
Laétos júnge chóris cæléstium,
O Mária!

* Salve máter misericórdiæ,

lunedì 11 maggio 2009

Il dialogo interreligioso secondo Benedetto XVI: il dialogo della Verità e della ragione umana. Monumentale discorso

Un testo cesellato che farà storia, quello di Papa Benedetto all'incontro interreligioso di questo pomeriggio al Notre Dame of Jerusalem Center.
Peccato che un rappresentante musulmano, senza neanche essere invitato, abbia preso la parola dopo il Papa abbia provocato il primo incidente sulla via del dialogo, criticando pesantemente e inopportunamente Israele (senza peraltro che il Papa capisse nulla di ciò che stava avvenendo, perchè l'intervento in arabo non gli veniva tradotto). Secondo Padre Lombardi, un vero esempio del contrario del dialogo. E dire che lo stesso personaggio, Tayseer Tamimi, aveva fatto la stessa cosa durante la visita di Giovanni Paolo II (ma qualcuno controlla i presenti a questi incontri?)!
Potremmo dire una triste evenienza, o forse una conferma di quanto sia necessario mettere in pratica ciò che il Papa aveva appena raccomandato? C'è davvero un gran bisogno di basarsi sulla ricerca della Verità, per incontrarsi al di là delle differenze religiose, confessionali e culturali, altrimenti non c'è limite al conflitto. Solo la ragione, illuminata da Dio, può tenere insieme gli esseri umani.
Sembra quasi incredibile che il baluardo della Ragione universale - non solo Occidentale - sia oggi rappresentato dal Successore di Pietro, i cui antecessori erano considerati, qui da noi, i più oscurantisti nemici dell'illuminata ragione di un tempo moderno ormai tramontato.
Il relativismo lasciato in eredità dall'eclissi della verità smarrita dall'Occidente, però, si sbriciola sotto la logica realista e adamantina di Benedetto XVI. L'unico dialogo interreligioso serio e credibile è quello che ricerca una verità, unica, accessibile e conoscibile.
E' il trionfo della teologia, non quella degli abbracci indifferentisti e delle preghiere sincretiste, ma la fede che cerca una solida intelligenza, comprensibilità. Questa fede che cerca intelligenza anche se si scontra continuamente con problematiche nuove, date dalle differenti prospettive e dal franoso terreno della cultura in continuo movimento, non rinuncia e non rinuncerà mai al suo servizio all'incontro fra Uomo e Dio.
Penso proprio che, come il discorso natalizio del 2005 alla Curia Romana, rimane la pietra miliare ad intra del pensiero di Papa Benedetto, questo discorso diverrà il punto di paragone del pensiero ad extra del nostro, straordinario pontefice. A voi la lettura.

Discorso del Papa al "Notre Dame of Jerusalem Center"


Cari Fratelli Vescovi,
Distinti Capi Religiosi,
Cari Amici,

è motivo di grande gioia per me incontrarvi questa sera. Desidero ringraziare Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Twal per le sue gentili parole di benvenuto espresse a nome di tutti i presenti. Ricambio i calorosi sentimenti espressi e cordialmente saluto tutti voi e i membri dei gruppi ed organizzazioni che rappresentate.

“ Il Signore disse ad Abramo, ‘ Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò’... Allora Abramo partì...e prese la moglie Saràh” con sé (Gn 12,1-5). L’irruzione della chiamata di Dio, che segna gli inizi della storia delle tradizioni della nostra fede, venne udita nel mezzo dell’ordinaria esistenza quotidiana dell’uomo. E la storia che ne conseguì fu plasmata, non nell’isolamento, ma attraverso l’incontro con la cultura Egiziana, Hittita, Sumera, Babilonese, Persiana e Greca.

La fede è sempre vissuta in una cultura. La storia della religione ci mostra che una comunità di credenti procede per gradi di fedeltà piena a Dio, prendendo dalla cultura che incontra e plasmandola.
Questa stessa dinamica si riscontra in singoli credenti delle tre grandi tradizioni monoteistiche: in sintonia con la voce di Dio, come Abramo, rispondiamo alla sua chiamata e partiamo cercando il compimento delle sue promesse, sforzandoci di obbedire alla sua volontà, tracciando un percorso nella nostra particolare cultura.

Oggi, circa quattro mila anni dopo Abramo, l’incontro di religioni con la cultura si realizza non semplicemente su un piano geografico. Certi aspetti della globalizzazione ed in particolare il mondo dell’internet hanno creato una vasta cultura virtuale il cui valore è tanto vario quanto le sue innumerevoli manifestazioni. Indubbiamente molto è stato realizzato per creare un senso di vicinanza e di unità all'interno dell’universale famiglia umana. Tuttavia, allo stesso tempo, l'uso illimitato di portali attraverso i quali le persone hanno facile accesso a indiscriminate fonti di informazioni può divenire facilmente uno strumento di crescente frammentazione: l’unità della conoscenza viene frantumata e le complesse abilità di critica, discernimento e discriminazione apprese dalle tradizioni accademiche ed etiche sono a volte aggirate o trascurate.

La domanda che poi sorge naturalmente è quale contributo porti la religione alle culture del mondo che contrasti la ricaduta di una così rapida globalizzazione. Mentre molti sono pronti a indicare le differenze tra le religioni facilmente rilevabili, come credenti o persone religiose noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con chiarezza ciò che noi abbiamo in comune.

Il primo passo di Abramo nella fede, e i nostri passi verso o dalla sinagoga, la chiesa, la moschea o il tempio, percorrono il sentiero della nostra singola storia umana, spianando la strada, potremmo dire, verso l’eterna Gerusalemme (cfr Ap 21,23). Similmente ogni cultura con la sua specifica capacità di dare e ricevere dà espressione all'unica umana natura. Tuttavia, ciò che è proprio dell’individuo non è mai espresso pienamente attraverso la cultura di lui o di lei, ma piuttosto lo trascende nella costante ricerca di qualcosa al di là. Da questa prospettiva, cari Amici, noi vediamo la possibilità di una unità che non dipende dall’uniformità. Mentre le differenze che analizziamo nel dialogo inter-religioso possono a volte apparire come barriere, tuttavia esse non esigono di oscurare il senso comune di timore riverenziale e di rispetto per l'universale, per l'assoluto e per la verità che spinge le persone religiose innanzitutto a stabilire rapporti l’una con l’altra. E’ invece la partecipata convinzione che queste realtà trascendenti hanno la loro fonte nell’Onnipotente e ne portano tracce – quell’Onnipotente che i credenti innalzano l’uno di fronte all’altro, alle nostre organizzazioni, alla nostra società e al nostro mondo. In questo modo, non solo noi possiamo arricchire la cultura ma anche plasmarla: vite di religiosa fedeltà echeggiano l’irrompente presenza di Dio e formano così una cultura non definita dai limiti del tempo o del luogo ma fondamentalmente plasmate dai principi e dalle azioni che provengono dalla fede.

La fede religiosa presuppone la verità. Colui che crede è colui che cerca la verità e vive in base ad essa. Benché il mezzo attraverso il quale noi comprendiamo la scoperta e la comunicazione della verità differisca in parte da religione a religione, non dobbiamo essere scoraggiati nei nostri sforzi di rendere testimonianza al potere della verità.

Insieme possiamo proclamare che Dio esiste e che può essere conosciuto, che la terra è sua creazione, che noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per il mondo. Amici, se crediamo di avere un criterio di giudizio e di discernimento che è divino nella sua origine e destinato a tutta l’umanità, allora non possiamo stancarci di portare tale conoscenza ad influire sulla vita civile. La verità deve essere offerta a tutti; essa serve a tutti i membri della società. Essa getta luce sulla fondazione della moralità e dell’etica, e permea la ragione con la forza di andare oltre i suoi limiti per dare espressione alle nostre più profonde aspirazioni comuni. Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o della pluralità culturale, la verità rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla pace.
Promuovendo la volontà di essere obbedienti alla verità, di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e il suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo genuino delle culture e delle religioni di cui c’è oggi particolarmente bisogno.
Ciascuno di noi qui presenti sa, pure, comunque che la voce di Dio viene udita oggi meno chiaramente, e la ragione stessa in così numerose situazioni è divenuta sorda al divino. E, però, quel “vuoto” non è vuoto di silenzio. Al contrario, è il chiasso di pretese egoistiche, di vuote promesse e di false speranze, che così spesso invadono lo spazio stesso nel quale Dio ci cerca. Possiamo noi allora creare spazi, oasi di pace e di riflessione profonda, in cui si possa nuovamente udire la voce di Dio, in cui la sua verità può essere scoperta all’interno dell’universalità della ragione, in cui ogni individuo, senza distinzione di luogo dove abita, o di gruppo etnico, o di tinta politica, o di credenza religiosa, può essere rispettato come persona, come un essere umano, un proprio simile? In un’epoca di accesso immediato all’informazione e di tendenze sociali che generano una specie di monocultura, la riflessione profonda che contrasti l’allontanamento della presenza di Dio rafforzerà la ragione, stimolerà il genio creativo, faciliterà la valutazione critica delle consuetudini culturali e sosterrà il valore universale della credenza religiosa.

Cari amici, le istituzioni e i gruppi che voi rappresentate s’impegnano nel dialogo interreligioso e nella promozione di iniziative culturali in un vasto ambito di livelli. Dalle istituzioni accademiche – e qui voglio fare speciale menzione delle eccezionali conquiste dell’Università di Betlemme – ai gruppi di genitori in difficoltà, da iniziative mediante la musica e le arti all’esempio coraggioso di madri e padri ordinari, dai gruppi di dialogo alle organizzazioni caritative, voi quotidianamente dimostrate la vostra convinzione che il nostro dovere davanti a Dio non si esprime soltanto nel culto ma anche nell’amore e nella cura per la società, per la cultura, per il nostro mondo e per tutti coloro che vivono in questa terra. Qualcuno vorrebbe che noi crediamo che le nostre differenze sono necessariamente causa di divisione e pertanto al più da tollerarsi. Alcuni addirittura sostengono che le nostre voci devono semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo che le nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate come un’inevitabile sorgente di frizione o di tensione sia tra noi stessi sia, più in largo, nella società. Al contrario, esse offrono una splendida opportunità per persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio. Sospinti dall’Onnipotente e illuminati dalla sua verità, possiate voi continuare a camminare con coraggio, rispettando tutto ciò che ci differenzia e promuovendo tutto ciò che ci unisce come creature benedette dal desiderio di portare speranza alle nostre comunità e al mondo. Dio ci guidi su questa strada!

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

Canti francescani antichi: O Francisce christiforme



Il canto gregoriano/popolare di O Francisce è proposto qui rielaborato dal Coro Jubilate di Pergusa (EN).
Lo spartito che riporto proviene da un antifonale manoscritto del XV sec.(Cod. Bruxxell. Bibl. Royale 6434, f. 106v). Il canto O Francisce, con la sua caratteristica composizione aa, bb, cc,  è un'imitazione del tropo Stella Maris o Maria, collegato al responsorio  O Maria clausa porta.



O Francesco, cristiforme, donaci la vita
La pace vera, o servitore di Cristo, distribuisci a noi servetti.

Ti ha condotto alla santa assemblea, gloriosamente innalzato,
perché tu potessi venir in aiuto al mondo, perso nei vizi.

Raccomandaci con preghiera fervida al Signore dei Signori:
Egli salvi, per pietà, coloro che ha redento con il proprio Sangue.

giovedì 7 maggio 2009

A Bologna la comunione è meglio sulla lingua


Ricevo e segnalo queste nuove disposizioni, divulgate dall'ufficio Pastorale delle Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Bologna. Si tratta di un comunicato che porta a conoscenza dell'opinione pubblica la prima revoca ufficiale (per alcune chiese e circostanze) in Italia del permesso [indulto] di ricevere la comunione sulla mano.

Nella prima domenica di Avvento di vent'anni fa, il 1989, entrava in vigore la delibera della Conferenza Episcopale Italiana, che autorizzava, con l'approvazione della Santa Sede, la distribuzione della Santa Comunione sulla mano.
Nelle scorse settimane, i parroci e i rettori delle Chiese della nostra diocesi hanno ricevuto la comunicazione delle disposizioni emanate dal Cardinale Arcivescovo, a fronte di gravi abusi che si sono verificati al riguardo. In particolare il Cardinale ha disposto che nella Cattedrale di San Pietro, nella Basilica di San Petronio e nel Santuario della Madonna di San Luca, la Comunione venga distribuita ai fedeli solo sulla lingua.
La possibilità che è stata concessa di ricevere l'Ostia consacrata sulla mano può, di fatto, originare "gravi abusi", perché c'è "chi porta via le Sacre Specie per tenerle come "souvenir", "chi le vende", o peggio ancora "chi le porta via per profanarle in riti satanici". Lo scrive nella lettera ai sacerdoti che accompagna le disposizioni del Cardinale, il provicario generale, mons. Gabriele Cavina, citando uno scritto di mons. Malcom Ranjith, segretario della Congregazione per il Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti.
"Dobbiamo prendere atto scrive il Cardinale Caffarra che purtroppo si sono ripetuti casi di profanazione dell'Eucaristia approfittando della possibilità di accogliere il Pane consacrato sul palmo della mano, soprattutto, ma non solo, in occasione di grandi celebrazioni o in grandi chiese oggetto di passaggio di numerosi fedeli.
Per tale motivo è bene vigilare sul momento della santa Comunione partendo dall'osservanza delle comuni norme ben note a tutti".
"Durante la Comunione, si legge ancora nel decreto del Cardinale, i ministranti assistano il ministro, per quanto possibile, vigilando che ogni fedele dopo aver ricevuto il Pane consacrato lo consumi immediatamente davanti al ministro e che per nessun motivo venga portato al posto, oppure riposto nelle tasche o in borse o altrove, né cada per terra e venga calpestato".
Insieme ad una forte raccomandazione alla vigilanza che vale per tutti i sacerdoti, il cardinale ha emanato questa disposizione, per tre Chiese della diocesi: "considerata la frequenza in cui sono stati segnalati casi di comportamenti irriverenti nell'atto di ricevere l'Eucaristia, - scrive il Cardinale - disponiamo che nella Chiesa Metropolitana di San Pietro, nella Basilica di San Petronio e nel Santuario della Beata Vergine di San Luca in Bologna, i fedeli ricevano il Pane consacrato solamente dalle mani del ministro direttamente sulla lingua".
La disposizione è attenuata per le parrocchie, perché, scrive ancora mons. Cavina, "i fedeli sono in gran parte conosciuti e il parroco può essere più sicuro della loro attitudine a compiere il gesto della comunione sulla mano con il rispetto dovuto e intervenire con opportuni richiami opportuni di tanto in tanto per educare continuamente l'assemblea a partecipare alla liturgia in modo attivo e consapevole".

VideoNotizia di 12porte programma TV della diocesi di Bologna:

martedì 5 maggio 2009

Libretto per le liturgie papali in Terra Santa

E' comparso sul sito vaticano il corposo libretto delle liturgie papali in Terra Santa. Lo trovate qui:

Dopo un rapido sguardo, mi sono soffermato sulla messa di Domenica 10 maggio allo stadio di Amman. A pag. 57 si dice che è la messa della "IV domenica di Pasqua". Ma non dovrebbe essere la V? Gli stessi testi proposti sono proprio della domenica del Buon Pastore che abbiamo celebrato il 3 maggio. Qualcuno mi spiega questo punto? Non credo possa essere un errore.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online