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martedì 23 giugno 2009

Fotoalbum: in cammino con le confraternite d'Italia

Fede e religiosità popolare: un binomio solido, sostenuto dalle migliaia di confraternite italiane, il movimento di aggregazione cattolica più numeroso nel nostro paese, seppur disperso in numerosissime denominazioni. Per questo motivo la Confederazione delle Confraternite d'Italia organizza da 18 anni l'incontro nazionale annuale, il cosiddetto "cammino" comunitario delle confraternite. Quest'anno l'evento di fede e devozione si è tenuto ad Orvieto, il 20 e 21 giugno, con una processione un po' funestata dalla pioggia, e tuttavia molto sentita: accompagnata dalle insigni reliquie del Santo di Padova, dell'Ostia incarnata di Alatri e della santa Spina di Vasto, a cui si aggiungeva il Corporale di Bolsena custodito nel Duomo di Orvieto. La messa, celebrata all'interno del Duomo per il tempo incerto, nonostante l'affollamento inverosimile della chiesa, si è svolta in silenzio e devozione partecipata davvero encomiabile. La testimonianza dei confratelli di Onna, che hanno perso beni, parenti e amici nel terremoto d'Abruzzo, è stato il momento più toccante: a loro sono andate tutte le offerte raccolte in questa occasione.
Riuardando le foto scattate non si può non notare l'età dei partecipanti: insieme ai rocciosi anziani confratelli non mancano affatto tante e tante facce di adolescenti orgogliosi di portare avanti tradizioni secolari di pietà e di mutuo aiuto e moderno volontariato.

sabato 20 giugno 2009

In qualità di cappellano dell'Arciconfraternita di Sant'Antonio della Basilica del Santo di Padova, partecipo oggi e domani (20-21 giugno) al XVIII Cammino Nazionale delle Confraternite che si svolge ad Orvieto. Ci risentiamo lunedì.

Se volete seguire questo grande incontro di Fede e devozione popolare che si svolge quest'anno nell'Ottava del Corpus Domini proprio ad Orvieto (per venerare la reliquia del Miracolo Eucaristico di Bolsena) potete cliccare qui.

Il programma può essere scaricato dal sito della Confederazione delle Confraternite d'Italia.

Da Padova porteremo la reliquia di Sant'Antonio che accompagnerà il percorso processionale delle Confraternite a lui dedicate.

Attenzione a tutti gli amici protestanti e modernisti ad oltranza: in questo week end state lontani da Orvieto. Il clima sarà particolarmente "avvelenato", direi letale, per chi è allergico agli abiti delle confraternite e alle sacre reliquie!

venerdì 19 giugno 2009

Il Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, nuovo membro dell'Arciconfraternita di Sant'Antonio

Domenica 7 giugno il Patriarca di Venezia Card. Angelo Scola ha celebrato la santa messa vespertina nella Basilica del Santo a Padova, in occasione della Tredicina di Sant’Antonio. Al termine della celebrazione gli sono state consegnate le insegne di membro dell'Arciconfraternita di Sant'Antonio di cui è entrato a far parte (come, prima di lui, fece il Patriarca Giuseppe Sarto, poi San Pio X).
Lo slideshow commemora l'evento.

Approvato definitivamente il miracolo per la beatificazione del Card. Newman

Giunge in queste ore la notizia che la commissione apposita della Congregazione per le Cause dei Santi, lo scorso 2 giugno ha approvato il miracolo attribuito all'intercessione del ven. Card. John Henry Newman, e questo spiana la strada alla ormai prossima beatificazione.
Per intercessione del santo cardinale inglese è stato guarito Jack Sullivan, diacono permanente americano dell'arcidiocesi di Boston, da un grave male alla spina dorsale. L'evento prodigioso è avvenuto il 15 agosto 2001, nella solennità dell'Assunzione della Vergine. Il 15 agosto è festa mariana sia per i cattolici che per gli anglicani (la loro unica grande festa mariana) e la persona guarita è un chierico sposato: non c'è che dire, un tocco di ecumenismo del grande convertito dall'anglicanesimo

Adesso, si chiedono gli esperti di cose vaticane, ci resta da vedere se, trattandosi di un cardinale, e quindi - giuridicamente - un membro della chiesa di Roma, Benedetto XVI presiederà personalmente al rito di Beatificazione (senza perciò fare eccezioni alla sua stessa regola). Sarà comunque il primo beato inglese non nato cattolico dai tempi della Riforma.



Altri post del Cantuale sul grande teologo Newman:




Sacro Cuore: un simbolo attuale con una seconda giovinezza

Devozionalismo trito e superato quello del Sacro Cuore? E' ora di abbandonare le manifestazioni sdolcinate dell'amor divino? Aboliamo la raffigurazione tradizionale del Sacro Cuore?
Non ditelo ai giovani cattolici! Le immagini devozionali gettate fuori della porta delle Chiese, rientrano ora per la finestra, anzi, per le Windows, visto che il simbolo del Sacro Cuore trova una sua fioritura inaspettata, una vera e propria seconda giovinezza, sulle T-Shirt che i ragazzi inventano da soli e rivendono su internet.
Se non conoscete il sito di gadget autoideati Zazzle.com, andateci subito e chiedete al motore di ricerca interno di mostrarvi tutto quello che ha su "Sacro Cuore", anzi, dovete dirglielo in inglese: "Sacred Heart". Vi proporrà decine e decine di pagine (!!!) di magliette, spille, cravatte, tazze, cappellini e borse, decorate dalle più diverse rappresetazioni religiose (ma anche secolarizzate) del simbolo fiammeggiante d'amore del Cuore di Gesù. Anche questo un segno - commerciale quanto volete - di resistenza dei simboli cristiani nell'immaginario giovanile, anche se a volte assunti più per il senso umano di cui sono portatori che per la provocazione spirituale che contengono. Comunque, cliccare per credere:









giovedì 18 giugno 2009

Anno sacerdotale: il sito ufficiale

Ecco il link al sito ufficiale dell'Anno sacerdotale che va ad incominciare. C'è molto materiale, messo a disposizione dalla Congregazione del Clero: documenti, studi, testi dei Padri della Chiesa, le vite di sacerdoti santi (tra cui spicca il Curato d'Ars), riflessioni del prefetto e del segretario della Congregazione, preghiere per la santificazione del clero:

Qui le indulgenze particolari concesse dalla Penitenzieria Apostolica per quest'Anno

Qui, invece, la lettera del Santo Padre per l'inizio dell'Anno Sacerdotale uscita il 16 giugno 2009

Il Cuore trafitto di Cristo nella spiritualità di Sant'Antonio di Padova

Giugno è il mese del Sacro Cuore e insieme il mese del Santo di Padova.
Vi offro una selezione antologica minima dei sermoni antoniani che fanno accenno al mistero del cuore trafitto del Salvatore. Certo ancora non si parlava esplicitamente del "Sacro Cuore" nel XIII sec., ma sia in Antonio, che ancor più in San Bonaventura, è già ben attestata la spiritualità del cuore trafitto di Cristo, traboccante di misericordia per i peccatori. Inoltre il tema del rifugio nel costato di Cristo, cioè nel suo cuore squaciato, è un anticipare la devozione al cuore misericordioso del Signore.

La piaga del costato [di Cristo] è la città del sole. Con l’apertura del costato del Signore venne aperta la porta del paradiso, dalla quale rifulse a noi lo splendore della luce eterna. Si legge nella Storia Naturale che il sangue estratto dal fianco della colomba elimina le macchie dagli occhi; così il sangue estratto dal costato di Cristo con la lancia del soldato, illuminò gli occhi del cieco nato, cioè del genere umano. (Dom I di Avvento, 9)

«Ecco il costato, dal quale voi fedeli, mia chiesa, siete stati generati, come Eva fu procreata dal fianco di Adamo; ecco come è stato aperto dalla lancia per aprirvi la porta del paradiso, sbarrata dalla spada fiammeggiante del cherubino». La virtù del sangue sgorgato dal costato di Cristo, ha allontanato l’angelo e ha reso innocua la sua spada, e l’acqua ha spento il fuoco. (Dom. dell’Ottava di Pasqua, 8)

Gesù stesso, nel vangelo di Giovanni, dice: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9). Se uno entra attraverso di me, vale a dire attraverso il mio costato aperto dalla lancia, se entra con la fede, con la passione e la compassione, sarà salvo, come la colomba che si rifugia nella fenditura della roccia (cf. Ct 2,14) per sfuggire all’avvoltoio che le dà la caccia; e così entrerà per controllare, per discutere ed esaminare se stesso, e poi uscirà per considerare, calpestare, disprezzare e fuggire la vanità del mondo. (Dom. XV dopo Pentecoste, 11)

«Ester», che s'interpreta «nascosta», è l'anima che si deve nascondere dalla vista del diavolo nel fianco aperto di Cristo stesso, quando la vede davanti a sé in piedi, e
non esitante in mezzo alle tribolazioni, non piegata dai desideri terreni, non seduta nell'ozio del corpo, non adagiata sul letto dei piaceri, essa piace ai suoi occhi. O Gesù beato, beato chi piace ai tuoi occhi, infelice chi piace ai propri. Vuoi piacere a Dio? Dispiaci prima a te stesso. (Dom XVI dopo Pentecoste, 8)

«Sii tu il Dio che mi protegge»: mi proteggi e mi difendi con le braccia aperte sulla croce, come la chioccia i suoi pulcini sotto le sue ali; «il luogo di riparo»: nel tuo fianco, trafitto dalla lancia, possa io trovare il luogo di riparo, dove nascondermi di fronte al nemico; «perché tu sei il mio sostegno», affinché non cada, «e il mio rifugio», anzi «retrofugio», perché se cadrò, non ad altri ma solo a te io mi rivolga; «e per il tuo nome» che è «Figlio di David», sarai guida a me che sono cieco, perché mi porgerai la mano della tua misericordia, e mi nutrirai con il latte della tua grazia. «Figlio di David, abbi dunque pietà di me». (Dom. di Quinquagesima, 8)


Sulla devozione al Sacro Cuore


Solennità del Sacro Cuore di Gesù, qualche spunto dal recente Magistero, per superare i pregiudizi antidevozionali e recuperare una sana devotio per il nostro tempo postmoderno assetato di spiritualità.

Anch'io non ho mancato più volte di invitare i miei Fratelli nell'episcopato, i presbiteri, i religiosi ed i fedeli a coltivare nella propria vita le forme più genuine del culto al Cuore di Cristo. In quest'anno dedicato a Dio Padre, ricordo quanto scrissi nell'Enciclica «Dives in Misericordia»:
«La Chiesa sembra professare in modo particolare la misericordia di Dio e venerarla, rivolgendosi al Cuore di Cristo. Infatti proprio l'accostarci a Cristo nel mistero del suo Cuore ci consente di soffermarci su questo punto - in un certo senso centrale e nello stesso tempo più accessibile sul piano umano della rivelazione dell'amore misericordioso del Padre, che ha costituito il contenuto centrale della missione messianica del Figlio dell'uomo» (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 13).
In occasione della solennità del Sacro Cuore e del mese di giugno, ho spesso esortato i fedeli a perseverare nella pratica di questo culto, che «contiene un messaggio che è ai nostri giorni di straordinaria attualità», perché «dal Cuore del Figlio di Dio, morto sulla croce, è scaturita la fonte perenne della vita che dona speranza ad ogni uomo. Dal Cuore di Cristo crocifisso nasce la nuova umanità, redenta dal peccato. L'uomo del Duemila ha bisogno del Cuore di Cristo per conoscere Dio e per conoscere se stesso; ne ha bisogno per costruire la civiltà dell'amore».
....
Desidero esprimere la mia approvazione e il mio incoraggiamento a quanti, a qualunque titolo, nella Chiesa continuano a coltivare, approfondire e promuovere il culto al Cuore di Cristo, con linguaggio e forme adatte al nostro tempo, in modo da poterlo trasmettere alle generazioni future nello spirito che sempre lo ha animato. Si tratta ancora oggi di condurre i fedeli a fissare lo sguardo adorante sul mistero di Cristo, Uomo-Dio, per divenire uomini e donne di vita interiore, persone che sentono e vivono la chiamata alla vita nuova, alla santità, alla riparazione, che è cooperazione apostolica alla salvezza del mondo. Persone che si preparano alla nuova evangelizzazione, riconoscendo il Cuore di Cristo come cuore della Chiesa: è urgente per il mondo comprendere che il cristianesimo è la religione dell'amore.

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-- Per un approfondimento teologico e liturgico in vista della festa di domani vi propongo questo denso riassunto sul senso della devozione al Sacro Cuore, che si trova nel Direttorio su Pietà popolare e Liturgia (2002)

Il Cuore sacratissimo di Cristo

166. Il venerdì che segue la seconda domenica dopo Pentecoste la Chiesa celebra la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Oltre alla celebrazione liturgica, molte altre espressioni di pietà hanno come oggetto il Cuore di Cristo. Non v’è dubbio infatti che la devozione al Cuore del Salvatore è stata ed è tuttora una delle espressioni più diffuse e più amate della pietà ecclesiale.

Intesa alla luce della divina Scrittura, l’espressione “Cuore di Cristo” designa il mistero stesso di Cristo, la totalità del suo essere, la sua persona considerata nel suo nucleo più intimo ed essenziale: Figlio di Dio, sapienza increata; carità infinita, principio di salvezza e di santificazione per l’intera umanità. Il “Cuore di Cristo” è Cristo, Verbo incarnato e salvatore, intrinsecamente proteso, nello Spirito, con infinito amore divino-umano verso il Padre e verso gli uomini suoi fratelli.

167. Come hanno spesso ricordato i Romani Pontefici, la devozione al Cuore di Cristo ha un solido fondamento nella Scrittura.[182]

Gesù, che è uno con il Padre (cf. Gv 10, 30), invita i suoi discepoli a vivere in intima comunione con lui, ad assumere la sua persona e la sua parola come norma di condotta e rivela se stesso come maestro «mite e umile di cuore» (Mt 11, 29). Si può dire, in un certo senso che la devozione al Cuore di Cristo è la traduzione in termini cultuali dello sguardo che, secondo la parola profetica ed evangelica, tutte le generazioni cristiane volgeranno a colui che è stato trafitto (cf. Gv 19, 37; Zc 12, 10), cioè al costato di Cristo, trafitto dalla lancia, dal quale scaturì sangue ed acqua (cf. Gv 19, 34), simbolo del «mirabile sacramento di tutta la Chiesa».[183]

Il testo giovanneo che narra l’ostensione delle mani e del costato di Cristo ai discepoli (cf. Gv 20, 20) e l’invito da lui rivolto a Tommaso di stendere la sua mano e di metterla nel suo costato (cf. Gv 20, 27) ha avuto anch’esso un notevole influsso nell’origine e nello sviluppo della pietà ecclesiale verso il Sacro Cuore.

168. Quei testi e altri che presentano il Cristo quale Agnello pasquale, vittorioso se pur immolato (cf. Ap 5, 6), furono oggetto di assidua meditazione da parte dei Santi Padri, che ne svelarono le ricchezze dottrinali e talora invitarono i fedeli a penetrare nel mistero di Cristo per la porta aperta nel suo fianco. Così sant’Agostino: «L’ingresso è accessibile: Cristo è la porta. Anche per te si aprì quando il suo fianco fu aperto dalla lancia. Ricorda che cosa ne uscì; quindi scegli per dove tu possa entrare. Dal fianco del Signore che pendeva e moriva sulla croce uscì sangue ed acqua, quando fu aperto dalla lancia. Nell’acqua è la tua purificazione, nel sangue la tua redenzione».[184]

169. Il Medioevo è stato un’epoca particolarmente feconda per lo sviluppo della devozione al Cuore del Salvatore. Uomini insigni per santità e dottrina, come san Bernardo († 1153), san Bonaventura († 1274), e mistici come santa Lutgarda († 1246), santa Matilde di Magdeburgo († 1282), le sante sorelle Matilde († 1299) e Gertrude († 1302) del monastero di Helfta, Ludolfo di Sassonia († 1378), santa Caterina da Siena († 1380) approfondirono il mistero del Cuore di Cristo, in cui videro la “casa di rifugio” ove ripararsi, la sede della misericordia, il luogo per l’incontro con lui, la sorgente dell’infinito amore del Signore, la fonte dalla quale sgorga l’acqua dello Spirito, la vera terra promessa e il vero paradiso.

170. Nell’epoca moderna il culto al Cuore del Salvatore conobbe nuovi sviluppi. In un tempo in cui il giansenismo proclamava i rigori della giustizia divina, la devozione al Cuore di Cristo costituì un efficace antidoto per suscitare nei fedeli l’amore al Signore e la fiducia nella sua infinita misericordia, di cui il Cuore è pegno e simbolo. San Francesco di Sales († 1622), che assunse come norma di vita e di apostolato l’atteggiamento fondamentale del Cuore di Cristo, cioè l’umiltà, la mansuetudine (cf. Mt 11, 29), l’amore tenero e misericordioso; santa Margherita Maria Alacoque († 1690), a cui il Signore mostrò ripetutamente le ricchezze del suo Cuore; san Giovanni Eudes († 1680), promotore del culto liturgico al Sacro Cuore; san Claudio la Colombière († 1682), san Giovanni Bosco († 1888) e altri santi e sante sono stati insigni apostoli della devozione al Sacro Cuore.

171. Le forme di devozione al Cuore del Salvatore sono molto numerose; alcune sono state esplicitamente approvate e frequentemente raccomandate dalla Sede Apostolica. Tra esse sono da ricordare:

- la consacrazione personale, che, secondo Pio XI, «fra tutte le pratiche riferentisi al culto del Sacro Cuore è senza dubbio la principale»;[185]

- la consacrazione della famiglia, mediante la quale il nucleo familiare, già partecipe in virtù del sacramento del matrimonio del mistero di unità e di amore fra Cristo e la Chiesa, viene dedicato al Signore, perché egli regni nel cuore di ognuno dei suoi membri;[186]

- le Litanie del Cuore di Gesù, approvate nel 1891 per tutta la Chiesa, di contenuto segnatamente biblico e arricchite di indulgenze;

- l’atto di riparazione, formula di preghiera con cui il fedele, memore dell’infinita bontà di Cristo, intende implorare misericordia e riparare le offese recate in tanti modi al suo Cuore dolcissimo;[187]

- la pratica dei nove primi venerdì del mese, che trae origine dalla “grande promessa” fatta da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque. In un’epoca in cui la comunione sacramentale era molto rara presso i fedeli, la pratica dei nove primi venerdì del mese contribuì significativamente al ripristino della frequenza ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Nel nostro tempo la devozione dei primi venerdì del mese, se praticata in modo pastoralmente corretto, può recare ancora indubbi frutti spirituali. È necessario tuttavia che i fedeli siano convenientemente istruiti: sul fatto che non si deve riporre in tale pratica una fiducia che rasenta la vana credulità, la quale, in ordine alla salvezza, annulla le insopprimibili esigenze della fede operante e l’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo; sul valore assolutamente predominante della domenica, la «festa primordiale»,[188] che deve essere caratterizzata dalla piena partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica.

172. La devozione al Sacro Cuore costituisce una grande espressione storica della pietà della Chiesa per Gesù Cristo, suo Sposo e Signore; essa richiede un atteggiamento di fondo fatto di conversione e riparazione, di amore e gratitudine, di impegno apostolico e di consacrazione nei confronti di Cristo e della sua opera salvifica. Perciò la Sede Apostolica e i Vescovi la raccomandano, ne promuovono il rinnovamento: nelle espressioni linguistiche ed iconografiche; nella presa di coscienza delle sue radici bibliche e del suo collegamento con le massime verità della fede; nell’affermazione del primato dell’amore a Dio e al prossimo, come contenuto essenziale della devozione stessa.

173. La pietà popolare tende ad identificare una devozione con la sua rappresentazione iconografica. Ciò è un fatto normale, che ha senza dubbio aspetti positivi, ma può anche dar luogo ad alcuni inconvenienti: un tipo iconografico, non più rispondente al gusto dei fedeli, può condurre ad un minor apprezzamento dell’oggetto della devozione, indipendentemente dal suo fondamento teologico e dai suoi contenuti storico-salvifici.

Così è avvenuto per la devozione al Sacro Cuore: certe immagini di tipo oleografico, talvolta sdolcinate, inadeguate ad esprimere il robusto contenuto teologico, non favoriscono l’approccio dei fedeli al mistero del Cuore del Salvatore.
Nel nostro tempo è visto con favore l’orientamento a rappresentare il Sacro Cuore rapportandosi al momento della Crocifissione, in cui si manifesta in sommo grado l’amore di Cristo. Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cf. Gv 19, 34).

NOTE:
[182] Cf. Leone XIII, Lettera enciclica Annum sacrum (25.5.1899), sulla consacrazione del genere umano al culto del Sacro Cuore, in Leonis XIII Pontificis Maximi Acta, XIX, Typographia Vaticana, Romae 1900, pp. 71-80; PIO XII, Lettera enciclica Haurietis aquas, in AAS 48 (1956) 311-329; Paolo VI, Lettera apostolica Investigabiles divitias Christi (6.2.1965), in AAS 57 (1965) 298-301; Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione del centenario della consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù (11.6.1999), in L’Osservatore Romano 12 giugno 1999.
[183] SC 5; cf. S. AGOSTINO, Enarratio in Psalmum 138, 2: CCL 40, cit., p. 1991.
[184] S. AGOSTINO, Sermo 311, 3: PL 38, 1415.
[185] PIO XI, Lettera enciclica Miserentissimus Redemptor, in AAS 20 (1928) 167.
[186]Cf. EI, Aliae concessiones 1, p. 50.
[187] Cf. EI, Aliae concessiones, 3, pp. 51-53.
[188] SC 106.

mercoledì 17 giugno 2009

Intervista a mons. J. Augustin Di Noia, nuovo segretario del Culto Divino

Il Catholic News Service ha pubblicato un'intervista al neoeletto arcivescovo segretario della Congregazione del Culto Divino, mons. Joseph Augustin Di Noia, domenicano, 65 anni, finora sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Le sue prime reazioni, piuttosto significative, sono riportate dall'articolo-intervista di cui traduco solo alcune frasi indicative:

* "Credo che la liturgia dovrebbe darci una sensazione della liturgia celeste; riguarda Dio, non noi stessi".
"I think the liturgy should give us a sense of the heavenly liturgy; it's about God, not us".

* Per i domenicani "teologia e liturgia vanno insieme".
For Dominicans "theology and liturgy go together"

* "E' veramente pericoloso quando il centro dell'attenzione vien messo sulla comunità celebrante" piuttosto che su Dio.
"The great danger is when the focus is on the celebrating community" rather than on God.

L'intero articolo sul nuovo arcivescovo titolare di Oregon City (! !!) lo trovate qui: http://www.catholicnews.com/data/stories/cns/0902744.htm

Per conoscere meglio il nuovo segretario, anche un esempio filmato della sua predicazione (5a domenica di Quaresima, A), ripresa dalla TV cattolica americana EWTN (meglio conosciuta come la TV di Mother Angelica)

sabato 13 giugno 2009

La processione di sant'Antonio in differita

Su Telechiara è iniziata da poco la differita della processione di sant'Antonio di Padova.
Visibile via sopcast a questo link: http://www.telechiara.it/diretta_santo.php

Festa di Sant'Antonio. Per seguirla in TV e su internet

Un saluto a tutti i lettori in questo giorno di grande festa. Non credo avrò il tempo di bloggare oggi, per questo preparo un intervento... preregistrato. Assicuro a tutti gli amici un ricordo particolare alla Tomba del Santo che il mondo ama, presentando per sua intercessione, nella santa Messa, le vostre preghiere e intenzioni a Dio Padre per Cristo nello Spirito Santo.

La festa di quest'anno cade proprio la vigilia del Corpus Domini (trasferito da Giovedì a Domenica). La processione del Santo si terrà regolarmente, anche se le celebrazioni eucaristiche vespertine saranno già della Festa del Signore di domani. Sant'Antonio non può che rallegrarsi quest'anno che il suo giorno sia unito così strettamente alla solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Basta ammirare il quadro qui a fianco, tratto da un manoscritto del XVI sec., per ricordare la ferma certezza antoniana nella presenza reale del Signore nel pane consacrata. Presenza tanto evidente da far inginocchiare il giumento (e a quella vista anche i negatori del Signore non resistettero e crollarono ginocchioni).

A proposito: perchè non affidare al Santo di Padova, che fa trovare le cose perdute, il compito di far ritrovare la posizione genuflessa davanti al Santissimo Sacramento a quanti l'avessero smarrita?

Vi ricordo che dalle ore 17.30 inizia la diretta della solenne processione del Santo per le vie di Padova (partenza ore 18.00), grazie alla TV Telechiara in collegamento sul satellite su TelePace. Il vostro sottoscritto aiuterà i telespettatori a seguire il religioso corteo con un minimo di telecronaca.
Per chi usa Explorer e scarica il plugin di Sopcast è possibile seguire la diretta anche via Web, a questo collegamento

Potete guardare in ogni momento del giorno, in diretta, la webcam sulla Basilica del Santo da questa "finestra virtuale" che vi apro anche oggi sul blog antoniano:

http://www.santantonio.info/webcam/webcam1.html

Tutti gli appuntamenti di preghiera, di devozione e di festa sono reperibili sul sito ufficiale della Basilica di Sant'Antonio: http://www.basilicadelsanto.org/ita/home.asp

* Per chi cercasse il proprio dell'ufficio e della Messa di sant'Antonio secondo la forma straordinaria: ecco qui il tutto

* Il Canto del Si quaeris, secondo il costume dei frati del Santo è reperibile qui

Attenzione: il programma A sua immagine trasmette oggi, in onore di Sant'Antonio, dal Santuario di Padova il commento al Vangelo domenicale di padre Raniero Cantalamessa (Rai Uno dalle 17,10 alle 17,40)

venerdì 12 giugno 2009

Sant'Antonio & Corpus Domini: le tre mense del Signore.

Quante volte sentiamo parlare delle "due mense" della Parola e dell'Eucaristia? Sant'Antonio invece, di mense ne indica tre. E la seconda è la più dimenticata nella pratica attuale di molti fedeli che pensano di non aver bisogno di nutrirsi ad essa, e saltano così dalla prima alla terza senza passare per la seconda.
Leggiamo dunque questo passo magistrale del Dottore Evangelico per prepararci alla sua Festa ascoltandone un insegnamento sul modo di ricevere il dono del Corpo di Cristo:

Dai Sermoni di Sant'Antonio (In Fest. SS. Inn. §14)

Sant'Antonio predica ai pesci la Parola di DioOsserva che ci sono tre tipi di mensa, e in ognuna c'è una propria refezione. La prima è la mensa della dottrina: «Davanti a me tu prepari una mensa, di fronte a quelli che mi perseguitano» (Sal 22,5), cioè contro gli eretici. La seconda è la mensa della penitenza: «Tranquillità alla tua mensa, piena di grasse vivande» (Gb 36,16). Felice quella penitenza che produce la quiete della coscienza e abbondanza di bene, cioè opere di carità verso i fratelli. La terza è la mensa dell'Eucaristia, di cui dice l'Apostolo: Non potete partecipare alla mensa di Cristo e alla mensa dei demoni (cf. 1Cor 10,21).
Nella prima mensa la refezione è la Parola di vita, nella seconda i gemiti e le lacrime, nella terza la carne e il sangue di Cristo. E anche qui fa' attenzione che non è detto «alla mensa», ma «intorno alla mensa». Intorno a queste mense deve stare ogni cristiano, a somiglianza di coloro che girano avidamente intorno a ciò che desiderano vedere e trovare, ma dove non riescono ad entrare.sant'Antonio ascolta le confessioni, mentre legge i peccati di un penitente incapace di parlare, la lista si cancella
Così costoro devono girare intorno alla mensa della dottrina, per imparare a distinguere il bene dal male, e tra bene e bene; devono girare intorno alla mensa della penitenza per suscitare in sé il dispiacere dei peccati commessi e anche dei peccati di omissione, per confessare le loro colpe, precisando le circostanze, per riparare il danno arrecato, per restituire ciò che hanno illecitamente tolto, per elargire le cose proprie a chi è nel bisogno; devono girare intorno alla mensa eucaristica per credere con fermezza, per accostarsi ad essa con devozione, e ricevere il corpo di Cristo dopo profonda riflessione, reputandosi indegni di tanta grazia.
Preghiamo dunque il Figlio di Dio che ci conceda di ristorarci a questa triplice mensa per essere degni di saziarci alla mensa celeste insieme ai beati Innocenti. Ce lo conceda colui che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen.

Sant'Antonio mostra il Santissimo Sacramento alla mula che si inginocchia

La Messa di Sant'Antonio: tutti i testi del proprio francescano (latino e italiano)

Il testo completo della Messa di Sant'Antonio, in italiano e latino, secondo il proprio francescano del Missale Seraphicum (e del Messale Serafico edito nel 1974). Le tre letture sono riportate per quei luoghi in cui la celebrazione del Santo ha il grado di solennità (in quel caso si canta anche il Credo). Dove è festa si proclama o la prima o la seconda lettura con il salmo responsoriale. Il Gloria si canta in entrambe i casi.
Per i testi della memoria di Sant'Antonio e le letture secondo l'ordinamento della CEI per l'Italia, vi rimando alla pagina apposita del sito Maranatha.it
Per i canti e le messe in canto, potete vedere i sussidi completi a suo tempo editi: in italiano e in latino. E non dimentichiamo il libro da cui questo Blog prende il nome: il cantuale antonianum

Sant'Antonio di Padova, Festa per l'ordine francescano (ove non si celebri come Solennità)

Antifona d'ingresso
Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, mi ha mandato a recare il lieto annunzio ai poveri, a curare le piaghe dei cuori affranti, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista.

Spiritus Dómini super me, propter quod unxit me, evangelizáre paupéribus
misit me, sanáre contrítos corde, prædicáre captívis remissiónem et cæcis
visum.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova, hai dato al tuo popolo un insigne predicatore e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione
seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

Omnípotens sempitérne Deus, qui pópulo tuo beátum Antónium prædicatórem insígnem dedísti, atque in necessitátibus intercessórem, concéde, ut, eius auxílio, christiánæ vitæ documénta sectántes, in ómnibus adversitátibus te subveniéntem sentiámus. Per Dóminum.

PRIMA LETTURA
Stimai un nulla la ricchezza al confronto della sapienza

Dal libro della Sapienza 7,7-14

Io pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte ad essa l’argento.
L’amai più della salute e della bellezza,
preferii il suo possesso alla stessa luce,
perché non tramonta lo splendore che ne promana.
Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Godetti di tutti questi beni, perché la sapienza li guida,
ma ignoravo che di tutti essa è madre.
Senza frode imparai e senza invidia io dono,
non nascondo le sue ricchezze.
Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;
quanti se lo procurano si attirano l’amicizia di Dio,
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (dal sal. 39)

R.: Ho annunziato la tua verità, o Signore.

Il Signore ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio.

Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.
Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore,
la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho nascosto la tua grazia
e la tua fedeltà alla grande assemblea.

Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano,
dicano sempre: «Il Signore è grande»
quelli che bramano la tua salvezza.

SECONDA LETTURA
Vivendo secondo la verità nella carità,
cerchiamo di crescere in ogni cosa verso Cristo.


Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4,7.11-15

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.
È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.
Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo.

Parola di Dio.


Canto al Vangelo
Alleluia, Alleluia.
Argento pregiato è la lingua del giusto, e le sue labbra ammaestrano molti.
Alleluia.

Alleluia, Alleluia.
Argéntum eléctum lingua iusti: et lábia illíus erudítio multórum.
Alleluia.


VANGELO
Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo

+ Dal vangelo secondo Marco 16,15-20

In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
Parola del Signore.

Sulle offerte
La partecipazione ai tuoi misteri, o Padre, ci riempia della luce del tuo Spirito, che illuminò sant'Antonio e lo fece messaggero e testimone della tua gloria. Per Cristo ...

Illa nos, quæsumus, Dómine, divína tractántes, Spíritus Sanctus fídei luce perfúndat, qua beátum Antónium ad glóriæ tuæ propagatiónem iúgiter collustrávit. Per Christum.

Prefazio dei Pastori

V. Il Signore sia con voi. R. E con il tuo spirito.
V. In alto i nostri cuori. R. Sono rivolti al Signore.
V. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio. R. E’ cosa buona e giusta.

E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
lodarti e ringraziarti sempre,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.

Tu doni alla tua Chiesa
la gioia di celebrare la festa di sant'Antonio,
con i suoi esempi la rafforzi,
con i suoi insegnamenti l’ammaestri,
con la sua intercessione la proteggi.

Per questo dono della tua benevolenza,
uniti agli angeli e ai santi,
con voce unanime
cantiamo l’inno della tua lode:

V. Dóminus vobíscum. R. Et cum spíritu tuo.
V. Sursum corda. R. Habémus ad Dóminum.
V. Grátias agámus Dómino Deo nostro. R. Dignum et iustum est.

Vere dignum et iustum est, aequum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens aetérne Deus:
per Christum Dóminum nostrum.

Quia sic tríbuis Ecclésiam tuam sancti Antonii festivitáte gaudére,
ut eam exémplo piae conversatiónis corróbores,
verbo praedicatiónis erúdias,
gratáque tibi supplicatióne tueáris.

Et ídeo, cum Angelórum atque Sanctórum turba,
hymnum laudis tibi cánimus, sine fine dicéntes:

Dopo la Comunione
La partecipazione ai tuoi sacramenti, Signore Dio nostro, alimenti in noi la fede che gli apostoli ci hanno trasmesso, e che sant'Antonio ha servito con amorosa dedizione. Per Cristo ...

Sacraménta quae súmpsimus, Dómine Deus noster, illam nobis fidem innútriant, quam et apostólica dócuit praedicátio, et beati Antónii sollicitúdo custodívit.

La statua del Santo circondata dai devoti nella sua Basilica

Isabella: il gregoriano piace troppo ai bambini

Ecco le nuove generazioni di cattolici, formate alla preghiera e al canto sacro, senza tanta scuola o lezioni di catechismo, ma nel modo più semplice ed efficace: la comunicazione familiare.
Isabella, 3 anni, ha sorpreso tutti quando si è messa a cantare l'antifona Regina Caeli in latino. Nessuno le ha insegnato questo canto, che la piccola gorgheggia con la sua vocina infantile, l'ha imparato dalla mamma, sentendola per tutto il tempo di Pasqua ripetere questa dolce preghiera in lode alla Vergine Maria.
Potenza della "comunicazione rituale", direbbe lo studioso James Carey senza stupirsene. A noi, che invece siamo impressionati, pare un minuscolo ma significativo miracolo. Chissà che la piccola Isabella faccia riflettere qualcuno con il suo inopportuno e provocatorio attaccamento alle forme antiche della liturgia cattolica!



Regína Caéli, laetáre, allelúia,
Quía quem meruísti portáre, allelúia,
Resurréxit, sícut díxit, allelúia.
Óra pro nóbis Déum, allelúia.

Lauda Sion, sequenza del Corpus Domini: una reliquia preziosa di liturgia medievale


Una delle pochissime sequenze sopravvissute dopo la riforma liturgica. E' vero che è facoltativa e se ne può cantare anche solo la "codina" finale (da Ecce panis angelorum), ma per manifestare la fede nel Santissimo Sacramento nessuno ci vieta di cantarla tutta e soprattutto di meditarla.
Anzi! Visto che raramente la si ascolta in Chiesa, nonostante sia auspicabile, la sentiamo almeno qui.
Godiamoci, dunque, questo prezioso brano di poesia religiosa regalatoci da San Tommaso D'Aquino ispirato dagli angeli, come ben dipingeva il Guercino in questa tela che raffigura, appunto, la composizione della Sequenza della Festa.



Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.
Lauda Sion Salvatorem,
lauda ducem et pastorem,
in hymnis et canticis.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.
Quantum potes, tantum aude:
quia major omni laude,
nec laudare sufficis,

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.
laudis thema specialis,
panis vivus et vitalis
hodie proponitur.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.
Quem in sacræ mensæ coenæ,
turbæ fractrum duodenæ
datum non ambigitur.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.
Sit laus plena, sit sonora,
sit jucunda, sit decora
mentis jubilatio.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.
Dies enim solemnis agitur,
in qua mensæ prima recolitur
Hujus institutio.

E il banchetto del nuovo Re,
nuova, Pasqua, nuova legge;
e l'antico è giunto a termine.
In hac mensa novi Regis,
novum Pascha novæ legis,
phase vetus terminat.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce, non più tenebra.
Vetustatem novitas,
umbram fugat veritas,
noctem lux eliminat.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo,
Quod in coena Christus gessit,
faciendum hoc expressit
in sui memoriam.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.
Docti sacris institutis,
panem, vinum in salutis
consecramus hostiam.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.
Dogma datur christianis,
Quod in carnem transit panis,
 Et vinum in sanguinem.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.
Quod non capis, quod non vides,
animosa firmat fides,
Præter rerum ordinem.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.
Sub diversis speciebus,
signis tantum, et non rebus,
latent res eximiæ.
Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.
Caro cibus, sanguis potus:
manet tamen Christus totus
   sub utraque specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.
A sumente non concisus,
non confractus, non divisus:
integer accipitur.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.
Sumit unus, sumunt mille:
quantum isti, tantum ille:
Nec sumptus consumitur.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.
Sumunt boni, sumunt mali:
sorte tamen inæquali,
vitæ vel interitus.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l'esito!
Mors est malis, vita bonis:
Vide paris sumptionis
quam sit dispar exitus.

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell'intero.
Fracto demum sacramento,
ne vacilles, sed memento
tantum esse sub fragmento,

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito

della sua persona.
Quantum tot tegitur.
Nulla rei fit scissura:
Signi tantum fit fractura,
qua nec status, nec statura
signati minuitur.

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev'essere gettato.
Ecce Panis Angelorum,
factus cibus viatorum:
vere panis flliorum,
non mittendus canibus.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
In figuris præsignatur,
cum Isaac immolatur,
Agnus Paschæ deputatur,
datur manna patribus.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Bone pastor, panis vere,
Jesu, nostri miserere:
Tu nos pasce, nos tuere,
tu nos bona fac videre
in terra viventium.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
Tu qui cuncta scis et vales,
qui nos pascis hic mortales:
Tuos ibi commensales,
coheredes et sodales
fac sanctorum civium.
   Amen. (Alleluia).

giovedì 11 giugno 2009

Generazioni sacerdotali a confronto. Il discorso di Mons. Brugues


Il Segretario della Congregazione per l'educazione Cattolica, Mons. Jean-Louis Brugues, vescovo emerito di Angers in Francia, vicepresidente della pontificia opera delle vocazioni sacerdotali e membro della commissione per la formazione dei candidati, ha recentemente tenuto un memorabile e limpido discorso ai Rettori dei pontifici seminari convenuti a Roma.
Sandro Magister, nel suo blog, riporta tutto il testo che vale proprio la pena di leggere. Non solo o non tanto per le indicazione sulle questioni vocazionali e di formazione dei sacerdoti, ma per la chiara lettura culturale di quanto sta avvenendo nella Chiesa tra le generazioni che dopo aver tenuto la leadership dall'immediato postconcilio in qua, si stanno ora interrogando sui loro successori: pochi e sicuramente più in linea con i nonni che con i padri.
L'analisi di mons. Bruges è in gran parte condivisibile e assolutamente interessante. Cosa sta avvenendo nella Chiesa e nel Clero? L'anno sacerdotale che si apre tra qualche giorno sarà di sicuro un tempo stimolante di riflessione e anche, per qualcuno, di presa di coscienza della realtà: la chiesa è ancora governata da Cristo, non dai progetti umani, pur belli e progressivi.

Vi riporto un succoso brano del discorso, rimandandovi al testo integrale, cliccando qui.

ACCOMODAMENTO COL MONDO O CONTESTAZIONE?

Esiste ormai nelle Chiese europee, e forse anche nella Chiesa americana, una linea di divisione, talora di frattura, tra una corrente di "composizione" e una corrente di "contestazione".

La prima ci porta a osservare che esistono nella secolarizzazione dei valori a forte matrice cristiana, come l'uguaglianza, la libertà, la solidarietà, la responsabilità, e che deve essere possibile venire a patti con tale corrente e individuare dei campi di cooperazione.

La seconda corrente, al contrario, invita a prendere le distanze. Ritiene che le differenze o le opposizioni, soprattutto nel campo etico, diventeranno sempre più marcate. Propone dunque un modello alternativo al modello dominante, e accetta di sostenere il ruolo di una minoranza contestatrice.

La prima corrente è risultata predominante nel dopoconcilio; ha fornito la matrice ideologica delle interpretazioni del Vaticano II che si sono imposte alla fine degli anni Sessanta e nel decennio successivo.

Le cose si sono invertite a partire dagli anni Ottanta, soprattutto - ma non esclusivamente - sotto l'influenza di Giovanni Paolo II. La corrente della "composizione" è invecchiata, ma i suoi adepti detengono ancora delle posizioni chiave nella Chiesa. La corrente del modello alternativo si è rinforzata considerevolmente, ma non è ancora diventata dominante. Così si spiegherebbero le tensioni del momento in numerose Chiese del nostro continente.

Non mi sarebbe difficile illustrare con degli esempi la contrapposizione che ho appena descritto.

...

E lo stesso si potrebbe affermare, per ritornare al tema di questo incontro, nei riguardi della fisionomia tipica di coloro che bussano alla porta dei nostri seminari o delle nostre case religiose.

I candidati della prima tendenza sono diventati sempre più rari, con grande dispiacere dei sacerdoti delle generazioni più anziane. I candidati della seconda tendenza sono diventati oggi più numerosi dei primi, ma esitano a varcare la soglia dei nostri seminari, perché spesso non vi trovano ciò che cercano.

Essi sono portatori d'una preoccupazione d'identità (con un certo disprezzo vengono qualificati talvolta come "identitari"): identità cristiana - in che cosa ci dobbiamo distinguere da coloro che non condividono la nostra fede? - e identità del sacerdote, mentre l'identità del monaco e del religioso è più facilmente percepibile.

Come favorire un'armonia tra gli educatori, che appartengono spesso alla prima corrente, e i giovani che si identificano con la seconda? Gli educatori continueranno ad aggrapparsi a criteri d'ammissione e di selezione che risalgono ai loro tempi, ma non corrispondono più alle aspirazioni dei più giovani? Mi è stato raccontato il caso di un seminario francese nel quale le adorazioni del Santissimo Sacramento erano state bandite da una buona ventina d'anni, perché giudicate troppo devozionali: i nuovi seminaristi hanno dovuto battersi per parecchi anni perché fossero ripristinate, mentre alcuni docenti hanno preferito dare le dimissioni davanti a ciò che giudicavano come un "ritorno al passato"; cedendo alle richieste dei più giovani, avevano l'impressione di rinnegare ciò per cui si erano battuti per tutta la vita.

Nella diocesi di cui ero vescovo ho conosciuto difficoltà simili quando dei sacerdoti più anziani - oppure intere comunità parrocchiali - provavano una grande difficoltà a rispondere alle aspirazioni dei giovani sacerdoti che erano stati loro mandati.

Comprendo le difficoltà che incontrate nel vostro ministero di rettori di seminari. Più che il passaggio da una generazione ad un'altra, dovete assicurare armoniosamente il passaggio da un'interpretazione del Concilio Vaticano II ad un'altra, e forse da un modello ecclesiale a un altro. La vostra posizione è delicata, ma è assolutamente essenziale per la Chiesa.
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