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lunedì 30 novembre 2009

La messa e i vespri dei benedettini di Norcia

Monastero San Benedetto

Una nuova iniziativa web dei giovani e attivi benedettini del monastero di Norcia. I vespri festivi e la santa messa in formato audio ascoltabile dal loro sito.
Non si tratta di una diretta quotidiana, ma di registrazioni che vengono offerte sul loro sito nella stessa giornata di registrazione, e verranno fatte alla domenica e per altre feste di cui viene fornito il calendario.
Le celebrazioni sono in latino e in canto gregoriano, secondo l'uso monastico. Se vi interessa conoscere meglio il rito antico (nella sua "romanica" asciuttezza, senza pizzi o merletti che, comprendo, possono essere per alcuni indigesti elementi barocchi) questi monaci fanno proprio al caso vostro. Il loro, inoltre, è uno dei pochi monasteri in cui convivono le due forme del rito romano, proprio come desidera il nostro amato Papa.
Il link da seguire è questo: http://osbnorcia.org/?page_id=843&lang=it

Monastero San Benedetto

Veni Redemptor gentium: un capolavoro teologico-musicale per la Novena di Natale

Addentrandoci nell'Avvento ci portiamo avanti, fino ai giorni che precedono immediatamente il Natale.
La chiesa Romana ha assunto l'inno ambrosiano Veni Redemptor gentium per l'ufficio delle letture delle ferie privilegiate d'Avvento. Insomma, quest'inno è una preparazione prossima al Natale.
Opera sicuramente autentica di sant'Ambrogio (+397), è dunque un antichissimo canto di Natale che inneggia alla duplice natura umana e divina del Salvatore, e mette in rilievo il motivo della sua venuta: scendere sulla terra e fino agli inferi per salvare l'umanità perduta e ricondurla al Padre. Meditazione teologica che inizia con la contemplazione del mistero della verginità feconda di Maria, dell'incarnazione del Verbo di Dio che ci cinge il trofeo dell'umana carne, e compie così rivestito la missione che il Padre gli ha assegnato.
A tutti coloro che sono presi dalle stelle di Natale e dalle palline colorate dell'albero, ma anche agli esteti del presepio e a quanti sono ancora convinti che commemorare la venuta di Gesù sia solo pensare a Gesù bambino, ecco un buon testo su cui riflettere e meditare.

VENI REDEMPTOR GENTIUM

Veni redemptor gentium,
Vieni redentore delle genti,
ostende partum Virginis;
rivela il parto della Vergine,
miretur omne saeculum:
tutte le generazioni si stupiscano:
talis decet partus Deum.
tale è il parto che si addice a Dio.


Non ex virili semine,
Non da seme d'uomo,
sed mystico spiramine
ma dall’arcano soffio dello Spirito
verbum Dei factum est caro,
il Verbo di Dio si è fatto carne
fructusque ventris floruit.
ed è fiorito come frutto di un grembo.


Alvus tumescit virginis,
S’inarca il grembo della Vergine,
claustrum pudoris permanet,
ma il pudico chiostro rimane chiuso,
vexilla virtutum micant:
i vessilli delle virtù brillano:
versatur in templo Deus.
Dio ha preso dimora nel suo tempio.


Procedat e thalamo suo,
Esca dal suo talamo nuziale,
pudoris aula regia,
aula regia di santo pudore,
geminae gigas substantiae,
il Forte dalla duplice natura,
alacris ut currat viam.
e corra veloce il suo cammino.


Egressus eius a Patre,
E venuto da suo Padre,
regressus eius ad patrem,
ed è tornato a suo Padre,
excursus usque ad inferos,
discese fino agli Inferi,
recursus ad sedem Dei.
riascese alla sede di Dio.


Aequalis aeterno Patri,
Uguale all'eterno Padre,
carnis trophaeo cingere,
cingi il trofeo della carne,
infirma nostri corporis
rafforza con la tua potenza
virtute firmans perpeti.
la fiacchezza del nostro corpo.


Praesepe iam fulget tuum,
Già rifulge la tua mangiatoia,
lumenque nox spirat novum,
la notte effonde una luce nuova,
quod nulla nox interpolet
nessuna notturna tenebra la offuschi,
fideque iugi luceat.

ma splenda per sempre di fede

Sit Christ rex piissime,
tibi Patrique gloria,
cum Spiritu Paraclito,
in sempiterna saecula.
Cristo re misericordioso a te
e al Padre sia gloria,
insieme allo Spirto Paraclito
per i secoli dei secoli.



Lo spartito è offerto da cantoambrosiano.com

domenica 29 novembre 2009

Scade oggi l'ultimatum del Papa ai francescani secolari ancora non uniti

Da oggi, 29 Novembre, l'Ordine Francescano Secolare anche in Italia è definitivamente uno e unico. I terziari che ancora rifiutassero l'unità, per volere del Pontefice, vengono dimessi dall'Ordine. In occasione della festa di san Francesco del 4 ottobre 2009, la Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita Apostolica aveva emesso un decreto, trasmesso alla Ministra generale OFS Encarnaciòn del Pozo, col quale manifestava la decisione definitiva del Santo Padre riguardo all'unità dell'OFS. Papa Benedetto si è espresso in forma specifica, ovvero senza possibilità di ulteriori ricorsi. Nel decreto sono indicate le modalità, espresse in sei punti, per quanti intendono aderire all'unico Ordine Fracescano Secolare.

Facciamo i nostri migliori auguri all'OFS, in questa prima domenica d'Avvento (e festa di Tutti i Santi francescani), perchè possa presto affermarsi l'unità di tutti i suoi membri e l'obbedienza alla Chiesa, lasciando da parte tutte le convenienze materiali e le pressioni indebite che pur proveniendo da ambiti francescani, nulla hanno a che vedere con il carisma del Serafico Padre.



sabato 28 novembre 2009

Prima Domenica d'Avvento 2009






Scrive Sant'Antonio nel suo sermone per la 1a Domenica d'Avvento:


Considera che quattro sono gli «avventi» (venute) del Signore.
* Il primo avvento fu nella carne, e di esso è detto: «Ecco, verrà il grande Profeta: egli rinnoverà Gerusalemme» (Liturgia della I Domenica di Avvento, 5a antifona delle Lodi).
* Il secondo avvento si compie nella mente; è detto infatti: «Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).
* Il terzo avvento si verificherà nel momento della morte; è detto: «Beato quel servo che il Signore, al suo ritorno, troverà al lavoro» (Lc 12,43).
* Il quarto avvento si compirà nella gloria; leggiamo nell'Apocalisse: «Ecco, verrà sulle nubi, e ogni occhio lo vedrà» (Ap 1,7).
(S. Antonio, Sermoni, I dom. Adv. §3)



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Nella tradizione latina medievale, testimoniataci anche dai Sermoni di Papa Innocenzo III, le quattro domeniche di Avvento erano legate, inversamente, a ciascuno dei temi delle quattro venute del Signore:
1) Prima domenica: si contempla la Parusia, la venuta di Cristo alla fine dei tempi
2) Seconda domenica: si contempla la venuta di Dio e l'incontro con lui alla fine del tempo di ciascuno, la morte personale.
3) Terza domenica: si contempla la venuta del Signore nel tempo di oggi, nell'anima e nella mente qui e ora.
4) Quarta domenica: si contempla la venuta di Gesù nel tempo, l'incarnazione avvenuta una volta per tutte nel grembo della Vergine Maria.

Pensiamo a ciascuna delle venute, contemplando quella già compiutasi per prepararci alle altre.
Buon Avvento.

venerdì 27 novembre 2009

Primi vespri della prima Domenica d'Avvento

Domani sera il Papa in San Pietro aprirà l'Avvento con il canto dei primi Vespri della prima Domenica d'Avvento.
L'anno scorso l'ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice aveva distribuito il PDF del libretto utilizzato. Ovviamente i vespri non sono cambiati, quindi probabilmente verrà ristampato lo stesso opuscolo con le minime variazioni necessarie se i canti proposti non dovessero essere solo quelli gregoriani.

Anno liturgico nuovo, pastorale nuovo. Novità di domani sera: il Papa userà per la prima volta la nuova ferula (croce pastorale) che gli ha regalato il Circolo di San Pietro. Una croce pastorale che riprende in modo moderno quella del Beato Pio IX, che Benedetto XVI ha utilizzato fino ad oggi. Al centro il monogramma di Cristo su un lato e l'agnello pasquale sull'altro, con i quattro evangelisti all'estremità dei bracci della croce sul recto e sul verso i quattro dottori della Chiesa: Ambrogio, Agostino, Atanasio e Giovanni Crisostomo. Palese il simbolismo: Cristo al centro, il cristo agnello pasquale morto e risorto, testimoniato dalla Scrittura (evangelisti) e dalla Tradizione della Chiesa (i santi Dottori). Un riassunto di teologia in un'opera d'arte. Proprio quello che papa Benedetto auspicava pochi giorni fa nell'incontro con gli artisti nella Cappella Sistina.

Vi riproduco il libretto dei primi vespri, che potete trovare qui.

giovedì 26 novembre 2009

Festa di Tutti i santi dell'Ordine Serafico - formulario della Messa

A. Colantonio, San Francesco consegna la regola a S.Antonio e a S.Chiara e ai suoi seguaci , (metà del XV sec.)

Il 29 Novembre, in coincidenza con l'anniversario dell'approvazione della Regola di San Francesco, tutti i suoi figli ricordano i tanti francescani e francescane santificatisi seguendo il vangelo secondo la Regola del Serafico Padre.
Ecco il formulario della Messa propria dell'Ordine Francescano per l'occasione. Il testo in Italiano potete trovarlo al sito di Maranatha.it

Die 29 novembris
OMNIUM SANCTORUM SERAPHICI ORDINIS
FESTUM
ANT. AD INTROITUM Cfr. Apoc. 19, 5-7
Laudem dícite Deo nostro, omnes Sancti eius et qui timétis Deum, pusílli et magni; quóniam regnábit Dóminus Deus noster omnípotens. Gaudeámus, et exsultémus,
et demus glóriam ei.

COLLECTA
Omnípotens sempitérne Deus, qui Ecclésiam tuam váriis Sanctórum seráphici Ordinis splendóribus illustráre dignátus es,
da nobis, eórum memóriam sub una celebritáte venerántibus, ut tam præclára virtútum exémpla sectántes in terris, corónam iustitiæ in cælis cónsequi mereámur.
Per Dóminum.

LECTIO PRIOR
Nomen iustorum vivit in generationem et generationem.
Léctio libri Sirácidæ 44, 1. 10-15
Laudémus viros gloriósos,
et paréntes nostros in generatióne sua
Isti viri misericórdiæ sunt,
quorum pietátes non defuérunt.
Cum sémine eórum pérmanent bona,
heréditas sancta nepótes eórum,
et in testaméntis stetit semen eórum,
et fílii eórum propter illos usque in ætérnum manent;
semen eórum et glória eórum non derelinquétur.
Córpora ipsórum in pace sepúlta sunt,
et nomen eórum vivit in generatiónem et generatiónem.
Sapiéntiam ipsórum narrent pópuli, et laudem eórum núntiet ecclésia.
Verbum Dei.

PSALMUS RESPONSORIUS Ps. 23, 1-2, 3-4, 5-6
R. Hæc est generátio quæréntium fáciem tuam, Dómine.

Dómini est terra et plenitúdo eius, orbis terrárum et qui hábitant in eo. Quia ipse super mária fundávit eum, et super flúmina firmávit eum. R.

Quis ascéndet in montem Dómini, aut quis stabit in loco sancto eius? Innocens mánibus et mundo corde, qui non accépit in vanum nomen eius, nec iurávit in dolum. R.

Hic accípiet benedictiónem a Dómino, et iustificatiónem a Deo salutári suo. Hæc est generátio quæréntium eum, quæréntium faciem Dei Iacob. R.

ALLELUIA
R. Allelúia.
Hæc est vera fratérnitas, quæ vicit mundi crímina: Christum secúta est, ínclyta tenens regna cæléstia.
R. Allelúia.

EVANGELIUM

Quæcúmque habes vende, et séquere me.

In illo témpore: Cum egrederétur Iesus in viam, accúrrens quidam et genu flexo ante eum rogábat eum: «Magister bone, quid faciam ut vitam ætérnam percípiam?»
Iesus autem dixit ei: «Quid me dicis bonum? Nemo bonus nisi unus Deus. Præcépta nosti: ne occídas, ne adúlteres, ne furéris, ne falsum testimónium dixeris, ne fráudem féceris, honóra patrem tuum et matrem».
Ille autem dixit ei: «Magister, haec ómnia conservávi a iuventúte mea».
Iesus autem intúitus eum diléxit eum, et dixit illi: «Unum tibi deest: vade, quæcúmque habes vende et da pauéribus, et habébis thesáurum in cælo, et veni, séquere me».
Verbum Dómini.

SUPER OBLATA
Grata tibi sint, Dómine, múnera
quæ in Sanctórum seráphici Ordinis festivitáte deférimus,
et concéde, ut, quos iam crédimus de sua immortalitáte secúros,
sentiámus de nostra salúte sollícitos.
Per Christum.

PRÆFATIO
V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.
V. Sursum corda.
R. Habémus ad Dóminum.
V. Grátias agámus Dómino Deo nostro.
R. Dignum et iustum est.

Vere dignum et iústum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:

Nobis enim hódie civitátem tuam tríbuis celebráre, quæ mater nostra est, cælestísque Ierúsalem, ubi fratrum nostrórum iam te in ætérnum coróna colláudat. Ad quam peregríni, per fidem accedéntes, alácriter festínámus, congaudéntes de Ecclésíæ sublímium glorificatióne membrórum, qua simul fragilitáti nostræ adiuménta et exémpla concédís.

Et ídeo, cum ipsórum Angelorúmque frequéntía, una te magnificámus, laudis voce clamántes:
Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth, etc.

ANT. AD COMMUNIONEM Mt 5, 8-10
Beáti mundo corde, quóniam ipsi Deum vidébunt; beáti pacífici, quóniam fílii Dei vocabúntur;
beáti qui persecutiónem patiúntur propter iustítiam, quóniam ipsórum est regnum cælórum.

POST COMMUNIONEM
Deus, qui nos uno pane réficis et una spe susténtas,
tua nos páriter grátia corróbora,
ut omnes, cum Sanctis tuis,
unum in Christo corpus et unus spíritus,
ad glóriam cum ipso resurgámus.
Per Christum.

mercoledì 25 novembre 2009

Canti liturgici per bambini? Il gregoriano piace e funziona: ecco le prove

"Gregorian Chants for kids - volume 1" cioè: canti gregoriani per bambini, volume 1. Suona strano eppure è proprio così: canti gregoriani cantati da bambini e per i bambini. E' uscito in sordina a giugno, negli Stati Uniti, un CD di canti gregoriani eseguiti da quattro fratellini, Regina, Nate, Patrick e Brian Smith. Oltre a cantare bene è interessante notare come pronuncino bene il latino e con quanto impegno si applicano a provare e riprovare canti come "o salutaris hostia", "tantum ergo" o il "Gloria" e "Sanctus" della messa De Angelis. Con orgoglio, i fratellini Smith affermano che questo è il canto della Chiesa, per questo lo fanno e gli piace pure! Come dire: "sono cose da grandi, e a noi piacciono le cose da grandi, non le canzoncine dei bambini". Per questo ben venga la sfida di una lingua ostica per l'americano medio, e tale è il latino (e figuriamoci per i più piccoli). Ma i loro genitori e istruttori hanno sperimentato come aiutare l'apprendimento: hanno confezionato gli spartiti gregoriani con la pronuncia inglese sotto ogni sillaba dei canti. E hanno messo a disposizione di tutti questi testi così elaborati sul sito dove si può acquistare il CD: http://www.iconcatholicmusic.com/
Come dice titolo del disco, questo è il primo volume di una serie. Speriamo che i ragazzi continuino a incidere i prossimi con altrettanta bravura e impegno.
Qui sotto vi metto un paio di video con le loro esecuzioni del Kyrie de Angelis e dell'Ave Maria, e - per chi conosce un po' l'inglese, una divertente intervista realizzata mentre veniva prodotto il CD.






Intervista: ma ai bambini piace davvero il gregoriano?



martedì 24 novembre 2009

L'Avvento è alle porte: ripassare Rorate Caeli

Ecco in tempo utile tutto l'occorrente per non farsi trovare impreparati dall'arrivo improvviso dell'Avvento, che si sa, come un ladro nella notte piomba ogni anno addosso alla Chiesa (tanto per rimanere in tema...).
Nel video cantano i giovani chierici domenicani della Provincia inglese, trovate poi un file MP3 con la sola base musicale per cantarci sopra seguendo lo spartito che vi fornisco in fondo a questo post.







Roráte caéli désuper, et núbes plúant jústum.

Ne irascáris Dómine,
ne ultra memíneris iniquitátis:
ecce cívitas Sáncti fácta est desérta:
Síon desérta fácta est:
Jerúsalem desoláta est:
dómus sanctificatiónis túæ et glóriæ túæ,
ubi laudavérunt te pátres nóstri.

Peccávimus, et fácti súmus tamquam immúndus nos,
et cecídimus quasi fólium univérsi:
et iniquitátes nóstræ quasi véntus abstulérunt nos:
abscondísti faciem túam a nóbis,
et allisísti nos in mánu iniquitátis nóstræ.

Víde Dómine afflictiónem pópuli túi,
et mítte quem missúrus es:
emítte Agnum dominatórem térræ,
de Pétra desérti ad móntem fíliæ Síon:
ut áuferat ípse júgum captivitátis nóstræ.

Consolámini, consolámini, pópule méus:
cito véniet sálus túa:
quare mæróre consúmeris,
quia innovávit te dólor?
Salvábo te, nóli timére,
égo enim sum Dóminus Déus túus,
Sánctus Israël, Redémptor túus.
Stillate come rugiada cieli dall’alto,
e le nubi facciano piovere colui che rende giustizia.

Non adirarti Signore,
non soffermarti sulla nostra iniquità
Ecco la città santa è divenuta una città fantasma,
Sion è deserta, Gerusalemme è desolata:
la tua casa, il tempio santo e glorioso,
dove ti lodavano i nostri padri.

Abbiamo ceduto al male, siamo divenuti un panno immondo,
siamo caduti tutti come foglie,
e i nostri peccati ci hanno trascinato via come il vento:
ci hai nascosto il tuo volto
e ci hai abbandonati in mano alle nostre iniquità.

Guarda, o Signore, l’angoscia del tuo popolo,
manda colui che deve essere mandato.
Inviaci l’Agnello dominatore del mondo,
dal pietroso deserto al monte della figlia di Sion,
perchè ci liberi lui dal giogo della prigionia.

Consolati, consolati, popolo mio:
preso arriverà la tua salvezza.
Perchè la mestizia ti consuma?
Perché si rinnova il tuo dolore?
Ti porterò io a salvezza, non temere;
io sono infatti il Signore tuo Dio,
il Santo d’Israele, il tuo Redentore.

lunedì 23 novembre 2009

La corona d'Avvento: regole da rispettare perchè sia significativa

La corona d'Avvento è una tradizione che ha origini scandinave precristiane, accolta dalle chiese luterane e "battezzata" come candelabro d'Avvento. Piano piano è passata dal Nord Europa attraverso i cattolici d'oltralpe fino all'Italia settentrionale, diffondendosi a macchia d'olio in parrocchie, oratori e case private.
Ma cosa significa la corona dell'Avvento e come è fatta? Purtroppo sovente tocca vedere nelle chiese "accozzaglie" di candele o addirittura lampade a olio tra frasche di ogni genere o fiorellini, a volte senza nessun richiamo alla forma tonda della corona, e con colori d'ogni genere.

Qualche anno fa Zenit aveva intervistato Dom Juan Javier Flores Arcas, osb, Rettore del Pontificio Istituto Liturgico dell’Ateneo Sant’Anselmo di Roma, che così spiegava le regole simboliche di questo oggetto di devozione.[in rosso qualche commento personale]:

“La corona d’Avvento deve avere quattro candele viola e senza fiori, ed essere collocata vicino l’altare”.
Qual è il significato delle quattro candele della corona d’Avvento?
Ogni tempo liturgico ha i propri segni che lo contraddistinguono. Anche l’Avvento ha i suoi. La corona d’Avvento ha origine nel Nord d’Europa, precisamente in Scandinavia, e negli ultimi anni è entrata con forza nelle nostre comunità cristiane. Essa consiste in un supporto circolare [indica il tempo che ciclicamente ritorna, ma simboleggia anche l'attesa del ritorno di Cristo] rivestito di rami verdi [cioè di piante sempreverdi: nel cuore dell'inverno si aspetta la primavera, gli abeti rimangono del colore della vita e della speranza quanto tutti gli altri alberi sono spogli] (senza fiori) sul quale vengono collocate quattro candele (il colore viola sarebbe quello più appropriato) [in America è costumanza il viola, in Europa e Italia va molto il rosso per le candele, che si accendono una alla volta, sempre le stesse: nel loro consumarsi si vede visibilmente il passare del tempo e l'avvicinarsi del Natale, mentre di settimana in settimana la luce aumenta: niente lampade a olio o lumini elettrici...].
Queste candele simboleggiano le quattro settimane del tempo d’Avvento e vengono accese una ogni domenica. La corona deve essere collocata in un luogo visibile del presbiterio, vicino all’altare e vicino al pulpito, su un tavolino o su un tronco d’albero, o pendente dal soffitto [la corona pendente dall'alto è la collocazione tradizionale, come un vero candelabro antico: la luce scende dall'alto].


Video tutorial per la corona d'Avvento tirolese classica:


La parola agli Scout della squadriglia Scoiattoli che ci mostrano come costruire una corona d'Avvento semplice:

sabato 21 novembre 2009

Cristo Re e Sacerdote



Per i Padri della Chiesa, e per l'inconografia antica, conservata meglio in Oriente, la regalità di Cristo è inseparabile dal suo eterno e sommo Sacerdozio. Il pontefice ha ricostruito sulla croce il passaggio tra Dio e l'umanità, offrendo se stesso. Per questo si è conquistato un popolo che gli appartiene e di cui è sovrano. Leggiamo il brano esplicativo di Sant'Agostino.


Cristo re e sacerdote.

6. Israele si allieti in colui che l'ha fatto, e i figli di Sion esultino nel loro re. Ciò che aveva detto con Colui che lo ha fatto, questo ripete con Nel suo re. La parola Israele, che voi ascoltate, dice lo stesso che I figli di Sion; e le altre: In colui che lo ha fatto dicono lo stesso che nel suo re. Il Figlio di Dio, che ci ha creati, è venuto in mezzo a noi, e in qualità di nostro re ci governa, dopo che, come creatore, ci aveva fatti esistere. Lo stesso nostro Creatore è, comunque, colui che ci governa; e noi in tanto siamo cristiani in quanto il nostro Creatore e Re è Cristo. Ora, il nome Cristo deriva da crisma, cioè unzione. E, se venivano unti i re e i sacerdoti, Cristo è stato unto proprio perché re e sacerdote. Come re, combatté per noi; come sacerdote offrì se stesso per noi. Quando combatté per noi sembrò quasi che fosse vinto, in realtà però fu vincitore. Fu sì crocifisso, però dalla croce in cui era confitto uccise il diavolo, e per questo è nostro re. Perché poi è sacerdote? Per aver offerto se stesso per noi. Date a lui sacerdote la vittima da offrire. Cosa troverà l'uomo da presentargli come vittima senza macchia? Quale vittima troverà? Che cosa di puro potrà elevare [a Dio] il peccatore? O iniquo, o empio! Qualunque cosa offrirai, sarà immonda, mentre per te dev'essere offerta una vittima monda. Cerca intorno a te qualcosa di puro, da offrire [a Dio]: non lo troverai. Cerca fra le cose tue qualche vittima da offrirgli, [ricordando però che] egli non sì compiace di arieti, né di capri, né di tori. Anche se non gliele offri son roba sua tutte le cose. Offrigli dunque un sacrificio mondo! Tu però sei un peccatore, un empio, hai la coscienza insozzata. Una volta purificato, forse potrai offrirgli un sacrificio puro; ma per diventare puro bisogna che qualcosa sia immolato per te. Ma cosa offrirai per te, per diventare puro? Se sarai stato purificato, potrai offrire ciò che ormai è mondo. Offra dunque se stesso quel sacerdote che è puro e purifichi [gli altri]. È ciò che fece Cristo. Negli uomini non trovò nulla di mondo da poter offrire in pro' degli stessi uomini; allora offrì se stesso come vittima pura. Vittima felice, vittima vera, sacrificio immacolato! Non offrì cose che noi gli avevamo date; o meglio, offrì cose prese da noi ma che lui stesso aveva purificate [per l'offerta]. Offrì infatti la carne che aveva preso da noi. E da chi la prese? Dal seno della vergine Maria. Essendo pura, la offrì per chi era impuro. Egli dunque è re e sacerdote. Rallegriamoci in lui!
(Sant'Agostino, Esposizioni sui Salmi, sal.149)

La Madonna della Salute: con i pellegrini al santuario della Mesopanditissa di Venezia


In tempi di contagio e pandemie, oggi come nel XVII sec., viene in nostro soccorso la Vergine invocata sotto il titolo di Madonna della Salute. A Venezia, da quando in una settimana Maria mise KO il virus che stava decimando la Serenissima, le hanno dedicato un culto particolarmente fervente, che non è scemato neanche in tempo di secolarizzazione postmodenrna.
La splendida Basilica votiva di Baldassarre Longhena attrae non solo per la sua architettura, ma anche - e soprattutto - per il tesoro di fede sinboleggiato dalla "Madonna Nera" (qui a fianco) che in esso si venera.
Oggi, 21 novembre, per i veneti ricorre la festa della Madonna della Salute. Una preghiera e un'invocazione a colei che è "mediatrice di Pace", non solo per l'anima, ma anche per il corpo.

  La festa della Madonna della Salute a Venezia: storia e attualità

venerdì 20 novembre 2009

L'aurora di una rinnovata arte cristiana?

L. Malice, Annunciazione, 1981

Domani Papa Benedetto incontrerà gli artisti, per un'incontro simbolico, quasi a voler ricominciare un dialogo tra Chiesa e arte di cui c'è tanto bisogno. Bisogno, soprattutto, che gli artisti capiscano il contenuto del messaggio cristiano che sono chiamati a mediare attraverso la materia, il colore o il suono, e insieme bisogno che gli uomini di Chiesa si rendano conto di dover guidare gli artisti, pretendendo da loro non un'emotiva espressione dei personali sentimenti religiosi, ma l'oggettiva trasposizione del messaggio cristiano per la fruizione comunitaria.
Vi propongo un articolo tratto dalla rivista TEMPI, mentre vi ricordo - se non l'avete ancora fatto - di firmare l'appello al Papa per il ritorno ad un'arte auntenticamente cattolica. Leggete e meditate il documento dell'appello.

Però basta sarabande e santuari-garage. Appello al Papa per un’arte cattolica
«Noi siamo, per la grazia di Dio, manifestatori agli uomini grossi che non sanno lectera delle cose miracolose operate per virtù ed in virtù della santa fede».

di Emanuele Boffi

«Noi siamo, per la grazia di Dio, manifestatori agli uomini grossi che non sanno lectera delle cose miracolose operate per virtù ed in virtù della santa fede». Lo statuto dei pittori di Siena del 1352 definiva con queste parole la professione dei propri aderenti. Quanti artisti oggi impegnati su committenze di soggetto sacro sarebbero pronti a sottoscrivere una tale affermazione di principio? Pochi, pare di capire, almeno a dar credito alle parole di Antonio Paolucci, direttore dei Musei vaticani, che ha anche recentemente parlato di «divorzio» tra arte e fede, tra Chiesa e artisti: «A far data dall’Ottocento, la Chiesa si è chiusa in difesa, non ha più saputo né voluto rischiare confronti con i movimenti artistici che devastavano e sconvolgevano il mondo. Quando, per dare immagine ai suoi messaggi, adottava uno stile, si attestava su quelli più tradizionali e consolanti. Così si è consumato il grande divorzio. Le risorse spirituali e intellettuali del cristianesimo hanno scelto di disertare il mondo della contemporaneità artistica inabissandosi come un fiume carsico. Oppure – è il fenomeno di cui tutti ai nostri giorni siamo testimoni – aprendosi alle forme di un caotico eclettismo che cerca di tenere insieme astrazione e figura, novità e tradizione, liturgia e funzione, segno e messaggio».
Così, quella grande tradizione di bellezza che aveva nella fede la sua origine – «i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia», diceva Marc Chagall – sembra oggi andata perduta. «Quell’immenso vocabolario», come lo chiamava Paul Claudel, sembra essere oggi poco più che balbettato.
Questa stessa preoccupazione anima un gruppo variopinto di intellettuali, artisti, scrittori, filosofi e giornalisti che ha inviato un Appello a sua santità papa Benedetto XVI. Per un ritorno a un’Arte sacra autenticamente cattolica. Tra i promotori si trovano i nomi dello scrittore Martin Mosebach (primo firmatario), del filosofo Enrico Maria Redaelli, dello storico Paul Badde, del filologo Francesco Colafemmina, del teologo Michele Loconsole, dell’editore Manuel Grillo, del giornalista Sandro Magister e di vari architetti come Nikos Salingaros, Steven J. Schloeder, Steen Heidemann, Duncan G. Stroik, Ciro Lomonte (è sottoscrivibile su internet all’indirizzo appelloalpapa.blogspot.com).
L’appello ricorda in apertura le parole che Paolo VI pronunciò nel “Discorso agli artisti” nel 1964, quando, già consapevole della frattura che s’era andata formando tra arte e fede, chiese agli artisti di riparare a questo danno e aprire una nuova stagione di collaborazione, facendo anche pubblica ammenda per gli errori della Chiesa stessa («Siamo andati anche noi per vicoli traversi, dove l’arte e la bellezza e il culto di Dio sono stai mal serviti»). «A distanza di 45 anni – scrivono amaramente Mosebach e gli altri – i risultati sono modesti, se non del tutto deludenti». L’appello ha parole inequivocabili per definire l’arte e l’architettura sacre: «Esse oggi non sembrano favorire l’incontro dolce e vivificante con l’unico vero Dio, quanto piuttosto ostacolarlo e pervertirlo costantemente». Gli edifici e le musiche moderne sono quasi più un ostacolo alla liturgia e alla comprensione delle verità di fede, che un aiuto. Si imputa ai committenti di affidare spesso la realizzazione di opere ad artisti che «non conoscono o quantomeno apprezzano il Credo della Chiesa e la sua liturgia». Ci si sofferma sul ruolo dell’artista, ormai sempre più lontano da quelle figure cristiane che sapevano «di non lavorare da soli ma in comunione e in continuità con la comunità ecclesiale di tutti i tempi», sull’importanza dello spazio sacro in cui «sarebbe opportuno reintrodurre l’orientamento a Cristo», sulla necessità di un «recupero del canto gregoriano, della buona polifonia e musica organistica», per porre rimedio a «decenni di assoluto sconcerto e probabilismo musicale».

Verso il “conclave degli artisti”
L’appello, chiaro nella lettera ma garbato nei toni, si conclude con l’umile richiesta al Pontefice perché legga in queste parole «la più struggente preoccupazione per le terribili condizioni in cui oggi versano tutte le arti che sempre hanno accompagnato la sacra liturgia, nonché una modesta, umilissima richiesta d’ausilio alla Santità Vostra». E c’è da star certi che Benedetto XVI non deluderà le aspettative, avendo in calendario il 21 novembre a Roma un incontro con gli artisti nella splendida cornice della Cappella Sistina.

Fonte: Tempi.it


Arcabas (Jean-Marie Pirot), Annunciazione

giovedì 19 novembre 2009

"E pose sull'altare l'abominio della desolazione"

Il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive così gli eventi finali della storia umana: "Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti… il mistero dell'iniquità si svelerà sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'anticristo" (CCC n. 676)

Vangelo di Marco 13,14-16: "Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa; chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello".

ORMAI CI SIAMO, E' APPARSO L'ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE DA METTERE SOPRA L'ALTARE!

Complice la "pestilenza" che ci sta colpendo, la famigerata influenza AH1N1, che pare avere poteri apocalittici, ecco che la casa di produzione di arredi e accessori religiosi Purity Solutions, lancia dagli Stati Uniti il suo ultimo prodotto: IL DISTRIBUTORE DI COMUNIONI! Il video mostra come si carica, con ostie sterili, non toccate da mani contaminate, per poter preservarne la necessaria purezza: non certo religiosa, ma batterica e virale!!
Dopo l'acqua santa dispensata elettronicamente, ci tocca vedere questo orrore degli orrori. E tutto in nome del salutismo ad oltranza che sta travolgendo ogni sentimento e minimo rispetto religioso, travestendo l'empietà delle soluzioni con un tocco di tecnologia. Ma questa è una vera "impostura religiosa", come dice il CCC, che "offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità".
Io spero di non vederlo in nessuna chiesa cattolica, ci fosse pure la peste bubbonica. Il video spaventoso, mostra l'insensataggine di una Chiesa protestante (non si capisce se luterana o anglicana), dove addirittura si pubblicizza il modo sterile di distribuire anche il sangue di Cristo (pardon: lì rimane vino...). Il video promozionale vi mostra anche l'uso e la ricarica del dispositivo:











Padre Z conferma che esiste questo orrore e lo trovate a questo link www.puritysolutions.org

Vi si reclamizza il dispenser in oro o argento, i flaconi di ostie sterili e tante altre corbellerie: ma se vengono vendute, vuol dire che ci saranno pure dei compratori!
A questa pagina poi, si magnificano le doti del dispenser: oltre a preservare da ogni contagio (ma non di colpa...), velocizza la distribuzione della santa eucaristia, permettendo a tutti di riceverla dalle mani (si fa per dire...) del sacerdote (cosa certo commendevole). Per spronare all'acquisto, poi, gli smaliziati signori della PURITY, riportano aggiornatissime notizie dei danni tremendi e della devastante avanzata dell'influenza suina (la chiamano così su quel sito).

Concludo questo post orrificante con il motto dell'azienda Purity, produttrice del sacro dispenser
PURITY, LO SPIRITO DELL'INNOVAZIONE
certo nessuno dubitava che si trattasse della tradizione!

Combattiamo i sacrilegi, non permettiamo che i simboli e le realtà più sacre cadano vittime di una folle paura influenzale!
Chi ha proprio orrore del contagio, o ha qualche fobia - sempre da compatire - meglio che si astenga dal ricevere la comunione, piuttosto che richiedere o consigliare al suo parroco accessori mostruosi del genere.

PS. Mi sovviene adesso che un certo Gesù di Nazareth osava toccare i contagiosissimi lebbrosi, e un certo signor Francesco d'Assisi viveva con loro, li abbracciava e mandava i suoi novizi a far pratica nei lazzaretti... e non mi dite che sono cambiati i tempi!

Lo studio, la scienza sacra, la devozione

.

Papa Benedetto XVI ha incontrato oggi i docenti e gli studenti delle Università Cattoliche e Facoltà ecclesiastiche, vi riporto solo un passaggio del discorso per attirare l'attenzione sull'utilità dello studio (soprattutto per i seminaristi, che troppo spesso si chiedono se serva davvero la loro fatica sui libri...):

Cari amici, il vostro impegno di servire la verità che Dio ci ha rivelato partecipa della missione evangelizzatrice che Cristo ha affidato alla Chiesa: è pertanto un servizio ecclesiale. Sapientia christiana cita, al riguardo, la conclusione del Vangelo secondo Matteo: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt 28,19-20). E’ importante per tutti, docenti e studenti, non perdere mai di vista il fine da perseguire, quello cioè di essere strumento dell’annuncio evangelico. Gli anni degli studi ecclesiastici superiori si possono paragonare all’esperienza che gli Apostoli hanno vissuto con Gesù: nello stare con Lui hanno appreso la verità, per diventarne poi annunciatori dappertutto. Al tempo stesso è importante ricordare che lo studio delle scienze sacre non va mai separato dalla preghiera, dall’unione con Dio, dalla contemplazione – come ho richiamato nelle recenti Catechesi sulla teologia monastica medioevale – altrimenti le riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio intellettuale. Ogni scienza sacra, alla fine, rinvia alla "scienza dei santi", alla loro intuizione dei misteri del Dio vivente, alla sapienza, che è dono dello Spirito Santo, e che è anima della "fides quaerens intellectum"

Rileggiamo il biglietto che San Francesco scrisse a Sant'Antonio per incoraggiarlo nello studio e nell'insegnamento della Sacra Scrittura, e noteremo subito una perfetta consonanza con le parole di oggi del Santo Padre:

“A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco, salute! Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in tale occupazione, tu non estingua lo spirito della santa orazione e devozione, come è scritto nella regola. Stai bene”. (Fonti Francescane 251-252)

Melodie dell'Avvento 1: Conditor alme siderum

Nella tradizione della Chiesa d'Occidente ci sono alcune melodie che si sono diffuse dappertutto fin dall'antichità e per secoli hanno segnato musicalmente feste e tempi liturgici. A volte, nel caso degli inni, le parole sono cambiate, anche molto, ma la forza della melodia ha resistito, come un "profumo per le orecchie" che persiste a caratterizzare di sè il momento religioso.
In Avvento incontreremo varie melodie tipiche che non possono e non devono essere dimenticate. Sono portatrici di testi densi teologicamente, che diventano - specie con i giovani - vere e proprie catechesi in musica. Cominciamo oggi con l'inno caratteristico del tempo di Avvento: Conditor alme siderum, conosciuto anche, e forse di più, con le parole che la riforma degli inni di papa Urbano VIII gli ha dato: Creator alme siderum. Ritroviamo la stessa melodia anche per l'inno della novena di Natale En clara vox.
Ascoltiamo dunque questo canto nell'interpretazione dei giovani domenicani inglesi, nella sua forma antica (rimessa in vigore dopo il Vaticano II), e in quella più recente, contenuta nel Liber usualis, interpretata dalla Schola Gregoriana Mediolanensis:



Cónditor alme síderum,
ætérna lux credéntium,
Christe, redémptor ómnium,
exáudi preces súpplicum.

Qui cóndolens intéritu
mortis períre sæculum,
salvásti mundum lánguidum,
donans reis remédium,

Vergénte mundi véspere,
uti sponsus de thálamo,
egréssus honestíssima
Vírginis matris cláusula.

Cuius forti poténtiæ
genu curvántur ómnia;
cæléstia, terréstria
nutu faténtur súbdita.

Te, Sancte, fide quæsumus,
ventúre iudex sæculi,
consérva nos in témpore
hostis a telo pérfidi.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula. Amen.

Vivificante creatore delle stelle,
eterna luce dei credenti,
Cristo, redentore di tutti,
esaudisci le preghiere di chi ti supplica.

Tu compatendo il mondo
che andava in rovina nella morte,
salvasti l'umanità ammalata,
donando una cura ai peccatori,

Mentre scendeva la sera del mondo,
come uno sposo dal talamo nuziale,
sei uscito dall'intemerato
ventre della Vergine madre.

Alla tua forte potenza
tutte le creature piegano il ginocchio;
quelle del cielo, quelle della terra
si mostrano sottomesse alla tua volontà.

Te, o Santo, con fede preghiamo,
te, che verrai come giudice del mondo:
conservaci nel tempo
dalla lancia del perfido nemico.

O Cristo, re piissimo,
a te e al Padre sia gloria
con lo Spirito Paraclito
per i secoli eterni. Amen
Vi propongo anche l'inno tradizionale della Novena di Natale, con un testo italiano che si può cantare sulla stessa melodia latina:

En clara vox redarguit
Oscura quaeque personans:
procul fugentur somnia.
Ab alto Jesus promicat.

En Agnus ad non mittitur
laxare gratis debitum:
omnes simul cum lacrimis
praecemur indulgentiam.

Beatus auctor seculi
Servile corpus induit,
ut carne carnem liberans,
ne perderet quos condidit.

Castae parentis viscera
coelestis intrat gratia,
venter puellae bajulat
secreta quae non noverat.

Domus pudici pectoris
templum repente fit Dei,
intacta nesciens virum,
concepit alvo Filium.

Deo Patri sit gloria,
eiusque soli Filio,
cum Spiritu Paraclito
in saeculorum saecula.
Amen.

L'eco di un grido nitido
gli occulti mal rimprovera
siano fugati gli incubi
Gesù dall'alto sfolgora.

Ecco l'Agnel discendere
a condonare il debito
unanimi con lacrime
orsù chiediamo grazia.

L'almo autor del secolo
assunse corpo e anima
per far la carne libera
e gl'uomini non perdere.

Nel sen di Madre vergine
scende celeste grazia
accoglie il grembo candido
mistero incomprensibile.

Divien la santa Vergine
tempio di Dio l'Altissimo
il Figlio porta integra
senza conoscer uomini.

Al Padre Dio sia gloria
al Figlio unigenito
insieme al Paraclito
nei secoli dei secoli.
Amen.

mercoledì 18 novembre 2009

Il silenzio e il canto: solo a partire dallo spirito della liturgia si può giudicare il vero canto sacro

Una lezione del cerimoniere del Papa, tenuta il 14 novembre a Genova nell'ambito di un corso per la preparazione di animatori liturgico-musicali.
Mons. Marini collega la teologia liturgica all'ermeneneutica della continuità di Benedetto XVI per trarne le conseguenze sulla pratica della liturgia e in particolare del canto della Chiesa. Con chiarezza e semplicità sostiene l'evidenza, che ormai si sta imponendo - almeno a livello teologico e formativo - ci vorrà un po' di tempo perchè passi anche nella prassi. Ma aspettiamo e continuiamo a battere il tasto giusto. Intanto leggete questo magistrale testo, una sintetica rilettura, alla luce della lettera e dello spirito (vero) del Concilio Vaticano II, dei principi della riforma della riforma, esplicitamente citata alla fine dell'intervento.
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Il silenzio e il cant
o
di Guido Marini

È urgente riaffermare l'autentico spirito della liturgia, così come è presente nella ininterrotta tradizione della Chiesa e testimoniato, in continuità con il passato, nel più recente magistero: a partire dal concilio Vaticano II fino a Benedetto XVI. Ho usato la parola "continuità". È una parola cara all'attuale Pontefice, che ne ha fatto autorevolmente il criterio per l'unica interpretazione corretta della vita della Chiesa e, in specie, dei documenti conciliari, come anche dei propositi di riforma a ogni livello in essi contenuti. E come potrebbe essere diversamente? Si può forse immaginare una Chiesa di prima e una Chiesa di poi, quasi che si sia prodotta una cesura nella storia del corpo ecclesiale? O si può forse affermare che la Sposa di Cristo sia entrata, in passato, in un tempo storico nel quale lo Spirito non l'abbia assistita, così che questo tempo debba essere quasi dimenticato e cancellato?
Eppure, a volte, alcuni danno l'impressione di aderire a quella che è giusto definire una vera e propria ideologia, ovvero un'idea preconcetta applicata alla storia della Chiesa e che nulla ha a che fare con la fede autentica.
Frutto di quella fuorviante ideologia è, ad esempio, la ricorrente distinzione tra Chiesa pre-conciliare e Chiesa post-conciliare. Può anche essere legittimo un tale linguaggio, ma a condizione che non si intendano in questo modo due Chiese: una - quella pre-conciliare - che non avrebbe più nulla da dire o da dare perché irrimediabilmente superata; e l'altra - quella post-conciliare - che sarebbe una realtà nuova scaturita dal concilio e da un suo presunto spirito, in rottura con il suo passato.
Quanto affermato fin qui a proposito della "continuità" ha a che fare con il tema che siamo chiamati ad affrontare? Assolutamente sì. Perché non vi può essere l'autentico spirito della liturgia se non ci si accosta a essa con animo sereno, non polemico circa il passato, sia remoto che prossimo. La liturgia non può e non deve essere terreno di scontro tra chi trova il bene solo in ciò che è prima di noi e chi, al contrario, in ciò che è prima trova quasi sempre il male. Solo la disposizione a guardare il presente e il passato della liturgia della Chiesa come a un patrimonio unico e in sviluppo omogeneo può condurci ad attingere con gioia e con gusto spirituale l'autentico spirito della liturgia. Uno spirito, dunque, che dobbiamo accogliere dalla Chiesa e che non è frutto delle nostre invenzioni. Uno spirito, aggiungo, che ci porta all'essenziale della liturgia, ovvero alla preghiera ispirata e guidata dallo Spirito Santo, in cui Cristo continua a divenire a noi contemporaneo, a fare irruzione nella nostra vita. Davvero lo spirito della liturgia è la liturgia dello Spirito.
Nella misura in cui assimiliamo l'autentico spirito della liturgia, diventiamo anche capaci di capire quando una musica o un canto possono appartenere al patrimonio della musica liturgica o sacra, oppure no. Capaci, in altre parole, di riconoscere quella musica che sola ha diritto di cittadinanza all'interno del rito liturgico, perché coerente con il suo spirito autentico. Se parliamo, allora, all'inizio di questo corso, di spirito della liturgia, ne parliamo perché solo a partire da esso è possibile identificare quali siano la musica e il canto liturgico.
Riguardo al tema proposto non pretendo d'essere esauriente. Non pretendo, neppure, di trattare tutti i temi che sarebbe utile affrontare per una panoramica complessiva della questione. Mi limito a considerare alcuni aspetti dell'essenza della liturgia, con riferimento specifico alla celebrazione eucaristica, così come la Chiesa ce li presenta e così come ho imparato ad approfondirli in questi due anni di servizio accanto a Benedetto XVI: un vero maestro di spirito liturgico, sia attraverso il suo insegnamento, sia attraverso l'esempio del suo celebrare.

La partecipazione attiva
I santi hanno celebrato e vissuto l'atto liturgico partecipandovi attivamente. La santità, come esito della loro vita, è la testimonianza più bella di una partecipazione davvero viva alla liturgia della Chiesa. Giustamente, dunque, e anche provvidenzialmente, il concilio Vaticano II ha insistito tanto sulla necessità di favorire un'autentica partecipazione dei fedeli alla celebrazione dei santi misteri, nel momento in cui ha ricordato la chiamata universale alla santità. E tale autorevole indicazione ha trovato puntuale conferma e rilancio nei tanti documenti successivi del magistero fino ai nostri giorni.
Tuttavia, non sempre vi è stata una comprensione corretta della "partecipazione attiva", così come la Chiesa insegna ed esorta a viverla. Certo, si partecipa attivamente anche quando si compie, all'interno della celebrazione liturgica, il servizio che è proprio a ciascuno; si partecipa attivamente anche quando si ha una migliore comprensione della Parola di Dio ascoltata e della preghiera recitata; si partecipa attivamente anche quando si unisce la propria voce a quella degli altri nel canto corale... Tutto questo, però, non significherebbe partecipazione veramente attiva se non conducesse all'adorazione del mistero della salvezza in Cristo Gesù morto e risorto per noi: perché solo chi adora il mistero, accogliendolo nella propria vita, dimostra di aver compreso ciò che si sta celebrando e, dunque, d'essere veramente partecipe della grazia dell'atto liturgico.
La vera azione che si realizza nella liturgia è l'azione di Dio stesso, la sua opera salvifica in Cristo a noi partecipata. Questa è, tra l'altro, la vera novità della liturgia cristiana rispetto a ogni altra azione cultuale: Dio stesso agisce e compie ciò che è essenziale, mentre l'uomo è chiamato ad aprirsi all'azione di Dio, al fine di rimanerne trasformato. Il punto essenziale della partecipazione attiva, di conseguenza, è che venga superata la differenza tra l'agire di Dio e il nostro agire, che possiamo diventare una cosa sola con Cristo. Ecco perché non è possibile partecipare senza adorare. Ascoltiamo ancora un brano della Sacrosanctum concilium: "Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro, di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti" (n. 48).
Rispetto a questo, tutto il resto è secondario. E mi riferisco, in particolare, alle azioni esteriori, pur importanti e necessarie, previste soprattutto durante la Liturgia della Parola. Mi riferisco a esse, perché se diventano l'essenziale della liturgia e questa viene ridotta a un generico agire, allora s'è frainteso l'autentico spirito della liturgia. Di conseguenza, la vera educazione liturgica non può consistere semplicemente nell'apprendimento e nell'esercizio di attività esteriori, ma nell'introduzione all'azione essenziale, all'opera di Dio, al mistero pasquale di Cristo dal quale lasciarsi raggiungere, coinvolgere e trasformare. E non si confonda il compimento di gesti esterni con il giusto coinvolgimento della corporeità nell'atto liturgico. Senza nulla togliere al significato e all'importanza del gesto esterno che accompagna l'atto interiore, la Liturgia chiede molto di più al corpo umano. Chiede, infatti, il suo totale e rinnovato impegno nella quotidianità della vita. Ciò che il Santo Padre Benedetto XVI chiama "coerenza eucaristica". È proprio l'esercizio puntuale e fedele di tale coerenza l'espressione più autentica della partecipazione anche corporea all'atto liturgico, all'azione salvifica di Cristo.
Aggiungo ancora. Siamo proprio sicuri che la promozione della partecipazione attiva consista nel rendere tutto il più possibile e subito comprensibile? Non sarà che l'ingresso nel mistero di Dio possa essere anche e, a volte, meglio accompagnato da ciò che tocca le ragioni del cuore? Non succede, in taluni casi, di dare uno spazio sproporzionato alla parola, piatta e banalizzata, dimenticando che alla liturgia appartengono parola e silenzio, canto e musica, immagini, simboli e gesti? E non appartengono, forse, a questo molteplice linguaggio che introduce al centro del mistero e, dunque alla vera partecipazione, anche la lingua latina, il canto gregoriano, la polifonia sacra?

Quale musica per la liturgia
Non compete a me addentrarmi direttamente in ciò che attiene la musica sacra o liturgica. Altri, con più competenza, tratteranno l'argomento nel corso dei prossimi incontri.
Ciò che, però, mi sta a cuore sottolineare è che la questione della musica liturgica non può essere considerata indipendentemente dall'autentico spirito della liturgia e, dunque, dalla teologia liturgica e della spiritualità che ne consegue. Quanto, allora, si è andato affermando - ovvero che la liturgia è un dono di Dio che a Lui ci orienta e che, mediante l'adorazione, ci permette d'uscire da noi stessi per unirci a Lui e agli altri - non solo cerca di fornire alcuni elementi utili alla comprensione dello spirito liturgico, ma anche elementi necessari al riconoscimento di ciò che davvero può dirsi musica e canto per la liturgia della Chiesa.
Mi permetto, al riguardo, solo una breve riflessione orientativa. Ci si potrebbe domandare il motivo per cui la Chiesa nei suoi documenti, più o meno recenti, insista nell'indicare un certo tipo di musica e di canto come particolarmente consoni alla celebrazione liturgica. Già il Concilio di Trento era intervenuto nel conflitto culturale allora in atto, ristabilendo la norma per cui nella musica l'aderenza alla Parola è prioritaria, limitando l'uso degli strumenti e indicando una chiara differenza tra musica profana e musica sacra. La musica sacra, infatti, non può mai essere intesa come espressione di pura soggettività. Essa è ancorata ai testi biblici o della tradizione, da celebrare nella forma del canto. In epoca più recente, il Papa san Pio X fece un intervento analogo, cercando di allontanare la musica operistica dalla liturgia e indicando il canto gregoriano e la polifonia dell'epoca del rinnovamento cattolico come criterio della musica liturgica, da distinguere dalla musica religiosa in generale. Il concilio Vaticano II non ha fatto che ribadire le stesse indicazioni, così come anche i più recenti interventi magisteriali.
Perché, dunque, l'insistenza della Chiesa nel presentare le caratteristiche tipiche della musica e del canto liturgico in modo tale che rimangano distinti da ogni altra forma musicale? E perché il canto gregoriano come la polifonia sacra classica risultano essere le forme musicali esemplari, alla luce delle quali continuare oggi a produrre musica liturgica, anche popolare?
La risposta a questa domanda sta esattamente in quanto abbiamo cercato d'affermare in merito allo spirito della liturgia. Sono proprio quelle forme musicali - nella loro santità, bontà e universalità - a tradurre in note, in melodia e in canto l'autentico spirito liturgico: indirizzando all'adorazione del mistero celebrato, favorendo un'autentica e integrale partecipazione, aiutando a cogliere il sacro e, quindi, il primato essenziale dell'agire di Dio in Cristo, consentendo uno sviluppo musicale non disancorato dalla vita della Chiesa e dalla contemplazione del suo mistero.
Mi sia permessa un'ultima citazione di Joseph Ratzinger: "Gandhi evidenzia tre spazi di vita del cosmo e mostra come ognuno di questi tre spazi vitali comunichi anche un proprio modo di essere. Nel mare vivono i pesci e tacciono. Gli animali sulla terra gridano, ma gli uccelli, il cui spazio vitale è il cielo, cantano. Del mare è proprio il tacere, della terra il gridare e del cielo il cantare. L'uomo però partecipa di tutti e tre: egli porta in sé la profondità del mare, il peso della terra e l'altezza del cielo; perciò sono sue anche tutte e tre le proprietà: il tacere, il gridare, il cantare. Oggi (...) vediamo che all'uomo privo di trascendenza rimane solo il gridare, perché vuole essere soltanto terra e cerca di far diventare sua terra anche il cielo e la profondità del mare. La vera liturgia, la liturgia della comunione dei santi, gli restituisce la sua totalità. Gli insegna di nuovo il tacere e il cantare, aprendogli la profondità del mare e insegnandogli a volare, l'essere dell'angelo; elevando il suo cuore fa risuonare di nuovo in lui quel canto che si era come assopito. Anzi, possiamo dire persino che la vera liturgia si riconosce proprio dal fatto che essa ci libera dall'agire comune e ci restituisce la profondità e l'altezza, il silenzio e il canto. La vera liturgia si riconosce dal fatto che è cosmica, non su misura di un gruppo. Essa canta con gli angeli. Essa tace con la profondità dell'universo in attesa. E così essa redime la terra" (Cantate al Signore un canto nuovo, pp. 153-154).

Concludo. È ormai da alcuni anni che nella Chiesa, a più voci, si parla della necessità d'un nuovo rinnovamento liturgico. D'un movimento, in qualche modo analogo a quello che pose le basi per la riforma promossa dal concilio Vaticano II, che sia capace di operare una riforma della riforma, ovvero ancora un passo avanti nella comprensione dell'autentico spirito liturgico e della sua celebrazione: portando così a compimento quella riforma provvidenziale della liturgia che i padri conciliari avevano avviato, ma che non sempre, nell'attuazione pratica, ha trovato puntuale e felice realizzazione.

(©L'Osservatore Romano - 18 novembre 2009)

La sfida di pensare la pastorale e la preghiera liturgica anche per chi non ha l'udito

Si apre domani in Vaticano il convegno sulla realtà dei non udenti nella vita della Chiesa e sul loro contributo nell'apostolato

Offrire “un'opportunità per valorizzare l’apporto delle persone non udenti nei diversi campi di apostolato, dando pieno riconoscimento alla rilevanza del loro operato”. E’ l’obiettivo della Conferenza internazionale incentrata sul tema: “Effatà! La Persona sorda nella vita della Chiesa”. Il Congresso, promosso dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, si terrà in Vaticano dal 19 al 21 novembre prossimi.
L’iniziativa è stata presentata ieri nella Sala Stampa della Santa Sede. Alla conferenza stampa hanno partecipato, tra gli altri, mons. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, e padre Savino Castiglione, della Congregazione Piccola Missione per i Sordomuti.

Nel mondo, sono oltre 278 milioni le persone con deficit uditivo. Tra queste, 59 milioni sono affette da sordità totale. L’80% delle persone non udenti vive nei Paesi meno sviluppati, dove la mancanza di infrastrutture sanitarie adeguate e di interventi tempestivi si aggiunge alle difficoltà economiche per l’acquisto dei farmaci. Spesso, sono compromessi l’inserimento nel mondo del lavoro, la partecipazione alla vita sociale e la possibilità di crearsi una famiglia. Un grave impedimento è anche quello alla possibilità di crescita nella vita spirituale e nella pratica religiosa, come ha sottolineato mons. Zygmunt Zimowski:

“Le ricadute sono notevoli quanto inevitabili sulla vita della Chiesa cattolica, della quale si stima facciano parte circa un milione e 300 mila sordi”.

Non si può rimanere sordi alla Parola di Dio. Il brano evangelico della guarigione del sordomuto, al quale Gesù dice “Effatà, apriti”, è un invito a non vivere nel nascondimento, a non chiudersi in se stessi. Mons. José Redrado, segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari:

“Il Signore davanti al sordo grida: Apriti! E’ un grido di speranza, è un esperienza per il sordo che comincia a sentire e a proclamare. E questo gesto di Gesù lo prende la Chiesa e dice: Apriti!”.

Chi ha aperto il proprio animo - ha aggiunto mons. Redrado - è il grande compositore Beethoven, che ha vissuto l’esperienza della sordità:

“Beethoven vive isolato vicino a Vienna e scrive pagine amare, desolate dove affiorano propositi di suicidio. E’ condannato a non udire più le sue melodie che nell’intimo dell’animo. Ma compie uno sforzo titanico - a questo mi riferisco come segno di Chiesa - e supera la crisi. La fine non è la tomba, la depressione ma il trionfo, il premio allo sforzo, la risurrezione dello spirito sulla fragile materia”.

Il Congresso prenderà in esame gli aspetti medici, sociali e psicologici della sordità e le necessità pastorali delle persone sorde. L’incontro sarà tradotto anche nelle lingue dei segni. Esponenti del clero e di istituti religiosi e del laicato si soffermeranno sulla loro esperienza di persone sorde. Particolarmente toccante sarà la testimonianza di padre Cyril Axelrod, missionario sudafricano sordo-cieco, che annuncia la Parola comunicando con i gesti per lanciare un messaggio universale: nessuno può davvero sentirsi escluso dall’amore di Dio.
(Amedeo Lomonaco - Radio Vaticana)

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Pensate quanto è difficile per una persona nata sordomuta ASCOLTARE la Parola di Dio, SCIOGLIERE LA LINGUA in preghiere e canti di lode e CONFESSARE CON LA BOCCA i propri peccati per ottenere il perdono... Tutte cose scontate per gli udenti e parlanti, ma che effettivamente devono essere offerte anche a chi, per un handicap, vedrebbe preclusa la più importante delle relazioni: quella con Dio, che - a differenza delle cose di questo mondo - non può essere raggiunto con la vista, ma del quale bisogno accogliere la Parola.
Ecco alcuni esempi di utilizzo della Lingua dei Segni per pregare e fare catechesi:







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