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venerdì 26 febbraio 2010

Venerdì di quaresima: cantiamo Vexilla regis!

Composto da San Venanzio Fortunato (sec. VI-VII) come inno processionale per accogliere le reliquie gloriose della santa Croce, è uno degli inni più belli. Viene usato nella Settimana Santa ai Vespri, ma è ideale per ogni venerdì di Quaresima, soprattutto alla via Crucis.



Avanza il vessillo del Re, risplende il mistero della Croce, sulla quale Gesù, nostra vita, subì la morte e con la morte ci ridonò la vita.

Dopo essere stato ferito dalla punta crudele di una empia lancia, per lavarci dal peccato stillò acqua e sangue.

O luminoso Albero tinto di regia porpora, tra tutti eletto a reggere le sante membra di Cristo.

Beata Croce splendida innalzi il Re dei secoli con il suo sangue prezioso ci riscattò dal male.

Altare e tu, vittima, salve! È gloria la morte cruenta, la vita che soffre la morte, con la morte la vita ci dona.

Salve o Croce, unica speranza, in questo tempo della passione, accresci la grazia ai giusti e cancella le colpe ai peccatori.

O altissima Trinità celeste, Ti lodi ogni spirito, proteggi sempre quelli che hai salvato con il mistero della Croce. Amen.



giovedì 25 febbraio 2010

La Kaessmann si è dimessa

La vescovessa protestante ha fatto mea culpa, e tornata più savia dei suoi colleghi uomini, si è spontaneamente dimessa dalla carica da cui non era stata deposta. Ha fatto la scelta giusta come ammenda della sua guida pericolosa e per non dividere la comunità ecclesiale luterana. Diamo atto.
Sic transit gloria mundi: appena 4 mesi.
La cosa abbastanza irritante è che tutti i giornali continuino a chiamarla "papessa", invece è solo la presidentessa dei vescovi, una specie di Bagnasco di Germania, se mi si passa la similitudine che non vuole essere offensiva per nessuno.

mercoledì 24 febbraio 2010

La vescovessa luterana e i dettami di san Paolo

Che la Chiesa luterana non sia più evangelica come vorrebbe il suo nome lo dimostra l'ultima votazione "di fiducia" che i vescovi tedeschi hanno dato alla loro "presidentessa" Margot Kaessmann (leggi qui). La presule è stata trovata qualche giorno fa a guidare in stato di ebbrezza alcolica. Sfrecciava sulla sua Mercedes bruciando un semaforo rosso. Pazienza, dicono per ora i suoi colleghi, nonostante l'arresto, la denuncia e il ritiro della patente! La Kaessmann, prima donna alla guida della Chiesa luterana di Germania, nonostante lo scandalo che ha dato non si è dimessa, anzi ha ottenuto umana comprensione dagli altri sedicenti vescovi. Se guida la chiesa con la stessa sobrietà con cui guida la sua auto c'è poco da stare allegri.
Eppure la Parola di Dio è chiarissima a questo riguardo, ma forse i prelati luterani non leggono più la Bibbia che il loro eresiarca Martino ha tradotto 500 anni fa. Dice dunque in proposito la 1 lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo, capitolo 3, versetti 1-3:

È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino....

A parte il fatto che la vescovessa Kaessmann è divorziata (ma non risposata) e quindi formalmente è stata sposata una sola volta, c'è il problema del "molto vino" (aveva un tasso alcolico di tre volte superiore al limite!). A meno che il problema non sia stato causato dalla birra (si sa com'è in Germania...). In questo caso, è evidente, la Parola di Dio non si applica: la birra non è mica vino!

lunedì 22 febbraio 2010

Tu es Petrus: la festa della solida fede dell'Apostolo pescatore

Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa

Il canto Tu es Petrus (Perosi)


La semplicissima antifona gregoriana (secondo il graduale simplex)

Viene benissimo anche in traduzione italiana. Vi posto un mio rapido adattamento di questo versetto:

Liturgia preconciliare per gli Ordini religiosi: decisione rimessa ai Superiori

Una importantissima risposta della Commissione Ecclesia Dei chiarisce un aspetto non normato dal Motu Proprio Summorum Pontificum, che liberalizza l'uso del Messale Romano di Giovanni XXIII (1962).
Il punto controverso era questo: è possibile utilizzare, con le stesse modalità contenute nel Motu Proprio per il Messale Romano, anche i Messali o i rituali degli Ordini religiosi che, prima del Concilio, avevano in uso una propria tradizione liturgica? Ovvero, possono i sacerdoti Francescani, Domenicani, Carmelitani, Servi di Maria, Certosini, Cistercensi e altri riprendere liberamente l'uso dei libri liturgici del loro Ordine così come erano nel 1962?
La Commissione Ecclesia Dei dice che 1) E' possibile riprendere l'uso di tali libri liturgici, ma 2) Tocca ai superiori degli Ordini la decisione.
Interessante risposta, come si può leggere nel documento originale che allego qui sotto. Si ribadisce che ogni sacerdote (quindi sia secolare che regolare) può liberamente utilizzare il Rito Romano del 1962, ma per quanto riguarda la liturgia degli Ordini religiosi, la regolazione della stessa riguarda esclusivamente gli Ordini in questione e il singolo religioso non può tornare all'uso precedente senza l'esplicito consenso dell'Ordine stesso (espresso dai Superiori).
Tutto chiaro? Non ancora. A quali superiori si riferisce la PCED? Ai soli Superiori Generali? Non pare, visto che già singoli abati sono stati autorizzati da Roma a riprendere il rito antico del loro Ordine, e gli abati corrispondono, negli Ordini mendicati, ai superiori provinciali. Ma forse anche singole case, se c'è il consenso del superiore locale, possono autorizzare l'uso dei libri liturgici preconciliari.
Manca ancora quest'ultima chiarificazione, sulla base dei vari livelli di "superiorato". Io sarei inclinato a dare la potestà della decisione ai Superiori Provinciali, ai quali il singolo religioso può facilmente adire. In questo ci sarebbe poi il precedente dei monasteri dell'Ordine cistercense tornati all'uso antico.

Fonte notizia: The Barque of Peter

Guardare e inorridire: Ecco cosa può succedere con la comunione in mano

Queste immagini orripilanti stanno facendo il giro del mondo. Pochi giorni or sono, la fidanzata del candidato (divorziato) alla presidenza del Costa Rica Otto Guevara riceve la comunione in mano, durante una messa celebrata dall'Arcivescovo con tutti i candidati alla presidenza della repubblica il giorno delle elezioni, e cosa fa la giovane amica di Guevara? Sbocconcella l'ostia consacrata e tornandosene al suo posto con il "biscottino" in mano ne infila metà nella tasca del suo fidanzato, forse come portafortuna, chissà! Magari con l'intenzione di "metterla via per dopo". Comunque sia il suo fidanzato non ha vinto le elezioni, e lei, con questo gesto, ha inorridito la nazione e il mondo cattolico intero. Speriamo che qualcuno in altro (e in basso) ripensi a quanta ignoranza c'è in giro e si impedisca in futuro questo scempio. Ritirare l'indulto della comunione in mano, come accadde già nella chiesa almeno dal IX secolo in poi, non mi parrebbe inappropriato davanti a gesti come quello fissato dalle telecamere della TV del Costa Rica (e non parliamo dei sacrilegi consumati senza foto o video!!)

sabato 20 febbraio 2010

Foto della traslazione e tumulazione di Sant'Antonio nella sua Arca restaurata


L'ora è tarda, ma posto qualche foto dell'evento di stasera: la chiusura dell'ostensione del corpo di sant'Antonio e la reposizione delle reliquie nell'Arca cinquecentesca, che da domani sarà di nuovo il cuore pulsante della Basilica e della devozione antoniana.
All'inizio della semplice celebrazione è stato letto un toccante telegramma del Papa indirizzato al Padre Rettore della Basilica. Domani posterò il testo.
L'urna del Santo viene prelevata dai frati 
frati delle tre famiglie del Primo Ordine francescano portano l'urna
Minori, Minori Conventuali e Minori Cappuccini scortano il Santo confratello
Arrivo alla cappella dell'Arca gremita di religiosi
L'urna viene chiusa in una cassa di legno....
e collocata sotto l'altare
Un'ultimo sguardo alla cassa. Ancora un attimo e il corpo di Antonio si cela alla vista, ma non all'occhio della fede

Sant'Antonio: La pergamena firmata da Giovanni Paolo II, testimonianza della sua devozione al Santo

Preparando la tomba di sant'Antonio che questa sera, a Dio piacendo e pellegrini permettendo, accoglierà nuovamente le reliquie del Dottore Evangelico, i frati hanno visionato le pergamene lasciate nella cassa lignea del Santo nel 1981, in occasione della precedente ricognizione canonica dei resti mortali di Antonio. Di notevole interesse il documento che Giovanni Paolo II volle lasciare nel 1982 (12 settembre), quando, rimessosi dall'attentato subito il 13 maggio 1981, passò a Padova a pregare il Taumaturgo portoghese. In quell'occasione - quasi nessuno lo ha menzionato in questi giorni dell'ostensione del Santo - le reliquie di Antonio vennero mostrate al Santo Padre con un'ostensione particolare. In anteprima il blog può offrire le foto della pergamena con la firma del servo di Dio Giovanni Paolo II.

In questo momento la coda per entrare in Basilica a venerare le reliquie è di ben quattro ore, eppure la gente con compostezza e armata di pietà e devozione non demorde. Peccato per la pioggerella fine e fastidiosa, che mette ulteriormente alla prova la pazienza dei pellegrini.
Ieri sera una bellissima veglia notturna ha portato oltre 3 mila giovani a stipare la Basilica all'inverosimile, in preghiera silenziosa e canti. Un'emozione meravigliosa sentire voci giovanili cantare il Si quaeris gregoriano in onore del Santo Dottore Evangelico e ricevere con devozione il pane benedetto dopo aver sfilato accanto all'urna! I canti nello stile di Taizè hanno tenuto un clima di concentrazione, nonostante il numero enorme di intervenuti.
Qui sotto il video della Veglia dei Giovani:

giovedì 18 febbraio 2010

Anglicani: iniziato il controesodo

Dobbiamo attendere il 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro, per avere l'ufficialità delle notizie, ma il buon Damian Thompson è incontenibile, e in questi giorni ci sta anticipando non poche novità riguardo l'attuazione di "Anglicanorum Coetibus", cioè il piano di Papa Benedetto per il ritorno degli anglicani in piena comunione con Roma.
Sappiamo che in Australia sia la Traditional Anglican Communion, cioè quella Chiesa anglicana indipendente che ha messo in moto il processo per giungere agli ordinariati personali, sia l'associazione Forward in Faith, cioè gli anglicani veri e propri, ma di orientamento tradizionale-cattolico, vogliono unire le forze per un unico Ordinariato e hanno già formalmente fatto le necessarie richieste.
Nel frattempo un'altra notizia grossa ha colpito la rete: il vescovo ausiliare di Newcastle in Inghilterra, Paul Richardson (63 anni) si è convertito silenziosamente il mese scorso al cattolicesimo. Senza scalpori ha lasciato la veste paonazza e i non pochi privilegi del suo status per diventare un semplice laico della diocesi londinese di Southwark. Il controesodo sta iniziando. Speriamo - dice sempre Thompson - che i vescovi di Inghilterra e Galles sia accoglienti come vuole il Papa (e come impone il vangelo) con questi fratelli cristiani di ritorno (cosa non del tutto scontata).

mercoledì 17 febbraio 2010

Il card. Biffi ci introduce alla Quaresima

Ricevo e ripropongo questa intensa omelia per l'inizio della Quaresima offerta dal Card. Biffi ai fedeli di Bologna il mercoledì delle Ceneri del 1986:

OMELIA NELLA MESSA DEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI (di S.E. Card. Giacomo Biffi)

Nell'orazione conclusiva del rito di questa sera noi chiederemo al Signore che il cammino quaresimale, oggi iniziato, riesca «efficace per la guarigione del nostro spirito».

«Per la guarigione»: noi siamo un po' tutti malati, e abbiamo bisogno di cure.

L'uomo moderno è afflitto da una cattiva salute, e, anche se non lo sa, aspira a incontrare un abile clinico capace di risanarlo. Questo tempo di quaresima ci è offerto appunto come una grande e necessaria medicina, come l'occasione favorevole per rimetterci in sesto, come l'incontro ravvicinato con Cristo, il medico divino che si è chinato sulle nostre ferite ed è sempre pronto ad avere compassione delle nostre infermità.

L'elenco dei nostri mali costituirebbe un voluminoso trattato di patologia spirituale. Ci accontenteremo di citarne qualcuno, indicandone insieme i rimedi che la Chiesa vuol suggerirci in questo tempo di grazia.
* * *
L'uomo di oggi appare prima di tutto debilitato nella sua sanità mentale.

Si ragiona poco e si ragiona male. L'umanità in molte circostanze sembra affetta da schizofrenìa: cerca il proprio bene, e di fatto corre verso il proprio male; esalta l'uomo a parole, e lo avvilisce nei fatti: lo esalta fin quasi a difenderlo dall'amore del suo Creatore e a sottrarlo all'influenza di Dio, che pur vuol solo il suo bene; e lo avvilisce, lasciandolo in balìa dell'egoismo umano, che invece arriva a manipolare e a uccidere. Moltiplica i mezzi che in se stessi non dànno motivo e significato all'esistere e all'agire, e trascura di guardare ai fini e ai traguardi di tutto il suo agitarsi.

Proprio questa assenza di razionalità rende spesso così desolante la lettura dei giornali e l'ascolto delle dichiarazioni dei nostri contemporanei, anche di quelli di più grande fama.

Del resto, ciascuno di noi, se è sincero, deve riconoscere di essere troppe volte insipiente nei suoi giudizi e nel suo comportamento.

Quando ci attacchiamo alle cose che passano e trascuriamo l'eterno; quando inseguiamo la vanità e l'esteriorità, e non diamo spazio alla vita dello spirito; quando decidiamo una condotta che ci toglie la pace e a poco a poco ci fa perdere il senso dei veri valori, noi, prima ancora che contro la religione, pecchiamo contro la ragione e il buon senso.

Ed ecco che la Chiesa ci propone con la quaresima una cura di ragionevolezza, praticata attraverso un contatto più assiduo e prolungato con la verità, così come ci è offerta dalla parola di Dio.

* * *
In queste settimane dobbiamo diventare tutti un po' più ragionevoli, cioè più seri e pensosi.

Dobbiamo riproporci, per esempio, le semplici e fondamentali domande, che troppo spesso nella nostra esistenza quotidiana sono soffocate dalle mille questioni complicate e inutili che ci interessano tanto, magari anche dalle questioni di modalità religiosa e di attualità ecclesiastica. O uomo - ci dice oggi la divina Sapienza - pensa un poco a te stesso: alla tua origine, al tuo destino, al tuo errore, alla tua conversione.

Qual è la nostra origine? La risposta della verità sanamente ci umilia e al tempo stesso ci rasserena. Siamo stati fatti dal niente, perciò non abbiamo niente che ci spetti come un diritto, e il nostro esistere tende di sua natura ad annullarsi, se non è salvato dall'alto da una mano pietosa. Siamo stati creati da Dio; da un Dio che è artefice nobile e grande, e perciò grande è la nostra dignità e la nostra nativa bellezza; da un Dio che non abbandona mai l'opera delle sue mani, e dunque non dobbiamo avere nessun timore, perché siamo tenuti saldamente nell'essere dal filo tenace di un amore onnipotente e fedele.

Qual è il nostro destino? Siamo incamminati a morire e a diventare polvere; di fronte a questa prospettiva ogni miraggio mondano perde di fascino, ogni rancore si ricompone, ogni smania necessariamente si quieta: questo è l'insegnamento del giorno delle ceneri, che inaugura e avvia il tempo quaresimale. Così come, alla conclusione dei quaranta giorni, il mistero della Pasqua ci dirà che siamo destinati a risorgere e a vivere eternamente, in modo che già da adesso possiamo e dobbiamo vivere nella gioia.
* * *
Il brano del Vangelo poi ci suggerisce un itinerario concreto di conversione, che è come un elenco di rimedi per tutti gli altri principali malanni dell'animo.

Siamo qualche volta colpiti da «afasìa» nei confronti di Dio, cioè da incapacità di parlare col Padre che è nei cieli e vive anche nell'intimo dei nostri cuori, di colloquiare con lui sottraendoci al multiloquio che a ogni ora ci frastorna e distrae.

Il rimedio è una preghiera vera, prolungata, schietta, incurante dell'attenzione degli altri, desiderosa di una personale ed espressa comunione con l'Autore di ogni bene, nel segreto della vita interiore.

Siamo anche afflitti da inappetenza: inappetenza per sazietà e per ottundimento della facoltà di gustare i beni della divina creazione.

Non sappiamo più apprezzare le molte e stupende cose create perché ne abbiamo troppe a portata di mano. Abbiamo perso la capacità di stupirci, di gioire del bello e del buono quotidianamente incontrato, di assaporare i sani e semplici piaceri dell'esistenza, così come sapeva fare l'uomo di un tempo, sempre povero, spesso affamato, per il quale ogni piccola ragione di festa diventava un dono e un tesoro.

Il principale problema di questa nostra società pasciuta, svogliata, disamorata, sempre più bisognosa di stimoli esotici e inconsueti, non è più quello di trovare un po' di cibo e un po' di calore, ma quello di schivare un'alimentazione troppo ricca; è quello di oltrepassare continuamente le proprie esperienze, perché si è già visto tutto, si è già tutto avuto. E così ci avviamo a diventare un popolo annoiato, ottuso, senza allegria, senza entusiasmi, senza ideali.

Allora la misericordia del Signore ci pone davanti l'antidoto della mortificazione liberamente decisa e attuata, l'antica ricetta della penitenza, divenuta di grande attualità. Ritrovare la strada della rinuncia - nelle forme che a ciascuno parranno concretamente praticabili e più opportune - vuol dire incamminarsi verso la guarigione.

Perciò nella lettura evangelica Gesù ci ha ricordato il digiuno da compiersi non nelle piazze e davanti alle telecamere, assumendo l'aria di chi va all'assalto di tutte le ingiustizie del mondo, ma segretamente, all'insaputa di tutti, con l'aspetto dignitoso e lieto di chi vuol curare i suoi mali soltanto al cospetto di Dio.

Un altro morbo che frequentemente ci colpisce è la sterilità della nostra vita: magari non facciamo niente di male, ma facciamo anche poco di bene. Ci accontentiamo di essere solo giusti e a posto con la legge, e così finiamo nell'ingiustizia di chi delude Dio perché non dà nessun frutto.

Il Vangelo ci propone positivamente di compiere «opere buone», delle quali cita come esempio l'elemosina, cioè il soccorso prestato a chi è nel bisogno.

La quaresima veda nella vita di ciascuno di noi un rifiorire di queste azioni ispirate dalla carità, nascoste all'ammirazione degli altri, compiute soltanto sotto gli occhi del nostro Medico del cielo, che sa diagnosticare i mali dell'anima e sa pietosamente curarli.

Cominciamo dunque con determinazione e con spirito di fede la nostra cura quaresimale, e la «guarigione del nostro spirito» non potrà mancare.

Antifona gregoriana all'imposizione delle ceneri

Cercate un "canto adatto" al momento della distribuzione delle sacre ceneri? Eccolo.
Infatti, durante il rito dell'imposizione delle ceneri, l'antifona propria è la seguente, ispirata da un versetto del libro del profeta Gioele (2,13):

Immutemur habitu, in cinere et cilicio:
jejunemus, et ploremus ante Dominum:
quia multum misericors est dimittere peccata nostra Deus noster.

Rinnoviamo la nostra vita, usiamo cenere e cilicio,
digiuniamo e piangiamo davanti al Signore:
perchè benevolo è il nostro Dio nel perdonare i nostri peccati

martedì 16 febbraio 2010

Mercoledì delle Ceneri: i consigli di sant'Antonio per iniziare bene la Quaresima

Nel sermone per "L'inizio del Digiuno", ovvero per il Mercoledì delle Ceneri, Antonio commenta lo stesso brano del Vangelo che anche oggi viene proclamato dalla Litugia. Nel passaggio che vi propongo il Santo Dottore si sofferma su queste parole di Gesù: "Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,18)

Commenta dunque il Santo di Padova:

«Lava il tuo volto». Le donne, quando vogliono uscire in pubblico, si mettono davanti allo specchio e se scoprono nel loro viso qualche macchia, la lavano con l'acqua. Così anche tu, guarda nello specchio della tua coscienza, e se vi troverai la macchia di qualche peccato, corri immediatamente alla fonte della confessione. Quando nella confessione si lava con le lacrime il viso del corpo, anche il volto dell'anima viene deterso e illuminato. C'è da osservare che le lacrime sono luminose contro l'oscurità, sono calde contro il freddo, sono salate contro il fetore del peccato.
«Perché gli uomini non vedano che tu digiuni». Digiuna per gli uomini chi cerca il loro plauso. Digiuna per il Signore chi si macera per suo amore e largisce agli altri ciò che sottrae a se stesso.
«Ma solo il Padre tuo che è nel segreto» (Mt 6,18). Aggiunge la Glossa: Il Padre è nel segreto, cioè nell'intimo, per mezzo della fede, e ricompensa ciò che viene fatto nel segreto. Quindi nel segreto si deve digiunare, perché lui solo veda. Ed è necessario che chi digiuna, digiuni in modo da piacere a colui che porta in seno. Amen.
Le ossa di Sant'Antonio esposte in questi giorni sono una predica quaresimale quantomai eloquente: "Ricordati uomo che sei polvere e in polvere ritornerai"


BUON DIGIUNO!

lunedì 15 febbraio 2010

Papa Benedetto: video della catechesi sul Santo di Padova

Video della traslazione delle reliquie di Sant'Antonio

Un brevissimo spezzone in qualità HD della processione dei frati che ieri sera hanno accompagnato le reliquie del Santo nella cappelle dedicata all'ostensione per questa settimana:



Altri video e foto sul sito ufficiale della Provincia dei Frati conventuali di Padova, grazie a Fra Andrea:

Festa per la Traslazione e ostensione delle reliquie di Sant'Antonio

Ieri sera, alla vigilia della festa che ricorda la prima solenne traslazione delle reliquie del Santo di Padova, ancora una volta, le sacre spoglie di Antonio sono state rimosse dalla cassa lignea che le contiene per essere esposte, protette nella teca di cristallo sigillata, alla venerazione dei suoi devoti. Tra una settimana verranno nuovamente tumulate nella tomba cinquecentesca, pronta dopo due anni di restauri.
In anteprima per il blog le foto della celebrazione di ieri sera, 14 febbraio, alla presenza dei frati delle tre famiglie francescane (Minori, Minori Conventuali e Minori Cappuccini) che hanno accolto e trasportato il Santo alla cappella del Tesoro (o cappella delle reliquie) dove potrà essere visto da tutti i pellegrini. Al canto della compieta seguita dal Si quaeris, i frati hanno salutato sant'Antonio, pregando in silenzio per tutte le intenzioni loro affidate dai tantissimi amici del Santo.
Il Ministro Provinciale con gli accoliti e ceroferari si reca al luogo dove sono custodite le reliquie
La cassa contenente il corpo del Santo viene estratta dalla tomba provvisoria
Frati e altri devoti si assiepano per vedere l'apertura del reliquiario
L'urna di cristallo contenente le sacre spoglie viene deposta sulla portantina
Il Ministro Provinciale dei Conventuali prega la colletta di Sant'Antonio
I frati accompagnano in processione il Santo alla cappella dell'ostensione

Il rettore della Basilica segue in preghiera e in silenzio lo svolgersi del semplice rito
L'urna è deposta al centro della cappella delle reliquie, i frati intonano la Compieta.
Conclusione della Compieta e benedizione
Conclusa la preghiera comune, qualche momento per la venerazione personale
La collocazione dei sacri resti del Santo
Il reliquiario della lingua incorrotta, collocato nella teca centrale della cappella delle reliquie.

domenica 14 febbraio 2010

La nota dottrinale del card. Caffarra: un richiamo al vero amore nel giorno di San Valentino

La chiameranno la "nota di San Valentino", perchè parla del matrimonio e delle relazioni affettive, ma in realtà è davvero una nota degna dei Santi Cirillo e Metodio, forti compatroni d'Europa, che non si lasciarono mai corrompere dalle convenienze statali pur di annunciare integra la Parola del Signore.
E con coraggio direi raro, di questi tempi, tra i vescovi italiani, il Cardinale di Bologna, l'eminentissimo Carlo Caffarra esce allo scoperto, entrando nel dibattito sul matrimonio e il riconoscimento di altre unioni da parte dello Stato.
Lo fa, si badi bene e si legga la nota, non tanto e non solo come credente, ma come uomo razionale che cerca di condividere un argomento di ragione con chi abbia voglia di usare la logica e l'intelletto. Inoltre porta dei motivi che interessano il bene sociale, il bene comune dello Stato, che non può essere ingiusto riconoscendo diritti a chi non ha il titolo per vederseli riconosciuti.
Mi si passi il paragone che cerca di chiarire il discorso del Cardinale, che nel passaggio dedicato a San Tommaso può rivelarsi un po' ostico: riconoscere alle coppie omosessuali l'equiparazione della loro unione con un vero e proprio matrimonio, sarebbe come riconoscere a un falso invalido, metti caso un falso cieco, una pensione di invalidità per cecità totale. Nessuno, nel secondo caso, oserebbe dire che lo Stato non riconosce dei diritti a una persona, mi pare. Anzi!
La stessa cosa, con grande chiarezza razionale e lucidità che viene dal diritto, deve essere applicata al riconoscimento di benefici e di diritti alle unioni fra persone. Non sono tutte uguali per lo Stato, prima ancora che per Dio!

Leggiamo e meditiamo questa utilissima "Nota" che, siamo sicuri, scatenerà dibattiti utilissimi:

MATRIMONIO E UNIONI OMOSESSUALI

Nota Dottrinale del 14 febbraio 2010

La presente Nota si rivolge in primo luogo ai fedeli perché non siano turbati dai rumori mass-mediatici. Ma oso sperare che sia presa in considerazione anche da chi non-credente intenda fare uso, senza nessun pregiudizio, della propria ragione. 

1. Il matrimonio è uno dei beni più preziosi di cui dispone l’umanità. In esso la persona umana trova una delle forme fondamentali della propria realizzazione; ed ogni ordinamento giuridico ha avuto nei suoi confronti un trattamento di favore, ritenendolo di eminente interesse pubblico.

In Occidente l’istituzione matrimoniale sta attraversando forse la sua più grave crisi. Non lo dico in ragione e a causa del numero sempre più elevato dei divorzi e separazioni; non lo dico a causa della fragilità che sembra sempre più minare dall’interno il vincolo coniugale: non lo dico a causa del numero crescente delle libere convivenze. Non lo dico cioè osservando i comportamenti.

La crisi riguarda il giudizio circa il bene del matrimonio. È davanti alla ragione che il matrimonio è entrato in crisi, nel senso che di esso non si ha più la stima adeguata alla misura della sua preziosità. Si è oscurata la visione della sua incomparabile unicità etica.

Il segno più manifesto, anche se non unico, di questa "disistima intellettuale" è il fatto che in alcuni Stati è concesso, o si intende concedere, riconoscimento legale alle unioni omosessuali equiparandole all’unione legittima fra uomo e donna, includendo anche l’abilitazione all’adozione dei figli.

A prescindere dal numero di coppie che volessero usufruire di questo riconoscimento – fosse anche una sola! – una tale equiparazione costituirebbe una grave ferita al bene comune.

La presente Nota intende aiutare a vedere questo danno. Ed anche intende illuminare quei credenti cattolici che hanno responsabilità pubbliche di ogni genere, perché non compiano scelte che pubblicamente smentirebbero la loro appartenenza alla Chiesa.

2. L’equiparazione in qualsiasi forma o grado della unione omosessuale al matrimonio avrebbe obiettivamente il significato di dichiarare la neutralità dello Stato di fronte a due modi di vivere la sessualità, che non sono in realtà ugualmente rilevanti per il bene comune.

Mentre l’unione legittima fra un uomo e una donna assicura il bene – non solo biologico! – della procreazione e della sopravvivenza della specie umana, l’unione omosessuale è privata in se stessa della capacità di generare nuove vite. Le possibilità offerte oggi dalla procreatica artificiale, oltre a non essere immuni da gravi violazioni della dignità delle persone, non mutano sostanzialmente l’inadeguatezza della coppia omosessuale in ordine alla vita.

Inoltre, è dimostrato che l’assenza della bipolarità sessuale può creare seri ostacoli allo sviluppo del bambino eventualmente adottato da queste coppie. Il fatto avrebbe il profilo della violenza commessa ai danni del più piccolo e debole, inserito come sarebbe in un contesto non adatto al suo armonico sviluppo.

Queste semplici considerazioni dimostrano come lo Stato nel suo ordinamento giuridico non deve essere neutrale di fronte al matrimonio e all’unione omosessuale, poiché non può esserlo di fronte al bene comune: la società deve la sua sopravvivenza non alle unioni omosessuali, ma alla famiglia fondata sul matrimonio.

3. Un’altra considerazione sottopongo a chi desideri serenamente ragionare su questo problema.

L’equiparazione avrebbe, dapprima nell’ordinamento giuridico e poi nell’ethos del nostro popolo, una conseguenza che non esito definire devastante. Se l’unione omosessuale fosse equiparata al matrimonio, questo sarebbe degradato ad essere uno dei modi possibili di sposarsi, indicando che per lo Stato è indifferente che l’uno faccia una scelta piuttosto che l’altra.

Detto in altri termini, l’equiparazione obiettivamente significherebbe che il legame della sessualità al compito procreativo ed educativo, è un fatto che non interessa lo Stato, poiché esso non ha rilevanza per il bene comune. E con ciò crollerebbe uno dei pilastri dei nostri ordinamenti giuridici: il matrimonio come bene pubblico. Un pilastro già riconosciuto non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dagli ordinamenti giuridici precedenti, ivi compresi quelli così fieramente anticlericali dello Stato sabaudo.

4. Vorrei prendere in considerazione ora alcune ragioni portate a supporto della suddetta equiparazione.

La prima e più comune è che compito primario dello Stato è di togliere nella società ogni discriminazione, e positivamente di estendere il più possibile la sfera dei diritti soggettivi.

Ma la discriminazione consiste nel trattare in modo diseguale coloro che si trovano nella stessa condizione, come dice limpidamente Tommaso d’Aquino riprendendo la grande tradizione etica greca e giuridica romana: "L’uguaglianza che caratterizza la giustizia distributiva consiste nel conferire a persone diverse dei beni differenti in rapporto ai meriti delle persone: di conseguenza se un individuo segue come criterio una qualità della persona per la quale ciò che le viene conferito le è dovuto non si verifica una considerazione della persona ma del titolo" [2,2, q.63, a. 1c].

Non attribuire lo statuto giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali, non è discriminazione ma semplicemente riconoscere le cose come stanno. La giustizia è la signoria della verità nei rapporti fra le persone.

Si obietta che non equiparando le due forme lo Stato impone una visione etica a preferenza di un’altra visione etica.

L’obbligo dello Stato di non equiparare non trova il suo fondamento nel giudizio eticamente negativo circa il comportamento omosessuale: lo Stato è incompetente al riguardo. Nasce dalla considerazione del fatto che in ordine al bene comune, la cui promozione è compito primario dello Stato, il matrimonio ha una rilevanza diversa dall’unione omosessuale. Le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, e pertanto il diritto civile deve conferire loro un riconoscimento istituzionale adeguato al loro compito. Non svolgendo un tale ruolo per il bene comune, le coppie omosessuali non esigono un uguale riconoscimento.

Ovviamente – la cosa non è in questione – i conviventi omosessuali possono sempre ricorrere, come ogni cittadino, al diritto comune per tutelare diritti o interessi nati dalla loro convivenza.

Non prendo in considerazione altre difficoltà, perché non lo meritano: sono luoghi comuni, più che argomenti razionali. Per es. l’accusa di omofobia a chi sostiene l’ingiustizia dell’equiparazione; l’obsoleto richiamo in questo contesto alla laicità dello Stato; l’elevazione di qualsiasi rapporto affettivo a titolo sufficiente per ottenere riconoscimento civile.

5. Mi rivolgo ora al credente che ha responsabilità pubbliche, di qualsiasi genere.

Oltre al dovere con tutti condiviso di promuovere e difendere il bene comune, il credente ha anche il grave dovere di una piena coerenza fra ciò che crede e ciò che pensa e propone a riguardo del bene comune. È impossibile fare coabitare nella propria coscienza e la fede cattolica e il sostegno alla equiparazione fra unioni omosessuali e matrimonio: i due si contraddicono.

Ovviamente la responsabilità più grave è di chi propone l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico della suddetta equiparazione, o vota a favore in Parlamento di una tale legge. È questo un atto pubblicamente e gravemente immorale.

Ma esiste anche la responsabilità di chi dà attuazione, nella varie forme, ad una tale legge. Se ci fosse bisogno, quod Deus avertat, al momento opportuno daremo le indicazioni necessarie.

È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Mi piace concludere rivolgendomi soprattutto ai giovani. Abbiate stima dell’amore coniugale; lasciate che il suo puro splendore appaia alla vostra coscienza. Siate liberi nei vostri pensieri e non lasciatevi imporre il giogo delle pseudo-verità create dalla confusione mass-mediatica. La verità e la preziosità della vostra mascolinità e femminilità non è definita e misurata dalle procedure consensuali e dalle lotte politiche.

Bologna, 14 febbraio 2010
Festa dei Santi Cirillo e Metodio
Compatroni d’Europa

+ Carlo Card. Caffarra
Arcivescovo di Bologna



Fonte: http://www.caffarra.it/notadottrinale140210.php

Rubrica. Consigli ai predicatori.

Scrive san Tommaso D'Aquino:
"Le prediche brevi
tornano molto gradite,
perché se sono buone
si ascoltano molto volentieri,
se sono cattive
risultano meno pesanti" 
Super Epist. Ad Hebraeos lectura, cap XIII, lec. III, n. 772, p.506 in Super Epistolas S. Pauli Lectura, Marietti, Torino-Roma 1953.

sabato 13 febbraio 2010

Nuova edizione del Messale di Giovanni XXIII dall'Editrice Vaticana

Mi è appena giunta la newsletter con le novità della Libreria Vaticana Editrice, la casa editrice della Santa Sede e, non senza sorpresa, vedo che risalta l'edizione 2010 del Missale Romanum di Giovanni XXIII (1962) tornato utilizzabile da tutti i sacerdoti latini, senza alcun permesso speciale dei vescovi o di altri superiori, dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum.
Altre case editrici avevano già fornito messali da Altare, ma è la prima volta che l'editrice del Papa ristampa e divulga un'edizione da Altare (non "da studio", come la pur pregevole ed economica edizione curata da Manlio Sodi). Quest'attuale pubblicazione significa un ulteriore incoraggiamento a conoscere, possedere e mettere in pratica la forma straordinaria della celebrazione eucaristica. Chi vuol capire, capisca: la LEV non stampa un Messale perchè le rimanga nei magazzini...
Il prezzo è di 210 Euro, poco più del costo del Missale Romanum Editio typica III (Paolo VI).

venerdì 12 febbraio 2010

Paramenti da brivido: c'è un blog che recensisce le casule più orrende del pianeta

Ho scoperto un Blog che mostra con foto e commenti casule, stole e piviali più orripilanti o stravaganti, eppure regolarmente in uso. Ce n'è per tutte le confessioni cristiane: stravincono gli episcopaliani e anglicani, ma si piazzano bene anche luterani, cattolici e - non par vero - pure gli ortodossi! La bruttezza e la modernità stravagante pare essere molto ecumenica.
Comunque, se volete rifarvi gli occhi, consultate pure: badvestments.blogspot.com il cui significativo motto molto inglese, potrebbe essere più o meno tradotto in Italiano così: Brutti paramenti. Il culto cristiano non dovrebbe incentrato su di te. Come dire: non metterti in mostra, prete o pretessa (per i protestanti) che vuoi essere originale a tutti i costi.

Qui vi metto qualche minimo assaggio, per stuzzicare il vostro appetito estetico liturgico.

La mitria della più bersagliata: l'arcivescova primatessa della chiesa episcopaliana d'America, la grande Katharine Jefferts Schori. Nel blog c'è quasi tutto il suo incredibile guardaroba liturgico.


Stola policroma in tessuto Denim = Jeans! Con tanto di tasche finali!


Mark Hanson, Vescovo presidente della chiesa luterana d'America, celebra il culto con un telefono sull'altare... per non parlare di quello che si è messo addosso!

Il resto vedetevelo voi e commentate: badvestments.blogspot.com

giovedì 11 febbraio 2010

L'Immacolata di Lourdes: la festa e la preghiera su Internet

In occasione della festa della Madonna di Lourdes, al Santuario francese hanno lanciato una giornata di preghiera continua. Potete seguire in diretta, attraverso il loro sito web e la webcam, tutte le preghiere e le sante messe celebrate alla Grotta. Inoltre si possono inviare intenzioni di preghiera che saranno lette ai piedi della Vergine.
Ecco il link:
http://www.lourdes-radio.com/player_live/player_live_it/player-token_it.php

mercoledì 10 febbraio 2010

Catechesi di Benedetto XVI su Sant'Antonio, dottore evangelico

Il testo completo del discorso del Santo Padre sulla figura di Antonio di Padova (catechesi di mercoledì 10 febbraio 2010). Il papa, come si può leggere, presenta il Santo nella serie dei Dottori della Chiesa. Per questo si sofferma sui suoi sermoni, sulla sua teologia mistica ed evidentemente sull'esempio ai sacerdoti nell'unire "vita, scienza ed eloquenza" nel servizio della comunicazione della Parola di Dio.


 fonte: http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/25120.php?index=25120&lang=it

Cari fratelli e sorelle,

dopo aver presentato, due settimane fa, la figura di Francesco di Assisi, questa mattina vorrei parlare di un altro santo appartenente alla prima generazione dei Frati Minori: Antonio di Padova o, come viene anche chiamato, da Lisbona, riferendosi alla sua città natale. Si tratta di uno dei santi più popolari in tutta la Chiesa Cattolica, venerato non solo a Padova, dove è stata innalzata una splendida Basilica che raccoglie le sue spoglie mortali, ma in tutto il mondo. Sono care ai fedeli le immagini e le statue che lo rappresentano con il giglio, simbolo della sua purezza, o con il Bambino Gesù tra le braccia, a ricordo di una miracolosa apparizione menzionata da alcune fonti letterarie.

Antonio ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della spiritualità francescana, con le sue spiccate doti di intelligenza, di equilibrio, di zelo apostolico e, principalmente, di fervore mistico.

Nacque a Lisbona da una nobile famiglia, intorno al 1195, e fu battezzato con il nome di Fernando. Entrò fra i Canonici che seguivano la regola monastica di sant’Agostino, dapprima nel monastero di San Vincenzo a Lisbona e, successivamente, in quello della Santa Croce a Coimbra, rinomato centro culturale del Portogallo. Si dedicò con interesse e sollecitudine allo studio della Bibbia e dei Padri della Chiesa, acquisendo quella scienza teologica che mise a frutto nell’attività di insegnamento e di predicazione. A Coimbra avvenne l’episodio che impresse una svolta decisiva nella sua vita: qui, nel 1220 furono esposte le reliquie dei primi cinque missionari francescani, che si erano recati in Marocco, dove avevano incontrato il martirio. La loro vicenda fece nascere nel giovane Fernando il desiderio di imitarli e di avanzare nel cammino della perfezione cristiana: egli chiese allora di lasciare i Canonici agostiniani e di diventare Frate Minore. La sua domanda fu accolta e, preso il nome di Antonio, anch’egli partì per il Marocco, ma la Provvidenza divina dispose altrimenti. In seguito a una malattia, fu costretto a rientrare in Italia e, nel 1221, partecipò al famoso "Capitolo delle stuoie" ad Assisi, dove incontrò anche san Francesco. Successivamente, visse per qualche tempo nel totale nascondimento in un convento presso Forlì, nel nord dell’Italia, dove il Signore lo chiamò a un’altra missione. Invitato, per circostanze del tutto casuali, a predicare in occasione di un’ordinazione sacerdotale, mostrò di essere dotato di tale scienza ed eloquenza, che i Superiori lo destinarono alla predicazione. Iniziò così in Italia e in Francia, un’attività apostolica tanto intensa ed efficace da indurre non poche persone che si erano staccate dalla Chiesa a ritornare sui propri passi. Fu anche tra i primi maestri di teologia dei Frati Minori, se non proprio il primo. Iniziò il suo insegnamento a Bologna, con la benedizione di Francesco, il quale, riconoscendo le virtù di Antonio, gli inviò una breve lettera, che si apriva con queste parole: "Mi piace che insegni teologia ai frati". Antonio pose le basi della teologia francescana che, coltivata da altre insigni figure di pensatori, avrebbe conosciuto il suo apice con san Bonaventura da Bagnoregio e il beato Duns Scoto.

Diventato Superiore provinciale dei Frati Minori dell’Italia settentrionale, continuò il ministero della predicazione, alternandolo con le mansioni di governo. Concluso l’incarico di Provinciale, si ritirò vicino a Padova, dove già altre volte si era recato. Dopo appena un anno, morì alle porte della Città, il 13 giugno 1231. Padova, che lo aveva accolto con affetto e venerazione in vita, gli tributò per sempre onore e devozione. Lo stesso Papa Gregorio IX, che dopo averlo ascoltato predicare lo aveva definito "Arca del Testamento", lo canonizzò nel 1232, anche in seguito ai miracoli avvenuti per sua intercessione.

Nell’ultimo periodo di vita, Antonio mise per iscritto due cicli di "Sermoni", intitolati rispettivamente "Sermoni domenicali" e "Sermoni sui Santi", destinati ai predicatori e agli insegnanti degli studi teologici dell’Ordine francescano. In essi egli commenta i testi della Scrittura presentati dalla Liturgia, utilizzando l’interpretazione patristico-medievale dei quattro sensi, quello letterale o storico, quello allegorico o cristologico, quello tropologico o morale, e quello anagogico, che orienta verso la vita eterna. Si tratta di testi teologico-omiletici, che riecheggiano la predicazione viva, in cui Antonio propone un vero e proprio itinerario di vita cristiana. È tanta la ricchezza di insegnamenti spirituali contenuta nei "Sermoni", che il Venerabile Papa Pio XII, nel 1946, proclamò Antonio Dottore della Chiesa, attribuendogli il titolo di "Dottore evangelico", perché da tali scritti emerge la freschezza e la bellezza del Vangelo; ancora oggi li possiamo leggere con grande profitto spirituale.

In essi, egli parla della preghiera come di un rapporto di amore, che spinge l’uomo a colloquiare dolcemente con il Signore, creando una gioia ineffabile, che soavemente avvolge l’anima in orazione. Antonio ci ricorda che la preghiera ha bisogno di un’atmosfera di silenzio che non coincide con il distacco dal rumore esterno, ma è esperienza interiore, che mira a rimuovere le distrazioni provocate dalle preoccupazioni dell’anima. Secondo l’insegnamento di questo insigne Dottore francescano, la preghiera è articolata in quattro atteggiamenti, indispensabili, che, nel latino di Antonio, sono definiti: obsecratio, oratio, postulatio, gratiarum actio. Potremmo tradurli così: aprire fiduciosamente il proprio cuore a Dio, colloquiare affettuosamente con Lui, presentargli i nostri bisogni, lodarlo e ringraziarlo.

In questo insegnamento di sant’Antonio sulla preghiera cogliamo uno dei tratti specifici della teologia francescana, di cui egli è stato l’iniziatore, cioè il ruolo assegnato all’amore divino, che entra nella sfera degli affetti, della volontà, del cuore, e che è anche la sorgente da cui sgorga una conoscenza spirituale, che sorpassa ogni conoscenza.

Scrive ancora Antonio: "La carità è l’anima della fede, la rende viva; senza l’amore, la fede muore" (Sermones Dominicales et Festivi II, Messaggero, Padova 1979, p. 37).

Soltanto un’anima che prega può compiere progressi nella vita spirituale: è questo l’oggetto privilegiato della predicazione di sant’Antonio. Egli conosce bene i difetti della natura umana, la tendenza a cadere nel peccato, per cui esorta continuamente a combattere l’inclinazione all’avidità, all’orgoglio, all’impurità, e a praticare invece le virtù della povertà e della generosità, dell’umiltà e dell’obbedienza, della castità e della purezza. Agli inizi del XIII secolo, nel contesto della rinascita delle città e del fiorire del commercio, cresceva il numero di persone insensibili alle necessità dei poveri. Per tale motivo, Antonio più volte invita i fedeli a pensare alla vera ricchezza, quella del cuore, che rendendo buoni e misericordiosi, fa accumulare tesori per il Cielo. "O ricchi - così egli esorta - fatevi amici… i poveri, accoglieteli nelle vostre case: saranno poi essi, i poveri, ad accogliervi negli eterni tabernacoli, dove c’è la bellezza della pace, la fiducia della sicurezza, e l’opulenta quiete dell’eterna sazietà" (Ibid., p. 29).

Non è forse questo, cari amici, un insegnamento molto importante anche oggi, quando la crisi finanziaria e i gravi squilibri economici impoveriscono non poche persone, e creano condizioni di miseria? Nella mia Enciclica Caritas in veritate ricordo: "L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona" (n. 45).

Antonio, alla scuola di Francesco, mette sempre Cristo al centro della vita e del pensiero, dell’azione e della predicazione. È questo un altro tratto tipico della teologia francescana: il cristocentrismo. Volentieri essa contempla, e invita a contemplare, i misteri dell’umanità del Signore, in modo particolare, quello della Natività, che gli suscitano sentimenti di amore e di gratitudine verso la bontà divina.

Anche la visione del Crocifisso gli ispira pensieri di riconoscenza verso Dio e di stima per la dignità della persona umana, così che tutti, credenti e non credenti, possano trovarvi un significato che arricchisce la vita. Scrive Antonio: "Cristo, che è la tua vita, sta appeso davanti a te, perché tu guardi nella croce come in uno specchio. Lì potrai conoscere quanto mortali furono le tue ferite, che nessuna medicina avrebbe potuto sanare, se non quella del sangue del Figlio di Dio. Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore... In nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della croce" (Sermones Dominicales et Festivi III, pp. 213-214).

Cari amici, possa Antonio di Padova, tanto venerato dai fedeli, intercedere per la Chiesa intera, e soprattutto per coloro che si dedicano alla predicazione. Questi, traendo ispirazione dal suo esempio, abbiano cura di unire solida e sana dottrina, pietà sincera e fervorosa, incisività nella comunicazione. In quest’anno sacerdotale, preghiamo perché i sacerdoti e i diaconi svolgano con sollecitudine questo ministero di annuncio e attualizzazione della Parola di Dio ai fedeli, soprattutto attraverso le omelie liturgiche. Siano esse una presentazione efficace dell’eterna bellezza di Cristo, proprio come Antonio raccomandava: "Se predichi Gesù, egli scioglie i cuori duri; se lo invochi, addolcisci le amare tentazioni; se lo pensi, ti illumina il cuore; se lo leggi, egli ti sazia la mente" (Sermones Dominicales et Festivi III, p. 59).

Catechesi del Santo Padre su Antonio di Padova.

Con perfetto tempismo, a pochi giorni dalla ostensione che precederà la Traslazione delle Reliquie del Santo, il Papa ha dedicato la sua catechesi del mercoledì al Dottore Evangelico, sant'Antonio di Padova, additato - giustamente - come modello di predicatore che sapeva comunicare efficacemente la Parola di Cristo, senza fare sconti nè sulla dottrina nè sulla morale, eppure attirando schiere di ascoltatori desiderosi di incontrare la verità e la bellezza di Cristo.
Speriamo che questa catechesi del Papa sia una buona occasione, per i teologi e per i frati, per riprendere in mano i testi del Santo Confratello (ispiratore di questo umile blog).
Appena possibile metterò il testo intero. Intanto la sintesi del SIR:


BENEDETTO XVI: UDIENZA
I SACERDOTI “ABBIANO CURA” DELLE OMELIE

“In quest’anno sacerdotale, preghiamo perché i sacerdoti e i diaconi svolgano con sollecitudine questo ministero di annuncio e attualizzazione della Parola di Dio ai fedeli, soprattutto attraverso le omelie liturgiche”. Con queste parole il Papa ha concluso la catechesi dell’udienza generale di oggi, dedicata alla figura di san’Antonio da Padova.
In particolare, Benedetto XVI ha auspicato che le omelie siano “una presentazione efficace dell’eterna bellezza di Cristo, proprio come Antonio raccomandava”. “Possa Antonio di Padova, tanto venerato dai fedeli, intercedere per la Chiesa intera, e soprattutto per coloro che si dedicano alla predicazione”, la preghiera del Santo Padre, che ha auspicato che questi ultimi, “traendo ispirazione dal suo esempio, abbiano cura di unire solida e sana dottrina, pietà sincera e fervorosa, incisività nella comunicazione”.
Tra i “tratti specifici della teologia francescana” insegnata da Antonio, la preghiera come “un rapporto di amore” con il Signore, che crea “una gioia ineffabile” e “ha bisogno di un’atmosfera di silenzio che non coincide con il distacco dal rumore esterno, ma è esperienza interiore, che mira a rimuovere le distrazioni provocate dalle preoccupazioni dell’anima”. C’è poi il “ruolo assegnato all’amore divino, che entra nella sfera degli affetti, della volontà, del cuore”, e da cui “sgorga una conoscenza spirituale, che sorpassa ogni conoscenza”.
Basilica di Sant'Antonio-Padova

mercoledì 3 febbraio 2010

Papa Benedetto e la colomba dello Spirito. Richiami iconografici e associazioni di idee

Raffaella ha pubblicato nel suo Blog questa splendida foto del papa mentre tiene la sua piccola predica domenicale all'Angelus:

A me, quella colomba che plana verso il Papa con i fogli davanti, immediatamente, ha fatto venire in mente il modo con cui si rappresenta di solito il grande papa Gregorio I Magno, a cui - non fosse altro che per il canto gregoriano e per la liturgia - il presente pontefice è molto simile.
Guardate e giudicate voi stessi:


Quando si dice CONTINUITA' tra i pontefici, si intende anche la continua assistenza dello Spirito Santo, che, come tutti sanno, predilige farsi vedere in veste di bianca colomba.

martedì 2 febbraio 2010

Hodie beata Virgo: antifona al magnificat della Presentazione al Tempio

L'antifona al Magnificat dell'odierna festa del Signore dice così:

Oggi la Vergine Maria viene al tempio
per offrire il figlio Gesù;
oggi Simeone, pieno di Spirito Santo,
accoglie Cristo e benedice Dio, alleluia.

Hodie beata virgo Maria
puerum Iesum presentavit in templo;
et Simeon repletus Spiritu Sancto
accepit eum in ulnas suas et benedixit Deum, alleluia


Se volete vedere la stessa antifona in gregoriano, potete scaricare l'intero libretto usato dal Papa per i Vespri insieme ai Religiosi e consacrati e ascoltate sotto una registrazione:
http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2010/20100202.pdf

Annunciati due nuovi documenti per la Vita Consacrata

Il cardinal F. Rodé (foto a lato) ha annunciato oggi a Radio Vaticana che sono in preparazione due nuovi documenti sulla Vita consacrata: uno sui "religiosi fratelli" (che il card. chiama, con locuzione antiquata e superata: "fratelli laici"),  specie di religiosi che per sua Eminenza sarebbero molto simili ai Panda... per via dell'estinzione.
L'altro documento preannunciato tratterà anche della necessità della formazione liturgica dei consacrati e delle consacrate.... interessante davvero...

Il 2 febbraio è come sempre una Giornata di preghiera, di riflessione e d’incontro, ma anche l’occasione per fare il punto sui progetti della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Romilda Ferrauto ne ha parlato con il cardinale Franc Rodé, prefetto del dicastero:

R. – In questi ultimi tempi abbiamo riflettuto sulla figura del fratello laico nelle Congregazioni religiose di fratelli e nelle Congregazioni religiose miste di sacerdoti e fratelli. Costatiamo che negli ultimi decenni il numero dei fratelli laici è calato molto: i fratelli delle scuole cristiane – ad esempio - erano 16 mila nel ’65; oggi non arrivano a 5 mila. Si tratta di un calo enorme. Dobbiamo dire che purtroppo tutte le Congregazioni di fratelli hanno delle grandi difficoltà. E questo anche riguardo alle Congregazioni miste di sacerdoti e fratelli: il numero dei fratelli è calato molto di più rispetto al numero dei sacerdoti. C’è dunque un problema e c’è qualcosa da fare. Noi pensiamo che una delle ragioni del calo di queste vocazioni di fratelli laici sia dovuta proprio ad una certa mancanza di attenzione da parte della Chiesa a questa figura di cristiano consacrato del fratello laico: né il Vaticano II, né i documenti post-conciliari hanno infatti ribadito l’importanza di questa vocazione. Ci sono delle allusioni qua e là, ma non c’è niente di più. Noi vogliamo fare un documento dedicato specificatamente a questa figura del fratello laico, che è una figura autonoma, una figura che ha un senso in se stessa, che ha un’identità propria. Un fratello laico non è – come si pensa spesso e come la gente crede – qualcuno che non ha potuto, non ha voluto o non poteva per qualche ragione diventare prete. Si tratta di una vocazione che ha una logica in se stessa, che ha una missione particolare nella Chiesa: e la storia lo prova ampiamente. Pensiamo, ad esempio, al ruolo importante che hanno avuto le Congregazioni dei fratelli nella formazione e nell’educazione dei giovani, con tantissimi collegi ed università in tanti Paesi. Pensiamo anche alla santità: sono tanti i fratelli che sono stati canonizzati, soprattutto fratelli delle Società miste, tra i Cappuccini così come tra i Gesuiti ci sono tantissimi fratelli che sono stati canonizzati. Si tratta, dunque, di una bella figura del cristiano consacrato, impegnato nella missione della Chiesa e che deve ora essere valorizzata nella Chiesa.

D. – Dunque ci sarà la pubblicazione di un documento…

R. – Sì, la pubblicazione di un documento sui fratelli laici mi auguro possa uscire già per l’autunno prossimo.

D. – La Congregazione è anche impegnata su una riflessione sull’importanza della preghiera…

R. – Alcuni dicono che oggi i religiosi e le religiose pregano troppo poco. Io non lo so, non so se sia vero e certo mi auguro che non lo sia. La preghiera presenta oggi delle difficoltà, che forse in un tempo passato, in un tempo in cui il ritmo della vita era un po’ più umano e non c’era tanto stress, non c’era tanto rumore, forse la preghiera, il raccoglimento, la concentrazione, il pensiero, la mente che si elevava verso Dio erano molto più facili. Oggi in un mondo così movimentato come il nostro, la preghiera diventa certamente più difficile. Noi dobbiamo mettere l’accento sulla assoluta necessità della preghiera nella vita spirituale di un consacrato e di una consacrata. Questo vogliamo cercare di farlo con la realizzazione di un documento che stiamo preparando. C’è poi anche un altro punto di vista: il cardinale Cañizares, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha avuto l’idea – che mi ha proposto – di fare un documento interdicasteriale, con una prima parte affidata al nostro dicastero ed una seconda curata dal dicastero per il Culto Divino, sulla formazione liturgica dei religiosi e delle religiose. Anche questo mi sembra di grande importanza perché da una parte c’è una certa “ignoranza”, una certa mancanza di conoscenza e di formazione liturgica nei giovani religiosi e religiose; dall’altra ci sono anche delle fantasie liturgiche che non sono sempre di buon gusto e che non corrispondono al desiderio e alla volontà della Chiesa e allo spirito stesso della Liturgia. Certi correttivi appaiono, dunque, necessari. Questa parte sarà compito della Congregazione per il Culto Divino e faremo insieme un documento unico, composto da due parti, quella relativa alla preghiera e quella relativa alla formazione liturgica. Io penso che ambedue le parti siano necessarie e saranno – mi auguro – di profitto per la vita spirituale dei religiosi e delle religiose.

© Copyright Radio Vaticana

lunedì 1 febbraio 2010

Sant'Antonio va in Sri Lanka

I Cattolici Srilankesi di entrambe le etnie (cingalesi & tamil) sono molto (ma molto assai) devoti di Sant'Antonio. Ogni anno affollano il santuario Padovano, soprattutto il 1° maggio, in occasione del pellegrinaggio degli immigrati dallo Sri Lanka in Italia (6-7 mila persone). Questo evento è il più grande raduno al mondo di Srilankesi fuori della loro patria.
Quest'anno, per marcare i festeggiamenti del 175° anniversario dell'erezione del Santuario Nazionale dedicato a Sant'Antonio nello Sri Lanka, il lungimirante e amato arcivescovo Malcom Ranjith, che ben conosciamo in Italia come ex segretario della Congregazione per il Culto Divino, ha organizzato una visita delle reliquie del Santo nell'isola di Ceylon dal 5 al 18 marzo.
E' un momento particolare per gli abitanti dello Sri Lanka. Finita la guerra al terrorismo delle Tigri Tamil, conclusasi la successiva campagna elettorale per le elezioni presidenziali, si apre ora un tempo di riconciliazione nazionale e di rilancio. La Chiesa locale - avveduta - sa che la visita di Sant'Antonio può essere un momento religioso intenso e un importante occasione di catechesi sulla concordia e la pace.
Il Santo dei miracoli, Santo dei poveri e dei dimenticati, farà di certo la sua parte nel portare speranza e unità a questo paese dell'Asia, nel nome di quel Gesù Bambino che Antonio dovunque porta sempre con sé: Parola fatta carne per la salvezza del mondo.
Il programma della visita è già presente nel sito dell'Arcidiocesi di Colombo. Grazie fin d'ora a quanti vorranno unirsi nella preghiera per questa importante e delicata missione.
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