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venerdì 30 aprile 2010

Te Joseph: l'inno di San Giuseppe

L'inno del 19 marzo è lo stesso da usarsi per la piccola memoria di san Giuseppe di domani. La festa di san Giuseppe lavoratore, per il fatto di cadere oggi in giorno festivo, sta in realtà diventando quasi più importante della solennità di marzo. Comunque sia, il festeggiato è lo stesso.
Ecco qui tutto il necessario per riprodurre il canto che ne celebra la santità:


Te, Ioseph, celebrent agmina caelitum,
te cuncti resonent Christiadum chori,
qui, clarus meritis, iunctus es inclitae,
casto foedere Virgini.
1. Te, o Giuseppe, lodino le schiere celesti, tutti i cori del fedeli inneggino a te che, illustre per meriti, sei unito in caste nozze all'inclita Vergine.
Almo cum tumidam germine coniugem
admirans dubio tangeris anxius,
afflatu superi Flaminis, Angelus
conceptum puerum docet.
2. Quando scorgi la sposa incinta, sei oppresso da doloroso dubbio, ma ecco che l'Angelo ti svela che il fanciullo è concepito di Spirito Santo.
Tu natum Dominum stringis, ad exteras
Aegypti profugum tu sequeris plagas;
amissum Solymis quaeris et invenis,
miscens gaudia fletibus.
3. Il Signore bambino tu stringi, profugo lo accompagni nell'esilio dell'Egitto. Lo cerchi smarrito in Gerusalemme, e lo ritrovi, mescolando gioia al pianto.
Electos reliquos mors pia consecrat
palmamque emeritos gloria suscipit;
tu vivens, Superis par, frueris Deo,
mira sorte beatior.
4. Dopo la morte gli altri santi ricevono la beatitudine e la gloria accoglie chi meritò la palma del martirio, tu, invece, più beato, ancor vivente al par dei Santi godi di Dio per meravigliosa sorte.
Nobis, summa Trias, parce precantibus;
da Ioseph meritis sidera scandere,
ut tandem liceat nos tibi perpetim
gratum promere canticum.
Amen.
5. O somma Trinità , a noi supplici perdona e, per i meriti di Giuseppe, concedici di salire al cielo, affinché ci sia finalmente concesso di scioglierti per tutti i secoli un canto di gratitudine.

La stessa musica in notazione moderna, tutta in una pagina:

giovedì 29 aprile 2010

Ad onore della Santa Patrona d'Italia, dottore della Chiesa, leggiamo i suoi testi

Una cosa buona è far festa per i santi, ma è cosa migliore conoscerli e conoscere i loro scritti, per arrivare alla cosa ottima, cioè imitarne le virtù.
Quindi, per passare dal primo al secondo stadio della devozione alle personalità che hanno arricchito la storia della santità cristiana, vi propongo di dare un'occhiata al testo più importante uscito dalla voce e dal dettato della santa Patrona d'Italia, Caterina da Siena, che oggi celebriamo:

Il libro della Divina Dottrina, detto Dialogo della Divina Provvidenza

La tomba di Caterina sbiancata dopo gli ultimi restauri

La tomba di Caterina com'era prima (a me piaceva di più a colori)

A chi, come me, è a Roma in questo giorno, consiglio caldamente di passare alla Basilica di Santa Maria sopra Minerva, vicino al Pantheon, e dare un saluto a Santa Caterina, sepolta sotto l'altar maggiore. Il 29 aprile è possibile, passando da dietro, toccare la statua-sarcofago che contiene le preziose reliquie.
Chi è a Venezia, passando per san Giovanni e Paolo può venerare la reliquia del piede della Santa. Mentre chi è a Siena può venerare nella Basilica di san Domenico il capo velato e incorrotto della dottoressa della Chiesa.
La reliquia della "sacra testa"

Dal sito del Vaticano prendo questa preghiera:

Oh Dio, Tu scegli i deboli e gli ignoranti per confondere i sapienti e i potenti. Ti supplichiamo di suscitare anche oggi uomini e donne umili, che sulle orme di Santa Caterina, siano pieni di ardente amore per la Chiesa e per il Papa. Siano essi solleciti nel pregare, affinché i pastori del gregge di Cristo siano veri guardiani e non mercenari. Te lo chiediamo per il nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio, che vive e regna con Te nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli, Amen.

mercoledì 28 aprile 2010

Approvata definitivamente la nuova traduzione del Messale in Inglese. E quella in Italiano dove è finita?

Oggi la traduzione in lingua inglese, completamente rinnovata, del Messale Romano (III edizione) ha ricevuto la sua definitiva "recognitio" da parte della Congregazione per il Culto divino. Ci sono voluti 10 anni di consultazioni, di discussioni, studi e dibattiti anche infuocati, ma alla fine tutti i paesi di lingua inglese sparsi nei cinque continenti sono riusciti a raggiungere l'obiettivo di un'unica nuova, teologicamente solida e letterariamente raffinata traduzione. Entro l'avvento dell'anno venturo sarà definitivamente archiviata l'orrenda traduzione anni '70 che ha seminato tanta disaffezione alla liturgia nei paesi anglosassoni, avvelenando il pozzo della preghiera con invenzioni e adattamenti che non hanno praticamente niente a che fare con l'originale latino.
Ora il mondo inglese ha una vera traduzione solidamente poggiata sui principi dell'istruzione "Liturgiam authenticam" (istruzione tanto invisa ai liturgisti dell'adattamento e della varietà...).

Ora la domanda che sorge spontanea è questa: "ma com'è possibile che gli anglofoni, che vanno dagli americani, agli inglesi, dagli indiani agli africani, fino agli australiani, si siano accordati e abbiano proceduto fin alla definitiva approvazione, e invece i nostri quattro vescovi italiani, che non hanno neanche la scusa della distanza, non sono ancora riusciti a trovare il tempo per approvare e sottomettere a Roma la nuova e tanto necessaria traduzione fedele del Messale nella lingua italica?"
Sono ormai 20 anni che aspettiamo la rinnovata e cattolica traduzione delle preghiere eucaristiche VA, B, C, D..... e ancora non si è visto nulla. Da 10 anni c'è la terza edizione del Messale latino di Paolo VI, e campa cavallo!
Certo, piuttosto che vedere nuovamente un pasticcio quale è risultata la nuova traduzione e stampa del Lezionario, meglio aspettare altri 100 anni. Eppure, mi chiedo, come mai in pochi mesi tradussero allegramente il primo Messale del '69 e invece adesso dopo anni e anni non si riesce ad ottenere neanche una bozza? Non credo sia svanita la conoscenza del latino. Ho paura che si faccia invece di tutto, in certe commissioni litigiose, per allontanare il più possibile nel tempo la sparizione della "gloriosa" traduzione (e conseguente adattamento) fatta alla fine dei "gloriosi" anni '60.
Certo, dobbiamo ribadirlo, rispetto alla coeva traduzione inglese, la nostra almeno è cattolica e formulata con un certo stile, anche se spesso preferisce inventare piuttosto che tradurre.
Se dunque oggi dobbiamo rallegrarci con gli anglo-parlanti per la meta raggiunta, che li aiuterà ad scoprire i tesori dei testi liturgici per 40 anni a loro veramente sottratti e nascosti dall'infantile e supersemplificante traduzione ICEL, ci chiediamo ancora: E NOI, QUANTO DOBBIAMO ASPETTARE?

La notizia della traduzione inglese VOX CLARA

domenica 25 aprile 2010

Il buon Pastore: preghiamo per le vocazioni sacerdotali

La IV domenica di Pasqua è tutta un invito a pregare per le vocazioni al sacerdozio, alla vita pastorale, sull'esempio di Cristo, buon pastore che dà la vita per le pecore. Un ricordo particolare per i tanti buoni pastori e per quelli meno buoni o pessimi, perchè il Signore li converta e li renda pastori secondo il suo cuore.

Alla luce dei fatti tristi e scandalosi che hanno colpito la Chiesa in questo periodo, addirittura tra le file dei pastori in campo, i vescovi, leggiamo le parole di ammonimento di Sant'Antonio, che invita i pastori a riformare la propria vita, e consiglia alle pecorelle maltrattate di rifugiarsi presso Pietro (il Papa) a cui, prima di tutti, Cristo ha consegnato il gregge:

Dai Sermoni di S. Antonio:

«Pasci i miei agnelli» (Gv 21,15-16). Fa' attenzione al fatto che per ben tre volte è detto: «pasci», e neppure una volta «tosa» o «mungi». Se ami me per me stesso, e non te per te stesso, «pasci i miei agnelli» in quanto miei, non come fossero tuoi. Ricerca in essi la mia gloria e non la tua, il mio interesse e non il tuo, perché l'amore verso Dio si prova con l'amore verso il prossimo. Guai a colui che non pasce neppure una volta e poi invece tosa e munge tre o quattro volte. A costui «il re di Sodoma», cioè il diavolo, «dice: Dammi le anime, tutto il resto prendilo per te» (Gn 14,21), tieni cioè per te la lana e il latte, la pelle e le carni, le decime e le primizie. A un tale pastore, anzi lupo, che pasce se stesso, il Signore minaccia: «Guai al pastore, simulacro di pastore, che abbandona il gregge: una spada sta sopra il suo braccio e sul suo occhio destro; tutto il suo braccio si inaridirà e il suo occhio destro resterà accecato» (Zc 11,17).
              Il pastore che abbandona il gregge affidatogli, è nella chiesa un simulacro di pastore, come Dagon, posto presso l'Arca del Signore (cf. 1Re 5,2); era un idolo, un simulacro: aveva cioè l'apparenza di un dio, ma non la realtà. Perché dunque occupa quel posto? Costui è veramente un idolo, un dio falso, perché ha gli occhi rivolti alle vanità del mondo, e non vede le miserie dei poveri; ha gli orecchi attenti alle adulazioni dei suoi ruffiani e non sente i lamenti e le grida dei poveri; tiene le narici sulle boccettine dei profumi, come una donna, ma non sente il profumo del cielo e il fetore della geenna; adopera le mani per accumulare ricchezze e non per accarezzare le cicatrici delle ferite di Cristo; usa i piedi per correre a rinforzare le sue difese e riscuotere i tributi, e non per andare a predicare la parola del Signore; e nella sua gola non c'è il canto di lode né la voce della confessione. Quale rapporto ci può essere tra la chiesa di Cristo e questo idolo marcio? «Cos'ha a che fare la paglia con il grano?» (Ger 23,28). «Quale intesa ci può mai essere tra Cristo e Beliar?» (2Cor 6,15).
            Tutto il braccio di quest'idolo s'inaridirà per opera della spada del giudizio divino, perché non possa più fare il bene. E il suo occhio destro, cioè la conoscenza della verità, si oscurerà, perché non possa più distinguere la via della giustizia né per sé, né per gli altri. E questi due castighi, provocati dai loro peccati, si abbattono oggi su quei pastori della chiesa che sono privi del valore delle opere buone e non hanno la conoscenza della verità. E allora, ahimè, il lupo, cioè il diavolo, disperde il gregge (cf. Gv 10,12), e il predone, cioè l'eretico, lo rapisce.
          Invece il Buon Pastore, che ha dato la vita per il suo gregge (cf. Gv 10,15), di esso sempre sollecito, avendolo comprato a sì caro prezzo, lo affida a Pietro dicendo: «Pasci i miei agnelli». Pascili con la parola della sacra predicazione, con l'aiuto della preghiera fervorosa e con l'esempio della santa vita". (SS. Pietr. e Paol., §4)


Meditazione musicale-gregoriana: Ego sum pastor bonus



Antifona di Comunione della Messa della IV domenica di Pasqua (Novus Ordo) e II Dominica post Pascha (Vetus Ordo)
da cercare nel Graduale Romanum ( o nel Messale Gregoriano)


Gv 10,14: Ego sum pastor bonus et cognosco meas et cognoscunt me meae
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me

sabato 24 aprile 2010

Don Tonino Bello: profumo di santità

AL VIA IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE DEL VESCOVO E TERZIARIO FRANCESCANO DON TONINO BELLO

Si svolgerà il 30 aprile, nella cattedrale di Molfetta, la prima sessione pubblica del processo di canonizzazione del Servo di Dio mons. Antonio Bello, vescovo di Molfett,a Terlizzi, Ruvo e Giovinazzo, presidente di Pax Christi. Lo annuncia oggi la diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Dopo la celebrazione delle 18.30 presieduta da mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, si insedieranno i membri del Tribunale, giurando “di adempiere fedelmente il loro incarico e di mantenere il segreto d’ufficio”. Postulatore è mons. Agostino Superbo, vice postulatori mons. Domenico Amato e Silvia Correale. Del tribunale fanno parte don Antonio Neri, mons. Luca Murolo, don Nunzio Palmiotti, don Fabio Tangari e Franca Maria Lorusso. Nella Commissione storica sono mons. Luigi M. de Palma, mons. Salvatore Palese e don Ignazio Pansini. Dopo l’insediamento del tribunale si darà inizio alla fase di ascolto dei testimoni circa “le virtù eroiche” del Servo di Dio. Per consentire la partecipazione a quanti non riusciranno ad entrare in cattedrale saranno predisposti all’esterno un maxischermo e circa 1000 posti a sedere. La sala stampa sarà allestita nella redazione del settimanale diocesano “Luce e Vita”.

Info: www.diocesimolfetta.it
Documentario sulla vita di Mons. Antonio Bello

Quasi nessuno sui giornali anche cattolici lo ricorda, eppure Don Tonino volle che fosse scritto sulla sua tomba ad Alessano: Terziario Francescano. Anche lui è dunque un santo figlio di Francesco d'Assisi e così volle essere ricordato. Speriamo che in coincidenza con la causa di beatificazione si riscoprano le radici francescane dell'impegno di Pace e di amore ai poveri del Vescovo di Molfetta.

venerdì 23 aprile 2010

Ricevere la comunione alla maniera dei protestanti

Abbiamo visto ieri come in moltissime chiese protestanti (delle diverse confessioni) la celebrazione eucaristica si svolga tutt'oggi pacificamente con il ministro rivolto nella stessa direzione dell'assemblea (altre foto di celebrazioni in corso: qui episcopaliana americana  e qui luterana tedesca )

Oggi vediamo invece come la maggior parte dei protestanti riceve la comunione. Naturalmente alla balaustra e in ginocchio. Certo: credono anche loro (a parte i calvinisti) che Cristo sia presente sotto le specie del pane e del vino. Così luterani, anglicani, metodisti ecc., vanno a ricevere la santa comunione. Poverini, non avendo il valido sacerdozio non hanno neppure l'integra sostanza del sacramento eucaristico, eppure ricevono quel pane "come fosse" il corpo di Cristo. Invece i cattolici, che sanno benissimo che facendo la comunione ricevono il vero corpo del Signore, vanno a prenderlo "come fosse" un pezzettino di pane!
Anche tra i fratelli separati si va diffondendo il modo "cattolico" moderno di ricevere la comunione. Ma si sa: "il diavolo non ha le ginocchia...."

Ecco una sfilza di foto su "la comunione alla maniera dei protestanti":

LUTERANI:

ANGLICANI ED EPISCOPALIANI:
stile casual, ma in ginocchio (anche se in mano!)
sotto le due specie, ma sempre in ginocchio!
devotissimi anglicani in Nigeria (Africa)

METODISTI:
bambini di prima comunione

Conclusione: Anche Papa Benedetto deve essere un cripto-luterano, con tutta la sua insistenza sulla comunione devota in ginocchio!

giovedì 22 aprile 2010

Altari cattolici tradizionalisti? Non esattamente....

Domanda: in quali chiese si trovano gli altari seguenti?









cliccando sulle foto potete ritrovare le fonti e le pagine da cui provengono: tutte chiese luterane! Notate nell'ultima qui sopra la balaustra che circonda il modernissimo altare stile IKEA: serve anche oggi per la comunione del popolo. Ma ne parleremo in un prossimo post.

Sento spesso un ritornello che vorrebbe accusare i protestanti di aver influito negativamente sulla Chiesa Cattolica a proposito della "rivoluzione" degli altari, che prima del Vat. II erano usati da una parte e dopo dalla parte opposta. Ora: se è vero che Lutero nel suo libro sulla Messa tedesca presagiva che un giorno l'eucaristia sarebbe dovuta essere celebrata dal ministro posto di fronte all'assemblea, è anche vero che l'iniziatore della Riforma non se la sentiva al suo tempo di fare un cambiamento così grande. E' lui stesso a dirlo! E i suoi discendenti spirituali, fino ai nostri tempi, nella maggioranza dei casi continuano a celebrare la loro santa Cena con il ministro che "dà le spalle al popolo". Purtroppo per loro in molti luoghi, a causa dell'influenza dei vicini cattolici, che li superavano in Luteranesimo,anche i protestanti hanno accolto lo stile celebrativo "faccia al popolo"! Mai però, in nessun caso, omettono la croce al centro dell'altare fra le candele: che Papa Benedetto, papa Tedesco, sia in realtà LUTERANO??

Ecco, a ulteriore riprova, come il manuale per gli aiutanti cappellani militari dell'esercito USA descrive come si deve preparare un "altare da campo" protestante:

martedì 20 aprile 2010

La Sindone: canti testi di preghiera, testimoni del culto al sacro lenzuolo

Tuam Sindonem veneramur, Domine.
Tuam recolimus passionem.
Veneriamo la tua Sindone, o Signore.
Ricordiamo la tua passione.

Molti non sanno che la Sacra Sindone - nonostante oggi tutti si affannino a mostrare che la Chiesa non l'ha mai creduta ufficialmente autentica - ha avuto un culto liturgico (come mostra il versetto di apertura, usato ai Vespri), e ha addirittura una Messa votiva in suo ricordo. Particolarmente interessante è il semplicissimo canto alla comunione, che riporto sotto. Purtroppo di tutti non ho trovato alcuna registrazione. Speriamo che il solertissimo Giovanni Vianini possa provvedere....

Non so se esista il corrispondente formulario di questa Messa in Italiano, forse la diocesi di Torino potrebbe avere qualcosa nel proprio diocesano, non saprei. Di per sè sarebbe un buon periodo per celebrarla, in occasione dell'Ostensione.
AGGIORNAMENTO: Grazie a Don Andrés di Bologna ecco i link alla Messa e Ufficio della Sindone in Italiano, dal proprio della Chiesa di Torino per il 4 maggio:
Messa
Liturgia delle Ore

Comunque sia vi posto le pagine dei canti di introito, offertorio e comunione della "Missa Sacratissimae Sindonis Domini Nostri Iesu Christi"
Introitus Philipp. 2, 8-9
HUMILIÁVIT semetípsum Dóminus Jesus Christus usque ad mortem, mortem autem crucis: propter quod et Deus exaltávit illum, et donávit illi nomen, quod est super omne nomen.
Ps. 88, 2 Misericórdias Dómini in aetérnum cantábo: in generatiónem et generatiónem annuntiábo veritátem tuam in ore meo. V/. Glória Patri.
Cristo Gesù umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome.

- Canterò in eterno la misericordia del Signore: con la mia bocca proclamerò di generazione in generazione la tua verità.

Graduale Ps. 68, 21-22 Impropérium exspectávit cor meum, et misériam: et sustínui, qui simul mecum contristarétur, et non fuit: consolántem me quaesívi, et non invéni. V/. Dedérunt in escam meam fel, et in siti mea potavérunt me acéto.


Tractus Isai. 53, 4-5 Vere languóres nostros ipse tulit, et dolóres nostros ipse portávit. V/. Et nos putávimus eum quasi leprósum, et percússum a Deo, et humiliátum. V/. Ipse autem vulnerátus est propter iniquitátes nostras, attrítus est propter scélera nostra. V/. Disciplína pacis nostrae super eum: et livóre ejus sanáti sumus.

In Missis per annum post Graduale, omisso Tractu, dicitur:

Allelúja, allelúja. V/. Ave, Rex noster: tu solus nostros es miserátus erróres: Patri obédiens, ductus es ad crucifigéndum, ut agnus mansuétus ad occisiónem. Allelúja.


Tempore autem Paschali, omissis Graduali et Tractu, dicitur:

Allelúja, allelúja. V/. Ave, Rex noster: tu solus nostros es miserátus erróres: Patri obédiens, ductus es ad crucifigéndum, ut agnus mansuétus ad occisiónem. Allelúja. V/. Tibi glória, hosánna: tibi triúmphus et victória: tibi summae laudis et honóris coróna. Allelúja.


Offertorium Levit. 16, 2 et 5 Ingréssus Aaron tabernáculum, ut holocáustum offérret super altáre pro peccátis filiórum Israël, túnica línea indútus est.
Aronne entrò nel tabernacolo per offrire un sacrificio sull’altare per i peccati dei figli di Israele, vestito con una tunica di lino.

Communio Marc. 15, 46 Joseph autem mercátus síndonem, et depónens eum invólvit síndone.
Giuseppe comperò un lenzuolo e, deposto il Signore, lo avvolse nella sindone. 


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A Torino e in altri luoghi la festa della Sindone cade il 4 maggio. Questo è il testo dell'inno riportato nel manuale salesiano di preghiere "La figlia cristiana provveduta" (1883):

Annui sacrae redeunt honores
Sindonis; festis veneremur hymnis,
Et piis votis monumenta nostrae
Certa salutis.

Quae refert semper veneranda Sindon
Sanguine impressis decorata signis
Dum Cruce ex alta tulit involutum
Corpus Iesu.

Reddit haec saevos animo dolores,
Quos tulit casus miseratus Adae
Christus humani generis Redemptor,
Morte perempta.

Saucium ferro latus, atque palmas,
Et pedes clavis, lacerata flagris
Membra et infixam capiti coronam
Monstrat imago.

Quis pius siccis oculis, et absque
Intimi cordis gemitu notata
Vivaque indignae simulacra mortis
Cernere posit?

Nostra cum solum tibi, Christe, culpa
Causa tantorum fuerit malorum,
Nostra debetur tibi vita: vitam
Dedimus ipsam.

Sit tibi, Fili, decus atque virtus,
Qui tuo mundum redimis cruore,
Quique cum summo Genitore, et almo
Flamine regnas. Amen.

Molti altri testi sono proposti qui in latino (con traduzione) dai monaci dell'Abbazia piemontese della Novalesa

domenica 18 aprile 2010

W il Papa!

Preghiera del Papa a Malta nella grotta di San Paolo apostolo



Gadget per i sostenitori di Benedetto XVI. Bisogna mostrare in pubblico la propria fede? Ecco il necessario per non passare inosservati come fans di B16. Ricordate le tazze di fr. Z? Le buone idee si diffondono da blog a blog.

In Inglese

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giovedì 15 aprile 2010

Guido Marini mette qualche puntino sulle i: approfondimenti liturgici su vatican.va

da così...................a così!

L'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, al cui vertice c'è mons. Guido Marini, ha recentemente pubblicato nella propria sezione del sito web vaticano alcuni interessantissimi articoli, brevi ma illuminanti, su alcune questioni liturgiche che stanno a cuore al Papa e che parecchi ancora contestano come fossero sue personali "gusti".
Vengono offerte le basi storiche, liturgiche e teologiche degli usi ritrovati o reintrodotti nella liturgia papale. Alcune realtà, evidentemente, sono esclusive delle celebrazioni del Pontefice, ma altre - come la riscoperta del latino - sono appannaggio di ogni pio sacerdote (e soprattutto dei rettori dei seminari!).
Leggete, leggete:


Fonte: http://www.vatican.va/news_services/liturgy/details/ns_liturgy_20091117_approfondimenti_it.html

mercoledì 14 aprile 2010

E i frati di sant'Antonio, come ogni anno e non solo quest'anno, celebrano il loro grazie per il Santo Padre


Domenica 18 aprile, vigilia del V anniversario dell'elezione di Papa Benedetto XVI, i frati della Pontificia Basilica del Santo di Padova, come fanno ogni anno, pregheranno in modo speciale per il Papa, celebrando una solenne messa alle ore 17:00.
Al termine della santa messa, la Cappella musicale intonerà il Te Deum di ringraziamento al Signore per averci dato in Papa Benedetto un ottimo Pastore e una sicura Guida per la Chiesa universale.

Fonte: http://www.basilicadelsanto.org/ita/agenda.asp?id=1

Dalla musica Gregoriana a Cristo e fino al seminario.

AsiaNews riporta questa storia vera di conversione e poi di vocazione sacerdotale nata dalla inattesa esperienza della musica sacra più semplice (e meno comprensibile?) che ci sia. Il canto gregoriano della Chiesa romana. Ecco la storia di Gaurav:

di Nirmala Carvalho
Storia della conversione di un giovane indù gujarati. Dal fascino per la musica sacra alla scoperta dell’amore di Cristo sulla Croce. Ora vuole diventare sacerdote e il missionario.

Mumbai (AsiaNews) – Coi suoi due metri e passa di altezza, Gaurav sembra proprio guardare dall’alto in basso la gente. Questo giovane gujarati si è convertito alla fede cristiana perché rapito dalla musica cristiana del Medioevo e del Rinascimento: la musica corale ha svegliato in lui la ricerca della bellezza.

Gaurav Shroff è nato il 30 dicembre 1972 all’ospedale dell’Holy Family di New Delhi (“Spesso scherzo con i miei genitori e dico che nascere all’Holy Family è stato come un destino per me!?). La sua prima infanzia l’ha passata a Bethesda, MD (un quartiere residenziale di Washington DC), dove suo padre ha lavorato per la Banca mondiale. Quando lui aveva 6 anni, la famiglia è ritornata in India e lui ha studiato presso la St. Xavier’s Loyola Hall, Ahmedabad, dove è stato membro del coro. La sua sola conoscenza dei cristiani era ridotta a poche cose: non parlavano bene le lingue gujarati o hindi e seppellivano [invece di cremare- ndr] i loro morti. E questo lo ha incuriosito.

Gaurav spiega così la sua educazione religiosa: “Mio padre ha lavorato alla Banca mondiale e poi come redattore dell’Economic Times; mia madre è stata la prima donna esattrice del distretto del Gujarat. Avevano una certa enfasi sui valori indiani della tradizione, ma mi hanno introdotto soprattutto a valori laici e ideali umanisti. È stata mia nonna a introdurmi alle antiche storie della religione indù: l’epica dei Mahabharata, i Ramayana e la Bhagavad Gita”.

È stato l’elemento estetico – spiega ancora – che mi ha rapito, la bellezza della musica sacra nella mia prima partecipazione a un’eucaristia al collegio St. Xavier di Mumbai, il 15 agosto, festa dell’indipendenza dell’India e giorno dell’Assunta. La musica sublime della messa, mi ha dato la certezza della presenza di Dio; il canto gregoriano faceva elevare il mio spirito, creando in me un senso di meraviglia per il Sacro. Quasi d’istinto sono stato trascinato dalla bellezza estetica di quell’eucaristia e questa esperienza mi ha riempito di un’immensa gioia”.

Così, il giovane 18enne, idealista, occidentalizzato, di alta casta indù, che studiava musica classica dell’Hindustan, ha cominciato a studiare la storia della Chiesa cercando di comprendere “cosa aveva ispirato il genio dei grandi musicisti per comporre alcuni dei più grandi lavori classici in onore della divinità e porre la loro arte a servizio della liturgia”.

Gaurav ha speso ore ed ore sui libri della biblioteca della scuola, imparando da solo il latino del messale antico per comprendere i canti gregoriani del Credo, del Gloria e delle altre parti della messa.
Era rimasto così affascinato dalla musica sacra che una volta, accompagnato dal padre, ha partecipato anche alla messa di mezzanotte di Natale nella cattedrale dell’Holy Name di Mumbai. Vistolo così interessato alle liturgie solenni, l’anno dopo i suoi compagni lo hanno allora invitato al Triduo pasquale, con un’unica indicazione: non deve andare a prendere la comunione.

Ne ’91, Gaurav partecipa alla messa in Coena Domini del Giovedì santo nella cattedrale. “Nessuno mi aveva preparato alla visione della lavanda dei piedi. Osservavo con meraviglia l’arcivescovo Pimenta che deposte le vesti liturgiche e inginocchiatosi, comincia a lavare i piedi di 12 uomini. Non avevo mai assistito a una umiltà simile in un leader spirituale”. Gaurav inizia a pensare sulla natura di questi sacerdoti, questi leader che fanno il lavoro dei servi: un concetto totalmente nuovo per lui.

Alla celebrazione del Venerdì santo – dato che i suoi amici gli avevano detto solo di non accostarsi alla comunione – si mette in coda per venerare la Croce. “Non appena mi sono inginocchiato e ho baciato la Croce, è sorta una voce nel mio cuore che diceva: Io sono morto per te. Sono scoppiato in un pianto senza freno, e sebbene non capivo il significato, ero certo che il Cristo crocifisso mi amava. Non era più questione di musica ormai: volevo conoscere chi era Gesù. O Gesù era un pazzo o era Dio”.

Gaurav comincia a studiare di tutto sulla fede cattolica, la Bibbia e partecipa alla messa della domenica. Nel 1993, mentre è a un ritiro tenuto dai gesuiti e prega di notte davanti al Santissimo sacramento, sente “la presenza di Dio, il Suo profondo amore per me e nel buio sono stato illuminato: la mia vita appartiene a Gesù, per conoscerlo, amarlo e servirlo. È questa la mia missione e vocazione: mi sentivo chiamato al sacerdozio”.

“Dopo ciò, ho avuto anche una serie discussione con i miei parenti sulla mia decisione di diventare cattolico ricevere il battesimo. La risposta di mio padre è stata: “Hai la nostra benedizione a patto che tu non tagli i rapporti con la famiglia e non ti metta a fare violento proselitismo”.
Il 15 agosto del ’94, festa dell’Assunzione, Gaurav è stato battezzato nella chiesa di St. Peter’s a Bandra, circondato da 20 suoi amici, indù, cristiani, musulmani.

Due settimane dopo, Gaurav va negli Stati Uniti a studiare, in un clima intellettuale pieno di sospetti verso la Chiesa cattolica. “Dio mi è stato sempre fedele e sotto la protezione della Madre di Dio ho perseverato nella fede. I quattro anni seguenti sono stati un periodo in cui Dio mi ha mostrato la mia realtà, ma perfino dentro le crisi, la chiamata al sacerdozio rimaneva ferma. Per discernere e comprendere il piano di Dio sulla mia vita, nel ’98 ho iniziato un corso di studi superiore in religione presso l’università della South Carolina. Mi sono laureato nel 2001, con una specializzazione nel Nuovo Testamento”.

Nel 2001 egli comincia pure a lavorare a tempo pieno nel Centro cattolico studentesco St Thomas More dell’università e come ministro associato del campus è responsabile della formazione e del catechismo nella piccola parrocchia universitaria. Nel 2006 il suo desiderio di evangelizzare lo porta ad entrare nel noviziato dei padri Paolisti (Paulist Fathers, un ordine religioso americano), andando a vivere a Washington DC.

“Nel 2006 a mio padre hanno scoperto un cancro ai polmoni all’ultimo stadio. Avevo avuto sempre uno stretto legame con lui e questa notizia è stata devastante. Tutto è avvenuto poco tempo prima della mia entrata nel noviziato. Ma ho potuto passare alcuni mesi con lui prima di andare a Washington. Nella sua generosità Dio ha permesso che potessi passare insieme a mio padre le ultime settimane della sua vita”.

Nel 2007 Gaurav discerne che Dio lo chiama la sacerdozio diocesano e chiede di entrare nel seminario dell’arcidiocesi di Atlanta. Dopo un periodo di lavoro pastorale nella diocesi, nel 2008 egli viene accolto nel seminario di Mount St Mary a Emmitsburg, (Maryland).
Ad oggi ha concluso il primo anno di studi teologici e “se Dio vuole – aggiunge – sarò ordinato diacono nel 2012 e sacerdote nel 2013 per l’arcidiocesi di Atlanta”.

“L’intervento di Dio ai piedi della Croce, nel 1991, ha davvero cambiato il corso della mia vita per sempre…. L’evangelizzazione e il sostegno alla missione dei laici saranno la mia preoccupazione centrale. Vedo la mia missione come uno che guida, santifica, insegna ai laici, ma non come a dei passivi recipienti… Io li aiuto a far emergere i loro doni e carismi, così che essi stessi siano pronti a portare il Vangelo nel mondo e condividere la missione della Chiesa”.
“Attraverso la mia vocazione – conclude- spero di proclamare l’amore del Cristo crocifisso alla gente e portare il nostro popolo a mettersi in contatto con Gesù Cristo, per conoscerlo ed avere un profondo rapporto con Lui, che è la fonte del mio amore e della mia gioia”.

martedì 13 aprile 2010

Giornata di preghiera per Papa Benedetto: 19 aprile, anniversario della sua elezione

Lunedì 19 aprile ricorre il quinto anniversario dell’elezione di Benedetto XVI al Pontificato.
La presidenza della Conferenza episcopale italiana per quella data invita tutte le comunità ecclesiali a stringersi in quel giorno nella preghiera intorno a lui, centro di unità e segno visibile di comunione. In tale occasione, si individueranno a livello locale le forme più adatte (quali, per esempio, l’Eucaristia, la liturgia della Parola, veglie di preghiera, l’adorazione eucaristica e la recita del rosario) per rendere grazie a Dio per il magistero illuminato e la cristallina testimonianza del Papa. 
Leggi qui il comunicato completo


Per i sacerdoti: vi ricordo che nel Messale Romano c'è un'apposita messa per l'anniversario dell'elezione del Sommo Pontefice. E' cosa buona utilizzarla. Ecco il formulario con le varie opzioni proposto in lingua latina dal Messale di Paolo VI (in corsivo il testo della traduzione CEI):


Missa pro Papa
Specialmente nell’Anniversario della sua elezione
Si dice questa Messa con il colore liturgico BIANCO. Questa Messa si dice nell’anniversario dell’elezione del Papa, dove si fanno particolari celebrazioni, purchè non ricorrano nella Settimana Santa, le domeniche di Avvento, di Quaresima e di Pasqua, le solennità, il mercoledì delle Ceneri e le ferie della Settimana Santa.

Ant. ad introitum     Mt 16,18-19
Tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam, et portæ ínferi non prævalébunt advérsus eam, et tibi dabo claves regni cælórum.

Antifona d'ingresso    Mt 16,18-19
«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. E a te darò le chiavi del regno dei cieli».

- Collecta
Deus, qui providéntiæ tuæ consílio super beátum Petrum, céteris Apóstolis præpósitum, Ecclésiam tuam ædificári voluísti, réspice propítius ad Papam nostrum Benedictum, et concéde, ut, quem Petri constituísti successórem, pópulo tuo visíbile sit unitátis fídei et communiónis princípium et fundaméntum. Per Dóminum.

O Dio, che nel disegno della tua sapienza hai edificato la tua Chiesa sulla roccia di Pietro, capo del collegio apostolico, guarda e sostieni il nostro papa Benedetto: tu che lo hai scelto come successore di Pietro, fa’ che sia per il tuo popolo principio e fondamento visibile dell’unità della fede e della comunione nella carità. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure: Deus, ómnium fidélium pastor et rector, fámulum tuum Benedictum, quem pastórem Ecclésiæ tuæ præésse voluísti, propítius réspice; da ei, quæsumus, verbo et exémplo, quibus præest profícere, ut ad vitam, una cum grege sibi crédito, pervéniat sempitérnam. Per Dóminum.

O Dio, pastore e guida di tutti i credenti, guarda il tuo servo Benedetto, che hai posto a presiedere la tua Chiesa; sostienilo con il tuo amore, perché edifichi con la parola e con l’esempio il popolo che gli hai affidato, e insieme giungano alla vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo,...


Oppure: Deus, qui in apóstoli Petri successióne fámulum tuum Benedictum elegísti totíus gregis esse pastórem, supplicántem pópulum intuére propítius, et præsta, ut, qui Christi vices gerit in terris, fratres confírmet, et omnis Ecclésia cum ipso commúnicet in vínculo unitátis, amóris et pacis, quátenus in te, animárum pastóre, omnes veritátem et vitam assequántur ætérnam. Per Dóminum.

O Dio, che nella serie dei successori di Pietro hai scelto il tuo servo Benedetto come vicario di Cristo sulla terra e pastore di tutto il gregge, fa’ che egli confermi i fratelli, e tutta la Chiesa sia in comunione con lui nel vincolo dell’unità, dell’amore e della pace, perché tutti gli uomini ricevano da te, pastore e vescovo delle anime, la verità e la vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo,


- Super oblata
Oblátis, quæsumus, Dómine, placáre munéribus, et Ecclésiam tuam sanctam, una cum Papa nostro Benedicto, quem ipsi constituísti pastórem, assídua protectióne gubérna. Per Christum.

Accogli, o Padre, i nostri doni per il sacrificio eucaristico, e con la tua protezione custodisci la santa Chiesa in unione con il papa Benedetto, che le hai dato come pastore. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio delle domeniche del Tempo Ordinario VIII

Ant. ad communionem   Jn 21,15 Jn 17
Simon Ioánnis, díligis me plus his? Dómine, tu ómnia nosti; tu scis, Dómine, quia amo te.

Antifona alla comunione  Gv 21,15.17
«Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro? Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo».

- Post communionem
Mensæ cæléstis partícipes effécti, súpplices te, Dómine, deprecámur, ut, huius virtúte mystérii, Ecclésiam tuam in unitáte et caritáte confírmes, et fámulum tuum Benedictum, cui pastorále munus tradidísti, una cum commísso sibi grege salves semper et múnias. Per Christum.

Signore, che ci hai accolti alla tua mensa, conferma nell’unità e nell’amore la santa Chiesa e il tuo servo, il papa Benedetto, perché insieme, gregge e pastore, procedano sicuri nel cammino della salvezza. Per Cristo nostro Signore.

Canti consigliati
Tu es Petrus (come introito)

Per la comunione, sarebbe prescritto questo canto piuttosto raro:

C'è anche questo canto del Graduale Simplex:
Per chi preferisce, c'è sempre il Tu es Petrus del Perosi:

domenica 11 aprile 2010

Metti qui la tua mano: antifona di comunione della domenica in Albis





Antifona alla Comunione   Cf Gv 20,27
Mitte manum tuam, et cognósce loca clavórum,
et noli esse incrédulus, sed fidélis, allelúia.


«Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente». Alleluia.



venerdì 9 aprile 2010

Inno del tempo di Pasqua: Ad coenam Agni providi

Il coro femminile della Schola Gregoriana Mediolanensis ci propone l'inno che accompagna la liturgia vespertina della Chiesa per tutto il tempo pasquale. Il testo è attribuito al vescovo, missionario e poeta san Niceta di Remesiana (inizio V secolo), lodato come innografo nientemeno che da san Paolino da Nola (che gli dedica i suoi carmi 17 e 27, e da san Girolamo). Promosse l'uso della lingua latina nel canto liturgico (e mi pare sia molto attuale per questo...). Con tutta probabilità è anche il vero autore del Te Deum. La presente versione dell'inno dei vespri di Pasqua è quella post-conciliare restaurata con le parole più antiche, reperibile nel Liber Hymnarius di Solesmes. Le parole sono abbastanza diverse da quelle che si possono trovare nel Breviarium Romanum o nel Liber Usualis, mentre la melodia è la medesima.


Lo spartito in notazione quadrata (e la traduzione) di questo e di tanti altri canti gregoriani del tempo pasquale, può essere reperito in un utilissimo fascicolo PDF offerto sempre dalla solerzia divulgativa della Schola del Maestro Vianini: http://old.cantoambrosiano.com/Dominica_resurrectionis2.pdf

giovedì 8 aprile 2010

L'insulto ai terremotati e alla dignità della bellezza architettonica dell'Aquila

E' stata presentata ieri la più orrenda e disgustosa costruzione che possa avere il nome di "chiesa". All'Aquila, per ricordare i morti del terremoto di un anno fa, intendono costruire un edificio sacro. Lodevole intenzione. Ma ora è stato svelato il progetto e sinceramente è semplicemente raccapricciante. La vogliono chiamare "chiesa della Risurrezione", ma è una informe patata che sarà costruita in fibra di vetro! Capisco la dovuta precauzione antisismica, ma non si può spacciare una specie di AIR-BAG mezzo sgonfio per una chiesa.
Vi inserisco qui alcune foto diramate dagli organizzatori del mostro (fortunatamente ancora in fieri):
L'espressione di Mons. Giovanni D'Ercole la dice lunga sul suo dubbio, che non riesce proprio a celare. E meno male. Il "panettone della Risurrezione" non pare essere molto digeribile

C'è chi la chiama "Chiesa Astronomica" e non credo si riferisca solo ai fantasmagorici calcoli "astrologici" di chi vuol far credere che le costellazioni dello zodiaco debbano presiedere alla costruzione dei templi cristiani (leggete qui se non ci credete). Anche il costo sarà senz'altro "astronomico".

E' davvero una fortuna che ancora non si conosca il luogo in cui dovrebbe sorgere questo orrore. Meno male, altrimenti gli abitanti sarebbero costretti a scappare ancora!
Dice il reportage giornalistico sopra citato:
"Intento del progetto, a firma di Enzo Eusebi, e’ realizzare un monumento a ricordo del terremoto del 2009, cosi’ come la chiesa di Santa Maria del Soccorso - conosciuta come ”delle Anime Sante” - lo fu per le oltre 3.000 vittime del sisma del 1703"
Avete capito?  Questo patatone in vetroresina viene presentato alla pari con uno dei più bei simboli del '700 aquilano (purtroppo devastato dal sisma)



Non ho altre parole. Capisco che i fedeli dell'Aquila chiedano ai loro pastori nuovi luoghi di culto in cui celebrare la propria fede, ma non riesco a capacitarmi che i pastori, ai figli che chiedono una CHIESA, propinino questo informe edificio.

Non vedo l'ora di leggere cosa scriverà Francesco Colafemmina su Fides et Forma appena si accorgerà di quest'ennesima sciagura architettonica che sta per abbattersi sulla nostra povera Italia.

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