Cerca nel blog (argomenti, singole parole o frasi):

Condividi

giovedì 29 settembre 2011

Cardinali e Patriarchi: si allarga il magistero in sostegno della celebrazione "ad orientem"

Non è più "solo" Papa Benedetto che con gli scritti, la parola e l'esempio (ricordate la celebrazione annuale dei battesimi alla Sisitina e la sua messa quotidiana nel Palazzo apostolico), predica il ritorno più diffuso della celebrazione "ad Orientem", cioè di tutti i fedeli (ministri ordinati e laici) dalla stessa parte dell'altare.
Ora, a poca distanza l'uno dall'altro, altri eminentissimi gerarchi della Chiesa scendono in campo, per sostenere le ragioni della piena cittadinanza del celebrare "tutti rivolti nella stessa direzione", cioè "verso il Signore".
La prima citazione è del Cardinale arcivescovo di Colombo, Malcom Ranjith, già segretario della Congregazione del Culto Divino, e molto attivo nella formazione liturgica dei suoi sacerdoti srilankesi (da quanto conosco di prima mano, assai devoti e pii, ma al contempo assai digiuni - non per colpa loro - di conoscenze approfondite del rito romano e della corretta ars celebrandi). Ordunque così ha detto Sua Eminenza durante un intervento tenuto all'Assemblea Ecclesiale della Diocesi di Porto-Santa Rufina, il 23 settembre scorso (l'intera relazione la trovate a questo sito. Qui riporto un breve stralcio):

La tentazione del protagonismo
Il problema è che noi Vescovi e sacerdoti, in quanto esseri umani, siamo tentati dal protagonismo: metterci al centro ci dà soddisfazione – ciò che chiamo ‘coccolare l’ego. Con la Messa celebrata versus populum tale tentazione è molto più forte. Con la nostra faccia verso il popolo aumenta la tentazione di essere uno ‘showman’.
      In un bell’articolo scritto da un autore tedesco si trova il seguente commento interessante in materia: “Mentre nel passato il sacerdote funzionava come l’anonimo intermediario, primo tra i fedeli, rivolto verso Dio e non il popolo, rappresentante di tutti e con loro offrendo il sacrificio … oggi lui è una persona speciale, con caratteristiche personali, il suo stile personale, la sua faccia rivolta verso il popolo. Per molti sacerdoti questo cambiamento è una tentazione che non riescono a superare … per loro, il livello del loro successo nel protagonismo diventa una misura del loro potere personale e così l’indicatore di un feeling della loro sicurezza e disinvoltura personale” (K. G. Rey, Pubertaetserscheinungen in der Katholíschen Kirche, - Segni della Pubertà nella Chiesa Cattolica - Kritische Texte, Benzinger, vol. 4, p. 25).
     Oggi si nota sempre di più una forte mancanza di consapevolezza di ciò che accade durante la celebrazione Eucaristica. Con questo tipo di protagonismo del quale Rey parla, il sacerdote diventa l’attore principale che esegue un’opera teatrale con altri attori su di un palco, e più creativo e attivo egli diventa, più pensa di essere riuscito ad impressionare gli spettatori e così trova una soddisfazione personale. Ma dove è Cristo in tutto questo? Lui sembra essere il grande dimenticato!
La seconda citazione la traggo dalla lettera enciclica che il Patriarca Gregorio III ha scritto questo mese di settembre alla Chiesa Greco-Melkita da lui presieduta, affrontando in modo globale il tema del rinnovamento liturgico intrapreso da questa Chiesa greco-cattolica. La lettera di Sua Beatitudine, in inglese, può essere visionata in questo sito.
A parte le questioni pratiche che riguardano il solo rito melkita, è invece molto importante e interessante tutta la prima parte, quella teologico-liturgica, della lettera, perché espone la visione della liturgia da una prospettiva cattolica-orientale, complementare rispetto alle idee occidentali e non trascurabile nelle prospettive che apre.
Vi riporto, in traduzione italiana, solo la parte che riguarda quella che il Patriarca Gregorio (ripetendo una espressione della Congregazione per le Chiese Orientali) chiama "nuova e recente" innovazione latina di celebrare con il sacerdote sempre rivolto al popolo. Il num. 41 della lettera, che qui espongo, è una lunga citazione del num. 107 del documento del 1996 emanato dalla Congregazione vaticana per le Chiese d'Oriente a proposito della recezione della riforma liturgica del Vaticano II nelle comunità orientali in comunione con Roma (l'ho già citato ripetutamente su questo blog). Ribadisce dunque il Patriarca dei Melkiti:
41 L'Istruzione menziona l'importanza di pregare verso l'Est nel num 107: Sin da tempi antichissimi era in uso nella preghiera delle Chiese orientali prostrarsi fino a terra, rivolgendosi verso oriente; gli stessi edifici sacri venivano costruiti in modo che l’altare fosse rivolto ad oriente. San Giovanni Damasceno spiega il significato di questa tradizione:
    «Non è per semplicismo e per caso che preghiamo rivolti verso le regioni d’oriente (…). Poiché Dio è luce (1Gv 1,5) intelligibile e nella Scrittura il Cristo è chiamato Sole di giustizia (Mal 3,20) e Oriente (Zac 3,8 secondo la LXX), per rendergli culto è necessario dedicargli l’oriente. Dice la Scrittura: “Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato” (Gen 2,8). (…) Alla ricerca della patria antica e ad essa tendendo, rendiamo il culto a Dio. Anche la tenda di Mosì aveva il telo e il propiziatorio rivolti ad oriente. E la tribù di Giuda, in quanto era la più insigne, si accampò dalla parte rivolta ad oriente (cfr Num 2,3). Nel tempio di Salomone la porta del Signore era rivolta ad oriente (cfr Ez 44,1). Infine, il Signore messo in croce guardava verso occidente, e così noi ci prostriamo rivolgendoci in direzione di lui. Al momento di ascendere in cielo era innalzato verso oriente e così i discepoli lo adorarono, e così verrà, nel modo in cui essi lo hanno visto ascendere in cielo (cfr At 1,11), come lo stesso Signore disse: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo (Mt 24,27). Attendendo lui, ci prostriamo verso oriente. Si tratta di una tradizione non scritta, derivante dagli Apostoli»  
     Questa ricca e affascinante interpretazione spiega anche la ragione per la quale chi presiede la celebrazione liturgica prega rivolto verso oriente, proprio come il popolo che vi partecipa. Non si tratta in questo caso, come spesso viene ripetuto, di presiedere la celebrazione volgendo le spalle al popolo, ma di guidare il popolo nel pellegrinaggio verso il Regno, invocato nella preghiera sino al ritorno del Signore.
     Tale prassi, minacciata in non poche Chiese orientali cattoliche per un nuovo, recente influsso latino, ha dunque un valore profondo e va salvaguardata come fortemente coerente con la spiritualità liturgica orientale. 
Difficile essere più chiari di così. C'è da chiedersi, tuttavia, come sia possibile che sia gli studi recenti del settore, sia il magistero del Papa, delle Congregazioni vaticane e dei vescovi più autorevoli del mondo vadano da una parte, eppure la prassi continui a camminare per inerzia secondo le "novità" imposte una quarantina d'anni fa come "comandate dal Concilio" (e non è affatto vero!!).
La cosiddetta "soluzione benedettiana", del crocifisso e le candele sull'altare, non risolve la questione, anche se ha il merito di risollevarla e renderla, per così dire, visibile e da affrontare.

Il Vescovo san Tommaso Becket ucciso a tradimento
mentre (o perché) dava le "spalle al popolo" durante la  santa Messa

martedì 20 settembre 2011

Lezione di Musica alla scuola cattolica: da vedere e imitare

Si parla spesso e anche male della scuola cattolica. E non del tutto a torto, se ci si riferisce all'Italia. Soprattutto per quanto riguarda la desolante situazione dell'educazione musicale dei piccoli (sia cattolici che "laici"). Guardate, o meglio, ascoltate, cosa riescono a fare gli studentini statunitensi di questa scuola primaria americana, cattolica - di nome e per contenuti d'insegnamento-. Non convenite che insegnare i maggiori pilastri del gregoriano sia un ottimo modo per far apprendere ai bambini l'estetica musicale cattolica e preparali a partecipare attivamente al canto liturgico (come richiede la costituzione Sacrosanctum Concilium)? Come dico sempre: "meno chiacchiere e più prove di canto". 

sabato 17 settembre 2011

Festa delle Stimmate di San Francesco: i testi propri in latino della Santa Messa

Il testo latino della Messa (N.O.) del proprio dell'Ordine Serafico per la Festa delle Stimmate di San Francesco (17 settembre) è scaricabile a questo link. L'eucologia, le letture e le antifone sono sostanzialmente le stesse che nell'antico messale Romano-Seraphicum, a testimonianza di una continuità lineare per quanto riguarda i testi di questa messa così tipica e cara alla spiritualità dei seguaci del Poverello di Assisi.
Qui sotto la potete vedere in anteprima leggibile. E' tratta dal Missale Seraphicum post-conciliare dell'Ordine Francescano. La traduzione completa (e approvata per l'uso liturgico) la trovate su Maranatha.it a questo collegamento

venerdì 16 settembre 2011

Liturgia francescana: l'inno per la festa delle Stimmate di San Francesco

Ri-posto l'inno Crucis Christi che si canta per la festa dell'Impressione delle Stimmate del Serafico Padre San Francesco (17 settembre).
L'inno ripercorre i momenti dell'apparizione a Francesco del Cristo in forma di Serafino sul Monte della Verna.
L'apparizione, una volta svanita, lascerà a Francesco il cuore ardente d'amore, e nelle mani, piedi e costato le piaghe visibili del Salvatore.

Allego anche lo spartito gregoriano (cliccare qui per ingrandire), la traduzione dell'inno, e il video musicale offerto dall'infaticabile Giovanni Vianini. Come vedete la musica è la stessa di Crux fidelis, l'inno del Venerdì Santo. In questo modo si lega musicalmente la Passione di Francesco alla Crocifissione di Nostro Signore. E' un modo di esprimere in musica la convinzione antica di "Franciscus alter Christus".


Crucis Christi mons Alvérnae *
Recénset mystéria,
Ubi salútis aetérnae
Dantur privilégia:
Dum Francíscus dat lucérnae
Crucis sua stúdia.

Hoc in monte vir devótus,
Specu solitária,
Pauper, a mundo semótus,
Condénsat ieiúnia:
Vigil, nudus, ardens totus,
Crebra dat suspíria.

Solus ergo clasus orans,
Mente sursum ágitur;
Super gestis Crucis plorans
Maeróre confícitur:
Crucísque fructum implórans
Animo resólvitur.

Ad quem venit Rex e caelo
Amíctu Seráphico,
Sex alárum tectus velo
Aspéctu pacífico:
Affixúsque Crucis telo,
Porténto mirífico.

Cernit servus Redemptórem,
Passum impassíbilem:
Lumen Patris et splendórem,
Tam pium, tam húmilem:
Verbórum audit tenórem
Viro non effábilem.

Vertex montis inflammátur,
Vicínis cernéntibus:
Cor Francísci transformátur
Amóris ardóribus:
Corpus vero mox ornátur
Mirándis Stigmátibus.

Collaudétur Crucifíxus,
Tollens mundi scélera,
Quem laudat concrucifíxus,
Crucis ferens vúlnera:
Francíscus prorsus inníxus
Super mundi foédera. Amen

Traduzione conoscitiva:
     Il Monte della Verna rivive i misteri della Croce di Cristo; là dove vengono elargiti gli stessi privilegi che donano la salvezza eterna, mentre Francesco volge tutta la sua attenzione alla lucerna che è la Croce.
     Su questo monte l’uomo di Dio, in una caverna solitaria, povero, separato dal mondo, moltiplica i digiuni. Nelle veglie notturne, pur nudo, è tutto ardente, e si scioglie in lacrime con frequenza.
     Recluso con sé solo, dunque, prega, con la mente si innalza, piange meditando le sofferenze della Croce. È trapassato dalla compassione: implorando i frutti stessi della croce nella sua anima si va consumando.
     A lui viene il Re dal cielo in forma di Serafino, nascosto dal velo delle sei ali con volto pieno di pace: è confitto al legno di una Croce. Miracolo degno di stupore.
     Il servo vede il Redentore, l’impassibile che soffre, la luce e splendore del Padre, così pio, così umile: e ascolta parole di un tale tenore che un uomo non può proferire.
     La cima del monte è tutta in fiamme e i vicini lo vedono: Il cuore di Francesco è trasformato dagli ardori dell’amore. E anche il corpo in realtà viene ornato da stimmate stupefacenti.
     Sia lodato il Crocifisso che toglie i peccati del mondo. Lo loda Francesco, il concrocifisso, che porta le ferite della Croce e completamente riposa al di sopra delle cure di questo mondo. Amen.

giovedì 15 settembre 2011

Il pianto della Vergine Addolorata (Laudario di Cortona)

Interpretazione intensa di Mina per questa lauda medievale in onore dell'Addolorata Madre di Dio: "Voi ch'amate lo Criatore" (XIII sec.). Eccone il testo e il video:


Voi ch’amate lo Criatore,
ponete mente a lo meo dolore.
Ch’io son Maria co’ lo cor tristo
La quale avea per figliuol Cristo:
la speme mia e dolce acquisto
fue crocifisso per li peccatori.
Capo bello e delicato,
come ti veggio stare enchinato;
li tuoi capelli di sangue intrecciati,
fin a la barba ne va irrigore
Bocca bella e delicata,
come ti veggio stare asserrata,
di fiele e aceto fosti abbeverata,
trista e dolente dentr’al mio core.
Voi ch’amate lo Criatore,
ponete mente a lo meo dolore.

Qui potete scaricare lo spartito del canto (PDF), tratto dal Codice cortonese



Altra partecipante e significativa interpretazione, ma secondo il codice Magliabechiano, successivo al Laudario di Cortona:

mercoledì 14 settembre 2011

La potenza esorcistica della Croce

Molte persone, troppe in verità, sono oggi convinte che nei loro malanni ci sia sempre e comunque lo zampino del diavolo. Alcune sentono una vera ansia del demonio, quasi fosse una potenza invincibile. Pochi conoscono e praticano le preghiere che la Chiesa permette a tutti i fedeli di usare nella "lotta contro le potenze delle tenebre". Il ricorso al sacerdote esorcista non è da escludere, ma certo non è la prima cosa da fare. PRIMA di tutto la preghiera, i sacramenti della vita cristiana e il perdono dei fratelli. SECONDARIAMENTE, rivolgersi a un sacerdote per la benedizione o per un consulto. TERZO, se questo sacerdote consiglia o non si interrompono i sintomi o gli eventi considerati soprannaturali in senso negativo, ci si può rivolgere ai sacerdoti incaricati del ministero dell'esorcismo.

Quindi, utilizziamo questa preghiera, tratta dall'appendice II del rituale degli esorcimi. Essa invoca la potenza della Santa Croce nel vincere ogni male di origine diabolica. La Croce, che oggi celebriamo, è l'arma usata da Cristo per sconfiggere Satana e privarlo del suo potere sugli uomini. Invochiamola e teniamola stretta.


Ogni volta che si nomina la croce, conviene che il fedele si segni.

Salvami, O Cristo redentore, per la potenza della tua croce +:
tu che hai salvato Pietro in mare, abbi pietà di me.


Per il santo segno della croce +
liberaci, o Cristo, dai nostri nemici.


Per la tua santa croce + salvaci, o Cristo redentore,
tu che nella tua morte hai annientato la nostra morte
e risorgendo hai rinnovato la vita.


Adoriamo la tua croce +, o Signore,
veneriamo la tua gloriosa passione:
tu che per noi hai sofferto, abbi pietà di noi.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce + hai redento il mondo.
---------------------------------------------------------------

martedì 13 settembre 2011

Salve Crux Sancta

Una registrazione dell'inno alla santa Croce effettuata nella cattedrale di Chartres:

  Salve Crux Sancta, Hymne Chartrain, Fulbert de Chartres

Il testo latino e italiano di questo inno e altre registrazioni, li trovate a questo post dell'anno passato: http://www.cantualeantonianum.com/2009/09/inno-dellesaltazione-della-santa-croce.html
Qui sotto lo spartito:



lunedì 12 settembre 2011

Pensieri di S. Antonio sul Nome di Maria

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova:


E il nome della vergine era Maria" (Lc 1,27). Nome dolce, nome delizioso, nome che conforta il peccatore, nome che infonde la beata speranza. Chi è Maria se non la stella del mare, cioè la via luminosa che guida al porto coloro che sono ancora in balìa dei flutti dell'amarezza? Nome amato dagli angeli, terribile per i demoni, salutare per i peccatori, soave per i giusti.

Rifùgiati presso di lei, o peccatore, perché è lei la città del rifugio (dell'asilo). Come in antico il Signore - così è scritto nel libro dei Numeri (cf. Nm 35,11-14) - stabilì le città di asilo, nelle quali potesse rifugiarsi chi avesse involontariamente commesso un omicidio, così adesso la misericordia del Signore ci ha dato il Nome di Maria come rifugio di misericordia, anche per chi ha ucciso volontariamente. Una torre inespugnabile è il Nome della Madonna; presso di lei si rifugi il peccatore e sarà salvato Nome dolce, nome che conforta il peccatore, nome di beata speranza! Signora, il tuo nome è anelito dell'anima (cf. Is 26,8). E Luca: «Il nome della Vergine era Maria» (Lc 1,27); «Il tuo nome è profumo olezzante» (Ct 1,2). Il nome di Maria è giubilo al cuore, miele alla bocca, melodia all'orecchio (Bernardo).

...A Maria, la cui vita era già nei cieli (cf. Fil 3,20), viene detto: Ave, piena di grazia! E osserva che l'angelo non disse: Ave, Maria!, ma: Ave, piena di grazia! Noi invece diciamo: Ave, Maria!, cioè "stella del mare", perché siamo ancora in mezzo al mare, siamo sbattuti dai flutti, sommersi dalla tempesta, e perciò gridiamo: Stella del mare!, per arrivare con il suo aiuto al porto della salvezza. È lei che salva dalla tempesta coloro che la invocano, che mostra la via, che guida al porto. Invece gli angeli non hanno bisogno di essere salvati dal naufragio, perché sono già al sicuro nella patria: lo splendore di Dio li illumina e la loro lampada è l'Agnello (cf. Ap 21,23). E quindi l'angelo non dice: Ave, Maria! Noi miseri, invece, gettati in mare, lontani dalla sguardo degli occhi di Dio, sbattuti a ogni istante dalle tempeste, posti ai confini della morte, imploriamo a ogni istante: Ave, Maria!"Il Signore è con te".

Ti preghiamo dunque, o nostra Signora, o nostra speranza. Tu che sei la stella del mare, brilla su di noi sbattuti dalle tempeste di questo mare del mondo e guidaci al porto. Nel momento del nostro passaggio difendici con la tua presenza consolatrice, affinché senza timore possiamo uscire dal carcere del corpo e meritiamo di salire lieti al gaudio infinito. Ce lo conceda colui che hai portato nel tuo grembo benedetto e che hai allattato, a lui sia è onore e gloria nei secoli eterni.

lunedì 5 settembre 2011

Festa della Beata Teresa di Calcutta e del santo legislatore e profeta Mosè

Troviamo al 5 settembre nel Martyrologium Romanum, il calendario completo dei santi e beati della Chiesa:
A Calcutta in India, beata Teresa (Agnese) Gonhxa Bojaxhiu, vergine, che, nata in Albania, estinse la sete di Cristo abbandonato sulla croce con la sua immensa carità verso i fratelli più poveri e istituì le Congregazioni delle Missionarie e dei Missionari della Carità al pieno servizio dei malati e dei diseredati.
Madre Teresa di Calcutta è stata beatificata - a tempo di record - otto anni fa, nel 2003, da quel Papa, anche lui beato, che tanto le ha voluto bene e l'ha sostenuta. Oggi ricorre la sua festa, ma pare un tantino dimenticata dai media laici e cattolici. Eppure alla celebrazione della sua beatificazione, a cui partecipai anch'io, la folla era strabocchevole e il battage dei giornali e telegiornali notevole. Il popolo semplice delle "matite di Dio" non la dimentica, e aspetta anzi con trepidazione l'iscrizione della piccola fondatrice delle suore Missionarie della carità nell'albo dei santi.
I sacerdoti che desiderassero celebrare la memoria facoltativa della Beata Teresa, possono utilizzare questi testi:

Ieri, come ci ricorda sempre il Martyrologium Romanum, ricorreva anche la memoria di un santo "atipico", perchè dell'Antico Testamento. Nientemeno che San Mosè, colui che ricevette da Dio le tavole del decalogo:
Commemoratio sancti Moysis, prophetae, quem Deus elegit, ut populum in Aegypto oppressum liberaret et in terram promissionis adduceret; cui etiam in monte Sina sese revelavit dicens: “Ego sum qui sum”, atque legem proposuit, quae vitam populi electi regeret. Ille servus Dei in monte Nebo terrae Moab coram terra promissionis plenus dierum obiit.
Commemorazione di san Mosè, profeta, che fu scelto da Dio per liberare il popolo oppresso in Egitto e condurlo nella terra promessa; a lui si rivelò pure sul monte Sinai dicendo: «Io sono colui che sono», e diede la Legge che doveva guidare la vita del popolo eletto. Carico di giorni, morì questo servo di Dio sul monte Nebo nella terra di Moab davanti alla terra promessa.
Ecco qualche foto della bella chiesa veneziana, che già prima dell'anno 1000 era stata edificata ad onore del Profeta "San Moisè":

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online