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mercoledì 30 novembre 2011

Il confessionale come "beauty farm": la "depilazione sacramentale" nell'inesauribile fantasia di S. Antonio

Davvero la fantasia teologico-pastorale di Sant'Antonio di Padova è inesauribile. Rileggendo i sermoni d'Avvento mi sono sorpreso di un'ardita immagine del Dottore Evangelico a proposito della confessione, sacramento che egli sviscera, predica, raccomanda in quasi ogni pagina della sua opera.
La lettura allegorica della Scrittura può apparire alquanto bizzarra ai nostri tempi, però è innegabile la sua portata spirituale e di utilità pratica nel dipingere con vividi colori la Parola di Dio, traendo da essa significati sovrabbondanti. Da una esegesi non proprio letterale o scientifica, i Padri e i teologi medievali riuscivano a trarre - comunque - dottrina sicura e utili esemplificazioni.
Veniamo perciò al passo in esame: la confessione come depilazione. Sì, avete letto bene. Nel brano che vi riporto, sant'Antonio paragona una buona confessione ad una seduta di attenta cosmesi per eliminare i pelacci! Visto il suo punto di partenza biblico, dove si parla di barba, Antonio applica il suo esempio all'uomo. Ma evidentemente il richiamo alla bellezza e a rimuovere i "peli della coscienza" ha una grande presa e un effetto attraente anche sul popolo femminile, dato che pare di gran moda la ricerca della bellezza, sia per Lui che per Lei.
E il tribunale della penitenza può così mutarsi - parola di un santo dottore della Chiesa - in un salone di bellezza "interiore" gestito da Nostro Signore. Affascinante lettura:

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova, Dom. I d'Avvento, §2

A proposito delle realtà superflue che devono essere recise con la confessione, Isaia dice: «In quel giorno il Signore, con un rasoio affilato», o: «preso a nolo»«raderà, a quelli che sono al di là del fiume, la testa e i peli delle gambe e tutta la barba» (Is 7,20). Il rasoio, detto in lat. novacula, come facesse nuovo l'uomo, è la confessione, la quale rinnova lo spirito dell'uomo. Dice Geremia: «Rinnovate (nel senso di dissodate) il terreno incolto e non seminate sopra le spine» (Ger 4,3), perché quando saranno cresciute non soffochino (cf. Lc 8,7) la parola della confessione. Questo rasoio è detto «affilato», o «preso a nolo»: affilato, perché taglia il peccato e le sue circostanze; preso a nolo, perché il peccatore, nel darsi da fare per la propria salvezza, deve come noleggiarlo con una certa somma, che è la devozione e l'umiltà. Con questo rasoio il Signore «rade il capo», ecc. , «a coloro che sono «al di là del fiume», che hanno attraversato il fiume, che hanno cioè ricevuto il battesimo. Nel capo e nei piedi sono indicati l'inizio e la fine della vita, nella barba l'intrepidezza nel fare il bene.
    Con la lama tagliente di una vera confessione il Signore rade nel penitente i vizi, raffigurati nei peli, dall'inizio della sua conversione fino alla conclusione della sua vita. Rade anche tutta la barba, perché il penitente non confidi in alcuna delle opere buone che ha fatto, come se le avesse fatte lui. Dobbiamo infatti confidare solo in colui che ha fatto noi, e non in quello che noi abbiamo fatto. 
De superfluis in confessione circumcidendis dicit Isaias: "In die illa radet Dominus in novacula acuta", vel conducta, "in his qui trans flumen sunt, caput et pilos pedum, et barbam universam "(Is 7,20). Novacula dicta, quod quasi novum faciat hominem, est confessio, quae novat hominis spiritum. Unde Ieremias: "Novate novale, et nolite serere super spinas "(Ier 4,3)","ne exortae suffocent (cf. Lc 8,7) confessionis verbum. Haec novacula dicitur acuta vel conducta: acuta, quia peccatum et circumstantias peccati rescindit; conducta, quia ipsam peccator, in suae salutis opus, devotione et humilitate, quasi quadam mercede, debet conducere. Ista novacula "in his qui trans flumen sunt," idest transgressi sunt flumen, idest Baptismum, "Dominus radit caput" etc. In capite et pedibus vitae principium et finis, in barba boni operis fortitudo designatur.
Verae confessionis acumine Dominus radit in poenitente vitia, quae in pilis significantur, a principio sui ingressus usque ad finem sui exitus.
Radit etiam barbam universam, ut de nullo bono opere quod fecit, quasi ipse fecerit, confidat. In eo enim solo qui fecit, et non in eo quod fecimus nos, debemus confidere.

Possiamo fare una attualizzazione d'Avvento: ricordate di passare dal vostro sacerdote-estetista dell'anima di fiducia prima di Natale, per farvi belli non solo fuori, ma anche dentro.


"Che liscio! rasatura perfetta: si è appena confessato."

martedì 29 novembre 2011

Un'antifona per la schiera dei santi figli e figlie di Francesco d'Assisi


I francescani usano chiamare il santo fondatore: "Serafico Patriarca", e davvero Francesco è padre di una schiera innumerevole di santi. Oggi l'Ordine li festeggia tutti insieme in un'unica festa, simile in tutto - ovviamente - a quella del primo giorno di novembre. Frati, monache, suore, consacrati, vescovi e preti, madri, padri, vedovi e vedove, ragazzi e ragazze: tanti e tanti santi cresciuti alla scuola del Poverello, che ha pensato a tutti gli stati di vita fondando i tre Ordini: il primo quello dei frati, il secondo, quello delle monache, il terzo per i secolari (laici o chierici). Solo i santi e i beati ufficialmente canonizzati dell'Ordine e ricordati nel santorale attuale sono 554. Figuriamoci tutti gli altri santi "nascosti", quelli che solo Dio ha conosciuto!

Recita così l'antica antifona della festa di oggi:
O vos sancti Dei inclyti, qui estis mente lucidi, Franciscum imitati, orate ut intrepidi, hic simus semper fervidi et postmodum beati

Voi incliti santi di Dio, che avete seguito Francesco con limpidezza d'animo: 
pregate perché noi, senza paura, rimaniamo qui in terra sempre fervorosi, per poi diventare in cielo beati.

A questo post trovate il video musicale con l'esecuzione del canto; qui vi posto un midi realizzato a partire dallo spartito di cui sopra:


Scrica qui il file midi

* La messa propria dal Messale Romano-Seraphicum

lunedì 28 novembre 2011

Ad te, Domine, levavi: canto semplice per la prima settimana di Avvento

Il Graduale simplex, composto per volontà del Concilio Vaticano II, propone come primo canto "comune" per il tempo di Avvento, un'antifona che riflette il primo introito dell'Anno liturgico (Ad te levavi). Il testo dice: A te, Signore, ho innalzato l'anima mia: vieni e salvami, Signore, in te mi sono rifugiato. A seguire i vv. 3-5, 7-9 del Salmo 24.
Ve lo posto nell'esecuzione dei Cantori Gregoriani di Fulvio Rampi e con il suo spartito, sperando che qualcuno voglia mettere in pratica quello che il Messale Romano richiede anche alle "chiese più piccole", cioè il gregoriano semplice.


Il volume "Gregoriano Semplice" per il tempo di Avvento e Natale è un  buon libro da cui partire.
Qui il post di esempio, dello scorso avvento, sul canto Rorate Caeli simplex

domenica 27 novembre 2011

Meditazione in musica: L'antifona al Magnificat della prima domenica d'Avvento

Beatus ille servus quem cum venerit dominus eius et pulsaverit ianuam invenerit eum vigilantem.

Beato quel servo che il padrone, quando torna e bussa alla porta, troverà sveglio. cf. Mt 24,46; Lc 12,36.37

Domenico Zipoli (attribuita):

sabato 26 novembre 2011

Benvenuto Avvento! I primi vespri del Tempo dell'Attesa e il loro inno.

Come ogni anno, fedeli alla Tradizione di questo Blog, iniziamo l'Avvento riascoltando ancora e ancora la melodia che caratterizza questo tempo. In latino dalla Cattedrale di Parigi, ma anche in inglese, secondo la traduzione molto cara e tanto utilizzata sia dai cattolici che dai protestanti. Il video di "Creator of the stars of night", che vi propongo, ci fa ascoltare il coro della Cattedrale anglicana di Ely.
Per trovare le parole, le traduzioni, gli spartiti e altri video informativi sul canto "Conditor alme siderum", vi rimando ai post passati:

Melodie dell'Avvento 1: Conditor alme siderum

La melodia dell'inno gregoriano d'Avvento con le parole in Italiano





E ascoltate ora che cosa sono capaci di fare questi bambini con le loro voci angeliche. Una reintepretazione mixata e rimaneggiata della bella e antica melodia d'avvento. Il coro si chiama "Libera", uno dei più celebri e popolari cori di ragazzi del mondo.

A Rimini spopola l'ora di religione. Miracoli di sant'Antonio?

Trittico di S. Antonio con eventi di Rimini: con la mula, mentre insegna ai frati, mentre predica ai pesci. (1485-1490 Borgonga)


Chi l'avrebbe detto? Eppure pare che a Rimini e dintorni la frequenza all'ora di religione non solo tenga, ma sia alta e in rialzo. Come mai? Che sia forse per il passaggio di Sant'Antonio, che tanti secoli or sono ricatturò l'anima dei riminesi, pericolosamente incline all'eresia catara? Famosa la sua predica prima ai pesci e poi agli umani, e la disfida con Bononillo: Antonio mostrò l'ostensorio alla mula che si inginocchiò, nonostante il digiuno di più giorni, riconoscendo la presenza reale di Cristo, quando invece i bipedi razionali ne dubitavano. Quel che è sicuro è che in nessuna città della Romagna sono attestati miracoli antoniani di tal genere: non rivolti a riconquistar la salute, il lavoro o gli affetti, ma ciò che viene prima ed è più importante - per un cristiano - ossia la Fede. Una lezione che, almeno a scuola, pare durare. Ecco la notizia:

Il 91,3% degli studenti riminesi frequenta l'ora di religione
Sono stati diffusi i dati sull'insegnamento della religione cattolica. A Rimini un'ora molto apprezzata, in controtendenza positiva rispetto alla media regionale.
Newsrimini.it
Agli studenti riminesi piace l'ora di religione. In controtendenza al resto della regione, che in media si ferma all'84%, in provincia oltre il 91% di bambini e ragazzi a scuola si avvale dell'insegnamento della religione cattolica. Un dato particolarmente rilevante è quello relativo alle scuole superiori, dove la percentuale, con l'89,4%, è di quasi 5 punti superiore alla media nazionale. Per le altre fasce di età si riscontra un 89,7% di avvalentesi nella scuola per l'infanzia, 93,1 nelle primarie, 92,2 nelle medie. Una materia apprezzata, che aiuta a dare risposte alle domande sul senso della vita, che approfondisce la tradizione cattolica, dove il Vangelo è presentato in dialogo e a confronto con le altre religioni. E poi c'è il valore aggiunto di tanti insegnanti che con professionalità e passione ogni giorno incontrano diverse centinaia di ragazzi, con la tensione a creare con ciascuno di loro una relazione significativa. L'insegnamento della religione, come è stato recentemente ribadito in un messaggio della conferenza episcopale italiana rivolto a studenti e famiglie non solo di fede cattolica, “vuole porsi come significativa risorsa di orientamento per tutti, perchè non manchi alle giovani generazioni l'opportunità di una proposta inerente la dimensione religiosa e di una cultura umanistica e sapienziale che li abiliti ad affrontare la sfide del nostro tempo”. Un invito che a Rimini sembra abbia colpito nel segno.

venerdì 25 novembre 2011

Chi storce il naso per il culto delle reliquie farebbe bene a guardare queste immagini. Ovvero: dell'umano bisogno di vedere e toccare il divino



La sorpresa di chi non ci vuol credere
Qualche giorno fa ho fatto un post a proposito dell'esposizione in Russia della "cintura della Vergine Maria" conservata sul monte Athos (leggi qui il post). Ora se ne stanno occupando le agenzie di notizie mondiali, come la Reuters. Non si aspettavano niente di simile a quello che stanno vedendo nella ex-atea e miscredente URSS. C'è chi aveva deciso che queste cose non possono più succedere, che la religione non attira, che il secolarismo è inarrestabile e che le chiese devono evolvere, ecc., ecc. Ma "contra factum non valet argumentum". Le reazioni di più d'un "uomo di chiesa" - ma non le scrivono nei commenti dei blog - sono state alquanto negative e stizzite, del tipo: "ancora con queste storie medievali!", oppure: "mi meraviglio che si perda tempo con false reliquie", o anche: "è una vergogna mostrare nel 2011 certe cianfrusaglie". Altri arrivano perfino a gridare: "Paganesimo!", proprio adesso, con il clima intriso di dialogo interreligioso e con i cortili pieni di gentili, ci vuol una bella faccia tosta. 
Ora, a parte la questione - certo non irrilevante - della provenienza della reliquia della cintura mariana, vogliamo soffermarci sul fenomeno e la sua portata. Nessuno può far finta di non essere impressionato dalle immagini che vi allego. Si tratta delle code chilometriche, fino a 12 ore di attesa, per entrare alla cattedrale ortodossa di Mosca per sfilare accanto alla santa cintura. 



Non c'è dubbio - anche per parecchie altre conferme - che il culto delle reliquie sia più vivo che mai, almeno tra cattolici e ortodossi, accomunati da questa "fissazione". Culto sempre da purificare dai suoi eccessi e dalle interessate truffe, ma non da sopprimere o negare. Anche perché antropologicamente insito nella religiosità umana: "Vogliamo vedere il Signore!". 

Costatazioni
Certo è comprensibile che gli spiritualisti (o illuministi?) di ogni tempo e latitudine rabbrividiscano al sentir nominare queste "superstizioni". E' triste, però, che molti pastori siano a loro volta contagiati dagli stessi pregiudizi, che altro non fanno se non allontanarli dalla comprensione della povera gente. Perché dei famosi poveri stiamo parlando. Non solo dei poveri di denari, ma dei poveri di cultura, dei poveri di attenzioni, anche di attenzioni pastorali. Quelli che non frequentano i gruppi biblici, perché magari faticano perfino a leggere, eppure hanno una grandissima fiducia in Dio e nei suoi santi. Quelli che - può succedere - non vanno a messa, né frequentano la parrocchia, perché non si trovano a loro agio (come i poveri fatti sedere sugli sgabelli ai piedi dei ricchi, di giacobea memoria...) ma affollano i santuari. Pregano e desiderano "toccare la grazia". Probabilmente è a loro che pensava Gesù Cristo nell'istituire perfino i sacramenti, "segni sensibili della grazia invisibile". La nostra fede si incarna in una religione che è come un corpo animato. Non so se ricordate l'uomo invisibile del mito cinematografico: lo si poteva "percepire" solo dalle orme lasciate oppure quando si vestiva, paradossalmente ricoprendo la sua invisibilità. Bisogna velare per svelare!

Anche la Parola di Dio deve diventare visibile, e così si fece carne in Gesù. Il Dio che discende, si umilia fino a farsi vedere e udire in gesti e parole umane, accessibili a tutti. Anche ai bambini.

Qualche domanda
A quanti non hanno la flessibilità per piegarsi a dare un bacio alle icone che "disegnano" e illustrano la Parola divina, a quanti non hanno la piccolezza di accarezzare un oggetto anche solo attribuito alla Vergine Maria, ma hanno una "fede adulta" chiediamo: perché non ripensare la pastorale e accettare i dati fenomenici, senza combattere la devozione popolare come un nemico della fede intellettuale, cresciuta ed emancipata? Perché non ripartire dal bisogno religioso di quanti si sono allontanati dalla Chiesa perché non c'è nessuno che parli sintonizzato sulla loro "lunghezza d'onda", come ama dire il prof. Gallagher dell'Università Gregoriana?
Perché non chiedersi piuttosto: "come mai i santi attirano, e attirano fisicamente, quelli che non si smuovono altrimenti?". Che cosa possiamo fare per far scorrere nei giusti alvei questa religiosità, che se bloccata da sbarramenti inopportuni finisce per tracimare e travolgere anche la ragione - come le acque dei torrenti in piena -  e troppo spesso ignorata finisce per trascinare la gente semplice a santuari non riconosciuti e sedicenti santoni visionari? Non vi pare, continuando la metafora, che nella Chiesa di oggi ci sia una specie di "trascuratezza idrogeologica" a proposito dell'esigenza insita nel cuore umano di una religiosità del popolo troppo spesso "tombinata" da quanti hanno voluto sostituirla con qualcosa di più "alto ed elevato"? 
Trascuratezza pericolosa, come ci mostrano i dissesti e gli smottamenti di fede a cui assistiamo da troppo tempo.

giovedì 24 novembre 2011

Ancora sulla corona d'Avvento (Advent wreath - Adventkranz)

Vedo dalle statistiche del blog, che in questi giorni c'è una vera e propria caccia grossa ai post che parlano della "Corona d'Avvento", quella bella tradizione nordica di disporre quattro candele con rami d'abete intrecciati a formare un cerchio, per significare le quattro settimane di Avvento. Queste settimane "consumano" il tempo che ci separa dal Natale come la cera delle candele, accese una dopo l'altra, una alla settimana. La corona d'Avvento si può fare in casa e in chiesa, e ormai è parecchio diffusa anche alle nostre latitudini.

Se per caso non aveste tempo (o voglia) di intrecciare l'abete e fissare le candele, ecc. ecc., ecco per voi un video che insegna a confezionare, in soli 24 minuti, una accettabile alternativa casalinga. Anche io mi prendo sempre all'ultimo momento con queste cose. A proposito mi ricordo, quand'ero novizio, il giro interminabile di negozi, cartolerie e grandi magazzini a cui mi sottopose un caro confratello di Bolzano proprio il sabato pomeriggio, nell'imminenza della prima domenica d'Avvento. Si era accorto con disappunto che non avevamo le candele rosse! E allora non c'erano tutti i negozi di candelame ornamentale che esistono oggi. Ma gira e gira, alla fine siamo riusciti a portare a casa le nostre candelozze, assolutamente rosse, come impone la tradizione altoatesina e germanica. Il viola però piace tanto agli americani (e richiama il colore liturgico del tempo), il bianco è per l'estetica (o per l'emergenza: se non avete altro colore sotto mano, ma non lo volete ammettere e non avete tempo di girare per negozi).


Cliccando qui andate al post (che va per la maggiore nonostante sia di un paio d'anni fa). Con le indicazioni e le regole tradizionali, rivisitate anche da un video scout.

martedì 22 novembre 2011

Cantantibus organis. La famosa antifona di Santa Cecilia

Cecilia e Valeriano - mosaico della Basilica ceciliana a Trastevere
Il vespro della Santa romana, patrona della musica, inizia tradizionalmente con questa antifona:
Mentre gli organi suonavano, Cecilia cantava al Signore dicendo: "Rimanga immacolato il mio cuore, perché io non sia confusa"


Questa frase, tratta dalla Passio di Santa Cecilia, è in realtà frutto di un errore di trascrizione. Cecilia non stava qui, come pensavano i medievali, cantando la sua purezza verginale (il testo della Passio dice "cor et corpus") nel giorno del suo "matrimonio bianco" con il marito Valeriano tra l'allegra armonia di organi - strumenti musicali già in uso tra i romani antichi.
La lezione corretta nei manoscritti più antichi, probabilmente sconosciuti ai medievali, era: "Candentibus organis....": "mentre si arroventavano gli strumenti - sottinteso: di tortura"! Siamo in un contesto ben diverso: Cecilia continua a cantare (decantabat) la sua immacolatezza nel momento supremo del suo martirio.

Comunque sia, proprio questo riferimento, la rese col tempo fortunata protettrice dei cantanti e dei musicisti. Che Santa Cecilia protegga davvero la musica liturgia e la restauri. E dopo che per troppi anni si sono "arroventati gli strumenti di tortura" delle nostre povere orecchie, possano tornare a cantare i tradizionali organi. Con buona pace delle edizioni critiche :-)))


La Santa organista in compagnia di angioletti collaborativi.

Il vescovo che volle farsi parroco: si è spento mons. John Jukes, OFM conv.

Padre John Jukes era un frate minore conventuale, un francescano inglese, nato a Londra nel 1923, da madre convertita dall'Anglicanesimo e da padre cattolico. Mentre studiava agronomia e lavorava, a circa 23 anni, fu colto dalla vocazione e chiese di essere accolto nel convento dei frati di Liverpool. Dopo gli studi, in patria e a Roma, tornò stabilmente in Inghilterra. Esercitò poi parecchi ministeri per l'Ordine e per la Chiesa locale: rettore di seminario, parroco a Manchester (1959-1964), poi Vicario provinciale, ancora parroco, a Londra (Waterloo) fino al 1969. Da quell'anno fino al 1979 torno a insegnare a tempo pieno (diritto canonico) e potè collaborare alla realizzazione del Centro di Studi Francescani di Canterbury, collegato all'Università del Kent, uno dei fiori all'occhiello della Provincia Inglese. Nel frattempo non smetteva di aiutare il tribunale ecclesiastico della diocesi di Southwark (Londra Sud) e di ricoprire il ruolo di Vicario episcopale per la vita consacrata. Un tempo pieno di attività e di ministero. Nel '79 fu eletto Ministro Provinciale, cioè superiore, dei frati di Inghilterra e Galles. Ma durò poco, perchè nel gennaio del 1980 fu ordinato Vescovo ausiliare della diocesi di Southwark. Qui spese molte delle sue energie non solo come pastore dell'area del Kent, ma anche nelle commissioni episcopali sulla Bioetica e sulle questioni degli armamenti: da vero francescano qual era metteva a disposizione dei confratelli vescovi il suo carisma religioso e le sue competenze di canonista. Mente brillante e forte spiritualità, sempre pronto a difendere la Chiesa e le sue tradizioni.

St. Margaret chapel - Huntley
A 75 anni rassegnò le sue dimissioni, accettate nel 1998 da Giovanni Paolo II. Ma invece di andarsene tranquillamente in pensione, magari ritirandosi in un convento a studiare e godersi la vecchiaia, fece una scelta davvero profetica: si mise a disposizione del suo confratello vescovo di Aberdeen, nell'alta Scozia, lontano da casa e da qualunque convento dei frati, e gli chiese di poter servire come parroco in una parrocchia che altrimenti non avrebbe ricevuto un prete: "Eccomi, manda me!". E così, il professore, superiore, vescovo, si fece parroco di campagna. Dal 2001 al 2008 rimase quindi a Huntely, presso la Chiesetta di Santa Margherita, dove il vescovo del luogo non avrebbe saputo chi mandare. Jonh Jukes era il primo frate conventuale a far ritorno nelle terre scozzesi dal tempo della Riforma, quando erano stati soppressi e cacciati tutti i religiosi. Di questo andava giustamente fiero. Per infermità ormai aggravatasi il vescovo-parroco dovette lasciare la guida della sua comunità cattolica. Così scriveva ai suoi parrocchiani, quasi incredulo che le sue preghiere fossero state esaudite: "Cari parrocchiani, circa un anno fa decisi che, a causa della mia crescente infermità, non mi era più possibile servirvi in maniera appropriata come parroco, ma avevo paura che fosse difficile, se non impossibile, per il Vescovo Peter, trovare un prete per il vostro servizio. Ma con grandissima gioia ho appreso che il vescovo ha contattato il superiore dei Frati inglesi per chiedere una comunità di francescani per il ministero nella diocesi di Aberdeen...". Il seme dava i suoi primi, piccoli frutti, non ancora maturati. Monsignore si ritirò in una casetta presa apposta per lui dalla diocesi non lontano dalla sua parrocchia tanto amata. Nel frattempo arrivò prima padre Patrick, in prestito dagli USA e poi padre Gerald, di origini scozzesi, per finire con p. Maximilian McKeown. I francescani, dopo 470 anni, tornavano nell'estrema periferia del cattolicesimo, luoghi certo difficili, e fra tanta indifferenza religiosa - come ammetteva Mons. Jukes, ma dove i pochi cattolici, discendenti da quelli che tanto hanno sofferto per la loro fede o dei nuovi immigrati, sono come querce nella steppa spazzata dai venti nordici: tenaci e attaccati alla Chiesa. Speriamo che, per le preghiere di mons. John, si possa un giorno arrivare ad una comunità formata e più stabile nella zona di Aberdeen.

Il frate-vescovo-parroco, che aveva lasciato Londra e il suo fascino, per ritirarsi a servire come buon pastore i più poveri di clero, è partito ieri, 21 novembre, festa della Presentazione di Maria al Tempio, per incontrare il suo Signore che per tanti anni ha servito fedelmente. Pochi possono dubitare che, come nella parabola, Gesù gli dirà: "Invece di sederti al primo posto (come tanti altri vescovi), ti sei scelto l'ultimo e il più sperduto. Passa più avanti, amico!". E tra l'ammirazione di tutti, ecco che possiamo già immaginarcelo seduto accanto al Signore, a gustarsi il banchetto eterno.
Oggi e domani le sue spoglie mortali sosteranno nella chiesa di Santa Margherita di Huntley, prima di far ritorno al Londra, alla cattedrale dove fu vescovo ausiliare.
Mons. Jukes davanti alla porta della sua parrocchia

lunedì 21 novembre 2011

La fonte e l'interpretazione della Festa della Presentazione della B.V. Maria al Tempio.

La presentazione al Tempio secondo Tiziano Vecellio
Il Protovangelo di Giacomo è un venerando testo apocrifo del II secolo cristiano, tutto volto a glorificare la verginità perpetua di Maria e la sua persona, probabilmente contro le prime eresie sulla concezione di Cristo. Solo nel V secolo il II Concilio di Costantinopoli (553) definì il dogma di fede della perpetua verginità di Maria (aeiparthénos = semprevergine), prima, durante e dopo il parto dell'Unigenito Figlio di Dio. 
Il Protovangelo si propone come un vero e proprio "midrash" cristiano, una rilettura esegetica - sotto forma di narrazione - dei vangeli dell'infanzia di Gesù e degli eventi precedenti la sua nascita. Da esso provengono parecchie delle tradizioni riguardanti la Vergine Maria. Considerato di grande valore nell'antichità (ne fa fede l'elevato numero di manoscritti e traduzioni), questo "vangelo mariano" ci parla della Natività di Maria (da cui la festa dell'8 settembre), ci riporta i nomi dei genitori della Vergine (da qui la festa dei santi Gioacchino e Anna) e ci racconta in particola l'episodio della presentazione di Maria al Tempio, per sciogliere il voto fatto dai suoi santi genitori (da cui la festa odierna, che san Pio V aveva abolito dal Messale perchè non fondata nella Scrittura, ma che era poi pian piano tornata).
Vi riporto il cap. 7 e l'inizio dell'8 che ci trasmettono il racconto. Tutto è costruito per riecheggiare l'offerta sacrificale e l'alleanza fra Dio e Abramo riferita da Gen 15: non è un caso il riferimento alla fiaccola accesa e l'età di tre anni, sottolineata nel protovangelo di Giacomo. E' l'età delle vittime per il sacrificio. La festa celebra dunque la presenza di Dio nel mezzo della sua Chiesa, rappresentata da Maria, che continua a offrirsi insieme a Cristo nella perpetua liturgia eucaristica, la Nuova ed Eterna Alleanza. L'essere nutrita dall'Angelo, indica che la Chiesa, come Maria, è nutrita con il Pane del cielo mentre rimane nel Tempio dell'Altissimo.


PROTOVANGELO DI GIACOMO, FRATELLO DEL SIGNORE
Capitolo 7
[1] Per la bambina passavano intanto i mesi.
Giunta che fu l'età di due anni, Gioacchino disse a Anna: "Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del Signore, affinché il Padrone non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca sgradita".
Anna rispose: "Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina non cerchi poi il padre e la madre". Gioacchino rispose: "Aspettiamo".
[2] Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: "Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore".
Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Il sacerdote l'accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: "Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni.
Nell'ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione".
[3] La fece poi sedere sul terzo gradino dell'altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele prese a volerle bene.

Capitolo 8
[1] I suoi genitori scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s'era voltata indietro.
Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba, e riceveva il vitto per mano di un angelo.

Icona bizantina dell'Ingresso della Theotokos al Tempio

domenica 20 novembre 2011

L'inno vespertino a Cristo Re (melodia tradizionale)

Il testo dell'inno di oggi, come si può ben vedere, è moderno, come è moderna (1925) la festa odierna a Cristo Re. Ci sono riferimenti al Sacro Cuore, all'ateismo, all'ecumenismo, alla necessità della presenza pubblica della fede nell'ambiente politico e sociale. Un inno per i nostri giorni, insomma, di cui conosciamo anche il nome dell'autore: il padre gesuita Vittorio Genovesi.
La musica proposta è quella che si trova nel Liber Usualis, diversa dalla nuova melodia contenuta nel più recente Liber Hymnarius di Solesmes. Vi fornisco oltre al testo e alla traduzione, un paio di video con uno studio dell'inno da parte del maestro Vianini, e un altro con il canto corale (davvero delizioso), eseguito dalle suore americane Figlie di Maria Madre del Salvatore. In piccolo qui sotto anche le pagine dello spartito gregoriano, che potete ingrandire cliccandovi sopra o salvandole dai link:

Te sæculórum Príncipem,
Te, Christe, Regem Géntium,
Te méntium te córdium
Unum fatémur árbitrum.
Te, Principe dei secoli
Te, Cristo, Re delle genti
Te, delle menti, Te dei cuori,
confessiamo unico Sovrano.


Scelésta turba clámitat :
Regnáre Christum nólumus :
Te nos ovántes ómnium
Regem suprémum dícimus.
La turba scellerata urla:
"Non vogliamo che Cristo regni"
ma noi, acclamando,
ti dichiariamo Re supremo.


O Christe, Princeps Pácifer,
Mentes rebélles súbjice:
Tuóque amóre dévios,
Ovíle in unum cóngrega.
Cristo, Principe Portatore di pace,
assoggetta le anime ribelli;
e, con il tuo amore, gli erranti
raduna in un solo ovile.


Ad hoc cruénta ab árbore
Pendes apértis bráchiis,
Diráque fossum cúspide
Cor igne flagrans éxhibes.
Per questo dall'albero insanguinato
pendi con le braccia distese,
e, dalla 
lancia  crudele perforato,
il cuore, infiammato, mostri.

Ad hoc in aris ábderis
Vini dapísque imágine,
Fundens salútem fíliis
Transverberáto péctore.
Per questo sugli altari ti tieni nascosto
nelle sembianze di pane e vino,
effondendo la salvezza sui figli
dal petto transverberato.


Te natiónum Præsides
Honóre tollant público,
Colant magístri, júdices,
Leges et artes éxprimant.

A te i capi delle nazioni
diano pubblico onore
ti adorino i maestri, i giudici
le leggi e le arti esprimano te.
Submíssa regum fúlgeant
Tibi dicáta insígnia:
Mitíque sceptro pátriam
Domósque subde cívium.
Sottomesse le insegne dei re rifulgano
a Te dedicate:
e col tuo mite scettro la patria
e le case dei cittadini governi.


Jesu tibi sit glória,
Qui sceptra mundi témperas,
Cum Patre, et almo Spíritu,
In sempitérna sæcula. Amen.
Gesù, a Te sia gloria,
che reggi gli scettri del mondo,
con il Padre, e il Santo Spirito
per i secoli eterni. Amen.



mercoledì 16 novembre 2011

16 Novembre: San Giuseppe Moscati, il medico santo

SantieBeati.it non evidenzia bene la ricorrenza odierna: la festa di San Giuseppe Moscati (1880-1927), il medico napoletano beatificato nel 1975 da Paolo VI proprio in questo giorno, che ricorda la sua traslazione nella Chiesa del Gesù Nuovo (la sua morte avvenne invece il 12 aprile). Canonizzato nel 1987 da Giovanni Paolo II. Scienziato, medico e santo. Potremmo dire "un medico in cura d'anime" e non solo di corpi, come ha fatto sempre trasparire non solo con le sue azioni, ma anche con i suoi scritti:
"Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo. Molti sciagurati, delinquenti, bestemmiatori, vengono a capitare in osped ale per disposizione della misericordia di Dio, che li vuole salvi! Negli ospedali la missione delle suore, dei medici, degli infermieri, è di collaborare a questa infinita misericordia, aiutando, perdonando, sacrificandosi.Coltivando nel cuore rancori, si finisce per trascurare questa missione, affidata dalla Provvidenza a coloro che assistono gli infermi; si trascurano pure gli infermi.Ogni tanto però il Signore dà un segno della sua presenza e consapevolezza. All'improvviso muore un ammalato, che non si è saputo attrarre e circondare di cure affettuose! Speriamo che il Signore gli sia vicino, nel momento estremo!"
[Foglietto scritto da Moscati, datato 17 gennaio 1922]
"Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso a cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare e far ritorno ai principii ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo.
Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi se non estraneandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l'esempio, per un grande scopo, per l'unico scopo che è la loro salvezza".
[Da una lettera al Dott.Antonio Nastri, di Amalfi (Salerno), 8 marzo 1925.]
Moscati riposa nella Chiesa dei Gesuiti di Napoli, dove partecipava ogni giorno alla Santa Messa. Quella messa che oggi dicono in suo onore. Qui potete trovare i testi per la liturgia di San Giuseppe Moscati

Colletta

O Dio, che in San Giuseppe Moscati, medico e scienziato insigne, ci hai offerto un sublime modello di amore verso di te e verso i fratelli, fa' che anche noi, per sua intercessione, vivendo l'autentica fede, sappiamo riconoscere negli uomini il volto di Cristo Signore, per servire in essi te solo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Questa sera vi consiglio di rivedere il Film per la TV con Beppe Fiorello, dedicato alla figura e all'opera del Santo Medico. Certo è un tantino romanzato, come impone il linguaggio televisivo, ma nella linea delle opere agiografiche adattate al nostro secolo:


II parte:



L'Ordinariato Anglicano per gli USA in arrivo il 1° gennaio 2012

Lo scudo degli Episcopaliani con
l'aggiunta delle chiavi di Pietro  
Il secondo Ordinariato per anglicani che tornano alla comunione con la Chiesa Cattolica sarà istituito ufficialmente il 1° gennaio del nuovo anno. Lo ha annunciato ieri il Card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington e delegato per l'attuazione in terra americana della Costituzione "Anglicanorum Coetibus". La struttura personale dell'Ordinariato statunitense, già prevista dal 15 giugno scorso, sarà la seconda ad essere eretta, dopo l'Ordinariato britannico, intitolato a Nostra Signora di Walsingham. Accoglierà parrocchie ex-episcopaliane (il nome degli anglicani in USA), singoli laici e ministri che chiederanno - anche se sposati - di poter diventare sacerdoti cattolici per continuare a servire i loro fedeli. Il Papa ha generosamente concesso che quanti tornano dall'anglicanesimo a Roma possano ritenere le loro peculiarità liturgiche, teologiche e disciplinari. Tra di queste ultime, appunto, il presbiterato uxorato. I sacerdoti viventi nel matrimonio non potranno, però, accedere all'episcopato. 
I vescovi cattolici latini degli Stati Uniti sono alquanto in attesa per il ritorno di questi fratelli. Infatti le comunità episcopaliane, come numero, sono piuttosto piccole rispetto alle parrocchie cattoliche, ma hanno al contrario parecchi ministri. Non è un mistero che i vescovi cercheranno, una volta ordinati questi ministri come sacerdoti cattolici, di avvalersi del loro servizio anche nelle loro circoscrizioni, al di fuori degli stretti confini dell'Ordinariato, dando così sollievo agli oberati, e sempre più pochi, presbiteri attualmente in attività nelle diocesi degli Stati Uniti. Finora le domande di ministri che chiedono di diventare preti cattolici sono ben 67 (qui la fonte).
In aggiunta tutti i cattolici che lo vorranno, potranno liberamente frequentare le parrocchie ex-anglicane, non solo per la messa, ma anche per gli altri sacramenti e per la catechesi, pur rimanendo sotto la giurisdizione del loro vescovo e non come membri dell'Ordinariato. Bisogna ricordare che in parecchi luoghi degli Stati Uniti le parrocchie cattoliche sono una rarità, ed è probabile che l'unica possibilità di partecipare alla messa, per alcuni cattolici dispersi nell'immenso territorio USA, sia proprio quella che troveranno nelle ex parrocchie episcopaliane ora in comunione con Roma.

Inoltre l'arcivescovo Wuerl il 15 giugno si era già espresso con queste altre riflessioni (vedi qui in inglese): 
"I Cattolici tradizionali, legati cioè alla forma straordinaria (la messa in latino in forma straordinaria) troveranno affinità spirituali nell'Ordinariato anglicano che sta nascendo. Gli Anglo-cattolici, come saranno chiamati, hanno un particolare affetto per le tradizioni e gli usi pre-conciliari. Essi diventeranno gli alleati naturali dei cattolici tradizionalisti, anche se manterranno molte delle loro caratteristiche uniche provenienti dal patrimonio della Chiesa inglese. Possiamo aspettarci di vedere una buona quantità di interscambio di cattolici tradizionali che frequenteranno le messe anglicane cattoliche, e viceversa, con gli anglicano-cattolici che frequentano le messe cattoliche tradizionali in latino. Questo è inevitabile. E' doveroso quindi, che sia gli anglicano-cattolici sia i cattolici tradizionali si avvicinino tra loro e prendano contatto, per costruire amicizie e lavorare insieme verso obiettivi comuni."
Il Cardinale non nascondeva, infine, che la nuova struttura anglo-cattolica permetterà ai tradizionalisti di trovare un vero e proprio "rifugio" nelle parrocchie di provenienza episcopaliana, soprattutto in quei territori - a suo dire - governati da vescovi "apertamente ostili" ai Cattolici di orientamento tradizionalista (qui la fonte delle citazioni)

Fonte della notizia: Zenit
Intervento completo in inglese del Card. Wuerl: www.theanglocatholic.com/

Tanti auguri al nuovo Nunzio in Italia: Mons. Adriano Bernardini

C'è da rallegrarsi alla notizia arrivata appena ieri: è stato nominato nella persona di Mons. Bernardini il nuovo Nunzio della Santa Sede in Italia (qui il Bollettino ufficiale della Santa Sede del 15/11/2011).
Una personalità tutta d'un pezzo e molto diretta: potrebbe sembrare quasi una pecca per un diplomatico, ma è certo una grande qualità in un vescovo.
Magister, nel suo articolo di presentazione pubblicato ieri - e che potete leggere qui - riportava anche la forte e chiara omelia che mons. Adriano ha proposto quest'anno in occasione della festa della Cattedra di San Pietro. Ve ne riporto un pezzettino, se volete leggerla tutta andate su Espresso Chiesa. E' davvero un bel programma. Speriamo che non spaventi troppo, questa schiettezza e franchezza del nuovo Nunzio! Certo un orientamento come quello che traspare dalle sue parole fa ben sperare per l'indirizzo delle future nomine episcopali italiane, che, in buona misura, dipenderanno anche da lui:
Ora, una cosa è certa: papa Benedetto XVI ha impresso al suo pontificato il sigillo della continuità con la tradizione millenaria della Chiesa e soprattutto della purificazione. Sì, perché all’insicurezza della fede segue sempre l’offuscamento della morale.
Infatti, se vogliamo essere onesti, dobbiamo riconoscere che è aumentato anno dopo anno, tra i teologi e religiosi, tra suore e vescovi, il gruppo di quanti sono convinti che l’appartenenza alla Chiesa non comporta il riconoscimento e l’adesione a una dottrina oggettiva.
Si è affermato un cattolicesimo “à la carte”, in cui ciascuno sceglie la porzione che preferisce e respinge il piatto che ritiene indigesto. In pratica un cattolicesimo dominato dalla confusione dei ruoli, con sacerdoti che non si applicano con impegno alla celebrazione della messa e alle confessioni dei penitenti, preferendo fare dell’altro. E con laici e donne che cercano di prendersi un poco per loro il ruolo del sacerdote, per guadagnare un quarto d’ora di celebrità parrocchiale, leggendo la preghiera dei fedeli o distribuendo la comunione.
Ecco, che qui papa Benedetto XVI, proprio a causa della sua fedeltà verso la “Verità”, fa una cosa che è sfuggita all’attenzione di molti commentatori: porta di nuovo, integralmente, il credo nella formula del Concilio di Costantinopoli, cioè nella versione normalmente contenuta nella messa. Il messaggio è chiaro: ricominciamo dalla dottrina, dal contenuto fondamentale della nostra fede. “Sì, perché – scrive il teologo e papa Ratzinger – il primario annuncio missionario della Chiesa oggi è minacciato dalle teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de jure”.
La conseguenza di questo relativismo, spiega il futuro Papa Benedetto XVI, è che si considerano superate un certo numero di verità, per esempio: il carattere definitivo e completo della rivelazione di Cristo; la naturalezza della fede teologica cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni; l’unicità e l’universalità salvifica nel mistero di Cristo; la mediazione salvifica universale della Chiesa; la sussistenza nella Chiesa cattolica romana dell’unica Chiesa di Cristo.
Ecco qui, pertanto, la Verità come la principale causa di questa avversione e direi quasi persecuzione al Santo Padre. Un’avversione che ha come conseguenza pratica il suo sentirsi solo, un po’ abbandonato.
Abbandonato da chi? Ecco la grande contraddizione! Abbandonato dagli oppositori alla Verità, ma soprattutto da certi sacerdoti e religiosi, non solo dai vescovi; però non dai fedeli.
Il clero sta vivendo una certa crisi, prevale nell’episcopato un basso profilo, ma i fedeli di Cristo sono ancora con tutto il loro entusiasmo. Accanitamente continuano a pregare e ad andare a messa, frequentano i sacramenti e dicono il rosario. E soprattutto, sperano nel papa.
C’è un sorprendente punto di contatto tra il papa Benedetto XVI e la gente, tra l’uomo vestito di bianco e le anime di milioni di cristiano. Loro capiscono e amano il papa. Questo perché la loro fede è semplice! D’altronde è la semplicità la porta di ingresso della Verità.

martedì 15 novembre 2011

Cosa succede quando un Papa cerca di sopprimere un Messale?


No, non sto parlando di quello che pensate, ma di un fatto accaduto 900 anni prima.
Era Papa a quell'epoca Gregorio VII, siamo qualche decennio dopo il Mille. Dal V secolo in Spagna si celebrava la Messa secondo il Missale Gothicum, introdotto appunto dal tempo della conquista dei Visigoti. Papa Gregorio, nel suo santo furore riformatore e pieno di zelo per l'uniformità della preghiera, pensò di abrogare detto Messale che, nel frattempo, aveva preso il nome di Mozarabico (dall'appellativo dei cristiani spagnoli che erano rimasti tra gli arabi fino alla Reconquista). La decisione papale fu confermata dal Concilio di Burgos del 1085.
Ma quei tradizionalisti anticonciliari di Toledo si ribellarono all'imposizione romana (e dire che tutti e due i messali erano in latino, mica c'erano le traduzioni!), e vollero tenersi il proprio antico testo.
Fu così che la liturgia mozarabica sopravvisse, pur fra tanti stenti, e venne conservata fino al sec. XVI in alcune parrocchie di Toledo. In seguiro la liturgia mozarabica si mantenne solo in una cappella della cattedrale di Toledo e a Salamanca. Ma con la nuova riforma dopo il Concilio Vaticano II, ecco una risorgenza di interesse per il rito antico della Spagna che vide nei primi anni '90 del secolo scorso la rinnovata pubblicazione del Missale hispano-mozarabicum, (1991). Notevole impulso alla restaurazione e all’arricchimento del rito mozarabico diedero gli arcivescovi di Toledo.
Per chiudere il cerchio, un altro Papa, Giovanni Paolo II, permise l’uso di questo venerando Messale in qualsiasi luogo della Spagna, laddove la devozione popolare o l’interesse storico-culturale lo richiedessero e il 28 maggio 1992 celebrò la messa per l’Ascensione secondo questo rito, in occasione della presentazione del Nuovo Messale del 1991. Rito extraordinario accanto all'uso ordinario della liturgia romana, ormai diffusa in tutta la Chiesa iberica.

L'illustrazione (tramite NLM), tratta da un esemplare del 1770 del Missale Gothicum seu Mozarabicum, mostra la "prova del fuoco" che si tenne a Toledo dopo il 1085. Il messale romano e il messale gotico furono entrambe gettati nel fuoco, a mo' di ordalia. Il primo scappò fuori miracolosamente dalle fiamme, il secondo rimase intatto sotto il fuoco. Quasi a dire che nessuno, neanche un Papa, può sopprimere o eliminare un venerando rito liturgico ricevuto dalla Tradizione della Chiesa e che esprime in preghiera (nella lex orandi) la vera fede cattolica (la lex credendi).

Evidentemente tutto questo non può non essere visto - alla luce delle polemiche odierne - senza pensare al recupero del rito romano pre-riforma, "numquam abrogatum". Certo il parallelismo non vale per chi insiste nel dire che il Messale di Paolo VI è solo una nuova edizione del precedente Messale (cosa che con tutta evidenza non si può sostenere come niente fosse...). Sono molto simili, come tutti i messali latini, ma esprimono teologie (non fedi!!!) in parte differenti. Tenerli entrambi, finchè non si riuscirà a riconciliarli, è un bene e una ricchezza.
Papa Benedetto ha tolto dal fuoco il Missale preconciliare che era dato per spacciato. I Lefebvriani (e non solo loro...) ci vogliono gettare il Messale di Paolo VI. Non ci riusciranno. Nessuno, ieri come oggi, può sopprimere o abrogare le legittime e plurime espressioni cultuali dell'unica fede cattolica.

domenica 13 novembre 2011

Riti greci di benedizione e investitura dei governanti. Confronti e riflessioni

Ecco, nel video qui sotto, la vera e propria liturgia del giuramento del Primo Ministro della Grecia (e poi dicono che la gerarchia cattolica in Italia ha troppa visibilità!). Un Arcivescovo con pastorale e mandias (cappa magna), due diaconi, svariati preti, coro, Evangeliario con candele accese,  preghiere e benedizioni... Confesso che anche a me sembra un tantino troppo che il Primo Ministro di uno stato democratico moderno giuri nelle mani dell'Arcivescovo Ortodosso: e tutte le altre fedi? E se l'eletto non crede in nessuna religione? (la Costituzione Greca prevede solo che il candidato possa credere in un'altra fede diversa da quella ortodossa, non pare prevedere l'ateismo). Sono domande legittime, che - se non affrontate - rischiano di far apparire questa come una cerimonia vuota, una formalità ereditata dal passato, ma in cui nessuno più crede. Ma ai Greci, invece, pare bene così: non dimentichiamo che la Chiesa Ortodossa è fino ad oggi "chiesa di Stato" (ma anche la liberare Inghilterra ha la chiesa anglicana come chiesa di Stato).
     Personalmente preferisco una separazione amichevole tra Chiesa e Stato, piuttosto che una benedizione dall'Altare al Trono, giusto perché "si è sempre fatto così". E infatti in questa forma religiosa del giuramento, si vede la continuità con la pratica medievale (e tipicamente anche bizantina) di far riconoscere alla Chiesa il potere civile e di dare ad esso una specie di investitura morale, un "mandato canonico" nel governare il popolo di Dio che è composto di cittadini.
      Vi immaginate una scena del genere da noi, tra qualche giorno, se il neo-Presidente del Consiglio dovesse giurare davanti a Bagnasco??? :-). Si vede che la Chiesa Greca ha comunque un'influenza reale (ed economica) sul Paese, vissuta comunque in maniera molto più pacifica che da noi, e questo si riflette anche nella benedizione del potere temporale. La nostra storia risorgimentale, illuminista, e la presa di Roma, hanno comportato una configurazione alquanto diversa (e in continua tensione, nonostante la Conciliazione) tra Chiesa e Stato. Bene, dunque, per il Concordato. Per il resto è preferibile che le stole e i pastorali siano di casa più tra i poveri, che nei palazzi dei potenti:


Anche ogni deputato, deve fare lo stesso giuramento, secondo l'articolo 59 della Costituzione Greca: "Prima d’entrare in carica i deputati prestano, davanti alla Camera e in seduta pubblica, il giuramento seguente: «Io giuro in nome della Trinità Santa, Consostanziale e Indivisibile di conservare la fedeltà alla Patria e al regime democratico, di obbedire alla Costituzione e alle leggi e di adempiere coscienziosamente le mie funzioni»".

sabato 12 novembre 2011

Messa Anglicana alla Basilica di San Francesco in Assisi

Guardate questo video girato un paio di giorni fa da alcuni pellegrini americani: sembra una bella e dignitosa celebrazione dell'eucaristia all'altare del crocifisso nella Basilica inferiore di S. Francesco:


Si sente anche un delicato Agnus Dei in gregoriano. Ma subito dopo cosa fa il sacerdote? Si inchina e insieme al popolo dice una preghiera in inglese! "Novità e abusi" - griderà subito qualcuno -, "aggiunte indebite!" - qualcun altro. E la cosa non finisce qui. Dopo la preghiera il sacerdote mostra le sacre specie per l'Ecce Agnus Dei... e qui il popolo mi diventa tradizionalista addirittura! Ripetono per ben tre volte e al suon del campanello: "O Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e l'anima mia sarà salva". Anche questo lo dicono in Inglese.
Ma che messa sarà mai?
Trattasi di celebrazione eucaristica secondo il rito Anglo-Cattolico americano, l'unico finora approvato dalla Santa Sede, ed in uso presso le comunità tornate alla Chiesa Romana dalla "chiesa" episcopaliana ben prima della promulgazione di Anglicanorum Coetibus, ancora sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Un rito che appare una costruzione un tantino "patchwork", tipo vestito di Arlecchino (lo dico senza essere irriverente). Mette insieme il Novus Ordo in Inglese, l'Ordine della comunione anglicano (dal Book of Common Prayer) ed elementi dell'Anglican Missal ottocentesco, il messale romano ad uso degli anglo-cattolici.
Questa loro liturgia è contenuta nel Book of Divine Worship, che trovate tutto quanto in Internet in formato PDF (proprio qui). A pag. 321 è descritto ciò a cui assistiamo nel video. Sono preservati quegli elementi del patrimonio anglicano non in contrasto con la fede cattolica. Tali elementi, molto spesso, coincidono con usanze "preconciliari" o con formulari pretridentini, tradotti però in lingua vernacolo, che fin dal XVI secolo fa la sua comparsa nella liturgia della Chiesa d'Inghilterra.

In particolare quella che ascoltiamo dopo l'Agnus Dei, si chiama Prayer of humble access, e si ritrova in parecchie liturgie anglicane prima della comunione. Fu composta dallo stesso Cranmer, riformatore inglese, nel 1548, per preparare il popolo alla comunione sotto le due specie, allora da poco reintrodotta. Essa recita così:
We do not presume to come to this thy Table, O merciful Lord, trusting in our own righteousness, but in thy manifold and great mercies. We are not worthy so much as to gather up the crumbs under thy Table. But thou art the same Lord whose property is always to have mercy. Grant us therefore, gracious Lord, so to eat the flesh of thy dear Son Jesus Christ, and to drink his blood, that we may evermore dwell in him, and he in us. Amen

Non presumiamo di venire a questa tua Mensa, O Signore misericordioso, confidando nella nostra giustizia, ma nella tua molteplice e immensa misericordia. Non siamo degni neppure di raccogliere le briciole sotto la tua  Mensa. Ma tu sei quello stesso Signore che sempre perdona. Concedici perciò, Signore che dai Grazia, di mangiare la carne del tuo amato Figlio Gesù Cristo, e di bere il suo sangue, cosicché possiamo dimorare sempre in lui e lui in noi. Amen.

Una preghiera di chiara origine protestante - e si vede nell'uso di Table al posto di Altar, e l'insistenza sulla mancanza di giustizia nell'uomo che può confidare solo nella grazia di Dio.... - preghiera però riportata al suo luogo originario, cioè prima della comunione, e letta in maniera evidentemente cattolica. E' interessante notare che Cranmer stesso l'aveva spostata, anticipandola, nei suoi rituali successivi, ritenendola troppo devozionale e incline a far "adorare" le sacre specie (cosa che lui, evidentemente non voleva.). Chissà come si rivolta nella tomba ora che i suoi pronipoti anglicani, tornati cattolici, continuano a pronunciare le sue parole davanti agli elementi transustanziati nel vero Corpo e Sangue di Cristo che lui, un po' zwinglianamente, prendeva molto, ma molto, in senso solamente "spirituale"!

Commento e fonti della preghiera "Of Humble Access" (in inglese)


NB. Per i confratelli di Assisi: non mettete vasi o piante che blocchino l'altare dal suo lato anteriore, come si evince dal video postato sopra. Gli anglo-cattolici preferiscono celebrare la messa "verso Oriente", cioè con il sacerdote che non si mette dietro l'altare, ma sta dalla stessa parte del popolo. Sarebbe gentile fargli trovare la possibilità di farlo: è qualcosa di molto sentito nel loro patrimonio liturgico. E non solo da loro....

venerdì 11 novembre 2011

San Martino nelle parole del Papa: la logica della condivisione

Papa Benedetto (11 nov 2007) parla del Santo di oggi, che ancora ci ispira con la sua carità "imitabile": il dare mezzo mantello al povero è un segno di solidarità concreta, ma non impossibile da ripetere. Solidarità e condivisione:

giovedì 10 novembre 2011

Giochiamo a fare il presepio! Quando la cultura commerciale torna a far vedere Gesù

Incuriosito dalla scoperta di Tornielli in un negozio di giocattoli di Londra (potete leggere qui il suo racconto e vedere l'immagine da lui scattata), ho voluto vedere se anche qui da noi, in Italia, la corporation tedesca del giocattolo Playmobil offriva in vendita scatole di costruzioni per fare il presepio.
Con mia sorpresa mi sono accorto che l'offerta di scene della natività in plastica, per bambini dai 4 anni in sù, è davvero abbondante e varia! Molto più di quanto sospettassi.
Per cominciare, c'è la scatola Playmobil 4885, quella intravista da Tornielli da Hamleys. Questa presenta una semplice sacra famiglia in ambiente innevato, con una capanna a forma di albero addobbato alle spalle (foto a destra). San Giuseppe sembra un contadinello preso da qualche altra scatola e riutilizzato apposta. Ma fa lo stesso la sua figura.

Per i più esigenti e "tradizionali", esiste invece la lussuosa confezione Playmobil 4884 Grande presepe con stalla. Presenta un gran numero di animali e di personaggi, compresi pastori, angeli, pecorelle e naturalmente l'asino e il bue. L'ambientazione è proprio carina: 

E non è finita qui! Ci sono anche le "espansioni", come in tutti i giochi contemporanei che si rispettino. Così abbiamo la possibilità di comprare anche il set completo dei Tre Re Magi, con tanto di scrigni e cammello. E' il gioco Playmobil 4886.


Infine, la scatola targata Playmobil 4887 contiene le ultime statuine di grido: una  possente angiolotta e nientemeno che San Nicola, il vero Babbo Natale, con tanto di mitria e pastorale di ordinanza. Peccato che in italiano non sia stato riconosciuto e venga presentato con la strana dicitura: "Sacerdote e Angi":

E poi dicono che il Natale non è più una festa che attira! 
Così, mentre le scuole materne, infettate dal virus del "religiosamente corretto", fanno a gara per impedire ai bimbi di fare il presepe con le loro manine paffutelle, ecco che c'è chi pensa a guadagnare qualche cosa in barba ai moderni dogmi anticristiani. E le statuette di gesso buttate fuori della finestra, rientrano dalla porta fatte di plastica.
Far giocare i più piccoli con Maria, Giuseppe e Gesù e i loro amici della scena del Natale è, in definitiva, un ottimo modo  e una splendida occasione per raccontare ai bambini la Storia delle Storie, che solo loro sanno ascoltare e rivivere come fosse appena stata scritta.

Se vi viene voglia di regalare a nipotini o figliolini queste intriganti costruzioni, potete trovarle tutte su Amazon.it a buon prezzo (ecco i link: qui; qui, qui e qui), ma sono vendute anche su Ebay.

I prodotti di massa indicano sempre un trend. Se le multinazionali fiutano l'affare, vuol dire che c'è. E se questo ha un carattere religioso, a loro non importa. Ma a noi sì! E mettere in vista sugli scaffali dei giocattoli le statuine del presepio è senza dubbio un forte segnale: Gesù vuole tornare a far parlare di sé e ad essere parte della vita e della cultura quotidiana. A partire dai più piccini. Come è sempre stato.

mercoledì 9 novembre 2011

Il messale per i defunti: Missae Defunctorum

Nel mese di novembre, fin dai primi giorni, i fratelli e le sorelle defunti sono ricordati, in modo speciale, da tutti i cristiani ancora "al di qua" della porta dell'eternità.
Per celebrare questo mese ho pensato di rendere disponibile una copia fotografica di un libro alquanto conosciuto, eppure non presente in quantità nel "mercato" editoriale digitale.
Si tratta dell'agile: "Missae Defunctorum ex Missali Romano desumptae". L'edizione che ho riprodotto, per gentile prestito del mio confratello p. Giorgio, è del 1943, una pregevole copia da cui ho prelevato l'interno e pure la copertina. Non ci sono i segnalibri e le "linguette" per girare le pagine, ma tutto il resto è fedelmente identico.
Come sapete, nella forma straordinaria del Rito Romano, la messa dei defunti presenta parecchie particolarità, sia nell'Ordo Missae, sia nei gesti. Ci sono preghiere da non dire e gesti da omettere. Per questo è comodo avere un messale in cui sono riportati i formulari  per queste messe, con i canti del sacerdote e le rubriche adatte alle celebrazioni per i defunti. E' compreso, nell'appendice, il Ritus Absolutionis, che si tiene al termine delle celebrazioni esequiali o di suffragio per i morti.
Qui vedete l'anteprima del libro (solo 64 pagine, in rosso e nero, tenuto insieme con un punto metallico - per essere più economici).
E qui sotto alcune immagini di prova. Guardate che cura e che passione nel decorare e impaginare i libri liturgici. Ovviamente la copertina è nera con impressioni in argento, come incisioni in nero sono tutte le figure interne.


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venerdì 4 novembre 2011

Canti di Chiesa sulla chitarra

Poi c'è chi dice che sono contrario alla musica giovanile in parrocchia. Non è vero. Se somiglia a questa non è per nulla male, anzi un ottimo inizio. Si tratta del Santo della "Advent Lifeteen Mass", una messa per teenagers, dunque:


Vi ricorda qualcosa? Ma davvero? Sarà perché si tratta di un'interpretazione del Sanctus della Messa Deus Genitor Alme, normalmente indicata per le ferie d'Avvento (e che vi consiglio di usare spesso e volentieri). Questo è solo un esempio di "ermeneutica della continuità" nel legittimo progresso e adattamento alla cultura che cambia. Se ne trovate altri in giro, segnalatemeli. Grazie.

martedì 1 novembre 2011

Omnes Sancti & Sanctae Dei, orate pro nobis

La liturgia latina offre fino ad oggi materia di ispirazione per i compositori, come ci mostra questo video musicale che vi posto per sottolineare l'odierna festività. La musica è di Karim Martusewicz, musicista polacco, eseguita nel 2010 durante un concerto della Bornus Consort i Karimski Chamber Orchestra, in onore di Papa Giovanni Paolo II.


Per i cultori della Polifonia classica, propogo anche questa antifona al Magnificat di Tomás Luis de Victoria (1548-1611): O quam gloriosus, dal proprio dei II Vespri per la Solennità di Tutti i Santi:
O quam gloriosum est regnum, in quo cum Christo gaudent omnes sancti. Amicti stolis albis, sequuntur agnum quocumque ierit. (Cf. Ap. 7,9)


O quanto è glorioso quel Regno, dove i santi godono con Cristo e in vesti bianche seguono l'Agnello dovunque vada.

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