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martedì 31 gennaio 2012

Candelora: festa cristiana e tentazioni di neopaganesimo per il benessere materiale

Cercando ispirazioni sulla festa della Presentazione del Signore al Tempio, con il suo bel contorno di tradizioni legate alla luce e alle candele, mi sono imbattuto per caso in questo video che vi allego. Parla la maga Ornella Brunelli e spiega un rituale celtico (!) per propiziare nella notte tra l'uno e il due febbraio, "energie" per il benessere economico e materiale, a suon di candele. Un rito druido precedente di 2000 anni la venuta di Cristo!


E' davvero interessante (ma dà i brividi) il tentativo di paganizzare o ri-paganizzare le feste cristiane, un segno eloquente della problematica tenuta dell'evangelizzazione nello stesso calendario popolare, che pare disgregarsi e ripiombare in una significazione non certo dei misteri di Cristo, ma neppure primordial-comunitario, quanto di natura magico-individualista, ben in linea con le esigenze del "consumatore religioso" di oggi.

Meglio riascoltare e meditare con Giovanni Vianini, "mago" del gregoriano su YouTube, l'introito della Festa della Presentazione del Signore: Suscepimus Deus. Nella Forma Ordinaria questo canto non c'è se la Messa del giorno è preceduta dalla tradizionale benedizione delle candele e processione prevista per questa ricorrenza liturgica.


Ps 47, 10-11 Suscépimus, Deus, misericórdiam tuam
in médio templi tui:
secúndum nomen tuum, Deus,
ita et laus tua in fines terræ:
justítia plena est déxtera tua.
Ps. ibid., 2. Magnus Dóminus, et laudábilis nimis:
in civitáte Dei nostri, in monte sancto ejus.

Abbiamo accolto, o Dio,
la tua misericordia in mezzo al tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode
si estende ai confini della terra:
di giustizia è piena la tua destra.
Grande è il Signore e degno di ogni lode:
nella città del nostro Dio, sul suo monte santo.




sabato 28 gennaio 2012

Comunione ai disabili mentali. Superare i malintesi teologici e pastorali

Qualche giorno fa un commento ad un post richiamava la nostra attenzione alla pratica - non ancora pienamente accettata da alcuni pastori - di dare la comunione eucaristica ai disabili mentali o ad altre categorie di persone che - si ritiene - non possano "capire" il sacramento, o siano incapaci di un atto di fede in proprio.
E' necessario spiegare, a preti e laici, che non c'è alcun motivo biblico o dogmatico per non comunicare i disabili mentali, come anche gli anziani attualmente privi di consapevolezza o comunque i malati a cui risultano in qualche modo danneggiate le capacità cognitive cerebrali. L'anima non è sinonimo di cervello, e fede non è sinonimo di coscienza consapevole. La devozione poi non è, in certi casi, facilmente ponderabile. 
Così si esprime autorevolmente Papa Benedetto XVI nell'esortazione apostolica del 2007 "Sacramentum Caritatis" (n. 58), sciogliendo ogni residuo dubbio:
Venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono l'Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li accompagna.
Il "quanto possibile" si riferisce, con evidenza, ad una possibilità fisica, non mentale (per es. se riescono a deglutire e ingerire). E dopotutto non bisogna dimenticare la saggia massima, in vigore nella Chiesa, per la quale: "A ciò che gli è impossibile, nessuno è tenuto". Non si può chiedere ad una persona qualche prestazione, qualche perfezione, qualche conoscenza che gli sia totalmente preclusa al di là della sua buona volontà. E - inoltre - per quanto riguarda la stessa ricezione dell'Eucaristia, quando sia impossibile come sacramento, non è affatto escluso che venga ricevuta quanto all'effetto spirituale. 
Se, comunque, è possibile battezzare, e quindi far diventare membro di Cristo, un bambino sano o un disabile, è allo stesso modo possibile offrirgli anche gli altri sacramenti dell'iniziazione cristiana: la Cresima e l'Eucaristia, che i disabili possono ricevere "nella fede della famiglia o della comunità che li accompagna", le stesse famiglia e comunità che hanno chiesto per loro il dono del battesimo e della vita in Dio suppliscono alla devozione imperfetta o assente, (mentre per i bambini è ritenuto "conveniente" differire i sacramenti della Cresima ed Eucaristia, in modo da renderli più partecipi e coscienti del dono spirituale, attendendo la loro maturazione).

Il pregiudizio che i disabili mentali non possano proprio accedere alla comunione eucaristica, a causa del mancare dell'uso di ragione, non è affatto - come alcuni ritengono - derivato da una norma dogmatica della Chiesa.  Semmai proviene da un malinteso teologico-pastorale, tipicamente occidentale e figlio di una sensibilità divenuta, via via, troppo razionale. Il Concilio di Orange del 441, per esempio, aveva decretato con semplicità: "Amentibus quaecumque sunt pietatis, sunt conferenda.", ovvero: "ai disabili mentali si deve dare tutto ciò che riguarda la pietà" e perciò - dice l'Aquinate commentando - "si deve loro accordare l'Eucarestia che è il sacramento della pietà". Già Tommaso però distingue vari casi, con una gradazione per cui: "Si può essere privi dell'uso di ragione in due maniere. Primo, per il fatto che si possiede un debole uso di ragione: allo stesso modo che diciamo privo di vista chi ci vede poco. A costoro, per il fatto che possono concepire una qualche devozione verso l'Eucarestia, non deve negarsi questo sacramento" (III, q. 80, a. 9 co). San Tommaso rimane tuttavia del parere che chi è proprio completamente privo, fin dalla nascita, di una qualunque consapevolezza non debba essere ammesso all'Eucaristia (la quale - comunque - non sarebbe in tale caso necessaria in senso assoluto alla salvezza).
Il Catechismo ad parochos, preparato dopo il Concilio di Trento, finirà per dire in maniera precisa: "Amentibus praeterea, qui tunc a pietatis sensu alieni sunt, sacramenta dare minime oportet". Quello che conta è "tunc", quel momento. Se le persone non manifestano il senso della devozione, non conviene per nulla dare loro i sacramenti.

La questione era già iniziata con il canone XXI del Concilio Lateranense IV (1215), che decreta:
Qualsiasi fedele dell'uno o dell'altro sesso, giunto all'età di ragione, confessi fedelmente, da solo, tutti i suoi peccati al proprio parroco almeno una volta l'anno, ed esegua la penitenza che gli è stata imposta secondo le sue possibilità; riceva anche con riverenza, almeno a Pasqua, il sacramento dell'Eucarestia...
Confessione e comunione obbligatoria, almeno una volta l'anno, per coloro che sono giunti all'uso di ragione.
Vedete bene che questo canone segna il minimo della pratica, cercando di rivitalizzare la frequenza ai sacramenti, all'epoca troppo disattesi. Stabilisce chi siano coloro che vi si devono assoggettare per obbligo. Ma è un canone disciplinare, di tenore simile alle norme odierne che indicano l'età massima per essere obbligati al digiuno. Raggiunti i 60 anni non è che sia vietato digiunare, ma non è più considerato un dovere obbligante in coscienza. E' possibile farlo, anzi è cosa buona farlo, sebbene non sia strettamente dovuto.

Lo stesso principio può essere applicato nel caso della comunione eucaristica, come ci mostra la pratica della chiesa antica e medievale, e la continua pratica - fino ad oggi - di parecchie chiese orientali, ortodosse e in alcuni casi cattoliche. Mi riferisco all'uso di battezzare, cresimare e comunicare nella stessa celebrazione i bambini piccoli. Non può essere un abuso dare la comunione ai bambini, perchè sono esseri umani, battezzati e capaci di ricevere la grazia di Dio come dono, anche se non capiscono. E il differire la comunione dei fanciulli fino all'età di ragione non è da intendersi come un precetto divino, ma una legge ecclesiastica, una legge di buon senso certo, ma non assoluta. Si cita, infatti, sempre questo canone del Codice di Diritto Canonico:
Can. 913 - §1. Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fanciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e una accurata preparazione, così da percepire, secondo la loro capacità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore.
§2. Tuttavia ai fanciulli che si trovino in pericolo di morte la santissima Eucaristia può essere amministrata se possono distinguere il Corpo di Cristo dal cibo comune e ricevere con riverenza la comunione.
Tuttavia si omette spesso di citare il canone precedente, molto più importante e fondamentale riferimento per la nostra questione. Esso recita
Can. 912 - Ogni battezzato, il quale non ne abbia la proibizione dal diritto, può e deve essere ammesso alla sacra comunione.
La proibizione del diritto riguarda le censure derivanti da delitti o l'astenersi dalla comunione per i peccati. Un disabile dunque, può e deve ricevere il Corpo del Signore, anche nei casi in non si possa valutare o quantificare dall'esterno la sua comprensione, fede o devozione, per il semplice fatto di essere cristiano e di aver diritto ai sacramenti, secondo la sua condizione. Solo il peccato può tenere lontano qualcuno da Cristo. Non certo il perfetto funzionamento dei suoi organi, fosse pure il cervello.
C'è, infatti, chi forse non potrà mai arrivare a comprendere ciò va a ricevere. Ma è questo un motivo sufficiente per negare di ricevere "Colui che non si può comprendere"? E chi di noi può quantificare tale comprensione e discernimento? Chi può sapere quanta "devozione" c'è in un'anima, anche se fatica ad esprimersi per mezzo del corpo?
Si sa bene, per analogia, che l'intenzione di San Pio X nell'abbassare l'età per la Prima Comunione andava in questo senso: "E’ meglio che i fanciulli ricevano Gesù quando hanno ancora il cuore puro"; "far entrare Gesù nel cuore dei bambini prima che vi entri satana"- soleva dire il santo Papa. Per questo il 10 agosto 1910 emanò il decreto Quam Singulari con il quale, riferisce un testimone: "rimossi gli ostacoli di antiche consuetudini e ripristinata la sana disciplina degli antichi, ordinò che i bambini fossero ammessi alla Prima Comunione al settimo anno di età". E' chiaro che il bambino: "dovrà in seguito venire imparando il catechismo intero, in modo proporzionato alle forze della sua intelligenza" (Quam singulari). Tutto è proporzionato alla capacità e all'età. Ma sempre in senso di estensione, non di restrizione.
Il canone 912 ricordava: "Ogni battezzato". E' un'espressione inclusiva e larga: vuol dire proprio tutti quelli che sono stati giudicati ammissibili al battesimo. 
In questo caso, dunque, non si può mai sbagliare in eccesso, mentre spesso si può sbagliare in rigidità, con conseguenze di sofferenza, esclusione e ghettizzazione incomprensibili da un punto di vista umano, teologico e genuinamente tradizionale. Dobbiamo ribadire e sottolineare tutto questo, perché purtroppo c'è ancora chi ha perfino dei dubbi nell'ammettere persone portatrici della sindrome di Down alla comunione eucaristica.
Va ricordato infine che è una radicata e sempre risorgente mentalità giansenistica quella che aveva dissuaso i cristiani dalla pratica eucaristica assidua e aveva spostato in avanti l'età della comunione, quasi che questa fosse il coronamento del cammino verso la perfezione cristiana, piuttosto che la via per raggiungerla, "un premio e non un farmaco all'umana fralezza" - scrive San Pio X. E le umane fragilità e debolezze - quelle, beninteso, non connesse a colpa - sono molte e di vari tipi.

Per approfondire, si può leggere questa sintesi: L’eucaristia ed il cammino di catechesi dei disabili, di H. Bissonnier   e questa risposta equilibrata apparsa su Famiglia Cristiana. Molto precisa anche la riflessione del teologo morale Luigi Lorenzetti a cui vi indirizzo.

lunedì 23 gennaio 2012

Fonti Vaticane citate da CNA confermano: sono state approvate solo le preghiere dei momenti di catechesi neocatecumenale

In relazione a quanto detto nei giorni scorsi, anche su questo blog, a proposito delle "celebrazioni" del Cammino Neocatecumenale.
La Catholic News Agency degli Stati Uniti riporta questa notizia, con dichiarazioni di un officiale del Vaticano. Traduco solo qualche passo che può interessare e chiarire, il resto lo potete leggere al sito originale.

Città del Vaticano, 21 gennaio 2012 / 05:15 pm (CNA).-
L'approvazione vaticana delle forme di "celebrazione" del Cammino Neo-catecumenale, concerne le preghiere non liturgiche all'interno delle loro catechesi e non la Messa o altre liturgie della Chiesa...

L'invito diffuso dal Movimento ai vescovi per l'evento di ieri (intende l'incontro del 20 gennaio col Papa) affermava che "lo scopo di questo incontro è che Sua Santità firmerà un Decreto della Congregazione del Culto Divino che riconosce piena approvazione alle liturgie del Cammino Neo-catecumenale"“the purpose of this meeting is that His Holiness will sign a Decree from the Congregation of Divine Worship recognizing the full approval of the liturgies of the Neo-Catechumenal Way.”

Comunque, l'approvazione per le pratiche non liturgiche di questo gruppo, è venuta attraverso un'altra autorità. E' stato il Pontificio Consiglio per i Laici che ha emesso il decreto di approvazione - dopo aver consultato la Congregazione per il Culto divino - per quelle "celebrazioni" presenti nel loro Direttorio Catechistico.

In questo procedimento: "Il Cammino Neocatecumenale non ha ottenuto nessun nuovo permesso di alcun tipo", ha affermato l'officiale, che è esperto del processo di approvazione di preghiere e liturgie.

"Essenzialmente, il Pontificio Consiglio sta solo approvando le cose che si trovano nel Direttorio Catechistico del Cammino Neocatecumenale, e in nessun modo tocca le realtà contenute nei libri liturgici".

Ha affermato che il decreto serve semplicemente come assicurazione che "non c'è nulla di erroneo nelle preghiere che essi usano nel contesto dei loro incontri di catechesi".

"La liturgia della Chiesa è definita in maniera stretta come: culto pubblico della Chiesa, e tale è la Messa e la Liturgia delle Ore, ha spiegato l'officiale a CNA. Le norme della Chiesa per la liturgia, ha affermato, "si trovano nei libri liturgici approvati e il Cammino Neocatecumenale è tenuto a osservarli non differentemente da ogni altro gruppo all'interno della Chiesa Cattolica".

Ciò che il decreto ha approvato sono "quelle cose nel Direttorio non incluse nei libri liturgici", il che è "equivalente ad approvare le preghiere, per es., che si fanno negli incontri dei Cavalieri di Colombo [associazione americana cattolica] o di una confraternita o le preghiere che un gruppo quale le Missionarie della Carità recitano dopo la Messa".
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Nel frattempo è ripresa la circolazione di testi (qui e qui), di cui non possiamo avere alcuna certezza di autenticità, offerti come "Orientamenti" ai catechisti del Cammino, precedenti all'approvazione del Direttorio, ancora non disponibile. Questa situazione di incertezza, condita di fogli volanti e divulgati il libertà, è veramente disdicevole: aumenta solo la confusione. Speriamo che presto sia fatta chiarezza e si possa vedere che cosa la Chiesa Cattolica approva veramente e considera un "dono" per tutti i membri della Chiesa stessa. Rimaniamo perciò in attesa di ricevere il dono... 

sabato 21 gennaio 2012

Introito "vocazionale" della III domenica per annum

Dominus secus, che nel rito antico si usa solo come antifona della festa di Sant'Andrea Apostolo, nel rito riformato ha trovato un'altra collocazione: la III domenica A e B del tempo "Per Annum" (che non si sa perché in Italiano si traduce "Ordinario", invece che "durante l'anno"). Questo, naturalmente, ce lo dice il Graduale Romanum, cioè il libretto dei canti ufficiale del rito romano, dove sono i canti giusti e prescritti. Se invece guardate l'antifona del Messale - che spesso viene usata a torto come "traccia" per trovare un canto adatto - vi accorgerete che è ben diversa: Antifona d'Ingresso Sal 95,1.6
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra;
splendore e maestà dinanzi a lui,potenza e bellezza nel suo santuario.
Cantáte Dómino cánticum novum, cantáte Dómino, omnis terra.
Conféssio et pulchritúdo in conspéctu eius, sánctitas et magnificéntia in sanctificatióne eius.


Visto che sarà quasi impossibile al 99,9 % di noi ascoltare dal vivo nella Messa il canto previsto per oggi dalla liturgia del Vaticano II, almeno ce lo sentiamo via YouTube. E' tratta dal Vangelo di Matteo (4,18.19), di cui quest'anno si legge il brano parallelo in Marco.
Un canto molto dolce che fa risuonare la chiamata di Gesù ai suoi primi discepoli:


Dóminus secus mare Galilaéæ vidit duos fratres, Petrum et Andréam, et vocávit eos: Veníte post me: fáciam vos fíeri piscatóres hóminum.
Vs. Cæli enárrant glóriam Dei: et ópera mánuum ejus annúntiat firmaméntum.
Vs. Glória Patri, etFílio, et Spirítui Sancto. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saécula sæculórum. Amen.

Il Signore presso il mare di Galilea vide due fratelli, Pietro e Andrea, e li chiamò: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini".
Vs. I cieli narrano la gloria di Dio, e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento
Vs. Gloria al Padre.....

venerdì 20 gennaio 2012

Per favore, non gridate pro o contro che: "il papa ha approvato le liturgie neocatecumenali"..

Visto che la cassetta delle email si sta riempiendo di messaggi più o meno dallo stesso tema, anche se di due umori e tenori diversi a seconda della provenienza.... diamo un'occhiata a ciò che il Papa ha detto e ha fatto oggi, nell'udienza al Cammino Neocatecumenale.

Andiamo al sodo. Così recita il decreto citato da Sua Santità:
"Il pontificio consiglio per i Laici, avuto il parere favorevole della congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, concede l'approvazione a quelle celebrazioni contenute nel direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa"

Domanda: secondo voi lettori, la Messa, o Celebrazione Eucaristica, è già normata dai libri liturgici della Chiesa? (risposta ovvia: SI').
Quindi non ci si riferisce a questo tipo di celebrazioni? (Risposta ovvia: Si sta parlando di altro tipo di celebrazioni).
I Vespri e le Lodi, forse? (No, anche quelle sono azioni liturgiche già normate)

Il Papa infatti nel suo discorso di oggi, ha detto con estrema chiarezza ai membri del Cammino: "Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel "Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale", che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede". 
Risulta quindi falso o quantomeno errato, ciò che è stato affermato anche ieri da siti legati al Cammino Neocatecumenale (si veda questo comunicato stampa, dove si insiste: "In questa occasione verrà annunciato il decreto di approvazione della Liturgia in uso nel Cammino")

Sono state approvate, invece, delle celebrazioni "non strettamente liturgiche": quindi non delle liturgie, che sono - certo - strettamente liturgiche (lapalissiano). E infatti queste altre celebrazioni le ha approvate il Pontificio consiglio per i Laici, con il parere favorevole della Congregazione per il Culto divino, non le ha approvate la Congregazione  stessa.

Ma allora, si chiede qualcuno, che cosa è stato approvato? Chi non conosce i "passaggi" del lungo itinerario del Cammino Neocatecumenale non può aver chiaro di che cosa si tratti. E il segreto sul Direttorio, che  a questo punto è davvero paradossale non venga pubblicato nella sua interezza, non aiuta di certo.

Bisogna premettere che non tutti i riti sono liturgici anche se tutte le liturgie sono riti. Ci sono riti che "per loro natura" non sono liturgici. Ne abbiamo avuto un esempio recente nella revisione del rito per il Concistoro in cui vengono consegnati i cappelli e gli anelli ai nuovi Cardinali. E' un rito, ma non è una liturgia, tantomeno una celebrazione sacramentale.
Le confraternite, per es., hanno i loro riti di aggregazione dei nuovi membri, con imposizione di vesti particolari e medaglioni, gli Ordini Equestri hanno anche loro particolari investiture e momenti di passaggio.... La Chiesa è bella perchè è varia e fantasiosa. E la sua ritualità debordante!

Per il caso dei Neocatecumenali, è comprensibile e bello che siano state confermate le modalità della "celebrazione" dei passaggi del "Primo Scrutinio", "Secondo Scrutinio", per "l'iniziazione alla preghiera", probabilmente, e per la Traditio del Simbolo (il Credo) e per la Redditio, per la Consegna del Padre Nostro.
Quello che è stato approvato è, dunque, l'adattamento dei singoli momenti di passaggio del cammino Neocatecumenale, dopo che, a suo tempo, era stato approvato il Direttorio per la catechesi, che presenta queste "tappe" nei vari volumi.
Tutti i momenti sopra descritti sono desunti dall'Iniziazione Cristiana degli Adulti (che non è l'iniziazione dei Cristiani Adulti...), adattata però a coloro che battezzati lo sono già, ma desiderano ripercorrere le tappe dell'iniziazione cristiana, che non ebbero modo di percorrere, "come se non fossero battezzati", al fine di "riscoprire il proprio battesimo". E' proprio per questo che il Cammino si chiama "neocatecumenale", ovvero catecumenato fatto dopo il battesimo. 

C'è chi dice che tutto questo non ha molto senso (opinioni personali; ma la Chiesa pare non essere d'accordo con tali affermazioni).
Secondo me avrebbe più senso fare ciò che i Padri hanno sempre fatto, ovvero il "cammino mistagogico" dei battezzati, accompagnandoli nel processo di entrata piena nei Misteri già ricevuti (cammino che potrebbe non finire mai, a differenza di quello neocatecumenale), lasciando invece ai non-battezzati il cammnino propriamente catecumenale e a coloro che vivono in situazioni pubbliche oggettivamente in contrasto con il vangelo offrire  uno status e un "cammino penitenziale" (completamente obliato oppure visto come politicamente scorretto per es. verso i divorziati risposati, i conviventi, chi sostiene l'aborto e/o lo ha praticato pubblicamente - medici, politici -; coloro che avevano pubblicamente lasciato la fede e vi vogliono tornare, ecc.).

RICAPITOLANDO:

Per quello che riguarda la liturgia propriamente detta, nelle Comunità Neocatecumenali, si sta a ciò che è definito e stabilito negli Statuti solo per quelle particolarità già concesse, per il resto ci si conforma pienamente, come tutti i cattolici latini, ai libri liturgici della Chiesa.


mercoledì 18 gennaio 2012

Quali sono le preghiere da recitare durante l'ottavario per l'Unità dei Cristiani?

Risponde alla domanda del titolo il Breve di Papa Benedetto XV (quindicesimo, non sedicesimo!), predecessore del nostro amato B16, che proprio oggi ha citato questo documento nella sua catechesi all'Udienza generale, tutta dedicata alla settimana annuale di preghiera per l'unità dei cristiani, che si apre oggi. Vi  riporto integralmente il testo. Alla fine metto in evidenza le orazioni che papa Benedetto volle fossero dette "e non cambiate":

BREVE
ROMANORUM PONTIFICUM

IL VESCOVO BENEDETTO, SERVO DEI SERVI DI DIO.
A PERPETUA MEMORIA

In ogni tempo i Romani Pontefici Nostri Predecessori ebbero a cuore — e anche a Noi preme moltissimo — che i Cristiani che si sono dolorosamente allontanati dalla Chiesa Cattolica siano invitati a tornare ad essa, come ad una madre da loro abbandonata. Splende infatti nella fondamentale unità della fede il principio della verità della Chiesa, e non diversamente l’Apostolo Paolo esorta gli Efesini all’unità dello spirito, da conservarsi nel vincolo della pace, la quale prevede un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo (Ef. IV, 5).

Con grande gioia abbiamo appreso che la Società chiamata « della Espiazione », fondata a New York, ha proposto preghiere da recitarsi dal giorno della festa della Cattedra Romana di San Pietro [=18 gennaio, oggi, NdR] fino alla festa della Conversione di San Paolo affinché si ottenga questo grande obiettivo dell’unità, e Ci siamo pure rallegrati per il fatto che queste preghiere, benedette dal Santo Padre Pio X di recente memoria e approvate dai Sacri Vescovi dell’America, si sono diffuse in lungo e in largo negli Stati Uniti.

Pertanto, affinché più facilmente si consegua l’obiettivo desiderato, e le suddette preghiere si recitino ovunque con grande vantaggio delle anime, Noi, udito anche il parere dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa Inquisitori Generali, a tutti i fedeli dell’uno e dell’altro sesso che in qualunque parte della terra — dal giorno 18 del mese di gennaio, festa della Cattedra Romana di San Pietro, fino al giorno 25 dello stesso mese, nel quale si onora la Conversione di San Paolo — reciteranno ogni anno tali preghiere una volta al giorno, e poi nell’ottavo giorno, veramente pentiti, confessati e nutriti della Santa Comunione, dopo aver visitato qualsiasi Chiesa o pubblico Oratorio abbiano innalzato a Dio pie preghiere per la concordia dei Governanti Cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, Noi concediamo ed elargiamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria di tutti i loro peccati. Concediamo inoltre la possibilità di lucrare la predetta indulgenza plenaria a coloro che, confessati debitamente i peccati e ricevuta la Santa Comunione, compiuta pure la visita nel giorno della festa della Cattedra di San Pietro in Roma, chiedano perdóno. Inoltre, agli stessi fedeli che con il cuore contrito, in qualunque degli otto giorni menzionati, abbiano recitato le stesse preghiere, concediamo duecento giorni di indulgenza nella forma consueta della Chiesa. Concediamo che tutte e singole queste indulgenze, remissioni dei peccati e attenuazioni delle penitenze possano essere applicate, a modo di suffragio, anche alle anime dei fedeli trattenute in Purgatorio.

Le presenti concessioni saranno valide anche in futuro, nonostante il parere contrario di chicchessia. Le preghiere che dovranno essere recitate, negli otto giorni sopra stabiliti per l’unità della Chiesa, sono le seguenti, e affinché su di esse non venga operata alcuna variazione, abbiamo ordinato che una copia delle stesse alla custodita nell’Archivio dei Brevi Apostolici.

Antifona (Gv 17, 21): Perché tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

V. Io dico a te che tu sei Pietro.
R. E su questa pietra io edificherò la mia Chiesa.

Preghiera: «Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi Apostoli: Vi lascio la pace, vi dò la mia pace, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa; dégnati di pacificarla e riunirla secondo la tua volontà, tu che vivi e Regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen ».

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 25 febbraio 1916, nell’anno secondo del Nostro Pontificato.   BENEDICTUS PP. XV

La preghiera nell'originale latino (Tratta dagli Acta Apostolicae Sedis 1917, p. 62):

Ant. (Ioannis, XVII, 21): Ut omnes unum sint, sicut tu, Pater, in me, et ego in te,
ut et ipsi in nobis unum sint; ut credat mundus, quia tu me misisti.

V/.  Ego dico tibi quia tu es Petrus.
R./. Et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

ORATIO.
Domine Iesu Christe, qui dixisti Apostolis tuis: Pacem relinquo
vobis, pacem meam do vobis: ne réspicias peccata mea, sed fidem
Ecclesiae tuae : eandem secundum voluntatem tuam pacificare et coadunare
digneris: qui vivis et regnas Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

martedì 17 gennaio 2012

Benedizione degli animali in onore di sant'Antonio Abate: anche in Piazza san Pietro!

L'arciprete della Basilica Vaticana, il Card. Angelo Comastri, ha presieduto questa mattina la tradizionale benedizione degli animali da fattoria nel giorno del loro patrono, sant'Antonio Abate, o sant'Antonio del porcello. Piazza San Pietro sembra un'aia, o se preferite, l'arca di Noè:



Vi riporto la formula dal Rituale Romanum:


BENEDICTIO EQUORUM ALIORUMVE ANIMALIUM

V. Adiutórium nostrum in nómine Dómini.
R. Qui fecit caelum et terram.
V. Dóminus vobiscum.
R. Et cum spíritu tuo.

Orémus
Deus, refúgium nostrum, et virtus: adésto piis Ecclesiæ tuæ précibus,
Auctor ipse pietátis, et præsta; ut, quod fidéliter pétimus, efficáciter
consequámur. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.

Orémus
Omnípotens sempitérne Deus, qui gloriosum beátum Antónium, váriis
tentatiónibus probátum, inter mundi hujus túrbines illæsum abíre fecísti: concéde
fámulis tuis; ut et præcláro ipsíus proficiámus exémplo, et a præséntis vitæ
perículis ejus méritis et intercessióne liberémur. Per Christum Dóminum nostrum.
R. Amen.

Orémus
Bene + dictionem tuam, Dómine, hæc animália accípiant: qua córpore
salvéntur, et ab omni malo per intercessiónem beáti Antónii liberéntur.
Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.


Et aspergantur aqua benedicta.


Vi riporto anche la benedizione-che-evita-di-benedire, tratta dal Nuovo Benedizionale, in cui si cerca quanto possibile di evitare di benedire direttamente le cose e perfino gli animali, (la teologia che ci sta dietro è: bisogna benedire Dio che ci offre i suoi doni, non bisogna benedire i doni. Evidentemente questa interpretazione della benedizione, tipicamente giudaica e laicale, pur assunta da sempre tra i cristiani, non è però quella intesa dalla Chiesa latina quando desidera "benedire qualcosa". La Chiesa infatti conosce e usa da sempre anche la benedizione di Dio sulle cose, sulle persone, e azioni, (seguendo la prassi biblica sacerdotale-aronitica), benedizione che appunto solo i sacerdoti (e - oggi -  in alcuni casi i diaconi) possono conferire.


PREGHIERA DI BENEDIZIONE

1073. Il ministro, con le braccia allargate se sacerdote o diacono con le mani giunte se laico, pronuncia la preghiera di benedizione.

O Dio, fonte di ogni bene,
che negli animali ci hai dato un segno della tua provvidenza
e un aiuto nella fatica quotidiana,
[per intercessione di san N.]
fa' che sappiamo servirci saggiamente di essi,
riconoscendo la dignità e il limite
della nostra condizione umana.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

1074. Oppure:

O Dio, che tutto hai disposto con meravigliosa sapienza
e all'uomo fatto a tua immagine
hai conferito il dominio su tutte le creature,
stendi la tua mano
perché questi animali ci siano di aiuto
e sollievo nelle nostre necessità,
e fa' che in un armonioso rapporto con la creazione,
impariamo a servire e amare te sopra ogni cosa.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

1075. Quindi il ministro, se lo ritiene opportuno, asperge persone e animali con l'acqua benedetta, dicendo queste parole o altre simili:

Ravviva in noi, o Padre, nel segno di quest'acqua benedetta l'adesione a Cristo, primizia della creazione nuova e fonte di ogni benedizione.

Sant'Antonio padre dei Monaci, rendici religiosi degni di questo nome!

Dagli Apoftegmi dei Padri del Deserto, tra i quali Antonio abate eccelse:

L'abate Antonio predisse all'abate Amun: « Tu farai molti progressi nel timor di Dio ». Poi lo condusse fuori dalla cella e gli mostrò una pietra: « Mettiti a ingiuriare questa pietra », gli disse, « e colpiscila senza smettere ». Quando Amun ebbe terminato, sant'Antonio domandò se la pietra gli avesse risposto qualcosa. « No », disse Amun. « Ebbene! anche tu », aggiunse l'anziano, « devi raggiungere questa perfezione e pensare che non ti si fa nessuna offesa ».

Alcuni fratelli di Scete vollero vedere l'abate Antonio. Salirono su una barca, e li trovarono un anziano che anche lui voleva andare da Antonio, ma i fratelli non ne sapevano niente. Seduti sulla barca conversavano sui detti dei padri, sulle Scritture e sui loro lavori manuali. L'anziano invece stava in silenzio. Giunti al porto, si accorsero che anche l'anziano andava dall'abate. Arrivati da Antonio, questi disse:
«Avete trovato un buon compagno di strada in questo anziano! ». E al vecchio: « E tu ti sei trovato con dei buoni fratelli, Padre! ». L'anziano rispose: « d'accordo, ma la loro casa non ha porte: entra chi vuole nella stalla e slega l'asino! ». Parlava così perché i fratelli dicevano tutto quello che passava loro per la testa.

L'abate Antonio disse all'abate Pastor: « La grande opera dell'uomo è di gettare la colpa su se stesso dinanzi a Dio e attendersi la tentazione sino all'ultimo soffio della sua vita».

L'abate Antonio scrutava la profondità dei giudizi di Dio; e domandò: «Signore perchè alcuni muoiono dopo breve vita, mentre altri giungono all'estrema vecchiezza? Perché alcuni mancano di tutto, e altri abbondano di ogni bene? Perchè i malvagi sono ricchi, e i buoni schiacciati dalla povertà? ». Una voce gli rispose: « Antonio, occupati di te stesso: questi sono i giudizi di Dio e non ti è utile capirli! ».
Le tentazioni di Sant'Antonio Abate

Rapporto dell'Agenzia FIDES sulla drammatica situazione dei cristiani in Pakistan

"Fermate il massacro di cristiani innocenti", dice il cartello dei pakistani in protesta
Prima di leggere l'articolo, ci invito a riflettere e ricordare i principi fondamentali dell'indifferenza occidentale verso il massacro di indifesi cristiani  nei paesi in cui sono minoranza:
a) I cristiani non sono ebrei, quindi non è antisemitismo perseguitarli, si può far finta di non vedere.
b) E' colpa dei cristiani se non se vanno dalle loro case, dove abitano da secoli prima dell'arrivo dei musulmani. Potrebbero esser felici altrove.
c) Sicuramente non è odio religioso che spinge a queste violenze. Sembra, ma ci deve essere sotto un'altra valida spiegazione. Non si può pensare che oggi si uccida per la religione.


Aggiungete pure voi le altre "scuse" per non sentire e non sapere niente della cristianofobia (convenienza politica, petrolio....)


ASIA/PAKISTAN - Oltre 160 incriminati e 9 uccisi per “blasfemia” nel 2011; 1.800 ragazze cristiane e indù convertite a forza all’islam

Lahore (Agenzia Fides) – La controversa legge sulla blasfemia continua a mietere vittime in Pakistan, mentre le minoranze religiose soffrono per l’estremismo dilagante. Nel 2011, a causa della “legge nera” (composta dagli articoli 295b e 295c del Codice Penale), almeno 161 persone sono state incriminate e 9 uccise con esecuzioni extragiudiziali, vittime di accuse di blasfemia. Tali accuse, ha detto di recente un avvocato musulmano, anonimo per motivi di sicurezza, “sono false nel 95% dei casi”.
Secondo un Rapporto inviato all’Agenzia Fides dall’Asian Human Rights Commission, Ong che monitora i diritti umani nel continente, “il Pakistan ha fallito nel garantire il rispetto dei diritti umani al suo popolo”. La Commissione ha documentato nel 2011 l’uccisione di 18 difensori dei diritti umani e di 16 giornalisti, impegnati in un’opera di denuncia dei mali della società, della corruzione e dell’estremismo islamico.
San Shahbaz Bhatti
Il 2011 ha registrato l'uccisione di personalità di alto profilo, come il governatore del Punjab, Salman Taseer, e il Ministro federale degli affari delle minoranze, Shabhaz Bhatti, “omicidi compiuti da gruppi estremisti religiosi infiltrati nelle forze dell'ordine” nota la Commissione. “Lo stato ha giocato un ruolo ambiguo per placare l'estremismo religioso ed è rimasto muto spettatore di tali omicidi” si sottolinea. “Questa inettitudine del governo – prosegue il testo – ha favorito la conversione forzata all'Islam di ragazze provenienti da gruppi religiosi minoritari: in totale, nel 2011, circa 1.800 ragazze, fra indù e cristiane, sono state costrette a convertirsi all'islam, con mezzi come il rapimento e lo stupro”.
Il Rapporto, ricordando i 161 incriminati e 9 uccisi per “blasfemia”, rileva che “il governo non ha fatto alcun progresso sulla draconiana legge sulla blasfemia, che è costata molte vite”. “Le autorità – si afferma – hanno assunto, segretamente, un atteggiamento paternalistico verso i gruppi militanti. I tribunali hanno dimostrato di essere amici dei militanti e dei terroristi. In molti casi i terroristi sono stati rilasciati dai tribunali, con il pretesto di lacune formali o procedurali”. Il testo cita anche centinaia di morti per “delitto d’onore”, l’aumento di violenze settarie a Karachi (1.800 morti nel 2011) e nel Beluchistan (225 morti, oltre 6.000 dispersi).
La Commissione critica anche l’assenza di una riforma del sistema giudiziario penale. L'attuale sistema di giustizia penale esiste parallelamente alle leggi della Sharia: “Lo Stato di diritto si è deteriorato a causa di questo sistema” conclude. (PA) (Agenzia Fides 16/1/2012)

lunedì 16 gennaio 2012

Neocatecumenali & liturgie: Magister rincara la dose


Un paio di giorni fa il grande vaticanista dell'Espresso era uscito con un pezzo che ha scatenato l' "ira di Dio" tra le comunità neocatecumenali di mezzo mondo. Oggi Magister rincara la dose, e torna all'attacco. Potete leggere qui la sua requisitoria, dove si difende dai tanti attacchi che avrà certo subito in questi giorni.
D'altra parte, anche nel nostro piccolo, non si vede spesso un post che attiri tanti commenti come quello dedicato al problema dell'adattamento autonomo e autarchico della liturgia neocatecumenale. Alcuni non li ho potuti pubblicare: solidarizzo con Magister e affermo che l'anonimato dei commenti fa dire cose - diciamo - sconvenienti, sia a chi difende sia a chi controbatte. 
Intanto leggete Settimo cielo, poi riflettiamo su alcune domande.

1) Come è possibile che una FONDAZIONE, in questo caso un "insieme di beni spirituali" (Statuto, art 1 §3, nota 3), non di persone, possa essere soggetto di una liturgia propria o perfino di un indulto? Questo ce lo devono spiegare i canonisti. Molti, anche fra i neocatecumenali, non si rendono conto che quello che è approvato è "il cammino", non le persone che lo frequentano. Mi spiego. Il neocatecumenato, per volere dei fondatori, non è un'associazione di persone nella Chiesa, non è una confraternita, non è un gruppo religioso. Nossignore. E' l'insieme di beni spirituali (CIC canone 115), cioè il cammino catechetico stesso, gestito dagli amministratori di tale Fondazione che sono le Equipes dei vari livelli. I beneficiari dei servizi catechetici di questa fondazione si incontrano in comunità. Ma non sono esse soggetto di diritti nella chiesa, quanto piuttosto le singole persone che utilizzano il servizio della Fondazione di beni spirituali che è il Neocatecumenato, sotto l'assoluta giurisdizione dei vescovi del luogo e dei loro delegati che sono i parroci. Le comunità neocatecumenali in quanto tali hanno la stessa rilevanza, nella chiesa, di una classe di catechismo. Sia chiaro. Non sono un ente o una persona per il Diritto canonico, per esplicito volere dei fondatori. 

2) Passiamo ad un'altra questione. Per volere del Concilio Vaticano II, in SC 22 troviamo che la prima norma che presiede al modo di procedere nella riforma della liturgia dice:

L'ordinamento liturgico compete alla gerarchia
  1. Regolare la sacra liturgia compete unicamente all'autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo. [quindi una duplice autorità: universale, la Santa Sede, locale , con compiti di controllo, il vescovo del luogo]
  2. In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati [traduzioni, adattamenti nazionali...], anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite [terza autorità, distinta dalle altre due perchè. come si sa, le conferenze episcopali non sono "di diritto divino", come invece il ministero petrino e quello episcopale].
  3. Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica. [non ci sono altre autorità competenti in materia, nè i presbiteri (come amano dire i neocatecumali), nè tantomeno laici ispirati o partcicolarmente dotti ed eruditi, nemmeno le Università pontificie o gli Istituti di Liturgia.]
Ma allora ci chiediamo: chi ha introdotto certe modifiche e adattamenti alle liturgie neocatecumenali? Chi ha deciso che non si deve dire il Gloria o il Credo fino a un certo "passaggio"? Chi ha inventato la distinzione bizantina fra "comunione e manducazione" per inficiare la chiara volontà del Messale e dell'Istruzione Redemptionis Sacramentum 92? Chi ha deciso che inginocchiarsi alla consacrazione è contro il rispetto per il giorno del Signore, il giorno della Risurrezione? (e anche se si volesse interpretare in questo modo fantasioso il concilio di Nicea, perchè non inginocchiarsi almeno nelle messe feriali da lunedì a sabato mattina??).
Tante domande rimangono aperte. Ed è meglio non addentrarsi troppo. 

Rimane poi l'ultima, il grande quesito: come è possibile che un Direttorio per la catechesi approvato "per la pubblicazione" dalla Santa Sede, a quasi un anno dall'approvazione tanto sbandierata (vedi qui), non sia neppure pubblicato (=fatto conoscere, reso pubblico) in internet e venga tenuto segreto? Tutti e 13 i volumi sono secretati, ne conosciamo solo i titoli, come si desumono dal decreto di approvazione.
Io l'ho chiesto, l'ho cercato e proprio non ho avuto fortuna. Se qualcuno fosse così gentile da rispondere al mio appello gli sarei grato. Altrimenti c'è da pensare e vien pure da sospettare.
Come è possibile, d'altra parte, che un vescovo tolleri di far entrare nel suo territorio un gruppo che proclama un Vangelo di cui non deve rendere conto al pastore proprio della Diocesi? Eppure l'art. 5 degli Statuti recita: "Il Neocatecumenato è uno strumento al servizio dei Vescovi per la riscoperta dell’iniziazione cristiana da parte degli adulti battezzati". Uno strumento di cui i vescovi devono fidarsi a scatola chiusa? Come è possibile che io, se fossi parroco, non debba ricevere una copia di tale Direttorio, per informarmi e magari armonizzare la catechesi anche della parrocchia intera su di esso, visto che è così fatto bene. Perchè privare la comunità cristiana di un bene spirituale? Non c'è niente di nascosto che non debba essere rivelato. Noi siamo la Chiesa Cattolica: la storiella della disciplina dell'arcano, nel 2012,  la possono raccontare a qualcun altro... Se il Cammino fa parte della Chiesa, a richiesta del rappresentante ordinato della Chiesa locale deve consegnare e rendere pubblico il Direttorio. Altrimenti fanno bene i vescovi a non "avvalersi" di un tale strumento, visto che possono usarlo o meno a loro massima discrezione, come dicono gli Statuti approvati!

Se ne va uno degli ultimi Padri del Concilio Vaticano II: Antonio Mistrorigo


E' spirato nella serata di sabato 14 gennaio, verso le ore 20 S.E. mons. Antonio Mistrorigo, vescovo emerito di Treviso. La notizia è stata comunicata dal vicario generale, mons. Giuseppe Rizzo.
Da anni infermo, era quasi centenario - tra i 10 vescovi più anziani della Chiesa - , essendo nato a Chiampo (VI) il 26.03.1912 e ordinato sacerdote il 07.07.1935, è stato eletto Vescovo di Troia il 9.03.1955 e trasferito a Treviso il 25.06.1958,dove entrò il 03.08.1958; nominato Assistente al Soglio Pontificio il 20.09.1980. Mons. Mistrorigo era Vescovo emerito di Treviso dall'11.02.1989.
La sua principale preoccupazione e occupazione fu sempre la divina liturgia, sia prima che dopo il Concilio Vaticano II.
Dal 1962 al 1965 partecipò come vescovo alle sessioni del Concilio, dando il suo contributo soprattutto alla questione della riforma liturgica.
Presidente della Commissione episcopale per la liturgia (CEI), per molto tempo è stato anche presidente dell’Associazione italiana Santa Cecilia, per lo studio e lo sviluppo della musica sacra.
Curò parecchie edizioni liturgiche, 159 titoli in tutto, e libri per diffondere il canto gregoriano dopo la promulgazione di Sacrosanctum Concilium. Di un certo pregio il suo Dizionario Liturgico-pastorale, pubblicato nel 1977 e il Messalino festivo per la Messa, ristampato nel 2007 in occasione dell'uscita di Summorum Pontificum.
Uno dei messalini bilingui curato da Sua Ecc. Mons. Antonio
Come ricordo personale aggiungo la sua delicatezza unita al suo indomito desiderio di passare alle nuove generazioni di preti e religiosi il suo amore e il fuoco della divina liturgia. Appena da un anno vescovo emerito di Treviso, nel 1990-91, il monsignore ancora in ottima forma, veniva spessissimo al convento di San Francesco dei frati minori Conventuali di Treviso. Lì, oltre a presiedere spesso e volentieri le solenni celebrazioni, curava personalmente la preparazione liturgica dei giovani e numerosi postulanti (eravamo più di 20). Ci riuniva per le lezioni teoriche e poi si passava insieme in sacrestia e in chiesa per le lezioni pratiche. Mons. Antonio sapeva bene che la liturgia, in particolare quella pontificale, può mettere in soggezione i giovani seminaristi. E con la massima bontà e pazienza faceva le prove che ogni parroco farebbe con i suoi chierichetti, senza tralasciare di insegnare ai futuri cerimonieri quelle cose che diventano semplici con l'esperienza: come mettere e togliere la mitria al vescovo, facendo in modo che le infule cadano bene all'indietro. Si sedeva e chiamava il candidato di turno a imporgli e togliergli il copricapo, cosicché durante la celebrazione tutto fosse svolto con la massima serenità, scioltezza e compostezza. Non era una "mania" di perfezionismo, e questo lo si sentiva nelle sue spiegazioni. Era un modo per far entrare la nuova generazione di chierici nella preghiera liturgica, che non è solo conoscenza astratta, è anche azione, spostamento, oggetti e canti. Con i suoi consigli e la sua esperienza anche le elaborate liturgie pasquali venivano vissute senza ansia di sbagliare, ma con la compostezza e l'atmosfera orante che anche lui contribuiva a creare. Come testimoniano  i tantissimi fedeli che accorrevano al tempio francescano di Treviso, che ricordo gremito (ahimè, più della cattedrale...) quando il popolo sapeva che avrebbe celebrato il Vescovo emerito.

domenica 15 gennaio 2012

Dicono che la cristianofobia è un'invenzione...


Secondo voi cosa rappresentano le immagini soprastanti? A) Topolino e Minnie in abiti islamici  B) Topolino e Minnie travestiti da arabi fondamentalisti? C) Un feroce attacco contro la religione del profeta Maometto?
In Egitto parecchi, troppi, hanno votato C. Dando incarico ad avvocati di sporgere denuncia contro l'infame autore di queste caricature per oltraggio alla religione e perfino "crimine contro l'umanità". Non è uno scherzo, non è una barzelletta, anche se sembra più che surreale. Lo riporta l'agenzia ANSA. Che aggiunge, inoltre, che l'autore di queste "orrende" figure è fuggito ieri dal Cairo, insieme a suo figlio, alla volta di Parigi. Evidentemente non si sente al sicuro, pur essendo uno degli uomini più ricchi e più in vista del suo paese, Presidente del Consiglio di amministrazione della compagnia di telecomunicazioni WIND, e in corsa pure alle elezioni (libere?) del suo paese. Oh quasi dimenticavo: ha la disgrazia di essere cristiano, si chiama Naguib Sawiris. Ieri è iniziato il processo, nonostante il colpevole si sia già scusato chiedendo umilmente perdono per la cosa, sebbene, in se stessa, tutti vedono non aver nessuna rilevanza penale in qualsiasi ordinamento ragionevole.
E l'occidente cosa fa? Applaude ai maestri del teatro che lanciano "artisticamente" fango (ed altro) contro l'immagine di Gesù Cristo.
Ora capisco perché parecchi insistono sul bisogno di approfondire il dialogo con gli islamici. Abbiamo effettivamente molto da imparare da loro...

venerdì 13 gennaio 2012

E Magister suona la carica contro la "liturgia neocatecumenale"

Il card. Ratzinger mentre celebra la messa neocatecumenale
Potete leggere  l'articolo di Sandro Magister che conferma i timori ormai ben diffusi a vari livelli della Chiesa: i fondatori del Cammino Neocatecumenale stanno aspettando per il 20 gennaio una specie di approvazione vaticana alle loro inventive liturgie. L'articolo espone quattro elementi di particolare criticità: 
"Le messe delle comunità neocatecumenali si distinguono da sempre per almeno quattro elementi.
1. Vengono celebrate in gruppi ristretti, corrispondenti ai diversi stadi di avanzamento nel percorso catechetico. Se in una parrocchia, ad esempio, le comunità neocatecumenali sono dodici, ciascuna a un diverso stadio, altrettante saranno le messe, celebrate in locali separati più o meno alla stessa ora, preferibilmente la sera del sabato.
2. L'ambiente e l'arredo ricalcano l'immagine del banchetto: una tavola con attorno i commensali seduti. Anche quando i neocatecumenali celebrano la messa non in una sala parrocchiale ma in una chiesa, l'altare lo ignorano. Collocano una tavola al centro e vi si siedono attorno in cerchio.
3. Le letture bibliche della messa sono precedute ciascuna da un'ampia "monizione" da parte dell'uno o dell'altro dei catechisti che guidano la comunità e sono seguite, specie dopo il Vangelo, dalle "risonanze", ossia dalle riflessioni personali di un ampio numero dei presenti. L'omelia del sacerdote si aggiunge alle "risonanze" senza distinguersi da esse.
4. La comunione avviene anch'essa riproducendo il modulo del banchetto. Il pane consacrato – un grosso pane azzimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto con le regole minuziose stabilite da Kiko – viene spezzato e distribuito ai presenti, che restano ai loro posti. A distribuzione ultimata, viene mangiato contemporaneamente da tutti, compreso il sacerdote. Successivamente, questi passa dall'uno all'altro con il calice del vino consacrato, al quale ciascuno beve.
Di particolarità ve ne sono anche altre, ma bastano queste quattro per capire quanta diversità di forma e di sostanza vi sia tra le messe dei neocatecumenali e quelle celebrate secondo le regole liturgiche generali. Una diversità sicuramente più forte di quella che intercorre tra le messe in rito romano antico e in rito moderno."
Chi conosce il movimento sa bene che le mode celebrative dei neocatecumenali sono parecchie, molte delle quali vengono in realtà a interpretare con spirito intraprendente le rubriche e le norme molto larghe della Messa di Paolo VI. Faccio solo qualche esempio: le monizioni, che Magister stimmatizza, sono in realtà previste, oltre che dall'Ordinamento generale del Messale Romano, anche dal num. 15 e 42 dei praenotanda del Lezionario attuale che spiega: 
15. Nella liturgia della Parola si possono premettere alle letture, e specialmente alla prima di esse, delle brevi e opportune monizioni. Si deve porre attenzione al genere letterario di queste monizioni: devono essere semplici, fedeli al testo, brevi, ben preparate e variamente intonate al testo a cui devono servire come introduzione.
42. Spetta a colui che presiede introdurre talvolta i fedeli alla liturgia della Parola con opportune monizioni prima che vengano proclamate le letture.
Queste monizioni possono aiutare l'assemblea a un migliore ascolto della parola di Dio, suscitando in essi un atteggiamento di fede e di recettività volenterosa. Il compito delle monizioni può essere però affidato anche ad altri, per esempio al diacono o al commentatore
La brevità, ovviamente, è relativa e ognuno la percepisce come vuole. E lo stesso la "preparazione".
Invece, lo stesso testo, sconsiglia la prassi neocatecumenale per cui, letture, canti, chiacchiere e quant'altro nella prima parte dell'Eucaristia, tutto si svolge dall'ambone (cf. num. 33):
Poiché l'ambone è il luogo dal quale viene proclamata dai ministri la parola di Dio, deve essere riservato, per sua natura, alle letture, al salmo responsoriale e al preconio pasquale. Si possono tuttavia proferire dall'ambone l'omelia e la preghiera dei fedeli, data la strettissima relazione di queste parti con tutta la liturgia della Parola. È invece meno opportuno che salgano all'ambone altre persone, per esempio il commentatore, il cantore o l'animatore del canto
Ma come si vede non si dice "è da evitare", "non si faccia"; solamente, e in maniera blanda, viene asserito che "è meno opportuno". E si sa quanto conti l'opportunità. Non è così, invece, per le interminabili "risonanze" che tengono il posto di tante omelie fatte da laici, e a volte sono chiacchiere a ruota libera su se stessi. Ma, come ricorda la famosa lettera del Card. Arinze ai fondatori del Neocatecumenato (inviata nel 2005), l'istruzione del 1997 Ecclesia de Mysterio, forniva una specie di spiraglio per far rientrare anche queste "risonanze", camuffate da testimonianze e allargando un tantino le "particolari giornate" ad ogni domenica:
art. 3 § 2 - “È lecita la proposta di una breve didascalia per favorire la maggior comprensione della liturgia che viene celebrata e anche, eccezionalmente, qualche eventuale testimonianza sempre adeguata alle norme liturgiche e offerta in occasione di liturgie eucaristiche celebrate in particolari giornate (giornata del seminario o del malato, ecc.) se ritenuta oggettivamente conveniente, come illustrativa dell’omelia regolarmente pronunciata dal sacerdote celebrante. Queste didascalie e testimonianze non devono assumere caratteristiche tali da poter essere confuse con l’omelia”.

§3 - “La possibilità del ‘dialogo’ nell’omelia (cfr. Directorium de Missis cum Pueris, n. 48) può essere, talvolta, prudentemente usata dal ministro celebrante come mezzo espositivo, con il quale non si delega ad altri il dovere della predicazione”.
Sullo scambio della pace, premesso alla presentazione dei doni, non c'è niente da dire. La lettera stabilisce:
4. Sullo scambio della pace, si concede che il Cammino Neocatecumenale possa usufruire dell’indulto già concesso, fino ad ulteriore disposizione.
Adesso sta arrivando "l'ulteriore disposizione"....

Il Pane, dice la normativa canonica, basta che sia azzimo e di frumento. L'uso delle particole invece dell'unica focacciona spezzettata che fa briciole dappertutto è semplicemente "non escluso" per buon senso, ma non si dice altro. Non c'è nessuna norma che impedisca di "fare il pane in casa",. Anzi, ci sono - nei principi e norme del Messale - queste precisazioni, che esortano a condividere "l'unico" pane:
72...3) Mediante la frazione del pane e per mezzo della Comunione i fedeli, benché molti, si cibano del Corpo del Signore dall'unico pane e ricevono il suo Sangue dall'unico calice, allo stesso modo con il quale gli Apostoli li hanno ricevuti dalle mani di Cristo stesso.
E altrove si specifica che, in certi casi - come la comunione per intinzione - , il pane per l'eucaristia sia più corposo del solito (presupponendo quindi che venga confezionato all'occasione). Ma se si può fare per la comunione per intinzione un tale pane, chi impedisce che si faccia sempre? Non si sa mai che il prete voglia "intingere"....
285 b) se si fa per intinzione, ostie né troppo sottili né troppo piccole, ma un poco più consistenti del solito, perché si possano convenientemente distribuire, dopo averle intinte parzialmente nel Sangue del Signore.
Infatti c'è poi questa norma chiarissima del Messale, che vi riporto sotto. Indubbiamente pare deporre a favore della focacciona neocatecumenale. La forma è sempre circolare, il diametro non è specificato! Le ostie piccole sono "tollerate" ma è meglio fare l'ostia unica e grossa, sostanziosa. Pazienza per le briciole di Gesù:
321. La natura di segno esige che la materia della celebrazione eucaristica si presenti veramente come cibo. Conviene quindi che il pane eucaristico, sebbene azzimo e confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote nella Messa celebrata con il popolo possa spezzare davvero l'ostia in più parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli [perché solo alcuni? meglio tutti]. Le ostie piccole non sono comunque affatto escluse, quando il numero dei comunicandi o altre ragioni pastorali lo esigano. Il gesto della frazione del pane, con cui l'Eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l'importanza del segno dell' unità di tutti in un unico pane e del segno della carità, per il fatto che un unico pane è distribuito tra i fratelli.
Vorrei far riflettere, a proposito della frazione del pane, che anche gli Orientali usano vero pane, in tutto uguale a quello che si mette a tavola, ma non si sognerebbero mai di spezzettarlo, dopo la consacrazione, in tanti pezzettini. Lo fanno prima, nella cosiddetta preparazione della Sinassi eucaristica, tra incenso e preghiere: preparano accuratamente il "pane spezzato". Ci mostrano così che già la Chiesa antica, pur non rinunciando all'unico pane, ha già trovato un modo più adatto per maneggiarlo.

E per quanto concerne la distribuzione dell'Eucaristia, la lettera di Arinze diceva:
5. Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo.
Ma cosa stabiliscono i "libri liturgici"? Senza dubbio non prevedono che si riceva la comunione stando seduti. Questa è un'aberrazione oscena che è stata  eliminata (si spera) ovunque. Ma, visto che i neocatecumentali celebrano più spesso in sale e salette e non in chiesa, la mensa quadrata e addobbata rimane, e lo si chiama nei libri liturgici "altare portatile". Per quanto riguardo il modo "normale" di ricevere l'eucaristia, c'è davvero?
Leggiamo cosa indicano, con molto spazio per l'interpretazione personale, le norme del Messale:
160. Poi il sacerdote prende la patena o la pisside e si reca dai comunicandi, che normalmente si avvicinano processionalmente. [il sacerdote va ai comunicandi, e se serve questi si avvicinano processionalmente. Ma le comunità sono di piccolo numero, quindi con due passi il sacerdote arriva ai comunicandi...]
Non è permesso ai fedeli prendere da se stessi il pane consacrato o il sacro calice, tanto meno passarselo di mano in mano [e anche questo abuso neocatecumenale è stato corretto]. I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi [come fanno i neocatecumenali: in piedi e - aggiungono - al proprio posto, tanto è il sacerdote che si reca dai comunicandi], come stabilito dalla Conferenza Episcopale. Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme.
Ovviamente non si dice nella norma soprastante perchè il sacerdote NON DEVE andare NORMALMENTE direttamente dai singoli, ma DEVE aspettare che essi si avvicinino a lui. Semplicemente perché egli NON PUO' sapere chi sia nelle disposizioni adatte a ricevere l'eucaristia. E così finisce per darla a tutti!

Non parliamo poi dei canti "ululati" neocatecumenali, tutti rigidamente accompagnati da chitarre gitane e composti dal grande fondatore (pensate siano "approvati dall'autorità ecclesiastica competente"???). Cambiano le lingue, nei differenti paesi, ma la musica è la stessa: ottimo esempio di mancata inculturazione. In realtà - paradossalmente - tutta la liturgia neocatecumenale è rigidissima e identica nelle comunità di ogni paese del mondo. E' una bandiera identitaria che dice implicitamente: "noi non siamo come gli altri cristiani, e diamo l'esempio di come tutti dovrebbero fare". Non è questione di gusti, è un rito alternativo sbocciato dal rito romano moderno, potremmo chiamarlo "rito romano-neocatecumenale".
Adesso costruiscono anche le loro "aule liturgiche" tutte modellate dall'artista fondatore e tutte adornate con le "icone" del suo stile... Simboli e riti definiscono una chiesa sempre più "particolare" e distinta dalla chiesa locale. Un'eventuale nuova approvazione sancirebbe questo dato di fatto: piaccia o non piaccia.

Aspettiamo e vediamo. Particolarità liturgiche e indulti possono essere concessi, all'interno dell'unico rito romano, e il Papa può autorizzarli. Ma se si concedono ad un gruppo, ecco che altri diranno: " e a me no?" e inizieranno a chiedere chi questo, chi quello. Il rito romano attuale è già tanto disgregato e sottoposto a forze centrifughe (dette "legittimi adattamenti"). Questi sono altri passi che portano, inevitabilmente, ad una liquefazione progressiva dell'unità del rito romano, che ha sempre meno forza di coesione interna.

mercoledì 11 gennaio 2012

Le dieci tentazioni che rovinano la liturgia: commento al decalogo del p. M. Augé

no-comment
Ho trovato un post, sul blog del p. Matias Augé, dedicato alle tentazioni (spesso veri e propri peccati...) che si possono trovare nell'esperienza liturgica delle nostre chiese, in particolare in Italia. Riporto il testo del professore, che condivido cordialmente, aggiungendo i miei commentini in rosso...
Una delle cause del senso di malessere e di povertà che in alcuni ambienti ha prodotto la liturgia rinnovata, nonostante il suo evidente arricchimento eucologico, biblico ed anche espressivo, [Il padre Matias, giustamente, distingue i testi da come essi vengono messi in atto. I libri liturgici, non dobbiamo mai dimenticarlo, sono come gli spartiti musicali. Il compositore può anche aver scritto un capolavoro, ma se i suonatori non conoscono la musica o sono di bassa qualità, il risultato è mediocre. Il problema è che si finisce per giudicare male un Vivaldi, solo perchè Pierino violinista continua a steccare] si deve ad una mentalità pratica ed efficientistica che induce molti sacerdoti presidenti della celebrazione

1) a scegliere sistematicamente la prima indicazione del libro liturgico, il primo testo proposto oppure quello più breve o che sembra richiedere meno impegno; [In alcune parrocchie conoscono solo la Preghiera Eucaristica II - canone neoromano]
2) ad eliminare alcuni segni che la normativa liturgica lascia facoltativi (come l’incenso e l’acqua benedetta); [la chiamano: "essenzialità", "andare all'essenziale". Ma la liturgia è come la cipolla, sfoglia, sfoglia, sfoglia... non rimane più niente.]
3) a far scomparire alcuni elementi per i quali si raccomanda soltanto la sobrietà affinché non sia oscurato il segno principale (fiori [c'è chi li usa secchi o mette al loro posto piante in vaso con terra, sopra la mensa dell'altare!], vesti [terital, naylon, e cose del genere], luci [le candele sporcano, meglio quelle finte...], ornamenti [spese inutile, c'è crisi....]);
4) a ridurre i silenzi ad una pausa insignificante o semplicemente sopprimerli [Il silenzio ognuno può farselo quando vuole, l'importante ora è la mia parola di Prete];
5) a non valutare sufficientemente la qualità del canto e la loro attinenza con le diverse parti della celebrazione [Qualcuno ha mai sentito parlare di "canti propri" delle diverse messe?];
6) a confondere la partecipazione attiva con la recita corale di formule trascurandone il contenuto e la dovuta interiorizzazione [Ascoltare NON è partecipare: questo pare essere un nuovo dogma. L'importante è FARE, MUOVERSI, DIRE. Ma partecipazione attiva vuol forse dire attività partecipativa?];
7) a introdurre testi e segni di propria iniziativa pensando di poter in questo modo coinvolgere maggiormente i partecipanti [Questa è la peste bubbonica della liturgia: il fai da te, il bricolage celebrativo. Smonta e rimonta il sacro. E poi ci si chiede perchè il rito non funziona? Intanto perchè non è rituale, e non è questione da poco.];
8) a usare la lingua del popolo senza curarsi della corretta dizione [Grande constatazione: si fa leggere ai bambini perchè scaldano il cuore, anche se non si capisce niente. E magari non si sta nemmeno attenti al microfono, il tremendo aggeggio che ha snaturato la lettura liturgica e ha concorso all'uccisione del canto del celebrante];
9) a dimenticare che i riti devono risultare evocativi di ciò che Dio ha fatto per la nostra salvezza e ancora oggi opera nella celebrazione [Lasciamo parlare i riti, non serve spiegare ogni virgola e ogni spostamento, facciamo piuttosto catechesi mistagogica dopo e, prima, introduzione ai sacri misteri];
10) a trascurare la formazione liturgica propria e quella dei fedeli di cui hanno cura [La liturgia parla a coloro che ne conoscono il linguaggio. Non si può chiedere - come molti pretendono e insistono - che la liturgia parli il linguaggio della strada. Se si vuole parlare del cielo, sarà meglio che impariamo tutti almeno ad alzare lo sguardo].
Queste ricadute di stile celebrativo dimostrano che i principi ispiratori della riforma liturgica non hanno sviluppato ancora tutta la loro potenzialità. I tempi di assimilazione di una riforma di queste dimensioni sono tempi lunghi. D’altra parte, però, bisogna pur dire che la riforma liturgica compiuta dopo il Vaticano II è certamente perfettibile. Essa è stata attuata in un decennio di fermenti e ricerche suscitati dal Vaticano II e, pur nella sostanziale fedeltà alla tradizione, è nel bene e nel male, come ogni altra riforma, frutto del suo tempo. Non bisogna chiudersi a possibili nuovi ritocchi in base all’esperienza dei quattro decenni che ci separano dalla pubblicazione dei principali libri liturgici rinnovati, purché ciò sia fatto in conformità ai principi della Costituzione Sacrosanctum Concilium e in un clima di comunione ecclesiale.      M. A.

martedì 10 gennaio 2012

Un documentario da non perdere: La Chiesa altrove. La chiesa che prega, che pratica la carità e subisce il martirio

Il 6 gennaio 2012 è andato in onda su RAI 3 uno splendido - quanto raro oggigiorno - documentario della serie "La grande storia", dedicato a far conoscere gli aspetti meno conosciuti della Chiesa nei luoghi meno frequentati dal grande pubblico. Questi aspetti sono: la vita di preghiera (mostrata attraverso l'ottica della chiesa Siro-cattolica e di rito Copto-cattolico d'Etiopia), la vita di carità e di martirio dei cristiani. Ci vuole coraggio, oggi, a presentare in TV questi aspetti della vita cristiana, soprattutto quello del Martirio, troppo spesso dimenticato dagli stessi credenti. Vedere certe immagini, ascoltare alcune toccanti testimonianze di veri "confessori" della fede, che soffrono ogni giorno per mantenere il Vangelo, è salutare per tutti.

Così il sito di Rai 3 presenta il documentario:
La Chiesa Altrove è un viaggio in giro per il mondo, alla ricerca della Chiesa più remota, quella lontana dalla cupola di San Pietro. Un pellegrinaggio nei luoghi meno conosciuti e più nascosti del Cristianesimo. La Siria, l’Etiopia, l’Uganda, il Pakistan, la Turchia... sono luoghi di frontiera dove abitano donne e uomini che hanno fatto una scelta di vita radicale nel nome della propria fede. In questo modo La Chiesa Altrove mostra un’immagine della Chiesa contemporanea che va oltre l’ufficialità più nota, molto diversa da come è tradizionalmente conosciuta in Occidente.
Il documentario si struttura come un trittico intorno ai tre pilastri fondamentali del Cristianesimo: la prima arcata è dedicata alla Preghiera e al rapporto con il trascendente; la seconda affronta il tema della Carità, non tanto per individuare i grandi protagonisti di questa missione, ma le mille facce anonime della carità nel mondo; la terza campata infine vuole approfondire il tema della testimonianza, che comprende anche il discorso del Martirio cristiano.
Cliccate qui per andare a vedere questo documentario, oppure cliccate sull'immagine qui sotto:

lunedì 9 gennaio 2012

Verso la settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani: informazione e formazione per i sacerdoti

Chi vive la sua fede o esercita il ministero sacerdotale presso una parrocchia di città o un santuario, soprattutto in quelli più frequentati, sa bene quanti fedeli ortodossi, in particolare ucraini e romeni, vengano in chiesa, a pregare, a chiedere una benedizione dal sacerdote, e sempre più spesso a cercare i sacramenti della Confessione e della Comunione.
Non stiamo parlano degli orientali cattolici, che ancor oggi - pure fra il clero - vengono confusi con gli ortodossi - a motivo del loro rito pressochè identico, ma dei non-cattolici, ovvero di quei cristiani, in maggioranza dall'Est Europa o dal Medio Oriente, non in piena comunione con la Chiesa Cattolica. 

Come deve regolarsi il singolo prete? Che cosa può/non può fare e che consigli deve dare? Qual è la prassi per i matrimoni misti con ortodossi? E se viene a confessarsi un ortodosso, come devo comportami? Tante domande che esigono riflessioni e risposte adeguate, per non essere né eccessivamente faciloni, né eccessivamente stretti, tanto da dimenticare che "la suprema legge della Chiesa è la salvezza delle anime". Da due anni è uscito un utilissimo vademecum della CEI, dedicato proprio a questi problemi ecumenici "pratici", dettati dalla mobilità umana e dall'immigrazione nel nostro Paese. Documento che è passato in silenzio e non è stato, probabilmente, ancora valorizzato in pieno.
Ve lo propongo, cercando di divulgarlo tra i sacerdoti, sicuro che la lettura di questo vademecum sarà di grande aiuto per impostare su più solide basi teologiche e canoniche il rapporto di cura pastorale verso gli ortodossi che frequentano le nostre chiese.

Potete sfogliarlo qui sotto o scaricarlo a questo link: VADEMECUM PER LA PASTORALE DELLE PARROCCHIE CATTOLICHE VERSO GLI ORIENTALI NON CATTOLICI

sabato 7 gennaio 2012

Leggere la: Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede con indicazioni pastorali per L’anno della Fede

Un documento alquanto irrituale: le Note della CdF, di solito, trattano questioni dogmatiche o comunque dottrinali. Specificano, chiariscono, non si occupano certo di "indicazioni pastorali" volte alla celebrazione di particolari "Anni" indetti dal Pontefice.
Ma evidentemente l'anno della Fede, prende un significato particolare, sia per la Congregazione che per tutta la Chiesa. Infatti è dedicato alla riscoperta e conoscenza dei DOCUMENTI del Concilio Vaticano II, il concilio del secolo scorso, di cui nel 2012 si festeggia il 50° anniversario dell'apertura.
E' ben giusto che un Concilio Ecumenico al centro di una vera e propria "battaglia interpretativa", diventata oggi aspra e a tratti feroce, sia messo a tema di un anno di riappropriazione autentica, da parte di tutte le componenti della Chiesa cattolica. In questo cammino, il Catechismo della Chiesa Cattolica è visto come la mappa, autentico frutto del Concilio e che può favorirne la ricezione, secondo l'interpretazione che Papa Benedetto, strenuamente, propone con la sua autorità. Dice a chiare lettere la Nota, per chi ancora non volesse capire:
Sin dall’inizio del suo Pontificato, Papa Benedetto XVI si è impegnato decisamente per una corretta comprensione del Concilio, respingendo come erronea la cosiddetta «ermeneutica della discontinuità e della rottura» e promuovendo quella che lui stesso ha denominato «l’"ermeneutica della riforma", del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino» [Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005]
Le indicazioni della Nota si suddividono in quattro gruppi, a seconda del soggetto ecclesiale al quale sono rivolte. Rimandando al testo completo per vedere tutte le indicazioni, vi riporto solo quelle che - in un modo o nell'altro - mi hanno più colpito, per la loro originalità o per la loro curiosità (i miei commenti in rosso):


I. A livello di Chiesa universale

7. Detto Anno sarà occasione propizia per un’accoglienza più attenta delle omelie, delle catechesi, dei discorsi e degli altri interventi del Santo Padre. I Pastori, le persone consacrate ed i fedeli laici saranno invitati a un rinnovato impegno di effettiva e cordiale adesione all’insegnamento del Successore di Pietro. [Dobbiamo tutti interessarci al magistero di Papa Benedetto, anche chi pensa sia facoltativo il riferimento all'ultimo pontefice, cioè quello attuale, sia perchè sono stoltamente ancorati troppo al passato, sia perchè sono proiettati in un futuro che non esiste se non nelle loro teste: tutt'e due le posizioni si perdono il PRESENTE]

II. A livello di Conferenze Episcopali

4. I Pastori, attingendo ai nuovi linguaggi della comunicazione, si impegneranno per promuovere trasmissioni televisive o radiofoniche, film e pubblicazioni, anche a livello popolare e accessibili a un ampio pubblico [probabilmente qui la CdF, abituata al latino, con questa lunga circonlocuzione, intendeva dire BLOG e INTERNET :-)], sul tema della fede, dei suoi principi e contenuti, nonché sul significato ecclesiale del Concilio Vaticano II.

5. I Santi e i Beati sono gli autentici testimoni della fede. Sarà pertanto opportuno che le Conferenze Episcopali si impegnino per diffondere la conoscenza dei Santi del proprio territorio, utilizzando anche i moderni mezzi di comunicazione sociale [Qui cerchiamo di fare conoscenza con Sant'Antonio, Dottore evangelico della Chiesa].

6. Il mondo contemporaneo è sensibile al rapporto tra fede e arte. In tal senso, si raccomanda alle Conferenze Episcopali di valorizzare adeguatamente, in funzione catechetica ed eventualmente in collaborazione ecumenica, il patrimonio delle opere d’arte reperibili nei luoghi affidati alla loro cura pastorale.[Speriamo che sia la volta buona, e si compia la conversione all'arte cristiana, allontanandosi dagli scempi del recente passato (vedi lezionari e cose del genere....)]

8. Sarà utile preparare, con l’aiuto di teologi e autori competenti, sussidi divulgativi dal carattere apologetico (cfr 1Pt 3,15) [vi rendete conto! Si usa di nuovo la parola TABU': apologetica. Non è più una parolaccia da nascondere, è tornata ad indicare il "rendere ragione della propria fede". Evviva!]. Ogni fedele potrà così meglio rispondere alle domande che si pongono nei diversi ambiti culturali, in rapporto ora alle sfide delle sette, ora ai problemi connessi con il secolarismo e il relativismo, ora agli «interrogativi che provengono da una mutata mentalità che, particolarmente oggi, riduce l’ambito delle certezze razionali a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche», così come ad altre specifiche difficoltà.

III. A livello diocesano

4. Si auspica che in ogni diocesi, sotto la responsabilità del Vescovo, si organizzino momenti di catechesi, destinati ai giovani ed a coloro che sono in ricerca del senso della vita, allo scopo di scoprire la bellezza della fede ecclesiale, e si promuovano incontri con suoi testimoni significativi. [Un po' di catechesi e di insegnamento religioso ai CIOVANI non fa mai male. Questo è proprio un tocco benedettiano]

6. La formazione permanente del clero potrà essere incentrata, particolarmente in quest’Anno della fede, sui Documenti del Concilio Vaticano II e sul Catechismo della Chiesa Cattolica, trattando, ad esempio, temi come "l’annuncio del Cristo risorto", "la Chiesa sacramento di salvezza", "la missione evangelizzatrice nel mondo di oggi", "fede e incredulità", "fede, ecumenismo e dialogo interreligioso", "fede e vita eterna", "l’ermeneutica della riforma nella continuità", "il Catechismo nella cura pastorale ordinaria". [Temi scottanti e di alto profilo pastorale. Anche qui, per la formazione permanente del Clero, si noti il consiglio di approfondire l' "ermeneutica della riforma nella continuità"]

7. Si invitano i Vescovi ad organizzare, specialmente nel periodo quaresimale, celebrazioni penitenziali in cui chiedere perdono a Dio, anche e specialmente per i peccati contro la fede [Un altro sobbalzo: esistono ancora i peccati contro la fede e non solo quelli contro la morale! Divulgare eresie o diffondere dottrine opposte a quelle tenute dalla chiesa cattolica, soprattutto se sono ministri a farlo, è peccato grave e da confessare]. Quest’Anno sarà altresì un tempo favorevole per accostarsi con maggior fede e più intensa frequenza al sacramento della Penitenza.

IV. A livello di parrocchie / comunità / associazioni / movimenti

2. L’Anno della fede «sarà un’occasione propizia per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia» [BELLISSIMO: per la comunità parrocchiale, il modo migliore di celebrare l'anno della Fede è celebrare bene e sempre meglio la Santa Messa. Punto.]. Nell’Eucarestia, mistero della fede e sorgente della nuova evangelizzazione, la fede della Chiesa viene proclamata, celebrata e fortificata. Tutti i fedeli sono invitati a prendervi parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente, per essere autentici testimoni del Signore.

3. I sacerdoti potranno dedicare maggior attenzione allo studio dei Documenti del Concilio Vaticano II e del Catechismo della Chiesa Cattolica, traendone frutto per la pastorale parrocchiale – la catechesi, la predicazione, la preparazione ai sacramenti – e proponendo cicli di omelie sulla fede o su alcuni suoi aspetti specifici [Cicli di omelie! Anche questa pratica pare abbastanza in disuso. Eppure le omelie non devono essere in modo ESCLUSIVO spiegazioni del vangelo del giorno, possono essere anche, per un certo tempo, organizzate in maniera più sistematica e su aspetti dottrinali che certo provengono e rimandano alla Sacra Scrittura, ma non sono immediatamente "attualizzazioni" o "applicazioni morali" tanto di moda. La CdF propone:], come ad esempio, "l’incontro con Cristo", "i contenuti fondamentali del Credo", "la fede e la Chiesa".
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Consigliandovi ora di rileggere la Lettera Apostolica Porta Fidei, con la quale papa Benedetto XVI annunciava lo speciale Anno della Fede, vi ricordo che potete trovare la Nota esplicativa ed esemplificativa della Congregazione per la Dottrina della Fede a questo collegamento permanente: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20120106_nota-anno-fede_it.html 
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