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giovedì 31 maggio 2012

La TV cattolica del Triveneto TeleChiara in piena crisi economica. Si preannuncia chiusura

Mi è giunto poco fa un messaggio dell'Ordine dei Giornalisti del Veneto che annunciava la decisione dei Vescovi della Regione ecclesiastica delle Tre Venezie di interrompere il sostegno economico alla televisione locale che da più di vent'anni serve la comunità cattolica del Triveneto: TeleChiara.

Un vero fulmine a ciel sereno per i tanti amici giornalisti e tecnici che rischiano di trovarsi senza lavoro di qui a qualche mese.
Certo l'esborso annuale starebbe diventando piuttosto imponente (ma 15 diocesi non sono poche...) e comunque avrebbe richiesto una sostanziale revisione, soprattutto in questi tempi di nera crisi economica. Ma rinunciare del tutto all'emittente televisiva non era immaginabile fino a poco tempo fa. Vi riporto il comunicato della Conferenza Episcopale Triveneta:
E’ con dispiacere, e solo dopo un lungo esercizio di analisi e discernimento durato alcuni anni, che i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto hanno constatato l’impossibilità di proseguire il sostegno alla ventennale esperienza di Telechiara. Come rappresentanti della proprietà, i Vescovi - insieme ai loro principali collaboratori - hanno accuratamente valutato l’attuale situazione e le prospettive dell’emittente in un contesto di ampie ed oggettive difficoltà che attraversano l’intero panorama editoriale nazionale. Venute meno alcune consistenti forme di contributo, che ne avevano sin qui garantito la sopravvivenza, si sarebbe ora reso necessario un notevole investimento quinquennale - dell’ordine di oltre un milione di euro all’anno - totalmente a carico delle singole Diocesi del Triveneto che, con quote diverse, costituiscono la proprietà di Telechiara. Pur nella consapevolezza del valore attuale e del carattere decisivo dei media e nell’impegno di trovare e sviluppare insieme altre vie di comunicazione anche attraverso le nuove tecnologie, in questi tempi di crisi non è parso più sostenibile un così ingente investimento. I Vescovi presenti all’ultima riunione della Cet, all’unanimità, sono perciò giunti con rammarico alla decisione di non poter gravare le loro Diocesi di tale onere finanziario. La decisione è stata presa nei tempi richiesti dal Consiglio di Amministrazione dell’emittente che aveva la necessità e l’urgenza di conoscere, al più presto, la posizione della proprietà. I Vescovi e le Diocesi del Triveneto ringraziano quanti, nei vari anni, hanno contribuito a quest’esperienza televisiva e confidano che si trovi presto un’adeguata soluzione professionale per il personale attualmente impegnato in Telechiara.
Segnalo anche una parte del comunicato dell'Ordine dei Giornatlisti, a cui non ci si può che associare di cuore:
"Il Consiglio dell’Ordine del Veneto, nell’esprimere totale solidarietà ai colleghi, auspica che non soltanto il mondo cattolico, del quale Telechiara è voce importante, ma anche le istituzioni pubbliche, il mondo imprenditoriale, la società civile possano trovare le più adeguate modalità finanziarie per garantire la sopravvivenza di Telechiara, assicurando il costante e attivo interessamento del Consiglio dell’Ordine".
Probabilmente un ripensamento nella programmazione, focalizzandolo solo sulla realtà religiosa (la TV cattolica generalista non è più pensabile oggi...), unito a parecchi e comunque dolorosi tagli e attività di fund raising, potrebbero forse ancora salvare la benemerita emittente. 
Se qualcuno poi vuol far sentire la propria vicinanza con un piccolo contributo che aiuti a sostenere l'opera di tanti bravi lavoratori, può farlo attraverso la pagina degli "Amici di Telechiara"

martedì 29 maggio 2012

Terremoto, danni, ma tutti incolumi

Agli amici e conoscenti che sono preoccupati dalle notizie dei telegiornali sui danni del terremoto anche nella Basilica antoniana di Padova, vorrei dire che stiano tranquilli. E' vero che la volta della Basilica è stata danneggiata e sono venuti giù alcuni metri quadri di affresco (non figurativo, solo decorazione a cielo blu punteggiato di stelle - vedi foto a sinistra), ma la cosa più importante è che nessuno si sia fatto male, nonostante alle 9 del mattino ci fosse parecchia gente in chiesa.
Il distacco si è verificato nell'ambulacro che conduce alla cappella delle Reliquie, attualmente tutta la zona è chiusa per controlli, ma la Basilica rimane aperta. Alle 17 celebrerò la messa pregando particolarmente per le vittime della zona emiliana ben più colpita, sia nelle persone che negli edifici.
Pregate anche voi.

Il video mostra la zona e il danno subito:

domenica 27 maggio 2012

Meditazione di Pentecoste di Sant'Antonio di Padova


Vi propongo un passo dal Sermone per la Pentecoste (§16), scritto dal Santo Patrono di questo Blog, il Dottore evangelico sant'Antonio di Padova. Mi pare una buona esortazione a ricominciare il tempo "durante l'anno" accompagnati dalle lingue di fuoco dello Spirito e dai suoi effetti più importanti: non chiacchiere e nemmeno miracoli, ma scelte di umiltà, povertà e obbedienza, cercando di comunicare la Parola di Dio e non la propria. Un proposito semplice, ma concreto e sempre attuale:

«E [gli Apostoli] cominciarono a parlare lingue diverse, come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi» (At 2,4). Chi è pieno di Spirito Santo parla diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze che possiamo dare a Cristo, come l'umiltà, la povertà, la pazienza e l'obbedienza: e parliamo queste lingue quando mostriamo agli altri queste virtù, praticate in noi stessi. Il parlare è vivo quando parlano le opere. Vi scongiuro: cessino le parole e parlino le opere. Siamo pieni di parole ma vuoti di opere, e perciò siamo maledetti dal Signore, perché egli ha maledetto il fico sul quale non trovò frutti, ma solo foglie (cf. Mt 21,19). 
Gli apostoli «parlavano come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi», e non secondo le loro inclinazioni. Ci sono infatti alcuni che parlano secondo le loro inclinazioni, si appropriano delle parole altrui e le proclamano come proprie e le attribuiscono a se stessi.
Di costoro e di quelli che sono come loro, il Signore dice: «Eccomi contro i profeti, i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti che dicono le loro parole e proclamano: Dice il Signore! Eccomi contro i profeti che fanno sogni menzogneri, che li raccontano e pervertono il mio popolo con le loro menzogne e con i loro falsi miracoli. Io non li ho inviati, né ho dato loro alcun incarico: essi non hanno giovato per nulla a questo popolo, dice il Signore» (Ger 23,30-32).
Parliamo dunque come lo Spirito Santo ci dà di parlare, chiedendogli umilmente e devotamente che ci infonda la sua grazia affinché compiamo i giorni della Pentecoste con la perfezione dei cinque sensi e nell'osservanza del decalogo; e perché siamo ripieni del gagliardo vento del pentimento e della contrizione e veniamo infiammati dalle lingue di fuoco della confessione. Così infiammati e illuminati meritiamo di vedere il Dio uno e trino tra gli splendori dei santi. Ce lo conceda colui che è Dio, uno e trino, ed è benedetto nei secoli dei secoli. E ogni spirito risponda: Amen. Alleluia 
Sant'Antonio con in mano il libro del Vangelo
e il Fuoco dello Spirito

sabato 26 maggio 2012

L'Ottava di Pentecoste "Fai-da-te", permessa dalla Forma Ordinaria

Parecchie scontentezze sortì, a suo tempo, la soppressione dell'Ottava di Pentecoste, eliminata dalla riforma del Messale e del Calendario liturgico effettuata da Paolo VI.
Ma se è vero che nel libro liturgico non si trova più formalmente (come invece capita nella Forma Straordinaria) l'indicazione dei giorni dell'Ottava con la Messa assegnata, è anche vero che la "flessibilità" concessa nel "Tempo per annum" dalla Forma Ordinaria, permette in verità di celebrare comunque una settimana "post Pentecosten" che accompagni e metta in luce l'importanza della festa dello Spirito Santo, da non esaurirsi in una sola domenica.
Vengo perciò ai consigli che, nel pieno rispetto della normativa liturgica attuale, permettono ad ogni sacerdote di sottolineare per bene il tempo che intercorre tra la Solennità di Pentecoste e la Festa della SS. Trinità.

1) Utilizzate le MESSE VOTIVE allo Spirito Santo. Ci sono ben tre diversi formulari nel Messale Romano II edizione (in italiano), e il secondo e terzo formulario hanno ben due collette ciascuno tra cui scegliere. I prefazi  che si possono utilizzare sono due. Il Messale offre quindi una ricchezza eucologica spesso e volentieri trascurata e ignorata dai sacerdoti, che non sempre tengono conto degli abbondanti tesori di preghiera presenti nei libri liturgici.

2) Quest'anno sono liberi da Memorie o Feste il lunedì, il martedì, il mercoledì e il sabato, tutti giorni in cui si può celebrare la messa "a scelta". Quale scelta migliore, nella settimana dopo Pentecoste, che offrire la Messa in onore dello Spirito Santo. (Giovedì 31 è la Visitazione, mentre il 1° giugno festeggiamo san Giustino).

3) Se volete solennizzare in maniera particolare queste Messe, è anche permesso l'uso delle letture proprie (Lezionario Messe votive e "ad diversa", vol. 5° dei nuovi lezionari) al posto di quelle feriali. Questa scelta offre al predicatore abbondanti spunti per prolungare la meditazione omiletica del giorno di Pentecoste. 

4) Vi aggiungo i formulari delle tre Messe - or ora citate - in Latino, qualora possano risultare utili alla vostra meditazione i testi originali, o anche per utilizzarli nella celebrazione. In italiano li trovate alle pagg. 844-848 del Messale Romano.

De Spiritu Sancto  Colore Liturgico ROSSO

A

Ant. ad introitum
Rm 5,5
Cáritas Dei diffúsa est in córdibus nostris, per inhabitántem Spíritum eius in nobis.

Collecta
Deus, qui corda fidélium Sancti Spíritus illustratióne docuísti, da nobis in eódem Spíritu recta sápere, et de eius semper consolatióne gaudére. Per Dóminum.

Super oblata
Múnera, quæsumus, Dómine, obláta sanctífica, et corda nostra Sancti Spíritus illustratióne emúnda. Per Christum.

PRÆFATIO I DE SPIRITU SANCTO De missione Spiritus a Domino in Ecclesiam.
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
per Christum Dóminum nostrum.
Qui, ascéndens super omnes cælos sedénsque ad déxteram tuam,
promíssum Spíritum Sanctum in fílios adoptiónis effúdit.
Quaprópter nunc et usque in sæculum,
cum omni milítia Angelórum,
devóta tibi mente concínimus,
clamántes atque dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus....



Ant. ad communionem
Cf. Ps 67,29-30
Confírma hoc, Deus, quod operátus es in nobis, a templo sancto tuo, quod est in Ierúsalem.

Post communionem
Sancti Spíritus, Dómine, corda nostra mundet infúsio, et sui roris íntima aspersióne fecúndet. Per Christum.

B

Ant. ad introitum
Cf. Jn 14,26 Jn 15,26
Cum vénerit Spíritus veritátis, docébit vos omnem veritátem, dicit Dóminus.

Collecta
Mentes nostras, quæsumus, Dómine, Paráclitus qui a te procédit illúminet, et indúcat in omnem, sicut tuus promísit Fílius, veritátem. Qui tecum.

Oppure:
 Deus, cui omne cor patet et omnis volúntas lóquitur, et quem nullum latet secrétum, purífica per infusiónem Spíritus Sancti cogitatiónes cordis nostri, ut te perfécte dilígere, et digne laudáre mereámur. Per Dóminum.

Super oblata
Inténde, quæsumus, Dómine, spiritálem hóstiam altáribus tuis piæ devotiónis stúdio propósitam, et da fámulis tuis spíritum rectum, ut fides eórum hæc dona tibi concíliet, et comméndet humílitas. Per Christum.

PRÆFATIO II DE SPIRITU SANCTO
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
Qui síngulis quibúsque tempóribus aptánda dispénsas,
mirísque modis Ecclésiæ tuæ gubernácula moderáris.
Virtúte enim Spíritus Sancti ita eam adiuváre non désinis,
ut súbdito tibi semper afféctu nec in tribulatióne supplicáre defíciat, 
nec inter gáudia grátias reférre desístat,
per Christum Dóminum nostrum.
Et ídeo, choris angélicis sociáti,
te laudámus in gáudio confiténtes: Sanctus, Sanctus, Sanctus ...

Ant. ad communionem
Jn 15,26 Jn 16,14
Spíritus qui a Patre procédit, ille me clarificábit, dicit Dóminus.

Post communionem
Dómine Deus noster, qui nos vegetáre dignátus es cæléstibus aliméntis, suavitátem Spíritus tui penetrálibus nostri cordis infúnde, ut, quæ temporáli devotióne percépimus, sempitérno múnere capiámus. Per Christum.

C

Ant. ad introitum
Lc 4,18
Spíritus Dómini super me, evangelizáre paupéribus misit me, dicit Dóminus.

Collecta
Deus, qui univérsam Ecclésiam tuam in omni gente et natióne sanctíficas, in totam mundi latitúdinem Spíritus tui dona defúnde, ut, quod in ipsis evangélicæ prædicatiónis exórdiis tua est operáta dignátio, nunc quoque per credéntium corda diffúndat. Per Dóminum.

Oppure:
Deus, cuius Spíritu régimur, cuius protectióne servámur, præténde nobis misericórdiam tuam, et exorábilis tuis esto supplícibus, ut in te credéntium fides tuis semper benefíciis adiuvétur. Per Dóminum.

Super oblata
Sacrifícia, Dómine, tuis obláta conspéctibus, ignis Spíritus sanctíficet, qui discipulórum Fílii tui corda succéndit. Qui vivit et regnat in sæcula sæculórum.

Præfatio: I de Spiritu Sancto vel II.

Ant. ad communionem
Cf. Ps 103,30
Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis fáciem terræ.

Post communionem
Hæc nobis, Dómine, múnera sumpta profíciant, ut illo iúgiter Spíritu ferveámus, quem Apóstolis tuis ineffabíliter infudísti.Per Christum.

venerdì 25 maggio 2012

Canto di comunione per la Pentecoste

Il Graduale Simplex, libro liturgico post-conciliare per il canto gregoriano nelle chiese "minori" e meno musicalmente dotate, suggerisce (vedi pag. 193) come canto di comunione per il giorno di Pentecoste, l'antica antifona "Spiritus qui a Patre procedit" , normalmente impiegata dal Graduale Romanum come canto per la Messa votiva allo Spirito Santo. E' davvero semplicissima e alla portata di tutti. I versetti del salmo che si può  lodevolmente intercalare alla ripetizione dell'antifona, si cantano nel conosciutissimo tono VIII e sono da trarre dal Salmo 78 (in latino: Ps. 77).

Spiritus qui a Patre procedit, alleluia: ille me clarificabit, alleluia, alleluia.
Lo Spirito che procede dal Padre, alleluia: lui mi glorificherà, alleluia, alleluia.

Popolo mio, porgi l'orecchio al mio insegnamento, *
ascolta le parole della mia bocca.

Diremo alla generazione futura †
le lodi del Signore, la sua potenza *
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Ha comandato ai nostri padri di farle conoscere
ai loro figli, †
perché le sappia la generazione futura, *
i figli che nasceranno.

Anch'essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli *
perché ripongano in Dio la loro fiducia

E non dimentichino le opere di Dio, *
ma osservino i suoi comandi.

Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua, *
e strariparono torrenti.

«Potrà forse dare anche pane *
o preparare carne al suo popolo?».

Comandò alle nubi dall'alto *
e aprì le porte del cielo.

Fece piovere su di essi la manna per cibo *
e diede loro pane del cielo:

L'uomo mangiò il pane degli angeli, *
diede loro cibo in abbondanza.

Mangiarono e furono ben sazi, *
li soddisfece nel loro desiderio.

Ecco ora una rarissima incisione del canto di cui stiamo parlando, registrato dai monaci di St. Benoit-du-Lac (Quebec- Canada) nel 1936. 

giovedì 24 maggio 2012

Quando la tecnologia aiuta il Gregoriano: le app per la notazione quadrata

Vi segnalo un'applicazione sia per Iphone/Ipad che per Android (telefoni e tablet). Si chiama IChant (in italiano sarebbe: io canto gregoriano), ed è praticamente una utilissima tastiera musicale che può essere programmata a seconda della chiave (di Do o di Fa) e del rigo su cui porla. Automaticamente fornisce tutte le posizioni delle note quadrate che trovate sugli spartiti di musica gregoriana. Così per intonare o studiare meglio la melodia potete semplicemente premere il tasto della nota quadrata corrispondente a quella che vedete nello spartito e subito la sentirete suonare. Ha anche un sistema per abbassare o alzare di vari semitoni i canti troppo alti (o bassi). Davvero un utile strumentino, sempre a portata di mano, per provare (e trovare) le note giuste per intonare o imparare un canto Gregoriano. La tecnologia a servizio della tradizione liturgica.
Ecco qui alcune schermate per capire meglio di che cosa si tratta:
Come si presenta sugli Android
L'applicazione come appare sull'App Store
Ricapitolando: chi vuole saperne di più sulla App per gingilli Apple vada qui
Chi, invece, è interessato alle trappole di Google Android, può cliccare qui

mercoledì 23 maggio 2012

Nuova linfa per il canto sacro, in special modo il Gregoriano: le promesse della Congregazione per il Culto Divino

Sandro Magister, presente al convegno di sabato scorso a Lecce, rilancia la notizia - diffusa direttamente dal Sottosegretario della Congregazione per il Culto Divino, Juan-Miguel Ferrer Grenesche - a proposito della riorganizzazione della stessa Congregazione e delle nuove competenze assegnatele dal Motu Proprio Quaerit semper. Potete leggere qui tutta intera la relazione, di cui cito solo le conclusioni con qualche commento in rosso.

Il nuovo regolamento, ancorché dipendente dalla conferma da parte della segreteria di Stato, prevede il mantenimento di quattro sezioni, per non alterare l’organico, che saranno però in linea di principio le seguenti:

– l'ufficio liturgico I;
– l'ufficio liturgico II;
– l’ufficio disciplinare, nel quale si sommano le competenze di disciplina liturgica e tutte quelle che riguardano i sacramentali;
l’ufficio per le arti e la musica liturgiche.

In ogni caso, qualunque sia la configurazione finale di questo dipartimento per le arti e la musica, si prevede che al suo interno ci si occupi con una certa differenziazione di competenze dei temi di musica e di quelli di architettura, pittura, scultura e arti cosiddette minori.

A sua volta, ciò esigerà la nomina di una serie di collaboratori esterni o consultori, con specifiche competenze in questi settori.

Nel campo specifico della musica sacra torneranno a stabilirsi specifiche relazioni a livello istituzionale con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, come pure con l’Abbazia di Saint-Pierre di Solesmes e altre associazioni e istituzioni che lavorano nel campo della musica per la liturgia, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista accademico, sia nella prospettiva della creazione di nuove musiche o della pastorale.

A livello di obiettivi o sfide immediate ne segnalo alcuni che risultano certamente evidenti:

a. Attualizzare e completare la serie dei libri musicali per la liturgia in lingua latina, sia per quanto riguarda la santa messa, sia per l’ufficio divino, i sacramenti e i sacramentali. Raggiunto tale traguardo, converrà probabilmente realizzare una edizione completa e più facilmente fruibile di molti di questi materiali nella forma di una sorta di "liber usualis". [Un liber usualis per la forma ordinaria!!]

b. Sembra altresì urgente ricompilare e precisare le diverse norme e gli orientamenti del magistero pontificio più recente sulla musica sacra per offrire un testo di base per un direttorio per il canto e la musica nella celebrazione liturgica ad uso delle diverse conferenze dei vescovi, cui è affidato il compito di elaborare direttori e repertori per le rispettive nazioni. [Un direttorio che aiuti chi vuole fare le cose giuste a poterle sostenere con un documento essenziale, senza dover citare continuamente a destra e sinistra pronunciamenti vari, ma di difficile reperibilità]

Tale direttorio, per quanto riguarda il canto gregoriano, dovrà superare le dispute tra i criteri puramente paleografici e quelli pastorali, come pure, in relazione con il competente dicastero, porre i problemi dell’uso del gregoriano secondo edizioni anteriori al 1962 nella cosiddetta "forma straordinaria" del rito romano.

c. Con l’aiuto delle istituzioni accademiche e pastorali competenti, sarà necessario promuovere, almeno nelle principali o più diffuse lingue moderne, in armonia con i criteri esposti in un opportuno direttorio, modelli di nuove composizioni che aiutino a verificare le proposte teoriche e a discernerle a livello locale.

Resta il dubbio quale sia la strategia migliore per giungere a tale risultato. Per il momento, si resta in attesa che i nuovi organismi interni alla congregazione, membri e consultori, si confrontino in merito, dall’edizione di repertori per le celebrazioni internazionali all’organizzazione di premi o concorsi internazionali di composizione, a corsi per compositori, direttori e interpreti e a molte altre proposte concrete da valutare.

Ricapitolando, è evidente che per ricondurre il tema della musica nelle celebrazioni liturgiche la congregazione, facendo propri gli insegnamenti di papa Benedetto XVI e dei suoi immediati predecessori in materia, deve garantire:

1. la preparazione di strumenti attualizzati e ufficiali per poter celebrare con il canto la liturgia romana in lingua latina;

2. chiarezza e facilità per la celebrazione del rito romano nella forma ordinaria in lingua vernacola, cantando in parte o per intero l’ordinario e/o il proprio della messa o l’ufficio divino con melodie gregoriane o polifoniche basate sul testo liturgico in latino; [vuol dire: anche se la messa è in italiano non c'è nessun problema a tornare a cantare in latino, sia in gregoriano che in polifonia, e pure nell'ufficio divinol Questa è una grande affermazione]

3. l’esistenza di alcuni criteri attualizzati per poter applicare i principi di gradualità definiti in "Musicam sacram", sia per la celebrazione in lingua latina, sia per la celebrazione in lingua vernacola (direttorio); [Si riferisce ai vari gradi di partecipazione al canto: dal canto delle risposte e dei dialoghi tra sacerdote e assemblea, al canto dell'Ordinario, fino al canto del proprio della Messa, che non è da considerare "furto al popolo" se resta appannaggio delle Scholae]

4. l’esistenza di un quadro normativo certo e rispondente al fine di stabilire opportuni repertori nazionali destinati ad assumere di volta in volta un valore ufficiale, in modo tale che l’impiego di altri canti richieda un’autorizzazione "ad casum" da parte del rispettivo ordinario: anche questa materia del futuro direttorio.  [Un restringimento enorme, almeno in teoria, sugli "altri canti adatti" al posto di quelli propri]
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Bellissima anche la relazione di Fulvio Rampi sul Gregoriano come "Lectio divina" musicale, esegesi in canto della Parola di Dio, fatta propria dalla spiritualità della Chiesa latina. Potete leggere anche questa relazione a questo link: Il Canto Gregoriano: un estraneo a casa sua

martedì 22 maggio 2012

Il portale di notizie più letto dalla Santa Sede? Il blog di Raffaella!

Guardando ai numerosi, diversi accessi da "Vatican City" arrivati oggi, mi sono accorto di essere stato citato nel Blog di Raffaella (gli amici di Papa Ratzinger). Mi sorprende, comunque, che la semplice notizia della pubblicazione del documento (vedi il post) io l'ho presa dal sito Vaticano, l'ho rilanciata sul Blog che leggete, Raffaella l'ha ripresa, e parecchi computer del Vaticano stesso, sintonizzati sul Blog di Raffaella, sono passati da Cantuale Antonianum, per tornare alla loro "casa base", il sito della Santa Sede!
Potenza dei blog aggregatori di notizie e della Segretaria Generale ad honorem della Sala Stampa Vaticana, che quotidianamente sorveglia il WWW, fornendo a tanti monsignori e prelati una ghiottissima e aggiornata rassegna stampa. Grazie Raffaella per il tuo lavoro (e per i picchi nelle statistiche che ci mandi)!
Cliccare sull'immagine per ingrandire e leggere i dettagli. Si tratta dei log creati dagli accessi da Holy See (e solo quelli di cui mi sono accorto in alcuni orari). Passano tutti per la stessa via:

La Santa Sede scopre le carte: pubblicate ufficialmente le Norme per discernere le apparizioni

Con una prefazione nuova, scritta dal Prefetto della Dottrina della Fede, Card. Levada, la Santa Sede ha scelto finalmente di pubblicare con ufficialità le NORME PER PROCEDERE NEL DISCERNIMENTO DI PRESUNTE APPARIZIONI E RIVELAZIONI.
Sono state immesse ieri nel sito internet del Vaticano, ma sono quelle elaborate nel 1978: cioè, lo dobbiamo sempre ricordare e sottolineare, prima, ben prima, delle affermazioni intorno al presunto fenomeno di Medjugorje. Nessuno, quindi, potrà dire che sono state scritte apposta per screditare i veggenti o per opporsi ai fenomeni attuali. Perché è evidente che questa pubblicazione prelude al giudizio della "Commissione Ruini" atteso per il prossimo autunno.
C'era stata qualche mese fa una piccola discussione a proposito del significato di alcune di queste norme e del modo di intendere i termini latini che esprimono la valutazione sulla soprannaturalità degli eventi. Potete leggere qui qui, e qui per gli antefatti.

Il card. Levada dice praticamente che, a seguito della divulgazione di questo documento - vi ricordo che era coperto dal segreto pontificio -, per togliere dalla circolazione traduzioni non approvate (soprattutto in inglese), la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pensato bene di esporre in maniera ufficiale le cose come stanno, nelle principali lingue. La traduzione in italiano, da un rapido esame, mi sembra uguale a quella rivelata da Tornielli a febbraio.
Dopo aver citato i passi di Benedetto XVI sulla relatività dei messaggi e rivelazioni private, il cui contenuto deve essere sempre sottoposto e sottomesso alla Parola di Dio e al Magistero, senza indebite esagerazioni, conclude:
È viva speranza di questa Congregazione che la pubblicazione ufficiale delle Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni potrà aiutare l’impegno dei Pastori della Chiesa cattolica nell’esigente compito di discernimento delle presunte apparizioni e rivelazioni, messaggi e locuzioni o, più in generale, fenomeni straordinari o di presunta origine soprannaturale. Nel contempo si auspica che il testo possa essere utile anche ai teologi ed agli esperti in questo ambito dell’esperienza viva della Chiesa, che oggi ha una certa importanza e necessita di una riflessione sempre più approfondita.
Rimandando ad altro post questioni particolari e approfondimenti, come quella dei "frutti" e della loro valutazione, desidero solo far riflettere sul punto 2 della Nota preliminare, dove si fa corrispondere al giudizio constat de supernaturalitate la possibilità di autorizzare il culto o la devozione, e al giudizio non costat de supernaturalitate il proibire il culto o altre forme di devozione.
Medjugorje, a livello locale e di Conferenza episcopale, è stata per due volte oggetto del non constat de supernaturalitate, ma le conseguenze della mancata cautela, vigilanza e relativa obbedienza sono sotto gli occhi di tutti.

lunedì 21 maggio 2012

giovedì 17 maggio 2012

Giovedì dell'Ascensione: come si celebra nel luogo da dove Gesù partì per il cielo

Andiamo a vedere un servizio della TV dei Frati Minori di Terrasanta, girato lo scorso anno nel giorno dell'Ascensione, che a Gerusalemme si osserva nel giorno "giusto", cioè a 40 giorni dalla Pasqua, e nel luogo che la tradizione locale ha sempre considerato il punto da cui Gesù ascese al Padre:

mercoledì 16 maggio 2012

Festa francescana di Santa Margherita da Cortona


Oggi l'Ordine Francescano fa memoria, nel suo calendario proprio, di santa Margherita da Cortona, che papa Benedetto XIII definì una "novella Maddalena" in occasione della sua canonizzazione, avvenuta il 16 maggio 1728. Margherita nacque a Laviano (Perugia) nel 1247 e morì a Cortona nel 1297, il 22 febbraio (data in cui la commemora la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, di cui è patrona, e il Martirologio Romano, in cui è così descritta: "Santa Margherita, fortemente scossa dalla morte del suo amante, lavò con una salutare vita di penitenza le macchie della sua giovinezza e, accolta nel Terz’Ordine di san Francesco, si ritirò nella mirabile contemplazione delle realtà celesti, ricolmata da Dio con superiori carismi. " ).
Visse, infatti, per tanti anni (oltre 17) come convivente di un nobile di Montepulciano, in frivolezze e vanità: "O Margherita, più vana delle vane, che ne sarà mai di te?" (Legenda I,3): così veniva apostrofata dalle sue amiche quando la vedevano adornarsi esageratamente. Dalla convivenza con Arsenio, segnata tra l'altro dalla sofferenza per non essere accettata dalla famiglia di lui, nacque a Margherita un figlio, ma ciò non valse a regolarizzare la situazione. Quando il convivente fu ucciso, Margherita scossa dalla tragedia e non più accolta dalla propria famiglia di origine, si fece penitente e terziaria francescana, per espiare la sua vita di peccato in contrasto con il comando di Cristo sul matrimonio. Si dette perciò alla preghiera, alla meditazione intensa della Passione del Signore, secondo la spiritualità francescana, senza però sottrarsi alle opere di misericordia, fondando un ospedale e una confraternita per il soccorso di ammalati e bisognosi. Visse inoltre in assoluta povertà, favorita da Dio di grazie straordinarie, di cui beneficiarono gli abitanti di Cortona.
Il corpo incorrotto di santa Margherita è conservato nella Basilica di Cortona, che da lei prende il nome, e racchiude anche il crocifisso ligneo del XIII secolo che tante volte parlò alla Santa.
Il video mostra i festeggiamenti dello scorso febbraio in onore di Margherita, tributatigli dai suoi concittadini acquisiti:


Per approfondire la vita e la spiritualità di Santa Margherita vedi qui

Oremus
Deus, qui non vis mortem peccatoris,
sed un magis convertatur et vivat,
concede propitius, ut sicut famulam tuam Margaritam
de perditionis semita
ad viam salutis misericorditer attraxisti,
ita nos, culparum vincuilis liberati,
pura tibi mente servire valeamus.
Per Dominum...

O Dio, che non vuoi la morte del peccatore, ma la sua conversione, come hai richiamato santa Margherita dalla via della perdizione a quella della salvezza, concedi anche a noi di liberarci dalle catene del peccato per dedicarci totalmente al tuo servizio. Per il nostro Signore...

domenica 13 maggio 2012

I bambini cantano per il Papa ad Arezzo la Laude alla Madonna di Petrarca

Non manca un tocco di preghiera in musica e poesia durante la visita di Benedetto XVI ad Arezzo. Nella sosta al Duomo di san Donato, nella cappella della Madonna del Conforto, il Papa è stato accolto dal canto di Giada Santucci, 13 anni, e Matteo Tavini, 12 anni, che hanno intonato la laude del Petrarca "Virgine bella che di sol sei vestita" secondo l'arrangiamento realizzato dal maestro Angelo Maffucci (la melodia - mi precisa Giovanni Vianini - è di Bartolomeo Tromboncino, del XV secolo).
Ho trovato la registrazione del momento, dalle telecamere della TV cattolica locale: Telesandomenico.
Ecco il canto che ha emozionato il Santo Padre:


Vi aggiungo qui il testo completo, tratto dal Canzoniere del Petrarca (CCCLXVI), di cui i ragazzi cantano la prima stanza:

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che 'n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so 'ncominciar senza tu' aita,
et di Colui ch'amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s'a mercede
miseria extrema de l'humane cose
già mai ti volse, al mio prego t'inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench'i' sia terra, et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l'afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto 'l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch'avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que' belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne' dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d'ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch'allumi questa vita, et l'altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt'i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.

Vergine santa d'ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d'errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto 'l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo senza exempio,
che 'l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s'a' tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove 'l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.

Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d'ogni fedel nocchier fidata guida,
pon' mente in che terribile procella
i' mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l'ultime strida.
Ma pur in te l'anima mia si fida,
peccatrice, i' no 'l nego,
Vergine; ma ti prego
che 'l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.

Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno,
cercando or questa et or quel'altra parte,
non è stata mia vita altro ch'affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m'ànno
tutta ingombrata l'alma.

Vergine sacra et alma,
non tardar, ch'i' son forse a l'ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen' andati, et sol Morte n'aspetta.

Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n'avenne
fôra avenuto, ch'ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d'alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch'a te honore, et a me fia salute.

Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l'extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no 'l mio valor, ma l'alta Sua sembianza,
ch'è in me, ti mova a curar d'uom sí basso.
Medusa et l'error mio m'àn fatto un sasso
d'umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi 'l meo cor lasso,
ch'almen l'ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu 'l primo non d'insania vòto.

Vergine humana, et nemica d'orgoglio,
del comune principio amor t'induca:
miserere d'un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man' resurgo,
Vergine, i' sacro et purgo
al tuo nome et penseri e 'ngegno et stile,
la lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.

Il dí s'appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e 'l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch'accolga 'l mïo spirto ultimo in pace.

Fatima: in diretta dal Santuario. Webcam sulla "capelina"

AGGIORNAMENTO: ORA LA WEBCAM IN DIRETTA ANCHE DALLA BASILICA DI S.ANTONIO

Anche il Santuario di Fatima, da qualche tempo, ha ceduto al fascino della comunicazione elettronica, e ha piazzato una webcam nel luogo più venerato del complesso: la cappellina voluta dalla Madonna, intorno alla quale, in ginocchio, i devoti compiono i loro giri di espiazione, penitenza o ringraziamento per il miracolo ricevuto.
Oggi, 13 maggio, vi apro una finestra sul Santuario del Cuore Immacolato di Maria, con allegato il programma che può essere seguito nelle varie ore del giorno.
Buon pellegrinaggio virtuale!



IN DIRETTA DAL SANTUARIO DELLA MADONNA DI FATIMA


Se non funziona il player, cliccare qui

Gli orari sono secondo il fuso orario portoghese che è indietro di un'ora rispetto all'Italia. Quindi alle ore indicate bisogna sempre aggiungere +1.

GIORNO 13

Dalle ore 00.00 alle ore 07.00 Veglia di preghiera.

00.00 h alle 02.00 h - Adorazione Eucaristica

07.00 h - Processione Eucaristica.

09.10 h - Rosario internazionale nella Cappellina.

10.00 h - Funzione liturgica finale: Concelebrazione solenne, benedizione degli ammalati, processione e canto finale dell´Addio.


Celebrazioni in ALTRE LINGUE durante la settimana e nei giorni festivi

08:00 - Messa, in italiano, nella Cappellina (Lunedi a Sabato)

09:00 - al Giovedì, Santa Messa internazionale nella Cappellina

10:00 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina. (Sabato e Domenica).

11:00 - Messa (Da lunedì al Venerdì in Basilica, Sabato, nella Chiesa della SS. Trinità. Domenica, Area di Preghiera, segue la processione dell'Addio.)

15:30 - Messa, in Inglese, nella Cappella delle apparizioni (da lunedì a venerdì).

19:15 - Messa in spagnolo nella Cappella delle apparizioni.

21:30 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina.

Altre informazioni per i giorni feriali le trovate qui

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, al Tuo Cuore Immacolato noi ci consacriamo, in atto di totale abbandono ai Signore.
Da Te saremo condotti a Cristo. Da Lui e con Lui saremo condotti ai Padre.
Cammineremo alla luce della fede e tutto faremo perché il mondo creda che Gesu Cristo è l'Inviato dal Padre.
Con Lui noi vogliamo portare l'Amore e la Salvezza fino ai confini del mondo.
Sotto la protezione dei Tuo Cuore Immacolato, saremo un solo Popolo con Cristo. Saremo testimoni della Sua risurrezione. Da Lui saremo condotti al Padre, a gloria della Santissima Trinità, che adoriamo, lodiamo e benediciamo. Amen.

venerdì 11 maggio 2012

Annunciato l'Ordinariato Personale per ex-anglicani in Australia

La Conferenza Episcopale dell'Australia ha diffuso oggi un importante comunicato-stampa che annuncia l'istituzione di un Ordinariato personale per gli ex-anglicani del continente agli antipodi (secondo la previsione di Anglicanorum Coetibus). Dobbiamo davvero dire: era ora! Dopo i tanti problemi suscitati dall'arcivescovo anglicano Hepworth, (che paradossalmente è proprio colui che, a capo della TAC, ha iniziato tutto il processo sfociato nell'istituzione degli ordinariati), finalmente la sua destituzione, avvenuta a marzo scorso, ha permesso alla TAC di scegliere. Ed essa, ribaltando precedenti decisioni, ha ora scelto di rimanere fuori della Chiesa Cattolica! Avevamo parlato, in tempi non sospetti (2009), di tutta la problematica del personaggio John Hepworth.
Oggi tuttavia, la stessa Chiesa Cattolica rompe gli indugi, ed è in grado di dare una data certa per l'inizio della ricezione di quanti, tra gli anglicani delle varie obbedienze, vogliono unirsi comunque, in buona fede e obbedienza, alla comunione con Roma:

Un Ordinariato Personale sarà eretto in Australia il 15 giugno
11 maggio 2012

Il Presidente della Conferenza Episcopale Australiana, l'arcivescovo Denis Hart, ha comunicato oggi che Papa Benedetto XVI intende annunciare l'istituzione in Australia, di un Ordinariato personale per gli ex anglicani a partire dal 15 giugno del 2012.
Un Ordinariato Personale è una struttura ecclesiale per particolari gruppi di persone che desiderano entrare in comunione con la Chiesa cattolica.
Nel 2009 Papa Benedetto XVI ha annunciato disposizioni speciali per far fronte al desiderio di gruppi di Anglicani che volevano unirsi alla Chiesa cattolica. Tali disposizioni permettono loro di mantenere una parte delle tradizioni di preghiera e culto dell' anglicanesimo.
Ordinariati Personali sono già stati istituiti nel Regno Unito (2011) e gli Stati Uniti d'America (2012).
I Vescovi australiani hanno già messo in atto procedure per consentire ai membri del clero e laici di unirsi alla Chiesa cattolica attraverso l'Ordinariato.
Mons. Hart spera che vi sarà un caloroso benvenuto per quanti desiderano entrare nella Chiesa cattolica per mezzo dell'Ordinariato. "Sono fiducioso - ha detto - che quegli ex-anglicani che hanno fatto un cammino di fede che li ha portati alla Chiesa cattolica troveranno una pronta accoglienza ".
Questa nuova comunità avrà lo status di diocesi e sarà conosciuta con il nome di Ordinariato Personale di Nostra Signora della Croce del Sud sotto il patrocinio di Sant'Agostino di Canterbury.

Guerra santa delle traduzioni: i cristiani difendono l'originalità del Vangelo

Una notizia sconcertante, che mostra l'assenza di rispetto per la diversità religiosa tuttora strisciante in una cultura pur ufficialmente tollerante e laica come quella della Turchia moderna. Attraverso una traduzione, che "sterilizza" la diversità evangelica, si può far diventare musulmano anche il testo del Vangelo di san Matteo. Spero che anche cattolici e ortodossi si uniscano alla riprovazione di questi tentativi di assimilazione. Leggete qui la notizia riportata dall'Agenzia Fides:


Traduzione falsata del Vangelo, per renderlo “vicino ai musulmani”: proteste dei cristiani

Istanbul (Agenzia Fides) – Una traduzione del Vangelo falsata e non autorizzata dalle Chiese cristiane ha generato una pubblica protesta dei cristiani in Turchia. In un comunicato inviato all’Agenzia Fides, la “Alleanza delle Chiese protestanti” della Turchia, parte della “Alleanza Evangelica Mondiale”, stigmatizza “la traduzione fuorviante” di una edizione in turco del Vangelo di Matteo, pubblicato alla fine del 2011. Il testo è denso di errori in “parole molto importanti e fondamentali del Nuovo Testamento”, che rendono la traduzione “sbagliata ed estremamente negativa”. Le Chiese rimarcano l’urgenza di cambiare tali termini, definendo il Vangelo diffuso “inaccettabile e inutilizzabile”.
Quello a cui si fa riferimento è la rimozione di parole come “Padre” e “Figlio di Dio”, sostituite rispettivamente da “Dio” e “rappresentante di Dio”. Il versetto di Mt 28,19 che dice “battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, è divenuto ad esempio “purificandole con l’acqua, nel nome di Allah, del suo Messia e del suo Santo Spirito”.
I leader cristiani affermano di aver segnalato tali incongruenze prima della pubblicazione, curata da tre enti cristiani americani (“Wycliffe Bible Translators”, “Summer Institute of Linguistics”-SIL e “Frontiers”) il cui scopo era quello di produrre una Bibbia “vicina alla sensibilità dei musulmani”. Per evitare che persone di lingua turca, cristiane o non cristiane, fossero esposte a insegnamenti sbagliati, le Chiese avevano chiesto al comitato di traduzione di mutare i punti che “minano la teologia cristiana”, ma così non è stato.
“Vogliamo che la Sacra Scrittura sia letta e compresa da tutti i settori della società. Le traduzioni prodotte dalla Società Biblica nella prima metà del XX secolo sono eccellenti, fedeli alla storia della teologia cristiana, ma anche eccellenti per le persone che si accostano alla Bibbia, per capire le espressioni della fede cristiana” nota il comunicato giunto a Fides.
L'Alleanza delle Chiese protestanti in Turchia rappresenta la maggior parte delle Chiese protestanti nel paese. Nel 2011 ha pubblicato il Rapporto sulle violazioni dei diritti dei cristiani in Turchia, che sono meno dello 0,1% della popolazione di 72 milioni di abitanti. (PA) (Agenzia Fides 10/5/2012)

giovedì 10 maggio 2012

Santa Ildegarda finalmente proclamata santa

Sembra un titolo contraddittorio ma è proprio quello che Papa Benedetto ha fatto e di cui oggi viene data notizia.
Il Papa ha esteso alla Chiesa Universale il culto liturgico in onore di Santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina tedesca vissuta nel dodicesimo secolo, iscrivendola nel catalogo dei Santi. La mistica tedesca Ildegarda era già venerata come Santa dalla Chiesa, anche se il processo di canonizzazione non era mai giunto a compimento: il Papa, che ora la iscrive ufficialmente nel catalogo dei Santi, le aveva dedicato due intense catechesi nel settembre del 2010.

Così la presenta il Martirologio Romano, in cui il suo nome già compare, nonostante la mancanza del sigillo papale arrivato solo oggi:
17 settembre: Nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen nell’Assia, in Germania, santa Ildegarda, vergine, che, esperta di scienze naturali, medicina e di musica, espose e descrisse piamente in alcuni libri le mistiche contemplazioni, di cui aveva avuto esperienza.

La grande badessa di Bingen (1098-1179), la più anticonformista e geniale delle monache del XII sec., giunge anche formalmente alla gloria degli altari, proprio mentre le attempate suore americane (ma non solo) sono nel bel mezzo di una disputa con il Vaticano, a proposito delle loro convinzioni di fede ed espressioni teologiche.

Anche Ildegarda ebbe non pochi contrasti con il clero della sua epoca, eppure già allora la Chiesa valutava con deferenza la sua cultura e la sua conoscenza mistica, tanto che la nostra monaca poteva corrispondere con San Bernardo di Chiaravalle, suo contemporaneo, e lo stesso papa Eugenio III leggeva gli scritti di lei e li citava in pubblico. Questa monaca si occupava non solo del Sacro Sapere, della teologia insomma (sia dogmatica che morale), ma pure di scienze naturali, di filosofia, poesia e soprattutto musica, lasciando alcune bellissime composizioni. Ma scrisse pure di medicina, e  - con una libertà che sconcerta chi pensa al cliché dell'oscuro medioevo - anche di fisiologia femminile.

Si definisce, nel titolo di una sua opera capitale: "Simplex Homo": semplice essere umano, non usava l'appellativo "mulier". Anzi talvolta usa l'aggettivo muliebre in senso spregiativo, ma questo è un portato della sua epoca che a volte lei stessa definisce un tempo debole ed effemminato. L'intero corpus degli scritti di Ildegarda di Bingen è conservato nel volume 179 della biblioteca del Migne, unica voce femminile incastonata in uno sterminato numero di tomi di autori maschili (trovate tutto online a questo link)

Compose pure un esorcismo, da far pronunciare a sette sacerdoti, che comunque non riuscirono nell'intento di liberare la povera Sigewize dal demone che la ottenebrava. Solo anni dopo, per le preghiere e i digiuni di Ildegarda, delle monache e monaci e laici della sua abbazia, finalmente la notte di Pasqua del 1169, dopo anni di tormenti, il demonio lascio la sventurata Sigewize, nel frattempo detenuta nell'abbazia stessa, e la donna liberata rimase poi, volontariamente, per il resto della vita, come conversa a Bingen.

Comunque sia, questa santa tedesca ha in comune con l'attuale papa germanico il desiderio della purificazione della Chiesa, lo splendore della sposa di Cristo troppo spesso contaminato da clero e laici che non aspirano alla gloria celeste quanto a quella mondana. Ildegarda vive e lavora fino a tarda età, continuando a sognare una Chiesa formata tutta di "corpi brillanti di purezza e anime di fuoco", come le sono apparsi in una visione; e liberata dall’inquinamento di altri cristiani che le sono pure apparsi: "corpi ripugnanti e anime infette"... I suoi Carmina contengono parecchie espressioni poetiche sulla Chiesa, e di sicuro piacciono a Benedetto: lui che si è definito "l'umile lavoratore nella Vigna del Signore", sa di certo che Santa Ildegarda vedeva "il fumo nella Vigna", fumo satanico da cacciare dalla Chiesa, sempre bisognosa di riforma e purificazione.

Di seguito una sequenza alla Vergine Maria: testo e musica della nuova, antica, Santa Ildegarda, composta dopo il 1140. Un grazie particolare al prof. Volpato di Roma che mi suggerito alcune correzioni al testo che avevo trascritto un po' in fretta.


O Virga, ac diadema
Purpure regis
Que es in clausura tua
Sicut lorica.

Tu frondens floruisti
In alia vicissitudine
Quam Adam omne genus
Humanum produceret.

Ave, ave, de tuo ventre
Alia vita processit
Quam Adam filios suos
Denudaverat.

O Flos, tu non germinasti
De rore
Nec de guttis pluvie
Nec aer de super te volavit
Sed divina claritas
In nobilissima Virga
Te produxit.

O Virga, floriditatem tuam
Deus in prima die
Creature sue previderat
Et de verbo suo
Auream materiam
O Laudabilis, Virgo fecit.

Un altro bellissimo canto di questa Santa musicista, corredato dalla visione del Codice che lo contiene:


Caritas abundat in omnia, de imis excellentissima super sidera, atque amantissima in omnia, quia summo Regi osculum pacis dedit.

martedì 8 maggio 2012

La danza espressione di preghiera nel cristianesimo?

Notizia di oggi, battuta dal sito della Pontificia Università Salesiana. Aspetto gli atti del convegno per imparare - e davvero non ho idea - quale sia il ruolo della danza nella preghiera cristiana. Conosco le espressioni indù e quelle dei dervisci, e pure alcune danze africane, ma ho sempre pensato che la danza fosse un'espressione preminentemente culturale. Quindi ben venga come linguaggio religioso culturalmente connotato, anche per appartenenti al cristianesimo in aeree dove la danza possiede valenze adatte. Ma in occidente - continuo a credere - danzare equivale a espressione ludica e pure spesso sensuale, generalmente intesa come performance di spettacolo o di coinvolgimento fisico. Non ne vedo perciò il posto nella preghiera cristiana. Men che mai nella liturgia (questo è fuori dubbio). Certamente c'è chi afferma il contrario e, forse, in questo convegno, porterà delle prove e argomentazioni, invece delle solite affermazioni senza fondamenti.

La danza come espressione di preghiera nelle religioni


(Roma, 8 maggio 2012) - Nel pomeriggio del 4 maggio 2012, l’Istituto di Teologia Dogmatica dell’UPS, in collaborazione con il Chavara Institute for Indian and Interreligious Studies di Roma, ha organizzato all’Università Salesiana un incontro sulla Danza Sacra in diverse religioni e movimenti spirituali come modo concreto di rispondere all’invito dei Lineamenta del Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione per riflettere sul senso del cosiddetto ‘Cortile dei Gentili’.

All’evento hanno partecipato rappresentanze dell’Induismo, dell’Islam, delle religioni africane, del Cristianesimo e di altri movimenti spirituali. Ogni gruppo ha presentato brevemente il senso della danza nella loro religione offrendo poi degli esempi specifici della loro tradizione di preghiera espressa nella danza. La combinazione tra riflessione ed esperienza pratica ha dato un tono speciale all’incontro al quale erano presenti 170 persone. significativo lo spirito di gioia e armonia che si è creato e reso evidente durante l’evento.
L’incontro è stato avviato dal prof. Jose Chunkapura che ne è stato l’ideatore e promotore. Ha fatto seguito l’intervento del prof. Antonio Escudero, direttore dell’Istituto di Dogmatica dell’UPS, che ha presentato l’intenso programma. All’incontro era presente anche il Rettore dell’UPS, prof. Carlo Nanni che ha evidenziato la significatività dell’iniziativa.

Esempi di danza religiosa di movimenti spirituali cristiani:




sabato 5 maggio 2012

Io sono la vite e voi i tralci: canto di comunione della 5a Domenica di Pasqua

Io sono la vite e voi i tralci
Ascoltiamo "Ego sum vitis vera", antifona di comunione della V domenica di Pasqua, anno B, nella Forma Ordinaria, cantata dai monaci di Holy Cross (Santa Croce), monastero benedettino di Chicago (www.chicagomonk.org). E' molto simile nella musica a quella della settimana scorsa: "Ego sum Pastor bonus", che potete confrontare ascoltando il canto riportato in questo post. Quasi ad creare una continuità ideale-musicale tra le rivelazioni che Gesù dà di se stesso (io sono...) attraverso le metafore evocative e polisemiche offerte nel vangelo di Giovanni.


“Io sono la vera vite e voi i tralci, chi rimane in me e io in lui,
porta molto frutto”. Alleluia, Alleluia. (Gv 15,1.5)


Scarica qui lo spartito

giovedì 3 maggio 2012

La traduzione della lettera di Benedetto XVI sul "pro multis"

C'ha pensato Magister a pubblicare sul suo blog la traduzione in italiano della lettera del Papa, scritta in tedesco ai vescovi della Germania (qui originale), sulla modalità di tradurre nelle lingue moderne la locuzione "pro multis" che si trova nelle parole della consacrazione del calice nella Santa Messa. 
Ne avevo parlato in questo post, qualche giorno fa, augurandomi di trovare presto una versione in lingua italiana (speravo nei canali istituzionali... invece ha provveduto un giornalista... Anche questo può essere visto come significativo: i giornalisti di solito scoprono e diffondono ciò che qualcuno non ha interesse a far sapere).
Vi ri-posto solo la lettera, se volete leggere il commento e gli antefatti (oltre che scoprire chi siano i "lettori-impliciti" di questa lettera), potete andare direttamente al Blog Espresso-Chiesa.
Non sfuggano, nella lettura, i motivi teologici per cui il Papa vuole sia ripristinata la traduzione letterale (dei testi liturgici e biblici). L'interpretazione della Rivelazione non inerisce al testo scritto, tanto meno alla sua traduzione, ma è compito del vivo magistero, che deve far risuonare nella predicazione e catechesi il vero senso del testo, secondo il significato ricevuto dalla Tradizione.


Eccellenza!
Reverendo, caro arcivescovo!

In occasione della sua visita, il 15 marzo 2012, ella mi ha messo a conoscenza del fatto che, per quanto riguarda la traduzione delle parole "pro multis" nella preghiera del canone della santa messa, tra i vescovi dell'area di lingua tedesca tuttora non esiste consenso.

A quanto pare incombe il pericolo che, nella nuova edizione del "Gotteslob", la cui pubblicazione è attesa presto, alcune parti dell'area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione "per tutti", sebbene la conferenza episcopale tedesca sia d'accordo nello scrivere "per molti", così come auspicato dalla Santa Sede.

Le ho promesso di pronunciarmi per iscritto in merito a tale importante questione, per prevenire una simile divisione nel luogo più intimo della nostra preghiera. Provvederò a fare inviare questa lettera, che attraverso di lei indirizzo a tutti i membri della conferenza episcopale tedesca, anche agli altri vescovi dell'area di lingua tedesca.

Permettetemi qualche breve parola su come è sorto il problema.

Negli anni Sessanta, quando il messale romano, sotto la responsabilità dei vescovi, dovette essere tradotto in lingua tedesca, esisteva un consenso esegetico sul fatto che il termine "i molti", "molti", in Isaia 53, 11 s., fosse una forma espressiva ebraica per indicare l'insieme, "tutti". La parola "molti" nei racconti dell'istituzione di Matteo e di Marco era pertanto considerata un semitismo e doveva essere tradotta con "tutti". Ciò venne esteso anche alla traduzione del testo latino, dove "pro multis", attraverso i racconti evangelici, rimandava a Isaia 53 e quindi doveva essere tradotto con "per tutti".

Tale consenso esegetico nel frattempo si è sgretolato; non esiste più. Nel racconto dell'ultima cena della traduzione unificata tedesca della Sacra Scrittura si legge: "Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza, versato per molti" (Mc 14, 24; cfr. Mt 26, 28). Ciò rende evidente una cosa molto importante: la traduzione di "pro multis" con "per tutti" non è stata una traduzione pura, bensì un'interpretazione, che era, e tuttora è, ben motivata, ma è una spiegazione e dunque qualcosa di più di una traduzione.

Questa fusione fra traduzione e interpretazione per certi versi fa parte dei principi che, subito dopo il Concilio, guidarono la traduzione dei testi liturgici nelle lingue moderne. Si era ben consapevoli di quanto la Bibbia e i testi liturgici fossero distanti dal mondo del linguaggio e del pensiero attuale della gente, per cui anche tradotti avrebbero continuato ad essere incomprensibili per quanti partecipavano alle funzioni. Un rischio nuovo era il fatto che, attraverso la traduzione, i testi sacri sarebbero stati aperti, lì, davanti a quanti partecipavano alla messa, e tuttavia sarebbero rimasti molto distanti dal loro mondo, ed anzi questa distanza sarebbe diventata più che mai visibile. Quindi non ci si sentì solo autorizzati, ma addirittura obbligati a immettere l'interpretazione nella traduzione, così da abbreviare il cammino verso le persone, i cui cuori e le cui menti dovevano essere raggiunti da quelle parole.

In una certa misura il principio di una traduzione contenutistica e non necessariamente letterale dei testi fondamentali continua ad essere giustificato. Poiché pronuncio spesso le preghiere liturgiche nelle varie lingue, noto che talvolta tra le diverse traduzioni quasi non si riscontrano somiglianze e che il testo comune sulle quali si basano spesso è solo lontanamente riconoscibile. Allo stesso tempo si sono verificate delle banalizzazioni che costituiscono vere perdite. Così, nel corso degli anni, io stesso ho compreso sempre più chiaramente che, come orientamento per la traduzione, il principio della corrispondenza non letterale, bensì strutturale, ha i suoi limiti.

Seguendo queste intuizioni, l'istruzione per i traduttori "Liturgiam authenticam", promulgata il 28 marzo 2001 dalla congregazione per il culto divino, ha messo nuovamente in primo piano il principio della corrispondenza letterale, senza naturalmente prescrivere un verbalismo unilaterale.

L'importante intuizione che sta alla base di questa istruzione è la distinzione, già citata all'inizio, fra traduzione e interpretazione. Essa è necessaria sia per le parole della Scrittura, sia per i testi liturgici. Da un lato, la sacra Parola deve emergere il più possibile per se stessa, anche con la sua estraneità e con le domande che reca in sé. Dall'altro, alla Chiesa è affidato il compito dell'interpretazione affinché – nei limiti della nostra rispettiva comprensione – ci giunga il messaggio che il Signore ci ha destinato.

Anche la traduzione più accurata non può sostituire l'interpretazione: fa parte della struttura della Rivelazione il fatto che la Parola di Dio venga letta nella comunità interpretante della Chiesa, che la fedeltà e l'attualizzazione si leghino tra loro. La Parola deve essere presente per se stessa, nella sua forma propria, a noi forse estranea; l'interpretazione deve essere misurata in base alla sua fedeltà alla Parola, ma al tempo stesso deve renderla accessibile a chi l'ascolta oggi.

In tale contesto, la Santa Sede ha deciso che nella nuova traduzione del messale l'espressione "pro multis" debba essere tradotta come tale, senza essere già interpretata. La traduzione interpretativa "per tutti" deve essere sostituita dalla semplice traduzione "per molti". Vorrei ricordare che sia in Matteo sia in Marco non c'è l'articolo, quindi non "per i molti", bensì "per molti".

Se dal punto di vista della correlazione fondamentale fra la traduzione e l'interpretazione questa scelta è, come spero, del tutto comprensibile, sono però consapevole che essa rappresenta una sfida immensa per tutti coloro ai quali è affidato il compito di spiegare la Parola di Dio nella Chiesa.

Per chi normalmente frequenta la messa, ciò appare quasi inevitabilmente come una frattura al centro stesso del rito sacro. Domanderà: ma Cristo non è morto per tutti? La Chiesa ha modificato la sua dottrina? Può farlo, le è permesso? È all'opera una reazione che vuole distruggere l'eredità del Concilio?

Grazie all'esperienza degli ultimi cinquant'anni, tutti noi sappiamo quanto profondamente la modifica delle forme e dei testi liturgici colpisca l'anima delle persone; e quindi quanto un cambiamento in un punto così centrale del testo debba inquietare le persone. Proprio per questo, quando davanti alla differenza fra traduzione e interpretazione si scelse la traduzione "molti", si stabilì anche che nelle diverse aree linguistiche la traduzione dovesse essere preceduta da una catechesi accurata, con la quale i vescovi dovevano spiegare concretamente ai loro sacerdoti, e tramite loro ai fedeli, di che cosa si trattava.

Questa catechesi previa è il presupposto essenziale per l'entrata in vigore della nuova traduzione. Per quanto mi risulta, nell'area di lingua tedesca una tale catechesi finora non c'è stata. La mia lettera intende essere una richiesta pressante a tutti voi, cari confratelli, a preparare ora una tale catechesi, per poi parlarne con i vostri sacerdoti e al contempo renderla accessibile ai fedeli.

In questa catechesi bisogna anzitutto chiarire brevemente perché nella traduzione del messale, dopo il concilio, la parola "molti" è stata resa con "tutti": per esprimere in modo inequivocabile, nel senso voluto da Gesù, l'universalità della salvezza che giunge da lui.

Allora, però, sorge subito la domanda: se Gesù è morto per tutti, perché nelle parole dell'ultima cena egli ha detto "per molti"? E perché allora insistiamo su queste parole di Gesù dell'istituzione?

Prima di tutto, a questo punto bisogna ancora precisare che secondo Matteo e Marco Gesù ha detto "per molti", mentre secondo Luca e Paolo ha detto "per voi". Ciò sembra stringere ancora di più il cerchio. Ma proprio a partire da qui ci si può avvicinare alla soluzione. I discepoli sanno che la missione di Gesù trascende loro e il loro gruppo; che egli è venuto per riunire insieme i figli di Dio di tutto il mondo che erano dispersi (Gv 11, 52). Le parole "per voi" rendono però la missione di Gesù molto concreta per i presenti. Essi non sono un qualche elemento anonimo di un insieme immenso, bensì ognuno di loro sa che il Signore è morto proprio per lui, per noi. "Per voi" si protende nel passato e nel futuro, si rivolge a me personalmente; noi, che siamo qui riuniti, siamo conosciuti e amati come tali da Gesù. Quindi questo "per voi" non è un restringimento, bensì una concretizzazione che vale per ogni comunità che celebra l'eucaristia, che la unisce in modo concreto all'amore di Gesù. Il canone romano ha unito tra loro le due espressioni bibliche nelle parole di consacrazione e quindi dice: "per voi e per molti". Questa formula, poi, con la riforma liturgica è stata adottata per tutte le preghiere eucaristiche.

Però di nuovo: perché "per molti"? Il Signore non è forse morto per tutti? Il fatto che Gesù Cristo, come Figlio di Dio fatto uomo, sia l'uomo per tutti gli uomini, il nuovo Adamo, è una delle certezze fondamentali della nostra fede. Vorrei a questo riguardo ricordare solo tre versi delle Scritture. Dio "ha dato per tutti noi" il proprio Figlio, dice Paolo nella lettera ai Romani (8, 32). "Uno è morto per tutti", afferma nella seconda lettera ai Corinzi a proposito della morte di Gesù (5, 14). Gesù "ha dato se stesso in riscatto per tutti", si legge nella prima lettera a Timoteo (2, 6).

Ma allora bisogna davvero domandare ancora una volta: se questo è tanto ovvio, perché la preghiera eucaristica dice "per molti"? Ora, la Chiesa ha tratto questa formulazione dai racconti dell'istituzione nel Nuovo Testamento. La usa per rispetto della parola di Dio, per essergli fedele fin nella parola. È il timore reverenziale dinanzi alla stessa parola di Gesù la ragione della formulazione della preghiera eucaristica. Allora, però, domandiamo: perché Gesù ha detto così? La ragione vera consiste nel fatto che Gesù in tal modo si è fatto riconoscere come il servo di Dio di Isaia 53, che egli si è rivelato come la figura annunciata dalla profezia. Il timore reverenziale della Chiesa davanti alla parola di Dio, la fedeltà di Gesù alle parole della "Scrittura": è questa doppia fedeltà il motivo concreto della formulazione "per molti". In questa catena di riverente fedeltà, noi ci inseriamo con la traduzione letterale delle parole della Scrittura.

Come prima abbiamo visto che il "per voi" della tradizione paolino-lucana non restringe ma rende concreto, così ora possiamo riconoscere che la dialettica tra "molti" e "tanti" ha una sua importanza. "Tutti" si muove sul piano ontologico: l'essere e l'agire di Gesù comprende l'intera umanità, il passato, il presente e il futuro. Ma di fatto, storicamente, nella comunità concreta di coloro che celebrano l'eucaristia egli giunge solo a "molti". Si può quindi riconoscere un triplice significato dell'attribuzione di "molti" e "tutti".

Anzitutto, per noi, che possiamo sedere alla sua mensa, deve significare sorpresa, gioia e gratitudine per essere stati chiamati, per poter stare con lui e per poterlo conoscere. "Siano rese grazie al Signore che, per la sua grazia, mi ha chiamato nella sua Chiesa...".

Poi, però, in secondo luogo ciò è anche una responsabilità. La forma in cui il Signore raggiunge gli altri – "tutti" – a modo suo, in fondo rimane un suo mistero. Tuttavia, è indubbiamente una responsabilità essere chiamati direttamente da lui alla sua mensa per poter sentire: per voi, per me egli ha sofferto. I molti hanno la responsabilità per tutti. La comunità dei molti deve essere luce sul candelabro, città sopra il monte, lievito per tutti. È questa una vocazione che riguarda ognuno in modo del tutto personale. I molti, che noi siamo, devono avere la responsabilità per l'insieme, nella consapevolezza della loro missione.

Infine può aggiungersi un terzo aspetto. Nella società attuale abbiamo la sensazione di non essere affatto "molti", bensì molto pochi, una piccola massa che continua a diminuire. E invece no, siamo "molti": "Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7, 9). Siamo molti e rappresentiamo tutti. Quindi le parole "molti" e "tutti" vanno insieme e fanno riferimento l'una all'altra nella responsabilità e nella promessa.

Eccellenza, caro confratello nell'episcopato! Con tutto questo ho voluto accennare le linee fondamentali della catechesi, con la quale sacerdoti e laici dovranno essere preparati al più presto alla nuova traduzione. Auspico che tutto ciò possa servire anche a una partecipazione più intensa alla celebrazione della sacra eucaristia, inserendosi in tal modo nel grande impegno che dovremo affrontare con l'"Anno della Fede". Posso sperare che la catechesi venga presto preparata e in tal modo diventi parte del rinnovamento liturgico, per il quale il Concilio ha lavorato sin dalla sua prima sessione.

Con i saluti pasquali di benedizione, suo nel Signore.
Benedictus PP XVI  -  14 aprile 2012

(Traduzione dall'originale tedesco di Simona Storioni)
...firmato: Benedictus P.P. XVI

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