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venerdì 31 agosto 2012

Papa Benedetto, incorreggibile: ancora Latino per tutti....


Tornielli ci segnala la notizia, data per certa, dell'imminente pubblicazione di un nuovo"Motu Proprio" di Benedetto XVI. Anche questa volta c'entra il latino, ma non direttamente o solo per la celebrazione liturgica. Il Papa intenderebbe fondare una Pontificia Accademia per la diffusione dell'uso della lingua di Roma e della Chiesa, non solo per quello che riguarda l'uso strettamente ecclesiale, ma in maniera larga, intendendo il latino come importante patrimonio culturale, da far conoscere e studiare, lingua di accesso a tutto il sapere dell'Occidente antico, medievale e moderno.
Davvero Papa Benedetto dimostra di avere una "fissazione" per la lingua dell'Urbe, e con queste abili mosse, evidentemente, cerca di dare importanti segnali "politici", per esempio ai responsabili di seminari, studentati religiosi e alle Facoltà ecclesiastiche, dove gode - ahimé - di migliore stampa l'ebraico biblico che non il latino, tanto necessario per leggere praticamente tutte le fonti della Chiesa antica (compresi gli Atti del Vaticano II), eppure così ideologicamente trascurato.

Speriamo che il Motu Proprio in pubblicazione abbia più fortuna dell'abortita Veterum Sapientia di Giovanni XXIII, di cui si è recentemente festeggiato il 50° anniversario, o della lettera strappalacrime di Paolo VI Sacrificium laudis (da rileggere e meditare).... Chi ha orecchie per intendere, metta in pratica...

Se ci pensiamo è proprio strano che possano essere ordinati preti nella CHIESA LATINA, in barba al Diritto Canonico, che stabilisce così a proposito della competenza linguistica dei ministri ordinati:
Can. 249 - Institutionis sacerdotalis Ratione provideatur ut alumni non tantum accurate linguam patriam edoceantur, sed etiam linguam latinam bene calleant necnon congruam habeant cognitionem alienarum linguarum, quarum scientia ad eorum formationem aut ad ministerium pastorale exercendum necessaria vel utilis videatur.
I candidati al sacerdozio dimostreranno il loro zelo per le anime preparandosi bene al futuro ministero. Non importa se sono bravi a giocare a curling o se suonano divinamente le maracas, è meglio che passino il tempo 1) a studiare accuratamente la lingua nazionale (nella quale si presume dovranno predicare, parlare ai singoli in confessione, scrivere....); ma (2) anche siano bene competenti nella lingua latina, (non dice 'calleant', ma rafforza 'bene calleant'), e infine (3) abbiano una sufficiente conoscenza delle lingue straniere, il cui studio per la formazione del clero o per l'esercizio del futuro ministero sia valutato come necessario o utile.
Prima dei corsi di inglese o spagnolo o perfino ebraico biblico è richiesta una buona competenza nella lingua latina. Non per colloquiare con l'accento di Cicerone, ma almeno per saper leggere e capire un messale o un breviario, non dico del 1962, ma anche ben più recenti (purtroppo vengono ancora scritti in latino).

Ricordiamo ai giovani seminaristi che, a differenza del fuoco di Pentecoste, lo Spirito Santo che ricevono nell'ordinazione sacra - solitamente - non infonde il dono delle lingue. Ci devono pensare prima i singoli (e anche dopo), con tanta fatica e applicazione. Ma la scienza acquisita col sudore e per amore delle anime non vale certo meno della scienza infusa!
E poi, non si sa mai, metti che un domani si debba concelebrare con sacerdoti cinesi, russi e norvegesi, magari si può usare la Preghiera Eucaristica in una lingua comune; perfino il latino potrebbe, a volte, rivelarsi utile.... Domani però.
Così il Papa vuole promuovere il latino
Benedetto XVI pubblicherà un motu proprio per istituire la «Pontificia Academia Latinitatis». E in Vaticano traducono «indirizzo email» con «inscriptio cursus electronici»

ANDREA TORNIELLI (per Vaticaninsider)
CITTÀ DEL VATICANO: «Foveatur lingua latina». Papa Ratzinger vuole far crescere la conoscenza della lingua di Cicerone, di Agostino e di Erasmo da Rotterdam, nell’ambito della Chiesa ma anche della società civile e della scuola e sta per pubblicare un motu proprio che istituisce la nuova «Pontificia Academia Latinitatis». Fino ad oggi Oltretevere ad occuparsi di mantenere in vita l’antico idioma era stata una fondazione, «Latinitas», rimasta sotto l’egida della Segreteria di Stato e ora destinata a scomparire: oltre a pubblicare l’omonima rivista e a organizzare il concorso internazionale «Certamen Vaticanum» di poesia e prosa latina negli anni si è occupata di tradurre in latino parole moderne.

L’imminente istituzione della nuova accademia pontificia che si affianca alle undici già esistenti – tra le quali ci sono le più note dedicate alle scienze e alla vita – è confermata in una lettera che il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, ha inviato a don Romano Nicolini, un sacerdote riminese grande propugnatore del ritorno dell’ora di latino nella scuola media inferiore. Ravasi ha ricordato che l’iniziativa dell’Accademia è «voluta dal Santo Padre» ed è promossa dal dicastero vaticano della cultura: vi faranno parte «eminenti studiosi di varie nazionalità, con finalità di promuovere l’uso e la conoscenza della lingua latina sia in ambito ecclesiale sia in ambito civile e quindi scolastico». Un modo per rispondere, conclude il cardinale nella lettera, «a numerose sollecitazioni che ci giungono da diverse parti del mondo».

Sono passati cinquant’anni da quando Giovanni XXIII, ormai alla vigilia del Concilio, promulgò la costituzione apostolica «Veterum sapientia» per definire il latino come lingua immutabile della Chiesa e ribadirne l’importanza, chiedendo alle scuole e università cattoliche di ripristinarlo nel caso fosse stato abbandonato o ridotto. Il Vaticano II stabilirà di mantenere il latino in alcune parti della messa, ma la riforma liturgica post-conciliare ne avrebbe abolito ogni traccia nell’uso comune. Così, mentre mezzo secolo fa prelati di ogni parte del mondo riuscivano a capirsi parlando l’idioma di Cesare e i fedeli mantenevano un contatto settimanale con esso, oggi nella Chiesa il latino non gode di buona salute. E sono altri ambiti, laici, interessati a promuoverla.

Oltretevere continuano comunque a lavorare studiosi che propongono neologismi per tradurre le encicliche papali e i documenti ufficiali. Un lavoro non facile è stato quello di tradurre in latino l’ultima enciclica di Benedetto XVI, «Caritas in veritate» (luglio 2009), dedicata alle emergenze sociali e alla crisi economico finanziaria. Alcune scelte dei latinisti della Santa Sede sono state criticate da «La Civiltà Cattolica», l’autorevole rivista dei gesuiti, che ha ritenuto discutibile la scelta dei termini «delocalizatio», «anticonceptio» e «sterilizatio», approvando invece le scelte di «plenior libertas» per liberalizzazione, e di «fanaticus furor» per fanatismo». Tra le curiosità, l’espressione «fontes alterius generis» per tradurre le fonti alternative e «fontes energiae qui non renovantur» per le risorse energetiche non rinnovabili.

L’iniziativa del Papa di istituire una nuova Pontificia Accademia è un segnale significativo, di rinnovata attenzione. «Il latino educa ad avere stima delle cose belle – spiega don Nicolini, che ha diffuso nelle scuole medie diecimila copie di un opuscolo gratuito introduttivo alla lingua latina e sta diffondendo l’appello per farla tornare tra le materie curricolari – e ci educa anche a dare importanza alle nostre radici».

Tra coloro che si occupano di rinnovare il lessico latino per poter comunicare ancora oggi nella lingua ciceroniana c’è don Roberto Spataro, 47 anni, è docente di Letteratura cristiana antica e segretario del Pontificium Institutum Altioris latinitatis, voluto da Paolo VI presso l’attuale Università Pontificia Salesiana di Roma. «Come tradurrei “corvo”? Mi aspettavo questa domanda… Ecco, direi: “Domesticus delator” o “Intestinus proditor”», risponde il sacerdote. E spiega come nascono i neologismi latini: «Esistono due scuole di pensiero. La prima, che potremmo definire anglosassone, ritiene che prima di creare un neologismo per tradurre parole moderne bisogna passare al setaccio tutto ciò che è stato scritto in latino lungo i secoli, non soltanto il latino classico. L’altra scuola, che per comodità definirei latina, ritiene che si possa essere più liberi nel creare una circonlocuzione che renda bene l’idea e il significato della parola moderna, mantenendo però il sapore del latino classico, ciceroniano».

Spataro appartiene alla seconda scuola e invita «a sfogliare l’ultima edizione del “Lexicon recentis latinitatis”, curato da don Cleto Pavanetto, eccellente latinista salesiano, e pubblicato nel 2003, con ben 15.000 vocaboli moderni resi in lingua latina». Ad esempio, fotocopia si traduce “exemplar luce expressum”, banconota diventa “charta nummária”, basket-ball “follis canistrīque ludus”, best seller è “liber máxime divénditus”, i blue-jeans sono “bracae línteae caerúleae”, mentre goal è “retis violátio”. Gli hot pants diventano “brevíssimae bracae femíneae”, l’IVA si traduce “fiscāle prétii additamentum”, mountain bike è “bírota montāna”, paracadute diventa “umbrella descensória”. Nel Lexicon mancano però i riferimenti al web. «In effetti non ci sono – spiega don Spataro – ma negli ultimi nove anni tra chi scrive e parla in latino si sono coniate nuove espressioni. Così internet è “inter rete”, e l’indirizzo email “inscriptio cursus electronici”».



giovedì 30 agosto 2012

L'inno dell'Anno della Fede: una delusione cocente per il testo e per la musica

Da bocciare senza appello "Credo, Domine", il nuovo inno che accompagnerà tutto l'Anno della Fede di prossima apertura (ottobre 2012). Comunque ve lo posto, perché ognuno formuli il suo giudizio.
Il testo è di una banalità sconcertante (Camminiamo carichi di attese, a tentoni [!!!] nella notte...), degno dei più tristi anni '70, la musichetta stucchevole, stile ballabile. Il misto lingua nazionale/latino sarà anche utile per far cantare popoli diversi nella stessa lingua, ma l'effetto del doppio ritornello non è granché.
Spero che non venga inteso come inno per la liturgia, ma solo come canto-sigla degli eventi collegati all'Anno della Fede... Spero....
Vi riporto lo spartito della versione italiana, distribuito dal sito ufficiale AnnusFidei.va, e l'esecuzione in Francese, l'unica per ora in circolazione su YouTube.
A paragone di questo, l'inno del Giubileo mi sembra un capolavoro di teologia e musica sacra.... ed è tutto dire.



Scarica qui il PDF dello spartito di "Credo, Domine"

Scarica qui il PDF con il solo TESTO completo dell'inno

martedì 28 agosto 2012

Risorse per il canto Gregoriano in internet: Liber cantualis e Cantus selecti

Mi sono recentemente imbattuto in due bei libri resi disponibili in rete in formato PDF. Si tratta del post-conciliare "Liber cantualis comitante organo", cioè del libro di accompagnamento per organo delle melodie gregoriane contenute in quel libretto di canti "parrocchiali" che dovrebbe essere, nelle intenzioni dei compilatori, il "Liber cantualis" di Solesmes. E' vero, lo sanno tutti, che il gregoriano dovrebbe essere cantato senza strumenti musicali, ma un sostegno al canto comunitario, per aiutare l'intonazione e sostenere un'assemblea eterogenea, non risulta sgradevole né disdicevole. Anzi! Per questo consiglio di scaricare qui il libro, che - come si vede - offre in notazione moderna il repertorio minimo di messe e di canti che ogni buon coro parrocchiale può agilmente avere in repertorio.
L'altro libretto è "Cantus selecti" in edizione 1949; un'abbondante compilazione di canti, in notazione neumatica, per l'adorazione eucaristica e altre occasioni di preghiera, sistemato secondo l'anno liturgico e le principali feste e occorrenze dell'anno cristiano. Lo trovate a questo link. Buona lettura e messa in pratica.
In formato cartaceo, questi libri e molto altra ancora, li trovate sul sito-rivendita delle Edizioni di Solesmes (in inglese, francese e spagnolo)

sabato 25 agosto 2012

Un fatto accaduto diventa parabola: non è facile dipingere Gesù, e non solo con i colori.

Una signora ottuagenaria spagnola, piena di buona volontà e ottime intenzioni, ha distrutto irreparabilmente un affresco del 1800 dipinto da Elías García Martínez sulla parete della sua chiesa parrocchiale, il Santuario della Misericordia. Si tratta di una delicata immagine del Cristo coronato di spine che la pia signora voleva un tantino restaurare. Ma l'imperizia ha portato al disastro, rendendo irriconoscibile il soggetto del dipinto, come mostrano senza tante parole le foto:
La cara vecchietta insiste che ha intrapreso l'opera di "restauro" fai-da-te con il consenso del parroco (che non avrà avuto tanti soldi per chiamare un esperto d'arte, ma certo non si aspettava un tale risultato). Nemmeno Picasso avrebbe fatto meglio...



A parte la disgrazia per l'arte rovinata, mi pare che questa storia riportata dal The Telegraph, possa trasformarsi in una parabola dell'attuale situazione ecclesiale, soprattutto italiana. C'è grande intraprendenza, ancora, nelle parrocchie (più da parte degli anziani che dei giovani....), c'è iniziativa e buona volontà. Nell'animazione musicale, nella carità, nel fare. Non parliamo poi di chi si improvvisa catechista e dai tanti "blog cattolici" inizia a predicare e a...dipingere Cristo, magari con il tentativo consapevolmente espresso di "restaurare la Chiesa di sempre". Spesso il risultato non è, ahimé, diverso da quello ottenuto dalla pia anziana di Spagna...
Perché troppo spesso manca il "formarsi" prima del "fare" o del "dire".
Dobbiamo dirlo e ripeterlo: non basta la buona volontà e sentirsi ispirati. Neanche nelle cose che riguardano la Fede. Il prete che fa i suoi lunghi anni di seminario, il teologo che ha conseguito i suoi gradi accademici, il docente di religione che ha comunque frequentato i suoi corsi, non si improvvisano nel "dipingere il volto di Cristo" per gli altri. E non tutti lo possono fare, perché non tutti lo sanno fare. E se è facile riconoscere Cristo, qualora sia ben "dipinto" da chi ne ha la competenza e il mandato canonico, non è altrettanto facile né da tutti prendere in mano i pennelli delle parole per predicare o per insegnare. Tantomeno scrivere. 
Per questo prendo come spunto la disavventura del povero affresco di Gesù, mettendo un pochino in guardia i tanti commentatori autodidatti o scrittori nei blog "cattolici" (non solo di area tradizionalista): Pensate bene prima di ritenere "cattolico" tutto quello che vi passa per la testa. Confrontatevi, perdete tempo a studiare, a rileggere i documenti di tutti i concili (sono disponibili in rete!!), approfondite la Scrittura e i commenti dei Padri e degli altri Maestri ad essa. Non improvvisatevi restauratori di affreschi ecclesiali un pochino degradati dal tempo: magari con tanta buona intenzione, rischiate di far danni alle anime più che se lasciaste le cose come sono. Certe polemiche, certe velenosità che si leggono rischiano di rendere irriconoscibile il volto di Cristo.
Lo ripeto: non bastano le buone e sante intenzioni, se manca la competenza, il sapere e il saperlo applicare. 

venerdì 24 agosto 2012

Spariscono i cimiteri, si aprono i giardini del ricordo: il declino della simbologia cristiana della morte e risurrezione

Il caso descritto da Repubblica a proposito delle cremazioni nel comune di Milano. Un argomento "caldo", diciamo, almeno quanto i giorni di calore "infernale" che stiamo passando.

Due milanesi su 3 scelgono la cremazione in città calano le sepolture e le tumulazioni
Le cifre di Palazzo Marino. L'assessore Benelli: "Il dato dimostra la capacità di fornire risposte alle nuove sensibilità che emergono". La cremazione dei residenti ha un costo di 262 euro

La pratica della cremazione è recente in città, ma è diventata rapidamente la più diffusa al punto che lo scorso anno l'hanno scelta quasi due milanesi su tre. Lo comunica Palazzo Marino spiegando che si tratta di "un dato che acquista ancora più significato se si pensa che il primo impianto crematorio di Lambrate è stato inaugurato nel 1988, consentendo così una nuova opzione accanto a quelle tradizionali dell'inumazione (sepolture nella terra) e della tumulazione nei loculi o nelle tombe di famiglia". Milano si conferma all'avanguardia nel dare una risposta alle nuove sensibilità che emergono nella società", commenta l'assessore comunale ai Servizi civici Daniela Benelli.

I numeri indicano con evidenza la crescita del fenomeno. Nel 2001, su un totale di 11.676 funerali celebrati in città, le cremazioni erano già 4.864 ma erano superate da 5.546 inumazioni, mentre le tumulazioni si fermavano a 1.266. Nel 2004 si è verificata l'inversione di tendenza: le cremazioni sono diventate 5.342 contro 4.867 inumazioni e 424 tumulazioni. Negli anni seguenti la forbice si è allargata: nel 2011 a Milano ci sono state 7.090 cremazioni, 2.972 inumazioni e 1.047 tumulazioni.

Il servizio funebre della cremazione viene effettuato nel cimitero di Lambrate, che è dotato di cinque impianti. Una volta raccolte le ceneri, spetta poi ai familiari eseguire le ultime volontà del defunto o, in mancanza di queste, decidere dove depositare
l'urna. Esiste la possibilità di seguire la via classica, ovvero collocarla in una celletta o in una tomba o edicola di famiglia, seguendo così lo stesso iter della tumulazione. Nel 2011 la destinazione prevalente delle ceneri è stata proprio la celletta (61,9 per cento dei casi).

Un'altra possibilità è la dispersione delle ceneri in apposite aree realizzate nei cimiteri o in natura. Per questo scopo esiste il Giardino delle rimembranze, sempre a Lambrate: nel 2011 questa soluzione è stata scelta nel 2 per cento dei casi. Alla famiglia è consentita anche la dispersione in natura delle ceneri, previa autorizzazione dell'ufficiale di stato civile del Comune ed espressa volontà del defunto. Si tratta di un'opportunità che nel 2011 ha riguardato l'1,1 per cento dei casi. L'ultima opzione, scelta dal 14,2 per cento delle persone, consiste nella custodia dell'urna nella casa dei familiari. Per quanto riguarda la spesa, infine, la cremazione dei cittadini residenti a Milano costa 262 euro. Se poi si decide di collocare l'urna nel loculo o nella celletta, occorre aggiungere i costi previsti dal Comune per questi servizi.
(24 agosto 2012)

Commento del Blog:

La nuova traduzione del rituale per le Esequie, invece di cercare di contrastare queste "nuove sensibilità" a proposito della cremazione dei cadaveri - che altro non sono se non antiche sensibilità pre-cristiane di ritorno, volte ad eliminare ciò che ha a che fare con la morte, perché essa è insopportabile a chi non ha un orizzonte di risurrezione - ha pensato bene di favorirle con preghiere e ritualità apposite. 
Come si può leggere dall'articolo, nella metropoli ambrosiana ormai il 66% dei defunti viene cremato (che sia d'accordo o no l'interessato, pare ormai contare poco). Quello che viene messo in risalto è il costo assai contenuto del procedimento. E se si disperdono le ceneri o le si porta a casa, tanto meglio: si elimineranno così i "parchi cimiteriali", resi finalmente inutili dalla "nuova sensibilità". 
Ma il problema è proprio questo, non solo la distruzione dei resti mortali, ma l'eliminazione anche della tomba, del luogo del riposo in attesa che il corpo risorga! A questo - ovviamente - punta la cultura atea e anticristiana: far sparire ogni segno tipico ed esterno della religione cattolica. E ci riesce con l'aiuto dell'economia e purtroppo di parecchi pastori ormai muti davanti a tutto ciò che avviene.
Pare solo a me, o ci sono altri confratelli (e speriamo tanti vescovi) preoccupati per questo trend, che viene a contrastare direttamente la prassi cristiana della sepoltura, come restituire alla terra (non al fuoco!) da cui fu tratto il corpo della persona defunta? E non è forse neopagana la sensibilità di chi preferisce disfarsi dei resti umani dei propri cari spargendoli al vento? E non è forse anomalo il voler tener in casa le ceneri dei defunti, senza lasciare che possano anche simbolicamente riposare nel "luogo dei dormienti", fisicamente separati dai propri cari, ma non spiritualmente lontani?
La cura dei defunti e il culto dei morti è ciò che ci rende umani, prima ancora che cristiani. Stiamo assistendo non ad un cambiamento di mentalità, ma ad un tentativo - ormai massiccio - in nome dei costi e dell'igiene, di disintegrare la visibilità cristiana dell'attesa della risurrezione e del cimitero (luogo che guarda in avanti, al risveglio dei suoi abitanti), verso un pagano "giardino del ricordo" che guarda indietro, nella triste malinconia romantica del non-più e del tutto-finito.
I simboli di vita e di morte non sono uno scherzo, sono massimamente eloquenti. La cremazione sta facendo saltare un baluardo finora saldissimo, non nel campo della morale, ma in quello più fondamentale della Fede.

Leggi qui e qui i precedenti e le previsioni....

venerdì 17 agosto 2012

Fine del Ramadan e dialogo interreligioso

Sabato sera e domenica prossima (18-19 agosto) marcheranno, per i fedeli dell'Islam, la festa di Eid al Fitr, la festa di fine Ramadan. Nei giorni del Ramadan i musulmani sono particolarmente accoglienti (l'ospitalità orientale è culturalmente radicata e sempre superiore alla nostra, indipendentemente dalla religione). E' molto bello - se siete in paesi islamici un po' aperti - partecipare alle feste che dopo il tramonto, quotidianamente e spontaneamente, fanno incontrare le persone per "rompere insieme il digiuno".
Salutare e incoraggiare i musulmani nel combattimento spirituale, vero e proprio esercizio psico-fisico, del digiuno del Ramadan è cosa buona. Certo non equivale a condividerne le motivazioni religiose islamiche o a pregare con i musulmani. Ma il dialogo aperto, che ci insegna san Francesco, è proprio quello di vivere accanto ai "saraceni" in fraternità, senza nascondere di essere cristiani, e quando Dio lo vorrà e lo farà capire, annunciare ad essi il santo Vangelo.
Potete leggere qui il messaggio che la Santa Sede ha inviato ai musulmani in occasione della fine del Ramadan 2012
Ascoltiamo le risposte del Card. Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, intervistato da Aleteia.org a proposito del dialogo e della preghiera con appartenenti ad altre fedi, in particolare l'islamica:

sabato 11 agosto 2012

Chiusura del Centenario di Santa Chiara: considerando la vocazione claustrale

Si concludono oggi, nel giorno della ricorrenza annuale di Santa Chiara d'Assisi, i festeggiamenti di tutti i rami della famiglia francescana per l'ottavo centenario della consacrazione religiosa della Madre santa Chiara, pianticella del Serafico Padre san Francesco.
Nell'aprile dell'anno scorso si apriva l'anno giubilare clariano, ad Assisi, come ci ricorda questo servizio:


Le suore di santa Chiara, parte nascosta e orante del movimento francescano, hanno sempre bisogno di nuove vocazioni e di nuove forme di contatto con le giovani alla ricerca di Dio e interessate alla vita religiosa.
Da qualche mese le monache di Napoli-Portici hanno aperto anche una casella postale elettronica, per rispondere alle richieste e domande delle giovani: clarisse.napoli@virgilio.it
INTERNET SI', ma con moderazione. I computer sono utilizzati con molta moderazione, come spiega la madre badessa: "Spesso sono io a pregare le sorelle più giovani di andare a controllare la posta per verificare messaggi e comunicazioni. Talvolta sono loro a chiedermi il permesso di accendere il computer per fare ricerche generiche o saperne di più su quello che succede nel mondo. In ogni caso è chiaro che si tratta di un mezzo di comunicazione che utilizziamo con attenzione e tanta moderazione. Qui siamo in clausura".
Ecco un altro servizio televisivo, che mostra l'iniziativa di queste monache tradizionali eppur dinamiche:

lunedì 6 agosto 2012

La Trasfigurazione annuncia la volontaria Passione di Cristo

Un'altra antifona bizantina per la festa della Trasfigurazione. Il Kontakion. Questo canto propone una teologia profonda, mentre rilegge il senso della manifestazione del Signore ai suoi apostoli a pochi giorni dal Calvario:
Ti trasfigurasti, o Cristo Dio, sulla montagna, e i tuoi discepoli videro la tua gloria, secondo quanto potevano sopportare, perché, quando ti avrebbero visto crocifisso, ricordassero che la tua Passione fu volontaria e annunciassero al mondo che tu sei veramente lo Splendore del Padre.


Slavonico ecclesiastico:
На горе преобразился еси,
и якоже вмещаху ученицы Твои,
славу Твою, Христе Боже, видеша,
да егда Тя узрят распинаема,
страдание убо уразумеют вольное,
мирови же проповедят,
яко Ты еси воистинну Отчее сияние

Il Santissimo Salvatore e la difesa dei cristiani dalla minaccia contro la fede


Il giorno della Trasfigurazione, soprattutto al Sud, è anche denominato il giorno del Santissimo Salvatore, molto probabilmente perché in questa ricorrenza del 6 agosto si commemora lo scampato pericolo per l'Europa cristiana di soccombere all'attacco dei Saraceni. Come ricorda anche il Messale Romano, questa festa fu mutuata dall'Oriente bizantino da Papa Callisto III, perché il 22 luglio 1456 i cristiani fermarono i turchi all'assedio di Belgrado, li sconfissero e li ricacciarono indietro, sostenuti dal grande cappellano dell'esercito il francescano san Giovanni da Capestrano (vedi sopra, il dipinto ungherese del XIX sec.).
La vittoria fermò l'avanzata dei turchi ottomani verso l'Europa cristiana per 70 anni, sebbene essi furono protagonisti di altre incursioni come la presa di Otranto nel 1480-1481 e le razzie di Croazia e Stiria nel 1493.
Durante l'assedio Papa Callisto III ordinò che la campane suonassero a mezzogiorno, così da chiamare i credenti a pregare per i difensori - ma in molti luoghi la notizia della vittoria (che giunse a Roma solo il 6 agosto) arrivò prima dell'ordine, così questa usanza si trasformò nella commemorazione della vittoria e il Papa non lo ritirò. Da allora fino ad oggi le campane continuano a suonare a mezzogiorno.
Il pericolo, adesso, non è quello militare, ma il Cristianesimo è comunque assediato dalla cultura relativista e secolarizzata, che cerca di eliminarne i simboli e le conquiste morali, magari allenandosi con minoranze religiose agguerrite per far tacere le maggioranze. Per questo non possiamo che pregare ancora, continuando ad aver fede in Gesù Cristo, e testimoniandolo con tenacia unico Salvatore universale e assoluto, unica via di accesso al Padre, unico Redentore di tutto il genere umano.


Aggiungo qui sotto la trascrizione della Bolla del 29 giugno 1456, con la quale Papa Callisto III chiede preghiere per salvare l'Europa dai Turchi, in particolare riferendosi alla preghiera dell'Ave Maria di mezzogiorno. Trovate qui un'antica stampa, dall'officina stessa di Gutenberg, di questa bolla


Bulla Orationum
Callixti III, die 29 Junii 1456 - Reg. Vat. 457.

Calistus etc. Venerabilibus Filiis Patriarchis, Archiepiscopis, Episcopis Electis necnon dilectis Filiis eorum in spiritualibus Vicariis ae Abbatibus ceterisque eeclesiasticis personis ubilibet per orbem christianum constitutis salutem, etc.

Cum his superioribus annis impius nominis christiani persecutor Turcorum tyrannus post oppressam Constantinopolim Civitatem, in qua omne genus crudelitatis exercuit, seviens non solum in homines, sed, ex quo in Deum nostrum non poterat, in suos sanctorumque reliquias impii desiderii conatum totis viribus sit prosecutus fideles populos, ad quos voluit aspirare, assiduis cladibus affligendo, ita, ut nove plage, nove in dies calamitates nuncientur. Cumque eciam, quod indignius est, his non contentus, sed magis superbie currum ascendens vastitatem totius populi christiani et occidentis nuperrime mente concepit ad idque invadendum violencius se in dies parat gestiens sanetum Christi nomen de terra perdere et impii canis Mahometi damnatam et orrendam blasfemiam inducere.

Hinc est, quod nos pridem in tam dura temporum et rerum condicione ad Primi Apostolatus apicem meritis licet insufficientibus evecti comparentesque dominico gregi sic passim sub infideli gladio cadenti, quem Dominus Salvator noster custodiendum et pascendum nobis comisit, conati sumus usqne in hanc diem, quantum divina gracia largiri dignata est, his tam perniciosis conatibus nostras et Romane Ecclesie vires pro posse opponere, ad hoc ipsum mente et animo sedulo incunbentes. Jam si quidem decimas per orbem christianum toti clero induximus, fideles populos ad communem fidei causam per has nostras excivimus, nuncios misimus, qui ad sanctam Domini crucem tuendam quisque pro posse se accingeret praedicarent, christianorumque adiumenta colligerent. Legatos insuper nostros partim ad pacanda Regna, partim ad excitandos Reges et Principes, partim quoque ad congregandos ducendosque contra huiusmodi alterum Mahometum veteris vestigia imitantem exercitus. Nuperrime autem dilectum filium Ludovicum t.t. Sancti Laurencii in Damaso presbyterum Cardinalem Camerarium nostrum cum classe maritima ire autore Domino iussimus.

Denique nihil omisimus, quantum Dominus iuvare dignatus est, quod ad hanc salutarem expedicionem terra et mari proficere potuerit. Verum, quia ut ait apostolus, nostrum est tantum laborare, solius autem Dei incrementum accionibus dare, videmus nil actum esse tantorum operum studio, nisi in ieiunio, fletu et planctu et oracionibus revertamur ad Dominum, ut Ipse revertatur ad nos, qui peccatis exigentibus flagellis huiusmodi conterit populum christianum velut secundum scientem voluntatem Dei sui et non facientem. Ac propterea necessarium duximus et maxime opportunum, ut misericordiam eius cum gemitu et lacrimis implorantes animas nostras in oracione humiliemus, non in humanis tantum viribus nostris confidentes, que fragiles sunt et caduce, sed in Domino exercituum, qui vere turris est fortitudinis et qui olim Abrae cum paucis vernaculis in Domino confidenti de potentibus Regibus victoriam dedit. Ab ipso enim victoria belli, non enim salvatur Rex per multam virtutem et gigas non salvabitur in multitudine virtutis sue. Ecce inquit psalmista: Oculi Domini super metuentes eum et in eis, qui sperant super misericordia eius, ut eruat a morte animas eorum et alat eos in fame. Nonne oracionibus magis quam armis Amalechitas Israeliticus populus superavit divina Scriptura testante. Cumque levaret Moyses manus, vincebat Israel. Cum autem paululum remisisset, fugabat Amalech; et pugnaturi contra Philisteos pariter Samueli dixerunt: Ne cesses clamare pro nobis ad Dominum Deum nostram, ut salvet nos de manu Philistinorum. Cumque ille clamaret sacrificaretque pro illis, introivit Dominus fragore magno in die illa super Philisteum et exterruit eos cessique sunt a filiis Israel. Nonne superbiam Senacherib Regis Assiriorum in multitudine curruum et equitum gloriantis humili Ezechie Regis atque devota oracione Octuagintaquinque milibus interemptis angelo percuciente una nocte contrivit.
Quem eciam non moneat in huiusmodi tribulacionibus et pressuris, quasi ad immotissimam arcem sit ad oracionem confugere. Regis Josaphat plus admiranda quam magna victoria, qui circumdatus ab omnibus finitimis nacionibus gencium timore perterritus ad Dominum totum se contulit praedicavitque jejunium in universo Juda, et toto populo congregato devotissima obsecracione Dominum invocavit, qui emisso Spiritu suo super Ihaziel Zacharie filium ita illi respondit: Attendite omnis Juda et qui habitatis in Jerusalem; et tu Josaphat, hec dicit Dominus nobis: nolite timere, ne paveatis hanc multitudinem, non est enim nostra pugna, sed Dei, non enim eritis vos, qui dimicabitis, sed tantummodo state confidentes et videbitis auxilium Domini super vos. At ille vehemencius oracionibus laudibusque divinis insistens cantores instituit, qui laudantes Dominum in singulis turmis exercitus veluti firmissima et inexpugnabilia presidia antecederent et voce consona dicerent: Confitemini Domino, quoniam in eternum misericordia eius. Cumque illi laudes cantare cepissent, comittit Dominus insidias hostium in seipsos, ita, ut invicem sevientes mutuis concidere vulneribus. His quoque artibus praeclara feminarum Judith Holofernem necavit et tumorem maximi Regis Nabucodonosor superbiamque fragilis femina oracione, lacrimis sufulta contrivit. Non – inquit – in multitudine est virtus tua, Domine, nec in equorum viribus voluntas tua, nec superbi ab inicio placuerunt tibi, sed humilium et mansuetorum semper tibi placuit deprecacio. Quid dicemus de fortissimo viro cunctisque periculis glorioso Macabeo, qui quociens oracione sufultus bello congressus est, victor evasit? At vero cum oracione negleta (sic) Deoque non invocato cum Antiocho Rege congreditur, profligatus effugit; quibus quoque omissis presidiis bello contra Bachidem victus et tandem occissus (sic) et Dei populus contritus est. Dicamus igitur: iustus es, Domine, et rectum iudicium tuum, merito omnia patimur, quia pecavimus tibi et mandatis tuis non obedivimus. Non enim solet divina clemencia tam severo iudicio corripere populum peccatorem, nisi cum illum videt a suis preceptis pertinaciter oberrantem. Achior Amonites licet gentilis Oloferni consilium dedit dicens: perquire, Domine, si est aliqua iniquitas ipsorum in conspectu Dei ipsorum. Ascendamus ad illos, quoniam tradens tradet illos Dominus eorum tibi et subiecti erunt sub iugo potencie tue. Si autem non est offensio populi huius coram Deo, non poterimus resistere illis, quoniam Dominus Deus eorum defendet eos et erimus in opprobrium universe terre.

Hinc timendum est et vehementer formidandum, quod nunquam contra fidelem populum infidelium furor tantum praevalere potuisset, nisi in ipsis fidelibus Salvator aliquid reperisset, quod oculos sue magestatis (sic) vehementer offenderet, qui nonnunquam solet corruptos hominum mores bellis conterere atque emendare, et se de inimicis cum inimicis vindicare. Ad penitenciam igitur et oracionem maturandum nobis est, ne dum de die in diem diferendo emendacionem et ad Dominum Deum nostrum renunciantibus nobis graviora contingant. Certi quidem, quia si revertemur ad Dominum, ipse revertetur ad nos. Videns enim affliccionem filiorum Israel in Egipto audiensque clamorem eorum gloriosissimum illis de Egipciis triumphtim dedit et liberos eos cum gaudio tum per mare tum per vastam illam deserti solitudinem ad terram promissionis transvexit. Cumque illi veteribus malis nova coniungerent et pro suis peccatis ab omnibus finitimis nacionibus variis temporibus essent oppressi, quociens connisi („connsi”') Domini prestolabantur auxilium, divina miseracione liberavit. Ipsi David penitenti et cum fletu dicenti: Peeavi, Domine, – peccatum extemplo dimisit. Et Ezechie oranti vite periodum mortisque terminum porogavit (sic). Et perituros iusta (sic pro iuxta) Siriam Ninivitas cum flentes orantesque ad eum fuere conversi, in misericordia exaudivit. Et nunc quidem non est abreviata manus Domini, benignus et misericors est et paciens et multe misericordie et prestabilis super maliciam populi sui. His itaque Sanctarum Scripturarum testimoniis et exemplis aliisque conplurimis permoti hortamur vos, Fratres et Filii, per viscera misericordie Domini nostri Jesu Christi, ut iuxta crediti vobis officii pastoralis racionem reformacioni morum subditorum populorum vestrorum secundum sanctorum patrum canones et decreta diligencius insistatis quia ut beatus Gregorius predecessor noster ait: dominicum gregem lupus non iam in nocte latenter, sed in aperta luce dilaniat. Vigilemus ergo, ne quid pereat, et si captum forte quid fuit, vocibus divinorum eloquiorum ad gregem dominicum reducamus, nec nos labor terreat, quia nomen pastoris non ad quietem, sed ad laborem suscepimus. Cum increpare delinquentes noluerit, eos proculdubio pastor occidit. Nobis autem nil tam cordi est tamque desideramus, quam omnium christianorum prout secundum Deum debemus et obligamur vitam moresque reformare. Idemque Deo adiutore debitis incrementis prosequi intendimus.

Verum quia nos in presenciarum ista turcorum inimicorum urget tempestas, ad occurrendum illi toto studio omnibusque viribus insudamus, et sicut a christifidelibus tam clericis quam laicis per bullam nostram superinde confectam corporalia auxilia requisivimus, ne nobis ipsis deficere videremur, ita et nunc spiritualia, que maiora sunt, instancius prestolamur. Vos igitur et vestrum singulos monemus, hortamur in Domino atque de Dei omnipotentis et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius autoritate confisi mandamus et precipimus, ut omnes et singuli sacerdotes, eciam si cardinalatus aut alia quacumque ecclesiastica dignitate prefulgeant, secularium et regularium ordinum quorumcumque exemptorum et non exemptorum, quatenus cum eos celebrare contigat (sic), comemoracionem faciant et oracionem dicant contra paganos institutam, videlicet:
Omnipotens sempiterne Deus, in cuius manu sunt omnium potestates ac omnium iura Regnorum respice in auxilium christianorum, ut gentes paganorum, que de sua feritate confidunt, dextere tue potencia conterantur.
Quibus quidem celebrantibus et huiusmodi oracionem dicentibus de spirituali thesauro Ecclesie centum dies de iniunctis eis penitenciis misericorditer in Domino relaxamus. Et ut omnis populus cuiuscumque sexus et generis oracionum et indulgenciarum huiusmodi particeps esse possit, precipimus et mandamus, ut in singulis ecclesiis quarumcumque civitatum terrarum et locorum inter nonas et vesperas, videlicet ante pulsacionem vesperarum, sed ei propinque saltem per intervallum medie hore singulis diebus tribus vicibus una campana vel plures sonorose, ut bene audiantur, pulsentur, quemadmodum pro angelica salutacione de sero pulsari consuevit, et tunc quilibet dominicam oraeionem videlicet Pater noster et angelicam salutacionem videlicet Ave Maria gracia plena etc. tribus vicibus dicere debeat, quibus semel quadraginta, tribus autem vicibus dicentibus genibus flexis Centum dies indulgenciarum misericorditer in Domino elargimur.
Mandamus insuper atque precipimus, quatenus in singulis eivitatibus, terris, castris et villis sive locis nostrarum diocesium aut administracionum sive iurisdiccionum omnibus primis diebus dominicis singulorum mensium processiones generales fieri faciatis, ad quas omnis populus conveniat et clerici sive seculares sive regulares sive mendicantes et non mendicantes, exempti et non exempti, qui extra aut intra menia civitatum, terrarum, castrorum atque villarum sive locorum existant aut in suburbiis. Religiosi vero, qui in solitudine degunt quique ad huiusmodi processiones, quando in civitatibus, terris, castris et villis sive locis fieri solent, convenire non consueverunt, non compellantur, sed eisdem diebus ipsi aut intra clausuram monasteriorum suorum aut in circuitu eorum aut ad aliquam proximam basilicam se conferentes, prout eis maior devocio fuerit, processiones faciant. Moniales autem intra menia urbium sive extra habitantes predictas processiones intra clausuram faciant: Septem psalmos penitenciales cum letaniis decantantes.
Si preterea inpredictis dominicis diebus aliquod legitimum impedimentum supervenerit, quominus huiusmodi generales processiones devote atque pacifice fieri non possent, nolumus, quod una queque parrochia sive monasterium aut quevis alia ecclesia intra ambitum ecclesiarum aut claustrorum eas faciat, aut quomodo vos et quilibet vestrum devocioni et tranquillitati populi melius conducere iudicabitis, super quo vestras consciencias oneramus. Oraciones autem sive cantus cetereque cerimonie in processionibus predictis ita fiant, sicut in quibuslibet civitatibus, terris, castris et villis sive locis consuetum est, aut sicut vos ipsi pro re tam pia tamque necessaria devocius ordinandum putaveritis, ita tamen, quod missa solemnis dicenda in predictis processionibus sit ea, que in ecclesia contra paganos per Ecclesiam ordinata est. Verum quia et fides et opera fidei ex auditu sunt, ut ait apostolus, nec quis audire potest sine predicante, volumus atque mandamus, quod in civitatibus, castris et villis sive locis, in quibus predicator quispiam verbi Dei haberi possit, in ipsa solemnitate processionis per illum sermo fiat ad populum, in quo primum studebit fidem confirmare eosque pacientes in huiusmodi tribulacionibus reddere doceatque, quomodo probacio fidei pacienciam operatur et paciencia opus perfectum habet; et ut beatus Augustinus ait: quocienscumque pressure seu tribulacionis aliquid patimur, admoniciones sunt et correcciones nostre, nam et ipse Sancte littere non nobis promittunt pacem, securitatem et quietem, sed tribulaciones, pressuras et scandala demonstrant. Quid tale modo genus humanum patitur insolitum, quod non patres nostri passi sunt? Est quidem ecclesia, ut ait beatus Ambrosius, navis in solo mundi huius constituta crebris ventorum flatibus et aquarum fluctibus idest temptacionum verberibus fatigata, quam turbidi fluctus idest huius seculi potestates conantur ad saxa producere, que et si undarum fluctibus aut procellis sepe vexatur, nunquam tamen potest sustinere naufragium, quia in arbore eius idest in cruce Christus erigitur, in pupe Pater residet gubernator, proram paraclitus servat Spiritus. Hanc per angusti huius mundi freta duodecim remiges ducunt idest Apostoli duodecim et similis numerus prophetarum. Hec namque est navis, que et si cotidie seculum istud tamquam aliquod pelagus sortitur infestum, numquam eliditur ad saxum nec mergitur ad profundum, sed illi rebus prosperis consolacio, ut adversis non frangatur et rebus adversis exercitatio, ut non corrumpatur prosperis, per divinam prudenciam procuratur. Atque ita unum temperatur ex altero. Hortetur insuper populum ad penitenciam, ex ea enim magis veritatis suusque precursor Joannes officium predicacionis exorsi sunt dicentes: Penitenciam agite, apropinquabit in vos Regnum celorum; utque eterni judicii diem solicita mente conspiciant et terrorem illius penitendo preveniant, delictorum omnium maculas lavent fletibus, ut pius conditor noster cum ad judicium venit, tanto eos maiore gracia consoletur, quanto nunc conspicit, quod ab eis sua delicta puniuntur; ac denique feritate turchorum illis exposita et quanta christianis intulerint inferreque conentur mala, omnium oraciones ac pia erigant ad Deum vota contra illos. Nos vero, qui de Dei omnipotentis misericordia confisi largam indulgenciam opem corporalem ferentibus concessimus, indulgenciam eciam concedimus eis, qui opem tulerunt spiritualem orbis, itaque vere penitentibus et confessis, qui ad predictas processiones convenerint, septem annos et totidem quadragenas de vera indulgencia impartimur. Illis vero, qui pia emiserint vota eaque conpleverint aut oracionum aut peregrinacionum aut elargicionis elemosinarum, ut omnipotens Deus ad auxilium christianorum respicere pro sua pietate dignetur, duos annos et totidem quadragenas de vera penitencia indulgemus; contentas in nostris presentibus litteris apostolicis seu bullis duraturas, quamdiu sancta cruciata nostra durabit. Et de celo, uti confidimus, victoria dabitur contra dictum perfidum Turcum et alios damnate secte Mahometice in partibus orientalibus sectatores. Nulli ergo omnino hominum liceat hane paginam nostre monicionis, hortacionis, mandati, relaxacionis, elargicionis et concessionis infringere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attemptare presumpserit, indignacionem omnipotentis Dei et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum.

Datum Rome apud Sanctum Petrum. Anno etc. millesimo quadringentesimo quinquagesimo sexto. Tercio Calendas Julii. Pontificatus nostri Anno Secundo.

Trasfigurazione del Signore: il canto bizantino in tutte le lingue

Un bel video ci offre la possibilità di ascoltare il Tropario della festa della Trasfigurazione del Signore, una delle 12 feste maggiori del calendario bizantino, in varie lingue. Lo stesso testo del canto proprio della festa assume melodie diverse a seconda del genio del popolo e della cultura locale. Ma il mantenere lo stesso tono del canto modale (il tono 7) assicura una unità ad un livello profondo, anche se non percepibile da tutti. Dice dunque questo canto:
Quando, o Cristo nostro Dio, fosti trasfigurato sul monte, hai rivelato la tua gloria ai tuoi discepoli nella misura in cui potevano riceverla. Fa risplendere la Tua luce eterna anche a noi peccatori, attraverso l'intercessione della Madre di Dio. O Elargitore di luce, gloria a Te.


Slavonico ecclesiastico
Преобразился еси на горе, Христе Боже, показавый учеником Твоим славу Твою, якоже можаху, да возсияет и нам, грешным, Свет Твой присносущный молитвами Богородицы, Светодавче, слава Тебе

Spagnolo
Cuando Te transfiguraste, Oh Cristo Dios, en la montaña; Revelaste Tu Gloria a los discípulos según ellos pudieron contemplar. Haz resplandecer Tu Luz Eterna sobre nosotros pecadores; Por las intercesiones de la Madre de Dios; ¡Tú que otorgas la luz, gloria a ti!

Arabo
ما تجلّيت أيها المسيح الإله في الجبل، أظهرتَ مجدك للتلاميذ حسبما استطاعوا، فأشرق لنا نحن الخطأة نورك الأزلي، بشفاعات والدة الإله، يا مانح النور المجد لك.

Slavonico (translitterato polacco)
Przemieniłeś się na górze Chryste Boże, ukazując chwałę swoją Twoim uczniom, na ile ujrzeć mogli.
Niech zajaśnieje i nam grzesznym Twoja światłość Wiekuista; przez modlitwy Bogurodzicy, Światłości dawco, chwała Tobie.

Inglese
When, O Christ our God, Thou wast transfigured on the mountain, Thou didst reveal Thy glory to Thy Disciples in proportion as they could bear it. Let Thine everlasting light also enlighten us sinners, through the intercessions of the Theotokos, O God Thou Bestower of light, glory to Thee.

Romeno
Schimbatu-te-ai la faţă în munte, Hristoase Dumnezeule, arătându-le ucenicilor Tăi slava Ta, pe cât li se putea. Srăluceşte şi nouă, păcătoşilor, lumina Ta cea pururea fiitoare, pentru rugăciunile Născătoarei de Dumnezeu, Dătătorule de lumină, slavă Ţie

Greco
Μετεμορφώθης ἐν τῷ ὄρει Χριστὲ ὁ Θεός, δείξας τοῖς Μαθηταῖς σου τὴν δόξαν σου, καθὼς ἠδυναντο. Λάμψον καὶ ἡμῖν τοῖς ἁμαρτωλοῖς, τὸ φῶς σου τὸ ἀΐδιον, πρεσβείαις τῆς Θεοτόκου, φωτοδότα δόξα σοι

Slavonico ecclesiastico (secondo una popolare melodia polacca)
Preobraziłsia jesi na hore, Christie Boże, pokazawyj uczenikom Twoim sławu Twoju jakoże możachu:
da wozsijajet i nam hresznym swiet Twoj prisnosuszcznyj, molitwami Bohorodicy, Swietodawcze, sława Tiebie

domenica 5 agosto 2012

Al Duomo di Milano si pratica la libera intercomunione? Ovvero: basta essere battezzati per ricevere la comunione?

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Un noto sito tradizionalista scuote la testa per l'assolutamente legittima opzione (piaccia o non piaccia) di ricevere la comunione sulla mano, e per l'altrettanto necessaria catechesi esposta su un cartello al Duomo di Milano (perché  si sa bene, purtroppo, quanti abusi crea questo modo "legittimo" di ricevere la comunione in mano, e quanto pochi siano quelli che conoscono i gesti corretti, anche tra religiose e religiosi.....!). 
Comunque sia, dobbiamo rallegrarci che una chiesa tanto frequentata come la cattedrale di Milano cerchi, anche con appositi avvisi in italiano, di educare i frequentatori a ricevere il Corpo di Cristo in maniera decorosa, anche chi voglia farlo con quello che viene più o meno descritto "metodo antico" (non si capisce perché poi la Chiesa avrebbe dovuto introdurre un "metodo nuovo", se non perché quello antico dava adito a troppi problemi.... Di solito il nuovo non è forse meglio del vecchio?).
E sorvoliamo pure, mentre apprezziamo il tentativo, sulla pappardella storica: a Frascati, con un paio di disegnini, sono molto più chiari... Vedi la prima facciata del pieghevole qui sotto:
cliccare per ingrandire
QUELLO CHE INVECE MI COLPISCE - e che il noto sito tradizionalista non ha, con mio stupore, rilevato - è invece la righetta e mezza in inglese, scritta in calce al cartello in italiano (alquanto buffo impaginare in quel modo, pensando che qualcuno arrivi a leggerla...). Sono davvero colpito da questa frase per l'imprecisione teologica che manifesta e per l'errore pastorale che favorisce. Sono altrettanto sicuro che verrà corretta nel giro di poco tempo, perché la dicitura ambigua è senz'altro involontaria. Sta scritto così:
Please, if you are not baptized, don't join people who line to approach the Altar and receive the Holy Communion.
Traduco: Per favore, se non sei battezzato, non metterti in fila con quanti si avvicinano all'altare a ricevere la Santa Comunione.
A prima vista sembra un avviso opportuno. Chi dimora e lavora come sacerdote in affollati santuari o chiese visitate dai turisti sa per esperienza che persone di varie religioni e provenienze, a volte, si mettono in fila tra i comunicandi, per poi arrivare davanti al prete che distribuisce il Corpo di Cristo senza sapere che cosa fare, con il rischio - per il ministro poco avveduto - di somministrare la comunione a chi cristiano non è.
Ma il caso dei non cristiani alla comunione è, grazie a Dio, quanto mai raro.
Il vero problema pastorale è piuttosto costituito dagli ortodossi (soprattutto le ortodosse) e dai protestanti. In particolare per questi ultimi la libera intercomunione è prassi normale nelle loro comunità cristiane, e non sentono nessuna remora a "prendere la cialda" in qualunque chiesa. Gli ortodossi invece ignorano spessissimo le dure sanzioni che le loro Chiese di provenienza riservano a chi accede alla comunione nella Chiesa cattolica (se ne accorgono quando vanno a confessarsi dai loro mininistri).

Bisogna dirlo a chiare lettere: NON BASTA IL BATTESIMO per poter accostarsi alla comunione in una Chiesa cattolica, anche ambrosiana (non basta nemmeno ai cattolici - pensiamo al caso di situazioni di matrimoni irregolari: eppure sono battezzati!). Per questo la frase riportata nel duomo di Milano dice solo una parte della verità, e rischia di trarre in errore molta più gente di quanta ne salvi.
Certo che è cosa buona avvertire musulmani e induisti a non avvicinarsi all'altare al momento della distribuzione delle sacre specie, ma bisognerebbe pur rendersi conto che altri possano leggere in certe formulazioni un permesso esplicito a fare la comunione senza tanti problemi.
Infatti, un buon presbiteriano scozzese legge il cartello e pensa: "Io sono battezzato, allora qui mi danno la comunione". Un semplice fedele battista americano penserà lo stesso. E così il calvinista di Ginevra o l'appartenente a qualche "chiesa" africana pentecostale e schiere di anglicani di ogni obbedienza. Tutti sono battezzati, e allora? Basta questo per accedere alla comunione? No. Ma come spesso accade si scambia ciò che è eccezionale, di emergenza, con qualcosa che - per quieto vivere detto "irenismo" - si può praticare sempre e comune. Così esplicita invece il num 129 del Direttorio per l'applicazione dei principi e le norme sull'ecumenismo:
...la Chiesa cattolica, in linea di principio, ammette alla comunione eucaristica e ai sacramenti della penitenza e della unzione degli infermi esclusivamente coloro che sono nella sua unità di fede, di culto e di vita ecclesiale. ... essa riconosce anche che, in certe circostanze, in via eccezionale e a determinate condizioni, l'ammissione a questi sacramenti può essere autorizzata e perfino raccomandata a cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali.
Il cartello deve essere corretto, dicendo come minimo: IF YOU ARE NOT A MEMBER OF THE CATHOLIC CHURCH, cioè "se non sei cattolico". E questo è il meno. Perché comunque rimane la necessità delle disposizioni personali, cioè il non essere consapevole di peccato mortale (cioè di essersi confessati), e di non essere in situazioni che impediscono l'accesso ai sacramenti: divorziati risposati e tanto meno di essere incorsi in censure quali la scomunica, lo scisma, o nell'apostasia (il battezzato che pubblicamente rinuncia alla sua fede)... Se vogliamo essere pignoli, nella Chiesa latina vige anche "l'età della discrezione" per poter accedere alla comunione, cosa che non è richiesta tra gli orientali.... 

Il Battesimo è LA prima condizione, oggettivamente necessaria ma non sufficiente, per ricevere la comunione nella chiesa cattolica (e pure tra gli ortodossi!). Le vere chiese non praticano l'intercomunione aperta, ma solo in caso di necessità, per il singolo che chiede spontaneamente di essere ammesso, per qualche grave motivo, alla confessione e alla comunione, si fa un'eccezione alla regola. Il fatto di trovarsi di domenica a Milano a fare un giro in Duomo, non è da considerare una "grave necessità" per dare la comunione a un non cattolico. Rileggiamo il numero 1401 del Catechismo della Chiesa Cattolica:
In presenza di una grave necessità, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici possono amministrare i sacramenti (Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi) agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, purché li chiedano spontaneamente: è necessario in questi casi che essi manifestino la fede cattolica a riguardo di questi sacramenti e che si trovino nelle disposizioni richieste [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 844, 4].
Non tocca dunque al parroco del Duomo o chi per lui stabilire se e in quali situazioni dare la comunione ai luterani di passaggio a Milano, ma è compito del Card. Scola o del suo vicario generale. I ministri domanderanno semmai alla signora battezzata luterana che chiede la comunione se crede alla presenza reale del Corpo di Cristo, e probabilmente dirà: "Sì, certo"; ma alla successiva domanda: "Ti sei confessata di recente?", la signora risponderà altrettanto probabilmente: "Non mi sono mai confessata!", manifestando di non avere le "disposizioni richieste". Se poi lo sventurato sacerdote osasse indagare: "Hai mangiato qualcosa nell'ultima ora" si sentirebbe ridere dietro anche da qualche cattolico, che non ha più nemmeno lui idea che ci sia, tra le disposizioni, anche questo residuo del "digiuno preparatorio" (e speriamo venga presto rimesso in auge ed esteso nel tempo).

Caso molto diverso e più delicato quello degli ortodossi. Molti di loro sono migranti, tremendamente devoti alla sacra Eucaristia, con pochissime possibilità di accedere ai loro ministri propri senza incomodo. Hanno la fede cattolica nel sacramento e per quello che riguarda le disposizioni non farebbero facilmente la comunione senza premettere la confessione e pure il digiuno. Il problema, come dicevo sopra, è che le Chiese ortodosse sono inflessibili, e comminano gravi pene ai loro fedeli che accedono alla comunione in altre comunità ecclesiali, financo la scomunica. Perciò, se sono un sacerdote diligente, devo avvisare la devota signora russa Irina KZ di ciò a cui va incontro nel confessarsi e comunicarsi nella Chiesa cattolica, anche se è Pasqua e da un anno non riceve il Corpo di Cristo, perché le nostre comunità non condividono la stessa disciplina nell'ammettere altri cristiani alla comunione, come avverte il num 125 del Direttorio per l'ecumenismo del 1993:
I ministri cattolici possono amministrare lecitamente i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi ai membri delle Chiese orientali qualora questi li richiedano spontaneamente e abbiano le dovute disposizioni. Anche in tali casi bisogna prestare attenzione alla disciplina delle Chiese orientali per i loro fedeli ed evitare ogni proselitismo, anche solo apparente (Cfr. CIC, can. 844, § 3; CCEO, can. 671, § 3 ).
Anche questo è un segno di rispetto ecumenico e di serietà nei confronti dei fratelli separati. Certo una serietà più faticosa della faciloneria di chi vorrebbe si dicesse: "Sei battezzato? Accomodati a tavola!".

sabato 4 agosto 2012

E il Papa si chiede: "E'lecito essere felici, anche se c'è tanta sofferenza nel mondo?"

Una domanda non facile a cui rispondere, per un cristiano che tiene sempre presenti le difficoltà del suo prossimo. Ma papa Benedetto, in un momento di distensione e familiarità, ha voluto rispondere così:
"Ora, qualcuno potrebbe dire: ma sarà lecito essere tanto felici, quando il mondo è così pieno di sofferenza, quando esiste tanta oscurità e tanto male? È lecito essere così spavaldi e gioiosi? La risposta può essere soltanto: «sì»! Perché dicendo «no» alla gioia non rendiamo servizio ad alcuno, rendiamo il mondo solamente più oscuro. E chi non ama se stesso non può dare nulla al prossimo, non può aiutarlo, non può essere messaggero di pace. Noi questo lo sappiamo dalla fede, e lo vediamo ogni giorno: il mondo è bello e Dio è buono. E per il fatto che Egli si è fatto uomo ed è venuto in mezzo a noi, che Egli soffre e vive con noi, noi lo sappiamo definitivamente e concretamente: sì, Dio è buono ed è bene essere persona. Noi viviamo di questa gioia, e partendo da questa gioia cerchiamo anche di portare gioia agli altri, di respingere il male e di essere servitori della pace e della riconciliazione".
Fonte: Discorso al termine della "Serata Bavarese" nell'ambito del pellegrinaggio dell'arcidiocesi di Monaco e Frisinga

venerdì 3 agosto 2012

Lefebvriani-Luterani: parallelismo del card. Koch sottolineato dall'Osservatore Romano

L'Osservatore Romano di oggi, 3 agosto, riprende una intervista rilasciata dal Card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l'ecumenismo, all'agenzia giornalistica svizzera ecclesiale e bilingue APIC-KIPA.
A proposito dell'atteggiamento di critica del Concilio Vaticano II tipico dei Lefebvriani, il card. Koch, non senza fine ironia, ricorda che cadono così nell'identico errore di Lutero (come tirare sabbia negli occhi di Econe...). Però il cardinale, che si prodiga nel dialogo proprio con i Luterani, e sta programmando di "celebrare" in qualche modo i 500 anni della Riforma (triste celebrazione, c'è da dire...) dovrebbe essere contento se i Lefebvriani assomigliano ai Luterani: in definitiva i partecipanti al dialogo aumentano! Significativo, comunque, il rilancio di questa intervista da parte del Giornale pontificio.

Ecco qui sotto il pezzo che trovate sull'Osservatore Romano di oggi, a pag. 6:

Intervista all’agenzia Apic-Kipa

Il cardinale Koch sul Vaticano II 
«Il concetto secondo il quale un concilio può anche essere in errore risale dopo tutto a Martin Lutero. Già solo considerando questo, i tradizionalisti dovrebbero domandarsi dove effettivamente si pongono». È un passaggio dell’intervista che il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha rilasciato all’agenzia Apic-Kipa. Il porporato ha espresso questa considerazione rispondendo a una domanda circa la possibilità di una riconciliazione con la Fraternità sacerdotale San Pio X, i cui membri in parte manifestano posizioni critiche riguardo al concilio Vaticano II.
Il cardinale, nel corso dell’intervista, ha toccato anche il tema della diversa percezione dei tradizionalisti riguardo al carattere stringente dei principi del concilio: «Il Vaticano II - ha detto - ha adottato quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni. In termini puramente formali, voi potete fare una differenza tra questi tre generi. Ma poi sorge un problema se si considera che il concilio di Trento (1545- 1563) non ha pubblicato che dei decreti e nessuna costituzione. Non verrebbe a nessuno l’idea di affermare che il concilio di Trento sia stato di un livello inferiore. Dunque, dal punto di vista puramente formale, è possibile trovare delle differenze, ma non si può realmente accettare che si facciano delle differenze nel carattere stringente del contenuto di questi documenti». Il porporato ha ricordato anche che il decreto conciliare sull’ecumenismo, l’Unitatis redintegratio, trae i suoi principi dalla costituzione dogmatica sulla Chiesa, la Lumen gentium: «Paolo VI ha fermamente insistito, al momento della promulgazione del decreto, sul fatto che esso interpreta e spiega la costituzione dogmatica sulla Chiesa».
Riguardo all’ecumenismo, il porporato ha sottolineato che «non è un tema secondario bensì centrale del concilio, come ha ricordato una volta Giovanni Paolo II. È per questo che oggi deve essere un tema centrale della Chiesa. Inoltre, anche la dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, in particolare l’ebraismo, la Nostra aetate, trova le sue basi nella costituzione dogmatica sulla Chiesa».
Il cardinale Koch ha anche spiegato che, in occasione delle celebrazioni, nel 2017, dei cinquecento anni della Riforma, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani sta preparando una dichiarazione comune con la Federazione Luterana Mondiale. Inoltre, dovrebbero esserci iniziative locali, la cui organizzazione sarà di competenza delle locali Conferenze episcopali.

giovedì 2 agosto 2012

La verità su Medjugorje: la chiarezza di Don Andrea, esempio per tutti i preti

Ho recuperato solo oggi, quasi per caso, (forse ispirato da Santa Maria degli Angeli) questo chiarissimo video-messaggio di Don Andrea Caniato (del 19 luglio), che specifica - testi e documenti ecclesiali alla mano - le questioni gravi che ruotano attorno al "fenomeno di Medjugorje", secondo la verità finora riconosciuta dalla Chiesa.
Questo comporta - ribadiamolo - che nessuno, fosse pure prete o conduttore radiofonico, può in nessun modo presentare come autentiche le presunte rivelazioni private che sono asserite ripetersi da decenni, a partire dalle pertinenze della parrocchia di San Giacomo di Medjugorje, per poi estendersi praticamente dovunque viaggino i presunti veggenti. 
Ringraziamo Don Andrea di Bologna per la concisione e precisione del suo messaggio, che offre un vero servizio di verità ai fedeli, troppo spesso sballottati da emozioni o da interessati organizzatori di "pellegrinaggi" a luoghi che NON sono santuari. Potete consigliare questo video e farlo conoscere. Il messaggio è - in sintesi - tutto ciò che un buon prete dovrebbe sapere, conoscere e riferire - allo stato attuale - a proposito delle pretese visioni e apparizioni della Gospa.
Per approfondire la conoscenza dei documenti presentati, potete far riferimento a questo articolo. Per conoscere nel dettaglio la questione di Medjugorje, dal punto di vista documentale, storico e scientifico, potete informarvi su questo sito.

mercoledì 1 agosto 2012

La Regina degli Angeli nei testi di Sant'Antonio

Correggio, La Vergine con angeli, Francesco e Antonio - 1514
Antonio di Padova, da buon figlio di san Francesco e vero francescano, spesso e volentieri ricorda la Vergine Maria sotto il titolo di Regina degli Angeli, tanto caro al Poverello di Assisi. Francesco amava in modo particolare la chiesetta della Porziuncola, dedicata alla Vergine degli Angeli, e per essa chiese ed ottenne la famosa indulgenza, oggi estesa a tutte le chiese parrocchiali, mariane e francescane (leggere qui il riferimento e le indicazioni storiche).

Nella ricorrenza del 2 agosto, festa di Santa Maria degli Angeli, vi posto alcuni brani tratti dai Sermoni del Santo di Padova, dove si può vedere bene la sua predilezione per la stessa terminologia cara al fondatore dell'Ordine dei Minori. Possono essere utili ai frati per la predicazione di questi giorni, ma anche tenuti in serbo per la festa dell'Assunta. Non dimentichiamo, infatti, che la festa di Santa Maria degli Angeli è una specie di "prolessi" (anticipazione, un vero e proprio "antipasto") rispetto alla solennità ferragostana, di cui, poi, la festività di Maria regina del cielo e della terra, nell'ottava dell'Assunta, rappresenta la degna conclusione (un "dessert" mariano). Così tutto il mese di agosto risulta avvolto dall'attenzione liturgica a Maria innalzata in cielo, al di sopra di tutti gli angeli, e incoronata Regina accanto al suo Figlio.

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa

Mentre la luna nel suo ciclo è talvolta imperfetta, quando è a metà e quando è a forma di falce, invece la gloriosa Vergine Maria mai ebbe delle imperfezioni: né nella sua nascita, perché fu santificata ancora nel grembo materno e custodita dagli angeli; né durante i giorni della sua vita, perché mai peccò di superbia: sempre rifulse di pienezza di perfezione. (Nat. B.V.M §4)

La Vergine Maria fu aspra e ruvida in questo mondo per la corteccia della povertà, ma è bella e gloriosa in cielo perché è Regina degli angeli; e ha meritato il frutto centuplicato che viene dato ai vergini, perché è la Vergine delle vergini (Dom III Quad. §5)

All’annunciazione: «La Vergine Maria si fece piccola, diminuì se stessa: la Regina degli angeli si dichiarò serva, ma il Signore guardò all'umiltà della sua serva (cf. Lc 1,48).  (Annun. [II] §17).

La Vergine Maria fu il soglio della gloria, cioè di Gesù Cristo che è la gloria dell'altezza, vale a dire degli angeli...Il luogo dei piedi del Signore fu la Vergine Maria, dalla quale egli ricevette l'umanità; e oggi ha glorificato quel "luogo" perché ha esaltato Maria al di sopra dei cori degli angeli. (Assun. §1-2)

Nella sua Assunzione al cielo Maria è: "Simile a cipresso svettante verso l'alto" (Sir 50,11). La beata Vergine Maria, come un cipresso si spinge oggi più in alto di tutti gli angeli... al di sopra degli angeli il trono, cioè la beata Vergine; e sopra il trono il Figlio dell'uomo, Gesù Cristo. (Assun. §5)

Ti preghiamo, o nostra Signora, inclita Madre di Dio, esaltata al di sopra dei cori degli angeli, di riempire il vaso del nostro cuore con la grazia celeste; di farci splendere dell'oro della sapienza; di sostenerci con la potenza della tua intercessione; di ornarci con le pietre preziose delle tue virtù; di effondere su di noi, o oliva benedetta, l'olio della tua misericordia, con il quale coprire la moltitudine dei nostri peccati, ed essere così trovati degni di venir innalzati alle altezze della gloria celeste e vivere felici in eterno con i beati comprensori.
Ce lo conceda Gesù Cristo, tuo Figlio, che ti ha esaltata al di sopra dei cori degli angeli, ti ha incoronata con il diadema del regno, e ti ha posta sul trono dell'eterno splendore. A lui sia onore e gloria per i secoli eterni.
E tutta la chiesa risponda: Amen. Alleluia!
(Assun. §5)
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