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domenica 13 marzo 2011

Preghiere più fedelmente tradotte: La colletta della Prima Domenica di Quaresima

Eccoci ancora alla nostra rubrica di meditazione sulle orazioni del Messale, alla ricerca del significato recondito delle oscure formulazioni latine, spesso rese "facili", ma un pochino ingannevoli, dalla traduzione CEI attuale degli oremus liturgici.
Il caso della colletta della Prima Domenica di Quaresima è alquanto interessante. Ecco la preghiera del Messale Romano:

Concéde nobis, omnípotens Deus, ut, per ánnua quadragesimális exercítia sacraménti, et ad intellegéndum Christi proficiámus arcánum, et efféctus eius digna conversatióne sectémur. Per Dóminum.

traduzione CEI:
O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.

traduzione personale:
Concedi a noi, Dio onnipotente, per mezzo delle annuali osservanze esteriori del tempo sacramentale dei Quaranta giorni, di poter crescere nella comprensione del segreto di Cristo, e di conseguirne gli effetti con un giusto comportamento [oppure: seguire ciò che Cristo ha effettuato con un comportamento che ne sia degno].

Commento: stavolta tradurre letteralmente la colletta non è davvero fattibile. Ho trovato parecchie diverse traduzioni, che partono dai significati multipli della parola "sacramentum", "arcanum", ed "effectus".
Di certo la colletta non ha nessun riferimento alla "celebrazione" in senso liturgico della Quaresima, come pare mettere in evidenza la traduzione ufficiale (in rosso ho evidenziato i concetti non presenti nell'originale e che troviamo invece nell'adattmento italiano). "Celebrare" non c'è proprio come concetto. Si parla invece di un "esercitarsi" che molti traducono proprio nel senso di "esercitazioni militari", per questo ho proposto "osservanze esteriori": l'accento è messo sugli esercizi quaresimali (digiuno, preghiera ed elemosina). Questi esercizi segnano il "sacramento dei Quaranta giorni": la Quaresima è vista come un vero è proprio segno esteriore di una grazia interiore (questo è un sacramento). Tradurre "segno sacramentale della conversione" svia il discorso. La Quaresima non è segno sacramentale di qualcos'altro, fosse pure la nostra conversione (che la colletta non cita). E' un tempo di grazia, in questo senso un "tempo sacramentale" che torna "annualmente" (come dice la colletta) a proporci sani esercizi per la nostra vita cristiana.
Che cosa chiediamo nella preghiera di oggi? Due sono le richieste: 1) che gli esercizi della quaresima ci portino a comprendere meglio il segreto di Cristo. "Arcanum" non è mysterium, per questo non dovrebbe essere tradotto: "mistero di Cristo", ma piuttosto è "enigma", "cosa incomprensibile". Si fa qui riferimento, ovviamente, alla "disciplina dell'arcano", tipica della comunità cristiana primitiva, che svelava solo progressivamente ai catecumeni e ai neofiti il segreto della fede: la morte e risurrezione di Cristo, da penetrare anche con l'intelletto, pur nella loro inesauribile profondità. Quindi qui si fa riferimento proprio al lato "misterioso" e "non compensibile a tutti" del Mysterion della morte e risurrezione del Signore.
2) La seconda richiesta è meno chiara della prima, e la traduzione può essere molteplice nelle sue sfumature. Infatti si può intendere che chiediamo di poter ricercare gli effetti dell'arcano di Cristo che si concretizzano in una condotta di vita giusta e santa (digna conversatione), oppure che preghiamo per poter "seguire" con il nostro comportamento ciò che Cristo ha fatto (ha compiuto efficacemente): essendo la preghiera della prima Domenica di Quaresima, si può presumere che chiediamo, implicitamente, di ripercorrere i quaranta giorni di lotta vittoriosa contro il diavolo che Cristo stesso combattè nel deserto. Comunque sia la categoria di "testimonianza" qui non c'entra nulla. E' una questione che riguarda noi e il nostro rapporto con l'efficacia dell'azione di Cristo. La preghiera - oggi - parla di "seguire" o "correre dietro", "ricercare"; dunque non di "far vedere ad altri", quanto piuttosto di sperimentare in noi e nel nostro stile di vita rinnovato la realtà salvifica incontrata.

venerdì 21 gennaio 2011

Preghiere fedelmente tradotte: la Messa per l'Unità dei Cristiani

Vescovi di diverse Chiese cattoliche concelebrano insieme al recente Sinodo
Nel Messale Romano di Paolo VI ci sono tre formulari per la Messa per l'Unità dei Cristiani. Essendo nella settimana appositamente dedicata ad una speciale preghiera "ut omnes unum sint", andiamo brevemente ad esaminare un paio di orazioni, secondo la traduzione CEI e l'originale latino (dalla III ed. Typica del Missale Romanum), prese dal primo formulario per l'"Unità dei Cristiani".

La Colletta della Messa A. dice:

Omnípotens sempitérne Deus, qui dispérsa cóngregas et congregáta consérvas, ad gregem Fílii tui placátus inténde, ut, quos unum sacrávit baptísma, eos et fídei iungat intégritas, et vínculum sóciet caritátis. Per Dóminum.

e viene ufficialmente tradotta così nel Messale CEI:

Dio creatore e Padre, che riunisci i dispersi e li custodisci nell’unità,
guarda con bontà il gregge del tuo Figlio, perché quanti sono consacrati da un solo Battesimo
formino una sola famiglia nel vincolo dell’amore e della vera fede. Per il nostro Signore....

più letteralmente:

Dio onnipotente ed eterno, che riunisci quanti sono dispersi e quanti hai riunito li custodisci, guarda benigno al gregge del tuo Figlio, perchè coloro che un solo battesimo ha consacrato, li congiunga l'integrità della fede e li renda uniti il vincolo della carità.

La traduzione letterale è bruttina, ma cerca di rispettare l'andamento del testo latino. Alcune considerazioni
a) La CEI, come sempre, cambia l'appellativo divino delle collette, e invece del "Dio onnipotente ed eterno", questa volta abbiamo lo stravagante "creatore e Padre": creatore nostro e Padre di Gesù (generato non creato....)?
b) dispérsa cóngregas et congregáta consérvas: questa frase è un bel parallelismo chiastico: congregans e congregata ribadiscono il concetto dell'unità che Dio effettua e preserva.
c) placatus intende è di difficile traduzione, ma non significa semplicemente "guarda con bontà". E' piuttosto "volgi la tua attenzione" placatus, reso benigno, rappacificato (certamente sottinteso: "dal sacrificio redentore del Figlio")
d) La richiesta non menziona la metafora familiare come invece interpreta la CEI: se tutti i cristiani sono figli del Padre e fratelli di Cristo e fra loro, sono già una sola famiglia. Il problema è che nelle famiglie si litiga e si è divisi! Quindi, giustamente, la preghiera in latino domanda a Dio che la fede "congiunga" e che la carità "renda amici (soci)", quanti sono già consacrati misticamente dall'unico sacramento del Battesimo. L'integritas fidei è un po' diverso dalla "vera fede". Quello che difetta a quanti credono in Cristo, ma non sono uniti alla Sede di Pietro, non è la vera fede nella Trinità o in Cristo Uomo e Dio, ma "l'integralità" di questa fede, la sua completezza, compresi cioè, per es., i dogmi del primato e dell'infallibilità del Papa...

La Colletta alternativa della Messa A. dice:

Súpplices te rogámus, amátor hóminum, Dómine: pleniórem Spíritus tui grátiam super nos effúnde benígnus, et præsta, ut, digne qua nos vocásti vocatióne ambulántes, testimónium veritátis exhibeámus homínibus, et ómnium credéntium unitátem in vínculo pacis fidéntes inquirámus. Per Dóminum.

traduzione ufficiale CEI:

Manda su di noi, o Padre, una rinnovata effusione dello Spirito, perché camminiamo in maniera degna della vocazione cristiana offrendo al mondo la testimonianza della verità evangelica, e operiamo fiduciosi per unire tutti i credenti nel vincolo della pace. Per il nostro Signore

Più alla lettera
Supplici ti chiediamo, o Signore, amante dell'umanità: effondi su di noi una più abbondante grazia del tuo Spirito, e concedi che, camminando in maniera degna della vocazione con cui ci hai chiamato, offriamo agli uomini la testimoniaza della verità, e ricerchiamo fiduciosi l'unità di tutti i credenti nel vincolo della pace. Per il nostro Signore...

a) Questa volta la solita riduzione a "Padre" dell'appellativo divino è particolarmente triste. "Amator hominum" è una bella locuzione di origine liturgica bizantina: "Dio amante degli uomini", particolarmente cara all'Oriente: in greco infatti è "philanthropos" e si ritrova più volte nell'Anafora di San Basilio e nella Liturgia di San Giovanni Crisostomo. E' un chiaro riferimento ecumenico sparito dalla preghiera per l'unità dei Cristiani! Nella preghiera Eucaristica V, retroversa dall'italiano al latino per inserirla nell'editio typica, troviamo questa stessa espressione nel post-Sanctus.
b) "Supplices te rogamus" significa: "Ti supplichiamo", la stessa formula di richiesta che si trova nel Canone Romano.
c) La verità tout court viene qualificata come "verità evangelica". Unità, che è in parallelismo a verità, essendo stato tradotto con un verbo mette invece in parallelo - come fosse il fine - il "camminiamo... nella vocazione" e "operiamo ...per unire", invece di mostrare come il mezzo sia il "camminare nella vocazione" e il fine richiesto la testimonianza di verità e la ricerca dell'unità. La mancata traduzione di "praesta", poi, rende più debole la chiara operatività divina che viene concessa in dono all'uomo e fa risaltare piuttosto l'opera umana a cui Dio deve dare aiuto.

domenica 9 gennaio 2011

Preghiere (in)fedelmente tradotte: cosa dice la colletta del Battesimo del Signore

Un nuovo capitolo della nostra rubrica che va a fare le pulci alle traduzioni dell'attuale Messale Italiano, confrontando le preci italiche con l'originale latino.

Così prega il sacerdote con la Colletta della Messa della Festa odierna, il Battesimo del Signore:

Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Un'occhiata al testo latino:

Omnípotens sempitérne Deus, qui Christum, in Iordáne flúmine baptizátum, Spíritu Sancto super eum descendénte, diléctum Fílium tuum sollémniter declarásti, concéde fíliis adoptiónis tuæ, ex aqua et Spíritu Sancto renátis, ut in beneplácito tuo iúgiter persevérent. Per Dóminum...

Ovvero (in traduzione letterale):
Dio onnipotente ed eterno, che dichiarasti solennemente quale diletto Figlio tuo Cristo, battezzato nel fiume Giordano, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo, concedi ai tuoi figli adottivi, rinati dall'acqua e dallo Sprito Santo, di perseverare sempre nella tua volontà. Per il nostro Signore...

Commento.
La colletta in italiano pare (a prima vista..) piuttosto fedele, anche se, come al solito Dio viene "spiegato" e diventa "Padre". Cristo, come spesso avviene, è reso con il vezzo dell'articolo: "il Cristo", che fa storcere il naso a qualcuno che non gradisce tale articolo (perché ha un sentore di New Age e di linguaggio esoterico-gnostico, a cui non piace identificare con nome e cognome Gesù [vero uomo] come l'unico Cristo). Se proprio serve, è meglio specificare - a parer mio - "Gesù Cristo", piuttosto che usare la locuzione "il Cristo".
Ma le cose macroscopiche sono altre: i figli adottivi (adoptionis tuae), diventano semplicemente figli. Si perde la differenza - non da poco - della diversa figliolanza di Cristo (della stessa natura del Padre per la divinità) e degli altri figli di Dio, cioè noi, adottati appunto nel battesimo (rinati dall'acqua e dallo Spirito Santo).
L'episodio del Battesimo del Signore in antico aveva dato adito, nell'antichità, all'eresia "adozionista": ma questa riguardava, per l'appunto, la persona di Gesù, che sarebbe stato dichiarato "il Cristo" nel momento del suo battesimo dalla voce di Dio, quando venne su di lui lo Spirito Santo. Per noi uomini, invece, l'adozione ci sta benissimo, non c'è pericolo alcuno di eresia.
Infine la richiesta: i figli adottivi sono stati rigenerati dall'acqua e dallo Spirito Santo e chiedono sia loro concesso di perseverare "in beneplacito tuo". La traduzione dice concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore. Questo può voler dire 1) o in senso attivo: "concedi ai tuoi figli di vivere amandoti sempre", 2) oppure: "vivere sempre amati da te o Dio". Tutte e due le accezioni di questa ambigua versione non corrispondono all'originale, che chiede qualcosa di molto più semplice e impegnativo: cioè "di perseverare sempre nella tua volontà".
Dopo esser stato battezzato e rivestito della grazia "gratis data", il cristiano - già immerso nell'amore di Dio - deve rimanere sulle vie di Dio, e come dice san Francesco, deve rivolgersi a Lui chiedendogli di: "fare sempre ciò che a te piace". Il "beneplacitum" non è altro che ciò che piace, è gradito a Dio ed è giusto. Si riferisce, insomma, a quell' "adempiere ogni giustizia" di cui parla il Vangelo di Matteo. Il Signore si compiace in noi e ci proclama suoi figli adottivi e noi vogliamo adempiere il suo piacere, facendo la sua volontà.

La "prova del nove" ce la offre lo stesso Messale italiano fra un paio di domeniche: se si guarda, infatti, la colletta della III domenica del Tempo Ordinario si trova questo testo:

Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore...
Che proviene da questo originale
Omnípotens sempitérne Deus, dírige actus nostros in beneplácito tuo, ut in nómine dilécti Fílii tui mereámur bonis opéribus abundáre. Per Dóminum.

Interessantemente (come direbbe Cetto La Qualunque...), la locuzione Omnípotens sempitérne Deus, stavolta non è tradotta con Padre... Inoltre, benchè suonasse bene un generico: "guida i nostri atti secondo il tuo amore", è sfuggita una traduzione più adeguata, e beneplacito tuo è rimasto "secondo la tua volontà" (come è giusto che sia).

Sarebbe bello, per la futura traduzione, avere un pochino più di uniformità e di precisione nella formulazione delle preghiere che devono comunicare e preservare la lex credendi.
Ma dimenticavo: "tanto - anche se sono in italiano - non le ascolta mica nessuno". Questo dicono i preti, soprattutto quelli che più aborriscono il latino e sono strenui difensori della liturgia "tutta in volgare... perchè si capisce di più".

Aggiunta. La traduzione francese della preghiera di oggi dice:
Dieu éternel et tout-puissant, quand le Christ fut baptisé dans le Jourdain, et que l’Esprit Saint reposa sur lui, tu l’as désigné comme ton Fils bien-aimé ; accorde à tes fils adoptifs, nés de l’eau et de l’Esprit, de se garder toujours dans ta sainte volonté.

domenica 28 novembre 2010

Avvento: ma è davvero solo il "tempo dell'attesa"?

La colletta della Prima Domenica di Avvento, con cui la Chiesa inizia il nuovo anno liturgico, si esprime in questi termini:

Da, quaesumus, omnipotens Deus,
hanc tuis fidelibus voluntatem,
ut, Christo tuo venienti iustis operibus occurrentes,
eius dextrae sociati, regnum mereantur possidere caeleste.

traduzione CEI:

O Dio, nostro Padre,
suscita in noi la volontà di andare incontro
con le buone opere al tuo Cristo che viene,
perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria
a possedere il regno dei cieli.

versione più letterale:
O Dio onnipotente, ti supplichiamo, dona ai tuoi fedeli la volontà di correre incontro, con opere giuste, al tuo Cristo che viene, perchè accolti alla sua destra, possano meritare di possedere il regno dei cieli.


La preghiera, come si vede, riflette un duplice movimento: Cristo è il "veniente", ma i suoi fedeli sono "occurrentes", cioè sono quelli che gli vanno incontro. La colletta non dice mai "noi", ma piuttosto "tuoi fedeli": possiamo davvero essere sicuri che fra "noi" tutti siano "fedeli" o che proprio "noi" saremo tra coloro che rimangono "fedeli"? Ognuno può dubitare anche di se stesso... e l'umiltà non è mai troppa.
La traduzione CEI, come si vede, evita accuratamente di tradurre il "mereantur" e lo salta a piè pari: chiaramente quella parola significa "meritare". C'è in giro, purtroppo, una teologia protestantica per cui è ormai vietato riferirsi alla sana e cattolica teologia del merito. Eppure è ancora vero che non si va in paradiso senza "opere di giustizia" (opere buone dice la CEI in questa colletta); anzi, sono queste opere il veicolo su cui si "corre" verso Cristo. Ma, si badi bene, è lui che ci associa a sè, alla sua destra: è azione divina l'accoglierci, il chiamarci. E' Sua l'iniziativa il dono di grazia, anche quel dono che ci permette di meritare di possedere il regno celeste. Sembra una contraddizione, eppure è la contemplazione del vero regalo di Natale: il Signore premia in noi la sua azione. La redenzione è infatti gratuita e donata da Cristo con la sua nascita, passione morte e risurrezione. Ma la salvezza individuale e finale consiste nel corrispondere con la propria volontà alla grazia redentrice offerta. Ecco perchè chiediamo all'inizio proprio questo: la volontà di andare verso Cristo. E' lui, si dice in un'altra colletta, che "suscita il volere e l'operare", e come afferma S. Agostino, il Verbo incarnato coronerà in noi i meriti che egli stesso ha guadagnato. Sono nostri, sì, ma per suo dono! E solo se lo vogliamo anche noi. Nessuno sarà "fatto accomodare" alla destra di Cristo se non lo avrà voluto e non sarà andato attivamente incontro a lui nei fratelli, in questa vita.
Altro che "tempo dell'attesa"! L'Avvento è il "tempo dell'Atteso"!

sabato 29 maggio 2010

La traduzione politicamente corretta: orazioni SS. Trinità

Brontolii festivi & traduzioni liturgiche....


Colletta
O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa' che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l'unico Dio in tre persone. Per il nostro Signore...

Deus Pater, qui, Verbum veritátis et Spíritum sanctificatiónis mittens in mundum, admirábile mystérium tuum homínibus declárasti, da nobis, in confessióne veræ fídei, ætérnæ glóriam Trinitátis agnóscere, et Unitátem adoráre in poténtia maiestátis. Per Dóminum.


Questa volta la traduzione della colletta in italiano sarebbe davvero perfetta, precisa nella traduzione, ma anche scorrevole nella lingua nostrana. Però! Però si arriva in fondo e ci si scontra con il politicamente corretto. Non è bene dire - come invece fa la Bibbia ad ogni passo e i Salmi in particolare - che Dio è "rivestito di potenza" e "di maestà". No! Troppo monarchico, meglio il democratico "tre persone"!! Ma questo fa saltare tutto il senso della frase e il suo logico e bilanciato richiamo del mistero celebrato: c'è la "gloria della Trinità" che già si riferisce alle tre persone (ovvio no?), e c'è l'Unità, "in potentia maiestatis" perchè è la sostanza divina, niente meno, ciò che rende Dio il Signore. Gloria e Potenza, poi, come sanno tutti quelli che hanno familiarità con la Bibbia sono correlati, e non c'entrano nulla con il trionfalismo, ma con il riconoscere a Dio le sue prerogative.
Purtroppo, evidentemente non per ignoranza linguistica, ma per spirito di contestazione sessantottesca, anche questa splendida preghiera ci arriva manipolata dai traduttori, che, come spessissimo accade nel Messale italiano, sostituiscono le idee che piacciono loro (debitamente approvate, certo), alle idee che dovrebbero semplicemente offrire al popolo in una lingua comprensibile.

Ma non parliamo poi del mezzo disastro della super oblata! Anzi ne parliamo:

Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo: consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito. Per Cristo nostro Signore.

Sanctífica, quæsumus, Dómine Deus noster, per tui nóminis invocatiónem, hæc múnera nostræ servitútis, et per ea nosmetípsos tibi pérfice munus ætérnum. Per Christum.


Sorvoliamo sul fatto che, come al solito, in italiano a Dio si danno ordini (consacrali è imperativo presente) mentre in latino c'è almeno quel senso di umile richiesta, espresso con quaesumus, che mitiga l'imperativo (sanctifica) e che quasi mai viene tradotto. Invece la "potenza" sparita dalla colletta riappare qui dove non c'era, avete notato (sanctifica = consacrali con la tua potenza)?. Ma quello che qui disturba di più è che il traduttore ha rescisso il nesso tra l'invocazione del nome di Dio e la santificazione dei doni e il nesso tra il nostro diventare un sacrificio perenne e il sacrificio dei santi doni consacrati dall'invocazione del nome di Dio (Signore Dio nostro, Domine Deus noster).
Il latino dice infatti per ea: cioè "per loro mezzo"; per il fatto che partecipiamo ai santi doni, che sono il sacrificio di Cristo, diventiamo anche noi un dono eterno con lui. Si dà il caso che lo stesso concetto con le stesse parole sia espresso nella preghiera eucaristica III che spesso e volentieri viene pronunciata per consacrare i doni. Ecco cosa si dice nella II epiclesi: concede, ut qui Corpore et Sanguine Filii tui reficimur, Spiritu eius Sancto repleti, unum corpus et unus spiritus inveniamur in Christo. Ipse nos tibi perficiat munus aeternum. Una bella formula trinitaria, d'altra parte: si chiede al Padre, che quanti mangiamo del Corpo e Sangue di Cristo (per ea), siamo ripieni di Spirito Santo, ed "egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito".
La traduzione della preghiera sulle offerte giustappone invece due richieste, senza nesso causale, senza nesso strumentale: parla dei "doni che ti offriamo", ma sarebbe tradurre dire "doni del nostro servizio sacerdotale", inizia con la menzione della nostra attività "invochiamo il tuo nome" e non con l'azione divina "Sanctifica", mettendo simbolicamente l'azione umana davanti a quella divina.... "Ma sì, tanto la gente non ascolta", dirà più di un sacerdote lettore. E allora, dico io, che le diciamo a fare in Italiano 'ste preghiere? Se le capisce solo il Signore, tanto vale dirgliele in latino. Se invece le diciamo in italiano sarà mica perchè il "popolo" possa ricevere in totalità il profondo senso dogmatico in esse contenuto e non le rimaneggiature dei traduttori?

E concludiamo con la preghiera finale, ovviamente:

Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell'anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.

Profíciat nobis ad salútem córporis et ánimæ, Dómine Deus noster, huius sacraménti suscéptio, et sempitérnæ sanctæ Trinitátis eiusdémque indivíduæ Unitátis conféssio. Per Christum.


Qui pare che i traduttori abbiano fatto un lavoro semplice e ordinato, senza invenzioni o fraintendimenti. Traducono addirittura Domine Deus noster con Signore Dio nostro, e non con Padre. MALE, perchè questa volta ci stava bene. A chi è rivolta, infatti questa preghiera? In italiano non è chiaro: "Signore Dio nostro" può essere il Padre o il Figlio (di solito è il Padre). Ma poi di parla del "tuo sacramento", allora è il Figlio, visto che la Comunione è il sacramento di Cristo (del suo Corpo e del suo Sangue). In latino, invece, si parlava di "ricezione di QUESTO sacramento" (susceptio huius sacramenti). Ma poi che fa la preghiera italiana? Saluta il Signore Dio nostro "unico Dio in tre persone"! Cosa alquanto stravagante, non perchè le preghiere non si debbano rivolgere alla Trinità, ma perchè aveva iniziato a rivolgersi ad una delle Divine Persone, e adesso passa a invocarla come triplice. Invece il latino, preciso e corretto, richiama, dopo "la ricezione di questo sacramento", la confessione di fede della Santa e sempiterna Trinità e della medesima individua Unità":
Proposta:
Signore Dio nostro, siano pegno della salvezza dell'anima e del corpo la comunione al Sacramento rivevuto, e la professione della nostra fede nella santa ed eterna Trinità, indivisibile Unità. Per Cristo nostro Signore.

sabato 12 dicembre 2009

Preghiere (in)fedelmente tradotte: cosa dice la colletta della III domenica d'Avvento

Eccoci di nuovo, cari ascoltatori, alla nostra rubrica sulla fedeltà della traduzione in Italiano dell'attuale Messale Romano II edizione. Affrontiamo oggi la III domenica di Avvento, la famosa domenica Gaudete (che si chiama così, come tutti sanno, dall'introito di questa domenica [Fil 4,4.5], cioè dal "canto di inizio", le cui parole in latino sono: Gaudéte in Dómino semper: íterum dico, gaudéte. Dóminus enim prope est, e in italiano dovrebbero essere cantate così: Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino. Naturalmente in chiesa sentirete tutto tranne queste parole, che saranno sostituite da un altro canto adatto!?!).
Comunque sia, andiamo a vedere cosa è successo alla colletta. Essa è stata mutata rispetto alla colletta che troviamo nel Messale di San Pio V (1962), colletta che non si fa rimpiangere. Dice così: Aurem tuam quaesumus Domine precibus nostris accommoda et mentis nostrae tenebras gratia tuae visitationis illustra. O Signore, Te ne preghiamo, porgi benigno ascolto alle nostre preghiere e illumina le tenebre della nostra mente con la grazia della tua venuta.
Non granchè, come colletta della terza domenica di avvento.
Purtoppo però la colletta della messa del 1970 in latino ha poco a che fare con quella che sentirete pronunciare dal sacerdote in italiano. Infatti nel Messale nostrano abbiamo una libera epurazione (altro che traduzione!) di quello che si trova nell'originale latino.

Colletta (versione CEI):
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore,
e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Originale latino:
Deus, qui cónspicis pópulum tuum nativitátis domínicæ festivitátem fidéliter exspectáre,
præsta, quæsumus, ut valeámus ad tantæ salútis gáudia perveníre,
et ea votis sollémnibus álacri semper lætítia celebráre.
Per Dóminum..


Traduzione letterale:
O Dio, che guardi il tuo popolo mentre attende con fede la festa della nascita del Signore,
concedici, ti preghiamo, di poter giungere alla gioia di una salvezza così grande
e di poterla celebrare sempre con solenni preghiere in operosa letizia.

La fonte è il ravennate Rotulus 25 (del V-VI sec.) che riporta questa preghiera per l'avvento (anche se è incerto se sia una colletta per la domenica):
Deus, qui conspicis populum tuum incarnationem dominicam fideliter exspectare, praesta, quaesumus, ut valeamus ad tantae salutis gaudia pervenire, et ea votis sollemnibus alacri semper laetitia celebrare.

Incarnationem è stato sostituito da nativitátis domínicæ festivitátem, evidentemente perchè, pensando in modo moderno, non si può aspettare ciò che è già successo, cioè l'incarnazione, ma si può attendere una festa che la ricordi. Probabilmente l'idea di aspettare l'incarnazione del Signore era una proposizione misterica nella linea del memoriale biblico, che rende contemporaneo ai presenti il fatto accaduto nel passato. Ma non perdiamoci e torniamo alla nostra traduzione.

Alcuni commenti sulla versione CEI a confronto con l'originale:
1) Sostituisce, come al solito, Dio con Padre.
2) Invita il Padre a guardare il popolo: qui abbiamo uno stridore di metafore. Il Padre guarderà i suoi figli, mentre è il Dio biblico che ha un popolo da guardare (Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio, è la formula dell'alleanza!).
3) L'originale latino afferma che Dio sta già guardando il popolo, non glielo chiede! La traduzione fa diventare la parte anamnetica della preghiera una richiesta.
4) La traduzione chiede a Dio che ci faccia giungere a celebrare con rinnovata esultanza il mistero della salvezza, invece di chiedergli di farci giungere alla gioia della salvezza tanto grande che è stata inaugurata dalla nascita del Signore. La colletta in latino chiede, prima di tutto, la salvezza che è la vera gioia, non solo di celebrarla. Chiede la realtà, non il ricordo!
5) Solo dopo aver chiesto di giungere alla meta (cioè la gioia della salvezza) si chiede anche il mezzo, cioè di poter celebrare questa gioiosa festività, che ci parla della nascita di Cristo che porta la salvezza, attraverso votis sollemnibus, cioè con "solenni preghiere" oppure "riti solenni", ma anche con alacri laetitia, che si può tradurre con gioia vivace, pronta letizia, o anche, e a me parrebbe significativo, con operosa letizia, cioè con una gioia che si dà da fare. Interessante che nella colletta CEI sia rimasta la rinnovata esultanza, ma siano sparite le solenni preghiere, molto interessante questa significativa censura...

Mi piacerebbe, infine, parafrasare la preghiera così: Signore aiutaci a prepararci alla gioia della salvezza eterna, che ci ha portato la tua incarnazione e nascita in questo mondo, e donaci di poterla celebrare coltivando l'amore verso Dio con la preghiera e la liturgia  che ci fa sperimentare la gioia attiva nell'amore verso il prossimo. Un tantino forzata nel finale, ma mi pare spiritualmente utile, in linea tra l'altro, con il messaggio di conversione proposto da Giovanni Battista in questo tempo liturgico.


Una critica costruttiva: La celebrazione è un mezzo per giungere ad un fine, è l'anticipo in questo tempo della gioia futura senza tempo. E' davvero incredibile che la preghiera in italiano abbia trasformato il mezzo in fine, accontentandosi di chiedere a Dio un po' di gioia per fare una bella festa di Natale!
E allora torna la solita domanda: Qualcuno mi sa dire quando avremo la traduzione della Terza Edizione del Missale Romanum in Italiano, preparata secondo le richieste dell'Istruzione Liturgiam authenticam?(la trovate qui in inglese, qui in francese e qui in latino, ma non esiste in italiano)
Perchè nessuno risponde?

venerdì 10 aprile 2009

Venerdì Santo, preghiera iniziale.


Suggerimento ai celebranti per l'azione liturgica del Venerdì Santo:
Usate, ve ne prego, la seconda delle due preghiere iniziali, quella dopo l'oppure. Non fermatevi oggi alla prima, un po' striminzita e freddina, passate alla seconda, che in realtà è quella tradizionale, tradotta - tra l'altro - piuttosto bene in italiano dalla CEI. Leggiamola e meditiamola:


O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore ci hai liberati dalla morte, eredità dell'antico peccato trasmessa a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio; e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita, l'immagine dell'uomo terreno, così per l'azione del tuo Spirito, fa' che portiamo l'immagine dell'uomo celeste. Per Cristo nostro Signore.


Deus, qui peccáti véteris hereditáriam mortem, in qua posteritátis genus omne succésserat, Christi Fílii tui, Dómini nostri, passióne solvísti, da, ut confórmes eídem facti, sicut imáginem terréni hóminis natúræ necessitáte portávimus, ita imáginem cæléstis grátiæ sanctificatióne portémus. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.


Traduzione di Domenico Pezzini:
Dio, che con la passione di Cristo tuo Figlio e Signore nostro hai dissolto la morte, eredità del peccato antico cui era soggetta l’intera discendenza umana, fa’ che, diventati a lui conformi, come per l’ineluttabilità della natura abbiamo portato l’immagine dell’uomo terrestre, così per la santificazione della grazia portiamo ora l’immagine dell’uomo celeste.

Dio ha "sciolto" la morte stemperandola nella Passione di Cristo suo Figlio. La morte è chiamata cupamente, nei nostri confronti: eredità dell'antico peccato, trasmessa per generazione a tutto il genere umano. In una sola riga si mostra in tutto il suo squallore il peccato originale, latore della "morte ereditaria". Ma la nostra richiesta di oggi è alta, altissima: imploriamo il Padre che ci renda conformi a Cristo, cosa che equivale a chiedergli di essere "cruciformi", conformi a Cristo crocifisso. A qual fine? Perchè, come abbiamo portato per necessità di natura l'immagine pesante dell'uomo terreno, così ora, non più per natura, ma per grazia, spogliati dall'uomo vecchio crocifisso con Cristo, possiamo portare in noi l'immagine dell'uomo celeste, dell'uomo rinnovato dalla Risurrezione: Rm 6,5-7: Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
Oltre al precedente vi è una serie di richiami espliciti alla teologia paolina, per es. Rm 5, 12: come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Completato da 1Cor 15,47-49: Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l'uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste.

Questa preghiera di apertura, dice Domenico Pezzini nel suo libro "Preghiamo. Meditazioni sulle collette delle domeniche e delle feste", presenta senza pudori o reticenze la tenebra della nostra condizione mortale. Quella condizione che il Signore Gesù ha voluto condividere. La drammaticità della condizione umana non è taciuta. Anzi è fortemente e sinceramente evidenziata.
Ma solo se l'abisso della nostra situazione di partenza era così nero e tetro, allora può splendere pienamente l'azione di Cristo, che "morendo ha distrutto la morte". I cristiani, guardando alla Croce, leggono - paradossalmente - la sconfitta del male nel suo apparente totale trionfo.
La luce splenderà di nuovo. Ma ora i nostri occhi devono sopportare le tenebre, la privazione di ogni luce. Questa è la morte del Signore. Il suo annientamento, il suo completo svuotamento come uomo, perchè noi fossimo riempiti della sua divinità.

In una parola: non manchi questa straordinaria e antica colletta alla vostra preghiera di questo Venerdì di Passione.

giovedì 26 marzo 2009

Preghiere Fedelmente Tradotte: colletta del giovedì IV settimana di Quaresima

Giovedì della IV settimana di Quaresima (Missale Romanum ed Typica II = III).
La colletta di oggi, nel Messale Romano tradotto dalla CEI, ci mostra in modo lampante l'idea di traduzione che è all'opera in quei testi che vengono quotidianamente usati per la celebrazione qui in Italia. Spesso non si tratta di tradurre, ma come in questo caso, pur sepolto in mezzo ad una settimana di quaresima, il Messale Italiano adatta, interpreta, e alla fine offre una preghiera che dice altre cose rispetto all'originale. Vediamo:

Traduzione CEI
O Padre, che ci hai dato la grazia di purificarci con la penitenza e di santificarci con le opere di carità fraterna, fa' che camminiamo fedelmente nella via dei tuoi precetti, per giungere rinnovati alle feste pasquali. Per il nostro Signore...

Originale latino:
Cleméntiam tuam, Dómine, súpplici voto depóscimus, ut nos fámulos tuos, pæniténtia emendátos et bonis opéribus erudítos, in mandátis tuis fácias perseveráre sincéros, et ad paschália festa perveníre illæsos. Per Dóminum.

traduzione letterale
O Signore, con preghiera di supplica insistentemente chiediamo la tua clemenza, affinchè, purificati dalla penitenza, e divenuti esperti nel fare le buone opere, tu faccia perseverare con lealtà noi tuoi figli nei tuoi comandamenti, e ci faccia arrivare incolumi alle feste pasquali

La preghiera latina inizia chiedendo con insistenza (deposcimus) al Signore (Domine)  la sua misericordia, la sua clemenza (clementiam) perchè possiamo essere purificati dalla penitenza e diventare ben istruiti (eruditos), ben capaci di praticare le buone opere. Ma questi sono due prerequisiti affinchè il Signore ci conceda soprattutto di perserverare con onestà, leali, (sinceros, cioè genuini, non falsi) nella via dei suoi comandamenti (mandatis) e ci faccia giungere senza ferite, senza lesioni (illaesos = evidentemente senza lesioni causate dal peccato in senso spirituale, ma anche - come si dice - sani e salvi in senso globale) a festeggiare la Pasqua.

La traduzione CEI dice a Dio, in modo diretto dice: Padre che ci hai dato la grazia di purificarci con la penitenza e di santificarci con le opere di carità fraterna (siamo già purificati e già addirittura santificati per mezzo delle buone opere, alla faccia di San Paolo: ma allora perchè continuiamo la Quaresima...?) , fa' che camminiamo fedelmente nella via dei tuoi precetti, (come in moltissime preghiere si dà quasi un ordine a Dio, non c'è supplica, nè richiesta di clemenza davanti alla maestà divina, ma un semplice: fa' questo, fammi quello). Poi qui la traduzione dice: "fa tu che noi camminiamo" il latino, più umilmente chiedeva "ti preghiamo che tu ci faccia perseverare, cioè: tienici saldi che non cadiamo dalla perseveranza dei comandamenti". Infine la traduzione CEI si inventa una clausola finale: per giungere rinnovati alle feste pasquali. L'originale chiede a Dio di farci perseverare nel cammino e di giungere senza lesioni o ferite alla meta delle feste. Illaesos viene reso da "rinnovati", che fa perdere la metafora della guarigione o dell'esser preservati dal pericolo che si può incontrare lungo il cammino. 

domenica 15 marzo 2009

Preghiera colletta della III domenica di Quaresima

Deus, ómnium misericordiárum et totíus bonitátis auctor, qui peccatórum remédia in ieiúniis, oratiónibus et eleemósynis demonstrásti, hanc humilitátis nostrae confessiónem propítius intuére, ut, qui inclinámur consciéntia nostra, tua semper misericórdia sublevémur. Per Dóminum.

Traduzione CEI:
Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia. Per il nostro Signore....

Tr. più letterale:
O Dio, autore di ogni misericordia e di tutto il bene, che hai mostrato come rimedio dei peccati il digiuno, la preghiera e l'elemosina, guarda propizio a questa confessione della nostra miseria: fa che noi che siamo schiacchiati dalla coscienza [dei nostri peccati], possiamo essere sempre rialzati dalla tua misericordia.

Una preghiera nuova, un po' carica a detta di qualche commentatore, ma a me pare pregnante. Ricorda le armi della Quaresima (digiuno, preghiera e elemosina) come rimedio del peccato e vede la confessione (forse meglio usare questa parola che la perifrasi: riconoscere la nostra miseria) come supplica per esser liberati dall'oppressione della coscienza e fruire del "sollievo" (=che ti solleva) della misericordia divina. La traduzione della CEI, per quanto non riprenda volentieri un linguaggio tradizionale, è molto fedele. Se usasse termini come: elemosina, confessione e coscienza, presenti sia in latino che in italiano, sarebbe ancora meglio.

Nel Messale del 1962 troviamo questa "preghierina" che non si fa rimpiangere se non per la brevità:

Quæsumus, omnípotens Deus, vota humílium réspice: atque ad defensiónem nostram, déxteram tuæ maiestátis exténde. Per Dóminum nostrum

tr. Letterale
Dio onnipotente, guarda alle preghiere (ai desideri) degli umili e a nostra difesa stendi la destra della tua potenza.

Traduzione moderna in stile ICEL:
Signore, noi siamo molto piccoli, perciò, per favore, difendici.

domenica 8 marzo 2009

La preghiera della II Domenica di Quaresima.


La colletta del Messale Romano di Paolo VI per la II Domenica di Quaresima fa riferimento al Vangelo della Trasfigurazione, che invariabilmente viene letto in questa domenica, pur secondo le tre forme riportate dai Sinottici (Anno A:Mt 17, 1-9; B:Mc 9,2-10; C:Lc 9,28b-36). E' diversa dalla colletta del Messale post-tridentino, infatti è una nuova composizione, ancorché basata, come ci dice WDTPRS sull'ispanico Liber Mozarabicus Sacramentorum.

Il testo:
Deus, qui nobis diléctum Fílium tuum audíre praecepísti, verbo tuo intérius nos páscere dignéris, ut, spiritáli purificáto intúitu, glóriae tuae laetémur aspéctu. Per Dóminum.

Traduzione CEI
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...

Trad. letterale
O Dio, che ci comandi di ascoltare il tuo amato Figlio, degnati di nutrirci interiormente con la tua Parola, affinché, purificati gli occhi del nostro spirito, possiamo godere la visione della tua gloria.

Attraverso l'ascolto della voce del Figlio, chiediamo al Padre di pascerci, nutrirci come pecorelle, nella nostra interiorità (interius). La grazia che si chiede è tutta spirituale: avere la vista spirituale purificata, cioè avere una fede che ci vede bene, al fine di arrivare a vedere Dio non più "solamente" in Gesù trasfigurato, come capitò agli Apostoli, ma in cielo, nella visione di gloria che ci attende. 
Bella preghiera, molto, forse troppo spiritualizzata. Dopotutto siamo in Quaresima, non è la festa della Trasfigurazione del Signore. Una preghiera, la colletta di oggi, comunque sublime e teologicamente solida. Ma la possiamo completare con la più "pratica" colletta del messale 1962, che ci riporta alla lotta umana e spirituale tipica di questo tempo:

Deus, qui cónspicis omni nos virtúte destítui: intérius exteriúsque custódi: ut ab ómnibus adversitátibus muniámur in córpore, et a pravis cogitatiónibus mundémur in mente. Per Dóminum nostrum

Trad. letterale
O Dio, che vedi come siamo totalmente privi di forze, custodiscici dentro e fuori, perchè siamo protetti da ogni male nel corpo, e siamo purificati dai pensieri malvagi nella mente.

Questa colletta, un po' generica (va bene per qualunque giorno della Quaresima) chiede con concretezza - a partire dalla miseria umana - un aiuto sostanzioso a Dio: una custodia forte interna ed esterna. Chiede che possiamo evitare le avversità del corpo e i cattivi pensieri del cuore. Manca, forse, di un'apertura un tantino escatologica: ma è una preghiera certo sanguigna, che piacerebbe tanto alle mie buone vecchiotte devotissime del primo banco. 

mercoledì 25 febbraio 2009

Preghiere fedelmente tradotte: la colletta del Mercoledì delle Ceneri

La colletta latina del mercoledì delle ceneri (Missale Romanum Editio Typica III) proviene dal Sacramentario Veronese ed era utilizzata per il tempo del "digiuno del IV mese".
Nel messale di Giovanni XXIII è usata come preghiera alla fine dell'imposizione delle ceneri, che precede l'introito, non come colletta (Cf. Messale di Paolo VI). Per approfondimenti leggere quello che scrive fr. Z.

Concéde nobis, Dómine, praesídia milítiae christiánae sanctis inchoáre ieiúniis, ut, 
contra spiritáles nequítias pugnatúri, continéntiae muniámur auxíliis. 
Per Dóminum. ..

Traduzione CEI
O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore.

La preghiera più letteralmente dice: 
Concedi a noi, Signore, di incominciare a costruire le difese per la battaglia cristiana con i santi digiuni, affinchè, noi che stiamo andando a combattere contro le malvagità dello spirito, siamo muniti degli aiuti che ci vengono dalla penitenza.

E' interessante notare il riferimento continuo, in questa preghiera, al campo semantico della guerra e della attività militare (militia christiana = una vera: Jihad cristiana). In parte questo riferimento è preservato dalla traduzione CEI, anche se un pochino addolcito nella prima frase. Stiamo scendendo in campo contro l'Avversario. La lotta sta per avere inizio, quindi dobbiamo premunirci di difese atte allo scopo. La continentia, cioè la penitenza intesa sia come continenza, sia come astinenza, ci offre gli ausilii necessari, cioè le armi o truppe corazzate da schierare contro le spirituales nequitias.
E se sarebbe bello notare che in questo giorno nel Messale Italiano c'è un esplicito riferimento, più unico che raro, allo "spirito del male", dobbiamo però rifarci al latino, che parla piuttosto di "cattiverie spirituali", "malvagità dello spirito", non solo intendendole come presenza satanica (spiriti del male, traduzione possibile), quanto piuttosto come più larga concretizzazione del peccato che attacca l'anima, una "negatività" che intacca lo spirito umano e gli fa perdere la lotta contro lo spirito del male.

Nell'edizione tipica III del Messale di Paolo VI in latino, sono anche state ripristinate le antiche orazioni sopra il popolo, tanto care ai romani fin dai tempi più antichi (ottimo recupero in verità, non ancora presenti in traduzione italiana approvata). Prima dell'Ite missa est, il sacerdote stende le mani, rivolto al popolo e prega su di esso. Ogni messa di Quaresima ha la sua orazione di benedizione speciale sul popolo. Oggi c'è questa, che suggerisce anche l'atteggiamento fisico di chi la riceve:

Oratio super populum

Super inclinántes se tuae maiestáti, Deus, spíritum compunctiónis propítius effúnde, et praemia.

Su coloro che si inchinano alla tua maestà, o Dio, effondi, propizio, lo spirito di penitenza e i premi di essa.

mercoledì 4 febbraio 2009

Un caso per riflettere sulla traduzione del Messale Romano

Stavo cercando tutt'altro, ma si sa, i computer sono "stupidi veloci" e ti presentano non quello che vuoi, ma quello che tecnicamente hai richiesto con il tuo input. Fatto sta che mi sono accorto di una stravaganza che la dice lunga sulla fedeltà della traduzione dal latino del Messale Romano italiano di Paolo VI, quello che usiamo tutti i giorni per celebrare la messa.
Una stessa preghiera del Messale latino (editio III), identica, usata come postcommunio degli evangelisti Marco e Luca, viene tradotta in italiano in due modi diversi, tanto da non sembrare neppure la stessa preghiera. Vi riporto il tutto:

San Luca, dopo la Comunione
La partecipazione al tuo sacramento, Signore, ci comunichi il tuo spirito di santità, e ci rafforzi nell'adesione al Vangelo, che san Luca ha trasmesso alla tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore.
originale:
Præsta, quæsumus, omnípotens Deus, ut, quod de sancto altári tuo accépimus, nos sanctíficet, et in fide Evangélii, quod beátus Lucas prædicávit, fortes effíciat. Per Christum.

San Marco, dopo la Comunione
Il dono ricevuto alla tua mensa ci santifichi, Signore, e ci confermi nella fedeltà al Vangelo, che san Marco ha trasmesso alla tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore.
originale:
Praesta, quaesumus, omnípotens Deus, ut, quod de sancto altári tuo accépimus, nos sanctíficet, et in fide Evangélii, quod beátus Marcus praedicávit, fortes effíciat. Per Christum.

La prima traduzione, quella per l'evangelista Luca, è ad equivalenze molto dinamiche (a dir poco): "Ciò che abbiamo ricevuto dal santo altare" viene tradotto: "partecipazione al tuo Sacramento". La seconda invece desacralizza: "il santo altare" diventa: "la tua mensa".
Mentre poi la seconda traduzione riporta umilmente "ci santifichi" per rendere: "nos sanctificet", la prima amplifica: "ci comunichi il tuo spirito di santità".
"Fortes efficiat" diviene una volta: "ci rafforzi", un'altra: "di confermi". Buone tutte e due, per carità, ma come mai non si può rendere lo stesso termine allo stesso modo, come si insiste a fare per la traduzione della Bibbia?
Le due versioni sono invece concordi nel tradurre: "omnipotens Deus", con "Signore", diversamente dall'uso del solito appellativo "Padre". Ma "Dio onnipotente" stava bene. Altra concordanza il tradurre quel semplice "praedicavit" con: "ha trasmesso alla tua Chiesa". E qui non siamo proprio d'accordo. Praedicare ha un significato molto più esteso di un limitato: "tradere ecclesiae". Il Vangelo va predicato ad ogni creatura: lo dice proprio San Marco (Mc 16,15): Gesù disse loro: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.

La domanda che comunque resta è: ma i traduttori si sono accorti che hanno reso una stessa preghiera ora in un modo, ora in un altro? Se sì, come mai non si sono risparmiati la fatica? E chi ha dato la recognitio alla traduzione, come mai non ha fatto notare questa peculiarità (e probabilmente molti altri casi)? A proposito, se scoprite altre traduzioni doppie, mandate un avviso. E' sempre utile indagare e capire che cosa davvero diciamo quando celebriamo la Messa.

lunedì 2 febbraio 2009

Preghiera della Festa della Presentazione del Signore

Colletta CEI
Dio onnipotente ed eterno, guarda i tuoi fedeli riuniti nella festa della Presentazione al tempio del tuo unico Figlio fatto uomo, e concedi anche a noi di essere presentati a te pienamente rinnovati nello Spirito. Per il nostro Signore..

Latino
Omnípotens sempitérne Deus, maiestátem tuam súpplices exorámus, ut, sicut Unigénitus Fílius tuus hodiérna die cum nostrae carnis substántia in templo est praesentátus, ita nos fácias purificátis tibi méntibus praesentári. Per Dóminum.

Traduzione letterale
Dio onnipotente ed eterno, supplici preghiamo la tua maestà: come in questo giorno il tuo Figlio Unigenito, assunta la sostanza della nostra umanità (la nostra carne) viene presentato al Tempio, così concedici di essere presentati a te purificati nel nostro spirito. Per il nostro Signore..

Il senso della preghiera sta nella correlazione come...così (sicut...ita). Innalziamo una supplica al Signore perchè ci purifichi interiormente, come in questo giorno si è degnato di entrare e purificare il suo Tempio antico, con la sua divina presenza. C'è qui il richiamo alla Shekinah, la Gloria nuvolosa e luminosa di Dio che santifica la Dimora mosaica, mistero che viene compiuto con l'entrata di Cristo nel mondo, per rimanere nel suo Tempio che è la Chiesa: sempre santa ma sempre bisognosa di purificazione, come dice Lumen Gentium. "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo" dice nel prologo del suo Vangelo san Giovanni. E noi sappiamo che per la Chiesa antica illuminazione era sinonimo di purificazione battesimale. 
Per questo, la festa di oggi, viene chiamata anche Purificazione di Maria, in senso tipologico: è evidente che non si può attribuire un senso morale a questo titolo. Maria non ha nulla da purificare, è la tuttasanta (Panaghia). Ma è tipo della Chiesa (Una e Santa), e deve purificare (cioè affinare, raffinare) la sua fede passando attraverso la tribolazione, che non le è risparmiata. Offrire Cristo al Padre, significa offrirsi insieme a Cristo: "anche a te una spada trafiggerà l'anima".
Tutto questo lo si può leggere meglio nella preghiera di colletta in latino, purtroppo resa inintellibile dalla libera (seppur gradevole alle orecchie) traduzione della CEI.

venerdì 16 maggio 2008

Preghiere fedelmente tradotte: Super oblata della Santa Trinità

Sulle Offerte
Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo: consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito. Per Cristo nostro Signore. (MR italiano)

Sanctífica, quæsumus, Dómine Deus noster, per tui nóminis invocatiónem, hæc múnera nostræ servitútis, et per ea nosmetípsos tibi pérfice munus ætérnum. Per Christum. (MR latino)

Santifica - ti preghiamo, o Signore Dio nostro, per l'invocazione del tuo nome, questi doni del nostro servizio (sacerdotale), e per mezzo di essi rendi perfetti anche noi come sacrificio eterno a te. (tr. privata)

Ci fermiamo sul "et per ea nosmetipsos" che la traduzione del messale tralascia. "Per ea" si riferisce ai doni che chiediamo a Dio di santificare (come piaceva dire a s. Francesco o consacrare nel linguaggio moderno), per mezzo di questi doni che santificati da Dio e mangiati da noi ci santicano, possiamo anche noi diventare quello che assumiamo. E come entriamo in comunione col sacrificio di Cristo, anche noi (nosmetispos) siamo resi perfetti dalla santa Trinità come sacrificio vivente ed eterno. C'è dunque un nesso causale da non tralasciare in questa preghiera. Potremmo dire "Consacra questi doni per rendere noi che li mangiamo, consacrati a te, cioè offerti in tutto e per tutto alla tua Maestà".