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domenica 3 giugno 2012

A che età si è troppo vecchi per essere "presbiteri"?

ordinazione diaconale di alcuni attempati ex anglicani
Pare che, a seguito di una decisione proveniente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, gli ex-ministri anglicani di 80 anni e più che stanno passando all'Ordinariato americano, non potranno venir ordinati presbiteri nella Chiesa Cattolica, indipendentemente dallo stato di salute.
Bisogna prendere con le pinze questa notizia, che tuttavia viene da una fonte solitamente ben informata (The AngloCatholic). Parrebbe infatti più consono lasciare queste decisioni all'Ordinario, che le dovrebbe compiere caso per caso.

Comunque sia, questa posizione può suscitare commenti favorevoli o contrari. Prima di tutto, però, bisogna sempre ricordare che, nella Chiesa Cattolica, nessuno ha diritto ad essere ordinato: è la Chiesa che ha diritto al ministero e per questo ha bisogno di ministri ordinati. In secondo luogo è necessario richiamare che i vescovi hanno il dovere di discernere su chi e quando imporre le mani per il sacerdozio. E la loro valutazione va rispettata.

Però il non ammettere una persona adatta al sacerdozio, solo per via dell'età, non sembra affatto una soluzione teologicamente e spiritualmente così sostenibile. A che età un cristiano è troppo vecchio per essere ammesso tra quelli che, fin dall'antichità, vengono chiamati "anziani" (presbiteri) della comunità?
Può essere posta una barriera invalicabile di un certo numero di primavere, senza tener conto d'altro? Sicuramente no.
Si potrebbe esser tentati di dire: "Ma un prete ottuagenario che cosa può mai fare per la Chiesa?". Ecco la subdola ideologia utilitarista che fa capolino, e pare tanto ragionevole che, di primo acchito, sembra sensata. Ma la risposta deve essere altrettanto drastica: "Ogni prete è una grazia sacramentale per la Chiesa, perché la sua sola esistenza ri-presenta sacramentalmente cristo capo e sacerdote". Ogni prete che semplicemente celebra la santa Eucaristia sta santificando la Chiesa, indipendentemente dall'energia che possiede come uomo. Che lo faccia per un giorno, dieci, cento o mille non ha nessuna importanza.

E poi - se proprio vogliamo metterla sul piano del ministero attivo - quanti preti dopo aver raggiunto e ben superato gli ottanta, sono di grande aiuto a parroci più giovani, con il loro servizio nel confessionale, con la loro capacità di consigliare, con la loro esperienza pastorale e condivisione umana con gli ammalati....
Non abbiamo forse un Papa ottantacinquenne, che sta facendo un ottimo lavoro?
L'ordinazione sacerdotale di uomini anziani, soprattutto nel caso in questione, cioè di persone che per una vita sono state a servizio ministeriale dei cristiani che ora hanno deciso di passare alla Chiesa Cattolica, non sarebbe affatto scandalosa o "stravagante". E anzi, avrebbe il merito di seppellire il giovanilismo imperante, anche a livello vocazionale. L'aspettativa di vita non è mai stata una condizione pro o contro il ricevere gli ordini sacri (d'altra parte non si muore solo di vecchiaia...). Se questi anziani sono abbastanza "giovani" per ricevere la cresima (e tutti i convertiti dall'anglicanesimo la ricevono), perché non dovrebbero essere anche adatti (acciacchi e lucidità mentale permettendo) a servire come presbiteri i loro fratelli?

PS. Nel mio convento abbiamo frati sacerdoti ultranovantenni che continuano egregiamente a confessare e predicare (e qualcuno si azzarda perfino a guidare pellegrinaggi all'estero...). Parlano degli ottantenni come dei giovanotti! Vedete come davvero tutto sia "relativo" al punto di vista!

venerdì 11 maggio 2012

Annunciato l'Ordinariato Personale per ex-anglicani in Australia

La Conferenza Episcopale dell'Australia ha diffuso oggi un importante comunicato-stampa che annuncia l'istituzione di un Ordinariato personale per gli ex-anglicani del continente agli antipodi (secondo la previsione di Anglicanorum Coetibus). Dobbiamo davvero dire: era ora! Dopo i tanti problemi suscitati dall'arcivescovo anglicano Hepworth, (che paradossalmente è proprio colui che, a capo della TAC, ha iniziato tutto il processo sfociato nell'istituzione degli ordinariati), finalmente la sua destituzione, avvenuta a marzo scorso, ha permesso alla TAC di scegliere. Ed essa, ribaltando precedenti decisioni, ha ora scelto di rimanere fuori della Chiesa Cattolica! Avevamo parlato, in tempi non sospetti (2009), di tutta la problematica del personaggio John Hepworth.
Oggi tuttavia, la stessa Chiesa Cattolica rompe gli indugi, ed è in grado di dare una data certa per l'inizio della ricezione di quanti, tra gli anglicani delle varie obbedienze, vogliono unirsi comunque, in buona fede e obbedienza, alla comunione con Roma:

Un Ordinariato Personale sarà eretto in Australia il 15 giugno
11 maggio 2012

Il Presidente della Conferenza Episcopale Australiana, l'arcivescovo Denis Hart, ha comunicato oggi che Papa Benedetto XVI intende annunciare l'istituzione in Australia, di un Ordinariato personale per gli ex anglicani a partire dal 15 giugno del 2012.
Un Ordinariato Personale è una struttura ecclesiale per particolari gruppi di persone che desiderano entrare in comunione con la Chiesa cattolica.
Nel 2009 Papa Benedetto XVI ha annunciato disposizioni speciali per far fronte al desiderio di gruppi di Anglicani che volevano unirsi alla Chiesa cattolica. Tali disposizioni permettono loro di mantenere una parte delle tradizioni di preghiera e culto dell' anglicanesimo.
Ordinariati Personali sono già stati istituiti nel Regno Unito (2011) e gli Stati Uniti d'America (2012).
I Vescovi australiani hanno già messo in atto procedure per consentire ai membri del clero e laici di unirsi alla Chiesa cattolica attraverso l'Ordinariato.
Mons. Hart spera che vi sarà un caloroso benvenuto per quanti desiderano entrare nella Chiesa cattolica per mezzo dell'Ordinariato. "Sono fiducioso - ha detto - che quegli ex-anglicani che hanno fatto un cammino di fede che li ha portati alla Chiesa cattolica troveranno una pronta accoglienza ".
Questa nuova comunità avrà lo status di diocesi e sarà conosciuta con il nome di Ordinariato Personale di Nostra Signora della Croce del Sud sotto il patrocinio di Sant'Agostino di Canterbury.

lunedì 23 aprile 2012

La chiesa di cartone per i terremotati in Nuova Zelanda

L'agenzia Fides, qualche giorno fa ha lanciato in Italia la notizia, riprendendola da Associated Press: dopo il devastante terremoto del 21 febbraio 2011, che ha lesionato gli edifici più antichi della città neozelandese di Chistchurch, è stato deciso di rimpiazzare la cattedrale ottocentesca (vedi foto sopra) che dà il nome alla città e ne rappresenteva, fino ad oggi, il simbolo. Troppo costoso e pericoloso tentare di ripararla. Il campanile è completamente collassato, le strutture interne della chiesa e la facciata sono state abbattute per sicurezza. Che fare? Con spirito pragmatico e lucidità del nuovo mondo ecco che: 
"La chiesa anglicana sarà ricostruita temporaneamente con il cartone, in attesa dell’edificio permanente previsto. La cattedrale Vittoriana in stile gotico, che dominava il centro della piazza della città, è stata demolita dopo i gravi danni causati dal terremoto. La nuova struttura, progettata dall’architetto giapponese Shigeru Ban, noto per la costruzione di una chiesa di cartone costruita dopo il terremoto del 1995 di Kobe, in Giappone, verrà situata nel luogo dove sorgeva un’altra chiesa storica andata distrutta. Questo edificio provvisorio, oltre ad essere un simbolo di speranza per il futuro della città, sarà fatto con tubi di cartone, travi in legno, acciaio strutturale e una piazzola di cemento, ed è destinata a durare più di 20 anni. Dovrebbe essere pronta per il prossimo Natale".
Sì, cari lettori, avete letto bene. Una chiesa di cartone! L'idea mi pareva piuttosto sorprendente. Perciò mi sono documentato e sono andato a cercare i progetti. E devo dire che non è niente male per essere una chiesa prefabbricata e temporanea! Una struttura semplice ma luminosa, senza velleità, e per di più ecologica anche se non proprio economica (3 milioni e mezzo di dollari americani), che permetterà ai fratelli anglicani di continuare a pregare e lodare Dio. Ben diversa dalla struttura avveniristica e nuvolosa che avevano proposto, se vi ricordate, dopo il terremoto dell'Aquila, come chiesa provvisoria....(potete leggere qui).   A proposito: che fine ha fatto la "Chiesa della Risurrezione" di Eusebi che doveva essere completata per la fine del 2010? Le ultime notizie sono dell'aprile 2011: il progetto esecutivo era arrivato solo a dicembre 2010, ma da allora non si è saputo più nulla (se avete aggiornamenti, postateli pure nei commenti). Non si sa neppure dove dovrebbe sorgere la chiesa provvisoria "da costruire in pochissimo tempo". E pare non ci siano nemmeno le risorse, cioè i soldini. Speriamo che i fratelli anglicani siano più fortunati degli aquilani. Tra l'altro, anche all'Aquila doveva sorgere un auditorium "di cartone" progettato dallo stesso architetto giapponese che ha disegnato la chiesa per la Nuova Zelanda. Ma il progetto aquilano è stato "snaturato", realizzato in acciaio, invece che con il materiale previsto dal suo ideatore.
C'è da dire, comunque, in riferimento alla "chiesa di cartone": evviva la semplicità. Ecco le foto:


Rendering del progetto nel suo ambiente
E la cattedrale cattolica del Santissimo Sacramento? Anche questa è stata severamente danneggiata. Ma pare - grazie a Dio - che la bella chiesa neoclassica non debba essere abbattuta e possa - col tempo - venir restaurata. 




lunedì 2 gennaio 2012

Riti diversi nella stessa Chiesa diocesana? Non è una novità di questi anni. Anzi!

Pare che viga da parecchio (si parla di secoli) l'obbligo dei vescovi che qualcuno si ostina a supporre introdotto da Summorum Pontificum o da Universae Ecclesiae o ancora da Anglicanorum Coetibus, cioè quello di rispettare e favorire attivamente tutti i riti nell'unità della stessa fede. Da ieri è nato il secondo Ordinariato Anglicano, in America, anche questo con la sua forma liturgica da rispettare. Sono tornati all'unità nel recente passato tanti tradizionalisti, e - speriamo - il nuovo anno porterà a casa anche i più testardi: pure ad essi è e sarà consentito l'uso della propria liturgia... Voci insistenti fanno inoltre balenare che, fra non molti giorni, uscirà anche un'approvazione del rito "Romano-Neocatecumenale"!
Il Concilio Ecumenico Lateranense IV, resosi conto che in varie circoscrizioni ecclesiastiche convivevano gruppi di cattolici di diversa lingua, alcuni attaccati ai loro riti tanto da far continue polemiche e litigi con i vescovi che non volevano concedere la celebrazione secondo i loro venerandi libri liturgici, risolse - come potete leggere qui sotto - la questione: dando ragione a quei "gruppi stabili", in massima parte greci, che volevano conservare il loro rito, anche se viventi in mezzo a una maggioranza schiacciante di latini. Tutto questo avveniva nel 1215. 
Tuttavia la Chiesa - è risaputo - ci mette molto tempo a recepire e ad implementare i decreti di ogni Concilio Ecumenico. Ma Papa Benedetto continua a ricordare con i suoi documenti che - a differenza di quanto comunemente si pensa - ogni rito approvato dalla Madre Chiesa è buono quanto un altro, soprattutto per coloro che proprio vi sono spiritualmente e umanamente congiunti e strettamente legati.
Canone IX:  Riti diversi nella stessa fede 
Poiché in più parti, entro l'ambito della stessa città e diocesi sono raccolti popoli di diverse lingue, che nell'ambito dell'unica fede hanno riti e costumi diversi, comandiamo severamente che i vescovi di queste città o diocesi nominino persone adatte, che possano celebrare nei diversi riti e lingue gli uffici divini e amministrare loro i sacramenti, istruendoli con la parola e con l'esempio...
(consulta qui l'originale completo)

Semplice ed efficace. Paradossalmente oggi sono tutelate tutte le lingue di ogni popolo migrante e itinerante, stanziale o di passaggio sul territorio diocesano, e ad esse si dedicano messe domenicali e cappellanie nazionali. Però il rito latino, autoctono, non gode solitamente non dico di protezione, ma almeno di legittima libertà, e i pochi aderenti ad essi si ritrovano stranieri in patria propria... D'altra parte è anche evidente che il Concilio voleva porre un freno a chi non vedeva altro che il rito della Chiesa Romana, come se tutto quello che si discosta da esso sia da rigettare come fosse eresia: lingua, musica, tradizioni, preghiere. Anche questo è inconcepibile.

Ma se ci arrivavano quegli "oscurantisti" di Medievali nel loro buio periodo storico, come mai oggi che siamo tutti illuminati e adulti non ci arriviamo più e continuiamo a confondere unità con uniformità?

sabato 26 novembre 2011

Benvenuto Avvento! I primi vespri del Tempo dell'Attesa e il loro inno.

Come ogni anno, fedeli alla Tradizione di questo Blog, iniziamo l'Avvento riascoltando ancora e ancora la melodia che caratterizza questo tempo. In latino, ma anche in inglese, secondo la traduzione molto cara e tanto utilizzata sia dai cattolici che dai protestanti. Il video di "Creator of the stars of night", che vi propongo, ci fa ascoltare il coro della Cattedrale anglicana di Ely.
Per trovare le parole, le traduzioni, gli spartiti e altri video informativi sul canto "Conditor alme siderum", vi rimando ai post passati:

Melodie dell'Avvento 1: Conditor alme siderum

La melodia dell'inno gregoriano d'Avvento con le parole in Italiano





E ascoltate ora che cosa sono capaci di fare questi bambini con le loro voci angeliche. Una reintepretazione mixata e rimaneggiata della bella e antica melodia d'avvento. Il coro si chiama "Libera", uno dei più celebri e popolari cori di ragazzi del mondo.

mercoledì 16 novembre 2011

L'Ordinariato Anglicano per gli USA in arrivo il 1° gennaio 2012

Lo scudo degli Episcopaliani con
l'aggiunta delle chiavi di Pietro  
Il secondo Ordinariato per anglicani che tornano alla comunione con la Chiesa Cattolica sarà istituito ufficialmente il 1° gennaio del nuovo anno. Lo ha annunciato ieri il Card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington e delegato per l'attuazione in terra americana della Costituzione "Anglicanorum Coetibus". La struttura personale dell'Ordinariato statunitense, già prevista dal 15 giugno scorso, sarà la seconda ad essere eretta, dopo l'Ordinariato britannico, intitolato a Nostra Signora di Walsingham. Accoglierà parrocchie ex-episcopaliane (il nome degli anglicani in USA), singoli laici e ministri che chiederanno - anche se sposati - di poter diventare sacerdoti cattolici per continuare a servire i loro fedeli. Il Papa ha generosamente concesso che quanti tornano dall'anglicanesimo a Roma possano ritenere le loro peculiarità liturgiche, teologiche e disciplinari. Tra di queste ultime, appunto, il presbiterato uxorato. I sacerdoti viventi nel matrimonio non potranno, però, accedere all'episcopato. 
I vescovi cattolici latini degli Stati Uniti sono alquanto in attesa per il ritorno di questi fratelli. Infatti le comunità episcopaliane, come numero, sono piuttosto piccole rispetto alle parrocchie cattoliche, ma hanno al contrario parecchi ministri. Non è un mistero che i vescovi cercheranno, una volta ordinati questi ministri come sacerdoti cattolici, di avvalersi del loro servizio anche nelle loro circoscrizioni, al di fuori degli stretti confini dell'Ordinariato, dando così sollievo agli oberati, e sempre più pochi, presbiteri attualmente in attività nelle diocesi degli Stati Uniti. Finora le domande di ministri che chiedono di diventare preti cattolici sono ben 67 (qui la fonte).
In aggiunta tutti i cattolici che lo vorranno, potranno liberamente frequentare le parrocchie ex-anglicane, non solo per la messa, ma anche per gli altri sacramenti e per la catechesi, pur rimanendo sotto la giurisdizione del loro vescovo e non come membri dell'Ordinariato. Bisogna ricordare che in parecchi luoghi degli Stati Uniti le parrocchie cattoliche sono una rarità, ed è probabile che l'unica possibilità di partecipare alla messa, per alcuni cattolici dispersi nell'immenso territorio USA, sia proprio quella che troveranno nelle ex parrocchie episcopaliane ora in comunione con Roma.

Inoltre l'arcivescovo Wuerl il 15 giugno si era già espresso con queste altre riflessioni (vedi qui in inglese): 
"I Cattolici tradizionali, legati cioè alla forma straordinaria (la messa in latino in forma straordinaria) troveranno affinità spirituali nell'Ordinariato anglicano che sta nascendo. Gli Anglo-cattolici, come saranno chiamati, hanno un particolare affetto per le tradizioni e gli usi pre-conciliari. Essi diventeranno gli alleati naturali dei cattolici tradizionalisti, anche se manterranno molte delle loro caratteristiche uniche provenienti dal patrimonio della Chiesa inglese. Possiamo aspettarci di vedere una buona quantità di interscambio di cattolici tradizionali che frequenteranno le messe anglicane cattoliche, e viceversa, con gli anglicano-cattolici che frequentano le messe cattoliche tradizionali in latino. Questo è inevitabile. E' doveroso quindi, che sia gli anglicano-cattolici sia i cattolici tradizionali si avvicinino tra loro e prendano contatto, per costruire amicizie e lavorare insieme verso obiettivi comuni."
Il Cardinale non nascondeva, infine, che la nuova struttura anglo-cattolica permetterà ai tradizionalisti di trovare un vero e proprio "rifugio" nelle parrocchie di provenienza episcopaliana, soprattutto in quei territori - a suo dire - governati da vescovi "apertamente ostili" ai Cattolici di orientamento tradizionalista (qui la fonte delle citazioni)

Fonte della notizia: Zenit
Intervento completo in inglese del Card. Wuerl: www.theanglocatholic.com/

sabato 12 novembre 2011

Messa Anglicana alla Basilica di San Francesco in Assisi

Guardate questo video girato un paio di giorni fa da alcuni pellegrini americani: sembra una bella e dignitosa celebrazione dell'eucaristia all'altare del crocifisso nella Basilica inferiore di S. Francesco:


Si sente anche un delicato Agnus Dei in gregoriano. Ma subito dopo cosa fa il sacerdote? Si inchina e insieme al popolo dice una preghiera in inglese! "Novità e abusi" - griderà subito qualcuno -, "aggiunte indebite!" - qualcun altro. E la cosa non finisce qui. Dopo la preghiera il sacerdote mostra le sacre specie per l'Ecce Agnus Dei... e qui il popolo mi diventa tradizionalista addirittura! Ripetono per ben tre volte e al suon del campanello: "O Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e l'anima mia sarà salva". Anche questo lo dicono in Inglese.
Ma che messa sarà mai?
Trattasi di celebrazione eucaristica secondo il rito Anglo-Cattolico americano, l'unico finora approvato dalla Santa Sede, ed in uso presso le comunità tornate alla Chiesa Romana dalla "chiesa" episcopaliana ben prima della promulgazione di Anglicanorum Coetibus, ancora sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Un rito che appare una costruzione un tantino "patchwork", tipo vestito di Arlecchino (lo dico senza essere irriverente). Mette insieme il Novus Ordo in Inglese, l'Ordine della comunione anglicano (dal Book of Common Prayer) ed elementi dell'Anglican Missal ottocentesco, il messale romano ad uso degli anglo-cattolici.
Questa loro liturgia è contenuta nel Book of Divine Worship, che trovate tutto quanto in Internet in formato PDF (proprio qui). A pag. 321 è descritto ciò a cui assistiamo nel video. Sono preservati quegli elementi del patrimonio anglicano non in contrasto con la fede cattolica. Tali elementi, molto spesso, coincidono con usanze "preconciliari" o con formulari pretridentini, tradotti però in lingua vernacolo, che fin dal XVI secolo fa la sua comparsa nella liturgia della Chiesa d'Inghilterra.

In particolare quella che ascoltiamo dopo l'Agnus Dei, si chiama Prayer of humble access, e si ritrova in parecchie liturgie anglicane prima della comunione. Fu composta dallo stesso Cranmer, riformatore inglese, nel 1548, per preparare il popolo alla comunione sotto le due specie, allora da poco reintrodotta. Essa recita così:
We do not presume to come to this thy Table, O merciful Lord, trusting in our own righteousness, but in thy manifold and great mercies. We are not worthy so much as to gather up the crumbs under thy Table. But thou art the same Lord whose property is always to have mercy. Grant us therefore, gracious Lord, so to eat the flesh of thy dear Son Jesus Christ, and to drink his blood, that we may evermore dwell in him, and he in us. Amen

Non presumiamo di venire a questa tua Mensa, O Signore misericordioso, confidando nella nostra giustizia, ma nella tua molteplice e immensa misericordia. Non siamo degni neppure di raccogliere le briciole sotto la tua  Mensa. Ma tu sei quello stesso Signore che sempre perdona. Concedici perciò, Signore che dai Grazia, di mangiare la carne del tuo amato Figlio Gesù Cristo, e di bere il suo sangue, cosicché possiamo dimorare sempre in lui e lui in noi. Amen.

Una preghiera di chiara origine protestante - e si vede nell'uso di Table al posto di Altar, e l'insistenza sulla mancanza di giustizia nell'uomo che può confidare solo nella grazia di Dio.... - preghiera però riportata al suo luogo originario, cioè prima della comunione, e letta in maniera evidentemente cattolica. E' interessante notare che Cranmer stesso l'aveva spostata, anticipandola, nei suoi rituali successivi, ritenendola troppo devozionale e incline a far "adorare" le sacre specie (cosa che lui, evidentemente non voleva.). Chissà come si rivolta nella tomba ora che i suoi pronipoti anglicani, tornati cattolici, continuano a pronunciare le sue parole davanti agli elementi transustanziati nel vero Corpo e Sangue di Cristo che lui, un po' zwinglianamente, prendeva molto, ma molto, in senso solamente "spirituale"!

Commento e fonti della preghiera "Of Humble Access" (in inglese)


NB. Per i confratelli di Assisi: non mettete vasi o piante che blocchino l'altare dal suo lato anteriore, come si evince dal video postato sopra. Gli anglo-cattolici preferiscono celebrare la messa "verso Oriente", cioè con il sacerdote che non si mette dietro l'altare, ma sta dalla stessa parte del popolo. Sarebbe gentile fargli trovare la possibilità di farlo: è qualcosa di molto sentito nel loro patrimonio liturgico. E non solo da loro....

lunedì 1 agosto 2011

Anglicanorum Fratribus!


Mi arriva oggi la notizia, quanto mai gradita, che l'Ordine dei Frati Minori Conventuali, i Grey Friars inglesi, ha accolto la domanda di due frati francescani anglicani che cercavano la comunione con la Chiesa di Roma. I due religiosi della Society of Saint Francis in Inghilterra, lo scorso maggio, dopo la loro formale accettazione nella Chiesa, hanno intrapreso subito l'anno di noviziato. Fra Paschal Worton e Fra Maximilian Martin sono stati anche "raccomandati" in modo speciale dall'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che - una volta capito il loro desiderio di "varcare il Tevere", ha cercato di aiutarli a continuare nella loro genuina esperienza francescana. Ambedue erano professi nella congregazione anglicana da 25 anni. Non dunque dei ragazzotti che danno un colpo di testa. I nostri frati inglesi, con molto tatto, ma con molta letizia e accoglienza, li hanno benevolmente accolti, istituendo solo per loro un particolare noviziato, che li aiuti a diventare bravi frati e cattolici.
Queste conversioni singole - e ce ne sono parecchie - non le troverete nelle statistiche dell'Anglicanorum Coetibus, cioè dell'Ordinariato istituito per la riunione corporativa degli anglicani alla Chiesa di Roma, eppure anche questi piccoli numeri contano.
San Francesco gioisce e il suo Ordine si rallegra.
PS.: Se vi interessa capire qualcosa del colore originale dei frati francescani, che non è il marrone o altro colore - come molti ritengono - ma il grigio cenere, leggete questo post del mio caro confratello Fra Alberto.

Leggi la notizia in inglese nel sito della Provincia Francescana di Gran Bretagna e Irlanda

martedì 15 marzo 2011

I figli (in gestazione) della Santa Madre Chiesa Cattolica in Inghilterra

Pasqua, tempo di battesimi e "iniziazione cristiana degli adulti", comprese - per quel che riguarda il Regno Unito - le conversioni alla Chiesa Cattolica.
Apprendiamo oggi dalla Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles che quest'anno in totale si uniranno alla Chiesa Cattolica (sia per via di Battesimo che di ricezione in piena comunione) ben - udite, udite - 4.700 persone. Numeri ufficiali e impressionanti, perchè qui non si parla di bambini da battezzare nella notte di Pasqua, ma di giovani e adulti inglesi e gallesi che scelgono consapevolmente di entrare nella Chiesa in comunione con Roma e che domenica scorsa hanno iniziato la preparazione prossima al passo più importante della loro vita.
Di questi 4700 quasi 900 sono gli ex-anglicani che si apprestano a confluire nell'Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham istituito per loro da Papa Benedetto. Tra di essi ci sono ben 61 ex-ministri anglicani, molti dei quali poi chiederanno di poter essere formati e infine ordinati preti cattolici. Pare che non se ne aspettassero più di 40 al massimo 50, nella prima "ondata" di conversioni, e invece l'entusiasmo degli ex-pastori supera le previsioni.
Davvero un sorprendente strascico della visita di Papa Benedetto alla Nazione Britannica l'anno scorso!

Nella foto la gioia del gruppo dei "neo-eletti" all'accoglienza nella Chiesa Cattolica, fotografati nella cattedrale di Southwark:


Qui la fonte: il Sito della Catholic Church in England and Wales 

lunedì 7 marzo 2011

Ordinazioni Anglo-Cattoliche e prime uscite dell'Ordinario sposato in vesti pontificali

Vi propongo le foto eccezionali dell'ordinazione sacerdotale (avvenuta il 5 marzo) di Edwin Barnes, ex vescovo anglicano di Richborough, per l'imposizione delle mani di mons. vescovo di Portsmouth con l'assistenza dell'Ordinario Keith Newton, dell'Ordinariato anglo-cattolico inglese di Nostra Signora di Walsingham. 
Non essendo vescovo, ma sacerdote (coniugato), l'Ordinario non può conferire il sacro ministero per il diaconato o il presbiterato dei suoi sudditi.
Però - come si vede dalla foto qui a lato - l'ex vescovo Newton fa comunque ora uso dei pontificalia (mitria, anello, croce pettorale), paramenti che, generosamente, Papa Benedetto aveva previsto di poter concedere, quando pubblicò le norme complementari ad Anglicanorum Coetibus (e si sa bene quanto tengano a questi sacri orpelli gli anglo-cattolici!!!!): 

I Vescovi già anglicani


Articolo 11§ 4. Un Vescovo già anglicano che appartiene all’Ordinariato e che non è stato ordinato vescovo nella Chiesa Cattolica, può chiedere alla Santa Sede il permesso di usare le insegne episcopali.


Ecco qui sotto tutto lo slideshow della messa di ordinazione: la Chiesa Cattolica inglese e l'Ordinariato crescono davvero a vista d'occhio!
Ci vuole un po' di pazienza per il caricamento. Se avete fretta, cliccate qui per vedere le singole foto

martedì 22 febbraio 2011

Luteranorum Coetibus! L'ordinariato anglocattolico americano pronto a imbarcare anche gli Anglo-Luterani: L'unità della Chiesa è contagiosa

Una notizia inaspettata e consolante, soprattutto perchè esce in questo giorno dedicato all'unità della Fede significata dalla roccia che è l'apostolo Pietro e i suoi successori. La minuscola comunità ecclesiale americana denominata "Chiesa cattolica anglo-luterana", in pratica una denominazione luterana in terra statunitense, in comunione con alcune chiese anglicane tradizionaliste, ma per il resto indipendente da tutti e da tutto..., è stata accettata per far parte del condendo Ordinariato americano da erigere in conformità alla Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus. Cinque "vescovi" per cinque parrocchie paiono un po' tanti, ma l'accoglienza cattolica è davvero generosa. Speriamo bene! Ci vuole infatti cautela nell'imbarcare tutte le schegge di chiese e comunità ecclesiali prodottesi dalla frammentazione causata dalla Riforma, anche se non si può certo dire di no a chi desidera l'unità cattolica.

Nel maggio 2009 la Anglo-Lutheran Catholic Church (ALCC) scrisse una lettere al Cardinal Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani. In tale missiva si affermava che la ALCC: “desidera correggere gli errori di padre Martin Lutero, e ritornare all'Una, Santa e Vera Chiesa Cattolica stabilita da Nostro Signore Gesù Cristo per mezzo del beatissimo Pietro”. Quella lettera fu trasmessa per competenza alla Congregazione per la Dottrina della Fede. La Congregazione rispose che si sarebbe data seria attenzione alla richiesta di piena unità lì espressa.
Quando poi papa Benedetto lancio Anglicanorum Coetibus la ALCC, pur contenta per l'offerta fatta ai fratelli anglicani, non pensò di dover rispondere a tale offerta, perchè essendo di origine luterana non pensava fosse un appello a cui poter aderire.
Ma nell'ottobre 2010 una lettera di mons. Ladaria, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, invitata i luterani americani a rivolgersi al delegato papale per l'istituzione dell'Ordinariato anglo-cattolico, al quale - se lo volevano - potevano aderire anche loro.
Con umiltà, la ALCC ha risposto con un sonoro "YES", inviando subito una lettera al Cardinal Wuerl in ottemperanza alle direttive ricevute dalla Cong. per la Dottrina della Fede, dove chiedeva di far parte "di questa meravigliosa riunificazione all'interno del Corpo di Cristo".
Concludeva il comunicato della ALCC:
"E' con grande gioia e profonda gratitudine, quindi, che la Chiesa cattolica anglo-luterana fa conoscere la sua intenzione di entrare dell'Ordinariato americano secondo le disposizioni del Anglicanorum coetibus, e attende di servire con tutti i nostri fratelli e sorelle in Cristo, per annullare la Riforma e ripristinare la visibile e corporativa unità dell'Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa di Cristo".

mercoledì 19 gennaio 2011

Il Papa apre le porte ai preti sposati? Sì, ma secondo la Tradizione latina della continenza.

Immagine spiritosa di Don Gioba: www.gioba.it
Dopo aver ascoltato più di una domanda allarmata da parte di buone anime, e dopo aver letto commenti incredibili nei blog (pure cattolici!), penso sia proprio il caso di intervenire nel dibattito per spiegare come mai Sua Santità ha permesso che tre uomini sposati potessero essere ordinati preti, pur rimanendo in vigore la legge del celibato per la generalità delle ordinazioni latine. L'ordinazione dei primi tre preti dell' Anglicanorum Coetibus ha scatenato una ridda di commenti tra i soliti giornalisti saccenti che, ahimè, formano e condizionano l'opinione pubblica degli stessi cristiani e addirittura dei ministri di Dio.
Ritengo - comunque - che questi neo-sacerdoti seguiranno ora non più la prassi anglicana (e protestante) dell'uso del matrimonio per coloro che sono chierici, ma l'antica e veneranda prassi della Chiesa cattolica d'Occidente. Cioè la continenza pur vivendo nel matrimonio. Il conferimento dell'ordinazione sacerdotale ai non celibi è parte del patrimonio anglicano che viene conservato, ma secondo l'indiscussa e indiscutibile tradizione, mai revocata neppure dal Concilio Vaticano II o dal Codice di Diritto Canonico del 1983 (si veda il canone 277 §1, 2 e 3 che distingue celibato e continenza, la quale è per tutti i chierici).
In effetti ci sono dei precedenti, dichiarati nel 1990, secondo cui Giovanni Paolo II imponeva ai rarissimi casi di ordinazione di uomini sposati, nati cattolici, la promessa di continenza, mentre soprassedeva per chi da ministro in comunità ecclesiali protestanti chiedeva di essere ordinato prete cattolico, pur continuando a vivere nel matrimonio.
Il problema, comunque, è semplice: non si deve confondere continenza celibato. Sono due cose diverse. Ogni celibe, nella Chiesa, è di diritto e di dovere continente, cioè si astiene da rapporti con donne. Ma tra gli sposati è sempre esistita la possibilità, vista come un carisma, che arrivati ad una certa età, allevati i figli e spenti gli ardori giovanili, i due - di comune accordo - si consacrino al servizio di Dio, vivendo in continenza matrimoniale il resto della vita. Con tutte le fatiche e le precauzioni del caso.
Per gli orientali anche per i chierici varrebbe la clausola paolina della astensione "temporanea" per "dedicarsi alla preghiera", ovvero in vista della celebrazione liturgica: e infatti tra di essi la messa viene celebrata dai preti sposati solo alla domenica (o a volte anche il giovedì).
Per i latini, fedeli alla prassi più antica, la continenza è una forma di scelta di consacrazione totale al ministero, non una regola di purità rituale anticotestamentaria, e per questo è totale.
La "prova del nove" è che il prete sposato, in tutte le Chiese, non ha il dovere di lasciare la prima moglie, ma se rimane vedovo, non può più risposarsi (perchè ha già deciso di vivere in perfetta castità per il Regno dei Cieli). Non per niente i figli dei sacerdoti, ieri come oggi, se sono nati prima dell'ordinazione del padre, prete sposato, sono considerati legittimi, altrimenti non lo sono (anche se il codice non parla più di figli frutto di sacrilegio!!).
Su questo punto non si è innovato nulla al Concilio Vaticano II: la regola e la prassi romane sono le stesse almeno dal IV secolo. Evidentemente per la tutela della continenza il celibato è un grande aiuto. Ci vuole più eroicità a viverla nello stato matrimoniale. Per questo la Chiesa latina sceglie i suoi ministri tra chi è disposto a vivere nel celibato. Ma ciò non toglie che l'altra possibilità sia sempre esistita. Il ripristino del diaconato permanente va in questa stessa direzione.
La stessa richiesta, ma per altri motivi, ovvero di ordine penitenziale, viene fatta ai divorziati risposati che ad un certo punto del loro cammino, pentiti dei peccati passati, desiderano tornare a ricevere - remoto scandalo - i sacramenti della riconciliazione e della comunione. E infine, per mostrare che questa prassi è più diffusa di quel che appaia nella nostra attuale società in cui matrimonio è equiparato a sesso, anche gli sposati possono entrare - di comune accordo - in convento o monastero, come mostra la Regola di San Francesco che prevede esplicitamente il caso di uno sposato che desideri farsi frate (ma in quel caso è ovviamente sospesa anche la coabitazione matrimoniale).
Per un bel saggio sull'ermeneutica della continuità a proposito dell'ordinazione di continenti non celibi, si legga il saggio di mons. Cesare Bonivento, PIME, già docente all'Urbaniana di Roma, poi vescovo missionario:
Il Celibato sacerdotale e il Vaticano II. Vengono riassunte ed esposte le tesi e gli studi più autorevoli, fino al 2009, riguardo il celibato dei ministri nella Chiesa e la distinzione necessaria fra continenza volontariamente assunta nel matrimonio e stato celibatario. Vi riporto una piccola porzione dell'introduzione:

Distinzioni necessarie. Prima di inoltrarci in questo studio e’ necessario fare due distinzioni che ci sembrano di grande importanza, per evitare inutili equivoci.
La prima riguarda la distinzione tra celibato sacerdotale e continenza sacerdotale. Con il primo si intende la richiesta/promessa di non sposarsi in futuro da parte di un celibe che ha ricevuto un ordine maggiore (Diaconato, Presbiterato, Episcopato).
Siccome la richiesta di questo celibato come unica via di accesso agli Ordini Sacri, e’ apparsa solo nel secondo millennio avanzato, molti sono caduti nell’equivoco che il celibato sacerdotale sia di istituzione ecclesiastica e non apostolica. Con la “continenza sacerdotale” invece si intende la richiesta/promessa di non usare piu’ il matrimonio da parte di uno sposato che riceve un Ordine Maggiore (Diaconato, Presbiterato ed Episcopato). Queste due forme hanno convissuto a lungo nella Chiesa fin dai tempi apostolici, accettandosi a vicenda, perche’ tutte e due concordavano nella continenza corporale richiesta a tutti coloro che dovevano servire all’altare dopo aver assunto gli Ordini Maggiori.
Non tenere conto di questa distinzione significa condannarsi ad una grande confusione storica, e a non capire la disciplina della Chiesa in questa materia.
Infatti se uno cerca nei tempi apostolici o nei primi secoli della Chiesa la legislazione del celibato com’e’ venuta formandosi a poco a poco dal II Concilio Lateranense in poi non la trovera’ mai; mentre trovera’ tutti gli elementi necessari per concludere che a chiunque (celibe o sposato) accettava di essere ordinato, veniva richiesta dalla Chiesa la continenza sacerdotale. Quindi la nostra ricerca ci portera’ a dimostrare che la Chiesa e’ venuta a privilegiare in modo esclusivo una forma di continenza sacerdotale, ossia il celibato, che era gia’ presente e raccomandata dagli Apostoli, all’interno della disciplina generale da loro stabilita, come dimostra chiaramente il caso di Tito e Timoteo. Quindi nel corso di questo sommario storico ci riferiremo alla disciplina instaurata dagli Apostoli col nome di celibato/continenza sacerdotali, perche’ nella storia questi due modi sono proceduti insieme, quasi fino al Concilio di Trento.

La seconda distinzione e’ tra Legge e consuetudine disciplinare. La storia dice che una legge non sorge mai dal nulla: ha bisogno di un comportamento precedente e comunemente accettato, e forse trasgredito da alcuni. Per rinforzare questo comportamento che comunemente viene chiamato consuetudine o disciplina comune, lo si trasforma in legge, per dargli quell’obbligatorieta’, che le offese contrarie possono mettere in dubbio. Cio’ vale anche nel campo ecclesiastico, soprattutto tenendo conto che l’insegnamento apostolico e’ stato dato alla Chiesa sia per iscritto che a voce. Infatti S. Paolo nella 2Ts. 2,15 dice: “Ora, dunque, o fratelli, state saldi e seguite fedelmente le dottrine che vi abbiamo trasmesse sia a viva voce che per lettera”. Questo tipo di insegnamento e’ stato ricordato nel secondo secolo da Ireneo, quando nelle sua opera “Contro le eresie” ricorda a tutti che la tradizione apostolica e’ stata conservata nella Chiesa di Roma. Certamente si riferiva a qualcosa di piu’ di quanto poteva riferirisi unicamente alle Sacre Scritture. Niente esclude che questa “tradizione” si riferisca anche al problema del celibato/continenza. L’affermare quindi che prima della legge sulla continenza sacerdotale, apparsa nel quarto secolo col Concilio di Elvira del 306, non esisteva nessuna direttiva della Chiesa in proposito, e’ una arbitrarieta’ o imprudenza storica.
Al contrario, una legge scritta nel quarto secolo, fa supporre che esistesse una tradizione e una disciplina in merito.

Potete scaricare il saggio completo, accurato e scientificamente annotato, da questo link ospitato dal portale della Chiesa Cattolica Italiana (CEI): http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/s2magazine/AllegatiTools/56/20090524_b_IV__Il_celibato_Sacerdotale_e_il_Vaticano_II.pdf

martedì 18 gennaio 2011

Confusioni anglicane e precisazioni Cattoliche

Prima Messa di padre A. Burnham, notate il "presbiter assistens"in piviale
Nei siti anglo-cattolici di questi due ultimi giorni si sta discutendo molto, anche troppo, di come vadano indirizzati i tre sacerdoti appena ordinati (ex vescovi anglicani). Alcuni anglicani, parecchi, ritengono di dover continuare a chiamarli, secondo il loro costume precedente: "vescovo Keith", "vescovo Andrew"... ecc. Padre Aidan Nichols, nella sua omelia per la Prima Messa di padre Andrew Burnham, si è lasciato sfuggire: "Bishop Andrew – I’ve known Andrew so long and closely under that description I find it hard to break the habit – is celebrating today his first Mass in full union with the Catholic Church.", cioè: "Il Vescovo Andrew - conosco Andrew da così tanto tempo e intimamente secondo questa descrizione che trovo difficile rompere con l'abitudine - sta celebrando oggi la sua prima Messa in piena comunione con la Chiesa Cattolica...". E questa frase amichevole di padre Aidan - autorevole domenicano - è stata sentita come una duplice ammissione: 1) si può continuare a chiamare "Vescovi" i tre sacerdoti ex anglicani; 2) - e più grave - quella celebrata non sarebbe la "Prima Messa" da lui officiata in senso assoluto, ma la "prima Messa in comunione con la Chiesa Cattolica". Entrambe le affermazioni - bisogna ribadirlo - non sono sostenibili.
1) Il "sacerdozio" anglicano è invalido e nullo (lo certifica Leone XIII: mancanza di intenzione), e quindi i neo-sacerdoti non sono mai stati vescovi (se non nel nome) e nessun cattolico può più riferirsi a loro, adesso che sono veri preti cattolici, con l'appellativo di vescovo. 
2) La liturgia che da anglicani hanno celebrato per anni, anche secondo il Messale Romano - e qui capisco la difficoltà psicologica, anche se per il Magistero non c'è nessun dubbio - NON ERA UNA MESSA valida, perchè non era celebrata da veri sacerdoti. Il fatto che le "cerimonie" siano identiche, e anche più belle, non deve trarre in errore. Perchè mai, sabato scorso, avrebbero dovuto essere "consacrati" preti, se costoro già celebravano la Messa validamente?
Per questo trovo di cattivissimo gusto e pessimo auspicio sapere che sul libretto della celebrazione di padre Andrew c'era scritto  "Prima Messa" tra virgolette. Le virgolette sono proprio da togliere.
Come vi dicevo nei post scorsi, si iniziano ad intravvedere le difficoltà della ricostruzione identitaria degli ex anglicani nella Chiesa Cattolica: devono lasciarsi il passato alle spalle. E' difficile ma necessario, per non perseverare nella confusione che la "Comunione Anglicana" ha purtroppo favorito. 

Suggerimento pratico per ex anglicani. La confusione può essere eliminata utilizzando la parola italiana: Monsignore, utilizzata spesso anche in America, meno in Inghilterra. Almeno per l'Ordinario penso che questo sia già - tra l'altro - già dovuto, come anche per i Vicari Generali delle diocesi. Non tutti i monsignori sono vescovi, ma viene usato per essi lo stesso appellativo: si eliminano così i problemi.
Anche quando e se verrà concesso ai tre ex-anglicani di usare i pontificalia (mitria, pastorale...), non per questo saranno vescovi, ma un monsignore non si nega a nessuno.
"Per Ipsum" canone in latino e arrangiamento "benedettiano" per il sacerdote ex-anglicano.
Per quanto riguarda la celebrazione della Prima Messa, svoltasi nella chiesa dell'Oratorio di Oxford, non c'è dubbio che sia stata ben curata dai padri Oratoriani secondo l'ermeneutica della continuità. Ma a volte la continuità va oltre le rubriche, e viene forzato il "mutuo arricchimento" fra la forma Ordinaria e Straordinaria: per es. il Canone in silenzio coperto dal canto del Sanctus e Benedictus. Lo so anch'io che "è naturale", "è sempre stato fatto..." ecc. ecc. ma le rubriche del Messale Romano e altre istruzioni sono chiare ed esplicite nel dire che, nella Messa di Paolo VI, anche in latino, questo non si deve fare. Obbedienza dunque, monsignori, almeno donec aliter provideatur!

domenica 16 gennaio 2011

Cose tremendamente Cattoliche & tremendamente Anglicane!


Ieri, alla Cattedrale di Westminster, Londra, si è compiuto un evento storico: sono stati consacrati i primi tre preti del nuovo (e primo) Ordinariato personale per Anglicani che tornano in comunione con la Sede di Roma, ed è stato contestualmente annunciato che il primo Ordinario sarà Keith Newton, uno dei tre ex-vescovi anglicani ordinati preti cattolici. L'Ordinaritato, stabilito dal Papa, è stato intitolato a Nostra Signora di Walsingham, la "Loreto d'Inghilterra", un delizioso santuario che contiene una replica della Santa casa di Nazareth con una statuetta della Madonna la cui effige risale al medioevo, a prima della Riforma. Sia i cattolici che gli anglicani e persino gli ortodossi hanno molta venerazione per la Vergine di Walsingham, il cui santuario è un centro di incontro ecumenico intorno a Maria.
Per quanto riguarda la scelta del nuovo Ordinario, un prete sposato, penso che il Papa, oltre a voler dare un segno di stima e di riconoscenza ai tre ex-vescovi che fanno i primi e delicati passi verso l'unità della Chiesa, ha anche uno scopo cautelare, per così dire. Ci sarebbe stato, per es., il Vescovo ausiliare di Westminster, che è un ex ministro anglicano celibe, o un altro prete ex anglicano celibe, già convertito, da ordinare vescovo. Ma evidentemente mettere subito un vescovo a capo del nuovo Ordinariato sarebbe stato correre troppo. La dipendenza sacramentale, per quanto riguarda l'ordine sacro, è molto importante con gli anglicani. E vanno con calma e con il tempo educati a rendersi conto dell'invalidità del sacerdozio nella Chiesa di loro provenienza. Se leggiamo con attenzione il comunicato di Keith Newton, questo riconoscimento - effettivamente doloroso e psicologicamente difficile - non si manifesta per niente. Vista la situazione incoativa dell'Ordinariato, e visto che la storia insegna che sono parecchi i preti prima anglicani, poi cattolici, poi tornati all'anglicanesimo, è meglio fare un passo alla volta, e non comunicare subito il germe della successione apostolica al neo-eretto Ordinariato. Non è malfidenza, è cautela verso gli adolescenti, ai quali non si consegna subito una Maserati, ma prima il motorino, poi si cresce...

Comunque sia questa ordinazione è un gran bel preludio della settimana per l'Unità dei Cristiani! Vi posto un paio di foto (prese da qui) che mostrano, in sintesi, due gesti che riassumono l'anima del nuovo Ordinariato per anglo-cattolici (nel vero senso della parola!). Il bacio delle mani consacrate dei neo-presbiteri da parte del Vescovo ordinante inginocchiato, che riconosce in esse la "potestas consecrandi": un gesto tremendamente cattolico-romano e aborrito dagli anglicani duri e puri. La seconda foto è la vestizione dei sacerdoti, aiutati dalle loro mogli, a significare il loro ruolo nel ministero pastorale del marito: cosa che da i brividi ai cattolici-romani, ma è perfettamente anglicana!

sabato 15 gennaio 2011

Ordinazioni dei primi tre preti dell' "Anglicanorum coetibus"

Vengono consacrati sacerdoti oggi, 15 gennaio, i tre "giovani diaconi" ordinati appena giovedì scorso: sono i rev.di John Broadhurst, Andrew Burnham e Keith Newton, tutti sposati e tutti ex-vescovi della Chiesa anglicana d'Inghilterra. Formano il nocciolo duro, il germe, del nuovo Ordinariato per anglo-cattolici di ritorno alla comunione con il Papa di Roma, istituito nel giro di un anno dopo la promulgazione della Costituzione "Anglicanorum Coetibus" da parte di Benedetto XVI. Essa permette agli anglicani di convertirsi al cattolicesimo e insieme di preservare le proprie tradizioni, la preghiera e i costumi (preti coniugati) dell'anglicanesimo.

Siccome formalmente l'Ordinariato non è stato ancora eretto, i diaconi non avrebbero potuto essere ordinati, essendo "acefali" e non incardinati da nessuna parte. Papa Benedetto deve mettere anche qui una pezza al lavoro dei canonisti, e così ha dato uno speciale permesso, facendoli ordinare "sotto la sua diretta autorità".
La promessa di obbedienza, che tutti i diaconi sono tenuti a compiere, è stata quindi fatta al "futuro Ordinario" chiunque sia. Ed è ben probabile che sia proprio uno di loro.
Degno di nota il fatto che i tre abbiano ricevuto l'imposizione delle mani da parte di un vescovo, mons. Alan Hopes, che come loro ha fatto il viaggio spirituale della conversione dall'anglicanesimo. E' passato anch'egli attraverso il processo di "ricostruzione dell'identità" e di profonda umiltà che richiede il farsi ordinare di nuovo, riconoscendo implicitamente che in tutta una vita di ministero ecclesiale, mai - in realtà - si è stati quello che si riteneva di essere.
Mentre la celebrazione del diaconato si è svolta in forma quasi privata, con appena una cinquantina di invitati, nella cappella del Seminario londinese di Allen Hall, la consacrazione sacerdotale di oggi avverrà nella cattedrale e sarà presieduta dall'Arcivescovo Nichols.

Tra i racconti più interessanti che ho letto in questi giorni in proposito, vi cito le riflessioni del monaco Benedettino che ha curato gli esercizi spirituali dei tre ordinandi, come preparazione prossima al loro ministero nella Chiesa Cattolica. Ha riferito che erano particolarmente inclini a far domande e ad aggiornarsi pastoralmente riguardo il sacramento della confessione e a come concretamente amministrarlo (pur essendo formalmente esistente fra gli anglicani, in realtà questo sacramento sopravvive solo nei libri liturgici...). Comunque possiamo dubitare che, almeno all'inizio, gli ex anglicani prendano subito le buoni abitudini cattoliche di frequenza al confessionale (che, ahimè, mi dicono sia disertato dagli stessi cattolici romani.....)

Vi posto un video con le litanie dei Santi mentre gli ordinandi diaconi sono prostrati, in segno di umiltà e richiesta di preghiera:


Tutte le notizie e i particolari sono tratti dal Portale dell'Ordinariato inglese: http://ordinariateportal.wordpress.com/

martedì 4 gennaio 2011

O Magnum mysterium! Musica per contemplare il presepio

Il coro della Cattedrale anglicana di Durham in Inghilterra canta il mottetto natalizio O Magnum mysterium, musicato da William Byrd (1543-1623). Un ottimo canto da utilizzare mentre si osserva contemplativamente il mistero della nascita di Gesù nella stalla di Betlemme:
O grande mistero, e mirabile sacramento,
che gli animali vedano il Signore appena nato giacere nel presepio,
O beata Vergine, il cui grembo meritò di portare il Signore Gesù Cristo,
Alleluia!



O magnum mysterium
et admirabile sacramentum,
ut animalia viderent Dominum natum
iacentem in praesepio.

O beata Virgo, cuius viscera
meruerunt portare
Dominum Jesum Christum.
Alleluia!


Icona di Cristina Capella

sabato 1 gennaio 2011

Notizie dagli Anglo-cattolici: le prime ordinazioni fra meno di due settimane

Oltre ad essere confermata la recezione di tre (non dei cinque) ex-vescovi anglicani nella Chiesa Cattolica (vedi qui), è di queste ore la notizia che i tre saranno ordinati diaconi il 13 Gennaio, per diventare preti due giorni dopo, il 15 Gennaio. Tutto mostra che l'Ordinariato per l'Inghilterra e Galles sarà annunciato quanto prima.
Evviva Papa Benedetto XVI, il quale sarà ricordato come il pontefice sotto cui lo scisma anglicano iniziò a risolversi.

Fonti della notizia: Blog Caritas in Veritate e The Anglo-catholic

Anno nuovo, Chiesa nuova. Gli ex-vescovi anglicani accolti oggi nella comunione Cattolica

La notizia non è ancora ufficale, e non è dato sapere se sia confermata o meno, ma pare da più fonti che il rito di passaggio dei primi anglicani per la formazione del condendo Ordinariato inglese (secondo Anglicanorum Coetibus), previsto per questo gennaio, si terrà addirittura proprio oggi, primo giorno del primo mese del 2011, alle ore 12,30 presso la Cattedrale cattolica di Westminster (Londra). 
Se qualcuno è da quelle parti domani, magari in vacanza, farebbe proprio bene ad andare e dare un'occhiata. Qualora l'orario della "reception" fosse confermato, questo momento sarebbe davvero un evento storico. E la data - a parer mio - è veramente appropriata.

Farebbero parte dell'avanguardia che attraversa il Tevere cinque ex-vescovi della Chiesa d'Inghilterra: Andrew Burnham (Ebbsfleet), Keith Newton (Richborough), John Broadhurst (Fulham), Edwin Barnes (vescovo ausiliare di Winchester) and David Silk (vescovo ausiliare di Exeter), insieme alle loro gentili consorti, e a tre suore anglicane. Tutti costoro verrebbero ricevuti in comunione con la Chiesa cattolica, confermati con l'unzione crismale e comunicati al corpo di Cristo, per sigillare il loro passaggio alla Chiesa romana.

Ce ne dà notizia il blog Caritas in Veritate, del sacerdote inglese John Boyle. Altre conferme indirette vengono dal blog: Sevenoaks di padre Ivan e padre James e dall'autorevole The AngloCatholic.

venerdì 3 dicembre 2010

Un'analisi mozzafiato e puntuale sulla situazione della Conferenza Episcopale Inglese e la sua linea divergente dal magistero Papale

Il giornalista inglese Dominic Scarborough, che scrive per il Telegraph e per il Catholich Herald, ha recentemente pubblicato un pezzo esplosivo (a dir poco) su The Catholic World Report. Il titolo dell'articolo di approfondimento è Outside the Magic Circle (Fuori dal Circolo Magico). Chi conosce i modi di dire dei "vaticanisti" britannici sa bene che il Circolo Magico è quel sistema di reclutamento dei vescovi che compongono la Conferenza Episcopale inglese, la quale per anni e anni ha autoperpetuato la sua linea liberal-modernizzante-dialogista-antidogmatica, cooptando membri a immagine e somiglianza (ideologica) dei vescovi in essa coinvolti. Il sottotitolo dell'analisi, quanto mai esplicito, dice: "sale la tensione fra la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles e i cattolici fedeli all'ortodossia", qui "ortodossia" si intende quella papale, non quella orientale! Anche Vincent Nichols, stando ad alcune affermazioni riportate dall'articolo, pare alquanto aperto nella linea morale e non solo, e dire che qui da noi passa da primo alleato di Papa Benedetto (che l'ha voluto alla sede di Westminster). Pare che i vescovi vedano i liberi blogger cattolici come la loro bestia nera, perchè forniscono controinformazione libera e fedele al Papa, prima dell'avvento della rete inaccesibile e ben silenziata. Eppure il Concilio [Lumen Gentium] dice che i laici, formati e secondo le loro competenze, hanno diritto e dovere di far conoscere alla gerarchia il proprio parere informato, anche su questioni ecclesiali... e non dice che è vietato farlo "via computer"!

Per chi legge l'inglese ecco il link diretto: vale proprio la pena una lettura approfondita.
Per chi fatica con la lingua di Albione, ecco una traduzione automatica: non è granchè, ma meglio di niente. Se qualche anima pia lo traduce, mi segnali il link nei commenti.

venerdì 19 novembre 2010

Gli ultimi saranno i primi: gli inglesi annunciano la costituzione del primo ordinariato per ex anglicani


Si è parlato tanto della TAC nei mesi scorsi (la Traditional Anglican Communion) e dei suoi numerosi vescovi che hanno il merito di aver indirizzato per primi richieste formali di unione con Roma. Invece gli osservatori ecumenici fin dall'uscita di Anglicanorum Coetibus hanno sempre affermato che in Inghilterra e nella Chiesa Madre dell'anglicanesimo non ci sarebbero stati eccessivi entusiasmi per l'offerta papale di tornare in comunione con i cattolici. E invece, proprio oggi, viene annunciata l'imminente costituzione del primo Ordinariato per ex anglicani, e insieme le modalità (compresa la tempistica) per accogliere ministri dei vari ordini e fedeli nei mesi a venire. Il tutto già a partire dal gennaio venturo, con la conclusione dei "riti di passaggio" del primo gruppo della "carovana dell'Ordinariato" per la Pentecoste del 2011. Non c'è che dire. Se questo non è entusiasmo! Cinque vescovi, una cinquantina (per ora) di preti, un numero imprecisato di fedeli stanno per fare un grande salto nelle braccia di santa Madre Chiesa e proprio in Inghilterra! Essendo in quel paese la chiesa Anglicana una chiesa di Stato, è ben duro per i ministri lasciare sicurezze economiche, case, chiese e stipendio per seguire la propria coscienza, che ha riconosciuto non più sostenibile l'appartenenza ad una Chiesa che rinuncia a qualsiasi certezza dogmatica e alla continuità apostolica. Eppure proprio gli inglesi, i primi ad iniziare lo scisma anglicano, saranno anche i primi a mettervi simbolicamente termine, attraverso la geniale struttura inventata per l'occasione da Sua Santità Papa Benedetto XVI. "Gli ultimi saranno i primi" diceva Gesù. Ed è tutto confermato. Quelli che non avrebbero dovuto essere nè interessati, nè tantomeno passare il Tevere, eccoli oggi annunciare addirittura le date delle "nozze".


Ci sono ancora, tuttavia, parecchi nodi da sciogliere. Alcuni paiono già meno problematici di come si presentavano, dopo che il Primate di Canterbury ha fatto accenno in conferenza stampa a Roma, al termine di un colloquio col Papa, che non ci saranno da parte sua o della Chiesa d'Inghilterra tentativi di boicottare i transfughi, e addirittura sono previste "condivisioni" delle stesse chiese parrocchiali per la liturgia.

Rimane più spinosa la questione della riordinazione di vescovi e preti. Non tutti quelli che chiedono di entrare nell'Ordinariato, infatti, hanno le carte in regola per farlo. Ovvero non tutti sono nati (cioè battezzati) anglicani. Un caso eclatante è quello di John Broadhurst, vescovo di Fulham, e capofila del movimento di resistenza cattolica Forward in Faith. Egli è stato battezzato nella Chiesa di Roma e poi si è fatto anglicano e ministro di quella chiesa. La sua posizione è, formalmente, quella di un apostata e che per di più ha posto per anni atti d'ordine pur non essendo prete nè vescovo (gli ordini anglicani, per i cattolici, sono nulli). Le sue irregolarità a ricevere l'ordine sacro nella Chiesa Cattolica sono specificate al canone 1041 del codice di Diritto Canonico, e il suo caso particolare è che ha trovato la fede nel contatto con la chiesa anglicana, pur essendo stato solo battezzato come cattolico. Non pochi sacerdoti anglicani sono nella stessa posizione. Addirittura ci sono quelli che erano stati validamente ordinati preti cattolici e si sono fatti anglicani per potersi sposare, ma ora tornano a Roma. E' evidente che nel loro caso non si darà dispensa. Ben diversa, ovviamente, la situazione di chi è semplicemente impedito a ricevere l'ordine presbiterale per il fatto di essere sposato (a meno che non sia sposato con una divorziata o egli stesso risposato). Per l'impedimento (che non è una irregolarità permanente) di matrimonio (can. 1042) la dispensa viene data con maggior facilità.

Siamo certi che la Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricata dell'analisi di tutte le domande degli ex ministri anglicani che chiederanno l'ordinazione, sarà materna, comprensiva, ma anche chiara e senza sconti nei confronti di chi non sarà giudicato ammissibile agli ordini sacri. Si può notare la consapevolezza di tutto questo in alcune formulazioni presenti nel comunicato oggi uscito da parte dei vescovi cattolici di Inghilterra e Galles
Speriamo che la chiarezza e la giustizia del Diritto Canonico romano non venga a scoraggiare quei ministri che vorrebbero passare il Tevere, ma si sentono trattenuti dal fatto che devono riconoscere nulli i loro ordini (e Dio solo sa quanto possa essere psicologicamente e spiritualmente difficile pensare di aver celebrato messa per decenni, senza averlo in realtà mai fatto!). Preghiamo perchè il nuovo Ordinariato sia un successo è la Chiesa Cattolica si dimostri Madre e insieme Maestra di quanti si accostano ad essa.

Fonte: http://www.catholicherald.co.uk/news/2010/11/19/bishops-of-england-and-wales-issue-statement-on-ordinariate/