Sandro Magister, presente al convegno di sabato scorso a Lecce, rilancia la notizia - diffusa direttamente dal Sottosegretario della Congregazione per il Culto Divino, Juan-Miguel Ferrer Grenesche - a proposito della riorganizzazione della stessa Congregazione e delle nuove competenze assegnatele dal Motu Proprio Quaerit semper. Potete leggere qui tutta intera la relazione, di cui cito solo le conclusioni con qualche commento in rosso.
Il nuovo regolamento, ancorché dipendente dalla conferma da parte della segreteria di Stato, prevede il mantenimento di quattro sezioni, per non alterare l’organico, che saranno però in linea di principio le seguenti:
– l'ufficio liturgico I;
– l'ufficio liturgico II;
– l’ufficio disciplinare, nel quale si sommano le competenze di disciplina liturgica e tutte quelle che riguardano i sacramentali;
– l’ufficio per le arti e la musica liturgiche.
In ogni caso, qualunque sia la configurazione finale di questo dipartimento per le arti e la musica, si prevede che al suo interno ci si occupi con una certa differenziazione di competenze dei temi di musica e di quelli di architettura, pittura, scultura e arti cosiddette minori.
A sua volta, ciò esigerà la nomina di una serie di collaboratori esterni o consultori, con specifiche competenze in questi settori.
Nel campo specifico della musica sacra torneranno a stabilirsi specifiche relazioni a livello istituzionale con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, come pure con l’Abbazia di Saint-Pierre di Solesmes e altre associazioni e istituzioni che lavorano nel campo della musica per la liturgia, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista accademico, sia nella prospettiva della creazione di nuove musiche o della pastorale.
A livello di obiettivi o sfide immediate ne segnalo alcuni che risultano certamente evidenti:
a. Attualizzare e completare la serie dei libri musicali per la liturgia in lingua latina, sia per quanto riguarda la santa messa, sia per l’ufficio divino, i sacramenti e i sacramentali. Raggiunto tale traguardo, converrà probabilmente realizzare una edizione completa e più facilmente fruibile di molti di questi materiali nella forma di una sorta di "liber usualis". [Un liber usualis per la forma ordinaria!!]
b. Sembra altresì urgente ricompilare e precisare le diverse norme e gli orientamenti del magistero pontificio più recente sulla musica sacra per offrire un testo di base per un direttorio per il canto e la musica nella celebrazione liturgica ad uso delle diverse conferenze dei vescovi, cui è affidato il compito di elaborare direttori e repertori per le rispettive nazioni. [Un direttorio che aiuti chi vuole fare le cose giuste a poterle sostenere con un documento essenziale, senza dover citare continuamente a destra e sinistra pronunciamenti vari, ma di difficile reperibilità]
Tale direttorio, per quanto riguarda il canto gregoriano, dovrà superare le dispute tra i criteri puramente paleografici e quelli pastorali, come pure, in relazione con il competente dicastero, porre i problemi dell’uso del gregoriano secondo edizioni anteriori al 1962 nella cosiddetta "forma straordinaria" del rito romano.
c. Con l’aiuto delle istituzioni accademiche e pastorali competenti, sarà necessario promuovere, almeno nelle principali o più diffuse lingue moderne, in armonia con i criteri esposti in un opportuno direttorio, modelli di nuove composizioni che aiutino a verificare le proposte teoriche e a discernerle a livello locale.
Resta il dubbio quale sia la strategia migliore per giungere a tale risultato. Per il momento, si resta in attesa che i nuovi organismi interni alla congregazione, membri e consultori, si confrontino in merito, dall’edizione di repertori per le celebrazioni internazionali all’organizzazione di premi o concorsi internazionali di composizione, a corsi per compositori, direttori e interpreti e a molte altre proposte concrete da valutare.
Ricapitolando, è evidente che per ricondurre il tema della musica nelle celebrazioni liturgiche la congregazione, facendo propri gli insegnamenti di papa Benedetto XVI e dei suoi immediati predecessori in materia, deve garantire:
1. la preparazione di strumenti attualizzati e ufficiali per poter celebrare con il canto la liturgia romana in lingua latina;
2. chiarezza e facilità per la celebrazione del rito romano nella forma ordinaria in lingua vernacola, cantando in parte o per intero l’ordinario e/o il proprio della messa o l’ufficio divino con melodie gregoriane o polifoniche basate sul testo liturgico in latino; [vuol dire: anche se la messa è in italiano non c'è nessun problema a tornare a cantare in latino, sia in gregoriano che in polifonia, e pure nell'ufficio divinol Questa è una grande affermazione]
3. l’esistenza di alcuni criteri attualizzati per poter applicare i principi di gradualità definiti in "Musicam sacram", sia per la celebrazione in lingua latina, sia per la celebrazione in lingua vernacola (direttorio); [Si riferisce ai vari gradi di partecipazione al canto: dal canto delle risposte e dei dialoghi tra sacerdote e assemblea, al canto dell'Ordinario, fino al canto del proprio della Messa, che non è da considerare "furto al popolo" se resta appannaggio delle Scholae]
4. l’esistenza di un quadro normativo certo e rispondente al fine di stabilire opportuni repertori nazionali destinati ad assumere di volta in volta un valore ufficiale, in modo tale che l’impiego di altri canti richieda un’autorizzazione "ad casum" da parte del rispettivo ordinario: anche questa materia del futuro direttorio. [Un restringimento enorme, almeno in teoria, sugli "altri canti adatti" al posto di quelli propri]
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Bellissima anche la relazione di Fulvio Rampi sul Gregoriano come "Lectio divina" musicale, esegesi in canto della Parola di Dio, fatta propria dalla spiritualità della Chiesa latina. Potete leggere anche questa relazione a questo link: Il Canto Gregoriano: un estraneo a casa sua
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mercoledì 23 maggio 2012
martedì 8 maggio 2012
La danza espressione di preghiera nel cristianesimo?
Notizia di oggi, battuta dal sito della Pontificia Università Salesiana. Aspetto gli atti del convegno per imparare - e davvero non ho idea - quale sia il ruolo della danza nella preghiera cristiana. Conosco le espressioni indù e quelle dei dervisci, e pure alcune danze africane, ma ho sempre pensato che la danza fosse un'espressione preminentemente culturale. Quindi ben venga come linguaggio religioso culturalmente connotato, anche per appartenenti al cristianesimo in aeree dove la danza possiede valenze adatte. Ma in occidente - continuo a credere - danzare equivale a espressione ludica e pure spesso sensuale, generalmente intesa come performance di spettacolo o di coinvolgimento fisico. Non ne vedo perciò il posto nella preghiera cristiana. Men che mai nella liturgia (questo è fuori dubbio). Certamente c'è chi afferma il contrario e, forse, in questo convegno, porterà delle prove e argomentazioni, invece delle solite affermazioni senza fondamenti.
(Roma, 8 maggio 2012) - Nel pomeriggio del 4 maggio 2012, l’Istituto di Teologia Dogmatica dell’UPS, in collaborazione con il Chavara Institute for Indian and Interreligious Studies di Roma, ha organizzato all’Università Salesiana un incontro sulla Danza Sacra in diverse religioni e movimenti spirituali come modo concreto di rispondere all’invito dei Lineamenta del Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione per riflettere sul senso del cosiddetto ‘Cortile dei Gentili’.
All’evento hanno partecipato rappresentanze dell’Induismo, dell’Islam, delle religioni africane, del Cristianesimo e di altri movimenti spirituali. Ogni gruppo ha presentato brevemente il senso della danza nella loro religione offrendo poi degli esempi specifici della loro tradizione di preghiera espressa nella danza. La combinazione tra riflessione ed esperienza pratica ha dato un tono speciale all’incontro al quale erano presenti 170 persone. significativo lo spirito di gioia e armonia che si è creato e reso evidente durante l’evento.
L’incontro è stato avviato dal prof. Jose Chunkapura che ne è stato l’ideatore e promotore. Ha fatto seguito l’intervento del prof. Antonio Escudero, direttore dell’Istituto di Dogmatica dell’UPS, che ha presentato l’intenso programma. All’incontro era presente anche il Rettore dell’UPS, prof. Carlo Nanni che ha evidenziato la significatività dell’iniziativa.
Esempi di danza religiosa di movimenti spirituali cristiani:
giovedì 3 maggio 2012
La tomba di san Filippo e le devozioni dei pellegrini antichi: le abluzioni con l'acqua per i malati e il "pane del santo"
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| La Basilica dei SS. Apostoli, Curia Generale dei Frati Minori Conventuali, dove riposano le reliquie di san Filippo e Giacomo minore |
Riporto alcune parti dell'intervista che Renzo Allegri ha fatto all'archeologo Francesco D'Andria, scopritore presso l'antica Hierapolis (Asia Minore) della tomba dell'apostolo san Filippo che oggi celebriamo. Ci mostra uno spaccato della vita dei primi secoli della Chiesa, compresa la devozione ai santi apostoli, ai loro miracoli (oltre che al loro insegnamento), e ai luoghi della sepoltura come santuari. Questa intervista ci rivela l'origine antichissima, almeno a partire dalla generazione seguente gli apostoli, delle pratiche devozionali che resistono fino ad oggi nella Chiesa: i bagni nell'acqua del santuario a scopo taumaturgico, il ricevere un pane speciale, come segno di benedizione e di sostentamento per i pellegrini (Filippo è uno dei protagonisti della moltiplicazione dei pani: cf Gv 6,5-7). Abbiamo qui un impressionante segno della tradizione che lega ciò che ancora facciamo, con la Chiesa dei primi secoli.
Trovate l'intero testo qui su Zenit. There is also an english translation here.![]() |
| tomba dell'Apostolo Filippo |
Professor Francesco D’Andria: Dopo la morte di Gesù, gli apostoli si dispersero in giro per il mondo per diffondere il Messaggio evangelico. E secondo la tradizione e antichi documenti scritti dei Santi Padri, sappiamo che Filippo svolse la sua missione in Scizia, nella Lidia, e, negli ultimi anni della sua vita, a Hierapolis, in Frigia. Policrate, che verso la fine del secondo secolo era vescovo di Efeso, in una lettera scritta a Papa Vittore I, ricorda i personaggi importanti della propria Chiesa, tra cui gli apostoli Filippo e Giovanni. Di Filippo dice: ‘Fu uno dei dodici apostoli e morì a Hierapolis, come due delle sue figlie che invecchiarono nella virginità…. Altra sua figlia… fu sepolta in Efeso.
Tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che queste informazioni di Policrate sono assolutamente attendibili. La Lettera, che risale a circa il 190 dopo Cristo, cento anni dopo la morte di Filippo, è un documento fondamentale per i rapporti tra la Chiesa Latina e la Chiesa Greca. Riguarda la disputa sulla data della celebrazione della Pasqua. E in quella lettera, Policrate, che era il patriarca della Chiesa Greca,. rivendica la nobiltà delle origini della Chiesa nell’Asia affermando che come a Roma ci sono i trofei (i resti mortali) di Pietro e Paolo, nell’Asia ci sono le tombe degli apostoli Filippo e Giovanni. Inoltre, da quella lettera veniamo a sapere che Filippo trascorse gli ultimi anni della sua vita a Hierapolis, con due delle sue tre figlie, che certamente lo aiutavano nella sua opera di evangelizzatore. Eusebio da Cesarea, nella sua ‘Storia Ecclesiastica’, riferisce che Papia, che fu vescovo di Hierapolis all’inizio del terzo secolo, conobbe le figlie di Filippo e da esse apprese particolari importanti riguardanti la vita dell’apostolo, tra i quali anche il racconto di un miracolo strepitoso: la risurrezione di un morto.
Si sa come e quando l’apostolo Filippo morì?
Professor Francesco D’Andria: La maggior parte degli antichi documenti affermano che Filippo morì a Hierapolis, nell’anno 80 dopo Cristo, quando aveva circa 85 anni. Morì martire per la sua fede, crocifisso a testa in giù come San Pietro. Venne quindi sepolto a Hierapolis. Nell’antica necropoli di quella città fu trovata una iscrizione che accenna a una chiesa dedicata a San Filippo. In una data non precisata, il corpo di Filippo venne portato a Costantinopoli per sottrarlo al pericolo di profanazione da parte dei barbari. E nel sesto secolo, sotto Papa Pelagio I, trasferito a Roma e sepolto, insieme all’apostolo Giacomo, in una chiesa appositamente edificata per loro. La Chiesa, che si chiamava ‘Dei santi Giacomo e Filippo’, di stile bizantino, nel 1500 venne trasformata in una magnifica chiesa rinascimentale che è quella attuale che si chiama ‘Dei santi apostoli’.
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| la Tomba di Filippo e Giacomo nella basilica romana dei Santi Apostoli |
E dove diresse le sue ricerche?
Professor Francesco D’Andria: I miei collaboratori ed io abbiamo studiato attentamente una serie di foto satellitari della zona, e le ricognizioni di un gruppo di bravi topografi del CNR-IBAM diretti da Giuseppe Scardozzi, e abbiamo capito che il Martyrion, la chiesa ottagonale, era il centro di un complesso devozionale ampio e articolato. Abbiamo identificato una grande strada processionale che portava i pellegrini dalla città fino alla chiesa ottagonale, il Martyrion in cima alla collina; i resti di un ponte che permetteva ai pellegrini di oltrepassare una valle dove scorreva un torrente; abbiamo visto che ai piedi della collina partiva una ‘gradonata’ in travertino, cioè una scalinata costituita da ampi scalini in pendenza, che portava alla sommità. All’inizio della ‘gradonata’, abbiamo identificato un altro edificio ottagonale, che non si vedeva in superficie, ma solo delle foto satellitari. Abbiamo scavato intorno a quell’edificio e ci siamo resi conto che era un complesso termale: i pellegrini che arrivavano a Hierapolis per rendere omaggio al corpo di San Filippo, prima di raggiungere il ‘Martyrion’ sulla collina, dovevano purificarsi. Anche per ragioni igieniche perché i viaggi che affrontavano erano massacranti.
Questa è stata una scoperta illuminante che ci ha fatto capire che l’intera collina era adibita a un percorso di pellegrinaggio con varie tappe. Continuando i nostri scavi, abbiamo trovato un’altra scalinata che arrivava direttamente all’Martyrion, e sullo spiazzo, accanto al Martyrion, c’era una fontana dove i pellegrini facevano altre abluzioni con l’acqua, e lì vicino, un piccolo pianoro, proprio di fronte al Martyrion, dove si vedevano delle tracce di edifici. Il professor Verzone non aveva osato affrontare uno scavo in quella zona perché era un’immane cumulo di pietre. Nel 2010 abbiamo iniziato a fare un po’ di pulizia e sono venuti alla luce elementi di estrema importanza.
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| il Martyrion dell'apostolo |
Tipo?
Professor Francesco D’Andria: Un architrave di marmo di un ciborio con un monogramma sul quale si leggeva il nome di Teodosio. Io ho pensato che fosse il nome dell’imperatore e quindi quell’architrave permetteva la datazione della chiesa martiriale tra il IV e il V secolo. Poi, piano piano abbiamo trovato tracce di un’abside. Scavando e pulendo è venuta alla luce la pianta di una grande chiesa. Mentre il Martyrion era a pianta ottagonale, questa era a pianta basilicale, con tre navate. Chiesa stupenda, con capitelli in marmo, raffinate decorazioni, croci, transenne traforate, fregi, tralci vegetali, palme stilizzate all’interno di nicchie e un pavimento centrale realizzato a intarsi marmorei con motivi geometrici a colori: tutto riferibile al quinto secolo, cioè l’età dell’altra chiesa, il Martyrion. Però, al centro di questa meravigliosa costruzione che ci entusiasmava e ci commuoveva, c’era un qualche cosa di sconcertante che ci teneva con il fiato sospeso.
Ed era?
Professor Francesco D’Andria: Una tipica tomba romana risalente al primo secolo dopo Cristo. La sua presenza poteva, in un certo senso, essere giustificata dal fatto che in quella zona, prima che i cristiani costruissero il santuario protobizantino, vi era una necropoli romana. Ma esaminando bene la sua posizione, abbiamo constatato che quella tomba romana si trovava al centro della chiesa. Quindi, la chiesa, nel V secolo, era stata costruita proprio ‘intorno’ a quella tomba romana pagana, per proteggerla, perché quella tomba era evidentemente importantissima. E abbiamo subito pensato che forse quella poteva essere la tomba dove era stato messo il corpo di San Filippo dopo la morte.
E avete trovato conferme a questa supposizione?
Professor Francesco D’Andria: Certamente. Nell’estate del 2011 abbiamo affrontato uno scavo in estensione nella zona di questa chiesa con il coordinamento di Piera Caggia, ricercatrice archeologa dell’IBAM-CNR, e sono emersi elementi straordinari che hanno pienamente confermato le nostre supposizioni. La tomba era inglobata in una struttura sulla quale vi è una piattaforma raggiungibile attraverso una scala di marmo. I pellegrini, entrando dal nartece, il vestibolo esterno alla chiesa, salivano nella parte superiore della tomba, dove vi era un luogo per la preghiera e scendevano dal lato opposto. E abbiamo visto che le superfici marmoree dei gradini di quelle scale marmoree sono completamente consunti dal passaggio di migliaia e migliaia di persone. Quindi, la tomba riceveva un tributo straordinario di venerazione.
Sulla facciata della tomba, intorno all’entrata, si vedono dei fori di chiodi che certamente servivano per sostenere una chiusura metallica applicata. Inoltre, vi sono degli incassi ricavati sul pavimento che fanno pensare a una ulteriore porta in legno: tutti accorgimenti che indicano come in quella tomba vi era un tesoro inestimabile, cioè il corpo dell’apostolo.
E sulla facciata, sui muri ci sono numerosi graffiti con croci che hanno in qualche modo sacralizzato la tomba pagana.
Scavando accanto alla tomba, abbiamo trovato delle vasche d’acqua per immersione individuali, che certamente servivano per le guarigioni. I pellegrini ammalati, dopo aver venerato la tomba, venivano immersi in quelle vasche, proprio come si fa a Lourdes.
Ma la conferma principale, direi matematica, che attesta senza ombra di dubbi che quella costruzione è veramente la tomba di San Filippo, viene da un piccolo oggetto che si trova in un museo di Richmond negli Stati Uniti. Un oggetto sul quale ci sono delle immagini che prima d’ora non si riusciva a decifrare pienamente, mentre ora hanno un significato solare.
Di che oggetto si tratta?
Professor Francesco D’Andria: E’ un sigillo in bronzo di circa dieci centimetri di diametro (vedi qui), che serviva per autenticare il pane di San Filippo da distribuire ai pellegrini. Sono state trovate delle icone che rappresentano San Filippo con in mano un grosso pane. C’era anche allora il pane di San Filippo, come oggi c’è ancora il pane di Sant’Antonio. E questo pane, per distinguerlo dal pane comune, veniva marchiato con quel sigillo in modo che i pellegrini sapessero che si trattava di un pane speciale, da conservare con devozione.
Come ho detto, su quel sigillo ci sono delle immagini. Vi è la figura di un santo con il mantello del pellegrino e una inscrizione che dice ‘San Filippo’. Sul bordo scorre il ‘trisaghion’ in greco: antica frase di lode a Dio: ‘Agios o Theos, agios ischyros, agios athanatos, eleison imas’ (Santo Dio, Santo forte, Santo immortale, abbi pietà di noi). Tutti gli specialisti di storia bizantina che conoscono quel sigillo hanno sempre detto che proveniva da Hierapolis. Ma la cosa più straordinaria, sta nel fatto che la figura del santo è rappresentata tra due edifici: quello alla sinistra, è coperto da una cupola, e si capisce che rappresenta il ‘Martyrion’ ottagonale; quello alla destra del santo, ha un tetto a due spioventi come il tetto della chiesa a tre navate che ora noi abbiamo scoperto. Tutti e due gli edifici sono alla sommità di una scalinata. Sembra proprio che si tratti di una fotografia del complesso esistente allora intorno alla tomba di San Filippo. Una fotografia scattata nel secolo VI. Inoltre, la chiesa con il tetto spiovente, nell’immagine del sigillo ha un elemento emblematico: una lampada appesa all’ingresso, tipico segno che serviva a indicare il sepolcro di un santo. Quindi, già in quel sigillo si indica che la tomba si trovava nella chiesa basilicale e non nel Martyrion.
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| il sigillo per il pane descritto nell'intervista |
lunedì 23 aprile 2012
La chiesa di cartone per i terremotati in Nuova Zelanda
L'agenzia Fides, qualche giorno fa ha lanciato in Italia la notizia, riprendendola da Associated Press: dopo il devastante terremoto del 21 febbraio 2011, che ha lesionato gli edifici più antichi della città neozelandese di Chistchurch, è stato deciso di rimpiazzare la cattedrale ottocentesca (vedi foto sopra) che dà il nome alla città e ne rappresenteva, fino ad oggi, il simbolo. Troppo costoso e pericoloso tentare di ripararla. Il campanile è completamente collassato, le strutture interne della chiesa e la facciata sono state abbattute per sicurezza. Che fare? Con spirito pragmatico e lucidità del nuovo mondo ecco che:
"La chiesa anglicana sarà ricostruita temporaneamente con il cartone, in attesa dell’edificio permanente previsto. La cattedrale Vittoriana in stile gotico, che dominava il centro della piazza della città, è stata demolita dopo i gravi danni causati dal terremoto. La nuova struttura, progettata dall’architetto giapponese Shigeru Ban, noto per la costruzione di una chiesa di cartone costruita dopo il terremoto del 1995 di Kobe, in Giappone, verrà situata nel luogo dove sorgeva un’altra chiesa storica andata distrutta. Questo edificio provvisorio, oltre ad essere un simbolo di speranza per il futuro della città, sarà fatto con tubi di cartone, travi in legno, acciaio strutturale e una piazzola di cemento, ed è destinata a durare più di 20 anni. Dovrebbe essere pronta per il prossimo Natale".
Sì, cari lettori, avete letto bene. Una chiesa di cartone! L'idea mi pareva piuttosto sorprendente. Perciò mi sono documentato e sono andato a cercare i progetti. E devo dire che non è niente male per essere una chiesa prefabbricata e temporanea! Una struttura semplice ma luminosa, senza velleità, e per di più ecologica anche se non proprio economica (3 milioni e mezzo di dollari americani), che permetterà ai fratelli anglicani di continuare a pregare e lodare Dio. Ben diversa dalla struttura avveniristica e nuvolosa che avevano proposto, se vi ricordate, dopo il terremoto dell'Aquila, come chiesa provvisoria....(potete leggere qui). A proposito: che fine ha fatto la "Chiesa della Risurrezione" di Eusebi che doveva essere completata per la fine del 2010? Le ultime notizie sono dell'aprile 2011: il progetto esecutivo era arrivato solo a dicembre 2010, ma da allora non si è saputo più nulla (se avete aggiornamenti, postateli pure nei commenti). Non si sa neppure dove dovrebbe sorgere la chiesa provvisoria "da costruire in pochissimo tempo". E pare non ci siano nemmeno le risorse, cioè i soldini. Speriamo che i fratelli anglicani siano più fortunati degli aquilani. Tra l'altro, anche all'Aquila doveva sorgere un auditorium "di cartone" progettato dallo stesso architetto giapponese che ha disegnato la chiesa per la Nuova Zelanda. Ma il progetto aquilano è stato "snaturato", realizzato in acciaio, invece che con il materiale previsto dal suo ideatore.
C'è da dire, comunque, in riferimento alla "chiesa di cartone": evviva la semplicità. Ecco le foto:
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| Rendering del progetto nel suo ambiente |
E la cattedrale cattolica del Santissimo Sacramento? Anche questa è stata severamente danneggiata. Ma pare - grazie a Dio - che la bella chiesa neoclassica non debba essere abbattuta e possa - col tempo - venir restaurata.
lunedì 9 aprile 2012
Questo è il giorno fatto dal Signore: polifonia semplice per l'antifona della Pasqua
C'è un testo (dal Sal 117,24) che torna insistentemente nell'ufficio e nelle Messe del Giorno di Pasqua e di tutta l'ottava: "Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Rallegriamoci ed esultiamo in esso.", Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea. Il canto pasquale che riconosce tutti gli otto giorni dopo la festa come facenti parti di un unico giorno di letizia e di esultanza per la Risurrezione.
Molta bella e semplice, pur nella sua solennità, è la musica con cui Oreste Ravanello ha rivestito questo versetto, facendone un minuscolo mottetto, un jingle pasquale, a tre voci pari. Vi propongo il video e lo spartito: chissà che qualche coro intraprendente lo voglia riprendere: magari il coro per il quale Ravanello diede i suoi anni migliori e la sua competente direzione proprio qui a Padova...
Se foste interessati alla versione gregoriana di quest'antifona, potete leggere questo post di un paio d'anni fa.sabato 7 aprile 2012
Sabato Santo, sabato di Maria
Così il Dottore Evangelico sant'Antonio collega la giornata del Sabato Santo all'origine della memoria settimanale del Sabato dedicato alla Vergine Maria (la memoria di santa Maria in sabato). Leggiamo quanto segue nel Sermone per la Pasqua del Signore (I), §6:
«Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome comperarono gli aromi per andare ad imbalsamare il corpo di Gesù». Scrive Luca: «Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, guardarono attentamente il sepolcro e come era stato deposto il suo corpo. Ritornarono indietro e prepararono gli aromi e gli unguenti; e il giorno di sabato osservarono il riposo, secondo il precetto» (Lc 23,55-56).
La Glossa, commentando Matteo (Mt 28,1), dice: Era comandato che il silenzio del sabato fosse osservato da vespro a vespro; quindi le pie donne, sepolto il Signore, mentre era ancora permesso il lavoro - e cioè il giorno della parasceve (venerdì) fino al tramonto del sole - si occuparono nella preparazione dei vari unguenti. E poiché, per il poco tempo a disposizione, non riuscirono a completare i preparativi, passato il sabato, cioè al tramonto del sole, quando di nuovo era permesso il lavoro, subito si affrettarono a comperare gli aromi, per essere pronte al mattino seguente per andare a imbalsamare il corpo di Gesù. Queste pie donne si affrettavano: si affaticavano a preparare unguenti come si affaticano le api nel produrre il miele e la cera.
Dice la Storia Naturale che le varie attività delle api sono ben distinte tra loro, giacché alcune producono la cera e altre il miele; alcune portano acqua, altre radunano il miele e altre ancora lo pressano; alcune escono per il lavoro allo spuntar del giorno e altre riposano finché una le sveglia. Quindi tutte insieme volano fuori a lavorare. In quest'ape che sveglia le altre che stanno dormendo, io vedo raffigurata la beata Maddalena, la quale, poiché ardeva di grande amore, sollecitava vivamente le altre a preparare gli unguenti. Invece la Vergine Maria, dopo che il figlio suo Gesù fu deposto nel sepolcro, mai se ne allontanò, come affermano alcuni, ma restò sempre lì a vegliare in lacrime, finché per prima lo vide risorgere: per questo i fedeli festeggiano in suo onore il giorno di sabato.
Attendiamo con Maria, addolorata Madre di Cristo, la gloriosa risurrezione del Figlio di Dio.
mercoledì 4 aprile 2012
Vi do un comandamento nuovo: "Mandatum novum do vobis", il canto della lavanda dei piedi
Durante il rito della Lavanda dei piedi di domani (per il quale potete leggere qui il post a suo tempo preparato), il Graduale Romanum e il Graduale simplex concordemente pongono come canto l'antifona: "Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem, sicut dilexi vos, dicit Dominus".
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.
Ecco la registrazione del Canto da parte del coro Escolania Escorial di Spagna
Lo stesso canto eseguito dalla corale femminile "Cum Iubilo".
sabato 31 marzo 2012
Gesù va volontariamente alla croce: non è una disgrazia che gli capita, ma la cerca per noi. Qualche pensiero di s. Antonio
Facciamo un po' di teologia dell'immagine: l'estetica della croce e la sua rappresentazione ci parlano in modo particolare in questo tempo conclusivo della Quaresima, i giorni della Passione. Nel Credo troviamo queste affermazioni:
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo....si è incarnato nel seno della Vergine Maria... Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato... è salito al cielo...
Per due volte il Simbolo della Fede, mentre parla del "percorso" della redenzione, dice "per noi". Il Verbo di Dio si è fatto uomo "per noi", ed è morto "per noi". Nella teologia francescana più originale l'incarnazione e la croce sono i due poli di attrazione: il cristocentrismo, cioè il centrare tutto in Cristo, non si discosta dal fatto della redenzione, dal "come" concretamente e storicamente essa è stata compiuta da Figlio di Dio.
Non ci si chiede "poteva fare in altro modo?", invece si contempla ciò che ha fatto e ha voluto fare.
La Settimana Santa può essere presentata dalla seguente bella immagine di area francescana. Un'immagine alquanto originale e sicuramente "strana" a prima vista: Gesù con una scala appoggiata alla croce, sale i gradini che lo portano alla morte:
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| Ferrara - Chiesa di S. Antonio in Polesine - affresco |
| Firenze - Pacino di Bonaguida - 1320 - miniatura |
Che cosa sta ad indicare questa iconografia, desunta sicuramente dalle prediche popolari dei predicatori francescani del primo secolo (e infatti queste immagini sono della seconda metà del XIII sec. e dei primi del XIV)? Essa mostra la volontà di Cristo di morire in Croce. Nessuno ve l'ha costretto, e lui non l'ha semplicemente "accettato" come un'inevitabile conseguenza della sua attività profetica.
Secondo la coscienza cristiana Gesù è nato per arrivare alla "sua ora" (cf. Gv 12,23-33), per affrontare "per noi" la Passione e la Morte, uscirne vittorioso e consegnare all'umanità tutta la vittoria conseguita sulla morte, sul peccato e sul diavolo. Gesù è spoglio, non ha nulla, è il povero per eccellenza e invita a correre con lui alla croce quanti vogliono essere poveri e nudi come lui. San Francesco stimmatizzato, volle morire nudo sulla terra nuda, per imitare in tutto il suo Signore, e per questo poteva chiamare "sorella" anche la morte, che come ultimo gradino lo portava a Cristo.
La miniatura di Pacino di Bonaguida mostra ancora meglio l'impeto con cui Gesù sale la scala e insieme la passività degli altri personaggi. Addirittura da sotto la croce due uomini gli porgono il martello e i chiodi, come ad un carpentiere che deve fare da sé il lavoro, aiutato dai suoi assistenti, che guardano e imparano. A Gesù tocca salvare: la "redenzione oggettiva" non è opera propria, non ci si salva da soli. Ma una volta perdonati e riconciliati dalla morte di Gesù, si "rimane" nello stato di grazia con la fede e le opere di penitenza e carità che nascono dalla fede. Solo in questo modo, risorti con Cristo, possiamo rimanere vivi con lui.
Ed infatti, se la croce di Gesù e la sua morte hanno un valore salvifico unico "per noi", a nostro favore, il suo andare alla croce e affrontare la morte in obbedienza al Padre per espellere dal mondo il "Principe di questo mondo", tutto questo è un esempio "per noi", perché lo mettiamo in pratica, riproducendolo nella nostra esistenza.
Troviamo delle interessanti prospettive e luci su questo argomento nei Sermoni di Sant'Antonio di Padova, un maestro che di certo avrebbe approvato questa iconografia e probabilmente ne è all'origine come ispiratore. Antonio unisce sempre il ricordo della volontaria salita di Gesù alla Croce, per la nostra salvezza, e la volontaria sequela dei Cristiani, che desiderano portare la croce e crocifiggere con lui i vizi e i peccati:
[Dice Gesù:] «Io ho corso, arso dalla sete» (Sal 61,5), la sete della salvezza dell'uomo. Dove corse? Alla croce. Corri anche tu dietro a lui, e come lui ha portato la sua croce per te, così anche tu porta per te la tua. (Fest. S. Gio.Ev., §2)
In verità, lui è il Signore nostro Dio che, per redimerci, salì sulla croce. Seguiamolo dunque, portando la croce della penitenza. Egli ha detto: «Se uno vuole venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). ... Il vaso d'alabastro dell'unguento, spezzato sulla croce, con il suo profumo ha riempito tutto il mondo (cf. Mc 14,3; Gv 12,3). Lo seguano dunque i discepoli, corrano i cristiani al profumo del Crocifisso. (Dom III p. Epi. §2)
Il Signore con la mano della sua misericordia prende la mano dell'umile penitente affinché possa salire per la scala della croce i gradini della perfezione. (Prologo, §3)
O fratello, corri, ti scongiuro, unisciti a lui sotto quel giogo, portalo insieme con Gesù, sollevalo insieme con Gesù. «Mi guardai intorno», dice per bocca di Isaia, «ma non c'era alcuno che porgesse una mano; cercai, ma non c'era nessuno che desse aiuto» (Is 63,5). Aiuta, dunque, o fratello, aiuta Gesù, perché se sarai stato partecipe delle sue sofferenze, lo sarai anche della consolazione (cf. 2Cor 1,7). (Dom XII p. Pent. §9)
Perché tentate di salire per un'altra via, invece che per la scala?... Presumete di poter salire per altra via al monte Tabor, al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile! Ecco la parola del Signore: «Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). E in Geremia leggiamo: «Tu mi chiamerai Padre, e non tralascerai di camminare dietro a me» (Ger 3,19).
Dice S.Agostino: «Il medico beve per primo la medicina amara, affinché non si rifiuti di berla l'ammalato». E Gregorio: «Bevendo il calice amaro si giunge alla gioia della guarigione». «Per salvare la vita, devi affrontare il ferro e il fuoco» (Ovidio). Salite dunque, non temete, perché c'è il Signore alla sommità alla scala, pronto ad accogliere quelli che salgono. (Dom II di Quaresima -I-, §5)
La Settimana Santa ci mostra il compiersi del Mistero Pasquale, mistero di passione volontaria, di offerta totale, non di costrizione: morte che dà la vita, il perdere che fa trovare, l'umiliazione che offre gloria. La scala è pronta. Gesù l'ha già percorsa. Ora tocca a noi. Buona Settimana Santa a tutti i lettori!
lunedì 26 marzo 2012
Canto di offertorio per la messa dell'Annunciazione: naturalmente "Ave Maria"
L'antifona all'offertorio della festa dell'Annunciazione, secondo il Graduale Simplex, è costituita dal saluto angelico a Maria, che non è solo una preghiera popolare - come alcuni credono - ma prima di tutto un versetto del vangelo di Luca (1,28) accostato ad un altro versetto dal passo delle stesso vangelo a proposito della visitazione (1,42): "Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne". Ecco, di seguito, il canto e lo spartito. Come strofe sono indicati per l'Annunciazione i versetti del salmo 84.
Angelus Domini nuntiavit Mariae. L'angelus musicato da Franz Biebl "Ave Maria"
Il gruppo vocale "Canticleer" esegue "Ave Maria" del compositore tedesco Franz Biebl (1906-2001), il testo della preghiera dell'annunciazione del Signore, l'intero Angelus cantato in polifonia contemporanea.
Buona meditazione nella Festa dell'Incarnazione di Nostro Signore!
L'Angelus in latino e italiano:
V/. Angelus Domini nuntiavit Mariæ,
R/. Et concepit de Spiritu Sancto.
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.
V/. "Ecce Ancilla Domini."
R/. "Fiat mihi secundum Verbum tuum."
Ave Maria, gratia plena...
V/. Et Verbum caro factum est.
R/. Et habitavit in nobis.
Ave Maria, gratia plena...
V/. Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
R/. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus: Gratiam tuam quæsumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, angelo nuntiante, Christi Filii tui Incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.
Gloria Patri..... Requiem aeternam....
Traduzione in Italiano:
V/. L'angelo del Signore portò l'annuncio a Maria,
R/. ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
V/. "Ecco sono la serva del Signore."
R/. "Avvenga in me secondo la tua parola."
Ave Maria, piena di grazia...
V/. E il verbo si fece carne.
R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave Maria, piena di grazia...
V/. Prega per noi santa madre di Dio.
R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo: Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu che, all'annuncio dell'Angelo, ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Gloria al Padre... L'eterno riposo....
Buona meditazione nella Festa dell'Incarnazione di Nostro Signore!
L'Angelus in latino e italiano:
V/. Angelus Domini nuntiavit Mariæ,
R/. Et concepit de Spiritu Sancto.
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.
V/. "Ecce Ancilla Domini."
R/. "Fiat mihi secundum Verbum tuum."
Ave Maria, gratia plena...
V/. Et Verbum caro factum est.
R/. Et habitavit in nobis.
Ave Maria, gratia plena...
V/. Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
R/. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus: Gratiam tuam quæsumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, angelo nuntiante, Christi Filii tui Incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.
Gloria Patri..... Requiem aeternam....
Traduzione in Italiano:
V/. L'angelo del Signore portò l'annuncio a Maria,
R/. ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
V/. "Ecco sono la serva del Signore."
R/. "Avvenga in me secondo la tua parola."
Ave Maria, piena di grazia...
V/. E il verbo si fece carne.
R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave Maria, piena di grazia...
V/. Prega per noi santa madre di Dio.
R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo: Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu che, all'annuncio dell'Angelo, ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Gloria al Padre... L'eterno riposo....
martedì 20 marzo 2012
Un corso di gregoriano su YouTube: collegamento con il Canada per imparare i canti della Pasqua
La Sacred Music Society del Canada, attraverso il maestro Uwe Lieflander, ha avuto l'ottima idea di far partire un nuovo programma a distanza per insegnare il canto gregoriano ai principianti assoluti. E funziona! Insieme ai ragazzi in aula, il maestro guida passo passo, anche i fruitori via Web, ad imparare l'introito della domenica di Pasqua: Resurrexi. Non preoccupatevi se non capite l'inglese, seguite sullo schermo la musica e cantate riga per riga, alla fine di un paio di video saprete a memoria uno dei più bei canti del Graduale.
Per ora sono uscite solo due puntate di questo programma casereccio ma molto efficace, dal titolo "Take a chants" (prendi un canto, letteralmente; ma in realtà è un gioco di parole su: take a chance, cioè "cogli l'occasione" o "corri il rischio").
Non perdetevi le prossime due puntate promesse. E speriamo ne escano parecchie altre.
Ecco il link da tenere d'occhi: http://www.sacredmusicsociety.com/take-a-chants/
E qui sotto i due video da seguire:
Seconda parte del "Resurrexi"
Pensate cosa può diventare YouTube per il canto gregoriano (e quanto ha già fatto!) se tutte le Scholae iniziassero a mettere online le loro prove! E - se ci pensiamo - il carattere universale del canto proprio della Chiesa Cattolica si adatta perfettamente alla dimensione globale della rete: possiamo utilizzare video italiani, canadesi, giapponesi e siamo sempre a casa!!
Come bonus vi incollo qui sotto lo spartito del canto che viene insegnato nei video, così potete ripassarvelo con comodo:
Traduzione: Sal. 138, 18 e 5-6 - Sono risorto e sono ancora con te, alleluia: hai posto la tua mano su di me, alleluia: mirabile si è dimostrata la tua scienza, allelúia, allelúia. Sal. 138, 1-2 - O Signore, tu mi hai messo alla prova e mi hai conosciuto: hai conosciuto il mio riposo e il mio rialzarmi. Gloria al Padre… Sal. 138, 18 e 5-6 - Son risorto …
n. 114. Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra...
I vescovi e gli altri pastori d'anime curino diligentemente che in ogni azione sacra celebrata con il canto tutta l'assemblea dei fedeli possa partecipare attivamente,
n. 116. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale.
sabato 17 marzo 2012
Gregoriano per la IV domenica di Quaresima
Domenica Laetare, l'introito in splendida esecuzione monastica dei monaci dell'Abbazia di Notre Dame de Triors. L'invito a rallegrarci con Gerusalemme, perché la liberazione è vicina:
Is. 66, 10 e 11 - Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, esultate con essa: giote voi che foste tristi: ed esultate e siate sazi delle sue consolazioni. Sal. 121, 1 - Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo nella casa del Signore. Gloria al Padre… Is. 66, 10 e 11 - Rallegrati, Gerusalemme
Ma anche il Graduale, meno famoso, è in tema: Laetatus sum
Sal. 121, 1 e 7 - Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Regni la pace nelle tue fortezze e la sicurezza nelle tue torri.
Is. 66, 10 e 11 - Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, esultate con essa: giote voi che foste tristi: ed esultate e siate sazi delle sue consolazioni. Sal. 121, 1 - Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo nella casa del Signore. Gloria al Padre… Is. 66, 10 e 11 - Rallegrati, Gerusalemme
Ma anche il Graduale, meno famoso, è in tema: Laetatus sum
Sal. 121, 1 e 7 - Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Regni la pace nelle tue fortezze e la sicurezza nelle tue torri.
venerdì 16 marzo 2012
Canto liturgico per la Settimana Santa: Cantare la Passione del Signore
Grazie all'aiuto di due gentilissimi lettori, Ludovico e Paolo, e alla cortesia dell'associazione "Amici della Liturgia" (che potrete visitare a questo link: www.liturgiaculmenetfons.it), abbiamo l'opportunità di godere del Concerto Sacro da loro ideato e realizzato.
Sono tutte musiche e canti per la liturgia della Settimana Santa. La parte del leone la fa il canto della Passione secondo Marco in italiano (secondo il testo del Lezionario CEI) ma con la melodia gregoriana, trascrizione a cura dall'organista prof. Fabio Miori. Le parti polifoniche della "turba" sono state composte dal M° Daniele Lutterotti. Il M° Giuliano Gardumi dirige il coro liturgico "Beato Antonio Rosmini", composto da vari elementi provenienti dalla val Lagarina e alto Garda. I solisti sono Stefano Miori, Ezio Salvaterra e Sandro Miori.
Sono tutte musiche e canti per la liturgia della Settimana Santa. La parte del leone la fa il canto della Passione secondo Marco in italiano (secondo il testo del Lezionario CEI) ma con la melodia gregoriana, trascrizione a cura dall'organista prof. Fabio Miori. Le parti polifoniche della "turba" sono state composte dal M° Daniele Lutterotti. Il M° Giuliano Gardumi dirige il coro liturgico "Beato Antonio Rosmini", composto da vari elementi provenienti dalla val Lagarina e alto Garda. I solisti sono Stefano Miori, Ezio Salvaterra e Sandro Miori.
Oltre alla bellissima registrazione dell'intero "concerto sacro" siamo in grado anche di fornire lo spartito completo del canto del Passio, che è quello previsto per la prossima Domenica delle Palme, Anno B. Se qualche intraprendente corale, con appositi ministri consenzienti, volesse utilizzare questa preziosa risorsa per far gustare il canto della Parola di Dio, farà certamente cosa buona e giusta.
Quindi, eccovi a seguire sia il video che il PDF scaricabile dello spartino, di cui ancora una volta ringraziamo il sito www.liturgiaculmenetfons.it.
In questo file di presentazione troverete altri approfondimenti sui canti offerti nel video, tutti canti strettamente litugici, presi o dalla tradizione gregoriana, o nell'interpretazione polifonica anche contemporanea.
Il video comincia con il canto Christus factus est, al minuto 3:25 inizia la Passione del Signore
Scarica qui lo spartito o sfoglialo nella finestra:
venerdì 9 marzo 2012
Meditazione in musica: Crucifixus sub Pontius Pilatus
Per questo terzo venerdì di Quaresima vi propongo lo spettacolare e meditativo Crucifixus, passaggio del Credo, secondo l'interpretazione di Antonio Lotti, compositore vissuto dal 1667 al 1740.
Il coro - lo splendido King's College Choir di Cambridge, Inghilterra, canta:
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato, passus et sepultus est.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Puoi scaricare qui lo spartito a 8 voci: http://www3.cpdl.org/wiki/images/sheet/lotti/lott-cru.pdf
Il coro - lo splendido King's College Choir di Cambridge, Inghilterra, canta:
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato, passus et sepultus est.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Puoi scaricare qui lo spartito a 8 voci: http://www3.cpdl.org/wiki/images/sheet/lotti/lott-cru.pdf
mercoledì 7 marzo 2012
I Francescani scendono in campo, o meglio: in coro. Settimane estive di Gregoriano ad Assisi
Una gran bella iniziativa dei Frati Minori della Porziuncola (Assisi) che merita ampia risonanza e... iscrizione.
Un corso di canto gregoriano dedicato alla pratica del canto proprio del Rito Romano, secondo i dettami del Concilio Vaticano II. Un'ottima iniziativa, pensata sia per esperti, sia per chi si avvicina al Gregoriano (teoria e pratica). E finalmente viene rivalutata la pubblicazione liturgica post-conciliare meno fortunata di tutte: il Graduale Simplex.
In vacanza ad Assisi per una settimana, con studio di gregoriano in un posto davvero mistico. Meglio di una crociera ai Caraibi, anche nel prezzo.
“La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana;
perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale” (SC 116)
perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale” (SC 116)
Con il patrocinio del Pontificio Istituto di Musica Sacra, dal 2 al 7 luglio 2012 si terrà ad Assisi, presso la Basilica Papale di S. Maria degli Angeli in Porziuncola, il corso di canto gregoriano “Cantemus Domino” tenuto dai docenti Frati Minori:
- p. Maurizio Verde (teoria e pratica)
- p. Matteo Ferraldeschi (teoria e pratica)
- p. Andrea Dall'Amico (Liturgia)
Il corso, di durata triennale (una settimana per ogni annualità), è rivolto a Maestri di coro, cantori e musicisti, animatori del canto sacro, liturgisti, sacerdoti, religiosi e religiose, cultori e amatori del canto gregoriano.
Le finalità che si intendono perseguire, attraverso lezioni teoriche e pratiche, sono la conoscenza, l'analisi, l'interpretazione e la direzione del repertorio gregoriano della Messa e dell’Ufficio. Il corso include lezioni di Liturgia.
Gli orari del corso sono i seguenti:
- 8.30-10.20: Teoria
- 10.40-11.30: Liturgia
- 11.40-12.50: Laboratorio Corale
- 15.30-17.20: Teoria
- 17.40-18.50: Laboratorio Corale
| Programma del primo anno: | ||
Teoria A (Ferraldeschi)
| Teoria B (Verde)
| |
Il giorno 6 luglio, alle ore 21.15, presso il Santuario della Porziuncola, è prevista una pubblica esecuzione di Canto Gregoriano a cura dei corsisti. Per l’occasione è necessario indossare una divisa di colore nero: ciascuno dovrà provvedere personalmente. (Sacerdoti e religiosi possono indossare l’abito proprio).
Il giorno 7 luglio, sabato mattina, sarà dedicato alle ultime comunicazioni e ad una visita guidata ai luoghi delle memorie francescane.
Info e iscrizioni:
In allegato il depliant ed il Modulo di Iscrizione
Tel: 075.80.51.430 (ore: 9.00-12.30/15.00-18.00 giorni feriali)
www.porziuncola.org
Termine iscrizioni: 20 maggio 2012
In allegato il depliant ed il Modulo di Iscrizione
Tel: 075.80.51.430 (ore: 9.00-12.30/15.00-18.00 giorni feriali)
www.porziuncola.org
Termine iscrizioni: 20 maggio 2012
*Agli iscritti si chiede di munirsi dei seguenti testi: Graduale Triplex – Graduale Simplex (acquistabili presso le Librerie Cattoliche e/o Musicali).
Scarica gli allegati
Depliant e Modulo di Iscrizione
mercoledì 29 febbraio 2012
Mini-documentario sul Pontificio Istituto di Musica Sacra: che gode ottima salute!
Tanti giovani frequentano il "conservatorio del Papa", dove si studia tutta la musica sacra (dal gregoriano in avanti). Una roccaforte della musica liturgica, tenuta viva dalla competenza dei professori, dalla solidità della tradizione romana, e naturalmente dalla coinvolgente passione musicale dei 150 giovani studenti di tutto il mondo: Asia, Africa, Americhe e pure Europa.
Ecco, dunque, il documentario in 3 minuti girato da RomeReports. E' in inglese, chissà se c'è qualcuno che lo volesse tradurre...
Ecco, dunque, il documentario in 3 minuti girato da RomeReports. E' in inglese, chissà se c'è qualcuno che lo volesse tradurre...
sabato 25 febbraio 2012
Le tentazioni di Gesù e il luogo dove avvennero
La Terra Santa è uno scrigno non solo di arte, ma anche di natura. Il monte delle tentazioni di Cristo e il monastero che racchiude la grotta dove Gesù consacrò la prima Quaresima del Nuovo Testamento vengono mostrati e spiegati in questo breve video, a cura dei Francescani di Terra Santa. Guardandolo ci prepariamo a entrare nel mistero della lotta del Dio incarnato contro lo spirito del Male.
martedì 21 febbraio 2012
Il carnevale è finito... ricordati che domani è Quaresima
Vi propongo come meditazione visiva per la fine del carnevale, questa simpatica tavola allegorica di Ignacio de Ries, pittore spagnolo del XVII sec. Il titolo è "Arbol de la vida", e si trova nella Cattedrale di Segovia.
E' una rappresentazione della vanità della vita mondana e ridanciana, simbolizzata dalle gozzoviglie che si tengono in cima all'albero, nella noncuranza generale dei colpi che la morte quotidianamente assesta all' "albero della vita". Il diavolo tira dalla sua parte, cercando di accelerare l'inevitabile, per non dar tempo ai buontemponi di ricordarsi: "memento homo quia pulvis es...", "ricordati che sei polvere e in polvere tornerai".
Dalla parte opposta alla morte, in abiti penitenziali, Gesù suona la campana, cercando di intercettare l'attenzione dei gaudenti tra le feste carnascialesche. Pare invano, a giudicare dallo sguardo preoccupato del Signore.
Ma come ogni vanitas anche questo quadro è un ammonimento. Una pubblicità penitenziale: l'ora è giunta, la Quaresima è alle porte.
Scendete dall'albero - prima che sia troppo tardi, albero che pare "della vita" e invece ti trascina nella tomba.
domenica 19 febbraio 2012
Musica in onore di Sant'Antonio di Padova
In onore della Festa esterna della Lingua del Santo, ascoltiamo di Antonio Caldara, "Il Morto Redivivo" ovvero S. Antonio di Padova che risuscita il morto per liberare il padre. Ouverture dell'Oratorio - Libretto: Castore Montalbani - Salisburgo 1726:
L'oratorio si riferisce a questo miracolo del Santo di Padova:
L'oratorio si riferisce a questo miracolo del Santo di Padova:
"Nella città di Lisbona, di cui s. Antonio fu oriundo, - mentre ancora vivevano i parenti del Santo, cioè il padre, la madre e i fratelli -, due cittadini erano nemici e si odiavano a morte. Accadde che il figlio d'uno di costoro, un ragazzo, ebbe a incontrare il nemico di famiglia, che abitava vicino ai genitori del beato Antonio.
Colui, spietato, afferrò il ragazzo, lo portò in casa e subito lo uccise. Poi, nel profondo della notte, entrato nel giardino dei parenti del Santo, scavò una fossa, vi sotterrò il cadavere e fuggì.
Poiché il giovane era figlio di persona notabile, si inquisì sulla scomparsa di lui, e si appurò ch'era transitato per la contrada dove abitava il nemico. Furono allora perquisiti la dimora e l'orto di questo, ma non si scoprì nessun indizio. Facendo un sopralluogo nel giardino dei familiari del beato Antonio, fu ritrovato il ragazzo, seppellito nell'orto. Per questo, il giustiziere del re fece arrestare, come assassini del giovane, il padre con tutti quelli di casa.
Il beato Antonio, sebbene fosse a Padova, seppe del fatto, per ispirazione divina. Di sera, chiesto il permesso al guardiano, uscì dal convento. E mentre camminava nella notte, fu con divino prodigio trasportato fino alla città di Lisbona. Entrando in città di mattina, si diresse dal giustiziere, e cominciò a pregarlo di prosciogliere dall'accusa quegli innocenti e rilasciarli. Ma non volendo colui per nessuna ragione far questo, il beato Antonio ordinò che gli venisse portato davanti il ragazzo assassinato.
Portato che fu il corpo, gli comandò di alzarsi e dire se a ucciderlo fossero stati i suoi parenti. Il ragazzo si destò da morte e affermò che i familiari del beato Antonio erano del tutto estranei al delitto. Di conseguenza, essi furono prosciolti e liberati dal carcere. Il beato Antonio restò in loro compagnia tutta quella giornata. Poi, a sera, uscì da Lisbona e il mattino seguente si ritrovò a Padova". (Bartolomeo da Pisa 4,19-32).
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| G. Campagna, Sant'Antonio risuscita il giovane per scagionare il proprio padre. |
venerdì 17 febbraio 2012
Giudicate da voi la "Messa Rock". Forse c'è qualcosa che proprio non va?
Ne avevamo parlato un paio di giorni fa, e ora è puntualmente uscito il video della "Messa Rock" in diocesi di Trento.
E' davvero incredibile quello che si vede e si sente nel video che vi propongo qui sotto. Un vero "concerto con contorno di Messa", degno - mutatis mutandis - della peggiore tradizione settecentesca. Soprattutto il "canto meditativo" che dovrebbe aiutare a chiedere perdono! E dopo la schitarrata del "finto Kyrie" fa davvero impressione sentire recitare il Gloria!! Mi sa che l'esperimento è proprio fallito.
Dopo averlo visto, leggete cosa scriveva più di un secolo fa San Pio X a proposito della Musica sacra, nel suo motu proprio Tra le sollecitudini, che riporta principi generali sempre validi. E' stato scritto in un tempo non sospetto di odio verso il Rock: era il 1903 e le musiche profane erano - al massimo - quelle dell'opera lirica e delle bande... Mi sembra impossibile che il parroco di Albiano e il Vescovo di Trento non conoscano un così famoso documento sulla musica per la liturgia.
Non tocchiamo partitamente degli abusi che in questa parte possono occorrere. Oggi l’attenzione Nostra si rivolge ad uno dei più comuni, dei più difficili a sradicare e che talvolta si deve deplorare anche là dove ogni altra cosa è degna del massimo encomio per la bellezza e sontuosità del tempio, per lo splendore e per l’ordine accurato delle cerimonie, per la frequenza del clero, per la gravità e per la pietà dei ministri che celebrano. Tale è l’abuso nelle cose del canto e della musica sacra. Ed invero, sia per la natura di quest’arte per sé medesima fluttuante e variabile, sia per la successiva alterazione del gusto e delle abitudini lungo il correr dei tempi, sia per funesto influsso che sull’arte sacra esercita l’arte profana e teatrale, sia pel piacere che la musica direttamente produce e che non sempre torna facile contenere nei giusti termini, sia infine per i molti pregiudizi che in tale materia di leggeri si insinuano e si mantengono poi tenacemente anche presso persone autorevoli e pie, v’ha una continua tendenza a deviare dalla retta norma, stabilita dal fine, per cui l’arte è ammessa al servigio del culto, ed espressa assai chiaramente nei canoni ecclesiastici, nelle Ordinazioni dei Concilii generali e provinciali, nelle prescrizioni a più riprese emanate dalle Sacre Congregazioni romane e dai Sommi Pontefici Nostri Predecessori.
2. La musica sacra .. Deve essere santa, e quindi escludere ogni profanità, non solo in se medesima, ma anche nel modo onde viene proposta per parte degli esecutori
5. Nondimeno, siccome la musica moderna è sorta precipuamente a servigio profano, si dovrà attendere con maggior cura, perché le composizioni musicali di stile moderno, che si ammettono in chiesa, nulla contengano di profano, non abbiano reminiscenze di motivi adoperati in teatro, e non siano foggiate neppure nelle loro forme esterne sull’andamento dei pezzi profani.
5. Nondimeno, siccome la musica moderna è sorta precipuamente a servigio profano, si dovrà attendere con maggior cura, perché le composizioni musicali di stile moderno, che si ammettono in chiesa, nulla contengano di profano, non abbiano reminiscenze di motivi adoperati in teatro, e non siano foggiate neppure nelle loro forme esterne sull’andamento dei pezzi profani.
6. Fra i vari generi della musica moderna, quello che apparve meno acconcio ad accompagnare le funzioni del culto è lo stile teatrale, che durante il secolo scorso fu in massima voga, specie in Italia [pare sia tornato in auge]. Esso per sua natura presenta la massima opposizione al canto gregoriano ed alla classica polifonia e però alla legge più importante di ogni buona musica sacra. Inoltre l’intima struttura, il ritmo e il cosiddetto convenzionalismo di tale stile non si piegano, se non malamente, alle esigenze della vera musica liturgica.
9. Il testo liturgico deve essere cantato come sta nei libri, senza alterazione o posposizione di parole, senza indebite ripetizioni, senza spezzarne le sillabe e sempre in modo intelligibile ai fedeli che ascoltano. [altro che canti in inglese al posto del latino! Ma non si era messo tutto in italiano perché si doveva capire, si doveva partecipare tutti col canto? Com'è che la cappella musicale Hard Rock va bene e nessuno dice niente?]
16. Siccome il canto deve sempre primeggiare, così l’organo o gli strumenti devono semplicemente sostenerlo e non mai opprimerlo. [ma come? Nemmeno assoli di chirarra Heavy Metal, Santità?]
21. Nelle processioni fuori di chiesa può essere permessa dall’Ordinario la banda musicale, purché non si eseguiscano in nessun modo pezzi profani. [nemmeno fuori chiesa un po' di Rock? Ma è una persecuzione!]
Conclusione.
29. Per ultimo si raccomanda ai maestri di cappella, ai cantori, alle persone del clero, ai superioni dei seminari, degli istituti ecclesiastici e delle comunità religiose, ai parroci e rettori di chiese, ai canonici delle colleggiate e delle cattedrali, e soprattutto agli Ordinari diocesani di favorire con tutto lo zelo queste sagge riforme, da molto tempo desiderate e da tutti concordemente invocate, affinché non cada in dispregio la stessa autorità della Chiesa, che ripetutamente le propose ed ora di nuovo le inculca.
Da più parti s'attende, con ansia, una parola dall'autorità diocesana preposta alla liturgia e alla musica sacra. Visto che si è permessa "perplessità" sulla Messa in canto gregoriano, non riesco ad immaginare cosa possa dire su questo genere di canto!
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