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sabato 25 febbraio 2012

Le tentazioni di Gesù e il luogo dove avvennero

La Terra Santa è uno scrigno non solo di arte, ma anche di natura. Il monte delle tentazioni di Cristo e il monastero che racchiude la grotta dove Gesù consacrò la prima Quaresima del Nuovo Testamento vengono mostrati e spiegati in questo breve video, a cura dei Francescani di Terra Santa. Guardandolo ci prepariamo a entrare nel mistero della lotta del Dio incarnato contro lo spirito del Male.

giovedì 23 febbraio 2012

La celebrazione delle Ceneri con Papa Benedetto XVI

Riepilogo della giornata del Mercoledì delle Ceneri di Papa Benedetto, con sintesi dell'omelia: un commento alle parole "Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai". Il Papa ha dunque scelto la II formula.

40 giorni: un video-riassunto sulla Quaresima

Il nostro caro e bravo Don Andrea, che si occupa del settore comunicazioni della diocesi di Bologna, ha realizzato questo ottimo video-messaggio in cui riassume i significati del numero 40 nella Scrittura e nella vita della Chiesa, il numero che dà origine alla Quaresima. Inoltre fa un utile ripasso sulle pratiche ed "esercizi spirituali e corporali" tipici di questo tempo penitenziale.

mercoledì 22 febbraio 2012

Miserere mei: il salmo penitenziale per eccellenza secondo il grande Tartini



Riascoltiamo il Salmo 50, la richiesta di perdono del Re Davide, nel rivestimento artistico di Giuseppe Tartini, genio musicale, convertitosi ad Assisi e per più decenni compositore e violinista della cappella musicale della Basilica di Sant'Antonio di Padova.
Questo Miserere fu eseguito per la prima volta il Mercoledì Santo 1768 a Roma, davanti a Papa Clemente XIII.
Purtroppo il video non è completo e a metà è troncato: si deve pur fare penitenza oggi :-(

Miserere mei, Deus, secundum magnam
misericordiam tuam.
Et secundum multitudinem miserationum tuarum,
dele iniquitatem meam.
Amplius lava me ab iniquitate mea:
et a peccato meo munda me.
Quoniam iniquitatem meam ego cognosco:
et peccatum meum contra me est semper.
Tibi soli peccavi, et malum coram te feci:
ut justificeris in sermonibus tuis, et vincas cum judicaris.
Ecce enim in inquitatibus conceptus sum:
et in peccatis concepit me mater mea.
Ecce enim veritatem dilexisti: incerta et occulta
sapientiae tuae manifestasti mihi.
Asperges me hyssopo, et mundabor:
lavabis me, et super nivem dealbabor.
Auditui meo dabis gaudium et laetitiam:
et exsultabunt ossa humiliata.
Averte faciem tuam a peccatis meis:
et omnes iniquitates meas dele.
Cor mundum crea in me, Deus:
et spiritum rectum innova in visceribus meis.
Ne projicias me a facie tua:
et Spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
Redde mihi laetitiam salutaris tui:
et spiritu principali confirma me.
Docebo iniquos vias tuas: et impii ad te
convertentur.
Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis
meae: et exsultabit lingua mea justitiam tuam.
Domine, labia mea aperies:
et os meum annuntiabit laudem tuam.
Quoniam si voluisses sacrificium, dedissem utique:
holocaustis non delectaberis.
Sacrificium Deo spiritus contribulatus:
cor contritum, et humiliatum, Deus, non despicies.
Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion:
ut aedificentur muri Jerusalem.
Tunc acceptabis sacrificium justitiae,
oblationes, et holocausta:
tunc imponent super altare tuum vitulos.

martedì 21 febbraio 2012

Il carnevale è finito... ricordati che domani è Quaresima

Vi propongo come meditazione visiva per la fine del carnevale, questa simpatica tavola allegorica di Ignacio de Ries, pittore spagnolo del XVII sec. Il titolo è "Arbol de la vida", e si trova nella Cattedrale di Segovia. 
E' una rappresentazione della vanità della vita mondana e ridanciana, simbolizzata dalle gozzoviglie che si tengono in cima all'albero, nella noncuranza generale dei colpi che la morte quotidianamente assesta all' "albero della vita". Il diavolo tira dalla sua parte, cercando di accelerare l'inevitabile, per non dar tempo ai buontemponi di ricordarsi: "memento homo quia pulvis es...", "ricordati che sei polvere e in polvere tornerai". 
Dalla parte opposta alla morte, in abiti penitenziali, Gesù suona la campana, cercando di intercettare l'attenzione dei gaudenti tra le feste carnascialesche. Pare invano, a giudicare dallo sguardo preoccupato del Signore.
Ma come ogni vanitas anche questo quadro è un ammonimento. Una pubblicità penitenziale: l'ora è giunta, la Quaresima è alle porte.
Scendete dall'albero - prima che sia troppo tardi, albero che pare "della vita" e invece ti trascina nella tomba. 

martedì 10 gennaio 2012

Un documentario da non perdere: La Chiesa altrove. La chiesa che prega, che pratica la carità e subisce il martirio

Il 6 gennaio 2012 è andato in onda su RAI 3 uno splendido - quanto raro oggigiorno - documentario della serie "La grande storia", dedicato a far conoscere gli aspetti meno conosciuti della Chiesa nei luoghi meno frequentati dal grande pubblico. Questi aspetti sono: la vita di preghiera (mostrata attraverso l'ottica della chiesa Siro-cattolica e di rito Copto-cattolico d'Etiopia), la vita di carità e di martirio dei cristiani. Ci vuole coraggio, oggi, a presentare in TV questi aspetti della vita cristiana, soprattutto quello del Martirio, troppo spesso dimenticato dagli stessi credenti. Vedere certe immagini, ascoltare alcune toccanti testimonianze di veri "confessori" della fede, che soffrono ogni giorno per mantenere il Vangelo, è salutare per tutti.

Così il sito di Rai 3 presenta il documentario:
La Chiesa Altrove è un viaggio in giro per il mondo, alla ricerca della Chiesa più remota, quella lontana dalla cupola di San Pietro. Un pellegrinaggio nei luoghi meno conosciuti e più nascosti del Cristianesimo. La Siria, l’Etiopia, l’Uganda, il Pakistan, la Turchia... sono luoghi di frontiera dove abitano donne e uomini che hanno fatto una scelta di vita radicale nel nome della propria fede. In questo modo La Chiesa Altrove mostra un’immagine della Chiesa contemporanea che va oltre l’ufficialità più nota, molto diversa da come è tradizionalmente conosciuta in Occidente.
Il documentario si struttura come un trittico intorno ai tre pilastri fondamentali del Cristianesimo: la prima arcata è dedicata alla Preghiera e al rapporto con il trascendente; la seconda affronta il tema della Carità, non tanto per individuare i grandi protagonisti di questa missione, ma le mille facce anonime della carità nel mondo; la terza campata infine vuole approfondire il tema della testimonianza, che comprende anche il discorso del Martirio cristiano.
Cliccate qui per andare a vedere questo documentario, oppure cliccate sull'immagine qui sotto:

giovedì 11 agosto 2011

Lo scandaloso "privilegio capovolto" della Madre Santa Chiara

Chiara d'Assisi, di cui oggi ricorre la festa, chiese ed ottenne da Papa Gregorio IX, tre anni dopo la morte di San Francesco, un privilegio che nessuno aveva mai osato chiedere. Di solito il papa (ieri come oggi) si sentiva domandare conferme di possedimenti, benefici ecclesiastici da sfruttare, terreni della chiesa da aggiungere ai beni di un monastero, profitti e proventi e cose del genere. Figuratevi lo stupore di Gregorio (che comunque già ben conosceva l'originalità e la radicalità francescane), nel sentirsi chiedere una bolla papale per avere in perpetuo il privilegio di non possedere nulla!
In questo, infatti, consiste il "Privilegio della Povertà" che la Madre Chiara volle per sé e per le sue figlie, perché potessero vivere - anche se recluse - lo stesso ideale di Francesco, il poverello d'Assisi. In questo modo Chiara si differenziava definitivamente da ogni altra forma di vita religiosa femminile del suo tempo. Le monache di ogni spiritualità, pur vivendo in clausura e in povertà personale, avevano ampi possessi come monastero. Una vita garantita dalla rendita fondiaria. Chiara, fedele a Francesco, vuol vivere del lavoro delle sue mani e della carità del prossimo. E così riuscirà a fare, spuntandola su giuristi e canonisti preoccupati più delle cose di questo mondo che della Provvidenza.
Ecco il testo:

Bolla "Privilegio della povertà"

Gregorio Vescovo, servo dei servi di Dio, alle dilette figlie in Cristo Chiara e alle altre ancelle di Cristo, viventi in comune presso la chiesa di San Damiano, nella diocesi di Assisi, salute e apostolica benedizione.

È noto che, volendo voi dedicarvi unicamente al Signore, avete rinunciato alla brama di beni terreni. Perciò, venduto tutto e distribuitolo ai poveri, vi proponete di non avere possessioni di sorta, seguendo in tutto le orme di colui che per noi si è fatto povero, e via e verità e vita (cfr. Mt. 19,21). Né, in questo proposito, vi spaventa la privazione di tante cose: perché la sinistra dello sposo celeste è sotto il vostro capo, per sorreggere la debolezza del vostro corpo, che con carità bene ordinata avete assoggettato alla legge dello spirito.

E infine, colui che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo, non vi farà mancare né il vitto né il vestito, finché nella vita eterna passerà davanti a voi e vi somministrerà se stesso, quando cioè la sua destra vi abbraccerà con gioia più grande, nella pienezza della sua visione (Ct 2,6).

Secondo la vostra supplica, quindi, confermiamo col beneplacito apostolico, il vostro proposito di altissima povertà, concedendovi con l’autorità della presente lettera che nessuno vi possa costringere a ricevere possessioni.

Pertanto a nessuno, assolutamente, sia lecito invalidare questa scrittura della nostra concessione od opporvisi temerariamente. Se qualcuno poi presumesse di attentarlo, sappia che incorrerà nell’ira di Dio onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Perugia il 17 settembre, anno secondo (1228) del Nostro Pontificato.

La bolla del Privilegio conservata ad Assisi

mercoledì 30 marzo 2011

Il santo della scala: Giovanni Climaco


Oggi, 30 marzo, le chiese cattoliche e ortodosse ricordano insieme San Giovanni Climaco (Ιωάννης της Κλίμακος).
Il suo soprannome è venuto dall'opera che l'ha reso celebre, uno dei capolavori dell'ascetica monastica: "La scala del Paradiso" (Κλίμαξ). San Giovanni Climaco, contemporaneo di Maometto, propone i trenta gradini che portano dalla terra fino al cielo, arrampicandosi sulla scala posta e sorretta da Cristo stesso, che per primo l'ha percorsa. Le icone che "fotografano" la scala giovannea mostrano la lotta spirituale: i monaci ascendono pericolosamente, senza reti di protezione, esortati dai santi, aiutati dagli angeli, ma insidiati dai demoni, che cercano di farli cadere per attirarli nel profondo dell'inferno. La visione "agonistica" della vita spirituale è qualcosa da recuperare nel nostro tempo, dove ormai domina uno psicologismo che rischia di rinchiudere in se stessi e nei propri limiti, problemi, inconsistenze, fermando all'analisi e spesso deresponsabilizzando ("sono fatto così!...).
Sul valore del testo di San Giovanni "della scala" i cristiani d'Oriente e Occidente sono sempre stati d'accordo, diffondendo enormemente questo libro, attraverso traduzioni in tutte le lingue antiche della cristianità. Nella tradizione Bizantina, la quarta domenica di Quaresima è dedicata alla commemorazione del Climaco, visto come un incoraggiante maestro sulla via dei propositi quaresimali e dei sacrifici connessi con la purificazione prepasquale per tutti i fedeli.
Vi propongo i link all'opera completa di Giovanni Climaco, secondo la traduzione italiana del 1874 del sacerdote Antonio Ceruti (1830-1918), archivista e viceprefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Potete così vedere, gradino per gradino, tutto il percorso ascensionale dell'anima proposto dal grande padre degli asceti. La lingua usata è alquanto ottocentesca, ma comunque ben comprensibile anche oggi.

INDICE della "Scala del Paradiso" di san Giovanni Climaco


L'inno Apolytikion* in greco per la memoria di san Giovanni Climaco
(* canto tipico di una memoria o festa, corrispondente alla colletta occidentale per il fatto che sintetizza il mistero o la vita del santo celebrato.)


Ἀπολυτίκιον
Ἦχος γ’. Θείας πίστεως.
Θεῖον κλίμακα, ὑποστηρίξας, τὴν τῶν λόγων σου, μέθοδον πάσι, Μοναστῶν ὑφηγητὴς ἀναδέδειξαι, ἐκ πρακτικῆς Ἰωάννη καθάρσεως, πρὸς θεωρίας ἀνάγων τὴν ἔλαμψιν. Πάτερ Ὅσιε, Χριστὸν τὸν Θεὸν ἱκέτευε, δωρήσασθαι ἠμὶν τὸ μέγα ἔλεος

Apolytikion 
Dopo aver elevato una scala sacra per mezzo delle tue parole, sei stato rivelato a tutti come un maestro di monaci; e tu ci porti, o Giovanni, dalla purificazione che viene attraverso la disciplina verso la luce della visione divina. Padre giusto, ti supplico, fa che Cristo Dio ci conceda grande misericordia.

martedì 29 marzo 2011

Libri così non se ne scrivono più: "L'utile spavento del peccatore", anno 1649

Un libro di tempi andati, eppure, a solo scorrere il lungo indice delle otto parti in cui è diviso, si può ben vedere quante attualissime domande pastorali già si agitavano nel XVII secolo.
"L'utile spavento del peccatore, ovvero la penitenza sollecita", opera del sacerdote Gianfrancesco Maia Materdona, è reperibile completamente online, scannerizzato da Google Books.
Il linguaggio è certo quello infiorato e barocco dell'epoca, alcune espressioni e ridondanze non possono non far sorridere, ma le argomentazioni, anche a spulciar solo qualcosa, danno da riflettere, soprattutto nella seconda parte (dove si dissuade il "peccatore habituato" dal confidare troppo, senza corrispondervi, alle frasi di misericordia e perdono che si trovano sparse nei libri biblici - anche oggi spesso agitate come amuleti, da chi non vuol convertirsi punto...) e nella sesta parte, che insegna come confessarsi e come fare poi la penitenza. Molto concreto e piano: dice pane al pane  e... peccato al peccato, proprio per far venire un "utile spavento" al peccatore abitudinario, spingendolo a non rimandare la conversione.
Un'ottima lettura per la Quaresima, soprattutto per i sacerdoti - magari mentre aspettano nel confessionale che qualche anima penitente ricerchi l'assoluzione divina e un buon consiglio.
Ecco qui sotto l'intera opera, che potete scaricare anche da questo link.

giovedì 17 marzo 2011

Il glorioso san Patrizio e la convalescente Chiesa d'Irlanda

Oggi, 17 marzo, festa di San Patrizio, auguri a tutti gli amici Irlandesi che onorano il loro evangelizzatore e patrono.
Scrive di lui il Martirologio Romano: "San Patrizio, vescovo: da giovane fu portato prigioniero dalla Britannia in Irlanda; recuperata poi la libertà, volle entrare tra i chierici; fatto ritorno nella stessa isola ed eletto vescovo, annunciò con impegno il Vangelo al popolo e diresse con rigore la sua Chiesa, finché presso la città di Down in Irlanda si addormentò nel Signore".
Un santo identificato con la terra d'adozione, tanto da diventare un simbolo per i cattolici e anche per i protestanti. Sempre rappresentato in paramenti verdi di speranza, colore dell'isola di smeraldo, san Patrizio protegga la Chiesa che ha fondato e che deve ritrovare la strada della penitenza e del rinnovamento, come Papa Benedetto ha autorevolmente mostrato nella sua forte lettera dello scorso anno alla Chiesa cattolica d'Irlanda. L'anno di penitenza chiesto da Sua Santità si concluderà a Pasqua prossima ventura. Quindi, accompagniamo anche con la nostra preghiera quest'ultimo tornante quaresimale dei discepoli di san Patrizio.
Per sottolineare la gioiosa festa anniversaria vi posto l'inno a San Patrizio, che si canta su una popolare melodia irlandese. Accanto alle parole inglesi una mia traduzione conoscitiva. In appendice lo spartito e il MIDI e pure un video con questo famoso canto popolare.

Hail, glorious Saint Patrick,
dear Saint of our isle!
On us thy poor children,
bestow a sweet smile;
And now thou art high
in the mansions above,
On Erin's green valleys
look down in thy love.

Salve, glorioso san Patrizio, caro Santo della nostra isola! Su noi tuoi poveri figli, volgi un dolce sorriso; e ora che sei in alto, nelle dimore superne, giù, sulle verdi vallate d’Irlanda guarda col tuo amore
Hail, glorious Saint Patrick,
thy words were once strong
Against Satan's wiles
and a heretic throng;
Not less in thy might now
in heaven thou art
Oh, come to our aid,
in our battle take part.

Salve, glorioso san Patrizio, le tue parole un tempo furono forti contro le insidie di Satana e l’orda degli eretici; non meno sei forte ora nei cieli, oh, vieni in nostro aiuto, prendi parte alla nostra battaglia.
In the war agaisnt sin,
in the fight for the faith,
Dear Saint, may thy children
resist to the death;
May their strength be in meekness,
in penance, and prayer,
Their banner the Cross,
which they glory to bear.

Nella guerra contro il peccato, nella lotta per la fede, caro Santo, possano i tuoi figli resistere fino alla morte; stia la loro forza nella mitezza, nella penitenza e nella preghiera, loro vessillo la Croce, che si glorino di portare.
Thy people, now exiles
on many a shore,
Shall love and revere thee
till time be no more:
And the fire thou hast kindled
shall ever burn bright
Its warmth undiminished,
undying its light.

Il tuo popolo, ora esule su tanti lidi, ti amerà e onorerà fino al termine del tempo: e il fuoco che tu hai acceso arderà brillante per sempre, il suo calore senza diminuire e la sua luce senza morire.
Ever bless and defend
the sweet land of our birth,
Where the shamrock still blooms
as when thou went on earth,
And our hearts shall yet burn,
wheresoever we roam,
For God and Saint Patrick
and our native home.
Benedici e difendi sempre il dolce paese dove siam nati, dove i trifogli ancor fioriscono come quando tu eri su questa terra.
E i nostri cuori ancora bruceranno, dovunque vaghiamo, per Dio e per San Patrizio e per la nostra patria.


Qui un altro spartito in tonalità originale: prima pagina - seconda pagina.


Il video qui di seguito non esegue la melodia scritta nello spartito presentato, ma un'altra con variazioni più popolarmente cantate, in modo da rendere ancor più semplice la musica; inoltre ripete come ritornello l'ultima riga di ogni strofa per tre volte. Trovate lo spartito del video a questo link

sabato 12 marzo 2011

Sant'Antonio sulle tentazioni di Cristo e dei Cristiani (Prima Domenica di Quaresima)

Ecco una parte dei paragrafi 24-26 del sermone di sant'Antonio per la Prima Domenica di Quaresima, dove interpreta le tentazioni di Gesù nel deserto e fa delle opportune applicazioni ai cristiani (e soprattutto ai sacerdoti): applicazioni che paiono essere sempre di grande attualità. Leggere e meditare.

Come il diavolo tentò il Signore di gola nel deserto, di vanagloria nel tempio e di avidità sul monte, così fa anche con noi ogni giorno: ci tenta di gola nel deserto del digiuno, di vanagloria nel tempio dell'orazione e dell'ufficiatura, e di tante forme di avidità sul monte delle nostre cariche.
Mentre digiuniamo ci tenta di gola, con la quale pecchiamo in cinque modi, come è detto nel seguente versetto di san Gregorio: Troppo presto, lautamente, troppo, voracemente, con raffinatezza...
Parimenti il diavolo ci tenta di vanagloria nel tempio. Infatti mentre siamo in preghiera, mentre recitiamo l'ufficio divino e siamo occupati nella predicazione, siamo assaliti dal diavolo con i dardi della vanagloria e, purtroppo, molto spesso feriti. Ci sono infatti alcuni che vogliono esser visti mentre pregano e fanno genuflessioni e mandano sospiri. E ci sono altri che quando cantano in coro modulano la voce e gorgheggiano, e desiderano essere ascoltati. E ci sono altri ancora che, quando predicano, e tuonano con la voce, e moltiplicano le citazioni, le commentano a modo loro e si attorcigliano, bramano esser lodati. Tutti questi mercenari, credetemi, «hanno già ricevuto la loro ricompensa» (Mt 6,2)....
Inoltre sul monte delle nostre cariche, della nostra transitoria dignità, siamo tentati a commettere molti peccati di avidità. Non c'è solo l'avidità del denaro ma anche quella dell'esser ritenuti i primi (non tantum est avaritia pecuniae sed etiam excellentiae). Gli avidi più hanno e più bramano di avere, e coloro che sono posti in alto, quanto più salgono tanto più si forzano di salire, e così avviene che crollino con una caduta molto più rovinosa...
Dice Salomone in proposito: «Il fuoco non dice mai: basta!» (Pro 30,16). Il fuoco, cioè l'avarizia del denaro e della eminenza, non dice mai: basta! Ma cosa dice? «Dammi, dammi!» (Pro 30,15). O Signore Gesù, togli, togli (aufer, aufer) questi due «dammi, dammi» (affer, affer) dai prelati della tua chiesa, che si pavoneggiano sul monte delle dignità ecclesiastiche e sperperano il tuo patrimonio, da te conquistato con gli schiaffi, con i flagelli, con gli sputi, con la croce, con i chiodi, con l'aceto, con il fiele e la lancia.
                                                                                    (Sant'Antonio di Padova)


mercoledì 9 marzo 2011

Un braccialetto per rammentare i "buoni propositi" per tutta la Quaresima

L'Arcidiocesi di Denver (USA), attraverso il suo ufficio per la liturgia, inizia a distribuire oggi a tutti i partecipanti alla messa delle ceneri, oltre 100mila braccialetti in gomma, di colore nero, con su scritto - in latino -: "sacrificium". Il perchè lo spiegano gli stessi organizzatori dell'iniziativa: ognuno è invitato ad indossare questo braccialetto per tutta la Quaresima, in modo da ricordare non solo quello che Gesù ha fatto per noi, con il sacrificio della sua morte e con la sua risurrezione, ma anche ciò che noi siamo chiamati a compiere con lui, sulle sue orme e in unione con lui; in particolare ciò che abbiamo promesso come sacrificio quaresimale per questo tempo dell'anno liturgico che ci prepara alla Pasqua. L'ufficio liturgico ricorda che il colore nero è il colore delle ceneri che i cristiani ricevono all'inizio della Quaresima, ma è anche il colore della mortalità umana, che deve essere anch'essa ricordata, come monito per la penitenza.
Padre Randy Dollins, ideatore dell'iniziativa, spiega che ha scelto la scritta in latino perchè voleva che il braccialetto potesse essere lo stesso per i suoi parrocchiani di lingua spagnola che per quelli di madrelingua inglese, mostrando l'universalità della Chiesa e della chiamata di tutti alla conversione. Inoltre il portare sempre sotto gli occhi tale braccialetto dovrebbe rammentare ogni giorno a chi lo indossa i suoi propositi. Dice infatti Dollins: "C'è molto entusiasmo il Mercoledì delle ceneri, molto più - diciamo - che alla Quarta domenica di Quaresima...".
Inoltre, altre persone vedendo portare il braccialetto, potrebbero essere incuriosite e fare domande, dando un'ottima opportunità a colui che lo porta di dare spiegazioni sulla quaresima, sulla sua fede. Geniale modalità di evangelizzazione: incuriosire e rispondere alle domande, piuttosto che strombazzare il vangelo in stile pubblicità! Anche questo è nella linea del "dare ragione della speranza che è in voi"....

Mi pare una bella idea, che potrebbe essere copiata efficacemente anche da noi, soprattutto con i giovanissimi, già abituati a portare braccialetti di gomma e affini, magari senza significati particolari. Risimbolizzare il quotidiano e ancorarlo alle scelte evangeliche: questa è semplice quanto concreta "nuova evangelizzazione", tra l'altro già in voga ai tempi dei padri della Chiesa*, al di là di chiacchiere e convegni.....

* Sant'Ambrogio, in una sua predica, risimbolizza i braccialetti-scaramantici che le donne milanesi del suo tempo portavano: braccialetti con delle piccole lune d'argento in onore della divinità della luna e della rugiada. Ambrogio dice che quelle lune devono ricordare la Chiesa, dalla quale dipende la vera rugiada che è l'acqua del battesimo! Non dice alle donne: "toglietevi i braccialetti demoniaci!", ma li rende un richiamo costante alla loro scelta cristiana ed ecclesiale.

Notizia ripresa da Zenit

mercoledì 2 febbraio 2011

L'interpretazione mistica di Sant'Antonio a proposito della festa della Presentazione di Gesù al Tempio

Per meglio meditare sulla festa odierna, che chiude dopo 40 giorni il ciclo natalizio, vi posto un passo dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova che commenta la processione con le candele accese e il cantico di Simeone. Il senso che, come di frequente, il santo francescano attribuisce a tutto questo è di carattere penitenziale. Non dimentichiamo che tutta la prima predicazione dei frati Minori era incentrata sulla chiamata alla conversione e alla penitenza. Sant'Antonio non fa eccezione, ma continua - sebbene attraverso un tipo di predicazione allegorica basata sulla Bibbia - il ministero e la diffusione dei contenuti tipici del suo Padre san Francesco.

Oggi i fedeli cristiani portano il fuoco splendente con la candela, la quale è formata di cera e di stoppino. Nella fiammella è simboleggiata la divinità, nella cera l'umanità, nello stoppino l'asprezza della passione del Signore.
Come oggi, la beata Vergine portò e offrì nel tempio il Figlio di Dio e suo, e simbolicamente oggi i fedeli portano e offrono il fuoco, offrendo la candela.
E in questi tre elementi è indicata la vera penitenza: nel fuoco l'ardore della contrizione, che sradica tutte le radici dei vizi; nella cera la confessione del peccato: come fonde la cera di fronte al fuoco (cf. Sal 67,3), così per l'ardore del pentimento fluisce dalla bocca di chi si confessa l'accusa del suo peccato, mentre scorrono le lacrime; nello stoppino l'asprezza dell'espiazione e della riparazione.
In questi tre atti c'è Gesù, cioè la salvezza dell'uomo; e chi li avrà offerti a Dio, potrà dire con il giusto Simeone: "Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele" (Lc 2,29-30).
Nota che in questi quattro versetti vengono indicate le quattro beatitudini del penitente.
La prima beatitudine consiste nel perdono totale dei peccati e nella tranquillità della coscienza: "Lascia che il tuo servo vada in pace".
La seconda beatitudine consiste nella separazione dell'anima dal corpo, quando potrà vedere colui nel quale credette e che desiderò: "perché i miei occhi ha visto la tua salvezza".
La terza beatitudine giungerà nell'esame dell'ultimo giudizio, quando sarà detto: Dategli del frutto delle sue mani e le sue stesse opere lo lodino alle porte dell'eternità (cf. Pro 31,31): "preparata da te davanti a tutti i popoli" (Lc 2,31).
La quarta beatitudine sarà nello splendore della gloria eterna, in cui vedrà faccia a faccia e conoscerà come è conosciuto (cf. 1Cor 13,12): "luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".
(Sant'Antonio di Padova, Pur. della Beata Vergine Maria - I -, § 9)

sabato 15 maggio 2010

Lettera di Suor Lucia, veggente di Fatima, a un sacerdote molto preoccupato e occupato

Un ringraziamento al mio confratello Varghese Puthussery Ofm conv. (provincia indiana del Kerala) che condivide questa bella pagina dalle lettere di suor Lucia a un sacerdote molto impegnato, ma forse con poco tempo da dedicare alla preghiera:

Caro padre: Pax Christi! 
     Ho notato nella sua lettera che è molto preoccupato per il disorientamento del tempo presente. È nella verità quanto lei lamenta che tanti si lascino dominare dall’onda diabolica che schiavizza il mondo e si incontrano tanti ciechi che non vedono l’errore.
Ma il principale errore è che questi abbandonarono la preghiera, allontanandosi da Dio e senza Dio tutto gli viene meno, perché senza di me non potete fare nulla ( Gv 15,5).
     Ora, ciò che soprattutto raccomando è che ci si avvicini al Tabernacolo e si faccia orazioneLì si incontrerà la luce e la forza per nutrirsi e donarsi agli altri. Donarsi  con soavità, con umiltà e, nello stesso tempo con fermezza. Perché coloro che esercitano una responsabilità hanno il dovere di tenere la verità nella dovuta considerazione, con serenità, con giustizia, con carità. Per  questo hanno bisogno ogni giorno di più pregare, di stare vicino a Dio, di trattare con Dio di tutti i problemi prima di affrontarli con le creature. Continui  per questa strada e vedrà che vicino al Tabernacolo troverà più sapienza, più luce, più forza, più grazia e più virtù che giammai potrà incontrare nei libri, negli studi, né presso creatura alcuna.
     Non giudichi mai perduto il tempo che passa nell’orazione e vedrà come Dio le comunicherà la luce, la forza e la grazia di cui ha bisogno, e anche quello che Dio le chiede.
È questo che importa: fare la volontà di Dio, rimanere dove Egli ci vuole e fare ciò che Egli ci chiede. Ma sempre con spirito di umiltà, convinti che da soli non siamo niente e che deve essere Dio a lavorare in noi e servirsi di noi per tutto quello che Lui domanda.
     Per questo abbiamo tutti bisogno di intensificare  molto la nostra vita di interiore unione con  Dio e tutto ciò si consegue per mezzo della preghiera. Che a noi manchi il tempo per tutto, meno che per la preghiera, e vedrà come in meno tempo si farà molto!
     Tutti noi, ma specialmente chi ha una responsabilità, senza la preghiera, o che abitualmente sacrifica la preghiera per le cose materiali è come una penna d’oca di cui ci si serve per sbattere l’albume delle uova, elevando castelli di schiuma che, senza zucchero per sostenerli, in seguito si disgregano e si disfanno trasformandosi in acqua putrida.
     Per questo Gesù Cristo disse: voi siete il sale della terra, ma se questo perde la forza , a niente altro più serve se non per essere gettato via.
E, siccome questa forza solo da Dio possiamo riceverla, abbiamo bisogno di avvicinarci a Lui, perché ce la comunichi e questa vicinanza si realizza solo per mezzo della preghiera, che è il luogo in cui l’anima si incontra direttamente con Dio.
     Raccomandi questo a tutti i suoi fratelli sacerdoti e lo sperimenteranno. E poi mi dica se mi sono ingannata. Sono ben certa di quale sia il principale male del mondo attuale e la causa del regresso nelle anime consacrate. Ci allontaniamo da Dio, e senza Dio inciampiamo e cadiamo. Il demonio è astuto per saper qual è il punto debole e attraverso il quale ha da attaccarci. Se non stiamo attenti e non ci premuriamo con la forza di Dio, soccombiamo perché i tempi sono molto cattivi e noi siamo molto deboli. Solo la forza di Dio ci può sostenere.
     Veda se può portare avanti tutto con calma, confidando sempre in Dio e Lui farà tutto quello che noi  non possiamo fare e supplirà alla nostra insufficienza.

Suor Lucia, scc
A mons. Pasquale Mainolfi
Autore del libro:  Fatima –cronaca e profezia 

mercoledì 17 febbraio 2010

Il card. Biffi ci introduce alla Quaresima

Ricevo e ripropongo questa intensa omelia per l'inizio della Quaresima offerta dal Card. Biffi ai fedeli di Bologna il mercoledì delle Ceneri del 1986:

OMELIA NELLA MESSA DEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI (di S.E. Card. Giacomo Biffi)

Nell'orazione conclusiva del rito di questa sera noi chiederemo al Signore che il cammino quaresimale, oggi iniziato, riesca «efficace per la guarigione del nostro spirito».

«Per la guarigione»: noi siamo un po' tutti malati, e abbiamo bisogno di cure.

L'uomo moderno è afflitto da una cattiva salute, e, anche se non lo sa, aspira a incontrare un abile clinico capace di risanarlo. Questo tempo di quaresima ci è offerto appunto come una grande e necessaria medicina, come l'occasione favorevole per rimetterci in sesto, come l'incontro ravvicinato con Cristo, il medico divino che si è chinato sulle nostre ferite ed è sempre pronto ad avere compassione delle nostre infermità.

L'elenco dei nostri mali costituirebbe un voluminoso trattato di patologia spirituale. Ci accontenteremo di citarne qualcuno, indicandone insieme i rimedi che la Chiesa vuol suggerirci in questo tempo di grazia.
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L'uomo di oggi appare prima di tutto debilitato nella sua sanità mentale.

Si ragiona poco e si ragiona male. L'umanità in molte circostanze sembra affetta da schizofrenìa: cerca il proprio bene, e di fatto corre verso il proprio male; esalta l'uomo a parole, e lo avvilisce nei fatti: lo esalta fin quasi a difenderlo dall'amore del suo Creatore e a sottrarlo all'influenza di Dio, che pur vuol solo il suo bene; e lo avvilisce, lasciandolo in balìa dell'egoismo umano, che invece arriva a manipolare e a uccidere. Moltiplica i mezzi che in se stessi non dànno motivo e significato all'esistere e all'agire, e trascura di guardare ai fini e ai traguardi di tutto il suo agitarsi.

Proprio questa assenza di razionalità rende spesso così desolante la lettura dei giornali e l'ascolto delle dichiarazioni dei nostri contemporanei, anche di quelli di più grande fama.

Del resto, ciascuno di noi, se è sincero, deve riconoscere di essere troppe volte insipiente nei suoi giudizi e nel suo comportamento.

Quando ci attacchiamo alle cose che passano e trascuriamo l'eterno; quando inseguiamo la vanità e l'esteriorità, e non diamo spazio alla vita dello spirito; quando decidiamo una condotta che ci toglie la pace e a poco a poco ci fa perdere il senso dei veri valori, noi, prima ancora che contro la religione, pecchiamo contro la ragione e il buon senso.

Ed ecco che la Chiesa ci propone con la quaresima una cura di ragionevolezza, praticata attraverso un contatto più assiduo e prolungato con la verità, così come ci è offerta dalla parola di Dio.

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In queste settimane dobbiamo diventare tutti un po' più ragionevoli, cioè più seri e pensosi.

Dobbiamo riproporci, per esempio, le semplici e fondamentali domande, che troppo spesso nella nostra esistenza quotidiana sono soffocate dalle mille questioni complicate e inutili che ci interessano tanto, magari anche dalle questioni di modalità religiosa e di attualità ecclesiastica. O uomo - ci dice oggi la divina Sapienza - pensa un poco a te stesso: alla tua origine, al tuo destino, al tuo errore, alla tua conversione.

Qual è la nostra origine? La risposta della verità sanamente ci umilia e al tempo stesso ci rasserena. Siamo stati fatti dal niente, perciò non abbiamo niente che ci spetti come un diritto, e il nostro esistere tende di sua natura ad annullarsi, se non è salvato dall'alto da una mano pietosa. Siamo stati creati da Dio; da un Dio che è artefice nobile e grande, e perciò grande è la nostra dignità e la nostra nativa bellezza; da un Dio che non abbandona mai l'opera delle sue mani, e dunque non dobbiamo avere nessun timore, perché siamo tenuti saldamente nell'essere dal filo tenace di un amore onnipotente e fedele.

Qual è il nostro destino? Siamo incamminati a morire e a diventare polvere; di fronte a questa prospettiva ogni miraggio mondano perde di fascino, ogni rancore si ricompone, ogni smania necessariamente si quieta: questo è l'insegnamento del giorno delle ceneri, che inaugura e avvia il tempo quaresimale. Così come, alla conclusione dei quaranta giorni, il mistero della Pasqua ci dirà che siamo destinati a risorgere e a vivere eternamente, in modo che già da adesso possiamo e dobbiamo vivere nella gioia.
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Il brano del Vangelo poi ci suggerisce un itinerario concreto di conversione, che è come un elenco di rimedi per tutti gli altri principali malanni dell'animo.

Siamo qualche volta colpiti da «afasìa» nei confronti di Dio, cioè da incapacità di parlare col Padre che è nei cieli e vive anche nell'intimo dei nostri cuori, di colloquiare con lui sottraendoci al multiloquio che a ogni ora ci frastorna e distrae.

Il rimedio è una preghiera vera, prolungata, schietta, incurante dell'attenzione degli altri, desiderosa di una personale ed espressa comunione con l'Autore di ogni bene, nel segreto della vita interiore.

Siamo anche afflitti da inappetenza: inappetenza per sazietà e per ottundimento della facoltà di gustare i beni della divina creazione.

Non sappiamo più apprezzare le molte e stupende cose create perché ne abbiamo troppe a portata di mano. Abbiamo perso la capacità di stupirci, di gioire del bello e del buono quotidianamente incontrato, di assaporare i sani e semplici piaceri dell'esistenza, così come sapeva fare l'uomo di un tempo, sempre povero, spesso affamato, per il quale ogni piccola ragione di festa diventava un dono e un tesoro.

Il principale problema di questa nostra società pasciuta, svogliata, disamorata, sempre più bisognosa di stimoli esotici e inconsueti, non è più quello di trovare un po' di cibo e un po' di calore, ma quello di schivare un'alimentazione troppo ricca; è quello di oltrepassare continuamente le proprie esperienze, perché si è già visto tutto, si è già tutto avuto. E così ci avviamo a diventare un popolo annoiato, ottuso, senza allegria, senza entusiasmi, senza ideali.

Allora la misericordia del Signore ci pone davanti l'antidoto della mortificazione liberamente decisa e attuata, l'antica ricetta della penitenza, divenuta di grande attualità. Ritrovare la strada della rinuncia - nelle forme che a ciascuno parranno concretamente praticabili e più opportune - vuol dire incamminarsi verso la guarigione.

Perciò nella lettura evangelica Gesù ci ha ricordato il digiuno da compiersi non nelle piazze e davanti alle telecamere, assumendo l'aria di chi va all'assalto di tutte le ingiustizie del mondo, ma segretamente, all'insaputa di tutti, con l'aspetto dignitoso e lieto di chi vuol curare i suoi mali soltanto al cospetto di Dio.

Un altro morbo che frequentemente ci colpisce è la sterilità della nostra vita: magari non facciamo niente di male, ma facciamo anche poco di bene. Ci accontentiamo di essere solo giusti e a posto con la legge, e così finiamo nell'ingiustizia di chi delude Dio perché non dà nessun frutto.

Il Vangelo ci propone positivamente di compiere «opere buone», delle quali cita come esempio l'elemosina, cioè il soccorso prestato a chi è nel bisogno.

La quaresima veda nella vita di ciascuno di noi un rifiorire di queste azioni ispirate dalla carità, nascoste all'ammirazione degli altri, compiute soltanto sotto gli occhi del nostro Medico del cielo, che sa diagnosticare i mali dell'anima e sa pietosamente curarli.

Cominciamo dunque con determinazione e con spirito di fede la nostra cura quaresimale, e la «guarigione del nostro spirito» non potrà mancare.

martedì 16 febbraio 2010

Mercoledì delle Ceneri: i consigli di sant'Antonio per iniziare bene la Quaresima

Nel sermone per "L'inizio del Digiuno", ovvero per il Mercoledì delle Ceneri, Antonio commenta lo stesso brano del Vangelo che anche oggi viene proclamato dalla Litugia. Nel passaggio che vi propongo il Santo Dottore si sofferma su queste parole di Gesù: "Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,18)

Commenta dunque il Santo di Padova:

«Lava il tuo volto». Le donne, quando vogliono uscire in pubblico, si mettono davanti allo specchio e se scoprono nel loro viso qualche macchia, la lavano con l'acqua. Così anche tu, guarda nello specchio della tua coscienza, e se vi troverai la macchia di qualche peccato, corri immediatamente alla fonte della confessione. Quando nella confessione si lava con le lacrime il viso del corpo, anche il volto dell'anima viene deterso e illuminato. C'è da osservare che le lacrime sono luminose contro l'oscurità, sono calde contro il freddo, sono salate contro il fetore del peccato.
«Perché gli uomini non vedano che tu digiuni». Digiuna per gli uomini chi cerca il loro plauso. Digiuna per il Signore chi si macera per suo amore e largisce agli altri ciò che sottrae a se stesso.
«Ma solo il Padre tuo che è nel segreto» (Mt 6,18). Aggiunge la Glossa: Il Padre è nel segreto, cioè nell'intimo, per mezzo della fede, e ricompensa ciò che viene fatto nel segreto. Quindi nel segreto si deve digiunare, perché lui solo veda. Ed è necessario che chi digiuna, digiuni in modo da piacere a colui che porta in seno. Amen.
Le ossa di Sant'Antonio esposte in questi giorni sono una predica quaresimale quantomai eloquente: "Ricordati uomo che sei polvere e in polvere ritornerai"


BUON DIGIUNO!

giovedì 16 luglio 2009

Monaci carmelitani che cantano e arrostiscono caffè


Sono molto popolari negli Stati Uniti, soprattutto per il loro Mystic Monk Coffe, il caffè che producono, o meglio, che arrosticono nel loro monastero per guadagnarsi da vivere. Sono monaci carmelitani di una famiglia nuova, nata negli anni '90, per riprendere l'originaria spiritualità eremitico-contemplativa del Carmelo.
Si sono ritirati tra le montagne del Wyoming e progettano di costruire lì un nuovo Carmelo, anche per accogliere le numerose vocazioni che la Vergine manda loro. Hanno scelto di pregare secondo il rito antico del Carmelo, eppure sono assolutamente "moderni" e "americani" - per certi versi e per le loro attività- mentre, allo stesso tempo, vivono "fuori del tempo" per la spiritualità che hanno scelto di seguire.
Oggi, 16 luglio, in onore della Madonna del Monte Carmelo, ve li presento, attraverso alcuni video dei loro canti gregoriani, il loro sito istituzionale e il sito del loro caffè.

Un paio di stanze della Sequenza alla Madonna del monte Carmelo: Flos Carmeli (cantata dai monaci del Wyoming)


1. Flos Carmeli, vitis florigera,
splendor coeli, Virgo puerpera,
singularis.
Fior del Carmelo, vite fiorita,
splendore del cielo,
tu solamente sei vergine e madre.


2. Mater mitis, sed viri nescia,
carmelitis esto propitia,
stella maris.
Madre mite, pura nel cuore,
ai figli tuoi sii propizia,
stella del mare.








Il sito del monastero: www.carmelitemonks.org

Il sito del Caffè del monaco mistico: http://www.mysticmonkcoffee.com

Video con il canto e alcune immagini dei carmelitani


Bella intervista in inglese al fondatore della comunità



sabato 7 marzo 2009

Il canto della confessione


«Canta bene», canta te stesso e non dare la colpa al diavolo, o alla fatalità o ad altre persone. «Canta bene», dunque, «e ripeti il canto» della confessione, più e più volte accusando te stesso.
E questo perché? Perché il ricordo di te viva al cospetto di Dio e dei suoi angeli, perché Dio perdoni i tuoi peccati, ti infonda la sua grazia e ti renda partecipe della gloria eterna.

(Sant'Antonio, Sermone I Dom. di Quaresima, 2, §17)

sabato 28 febbraio 2009

Sant'Antonio: la vera sapienza francescana

"«Accumulatevi dei tesori nel cielo» (Mt 6,20). Grande tesoro è l'elemosina. Disse San Lorenzo: Le ricchezze della Chiesa sono state riposte nel tesoro celeste dalle mani dei poveri. Accumula tesori in cielo chi dà a Cristo. Dà a Cristo chi largisce al povero: «Ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (cf. Mt 25,40).
«Elemosina» è un termine greco: in latino è misericordia. Misericordia significa «che irrìga il misero cuore» (miserum rigans cor). L'uomo irrìga l'orto per ricavarne i frutti. Irrìga anche tu il cuore del povero miserabile con l'elemosina, che è detta l'acqua di Dio, per riceverne il frutto nella vita eterna. Il tuo cielo sia il povero: in lui riponi il tuo tesoro, affinché in lui sia sempre il tuo  cuore:  e ciò  soprattutto durante 
questa santa quaresima".
(S. Antonio, Sermone del Mercoledì delle ceneri §6)

giovedì 26 febbraio 2009

Sai suonare la tromba?

Leggetevi questo piccolo passaggio dei Sermoni di Sant'Antonio, e poi ditemi se il Santo non era uno che sapeva tenere sveglia l'attenzione della gente a cui predicava. Nutrendola, allo stesso tempo, con insegnamenti sostanziosi:

Sermone del Mercoledì delle Ceneri
La confessione dei peccati
9. Ma ecco finalmente il tempo della quaresima, istituito dalla chiesa per espiare i peccati e salvare le anime: in esso è preparata la grazia della contrizione, che ora sta spiritualmente alla porta e bussa; se vorrai aprirle e accoglierla, cenerà con te e tu con lei (cf. Ap 3,20). E allora comincerai a suonare la tromba in modo meraviglioso. La tromba è la confessione del peccatore contrito.