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venerdì 23 dicembre 2011

Musiche per ultimi scampoli d'Avvento: gregoriano e polifonia

Rorate Coeli gregoriano, il canto dell'Avvento, cantato dal mio coro polifonico preferito: la corale della cattedrale cattolica di Westminster (Londra), sostenuta dai suoi fantastici ragazzi soprano, vere voci angeliche.

A seguire, interpretato dallo stesso coro: Descendit Angelus Domini, (min. 5:11) composizione eccezionale di Tomás Luis de Victoria(1548-1611), il grande musicista spagnolo del tardo rinascimento, uno dei più virtuosi e versati nella musica sacra, a cui si dedicò totalmente. A ragione viene detto "il Palestrina di Spagna".
L'antifona inneggia all'annunciazione di Giovanni Battista a suo padre Zaccaria (cf. Lc 1,11-13) e dice:
Descendit Angelus Domini ad Zachariam dicens: Accipe puerum in senectute tua:
et habebit nomen Joannes Baptista. Ne timeas, quoniam exaudita est oratio tua,
et Elisabeth uxor tua pariet tibi filium: et habebit nomen Joannes Baptista.

martedì 20 dicembre 2011

O chiave di Davide

L'antifona maggiore di oggi invoca la "Chiave di Davide":
O Chiave di Davide,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e fa uscire dal carcere
il condannato,
che siede nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.
Qual è il significato di questo simbolo che troviamo citato nel libro del profeta Isaia?

Isaia 22,22:
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Scrive sant'Antonio nel Sermone del Natale (§13):
Dice il Padre, per bocca di Isaia: «Porrò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide» (Is 22,22). La chiave è la croce di Cristo, con la quale egli ci ha aperto la porta del cielo. E osserva che la croce è detta «chiave» e «potere»: chiave perché apre il cielo agli eletti, potere perché con la sua potenza precipita i demoni all'inferno.
Anche a Natale non distogliamo lo sguardo dal crocifisso, compimento della missione di Cristo, inaugurata dal mistero della sua incarnazione. Attendiamo la nostra liberazione definitiva nella risurrezione, certi che si è già compiuta - per mezzo della Chiave della Croce - la nostra scarcerazione dal peccato e dalla morte. Per questo mettiamo al centro Cristo crocifisso: punto "cruciale" di ogni nostro pensiero, "chiave" di ogni nostra speranza. Nella tradizione francescana, da San Francesco fino a Padre Pio, la centralità del Cristo Crocifisso si unisce sempre alla devozione per il "Dio umanato", il Dio bambino, nel motivo della contemplazione dell'umiltà di Dio, piccolezza per scelta, volontaria povertà e spogliazione di ogni prerogativa regale, al fine di manifestare l'amore che si dona e si perde per l'amato.
Sul sito della Santa Sede un interessante articolo sulla Centralità del Crocifisso anche nella liturgia

lunedì 19 dicembre 2011

Accogliere Gesù che viene, con la stessa emozione dei carcerati di Rebibbia nei confronti del Papa

«Ahò, questa è la persona più importante del mondo e viene da noi! Ma ve ne rendete conto? Viene da noi! E’ più importante pure del presidente degli Stati Uniti eppure vie’ da noi!».
Questo era il grido, riportato su Avvenire, che si sentiva girare nel carcere di Rebibbia nei giorni precedenti la visita del Papa. La persona importante che trova il tempo per venire a trovare i “reietti”. Questo ha fatto breccia. E insieme ha fatto scalpore che, per la prima volta, il Papa che va a visitare i carcerati non faccia solo il bel discorso di rito, come hanno fatto anche gli altri Papi suoi predecessori, ma ascolti i carcerati, dialoghi con loro, risponda a braccio alle loro spinose domande.
Davvero sorprendente. Nessun uomo pubblico osa tanto, di solito. Solo Papa Benedetto ci ha abituato a questi suoi confronti ravvicinati con le persone e i gruppi ai quale fa visita.
Ma davvero il Papa è “la persona più importante del mondo”? No, ma la rappresenta: è il suo “vice” qui in terra. Ecco perché a lui i carcerati potevano liberamente gridare: “amnistia, amnistia!”, una preghiera, una supplica, che per molti di loro non potrà umanamente vedere realizzazione, per altri forse sì. Eppure tutti accomunava nel chiedere libertà.
Quando viene la persona importante a visitare i carcerati, questi non possono che chiedergli un atto di clemenza, una richiesta di liberazione.
Come ogni giorno, in questa settimana precedente il Natale, facciamo nei confronti di Cristo: “Vieni a riscattarci con il tuo braccio potente” cantava domenica scorsa tutta la Chiesa, e continua oggi con insistenza: “vieni a liberarci, Signore, non tardare” e domani culminerà nella richiesta, quando ciascuno di noi si immedesimerà nel recluso e canterà a Gesù che viene: “fa uscire dal carcere il condannato, che siede nelle tenebre, e nell'ombra della morte”. (vedi qui e qui)
Le ferie d’Avvento sono costellate dalla richiesta di liberazione di coloro che hanno preso coscienza del proprio stato di prigionia nel peccato e aspettano la “persona più importante del mondo”, il Signore, per chiedere a lui, a mani tese, la libertà tanto sospirata.
Al Papa teologo e liturgo tutto questo non sfugge. E non è un caso che abbia scelto di visitare il carcere in questi giorni. Come Cristo si carica e si immedesima nelle persone a lui affidate, anche con quelli che hanno gravemente sbagliato e scontano la pena. Condivide con loro. A Federico che gli diceva:
Troppo poco si parla di noi, spesso in modo così feroce come a volerci eliminare dalla società. Questo ci fa sentire sub-umani. Lei è il Papa di tutti e noi la preghiamo di fare in modo che non ci venga strappata la dignità, insieme alla libertà. Perché non sia più dato per scontato che recluso voglia dire escluso per sempre”, papa Benedetto ha risposto così, non minimizzando o smussando:
Lei ha anche detto che si parla in modo feroce di voi, purtroppo è vero, ma vorrei dire non solo questo, ci sono anche altri che parlano bene di voi e pensano di voi. …. Dobbiamo sopportare che alcuni parlano in modo feroce, parlano in modo feroce anche contro il Papa e tuttavia andiamo avanti”.
Anche il Papa è come un carcerato, a lui troppi danno tutte le colpe del mondo (e della Chiesa) spesso in maniera feroce. E tuttavia "andiamo avanti". In questo mondo siamo pur sempre nella lunga Vigilia del ritorno di Cristo: solo "Domani saprete che il Signore viene, col nuovo giorno vedrete la sua gloria". (ant. 24 dicembre).

Aggiungo qui sotto l'intera trascrizione, offerta dalla Radio Vaticana, del dialogo del Papa con i detenuti:

Domanda 1
Mi chiamo Rocco.Innanzi tutto volevo porgerle il nostro ed il mio personale ringraziamento per questa visita che ci è molto gradita ed assume, in un momento così drammatico per le carceri italiane, un grande contenuto di solidarietà, umanità e conforto. Desidero chiedere a Vostra Santità se questo suo gesto sarà compreso nella sua semplicità, anche dai nostri politici e governanti affinché venga restituita a tutti gli ultimi, compresi noi detenuti, la dignità e la speranza che devono essere riconosciute ad ogni essere vivente. Speranza e dignità indispensabili per riprendere il cammino verso una vita degna di essere vissuta.

Risposta 1
Grazie per le Sue parole. Sento il Suo affetto per il Santo Padre, e sono commosso da questa amicizia che sento da tutti voi. E vorrei dire che penso spesso a voi e prego sempre per voi perché so che è una condizione molto difficile che spesso, invece di aiutare a rinnovare l’amicizia con Dio e con l’umanità, peggiora la situazione, anche interiore. Io sono venuto soprattutto per mostrarvi questa mia vicinanza personale e intima, nella comunione con Cristo che vi ama, come ho detto. Ma certamente questa visita, che vuole essere personale a voi, è anche un gesto pubblico che ricorda ai nostri concittadini, al nostro governo il fatto che ci sono dei grandi problemi e delle difficoltà nelle carceri italiane. E certamente, il senso di queste carceri è proprio quello di aiutare la giustizia, e la giustizia implica come primo fatto la dignità umana. Quindi devono essere costruite così che cresca la dignità, sia rispettata la dignità e voi possiate rinnovare in voi stessi il senso della dignità per meglio rispondere a questa nostra vocazione intima. Abbiamo sentito il ministro della Giustizia, sentito come sente con voi, come sente tutta la realtà vostra e così possiamo essere convinti che il nostro governo e i responsabili faranno il possibile per migliorare questa situazione, per aiutarvi a trovare realmente, qui, una buona realizzazione di una giustizia che vi aiuti a ritornare nella società con tutta la convinzione della vostra vocazione umana e con tutto il rispetto che esige la vostra condizione umana. Quindi, io in quanto posso vorrei sempre dare segni di quanto sia importante che queste carceri rispondano al loro senso di rinnovare la dignità umana e non di attaccare questa dignità, e di migliorarne la condizione. E speriamo che il governo abbia la possibilità e tutte le possibilità per rispondere a questa vocazione. Grazie.

Domanda 2
Mi chiamo Omar.
Santo Padre vorrei domandarle un milione di cose, che ho sempre pensato di chiederti, ma oggi che posso mi rimane difficile farti una domanda. Sono emozionato per l’evento, la tua visita qui in carcere è un fatto molto forte per noi detenuti cristiani cattolici, e perciò più che una domanda preferisco chiederti di permetterci di aggrapparci con te con la nostra sofferenza e quella dei nostri familiari, come un cavo elettrico che comunichi con il Signore Nostro. Ti voglio bene.


Risposta 2
Anch’io ti voglio bene, e sono grato per queste parole che toccano il mio cuore. Penso che questa mia visita mostra che vorrei seguire le parole del Signore che mi toccano sempre, dove dice, l’ho letto nel mio discorso, nell’ultimo giudizio “mi avete visitato nel carcere e sono stato io che vi ho aspettato”. Questa identificazione del Signore con i carcerati ci obbliga profondamente e io stesso devo chiedermi: Ho fatto secondo questo imperativo del Signore? Ho tenuto presente questa parola del Signore? Questo è un motivo perché sono venuto, perché so che in voi il Signore mi aspetta, che voi avete bisogno di questo riconoscimento umano e che avete bisogno di questa presenza del Signore che nel giudizio ultimo ci chiede proprio su questo punto e perciò spero che sempre più possa qui essere realizzato il vero scopo di queste case circondariali di aiutare a ritrovare se stesso, di aiutare e andare avanti con se stesso, nella riconciliazione con se stesso, con gli altri, con Dio, per entrare di nuovo nella società e aiutare nel progresso dell’umanità. Il Signore vi aiuterà, nelle mie preghiere sono sempre con voi. Io so che per me è un obbligo particolare di pregare per voi, di tirare voi, quasi, al Signore, in alto, perché il Signore, tramite la nostra preghiera, aiuta la preghiera, è una realtà. Io invito anche tutti gli altri a pregare, così che un forte cavo, per così dire, sia, che vi tira al Signore e ci collega anche tra di noi, perché andando al Signore siamo anche collegati tra noi. Siate sicuri di questa forza della mia preghiera e invito anche gli altri ad unirsi con voi nella preghiera, così trovare quasi una unica cordata che va verso il Signore.

Domanda 3
Mi chiamo Alberto.
Santità, le sembra giusto che dopo aver perso uno dopo l’altro tutti i componenti della mia famiglia, ora che sono un uomo nuovo, e da un mese papà di una splendida bambina di nome Gaia, non mi concedano la possibilità di tornare a casa, nonostante abbia ampiamente pagato il debito verso la società?

Risposta 3
Anzitutto, felicitazioni! Sono felice che Lei sia padre, che Lei si consideri un uomo nuovo e che abbia una splendida figlia: questo è un dono di Dio. Io, naturalmente, non conosco i dettagli del Suo caso ma spero con Lei che quanto prima Lei possa tornare alla Sua famiglia. Lei sa che per la dottrina della Chiesa la famiglia è fondamentale, importante che il padre possa tenere in braccio la figlia. E così, prego e spero che quanto prima Lei possa realmente avere in braccio Sua figlia, essere con Sua moglie e con Sua figlia per costruire una bella famiglia e così anche collaborare al futuro dell’Italia.

Domanda 4
Santità, sono Federico, parlo a nome dei persone detenute del G14, che è il reparto infermeria.
Cosa possono chiedere degli uomini detenuti, malati e sieropositivi al Papa? Al nostro Papa, già gravato dal peso di tutte le sofferenze del mondo, chiedono che preghi per loro? Che li perdoni? Che li tenga presente nel suo grande cuore? Sì, noi questo vorremmo chiedere, ma soprattutto che portasse la nostra voce dove non viene sentita. Siamo assenti dalle nostre famiglie, ma non nella vita, siamo caduti e nelle nostre cadute abbiamo fatto del male ad altri, ma ci stiamo rialzando.
Troppo poco si parla di noi, spesso in modo così feroce come a volerci eliminare dalla società. Questo ci fa sentire sub-umani. Lei è il Papa di tutti e noi la preghiamo di fare in modo che non ci venga strappata la dignità, insieme alla libertà. Perché non sia più dato per scontato che recluso voglia dire escluso per sempre. La sua presenza è per noi un onore grandissimo! I nostri più cari auguri per il Santo Natale, a tutti.

Risposta 4
Si, mi ha detto parole veramente memorabili, siamo caduti, ma siamo qui per rialzarci. Questo è importante, questo coraggio di rialzarsi, di andare avanti con l’aiuto del Signore e con l’aiuto di tutti gli amici. Lei ha anche detto che si parla in modo feroce di voi, purtroppo è vero, ma vorrei dire non solo questo, ci sono anche altri che parlano bene di voi e pensano di voi. Io penso alla mia piccola famiglia papale, sono circondato da 4 suore laiche e parliamo spesso di questo problema, loro hanno amici in diverse carceri, riceviamo anche doni da loro e diamo da parte nostra il nostro dono, quindi questa realtà è in modo molto positivo presente nella mia famiglia e penso in tante altre. Dobbiamo sopportare che alcuni parlano in modo feroce, parlano in modo feroce anche contro il Papa e tuttavia andiamo avanti. Mi sembra importante incoraggiare tutti che pensino bene, che abbiano il senso delle vostre sofferenze, abbiano il senso di aiutare nel processo di rialzamento e diciamo che io farò il mio per invitare tutti a pensare in questo modo giusto, non in modo dispregiativo, ma in modo umano, pensando che ognuno può cadere, ma Dio vuole che tutti arrivino da Lui, e noi dobbiamo cooperare con lo Spirito di fraternità e di riconoscimento anche della propria fragilità, perché possano realmente rialzarsi e andare avanti con dignità e trovare sempre rispettata la propria dignità, perché cresca, e possano così anche trovare gioia nella vita, perché la vita ci è donata dal Signore e con una sua idea. E se riconosciamo questa idea di Dio che è con noi, anche i passi oscuri hanno il loro senso per darci più la riconoscenza di noi stessi, per aiutare e diventare più noi stessi, più figli di Dio e così e realmente essere felici di essere uomini, perché creati da Dio anche in diverse condizioni difficili. Il Signore vi aiuterà e noi siamo vicini a voi.

Domanda 5
Mi chiamo Gianni, del Reparto G8.
Santità, mi è stato insegnato che il Signore vede e legge dentro di noi, mi chiedo perché l’assoluzione è stata delegata ai preti? Se io la chiedessi in ginocchio, da solo, dentro una stanza, rivolgendomi al Signore, mi assolverebbe? Oppure sarebbe un’assoluzione di diverso valore? Quale sarebbe la differenza?

Risposta 5
Sì: è una grande e vera questione quella che Lei porta a me. Direi due cose. La prima: naturalmente, se Lei si mette in ginocchio e con vero amore di Dio prega che Dio perdoni, perdona. E’ sempre la Dottrina della Chiesa che se uno, con vero pentimento, cioè non solo per evitare pene, difficoltà, ma per amore del bene, per amore di Dio chiede perdono, riceve il perdono da Dio. Questa è la prima parte. Se io realmente conosco che ho fatto male, e se in me è rinato l’amore del bene, la volontà del bene, il pentimento che non ho risposto a questo amore, e chiedo da Dio che è il Bene, il perdono lo dona. Ma c’è un secondo elemento: il peccato non è solamente una cosa “personale”, individuale, tra me e Dio; il peccato ha sempre anche una dimensione sociale, orizzontale. Con il mio peccato personale, tuttavia, anche se forse nessuno lo sa, ho danneggiato anche la comunione della Chiesa, sporcato la comunione della Chiesa, sporcato l’umanità. E perciò questa dimensione sociale, orizzontale del peccato esige che sia assolto anche a livello della comunità umana, della comunità della Chiesa, quasi corporalmente. Quindi, questa seconda dimensione del peccato che non è solo contro Dio ma concerne anche la comunità, esige il sacramento, che è il grande dono nel quale posso, nella confessione, liberarmi di questa cosa e posso realmente ricevere il perdono nel senso anche di una piena riammissione nella comunità della Chiesa viva, del Corpo di Cristo. E così, in questo senso, l’assoluzione necessaria da parte del sacerdote, il sacramento, non è una imposizione che limita la bontà di Dio ma, al contrario, è un’espressione della bontà di Dio perché mi dimostra che anche concretamente, nella comunione della Chiesa, ho ricevuto il perdono e posso ricominciare di nuovo. Quindi, io direi di tenere presenti queste due dimensioni: quella verticale, con Dio, e quella orizzontale, con la comunità della Chiesa e dell’umanità. L’assoluzione del prete, l’assoluzione sacramentale è necessaria per realmente risolvermi, assolvermi da questo legame del male e ri-integrarmi nella volontà di Dio, nell’ottica di Dio, completamente nella sua Chiesa, e darmi la certezza, anche quasi corporale, sacramentale: Dio mi perdona, mi riceve nella comunità dei suoi figli. Penso che dobbiamo imparare a capire il sacramento della penitenza in questo senso: una possibilità di trovare, quasi corporalmente, la bontà del Signore, la certezza della riconciliazione.
Domanda 6
Santità, mi chiamo Nwaihim, reparto G11.
Santo Padre, lo scorso mese è stato in visita pastorale in Africa, nella piccola nazione del Benin, una delle nazioni più povere del mondo. Ha visto la fede e la passione di questi uomini verso Gesù Cristo. Ha visto persone soffrire per cause diverse: razzismo, fame, lavoro minorile…
Le chiedo: loro pongono la speranza e la fede in Dio e muoiono tra povertà e violenze. Perché Dio non li ascolta? Forse Dio ascolta solo i ricchi e i potenti che invece non hanno fede? Grazie Santo Padre.

Risposta 6
Vorrei innanzi tutto dire che sono stato molto felice nella sua terra; l’accoglienza da parte degli africani era calorosissima, ho sentito questa cordialità umana che in Europa è un po’ oscurata perché abbiamo tante altre cose sul nostro cuore che rendono un po’ duro anche il cuore. Qui era una cordialità esuberante, per così dire; ho sentito anche la gioia di vivere, e questa era una delle impressioni belle per me, che nonostante la povertà e tutte le grandi sofferenze che ho anche visto – ho salutato lebbrosi, malati di Aids, eccetera – che nonostante tutti questi problemi e la grande povertà, c’è una gioia di vivere, una gioia di essere una creatura umana, perché c’è una consapevolezza originaria che Dio è buono e mi ama e l’uomo è essere amato da Dio. Quindi questa era per me l’impressione diciamo preponderante, forte; vedere in un Paese sofferente gioia, allegrezza, più che nei paesi ricchi. E questo anche mi fa pensare che nei paesi ricchi la gioia è spesso assente, siamo tutti pienamente occupati con tanti problemi: come fare questo, come conservare questo, comprare ancora… E con la massa delle cose che abbiamo siamo sempre più allontanati da noi stessi e da questa esperienza originaria che Dio c’è e Dio mi è vicino; e perciò direi che avere grande proprietà e avere potere non rende necessariamente felici, non è il più grande dono. Può essere anche, direi, una cosa negativa, che mi impedisce di vivere realmente. Le misure di Dio, i criteri di Dio, sono diversi dai nostri, Dio dà anche a questi poveri gioia, la riconoscenza della sua presenza, fa loro sentire che è vicino a loro anche nella sofferenza, nelle difficoltà, e naturalmente ci chiama tutti perché noi facciamo tutto perché possiamo uscire da queste oscurità delle malattie, della povertà. È un compito nostro e così nel fare questo anche noi possiamo divenire più allegri. Quindi le due parti devono completarsi, noi dobbiamo aiutare perché anche l’Africa, questi paesi poveri, possano trovare il superamento di questi problemi, della povertà, aiutarli a vivere, e loro possono aiutarci a capire che le cose materiali non sono l’ultima parola. E dobbiamo pregare Dio: mostraci, aiutaci, perché ci sia giustizia, perché tutti possano vivere nella gioia di essere tuoi figli!
Un detenuto legge una preghiera

Santità, mi chiamo Stefano, reparto G 11
Preghiera dietro le sbarre
O Dio, dammi il coraggio di chiamarti Padre.
Sai che non sempre riesco a pensarti con l’attenzione che meriti.
Tu non ti sei dimenticato di me, anche se vivo spesso lontano dalla luce del tuo volto.
Fatti sentire vicino, nonostante tutto, nonostante il mio peccato grande o piccolo, segreto o pubblico che sia.
Dammi la pace interiore, quella che solo tu sai dare.
Dammi la forza di essere vero, sincero; strappa dal mio volto le maschere che oscurano la consapevolezza che io valgo qualcosa solo perché sono tuo figlio. Perdona le mie colpe e dammi insieme la possibilità di fare il bene.
Accorcia le mie notti insonni; dammi la grazia della conversione del cuore.
Ricordati, Padre, di coloro che sono fuori di qui e che mi vogliono ancora bene, perché pensando a loro, io mi ricordi che solo l’amore da vita mentre l’odio distrugge e il rancore trasforma in inferno le lunghe e interminabili giornate. 
Ricordati di me, o Dio, amen.

sabato 17 dicembre 2011

Le antifone "O" di M.-A. Charpentier - seconda parte

Ecco oggi la pubblicazione delle altre quattro antifone maggiori di questo bel periodo dell'Avvento (le precedenti della serie le trovate a questo post). Ci prepariamo al Natale ascoltando le composizioni di M.-A. Charpentier:


20 dic. O Clavis David,
   et sceptrum domus Israël,
qui aperis, et nemo claudit,
claudis, et nemo aperuit:
veni, et educ vinctum
de domo carceris,
sedentem in tenebris,
et umbra mortis.

21 dic. O Oriens,                 
splendor lucis aeternae,
et sol justitiae:
veni, et illumina
sedentes in tenebris,
et umbra mortis.

22 dic. O Rex Gentium,
   et desideratus earum,
lapisque angularis,
qui facis utraque unum:
veni, et salva hominem,
quem de limo formasti.

23 dic. O Emmanuel,
Rex et legifer noster,
expectatio gentium,
et Salvator earum:
veni ad salvandum nos,
Domine, Deus noster. 
O Chiave di David,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e fa uscire dal carcere
il condannato,
che siede nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.

O astro che sorgi,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed ilumina
coloro che siedono nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.

O Re delle Genti,
da loro desiderato,
e pietra angolare,
che riunisci i due popoli  in uno:
vieni, e salva l'uomo,
che hai plasmato dal fango.

O Emmanuele,
nostro re e legislatore,
speranza delle genti,
e loro Salvatore:
vieni e salvaci,
Signore, nostro Dio. 


venerdì 16 dicembre 2011

Le antifone "O" di M.-A. Charpentier

Tempo di novena di Natale, tempo di Antifone Maggiori. Per l'uso strettamente liturgico, ai vespri delle ferie privilegiate (17-23 dicembre), le composizioni gregoriane rimangono fino ad oggi impareggiabili e di semplice utilizzo. Ma chi volesse meditare al suono delle Antifone che invocano in maniera settuplice la venuta del Signore, propongo la seicentesca composizione del grande Charpentier, compositore barocco francese, più famoso per le note che accompagnano la sigla dell'Eurovisione, (tratte dal suo celeberrimo Te Deum), che riconosciuto per le sue composizioni sacre.

Oggi le prime tre antifone. In questo video cominciano dal minuto 2:36 (dopo O salutaris Hostia, che anche se inizia per "O" non è un'antifona maggiore!!)



17 dic.  O Sapientia,
quae ex ore Altissimi prodiisti,
attingens a fine usque ad finem,
fortiter suaviterque disponens omnia:
veni ad docendum nos viam prudentiae.

18 dic. O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moyse in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.

19 dic. O Radix Jesse,
qui stas in signum populorum,
super quem continebunt reges os suum, quem gentes deprecabuntur:
veni ad liberandum nos,
jam noli tardare.
O Sapienza,
che esci dalla bocca dell'Altissimo,
 arrivi da un confine all’altro della terra,
e tutto disponi con forza e dolcezza:
vieni ad insegnarci la via della prudenza.

O Adonai,
e condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
vieni a riscattarci col tuo braccio potente.

O Radice di Jesse,
che sei vessillo  per i popoli,
innanzi a te i re della terra taceranno,
e le nazioni ti acclameranno:
vieni e liberaci, non tardare

martedì 13 dicembre 2011

Lucia: la santa rimasta nel cuore dei protestanti

Lucia di Siracusa ama molto il Nord ed è ricambiata: il suo corpo riposa dal 1204 a Venezia e la sua fama è volata fin dall'antichità fino ai confini settentrionali d'Europa. Nonostante la tragedia della riforma protestante e la nascita delle chiese nazionali, la Santa invernale per eccellenza è rimasta tenacemente "attaccata" alle popolazioni ex-cattoliche che la venerano tuttora in Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia. Sarà per la sua connessione alla luce che splende nei giorni più oscuri dell'anno, sarà per il suo nome che richiama l'illuminazione nel buio, comunque sia la vigilia di Santa Lucia è fino ad oggi celebrata solennemente nella Chiesa di Svezia con la processione e il canto del Luciasången, il canto di santa Lucia , aggiunto agli inizi del XIX sec. (canto che conosciamo bene anche in Italiano: è la celebre canzone napoletana Sul mare luccica l'astro d'argento..., originatasi proprio nel quartiere di pescatori dedicato alla santa del 13 dicembre). Le bambine che rappresentano la vergine Lucia e le sue compagne sfilano nel buio, vestite di bianco e portano candele accese: le lampade ardenti delle vergini che attendono il ritorno del Signore. Ecco come funzionano i simboli: realtà naturali (luce e tenebre), realtà morali (l'innocenza verginale) e realtà spirituali (l'avvento del Signore) sono unite inestricabilmente, richiamandosi a vicenda.
Vedete bene come la religiosità popolare sia tenace e anche se si arriva a rinunciare "teologicamente" ai santi, questi rimangono invocati e celebrati, perchè saldamente ancorati allo spirito, alla cultura, e all'identità dei popoli. Possono così agire da punti di riferimento e le loro feste, per quanto secolarizzate diventino, conservano sempre un rimando importante al Santo per eccellenza; le loro storie e leggende continuano a tramandare il ricordo (o almeno la nostalgia) per il Signore.




sabato 10 dicembre 2011

Il Signore è vicino: GAUDETE!

Da gustare: l'introito della III domenica d'Avvento

In versione femminile:


In versione maschile con spartito:


Ad Phil. 4, 4-6 - Gaudéte in Dómino semper: íterum dico, gaudéte. Modéstia vestra nota sit ómnibus homínibus: Dóminus enim prope est. Nihil sollíciti sitis: sed in omni oratióne petitiónes vestræ innotéscant apud Deum. Ps. 84, 2 - Benedixísti, Dómine, terram tuam: avertísti captivitátem Iacob. Glória Patri…

Fil 4,4-6 Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto: rallegratevi. La vostra modestia sia conosciuta da tutti gli uomini: il Signore è vicino. Non siate ansiosi per alcuna cosa, ma in ogni preghiera fate conoscere a Dio le vostre richieste. Sal. 84,2: Hai benedetto, o Signore, la tua terra: hai liberato Giacobbe dalla schiavitú. Gloria al Padre… Godete sempre nel Signore…

Sulla colletta della domenica odierna ho già esposto il mio pensiero in questo post di qualche "domenica Gaudete" fa.


Lo spartito:

giovedì 8 dicembre 2011

Sant'Antonio in lode alla Vergine Immacolata


O cherubini e serafini, o angeli e arcangeli, in umile atteggiamento, con il capo inclinato adorate riverenti il tempio del Figlio di Dio, il sacrario dello Spirito Santo, il grembo beato difeso dai gigli, e dite: Beato il grembo che ti ha portato! O uomini, figli di Adamo, ai quali è concessa questa grazia, questa speciale prerogativa, con fede e devozione, con mente compunta, prostràti a terra, adorate il trono del vero Salomone, il trono d'avorio, eccelso e sublime (cf. 3Re 10,18-20; Ct 3,9-10), il soglio del nostro Isaia (cf. Is 6,1), e ripetete: Beato il grembo che ti ha portato!
Sant'Antonio, Sermone in lode alla Vergine, (dom. III quar. §3) 

mercoledì 30 novembre 2011

Il confessionale come "beauty farm": la "depilazione sacramentale" nell'inesauribile fantasia di S. Antonio

Davvero la fantasia teologico-pastorale di Sant'Antonio di Padova è inesauribile. Rileggendo i sermoni d'Avvento mi sono sorpreso di un'ardita immagine del Dottore Evangelico a proposito della confessione, sacramento che egli sviscera, predica, raccomanda in quasi ogni pagina della sua opera.
La lettura allegorica della Scrittura può apparire alquanto bizzarra ai nostri tempi, però è innegabile la sua portata spirituale e di utilità pratica nel dipingere con vividi colori la Parola di Dio, traendo da essa significati sovrabbondanti. Da una esegesi non proprio letterale o scientifica, i Padri e i teologi medievali riuscivano a trarre - comunque - dottrina sicura e utili esemplificazioni.
Veniamo perciò al passo in esame: la confessione come depilazione. Sì, avete letto bene. Nel brano che vi riporto, sant'Antonio paragona una buona confessione ad una seduta di attenta cosmesi per eliminare i pelacci! Visto il suo punto di partenza biblico, dove si parla di barba, Antonio applica il suo esempio all'uomo. Ma evidentemente il richiamo alla bellezza e a rimuovere i "peli della coscienza" ha una grande presa e un effetto attraente anche sul popolo femminile, dato che pare di gran moda la ricerca della bellezza, sia per Lui che per Lei.
E il tribunale della penitenza può così mutarsi - parola di un santo dottore della Chiesa - in un salone di bellezza "interiore" gestito da Nostro Signore. Affascinante lettura:

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova, Dom. I d'Avvento, §2

A proposito delle realtà superflue che devono essere recise con la confessione, Isaia dice: «In quel giorno il Signore, con un rasoio affilato», o: «preso a nolo»«raderà, a quelli che sono al di là del fiume, la testa e i peli delle gambe e tutta la barba» (Is 7,20). Il rasoio, detto in lat. novacula, come facesse nuovo l'uomo, è la confessione, la quale rinnova lo spirito dell'uomo. Dice Geremia: «Rinnovate (nel senso di dissodate) il terreno incolto e non seminate sopra le spine» (Ger 4,3), perché quando saranno cresciute non soffochino (cf. Lc 8,7) la parola della confessione. Questo rasoio è detto «affilato», o «preso a nolo»: affilato, perché taglia il peccato e le sue circostanze; preso a nolo, perché il peccatore, nel darsi da fare per la propria salvezza, deve come noleggiarlo con una certa somma, che è la devozione e l'umiltà. Con questo rasoio il Signore «rade il capo», ecc. , «a coloro che sono «al di là del fiume», che hanno attraversato il fiume, che hanno cioè ricevuto il battesimo. Nel capo e nei piedi sono indicati l'inizio e la fine della vita, nella barba l'intrepidezza nel fare il bene.
    Con la lama tagliente di una vera confessione il Signore rade nel penitente i vizi, raffigurati nei peli, dall'inizio della sua conversione fino alla conclusione della sua vita. Rade anche tutta la barba, perché il penitente non confidi in alcuna delle opere buone che ha fatto, come se le avesse fatte lui. Dobbiamo infatti confidare solo in colui che ha fatto noi, e non in quello che noi abbiamo fatto. 
De superfluis in confessione circumcidendis dicit Isaias: "In die illa radet Dominus in novacula acuta", vel conducta, "in his qui trans flumen sunt, caput et pilos pedum, et barbam universam "(Is 7,20). Novacula dicta, quod quasi novum faciat hominem, est confessio, quae novat hominis spiritum. Unde Ieremias: "Novate novale, et nolite serere super spinas "(Ier 4,3)","ne exortae suffocent (cf. Lc 8,7) confessionis verbum. Haec novacula dicitur acuta vel conducta: acuta, quia peccatum et circumstantias peccati rescindit; conducta, quia ipsam peccator, in suae salutis opus, devotione et humilitate, quasi quadam mercede, debet conducere. Ista novacula "in his qui trans flumen sunt," idest transgressi sunt flumen, idest Baptismum, "Dominus radit caput" etc. In capite et pedibus vitae principium et finis, in barba boni operis fortitudo designatur.
Verae confessionis acumine Dominus radit in poenitente vitia, quae in pilis significantur, a principio sui ingressus usque ad finem sui exitus.
Radit etiam barbam universam, ut de nullo bono opere quod fecit, quasi ipse fecerit, confidat. In eo enim solo qui fecit, et non in eo quod fecimus nos, debemus confidere.

Possiamo fare una attualizzazione d'Avvento: ricordate di passare dal vostro sacerdote-estetista dell'anima di fiducia prima di Natale, per farvi belli non solo fuori, ma anche dentro.


"Che liscio! rasatura perfetta: si è appena confessato."

lunedì 28 novembre 2011

Ad te, Domine, levavi: canto semplice per la prima settimana di Avvento

Il Graduale simplex, composto per volontà del Concilio Vaticano II, propone come primo canto "comune" per il tempo di Avvento, un'antifona che riflette il primo introito dell'Anno liturgico (Ad te levavi). Il testo dice: A te, Signore, ho innalzato l'anima mia: vieni e salvami, Signore, in te mi sono rifugiato. A seguire i vv. 3-5, 7-9 del Salmo 24.
Ve lo posto nell'esecuzione dei Cantori Gregoriani di Fulvio Rampi e con il suo spartito, sperando che qualcuno voglia mettere in pratica quello che il Messale Romano richiede anche alle "chiese più piccole", cioè il gregoriano semplice.


Il volume "Gregoriano Semplice" per il tempo di Avvento e Natale è un  buon libro da cui partire.
Qui il post di esempio, dello scorso avvento, sul canto Rorate Caeli simplex

domenica 27 novembre 2011

Meditazione in musica: L'antifona al Magnificat della prima domenica d'Avvento

Beatus ille servus quem cum venerit dominus eius et pulsaverit ianuam invenerit eum vigilantem.

Beato quel servo che il padrone, quando torna e bussa alla porta, troverà sveglio. cf. Mt 24,46; Lc 12,36.37

Domenico Zipoli (attribuita):

sabato 26 novembre 2011

Benvenuto Avvento! I primi vespri del Tempo dell'Attesa e il loro inno.

Come ogni anno, fedeli alla Tradizione di questo Blog, iniziamo l'Avvento riascoltando ancora e ancora la melodia che caratterizza questo tempo. In latino, ma anche in inglese, secondo la traduzione molto cara e tanto utilizzata sia dai cattolici che dai protestanti. Il video di "Creator of the stars of night", che vi propongo, ci fa ascoltare il coro della Cattedrale anglicana di Ely.
Per trovare le parole, le traduzioni, gli spartiti e altri video informativi sul canto "Conditor alme siderum", vi rimando ai post passati:

Melodie dell'Avvento 1: Conditor alme siderum

La melodia dell'inno gregoriano d'Avvento con le parole in Italiano





E ascoltate ora che cosa sono capaci di fare questi bambini con le loro voci angeliche. Una reintepretazione mixata e rimaneggiata della bella e antica melodia d'avvento. Il coro si chiama "Libera", uno dei più celebri e popolari cori di ragazzi del mondo.

giovedì 24 novembre 2011

Ancora sulla corona d'Avvento (Advent wreath - Adventkranz)

Vedo dalle statistiche del blog, che in questi giorni c'è una vera e propria caccia grossa ai post che parlano della "Corona d'Avvento", quella bella tradizione nordica di disporre quattro candele con rami d'abete intrecciati a formare un cerchio, per significare le quattro settimane di Avvento. Queste settimane "consumano" il tempo che ci separa dal Natale come la cera delle candele, accese una dopo l'altra, una alla settimana. La corona d'Avvento si può fare in casa e in chiesa, e ormai è parecchio diffusa anche alle nostre latitudini.

Se per caso non aveste tempo (o voglia) di intrecciare l'abete e fissare le candele, ecc. ecc., ecco per voi un video che insegna a confezionare, in soli 24 minuti, una accettabile alternativa casalinga. Anche io mi prendo sempre all'ultimo momento con queste cose. A proposito mi ricordo, quand'ero novizio, il giro interminabile di negozi, cartolerie e grandi magazzini a cui mi sottopose un caro confratello di Bolzano proprio il sabato pomeriggio, nell'imminenza della prima domenica d'Avvento. Si era accorto con disappunto che non avevamo le candele rosse! E allora non c'erano tutti i negozi di candelame ornamentale che esistono oggi. Ma gira e gira, alla fine siamo riusciti a portare a casa le nostre candelozze, assolutamente rosse, come impone la tradizione altoatesina e germanica. Il viola però piace tanto agli americani (e richiama il colore liturgico del tempo), il bianco è per l'estetica (o per l'emergenza: se non avete altro colore sotto mano, ma non lo volete ammettere e non avete tempo di girare per negozi).


Cliccando qui andate al post (che va per la maggiore nonostante sia di un paio d'anni fa). Con le indicazioni e le regole tradizionali, rivisitate anche da un video scout.

lunedì 20 dicembre 2010

Un altro storico discorso di Benedetto XVI: scampare al pericolo del peccato

Come fa ogni anno, anche oggi, in occasione dello scambio degli auguri tra i membri della Curia Romana, il Papa ha sviluppato un discorso davvero denso e memorabile. Paragonabile a quello del dicembre 2005, che ancora fa tanto discutere a proposito di ermeneutica della riforma in continuità o ermeneutica della rottura. Questa volta Benedetto XVI affronta problematiche morali (a partire dalla tragedia della pedofilia), ma allarga il quadro, andando a cercare le cause filosofiche, teologiche e culturali dell'attuale deriva morale dentro (prima ancor che fuori) la Chiesa.
Condanna nuovamente il "proporzionalismo" morale, che non vuole riconoscere l'oggettività del bene e del male e tutto "circostanzia". Fa appello anche a Newman, mostrando come il concetto di coscienza a cui il beato inglese fa spesso appello non è affatto in alternativa al magistero o all'oggettività della legge morale.
Soprattutto il Pontefice mette in chiaro che: "è compito suo esigere l’obbedienza nei confronti della verità".
Più volte il Papa fa riferimento a questa preghiera:
Éxcita, quæsumus, Dómine, poténtiam tuam, et veni:
ut ab imminéntibus peccatórum nostrórum perículis,
te mereámur protegénte éripi, te liberánte salvári.
Essa, nel Messale del 1962, figurava alla prima domenica d'Avvento. Oggi la troviamo al venerdì della prima settimana d'Avvento.
Comunque è interessante la scelta di citare tale preghiera. Questa orazione chiama con forza Dio ad esercitare la sua potenza e a venire in nostro soccorso, perchè siamo strappati - per sua protezione - e salvati, per la sua opera liberatrice, dai pericoli che provengono dai nostri stessi peccati. Non da altri imminenti pericoli, se non quelli che sono connessi con i nostri peccati.
Alla luce di questa colletta va letto tutto il discorso del Papa.

L'intero discorso può essere letto a questo collegamento

Domani (e già stasera) i giornali e i commentatori si scateneranno su questo discorso. Meglio leggerlo prima, per farsi un'idea propria. In attesa dei commentoni...

domenica 19 dicembre 2010

Alma Redemptoris Mater: l'antifona mariana del tempo d'Avvento e Natale

Ogni tempo liturgico ha la sua antifona mariana appropriata. Per l'Avvento e il Natale quella più adatta e consigliata è Alma Redemptoris Mater. In gregoriano esiste la forma solenne e la semplice, più usata e molto orecchiabile. Vi riporto qualche video e lo spartito di questa preghiera alla Vergine Maria che porta al mondo il Salvatore:
Alma Redemptoris Mater,
quæ pervia cæli porta manes et stella maris,
succurre cadenti, surgere qui curat, populo:
tu quæ genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem.
Virgo prius ac posterius, Gabrielis ab ore sumens illud ave,
peccatorum miserere.

O Santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare, soccorri il tuo popolo che anela a risorgere. Tu che accogliendo il saluto dell'angelo, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore madre sempre vergine, pietà di noi peccatori.


Alma Redemptoris versione solenne: Benedettini di Silos


Alma Redemptoris semplice (Giovanni Vianini):

venerdì 17 dicembre 2010

La genealogia di Gesù Cristo

Albero di Iesse - cattedrale di Venafro. Sono dipinti i re progenitori di Cristo
Oggi, 17 dicembre, leggiamo la lunga genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo, secondo il vangelo di Matteo (di cui la tavola genealogica di Cristo è il solenne inizio):
Mt 1,[1]Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. [2]Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, [3]Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, [4]Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, [5]Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, [6]Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, [7]Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, [8]Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, [9]Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, [10]Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, [11]Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. [12]Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, [13]Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, [14]Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, [15]Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, [16]Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. [17]La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.
Così commentava questo brano papa Benedetto, nell'omelia da lui tenuta l'anno scorso in questa data:
Il brano del Vangelo di Matteo ci presenta la "genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo" (Mt 1,1), sottolineando ed esplicitando ulteriormente la fedeltà di Dio alla promessa, che Egli attua non soltanto mediante gli uomini, ma con loro e, come per Giacobbe, talora attraverso vie tortuose e impreviste. Il Messia atteso, oggetto della promessa, è vero Dio, ma anche vero uomo; Figlio di Dio, ma anche Figlio partorito dalla Vergine, Maria di Nazaret, carne santa di Abramo, nel cui seme saranno benedetti tutti i popoli della terra (cfr Gen 22,18). In questa genealogia, oltre a Maria, vengono ricordate quattro donne. Non sono Sara, Rebecca, Lia, Rachele, cioè le grandi figure della storia d’Israele. Paradossalmente, invece, sono quattro donne pagane: Racab, Rut, Betsabea, Tamar, che apparentemente "disturbano" la purezza di una genealogia. Ma in queste donne pagane, che appaiono in punti determinanti della storia della salvezza, traspare il mistero della chiesa dei pagani, l’universalità della salvezza. Sono donne pagane nelle quali appare il futuro, l’universalità della salvezza. Sono anche donne peccatrici e così appare in loro anche il mistero della grazia: non sono le nostre opere che redimono il mondo, ma è il Signore che ci dà la vera vita. Sono donne peccatrici, sì, in cui appare la grandezza della grazia della quale noi tutti abbiamo bisogno. Queste donne rivelano tuttavia una risposta esemplare alla fedeltà di Dio, mostrando la fede nel Dio di Israele. E così vediamo trasparire la chiesa dei pagani, mistero della grazia, la fede come dono e come cammino verso la comunione con Dio. La genealogia di Matteo, pertanto, non è semplicemente l’elenco delle generazioni: è la storia realizzata primariamente da Dio, ma con la risposta dell’umanità. È una genealogia della grazia e della fede: proprio sulla fedeltà assoluta di Dio e sulla fede solida di queste donne poggia la prosecuzione della promessa fatta a Israele.
Si può leggere qui l'intera omelia 

venerdì 10 dicembre 2010

Tempo di ripassare le Antifone "O"

La novena di Natale è dietro l'angolo, ecco il momento di ripassare le antifone maggiori delle ferie privilegiate dell'Avvento.
Potete trovare tutto il necessario (e anche di più), ovvero spartiti, registrazioni, video, e commenti teologici, su questa serie tutta particolare di antifone ai seguenti post:

Le antifone maggiori dette anche antifone "O"



Risorse per la novena di Natale (con le antifone del 16 e 24 dicembre)


La novena di Natale: una gestazione in miniatura (con l'antifona soprannumeraria "O Virgo Virginum") 


domenica 28 novembre 2010

Avvento: ma è davvero solo il "tempo dell'attesa"?

La colletta della Prima Domenica di Avvento, con cui la Chiesa inizia il nuovo anno liturgico, si esprime in questi termini:

Da, quaesumus, omnipotens Deus,
hanc tuis fidelibus voluntatem,
ut, Christo tuo venienti iustis operibus occurrentes,
eius dextrae sociati, regnum mereantur possidere caeleste.

traduzione CEI:

O Dio, nostro Padre,
suscita in noi la volontà di andare incontro
con le buone opere al tuo Cristo che viene,
perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria
a possedere il regno dei cieli.

versione più letterale:
O Dio onnipotente, ti supplichiamo, dona ai tuoi fedeli la volontà di correre incontro, con opere giuste, al tuo Cristo che viene, perchè accolti alla sua destra, possano meritare di possedere il regno dei cieli.


La preghiera, come si vede, riflette un duplice movimento: Cristo è il "veniente", ma i suoi fedeli sono "occurrentes", cioè sono quelli che gli vanno incontro. La colletta non dice mai "noi", ma piuttosto "tuoi fedeli": possiamo davvero essere sicuri che fra "noi" tutti siano "fedeli" o che proprio "noi" saremo tra coloro che rimangono "fedeli"? Ognuno può dubitare anche di se stesso... e l'umiltà non è mai troppa.
La traduzione CEI, come si vede, evita accuratamente di tradurre il "mereantur" e lo salta a piè pari: chiaramente quella parola significa "meritare". C'è in giro, purtroppo, una teologia protestantica per cui è ormai vietato riferirsi alla sana e cattolica teologia del merito. Eppure è ancora vero che non si va in paradiso senza "opere di giustizia" (opere buone dice la CEI in questa colletta); anzi, sono queste opere il veicolo su cui si "corre" verso Cristo. Ma, si badi bene, è lui che ci associa a sè, alla sua destra: è azione divina l'accoglierci, il chiamarci. E' Sua l'iniziativa il dono di grazia, anche quel dono che ci permette di meritare di possedere il regno celeste. Sembra una contraddizione, eppure è la contemplazione del vero regalo di Natale: il Signore premia in noi la sua azione. La redenzione è infatti gratuita e donata da Cristo con la sua nascita, passione morte e risurrezione. Ma la salvezza individuale e finale consiste nel corrispondere con la propria volontà alla grazia redentrice offerta. Ecco perchè chiediamo all'inizio proprio questo: la volontà di andare verso Cristo. E' lui, si dice in un'altra colletta, che "suscita il volere e l'operare", e come afferma S. Agostino, il Verbo incarnato coronerà in noi i meriti che egli stesso ha guadagnato. Sono nostri, sì, ma per suo dono! E solo se lo vogliamo anche noi. Nessuno sarà "fatto accomodare" alla destra di Cristo se non lo avrà voluto e non sarà andato attivamente incontro a lui nei fratelli, in questa vita.
Altro che "tempo dell'attesa"! L'Avvento è il "tempo dell'Atteso"!

sabato 27 novembre 2010

Primi Vespri della Prima domenica d'Avvento e preghiera per la vita. Il libretto per seguire la celebrazione e cantare

Il libretto dei Primi Vespri papali per l'inizio dell'Avvento è, quest'anno, particolarmente ricco. Non solo perchè tutte le parti dell'assemblea sono arricchite delle note (per non sbagliarsi nel canto dei salmi), ma anche per i testi della Veglia per la vita nascente, la quale può essere ripresa anche nelle parrocchie. Se a qualcuno può servire, ecco il pdf a cura dell'ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice:


giovedì 19 novembre 2009

Melodie dell'Avvento 1: Conditor alme siderum

Nella tradizione della Chiesa d'Occidente ci sono alcune melodie che si sono diffuse dappertutto fin dall'antichità e per secoli hanno segnato musicalmente feste e tempi liturgici. A volte, nel caso degli inni, le parole sono cambiate, anche molto, ma la forza della melodia ha resistito, come un "profumo per le orecchie" che persiste a caratterizzare di sè il momento religioso.
In Avvento incontreremo varie melodie tipiche che non possono e non devono essere dimenticate. Sono portatrici di testi densi teologicamente, che diventano - specie con i giovani - vere e proprie catechesi in musica. Cominciamo oggi con l'inno caratteristico del tempo di Avvento: Conditor alme siderum, conosciuto anche, e forse di più, con le parole che la riforma degli inni di papa Urbano VIII gli ha dato: Creator alme siderum. Ritroviamo la stessa melodia anche per l'inno della novena di Natale En clara vox.
Ascoltiamo dunque questo canto nell'interpretazione dei giovani domenicani inglesi, nella sua forma antica (rimessa in vigore dopo il Vaticano II), e in quella più recente, contenuta nel Liber usualis, interpretata dalla Schola Gregoriana Mediolanensis:






Cónditor alme síderum,
ætérna lux credéntium,
Christe, redémptor ómnium,
exáudi preces súpplicum.

Qui cóndolens intéritu
mortis períre sæculum,
salvásti mundum lánguidum,
donans reis remédium,

Vergénte mundi véspere,
uti sponsus de thálamo,
egréssus honestíssima
Vírginis matris cláusula.

Cuius forti poténtiæ
genu curvántur ómnia;
cæléstia, terréstria
nutu faténtur súbdita.

Te, Sancte, fide quæsumus,
ventúre iudex sæculi,
consérva nos in témpore
hostis a telo pérfidi.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula. Amen.

Vivificante creatore delle stelle,
eterna luce dei credenti,
Cristo, redentore di tutti,
esaudisci le preghiere di chi ti supplica.

Tu compatendo il mondo
che andava in rovina nella morte,
salvasti l'umanità ammalata,
donando una cura ai peccatori,

Mentre scendeva la sera del mondo,
come uno sposo dal talamo nuziale,
sei uscito dall'intemerato
ventre della Vergine madre.

Alla tua forte potenza
tutte le creature piegano il ginocchio;
quelle del cielo, quelle della terra
si mostrano sottomesse alla tua volontà.

Te, o Santo, con fede preghiamo,
te, che verrai come giudice del mondo:
conservaci nel tempo
dalla lancia del perfido nemico.

O Cristo, re piissimo,
a te e al Padre sia gloria
con lo Spirito Paraclito
per i secoli eterni. Amen


Vi propongo anche l'inno tradizionale della Novena di Natale, con un testo italiano che si può cantare sulla stessa melodia latina:

En clara vox redarguit
Oscura quaeque personans:
procul fugentur somnia.
Ab alto Jesus promicat.

En Agnus ad non mittitur
laxare gratis debitum:
omnes simul cum lacrimis
praecemur indulgentiam.

Beatus auctor seculi
Servile corpus induit,
ut carne carnem liberans,
ne perderet quos condidit.

Castae parentis viscera
coelestis intrat gratia,
venter puellae bajulat
secreta quae non noverat.

Domus pudici pectoris
templum repente fit Dei,
intacta nesciens virum,
concepit alvo Filium.

Deo Patri sit gloria,
eiusque soli Filio,
cum Spiritu Paraclito
in saeculorum saecula.
Amen.

L'eco di un grido nitido
gli occulti mal rimproverà
siano fugati gli incubi
Gesù dall'alto sfolgora.

Ecco l'Agnel discendere
a condonare il debito
unanimi con lacrime
orsù chiediamo grazia.

L'almo autor del secolo
assunse corpo e anima
per far la carne libera
e gl'uomini non perdere.

Nel sen di Madre vergine
scende celeste grazia
accoglie il grembo candido
mistero incomprensibile.

Divien la santa Vergine
tempio di Dio l'Altissimo
il Figlio porta integra
senza conoscer uomini.

Al Padre Dio sia gloria
al Figlio unigenito
insieme al Paraclito
nei secoli dei secoli.
Amen.