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domenica 27 maggio 2012

Meditazione di Pentecoste di Sant'Antonio di Padova


Vi propongo un passo dal Sermone per la Pentecoste (§16), scritto dal Santo Patrono di questo Blog, il Dottore evangelico sant'Antonio di Padova. Mi pare una buona esortazione a ricominciare il tempo "durante l'anno" accompagnati dalle lingue di fuoco dello Spirito e dai suoi effetti più importanti: non chiacchiere e nemmeno miracoli, ma scelte di umiltà, povertà e obbedienza, cercando di comunicare la Parola di Dio e non la propria. Un proposito semplice, ma concreto e sempre attuale:

«E [gli Apostoli] cominciarono a parlare lingue diverse, come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi» (At 2,4). Chi è pieno di Spirito Santo parla diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze che possiamo dare a Cristo, come l'umiltà, la povertà, la pazienza e l'obbedienza: e parliamo queste lingue quando mostriamo agli altri queste virtù, praticate in noi stessi. Il parlare è vivo quando parlano le opere. Vi scongiuro: cessino le parole e parlino le opere. Siamo pieni di parole ma vuoti di opere, e perciò siamo maledetti dal Signore, perché egli ha maledetto il fico sul quale non trovò frutti, ma solo foglie (cf. Mt 21,19). 
Gli apostoli «parlavano come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi», e non secondo le loro inclinazioni. Ci sono infatti alcuni che parlano secondo le loro inclinazioni, si appropriano delle parole altrui e le proclamano come proprie e le attribuiscono a se stessi.
Di costoro e di quelli che sono come loro, il Signore dice: «Eccomi contro i profeti, i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti che dicono le loro parole e proclamano: Dice il Signore! Eccomi contro i profeti che fanno sogni menzogneri, che li raccontano e pervertono il mio popolo con le loro menzogne e con i loro falsi miracoli. Io non li ho inviati, né ho dato loro alcun incarico: essi non hanno giovato per nulla a questo popolo, dice il Signore» (Ger 23,30-32).
Parliamo dunque come lo Spirito Santo ci dà di parlare, chiedendogli umilmente e devotamente che ci infonda la sua grazia affinché compiamo i giorni della Pentecoste con la perfezione dei cinque sensi e nell'osservanza del decalogo; e perché siamo ripieni del gagliardo vento del pentimento e della contrizione e veniamo infiammati dalle lingue di fuoco della confessione. Così infiammati e illuminati meritiamo di vedere il Dio uno e trino tra gli splendori dei santi. Ce lo conceda colui che è Dio, uno e trino, ed è benedetto nei secoli dei secoli. E ogni spirito risponda: Amen. Alleluia 
Sant'Antonio con in mano il libro del Vangelo
e il Fuoco dello Spirito

martedì 22 maggio 2012

Il portale di notizie più letto dalla Santa Sede? Il blog di Raffaella!

Guardando ai numerosi, diversi accessi da "Vatican City" arrivati oggi, mi sono accorto di essere stato citato nel Blog di Raffaella (gli amici di Papa Ratzinger). Mi sorprende, comunque, che la semplice notizia della pubblicazione del documento (vedi il post) io l'ho presa dal sito Vaticano, l'ho rilanciata sul Blog che leggete, Raffaella l'ha ripresa, e parecchi computer del Vaticano stesso, sintonizzati sul Blog di Raffaella, sono passati da Cantuale Antonianum, per tornare alla loro "casa base", il sito della Santa Sede!
Potenza dei blog aggregatori di notizie e della Segretaria Generale ad honorem della Sala Stampa Vaticana, che quotidianamente sorveglia il WWW, fornendo a tanti monsignori e prelati una ghiottissima e aggiornata rassegna stampa. Grazie Raffaella per il tuo lavoro (e per i picchi nelle statistiche che ci mandi)!
Cliccare sull'immagine per ingrandire e leggere i dettagli. Si tratta dei log creati dagli accessi da Holy See (e solo quelli di cui mi sono accorto in alcuni orari). Passano tutti per la stessa via:

giovedì 3 maggio 2012

La traduzione della lettera di Benedetto XVI sul "pro multis"

C'ha pensato Magister a pubblicare sul suo blog la traduzione in italiano della lettera del Papa, scritta in tedesco ai vescovi della Germania (qui originale), sulla modalità di tradurre nelle lingue moderne la locuzione "pro multis" che si trova nelle parole della consacrazione del calice nella Santa Messa. 
Ne avevo parlato in questo post, qualche giorno fa, augurandomi di trovare presto una versione in lingua italiana (speravo nei canali istituzionali... invece ha provveduto un giornalista... Anche questo può essere visto come significativo: i giornalisti di solito scoprono e diffondono ciò che qualcuno non ha interesse a far sapere).
Vi ri-posto solo la lettera, se volete leggere il commento e gli antefatti (oltre che scoprire chi siano i "lettori-impliciti" di questa lettera), potete andare direttamente al Blog Espresso-Chiesa.
Non sfuggano, nella lettura, i motivi teologici per cui il Papa vuole sia ripristinata la traduzione letterale (dei testi liturgici e biblici). L'interpretazione della Rivelazione non inerisce al testo scritto, tanto meno alla sua traduzione, ma è compito del vivo magistero, che deve far risuonare nella predicazione e catechesi il vero senso del testo, secondo il significato ricevuto dalla Tradizione.


Eccellenza!
Reverendo, caro arcivescovo!

In occasione della sua visita, il 15 marzo 2012, ella mi ha messo a conoscenza del fatto che, per quanto riguarda la traduzione delle parole "pro multis" nella preghiera del canone della santa messa, tra i vescovi dell'area di lingua tedesca tuttora non esiste consenso.

A quanto pare incombe il pericolo che, nella nuova edizione del "Gotteslob", la cui pubblicazione è attesa presto, alcune parti dell'area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione "per tutti", sebbene la conferenza episcopale tedesca sia d'accordo nello scrivere "per molti", così come auspicato dalla Santa Sede.

Le ho promesso di pronunciarmi per iscritto in merito a tale importante questione, per prevenire una simile divisione nel luogo più intimo della nostra preghiera. Provvederò a fare inviare questa lettera, che attraverso di lei indirizzo a tutti i membri della conferenza episcopale tedesca, anche agli altri vescovi dell'area di lingua tedesca.

Permettetemi qualche breve parola su come è sorto il problema.

Negli anni Sessanta, quando il messale romano, sotto la responsabilità dei vescovi, dovette essere tradotto in lingua tedesca, esisteva un consenso esegetico sul fatto che il termine "i molti", "molti", in Isaia 53, 11 s., fosse una forma espressiva ebraica per indicare l'insieme, "tutti". La parola "molti" nei racconti dell'istituzione di Matteo e di Marco era pertanto considerata un semitismo e doveva essere tradotta con "tutti". Ciò venne esteso anche alla traduzione del testo latino, dove "pro multis", attraverso i racconti evangelici, rimandava a Isaia 53 e quindi doveva essere tradotto con "per tutti".

Tale consenso esegetico nel frattempo si è sgretolato; non esiste più. Nel racconto dell'ultima cena della traduzione unificata tedesca della Sacra Scrittura si legge: "Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza, versato per molti" (Mc 14, 24; cfr. Mt 26, 28). Ciò rende evidente una cosa molto importante: la traduzione di "pro multis" con "per tutti" non è stata una traduzione pura, bensì un'interpretazione, che era, e tuttora è, ben motivata, ma è una spiegazione e dunque qualcosa di più di una traduzione.

Questa fusione fra traduzione e interpretazione per certi versi fa parte dei principi che, subito dopo il Concilio, guidarono la traduzione dei testi liturgici nelle lingue moderne. Si era ben consapevoli di quanto la Bibbia e i testi liturgici fossero distanti dal mondo del linguaggio e del pensiero attuale della gente, per cui anche tradotti avrebbero continuato ad essere incomprensibili per quanti partecipavano alle funzioni. Un rischio nuovo era il fatto che, attraverso la traduzione, i testi sacri sarebbero stati aperti, lì, davanti a quanti partecipavano alla messa, e tuttavia sarebbero rimasti molto distanti dal loro mondo, ed anzi questa distanza sarebbe diventata più che mai visibile. Quindi non ci si sentì solo autorizzati, ma addirittura obbligati a immettere l'interpretazione nella traduzione, così da abbreviare il cammino verso le persone, i cui cuori e le cui menti dovevano essere raggiunti da quelle parole.

In una certa misura il principio di una traduzione contenutistica e non necessariamente letterale dei testi fondamentali continua ad essere giustificato. Poiché pronuncio spesso le preghiere liturgiche nelle varie lingue, noto che talvolta tra le diverse traduzioni quasi non si riscontrano somiglianze e che il testo comune sulle quali si basano spesso è solo lontanamente riconoscibile. Allo stesso tempo si sono verificate delle banalizzazioni che costituiscono vere perdite. Così, nel corso degli anni, io stesso ho compreso sempre più chiaramente che, come orientamento per la traduzione, il principio della corrispondenza non letterale, bensì strutturale, ha i suoi limiti.

Seguendo queste intuizioni, l'istruzione per i traduttori "Liturgiam authenticam", promulgata il 28 marzo 2001 dalla congregazione per il culto divino, ha messo nuovamente in primo piano il principio della corrispondenza letterale, senza naturalmente prescrivere un verbalismo unilaterale.

L'importante intuizione che sta alla base di questa istruzione è la distinzione, già citata all'inizio, fra traduzione e interpretazione. Essa è necessaria sia per le parole della Scrittura, sia per i testi liturgici. Da un lato, la sacra Parola deve emergere il più possibile per se stessa, anche con la sua estraneità e con le domande che reca in sé. Dall'altro, alla Chiesa è affidato il compito dell'interpretazione affinché – nei limiti della nostra rispettiva comprensione – ci giunga il messaggio che il Signore ci ha destinato.

Anche la traduzione più accurata non può sostituire l'interpretazione: fa parte della struttura della Rivelazione il fatto che la Parola di Dio venga letta nella comunità interpretante della Chiesa, che la fedeltà e l'attualizzazione si leghino tra loro. La Parola deve essere presente per se stessa, nella sua forma propria, a noi forse estranea; l'interpretazione deve essere misurata in base alla sua fedeltà alla Parola, ma al tempo stesso deve renderla accessibile a chi l'ascolta oggi.

In tale contesto, la Santa Sede ha deciso che nella nuova traduzione del messale l'espressione "pro multis" debba essere tradotta come tale, senza essere già interpretata. La traduzione interpretativa "per tutti" deve essere sostituita dalla semplice traduzione "per molti". Vorrei ricordare che sia in Matteo sia in Marco non c'è l'articolo, quindi non "per i molti", bensì "per molti".

Se dal punto di vista della correlazione fondamentale fra la traduzione e l'interpretazione questa scelta è, come spero, del tutto comprensibile, sono però consapevole che essa rappresenta una sfida immensa per tutti coloro ai quali è affidato il compito di spiegare la Parola di Dio nella Chiesa.

Per chi normalmente frequenta la messa, ciò appare quasi inevitabilmente come una frattura al centro stesso del rito sacro. Domanderà: ma Cristo non è morto per tutti? La Chiesa ha modificato la sua dottrina? Può farlo, le è permesso? È all'opera una reazione che vuole distruggere l'eredità del Concilio?

Grazie all'esperienza degli ultimi cinquant'anni, tutti noi sappiamo quanto profondamente la modifica delle forme e dei testi liturgici colpisca l'anima delle persone; e quindi quanto un cambiamento in un punto così centrale del testo debba inquietare le persone. Proprio per questo, quando davanti alla differenza fra traduzione e interpretazione si scelse la traduzione "molti", si stabilì anche che nelle diverse aree linguistiche la traduzione dovesse essere preceduta da una catechesi accurata, con la quale i vescovi dovevano spiegare concretamente ai loro sacerdoti, e tramite loro ai fedeli, di che cosa si trattava.

Questa catechesi previa è il presupposto essenziale per l'entrata in vigore della nuova traduzione. Per quanto mi risulta, nell'area di lingua tedesca una tale catechesi finora non c'è stata. La mia lettera intende essere una richiesta pressante a tutti voi, cari confratelli, a preparare ora una tale catechesi, per poi parlarne con i vostri sacerdoti e al contempo renderla accessibile ai fedeli.

In questa catechesi bisogna anzitutto chiarire brevemente perché nella traduzione del messale, dopo il concilio, la parola "molti" è stata resa con "tutti": per esprimere in modo inequivocabile, nel senso voluto da Gesù, l'universalità della salvezza che giunge da lui.

Allora, però, sorge subito la domanda: se Gesù è morto per tutti, perché nelle parole dell'ultima cena egli ha detto "per molti"? E perché allora insistiamo su queste parole di Gesù dell'istituzione?

Prima di tutto, a questo punto bisogna ancora precisare che secondo Matteo e Marco Gesù ha detto "per molti", mentre secondo Luca e Paolo ha detto "per voi". Ciò sembra stringere ancora di più il cerchio. Ma proprio a partire da qui ci si può avvicinare alla soluzione. I discepoli sanno che la missione di Gesù trascende loro e il loro gruppo; che egli è venuto per riunire insieme i figli di Dio di tutto il mondo che erano dispersi (Gv 11, 52). Le parole "per voi" rendono però la missione di Gesù molto concreta per i presenti. Essi non sono un qualche elemento anonimo di un insieme immenso, bensì ognuno di loro sa che il Signore è morto proprio per lui, per noi. "Per voi" si protende nel passato e nel futuro, si rivolge a me personalmente; noi, che siamo qui riuniti, siamo conosciuti e amati come tali da Gesù. Quindi questo "per voi" non è un restringimento, bensì una concretizzazione che vale per ogni comunità che celebra l'eucaristia, che la unisce in modo concreto all'amore di Gesù. Il canone romano ha unito tra loro le due espressioni bibliche nelle parole di consacrazione e quindi dice: "per voi e per molti". Questa formula, poi, con la riforma liturgica è stata adottata per tutte le preghiere eucaristiche.

Però di nuovo: perché "per molti"? Il Signore non è forse morto per tutti? Il fatto che Gesù Cristo, come Figlio di Dio fatto uomo, sia l'uomo per tutti gli uomini, il nuovo Adamo, è una delle certezze fondamentali della nostra fede. Vorrei a questo riguardo ricordare solo tre versi delle Scritture. Dio "ha dato per tutti noi" il proprio Figlio, dice Paolo nella lettera ai Romani (8, 32). "Uno è morto per tutti", afferma nella seconda lettera ai Corinzi a proposito della morte di Gesù (5, 14). Gesù "ha dato se stesso in riscatto per tutti", si legge nella prima lettera a Timoteo (2, 6).

Ma allora bisogna davvero domandare ancora una volta: se questo è tanto ovvio, perché la preghiera eucaristica dice "per molti"? Ora, la Chiesa ha tratto questa formulazione dai racconti dell'istituzione nel Nuovo Testamento. La usa per rispetto della parola di Dio, per essergli fedele fin nella parola. È il timore reverenziale dinanzi alla stessa parola di Gesù la ragione della formulazione della preghiera eucaristica. Allora, però, domandiamo: perché Gesù ha detto così? La ragione vera consiste nel fatto che Gesù in tal modo si è fatto riconoscere come il servo di Dio di Isaia 53, che egli si è rivelato come la figura annunciata dalla profezia. Il timore reverenziale della Chiesa davanti alla parola di Dio, la fedeltà di Gesù alle parole della "Scrittura": è questa doppia fedeltà il motivo concreto della formulazione "per molti". In questa catena di riverente fedeltà, noi ci inseriamo con la traduzione letterale delle parole della Scrittura.

Come prima abbiamo visto che il "per voi" della tradizione paolino-lucana non restringe ma rende concreto, così ora possiamo riconoscere che la dialettica tra "molti" e "tanti" ha una sua importanza. "Tutti" si muove sul piano ontologico: l'essere e l'agire di Gesù comprende l'intera umanità, il passato, il presente e il futuro. Ma di fatto, storicamente, nella comunità concreta di coloro che celebrano l'eucaristia egli giunge solo a "molti". Si può quindi riconoscere un triplice significato dell'attribuzione di "molti" e "tutti".

Anzitutto, per noi, che possiamo sedere alla sua mensa, deve significare sorpresa, gioia e gratitudine per essere stati chiamati, per poter stare con lui e per poterlo conoscere. "Siano rese grazie al Signore che, per la sua grazia, mi ha chiamato nella sua Chiesa...".

Poi, però, in secondo luogo ciò è anche una responsabilità. La forma in cui il Signore raggiunge gli altri – "tutti" – a modo suo, in fondo rimane un suo mistero. Tuttavia, è indubbiamente una responsabilità essere chiamati direttamente da lui alla sua mensa per poter sentire: per voi, per me egli ha sofferto. I molti hanno la responsabilità per tutti. La comunità dei molti deve essere luce sul candelabro, città sopra il monte, lievito per tutti. È questa una vocazione che riguarda ognuno in modo del tutto personale. I molti, che noi siamo, devono avere la responsabilità per l'insieme, nella consapevolezza della loro missione.

Infine può aggiungersi un terzo aspetto. Nella società attuale abbiamo la sensazione di non essere affatto "molti", bensì molto pochi, una piccola massa che continua a diminuire. E invece no, siamo "molti": "Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7, 9). Siamo molti e rappresentiamo tutti. Quindi le parole "molti" e "tutti" vanno insieme e fanno riferimento l'una all'altra nella responsabilità e nella promessa.

Eccellenza, caro confratello nell'episcopato! Con tutto questo ho voluto accennare le linee fondamentali della catechesi, con la quale sacerdoti e laici dovranno essere preparati al più presto alla nuova traduzione. Auspico che tutto ciò possa servire anche a una partecipazione più intensa alla celebrazione della sacra eucaristia, inserendosi in tal modo nel grande impegno che dovremo affrontare con l'"Anno della Fede". Posso sperare che la catechesi venga presto preparata e in tal modo diventi parte del rinnovamento liturgico, per il quale il Concilio ha lavorato sin dalla sua prima sessione.

Con i saluti pasquali di benedizione, suo nel Signore.
Benedictus PP XVI  -  14 aprile 2012

(Traduzione dall'originale tedesco di Simona Storioni)
...firmato: Benedictus P.P. XVI

giovedì 23 febbraio 2012

40 giorni: un video-riassunto sulla Quaresima

Il nostro caro e bravo Don Andrea, che si occupa del settore comunicazioni della diocesi di Bologna, ha realizzato questo ottimo video-messaggio in cui riassume i significati del numero 40 nella Scrittura e nella vita della Chiesa, il numero che dà origine alla Quaresima. Inoltre fa un utile ripasso sulle pratiche ed "esercizi spirituali e corporali" tipici di questo tempo penitenziale.

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale: aurora in musica

Carissime lettrici e carissimi lettori, Buon Natale! Per allietare la mattina (o il pomeriggio, se vi siete alzati tardi...) di questo giorno santissimo, invece di tediarvi con discorsi da leggere o riflessioni varie, vi propongo solo una meditazione musicale. Il "Natale per strumenti musicali" del nostro amico M.-A. Charpentier, che ci ha già accompagnati con le sue antifone maggiori durante tutta la Novena del Santo Natale.
A tutti voi, ancora una volta, tanti carissimi auguri: Christus natus est pro nobis, alleluia!

sabato 24 dicembre 2011

35mila volte Buon Natale!

A tutti i visitatori del Blog un carissimo augurio di un Santo Natale! Mi avete sorpreso in questo mese con le quasi 35.000 visite in 30 giorni: un grazie anche per questo gradito segno di interesse che, non lo posso negare, stimola e rallegra. Un regalo natalizio, insomma.
Tanti AUGURI!


mercoledì 25 maggio 2011

Per capir qualcosa della Chiesa che parla Olandese

Olanda & Fiandre
In questi ultimi giorni la Chiesa belga e olandese è al centro dell'attenzione internazionale. Per non lasciarsi sballottare solo dai quotidiani che riportano notizie di terza e quarta mano, meglio tener d'occhio questo blog, nato da poco, ma che non mancherà di certo di crescere e imporsi.
Si intitola Gli estremi confini, ovvero, Chiesapaesibassi.blogspot.com. La mission è semplice e chiara: "La Chiesa cattolica è presente in queste regioni (i "Paesi Bassi") dal V secolo. ..Tutta la vita ecclesiastica, come quella sociale, si svolge in neerlandese - e rimane quindi ultimamente inaccessibile a tutto il mondo al di fuori di questo "angolo sperduto" della Chiesa universale. Questo blog, per la prima volta, cerca di rendere accessibile ai lettori all'estero notizie sulla vita della Chiesa in Olanda e nelle Fiandre, notizie che normalmente compaiono solo in neerlandese.
Dato che ormai, dopo lo scomparire del latino, la lingua internazionale della Chiesa cattolica è diventato l'italiano, abbiamo pensato di pubblicare le notizie in questa lingua. L'autore del blog è un cattolico neerlandese".
Se avete domande o commenti potete addirittura postarli in italiano. Cosa si vuole di più?
Segnamoci il nuovo indirizzo: http://chiesapaesibassi.blogspot.com

martedì 30 novembre 2010

Solennità dell'Immacolata: alcune anticipazioni dalla Cappella Musicale del Santo di Padova

Dal nuovo Blog ufficiale dell'antica e prestigiosa Cappella Musicale della Pontificia Basilica di Sant'Antonio colgo volentieri la novità dell'anticipazione dei canti programmati per la festività dell'Immacolata Concezione, celebrata sempre in maniera particolarmente solenne presso la Basilica patavina officiata dai francescani conventuali. Ecco, dunque, il programma per la Messa dell'8 dicembre:


* Introito:
Gaudens Gaudebo
di Raffaele De Giacometti

* Ordinario:
Missa Brevis n.7 Ch. Gounod

* Offertorio:
Ave Maria J. Arcadelt

* Comunione:
Ave Maris Stella A. Sabbattini
O Santissima Melodia Trad.

* Finale:
Cantate Domino V. Miserachs
Tota Pulchra P. Borroni

Accanto all'Ordinario della Missa brevis di Gounod, sintetico nei tempi ma ben intonato alle celebrazioni basilicali, dobbiamo notare la novità dell'Introito Gaudens Gaudebo (che è quello proprio dell'Immacolata) su musica piuttosto contemporanea, che pur fa un inchino al gregoriano, del promettente 22enne compositore veneto De Giacometti: il Maestro Casarin scommette sulla gioventù. L'Ave Maria dell'Offertorio, canto proprio del giorno, lo ascolteremo invece in più classica composizione di Arcadelt. Alla comunione troviamo un Ave Maris stella composto (se indovino bene, nonostante l'eccesso di doppie) da L.A. Sabbatini, uno dei frati maestri di Cappella della Basilica alla fine del '700 inizio '800. I canti che punteggiano la processione, finita la Messa, ci presentano il Cantate Domino dell'attuale preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, che accompagnerà l'inizio della processione, la quale sarà poi conclusa sulla linea della tradizione, con il Tota Pulchra dell'ottocentesco Maestro di Cappella il francescano padre Borroni: un brano alquanto melodrammatico, eppure classico e atteso dai frequentatori della processione dell'8 dicembre (ne avevo parlato qui).
Il mix di autori di oggi e di ieri ripropone, non senza un certo coraggio, la vera tradizione delle Cappelle musicali dei maggiori templi cattolici d'Europa: fedeltà ai testi liturgici fissati, presentati però con rivestimenti musicali che, al tesoro delle composizioni classiche sempre riverite, non temono di aggiungere il contributo dei contemporanei. Il tempo dirà se le nuove composizioni diverranno a loro volta stelle durevoli di prima grandezza, o se brilleranno per una sola stagione.

Foto: Arciconfraternita di S. Antonio
un momento della celebrazione dell'Immacolata del 2007

mercoledì 18 agosto 2010

Recensione blog: Prex Eucharistica di Cesare Giraudo

Al ritorno da qualche giorno di vacanza, che - come avete notato - ha interrotto l'aggiornamento del CantualeAntonianum, mi sono imbattutto in un blog liturgico relativamente nuovo. Si tratta, nientemeno, che dello spazio virtuale gestito da Padre Cesare Giraudo, notissimo gesuita liturgista, esperto in liturgia antica e orientale.
Il suo blog si focalizza, per ora, sulle problematiche della traduzione delle preghiere eucaristiche e sul retto intendere le formule latine del Canone Romano. Un'attenzione certosina al cesellare le parole liturgiche traspare dai post finora apparsi nel blog. Molti di questi post fanno riferimento ad articoli di Giraudo apparsi in varie riviste specializzate. 
Merita senz'altro di essere letto e tenuto d'occhio per il futuro, soprattutto in questi anni di grandi discussioni sulle traduzioni liturgiche, in attesa di avere tra le mani la Terza Edizione in Italiano del Missale Romanum. La finalità del blog, esplicitamente asserita è: "Offrire elementi di riflessione a quanti sono interessati alla tradizione/traduzione delle Preghiere Eucaristiche in ordine alla III edizione del Messale Romano-Italiano". Speriamo che chi di dovere si avvalga di questi studi, per fornirci un testo liturgico quanto mai fedele e spirtuale.

Trovate l'autorevole blog PREX EUCHARISTICA a questo indirizzo:

domenica 24 gennaio 2010

Un patrono dei blogger cattolici

Oggi si festeggia san Francesco di Sales (1567-1622), così presentato dal Martirologio Romano: Memoria di san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa: vero pastore di anime, ricondusse alla comunione cattolica moltissimi fratelli da essa separati, insegnò ai cristiani con i suoi scritti la devozione e l’amore di Dio e istituì, insieme a santa Giovanna di Chantal, l’Ordine della Visitazione; vivendo poi a Lione in umiltà, rese l’anima a Dio il 28 dicembre e fu sepolto in questo giorno ad Annecy.


Prete e vescovo in Svizzera e a Ginevra durante l'apoteosi del Calvinismo aggressivo, per arrivare a far giungere il suo messaggio, Francesco di Sales inventò i "memoriali", foglietti che recapitava personalmente alle famiglie, o affiggeva ai muri e alle porte, e con i quali spiegava le verità di fede, non disdegnando una sana polemica con i protestanti a buon fine apologetico.
Più che patrono dei giornalisti (e per questo comunque mi è già patrono), lo vedrei oggi più assimilabile ai blogger cattolici. Anche questi fanno scivolare attraverso internet i loro messaggi che non trovano spazio sui potenti mezzi di comunicazione. Anche i blogger, di solito, non disdegnano la polemica e qualche acceso dibattito nei commenti, sempre a fin di bene - per carità! I blogger cattolici, poi, sono solitamente solidamente ortodossi quanto a fede e leali al Santo Padre. Proprio come il buon vescovo di Ginevra. Qualcuno però, potrebbe anche dire che recapitare messaggi indesiderati, ancorchè cattolici, oggi dovrebbe essere accusato di SPAM. Meno male che san Paolo ci viene in soccorso, ricordando come bisogna diffondere la verità con ogni mezzo opportuno o non opportuno (cf Fil 1,18).

Penso che nel pieno della Settimana per l'Unità dei Cristiani sia buono e giusto ricordare lo sforzo e la fantasia di questo santo zelante per la comunione con Pietro di tutti i fratelli.

sabato 17 gennaio 2009

I blogger cattolici esultano: il Papa apre il suo canale su Youtube

In occasione della diffusione del messaggio in vista della Giornata delle Comunicazioni Sociali 2009, (l'unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II, cf. Inter Mirifica, 1963), messaggio che viene tradizionalmente pubblicato per la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio), apprendiamo che venerdì prossimo, in apposita conferenza stampa, verrà presentata una nuova iniziativa di comunicazione della Santa Sede: il canale YouTube del Santo Padre.
E' davvero un tuffo in "full immersion" nei nuovi media digitali che il Papa non ha paura di affrontare. 
Benvenuto fra i Vlogger santo Padre!!

Così dà la notizia AdnKronos:

Città del Vaticano, 17 gen. (Adnkronos) - Il Papa arriva su YouTube grazie a un accordo siglato tra Google e il Vaticano. I discorsi di Benedetto XVI potranno quindi essere visti sul sito web attraverso un canale ad hoc.
L'iniziativa del Centro Televisivo Vaticano e della Radio Vaticana sarà illustrata venerdì prossimo, nel corso della presentazione del messaggio per la 43esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Alla conferenza stampa interverranno mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, mons. Paul Tighe, segretario del medesimo Pontificio Consiglio, padre Federico Lombardi, direttore della Radio Vaticana, del Centro Televisivo Vaticano e della Sala Stampa della Santa Sede e Henrique de Castro, managing director Media Solutions di Google.

martedì 28 ottobre 2008

Grazie ai lettori

Da alcuni giorni le statistiche del sito dicevano: circa 90 visite giornaliere. Da ieri questo giovanissimo blog ha raggiunto le 119 visite (al giorno). Speriamo che continui a crescere e a diffondere idee, discussioni e a promuovere sano dibattito teologico.
Un grazie ai frequentatori, italiani e stranieri.
Non esitate ad utilizzare di più i box dei commenti, e grazie per i suggerimenti e i consigli che mi mandate anche via e-mail (alesrattATgmail.com)
Ciao.