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sabato 2 giugno 2012

Autogol di immagine allo stadio di Milano


Davvero un brutto autogol, una beffa: esporre la maxi bandiera simil-orgoglio gay alle spalle del palco del Papa, proprio nel contesto dell'incontro mondiale delle famiglie. Capisco che la scelta dei colori serviva come tema e come identificativo delle varie zone pastorali (e dei 7 doni dello Spirito Santo, ecc..), ma possibile - ci si chiede - che a Milano siano così provinciali da non sapere che le immagini del Papa allo stadio avrebbero fatto il giro del mondo? E non si rendono conto che il simbolo da loro esposto (con probabile totale ingenuità) viene decodificato in tutti i paesi occidentali non come "la bandiera della pace", ma come Rainbow flag, l'arcobaleno dell'orgoglio omosessuale? Proprio così. E non a caso si chiama "Coordinamento Arcobaleno" il gruppo che protesta contro la visita papale di questi giorni, in nome della "pluralità" della famiglia, contro l'ideologia cristiana che ne propone un solo tipo! Non vengono forse contrabbandate come "famiglie arcobaleno" quelle con due papà o due mamme? (leggere qui). Ma allora, come si fa ad essere così ingenui!!
Chissà quanti americani o australiani, vedendo le foto di San Siro, penseranno ad una manifestazione contro il Papa, rimanendo stupiti di osservare, nello stadio gremito di giovani cattolici, innalzarsi il vessillo che a loro parla di tutt'altro, ma non certo di famiglia-basata-sul-matrimonio-fra-uomo-e-donna!
Siamo tutti sicurissimi che non c'era intenzione cattiva nei giovani organizzatori del segno di accoglienza, ma non si può lasciare alla spensieratezza giovanile la regia di simboli e gesti che devono essere limpidi e univoci, soprattutto perché destinati ad arrivare - senza tante spiegazioni - direttamente nelle case di cattolici di cultura, estrazione, lingua e provenienza diversissime.
L'autogol comunicativo è grosso, un assist maldestro servito dai collaboratori del Card. Scola (che non può mica vigilare su tutto...), eppure siamo convinti che Benedetto XVI, alla fine, vincerà la partita.

giovedì 24 maggio 2012

Quando la tecnologia aiuta il Gregoriano: le app per la notazione quadrata

Vi segnalo un'applicazione sia per Iphone/Ipad che per Android (telefoni e tablet). Si chiama IChant (in italiano sarebbe: io canto gregoriano), ed è praticamente una utilissima tastiera musicale che può essere programmata a seconda della chiave (di Do o di Fa) e del rigo su cui porla. Automaticamente fornisce tutte le posizioni delle note quadrate che trovate sugli spartiti di musica gregoriana. Così per intonare o studiare meglio la melodia potete semplicemente premere il tasto della nota quadrata corrispondente a quella che vedete nello spartito e subito la sentirete suonare. Ha anche un sistema per abbassare o alzare di vari semitoni i canti troppo alti (o bassi). Davvero un utile strumentino, sempre a portata di mano, per provare (e trovare) le note giuste per intonare o imparare un canto Gregoriano. La tecnologia a servizio della tradizione liturgica.
Ecco qui alcune schermate per capire meglio di che cosa si tratta:
Come si presenta sugli Android
L'applicazione come appare sull'App Store
Ricapitolando: chi vuole saperne di più sulla App per gingilli Apple vada qui
Chi, invece, è interessato alle trappole di Google Android, può cliccare qui

martedì 22 maggio 2012

Il portale di notizie più letto dalla Santa Sede? Il blog di Raffaella!

Guardando ai numerosi, diversi accessi da "Vatican City" arrivati oggi, mi sono accorto di essere stato citato nel Blog di Raffaella (gli amici di Papa Ratzinger). Mi sorprende, comunque, che la semplice notizia della pubblicazione del documento (vedi il post) io l'ho presa dal sito Vaticano, l'ho rilanciata sul Blog che leggete, Raffaella l'ha ripresa, e parecchi computer del Vaticano stesso, sintonizzati sul Blog di Raffaella, sono passati da Cantuale Antonianum, per tornare alla loro "casa base", il sito della Santa Sede!
Potenza dei blog aggregatori di notizie e della Segretaria Generale ad honorem della Sala Stampa Vaticana, che quotidianamente sorveglia il WWW, fornendo a tanti monsignori e prelati una ghiottissima e aggiornata rassegna stampa. Grazie Raffaella per il tuo lavoro (e per i picchi nelle statistiche che ci mandi)!
Cliccare sull'immagine per ingrandire e leggere i dettagli. Si tratta dei log creati dagli accessi da Holy See (e solo quelli di cui mi sono accorto in alcuni orari). Passano tutti per la stessa via:

domenica 13 maggio 2012

Fatima: in diretta dal Santuario. Webcam sulla "capelina"

Anche il Santuario di Fatima, da qualche tempo, ha ceduto al fascino della comunicazione elettronica, e ha piazzato una webcam nel luogo più venerato del complesso: la cappellina voluta dalla Madonna, intorno alla quale, in ginocchio, i devoti compiono i loro giri di espiazione, penitenza o ringraziamento per il miracolo ricevuto.
Oggi, 13 maggio, vi apro una finestra sul Santuario del Cuore Immacolato di Maria, con allegato il programma che può essere seguito nelle varie ore del giorno.
Buon pellegrinaggio virtuale!


IN DIRETTA DAL SANTUARIO DELLA MADONNA DI FATIMA



GIORNO 13

Dalle ore 00.00 alle ore 07.00 Veglia di preghiera.

00.00 h alle 02.00 h - Adorazione Eucaristica

07.00 h - Processione Eucaristica.

09.10 h - Rosario internazionale nella Cappellina.

10.00 h - Funzione liturgica finale: Concelebrazione solenne, benedizione degli ammalati, processione e canto finale dell´Addio.


Celebrazioni in ALTRE LINGUE durante la settimana e nei giorni festivi

08:00 - Messa, in italiano, nella Cappellina (Lunedi a Sabato)

09:00 - al Giovedì, Santa Messa internazionale nella Cappellina

10:00 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina. (Sabato e Domenica).

11:00 - Messa (Da lunedì al Venerdì in Basilica, Sabato, nella Chiesa della SS. Trinità. Domenica, Area di Preghiera, segue la processione dell'Addio.)

15:30 - Messa, in Inglese, nella Cappella delle apparizioni (da lunedì a venerdì).

19:15 - Messa in spagnolo nella Cappella delle apparizioni.

21:30 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina.

Altre informazioni per i giorni feriali le trovate qui

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, al Tuo Cuore Immacolato noi ci consacriamo, in atto di totale abbandono ai Signore.
Da Te saremo condotti a Cristo. Da Lui e con Lui saremo condotti ai Padre.
Cammineremo alla luce della fede e tutto faremo perché il mondo creda che Gesu Cristo è l'Inviato dal Padre.
Con Lui noi vogliamo portare l'Amore e la Salvezza fino ai confini del mondo.
Sotto la protezione dei Tuo Cuore Immacolato, saremo un solo Popolo con Cristo. Saremo testimoni della Sua risurrezione. Da Lui saremo condotti al Padre, a gloria della Santissima Trinità, che adoriamo, lodiamo e benediciamo. Amen.

venerdì 11 maggio 2012

Guerra santa delle traduzioni: i cristiani difendono l'originalità del Vangelo

Una notizia sconcertante, che mostra l'assenza di rispetto per la diversità religiosa tuttora strisciante in una cultura pur ufficialmente tollerante e laica come quella della Turchia moderna. Attraverso una traduzione, che "sterilizza" la diversità evangelica, si può far diventare musulmano anche il testo del Vangelo di san Matteo. Spero che anche cattolici e ortodossi si uniscano alla riprovazione di questi tentativi di assimilazione. Leggete qui la notizia riportata dall'Agenzia Fides:


Traduzione falsata del Vangelo, per renderlo “vicino ai musulmani”: proteste dei cristiani

Istanbul (Agenzia Fides) – Una traduzione del Vangelo falsata e non autorizzata dalle Chiese cristiane ha generato una pubblica protesta dei cristiani in Turchia. In un comunicato inviato all’Agenzia Fides, la “Alleanza delle Chiese protestanti” della Turchia, parte della “Alleanza Evangelica Mondiale”, stigmatizza “la traduzione fuorviante” di una edizione in turco del Vangelo di Matteo, pubblicato alla fine del 2011. Il testo è denso di errori in “parole molto importanti e fondamentali del Nuovo Testamento”, che rendono la traduzione “sbagliata ed estremamente negativa”. Le Chiese rimarcano l’urgenza di cambiare tali termini, definendo il Vangelo diffuso “inaccettabile e inutilizzabile”.
Quello a cui si fa riferimento è la rimozione di parole come “Padre” e “Figlio di Dio”, sostituite rispettivamente da “Dio” e “rappresentante di Dio”. Il versetto di Mt 28,19 che dice “battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, è divenuto ad esempio “purificandole con l’acqua, nel nome di Allah, del suo Messia e del suo Santo Spirito”.
I leader cristiani affermano di aver segnalato tali incongruenze prima della pubblicazione, curata da tre enti cristiani americani (“Wycliffe Bible Translators”, “Summer Institute of Linguistics”-SIL e “Frontiers”) il cui scopo era quello di produrre una Bibbia “vicina alla sensibilità dei musulmani”. Per evitare che persone di lingua turca, cristiane o non cristiane, fossero esposte a insegnamenti sbagliati, le Chiese avevano chiesto al comitato di traduzione di mutare i punti che “minano la teologia cristiana”, ma così non è stato.
“Vogliamo che la Sacra Scrittura sia letta e compresa da tutti i settori della società. Le traduzioni prodotte dalla Società Biblica nella prima metà del XX secolo sono eccellenti, fedeli alla storia della teologia cristiana, ma anche eccellenti per le persone che si accostano alla Bibbia, per capire le espressioni della fede cristiana” nota il comunicato giunto a Fides.
L'Alleanza delle Chiese protestanti in Turchia rappresenta la maggior parte delle Chiese protestanti nel paese. Nel 2011 ha pubblicato il Rapporto sulle violazioni dei diritti dei cristiani in Turchia, che sono meno dello 0,1% della popolazione di 72 milioni di abitanti. (PA) (Agenzia Fides 10/5/2012)

mercoledì 25 aprile 2012

Allarme sondaggio: contribuite con i vostri voti a far appendere i crocifissi nella scuola

Mi avvisa un utente che sul quotidiano trentino "L'Adige", è stato lanciato un sondaggio che chiede: "Il crocifisso nella aule scolastiche, va messo?". Nonostante ormai tutti sappiano che la risposta "legale" è "il crocifisso deve rimanere dov'è", è bene che ciascuno vada a cliccare sul "Sì", per ribadire anche in questi sondaggi online che la maggioranza cristiana esiste e vuol farsi sentire.
Quindi contribuite con il vostro click a far entrare in circolo l'idea che il crocifisso sta benissimo nelle aule scolastiche.
Qui il link a cui trovare il sondaggio: http://www.ladige.it/sondaggi/crocifisso-aule-scolastiche-va-messo

Votate e diffondete!!

sabato 7 aprile 2012

"Dammi questo straniero": il canto di Giuseppe di Arimatea

Canto Bizantino Τον ήλιον κρύψαντα per il Sabato Santo

Questo inno è un lamento che fa parlare Giuseppe di Arimatea a Pilato, mentre chiede il corpo di Gesù. Un bellissimo inno della Settimana Santa bizantina. Gesù è indicato come "lo straniero", e punta così all'insegnamento di Gesù, al suo principio fondamentale di amore senza condizione verso il fratello sconosciuto e lo straniero. E' dedicato a tutti gli stranieri, che solo Maria sente suoi figli.




Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia

giovedì 5 aprile 2012

Sante cannonate! L'epocale omelia di Papa Benedetto alla Messa Crismale

Benedetto XVI durante la consacrazione del Crisma
Se non l'avete ascoltata o letta, ve la metto in evidenza: un'omelia davvero epocale, in cui il Papa ha affrontato alcuni nodi cruciali del sacerdozio e della Chiesa: 1) il rinnegamento di sé; 2) l'obbedienza; 3) l'esempio dei Santi 4) la necessità di annunciare i contenuti della Fede; 5) la necessità di NON annunciare opinioni private, ma la Fede della Chiesa; 5) riaccendere nei sacerdoti lo "zelo per le anime".

E' sbalorditiva la capacità di questo anziano Papa tedesco, che tante leggende vogliono raccontarci fuori del mondo e non in contatto con la realtà, di percepire e saper esprimere i malesseri della Chiesa e del mondo e di saper anche fornire concrete ricette per iniziare a guarire, cioè a convertirsi. Non gira attorno ai problemi, ma li affronta a viso aperto. Sicuramente una lezione di coraggio per molti vescovi chiamati a essere i "sorveglianti" del gregge e dei loro sacerdoti - non ultimo il card. di Vienna, che - invece di correre dietro alle presunte visioni della "Madonna di Medjugorje", dopo questa omelia (che lo chiama in causa direttamente) o affronta il disastro della Chiesa che deve condurre o farebbe meglio a meditare di lasciar spazio ad altri più solidi pastori. Leggiamo e meditiamo.

OMELIA DEL SANTO PADRE ALLA MESSA CRISMALE 2012


Cari fratelli e sorelle!

In questa Santa Messa i nostri pensieri ritornano all’ora in cui il Vescovo, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera, ci ha introdotti nel sacerdozio di Gesù Cristo, così che fossimo “consacrati nella verità” (Gv 17,19), come Gesù, nella sua Preghiera sacerdotale, ha chiesto per noi al Padre.

Egli stesso è la Verità. Ci ha consacrati, cioè consegnati per sempre a Dio, affinché, a partire da Dio e in vista di Lui, potessimo servire gli uomini. 
Ma siamo consacrati anche nella realtà della nostra vita? Siamo uomini che operano a partire da Dio e in comunione con Gesù Cristo? Con questa domanda il Signore sta davanti a noi, e noi stiamo davanti a Lui.


Volete unirvi più intimamente al Signore Gesù Cristo e conformarvi a Lui, rinunziare a voi stessi e rinnovare le promesse, confermando i sacri impegni che nel giorno dell’Ordinazione avete assunto con gioia?”


Così, dopo questa omelia, interrogherò singolarmente ciascuno di voi e anche me stesso. Con ciò si esprimono soprattutto due cose: è richiesto un legame interiore, anzi, una conformazione a Cristo, e in questo necessariamente un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione. È richiesto che noi, che io non rivendichi la mia vita per me stesso, ma la metta a disposizione di un altro – di Cristo.

Che non domandi: che cosa ne ricavo per me?, bensì: che cosa posso dare io per Lui e così per gli altri? O ancora più concretamente: come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo, il quale non domina, ma serve; non prende, ma dà – come deve realizzarsi nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi?


Di recente, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del Magistero – ad esempio nella questione circa l’Ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore.


La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di un vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?


Ma non semplifichiamo troppo il problema. Cristo non ha forse corretto le tradizioni umane che minacciavano di soffocare la parola e la volontà di Dio? Sì, lo ha fatto, per risvegliare nuovamente l’obbedienza alla vera volontà di Dio, alla sua parola sempre valida. A Lui stava a cuore proprio la vera obbedienza, contro l’arbitrio dell’uomo. E non dimentichiamo: Egli era il Figlio, con l’autorità e la responsabilità singolari di svelare l’autentica volontà di Dio, per aprire così la strada della parola di Dio verso il mondo dei gentili. E infine: Egli ha concretizzato il suo mandato con la propria obbedienza e umiltà fino alla Croce, rendendo così credibile la sua missione. Non la mia, ma la tua volontà: questa è la parola che rivela il Figlio, la sua umiltà e insieme la sua divinità, e ci indica la strada.
Lasciamoci interrogare ancora una volta: non è che con tali considerazioni viene, di fatto, difeso l’immobilismo, l’irrigidimento della tradizione? No. Chi guarda alla storia dell’epoca post-conciliare, può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibili l’inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l’azione efficace dello Spirito Santo. E se guardiamo alle persone, dalle quali sono scaturiti e scaturiscono questi fiumi freschi di vita, vediamo anche che per una nuova fecondità ci vogliono l’essere ricolmi della gioia della fede, la radicalità dell’obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell’amore.

Cari amici, resta chiaro che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento. Ma forse la figura di Cristo ci appare a volte troppo elevata e troppo grande, per poter osare di prendere le misure da Lui. Il Signore lo sa. Per questo ha provveduto a “traduzioni” in ordini di grandezza più accessibili e più vicini a noi.

Proprio per questa ragione, Paolo senza timidezza ha detto alle sue comunità: imitate me, ma io appartengo a Cristo. Egli era per i suoi fedeli una “traduzione” dello stile di vita di Cristo, che essi potevano vedere e alla quale potevano aderire. A partire da Paolo, lungo tutta la storia ci sono state continuamente tali “traduzioni” della via di Gesù in vive figure storiche. Noi sacerdoti possiamo pensare ad una grande schiera di sacerdoti santi, che ci precedono per indicarci la strada: a cominciare da Policarpo di Smirne ed Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi Pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a Papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come “dono e mistero”.

I Santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio. E ci lasciano anche capire che Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape.

Cari amici, vorrei brevemente toccare ancora due parole-chiave della rinnovazione delle promesse sacerdotali, che dovrebbero indurci a riflettere in quest’ora della Chiesa e della nostra vita personale.
C’è innanzitutto il ricordo del fatto che siamo – come si esprime Paolo – “amministratori dei misteri di Dio” (1Cor 4,1) e che ci spetta il ministero dell’insegnamento (munus docendi), che è una parte di tale amministrazione dei misteri di Dio, in cui Egli ci mostra il suo volto e il suo cuore, per donarci se stesso.

Nell’incontro dei Cardinali in occasione del recente Concistoro, diversi Pastori, in base alla loro esperienza, hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente.
Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola.

L’Anno della Fede, il ricordo dell’apertura del Concilio Vaticano II 50 anni fa, deve essere per noi un’occasione di annunciare il messaggio della fede con nuovo zelo e con nuova gioia. Lo troviamo naturalmente in modo fondamentale e primario nella Sacra Scrittura, che non leggeremo e mediteremo mai abbastanza. Ma in questo facciamo tutti l’esperienza di aver bisogno di aiuto per trasmetterla rettamente nel presente, affinché tocchi veramente il nostro cuore.

Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo.

Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16).

Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. Ma questo naturalmente non deve significare che io non sostenga questa dottrina con tutto me stesso e non stia saldamente ancorato ad essa. In questo contesto mi viene sempre in mente la parola di sant’Agostino: Che cosa è tanto mio quanto me stesso? Che cosa è così poco mio quanto me stesso? Non appartengo a me stesso e divento me stesso proprio per il fatto che vado al di là di me stesso e mediante il superamento di me stesso riesco ad inserirmi in Cristo e nel suo Corpo che è la Chiesa. Se non annunciamo noi stessi e se interiormente siamo diventati tutt’uno con Colui che ci ha chiamati come suoi messaggeri così che siamo plasmati dalla fede e la viviamo, allora la nostra predicazione sarà credibile.

Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d’Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore.


L’ultima parola-chiave a cui vorrei ancora accennare si chiama zelo per le anime (animarum zelus). È un’espressione fuori moda che oggi quasi non viene più usata. In alcuni ambienti, la parola anima è considerata addirittura una parola proibita, perché – si dice – esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l’uomo.

Certamente l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un’anima, un principio costitutivo che garantisce l’unità dell’uomo nella sua vita e al di là della sua morte terrena. E come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto. Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore. Ci preoccupiamo della salvezza degli uomini in corpo e anima. E in quanto sacerdoti di Gesù Cristo, lo facciamo con zelo.


Le persone non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo, mediante il quale diamo una testimonianza credibile per il Vangelo di Gesù Cristo. Preghiamo il Signore di colmarci con la gioia del suo messaggio, affinché con zelo gioioso possiamo servire la sua verità e il suo amore.
Amen.



© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

domenica 1 aprile 2012

La strage degli innocenti al "centro procreazione" di Roma

Potete leggere qui l'agghiacciante notizia.
AL SAN FILIPPO NERI di Roma: Guasto al centro procreazione, distrutti 94 embrioni. Il ministro invia ispettori

Proprio San Filippo Neri doveva avere la sventura di dare il nome allo scellerato "centro procreazione" dove in un sol colpo 94 embrioni sono andati distrutti per l'innalzamento della temperatura dell'azoto liquido dove erano conservati. Novantaquattro bambini, troppo piccoli per esser visti ad occhio nudo, ma comunque esseri umani: morti, distrutti, per una svista di qualche tecnico. Già è una cosa abominevole congelare degli esserini creati in provetta, non parliamo di lasciarli deperire per uno scongelamento non previsto. Anche Severino Antinori, uno dei più spregiudicati e amorali "medici della riproduzione" che ci siano sulla piazza ha duramente condannato il comportamento senza professionalità del Centro romano in questione e ne ha auspicato la chiusura. 

Per "guarire" 40 coppie dalla "malattia" del non riuscire ad avere un bimbo, ne sono stati sacrificati ben 94. E solo ieri, e solo in un piccolo centro romano. Chissà quanti milioni di embrioni prodotti e mal conservati non entreranno mai nelle classifiche degli aborti: eppure lo sono a tutti gli effetti.

Preghiamo il Signore che fermi questa strage senza senso, questa assurdo gioco a creare la vita quando non vuole spontaneamente venire, che fa da contraltare alla smania di spegnerla se nasce naturalmente dove non la si è programmata o proprio non la si vuole.

mercoledì 28 marzo 2012

E Fidel Castro disse al Papa: "Come è cambiata la liturgia da quando ero giovane!"


Probabilmente in questi ultimi 50 anni il Lider della Rivoluzione cubana non deve essere andato spesso a Messa. Prova ne sia che, come riporta il Corriere Online, Castro pur anziano e malato ha voluto seguire in TV il viaggio del Pontefice e le sue celebrazioni, e la prima domanda rivolta da Fidel al Papa, durante il loro storico incontro, "ha riguardato i cambiamenti nella liturgia della Chiesa, che Castro ha trovato molto cambiata rispetto a quando era giovane". Ricordiamo che Castro ha studiato dai Gesuiti, e ha una madre e una sorella devotissime alla Vergine Maria. Qualcosa della Messa si ricordava.... Non è dato sapere, almeno per ora, cosa abbia risposto il Papa. Possiamo immaginare: "Ha ragione caro Fidel, ma tra le tante cose sto cercando di sistemare anche questa questione della liturgia, non si preoccupi. Beh parliamo ora un po' di diritti umani, le va?"....
Battute a parte, è invece molto significativo anche l'apprezzamento che Benedetto XVI ha fatto a proposito della propria veneranda età: ha un anno in meno dell'86enne ex Presidente cubano: «Sono anziano - ha detto Ratzinger - ma posso ancora fare il mio dovere». Non ha, insomma, nessuna intenzione di dimettersi, nè di mettersi in un angolo ad aspettare sorella morte.

Tempo di Passione: il crocifisso segno di contraddizione.



Se i crocifissi richiesti dalla Scuola li dà la Provincia va bene, ma se in tempi di crisi, il parroco si offre di regalarli, allora è meglio fare un po' di polemica e rifiutare il dono (anche se si dovrebbe dire, parafrasando: "A crocifisso donato, non si guarda in bocca"). 
Ecco la storia odierna (clicca qui per vedere la fonte):
Il parroco regala i crocifissi al liceo ma l'insegnante di religione li "rifiuta"

PORDENONE - Sembra incredibile eppure è proprio così: l’insegnante di religione, pur in maniera indiretta, ha bloccato una donazione di crocifissi e la scuola è stata costretta a rinunciare al regalo. È quando accaduto al Liceo Grigoletti di Pordenone dove il Consiglio di Istituto dopo una votazione ha rispedito indietro i crocifissi che la parrocchia San Giorgio voleva regalare per affiggerli nelle aule. Ma è stato proprio il voto, anzi il "non voto", dell’insegnante di religione quello determinate per non accettare la donazione.

C’è da fare un passo indietro per capire cosa è accaduto. Nei mesi scorsi il liceo pordenonese temporaneamente diretto a scavalco da Gianfranco Nosella, preside effettivo al Torricelli di Maniago, aveva presentato una richiesta di contributo alla Provincia senza però specificarne il motivo. La richiesta venne respinta. I soldi servivano per l’acquisto di alcuni crocifissi che dovevano finire nelle aule sprovviste o per sostituirne altri in cattivo stato di conservazione.

Il parroco del San Giorgio, saputo che alla scuola servivano crocifissi, si è subito offerto di donarne una ventina. Un regalo, insomma, ben apprezzato anche perchè lo scopo era proprio quello di averne uno per ogni aula. Tutto a posto? Neppure per sogno. Già, perchè a causa di un decreto ministeriale le donazioni che vengono offerte a un istituto scolastico devono essere soggette al voto del Consiglio di istituto. In pratica docenti, personale Ata, genitori e studenti devono votare l’accoglimento del regalo.

Quando al Grigoletti il preside ha messo ai voti la donazione mai si sarebbe aspettato che la situazione potesse prendere quella piega. Il voto, infatti, è finito in parità. Metà a favore, l’altra metà contraria ad accogliere i crocifissi. All’appello mancava solo il parere del docente di religione. Scontato per tutti il fatto che non poteva che essere un voto favorevole. Invece l’insegnante (non si tratta di un sacerdote) ha deciso di astenersi. Morale della favola, a parità di voti la donazione è stata rifiutata.

Da quanto si è appreso l’astensione sarebbe stata motivata da un "problema di coscienza" [ Nota personale: ma non è ancora in vigore la legge che vede nel crocifisso un elemento dell'aula scolastica?]. Insomma, il docente avrebbe scelto questa strada nel "rispetto delle diversità" proprio perchè, visto il suo ruolo, sarebbe stato scontato un "sì" pieno. Si è astenuta per correttezza [ma sapeva o no che il suo mancato voto in realtà valeva come negativo?]. Resta il fatto che la questione pare aver avuto anche una appendice esterna alla scuola. La Diocesi di Concordia - Pordenone sarebbe stata informata da una lettera di un altro insegnante del Grigoletti sul comportamento tenuto dal docente di religione [ricordo che l'ufficio scuola della Diocesi rilascia l'attestato di idoneità all'insegnamento della religione Cattolica, perché questo è ancora il nome della materia...]. Difficile sapere se siano stati presi provvedimenti specifici nei suoi confronti, quello che però pare certo è che il docente di religione ha deciso di dimettersi dal Consiglio di istituto del liceo pordenonese.
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A me resta l'amara impressione che certe astensioni fanno venire spontaneamente in mente un tale Pilato, il quale davanti alla Verità e alla Giustizia si lavò le mani, dicendo: "vedetevela voi". E fu così che il prototipo di tutti i crocifissi venne ucciso per quell'astensione.

lunedì 19 marzo 2012

San Giuseppe in musica, con il gruppo ungherese SATOR

La storia di San Giuseppe, secondo il racconto dalle testimonianze evangeliche di Matteo 1,18-21 e Luca 1,30-35, è la base del testo latino di questo canto, elaborato dal quartetto SATOR, gruppo musicale ungherese, che prende il nome dal famoso quadrato magico.
Questo il loro programma, che potremmo definire di "rinnovamento nella continuità": Testi antichi in latino, greco e ungherese, insieme a musica "classica contemporanea": il gruppo musicale Sator è nato dalla fruttuosa collaborazione di un compositore filosofo e musicisti classici e jazz di alta esperienza, uniti a due cantanti di fama. Musica acustica e sacra tradizione. Il loro motto: "Il Futuro nel Passato". Qui potete vedere il contenuto del loro disco: "CREATIO" e ascoltare qualche promo. Prendiamo da lì il pezzo "Occulte dimittere" (mandar via in segreto), dedicato a San Giuseppe:


Testo:
Cum esset Maria desponsata Joseph
antequam convenirent Maria inventa est
de Spiritu Sancto in eius utero habere infantem
quia Altissimi virtus obumbravit Angelo nuntiante.

Qui enim dixit ei: "Ne timeas Maria
invenisti gratiam et paries filium."
Joseph autem vir eius cum esset justus nolens traducere eam
voluit occulte Mariam dimittere virum non cognoscentem.

Haec autem omnia excogitante eo
Angelus Domini visus est in somnio:
"Ioseph, fili David, noli timere conjugem accipere
quod enim in ea conceptum est, de Spiritu sancto est.

venerdì 16 marzo 2012

Canto liturgico per la Settimana Santa: Cantare la Passione del Signore

Grazie all'aiuto di due gentilissimi lettori, Ludovico e Paolo, e alla cortesia dell'associazione "Amici della Liturgia" (che potrete visitare a questo link: www.liturgiaculmenetfons.it), abbiamo l'opportunità di godere del Concerto Sacro da loro ideato e realizzato.
Sono tutte musiche e canti per la liturgia della Settimana Santa. La parte del leone la fa il canto della Passione secondo Marco in italiano (secondo il testo del Lezionario CEI) ma con la melodia gregoriana, trascrizione a cura dall'organista prof. Fabio Miori. Le parti polifoniche della "turba" sono state composte dal M° Daniele Lutterotti. Il M° Giuliano Gardumi dirige il coro liturgico "Beato Antonio Rosmini", composto da vari elementi provenienti dalla val Lagarina e alto Garda. I solisti sono Stefano Miori, Ezio Salvaterra e Sandro Miori.

Oltre alla bellissima registrazione dell'intero "concerto sacro" siamo in grado anche di fornire lo spartito completo del canto del Passio, che è quello previsto per la prossima Domenica delle Palme, Anno B. Se qualche intraprendente corale, con appositi ministri consenzienti, volesse utilizzare questa preziosa risorsa per far gustare il canto della Parola di Dio, farà certamente cosa buona e giusta.
Quindi, eccovi a seguire sia il video che il PDF scaricabile dello spartino, di cui ancora una volta ringraziamo il sito  www.liturgiaculmenetfons.it.
In questo file di presentazione troverete altri approfondimenti sui canti offerti nel video, tutti canti strettamente litugici, presi o dalla tradizione gregoriana, o nell'interpretazione polifonica anche contemporanea.

Il video comincia con il canto Christus factus est, al minuto 3:25 inizia la Passione del Signore





Scarica qui lo spartito o sfoglialo nella finestra:

martedì 13 marzo 2012

Fra' Cielo e Terra, il musical su sant'Antonio di Padova anche su YouTube

Ho scoperto alcuni video con le canzoni del musical "Fra' Cielo e Terra", spettacolo di Ivo Valoppi (che ha firmato anche "C'è da non crederci", su Don Bosco) dedicato al Santo di Padova, alla sua vita, combattimento con il male, predicazione e miracoli. Il genere è quello "pop/rock" dei musical sui santi, tutti discendenti di "Forza Venite Gente", che racconta in maniera naif la vicenda del serafico poverello Francesco, con intermezzi recitati, canzoni e coreografie.
"Fra' Cielo e Terra" era uscito per il Giubileo del 2000 e aveva riscosso un certo successo. Ne aveva parlato bene anche il Messaggero di Sant'Antonio (vedi qui).
Per avere un'idea migliore di questo musicale, c'è un sito del 2006 della compagnia teatrale FARiT di Trieste che l'ha realizzato per un certo tempo.
Ascoltiamo un paio di canzoni di questa commedia musicale che fa conoscere il nostro grande Patrono:



sabato 10 marzo 2012

Addomesticare la "Chiesa domestica": conciliare famiglia, spiritualità e liturgia

Anche a me, come penso a tutti i sacerdoti, capita di dover "risollevare" mamme un po' spiritualmente tristi, perché il gioioso arrivo della prole ha coinciso anche con la fine del tempo libero per la vita di preghiera e soprattutto per la vita parrocchiale. Ho trovato molto bella, pratica e toccante la testimonianza che vi riporto, di una mamma cattolica del Sudafrica.
Mi è piaciuta particolarmente la sensibilità dell'accorgersi che i bambini piccoli piccoli, non per colpa, ma oggettivamente, rischiano di disturbare la concentrazione della comunità raccolta per la preghiera. Le "cappelle insonorizzate per bambini" non mi piacciono troppo, ma so che sono una utile risorsa. Io dico sempre alle mamme: "Portate in Chiesa i vostri piccoli, ma mettetevi in fondo o vicino alla porta o accanto alla porta della sacristia, perché se il pargolo piange o ha fame, in un attimo potete guadagnare la via di uscita, state tranquille, non perdete il precetto!". Abituare i bambini a venire in chiesa, e appena possono anche a stare un po' in silenzio (magari per gradi, prima un minuto, poi due....fino a quando sono più grandi e attenti), è qualcosa da non rimandare. E in questo bisogna che la comunità sia paziente e i genitori comprensivi. Se il prete sta cercando di predicare, il pianto straziante di un piccino gli impedisce automaticamente ogni pensiero (e meno male, se no vorrebbe dire che è un robot). Ma comunque sono sicuro che i genitori che accompagnano un bambino piccolo o più, abbiano già la loro predichetta vivente quotidiana e possono assentarsi durante i 10 minuti dell'omelia.


«Mamme, Dio vi capisce!»
di Frances Correia (tratto da Vino Nuovo)


In quanto fervente cattolica mi sono sentita allo stesso tempo spaventata e rallegrata per l'effetto che ha avuto la maternità sulla mia fede. Da un lato c'è qualcosa di davvero meraviglioso nella gravidanza e nel vedere Dio all'opera in modo estremamente reale nel proprio corpo. Anche perché io ero una di quelle donne che ha fatto di tutto per rimanere subito incinta e non è scontato che vada per tutte in questo modo. Così la meraviglia di questa nuova creazione è state ed è un legame profondo con il Signore.

Allo stesso modo i momenti d'intensa gioia e allegria con i miei figli mi portano a una maggiore intimità con Dio.

Attualmente sono madre di tre figli che vanno da zero a cinque anni. Questo significa che l'ultima volta che ho dormito una notte intera è stato più di cinque anni fa. Dal punto di vista del mio essere cattolica ciò significa che negli ultimi cinque anni quando vado a messa o mi siedo in una cry chapel (lo spazio che nelle chiese viene adibito ai genitori con bambini piccoli; ndt) o, se non c'è, fuori sui gradini della chiesa.

Sono sempre stata una persona abituata a pregare regolarmente un'ora al giorno per conto mio. Come tutte le giovani mamme ora invece sono alla disperata ricerca di un qualsiasi tempo per me stessa. Forse potrei tentare di pregare un po' di più nelle rare volte in cui capita che tutti e tre i bambini dormano contemporaneamente, ma il più delle volte m'addormento anch'io.

Non mi sono mai sentita così alienata da Dio e da me stessa come da quando ho i figli. Parlando di questo con un amico, egli mi ha suggerito quello che poi è diventato il mio mantra per la mia relazione con Dio. Mi ha detto che gli sembrava che Dio mi stesse dicendo: "Ti voglio bene, mi manchi e ti capisco".

Ora so che Dio è sempre con me ma quel senso di perdita è relativo a quello spazio che nella vita ordinaria deve essere più aperto a Dio.

Mi manca il silenzio e il tempo per un profondo incontro con il Signore; ma di fatto questo non è possibile quando ho i bambini intorno.

La difficoltà di questo sentimento di alienazione ha due origini.

La prima è quella della mia vita di preghiera interiore che è più o meno svanita di pari passo col mio sempre minor tempo a disposizione.

La seconda è il mio senso di alienazione rispetto alla comunità ecclesiale.

Mi pare di poter dire che le nostre chiese e le nostre celebrazioni liturgiche non siano adatte a esseri piccoli, chiassosi, spesso ammalati e che fanno domande in continuazione.

Seduta nella cry chapel, a volte più che altro attenta a quello che fanno i bambini di fronte a me, tagliata fisicamente fuori dal resto della comunità, spesso mi sono sentita come se fossi a fianco della messa che viene celebrata piuttosto che al suo interno. Ma va anche peggio nelle chiese in cui non ci sono cry chapel.

Ricordo come se fosse adesso quella volta che ero in vacanza con i miei figli e io e un padre mai visto prima sedevamo sotto l'ombra di un albero mentre tentavamo d'indovinare a che punto fosse la messa dalle canzoni che sentivamo (la temperatura quel giorno era sui 40 gradi e sedersi sui gradini della chiesa non era proprio possibile).

D'altra parte sono convinta che con un minimo di creatività e qualche idea fuori dagli schemi potrei fare qualcosa di utile per la fede mia e dei miei figli. Faccio un piccolo esempio liturgico.

Sin da quando ero giovane, per me il triduo pasquale era il faro dell'anno. Negli ultimi anni io e mio marito abbiamo deciso di non partecipare a nessuna liturgia del triduo se non alla messa la mattina di Pasqua. Siamo stati a casa perché i nostri bambini non avrebbero tratto alcun beneficio dalla liturgia nel cuore della notte del sabato santo o dalla liturgia del venerdì santo.

Il primo anno che è andata così mi sono sentita molto in colpa, triste e un po' risentita. Mi è venuta in aiuto un'amica ebrea che mi ha mostrato quante liturgie dell'ebraismo si tengono in contesti casalinghi e sono adatte a bambini piccoli. Mi ha anche ricordato che Gesù e Maria erano ebrei e che avrebbero fatto allo stesso modo.

In questi ultimi anni mi ha aiutato a cucinare e a celebrare la cena del Seder il giovedì santo. Successivamente abbiamo letto il racconto dell'Ultima cena dal Vangelo di Giovanni e lavato i piedi di ciascuno. Questa è una celebrazione che funziona per i bambini. A loro piace farsi lavare i piedi. E poiché siamo in casa possono fare rumore e domande e tutte quelle cose che permettono loro di dare significato alla celebrazione.

E' possibile trovare il modo d'essere cattolico e condividere la nostra fede con i bambini più piccoli. Ma questo richiede un minimo d'organizzazione. Una delle cose di cui sono maggiormente consapevole è che con i bambini è necessario prepararsi.

Non solo è necessario radunare i vestiti, avere la borsa dei pannolini e i biberon per andare a messa o da qualsiasi altra parte; ma è anche necessario che io prepari i bambini per quello che stanno per fare. I bambini non prendono bene il fatto di trovarsi all'improvviso una mattina ad andare in chiesa piuttosto che all'asilo.

Invece se noi abbiamo raccontato la storia della Pentecoste e tutti ci vestiamo di rosso per la messa e vedono che anche il sacerdote è vestito di rosso allora i bambini si lasciano coinvolgere e iniziano a fare domande. Ho imparato che le storie e le azioni sono molto utili per coinvolgerli e comprendere la fede.

Per la mia vita di preghiera personale, ogni anno cerco di organizzare alcune mattinate di ritiro, perché andare a un ritiro vero e proprio è fuori questione. Comunque prendersi del tempo mentre i bambini sono o con una baby sitter o all'asilo e concedermi uno spazio di preghiera, di riflessione sulla mia vita o per parlare con un direttore spirituale su quello che sta avvenendo tra me e Dio, mi ha aiutato enormemente.

E come ogni madre devo ricordarmi che questo periodo passerà. Già col figlio più grande riesco già a vedere che non ha bisogno della mia attenzione nella stessa misura di cui ha bisogno quello che ha tre anni. Nel giro di altri cinque anni i miei piccoli diventeranno bambini con necessità molto diverse.

Così a chi come me capitasse per un momento di sentirsi prigioniera nella cry chapel, ricordo: "Dio ti vuol bene, anche Dio sente la tua mancanza e ti capisce!".
Frances Correia
testo apparso su Trefoil n. 278/2011, p. 29s; pubblicato a Bedfordview - Sudafrica.

Gesù benedicente i piccoli. Lucas Cranach il Vecchio - XVI sec.

Ritorniamo sul fenomeno dell'Heavy Metal cattolico

A mia penitenza e per vostra conoscenza, posto oggi qualche brano del "gruppo" musicale cattolico e metallaro "Cradle Catholic" (qui il canale Youtube), che vorrebbe dire: "cattolici fin dalla culla", dalla nascita, non convertiti (come spesso avviene in paesi a maggioranza protestante).
Comunque, vi posto alcuni video di questa band (composta in realtà da un unico membro: Michael Jonathon Constantine Brumley), che canta in latino, sui testi della liturgia, ma in musica metallica. Latin + heavy metal è il motto. Non è per un motivo blasfemo che fa questo, ma alla ricerca sincera, per quanto non troppo condivisibile, di rivestire di musica contemporanea (?!) i testi della tradizione.
Di per sé questo l'hanno fatto tutti i compositori della grande musica liturgica del passato, certo con risultati più apprezzabili dalle orecchie semplici di noi poveri esseri umani lontani dal rock. Ad un certo punto i nuovi cantautori di Dio hanno deciso che oltre alla musica, era ormai tempo di inventare anche nuove parole. E lì, per questo cambiamento epocale, si è rotta l'alleanza tra musicisti e Chiesa, perché i testi liturgici sono e devono rimanere indisponibili, anche per chi ha buone intenzioni di migliorarli. Molta della produzione "di chiesa" invecchia velocemente non solo perché la musica segue troppo i gusti "leggeri" del momento, ma anche per la "leggerezza" o "pochezza" dei testi inventati.
Quindi: forse le melodie e le sonorità metal non vi piacciono, forse invece vi conquistano, non importa. E' comunque interessante e da studiare questo fenomeno, più diffuso di quanto pensassi, dell'Heavy Metal cristiano e specificamente cattolico, in reazione contro la diffusione di quello che viene chiamato "satanismo musicale" dell'heavy metal classico.
Un altro gruppo di Metal Cattolico che potete "assaggiare" è la band "Seven Sorrows" (intitolata ai Sette dolori dell'Addolorata), un gruppo più attento alle questioni morali, ma che ha all'attivo un album sulle stazioni della via Crucis, con testi niente male (anche se la musica, per me, è davvero insopportabile). Cantano in inglese.

Certo è da escludere un uso liturgico di tutte queste canzoni. Ovvio e neppure da sussurrare col pensiero. Ma qualche concerto sulla piazza del paese o davanti alla Chiesa? Per attirare l'attenzione degli appassionati del genere su testi che mai avrebbero preso in considerazione? Perché no, sarei possibilista, con tutte le cautele del caso. Rimarrei un tantino aperto... Anche se io non resisterei più di due minuti al frastuono. Eppure c'è chi ama questo genere. Dite pure la vostra (con carità e dignità, se no sapete che ho la censura facile :-))

Le Laudes divinae (Dio sia benedetto, benedetto il suo Santo Nome....)


Magnificat


Gloria in excelsis Deo


giovedì 1 marzo 2012

Benedetto XVI il papa più anziano dai tempi di Leone XIII

I ben informati di cose vaticane (e un po' maniaci della numerologia), ci avvisano di questa interessante notizia:
Oggi il Santo Padre Benedetto XVI raggiunge l'età di 31.001 giorni, superando così il suo predecessore, Giovanni Paolo II, che visse esattamente 31mila giorni. Non fosse altro che per l'età, Benedetto conferma di ...avere dei numeri! Adesso è il Papa più anziano dai tempi di Leone XIII.


giovedì 23 febbraio 2012

La "processione della Lingua" di S.Antonio: fulgore della pietà popolare e della liturgia nella sua Basilica padovana

Un bellissimo video della TV cattolica del Triveneto, Telechiara, ci offre l'intera registrazione della Processione dopo la Messa in occasione della "festa esterna" della Traslazione delle Reliquie di Sant'Antonio di Padova (del 19/02/2012), conosciuta meglio come "Festa della Lingua". Ne abbiamo parlato parecchio nei post dei giorni scorsi, ora possiamo vederla. Peccato che l'audio "in presa diretta", cioè non quello dei microfoni, non si senta quasi per nulla, mortificando il canto delle risposte del popolo, ma si salva almeno il canto della magnifica Cappella Musicale.
Il celebrante, il padre Provinciale e Locum tenens della Basilica, insieme ai diaconi veste il "parato del centenario", uno splendido completo liturgico, realizzato a Roma e benedetto dal Papa Pio XI, in occasione del centenario della morte del Santo del 1931. Le reliquie portate in processione sono il mento del Santo e l'ossicino dell'indice della mano destra (nel medioevo quel dito alzato era il segno del predicatore).

Da qualche parte potete intravvedere anche il vostro blogger....
Questa è liturgia e pietà popolare di oggi, autentica, come la voleva il Concilio e la desidera il Magistero attuale: in continuità e rinnovamento rispetto al passato: fatta bene e con calma, organizzata magistralmente dal nostro valente cerimoniere, che - saggio scriba liturgico - sa trarre dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove.

martedì 21 febbraio 2012

Il carnevale è finito... ricordati che domani è Quaresima

Vi propongo come meditazione visiva per la fine del carnevale, questa simpatica tavola allegorica di Ignacio de Ries, pittore spagnolo del XVII sec. Il titolo è "Arbol de la vida", e si trova nella Cattedrale di Segovia. 
E' una rappresentazione della vanità della vita mondana e ridanciana, simbolizzata dalle gozzoviglie che si tengono in cima all'albero, nella noncuranza generale dei colpi che la morte quotidianamente assesta all' "albero della vita". Il diavolo tira dalla sua parte, cercando di accelerare l'inevitabile, per non dar tempo ai buontemponi di ricordarsi: "memento homo quia pulvis es...", "ricordati che sei polvere e in polvere tornerai". 
Dalla parte opposta alla morte, in abiti penitenziali, Gesù suona la campana, cercando di intercettare l'attenzione dei gaudenti tra le feste carnascialesche. Pare invano, a giudicare dallo sguardo preoccupato del Signore.
Ma come ogni vanitas anche questo quadro è un ammonimento. Una pubblicità penitenziale: l'ora è giunta, la Quaresima è alle porte.
Scendete dall'albero - prima che sia troppo tardi, albero che pare "della vita" e invece ti trascina nella tomba. 

martedì 14 febbraio 2012

San Valentino da ritrovare. Un invito dai Santi Cirillo e Metodio

I santi Cirillo e Metodio, che hanno fatto dell'inculturazione la loro bandiera missionaria, fino a trovare un alfabeto per tradurre la Bibbia e la Liturgia nella lingua dei popolo slavi, di sicuro non sarebbero troppo contenti di vedere la loro festa soppiantare quella di San Valentino.
La vicenda del patrono dei fidanzati, come ricorda il video qui sotto, è parabolica. Quando la Chiesa Romana, con la riforma dei riti, revisionò anche il calendario, con furia storico-critica nascose parecchi santi, molti dei quali venerati dal popolo, solo perchè non si avevano notizie certe sulla loro vita. San Valentino, espulso dalla Chiesa, si rifugiò nei supermercati e nei ristoranti: non ha voluto saperne di non essere festeggiato, e così è diventata una festa-laica. La secolarizzazione delle feste non è sempre colpa del mondo-mondano, ma anche della miopia della Chiesa che, in periodi non troppo lontani da noi, si era vergognata delle sue tradizioni popolari (quelle con la t minuscola, per carità!), che però parlano la lingua del popolo (che non è solo l'italiano!!!). Speriamo e preghiamo che i Santi Cirillo e Metodio ci aiutino a ritrovare, come cristiani, la lingua del Vangelo popolare, non solo quella difficile e adatta ai "cristiani adulti", ma anche quella delle giovani coppiette e delle devote vecchiette....