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domenica 3 giugno 2012

A che età si è troppo vecchi per essere "presbiteri"?

ordinazione diaconale di alcuni attempati ex anglicani
Pare che, a seguito di una decisione proveniente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, gli ex-ministri anglicani di 80 anni e più che stanno passando all'Ordinariato americano, non potranno venir ordinati presbiteri nella Chiesa Cattolica, indipendentemente dallo stato di salute.
Bisogna prendere con le pinze questa notizia, che tuttavia viene da una fonte solitamente ben informata (The AngloCatholic). Parrebbe infatti più consono lasciare queste decisioni all'Ordinario, che le dovrebbe compiere caso per caso.

Comunque sia, questa posizione può suscitare commenti favorevoli o contrari. Prima di tutto, però, bisogna sempre ricordare che, nella Chiesa Cattolica, nessuno ha diritto ad essere ordinato: è la Chiesa che ha diritto al ministero e per questo ha bisogno di ministri ordinati. In secondo luogo è necessario richiamare che i vescovi hanno il dovere di discernere su chi e quando imporre le mani per il sacerdozio. E la loro valutazione va rispettata.

Però il non ammettere una persona adatta al sacerdozio, solo per via dell'età, non sembra affatto una soluzione teologicamente e spiritualmente così sostenibile. A che età un cristiano è troppo vecchio per essere ammesso tra quelli che, fin dall'antichità, vengono chiamati "anziani" (presbiteri) della comunità?
Può essere posta una barriera invalicabile di un certo numero di primavere, senza tener conto d'altro? Sicuramente no.
Si potrebbe esser tentati di dire: "Ma un prete ottuagenario che cosa può mai fare per la Chiesa?". Ecco la subdola ideologia utilitarista che fa capolino, e pare tanto ragionevole che, di primo acchito, sembra sensata. Ma la risposta deve essere altrettanto drastica: "Ogni prete è una grazia sacramentale per la Chiesa, perché la sua sola esistenza ri-presenta sacramentalmente cristo capo e sacerdote". Ogni prete che semplicemente celebra la santa Eucaristia sta santificando la Chiesa, indipendentemente dall'energia che possiede come uomo. Che lo faccia per un giorno, dieci, cento o mille non ha nessuna importanza.

E poi - se proprio vogliamo metterla sul piano del ministero attivo - quanti preti dopo aver raggiunto e ben superato gli ottanta, sono di grande aiuto a parroci più giovani, con il loro servizio nel confessionale, con la loro capacità di consigliare, con la loro esperienza pastorale e condivisione umana con gli ammalati....
Non abbiamo forse un Papa ottantacinquenne, che sta facendo un ottimo lavoro?
L'ordinazione sacerdotale di uomini anziani, soprattutto nel caso in questione, cioè di persone che per una vita sono state a servizio ministeriale dei cristiani che ora hanno deciso di passare alla Chiesa Cattolica, non sarebbe affatto scandalosa o "stravagante". E anzi, avrebbe il merito di seppellire il giovanilismo imperante, anche a livello vocazionale. L'aspettativa di vita non è mai stata una condizione pro o contro il ricevere gli ordini sacri (d'altra parte non si muore solo di vecchiaia...). Se questi anziani sono abbastanza "giovani" per ricevere la cresima (e tutti i convertiti dall'anglicanesimo la ricevono), perché non dovrebbero essere anche adatti (acciacchi e lucidità mentale permettendo) a servire come presbiteri i loro fratelli?

PS. Nel mio convento abbiamo frati sacerdoti ultranovantenni che continuano egregiamente a confessare e predicare (e qualcuno si azzarda perfino a guidare pellegrinaggi all'estero...). Parlano degli ottantenni come dei giovanotti! Vedete come davvero tutto sia "relativo" al punto di vista!

mercoledì 18 aprile 2012

Fellay, si dice, "ha firmato". Ma non tutti i suoi sono d'accordo con lui. Nemmeno Lefebvre stesso?

Si percepisce un certo contrasto all'interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, i lefebvriani (leggi qui). Mentre l'ala "cattolica" si rallegra (leggi qui) della probabile capitolazione dei vertici alle richieste dottrinali del Papa (che per primo ha concesso tutto quello che i lefebvriani, da sempre, chiedevano), c'è un'aula "rigorista", che non intende piegarsi e cerca di spegnere gli entusiasmi (il comunicato oggi uscito da Menzingen ne è un segno chiaro - si veda anche qui -)
Purtroppo sappiamo che questi ultimi possono richiamarsi alla più autentica eredità dell'arcivescovo scomunicato Marcel Lefebvre, iniziatore dell'irregolare società di chierici tradizionalista, mai piegatosi alle richieste della Santa Sede. Accetterebbe lui, oggi, l'accordo dottrinale proposto da Ratzinger Papa, quello stesso Ratzinger Cardinale a cui più volte disse "NO" in vita, come ci testimonia il video-discorso che qui vi accludo?? A voi la risposta, dopo aver ascoltato il discorso (o letto i sottotitoli se non capite bene il francese). Comunque rimarrà la domanda: Quanto sincera potrà essere l'accettazione dottrinale di chi, fino a ieri, continuava a dire che non intendeva piegarsi alle pretese di una Roma "che ha perso la Fede"? Anche questo resta da scoprire... Speriamo e preghiamo per un vero e duraturo risanamento degli strappi nella veste di Cristo che è la sua Chiesa. Papa Benedetto se lo meriterebbe davvero.

domenica 8 aprile 2012

Tropario Pasquale: Cristo ha calpestato la morte

Anche quest'anno buona Pasqua con l'antico annuncio della Risurrezione del Signore che ha calpestato la morte con la sua morte, e a quelli che erano negli inferi ha comunicato la sua vita immortale!



Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.

traduzioni:

ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!

ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.

RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав

ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!

ARAB:
المسيح قام من بين الاموات  و وطيء الموت بالموت  و وهب الحياة للذين في القبور

Spartito (cliccare per ingrandire)

venerdì 6 aprile 2012

Il Grande e Santo Venerdì

Vederti pendere, o Cristo, canto per il Mattutino del Venerdì Santo nella Chiesa Russa:


Видящи Тя висима, Христе,
Тебе рождшая, вопияша:
что странное, еже вижу таинство, Сыне Мой?
Како на древе умираеши плотию водружен,
жизни подателю?

Altri canti russi per la Settimana Santa e il Triduo Pasquale si trovano a questa pagina: http://www.pravoslavie.ru/put/2236.htm

venerdì 3 febbraio 2012

Se è proprio vero, ormai Fellay dà dell'eretico al Papa

Sono deluso e disgustato. Se quanto riferito nel blog di Tornielli corrisponde tutto al vero (non ho proprio avuto tempo di documentarmi meglio oggi), e Fellay ha veramente rigettato la proposta generosa di Benedetto XVI, respingendo il preambolo dottrinale, e con questo formalmente non accettando - seppur con tutta la necessaria apertura interpretativa tradizionale - l'insegnamento del XXI concilio ecumenico e il magistero vivente della Chiesa, rappresentata dal suo Papa, a questo stesso Pontefice, implicitamente, verrebbe con ciò rimproverato, da un vescovo illegittimo, di rimanere lui su posizioni eterodosse! E' evidente che al Papa non resta che una e una sola medicina. Le maniere forti. Qui di fatto, si passa dallo scisma all'eresia, e la scomunica - una volta minacciata - dovrà, in caso di impenitenza, essere alla fine comminata. Questo metterà in guardia i fedeli dal non seguire sulla via della disobbedienza ormai perniciosa chi non vuolesaperne di  tornare a Roma, lasciando che la FSSPX si perda nelle sue nebbie.
Certo che sarebbe una cocente delusione per un papa del dialogo e della riconciliazione come Benedetto, che non si merita questo pubblico schiaffo, dopo tutto quello che ha sofferto per aprire generosi portoni agli ingrati Lefebvriani. Pensate a come se la rideranno i suoi nemici, che lo hanno fino ad oggi deriso per il suo caparbio tentativo di riconciliare gli irriducibili. Speriamo che ci sia ancora spazio per il recupero. Ma ormai c'è proprio buio.

sabato 28 gennaio 2012

Comunione ai disabili mentali. Superare i malintesi teologici e pastorali

Qualche giorno fa un commento ad un post richiamava la nostra attenzione alla pratica - non ancora pienamente accettata da alcuni pastori - di dare la comunione eucaristica ai disabili mentali o ad altre categorie di persone che - si ritiene - non possano "capire" il sacramento, o siano incapaci di un atto di fede in proprio.
E' necessario spiegare, a preti e laici, che non c'è alcun motivo biblico o dogmatico per non comunicare i disabili mentali, come anche gli anziani attualmente privi di consapevolezza o comunque i malati a cui risultano in qualche modo danneggiate le capacità cognitive cerebrali. L'anima non è sinonimo di cervello, e fede non è sinonimo di coscienza consapevole. La devozione poi non è, in certi casi, facilmente ponderabile. 
Così si esprime autorevolmente Papa Benedetto XVI nell'esortazione apostolica del 2007 "Sacramentum Caritatis" (n. 58), sciogliendo ogni residuo dubbio:
Venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono l'Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li accompagna.
Il "quanto possibile" si riferisce, con evidenza, ad una possibilità fisica, non mentale (per es. se riescono a deglutire e ingerire). E dopotutto non bisogna dimenticare la saggia massima, in vigore nella Chiesa, per la quale: "A ciò che gli è impossibile, nessuno è tenuto". Non si può chiedere ad una persona qualche prestazione, qualche perfezione, qualche conoscenza che gli sia totalmente preclusa al di là della sua buona volontà. E - inoltre - per quanto riguarda la stessa ricezione dell'Eucaristia, quando sia impossibile come sacramento, non è affatto escluso che venga ricevuta quanto all'effetto spirituale. 
Se, comunque, è possibile battezzare, e quindi far diventare membro di Cristo, un bambino sano o un disabile, è allo stesso modo possibile offrirgli anche gli altri sacramenti dell'iniziazione cristiana: la Cresima e l'Eucaristia, che i disabili possono ricevere "nella fede della famiglia o della comunità che li accompagna", le stesse famiglia e comunità che hanno chiesto per loro il dono del battesimo e della vita in Dio suppliscono alla devozione imperfetta o assente, (mentre per i bambini è ritenuto "conveniente" differire i sacramenti della Cresima ed Eucaristia, in modo da renderli più partecipi e coscienti del dono spirituale, attendendo la loro maturazione).

Il pregiudizio che i disabili mentali non possano proprio accedere alla comunione eucaristica, a causa del mancare dell'uso di ragione, non è affatto - come alcuni ritengono - derivato da una norma dogmatica della Chiesa.  Semmai proviene da un malinteso teologico-pastorale, tipicamente occidentale e figlio di una sensibilità divenuta, via via, troppo razionale. Il Concilio di Orange del 441, per esempio, aveva decretato con semplicità: "Amentibus quaecumque sunt pietatis, sunt conferenda.", ovvero: "ai disabili mentali si deve dare tutto ciò che riguarda la pietà" e perciò - dice l'Aquinate commentando - "si deve loro accordare l'Eucarestia che è il sacramento della pietà". Già Tommaso però distingue vari casi, con una gradazione per cui: "Si può essere privi dell'uso di ragione in due maniere. Primo, per il fatto che si possiede un debole uso di ragione: allo stesso modo che diciamo privo di vista chi ci vede poco. A costoro, per il fatto che possono concepire una qualche devozione verso l'Eucarestia, non deve negarsi questo sacramento" (III, q. 80, a. 9 co). San Tommaso rimane tuttavia del parere che chi è proprio completamente privo, fin dalla nascita, di una qualunque consapevolezza non debba essere ammesso all'Eucaristia (la quale - comunque - non sarebbe in tale caso necessaria in senso assoluto alla salvezza).
Il Catechismo ad parochos, preparato dopo il Concilio di Trento, finirà per dire in maniera precisa: "Amentibus praeterea, qui tunc a pietatis sensu alieni sunt, sacramenta dare minime oportet". Quello che conta è "tunc", quel momento. Se le persone non manifestano il senso della devozione, non conviene per nulla dare loro i sacramenti.

La questione era già iniziata con il canone XXI del Concilio Lateranense IV (1215), che decreta:
Qualsiasi fedele dell'uno o dell'altro sesso, giunto all'età di ragione, confessi fedelmente, da solo, tutti i suoi peccati al proprio parroco almeno una volta l'anno, ed esegua la penitenza che gli è stata imposta secondo le sue possibilità; riceva anche con riverenza, almeno a Pasqua, il sacramento dell'Eucarestia...
Confessione e comunione obbligatoria, almeno una volta l'anno, per coloro che sono giunti all'uso di ragione.
Vedete bene che questo canone segna il minimo della pratica, cercando di rivitalizzare la frequenza ai sacramenti, all'epoca troppo disattesi. Stabilisce chi siano coloro che vi si devono assoggettare per obbligo. Ma è un canone disciplinare, di tenore simile alle norme odierne che indicano l'età massima per essere obbligati al digiuno. Raggiunti i 60 anni non è che sia vietato digiunare, ma non è più considerato un dovere obbligante in coscienza. E' possibile farlo, anzi è cosa buona farlo, sebbene non sia strettamente dovuto.

Lo stesso principio può essere applicato nel caso della comunione eucaristica, come ci mostra la pratica della chiesa antica e medievale, e la continua pratica - fino ad oggi - di parecchie chiese orientali, ortodosse e in alcuni casi cattoliche. Mi riferisco all'uso di battezzare, cresimare e comunicare nella stessa celebrazione i bambini piccoli. Non può essere un abuso dare la comunione ai bambini, perchè sono esseri umani, battezzati e capaci di ricevere la grazia di Dio come dono, anche se non capiscono. E il differire la comunione dei fanciulli fino all'età di ragione non è da intendersi come un precetto divino, ma una legge ecclesiastica, una legge di buon senso certo, ma non assoluta. Si cita, infatti, sempre questo canone del Codice di Diritto Canonico:
Can. 913 - §1. Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fanciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e una accurata preparazione, così da percepire, secondo la loro capacità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore.
§2. Tuttavia ai fanciulli che si trovino in pericolo di morte la santissima Eucaristia può essere amministrata se possono distinguere il Corpo di Cristo dal cibo comune e ricevere con riverenza la comunione.
Tuttavia si omette spesso di citare il canone precedente, molto più importante e fondamentale riferimento per la nostra questione. Esso recita
Can. 912 - Ogni battezzato, il quale non ne abbia la proibizione dal diritto, può e deve essere ammesso alla sacra comunione.
La proibizione del diritto riguarda le censure derivanti da delitti o l'astenersi dalla comunione per i peccati. Un disabile dunque, può e deve ricevere il Corpo del Signore, anche nei casi in non si possa valutare o quantificare dall'esterno la sua comprensione, fede o devozione, per il semplice fatto di essere cristiano e di aver diritto ai sacramenti, secondo la sua condizione. Solo il peccato può tenere lontano qualcuno da Cristo. Non certo il perfetto funzionamento dei suoi organi, fosse pure il cervello.
C'è, infatti, chi forse non potrà mai arrivare a comprendere ciò va a ricevere. Ma è questo un motivo sufficiente per negare di ricevere "Colui che non si può comprendere"? E chi di noi può quantificare tale comprensione e discernimento? Chi può sapere quanta "devozione" c'è in un'anima, anche se fatica ad esprimersi per mezzo del corpo?
Si sa bene, per analogia, che l'intenzione di San Pio X nell'abbassare l'età per la Prima Comunione andava in questo senso: "E’ meglio che i fanciulli ricevano Gesù quando hanno ancora il cuore puro"; "far entrare Gesù nel cuore dei bambini prima che vi entri satana"- soleva dire il santo Papa. Per questo il 10 agosto 1910 emanò il decreto Quam Singulari con il quale, riferisce un testimone: "rimossi gli ostacoli di antiche consuetudini e ripristinata la sana disciplina degli antichi, ordinò che i bambini fossero ammessi alla Prima Comunione al settimo anno di età". E' chiaro che il bambino: "dovrà in seguito venire imparando il catechismo intero, in modo proporzionato alle forze della sua intelligenza" (Quam singulari). Tutto è proporzionato alla capacità e all'età. Ma sempre in senso di estensione, non di restrizione.
Il canone 912 ricordava: "Ogni battezzato". E' un'espressione inclusiva e larga: vuol dire proprio tutti quelli che sono stati giudicati ammissibili al battesimo. 
In questo caso, dunque, non si può mai sbagliare in eccesso, mentre spesso si può sbagliare in rigidità, con conseguenze di sofferenza, esclusione e ghettizzazione incomprensibili da un punto di vista umano, teologico e genuinamente tradizionale. Dobbiamo ribadire e sottolineare tutto questo, perché purtroppo c'è ancora chi ha perfino dei dubbi nell'ammettere persone portatrici della sindrome di Down alla comunione eucaristica.
Va ricordato infine che è una radicata e sempre risorgente mentalità giansenistica quella che aveva dissuaso i cristiani dalla pratica eucaristica assidua e aveva spostato in avanti l'età della comunione, quasi che questa fosse il coronamento del cammino verso la perfezione cristiana, piuttosto che la via per raggiungerla, "un premio e non un farmaco all'umana fralezza" - scrive San Pio X. E le umane fragilità e debolezze - quelle, beninteso, non connesse a colpa - sono molte e di vari tipi.

Per approfondire, si può leggere questa sintesi: L’eucaristia ed il cammino di catechesi dei disabili, di H. Bissonnier   e questa risposta equilibrata apparsa su Famiglia Cristiana. Molto precisa anche la riflessione del teologo morale Luigi Lorenzetti a cui vi indirizzo.

mercoledì 18 gennaio 2012

Quali sono le preghiere da recitare durante l'ottavario per l'Unità dei Cristiani?

Risponde alla domanda del titolo il Breve di Papa Benedetto XV (quindicesimo, non sedicesimo!), predecessore del nostro amato B16, che proprio oggi ha citato questo documento nella sua catechesi all'Udienza generale, tutta dedicata alla settimana annuale di preghiera per l'unità dei cristiani, che si apre oggi. Vi  riporto integralmente il testo. Alla fine metto in evidenza le orazioni che papa Benedetto volle fossero dette "e non cambiate":

BREVE
ROMANORUM PONTIFICUM

IL VESCOVO BENEDETTO, SERVO DEI SERVI DI DIO.
A PERPETUA MEMORIA

In ogni tempo i Romani Pontefici Nostri Predecessori ebbero a cuore — e anche a Noi preme moltissimo — che i Cristiani che si sono dolorosamente allontanati dalla Chiesa Cattolica siano invitati a tornare ad essa, come ad una madre da loro abbandonata. Splende infatti nella fondamentale unità della fede il principio della verità della Chiesa, e non diversamente l’Apostolo Paolo esorta gli Efesini all’unità dello spirito, da conservarsi nel vincolo della pace, la quale prevede un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo (Ef. IV, 5).

Con grande gioia abbiamo appreso che la Società chiamata « della Espiazione », fondata a New York, ha proposto preghiere da recitarsi dal giorno della festa della Cattedra Romana di San Pietro [=18 gennaio, oggi, NdR] fino alla festa della Conversione di San Paolo affinché si ottenga questo grande obiettivo dell’unità, e Ci siamo pure rallegrati per il fatto che queste preghiere, benedette dal Santo Padre Pio X di recente memoria e approvate dai Sacri Vescovi dell’America, si sono diffuse in lungo e in largo negli Stati Uniti.

Pertanto, affinché più facilmente si consegua l’obiettivo desiderato, e le suddette preghiere si recitino ovunque con grande vantaggio delle anime, Noi, udito anche il parere dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa Inquisitori Generali, a tutti i fedeli dell’uno e dell’altro sesso che in qualunque parte della terra — dal giorno 18 del mese di gennaio, festa della Cattedra Romana di San Pietro, fino al giorno 25 dello stesso mese, nel quale si onora la Conversione di San Paolo — reciteranno ogni anno tali preghiere una volta al giorno, e poi nell’ottavo giorno, veramente pentiti, confessati e nutriti della Santa Comunione, dopo aver visitato qualsiasi Chiesa o pubblico Oratorio abbiano innalzato a Dio pie preghiere per la concordia dei Governanti Cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, Noi concediamo ed elargiamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria di tutti i loro peccati. Concediamo inoltre la possibilità di lucrare la predetta indulgenza plenaria a coloro che, confessati debitamente i peccati e ricevuta la Santa Comunione, compiuta pure la visita nel giorno della festa della Cattedra di San Pietro in Roma, chiedano perdóno. Inoltre, agli stessi fedeli che con il cuore contrito, in qualunque degli otto giorni menzionati, abbiano recitato le stesse preghiere, concediamo duecento giorni di indulgenza nella forma consueta della Chiesa. Concediamo che tutte e singole queste indulgenze, remissioni dei peccati e attenuazioni delle penitenze possano essere applicate, a modo di suffragio, anche alle anime dei fedeli trattenute in Purgatorio.

Le presenti concessioni saranno valide anche in futuro, nonostante il parere contrario di chicchessia. Le preghiere che dovranno essere recitate, negli otto giorni sopra stabiliti per l’unità della Chiesa, sono le seguenti, e affinché su di esse non venga operata alcuna variazione, abbiamo ordinato che una copia delle stesse alla custodita nell’Archivio dei Brevi Apostolici.

Antifona (Gv 17, 21): Perché tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

V. Io dico a te che tu sei Pietro.
R. E su questa pietra io edificherò la mia Chiesa.

Preghiera: «Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi Apostoli: Vi lascio la pace, vi dò la mia pace, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa; dégnati di pacificarla e riunirla secondo la tua volontà, tu che vivi e Regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen ».

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 25 febbraio 1916, nell’anno secondo del Nostro Pontificato.   BENEDICTUS PP. XV

La preghiera nell'originale latino (Tratta dagli Acta Apostolicae Sedis 1917, p. 62):

Ant. (Ioannis, XVII, 21): Ut omnes unum sint, sicut tu, Pater, in me, et ego in te,
ut et ipsi in nobis unum sint; ut credat mundus, quia tu me misisti.

V/.  Ego dico tibi quia tu es Petrus.
R./. Et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

ORATIO.
Domine Iesu Christe, qui dixisti Apostolis tuis: Pacem relinquo
vobis, pacem meam do vobis: ne réspicias peccata mea, sed fidem
Ecclesiae tuae : eandem secundum voluntatem tuam pacificare et coadunare
digneris: qui vivis et regnas Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

lunedì 9 gennaio 2012

Verso la settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani: informazione e formazione per i sacerdoti

Chi vive la sua fede o esercita il ministero sacerdotale presso una parrocchia di città o un santuario, soprattutto in quelli più frequentati, sa bene quanti fedeli ortodossi, in particolare ucraini e romeni, vengano in chiesa, a pregare, a chiedere una benedizione dal sacerdote, e sempre più spesso a cercare i sacramenti della Confessione e della Comunione.
Non stiamo parlano degli orientali cattolici, che ancor oggi - pure fra il clero - vengono confusi con gli ortodossi - a motivo del loro rito pressochè identico, ma dei non-cattolici, ovvero di quei cristiani, in maggioranza dall'Est Europa o dal Medio Oriente, non in piena comunione con la Chiesa Cattolica. 

Come deve regolarsi il singolo prete? Che cosa può/non può fare e che consigli deve dare? Qual è la prassi per i matrimoni misti con ortodossi? E se viene a confessarsi un ortodosso, come devo comportami? Tante domande che esigono riflessioni e risposte adeguate, per non essere né eccessivamente faciloni, né eccessivamente stretti, tanto da dimenticare che "la suprema legge della Chiesa è la salvezza delle anime". Da due anni è uscito un utilissimo vademecum della CEI, dedicato proprio a questi problemi ecumenici "pratici", dettati dalla mobilità umana e dall'immigrazione nel nostro Paese. Documento che è passato in silenzio e non è stato, probabilmente, ancora valorizzato in pieno.
Ve lo propongo, cercando di divulgarlo tra i sacerdoti, sicuro che la lettura di questo vademecum sarà di grande aiuto per impostare su più solide basi teologiche e canoniche il rapporto di cura pastorale verso gli ortodossi che frequentano le nostre chiese.

Potete sfogliarlo qui sotto o scaricarlo a questo link: VADEMECUM PER LA PASTORALE DELLE PARROCCHIE CATTOLICHE VERSO GLI ORIENTALI NON CATTOLICI

sabato 7 gennaio 2012

Il Natale dell'Ortodossia. Oggi.

Il Natale ortodosso, che celebra la nascita di Gesù Cristo, Figlio di Dio, dalla Vergine Maria, viene festeggiato il 7 di Gennaio, anche se sul calendario ecclesiastico, questo giorno appare segnato come "25 dicembre". Come si sa, lo slittamento di data è dovuto al fatto che la maggior parte delle chiese ortodosse continua ad utilizzare il calendario giuliano e non quello gregoriano (Russi, Ucraini - anche i cattolici -, Bielorussi, non invece i Romeni, che seguono tutti il calendario occidentale). Occorre tener presente che nel 1582 papa Gregorio XIII decise di modificare il calendario introdotto da Giulio Cesare (da cui giuliano), in virtù di tale fatto i giorni tra il 5 ed il 14 ottobre 1582 furono cancellati per recuperare il divario fra calendario e realtà astronomica. Dal XVI sec. ad oggi il calendario giuliano è rimasto ulteriormente in ritardo. Così il 25 dicembre arriva solo il 7 gennaio. 
Il Natale, nei paesi ortodossi, è preceduto da un periodo di digiuno e preghiera che dura 40 giorni (Quaresima di Natale), si mangia pesce nei giorni di mercoledì e venerdì. Nel giorno invece della Vigilia di Natale, 6 gennaio, il digiuno è più severo e prevede solo grano lesso e frutta. Il digiuno della vigilia si conclude generalmente in chiesa al tramonto. La liturgia vigiliare, oltre i solenni vespri e la Divina liturgia di  San Basilio Magno, prevede anche la benedizione dei cibi festivi: pane, grano, vino ed olio. Come si può vedere nel video che allego, e che mostra la liturgia vespertina celebrata ieri sera dal Patriarca di Mosca Kirill, terminata la Liturgia i fedeli intonano l’inno di Natale ed al centro della chiesa viene portata l’icona di Natale ed una candela accesa che simboleggia la Stella Cometa. A quel punto il digiuno è terminato ed il sacerdote si avvia a ungere i fedeli con l’Olio di letizia e questi consumano il pane benedetto.

Per capire e gustare meglio le tradizioni liturgiche natalizie delle Chiese orientali, vi consiglio di leggere questo articolo in Italiano del grande teologo ortodosso americano di origine russa A. Schmemann: I Servizi liturgici di Natale nella Chiesa Ortodossa

lunedì 2 gennaio 2012

Riti diversi nella stessa Chiesa diocesana? Non è una novità di questi anni. Anzi!

Pare che viga da parecchio (si parla di secoli) l'obbligo dei vescovi che qualcuno si ostina a supporre introdotto da Summorum Pontificum o da Universae Ecclesiae o ancora da Anglicanorum Coetibus, cioè quello di rispettare e favorire attivamente tutti i riti nell'unità della stessa fede. Da ieri è nato il secondo Ordinariato Anglicano, in America, anche questo con la sua forma liturgica da rispettare. Sono tornati all'unità nel recente passato tanti tradizionalisti, e - speriamo - il nuovo anno porterà a casa anche i più testardi: pure ad essi è e sarà consentito l'uso della propria liturgia... Voci insistenti fanno inoltre balenare che, fra non molti giorni, uscirà anche un'approvazione del rito "Romano-Neocatecumenale"!
Il Concilio Ecumenico Lateranense IV, resosi conto che in varie circoscrizioni ecclesiastiche convivevano gruppi di cattolici di diversa lingua, alcuni attaccati ai loro riti tanto da far continue polemiche e litigi con i vescovi che non volevano concedere la celebrazione secondo i loro venerandi libri liturgici, risolse - come potete leggere qui sotto - la questione: dando ragione a quei "gruppi stabili", in massima parte greci, che volevano conservare il loro rito, anche se viventi in mezzo a una maggioranza schiacciante di latini. Tutto questo avveniva nel 1215. 
Tuttavia la Chiesa - è risaputo - ci mette molto tempo a recepire e ad implementare i decreti di ogni Concilio Ecumenico. Ma Papa Benedetto continua a ricordare con i suoi documenti che - a differenza di quanto comunemente si pensa - ogni rito approvato dalla Madre Chiesa è buono quanto un altro, soprattutto per coloro che proprio vi sono spiritualmente e umanamente congiunti e strettamente legati.
Canone IX:  Riti diversi nella stessa fede 
Poiché in più parti, entro l'ambito della stessa città e diocesi sono raccolti popoli di diverse lingue, che nell'ambito dell'unica fede hanno riti e costumi diversi, comandiamo severamente che i vescovi di queste città o diocesi nominino persone adatte, che possano celebrare nei diversi riti e lingue gli uffici divini e amministrare loro i sacramenti, istruendoli con la parola e con l'esempio...
(consulta qui l'originale completo)

Semplice ed efficace. Paradossalmente oggi sono tutelate tutte le lingue di ogni popolo migrante e itinerante, stanziale o di passaggio sul territorio diocesano, e ad esse si dedicano messe domenicali e cappellanie nazionali. Però il rito latino, autoctono, non gode solitamente non dico di protezione, ma almeno di legittima libertà, e i pochi aderenti ad essi si ritrovano stranieri in patria propria... D'altra parte è anche evidente che il Concilio voleva porre un freno a chi non vedeva altro che il rito della Chiesa Romana, come se tutto quello che si discosta da esso sia da rigettare come fosse eresia: lingua, musica, tradizioni, preghiere. Anche questo è inconcepibile.

Ma se ci arrivavano quegli "oscurantisti" di Medievali nel loro buio periodo storico, come mai oggi che siamo tutti illuminati e adulti non ci arriviamo più e continuiamo a confondere unità con uniformità?

venerdì 30 dicembre 2011

La Comunità Europea si incontra quest'anno a Berlino: convocata dai fratelli di Taizé

C'è l'Unione Europea basata sulla moneta comune, e l'Unione Europea fondata sulla comune fede cristiana. La prima fa fatica ad incontrarsi e mettersi d'accordo. La seconda, cioè quella che conta davvero, si incontra annualmente per celebrare il passaggio da un anno all'altro, in preghiera, accoglienza e fraternità. La città scelta per il meeting europeo dei giovani convocati dai frères di Taizé è Berlino, simbolo di riunificazione europea, dopo dissidi, guerre, e sofferenze. Dal 28 dicembre al 1° gennaio, dunque, la capitale della Germania è anche capoluogo dei giovani cristiani europei, che vivono una piccola GMG europea dove non è presente il Papa, ma non è "senza" il Papa, che vuole unirsi anche lui alla preghiera. Benedetto XVI ha fatto indirizzare ai convenuti questo messaggio: 
"Mentre siete riuniti a Berlino con migliaia di giovani di tutta l’Europa ed anche di altri continenti, per cercare insieme ai fratelli della Comunità di Taizé di approfondire le sorgenti della fiducia, Sua Santità, Papa Benedetto XVI si unisce a voi nella preghiera e vi incoraggia ad aprire percorsi di fiducia in tutto il mondo.
Voi lo sapete, la fiducia non è cieca ingenuità. Liberandovi dalla schiavitù della paura, questa fiducia, attinta nella vostra fede in Cristo e nella vita del suo Spirito Santo nei vostri cuori, vi rende più lungimiranti e disponibili per rispondere alle numerose sfide e difficoltà alle quali devono far fronte gli uomini e le donne di oggi"
Sul sito della Comunità di Taizé potete leggere alcune testimonianze, e - se la connessione regge - partecipare in streaming alle sessioni del convegno e ai momenti di preghiera. E' inoltre possibile leggere qui le meditazioni di Frère Alois, priore di Taizé.
I canti di Taizé sanno unire le voci e le nazioni diverse, usando spesso e volentieri il latino, la lingua del cristianesimo europeo, lingua di tutti e di nessuno in particolare. Spesso i testi di questi canti, anche se i giovani non se ne rendono conto, sono antichissime antifone tratte dal Graduale Romanum. Magari non ci si pensa, ma i canti di Taizé funzionano perché sono nipoti del canto gregoriano e figli piccolini della polifonia. Senza parentale, grazie a Dio, con la Pop music...
Un video di presentazione di questi incontri annuali:

martedì 20 dicembre 2011

Lefebvriani: Consegnata al Papa la risposta ufficiale al Preambolo

Da notizie dell'ultim'ora pare proprio che il 10 dicembre sia stata consegnata alla Santa Sede, nella persona del Card. Levada, da parte dei superiori generali della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il responso ufficiale al Preambolo dottrinale - comunque ancora non conosciuto - proposto dal Vaticano ai Lefebvriani per la riconciliazione e l'accordo. Questo Preambolo raccoglie i frutti delle lunghe discussioni dottrinali intercorse tra teologi della Santa Sede e teologi del gruppo dissidente. Veniva chiesto ai membri della FSSPX di accoglierlo come base minima per rientrare in comunione con Roma e ottenere uno status giuridico nella Chiesa Cattolica.
Non si conosce il tenore esatto della risposta, che è stata fatta conoscere solo recentemente ai superiori distrettuali della Fraternità.

Fonte: qui

venerdì 25 novembre 2011

Chi storce il naso per il culto delle reliquie farebbe bene a guardare queste immagini. Ovvero: dell'umano bisogno di vedere e toccare il divino



La sorpresa di chi non ci vuol credere
Qualche giorno fa ho fatto un post a proposito dell'esposizione in Russia della "cintura della Vergine Maria" conservata sul monte Athos (leggi qui il post). Ora se ne stanno occupando le agenzie di notizie mondiali, come la Reuters. Non si aspettavano niente di simile a quello che stanno vedendo nella ex-atea e miscredente URSS. C'è chi aveva deciso che queste cose non possono più succedere, che la religione non attira, che il secolarismo è inarrestabile e che le chiese devono evolvere, ecc., ecc. Ma "contra factum non valet argumentum". Le reazioni di più d'un "uomo di chiesa" - ma non le scrivono nei commenti dei blog - sono state alquanto negative e stizzite, del tipo: "ancora con queste storie medievali!", oppure: "mi meraviglio che si perda tempo con false reliquie", o anche: "è una vergogna mostrare nel 2011 certe cianfrusaglie". Altri arrivano perfino a gridare: "Paganesimo!", proprio adesso, con il clima intriso di dialogo interreligioso e con i cortili pieni di gentili, ci vuol una bella faccia tosta. 
Ora, a parte la questione - certo non irrilevante - della provenienza della reliquia della cintura mariana, vogliamo soffermarci sul fenomeno e la sua portata. Nessuno può far finta di non essere impressionato dalle immagini che vi allego. Si tratta delle code chilometriche, fino a 12 ore di attesa, per entrare alla cattedrale ortodossa di Mosca per sfilare accanto alla santa cintura. 



Non c'è dubbio - anche per parecchie altre conferme - che il culto delle reliquie sia più vivo che mai, almeno tra cattolici e ortodossi, accomunati da questa "fissazione". Culto sempre da purificare dai suoi eccessi e dalle interessate truffe, ma non da sopprimere o negare. Anche perché antropologicamente insito nella religiosità umana: "Vogliamo vedere il Signore!". 

Costatazioni
Certo è comprensibile che gli spiritualisti (o illuministi?) di ogni tempo e latitudine rabbrividiscano al sentir nominare queste "superstizioni". E' triste, però, che molti pastori siano a loro volta contagiati dagli stessi pregiudizi, che altro non fanno se non allontanarli dalla comprensione della povera gente. Perché dei famosi poveri stiamo parlando. Non solo dei poveri di denari, ma dei poveri di cultura, dei poveri di attenzioni, anche di attenzioni pastorali. Quelli che non frequentano i gruppi biblici, perché magari faticano perfino a leggere, eppure hanno una grandissima fiducia in Dio e nei suoi santi. Quelli che - può succedere - non vanno a messa, né frequentano la parrocchia, perché non si trovano a loro agio (come i poveri fatti sedere sugli sgabelli ai piedi dei ricchi, di giacobea memoria...) ma affollano i santuari. Pregano e desiderano "toccare la grazia". Probabilmente è a loro che pensava Gesù Cristo nell'istituire perfino i sacramenti, "segni sensibili della grazia invisibile". La nostra fede si incarna in una religione che è come un corpo animato. Non so se ricordate l'uomo invisibile del mito cinematografico: lo si poteva "percepire" solo dalle orme lasciate oppure quando si vestiva, paradossalmente ricoprendo la sua invisibilità. Bisogna velare per svelare!

Anche la Parola di Dio deve diventare visibile, e così si fece carne in Gesù. Il Dio che discende, si umilia fino a farsi vedere e udire in gesti e parole umane, accessibili a tutti. Anche ai bambini.

Qualche domanda
A quanti non hanno la flessibilità per piegarsi a dare un bacio alle icone che "disegnano" e illustrano la Parola divina, a quanti non hanno la piccolezza di accarezzare un oggetto anche solo attribuito alla Vergine Maria, ma hanno una "fede adulta" chiediamo: perché non ripensare la pastorale e accettare i dati fenomenici, senza combattere la devozione popolare come un nemico della fede intellettuale, cresciuta ed emancipata? Perché non ripartire dal bisogno religioso di quanti si sono allontanati dalla Chiesa perché non c'è nessuno che parli sintonizzato sulla loro "lunghezza d'onda", come ama dire il prof. Gallagher dell'Università Gregoriana?
Perché non chiedersi piuttosto: "come mai i santi attirano, e attirano fisicamente, quelli che non si smuovono altrimenti?". Che cosa possiamo fare per far scorrere nei giusti alvei questa religiosità, che se bloccata da sbarramenti inopportuni finisce per tracimare e travolgere anche la ragione - come le acque dei torrenti in piena -  e troppo spesso ignorata finisce per trascinare la gente semplice a santuari non riconosciuti e sedicenti santoni visionari? Non vi pare, continuando la metafora, che nella Chiesa di oggi ci sia una specie di "trascuratezza idrogeologica" a proposito dell'esigenza insita nel cuore umano di una religiosità del popolo troppo spesso "tombinata" da quanti hanno voluto sostituirla con qualcosa di più "alto ed elevato"? 
Trascuratezza pericolosa, come ci mostrano i dissesti e gli smottamenti di fede a cui assistiamo da troppo tempo.

mercoledì 16 novembre 2011

L'Ordinariato Anglicano per gli USA in arrivo il 1° gennaio 2012

Lo scudo degli Episcopaliani con
l'aggiunta delle chiavi di Pietro  
Il secondo Ordinariato per anglicani che tornano alla comunione con la Chiesa Cattolica sarà istituito ufficialmente il 1° gennaio del nuovo anno. Lo ha annunciato ieri il Card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington e delegato per l'attuazione in terra americana della Costituzione "Anglicanorum Coetibus". La struttura personale dell'Ordinariato statunitense, già prevista dal 15 giugno scorso, sarà la seconda ad essere eretta, dopo l'Ordinariato britannico, intitolato a Nostra Signora di Walsingham. Accoglierà parrocchie ex-episcopaliane (il nome degli anglicani in USA), singoli laici e ministri che chiederanno - anche se sposati - di poter diventare sacerdoti cattolici per continuare a servire i loro fedeli. Il Papa ha generosamente concesso che quanti tornano dall'anglicanesimo a Roma possano ritenere le loro peculiarità liturgiche, teologiche e disciplinari. Tra di queste ultime, appunto, il presbiterato uxorato. I sacerdoti viventi nel matrimonio non potranno, però, accedere all'episcopato. 
I vescovi cattolici latini degli Stati Uniti sono alquanto in attesa per il ritorno di questi fratelli. Infatti le comunità episcopaliane, come numero, sono piuttosto piccole rispetto alle parrocchie cattoliche, ma hanno al contrario parecchi ministri. Non è un mistero che i vescovi cercheranno, una volta ordinati questi ministri come sacerdoti cattolici, di avvalersi del loro servizio anche nelle loro circoscrizioni, al di fuori degli stretti confini dell'Ordinariato, dando così sollievo agli oberati, e sempre più pochi, presbiteri attualmente in attività nelle diocesi degli Stati Uniti. Finora le domande di ministri che chiedono di diventare preti cattolici sono ben 67 (qui la fonte).
In aggiunta tutti i cattolici che lo vorranno, potranno liberamente frequentare le parrocchie ex-anglicane, non solo per la messa, ma anche per gli altri sacramenti e per la catechesi, pur rimanendo sotto la giurisdizione del loro vescovo e non come membri dell'Ordinariato. Bisogna ricordare che in parecchi luoghi degli Stati Uniti le parrocchie cattoliche sono una rarità, ed è probabile che l'unica possibilità di partecipare alla messa, per alcuni cattolici dispersi nell'immenso territorio USA, sia proprio quella che troveranno nelle ex parrocchie episcopaliane ora in comunione con Roma.

Inoltre l'arcivescovo Wuerl il 15 giugno si era già espresso con queste altre riflessioni (vedi qui in inglese): 
"I Cattolici tradizionali, legati cioè alla forma straordinaria (la messa in latino in forma straordinaria) troveranno affinità spirituali nell'Ordinariato anglicano che sta nascendo. Gli Anglo-cattolici, come saranno chiamati, hanno un particolare affetto per le tradizioni e gli usi pre-conciliari. Essi diventeranno gli alleati naturali dei cattolici tradizionalisti, anche se manterranno molte delle loro caratteristiche uniche provenienti dal patrimonio della Chiesa inglese. Possiamo aspettarci di vedere una buona quantità di interscambio di cattolici tradizionali che frequenteranno le messe anglicane cattoliche, e viceversa, con gli anglicano-cattolici che frequentano le messe cattoliche tradizionali in latino. Questo è inevitabile. E' doveroso quindi, che sia gli anglicano-cattolici sia i cattolici tradizionali si avvicinino tra loro e prendano contatto, per costruire amicizie e lavorare insieme verso obiettivi comuni."
Il Cardinale non nascondeva, infine, che la nuova struttura anglo-cattolica permetterà ai tradizionalisti di trovare un vero e proprio "rifugio" nelle parrocchie di provenienza episcopaliana, soprattutto in quei territori - a suo dire - governati da vescovi "apertamente ostili" ai Cattolici di orientamento tradizionalista (qui la fonte delle citazioni)

Fonte della notizia: Zenit
Intervento completo in inglese del Card. Wuerl: www.theanglocatholic.com/

mercoledì 31 agosto 2011

Sacerdote romagnolo eretico e scismatico in nome della Sola Scriptura

Il giornale online RomagnaNoi dà notizia del Parroco di Montecerignone in provincia di Pesaro-Urbino, al confine con Cesena, Luca De Pero, e della sua "matura decisione" di apostatare dalla Chiesa Cattolica della quale è anche ministro ordinato, verso la comunità protestante dei Battisti. E questo passo lo compie in nome della Scrittura, della Bibbia che finalmente ha scoperto. Dopo 6 anni di sacerdozio, presumibilmente preceduti da almeno altri 6 anni di preparazione, come mai Don Luca ha scoperto solo adesso la forza della Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura? O gli è stata accuratamente celata in tanti anni di seminario e di studi teologici, o forse non si era accorto che anche i cattolici professano un sincero amore per la Bibbia e non serve lasciare la Chiesa di Dio per arricchirsi e arricchire gli altri dei tesori contenuti nella Scrittura. Il passaggio di un prete ad una comunione protestante non può che suscitare sgomento, non solo perplessità. Soprattutto quando - come nel caso presente - tale "passaggio" è stato pubblicamente annunciato dal pulpito al termine della Messa domenicale normalmente celebrata da chi, senza probabilmente rendersene conto, stava mettendo in atto un sacrilegio, non credendo più a ciò che continuava a celebrare!
Ed ecco alcune delle tante domande che vorrei rivolgere a Don Luca:
1) Cosa prova a pensare di aver per tanti anni partecipato e offerto quello che ora è tenuto a considerare "l'abominevole sacrificio della Messa"? E' davvero convinto che il corpo di Cristo che consacrava e adorava è solo pane?
2) Come riconcilia la sua venerazione per la Madre di Dio con la sua nuova fede? E se gli scappa un'Ave Maria come pensa reagiranno i nuovi correligionari?
3) Durante gli anni di sacerdozio è vissuto percependo le offerte per le preghiere e messe per defunti e per gli altri sacramenti che celebrava: non esistendo però il Purgatorio, nè altri sacramenti a parte il Battesimo e la Santa Cena (in certo modo), non gli parrebbe il caso di restituire almeno quelle offerte ricevute per sé, in modo da fare ammenda della sua creduloneria precedente e dell'inganno - certo non doloso - in cui ha indotto i suoi fedeli?

Il povero vescovo di Luca De Pero è mons. Luigi Negri, di San Marino e Montefeltro. Mons. Negri ha comunicato con tempestività e con grande chiarezza la sua posizione e i suoi sentimenti. Potete leggerli qui, sul sito diocesano.
Nelle righe vergate a proposito della situazione incresciosa, il vescovo parla apertamente di scandalo, e di pericolo di emulazione da parte dei fedeli. Parla di attacco alla dottrina della Chiesa e al cuore stesso della fede cattolica, perpetrato proprio da chi dovrebbe tutelare e predicare la purezza della fede.
Mons. Negri non tralascia di ricordare che ha già intrapreso tutte le iniziative canoniche necessarie in un caso come questo di eresia e scisma. Per chi si chiedesse che cosa significa, ricordiamo che:

1) Can. 751 - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.
2) L’eretico incorre nella scomunica latae sententiae fermo restando la rimozione dall’ufficio ecclesiastico per chi ha abbandonato pubblicamente la fede cattolica o la comunione con la Chiesa.
Il chierico può, inoltre, essere punito con:
— la proibizione o l’ingiunzione di dimorare in un determinato luogo o territorio;
— la privazione della potestà, dell’ufficio, dell’incarico, ecc.
Se lo richieda la prolungata contumacia o la gravità dello scandalo, possono essere aggiunte altre pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale.

Mentre preghiamo per la conversione e il ravvedimento del sacerdote Luca Pero, affidiamo al Signore anche i fedeli della sua ex parrocchia e il vescovo, evidentemente provato da questa situazione. 
E ricordiamo: non serve lasciare la Chiesa per prendere in mano la Bibbia. La Chiesa senza la Bibbia è muta, la Bibbia senza la Chiesa è come una nave senza l'acqua su cui galleggia: non vi porta da nessuna parte.

La "chiesa battista di Cesena" fornisce anche un video da titolo: Luca De Pero - la conversione di un ex prete a Cristo Gesù.
Non intendo entrare in questioni di sincerità personale, che non discutiamo, ma faccio presente che sincerità non è sinonimo di Verità. Questo ex sacerdote sarà anche sinceramente convinto, ma allo stesso tempo è veramente fuori strada rispetto a ciò che non solo ha creduto, ma fino a ieri ha pure insegnato. 

lunedì 1 agosto 2011

Anglicanorum Fratribus!


Mi arriva oggi la notizia, quanto mai gradita, che l'Ordine dei Frati Minori Conventuali, i Grey Friars inglesi, ha accolto la domanda di due frati francescani anglicani che cercavano la comunione con la Chiesa di Roma. I due religiosi della Society of Saint Francis in Inghilterra, lo scorso maggio, dopo la loro formale accettazione nella Chiesa, hanno intrapreso subito l'anno di noviziato. Fra Paschal Worton e Fra Maximilian Martin sono stati anche "raccomandati" in modo speciale dall'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che - una volta capito il loro desiderio di "varcare il Tevere", ha cercato di aiutarli a continuare nella loro genuina esperienza francescana. Ambedue erano professi nella congregazione anglicana da 25 anni. Non dunque dei ragazzotti che danno un colpo di testa. I nostri frati inglesi, con molto tatto, ma con molta letizia e accoglienza, li hanno benevolmente accolti, istituendo solo per loro un particolare noviziato, che li aiuti a diventare bravi frati e cattolici.
Queste conversioni singole - e ce ne sono parecchie - non le troverete nelle statistiche dell'Anglicanorum Coetibus, cioè dell'Ordinariato istituito per la riunione corporativa degli anglicani alla Chiesa di Roma, eppure anche questi piccoli numeri contano.
San Francesco gioisce e il suo Ordine si rallegra.
PS.: Se vi interessa capire qualcosa del colore originale dei frati francescani, che non è il marrone o altro colore - come molti ritengono - ma il grigio cenere, leggete questo post del mio caro confratello Fra Alberto.

Leggi la notizia in inglese nel sito della Provincia Francescana di Gran Bretagna e Irlanda

domenica 10 aprile 2011

Per la Domenica delle palme: Gloria Laus in italiano, con musica approvata da Bach

Nei paesi di tradizione protestante il canto degli inni è connaturato all'espressione musicale delle chiese e delle assemblee liturgiche. Spesso, dal '500 in poi, molti degli antichi inni latini sono stati tradotti e musicati nelle diverse lingue europee, divenendo in parecchi casi dei "best-seller" internazionali.
Per la Domenica delle palme, nella tradizione cattolica, abbiamo il venerando inno di Teodolfo d'Aquitania (IX sec.) Gloria laus et honor tibi sit, entrato stabilmente tra i canti della processione che dà il via alla Settimana Santa (trovate un post con musica e video a questo link).

Melchior Teschner, compositore protestante tedesco, nel 1614 scrisse la musica per un inno di ringraziamento composto dal suo pastore: Valet will ich dir geben. Tale musica si diffuse nell'Inghilterra anglicana, e gli venne adattato un testo inglese (All glory, laud and honour) che traduceva, per l'appunto, il Gloria Laus (per questo la melodia è oggi conosciuta in ambiente anglosassone come St. Theoduloph, dal nome del compositore delle parole latine dell'inno).
J.S. Bach utilizzò pure lui questa attraente melodia, inserendola nella sua Passione secondo Giovanni come: "In meines Herzens Grunde".


Ho rielaborato il testo inglese in italiano, in forma metrica. E' da ben tre anni che lo limo e lo rifinisco, senza essere ancora del tutto soddisfatto del risultato. Comunque sia mi pare cantabile, un decente "altro canto adatto" da sostituire al tradizionale Gloria laus, che parecchi trovano - musicalmente - un po' triste per accompagnare la processione delle Palme (non avendo un ritmo processionale è poi difficile da far cantare al popolo, anche solo il ritornello).



a Cristo nostro Re.
Eterno Redentore,        
cantiamo Osanna a Te

Tu sei Re d’Israele
e figlio di David.
Tu sei il Benedetto
nel nome del Signor

Gli angeli t’acclamano
nei cieli da lassù,
gli uomini in coro
rispondono così:

Gli ebrei popolo eletto
con palme vennero.
Noi povere preghiere
poniamo innanzi a te

Davanti a te mantelli
a terra stesero,
ascolta chi t’invoca,
o re d’ogni bontà.

Con inni d’esultanza
quel giorno si cantò,
le nostre voci oggi
al cielo giungano.

mercoledì 16 marzo 2011

Violato il sito web del Centro san Patrizio in Irlanda da parte di hacker islamici dell'Arabia Saudita, proprio alla vigilia della festa del Santo

Stavo cercando di consultare il sito del St Patrick centre, che avevo visitato un paio d'anni fa durante un pellegrinaggio alla tomba di San Patrizio nella cittadina di Down (Irlanda del Nord). Presso la cattedrale anglicana del paese si trova il luogo di riposo di Patrizio e il centro di diffusione della sua storia e del suo culto.
Con sorpresa e disgusto ho visto che degli hacker sedicenti "islamici" hanno occupato con i loro deliranti proclami, sia grafici che sonori, l'home page e le pagine interne del sito web del museo-centro studi in onore del Patrono d'Irlanda. E questo proprio oggi, giorno della vigilia della sua festa (il 17 marzo è St Patrick's Day)
Un insulto triste e inutile da parte di intolleranti che non rispettano i sentimenti religiosi del prossimo.

Se volete vedere di persona, vi allego l'immagine fotografata:

Il sito del St. Patrick centre è qui www.saintpatrickcentre.com


San Patrizio, evangelizzatore dell'Irlanda, prega per noi e proteggici dagli stupidi (anche se sono musulmani)
La pietra tombale di San Patrizio nel cimitero presso la Cattedrale della Chiesa anglicana d'Irlanda a Downpatrick

martedì 22 febbraio 2011

Luteranorum Coetibus! L'ordinariato anglocattolico americano pronto a imbarcare anche gli Anglo-Luterani: L'unità della Chiesa è contagiosa

Una notizia inaspettata e consolante, soprattutto perchè esce in questo giorno dedicato all'unità della Fede significata dalla roccia che è l'apostolo Pietro e i suoi successori. La minuscola comunità ecclesiale americana denominata "Chiesa cattolica anglo-luterana", in pratica una denominazione luterana in terra statunitense, in comunione con alcune chiese anglicane tradizionaliste, ma per il resto indipendente da tutti e da tutto..., è stata accettata per far parte del condendo Ordinariato americano da erigere in conformità alla Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus. Cinque "vescovi" per cinque parrocchie paiono un po' tanti, ma l'accoglienza cattolica è davvero generosa. Speriamo bene! Ci vuole infatti cautela nell'imbarcare tutte le schegge di chiese e comunità ecclesiali prodottesi dalla frammentazione causata dalla Riforma, anche se non si può certo dire di no a chi desidera l'unità cattolica.

Nel maggio 2009 la Anglo-Lutheran Catholic Church (ALCC) scrisse una lettere al Cardinal Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani. In tale missiva si affermava che la ALCC: “desidera correggere gli errori di padre Martin Lutero, e ritornare all'Una, Santa e Vera Chiesa Cattolica stabilita da Nostro Signore Gesù Cristo per mezzo del beatissimo Pietro”. Quella lettera fu trasmessa per competenza alla Congregazione per la Dottrina della Fede. La Congregazione rispose che si sarebbe data seria attenzione alla richiesta di piena unità lì espressa.
Quando poi papa Benedetto lancio Anglicanorum Coetibus la ALCC, pur contenta per l'offerta fatta ai fratelli anglicani, non pensò di dover rispondere a tale offerta, perchè essendo di origine luterana non pensava fosse un appello a cui poter aderire.
Ma nell'ottobre 2010 una lettera di mons. Ladaria, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, invitata i luterani americani a rivolgersi al delegato papale per l'istituzione dell'Ordinariato anglo-cattolico, al quale - se lo volevano - potevano aderire anche loro.
Con umiltà, la ALCC ha risposto con un sonoro "YES", inviando subito una lettera al Cardinal Wuerl in ottemperanza alle direttive ricevute dalla Cong. per la Dottrina della Fede, dove chiedeva di far parte "di questa meravigliosa riunificazione all'interno del Corpo di Cristo".
Concludeva il comunicato della ALCC:
"E' con grande gioia e profonda gratitudine, quindi, che la Chiesa cattolica anglo-luterana fa conoscere la sua intenzione di entrare dell'Ordinariato americano secondo le disposizioni del Anglicanorum coetibus, e attende di servire con tutti i nostri fratelli e sorelle in Cristo, per annullare la Riforma e ripristinare la visibile e corporativa unità dell'Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa di Cristo".

sabato 15 gennaio 2011

Ordinazioni dei primi tre preti dell' "Anglicanorum coetibus"

Vengono consacrati sacerdoti oggi, 15 gennaio, i tre "giovani diaconi" ordinati appena giovedì scorso: sono i rev.di John Broadhurst, Andrew Burnham e Keith Newton, tutti sposati e tutti ex-vescovi della Chiesa anglicana d'Inghilterra. Formano il nocciolo duro, il germe, del nuovo Ordinariato per anglo-cattolici di ritorno alla comunione con il Papa di Roma, istituito nel giro di un anno dopo la promulgazione della Costituzione "Anglicanorum Coetibus" da parte di Benedetto XVI. Essa permette agli anglicani di convertirsi al cattolicesimo e insieme di preservare le proprie tradizioni, la preghiera e i costumi (preti coniugati) dell'anglicanesimo.

Siccome formalmente l'Ordinariato non è stato ancora eretto, i diaconi non avrebbero potuto essere ordinati, essendo "acefali" e non incardinati da nessuna parte. Papa Benedetto deve mettere anche qui una pezza al lavoro dei canonisti, e così ha dato uno speciale permesso, facendoli ordinare "sotto la sua diretta autorità".
La promessa di obbedienza, che tutti i diaconi sono tenuti a compiere, è stata quindi fatta al "futuro Ordinario" chiunque sia. Ed è ben probabile che sia proprio uno di loro.
Degno di nota il fatto che i tre abbiano ricevuto l'imposizione delle mani da parte di un vescovo, mons. Alan Hopes, che come loro ha fatto il viaggio spirituale della conversione dall'anglicanesimo. E' passato anch'egli attraverso il processo di "ricostruzione dell'identità" e di profonda umiltà che richiede il farsi ordinare di nuovo, riconoscendo implicitamente che in tutta una vita di ministero ecclesiale, mai - in realtà - si è stati quello che si riteneva di essere.
Mentre la celebrazione del diaconato si è svolta in forma quasi privata, con appena una cinquantina di invitati, nella cappella del Seminario londinese di Allen Hall, la consacrazione sacerdotale di oggi avverrà nella cattedrale e sarà presieduta dall'Arcivescovo Nichols.

Tra i racconti più interessanti che ho letto in questi giorni in proposito, vi cito le riflessioni del monaco Benedettino che ha curato gli esercizi spirituali dei tre ordinandi, come preparazione prossima al loro ministero nella Chiesa Cattolica. Ha riferito che erano particolarmente inclini a far domande e ad aggiornarsi pastoralmente riguardo il sacramento della confessione e a come concretamente amministrarlo (pur essendo formalmente esistente fra gli anglicani, in realtà questo sacramento sopravvive solo nei libri liturgici...). Comunque possiamo dubitare che, almeno all'inizio, gli ex anglicani prendano subito le buoni abitudini cattoliche di frequenza al confessionale (che, ahimè, mi dicono sia disertato dagli stessi cattolici romani.....)

Vi posto un video con le litanie dei Santi mentre gli ordinandi diaconi sono prostrati, in segno di umiltà e richiesta di preghiera:


Tutte le notizie e i particolari sono tratti dal Portale dell'Ordinariato inglese: http://ordinariateportal.wordpress.com/