Blog per la discussione e diffusione della multiforme tradizione teologica, liturgica, musicale e artistica, patrimonio spirituale della chiesa di ieri, di oggi e di domani.
Vi propongo un passo dal Sermone per la Pentecoste (§16), scritto dal Santo Patrono di questo Blog, il Dottore evangelico sant'Antonio di Padova. Mi pare una buona esortazione a ricominciare il tempo "durante l'anno" accompagnati dalle lingue di fuoco dello Spirito e dai suoi effetti più importanti: non chiacchiere e nemmeno miracoli, ma scelte di umiltà, povertà e obbedienza, cercando di comunicare la Parola di Dio e non la propria. Un proposito semplice, ma concreto e sempre attuale:
«E [gli Apostoli] cominciarono a parlare lingue diverse, come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi» (At 2,4). Chi è pieno di Spirito Santo parla diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze che possiamo dare a Cristo, come l'umiltà, la povertà, la pazienza e l'obbedienza: e parliamo queste lingue quando mostriamo agli altri queste virtù, praticate in noi stessi. Il parlare è vivo quando parlano le opere. Vi scongiuro: cessino le parole e parlino le opere. Siamo pieni di parole ma vuoti di opere, e perciò siamo maledetti dal Signore, perché egli ha maledetto il fico sul quale non trovò frutti, ma solo foglie (cf. Mt 21,19).
Gli apostoli «parlavano come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi», e non secondo le loro inclinazioni. Ci sono infatti alcuni che parlano secondo le loro inclinazioni, si appropriano delle parole altrui e le proclamano come proprie e le attribuiscono a se stessi.
Di costoro e di quelli che sono come loro, il Signore dice: «Eccomi contro i profeti, i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti che dicono le loro parole e proclamano: Dice il Signore! Eccomi contro i profeti che fanno sogni menzogneri, che li raccontano e pervertono il mio popolo con le loro menzogne e con i loro falsi miracoli. Io non li ho inviati, né ho dato loro alcun incarico: essi non hanno giovato per nulla a questo popolo, dice il Signore» (Ger 23,30-32).
Parliamo dunque come lo Spirito Santo ci dà di parlare, chiedendogli umilmente e devotamente che ci infonda la sua grazia affinché compiamo i giorni della Pentecoste con la perfezione dei cinque sensi e nell'osservanza del decalogo; e perché siamo ripieni del gagliardo vento del pentimento e della contrizione e veniamo infiammati dalle lingue di fuoco della confessione. Così infiammati e illuminati meritiamo di vedere il Dio uno e trino tra gli splendori dei santi. Ce lo conceda colui che è Dio, uno e trino, ed è benedetto nei secoli dei secoli. E ogni spirito risponda: Amen. Alleluia
Sant'Antonio con in mano il libro del Vangelo
e il Fuoco dello Spirito
Andiamo a vedere un servizio della TV dei Frati Minori di Terrasanta, girato lo scorso anno nel giorno dell'Ascensione, che a Gerusalemme si osserva nel giorno "giusto", cioè a 40 giorni dalla Pasqua, e nel luogo che la tradizione locale ha sempre considerato il punto da cui Gesù ascese al Padre:
Oggi l'Ordine Francescano fa memoria, nel suo calendario proprio, di santa Margherita da Cortona, che papa Benedetto XIII definì una "novella Maddalena" in occasione della sua canonizzazione, avvenuta il 16 maggio 1728. Margherita nacque a Laviano (Perugia) nel 1247 e morì a Cortona nel 1297, il 22 febbraio (data in cui la commemora la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, di cui è patrona, e il Martirologio Romano, in cui è così descritta: "Santa Margherita, fortemente scossa dalla morte del suo amante, lavò con una salutare vita di penitenza le macchie della sua giovinezza e, accolta nel Terz’Ordine di san Francesco, si ritirò nella mirabile contemplazione delle realtà celesti, ricolmata da Dio con superiori carismi. " ).
Visse, infatti, per tanti anni (oltre 17) come convivente di un nobile di Montepulciano, in frivolezze e vanità: "O Margherita, più vana delle vane, che ne sarà mai di te?" (Legenda I,3): così veniva apostrofata dalle sue amiche quando la vedevano adornarsi esageratamente. Dalla convivenza con Arsenio, segnata tra l'altro dalla sofferenza per non essere accettata dalla famiglia di lui, nacque a Margherita un figlio, ma ciò non valse a regolarizzare la situazione. Quando il convivente fu ucciso, Margherita scossa dalla tragedia e non più accolta dalla propria famiglia di origine, si fece penitente e terziaria francescana, per espiare la sua vita di peccato in contrasto con il comando di Cristo sul matrimonio. Si dette perciò alla preghiera, alla meditazione intensa della Passione del Signore, secondo la spiritualità francescana, senza però sottrarsi alle opere di misericordia, fondando un ospedale e una confraternita per il soccorso di ammalati e bisognosi. Visse inoltre in assoluta povertà, favorita da Dio di grazie straordinarie, di cui beneficiarono gli abitanti di Cortona.
Il corpo incorrotto di santa Margherita è conservato nella Basilica di Cortona, che da lei prende il nome, e racchiude anche il crocifisso ligneo del XIII secolo che tante volte parlò alla Santa.
Il video mostra i festeggiamenti dello scorso febbraio in onore di Margherita, tributatigli dai suoi concittadini acquisiti:
Per approfondire la vita e la spiritualità di Santa Margherita vedi qui
Oremus
Deus, qui non vis mortem peccatoris,
sed un magis convertatur et vivat,
concede propitius, ut sicut famulam tuam Margaritam
de perditionis semita
ad viam salutis misericorditer attraxisti,
ita nos, culparum vincuilis liberati,
pura tibi mente servire valeamus.
Per Dominum...
O Dio, che non vuoi la morte del peccatore, ma la sua conversione, come hai richiamato santa Margherita dalla via della perdizione a quella della salvezza, concedi anche a noi di liberarci dalle catene del peccato per dedicarci totalmente al tuo servizio. Per il nostro Signore...
Sembra un titolo contraddittorio ma è proprio quello che Papa Benedetto ha fatto e di cui oggi viene data notizia.
Il Papa ha esteso alla Chiesa Universale il culto liturgico in onore di Santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina tedesca vissuta nel dodicesimo secolo, iscrivendola nel catalogo dei Santi. La mistica tedesca Ildegarda era già venerata come Santa dalla Chiesa, anche se il processo di canonizzazione non era mai giunto a compimento: il Papa, che ora la iscrive ufficialmente nel catalogo dei Santi, le aveva dedicato due intense catechesi nel settembre del 2010.
Così la presenta il Martirologio Romano, in cui il suo nome già compare, nonostante la mancanza del sigillo papale arrivato solo oggi:
17 settembre: Nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen nell’Assia, in Germania, santa Ildegarda, vergine, che, esperta di scienze naturali, medicina e di musica, espose e descrisse piamente in alcuni libri le mistiche contemplazioni, di cui aveva avuto esperienza.
La grande badessa di Bingen (1098-1179), la più anticonformista e geniale delle monache del XII sec., giunge anche formalmente alla gloria degli altari, proprio mentre le attempate suore americane (ma non solo) sono nel bel mezzo di una disputa con il Vaticano, a proposito delle loro convinzioni di fede ed espressioni teologiche.
Anche Ildegarda ebbe non pochi contrasti con il clero della sua epoca, eppure già allora la Chiesa valutava con deferenza la sua cultura e la sua conoscenza mistica, tanto che la nostra monaca poteva corrispondere con San Bernardo di Chiaravalle, suo contemporaneo, e lo stesso papa Eugenio III leggeva gli scritti di lei e li citava in pubblico. Questa monaca si occupava non solo del Sacro Sapere, della teologia insomma (sia dogmatica che morale), ma pure di scienze naturali, di filosofia, poesia e soprattutto musica, lasciando alcune bellissime composizioni. Ma scrisse pure di medicina, e - con una libertà che sconcerta chi pensa al cliché dell'oscuro medioevo - anche di fisiologia femminile.
Si definisce, nel titolo di una sua opera capitale: "Simplex Homo": semplice essere umano, non usava l'appellativo "mulier". Anzi talvolta usa l'aggettivo muliebre in senso spregiativo, ma questo è un portato della sua epoca che a volte lei stessa definisce un tempo debole ed effemminato. L'intero corpus degli scritti di Ildegarda di Bingen è conservato nel volume 179 della biblioteca del Migne, unica voce femminile incastonata in uno sterminato numero di tomi di autori maschili (trovate tutto online a questo link)
Compose pure un esorcismo, da far pronunciare a sette sacerdoti, che comunque non riuscirono nell'intento di liberare la povera Sigewize dal demone che la ottenebrava. Solo anni dopo, per le preghiere e i digiuni di Ildegarda, delle monache e monaci e laici della sua abbazia, finalmente la notte di Pasqua del 1169, dopo anni di tormenti, il demonio lascio la sventurata Sigewize, nel frattempo detenuta nell'abbazia stessa, e la donna liberata rimase poi, volontariamente, per il resto della vita, come conversa a Bingen.
Comunque sia, questa santa tedesca ha in comune con l'attuale papa germanico il desiderio della purificazione della Chiesa, lo splendore della sposa di Cristo troppo spesso contaminato da clero e laici che non aspirano alla gloria celeste quanto a quella mondana. Ildegarda vive e lavora fino a tarda età, continuando a sognare una Chiesa formata tutta di "corpi brillanti di purezza e anime di fuoco", come le sono apparsi in una visione; e liberata dall’inquinamento di altri cristiani che le sono pure apparsi: "corpi ripugnanti e anime infette"... I suoi Carmina contengono parecchie espressioni poetiche sulla Chiesa, e di sicuro piacciono a Benedetto: lui che si è definito "l'umile lavoratore nella Vigna del Signore", sa di certo che Santa Ildegarda vedeva "il fumo nella Vigna", fumo satanico da cacciare dalla Chiesa, sempre bisognosa di riforma e purificazione.
Di seguito una sequenza alla Vergine Maria: testo e musica della nuova, antica, Santa Ildegarda, composta dopo il 1140. Un grazie particolare al prof. Volpato di Roma che mi suggerito alcune correzioni al testo che avevo trascritto un po' in fretta.
O Virga, ac diadema
Purpure regis
Que es in clausura tua
Sicut lorica.
Tu frondens floruisti
In alia vicissitudine
Quam Adam omne genus
Humanum produceret.
Ave, ave, de tuo ventre
Alia vita processit
Quam Adam filios suos
Denudaverat.
O Flos, tu non germinasti
De rore
Nec de guttis pluvie
Nec aer de super te volavit
Sed divina claritas
In nobilissima Virga
Te produxit.
O Virga, floriditatem tuam
Deus in prima die
Creature sue previderat
Et de verbo suo
Auream materiam
O Laudabilis, Virgo fecit.
Un altro bellissimo canto di questa Santa musicista, corredato dalla visione del Codice che lo contiene:
Caritas abundat in omnia, de imis excellentissima super sidera, atque amantissima in omnia, quia summo Regi osculum pacis dedit.
I frati francescani della Custodia di Terra Santa mantengono nella loro peculiare liturgia al Santo Sepolcro tradizioni medievali degne di nota. Soprattutto nei giorni della Passione e Risurrezione del Signore la liturgia nei luoghi che videro gli eventi stessi celebrati si arricchisce di processioni e pie rievocazioni, anche in stile mimetico, di quanto accadde per la nostra salvezza:
I francescani di Terra Santa ci offrono una "finestra" virtuale per un'occhiata sui riti della Domenica delle Palme nel luogo dove tutto si svolse: Gerusalemme. Ecco il video di oggi, con l'inizio della Settimana Santa alla Basilica della Risurrezione del Signore, il Santo Sepolcro:
Facciamo un po' di teologia dell'immagine: l'estetica della croce e la sua rappresentazione ci parlano in modo particolare in questo tempo conclusivo della Quaresima, i giorni della Passione. Nel Credo troviamo queste affermazioni:
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo....si è incarnato nel seno della Vergine Maria... Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato... è salito al cielo...
Per due volte il Simbolo della Fede, mentre parla del "percorso" della redenzione, dice "per noi". Il Verbo di Dio si è fatto uomo "per noi", ed è morto "per noi". Nella teologia francescana più originale l'incarnazione e la croce sono i due poli di attrazione: il cristocentrismo, cioè il centrare tutto in Cristo, non si discosta dal fatto della redenzione, dal "come" concretamente e storicamente essa è stata compiuta da Figlio di Dio.
Non ci si chiede "poteva fare in altro modo?", invece si contempla ciò che ha fatto e ha voluto fare.
La Settimana Santa può essere presentata dalla seguente bella immagine di area francescana. Un'immagine alquanto originale e sicuramente "strana" a prima vista: Gesù con una scala appoggiata alla croce, sale i gradini che lo portano alla morte:
Ferrara - Chiesa di S. Antonio in Polesine - affresco
Firenze - Pacino di Bonaguida - 1320 - miniatura
Che cosa sta ad indicare questa iconografia, desunta sicuramente dalle prediche popolari dei predicatori francescani del primo secolo (e infatti queste immagini sono della seconda metà del XIII sec. e dei primi del XIV)? Essa mostra la volontà di Cristo di morire in Croce. Nessuno ve l'ha costretto, e lui non l'ha semplicemente "accettato" come un'inevitabile conseguenza della sua attività profetica.
Secondo la coscienza cristiana Gesù è nato per arrivare alla "sua ora" (cf. Gv 12,23-33), per affrontare "per noi" la Passione e la Morte, uscirne vittorioso e consegnare all'umanità tutta la vittoria conseguita sulla morte, sul peccato e sul diavolo. Gesù è spoglio, non ha nulla, è il povero per eccellenza e invita a correre con lui alla croce quanti vogliono essere poveri e nudi come lui. San Francesco stimmatizzato, volle morire nudo sulla terra nuda, per imitare in tutto il suo Signore, e per questo poteva chiamare "sorella" anche la morte, che come ultimo gradino lo portava a Cristo.
La miniatura di Pacino di Bonaguida mostra ancora meglio l'impeto con cui Gesù sale la scala e insieme la passività degli altri personaggi. Addirittura da sotto la croce due uomini gli porgono il martello e i chiodi, come ad un carpentiere che deve fare da sé il lavoro, aiutato dai suoi assistenti, che guardano e imparano. A Gesù tocca salvare: la "redenzione oggettiva" non è opera propria, non ci si salva da soli. Ma una volta perdonati e riconciliati dalla morte di Gesù, si "rimane" nello stato di grazia con la fede e le opere di penitenza e carità che nascono dalla fede. Solo in questo modo, risorti con Cristo, possiamo rimanere vivi con lui.
Ed infatti, se la croce di Gesù e la sua morte hanno un valore salvifico unico "per noi", a nostro favore, il suo andare alla croce e affrontare la morte in obbedienza al Padre per espellere dal mondo il "Principe di questo mondo", tutto questo è un esempio "per noi", perché lo mettiamo in pratica, riproducendolo nella nostra esistenza.
Troviamo delle interessanti prospettive e luci su questo argomento nei Sermoni di Sant'Antonio di Padova, un maestro che di certo avrebbe approvato questa iconografia e probabilmente ne è all'origine come ispiratore. Antonio unisce sempre il ricordo della volontaria salita di Gesù alla Croce, per la nostra salvezza, e la volontaria sequela dei Cristiani, che desiderano portare la croce e crocifiggere con lui i vizi e i peccati:
[Dice Gesù:] «Io ho corso, arso dalla sete» (Sal 61,5), la sete della salvezza dell'uomo. Dove corse? Alla croce. Corri anche tu dietro a lui, e come lui ha portato la sua croce per te, così anche tu porta per te la tua. (Fest. S. Gio.Ev., §2)
In verità, lui è il Signore nostro Dio che, per redimerci, salì sulla croce. Seguiamolo dunque, portando la croce della penitenza. Egli ha detto: «Se uno vuole venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). ... Il vaso d'alabastro dell'unguento, spezzato sulla croce, con il suo profumo ha riempito tutto il mondo (cf. Mc 14,3; Gv 12,3). Lo seguano dunque i discepoli, corrano i cristiani al profumo del Crocifisso. (Dom III p. Epi. §2)
Il Signore con la mano della sua misericordia prende la mano dell'umile penitente affinché possa salire per la scala della croce i gradini della perfezione. (Prologo, §3)
O fratello, corri, ti scongiuro, unisciti a lui sotto quel giogo, portalo insieme con Gesù, sollevalo insieme con Gesù. «Mi guardai intorno», dice per bocca di Isaia, «ma non c'era alcuno che porgesse una mano; cercai, ma non c'era nessuno che desse aiuto» (Is 63,5). Aiuta, dunque, o fratello, aiuta Gesù, perché se sarai stato partecipe delle sue sofferenze, lo sarai anche della consolazione (cf. 2Cor 1,7). (Dom XII p. Pent. §9)
Perché tentate di salire per un'altra via, invece che per la scala?... Presumete di poter salire per altra via al monte Tabor, al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile! Ecco la parola del Signore: «Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). E in Geremia leggiamo: «Tu mi chiamerai Padre, e non tralascerai di camminare dietro a me» (Ger 3,19).
Dice S.Agostino: «Il medico beve per primo la medicina amara, affinché non si rifiuti di berla l'ammalato». E Gregorio: «Bevendo il calice amaro si giunge alla gioia della guarigione». «Per salvare la vita, devi affrontare il ferro e il fuoco» (Ovidio). Salite dunque, non temete, perché c'è il Signore alla sommità alla scala, pronto ad accogliere quelli che salgono. (Dom II di Quaresima -I-, §5)
La Settimana Santa ci mostra il compiersi del Mistero Pasquale, mistero di passione volontaria, di offerta totale, non di costrizione: morte che dà la vita, il perdere che fa trovare, l'umiliazione che offre gloria. La scala è pronta. Gesù l'ha già percorsa. Ora tocca a noi. Buona Settimana Santa a tutti i lettori!
Dal blog degli "Oranti di strada" un semplice, ma incisivo, video a commento del Vangelo di questa 5a domenica di Quaresima (Gv 12,20-33):
:In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Possiamo aggiungere queste sagge parole di sant'Antonio, che non nascondeva mai la verità, anche quando appare dura e incomprensibile:
Presumete di poter salire per altra via… al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile!
reliquiario parigino della S. Couronne d'epines di Gesù
La storia della corona di spine di Gesù, una delle più insigni reliquie della Passione recuperate da Sant'Elena e tanto care alla devozione dei cristiani d'Occidente e d'Oriente, è una storia di fede, ma anche di soldi, di "regali" interessati e insieme di generosità e condivisione. Queste ultime virtù sono evidenziate dallo stato attuale della reliquia della corona, conservata a Notre Dame: le sue spine sono quasi del tutto assenti; offerte, nel corso dei secoli, alle tante chiese e diocesi dell'Europa. Le chiese francescane, in particolare, hanno beneficiato dell'appartenenza di San Luigi IX al Terz'Ordine di San Francesco, ricevendo spesso alcune spine della Corona di Gesù.
L'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II aveva "donato" al re di Francia San Luigi tutta una serie di reliquie che erano poi state collocate, in gran parte, nella Sainte-Chapelle di Parigi costruita appositamente per contenerle. Baldovino infatti, nel 1238, si trovava in Francia per cercare di rastrellare fondi e aiuti militari per sostenere il suo impero latino dal tentativo di riconquista dei legittimi proprietari ossia i Bizantini che avevano perduto la città per mano dei Veneziani durante la cosiddetta IV Crociata. In quell'occasione Baldovino impegnò presso la Corona francese la Contea di Namur per 500.000 lire di Parigi e regalò al re di Francia la reliquia nota come "Corona di Spine di Nostro Signore". Quest'ultima però non l'aveva con sé visto che l'aveva impegnata presso i Veneziani a fronte di una forte somma di denaro. Perciò San Luigi riscattò con grande esborso di denaro la reliquia ricevuta "in regalo" portandola poi a Parigi. Per essa fece costruire la "Sainte Chapelle", la più bella delle chiese del gotico francese, splendido reliquiario di vetro e pietra per la più insigne delle reliquie di Parigi.
La Basilica padovana di Sant'Antonio, negli armadi della Cappella delle Reliquie, possiede uno splendido reliquiario quattrocentesco contenente tre spine della Corona di Gesù (nicchia centrale, reliquiario num. 17), quasi certamente donate al santuario antoniano dallo stesso Re santo di Francia, per la sua devozione al Santo di Padova. La reliquia vicentina della Santa Spinea ha la medesima provenienza e nello stesso periodo (cf. qui).
Oltre a queste reliquie, la Basilica ha anche un frammento della Pietra del sepolcro di Cristo e della veste di Nostro Signore (nicchia di destra, num. 89), frammenti della pietra del Getsemani (nicchia di sinistra, num. 46), e naturalmente una scheggia del legno della vera Croce (nicchia centrale, reliquiario num. 3).
La comunità dei Frati del Santo, nel 1872, aveva anche ottenuto dalla Santa Sede di poter celebrare - con Messa votiva al tempo alquanto diffusa - la memoria della Corona di Spine, nel IV venerdì di Quaresima. Tale celebrazione avveniva con grande concorso di popolo, che desiderava vedere e ricevere la benedizione con queste reliquie che erano state a contatto con il corpo e il sangue del Signore durante la sua Passione.
Qualcuno oggi sorride di queste venerazioni, considerandole retaggi di superstizioni medievali. Invece di comprendere che il Cristianesimo è una religione storica, che racconta la storia della Salvezza, e non ha paura di guardare all'umanità del Salvatore e ai manufatti che sono stati coinvolti in questa storia e la narrano con la loro materialità simbolica. Non sempre - è vero - le reliquie della Passione sono autentiche, sono in ogni caso delle "icone", delle immagini intrise di forza evocativa. E questo non toglie che quelle, con tuta probabilità originali, abbiano una forte carica spirituale ed emotiva, capaci come sono di evocare in chi le accosta il ricordo della Passione di Gesù.
Non tutti potevano o possono recarsi in Terra Santa. Per loro, cioè per i poveri, il francescano re San Luigi voleva acquistare le reliquie più importanti della crocifissione e sepoltura di Cristo, per offrirle alla venerazione di quanti sono solo ricchi di fede, ma non possono affrontare il grande pellegrinaggio ai luoghi dove si sono svolti i fatti della nostra salvezza.
Anche recentemente il Direttorio Vaticano su Liturgia e Pietà popolare ha dovuto ribadire la legittimità di queste devozioni tanto disprezzate da chi non sa più apprezzare la devozione semplice dei semplici, contestualizzandole - comunque - sulla necessaria base biblica che valorizza e fornisce il quadro di interpretazione, e non dimentica affatto, la storia fin nei suoi particolari. Ecco il passo:
129. Il testo evangelico, singolarmente particolareggiato nella narrazione dei vari episodi della Passione, e la tendenza alla specificazione e alla differenziazione propria della pietà popolare, hanno fatto sì che i fedeli rivolgessero l’attenzione anche ad aspetti singoli della Passione di Cristo e ne facessero quindi oggetto di devozioni particolari: all’«Ecce Homo», il Cristo vilipeso, «con la corona di spine e il mantello di porpora» (Gv 19, 5), che Pilato mostra al popolo; alle sante piaghe del Signore, soprattutto alla ferita del costato e al sangue vivificante da essa sgorgato (cf. Gv 19, 34); agli strumenti della Passione, quali la colonna della flagellazione, la scala del pretorio, la corona di spine, i chiodi, la lancia della trafittura; alla santa sindone o lenzuolo della deposizione.
Queste espressioni di pietà, promosse in alcuni casi da persone eminenti per santità, sono legittime. Tuttavia, per evitare un frazionamento eccessivo nella contemplazione del mistero della Croce, sarà conveniente sottolineare la considerazione complessiva dell’evento della Passione secondo la tradizione biblica e patristica.
A completamento di questo post, un piccolo documentario sulla Santa corona e la sua venerazione "ecumenica", nei primi venerdì del mese, presso la Cattedrale di Notre Dame di Parigi dove oggi è custodita la reliquia.
Il formulario della Messa Votiva (F.E.) della Corona di Spine è davvero bello. Una rilettura spirituale della regalità umile di Cristo, ritrovata nelle menzioni della corona e del gesto regale dell'incoronazione nelle pagine dell'Antico e del Nuovo testamento.
IN FESTO SS. SPINEAE CORONAE DOMINI NOSTRIJESUCHRISTI.
Introitus. Cant.3. Egredimini,et videte, filiae Sion, regem Salomonemindiademate, quo coronavit eum mater sua, parans Crucem Salvatori suo.
Psalm.8. Gloria et honore coronasti eum, Domine: et constituisti eum super opera manuum tuarum.v. Gloria Patri.
Oratio
Presta,quaesumus, omnipotens Deus;ut qui in memoriam passionis Domini nostriJesu Christi,Coronam ejus spineamveneramur interris : ab ipso gloria et honore coronari mereamurincoelis.Quitecum vivit et regnatinunitate Spiritus Sancti.
Fit commemoratio Feriae.
Lectio libri Sapientiae.Cant.3.et4.
LectulumSalomonis sexaginta fortes ambiunt ex fortissimis Israel : omnes tenentes gladios, et ad bella doctissimi : uniuscujuisque ensis super femur suum propter timores nocturnos. Ferculum fecit sibi rex Salomon de lignis Libani. Columnasejusfecit argenteas, reclinatorium aureum, ascensum purpureum : media caritate constravit propter filias Jerusalem. Egredimini, et videte filiae Sion, regem Salomonemindiademate, quo coronavit illum mater suaindie desponsationis illius, etindie laetitiae cordisejus.Quam pulchraes, amica mea, quam pulchra es! Oculi tui columbarum, absque eo quod intrinsecus latet. Veni de Libano, sponsa mea, veni de Libano, veni : coronaberis.
Graduale. Eccli.45. Corona aurea super caputejus,expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis.
v. Psalm.20. Quoniam praevenisti euminbenediclionibus dulcedinis, posuistiincapiteejus Coronamde lapide pretioso.
Tractus. Isaiae61. Induit eum Dominus vestimentis salutis, etindumento justitiae, quasi sponsum decoratum corona.
v. Isai.28. Corona tribulationis effloruitincoronam gloriae, et sertum exultationis.f. Sap.5. Accepit regnum decoris, diadema speciei.
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InMissis votivis Tempore Paschali:
Alleluja, alleluja.f. Eccli.45. Corona aurea super caputejus,expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. Alleliija.f.Tibi gloria, hosanna: tibi triumphus et vicloria : tibi summae laudis, ethonoris corona. Alleluja.
Per annum usque ad Septuagesimam:
Graduale. Ibid.Corona aurea super caputejus: expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis.f. Psalm.20. Quoniam praevenisti euminbenediclionibus dulcedinis, posuistiincapiteejus coronamde lapide pretioso. Alleliija, alleliija.f. Isai.28. Corona tribulationis effloruitincoronam gloriae, etsertum exultationis. Alleluja.
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+ Sequentia sancti Evangelii secundum Joannem.Joan.19.
Inillo tempore : Apprehendit Pilatus Jesum, et flagellavit. Et milites plectentesCoronamde spinis, imposuerunt capitiejus,et veste purpurea circumdederunt eum. Et veniebant ad eum, et dicebant: «Ave Rex Judaeorum» : et dabant ei alapas. Exivit ergo iterum Pilatus foras, et dicit eis: «Ecce adduco vobis eum foras,utcognoscatis, quia nullam invenioineo causam». Exivit ergo Jesus portans Coronam spineam,et purpureum vestimentum.
Tuorummilitum, Rex omnipotens, virtutem robora :utquosinhujus mortalitatis stadio unigeniti Filii tui Corona laetificat; consummato cursu certaminis, immortalitatis bravium apprehendant. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum, quitecum vivit.
Praefatio de S. Cruce.
Communio. Prov.4. Laetare, Mater nostra, quia dabit Dominus capiti tuo augmenta gratiarum, et corona inclyta proteget te.
Postcommunio
Suppliceste rogamus, omnipotens Deus;uthaec sacramenta quae sumpsimus, per sacrosanctae Filii tui Coronae, cujus solemnia recensemus, virtutem : nobis proficiant ad medelam. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum;quitecum vivit et regnat.
Una gran bella iniziativa dei Frati Minori della Porziuncola (Assisi) che merita ampia risonanza e... iscrizione.
Un corso di canto gregoriano dedicato alla pratica del canto proprio del Rito Romano, secondo i dettami del Concilio Vaticano II. Un'ottima iniziativa, pensata sia per esperti, sia per chi si avvicina al Gregoriano (teoria e pratica). E finalmente viene rivalutata la pubblicazione liturgica post-conciliare meno fortunata di tutte: il Graduale Simplex.
In vacanza ad Assisi per una settimana, con studio di gregoriano in un posto davvero mistico. Meglio di una crociera ai Caraibi, anche nel prezzo.
“La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana;
perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale” (SC 116)
Con il patrocinio del Pontificio Istituto di Musica Sacra, dal 2 al 7 luglio 2012 si terrà ad Assisi, presso la Basilica Papale di S. Maria degli Angeli in Porziuncola, il corso di canto gregoriano “Cantemus Domino” tenuto dai docenti Frati Minori:
p. Maurizio Verde (teoria e pratica)
p. Matteo Ferraldeschi (teoria e pratica)
p. Andrea Dall'Amico (Liturgia)
Il corso, di durata triennale (una settimana per ogni annualità), è rivolto a Maestri di coro, cantori e musicisti, animatori del canto sacro, liturgisti, sacerdoti, religiosi e religiose, cultori e amatori del canto gregoriano.
Le finalità che si intendono perseguire, attraverso lezioni teoriche e pratiche, sono la conoscenza, l'analisi, l'interpretazione e la direzione del repertorio gregoriano della Messa e dell’Ufficio. Il corso include lezioni di Liturgia.
Gli orari del corso sono i seguenti:
8.30-10.20: Teoria
10.40-11.30: Liturgia
11.40-12.50: Laboratorio Corale
15.30-17.20: Teoria
17.40-18.50: Laboratorio Corale
Programma del primo anno:
Teoria A (Ferraldeschi)
Breve excursus storico
Le attuali edizioni a stampa del canto gregoriano
La notazione gregoriana vaticanae le regole del tetragramma.
Esercizi di lettura secondo il principio della mobilità della chiave.
Il Graduale Simplex e la sua struttura.
Repertorio dell’Ordinario e Proprio della Messa
I toni semplici della Salmodia
I toni del celebrante, le risposte, le acclamazioni della Messa e dell’Ufficio.
Teoria B (Verde)
Aspetti della Paleografia musicale gregoriana.
Le notazioni neumatiche di San Gallo e di Laon
Elementi introduttivi alla semiologia gregoriana di E. Cardine: dai neumi semplici alle forme neumatiche sviluppate.
La liquescenza
Il Graduale Triplex e la sua struttura.
Repertorio dell’ Ordinario e Proprio della Messa.
I toni semiornati dell’Introito e del Communio.
Liturgia (Dall’Amico)
La Celebrazione Eucaristica
Il giorno 6 luglio, alle ore 21.15, presso il Santuario della Porziuncola, è prevista una pubblica esecuzione di Canto Gregoriano a cura dei corsisti. Per l’occasione è necessario indossare una divisa di colore nero: ciascuno dovrà provvedere personalmente. (Sacerdoti e religiosi possono indossare l’abito proprio).
Il giorno 7 luglio, sabato mattina, sarà dedicato alle ultime comunicazioni e ad una visita guidata ai luoghi delle memorie francescane.
Info e iscrizioni:
In allegato il depliant ed il Modulo di Iscrizione
Tel: 075.80.51.430 (ore: 9.00-12.30/15.00-18.00 giorni feriali)
www.porziuncola.org Termine iscrizioni: 20 maggio 2012
*Agli iscritti si chiede di munirsi dei seguenti testi: Graduale Triplex – Graduale Simplex (acquistabili presso le Librerie Cattoliche e/o Musicali).
Riprendo dal Blog "Vocazione Francescana" del caro confratello Alberto, questo post-locandina, per invitare ragazzi e ragazze che desiderano fare l'esperienza del triduo pasquale secondo la solenne liturgia della Basilica di Sant'Antonio, insieme a qualche giorno di ritiro, vita conventuale e incontro delle opere di carità di Sant'Antonio in cui sono impegnati i frati e le suore. Non so quanti posti ci siano ancora, di solito è tutto pieno fin dall'inizio di Quaresima, ma chi è interessato può mettersi in contatto con p. Alberto.
TRIDUO PASQUALE GIOVANI 2012
in convento con i frati francescani della BASILICA DI S. ANTONIO (Pd)
Dal pomeriggio del Giovedì santo (5 aprile)
al pranzo di Domenica di Pasqua (8 aprile)
(per Giovani dai 17 - 30 anni, ragazzi e ragazze).
Cinque "buoni" motivi per partecipare: 1) Per essere accolti in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo (più di 60 frati). 2) Per vivere in modo più intenso e profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. 3) Per condividere una fortissima esperienza comunitaria e di preghiera con altri giovani, con i francescani (i frati Minori conventuali) e le suore francescane (Elisabettine). 4) Per assaporare un grande coinvolgimento spirituale ed emotivo nelle splendide liturgie della Settimana Santa celebrate nella Basilica di S. Antonio. 5) Per stare accanto alla tomba del Santo più amato e conosciuto: S. Antonio
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Vedi Programma Dettagliato Per ogni informazione e l'iscrizione scrivimi al più presto (fino ad esaurimento posti): fra.alberto@davide.it
Meditiamo la prima Via Crucis di Quaresima, e ci accompagniamo nella meditazione con questo delicato Stabat Mater di Giuseppe Tartini (1692-1770), grande violinista (l'autore del Trillo del Diavolo, da lui ispiratogli secondo la leggende), ma anche grande convertito, e per tanti anni a servizio della Cappella Musicale presso Basilica di Sant'Antonio di Padova (città ove morì). Lo Stabat Mater è cantato nel video dal coro Adoremus, della Slovacchia.
Un bellissimo video della TV cattolica del Triveneto, Telechiara, ci offre l'intera registrazione della Processione dopo la Messa in occasione della "festa esterna" della Traslazione delle Reliquie di Sant'Antonio di Padova (del 19/02/2012), conosciuta meglio come "Festa della Lingua". Ne abbiamo parlato parecchio nei post dei giorni scorsi, ora possiamo vederla. Peccato che l'audio "in presa diretta", cioè non quello dei microfoni, non si senta quasi per nulla, mortificando il canto delle risposte del popolo, ma si salva almeno il canto della magnifica Cappella Musicale.
Il celebrante, il padre Provinciale e Locum tenens della Basilica, insieme ai diaconi veste il "parato del centenario", uno splendido completo liturgico, realizzato a Roma e benedetto dal Papa Pio XI, in occasione del centenario della morte del Santo del 1931. Le reliquie portate in processione sono il mento del Santo e l'ossicino dell'indice della mano destra (nel medioevo quel dito alzato era il segno del predicatore).
Da qualche parte potete intravvedere anche il vostro blogger....
Questa è liturgia e pietà popolare di oggi, autentica, come la voleva il Concilio e la desidera il Magistero attuale: in continuità e rinnovamento rispetto al passato: fatta bene e con calma, organizzata magistralmente dal nostro valente cerimoniere, che - saggio scriba liturgico - sa trarre dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove.
Da FrontieraTV, (interessante web-TV collegata alla diocesi di Rieti), registrata in occasione della scorsa processione del Giugno antoniano reatino, eccovi una bellissima trasmissione con protagonista il predicatore cappuccino p. Raniero Cantalamessa, a tutto campo sulla vita, le opere del Santo di Padova e Santo dei Miracoli Antonio.
Chi è un po' pigro per leggere, di sicuro preferisce questo video, fatto davvero bene e da un divulgatore francescano competente come pochi in fatto di "stare davanti alle telecamere".
Vi ricordo ancora che domani, nella Basilica di Sant'Antonio a Padova, si celebra la Festa "esterna" del ritrovamento della Lingua incorrotta del Santo nel 1263. Dopo la Messa vespertina delle ore 17,00 ci sarà la tradizionale solenne processione all'interno della Basilica con le reliquie del Santo Dottore.
Come da richiesta pervenutami, ecco il testo della Messa per la Festa della Lingua del Santo (in Italiano), secondo il proprio della Basilica di Sant'Antonio di Padova: Scaricabile qui
Ricordiamo oggi la memoria liturgica del ritrovamento della reliquia incorrotta della Lingua del Santo di Padova, a oltre trent'anni dalla sua morte.
Riflettiamo sulla Sapienza biblica del grande predicatore francescano, e chiediamogli, con la tradizione minoritica: "O sant'Antonio, parli a Dio di noi la tua lingua benedetta, come in vita parlasti di Dio a noi, per condurre a lui ognuno, con la dolcezza e la forza della tua parola".
Ascoltiamo, nella versione del padre francescano conventuale G. Catracchia, l'antifona del giorno. Questo canto accompagna, la domenica successiva il 15 febbraio, la solenne processione in onore della festa invernale di sant'Antonio. Anche quest'anno sarà eseguito, al termine della Messa vespertina delle 17.00 dalla Cappella musicale della Basilica antoniana di Padova (qui tutto il programma musicale della "festa esterna" di domenica prossima).
"O Lingua benedicta, quae Dominum semper benedixisti et alios benedicere fecisti: nunc manifeste apparet quanti meriti extitisti apud Deum"
O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e dagli altri lo hai fatto benedire: ora appare manifesto quanti meriti hai acquistato presso Dio.
Chi desidera ascoltare il canto gregoriano della stessa antifona, eseguita dai Frati della Basilica, può cliccare qui
L'antifona maggiore di oggi invoca la "Chiave di Davide":
O Chiave di Davide,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e fa uscire dal carcere
il condannato,
che siede nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.
Qual è il significato di questo simbolo che troviamo citato nel libro del profeta Isaia?
Isaia 22,22:
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Scrive sant'Antonio nel Sermone del Natale (§13):
Dice il Padre, per bocca di Isaia: «Porrò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide» (Is 22,22). La chiave è la croce di Cristo, con la quale egli ci ha aperto la porta del cielo. E osserva che la croce è detta «chiave» e «potere»: chiave perché apre il cielo agli eletti, potere perché con la sua potenza precipita i demoni all'inferno.
Anche a Natale non distogliamo lo sguardo dal crocifisso, compimento della missione di Cristo, inaugurata dal mistero della sua incarnazione. Attendiamo la nostra liberazione definitiva nella risurrezione, certi che si è già compiuta - per mezzo della Chiave della Croce - la nostra scarcerazione dal peccato e dalla morte. Per questo mettiamo al centro Cristo crocifisso: punto "cruciale" di ogni nostro pensiero, "chiave" di ogni nostra speranza. Nella tradizione francescana, da San Francesco fino a Padre Pio, la centralità del Cristo Crocifisso si unisce sempre alla devozione per il "Dio umanato", il Dio bambino, nel motivo della contemplazione dell'umiltà di Dio, piccolezza per scelta, volontaria povertà e spogliazione di ogni prerogativa regale, al fine di manifestare l'amore che si dona e si perde per l'amato.
Molti non sanno che a Roma, sotto la colonna con in cima la statua dell'Immacolata, per tutta la giornata dell'8 dicembre, si dispiega un vero e proprio pellegrinaggio di gente che viene a porre un omaggio floreale alla Vergine Santa. Alla fine, nel pomeriggio, arriva in piazza di Spagna anche il Papa, con il suo cesto di rose (e questo tutti lo sanno). Il gioioso compito di coordinare, disporre e animare con la preghiera questo via vai nel giorno festivo è onore e onere, da sempre, dei giovani frati francescani conventuali. Tra di essi militò padre Massimiliano Maria Kolbe, il santo dell'Immacolata, che proprio a Roma, durante gli studi teologici, fondò con altri confratelli del Collegio internazionale la Milizia di Maria Immacolata. Lo stesso Collegio internazionale (un tempo ubicato vicino al Circo Massimo, poi trasferito all'EUR sulla via Laurentina), provvede fin dalle prime luci dell'alba a inviare i volonterosi e devoti frati per sottolineare l'inscindibile amore dell'Ordine dei Francescani conventuali alla loro Patrona e Regina, la Vergine Immacolata.
Vi posto alcune foto arrivatemi soltanto oggi, dove si vedono gli infreddoliti fraticelli svolgere il compito che fu di padre Kolbe:
a fine giornata: stanchi, ma felici: per l'Immacolata e il Papa!
P. Giulio Berrettoni, ofm conv., 1931-2011. R.I.P.
Padre Giulio Berrettoni, già custode e rettore del Sacro Convento e della Basilica di San Francesco di Assisi (dal 1989 al 2001) è morto ieri sera nel Convento dei frati minori conventuali di Osimo.
Nato il 20 marzo del 1931 a Massa Fermana, è entrato giovanissimo nei seminari dell'Ordine dei francescani conventuali, ed è stato ordinato sacerdote ad Osimo nel 1954. Ha trascorso tutta la sua vita tra Osimo, Ancona ed Assisi.
Padre Giulio è stato il custode dell’immane tragedia del terremoto e degli anni difficili e laboriosi delle ricostruzione, e custode del Grande Giubileo del 2000. Terminato il suo servizio ad Assisi era tornato ad Osimo per preparare il quarto Centenario della nascita di San Giuseppe da Copertino.
Per noi che, giovani frati, andavamo a servire d'estate la Basilica e la Tomba di San Francesco, p. Giulio aveva sempre le braccia spalancate, la parola accogliente e il sorriso gioviale, pur nel mezzo delle tante faccende, delle personalità da ricevere e nonostante le prove dure che dovette sopportare durante il suo servizio di Custode in Assisi, prima fra tutte il terremoto del 1997.
Vogliamo ricordarlo con l'affetto che merita per la sua passione e intelligenza nel condurre la fraternità internazionale del Sacro Convento di San Francesco, e per la capacità sempre rinnovata di accogliere tutti, di qualunque estrazione, religione o parte politica presso quella che, ai frati, indicava come "la Tomba di Famiglia, la tomba del nostro Padre san Francesco".
Adesso è "volato dalla Mamma", come diceva citando le parole dell'altro grande Santo che aveva nel cuore, san Giuseppe da Copertino, presso il cui santuario ha passato gli ultimi anni della sua esistenza terrena.
I funerali saranno celebrati domani alle 15 nella Basilica di San Giuseppe da Copertino a Osimo. La camera ardente è stata allestita nella Sala San Francesco nel Chiostro del Convento.
Uno dei gioielli del complesso della Basilica di Sant'Antonio di Padova è certamente la Pontificia Biblioteca Antoniana, ospitata in alcuni dei locali più spettacolari del convento. Il solerte frate bibliotecario attuale, p. Alberto, ci offre una visita virtuale del luogo e del contenuto della Biblioteca (come vedete il padre è anche esperto nell'arte del computer, non solo in quella dei manoscritti antichi). Nel video qui sotto potete ammirare i codici e le miniature, le volte affrescate e i mappamondi conservati dai frati per conto del Papa, a cui è stato donato tutto questo patrimonio a seguito della Conciliazione e i Patti Lateranensi. Un condensato di storia e arte dal XIII secolo ad oggi.