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sabato 26 maggio 2012

L'Ottava di Pentecoste "Fai-da-te", permessa dalla Forma Ordinaria

Parecchie scontentezze sortì, a suo tempo, la soppressione dell'Ottava di Pentecoste, eliminata dalla riforma del Messale e del Calendario liturgico effettuata da Paolo VI.
Ma se è vero che nel libro liturgico non si trova più formalmente (come invece capita nella Forma Straordinaria) l'indicazione dei giorni dell'Ottava con la Messa assegnata, è anche vero che la "flessibilità" concessa nel "Tempo per annum" dalla Forma Ordinaria, permette in verità di celebrare comunque una settimana "post Pentecosten" che accompagni e metta in luce l'importanza della festa dello Spirito Santo, da non esaurirsi in una sola domenica.
Vengo perciò ai consigli che, nel pieno rispetto della normativa liturgica attuale, permettono ad ogni sacerdote di sottolineare per bene il tempo che intercorre tra la Solennità di Pentecoste e la Festa della SS. Trinità.

1) Utilizzate le MESSE VOTIVE allo Spirito Santo. Ci sono ben tre diversi formulari nel Messale Romano II edizione (in italiano), e il secondo e terzo formulario hanno ben due collette ciascuno tra cui scegliere. I prefazi  che si possono utilizzare sono due. Il Messale offre quindi una ricchezza eucologica spesso e volentieri trascurata e ignorata dai sacerdoti, che non sempre tengono conto degli abbondanti tesori di preghiera presenti nei libri liturgici.

2) Quest'anno sono liberi da Memorie o Feste il lunedì, il martedì, il mercoledì e il sabato, tutti giorni in cui si può celebrare la messa "a scelta". Quale scelta migliore, nella settimana dopo Pentecoste, che offrire la Messa in onore dello Spirito Santo. (Giovedì 31 è la Visitazione, mentre il 1° giugno festeggiamo san Giustino).

3) Se volete solennizzare in maniera particolare queste Messe, è anche permesso l'uso delle letture proprie (Lezionario Messe votive e "ad diversa", vol. 5° dei nuovi lezionari) al posto di quelle feriali. Questa scelta offre al predicatore abbondanti spunti per prolungare la meditazione omiletica del giorno di Pentecoste. 

4) Vi aggiungo i formulari delle tre Messe - or ora citate - in Latino, qualora possano risultare utili alla vostra meditazione i testi originali, o anche per utilizzarli nella celebrazione. In italiano li trovate alle pagg. 844-848 del Messale Romano.

De Spiritu Sancto  Colore Liturgico ROSSO

A

Ant. ad introitum
Rm 5,5
Cáritas Dei diffúsa est in córdibus nostris, per inhabitántem Spíritum eius in nobis.

Collecta
Deus, qui corda fidélium Sancti Spíritus illustratióne docuísti, da nobis in eódem Spíritu recta sápere, et de eius semper consolatióne gaudére. Per Dóminum.

Super oblata
Múnera, quæsumus, Dómine, obláta sanctífica, et corda nostra Sancti Spíritus illustratióne emúnda. Per Christum.

PRÆFATIO I DE SPIRITU SANCTO De missione Spiritus a Domino in Ecclesiam.
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
per Christum Dóminum nostrum.
Qui, ascéndens super omnes cælos sedénsque ad déxteram tuam,
promíssum Spíritum Sanctum in fílios adoptiónis effúdit.
Quaprópter nunc et usque in sæculum,
cum omni milítia Angelórum,
devóta tibi mente concínimus,
clamántes atque dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus....



Ant. ad communionem
Cf. Ps 67,29-30
Confírma hoc, Deus, quod operátus es in nobis, a templo sancto tuo, quod est in Ierúsalem.

Post communionem
Sancti Spíritus, Dómine, corda nostra mundet infúsio, et sui roris íntima aspersióne fecúndet. Per Christum.

B

Ant. ad introitum
Cf. Jn 14,26 Jn 15,26
Cum vénerit Spíritus veritátis, docébit vos omnem veritátem, dicit Dóminus.

Collecta
Mentes nostras, quæsumus, Dómine, Paráclitus qui a te procédit illúminet, et indúcat in omnem, sicut tuus promísit Fílius, veritátem. Qui tecum.

Oppure:
 Deus, cui omne cor patet et omnis volúntas lóquitur, et quem nullum latet secrétum, purífica per infusiónem Spíritus Sancti cogitatiónes cordis nostri, ut te perfécte dilígere, et digne laudáre mereámur. Per Dóminum.

Super oblata
Inténde, quæsumus, Dómine, spiritálem hóstiam altáribus tuis piæ devotiónis stúdio propósitam, et da fámulis tuis spíritum rectum, ut fides eórum hæc dona tibi concíliet, et comméndet humílitas. Per Christum.

PRÆFATIO II DE SPIRITU SANCTO
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
Qui síngulis quibúsque tempóribus aptánda dispénsas,
mirísque modis Ecclésiæ tuæ gubernácula moderáris.
Virtúte enim Spíritus Sancti ita eam adiuváre non désinis,
ut súbdito tibi semper afféctu nec in tribulatióne supplicáre defíciat, 
nec inter gáudia grátias reférre desístat,
per Christum Dóminum nostrum.
Et ídeo, choris angélicis sociáti,
te laudámus in gáudio confiténtes: Sanctus, Sanctus, Sanctus ...

Ant. ad communionem
Jn 15,26 Jn 16,14
Spíritus qui a Patre procédit, ille me clarificábit, dicit Dóminus.

Post communionem
Dómine Deus noster, qui nos vegetáre dignátus es cæléstibus aliméntis, suavitátem Spíritus tui penetrálibus nostri cordis infúnde, ut, quæ temporáli devotióne percépimus, sempitérno múnere capiámus. Per Christum.

C

Ant. ad introitum
Lc 4,18
Spíritus Dómini super me, evangelizáre paupéribus misit me, dicit Dóminus.

Collecta
Deus, qui univérsam Ecclésiam tuam in omni gente et natióne sanctíficas, in totam mundi latitúdinem Spíritus tui dona defúnde, ut, quod in ipsis evangélicæ prædicatiónis exórdiis tua est operáta dignátio, nunc quoque per credéntium corda diffúndat. Per Dóminum.

Oppure:
Deus, cuius Spíritu régimur, cuius protectióne servámur, præténde nobis misericórdiam tuam, et exorábilis tuis esto supplícibus, ut in te credéntium fides tuis semper benefíciis adiuvétur. Per Dóminum.

Super oblata
Sacrifícia, Dómine, tuis obláta conspéctibus, ignis Spíritus sanctíficet, qui discipulórum Fílii tui corda succéndit. Qui vivit et regnat in sæcula sæculórum.

Præfatio: I de Spiritu Sancto vel II.

Ant. ad communionem
Cf. Ps 103,30
Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis fáciem terræ.

Post communionem
Hæc nobis, Dómine, múnera sumpta profíciant, ut illo iúgiter Spíritu ferveámus, quem Apóstolis tuis ineffabíliter infudísti.Per Christum.

venerdì 25 maggio 2012

Canto di comunione per la Pentecoste

Il Graduale Simplex, libro liturgico post-conciliare per il canto gregoriano nelle chiese "minori" e meno musicalmente dotate, suggerisce (vedi pag. 193) come canto di comunione per il giorno di Pentecoste, l'antica antifona "Spiritus qui a Patre procedit" , normalmente impiegata dal Graduale Romanum come canto per la Messa votiva allo Spirito Santo. E' davvero semplicissima e alla portata di tutti. I versetti del salmo che si può  lodevolmente intercalare alla ripetizione dell'antifona, si cantano nel conosciutissimo tono VIII e sono da trarre dal Salmo 78 (in latino: Ps. 77).

Spiritus qui a Patre procedit, alleluia: ille me clarificabit, alleluia, alleluia.
Lo Spirito che procede dal Padre, alleluia: lui mi glorificherà, alleluia, alleluia.

Popolo mio, porgi l'orecchio al mio insegnamento, *
ascolta le parole della mia bocca.

Diremo alla generazione futura †
le lodi del Signore, la sua potenza *
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Ha comandato ai nostri padri di farle conoscere
ai loro figli, †
perché le sappia la generazione futura, *
i figli che nasceranno.

Anch'essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli *
perché ripongano in Dio la loro fiducia

E non dimentichino le opere di Dio, *
ma osservino i suoi comandi.

Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua, *
e strariparono torrenti.

«Potrà forse dare anche pane *
o preparare carne al suo popolo?».

Comandò alle nubi dall'alto *
e aprì le porte del cielo.

Fece piovere su di essi la manna per cibo *
e diede loro pane del cielo:

L'uomo mangiò il pane degli angeli, *
diede loro cibo in abbondanza.

Mangiarono e furono ben sazi, *
li soddisfece nel loro desiderio.

Ecco ora una rarissima incisione del canto di cui stiamo parlando, registrato dai monaci di St. Benoit-du-Lac (Quebec- Canada) nel 1936. 

mercoledì 23 maggio 2012

Nuova linfa per il canto sacro, in special modo il Gregoriano: le promesse della Congregazione per il Culto Divino

Sandro Magister, presente al convegno di sabato scorso a Lecce, rilancia la notizia - diffusa direttamente dal Sottosegretario della Congregazione per il Culto Divino, Juan-Miguel Ferrer Grenesche - a proposito della riorganizzazione della stessa Congregazione e delle nuove competenze assegnatele dal Motu Proprio Quaerit semper. Potete leggere qui tutta intera la relazione, di cui cito solo le conclusioni con qualche commento in rosso.

Il nuovo regolamento, ancorché dipendente dalla conferma da parte della segreteria di Stato, prevede il mantenimento di quattro sezioni, per non alterare l’organico, che saranno però in linea di principio le seguenti:

– l'ufficio liturgico I;
– l'ufficio liturgico II;
– l’ufficio disciplinare, nel quale si sommano le competenze di disciplina liturgica e tutte quelle che riguardano i sacramentali;
l’ufficio per le arti e la musica liturgiche.

In ogni caso, qualunque sia la configurazione finale di questo dipartimento per le arti e la musica, si prevede che al suo interno ci si occupi con una certa differenziazione di competenze dei temi di musica e di quelli di architettura, pittura, scultura e arti cosiddette minori.

A sua volta, ciò esigerà la nomina di una serie di collaboratori esterni o consultori, con specifiche competenze in questi settori.

Nel campo specifico della musica sacra torneranno a stabilirsi specifiche relazioni a livello istituzionale con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, come pure con l’Abbazia di Saint-Pierre di Solesmes e altre associazioni e istituzioni che lavorano nel campo della musica per la liturgia, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista accademico, sia nella prospettiva della creazione di nuove musiche o della pastorale.

A livello di obiettivi o sfide immediate ne segnalo alcuni che risultano certamente evidenti:

a. Attualizzare e completare la serie dei libri musicali per la liturgia in lingua latina, sia per quanto riguarda la santa messa, sia per l’ufficio divino, i sacramenti e i sacramentali. Raggiunto tale traguardo, converrà probabilmente realizzare una edizione completa e più facilmente fruibile di molti di questi materiali nella forma di una sorta di "liber usualis". [Un liber usualis per la forma ordinaria!!]

b. Sembra altresì urgente ricompilare e precisare le diverse norme e gli orientamenti del magistero pontificio più recente sulla musica sacra per offrire un testo di base per un direttorio per il canto e la musica nella celebrazione liturgica ad uso delle diverse conferenze dei vescovi, cui è affidato il compito di elaborare direttori e repertori per le rispettive nazioni. [Un direttorio che aiuti chi vuole fare le cose giuste a poterle sostenere con un documento essenziale, senza dover citare continuamente a destra e sinistra pronunciamenti vari, ma di difficile reperibilità]

Tale direttorio, per quanto riguarda il canto gregoriano, dovrà superare le dispute tra i criteri puramente paleografici e quelli pastorali, come pure, in relazione con il competente dicastero, porre i problemi dell’uso del gregoriano secondo edizioni anteriori al 1962 nella cosiddetta "forma straordinaria" del rito romano.

c. Con l’aiuto delle istituzioni accademiche e pastorali competenti, sarà necessario promuovere, almeno nelle principali o più diffuse lingue moderne, in armonia con i criteri esposti in un opportuno direttorio, modelli di nuove composizioni che aiutino a verificare le proposte teoriche e a discernerle a livello locale.

Resta il dubbio quale sia la strategia migliore per giungere a tale risultato. Per il momento, si resta in attesa che i nuovi organismi interni alla congregazione, membri e consultori, si confrontino in merito, dall’edizione di repertori per le celebrazioni internazionali all’organizzazione di premi o concorsi internazionali di composizione, a corsi per compositori, direttori e interpreti e a molte altre proposte concrete da valutare.

Ricapitolando, è evidente che per ricondurre il tema della musica nelle celebrazioni liturgiche la congregazione, facendo propri gli insegnamenti di papa Benedetto XVI e dei suoi immediati predecessori in materia, deve garantire:

1. la preparazione di strumenti attualizzati e ufficiali per poter celebrare con il canto la liturgia romana in lingua latina;

2. chiarezza e facilità per la celebrazione del rito romano nella forma ordinaria in lingua vernacola, cantando in parte o per intero l’ordinario e/o il proprio della messa o l’ufficio divino con melodie gregoriane o polifoniche basate sul testo liturgico in latino; [vuol dire: anche se la messa è in italiano non c'è nessun problema a tornare a cantare in latino, sia in gregoriano che in polifonia, e pure nell'ufficio divinol Questa è una grande affermazione]

3. l’esistenza di alcuni criteri attualizzati per poter applicare i principi di gradualità definiti in "Musicam sacram", sia per la celebrazione in lingua latina, sia per la celebrazione in lingua vernacola (direttorio); [Si riferisce ai vari gradi di partecipazione al canto: dal canto delle risposte e dei dialoghi tra sacerdote e assemblea, al canto dell'Ordinario, fino al canto del proprio della Messa, che non è da considerare "furto al popolo" se resta appannaggio delle Scholae]

4. l’esistenza di un quadro normativo certo e rispondente al fine di stabilire opportuni repertori nazionali destinati ad assumere di volta in volta un valore ufficiale, in modo tale che l’impiego di altri canti richieda un’autorizzazione "ad casum" da parte del rispettivo ordinario: anche questa materia del futuro direttorio.  [Un restringimento enorme, almeno in teoria, sugli "altri canti adatti" al posto di quelli propri]
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Bellissima anche la relazione di Fulvio Rampi sul Gregoriano come "Lectio divina" musicale, esegesi in canto della Parola di Dio, fatta propria dalla spiritualità della Chiesa latina. Potete leggere anche questa relazione a questo link: Il Canto Gregoriano: un estraneo a casa sua

sabato 5 maggio 2012

Io sono la vite e voi i tralci: canto di comunione della 5a Domenica di Pasqua

Io sono la vite e voi i tralci
Ascoltiamo "Ego sum vitis vera", antifona di comunione della V domenica di Pasqua, anno B, nella Forma Ordinaria, cantata dai monaci di Holy Cross (Santa Croce), monastero benedettino di Chicago (www.chicagomonk.org). E' molto simile nella musica a quella della settimana scorsa: "Ego sum Pastor bonus", che potete confrontare ascoltando il canto riportato in questo post. Quasi ad creare una continuità ideale-musicale tra le rivelazioni che Gesù dà di se stesso (io sono...) attraverso le metafore evocative e polisemiche offerte nel vangelo di Giovanni.


“Io sono la vera vite e voi i tralci, chi rimane in me e io in lui,
porta molto frutto”. Alleluia, Alleluia. (Gv 15,1.5)


Scarica qui lo spartito

giovedì 3 maggio 2012

La traduzione della lettera di Benedetto XVI sul "pro multis"

C'ha pensato Magister a pubblicare sul suo blog la traduzione in italiano della lettera del Papa, scritta in tedesco ai vescovi della Germania (qui originale), sulla modalità di tradurre nelle lingue moderne la locuzione "pro multis" che si trova nelle parole della consacrazione del calice nella Santa Messa. 
Ne avevo parlato in questo post, qualche giorno fa, augurandomi di trovare presto una versione in lingua italiana (speravo nei canali istituzionali... invece ha provveduto un giornalista... Anche questo può essere visto come significativo: i giornalisti di solito scoprono e diffondono ciò che qualcuno non ha interesse a far sapere).
Vi ri-posto solo la lettera, se volete leggere il commento e gli antefatti (oltre che scoprire chi siano i "lettori-impliciti" di questa lettera), potete andare direttamente al Blog Espresso-Chiesa.
Non sfuggano, nella lettura, i motivi teologici per cui il Papa vuole sia ripristinata la traduzione letterale (dei testi liturgici e biblici). L'interpretazione della Rivelazione non inerisce al testo scritto, tanto meno alla sua traduzione, ma è compito del vivo magistero, che deve far risuonare nella predicazione e catechesi il vero senso del testo, secondo il significato ricevuto dalla Tradizione.


Eccellenza!
Reverendo, caro arcivescovo!

In occasione della sua visita, il 15 marzo 2012, ella mi ha messo a conoscenza del fatto che, per quanto riguarda la traduzione delle parole "pro multis" nella preghiera del canone della santa messa, tra i vescovi dell'area di lingua tedesca tuttora non esiste consenso.

A quanto pare incombe il pericolo che, nella nuova edizione del "Gotteslob", la cui pubblicazione è attesa presto, alcune parti dell'area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione "per tutti", sebbene la conferenza episcopale tedesca sia d'accordo nello scrivere "per molti", così come auspicato dalla Santa Sede.

Le ho promesso di pronunciarmi per iscritto in merito a tale importante questione, per prevenire una simile divisione nel luogo più intimo della nostra preghiera. Provvederò a fare inviare questa lettera, che attraverso di lei indirizzo a tutti i membri della conferenza episcopale tedesca, anche agli altri vescovi dell'area di lingua tedesca.

Permettetemi qualche breve parola su come è sorto il problema.

Negli anni Sessanta, quando il messale romano, sotto la responsabilità dei vescovi, dovette essere tradotto in lingua tedesca, esisteva un consenso esegetico sul fatto che il termine "i molti", "molti", in Isaia 53, 11 s., fosse una forma espressiva ebraica per indicare l'insieme, "tutti". La parola "molti" nei racconti dell'istituzione di Matteo e di Marco era pertanto considerata un semitismo e doveva essere tradotta con "tutti". Ciò venne esteso anche alla traduzione del testo latino, dove "pro multis", attraverso i racconti evangelici, rimandava a Isaia 53 e quindi doveva essere tradotto con "per tutti".

Tale consenso esegetico nel frattempo si è sgretolato; non esiste più. Nel racconto dell'ultima cena della traduzione unificata tedesca della Sacra Scrittura si legge: "Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza, versato per molti" (Mc 14, 24; cfr. Mt 26, 28). Ciò rende evidente una cosa molto importante: la traduzione di "pro multis" con "per tutti" non è stata una traduzione pura, bensì un'interpretazione, che era, e tuttora è, ben motivata, ma è una spiegazione e dunque qualcosa di più di una traduzione.

Questa fusione fra traduzione e interpretazione per certi versi fa parte dei principi che, subito dopo il Concilio, guidarono la traduzione dei testi liturgici nelle lingue moderne. Si era ben consapevoli di quanto la Bibbia e i testi liturgici fossero distanti dal mondo del linguaggio e del pensiero attuale della gente, per cui anche tradotti avrebbero continuato ad essere incomprensibili per quanti partecipavano alle funzioni. Un rischio nuovo era il fatto che, attraverso la traduzione, i testi sacri sarebbero stati aperti, lì, davanti a quanti partecipavano alla messa, e tuttavia sarebbero rimasti molto distanti dal loro mondo, ed anzi questa distanza sarebbe diventata più che mai visibile. Quindi non ci si sentì solo autorizzati, ma addirittura obbligati a immettere l'interpretazione nella traduzione, così da abbreviare il cammino verso le persone, i cui cuori e le cui menti dovevano essere raggiunti da quelle parole.

In una certa misura il principio di una traduzione contenutistica e non necessariamente letterale dei testi fondamentali continua ad essere giustificato. Poiché pronuncio spesso le preghiere liturgiche nelle varie lingue, noto che talvolta tra le diverse traduzioni quasi non si riscontrano somiglianze e che il testo comune sulle quali si basano spesso è solo lontanamente riconoscibile. Allo stesso tempo si sono verificate delle banalizzazioni che costituiscono vere perdite. Così, nel corso degli anni, io stesso ho compreso sempre più chiaramente che, come orientamento per la traduzione, il principio della corrispondenza non letterale, bensì strutturale, ha i suoi limiti.

Seguendo queste intuizioni, l'istruzione per i traduttori "Liturgiam authenticam", promulgata il 28 marzo 2001 dalla congregazione per il culto divino, ha messo nuovamente in primo piano il principio della corrispondenza letterale, senza naturalmente prescrivere un verbalismo unilaterale.

L'importante intuizione che sta alla base di questa istruzione è la distinzione, già citata all'inizio, fra traduzione e interpretazione. Essa è necessaria sia per le parole della Scrittura, sia per i testi liturgici. Da un lato, la sacra Parola deve emergere il più possibile per se stessa, anche con la sua estraneità e con le domande che reca in sé. Dall'altro, alla Chiesa è affidato il compito dell'interpretazione affinché – nei limiti della nostra rispettiva comprensione – ci giunga il messaggio che il Signore ci ha destinato.

Anche la traduzione più accurata non può sostituire l'interpretazione: fa parte della struttura della Rivelazione il fatto che la Parola di Dio venga letta nella comunità interpretante della Chiesa, che la fedeltà e l'attualizzazione si leghino tra loro. La Parola deve essere presente per se stessa, nella sua forma propria, a noi forse estranea; l'interpretazione deve essere misurata in base alla sua fedeltà alla Parola, ma al tempo stesso deve renderla accessibile a chi l'ascolta oggi.

In tale contesto, la Santa Sede ha deciso che nella nuova traduzione del messale l'espressione "pro multis" debba essere tradotta come tale, senza essere già interpretata. La traduzione interpretativa "per tutti" deve essere sostituita dalla semplice traduzione "per molti". Vorrei ricordare che sia in Matteo sia in Marco non c'è l'articolo, quindi non "per i molti", bensì "per molti".

Se dal punto di vista della correlazione fondamentale fra la traduzione e l'interpretazione questa scelta è, come spero, del tutto comprensibile, sono però consapevole che essa rappresenta una sfida immensa per tutti coloro ai quali è affidato il compito di spiegare la Parola di Dio nella Chiesa.

Per chi normalmente frequenta la messa, ciò appare quasi inevitabilmente come una frattura al centro stesso del rito sacro. Domanderà: ma Cristo non è morto per tutti? La Chiesa ha modificato la sua dottrina? Può farlo, le è permesso? È all'opera una reazione che vuole distruggere l'eredità del Concilio?

Grazie all'esperienza degli ultimi cinquant'anni, tutti noi sappiamo quanto profondamente la modifica delle forme e dei testi liturgici colpisca l'anima delle persone; e quindi quanto un cambiamento in un punto così centrale del testo debba inquietare le persone. Proprio per questo, quando davanti alla differenza fra traduzione e interpretazione si scelse la traduzione "molti", si stabilì anche che nelle diverse aree linguistiche la traduzione dovesse essere preceduta da una catechesi accurata, con la quale i vescovi dovevano spiegare concretamente ai loro sacerdoti, e tramite loro ai fedeli, di che cosa si trattava.

Questa catechesi previa è il presupposto essenziale per l'entrata in vigore della nuova traduzione. Per quanto mi risulta, nell'area di lingua tedesca una tale catechesi finora non c'è stata. La mia lettera intende essere una richiesta pressante a tutti voi, cari confratelli, a preparare ora una tale catechesi, per poi parlarne con i vostri sacerdoti e al contempo renderla accessibile ai fedeli.

In questa catechesi bisogna anzitutto chiarire brevemente perché nella traduzione del messale, dopo il concilio, la parola "molti" è stata resa con "tutti": per esprimere in modo inequivocabile, nel senso voluto da Gesù, l'universalità della salvezza che giunge da lui.

Allora, però, sorge subito la domanda: se Gesù è morto per tutti, perché nelle parole dell'ultima cena egli ha detto "per molti"? E perché allora insistiamo su queste parole di Gesù dell'istituzione?

Prima di tutto, a questo punto bisogna ancora precisare che secondo Matteo e Marco Gesù ha detto "per molti", mentre secondo Luca e Paolo ha detto "per voi". Ciò sembra stringere ancora di più il cerchio. Ma proprio a partire da qui ci si può avvicinare alla soluzione. I discepoli sanno che la missione di Gesù trascende loro e il loro gruppo; che egli è venuto per riunire insieme i figli di Dio di tutto il mondo che erano dispersi (Gv 11, 52). Le parole "per voi" rendono però la missione di Gesù molto concreta per i presenti. Essi non sono un qualche elemento anonimo di un insieme immenso, bensì ognuno di loro sa che il Signore è morto proprio per lui, per noi. "Per voi" si protende nel passato e nel futuro, si rivolge a me personalmente; noi, che siamo qui riuniti, siamo conosciuti e amati come tali da Gesù. Quindi questo "per voi" non è un restringimento, bensì una concretizzazione che vale per ogni comunità che celebra l'eucaristia, che la unisce in modo concreto all'amore di Gesù. Il canone romano ha unito tra loro le due espressioni bibliche nelle parole di consacrazione e quindi dice: "per voi e per molti". Questa formula, poi, con la riforma liturgica è stata adottata per tutte le preghiere eucaristiche.

Però di nuovo: perché "per molti"? Il Signore non è forse morto per tutti? Il fatto che Gesù Cristo, come Figlio di Dio fatto uomo, sia l'uomo per tutti gli uomini, il nuovo Adamo, è una delle certezze fondamentali della nostra fede. Vorrei a questo riguardo ricordare solo tre versi delle Scritture. Dio "ha dato per tutti noi" il proprio Figlio, dice Paolo nella lettera ai Romani (8, 32). "Uno è morto per tutti", afferma nella seconda lettera ai Corinzi a proposito della morte di Gesù (5, 14). Gesù "ha dato se stesso in riscatto per tutti", si legge nella prima lettera a Timoteo (2, 6).

Ma allora bisogna davvero domandare ancora una volta: se questo è tanto ovvio, perché la preghiera eucaristica dice "per molti"? Ora, la Chiesa ha tratto questa formulazione dai racconti dell'istituzione nel Nuovo Testamento. La usa per rispetto della parola di Dio, per essergli fedele fin nella parola. È il timore reverenziale dinanzi alla stessa parola di Gesù la ragione della formulazione della preghiera eucaristica. Allora, però, domandiamo: perché Gesù ha detto così? La ragione vera consiste nel fatto che Gesù in tal modo si è fatto riconoscere come il servo di Dio di Isaia 53, che egli si è rivelato come la figura annunciata dalla profezia. Il timore reverenziale della Chiesa davanti alla parola di Dio, la fedeltà di Gesù alle parole della "Scrittura": è questa doppia fedeltà il motivo concreto della formulazione "per molti". In questa catena di riverente fedeltà, noi ci inseriamo con la traduzione letterale delle parole della Scrittura.

Come prima abbiamo visto che il "per voi" della tradizione paolino-lucana non restringe ma rende concreto, così ora possiamo riconoscere che la dialettica tra "molti" e "tanti" ha una sua importanza. "Tutti" si muove sul piano ontologico: l'essere e l'agire di Gesù comprende l'intera umanità, il passato, il presente e il futuro. Ma di fatto, storicamente, nella comunità concreta di coloro che celebrano l'eucaristia egli giunge solo a "molti". Si può quindi riconoscere un triplice significato dell'attribuzione di "molti" e "tutti".

Anzitutto, per noi, che possiamo sedere alla sua mensa, deve significare sorpresa, gioia e gratitudine per essere stati chiamati, per poter stare con lui e per poterlo conoscere. "Siano rese grazie al Signore che, per la sua grazia, mi ha chiamato nella sua Chiesa...".

Poi, però, in secondo luogo ciò è anche una responsabilità. La forma in cui il Signore raggiunge gli altri – "tutti" – a modo suo, in fondo rimane un suo mistero. Tuttavia, è indubbiamente una responsabilità essere chiamati direttamente da lui alla sua mensa per poter sentire: per voi, per me egli ha sofferto. I molti hanno la responsabilità per tutti. La comunità dei molti deve essere luce sul candelabro, città sopra il monte, lievito per tutti. È questa una vocazione che riguarda ognuno in modo del tutto personale. I molti, che noi siamo, devono avere la responsabilità per l'insieme, nella consapevolezza della loro missione.

Infine può aggiungersi un terzo aspetto. Nella società attuale abbiamo la sensazione di non essere affatto "molti", bensì molto pochi, una piccola massa che continua a diminuire. E invece no, siamo "molti": "Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7, 9). Siamo molti e rappresentiamo tutti. Quindi le parole "molti" e "tutti" vanno insieme e fanno riferimento l'una all'altra nella responsabilità e nella promessa.

Eccellenza, caro confratello nell'episcopato! Con tutto questo ho voluto accennare le linee fondamentali della catechesi, con la quale sacerdoti e laici dovranno essere preparati al più presto alla nuova traduzione. Auspico che tutto ciò possa servire anche a una partecipazione più intensa alla celebrazione della sacra eucaristia, inserendosi in tal modo nel grande impegno che dovremo affrontare con l'"Anno della Fede". Posso sperare che la catechesi venga presto preparata e in tal modo diventi parte del rinnovamento liturgico, per il quale il Concilio ha lavorato sin dalla sua prima sessione.

Con i saluti pasquali di benedizione, suo nel Signore.
Benedictus PP XVI  -  14 aprile 2012

(Traduzione dall'originale tedesco di Simona Storioni)
...firmato: Benedictus P.P. XVI

martedì 1 maggio 2012

Il Figlio del carpentiere e carpentiere lui stesso. San Giuseppe e il lavoro

Nel Vangelo di Marco (6,3) troviamo che Gesù è chiamato "il carpentiere", "il falegname". Matteo 13,55 però, nel passo parallelo ci informa che i paesani di Gesù si chiedevano: "Non è egli forse il figlio del carpentiere?" (CEI 1974) oppure: "Non è costui il figlio del falegname?" (CEI 2008). Solo Luca aggiunge il nome: "Non è costui il figlio di Giuseppe". Sommando questi dati i cristiani hanno sempre conosciuto il lavoro dell'artigiano Giuseppe, sposo della Vergine Maria e Padre putativo del Salvatore. La festa in onore di san Giuseppe artigiano o lavoratore (opifex) è certo di recente istituzione. Anche le immagini che ritraggono il padre di Gesù al lavoro nella sua bottega non risalgono a prima del XV secolo. Ma una chiarissima indicazione del lavoro di Giuseppe l'abbiamo fin dal V secolo, nella formella che decora la copertina di evangeliario in avorio conservata a Milano (vedi foto a sinistra e ingrandimento sotto). Vi troviamo la scena della Natività, e sulla sinistra Giuseppe con una sega vicino alla gamba: inequivocabile strumento della sua professione.

La festa del primo maggio così è presentata dal Martirologio Romano: 
San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini. Perciò, nel giorno in cui in molte parti della terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono.

La festa odierna si innesta su quella detta "del Patrocinio di San Giuseppe" (estesa nel 1847 alla Chiesa universale da Pio IX), e fu voluta esplicitamente da Pio XII nel 1955, per "cristianizzare" il giorno festivo dedicato ai lavoratori. Già papa Leone XIII, molto attento alla questione operaia, aveva dedicato - prima volta nella storia - al Santo Falegname di Nazareth un'enciclica: la Quamquam pluries.
Tutti i papi del '900 additarono Giuseppe come esempio per i lavoratori, senza mai dimenticare la sua speciale protezione sugli operai, artigiani e su ogni lavoro, in qualunque genere: Angelo Giuseppe Roncalli, che volle essere consacrato vescovo il 19 marzo, onorava in san Giuseppe il patrono dei diplomatici. Tanta era la sua devozione per lo Sposo di Maria che non esitò, eletto papa (Giovanni XXIII), a inserirlo nel Canone della Messa, modificando il venerabile testo che nessun suo predecessore aveva mai osato toccare.

Alla protezione di San Giuseppe affidiamo oggi tutti coloro che hanno perso il lavoro e lo cercano con ansia e speranza per provvedere alle necessità delle loro famiglie in questi tempi così difficili.

Preghiamo con l'inno proprio delle lodi del 1° di Maggio: Aurora solis nuntia, che potete ascoltare qui con la musica gregoriana degli inni mariani.

Auróra solis núntia,
mundi labóres éxcitans,
fabri sonóram málleo
domum salútat Názaræ.

Salve, caput domésticum,
sub quo supérnus Artifex,
sudóre salso róridus,
exércet artem pátriam.

Altis locátus sédibus
celsæque Sponsæ próximus,
adésto nunc cliéntibus,
quos vexat indigéntia.

Absíntque vis et iúrgia,
fraus omnis a mercédibus,
victus cibíque cópiam
mensúret una párcitas.

Sit Trinitáti glória,
quæ, te precánte, iúgiter
in pace nostros ómnium
gressus viámque dírigat. Amen.
L’aurora preannunziatrice del sole,
che chiama l’uomo al lavoro,
saluta la casa di Nazareth,
risuonante del martello dell'artigiano.

Salve, o Capo di famiglia,
sotto la cui guida il supremo Creatore,
bagnato di salso sudore,
esercita l’arte paterna.

Or che abiti nell’alto dei cieli
vicino all’inclita Sposa,
soccorri i fedeli,
che l’indigenza molesta.

La violenza e le liti siano allontanate,
ogni frode sia eliminata dalla mercede,
una sola sobrietà regoli
l’abbondanza del cibo e della vita.

Sia gloria alla Trinità,
che, per le tue preghiere,
diriga  i passi e la via di  noi tutti
sempre nella pace.   Amen.


domenica 8 aprile 2012

Vespri Pasquali in canto gregoriano

La cappella Giulia canta il vespro in gregoriano: lo trovate in questa registrazione che ho fatto dalla Radio Vaticana:
Vespri pasquali. Pascal Vespers  cantualeantonianum

Potete seguire e cantare insieme da pag. 13 del libretto qui sotto (che contiene lodi e vespri del giorno di Pasqua). Il cantico dell'Apocalisse però è cantato con una melodia diversa da quella contenuta nel libretto, come pure il responsorio e il Padre Nostro.

giovedì 5 aprile 2012

Il canto in onore dei Santi Olii: O redemptor sume carmen

Il Canto che accompagna la processione con cui i diaconi portano i recipienti degli olii santi da benedire e consacrare, durante la Missa Chrismatis, la Messa del Crisma celebrata la mattina del Giovedì Santo, è un canto comune alla tradizione romana e ambrosiana (anche se in quest'ultima ha un paio di strofe che non si trovano nel testo romano). Una melodia semplice e antica, che accompagna le parole "mediterranee", le quali esaltano l'olio d'oliva, presentato al vescovo perché lo benedica facendolo diventare olio dell'unzione esorcistica (l'olio dei catecumeni) e lo consacri con il balsamo per farne il Crisma che fa affluire lo Spirito Santo. Non è ricordato dal canto l'olio degli infermi, il terzo olio benedetto nella celebrazione odierna. 
Oltre agli spartiti e ai video (more romano e more ambrosiano), trovate sotto anche il testo latino con traduzione a fronte del testo breve romano.







Scarica qui lo spartito in notazione moderna con l'accompagnamento dell'organo

R. O Redemptor, sume carmen
 R. Accogli, o Redentore
temet concinentium.

 il canto della nostra lode.

Arbor foeta alma luce
 Cresciuto ai raggi fecondi della luce, un albero
hoc sacrandum protulit:
 ha prodotto l'olio che oggi consacriamo:
fert hoc prona praesens turba
 i fedeli presenti lo offrono adoranti
salvatori saeculi.
 al Salvatore del mondo.
R.
 R.

Consecrare tu dignare,
Tu degnati di consacrare,
rex perennis patriae,
o eterno Re dei cieli,
hoc olivum, signum vivum,
il frutto dell'ulivo, segno vivo
iura contra daemonum.
di vittoria contro le forze del Maligno.
R.
R.
.

Ut novetur sexus omnis,
Perché si innovi ogni essere umano,
unctione Chrismatis:
con l'unzione del Crisma:
ut sanetur sauciata
sia gloriosamente risanata
dignitatis gloria.
la sua dignità ferita dalla colpa.
R.
R.
.

Lota mente sacro fonte
Lavata al sacro fonte
aufugantur crimina,
l'anima è purificata dalle colpe;
uncta fronte sacrosanta
la fronte riceve la sacra unzione,
influunt charismata.
i doni dello Spirito affluiscono.
R.
R.
.

Corde natus ex Parentis,
Tu che sei nato dal seno del Padre,
alvum implens Virginis,
e abitasti nel grembo della Vergine,
praesta lucem, claude mortem
effondi la tua luce e allontana la morte
Chrismatis consortibus.
da quelli che ricevono il tuo Crisma.
R.
R.
.

Sit haec dies festa nobis
Sia questo per noi un giorno di festa
saeculorum saeculis;
che duri in eterno;
sit sacrata digna laude,
sia giorno consacrato dalla lode,
nec senescat tempore.
e non invecchi col tempo.
R.
R.

venerdì 16 marzo 2012

Canto liturgico per la Settimana Santa: Cantare la Passione del Signore

Grazie all'aiuto di due gentilissimi lettori, Ludovico e Paolo, e alla cortesia dell'associazione "Amici della Liturgia" (che potrete visitare a questo link: www.liturgiaculmenetfons.it), abbiamo l'opportunità di godere del Concerto Sacro da loro ideato e realizzato.
Sono tutte musiche e canti per la liturgia della Settimana Santa. La parte del leone la fa il canto della Passione secondo Marco in italiano (secondo il testo del Lezionario CEI) ma con la melodia gregoriana, trascrizione a cura dall'organista prof. Fabio Miori. Le parti polifoniche della "turba" sono state composte dal M° Daniele Lutterotti. Il M° Giuliano Gardumi dirige il coro liturgico "Beato Antonio Rosmini", composto da vari elementi provenienti dalla val Lagarina e alto Garda. I solisti sono Stefano Miori, Ezio Salvaterra e Sandro Miori.

Oltre alla bellissima registrazione dell'intero "concerto sacro" siamo in grado anche di fornire lo spartito completo del canto del Passio, che è quello previsto per la prossima Domenica delle Palme, Anno B. Se qualche intraprendente corale, con appositi ministri consenzienti, volesse utilizzare questa preziosa risorsa per far gustare il canto della Parola di Dio, farà certamente cosa buona e giusta.
Quindi, eccovi a seguire sia il video che il PDF scaricabile dello spartino, di cui ancora una volta ringraziamo il sito  www.liturgiaculmenetfons.it.
In questo file di presentazione troverete altri approfondimenti sui canti offerti nel video, tutti canti strettamente litugici, presi o dalla tradizione gregoriana, o nell'interpretazione polifonica anche contemporanea.

Il video comincia con il canto Christus factus est, al minuto 3:25 inizia la Passione del Signore





Scarica qui lo spartito o sfoglialo nella finestra:

sabato 3 marzo 2012

Preci litaniche ambrosiane per la II e IV settimana di Quaresima: esempio di preghiere dei fedeli

Per completare il post della settimana scorsa, sulle preci litaniche ambrosiane, oggi usate anche come preghiere dei fedeli, vi mostro questo sabato lo schema per le "domeniche pari" della Quaresima (II e IV). Ancora più semplici le preghiere, intercalate dal ritornello sempre uguale: "Kyrie, eleison":




PRECI LITANICHE (Domenica II e IV di Quaresima)

Dicamus omnes: Kyrie eleison.

Domine, Deus omnipotens patrum nostrorum. Kyrie eleison.

Respice de caelo, et de sede sancta tua. Kyrie eleison.

Pro Ecclesia tua sancta catholica, quam conservare digneris. Kyrie eleison.

Pro Papa nostro N. et Pontifice nostro N. et sacerdotio eorum. Kyrie eleison.

Pro universis Episcopis, cuncto clero, et populo. Kyrie eleison.

Pro civitate hac, omnibusque habitantibus in ea. Kyrie eleison.

Pro aerum temperie, et foecunditate terrarum. Kyrie eleison.

Libera nos, qui liberasti filios Israel. Kyrie eleison.

In manu forti, et brachio excelso. Kyrie eleison.

Exurge, Domine, adjuva nos, et libera nos propter nomen tuum. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

Diciamo unanimi: Kyrie eleison

O Signore, onnipotente, Iddio dei nostri padri. Kyrie eleison

Rivolgi lo sguardo dal cielo e dal tuo santo trono. Kyrie eleison.

Noi ti preghiamo per la Chiesa tua santa, affinché ti degni conservarla.Kyrie eleison.

Per il nostro Papa N., per il nostro Arcivescovo N. e per il loro clero.Kyrie eleison.

Per tutto l’episcopato e per tutto il clero ed il popolo. Kyrie eleison.

Per la nostra città e per tutti i suoi abitanti. Kyrie eleison.

Per la clemenza dell’aria e la fecondità dei campi. Kyrie eleison.

Liberaci tu, che liberasti già i figli di Israele. Kyrie eleison.

(Tu, che li liberasti) con mano forte e braccio sicuro. Kyrie eleison.

Sorgi, o Signore, ed aiutaci a liberarci in virtù del tuo nome. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.



Spartito delle Preces, cliccare sull'immagine per ingrandire

sabato 25 febbraio 2012

Preghiere dei fedeli: le preci "Divinae pacis" della liturgia Ambrosiana

Chi vuole conoscere con certezza le "preghiere dei fedeli" del III secolo, cioè nella loro forma pre-costantiniana, deve solo ascoltare le preci che nella Prima, Terza e Quinta domenica di Quaresima si cantano nelle chiese di rito ambrosiano. Preghiere semplici, tutte cantate con un semplice modulo, e corredate di una risposta che richiama il Kyrie, eleison orientale: Domine, miserere. La loro antichità è mostrata anche dalle richieste: per i perseguitati per la fede in carcere e "ad metalla", una pena che fu eliminata dai romani dopo il 220 d.C e qui è ancora menzionata! Interessante anche la preghiera per gli indemoniati,
Si vede a prima vista la parentela strettissima di queste preci con quelle della divina liturgia di San Giovanni Crisostomo, con le quali hanno ovviamente un'origine comune. 
Nel rito antico ambrosiano esse sono cantate all'inizio della Messa, nel rito "riformato" prendono spesso il posto delle preghiere dei fedeli vere e proprie. Naturalmente è questo il modello che Paolo VI, già arcivescovo di Milano, aveva in mente quanto pensava a restaurare la "prece universale" nel rito Romano, non gli sproloqui "con attualizzazione" che ci tocca sorbire da certi ignobili foglietti o peggio autoprodotte da parrocchiani volenterosi quanto liturgicamente ciarlieri. 

Perché non utilizzarle? Dopotutto non possono che essere amate, da chi vuole l'archeologia, perché sono un pezzo di antiquariato liturgico di tutto rispetto, da chi vuole la semplicità e la dignità, perché sono testi di incomparabile sapienza e umiltà, come si addice alla preghiera cristiana (che non dice a Dio come fare ciò che gli si chiede di fare....). Ve ne posto due esecuzioni, una preconciliare e una attuale.






PRECI LITANICHE (Domenica I, III e V di Quaresima)


Divinae pacis, et indulgentiae munere supplicantes, ex toto corde, et ex tota mente, precamur te. Domine, miserere.

Pro Ecclesia tua sancta catholica, quae hic, et per universum orbem diffusa est, precamur te. Domine, miserere.

Pro Papa nostro N., et Pontifice nostro N., et omni clero eorum, omnibusque sacerdotibus, ac ministris, precamur te. Domine, miserere.

Pro pace ecclesiarum, vocatione gentium, et quiete populorum, precamur te. Domine, miserere.

Pro civitate hac, et conversatione ejus, omnibusque habitantibus in ea, precamur te. Domine, miserere.

Pro aerum temperie, ac fructuum foecunditate terrarum, precamur te. Domine, miserere.

Pro virginibus, viduis, orphanis, captivis, ac poenitentibus, precamur te. Domine, miserere.

Pro navigantibus, inter agentibus, in carceribus, in vinculis, in metallis, in exiliis constitutis, precamur te. Domine, miserere.

Pro his, qui diversis infirmitatibus detinentur, quique spiritibus vexantur immundis, precamur te. Domine, miserere.

Pro his, qui in sancta tua Ecclesia fructus misericordiae largiuntur, precamur te. Domine, miserere.

Exaudi nos, Deus, in omni oratione, atque deprecatione nostra, precamur te. Domine, miserere.

Dicamus omnes: Domine, miserere. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
Favoriti dal dono della pace e della misericordia divina, supplichevoli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, noi ti preghiamo: Signore, abbi pietà.

Per la Chiesa tua santa, cattolica, che si è diffusa qui da noi e per l’universo orbe, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per il nostro Papa N. e per il nostro Arcivescovo N., per tutto il loro clero e per tutti i sacerdoti e ministri, noi ti preghiamo. 
Signore, abbi pietà.

Per la pace tra le Chiese, la vocazione delle genti, la tranquillità dei popoli, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per questa città e per la sua conservazione, e per tutti quelli che vi abitano, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per la clemenza del tempo e la fecondità della terra, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per le vergini, le vedove, gli orfani, gli schiavi ed i penitenti, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per i naviganti, i viandanti, i carcerati, per coloro che si trovano in catene, nelle miniere, in esilio,  noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per coloro che sono afflitti da infermità o vessati da spiriti immondi, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per coloro che nella Chiesa tua santa dispensano con larghezza frutti di misericordia, noi ti
preghiamo. Signore, abbi pietà.

Ascoltaci, o Dio, in ogni orazione e supplica nostra, noi te ne preghiamo.
Signore, abbi pietà.

Diciamo unanimi: Signore, pietà. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.











Grazie al nostro carissimo Giovanni Vianini abbiamo adesso anche lo spartito in notazione quadrata per cantare queste preci. Potete scaricare le immagini cliccando su di esse per ingrandirle:




venerdì 24 febbraio 2012

L'indulgenza plenaria dei Venerdì di Quaresima: ecco la preghiera in italiano


Carissimi sacerdoti fate conoscere le indulgenze plenarie, cari fedeli usate il tesoro delle indulgenze! [Ringraziamo Francesco che ci manda questo link per approfondire che cosa sia l'indulgenza e come normalmente si può ricevere]


L'Enchiridion indulgentiarum postconciliare (ediz. 1999) ricorda:

8 § 1. Plenaria indulgentia conceditur christifideli qui ...
... qualibet feria sexta temporis Quadragesimae, orationem En ego, o bone et dulcissime Iesu, coram Iesu Christi Crucifixi imagine post communionem pie recitaverit;

Si concede l'indulgenza plenaria ai fedeli che, nei venerdì del tempo di Quaresima, davanti all'immagine di Gesù Crocifisso, dopo la comunione, avranno recitato la preghiera En ego, o bone et dulcissime Iesu...

Ecco la preghiera:
En ego, o bone et dulcissime Iesu, ante conspectum tuum genibus me provolvo, ac maximo animi ardore te oro atque obtestor, ut meum in cor vividos fidei, spei et caritatis sensus, atque veram peccatorum meorum paenitentiam, eaque emendandi firmissimam voluntatem velis imprimere; dum magno animi affectu et dolore tua quinque vulnera mecum ipse considero, ac mente contemplor, illud prae oculis habens, quod iam in ore ponebat tuo David Propheta de te, o bone Iesu: « Foderunt manus meas et pedes meos; dinumeraverunt omnia ossa mea » (Ps 22 [Vg 21] 17-18).
(dal Messale Romano, Gratiarum actio post Missam)

E qui la traduzione in italiano:
Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che prostrato alla tua santissima Presenza ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non offenderti più, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o mio Gesù, il santo profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa”.

NB. Nota per gli ambrosiani, il cui rito non prevede la celebrazione eucaristica nei venerdì di Quaresima, suggerita nei commenti
Non essendo possibile riceve la S. Comunione nei venerdì di quaresima, la stessa indulgenza, alle stesse solite condizioni, su concessione della Penitenzieria Aostolica, si può acquistare nelle domeniche di quaresima in tutte le chiese di rito ambrosiano. (cfr. "Rivista Diocesana Milanese" giugno-luglio 1992 pp. 840 841)