Il canto di Offertorio per la Domenica della Santa Trinità, sia nella Forma Ordinaria che nella Forma Straordinaria, è lo stesso. Qui sotto testo, spartiti e musica per festeggiare l'Unico Dio in Tre Persone:
Cf. Tob. 12, 6 - Benedíctus sit Deus Pater, unigenitúsque Dei Fílius, Sanctus quoque Spíritus: quia fecit nobíscum misericórdiam suam.
Tobia 12, 6 - Benedetto sia Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: poiché fece brillare su di noi la sua misericordia.
In gregoriano:
Scarica qui lo spartito in formato PDF
Ecco lo stesso testo nell'elaborazione composta da W.A. Mozart all'età di soli 12 anni!:
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sabato 2 giugno 2012
venerdì 25 maggio 2012
Canto di comunione per la Pentecoste
Il Graduale Simplex, libro liturgico post-conciliare per il canto gregoriano nelle chiese "minori" e meno musicalmente dotate, suggerisce (vedi pag. 193) come canto di comunione per il giorno di Pentecoste, l'antica antifona "Spiritus qui a Patre procedit" , normalmente impiegata dal Graduale Romanum come canto per la Messa votiva allo Spirito Santo. E' davvero semplicissima e alla portata di tutti. I versetti del salmo che si può lodevolmente intercalare alla ripetizione dell'antifona, si cantano nel conosciutissimo tono VIII e sono da trarre dal Salmo 78 (in latino: Ps. 77).
Spiritus qui a Patre procedit, alleluia: ille me clarificabit, alleluia, alleluia.
Lo Spirito che procede dal Padre, alleluia: lui mi glorificherà, alleluia, alleluia.
Popolo mio, porgi l'orecchio al mio insegnamento, *
ascolta le parole della mia bocca.Diremo alla generazione futura †
le lodi del Signore, la sua potenza *
e le meraviglie che egli ha compiuto.
Ha comandato ai nostri padri di farle conoscere
ai loro figli, †
perché le sappia la generazione futura, *
i figli che nasceranno.
Anch'essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli *
perché ripongano in Dio la loro fiducia
E non dimentichino le opere di Dio, *
ma osservino i suoi comandi.
Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua, *
e strariparono torrenti.
«Potrà forse dare anche pane *
o preparare carne al suo popolo?».
Comandò alle nubi dall'alto *
e aprì le porte del cielo.
Fece piovere su di essi la manna per cibo *
e diede loro pane del cielo:
L'uomo mangiò il pane degli angeli, *
diede loro cibo in abbondanza.
Mangiarono e furono ben sazi, *
li soddisfece nel loro desiderio.
Ecco ora una rarissima incisione del canto di cui stiamo parlando, registrato dai monaci di St. Benoit-du-Lac (Quebec- Canada) nel 1936.
giovedì 17 maggio 2012
Giovedì dell'Ascensione: come si celebra nel luogo da dove Gesù partì per il cielo
Andiamo a vedere un servizio della TV dei Frati Minori di Terrasanta, girato lo scorso anno nel giorno dell'Ascensione, che a Gerusalemme si osserva nel giorno "giusto", cioè a 40 giorni dalla Pasqua, e nel luogo che la tradizione locale ha sempre considerato il punto da cui Gesù ascese al Padre:
sabato 5 maggio 2012
Io sono la vite e voi i tralci: canto di comunione della 5a Domenica di Pasqua
| Io sono la vite e voi i tralci |
Ascoltiamo "Ego sum vitis vera", antifona di comunione della V domenica di Pasqua, anno B, nella Forma Ordinaria, cantata dai monaci di Holy Cross (Santa Croce), monastero benedettino di Chicago (www.chicagomonk.org). E' molto simile nella musica a quella della settimana scorsa: "Ego sum Pastor bonus", che potete confrontare ascoltando il canto riportato in questo post. Quasi ad creare una continuità ideale-musicale tra le rivelazioni che Gesù dà di se stesso (io sono...) attraverso le metafore evocative e polisemiche offerte nel vangelo di Giovanni.
“Io sono la vera vite e voi i tralci, chi rimane in me e io in lui,
porta molto frutto”. Alleluia, Alleluia. (Gv 15,1.5)
Scarica qui lo spartito
venerdì 27 aprile 2012
Canti non appropriati in occasione dei funerali? La parola ai vescovi italiani
Alcune email mi sollecitavano a "dire la mia" a proposito di canzoni di cantautori contemporanei suonate o comunque eseguite in occasione di recenti funerali. Non penso sia minimamente importante il mio parere personale, né rilevante. Come non lo è - in questo campo - quello del direttore di Avvenire, il quale può d'altronde avere i suoi legittimi gusti musicali. Ma certo è da tenere in considerazione ciò che i vescovi italiani hanno voluto nella recentissima revisione del Rito delle Esequie. I nostri vescovi, previdenti, buoni conoscitori dell'italiana indisciplina, dopo le Premesse generali (che normano il rito per la chiesa intera), hanno approvato e inserito alcune "Precisazioni" che valgono per il nostro Bel Paese. Al num. 6 (pag. 30 del rituale del 2012) troviamo scritto così, a proposito del "commiato" che può seguire la liturgia esequiale:
...Si eviti il ricorso a testi o immagini registrati, come pure l'esecuzione di canti o musiche estranei alla liturgia.
Mi pare chiaro e non c'è bisogno di aggiungere altro, basta leggere quello che con tanta fatica i nostri vescovi discutono e approvano. Non c'è spazio per le polemiche e le palizzate. Se i preti, senza curarsi del volere dei loro vescovi, continuano a ritenersi padroni della liturgia, almeno non prendiamocela con i legittimi pastori che cercano - come possono - addirittura di ricordare gentilmente le ovvietà sopra esposte: cioè di non fare, ad esempio, Power Point con le foto migliori del defunto, non tappezzare la chiesa di cartelloni che salutano e inneggiano allo scomparso, non portarsi all'interno della chiesa maxi-stereo con i CD preferiti dal caro estinto... Tutto questo, in sè, non è affatto male, sia chiaro. Ci vuole anche l'umano e tenero ricordo. Ma, per favore, non all'altare, non dall'ambone (anche questo ricordano i vescovi: di non usare l'ambone della Chiesa per le eulogie funebri e di non trasformare le preghiere dei fedeli in parole di saluto rivolte al morto invece che a Dio). Per ogni cosa c'è il suo momento,..., diceva già l'antico Qohelet (3,1).
Il semplice fatto che si polemizzi su queste cose fa capire che forse non basta preparare una nuova traduzione dei testi, se poi non la si presenta al clero e ai laici e si evita di sobbarcarsi le necessarie conferenze formative per i sacerdoti per far penetrare il vero senso delle "novità".
giovedì 26 aprile 2012
Per chi si "illude" che "belare in gregoriano" avvicini a Dio: i canti del Buon Pastore
Domenica prossima, la IV di Pasqua nella forma Ordinaria, è la "Domenica del Buon Pastore" (nella Forma Straordinaria era domenica scorsa, cioè la II post Pascha). I canti proposti dal Graduale post-conciliare, ovviamente canti gregoriani, sono adatti a noi, povere pecorelle a cui piace "belare in gregoriano", come ha recentemente svilito il canto proprio della Chiesa romana lo storico del Concilio Alberto Melloni (leggete qui l'articolo riportato dal prof. Augé).
Melloni, pur sapendo benissimo che i belati gregoriani sono stati autorevolmente promossi dai documenti conciliari, dice - stranamente - che non possono essere considerati come una regola. E invece, dobbiamo ribadirlo, sono proprio una "regola", nel senso che il canto gregoriano rimane il punto di paragone, il metro di misura, per verificare ogni musica sacra e ogni canto per la liturgia. Non si deve sempre cantare in gregoriano, ovviamente, ma si deve riconoscere che è e rimane il canto proprio della Liturgia, la radice da cui può germogliare la novità, sia essa polifonia o canto più popolare.
Quindi, per onorare con santi "belati" il buon Pastore, che festeggeremo fra pochi giorni, riascoltiamo (e magari impariamo) l'alleluia e il canto di comunione di domenica prossima. Il testo dei due canti è lo stesso (nel nuovo Graduale, non è del tutto identico in quello vecchio, da cui ho attinto il video dell'alleluia):
Io sono il buon pastore e pascolo le mie pecore
Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore ed esse conoscono me
Scrivevo in tempi non sospetti a proposito dell'antifona di comunione (vedi qui). Questo testo ci fa risentire proprio l'onomatopea della pecorella (in quel "cognoscunt me meae" in cui il suono della "e" appare proprio un belare!). Ai "cristiani adulti", non so perché, non piace sentirsi pecorella del Signore, a noi francescani all'antica, che discendiamo teologicamente da Agostino, piace invece ripetere col Dottore d'Ippona: "per voi sono pastore, con voi faccio parte del gregge".
Alleluia Ego sum Pastor Bonus (scarica qui lo spartito in PDF)
Antifona alla Comunione: Ego sum Pastor Bonus (Scarica qui lo spartito dell'antifona)
venerdì 20 aprile 2012
Confessione per iscritto e fantasiose liturgie penitenziali portoghesi
Vi posto un video che sta suscitando vivaci e numerose discussioni all'interno della blogosfera cattolica... per diversi motivi, alcuni dei quali non così scontati, mentre altri, più seri, passano inosservati. Possiamo anche fare un esercizio di lettura da punti di vista diversi: teologico-sacramentale; liturgico, canonistico... e ne otterremo valutazioni diverse. Sia chiaro che a nessuno è consigliato di seguire l'esempio qui sotto mostrato. Anzi!
Si tratta del modo di confessare i giovanissimi (e i non-più-giovani) di p. Julio, sacerdote portoghese della parrocchia di Espinhel diocesi di Aveiro.
La didascalia del video precisa che, durante la Messa con i bambini, p. Julio riceve le confessioni con i peccati scritti su foglietti di carta, che dopo la lettura privata del prete vengono macinati nella macchinetta distruggi-documenti, posta sopra l'altare. Intanto il coro di "Arcel" esegue canti penitenziali adatti a creare l'atmosfera. Alla fine il sacerdote dà l'assoluzione a tutti quelli che si sono così confessati.
Dove sono i problemi di questa celebrazione?
Molti grideranno allo scandalo per il fatto che il sacerdote non ascolta i peccati ma li legge sul foglietto. E invece questo non solo non è un abuso - secondo i moralisti tradizionali e canonisti - ma è di per sé pure previsto (sebbene in circostanze limitate) fin dal tempo precedente la manualistica: i peccati devono essere "comunicati" al sacerdote attraverso la voce, ma possono essere comunicati anche per mezzo segni o gesti, tra questi, in primo luogo, i segni scritti (pensate a quando bisogna confessare dei sordomuti, a me è capitato varie volte!). Già San Tommaso nel Supplemento alla III parte della Summa, questione 9, art. 3, ritiene possibile, in presenza, aprire al confessore la propria coscienza per iscritto, se non è possibile fare altrimenti (infatti la parola vocalmente espressa rimane la maniera più adatta e degna). L'atto della confessione è così importante e personale che "quando non possiamo farlo in un dato modo, dobbiamo confessarci in un altro, secondo le nostre possibilità". L'importante è esprimere i peccati in maniera integrale.
Quindi, se penitente scrive tutti i suoi peccati mortali sul foglietto e lo consegna al confessore, il quale legge tutto, anche per un moralista come Sant'Alfonso Maria de' Liguori, la materia minima per il sacramento c'è.
Figuriamoci che, per il Diritto canonico, Can. 990: "Non è proibito [nemmeno!] confessarsi tramite l'interprete, evitati comunque gli abusi e gli scandali e fermo restando il disposto del can. 983, §2.", purché l'interprete, ovviamente, riporti quanto personalmente vuole confessare il penitente e costui, in presenza, possa ricevere l'assoluzione
Figuriamoci che, per il Diritto canonico, Can. 990: "Non è proibito [nemmeno!] confessarsi tramite l'interprete, evitati comunque gli abusi e gli scandali e fermo restando il disposto del can. 983, §2.", purché l'interprete, ovviamente, riporti quanto personalmente vuole confessare il penitente e costui, in presenza, possa ricevere l'assoluzione
Il problema - a mio avviso - è semmai se ci sia necessità di ricorrere ad altro modo che la parola parlata e, in seconda battuta, la fretta con cui vengono letti i peccati (soprattutto degli adulti) e la poca serietà nel considerare i bisogni spirituali delle persone (grandi o piccole) che vengono a confessarsi: magari necessitano di una domanda di chiarimento, di una parola di consiglio, di un approfondimento per la fede... che non pare esserci, stando al video in esame. Certo non è questione di diritto o sacramentaria, ma di serietà pastorale e zelo spirituale per il bene delle anime.
Pare poi abbastanza ridicolo il fatto che, quelli che tuonano dicendo che in confessione non si dovrebbe "fare la lista della spesa" dei propri peccati, siano spesso gli stessi che approvano la "singolare iniziativa" (o almeno sorvolano sul fatto) di confessare bambini e grandini, attraverso vere e proprie "liste di peccati", messi per iscritto! Ironia del linguaggio.
Il gesto di distruggere i foglietti dei peccati, anche se può piacere tanto ai liturgisti che cercano sempre nuovi "simboli", in reatà è un requisito che un buon canonista non può che apprezzare: bisogna tutelare anche in questo caso il sigillo del segreto della confessione. Quindi si eliminano fisicamente i supporti della comunicazione dei peccati. La cosa sconveniente, e che contravviene alle norme liturgiche, è porre SOPRA l'altare quello scatolone onnivoro! No, è veramente fastidioso. Poteva bastare uno sgabello o qualche altro supporto. L'altare è solo per il Corpo e Sangue di Cristo, nemmeno le reliquie dei Santi - dicono oggi i liturgisti - sono al loro posto appoggiate sulla sacra Mensa. Figuriamoci i distruggi-documenti! Un braciere con delle fiamme che divorano i foglietti mi parrebbe, comunque, più appropriato e simbolico rispetto all'uso dell'elettrodomestico.
L'assoluzione comune dopo la confessione individuale non deve essere confusa con l'assoluzione generale senza previa confessione (Cf. Introduzione al Rito della Penitenza). Tuttavia la forma mostrata dal video appare un ibrido: c'è la "confessione" individuale, ma l'assoluzione è generale. Nella forma della liturgia penitenziale comunitaria, tuttavia, è previsto che sia la confessione, sia l'assoluzione rimangano individuali, non quindi la sola confessione. Ciò che accade nel video, però, differisce comunque dal caso dell'assoluzione generale senza previa confessione, permessa solo a giudizio del Vescovo e solo in caso di gravissima necessità, che qui però non ricorre e non si verifica.
E' evidente poi, dal filmato, che molti ragazzini al momento dell'assoluzione non sono assolutamente attenti a ciò che sta avvenendo e forse neppure lo sanno. Comunque i sacramenti, anche l'assoluzione sacramentale, "funziona" ex opere operato, non per l'attenzione del ricevente. Altro discorso è quello sulla fruttuosità del sacramento, che ne può essere implicata... Mischiare le forme del rito della penitenza rimane, a mio avviso, un abuso. Questo però non invalida l'assoluzione.
Grave è anche la mancanza di una parola sulla soddisfazione che è una "parte integrante" del sacramento della confessione. Quella che comunemente viene detta "penitenza" è in realtà il segno del desiderio di cambiare vita, di riparare i peccati commessi, il segno di essere davvero risorti con Cristo a Vita nuova.
Oggi, ahimé, è talmente sottovalutata - nonostante sia ben prevista e inculcata dal rituale - che spesso il prete non dice niente a proposito della pratica penitenziale da far seguire alla confessione dei peccati. E così va in fumo la necessaria riparazione, che deve legare gesto liturgico e vita. La soddisfazione, infatti, può consistere in tre cose (oltre l'ovvio evitare i peccati confessati), e cioè preghiera, digiuno e carità (compresa l'elemosina, ma i gesti di carità sono ben più ampi della sola elemosina). E la soddisfazione penitenziale deve essere adattata a ciascun penitente, a seconda dei peccati confessati e della sua condizione di vita, di età, salute, ecc. come ricorda anche il Can. 981: "A seconda della qualità e del numero dei peccati e tenuto conto della condizione del penitente, il confessore imponga salutari e opportune soddisfazioni; il penitente è tenuto all'obbligo di adempierle personalmente"
Evidentemente padre Julio sorvola su questa terza, importante, caratteristica del sacramento della riconciliazione.
Ma oltrepassando i problemi già visti, la cosa più grave, dal punto di vista della disciplina liturgica e della coerenza sacramentale, per cui non si deve mai fare una cosa del genere, è che questo sacramento della confessione è inserito - a quanto scrive lo stesso sacerdote nel postare il video - all'interno della celebrazione della Santa Messa! (lo si capisce anche dalla stola color verde del sacerdote, che neppure si preoccupa di indossare la casula...)
Questo è un grave abuso, come specificato in Redemptionis Sacramentum 76:
...Secondo l’antichissima tradizione della Chiesa romana, non è lecito unire il sacramento della Penitenza con la santa Messa in modo tale che diventi un’unica azione liturgica. Ciò non impedisce, tuttavia, che dei Sacerdoti, salvo coloro che celebrano o concelebrano la santa Messa, ascoltino le confessioni dei fedeli che lo desiderino, anche mentre si celebra la Messa nello stesso luogo, per venire incontro alle necessità dei fedeli. Ciò tuttavia si svolga nella maniera opportuna.L'unico sacramento che non può mai essere incluso all'interno della Santa Messa è proprio il sacramento della Penitenza, perché esso prepara alla partecipazione piena all'altare del Signore, va "premesso" ad essa. Anche qui fa sorridere il fatto che mentre molti preti si scandalizzano che "durante" la Messa altri sacerdoti, nei confessionali, siano a disposizione per le confessioni, arrivino ad approvare l'inserire "nella" Messa il sacramento della riconciliazione, magari per i bambini che fanno "la festa del perdono" o "della Prima Confessione"!
PS. Altre considerazioni a parte, mi sembra tuttavia che quello della confessione "scritta" sia un pallino dei sacerdoti portoghesi. A parte il p. Julio, anche un altro prete, originario di Lisbona, è conosciuto per una sua famosa confessione ricevuta per iscritto (ma in circostanze molto diverse!!). Si tratta nientemeno che di Sant'Antonio di Padova (nativo, appunto, della città lusitana). Si narra che un giorno dovette leggere la lunga lista di peccati di un penitente che per la vergogna e le lacrime non riusciva a parlare e fu invitato da Antonio a comunicare per iscritto tutti i suoi peccati. Non avendo, però, il Santo taumaturgo a disposizione un distruggi-documenti, dovette ricorrere...ad un miracolo: ogni riga che Antonio leggeva, scompariva prodigiosamente appena letta, finché percorsa tutta la lista, il foglio tornò bianco e immacolato, come l'anima del penitente che era ricorso al Santo confessore.
![]() |
| Sant'Antonio regge il foglio, diventato candido, su cui erano scritti i peccati |
venerdì 13 aprile 2012
I canti gioiosi dell'Ottava di Pasqua
Per ogni giorno dell'Ottava di Pasqua la Messa, sempre con tono festivo, presenta in entrambe le forme del rito romano (i canti sono gli stessi), delle bellissime antifone di introito. Vi posto quelli di ieri, oggi e domani, a titolo di esempio.
Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):
Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.
Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.
et linguas infántium fecit disértas, allelúia.
Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.
Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):
Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.
Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.
Oggi, venerdì (Feria VI) ci viene proposto dal sal 77,53 un canto molto simile nell'incipit a quello di ieri. Vi si inneggia al passaggio del Mar Rosso e alla sommersione degli Egiziani nel mare (canto adatto al venerdì: ricorda, con l'immagine anticotestamentaria di vittoria, il senso della croce, salvezza per chi rinasce nelle acque del Battesimo, sconfitta per il diavolo, nemico dell'uomo, sommerso nelle acque):
Edúxit Dóminus pópulum suum in spe,
et inimícos eórum opéruit mare, allelúia.Il Signore, ha liberato il suo popolo e gli ha dato speranza;
i suoi nemici li ha sommersi nel mare, alleluia.Ieri, giovedì (Feria V), abbiamo letto (o cantato) dal Libro della Sapienza 10,20-21:
Victrícem manum tuam, Dómine,
laudavérunt páriter, quia sapiéntia apéruit os mutum, et linguas infántium fecit disértas, allelúia.
Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.
giovedì 12 aprile 2012
Un ripasso del canto Regina Caeli
L'antifona mariana del tempo di Pasqua, in gregoriano:
Testo, traduzione e altra musica sul saluto mariano di Pasqua, lo trovate a questo post dell'anno scorso: Regina coeli: lode alla Vergine nel tempo di Risurrezione
Testo, traduzione e altra musica sul saluto mariano di Pasqua, lo trovate a questo post dell'anno scorso: Regina coeli: lode alla Vergine nel tempo di Risurrezione
domenica 8 aprile 2012
Vespri Pasquali in canto gregoriano
La cappella Giulia canta il vespro in gregoriano: lo trovate in questa registrazione che ho fatto dalla Radio Vaticana:
Vespri pasquali. Pascal Vespers cantualeantonianum
Potete seguire e cantare insieme da pag. 13 del libretto qui sotto (che contiene lodi e vespri del giorno di Pasqua). Il cantico dell'Apocalisse però è cantato con una melodia diversa da quella contenuta nel libretto, come pure il responsorio e il Padre Nostro.
Vespri pasquali. Pascal Vespers cantualeantonianum
Potete seguire e cantare insieme da pag. 13 del libretto qui sotto (che contiene lodi e vespri del giorno di Pasqua). Il cantico dell'Apocalisse però è cantato con una melodia diversa da quella contenuta nel libretto, come pure il responsorio e il Padre Nostro.
Tropario Pasquale: Cristo ha calpestato la morte
Anche quest'anno buona Pasqua con l'antico annuncio della Risurrezione del Signore che ha calpestato la morte con la sua morte, e a quelli che erano negli inferi ha comunicato la sua vita immortale!
Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.
traduzioni:
ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!
ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.
RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав
ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!
ARAB:
المسيح قام من بين الاموات و وطيء الموت بالموت و وهب الحياة للذين في القبور
Spartito (cliccare per ingrandire)
Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.
traduzioni:
ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!
ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.
RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав
ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!
ARAB:
المسيح قام من بين الاموات و وطيء الموت بالموت و وهب الحياة للذين في القبور
Spartito (cliccare per ingrandire)
sabato 7 aprile 2012
"Dammi questo straniero": il canto di Giuseppe di Arimatea
Canto Bizantino Τον ήλιον κρύψαντα per il Sabato Santo
Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia
Questo inno è un lamento che fa parlare Giuseppe di Arimatea a Pilato, mentre chiede il corpo di Gesù. Un bellissimo inno della Settimana Santa bizantina. Gesù è indicato come "lo straniero", e punta così all'insegnamento di Gesù, al suo principio fondamentale di amore senza condizione verso il fratello sconosciuto e lo straniero. E' dedicato a tutti gli stranieri, che solo Maria sente suoi figli.
Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia
venerdì 6 aprile 2012
Il Grande e Santo Venerdì
Vederti pendere, o Cristo, canto per il Mattutino del Venerdì Santo nella Chiesa Russa:
Видящи Тя висима, Христе,
Тебе рождшая, вопияша:
что странное, еже вижу таинство, Сыне Мой?
Како на древе умираеши плотию водружен,
жизни подателю?
Altri canti russi per la Settimana Santa e il Triduo Pasquale si trovano a questa pagina: http://www.pravoslavie.ru/put/2236.htm
Видящи Тя висима, Христе,
Тебе рождшая, вопияша:
что странное, еже вижу таинство, Сыне Мой?
Како на древе умираеши плотию водружен,
жизни подателю?
Altri canti russi per la Settimana Santa e il Triduo Pasquale si trovano a questa pagina: http://www.pravoslavie.ru/put/2236.htm
giovedì 5 aprile 2012
Venerdì della Passione e Morte del Signore: Ecco il legno della Croce
L'ostensione della Croce, con il canto: "Ecce lignum Crucis". Dalla celebrazione di Benedetto XVI della Passione del Signore, Venerdì Santo 2011. Il Papa ci mostra come fare le cose nella liturgia: senza fretta, con il canto, con adorazione. In alcune chiese ci si dimentica anche di inginocchiarsi tutti insieme, qualche momento, in adorazione tra un "ecce lignum" e l'altro, per la fretta di arrivare... all'adorazione personale con il bacio della Croce! "Flectamus genua" ricorda il diacono: "pieghiamo le ginocchia"!
Il canto in onore dei Santi Olii: O redemptor sume carmen
Il Canto che accompagna la processione con cui i diaconi portano i recipienti degli olii santi da benedire e consacrare, durante la Missa Chrismatis, la Messa del Crisma celebrata la mattina del Giovedì Santo, è un canto comune alla tradizione romana e ambrosiana (anche se in quest'ultima ha un paio di strofe che non si trovano nel testo romano). Una melodia semplice e antica, che accompagna le parole "mediterranee", le quali esaltano l'olio d'oliva, presentato al vescovo perché lo benedica facendolo diventare olio dell'unzione esorcistica (l'olio dei catecumeni) e lo consacri con il balsamo per farne il Crisma che fa affluire lo Spirito Santo. Non è ricordato dal canto l'olio degli infermi, il terzo olio benedetto nella celebrazione odierna.
Oltre agli spartiti e ai video (more romano e more ambrosiano), trovate sotto anche il testo latino con traduzione a fronte del testo breve romano.
Scarica qui lo spartito in notazione moderna con l'accompagnamento dell'organo
Oltre agli spartiti e ai video (more romano e more ambrosiano), trovate sotto anche il testo latino con traduzione a fronte del testo breve romano.
Scarica qui lo spartito in notazione moderna con l'accompagnamento dell'organo
R. O Redemptor, sume carmen | R. Accogli, o Redentore |
temet concinentium. | il canto della nostra lode. |
Arbor foeta alma luce | Cresciuto ai raggi fecondi della luce, un albero |
hoc sacrandum protulit: | ha prodotto l'olio che oggi consacriamo: |
fert hoc prona praesens turba | i fedeli presenti lo offrono adoranti |
salvatori saeculi. | al Salvatore del mondo. |
R. | R. |
Consecrare tu dignare, | Tu degnati di consacrare, |
rex perennis patriae, | o eterno Re dei cieli, |
hoc olivum, signum vivum, | il frutto dell'ulivo, segno vivo |
iura contra daemonum. | di vittoria contro le forze del Maligno. |
R. | R. |
. | |
Ut novetur sexus omnis, | Perché si innovi ogni essere umano, |
unctione Chrismatis: | con l'unzione del Crisma: |
ut sanetur sauciata | sia gloriosamente risanata |
dignitatis gloria. | la sua dignità ferita dalla colpa. |
R. | R. |
. | |
Lota mente sacro fonte | Lavata al sacro fonte |
aufugantur crimina, | l'anima è purificata dalle colpe; |
uncta fronte sacrosanta | la fronte riceve la sacra unzione, |
influunt charismata. | i doni dello Spirito affluiscono. |
R. | R. |
. | |
Corde natus ex Parentis, | Tu che sei nato dal seno del Padre, |
alvum implens Virginis, | e abitasti nel grembo della Vergine, |
praesta lucem, claude mortem | effondi la tua luce e allontana la morte |
Chrismatis consortibus. | da quelli che ricevono il tuo Crisma. |
R. | R. |
. | |
Sit haec dies festa nobis | Sia questo per noi un giorno di festa |
saeculorum saeculis; | che duri in eterno; |
sit sacrata digna laude, | sia giorno consacrato dalla lode, |
nec senescat tempore. | e non invecchi col tempo. |
R. | R. |
mercoledì 4 aprile 2012
Vi do un comandamento nuovo: "Mandatum novum do vobis", il canto della lavanda dei piedi
Durante il rito della Lavanda dei piedi di domani (per il quale potete leggere qui il post a suo tempo preparato), il Graduale Romanum e il Graduale simplex concordemente pongono come canto l'antifona: "Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem, sicut dilexi vos, dicit Dominus".
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.
Ecco la registrazione del Canto da parte del coro Escolania Escorial di Spagna
Lo stesso canto eseguito dalla corale femminile "Cum Iubilo".
domenica 1 aprile 2012
Domenica delle Palme: i riti della Chiesa di Gerusalemme
I francescani di Terra Santa ci offrono una "finestra" virtuale per un'occhiata sui riti della Domenica delle Palme nel luogo dove tutto si svolse: Gerusalemme. Ecco il video di oggi, con l'inizio della Settimana Santa alla Basilica della Risurrezione del Signore, il Santo Sepolcro:
sabato 31 marzo 2012
La liturgia è cambiata e cambia ancora, per aiutare i fedeli a penetrarne il significato vero. La risposta del Papa a Fidel
Avevamo già riferito della curiosità di Fidel Castro a proposito dei cambiamenti occorsi nella liturgia della Chiesa negli ultimi 50 anni (vedi questo post). Adesso è uscito un articolo sull'Osservatore Romano, a firma dell'inviato Mario Ponzi, che ci fornisce ulteriori notizie sulla domanda di Castro e soprattutto sulla risposta del Papa, di cui in precedenza potevamo solo fare congetture. Ecco dunque la cronaca:
Castro ha mostrato subito una grande curiosità di conoscere, di sapere. Ha rivolto al Papa una serie di domande di ampio respiro. Inattesa la prima: ma perché la liturgia è cambiata così tanto? Il suo ricordo era fermo al periodo precedente il concilio e il Pontefice ha iniziato proprio dal Vaticano II la sua risposta. I padri conciliari hanno ritenuto di dover cambiare la liturgia per renderla più accessibile ai fedeli, ha spiegato il Papa. Anche se ciò — ha proseguito — ha creato situazioni tali da suggerire ulteriori modifiche, sempre per dare modo ai fedeli di penetrarne sino in fondo il significato vero e, dunque, di partecipare in modo più consapevole.
Il Papa ha spiegato a Castro quello che dovrebbe spiegare anche ad alcuni professori di liturgia arrabbiati contro quelle che chiamano le "controriforme" di Benedetto. Cioè: è vero che i padri del Concilio "hanno ritenuto di dover cambiare la liturgia per renderla più accessibile ai fedeli", che trovavano senza dubbio la barriera della lingua o quella di alcuni riti, forse, da riportare alla loro nobile semplicità. Ma - aggiunge il Pontefice - "ciò ha creato situazioni tali da suggerire ulteriori modifiche". Di che cosa parla se non di una "Riforma della riforma", per far fronte agli oggettivi dirottamenti dell'applicazione della riforma liturgica, e questo "per dare modo ai fedeli di penetrare sino in fondo il significato vero" della liturgia: non il significato soggettivo, che ogni gruppo o celebrante interpreta con parole sue. Per far "partecipare in modo più consapevole" il popolo di Dio, bisogna anche che si sappia a che cosa si partecipa. E questo significato non può essere manomesso. I sacramenti, parlando in linguaggio scolastico, causano ciò che significano. Se si cambia a piacere il loro significato, come si può pensare che non venga compromessa anche la causalità efficiente dei medesimi?
I cambiamenti fatti dalla Chiesa sono dunque sempre legittimi e spesso necessari. E a volte l'autorità della Chiesa si può accorgere che sia necessario intervenire ulteriormente a poca distanza da una riforma liturgica, se questa ha preso una piega imprevista, nella pratica, e si richiede perciò un serio aggiustamento. Magari recuperando qualcosa di ciò che - frettolosamente - si era considerato sorpassato o non più utile.
sabato 24 marzo 2012
La corona di Spine del Signore e le reliquie della Passione presso la Basilica di Sant'Antonio a Padova
| reliquiario parigino della S. Couronne d'epines di Gesù |
La storia della corona di spine di Gesù, una delle più insigni reliquie della Passione recuperate da Sant'Elena e tanto care alla devozione dei cristiani d'Occidente e d'Oriente, è una storia di fede, ma anche di soldi, di "regali" interessati e insieme di generosità e condivisione. Queste ultime virtù sono evidenziate dallo stato attuale della reliquia della corona, conservata a Notre Dame: le sue spine sono quasi del tutto assenti; offerte, nel corso dei secoli, alle tante chiese e diocesi dell'Europa. Le chiese francescane, in particolare, hanno beneficiato dell'appartenenza di San Luigi IX al Terz'Ordine di San Francesco, ricevendo spesso alcune spine della Corona di Gesù.
L'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II aveva "donato" al re di Francia San Luigi tutta una serie di reliquie che erano poi state collocate, in gran parte, nella Sainte-Chapelle di Parigi costruita appositamente per contenerle. Baldovino infatti, nel 1238, si trovava in Francia per cercare di rastrellare fondi e aiuti militari per sostenere il suo impero latino dal tentativo di riconquista dei legittimi proprietari ossia i Bizantini che avevano perduto la città per mano dei Veneziani durante la cosiddetta IV Crociata. In quell'occasione Baldovino impegnò presso la Corona francese la Contea di Namur per 500.000 lire di Parigi e regalò al re di Francia la reliquia nota come "Corona di Spine di Nostro Signore". Quest'ultima però non l'aveva con sé visto che l'aveva impegnata presso i Veneziani a fronte di una forte somma di denaro. Perciò San Luigi riscattò con grande esborso di denaro la reliquia ricevuta "in regalo" portandola poi a Parigi. Per essa fece costruire la "Sainte Chapelle", la più bella delle chiese del gotico francese, splendido reliquiario di vetro e pietra per la più insigne delle reliquie di Parigi.
La Basilica padovana di Sant'Antonio, negli armadi della Cappella delle Reliquie, possiede uno splendido reliquiario quattrocentesco contenente tre spine della Corona di Gesù (nicchia centrale, reliquiario num. 17), quasi certamente donate al santuario antoniano dallo stesso Re santo di Francia, per la sua devozione al Santo di Padova. La reliquia vicentina della Santa Spinea ha la medesima provenienza e nello stesso periodo (cf. qui).
Oltre a queste reliquie, la Basilica ha anche un frammento della Pietra del sepolcro di Cristo e della veste di Nostro Signore (nicchia di destra, num. 89), frammenti della pietra del Getsemani (nicchia di sinistra, num. 46), e naturalmente una scheggia del legno della vera Croce (nicchia centrale, reliquiario num. 3).
La comunità dei Frati del Santo, nel 1872, aveva anche ottenuto dalla Santa Sede di poter celebrare - con Messa votiva al tempo alquanto diffusa - la memoria della Corona di Spine, nel IV venerdì di Quaresima. Tale celebrazione avveniva con grande concorso di popolo, che desiderava vedere e ricevere la benedizione con queste reliquie che erano state a contatto con il corpo e il sangue del Signore durante la sua Passione.
Qualcuno oggi sorride di queste venerazioni, considerandole retaggi di superstizioni medievali. Invece di comprendere che il Cristianesimo è una religione storica, che racconta la storia della Salvezza, e non ha paura di guardare all'umanità del Salvatore e ai manufatti che sono stati coinvolti in questa storia e la narrano con la loro materialità simbolica. Non sempre - è vero - le reliquie della Passione sono autentiche, sono in ogni caso delle "icone", delle immagini intrise di forza evocativa. E questo non toglie che quelle, con tuta probabilità originali, abbiano una forte carica spirituale ed emotiva, capaci come sono di evocare in chi le accosta il ricordo della Passione di Gesù.
Non tutti potevano o possono recarsi in Terra Santa. Per loro, cioè per i poveri, il francescano re San Luigi voleva acquistare le reliquie più importanti della crocifissione e sepoltura di Cristo, per offrirle alla venerazione di quanti sono solo ricchi di fede, ma non possono affrontare il grande pellegrinaggio ai luoghi dove si sono svolti i fatti della nostra salvezza.
Anche recentemente il Direttorio Vaticano su Liturgia e Pietà popolare ha dovuto ribadire la legittimità di queste devozioni tanto disprezzate da chi non sa più apprezzare la devozione semplice dei semplici, contestualizzandole - comunque - sulla necessaria base biblica che valorizza e fornisce il quadro di interpretazione, e non dimentica affatto, la storia fin nei suoi particolari. Ecco il passo:
129. Il testo evangelico, singolarmente particolareggiato nella narrazione dei vari episodi della Passione, e la tendenza alla specificazione e alla differenziazione propria della pietà popolare, hanno fatto sì che i fedeli rivolgessero l’attenzione anche ad aspetti singoli della Passione di Cristo e ne facessero quindi oggetto di devozioni particolari: all’«Ecce Homo», il Cristo vilipeso, «con la corona di spine e il mantello di porpora» (Gv 19, 5), che Pilato mostra al popolo; alle sante piaghe del Signore, soprattutto alla ferita del costato e al sangue vivificante da essa sgorgato (cf. Gv 19, 34); agli strumenti della Passione, quali la colonna della flagellazione, la scala del pretorio, la corona di spine, i chiodi, la lancia della trafittura; alla santa sindone o lenzuolo della deposizione.Queste espressioni di pietà, promosse in alcuni casi da persone eminenti per santità, sono legittime. Tuttavia, per evitare un frazionamento eccessivo nella contemplazione del mistero della Croce, sarà conveniente sottolineare la considerazione complessiva dell’evento della Passione secondo la tradizione biblica e patristica.
A completamento di questo post, un piccolo documentario sulla Santa corona e la sua venerazione "ecumenica", nei primi venerdì del mese, presso la Cattedrale di Notre Dame di Parigi dove oggi è custodita la reliquia.
Il formulario della Messa Votiva (F.E.) della Corona di Spine è davvero bello. Una rilettura spirituale della regalità umile di Cristo, ritrovata nelle menzioni della corona e del gesto regale dell'incoronazione nelle pagine dell'Antico e del Nuovo testamento.
IN FESTO SS. SPINEAE CORONAE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI.
Introitus. Cant. 3. Egredimini, et videte, filiae Sion, regem Salomonem in diademate, quo coronavit eum mater sua, parans Crucem Salvatori suo.
Psalm. 8. Gloria et honore coronasti eum, Domine: et constituisti eum super opera manuum tuarum. v. Gloria Patri.
Oratio
Presta, quaesumus, omnipotens Deus; ut qui in memoriam passionis Domini nostri Jesu Christi, Coronam ejus spineam veneramur in terris : ab ipso gloria et honore coronari mereamur in coelis. Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti.
Fit commemoratio Feriae.
Lectio libri Sapientiae. Cant. 3. et 4.
Lectulum Salomonis sexaginta fortes ambiunt ex fortissimis Israel : omnes tenentes gladios, et ad bella doctissimi : uniuscujuisque ensis super femur suum propter timores nocturnos. Ferculum fecit sibi rex Salomon de lignis Libani. Columnas ejus fecit argenteas, reclinatorium aureum, ascensum purpureum : media caritate constravit propter filias Jerusalem. Egredimini, et videte filiae Sion, regem Salomonem in diademate, quo coronavit illum mater sua in die desponsationis illius, et in die laetitiae cordis ejus. Quam pulchra es, amica mea, quam pulchra es! Oculi tui columbarum, absque eo quod intrinsecus latet. Veni de Libano, sponsa mea, veni de Libano, veni : coronaberis.
Graduale. Eccli. 45. Corona aurea super caput ejus, expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis.
v. Psalm. 20. Quoniam praevenisti eum in benediclionibus dulcedinis, posuisti in capite ejus Coronam de lapide pretioso.
Tractus. Isaiae 61. Induit eum Dominus vestimentis salutis, et indumento justitiae, quasi sponsum decoratum corona.
v. Isai. 28. Corona tribulationis effloruit in coronam gloriae, et sertum exultationis. f. Sap. 5. Accepit regnum decoris, diadema speciei.
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In Missis votivis Tempore Paschali:
Alleluja, alleluja. f. Eccli. 45. Corona aurea super caput ejus, expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. Alleliija.f. Tibi gloria, hosanna: tibi triumphus et vicloria : tibi summae laudis, ethonoris corona. Alleluja.
Per annum usque ad Septuagesimam:
Graduale. Ibid. Corona aurea super caput ejus : expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. f. Psalm. 20. Quoniam praevenisti eum in benediclionibus dulcedinis, posuisti in capite ejus coronam de lapide pretioso. Alleliija, alleliija. f. Isai.28. Corona tribulationis effloruit in coronam gloriae, etsertum exultationis. Alleluja.
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+ Sequentia sancti Evangelii secundum Joannem. Joan. 19.
In illo tempore : Apprehendit Pilatus Jesum, et flagellavit. Et milites plectentes Coronam de spinis, imposuerunt capiti ejus, et veste purpurea circumdederunt eum. Et veniebant ad eum, et dicebant: «Ave Rex Judaeorum» : et dabant ei alapas. Exivit ergo iterum Pilatus foras, et dicit eis: «Ecce adduco vobis eum foras, ut cognoscatis, quia nullam invenio in eo causam». Exivit ergo Jesus portans Coronam spineam, et purpureum vestimentum.
Credo.
Offertorium. Tuam Coronam adoramus, Domine : tuam gloriosam recolimus passionem.
Secreta
Tuorum militum, Rex omnipotens, virtutem robora : ut quos in hujus mortalitatis stadio unigeniti Filii tui Corona laetificat; consummato cursu certaminis, immortalitatis bravium apprehendant. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit.
Praefatio de S. Cruce.
Communio. Prov. 4. Laetare, Mater nostra, quia dabit Dominus capiti tuo augmenta gratiarum, et corona inclyta proteget te.
Postcommunio
Supplices te rogamus, omnipotens Deus; ut haec sacramenta quae sumpsimus, per sacrosanctae Filii tui Coronae, cujus solemnia recensemus, virtutem : nobis proficiant ad medelam. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum; qui tecum vivit et regnat.
venerdì 23 marzo 2012
Canto alla comunione per la V domenica di Quaresima, anno B. Proposta di rinnovamento nella continuità
Il canto di comunione proposto dal Graduale Romanum per la V domenica di Quaresima nell'anno B, riprende il versetto 26 del cap. 12 di Giovanni, letto al Vangelo: "Se qualcuno mi vuol servire mi segua e là dove sono io sarà anche il mio servitore".
Un'antifona molto bella, ma non facilmente maneggiabile da tutti. Eccola qui:
Ma per i cori parrocchiali, o per i principianti del gregoriano è sicuramente più accessibile lo stesso testo nel rivestimento musicale sillabico che troviamo a pag. 365 nel Graduale Simplex. Melodia anche questa autenticamente gregoriana, mentre le parole sono le stesse dell'antifona precedente:
Un'antifona molto bella, ma non facilmente maneggiabile da tutti. Eccola qui:
Ma per i cori parrocchiali, o per i principianti del gregoriano è sicuramente più accessibile lo stesso testo nel rivestimento musicale sillabico che troviamo a pag. 365 nel Graduale Simplex. Melodia anche questa autenticamente gregoriana, mentre le parole sono le stesse dell'antifona precedente:
L'esecuzione di questo canto la trovate qui: www.youtube.com/watch?v=DZu-ca-Y3PY
Però anche questa soluzione può sembrare troppo ostica, nonostante la soavità di questa semplicissima melodia. Il latino non è ancora facilmente digerito. Bene. Come io sostengo, bisogna iniziare a far risentire i modi gregoriani, che possono benissimo vivere - nelle melodie semplici e sillabiche - anche senza la lingua originale. Per questo ho cercato di adattare all'italiano la musica del Graduale Simplex. Ne è uscita questa antifona che vi posto. E' solo un esempio e una prova. Però penso sia utilizzabile, per questo aggiungo anche le strofe del salmo 33 da cantare tra una ripetizione e l'altra dell'antifona (in forma di ritornello).
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