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lunedì 29 settembre 2014

Festa di San Michele e degli Arcangeli

Questo mottetto di B.Restelli ha come testo l'antifona al Magnificat del Breviario Romano, propria delle feste michelitiche: sia dell'Apparizione dell'Arcangelo San Michele, che si celebra in alcuni luoghi l'8 maggio, sia della Dedicazione della Chiesa di San Michele al Monte Gargano, festa che è all'origine dell'odierna ricorrenza di San Michele e degli altri Arcangeli. Il testo semplice di accorata preghiera non è più in uso nella forma ordinaria della liturgia, ma si presta ad essere una "giaculatoria" per continuare ad invocare l'attenzione vigilante del Principe delle Milizie celesti contro ogni male spirituale:



Princeps gloriosissime, Michael Archangele, esto memor nostri;
hic et ubique semper precare pro nobis Filium Dei. Alleluia, alleluia


Gloriosissimo principe, Michele Arcangelo, ricordati sempre di noi,
qui ed in ogni luogo sempre prega per noi il Figlio di Dio. Alleluia, alleluia.

venerdì 15 agosto 2014

La Messa "Assumpta est" di Palestrina, per la solennità di oggi

Difficilmente l'ascolterete nella vostra Chiesa, fosse anche una cattedrale famosa (tra l'altro moltissime, in Italia, sono proprio dedicate alla Madonna Assunta): si sa, è piena estate. Chiuso per ferie... Però grazie a YouTube, possiamo iniziare la giornata festiva del "Ferragosto" gustando la Missa "Assumpta est Maria" composta da Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Questa registrazione dei Tallis Scholars contiene l'ordinario della messa preceduto dal mottetto che musica le parole dell'antifona d'Introito della solennità odierna, a cui aggiunge il versetto 6,9 (6,10 in italiano) del Cantico dei Cantici. 
Se vi interessa lo spartito del mottetto, potete scaricarlo a questo collegamento. Qui, invece, gli spartiti della Messa. Sotto il video musicale trovate testo e traduzione di "Assumpta est Maria in coelum".



Assumpta est Maria in coelum,
gaudent angeli,
laudantes benedicunt Dominum.
Gaudete et exsultate omnes recti corde, quia hodie Maria virgo cum Christo regnat in aeternum.

Quae est ista, quae progreditur quasi aurora consurgens,
pulchra ut luna, electa ut sol,
terribilis ut castrorum acies ordinata?
Gaudete et exsultate omnes recti corde, quia hodie Maria virgo cum Christo regnat in aeternum.

Maria è assunta in celo,
si rallegrano gli angeli,
lodano e benedicono il Signore.
Rallegratevi ed esultate voi tutti retti di cuore, perché oggi la Vergine Maria insieme a Cristo regna per l’eternità.

Chi è costei che avanza come aurora che sorge, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come esercito a vessilli spiegati?
Rallegratevi ed esultate voi tutti retti di cuore, perché oggi la Vergine Maria insieme a Cristo regna per l’eternità.

mercoledì 13 agosto 2014

Canti russi in onore della Dormizione/Assunzione della Madre di Dio


La festa della Dormizione e Assunzione della Madre di Dio accomuna tutte le chiese di tradizione apostolica fin dai tempi più antichi. Oriente e Occidente concordano nella celebrazione a metà agosto della morte e risurrezione della Vergine, che la tomba non potè trattenere. Preghiere e canti bellissimi sono composti per la liturgia del giorno (anche i cristiani che seguono il calendario giuliano festeggiano il "15 agosto" che cade per loro il 28 del mese).
I primi due canti della raccolta di inni polifonici della liturgia bizantina-russa per la festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, sono il Tropario e il Kontakion del giorno, di cui trovate, sotto il video, testo e traduzione:



Тропарь
В рождестве Девство сохранила еси,/ во успении мира не оставила еси, Богородице,/ преставилася еси к животу,/ Мати сущи Живота,// и молитвами Твоими избавляеши от смерти души наша.

Tropario
Nella maternità hai conservato la verginità e nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; sei stata trasferita alla Vita essendo madre della Vita e con le tue preghiere liberi dalla morte le nostre anime.

Кондак
В молитвах неусыпающую Богородицу/ и предстательствах непреложное упование/ гроб и умерщвление не удержаста:/ якоже бо Живота Матерь,/ к животру престави// во утробу Вселивыйся приснодевственную.

Kontàkion
La tomba e la morte non poterono trattenere la Madre di Dio sempre vigilante nella preghiera, e nella cui intercessione resta ferma speranza. Infatti Colui che abitò un seno sempre vergine ha assunto alla vita colei che è Madre della vita.


Ai Vespri bizantini della festa dell'Assunta (qui il testo completo) viene recitata anche questa dossologia in lode alla Vergine:
La tua gloriosa Dormizione rallegra i cieli, fa esultare le schiere degli Angeli: tutta la terra è nella gioia elevando a te un canto di commiato, o Madre del Signore di ogni cosa, Vergine santissima ignara di nozze e che hai liberato il genere umano dall’ancestrale condanna. 
Ad un segno divino i Principi degli Apostoli accorsero dai confini del mondo per seppellirti; e vedendoti elevata da terra verso l’alto, con gioia ripetevano la parola di Gabriele, esclamando: Rallegrati, ricettacolo di tutta la divinità! Rallegrati, tu che sola con la tua maternità hai unito le realtà della terra a quelle del cielo. 
O Vergine Madre, Sposa di Dio, avendo tu generato la vita, nella venerata Dormizione ti sei trasferita alla vita immortale, scortata dagli Angeli, Arcangeli e Potenze, dagli Apostoli, dai Profeti e da tutta la creazione, e tuo Figlio ha ricevuto nelle sue mani pure la tua anima immacolata. 
Gloria... Ed ora. 
Alla tua immortale Dormizione, Genitrice di Dio e Madre della vita, le nubi rapirono nell’aria gli Apostoli: sebbene fossero dispersi per il mondo furono riuniti in un solo coro attorno al tuo corpo purissimo; avendolo seppellito con reverenza ti cantavano le melodiose parole di Gabriele: Rallegrati, Piena-di-grazia, Vergine Madre ignara di nozze; il Signore è con te! Supplica il tuo Figlio e nostro Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la Grande Dossologia, si conclude col Tropario della festa: “Nella maternità hai conservato la verginità....”. Lo stesso Tropario e il Kontàkion: “La tomba e la morte...” sono ripetuti a ogni Ora dell’ufficio fino al 23 agosto e sono cantati anche alla Liturgia.

sabato 21 giugno 2014

Canti per il Corpus Domini dal rituale italiano per il culto eucaristico

Tra i canti suggeriti dal libro liturgico che regola Il Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico, tra cui l'Adorazione e le Processioni teoforiche (cioè che portano Dio stesso sotto le specie del pane), si può trovare una rielaborazione del Lauda Sion (qui testo e traduzione), un adattamento in forma semplice e con intercalare di acclamazioni che mi pare adatta ad ogni coro e, in particolare, all'occasione festosa del Corpus Domini. Fu composto da Federico Caudana nel 1927 per la cattedrale di Cremona. Vi riporto il testo, lo spartito come si trova nel rituale al num. 235 (qui lo spartito polifonico in PDF), e il video musicale con l'esecuzione del brano del Coro di Bonemerse (CR):




Lauda, Sion, Salvatorem,
lauda ducem et pastorem,
in hymnis et canticis.
Sit laus piena, sit sonora, 
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

R. Christus vincit, 
    Christus regnat,
    Christus imperat!

Ecce panis angelorum,
factus cibus viatorum:
non mittendus cànibus.
Sit laus piena, sit sonora, 
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

Bone pastor, panis vere,
tu nos bona fac videre,
in terra vivéntium.
Sit laus piena, sit sonora
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

martedì 10 giugno 2014

Si quaeris, il responsorio per S.Antonio, di Lorenzo Perosi

Il testo del "Si quaeris miracula" fu scritto da fra Giuliano da Spira per il primo ufficio liturgico dedicato al Santo di Padova. Divenne ben presto il canto che contraddistingue S.Antonio, santo dei miracoli di ogni genere, al quale tutti si rivolgono "giovani e anziani" come possono attestare "gli abitanti di Padova" (dicant paduani).Oggi lo ascoltiamo nella versione del Maestro Lorenzo Perosi (1872-1956) cantata dal Coro dell'Arcidiocesi di Campinas (Brasile).

Abbiamo trattato del "Si quaeris" in parecchi post durante questi anni:
Il canto gregoriano originale del 1233 conservato presso la Basilica di S.Antonio (qui). Il canto gregoriano in forma semplice (qui). "Si quaeris" dalla California del XVII sec. (qui). Il "Si quaeris" di Francis Poulenc (qui)

Il video


E lo spartito (scaricabile qui)

lunedì 9 giugno 2014

"Messa a scelta": per usare bene il Messale Romano durante il "Tempus per Annum".


Con il giorno di Pentecoste, nel Messale Romano di Paolo VI, si chiude il ciclo pasquale e si apre il "Tempus per Annum", tradotto un po' infaustamente  in italiano come: "Tempo Ordinario".
Questo lungo periodo dell'anno liturgico - che nel rito riformato ambrosiano ha conservato il suo bel nome antico di "Tempo dopo la Pentecoste" - non possiede dei formulari propri per le Messe dei giorni feriali (secondo l'antica costumanza della Chiesa di Roma). Per ogni giorno "verde" la Messa è la stessa della domenica precedente. In alcune settimane dove sono rare le memorie obbligatorie di Santi, il ripetere la stessa Messa risulta un po' pesante. Tuttavia, se il sacerdote non è pigro, questi giorni si prestano in modo speciale ad accogliere le celebrazioni "votive" o "ad diversa" cioè per varie necessità. I formulari di Messe votive sono davvero tanti nel più recente Messale Romano, e sarebbe un peccato non utilizzarli con una certa frequenza - senza però far prevalere i "gusti" del ministro sulle esigenze e necessità devozionali della porzione di popolo di Dio affidatagli.

I "Principi e Norme" per l'uso del Messale si esprimono così a proposito delle celebrazioni votive:
375. Le Messe votive dei misteri del Signore o in onore della beata Vergine Maria o degli Angeli o di qualche Santo o di tutti i Santi, si possono celebrare per la pietà dei fedeli nelle ferie del tempo ordinario, anche se ricorre una memoria facoltativa. Tuttavia non si possono celebrare come votive le Messe che si riferiscono ai misteri della vita del Signore o della beata Vergine Maria, eccetto la Messa della sua Immacolata Concezione, perché la loro celebrazione è in armonia con il corso dell' anno liturgico. 
377. Nelle ferie del tempo ordinario nelle quali ricorrono memorie facoltative o si fa l'ufficio della feria, si può celebrare qualunque Messa o utilizzare qualunque orazione per diverse circostanze, fatta eccezione per le Messe rituali. 
378. Si raccomanda particolarmente la memoria di santa Maria in sabato, perché nella Liturgia della Chiesa viene venerata in modo speciale e prima di tutti i Santi la Madre del Redentore.
Propongo alcuni esempi di sano "pluralismo" liturgico, che - ricordo - non è affatto una novità, ma è parte integrante della modalità romana di affrontare i giorni a cui non è assegnata una celebrazione obbligatoria particolare.

Dunque:
A) Nei giorni successi la Pentecoste (questa settimana....) perché non celebrare più frequentemente la "Messa votiva dello Spirito Santo", quasi a prolungare la gioia della Pentecoste appena celebrata, distendendo a mo' di antica "ottava" la meditazione sul dono dello Spirito Santo? Faccio notare che il Messale italiano riporta ben tre diversi formulari: ciò significa che quella dedicata al Santo Spirito è una Messa particolarmente consigliata e che si intende di frequente celebrazione. (Qui un vecchio post sull'argomento)

B) Le messe votive celebrano Dio stesso o un particolare aspetto del Mistero della Redenzione, la Vergine Maria o un Santo. Secondo il "consiglio" della Chiesa Romana è forte tradizione dell'Ordine Francescano (e di vari altri ordini e congregazioni) la celebrazione settimanale della Memoria mariana nel giorno di Sabato.
I titoli delle Messe votive da usare "a scelta" sono i seguenti:
  • Santissima Trinità
  • Mistero della Santa Croce
  • Santissima Eucaristia
  • Santissimo Nome di Gesù
  • Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo
  • Sacratissimo Cuore di Gesù 
  • Spirito Santo 
  • Beata Vergine Maria (a cui si aggiungono anche tutti formulari del Comune)
  • Santi Angeli
  • San Giuseppe
  • Santi Apostoli Pietro e Paolo
  • Tutti i Santi Apostoli
  • San Pietro apostolo
  • San Paolo apostolo
  • Un santo apostolo
  • Tutti i Santi
C) Esistono poi le Messe che intendono focalizzare la preghiera del Popolo di Dio su alcuni aspetti particolari della vita quotidiana, dell'attualità ecclesiale, oppure su problemi emergenti da affidare al Signore, o per il doveroso ringraziamento da elevare a Dio:

Al primo posto troviamo una sezione di Messe per le necessità della "Santa Chiesa"
  • Per la Chiesa universale
  • Per la Chiesa locale
  • Per il Papa
  • Per il Vescovo
  • Per l'elezione del Papa o del Vescovo
  • Per un Concilio o un Sinodo
  • Per una riunione spirituale o pastorale
  • Per i sacerdoti
  • Per il sacerdote celebrante (3 formulari, uno specialmente per un sacerdote in cura d'anime, uno generico e uno nell'anniversario della propria ordinazione)
  • Per i ministri della Chiesa
  • Per i religiosi
  • Per i laici
  • Per le vocazioni agli Ordini Sacri
  • Per le vocazioni religiose
  • Per l'unità dei cristiani (3 formulari)
  • Per l'evangelizzazione dei popoli (2 formulari)
  • Per i cristiani perseguitati
Come chiede l'Apostolo Paolo (1Tm 2,1-2) bisogna poi pregare per i governanti e per la società civile, per poter condurre una vita tranquilla e sicura. Perciò esistono i seguenti formulari:
  • Per la patria o per la comunità civile 
  • Per le autorità civili 
  • Per gli organismi soprannazionali 
  • Per il presidente della repubblica
  • Per il progresso dei popoli
  • Per la pace e la giustizia
  • In tempo di guerra o di disordini
In diverse circostanze della vita sociale possono poi presentarsi delle occasioni particolari e straordinarie che suggeriscono di pregare per particolari esigenze o categorie di persone:
  • All'inizio dell'anno civile
  • Per la santificazione del lavoro
  • Nel tempo della semina
  • Dopo il raccolto
  • Per la fame nel mondo
  • Per i profughi e gli esuli
  • Per i migranti
  • Per i prigionieri
  • Per i carcerati
  • Per gli infermi e i moribondi
  • In tempo di terremoto
  • Per chiedere la pioggia
  • Per chiedere il bel tempo
  • Contro le tempeste 
  • Per qualunque necessità 
  • Per ringraziamento
Nell'ultima sezione il Messale non dimentica - mostrando saggezza e realismo pastorale - alcune "necessità particolari" tipicamente cristiane: il conservare la pace e favorire la riconciliazione tra le persone, nelle famiglie, tra i vicini e tra quelli che devono tornare ad esserlo. Ecco perciò le Messe della IV sezione "ad diversa":
  • Per la remissione dei peccati
  • Per chiedere la virtù della carità
  • Per la concordia
  • Per la famiglia
  • Per i parenti e gli amici
  • Per coloro che ci affliggono
  • Per chiedere la grazia di una buona morte
D) Vorrei infine ricordare le "Messe per i defunti". Non devono essere relegate per il giorno del funerale! Esistono moltissimi formulari per ricordare i nostri cari in diverse circostanze e magari, come si fa nelle famiglie religiose - e in parecchie parrocchie - dedicare una messa mensile a suffragio di tutti i defunti, anche quelli dimenticati.

domenica 20 aprile 2014

Il Canto degli "Stichi" e "Stichirà" davanti al Santo Padre

Una tradizione medievale ripresa ai tempi di Giovanni Paolo II è quella di cantare davanti al Santo Padre gli "Stichi e Stichirà" pasquali, tipico canto bizantino che intercala ad alcuni versetti (stichi) del gioioso salmo 67(68) gli "stichirà", antifone poetiche che lodano il giorno di Pasqua e la risurrezione gloriosa di Cristo. La conclusione è costituita dal tropario di Pasqua, che si ripete incessantemente in tutto l'Oriente cristiano durante il tempo pasquale:
Cristo è risorto dai morti, con la sua morte ha calpestato la morte e ai morti nei sepolcri ha donato la vita!
Questo canto è stato ripristinato per segnare in modo particolare gli anni in cui la Pasqua orientale (che segue il calendario Giuliano) coincide nella stessa domenica con la Pasqua dell'occidente cristiano (che segue il calendario Gregoriano).
Ecco l'esecuzione di quest'anno davanti a Papa Francesco, non in greco, ma nella versione slava della liturgia bizantina. Sotto il video propongo la traduzione italiana e il testo cirillico originale:


Sorga Dio e i suoi nemici si disperdano. 

Oggi una Pasqua divina ci è stata rivelata,
una Pasqua nuova, santa, una Pasqua misteriosa,
una Pasqua solennissima.
Pasqua, il Cristo redentore,
Pasqua immacolata, Pasqua grande,
Pasqua dei credenti,
Pasqua che ci apre le porte del paradiso,
Pasqua che santifica tutti i fedeli!

Come si disperde il fumo, tu li disperdi. 

Su, o donne evangeliste,
venite dalla visione e dite a Sion:
ricevi da noi annunci di gioia,
la risurrezione di Cristo!
Rallegrati, giubila, esulta Gerusalemme,
contemplando il tuo re, il Cristo,
che procede dal sepolcro come uno sposo!

Periscano gli empi davanti a Dio, 
i giusti invece si rallegrino. 

Le donne mirofore al primo albore
si recarono al sepolcro del Vivificante
e trovarono un Angelo seduto sulla pietra,
che si rivolse a loro e disse:
Perché cercate il Vivente in mezzo ai morti?
Perché piangete l’Incorruttibile,
come se fosse nella corruzione?
Andate, annunciate ai suoi discepoli.

Questo è il giorno fatto dal Signore, 
rallegriamoci ed esultiamo in esso! 

Pasqua bellissima, Pasqua del Signore, Pasqua!
Una Pasqua santissima è sorta per noi!
Pasqua! Con gioia abbracciamoci gli uni gli altri!
O Pasqua che distruggi la tristezza!
Perché oggi il Cristo, risplendendo dalla tomba come dal talamo, ha riempito le donne di gioia,
dicendo: Portate l’annuncio agli apostoli!

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, 
ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

È il giorno della risurrezione! Irradiamo gioia
per questa festa, abbracciamoci gli uni gli altri,
chiamiamo fratelli anche coloro che ci odiano,
perdoniamo tutto per la risurrezione, ed
esclamiamo così:

Tropario: 
Cristo è risorto dai morti, 
con la sua morte ha calpestato la morte 
e ai morti nei sepolcri ha donato la vita!

Così commentava il canto il cerimoniere di Giovanni Paolo II, l'arcivescovo Piero Marini:

Il canto orientale degli «Stichi» e «Stichirà» di Pasqua
A sottolineare questo annunzio corale della Risurrezione del Signore compiuta insieme dalle Chiese di Oriente ed Occidente, la celebrazione papale del mattino di Pasqua di quest'anno riprende anche l'antica consuetudine medievale della Chiesa di Roma di cantare davanti al Papa gli «Stichi» e «Stichirà» di Pasqua della liturgia pasquale bizantina.
Gli «stichi», versetti del salmo 67 (68), intercalati con i tropari o «stichirà», versi teologici e poetici che cantano la risurrezione del Signore e la gioia della Pasqua cristiana, sono cantati nella Veglia pasquale bizantina alla fine delle lodi notturne, prima della celebrazione della divina liturgia e sono ripetuti nella celebrazione del vespro, dopo la proclamazione del vangelo della risurrezione (Gv 20,19-25).
Si tratta di un testo fra i più belli, poetici e lirici della liturgia pasquale. In esso risuona il gioioso annunzio della Risurrezione del Signore. Nell'attuale stesura risalgono al secolo VI-VII, ma in essi si possono cogliere motivi teologici delle omelie dei Padri orientali come Giovanni Crisostomo, Basilio Magno, Gregorio Nazianzeno, ma forse risuonano in essi testi ancora più primitivi come le omelie pasquali del secolo II, di Melitone di Sardi e dell'Anonimo scrittore contemporaneo che ci ha trasmesso una splendida omelia pasquale, attribuita in seguito a Ippolito o a Giovanni Crisostomo.
Gli «stichirà» cantano la gioia della Chiesa per la risurrezione del Signore, mistero centrale della fede e della vita; è un inno di vittoria, un motivo di speranza incrollabile, un invito alla fraternità universale, al perdono dei nemici, a scambiare con tutti l'abbraccio della pace in Cristo che con il suo saluto pasquale porta a tutti la riconciliazione del Padre. Due delle strofe sottolineano il ruolo delle donne nell'annuncio della Risurrezione, secondo il Vangelo. Esse sono chiamate «mirofore» portatrici di profumi ed «evangeliste» annunciatrici della buona novella della risurrezione. Questo inno pasquale si conclude con il tropario di Pasqua che continuamente si ripete nella liturgia pasquale bizantina: «Cristo è Risorto dai morti, ha calpestato la morte con la sua morte, e ai morti nei sepolcri ha donato la vita». Si tratta di un notissimo testo bizantino, ripetuto migliaia di volte durante il tempo pasquale, testo che il Vaticano II ha citato alla fine del n. 22 della Costituzione pastorale Gaudium et spes.

L'omelia di Papa Francesco nella Notte di Pasqua: Ritornare in Galilea

Ecco l'omelia proposta questa notte dal Pontefice durante la Veglia Pasquale in San Pietro:

venerdì 18 aprile 2014

La predica del Venerdì Santo di Padre Raniero Cantalamessa a San Pietro


Ho ritagliato dalla lunga celebrazione della Passione del Signore tenuta oggi in Vaticano, solo la forte predica del Cappuccino p. Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, che offre al Papa, alla Curia Romana e a tutto il popolo di Dio la sua meditazione annuale. Il tema è tutto centrato su Giuda: il suo peccato e il nostro peccato, l'amore del denaro e il tradimento di Cristo, suo e nostro, ma non senza aperture alla speranza, alla misericordia, al sacramento della confessione che ci permette di accedere e di applicare a noi ciò che Gesù ci ha conquistato sulla Croce.
Trovate tutto il testo scritto preparato da padre Raniero sul suo sito internet www.cantalamessa.org, il titolo della predica: "Vi era con loro anche Giuda, il traditore"

sabato 12 aprile 2014

Le palme intrecciate e la ferula d'olivo: il perché dei doni della diocesi di Ventimiglia-Sanremo

Il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Mons. Antonio Suetta, ha presentato qualche giorno fa il "parmurelu" che sarà donato a Papa Francesco per la processione della Domenica delle Palme. Si tratta di un intreccio artistico tradizionale del ponente ligure, realizzato con tre foglie di palma unite, a simboleggiare la SS Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. L'opera è stata confezionata nei giorni scorsi a Sanremo presso la coperativa "Il Cammino", assieme ad altri 3000 esemplari di dimensioni minori, alcuni saranno nelle mani di Cardinali e autorità religiose altri consegnati ai fedeli presenti in Piazza S. Pietro.

Il motivo di questo collegamento tra la liguria e Piazza san Pietro nel giorno delle Palme risale a parecchi secoli fa: il capitano Benedetto Bresca si trovava a Roma in Piazza San Pietro, il 10 settembre del 1586, nel giorno in cui veniva innalzato l'obelisco egizio, alto 26 metri e pesante 350 tonnellate, come disposto da Papa Sisto V. Data la delicatezza dell'operazione, guidata dall'architetto Domenico Fontana, il Pontefice aveva ordinato ai numerosi fedeli il silenzio più assoluto, minacciando pene severe per chiunque avesse trasgredito alla disposizione. Sfidando il divieto, Bresca gridò "Aiga ae corde" (acqua alle corde, in dialetto ligure) nel momento in cui le funi che sostenevano l'obelisco, surriscaldate e troppo tese, sembravano sul punto di cedere. Capitan Bresca, uomo di grande tradizione marinara, sapeva bene che le corde di canapa quando vengono bagnate si raffreddano ed evitano lo sfilacciamento. L'avvertimento del marinaio fu colto in tempo e il crollo dell'obelisco scongiurato.
Sisto V anzichè punire il capitano per la trasgressione del silenzio, lo ringraziò e gli offrì di scegliere lui stesso il compenso per il provvidenziale suggerimento. Bresca chiese ed ottenne il privilegio, per sè e per i suoi discendenti, di avere l'onore di essere il fornitore ufficiale delle palme pasquali al Pontefice.

Il video con la presentazione del Vescovo:


Il dono dei parmureli al Santo Padre è un'iniziativa oggi promossa fin dal 2003 dal Centro Studi e Ricerche per le Palme e dalla Cooperativa sociale "Il Cammino" di Sanremo. L'antica tradizione si era arrestata negli anno '70 e fino a quel tempo erano state consegnate solo foglie non intrecciate.

Quest'anno, inoltre, si aggiunge una grande sorpresa: il dono al Santo Padre del pastorale, detto "ferula" (in legno d'olivo). Si tratta di una vera e propria opera d'arte realizzata da alcuni ragazzi della Cooperativa "Il Cammino", in particolare nel laboratorio di falegnameria del progetto di inserimento dei detenuti nel mondo del lavoro. La ferula donata al Papa riporta anche nel nodo lo stemma del Pontefice. Dalle foto, che ne mostrano la semplicità e l'eleganza, pare che questo bastone liturgico sarà certamente gradito a Papa Francesco e anche ai tanti "critici liturgici" che non hanno sempre applaudito certe forme artistiche di recenti pastorali fatti usare al Santo Padre.



giovedì 10 aprile 2014

Improperia del Venerdì Santo: una melodia più semplice per eseguirli

Trisagion sul frontone della Basilica di Guadalupe
I giorni della Settimana Santa, carichi di liturgie, mettono davanti alle piccole comunità cristiane un grande dilemma: visto che alcuni dei canti propri sono troppo difficili, o non esistono in melodie per questi canti in italiano, si deve decidere se sostituirli con "altri canti" (più o meno adatti) oppure optare per leggere il testo così come si presenta sul Messale o sui foglietti.
Questo è particolarmente vero per quei canti peculiari che accompagnano il momento dell'Adorazione della Croce nella solenne azione liturgica del Venerdì Santo.
In quest'occasione, e solo in questa occasione, è previsto uno dei canti più antichi della tradizione cristiana, un canto presente in tutte le chiese di tutte le famiglie liturgiche d'Oriente e Occidente, e che - per quanto riguarda la Chiesa Romana - viene eseguito soltanto una volta l'anno in questa precisa liturgia. O meglio, dovrebbe essere cantato una volta l'anno, ma siccome è un tantino complesso e magari nessuno ci ha pensato in tempo, lo si omette, sebbene a malincuore. Sto parlando dell'antichissimo "Trisaghion", che è attestato nelle liturgie occidentali almeno dal V secolo come un canto già tradizionale. Recita così: "Dio Santo, Santo forte, Santo immortale, abbi pietà di noi" (si può ascoltare qui)
La liturgia romana del Venerdì Santo (sia nella forma straordinaria che in quella ordinaria) ha conservato questa invocazione in greco, oltre che in traduzione latina affiancata, e questo testimonia l'antichità del canto (come il Kyrie eleison o l'Alleluia, mai tradotti) e attesta la comunione tra le differenti Chiese di diversa tradizione e provenienza. In Oriente questo ritornello è molto usato in tutte le liturgie (ascoltare qui), mentre in Occidente ne è rimasto solo il vestigio liturgico menzionato.
Dal punto di vista della devozione popolare, però, il Trisaghion è tra le preghiere inserite nella "Coroncina della Divina Misericordia" e grazie alla grande diffusione di questa pia pratica relativamente recente, l'antica preghiera di invocazione è ora ampiamente tornata anche sulla labbra dei cristiani latini
Tornando al Venerdì Santo, il Trisaghion viene intercalato con la prima parte dei cosiddetti "improperia", cioè con le frasi di lamento e di richiesta di spiegazioni rivolte a nome di Gesù al suo popolo che l'ha tradito e abbandonato alla morte di Croce.
Ho trovato una forma semplificata di questo canto, che fa uso di una melodia davvero facile e orecchiabile, studiata appositamente per i cori delle piccole chiese non preparati ad affrontare i canti elaborati del Graduale Romanum (ascoltare questa versione). E' proposta dalla spagnola Fraternidad de Cristo Sacerdote y Santa María Reina, che fornisce lo spartito (da scaricare qui) e ne ha registrato un'esecuzione di prova:


Il testo della prima parte dei "Lamenti del Signore", con il Trisaghion per ritornello, è preso dal Messale Romano attuale:

LAMENTI DEL SIGNORE - I

Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.

Io ti ho guidato fuori dall'Egitto,
e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.

Hágios o Theós. Sanctus Deus.
Hágios ischyrós. Sanctus fortis.
Hágios athánatos, eléison himás. Sanctus immortális, miserére nobis.

Perché ti ho guidato quarant'anni nel deserto,
ti ho sfamato con manna,
ti ho introdotto in paese fecondo,
tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.

Hágios o Theós...

Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?
Io ti ho piantato, mia scelta e florida vigna,
ma tu mi sei divenuta aspra e amara:
poiché mi hai spento la sete con aceto
e hai piantato una lancia nel petto del tuo Salvatore.

Hágios o Theós...

IN LATINO

Pópule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristávi te? Respónde mihi!

Quia edúxi te de terra Ægypti: parásti Crucem Salvatóri tuo.

Hágios o Theós.
Sanctus Deus.

Hágios Ischyrós.
Sanctus Fortis.

Hágios Athánatos, eléison himás.
Sanctus Immortális, miserére nobis.

Quia edúxi te per desértum quadragínta annis,
et manna cibávi te, et introdúxi te in terram satis bonam:
parásti Crucem Salvatóri tuo.

Hágios o Theós....

Quid ultra debui facere tibi, et non feci?
Ego quidem plantavi te vineam meam speciosissimam:
et tu facta es mihi nimis amara:
aceto namque sitim meam potasti:
et lancea perforasti latus Salvatoris tui.

sabato 5 aprile 2014

Introduzione al Canto Gregoriano - nona puntata: Alleluia

E' disponibile il podcast della nona puntata del programma settimanale di Radio Vaticana "Introduzione al canto gregoriano", documentato corso del gregorianista Giacomo Baroffio che ci aiuta a scoprire la storia e la natura del canto proprio della Chiesa Romana. In questa puntata si parla ancora dei canti interlezionali della Messa, in particolare dell'Alleluia, la sua storia e le tante melodie che rivestono il testo di giubilo desunto dalla liturgia ebraica. Sono proposti all'ascolto l'alleluia di Natale e l'alleluia per eccellenza, quello pasquale.

E' possibile ascoltare il podcast della IX puntata qui:

Il titolo di questa nona puntata del "corso" è: La vita esplode, il cuore grida - Messa, Alleluia

sabato 29 marzo 2014

Un sacerdote che non ha tempo per confessare non cura le sue pecore, parola di Papa Francesco

Papa Francesco impegnato nel ministero della confessione sacramentale
Oltre al gesto di inginocchiarsi davanti al confessore, ieri Papa Francesco ha fatto anche un discorso sulla confessione, ma solo l'Avvenire l'ha riportato (oltre, ovviamente, i media vaticani). Per il resto è passato sotto silenzio. Belli i gesti, ma senza parola rimangono icone da venerare invece che esempi da comprendere e insegnamenti da mettere in pratica...
Il Pontefice ha incontrato i partecipanti al corso sulla confessione che annualmente viene organizzato dalla Penitenzieria Apostolica per la formazione dei sacerdoti.
Ne riporto una larga parte, ma potete leggerlo completamente a questo collegamento:

E' un discorso tipicamente "da Papa Francesco", con i piedi ben piantati per terra e gli occhi al cielo. A partire dalla propria esperienza spirituale e pastorale. Anche i "consigli" che dà ai confessori sono gentili richiami ai doveri sacerdotali. Soprattutto quello di mettere orari per le confessioni ed essere fedeli nel farsi trovare.... Dice dunque Papa Francesco:
Se la Riconciliazione trasmette la vita nuova del Risorto e rinnova la grazia battesimale, allora il vostro compito è donarla generosamente ai fratelli. Donare questa grazia. Un sacerdote che non cura questa parte del suo ministero, sia nella quantità di tempo dedicato sia nella qualità spirituale, è come un pastore che non si prende cura delle pecore che si sono smarrite; è come un padre che si dimentica del figlio perduto e tralascia di attenderlo. Ma la misericordia è il cuore del Vangelo! Non dimenticate questo: la misericordia è il cuore del Vangelo! È la buona notizia che Dio ci ama, che ama sempre l’uomo peccatore, e con questo amore lo attira a sé e lo invita alla conversione. Non dimentichiamo che i fedeli fanno spesso fatica ad accostarsi al Sacramento, sia per ragioni pratiche, sia per la naturale difficoltà di confessare ad un altro uomo i propri peccati. Per questa ragione occorre lavorare molto su noi stessi, sulla nostra umanità, per non essere mai di ostacolo ma sempre favorire l’avvicinarsi alla misericordia e al perdono. Ma, tante volte capita che una persona viene e dice: “Non mi confesso da tanti anni, ho avuto questo problema, ho lasciato la Confessione perché ho trovato un sacerdote e mi ha detto questo”, e si vede l’imprudenza, la mancanza di amore pastorale, in quello che racconta la persona. E si allontanano, per una cattiva esperienza nella Confessione. Se c’è questo atteggiamento di padre, che viene dalla bontà di Dio, questa cosa non succederà mai.
E bisogna guardarsi dai due estremi opposti: il rigorismo e il lassismo. Nessuno dei due fa bene, perché in realtà non si fanno carico della persona del penitente. Invece la misericordia ascolta veramente con il cuore di Dio e vuole accompagnare l’anima nel cammino della riconciliazione. La Confessione non è un tribunale di condanna, ma esperienza di perdono e di misericordia!
...Noi sappiamo che il Signore ha voluto fare questo immenso dono alla Chiesa, offrendo ai battezzati la sicurezza del perdono del Padre. E’ questo: è la sicurezza del perdono del Padre. Per questo è molto importante che, in tutte le diocesi e nelle comunità parrocchiali, si curi particolarmente la celebrazione di questo Sacramento di perdono e di salvezza. E’ bene che in ogni parrocchia i fedeli sappiano quando possono trovare i sacerdoti disponibili: quando c’è la fedeltà, i frutti si vedono. Questo vale in modo particolare per le chiese affidate alle Comunità religiose, che possono assicurare una presenza costante di confessori.
Il Papa è molto chiaro: presenza costante di confessori nelle chiese dei religiosi, e che i fedeli delle parrocchie sappiano gli orari in cui trovare i propri sacerdoti per la confessione. Questo è anche stabilito dal Diritto Canonico, visto che l'accessibilità al sacramento della penitenza è uno dei più importanti diritti da tutelare tra i cattolici!
Una domanda: dopo gli orari delle messe, certamente esposti nella chiesa che frequenti, c'è anche l'orario delle confessioni? Se non c'è ricorda al sacerdote le parole di Papa Francesco..."E’ bene che in ogni parrocchia i fedeli sappiano quando possono trovare i sacerdoti disponibili: quando c’è la fedeltà, i frutti si vedono".
un esempio parrocchiale positivo

giovedì 27 marzo 2014

Introduzione al Canto Gregoriano - ottava puntata

E' disponibile il podcast dell'ottava puntata del programma settimanale di Radio Vaticana "Introduzione al canto gregoriano", documentato corso del gregorianista Giacomo Baroffio che ci aiuta a scoprire la storia e la natura del canto proprio della Chiesa Romana. In questa puntata si parla ancora dei canti della Messa, in particolare dei canti interlezionali, i responsori, con esempi dalle messe e con l'ascolto analitico del famoso responsorio del Triduo pasquale "Christus factus est".

E' possibile ascoltare il podcast dell'VIII puntata qui:
http://media01.radiovaticana.va/audiomp3/00410961.MP3

Il titolo di questa ottava puntata del "corso" è: Centralità della Parola - Messa, Responsorio Graduale


lunedì 24 marzo 2014

Corsi estivi di canto gregoriano da programmare per le vacanze....


Anche quest'anno i frati della Porziuncola ad Assisi continuano ad offrire in sessione estiva un "Corso di Canto Gregoriano" dal 7 al 12 luglio del 2012:
Il Corso triennale di Canto Gregoriano alla Porziuncola, giunto alla sua terza edizione, è patrocinato dal Pontificio Istituto di Musica Sacra e dall'A.I.S.C.Gre (Sezione italiana) - A.Gi.Mus e vuole essere un contributo alla formazione degli operatori musicali nella liturgia, di religiosi, sacerdoti, laici e cultori del genere, che intendono unire formazione liturgica e studio del repertorio in base al libri di canto attuali, e alle acquisizioni scientifiche e musicologiche più recenti, come attuazione pratica del gregoriano nella Liturgia, secondo i dettami del Concilio Vaticano II.
Qui potete trovare tutte le informazioni e qui il depliant per l'iscrizione.

giovedì 6 marzo 2014

Papa Francesco e la preghiera "per chiedere il dono delle lacrime" nel "Messale antico" (ma c'è anche in quello nuovo!)


Papa Francesco durante l'incontro con i sacerdoti della diocesi di Roma (qui video completo), ha parlato della preghiera che era presente nel "Messale antico" per chiedere la grazia di piangere i propri peccati e aprirsi alla Misericordia di Dio:
Omnípotens et mitíssime Deus, qui sitienti pópulo fontem viventis aquæ de petra produxísti: educ de cordis nostri durítia lácrimas compunctiónis; ut peccata nostra plángere valeámus, remissionémque eorum, te miseránte, mereámur accípere. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vivit et regnat, in unitate Spíritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. AmenO Dio onnipotente e mitissimo, che hai fatto scaturire dalla roccia una fonte d’acqua viva per il popolo assetato, fa uscire dalla durezza del nostro cuore lacrime di pentimento: affinché possiamo piangere i nostri peccati e meritare, per tua misericordia, la loro remissione. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Nel messale del 1962 il titolo della Messa votiva citata da Papa Francesco e che vi riporto completamente è:
AD PETENDAM COMPUNCTIONEM CORDIS
Oratio Omnípotens et mitíssime Deus, qui sitiénti pópulo fontem vivéntis aquae de petra produxísti: educ de cordis nostri durítia lácrimas compunctiónis; ut peccáta nostra plángere valeámus, remissionémque eórum, te miseránte, mereámur accípere. Per Dóminum nostrum. 
Secreta Hanc oblatiónem, quaesumus, Dómine Deus, quam tuae maiestáti pro peccátis nostris offérimus, propítius réspice: et produc de óculis nostris lacrimárum flúmina, quibus débita flammárum incéndia valeámus exstínguere. Per Dóminum. 
Postcommunio Grátiam Spíritus Sancti, Dómine Deus, córdibus nostris cleménter infúnde: quae nos gemítibus lacrimárum effíciat máculas nostrórum dilúere peccatórum; atque optátae nobis, te largiénte, indulgéntiae praestet efféctum. Per Dóminum nostrum.

Ma la bella notizia è che nella III edizione latina tipica del Messale Romano di Paolo VI, quella che avremo - si spera - presto in Italiano, sono state reintrodotte come "formulario alternativo" queste preghiere "ad petendas lacrimas" (un po' ritoccate la super oblata e post communionem...). Uscite dalla porta, rientrano dalla finestra.
Le preghiere citate da Papa Francesco per chiedere il dono delle lacrime di pentimento e rinnovamento, le trovate nel Missale Romanum 2002 tra le messe "Ad diversa", num. 38: "Pro remissione peccatorum", formulario B aliae orationes
Eccovi qui le orazioni del "Nuovissimo Messale" che ricalcano quelle dell' "Antico", e che potete usare nelle vostre messe votive:
Collecta Omnipotens et mitissime Deus, qui sitienti populo tuo fontem viventis aquae de petra produxisti: educ de cordis nostri duritia lacrimas compunctionis; ut peccata nostra plangere valeamus, remissionemque eorum, te miserante, mereamur accipere. Per Dominum...
Super oblata Hanc oblationem, quaesumus, Domine quam maiestati tuae pro peccatis nostris offerimus, propitius respice et praesta, ut sacrificium ex quo hominibus profluit fons veniae Sancti Spiritus gratiam lacrimas effundendi pro nostris offensionibus largiatur. Per Christum...
Post communionem Tui, Domine, sacramenti veneranda perceptio faciat nos gemitibus lacrimarum maculas nostrorum diluere peccatorum atque optatae nobis, te largiente, indulgentiae praestet effectum. Per Christum...


martedì 4 marzo 2014

E' possibile cantare il proprio della Messa in italiano? Proviamoci!


Inizia il tempo di Quaresima, un tempo davvero penitenziale per chi desidera cantare ogni giorno "qualcosa" alla S.Messa. Infatti i canti in italiano "adatti" alla Quaresima (e conosciuti da chi deve cantare...) non sono poi tantissimi, e alla messa feriale quotidiana, dopo un po', vengono a noia.
In più, aggiungiamo, spesso e volentieri la musica, il ritmo o qualche altra caratteristica, rende questo o quel canto inadatta alla celebrazione o al cantore di turno.
Quello che propongo in questo post può sembrare un po' drastico: infatti è ciò che intendevano i Padri del Vaticano II quando insistevano che bisogna cantare LA Messa, non cantare A Messa.
Mi sono chiesto: è possibile arrivare a cantare il proprio della Messa, tutti i giorni diverso, ma in italiano; in modo però semplice e snello, che non richieda particolare abilità e magari nemmeno un accompagnamento musicale? Sembra il desiderio di quadrare il cerchio... Eppure c'è una soluzione, di organico adattamento che, almeno per la Quaresima, è fattibile.
Tutti sanno che il Graduale Romanum post-conciliare (qui ora reso disponibile online) riporta per ogni giorno feriale di Quaresima dei canti propri (o appropriati).
Se prendiamo, per es., le antifone dell'introito (il canto d'ingresso) ci rendiamo conto che i testi proposti dal Graduale sono gli stessi che troviamo, in Italiano, ai corrispondenti giorni del Messale Romano. Attenzione: non sempre le antifone del Graduale e del Messale coincidono. In Quaresima si dà il caso che lo facciano. Perciò abbiamo la traduzione ufficiale di questi testi, per la gran parte testi biblici (e in particolare salmi).
Se dunque prendiamo i testi delle antifone del Messale, aggiungendo il versetto del salmo proposto dal Graduale, e utilizziamo gli otto toni gregoriani per rivestire il tutto di musica, otteniamo dei canti "propri" da intonare con "feriale" semplicità.

Provando a mettere in pratica la teoria, ecco un esempio di quello che intendo. Certo sono solo una prova, un esperimento, a voi il giudizio e magari qualche commento per migliorare (ne sono già arrivati e perciò il lavoro è cambiato). Seguendo questo sistema, una volta ripassati i toni gregoriani, si possono eseguire le antifone d'introito, cantando così - pur se in maniera semplicissima - i testi propri di ogni Messa (invece che i soliti-quattro-canti-sempre-uguali-presi-dal-libretto).
Cliccando sull'immagine sottostante (o su questo collegamento) potete scaricare il PDF con lo spartito di esempio che riporta gli introiti per i primi cinque giorni feriali della Quaresima.


mercoledì 19 febbraio 2014

domenica 9 febbraio 2014

Introduzione al Canto Gregoriano: 13 trasmissioni della Radio Vaticana sul canto proprio della Chiesa Romana

Il canto gregoriano continua a rispuntare, non vuole proprio accettare di essere dimenticato! Meno male. Così anche la Radio Vaticana, la radio del Papa, dà il suo contributo e propone una serie di 13 trasmissioni di "Introduzione al canto gregoriano" condotte da uno dei massimi conoscitori e amanti del canto proprio della Chiesa Romana: Giacomo Baroffio. Il programma va in onda la domenica alle 21.30 sul quinto canale della Radio Vaticana. Ma la grande novità per tutti quelli che non possono ascoltare in diretta è che, per la prima volta, i programmi musicali di Radio Vaticana hanno un podcast (vedi qui); perciò è possibile scaricare e riascoltare ciò che si desidera.

Questa la presentazione del nuovo programma che si legge sul sito di Radio Vaticana:
Tredici incontri -dal 2 febbraio al 27 aprile- propongono una panoramica del repertorio dei canti latini che per oltre 1000 anni sono risuonati nelle chiese di rito romano. Le melodie del passato ancora oggi sono cantate non perché considerate interessanti reperti archeologici, bensì quali espressione della fede vissuta nel presente. Un’azione resa possibile dal fatto che il gregoriano, prima di essere musica, è essenzialmente preghiera. Una preghiera nata dall’accoglienza della Parola ruminata e ospitata nel cuore fino a quando questa stessa Parola si riveste di suoni e si trasforma nel canto della Chiesa.
L’esposizione è intercalata da esemplificazioni vocali e illustra i fondamenti della preghiera cantata. Si ripercorre il cammino storico a partire dall’iniziale e decisivo influsso della tradizione ebraica per arrivare alla produzione del Basso Medioevo e toccare le elaborazioni moderne del XVII secolo.
Sono prese in considerazione le principali forme liturgico-musicali in cui si concretizza il repertorio liturgico nelle due principali celebrazioni: la preghiera delle Ore e la S. Messa.
L’ascoltatore è introdotto alla comprensione dei differenti momenti della celebrazione liturgica. Essa trova nei canti gregoriani una guida per approfondire l’esperienza di una preghiera che alimenta l’impegno quotidiano nella duplice dinamica della glorificazione di Dio e della santificazione dei fedeli.
E così Sandro Magister recensisce la serie, la cui prima puntata è già riascoltabile qui:
Puntata dopo puntata, gli ascoltatori della Radio Vaticana ripercorrono dunque il cammino storico del canto gregoriano, a partire dall’iniziale e decisivo influsso della tradizione ebraica per arrivare alle creazioni del basso medioevo e infine alle elaborazioni del XVII secolo.
Ma non per sola erudizione. Da vero maestro di questo canto liturgico, Baroffio ne fa percepire la sua essenziale natura di preghiera, nata dall’accoglienza della Parola di Dio, ospitata e “ruminata” nei cuori fino a quando questa stessa Parola si riveste di suoni e si trasforma nel canto della Chiesa, tanto nella messa come nell’ufficio delle ore.

giovedì 6 febbraio 2014

Ciclo di conferenze a Milano su leoni, agnelli, aquile, draghi... nell'immaginario cristiano del Medioevo



Oggi e nei prossimi giovedì di febbraio, alle 18 il dott. Luca Frigerio terrà presso l'Auditorium San Fedele a Milano, (ingresso da Galleria Hoepli 3A), un ciclo di conferenze di grande interesse teologico (per chi si interessa di teologia medievale almeno!) oltre che artisticamente sfizioso. Caldamente consigliato.

Dal leone all'aquila, dall'agnello al drago
“Il bestiario medievale - alla scoperta del significato simbolico degli animali nell’arte cristiana”

Un ciclo di conferenze sul "Bestiario medievale" alla scoperta di un linguaggio simbolico "dimenticato" ma che affonda le sue radici nella Bibbia e nei Padri della Chiesa, ma anche nel pensiero dell'antichità, e per secoli e secoli ha rivestito di immagini le chiese, i monasteri e i codici del mondo cristiano. Sant'Antonio di Padova, nei suoi Sermoni, utilizza tantissimi esempi di animali o storielle morali che si incentrano su fantastiche proprietà attribuite al suo tempo a bestie o piante.

Ecco, dunque, titoli e sommari dei quattro incontri milanesi che recensisco:

Giovedì 6 febbraio, h. 18 - IL LEONE e gli animali selvaggi
Ovvero il duplice volto della potenza: perché il re degli animali, il più raffigurato negli edifici medievali, può incarnare la forza diabolica ma anche essere simbolo di Cristo. Si analizzerà poi anche la simbologia della scimmia, dell'elefante, del lupo ecc.

Giovedì 13 febbraio, h. 18 - L'AGNELLO e gli animali domestici
È il simbolo cristologico per eccellenza, dall'indicazione del Battista all'Apocalisse. Così come, alla fine dei tempi, Cristo giudice separerà le buone pecore dalle cattive capre. Con il cane, animale ora reietto per la sua impurità, ora esaltato per la sua fedeltà...

Giovedì 20 febbraio, h. 18 - L'AQUILA e il popolo del cielo
Ha il predominio dei cieli, l'aquila, emblema araldico fra i più diffusi, dall'antichità fino ai nostri giorni. Mentre la colomba è la personificazione stessa dello Spirito Santo, il gallo l'araldo della luce che scaccia le tenebre, dove invece si ostina a vivere la civetta...

Giovedì 27 febbraio, h. 18 - IL DRAGO e le creature fantastiche
Come è fatto il drago? Ma è mai esistito? Perché, dall'Apocalisse in poi, è stato interpretato come l'essenza stessa del male? E che ci stanno a fare nelle chiese medievali quei grifoni, quelle sirene, quei centauri? Esseri mostruosi che paiono incubi. Seppur affascinanti.

Luca Frigerio, giornalista e scrittore,
è redattore dei media della diocesi di Milano, con particolare attenzione per i temi culturali. Fra i suoi lavori più recenti, un saggio dedicato al tema dell'Ultima cena nell'arte (Cene ultime. Dai mosaici di Ravenna ai cenacoli di Leonardo) e una monografia sui capolavori di Caravaggio (Caravaggio. La luce e le tenebre), entrambi pubblicati da Ancora.

E' in uscita il suo libro sul "Bestiario Medievale" sempre per i tipi di Ancora.


Per maggiori informazioni collegarsi al sito
http://www.milanofree.it/milano/cultura/il_bestiario_medievale_un_mese_di_conferenze_col_dott_luca_frigerio.html

Costo per la partecipazione ai quattro incontri: 20 euro (singolo incontro, 6 euro).
Per informazioni e iscrizioni: tel. 02.86352233 - sanfedelearte@sanfedele.net
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