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martedì 1 maggio 2012

Il Figlio del carpentiere e carpentiere lui stesso. San Giuseppe e il lavoro

Nel Vangelo di Marco (6,3) troviamo che Gesù è chiamato "il carpentiere", "il falegname". Matteo 13,55 però, nel passo parallelo ci informa che i paesani di Gesù si chiedevano: "Non è egli forse il figlio del carpentiere?" (CEI 1974) oppure: "Non è costui il figlio del falegname?" (CEI 2008). Solo Luca aggiunge il nome: "Non è costui il figlio di Giuseppe". Sommando questi dati i cristiani hanno sempre conosciuto il lavoro dell'artigiano Giuseppe, sposo della Vergine Maria e Padre putativo del Salvatore. La festa in onore di san Giuseppe artigiano o lavoratore (opifex) è certo di recente istituzione. Anche le immagini che ritraggono il padre di Gesù al lavoro nella sua bottega non risalgono a prima del XV secolo. Ma una chiarissima indicazione del lavoro di Giuseppe l'abbiamo fin dal V secolo, nella formella che decora la copertina di evangeliario in avorio conservata a Milano (vedi foto a sinistra e ingrandimento sotto). Vi troviamo la scena della Natività, e sulla sinistra Giuseppe con una sega vicino alla gamba: inequivocabile strumento della sua professione.

La festa del primo maggio così è presentata dal Martirologio Romano: 
San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini. Perciò, nel giorno in cui in molte parti della terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono.

La festa odierna si innesta su quella detta "del Patrocinio di San Giuseppe" (estesa nel 1847 alla Chiesa universale da Pio IX), e fu voluta esplicitamente da Pio XII nel 1955, per "cristianizzare" il giorno festivo dedicato ai lavoratori. Già papa Leone XIII, molto attento alla questione operaia, aveva dedicato - prima volta nella storia - al Santo Falegname di Nazareth un'enciclica: la Quamquam pluries.
Tutti i papi del '900 additarono Giuseppe come esempio per i lavoratori, senza mai dimenticare la sua speciale protezione sugli operai, artigiani e su ogni lavoro, in qualunque genere: Angelo Giuseppe Roncalli, che volle essere consacrato vescovo il 19 marzo, onorava in san Giuseppe il patrono dei diplomatici. Tanta era la sua devozione per lo Sposo di Maria che non esitò, eletto papa (Giovanni XXIII), a inserirlo nel Canone della Messa, modificando il venerabile testo che nessun suo predecessore aveva mai osato toccare.

Alla protezione di San Giuseppe affidiamo oggi tutti coloro che hanno perso il lavoro e lo cercano con ansia e speranza per provvedere alle necessità delle loro famiglie in questi tempi così difficili.

Preghiamo con l'inno proprio delle lodi del 1° di Maggio: Aurora solis nuntia, che potete ascoltare qui con la musica gregoriana degli inni mariani.

Auróra solis núntia,
mundi labóres éxcitans,
fabri sonóram málleo
domum salútat Názaræ.

Salve, caput domésticum,
sub quo supérnus Artifex,
sudóre salso róridus,
exércet artem pátriam.

Altis locátus sédibus
celsæque Sponsæ próximus,
adésto nunc cliéntibus,
quos vexat indigéntia.

Absíntque vis et iúrgia,
fraus omnis a mercédibus,
victus cibíque cópiam
mensúret una párcitas.

Sit Trinitáti glória,
quæ, te precánte, iúgiter
in pace nostros ómnium
gressus viámque dírigat. Amen.
L’aurora preannunziatrice del sole,
che chiama l’uomo al lavoro,
saluta la casa di Nazareth,
risuonante del martello dell'artigiano.

Salve, o Capo di famiglia,
sotto la cui guida il supremo Creatore,
bagnato di salso sudore,
esercita l’arte paterna.

Or che abiti nell’alto dei cieli
vicino all’inclita Sposa,
soccorri i fedeli,
che l’indigenza molesta.

La violenza e le liti siano allontanate,
ogni frode sia eliminata dalla mercede,
una sola sobrietà regoli
l’abbondanza del cibo e della vita.

Sia gloria alla Trinità,
che, per le tue preghiere,
diriga  i passi e la via di  noi tutti
sempre nella pace.   Amen.


martedì 10 aprile 2012

Hic est dies verus: inno dell'Ufficio per il tempo pasquale

La Liturgia delle Ore riporta per il tempo pasquale un inno autentico di Sant'Ambrogio: Hic est dies verus, desumendolo dall'ufficiatura ambrosiana. Il testo che troviamo nei libri romani diverge da quello che incontriamo nei libri ambrosiani, perché alcune strofe sono state eliminate, probabilmente per ridurre la lunghezza dell'inno. Comunque sia, ecco qui sotto il testo secondo la liturgia romana. Nel Liber Hymnarius è contenuta una melodia, ma gli ambrosiani usano invece quella che normalmente consideriamo propria dell'inno Veni creator Spiritus. La convinzione è che la musica, come anche le parole, siano state scritte dallo stesso Ambrogio di Milano. Successivamente la melodia pasquale ambrosiana sarebbe stata riutilizzata per il canto allo Spirito Santo.

Hic est dies verus Dei,
sancto serénus lúmine,
quo díluit sanguis sacer
probrósa mundi crímina.

Fidem refúndit pérditis
cæcósque visu illúminat;
quem non gravi solvit metu
latrónis absolútio?

Opus stupent et ángeli,
pœnam vidéntes córporis
Christóque adhæréntem reum
vitam beátam cárpere.

Mystérium mirábile,
ut ábluat mundi luem,
peccáta tollat ómnium
carnis vitia mundans caro.

Quid hoc potest sublímius,
ut culpa quærat grátiam,
metúmque solvat cáritas
reddátque mors vitam novam?

Esto perénne méntibus
paschále, Iesu, gáudium
et nos renátos grátiæ
tuis triúmphis ággrega.

Iesu, tibi sit glória,
qui morte victa prænites,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna sæcula. Amen.
Questo è il vero giorno di Dio,
rasserenato da una santa luce,
nel quale il sangue sacro ha sciolto
i vergognosi peccati del mondo.

Restituisce la fede agli smarriti
e ridona la vista ai ciechi;
la paura di chi non è dissipata
dall’assoluzione del ladrone?

La creazione e gli angeli restano stupiti
al vedere le sofferenze del corpo
e il peccatore stretto a Cristo
afferrare la vita beata.

Mistero meraviglioso,
che lava il peccato del mondo,
cancella i peccati di tutti,
purificando la carne dai vizi della carne.

Che cosa potrebbe essere più sublime:
la colpa cerca il perdono,
l’amore scioglie in timore,
la morte restituisce una vita nuova?

Rimanga sempre nell’anima
la gioia pasquale, o Gesù,
e noi, rinati alla grazia,
ammettici nel tuo corteo trionfale.

A te sia gloria, Gesù,
che vinta la morte risplendi
insieme al Padre e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

Il canto dell'inno "more ambrosiano" - vespri pasquali 2010 Duomo di Milano:


Il canto gregoriano di Giovanni Vianini con visione dello spartito:

domenica 8 aprile 2012

Vespri Pasquali in canto gregoriano

La cappella Giulia canta il vespro in gregoriano: lo trovate in questa registrazione che ho fatto dalla Radio Vaticana:
Vespri pasquali. Pascal Vespers  cantualeantonianum

Potete seguire e cantare insieme da pag. 13 del libretto qui sotto (che contiene lodi e vespri del giorno di Pasqua). Il cantico dell'Apocalisse però è cantato con una melodia diversa da quella contenuta nel libretto, come pure il responsorio e il Padre Nostro.

domenica 11 marzo 2012

Un canto proprio per ogni occasione, anche per la cacciata dei venditori dal tempio

Il canto per l'antifona al Magnificat questa III domenica di Quaresima anno B, coincide con il brano parallelo in Luca 19,46-46 del vangelo Giovanneo oggi proclamato a Messa (Gv 2,13-25). Pensate cosa ci fa cantare la santa Madre Chiesa;: anche Gesù che si lamenta con i giudei perché hanno reso la casa di Dio una spelonca di ladri, diventa motivo di canto e di lode, non solo di meditazione e di "pesanti" omelie.
E voi che cosa avete sentito cantare oggi in chiesa? Certo non queste parole, che - nel rito ordinario molto elastico - nessuno vieta di utilizzare anche come canto di offertorio o comunione durante la Messa....
Ancora più interessante notare che la traduzione italiana di questa antifona nella Liturgia delle Ore è stata "epurata". Infatti è presente solo la prima parte e suona così: La casa del Padre mio è casa di preghiera, dice il Signore. 
L'originale - riportato nell'Antiphonale romanum nuovo (di cui è uscito finora il Vesperale festivo) che vi incollo qui sotto con tanto di musica, dice invece: Scriptum est enim: quia domus mea domus oratiónis est cunctis gentibus: vos áutem fecístis illam spelúncam latrónum. Et erat quotídie docens in templo., cioè: E' scritto infatti: la casa del Padre mio è casa di preghiera per tutti i popoli: voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri. E tutti i giorni [Gesù] insegnava nel Tempio.

Non meno appropriate le antifone al Benedictus e Magnificat di lodi e vespri di questa domenica, secondo la precedente edizione, che riporta per i II vespri un'antifona diversa da quella qui sopra evidenziata, ma sempre tratta dal vangelo del giorno, come potete vedere comodamente qui.

giovedì 5 gennaio 2012

Magi videntes: inno per il tempo dell'Epifania

Come l'inno di ieri, anche quello che propongo oggi Magi videntes è un inno per il tempo dell'Epifania, composto dal poeta cristiano Prudenzio, che si canta sulla ormai consueta melodia natalizia di A solis ortus cardine (usata anche dall'altro inno per l'Epifania, Hostis Herodes). Parla dell'incontro dei Magi con Gesù bambino, del significato dei loro doni e del Regno spirituale che il piccolo Re viene ad iniziare sulla terra. Impariamo la musica di questo canto con la guida di Giovanni Vianini e del suo studio di gregoriano, vediamone lo spartito dal Liber Hymanius, e leggiamo la traduzione qui sotto.


Magi vidéntes párvulum
eóa promunt múnera,
stratíque votis ófferunt
tus, myrrham et aurum régium.


Agnósce clara insígnia
virtútis ac regni tui,
Puer, cui trinam Pater
prædestinávit índolem:


Regem Deúmque annúntiant
thesáurus et fragrans odor
turis Sabæi, at mýrrheus
pulvis sepúlcrum prædocet.


O sola magnárum úrbium
maior Bethlem, cui cóntigit
ducem salútis cælitus
incorporátum gígnere!


Hunc et prophétis téstibus
îsdémque signatóribus
testátor et sator iubet
adíre regnum et cérnere:


Regnum quod ambit ómnia
dia et marína et térrea
a solis ortu ad éxitum
et tártara et cælum supra.


Iesu, tibi sit glória,
qui te revélas géntibus,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna sæcula. Amen.
I magi, al vedere il bambino,
mostrano i doni d’oriente e,
prostrati offrono, con preghiere,
incenso, mirra e oro regale.

Riconosci i simboli luminosi
del potere e del tuo regno,
o Bambino, cui il Padre predestinò
una triplice indole:

L’oro e il fragrante odor
dell’incenso di Saba
ti annunziano Dio e Re, ma la polvere di mirra presagisce il sepolcro.

O Betlemme unica più grande
tra le grandi città, alla quale toccò di generare, fatto carne,
il celeste condottiero di salvezza.

Secondo la testimonianza
firmata dai profeti,
il testatore e padre ordina che costui
inizi a regnare e comandi:

un regno che si estende a tutte le cose, divine, marine e terrestri,
da oriente ad occidente,
e gli inferi e il Paradiso.

A te sia gloria, Gesù,
che ti riveli alle genti,
con il Padre e il Santo Spirito,
nei secoli eterni. Amen.


mercoledì 4 gennaio 2012

Hostis Herodes: Perché temi, Erode? Un inno riassume i tre eventi dell'Epifania

La visita dei Magi guidati dalla stella, il battesimo di Cristo al Giordano e il primo miracolo alle nozze di Cana, tutto questo è concentrato nella festa dell'Epifania, come ci racconta il bellissimo inno Hostis Herodes, di cui ho già parlato in precedenza. Si tratta di una parte del lungo inno del poeta cristiano Celio Sedulio (+ 450) A solis ortus cardine, che racconta tutto il mistero del Natale.
Ve lo posto qui sotto in un'ottima esecuzione, con spartito e testo in calce.


E ora il testo in latino con, a fianco, la versione presente nel breviario:

Hostis Heródes ímpie,
Christum veníre quid times?
Non éripit mortália
qui regna dat cæléstia.

Ibant magi, qua vénerant
stellam sequéntes præviam,
lumen requírunt lúmine,
Deum faténtur múnere.

Lavácra puri gúrgitis
cæléstis Agnus áttigit;
peccáta quæ non détulit
nos abluéndo sústulit.

Novum genus poténtiæ:
aquæ rubéscunt hýdriæ,
vinúmque iussa fúndere
mutávit unda oríginem.

Iesu, tibi sit glória,
qui te revélas géntibus,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna sæcula. Amen.



Perché temi, Erode,
il Signore che viene?
Non toglie i regni umani,
chi dà il regno dei cieli.

I Magi vanno a Betlem
e la stella li guida:
nella sua luce amica
cercan la vera luce.

Il Figlio dell'Altissimo
s'immerge nel Giordano,
l'Agnello senza macchia
lava le nostre colpe.

Nuovo prodigio, a Cana:
versan vino le anfore,
si arrossano le acque,
mutando la natura.

A te sia gloria, o Cristo,
che ti sveli alle genti,
al Padre e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.
Lo spartito completo con le note del canto gregoriano secondo il Liber Hymnarius attuale di Solesmes. (Cliccare per ingrandire e/o scaricare lo spartito).

sabato 31 dicembre 2011

Concludiamo l'anno con il TE DEUM più famoso del mondo

Il Te Deum che vi propongo per concludere l'anno del Signore MMXI è quello di M-A. Charpentier (H 146), il cui preludio è tanto famoso, quanto il resto sconosciuto. Leggi qui la scheda sulla composizione.
E' suonato dall'Orchestra di Lussemburgo e cantato dal coro di Stoccarda, sotto la direzione di Leopol Hager.
Vi ricordo altresì, che andando in chiesa a cantare il Te Deum di fine d'anno, potete ricevere l'indulgenza plenaria, previa una buona confessione, la mancanza di ogni affetto al peccato e la preghiera secondo le intenzioni del Papa.








Latino
Te Deum laudamus:
te Dominum confitemur.
Te aeternum patrem,
omnis terra veneratur.
Tibi omnes angeli,
tibi caeli et universae potestates:
tibi cherubim et seraphim,
incessabili voce proclamant:
"Sanctus, Sanctus, Sanctus
Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt caeli et terra
majestatis gloriae tuae."
Te gloriosus Apostolorum chorus,
te prophetarum laudabilis numerus,
te martyrum candidatus laudat exercitus.
Te per orbem terrarum
sancta confitetur Ecclesia,
Patrem immensae maiestatis;
venerandum tuum verum et unicum Filium;
Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.
Tu rex gloriae, Christe.
Tu Patris sempiternus es Filius.
Tu, ad liberandum suscepturus hominem,
non horruisti Virginis uterum.
Tu, devicto mortis aculeo,
aperuisti credentibus regna caelorum.
Tu ad dexteram Dei sedes,
in gloria Patris.
Iudex crederis esse venturus.

Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni,
quos pretioso sanguine redemisti.
Aeterna fac
cum sanctis tuis in gloria numerari.
Salvum fac populum tuum, Domine,
et benedic hereditati tuae.
Et rege eos,
et extolle illos usque in aeternum.
Per singulos dies benedicimus te;
et laudamus nomen tuum in saeculum,
et in saeculum saeculi.
Dignare, Domine, die isto
sine peccato nos custodire.
Miserere nostri, Domine,
miserere nostri.
Fiat misericordia tua, Domine, super nos,
quem ad modum speravimus in te.
In te, Domine, speravi:
non confundar in aeternum.
Traduzione conoscitiva in italiano
Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A Te cantano tutti gli angeli
e tutte le potenze dei cieli
e i Cherubini e i Serafini,
con voce incessabile:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio degli eserciti.
I cieli e la terra
sono pieni della [maestà della] tua gloria.
Ti acclama il coro glorioso degli apostoli
e [il numero lodevole de]i profeti
e la candida schiera dei martiri;
In tutto il mondo
la santa Chiesa proclama Te
Padre d'immensa maestà
il Tuo venerabile e unico vero Figlio
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
Tu sei il Figlio eterno del Padre,
per la salvezza dell'uomo,
non hai disdegnato il ventre di una Vergine.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio,
nella gloria del Padre.
[Crediamo che] verrai a giudicare
(il mondo alla fine dei tempi).
Dunque Ti chiediamo: soccorri i tuoi servi
che hai redento col tuo Sangue prezioso.
Fa che siano contati coi Tuoi Santi
nella gloria eterna
Salva il tuo popolo, Signore,
e benedici la tua eredità.
e guidali
e sorreggili in eterno
Ogni giorno Ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Sia sempre su di noi, Signore, la Tua misericordia,
dato che abbiamo sperato in Te.
In Te, Signore, ho sperato:
[fa] che io non sia confuso in eterno.  

Il Te Deum, canto di ringraziamento e di lode alla Trinità

Grazie a mons. Andrea Caniato, incaricato diocesano di Bologna per la Pastorale delle Comunicazioni Sociali, vi posto questa video-spiegazione sul Te Deum, il canto di ringraziamento della Chiesa. Questo inno non viene usato solo a fine anno, come parecchi possono pensare, ma è cantato ad ogni festa e solennità: l'Ufficio delle Letture (Mattutino) si conclude sempre, nelle occasioni festive, con la lode gioiosa per le grandi opere della Trinità:


In questi post trovate tutto il necessario per conoscere meglio il testo e il canto gregoriano del Te Deum:

Te Deum: il canto di ringraziamento.

TE DEUM: grazie Signore per l'anno che si chiude

A questo link, per finire, potete scaricare e leggere il Libretto completo della celebrazione dei Primi Vespri della Solennità della Madre di Dio, con adorazione eucaristica e canto del Te Deum, che Papa Benedetto XVI presiederà questa sera nella Basilica di San Pietro.

venerdì 30 dicembre 2011

L'inno per la festa della Sacra Famiglia: "O lux beata caelitus"

Un esempio di gregoriano "moderno" è l'inno per la festa della Sacra Famiglia. Fu scritto, infatti, da Papa Leone XIII, lo ascoltiamo nello studio che ci propone, come al solito, Giovanni Vianini da Milano:



O lux beáta cælitum
et summa spes mortálium,
Iesu, cui doméstica
arrísit orto cáritas;


María, dives grátia,
o sola quæ casto potes
fovére Iesum péctore,
cum lacte donans óscula;


Tuque ex vetústis pátribus
delécte custos Vírginis,
dulci patris quem nómine
divína Proles ínvocat:


De stirpe Iesse nóbili
nati in salútem géntium,
audíte nos, qui súpplices
ex corde vota fúndimus.


Qua vestra sedes flóruit
virtútis omnis grátia,
hanc detur in domésticis
reférre posse móribus.


Iesu, tuis obœdiens
qui factus es paréntibus,
cum Patre summo ac Spíritu
semper tibi sit glória. Amen.
Luce beata dal cielo e massima speranza dei mortali, Gesù, cui, al nascere, arrise l'amore familiare;


Maria, ricca di grazia, [tu] che, sola, potesti nutrire Gesù al casto petto donandogli baci, insieme con il latte;

e tu, dagli antichi padri scelto custode della Vergine, [tu] che il Figlio Divino chiama con il dolce nome di padre:

Nati dalla nobile stirpe di Jesse per la salvezza delle genti, ascoltate noi che supplici sciogliamo preghiere dal cuore.

Avvenga che questa vostra dimora, che rifulge per la grazia di ogni virtù, possa esser d’esempio nei costumi familiari.

Gesù, che ti sei fatto obbediente ai tuoi genitori, sia sempre gloria a te con l'Altissimo Padre e lo Spirito. Amen


Traduzione di Cattolici Romani

Nello spartito si noterà una strofa in più, la numero 5, che è stata tolta dall'inno nella nuova liturgia delle Ore, eliminando il riferimento vespertino, per poter utilizzare questo testo anche alle lodi.

domenica 25 dicembre 2011

Responsorio di Natale gregoriano: Verbum caro factum est

Il responsorio breve vespertino del tempo di Natale, con il tono solenne. Da ascoltare e da scaricare e usare nelle celebrazioni del vespro (Scaricate qui tutto il libretto, con le note gregoriane, per lodi e vespri di Natale):

verbum caro factum est (responsorio) 


     


Un'altra esecuzione dello stesso resposorio

giovedì 22 dicembre 2011

Kalenda 2011: canto latino, canto italiano e libretto della veglia e messa natalizia papale

Uno dei problemi nel cantare la Kalenda, cioè l'annuncio solenne della festa del Natale secondo il Martirologio Romano, che si usa per l'ufficio notturno (mattutino) oppure oggi al termine della veglia prima della Messa della Notte, è quello di calcolare la "luna", ovvero il giorno lunare dell'anno in corso. Anche io avevo calcolato male (non sono un asso in matematica, mai stato)... Comunque la luna per il 2011 è "undetricesima", cioè "ventinovesima".
Ecco qui sotto il testo, latino e italiano, per la Kalenda di questo imminente Natale, come la riporta il LIBRETTO DELLA MESSA DELLA NOTTE SANTA curato dall'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Pontefice. Alla Messa viene fatto precedere l'intero Ufficio delle letture cantato in gregoriano. Splendido.


Octavo Kalendas Ianuarii, Luna undetricesima,
innumeris transactis saeculis a creatione mundi, quando in principio Deus creavit caelum et terram, et hominem formavit ad imaginem suam; permultis etiam saeculis ex quo post diluvium Altissimus in nubibus arcum posuerat signum foederis et pacis; a migratione Abrahae, patris nostri in fide, de Ur Chaldaeorum saeculo vigesimo primo; ab egressu populi Israël de Aegypto, Moyse duce, saeculo decimo tertio; ab unctione David in regem anno circiter millesimo; hebdomada sexagesima quinta iuxta Danielis prophetiam; Olympiade centesima nonagesima quinta; ab Urbe condita anno septingentesimo quinquagesimo secundo; anno imperii Caesaris Octaviani Augusti quadragesimo secundo, toto orbe in pace composito, Iesus Christus, aeternus Deus aeternique Patris Filius, mundum volens adventu suo piissimo consecrare, de Spiritu Sancto conceptus   novemque post conceptionem decursis mensibus in Bethlehem Iudae nascitur ex Maria Virgine factus homo.
Nativitas Domini nostri Iesu Christi secundum carnem!

Venticinque dicembre, luna ventinovesima
Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, quando in principio Dio aveva creato il cielo e la terra e aveva fatto l’uomo a sua immagine;
e molti secoli da quando, dopo il diluvio, l’Altissimo aveva fatto risplendere l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace;
ventuno secoli dopo la partenza da Ur dei Caldei di Abramo, nostro padre nella fede;
tredici secoli dopo l’uscita di Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè;
circa mille anni dopo l’unzione di Davide quale re di Israele;
nella sessantacinquesima settimana,secondo la profezia di Daniele;
all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade;
nell’anno 752 dalla fondazione di Roma;
nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto;
quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo:
Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la natura umana.

Qui di seguito due video: il primo con il canto dell'Annuncio di Natale in latino, dalla veglia natalizia dell'anno scorso in San Pietro (qui lo spartito con la musica), e il secondo video, con l'adattamento italiano della melodia gregoriana segnalatoci dall'autore, Giancarlo, che ringrazio.




Il testo secondo il Martirologio in italiano (CEI)
Venticinque dicembre, luna ventinovesima
Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, quando in principio Dio creò il cielo e la terra e plasmò l’uomo a sua immagine; e molti secoli da quando, dopo il diluvio, l’Altissimo aveva fatto risplendere tra le nubi l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace; ventuno secoli dopo che Abramo, nostro Padre nella fede, migrò dalla terra di Ur dei Caldei; tredici secoli dopo l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè; circa mille anni dopo l’unzione regale di Davide; nella sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele; all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade; nell’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto, mentre su tutta la terra regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta, concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo: Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne.

sabato 17 dicembre 2011

Le antifone "O" di M.-A. Charpentier - seconda parte

Ecco oggi la pubblicazione delle altre quattro antifone maggiori di questo bel periodo dell'Avvento (le precedenti della serie le trovate a questo post). Ci prepariamo al Natale ascoltando le composizioni di M.-A. Charpentier:


20 dic. O Clavis David,
   et sceptrum domus Israël,
qui aperis, et nemo claudit,
claudis, et nemo aperuit:
veni, et educ vinctum
de domo carceris,
sedentem in tenebris,
et umbra mortis.

21 dic. O Oriens,                 
splendor lucis aeternae,
et sol justitiae:
veni, et illumina
sedentes in tenebris,
et umbra mortis.

22 dic. O Rex Gentium,
   et desideratus earum,
lapisque angularis,
qui facis utraque unum:
veni, et salva hominem,
quem de limo formasti.

23 dic. O Emmanuel,
Rex et legifer noster,
expectatio gentium,
et Salvator earum:
veni ad salvandum nos,
Domine, Deus noster. 
O Chiave di David,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e fa uscire dal carcere
il condannato,
che siede nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.

O astro che sorgi,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed ilumina
coloro che siedono nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.

O Re delle Genti,
da loro desiderato,
e pietra angolare,
che riunisci i due popoli  in uno:
vieni, e salva l'uomo,
che hai plasmato dal fango.

O Emmanuele,
nostro re e legislatore,
speranza delle genti,
e loro Salvatore:
vieni e salvaci,
Signore, nostro Dio. 


venerdì 16 dicembre 2011

Le antifone "O" di M.-A. Charpentier

Tempo di novena di Natale, tempo di Antifone Maggiori. Per l'uso strettamente liturgico, ai vespri delle ferie privilegiate (17-23 dicembre), le composizioni gregoriane rimangono fino ad oggi impareggiabili e di semplice utilizzo. Ma chi volesse meditare al suono delle Antifone che invocano in maniera settuplice la venuta del Signore, propongo la seicentesca composizione del grande Charpentier, compositore barocco francese, più famoso per le note che accompagnano la sigla dell'Eurovisione, (tratte dal suo celeberrimo Te Deum), che riconosciuto per le sue composizioni sacre.

Oggi le prime tre antifone. In questo video cominciano dal minuto 2:36 (dopo O salutaris Hostia, che anche se inizia per "O" non è un'antifona maggiore!!)



17 dic.  O Sapientia,
quae ex ore Altissimi prodiisti,
attingens a fine usque ad finem,
fortiter suaviterque disponens omnia:
veni ad docendum nos viam prudentiae.

18 dic. O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moyse in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.

19 dic. O Radix Jesse,
qui stas in signum populorum,
super quem continebunt reges os suum, quem gentes deprecabuntur:
veni ad liberandum nos,
jam noli tardare.
O Sapienza,
che esci dalla bocca dell'Altissimo,
 arrivi da un confine all’altro della terra,
e tutto disponi con forza e dolcezza:
vieni ad insegnarci la via della prudenza.

O Adonai,
e condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
vieni a riscattarci col tuo braccio potente.

O Radice di Jesse,
che sei vessillo  per i popoli,
innanzi a te i re della terra taceranno,
e le nazioni ti acclameranno:
vieni e liberaci, non tardare

giovedì 8 dicembre 2011

Il vespro dell'Immacolata: l'antifona Hodie egressa

Il Maestro Vianini ci offre lo spartito e il canto dell'Antifona dei vespri di questa sera:
Oggi è nato un virgulto dalla radice di Jesse,
oggi è germogliata Maria senza alcuna macchia di peccato,
oggi da Lei è stato calpestato il capo all’antico serpente.





Scarica qui lo spartito visualizzato:

domenica 27 novembre 2011

Meditazione in musica: L'antifona al Magnificat della prima domenica d'Avvento

Beatus ille servus quem cum venerit dominus eius et pulsaverit ianuam invenerit eum vigilantem.

Beato quel servo che il padrone, quando torna e bussa alla porta, troverà sveglio. cf. Mt 24,46; Lc 12,36.37

Domenico Zipoli (attribuita):

domenica 20 novembre 2011

L'inno vespertino a Cristo Re (melodia tradizionale)

Il testo dell'inno di oggi, come si può ben vedere, è moderno, come è moderna (1925) la festa odierna a Cristo Re. Ci sono riferimenti al Sacro Cuore, all'ateismo, all'ecumenismo, alla necessità della presenza pubblica della fede nell'ambiente politico e sociale. Un inno per i nostri giorni, insomma, di cui conosciamo anche il nome dell'autore: il padre gesuita Vittorio Genovesi.
La musica proposta è quella che si trova nel Liber Usualis, diversa dalla nuova melodia contenuta nel più recente Liber Hymnarius di Solesmes. Vi fornisco oltre al testo e alla traduzione, un paio di video con uno studio dell'inno da parte del maestro Vianini, e un altro con il canto corale (davvero delizioso), eseguito dalle suore americane Figlie di Maria Madre del Salvatore. In piccolo qui sotto anche le pagine dello spartito gregoriano, che potete ingrandire cliccandovi sopra o salvandole dai link:

Te sæculórum Príncipem,
Te, Christe, Regem Géntium,
Te méntium te córdium
Unum fatémur árbitrum.
Te, Principe dei secoli
Te, Cristo, Re delle genti
Te, delle menti, Te dei cuori,
confessiamo unico Sovrano.


Scelésta turba clámitat :
Regnáre Christum nólumus :
Te nos ovántes ómnium
Regem suprémum dícimus.
La turba scellerata urla:
"Non vogliamo che Cristo regni"
ma noi, acclamando,
ti dichiariamo Re supremo.


O Christe, Princeps Pácifer,
Mentes rebélles súbjice:
Tuóque amóre dévios,
Ovíle in unum cóngrega.
Cristo, Principe Portatore di pace,
assoggetta le anime ribelli;
e, con il tuo amore, gli erranti
raduna in un solo ovile.


Ad hoc cruénta ab árbore
Pendes apértis bráchiis,
Diráque fossum cúspide
Cor igne flagrans éxhibes.
Per questo dall'albero insanguinato
pendi con le braccia distese,
e, dalla 
lancia  crudele perforato,
il cuore, infiammato, mostri.

Ad hoc in aris ábderis
Vini dapísque imágine,
Fundens salútem fíliis
Transverberáto péctore.
Per questo sugli altari ti tieni nascosto
nelle sembianze di pane e vino,
effondendo la salvezza sui figli
dal petto transverberato.


Te natiónum Præsides
Honóre tollant público,
Colant magístri, júdices,
Leges et artes éxprimant.

A te i capi delle nazioni
diano pubblico onore
ti adorino i maestri, i giudici
le leggi e le arti esprimano te.
Submíssa regum fúlgeant
Tibi dicáta insígnia:
Mitíque sceptro pátriam
Domósque subde cívium.
Sottomesse le insegne dei re rifulgano
a Te dedicate:
e col tuo mite scettro la patria
e le case dei cittadini governi.


Jesu tibi sit glória,
Qui sceptra mundi témperas,
Cum Patre, et almo Spíritu,
In sempitérna sæcula. Amen.
Gesù, a Te sia gloria,
che reggi gli scettri del mondo,
con il Padre, e il Santo Spirito
per i secoli eterni. Amen.



venerdì 28 ottobre 2011

Immensae Rex potentiae: inno vespertino per l'ufficio dei Defunti

Ascoltiamo e cantiamo l'inno dei vespri per l'Ufficio dei Defunti, che il 2 Novembre si recita in suffragio di tutti i morti di tutti i tempi, per i fedeli passati da questa vita all'incontro con il giudizio misericordioso di Dio.
Nel video della Schola Gregoriana Mediolanensis, l'inno Immensae Rex potentiae è seguito da alcuni canti della Messa pro Defunctis (secondo il testo tradizionale per la Forma Straordinaria). Gli spartiti della Messa per i defunti sono offerti sul sito della Schola a questo collegamento.



Imménsæ rex poténtiæ,
Christe, tu Patris glóriam
nostrúmque decus móliens,
mortis fregísti iácula.

Infírma nostra súbiens
magnúmque petens prœlium,
mortem qua serpens vícerat,
victor calcásti móriens.

Surgens fortis e túmulo,
pascháli nos mystério
peccáto rursus mórtuos
ad vitam semper ínnovas.

Vitam largíre grátiæ,
ut, sponsus cum redíeris,
ornáta nos cum lámpade
iam promptos cælo invénias.

In lucem nos et réquiem
serénus iudex áccipe,
quos fides sanctæ Tríadi
devínxit atque cáritas.

Fratres et omnes ádvoca,
qui nunc exúti córpore
in regna Patris ínhiant,
ut te colláudent pérpetim. Amen.

Parafrasi in italiano dal testo della Liturgia delle Ore:

O re d'immensa gloria,
fatto uomo per noi,
tu vincesti la morte.

Nell'esodo pasquale
affrontasti il nemico,
per liberare gli uomini.

O Cristo redentore,
guida da morte a vita
chi spera nel tuo nome.

Quando verrai per le nozze,
fa' che ognuno ti attenda
con la lampada accesa.

Accogli i tuoi fratelli
nel regno dei beati
per la gloria del Padre.

A te, Gesù, sia lode,
al Padre ed allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

venerdì 21 ottobre 2011

Prima Festa liturgica del Beato Papa Giovanni Paolo II


Il 22 ottobre (data che ricorda il Solenne inizio del Pontificato di papa Wojtyla) si può celebrare in tutta la Chiesa cattolica la memoria (facoltativa) del Beato Giovanni Paolo II. Solo quest'anno c'è il permesso della Congregazione per le Cause dei Santi di celebrare le messe in onore del novello beato in maniera più solenne. Così riporta il decreto circa il culto liturgico da tributare al beato papa:
Si dispone che nell'arco dell'anno successivo alla beatificazione di Giovanni Paolo II, ossia fino al 1° maggio 2012, sia possibile celebrare una santa Messa di ringraziamento a Dio in luoghi e giorni significativi. La responsabilità di stabilire il giorno o i giorni, come anche il luogo o i luoghi del raduno del popolo di Dio, compete al Vescovo diocesano per la sua diocesi. Considerate le esigenze locali e le convenienze pastorali, si concede che si possa celebrare una santa Messa in onore del nuovo Beato in una domenica durante l'anno come, altresì, in un giorno compreso tra i nn. 10-13 della Tabella dei giorni liturgici.
Analogamente, per le famiglie religiose compete al Superiore Generale offrire indicazioni circa giorni e luoghi significativi per l'intera famiglia religiosa. Per la santa Messa, con possibilità di cantare il Gloria, si prega la colletta propria in onore del Beato (vedi allegato); le altre orazioni, il prefazio, le antifone e le letture bibliche sono attinte dal Comune dei pastori, per un papa. Se ricorre una domenica durante l'anno, per le letture bibliche si potranno scegliere testi adatti dal Comune dei pastori per la prima lettura, con il relativo Salmo responsoriale, e per il Vangelo.
I testi propri sono i seguenti:
Per la messa in onore del prossimo beato si utilizzerà la colletta propria che pubblichiamo di seguito. Le altre orazioni, il prefazio, le antifone e letture bibliche sono del Comune dei pastori, per un Papa. La prima lettura è tratta da Isaia (52, 7-10); il salmo responsoriale è il 96/95 (1-2a. 2b-3. 7-8a. 10); l'alleluia è da Giovanni (10, 14); il vangelo è da Giovanni (21, 15-17).
Cliccando qui potete scaricare il FORMULARIO COMPLETA PER LA MESSA DEL BEATO GIOVANNI PAOLO II

Qui invece trovate il necessario per l'UFFICIO DELLE LETTURE (II lettura propria)
* * *
Colletta
O Dio, ricco di misericordia,
che hai chiamato il beato Giovanni Paolo II, papa,
a guidare l'intera tua Chiesa,
concedi a noi, forti del suo insegnamento,
di aprire con fiducia i nostri cuori
alla grazia salvifica di Cristo, unico Redentore dell'uomo.
Egli è Dio e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

L'orazione in latino e il commento, li trovate a questo post.

lunedì 3 ottobre 2011

Transito di San Francesco: antifona al Magnificat dei primi Vespri. Il tramonto di Francesco è il suo vero sorgere

O Stupor dal Cod. 2  (a. 1260) del Convento dei Cordelliers (frati Conventuali) - Friburgo 
clicca sull'immagine
per ingrandirla
Una splendida esecuzione di voci femminili (Armoniosoincanto) dell'Antifona al Magnificat "O stupor et gaudium", per la vigilia della solennità del Padre San Francesco (che è proprio oggi, 3 ottobre).
Fa parte del più antico ufficio liturgico composto per il Santo di Assisi dal grande musicista francescano Giuliano da Spira, pochi anni dopo la canonizzazione del Serafico Patriarca (verso il 1231). Nel nuovo ufficio Romano-Serafico, in uso oggi, questa antica perla è stata sostituita con un'altra antifona.
Qui a lato, per chi volesse cantarla, riporto anche lo spartito dell'antifona "O stupor" come si trova nel Cantuale Romano-Seraphicum.

O stupor et gaudium, o iudex homo mentium,
tu nostrae militae currus et auriga.
Ignea praesentibus transfiguratum fratribus,
in solari facie vexit te quadriga.
In te signis radians, in te ventura nuntians,
requievit spiritus duplex prophetarum.
Tuis adsta posteris, pater Francisce, miseris:
nam increscunt gemitus ovium tuarum

O gioia sorprendente, o uomo, giudice delle anime,
tu carro e cocchiere del nostro esercito.
Trasfigurato agli occhi dei frati presenti, davanti al sole
ti trasportò l'infuocata quadriga
Su di te, splendendo di miracoli e annunciando il futuro
riposò il duplice spirito dei profeti.
Assisti, o Padre Francesco, i tuoi discendenti derelitti:
crescono infatti i gemiti delle tue pecorelle



L'antifona fa evidente riferimento all'episodio famoso: Francesco visto da alcuni suoi frati come il profeta Elia su un carro di fuoco; visione poi riportata nella leggenda Maggiore e affrescata infine da Giotto nella Basilica superiore di Assisi.
San Bonaventura, Legenda maior (IV,4): Pregando il beato Francesco in un tugurio ed essendo i suoi frati in un altro tugurio fuori dalla città, alcuni riposando e altri perseverando nelle orazioni, ed essendo il santo corporalmente lontano dai suoi figli, ecco che costoro videro il beato Francesco sopra un carro infocato e splendente correre per la casa, circa la mezzanotte, mentre il tugurio risplendeva d'una grande luce; onde stupirono quelli che vegliavano, si destarono e spaventarono gli altri che dormivano.


venerdì 16 settembre 2011

Liturgia francescana: l'inno per la festa delle Stimmate di San Francesco

Ri-posto l'inno Crucis Christi che si canta per la festa dell'Impressione delle Stimmate del Serafico Padre San Francesco (17 settembre).
L'inno ripercorre i momenti dell'apparizione a Francesco del Cristo in forma di Serafino sul Monte della Verna.
L'apparizione, una volta svanita, lascerà a Francesco il cuore ardente d'amore, e nelle mani, piedi e costato le piaghe visibili del Salvatore.

Allego anche lo spartito gregoriano (cliccare qui per ingrandire), la traduzione dell'inno, e il video musicale offerto dall'infaticabile Giovanni Vianini. Come vedete la musica è la stessa di Crux fidelis, l'inno del Venerdì Santo. In questo modo si lega musicalmente la Passione di Francesco alla Crocifissione di Nostro Signore. E' un modo di esprimere in musica la convinzione antica di "Franciscus alter Christus".


Crucis Christi mons Alvérnae *
Recénset mystéria,
Ubi salútis aetérnae
Dantur privilégia:
Dum Francíscus dat lucérnae
Crucis sua stúdia.

Hoc in monte vir devótus,
Specu solitária,
Pauper, a mundo semótus,
Condénsat ieiúnia:
Vigil, nudus, ardens totus,
Crebra dat suspíria.

Solus ergo clasus orans,
Mente sursum ágitur;
Super gestis Crucis plorans
Maeróre confícitur:
Crucísque fructum implórans
Animo resólvitur.

Ad quem venit Rex e caelo
Amíctu Seráphico,
Sex alárum tectus velo
Aspéctu pacífico:
Affixúsque Crucis telo,
Porténto mirífico.

Cernit servus Redemptórem,
Passum impassíbilem:
Lumen Patris et splendórem,
Tam pium, tam húmilem:
Verbórum audit tenórem
Viro non effábilem.

Vertex montis inflammátur,
Vicínis cernéntibus:
Cor Francísci transformátur
Amóris ardóribus:
Corpus vero mox ornátur
Mirándis Stigmátibus.

Collaudétur Crucifíxus,
Tollens mundi scélera,
Quem laudat concrucifíxus,
Crucis ferens vúlnera:
Francíscus prorsus inníxus
Super mundi foédera. Amen

Traduzione conoscitiva:
     Il Monte della Verna rivive i misteri della Croce di Cristo; là dove vengono elargiti gli stessi privilegi che donano la salvezza eterna, mentre Francesco volge tutta la sua attenzione alla lucerna che è la Croce.
     Su questo monte l’uomo di Dio, in una caverna solitaria, povero, separato dal mondo, moltiplica i digiuni. Nelle veglie notturne, pur nudo, è tutto ardente, e si scioglie in lacrime con frequenza.
     Recluso con sé solo, dunque, prega, con la mente si innalza, piange meditando le sofferenze della Croce. È trapassato dalla compassione: implorando i frutti stessi della croce nella sua anima si va consumando.
     A lui viene il Re dal cielo in forma di Serafino, nascosto dal velo delle sei ali con volto pieno di pace: è confitto al legno di una Croce. Miracolo degno di stupore.
     Il servo vede il Redentore, l’impassibile che soffre, la luce e splendore del Padre, così pio, così umile: e ascolta parole di un tale tenore che un uomo non può proferire.
     La cima del monte è tutta in fiamme e i vicini lo vedono: Il cuore di Francesco è trasformato dagli ardori dell’amore. E anche il corpo in realtà viene ornato da stimmate stupefacenti.
     Sia lodato il Crocifisso che toglie i peccati del mondo. Lo loda Francesco, il concrocifisso, che porta le ferite della Croce e completamente riposa al di sopra delle cure di questo mondo. Amen.