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martedì 22 maggio 2012

La Santa Sede scopre le carte: pubblicate ufficialmente le Norme per discernere le apparizioni

Con una prefazione nuova, scritta dal Prefetto della Dottrina della Fede, Card. Levada, la Santa Sede ha scelto finalmente di pubblicare con ufficialità le NORME PER PROCEDERE NEL DISCERNIMENTO DI PRESUNTE APPARIZIONI E RIVELAZIONI.
Sono state immesse ieri nel sito internet del Vaticano, ma sono quelle elaborate nel 1978: cioè, lo dobbiamo sempre ricordare e sottolineare, prima, ben prima, delle affermazioni intorno al presunto fenomeno di Medjugorje. Nessuno, quindi, potrà dire che sono state scritte apposta per screditare i veggenti o per opporsi ai fenomeni attuali. Perché è evidente che questa pubblicazione prelude al giudizio della "Commissione Ruini" atteso per il prossimo autunno.
C'era stata qualche mese fa una piccola discussione a proposito del significato di alcune di queste norme e del modo di intendere i termini latini che esprimono la valutazione sulla soprannaturalità degli eventi. Potete leggere qui qui, e qui per gli antefatti.

Il card. Levada dice praticamente che, a seguito della divulgazione di questo documento - vi ricordo che era coperto dal segreto pontificio -, per togliere dalla circolazione traduzioni non approvate (soprattutto in inglese), la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pensato bene di esporre in maniera ufficiale le cose come stanno, nelle principali lingue. La traduzione in italiano, da un rapido esame, mi sembra uguale a quella rivelata da Tornielli a febbraio.
Dopo aver citato i passi di Benedetto XVI sulla relatività dei messaggi e rivelazioni private, il cui contenuto deve essere sempre sottoposto e sottomesso alla Parola di Dio e al Magistero, senza indebite esagerazioni, conclude:
È viva speranza di questa Congregazione che la pubblicazione ufficiale delle Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni potrà aiutare l’impegno dei Pastori della Chiesa cattolica nell’esigente compito di discernimento delle presunte apparizioni e rivelazioni, messaggi e locuzioni o, più in generale, fenomeni straordinari o di presunta origine soprannaturale. Nel contempo si auspica che il testo possa essere utile anche ai teologi ed agli esperti in questo ambito dell’esperienza viva della Chiesa, che oggi ha una certa importanza e necessita di una riflessione sempre più approfondita.
Rimandando ad altro post questioni particolari e approfondimenti, come quella dei "frutti" e della loro valutazione, desidero solo far riflettere sul punto 2 della Nota preliminare, dove si fa corrispondere al giudizio constat de supernaturalitate la possibilità di autorizzare il culto o la devozione, e al giudizio non costat de supernaturalitate il proibire il culto o altre forme di devozione.
Medjugorje, a livello locale e di Conferenza episcopale, è stata per due volte oggetto del non constat de supernaturalitate, ma le conseguenze della mancata cautela, vigilanza e relativa obbedienza sono sotto gli occhi di tutti.

domenica 13 maggio 2012

I bambini cantano per il Papa ad Arezzo la Laude alla Madonna di Petrarca

Non manca un tocco di preghiera in musica e poesia durante la visita di Benedetto XVI ad Arezzo. Nella sosta al Duomo di san Donato, nella cappella della Madonna del Conforto, il Papa è stato accolto dal canto di Giada Santucci, 13 anni, e Matteo Tavini, 12 anni, che hanno intonato la laude del Petrarca "Virgine bella che di sol sei vestita" secondo l'arrangiamento realizzato dal maestro Angelo Maffucci (la melodia - mi precisa Giovanni Vianini - è di Bartolomeo Tromboncino, del XV secolo).
Ho trovato la registrazione del momento, dalle telecamere della TV cattolica locale: Telesandomenico.
Ecco il canto che ha emozionato il Santo Padre:


Vi aggiungo qui il testo completo, tratto dal Canzoniere del Petrarca (CCCLXVI), di cui i ragazzi cantano la prima stanza:

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che 'n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so 'ncominciar senza tu' aita,
et di Colui ch'amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s'a mercede
miseria extrema de l'humane cose
già mai ti volse, al mio prego t'inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench'i' sia terra, et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l'afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto 'l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch'avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que' belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne' dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d'ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch'allumi questa vita, et l'altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt'i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.

Vergine santa d'ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d'errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto 'l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo senza exempio,
che 'l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s'a' tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove 'l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.

Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d'ogni fedel nocchier fidata guida,
pon' mente in che terribile procella
i' mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l'ultime strida.
Ma pur in te l'anima mia si fida,
peccatrice, i' no 'l nego,
Vergine; ma ti prego
che 'l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.

Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno,
cercando or questa et or quel'altra parte,
non è stata mia vita altro ch'affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m'ànno
tutta ingombrata l'alma.

Vergine sacra et alma,
non tardar, ch'i' son forse a l'ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen' andati, et sol Morte n'aspetta.

Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n'avenne
fôra avenuto, ch'ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d'alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch'a te honore, et a me fia salute.

Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l'extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no 'l mio valor, ma l'alta Sua sembianza,
ch'è in me, ti mova a curar d'uom sí basso.
Medusa et l'error mio m'àn fatto un sasso
d'umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi 'l meo cor lasso,
ch'almen l'ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu 'l primo non d'insania vòto.

Vergine humana, et nemica d'orgoglio,
del comune principio amor t'induca:
miserere d'un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man' resurgo,
Vergine, i' sacro et purgo
al tuo nome et penseri e 'ngegno et stile,
la lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.

Il dí s'appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e 'l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch'accolga 'l mïo spirto ultimo in pace.

Fatima: in diretta dal Santuario. Webcam sulla "capelina"

Anche il Santuario di Fatima, da qualche tempo, ha ceduto al fascino della comunicazione elettronica, e ha piazzato una webcam nel luogo più venerato del complesso: la cappellina voluta dalla Madonna, intorno alla quale, in ginocchio, i devoti compiono i loro giri di espiazione, penitenza o ringraziamento per il miracolo ricevuto.
Oggi, 13 maggio, vi apro una finestra sul Santuario del Cuore Immacolato di Maria, con allegato il programma che può essere seguito nelle varie ore del giorno.
Buon pellegrinaggio virtuale!


IN DIRETTA DAL SANTUARIO DELLA MADONNA DI FATIMA



GIORNO 13

Dalle ore 00.00 alle ore 07.00 Veglia di preghiera.

00.00 h alle 02.00 h - Adorazione Eucaristica

07.00 h - Processione Eucaristica.

09.10 h - Rosario internazionale nella Cappellina.

10.00 h - Funzione liturgica finale: Concelebrazione solenne, benedizione degli ammalati, processione e canto finale dell´Addio.


Celebrazioni in ALTRE LINGUE durante la settimana e nei giorni festivi

08:00 - Messa, in italiano, nella Cappellina (Lunedi a Sabato)

09:00 - al Giovedì, Santa Messa internazionale nella Cappellina

10:00 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina. (Sabato e Domenica).

11:00 - Messa (Da lunedì al Venerdì in Basilica, Sabato, nella Chiesa della SS. Trinità. Domenica, Area di Preghiera, segue la processione dell'Addio.)

15:30 - Messa, in Inglese, nella Cappella delle apparizioni (da lunedì a venerdì).

19:15 - Messa in spagnolo nella Cappella delle apparizioni.

21:30 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina.

Altre informazioni per i giorni feriali le trovate qui

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, al Tuo Cuore Immacolato noi ci consacriamo, in atto di totale abbandono ai Signore.
Da Te saremo condotti a Cristo. Da Lui e con Lui saremo condotti ai Padre.
Cammineremo alla luce della fede e tutto faremo perché il mondo creda che Gesu Cristo è l'Inviato dal Padre.
Con Lui noi vogliamo portare l'Amore e la Salvezza fino ai confini del mondo.
Sotto la protezione dei Tuo Cuore Immacolato, saremo un solo Popolo con Cristo. Saremo testimoni della Sua risurrezione. Da Lui saremo condotti al Padre, a gloria della Santissima Trinità, che adoriamo, lodiamo e benediciamo. Amen.

giovedì 10 maggio 2012

Santa Ildegarda finalmente proclamata santa

Sembra un titolo contraddittorio ma è proprio quello che Papa Benedetto ha fatto e di cui oggi viene data notizia.
Il Papa ha esteso alla Chiesa Universale il culto liturgico in onore di Santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina tedesca vissuta nel dodicesimo secolo, iscrivendola nel catalogo dei Santi. La mistica tedesca Ildegarda era già venerata come Santa dalla Chiesa, anche se il processo di canonizzazione non era mai giunto a compimento: il Papa, che ora la iscrive ufficialmente nel catalogo dei Santi, le aveva dedicato due intense catechesi nel settembre del 2010.

Così la presenta il Martirologio Romano, in cui il suo nome già compare, nonostante la mancanza del sigillo papale arrivato solo oggi:
17 settembre: Nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen nell’Assia, in Germania, santa Ildegarda, vergine, che, esperta di scienze naturali, medicina e di musica, espose e descrisse piamente in alcuni libri le mistiche contemplazioni, di cui aveva avuto esperienza.

La grande badessa di Bingen (1098-1179), la più anticonformista e geniale delle monache del XII sec., giunge anche formalmente alla gloria degli altari, proprio mentre le attempate suore americane (ma non solo) sono nel bel mezzo di una disputa con il Vaticano, a proposito delle loro convinzioni di fede ed espressioni teologiche.

Anche Ildegarda ebbe non pochi contrasti con il clero della sua epoca, eppure già allora la Chiesa valutava con deferenza la sua cultura e la sua conoscenza mistica, tanto che la nostra monaca poteva corrispondere con San Bernardo di Chiaravalle, suo contemporaneo, e lo stesso papa Eugenio III leggeva gli scritti di lei e li citava in pubblico. Questa monaca si occupava non solo del Sacro Sapere, della teologia insomma (sia dogmatica che morale), ma pure di scienze naturali, di filosofia, poesia e soprattutto musica, lasciando alcune bellissime composizioni. Ma scrisse pure di medicina, e  - con una libertà che sconcerta chi pensa al cliché dell'oscuro medioevo - anche di fisiologia femminile.

Si definisce, nel titolo di una sua opera capitale: "Simplex Homo": semplice essere umano, non usava l'appellativo "mulier". Anzi talvolta usa l'aggettivo muliebre in senso spregiativo, ma questo è un portato della sua epoca che a volte lei stessa definisce un tempo debole ed effemminato. L'intero corpus degli scritti di Ildegarda di Bingen è conservato nel volume 179 della biblioteca del Migne, unica voce femminile incastonata in uno sterminato numero di tomi di autori maschili (trovate tutto online a questo link)

Compose pure un esorcismo, da far pronunciare a sette sacerdoti, che comunque non riuscirono nell'intento di liberare la povera Sigewize dal demone che la ottenebrava. Solo anni dopo, per le preghiere e i digiuni di Ildegarda, delle monache e monaci e laici della sua abbazia, finalmente la notte di Pasqua del 1169, dopo anni di tormenti, il demonio lascio la sventurata Sigewize, nel frattempo detenuta nell'abbazia stessa, e la donna liberata rimase poi, volontariamente, per il resto della vita, come conversa a Bingen.

Comunque sia, questa santa tedesca ha in comune con l'attuale papa germanico il desiderio della purificazione della Chiesa, lo splendore della sposa di Cristo troppo spesso contaminato da clero e laici che non aspirano alla gloria celeste quanto a quella mondana. Ildegarda vive e lavora fino a tarda età, continuando a sognare una Chiesa formata tutta di "corpi brillanti di purezza e anime di fuoco", come le sono apparsi in una visione; e liberata dall’inquinamento di altri cristiani che le sono pure apparsi: "corpi ripugnanti e anime infette"... I suoi Carmina contengono parecchie espressioni poetiche sulla Chiesa, e di sicuro piacciono a Benedetto: lui che si è definito "l'umile lavoratore nella Vigna del Signore", sa di certo che Santa Ildegarda vedeva "il fumo nella Vigna", fumo satanico da cacciare dalla Chiesa, sempre bisognosa di riforma e purificazione.

Di seguito una sequenza alla Vergine Maria: testo e musica della nuova, antica, Santa Ildegarda, composta dopo il 1140. Un grazie particolare al prof. Volpato di Roma che mi suggerito alcune correzioni al testo che avevo trascritto un po' in fretta.


O Virga, ac diadema
Purpure regis
Que es in clausura tua
Sicut lorica.

Tu frondens floruisti
In alia vicissitudine
Quam Adam omne genus
Humanum produceret.

Ave, ave, de tuo ventre
Alia vita processit
Quam Adam filios suos
Denudaverat.

O Flos, tu non germinasti
De rore
Nec de guttis pluvie
Nec aer de super te volavit
Sed divina claritas
In nobilissima Virga
Te produxit.

O Virga, floriditatem tuam
Deus in prima die
Creature sue previderat
Et de verbo suo
Auream materiam
O Laudabilis, Virgo fecit.

Un altro bellissimo canto di questa Santa musicista, corredato dalla visione del Codice che lo contiene:


Caritas abundat in omnia, de imis excellentissima super sidera, atque amantissima in omnia, quia summo Regi osculum pacis dedit.

lunedì 16 aprile 2012

16 aprile: Memoria di Santa Bernadette Subirous, la veggente di Lourdes

Il Martirologio Romano, alla pagina odierna, riporta:

A Nevers sempre in Francia, santa Maria Bernarda Soubirous, vergine, che, nata nella cittadina di Lourdes da famiglia poverissima, ancora fanciulla sperimentò la presenza della beata Maria Vergine Immacolata e, in seguito, preso l’abito religioso, condusse una vita di umiltà e nascondimento.

Era il 16 aprile 1879. Bernadette aveva appena 35 anni.
Notate le ultime parole del ricordo del Martirlogio: "condusse una vita di umiltà e nascondimento". Non sono lì a caso, e paiono mettere in luce il comportamento di chi davvero ha fatto esperienza del misterioso contatto con la Vergine Maria. Questo tratto è comune a Berbardette e a Lucia di Fatima: lasciare i riflettori e i flash e i microfoni di Radio e TV, per nascondesi al mondo e vivere nascoste in Cristo. 
La Madonna, ci insegna Bernadette, non ha bisogno di pubblicità, e tantomeno di veggenti che continuano a girare il mondo con visioni "programmate" e ad affermare che proprio la Vergine di Nazareth vuole che "tutti credano alle sue apparizioni", sacerdoti compresi. Nemmeno la Chiesa pretende tanto per quelle che comunque restano sempre "rivelazioni private".

Le veggenti "riconosciute" dalla Chiesa non hanno costruito alberghi, non hanno "promosso" le loro visioni, non hanno dato avvio ad associazioni per raccogliere fondi. Solo obbedienza alla Chiesa e nascondimento al mondo. Dopo aver incontrato il soprannaturale non avevano più interesse per queste cose, pur buone, ma non più per loro. Che differenza con attuali esperienze che tante folle italiane attirano ad una parrocchia che vuol farsi passare per Santuario senza esserlo.

Oggi, dunque, ci rivolgiamo con fiducia alla giovane Santa di Lourdes, perché porti luce e consiglio ai tanti cristiani che, in barba alle indicazioni della Chiesa, elevano a eccessiva gloria mondana altri sedicenti veggenti senza approvazione. Il Signore mostri la sua verità, e permetta a quanti sono vittime inconsapevoli di inganni di vederla.

sabato 7 aprile 2012

"Dammi questo straniero": il canto di Giuseppe di Arimatea

Canto Bizantino Τον ήλιον κρύψαντα per il Sabato Santo

Questo inno è un lamento che fa parlare Giuseppe di Arimatea a Pilato, mentre chiede il corpo di Gesù. Un bellissimo inno della Settimana Santa bizantina. Gesù è indicato come "lo straniero", e punta così all'insegnamento di Gesù, al suo principio fondamentale di amore senza condizione verso il fratello sconosciuto e lo straniero. E' dedicato a tutti gli stranieri, che solo Maria sente suoi figli.




Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia

lunedì 26 marzo 2012

Canto di offertorio per la messa dell'Annunciazione: naturalmente "Ave Maria"

L'antifona all'offertorio della festa dell'Annunciazione, secondo il Graduale Simplex, è costituita dal saluto angelico a Maria, che non è solo una preghiera popolare - come alcuni credono - ma prima di tutto un versetto del vangelo di Luca (1,28) accostato ad un altro versetto dal passo delle stesso vangelo a proposito della visitazione (1,42): "Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne". Ecco, di seguito, il canto e  lo spartito. Come strofe sono indicati per l'Annunciazione i versetti del salmo 84.

Angelus Domini nuntiavit Mariae. L'angelus musicato da Franz Biebl "Ave Maria"

Il gruppo vocale "Canticleer" esegue "Ave Maria" del compositore tedesco Franz Biebl (1906-2001), il testo della preghiera dell'annunciazione del Signore, l'intero Angelus cantato in polifonia contemporanea.
Buona meditazione nella Festa dell'Incarnazione di Nostro Signore!


L'Angelus in latino e italiano:

V/. Angelus Domini nuntiavit Mariæ,
R/. Et concepit de Spiritu Sancto.
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.

V/. "Ecce Ancilla Domini."
R/. "Fiat mihi secundum Verbum tuum."
Ave Maria, gratia plena...

V/. Et Verbum caro factum est.
R/. Et habitavit in nobis.
Ave Maria, gratia plena...

V/. Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
R/. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oremus: Gratiam tuam quæsumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, angelo nuntiante, Christi Filii tui Incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Gloria Patri..... Requiem aeternam....


Traduzione in Italiano:

V/. L'angelo del Signore portò l'annuncio a Maria,
R/. ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

V/. "Ecco sono la serva del Signore."
R/. "Avvenga in me secondo la tua parola."
Ave Maria, piena di grazia...

V/. E il verbo si fece carne.
R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave Maria, piena di grazia...

V/. Prega per noi santa madre di Dio.
R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo: Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu che, all'annuncio dell'Angelo, ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Gloria al Padre... L'eterno riposo....

giovedì 15 dicembre 2011

I francescani e l'Immacolata: i giovani fratelli di padre Kolbe ne perpetuano la missione

Molti non sanno che a Roma, sotto la colonna con in cima la statua dell'Immacolata, per tutta la giornata dell'8 dicembre, si dispiega un vero e proprio pellegrinaggio di gente che viene a porre un omaggio floreale alla Vergine Santa. Alla fine, nel pomeriggio, arriva in piazza di Spagna anche il Papa, con il suo cesto di rose (e questo tutti lo sanno). Il gioioso compito di coordinare, disporre e animare con la preghiera questo via vai nel giorno festivo è onore e onere, da sempre, dei giovani frati francescani conventuali. Tra di essi militò padre Massimiliano Maria Kolbe, il santo dell'Immacolata, che proprio a Roma, durante gli studi teologici, fondò con altri confratelli del Collegio internazionale la Milizia di Maria Immacolata. Lo stesso Collegio internazionale (un tempo ubicato vicino al Circo Massimo, poi trasferito all'EUR sulla via Laurentina), provvede fin dalle prime luci dell'alba a inviare i volonterosi e devoti frati per sottolineare l'inscindibile amore dell'Ordine dei Francescani conventuali alla loro Patrona e Regina, la Vergine Immacolata.
Vi posto alcune foto arrivatemi soltanto oggi, dove si vedono gli infreddoliti fraticelli svolgere il compito che fu di padre Kolbe:
a fine giornata: stanchi, ma felici: per l'Immacolata e il Papa!






giovedì 8 dicembre 2011

Il vespro dell'Immacolata: l'antifona Hodie egressa

Il Maestro Vianini ci offre lo spartito e il canto dell'Antifona dei vespri di questa sera:
Oggi è nato un virgulto dalla radice di Jesse,
oggi è germogliata Maria senza alcuna macchia di peccato,
oggi da Lei è stato calpestato il capo all’antico serpente.





Scarica qui lo spartito visualizzato:

Sant'Antonio in lode alla Vergine Immacolata


O cherubini e serafini, o angeli e arcangeli, in umile atteggiamento, con il capo inclinato adorate riverenti il tempio del Figlio di Dio, il sacrario dello Spirito Santo, il grembo beato difeso dai gigli, e dite: Beato il grembo che ti ha portato! O uomini, figli di Adamo, ai quali è concessa questa grazia, questa speciale prerogativa, con fede e devozione, con mente compunta, prostràti a terra, adorate il trono del vero Salomone, il trono d'avorio, eccelso e sublime (cf. 3Re 10,18-20; Ct 3,9-10), il soglio del nostro Isaia (cf. Is 6,1), e ripetete: Beato il grembo che ti ha portato!
Sant'Antonio, Sermone in lode alla Vergine, (dom. III quar. §3) 

mercoledì 7 dicembre 2011

Sant'Antonio seme della dottrina francescana sull'Immacolata Concezione.


Giovanni Benedetto Castiglioni: L'Immacolata con S.Francesco e S.Antonio
1649-1650
Siamo tra 1225 e 1231, Sant'Antonio scrive così nel suo sermone di Quinquagesima (§16):

Pater induit Filium suum Iesum veste alba, idest carne ab omni labe peccati munda, a Virgine immaculata assumpta.
Il Padre rivestì il figlio suo Gesù di una veste bianca, vale a dire «la carne, monda da ogni macchia di peccato», presa dalla Vergine immacolata.


Inizia dunque con il frate portoghese Antonio di Padova la tradizione teologica francescana sulla prerogativa della Vergine Maria, che avrà il suo apice teologico nel Beato Giovanni Duns Scoto, frate britannico, e il suo apice spirituale e missionario con San Massimiliano Kolbe, francescano conventuale polacco.

Spunti ambrosiani sull'Immacolata Concezione

La ricorrenza di sant'Ambrogio ci porta a rileggere una frase che da parecchi commentatori pare un richiamo anticipato, quasi una prefigurazione lontana, della dottrina dell'Immacolata concezione, la cui festa segue oggi immediatamente la memoria del santo vescovo di Milano.
Così diceva nel 2009 il Card. Bertone, in occasione del IV centenario della Biblioteca Ambrosiana, festeggiando nel Duomo di Milano la Natività di Maria: 
"Nel suo commento al Vangelo di Luca, sant’Ambrogio ha questa bellissima espressione: “Non c’è affatto da stupirsi che il Signore, accingendosi a redimere il mondo, abbia iniziato la sua opera proprio da Maria: se per mezzo di lei Dio preparava la salvezza a tutti gli uomini, ella doveva essere la prima a cogliere dal Figlio il frutto della salvezza” (cfr Esposizione del vangelo secondo Luca, II, 17). Cristo è venuto a salvarci liberandoci dal peccato: ebbene, dice sant’Ambrogio, questo disegno di redenzione radicale e universale Dio l’ha incominciato proprio da Maria, preservandola dalla colpa originale nella sua Immacolata Concezione."

lunedì 5 dicembre 2011

Tota Pulchra secondo la tradizione francescana: video musicale

Avevo postato parecchio, negli anni passati, a proposito del canto in onore dell'Immacolata Regina dell'Ordine dei Minori, il "Tota pulchra". Ma adesso ho trovato, finalmente, un buon video con la registrazione di questo canto gregoriano secondo la particolare tradizione dei Frati Minori Conventuali. Canta la Chorał Franciszkański, corale di frati polacchi del nostro Ordine.


Se vi interessa lo spartito di questa variante serafica del Tota pulchra, lo trovate a questo link
Qualora voleste confrontarlo con il canto gregoriano "comune", cliccate quest'altro collegamentotroverete anche il testo con la traduzione.
Buona  Novena dell'Immacolata a tutti.

venerdì 25 novembre 2011

Chi storce il naso per il culto delle reliquie farebbe bene a guardare queste immagini. Ovvero: dell'umano bisogno di vedere e toccare il divino



La sorpresa di chi non ci vuol credere
Qualche giorno fa ho fatto un post a proposito dell'esposizione in Russia della "cintura della Vergine Maria" conservata sul monte Athos (leggi qui il post). Ora se ne stanno occupando le agenzie di notizie mondiali, come la Reuters. Non si aspettavano niente di simile a quello che stanno vedendo nella ex-atea e miscredente URSS. C'è chi aveva deciso che queste cose non possono più succedere, che la religione non attira, che il secolarismo è inarrestabile e che le chiese devono evolvere, ecc., ecc. Ma "contra factum non valet argumentum". Le reazioni di più d'un "uomo di chiesa" - ma non le scrivono nei commenti dei blog - sono state alquanto negative e stizzite, del tipo: "ancora con queste storie medievali!", oppure: "mi meraviglio che si perda tempo con false reliquie", o anche: "è una vergogna mostrare nel 2011 certe cianfrusaglie". Altri arrivano perfino a gridare: "Paganesimo!", proprio adesso, con il clima intriso di dialogo interreligioso e con i cortili pieni di gentili, ci vuol una bella faccia tosta. 
Ora, a parte la questione - certo non irrilevante - della provenienza della reliquia della cintura mariana, vogliamo soffermarci sul fenomeno e la sua portata. Nessuno può far finta di non essere impressionato dalle immagini che vi allego. Si tratta delle code chilometriche, fino a 12 ore di attesa, per entrare alla cattedrale ortodossa di Mosca per sfilare accanto alla santa cintura. 



Non c'è dubbio - anche per parecchie altre conferme - che il culto delle reliquie sia più vivo che mai, almeno tra cattolici e ortodossi, accomunati da questa "fissazione". Culto sempre da purificare dai suoi eccessi e dalle interessate truffe, ma non da sopprimere o negare. Anche perché antropologicamente insito nella religiosità umana: "Vogliamo vedere il Signore!". 

Costatazioni
Certo è comprensibile che gli spiritualisti (o illuministi?) di ogni tempo e latitudine rabbrividiscano al sentir nominare queste "superstizioni". E' triste, però, che molti pastori siano a loro volta contagiati dagli stessi pregiudizi, che altro non fanno se non allontanarli dalla comprensione della povera gente. Perché dei famosi poveri stiamo parlando. Non solo dei poveri di denari, ma dei poveri di cultura, dei poveri di attenzioni, anche di attenzioni pastorali. Quelli che non frequentano i gruppi biblici, perché magari faticano perfino a leggere, eppure hanno una grandissima fiducia in Dio e nei suoi santi. Quelli che - può succedere - non vanno a messa, né frequentano la parrocchia, perché non si trovano a loro agio (come i poveri fatti sedere sugli sgabelli ai piedi dei ricchi, di giacobea memoria...) ma affollano i santuari. Pregano e desiderano "toccare la grazia". Probabilmente è a loro che pensava Gesù Cristo nell'istituire perfino i sacramenti, "segni sensibili della grazia invisibile". La nostra fede si incarna in una religione che è come un corpo animato. Non so se ricordate l'uomo invisibile del mito cinematografico: lo si poteva "percepire" solo dalle orme lasciate oppure quando si vestiva, paradossalmente ricoprendo la sua invisibilità. Bisogna velare per svelare!

Anche la Parola di Dio deve diventare visibile, e così si fece carne in Gesù. Il Dio che discende, si umilia fino a farsi vedere e udire in gesti e parole umane, accessibili a tutti. Anche ai bambini.

Qualche domanda
A quanti non hanno la flessibilità per piegarsi a dare un bacio alle icone che "disegnano" e illustrano la Parola divina, a quanti non hanno la piccolezza di accarezzare un oggetto anche solo attribuito alla Vergine Maria, ma hanno una "fede adulta" chiediamo: perché non ripensare la pastorale e accettare i dati fenomenici, senza combattere la devozione popolare come un nemico della fede intellettuale, cresciuta ed emancipata? Perché non ripartire dal bisogno religioso di quanti si sono allontanati dalla Chiesa perché non c'è nessuno che parli sintonizzato sulla loro "lunghezza d'onda", come ama dire il prof. Gallagher dell'Università Gregoriana?
Perché non chiedersi piuttosto: "come mai i santi attirano, e attirano fisicamente, quelli che non si smuovono altrimenti?". Che cosa possiamo fare per far scorrere nei giusti alvei questa religiosità, che se bloccata da sbarramenti inopportuni finisce per tracimare e travolgere anche la ragione - come le acque dei torrenti in piena -  e troppo spesso ignorata finisce per trascinare la gente semplice a santuari non riconosciuti e sedicenti santoni visionari? Non vi pare, continuando la metafora, che nella Chiesa di oggi ci sia una specie di "trascuratezza idrogeologica" a proposito dell'esigenza insita nel cuore umano di una religiosità del popolo troppo spesso "tombinata" da quanti hanno voluto sostituirla con qualcosa di più "alto ed elevato"? 
Trascuratezza pericolosa, come ci mostrano i dissesti e gli smottamenti di fede a cui assistiamo da troppo tempo.

lunedì 21 novembre 2011

La fonte e l'interpretazione della Festa della Presentazione della B.V. Maria al Tempio.

La presentazione al Tempio secondo Tiziano Vecellio
Il Protovangelo di Giacomo è un venerando testo apocrifo del II secolo cristiano, tutto volto a glorificare la verginità perpetua di Maria e la sua persona, probabilmente contro le prime eresie sulla concezione di Cristo. Solo nel V secolo il II Concilio di Costantinopoli (553) definì il dogma di fede della perpetua verginità di Maria (aeiparthénos = semprevergine), prima, durante e dopo il parto dell'Unigenito Figlio di Dio. 
Il Protovangelo si propone come un vero e proprio "midrash" cristiano, una rilettura esegetica - sotto forma di narrazione - dei vangeli dell'infanzia di Gesù e degli eventi precedenti la sua nascita. Da esso provengono parecchie delle tradizioni riguardanti la Vergine Maria. Considerato di grande valore nell'antichità (ne fa fede l'elevato numero di manoscritti e traduzioni), questo "vangelo mariano" ci parla della Natività di Maria (da cui la festa dell'8 settembre), ci riporta i nomi dei genitori della Vergine (da qui la festa dei santi Gioacchino e Anna) e ci racconta in particola l'episodio della presentazione di Maria al Tempio, per sciogliere il voto fatto dai suoi santi genitori (da cui la festa odierna, che san Pio V aveva abolito dal Messale perchè non fondata nella Scrittura, ma che era poi pian piano tornata).
Vi riporto il cap. 7 e l'inizio dell'8 che ci trasmettono il racconto. Tutto è costruito per riecheggiare l'offerta sacrificale e l'alleanza fra Dio e Abramo riferita da Gen 15: non è un caso il riferimento alla fiaccola accesa e l'età di tre anni, sottolineata nel protovangelo di Giacomo. E' l'età delle vittime per il sacrificio. La festa celebra dunque la presenza di Dio nel mezzo della sua Chiesa, rappresentata da Maria, che continua a offrirsi insieme a Cristo nella perpetua liturgia eucaristica, la Nuova ed Eterna Alleanza. L'essere nutrita dall'Angelo, indica che la Chiesa, come Maria, è nutrita con il Pane del cielo mentre rimane nel Tempio dell'Altissimo.


PROTOVANGELO DI GIACOMO, FRATELLO DEL SIGNORE
Capitolo 7
[1] Per la bambina passavano intanto i mesi.
Giunta che fu l'età di due anni, Gioacchino disse a Anna: "Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del Signore, affinché il Padrone non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca sgradita".
Anna rispose: "Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina non cerchi poi il padre e la madre". Gioacchino rispose: "Aspettiamo".
[2] Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: "Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore".
Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Il sacerdote l'accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: "Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni.
Nell'ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione".
[3] La fece poi sedere sul terzo gradino dell'altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele prese a volerle bene.

Capitolo 8
[1] I suoi genitori scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s'era voltata indietro.
Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba, e riceveva il vitto per mano di un angelo.

Icona bizantina dell'Ingresso della Theotokos al Tempio

martedì 25 ottobre 2011

La cintura della Vergine infiamma la devozione popolare.

Prestito della reliquia dalla Grecia alla Russia
Accoglienza in Russia della Cintura della Madonna
La cintura della Santa Vergine, custodita nel monastero ortodosso Vatopedi del Monte Athos, è una delle reliquie più venerate del mondo cristiano orientale.
La reliquia ha lasciato per la prima volta la Grecia alla volta di San Pietroburgo e Mosca (notizia di AsiaNews).  A ottenere il raro ‘prestito’ è stata la Fondazione “Sant'Andrea il Primo chiamato”. “Una delle ragioni per cui abbiamo chiesto al monastero Vatopedi di portare la Santa Cintura in Russia è la situazione demografica del nostro Paese – ha spiegato Yakunin, presidente della Fondazione – Pensiamo così di suscitare interesse nella rinascita spirituale della nostra società e nei valori della famiglia”.
Circa 20 monaci accompagnano l'insigne reliquia per il suo viaggio nella Federazione. Il padre superiore di Vatopedi, l’archimandrita Yefrem, ha raccontato che per la Russia è stata fatta un’“eccezione”: il monastero aveva già rifiutato le richieste di altri Paese come Stati Uniti e Romania. 
La "Zoni" (cintura) di Vatopedi 

La cintura sarebbe stata tessuta da Maria stessa in pelo di cammello. La leggenda tramanda che, al momento della sua Assunzione, Maria l’abbia donata all'apostolo Tommaso. In seguito venne conservata nel Palazzo imperiale di Costantinopoli fino a quando, nel XIV secolo, un re di Bulgaria non se ne impadronì. In seguito, il principe Lazzaro I di Serbia ne fece dono al Vatopedi.
Gli ortodossi credono che grazie all’intercessione della Vergine queste cinture aiutino a curare l’infertilità femminile. Visto che la Santa Cintura è conservata sul monte Athos dove l’accesso è consentito solo a uomini, per le donne russe si tratta di una rara occasione per venerare la reliquia.
Icona della Vergine che consegna la sua cintura a San Tommaso
Le altre cinture della Vergine
il vescovo di Prato con il Cingolo mariano
Qualcuno può arricciare il naso davanti a questa "fiammata" di devozione popolare mariana, catalizzata da un indumento che si dice sia appartenuto alla Madre di Dio. Ma bisogna aggiungere che la cintura di Vatopedi non è l'unica ad essere venerata, tanto è diffusa in Oriente e Occidente la convinzione della serietà di questo segno e il pio desiderio di poterlo vedere. Cinture della Vergine sono presenti in Francia (a Le Puy-Notre-Dame e pure a Quintin in Bretagna), in Inghilterra (Bruton nel Somerset), in Spagna (nella cattedrale di Santa Maria di Tortosa), ma anche a Cipro e nella citta di Homs in Siria.
Per l'Italia, che non poteva non reclamare anch'essa una reliquia tanto preziosa, c'è Prato, nella cui cattedrale è custodito il "Sacro Cingolo" della Vergine Maria. E' creduto l'originale consegnato dalla Madonna a San Tommaso come prova della sua Assunzione al cielo.
A parte il fenomeno della "duplicazione" delle reliquie, che non deve turbare il sonno di nessuno, possiamo invece dire, in positivo, che la diffusione in tutte le Chiese della devozione alla santa Cintura è il corrispettivo mariano della pietà connessa alla Sacra Sindone di Cristo. Questa è segno della risurrezione del Signore, quella memoria devozionale "tangibile" dell'assunzione in corpo e anima della Vergine Madre al termine della sua esperienza terrena.

Giovanni Paolo II, in visita a Prato, venerò personalmente il Santo Cingolo conservato presso la cattedrale. Nel VI centenario della Traslazione della reliquia a Prato (1996), lo stesso Beato Papa scrisse una lettera celebrativa al Vescovo:
"Dieci anni or sono, in occasione della Visita pastorale in codesta Diocesi, ebbi la gioia di venerare il Sacro Cingolo Mariano, della cui traslazione la Chiesa di Prato ricorda la sesta ricorrenza centenaria con festeggiamenti che avranno solenne conclusione l’8 settembre prossimo. Fu esattamente il 4 aprile dell’anno 1395, domenica di Pasqua, che l’insigne reliquia trovò degna collocazione presso la Pieve di Santo Stefano, in seguito divenuta Cattedrale, nella stupenda Cappella edificata nella seconda metà del secolo XIII e affrescata da Agnolo Gaddi con scene relative all’arrivo della Sacra Cintola in città e con episodi della vita di Maria, dalla nascita fino alla "dormitio", all’assunzione e all’incoronazione in cielo"... (Qui il resto della lettera)
Giovanni Paolo II venera la santa Cintura

martedì 11 ottobre 2011

1580 anni fa, come oggi, il Concilio di Efeso definiva Maria "Deipara", "Genitrice di Dio".

L'11 ottobre 431 viene definita la verità di fede, tanto cara a tutti i Cristiani, della "divina maternità di Maria". La Vergine è Theotokos, colei che genera Dio. La festa liturgica della Madre di Dio era stata re-introdotta da Pio XI nel 1931 (15° centenario del Concilio efesino) proprio al giorno 11 di ottobre  per sottolineare l'evento conciliare (per approfondire leggere l'enciclica "Lux veritatis"). Con la riforma del calendario operata da Paolo VI, la solennità mariana è tornata alla sua sede più antica, il 1° Gennaio, l'ottava della Nascita del Salvatore, a cui è intimamente legata.
Nel Messale del 1962, tuttavia, la festa è rimasta come una perla incastonata al centro del Mese del Rosario.

Ecco qui di seguito la formula solenne della definizione del Concilio di Efeso che oggi ricordiamo e dopo 1580 anni fermamente crediamo:
Per quanto poi riguarda la Vergine Madre di Dio, come noi la concepiamo e ne parliamo e il modo dell'incarnazione dell'unigenito Figlio di Dio, ne faremo necessariamente una breve esposizione, non con l'intenzione di fare un'aggiunta, ma per assicurarvi, così come fin dall'inizio l'abbiamo appresa dalle sacre scritture e dai santi padri, non aggiungendo assolutamente nulla alla fede esposta da essi a Nicea.
Come infatti abbiamo premesso, essa è sufficiente alla piena conoscenza della fede e a respingere ogni eresia. E parleremo non con la presunzione di comprendere ciò che è inaccessibile, ma riconoscendo la nostra insufficienza, ed opponendoci a coloro che ci assalgono quando consideriamo le verità che sono al di sopra dell'uomo.
Noi quindi confessiamo che il nostro Signore Gesù Figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (composto) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l'umanità; che è consostanziale al Padre secondo la divinità, e consostanziale a noi secondo l'umanità, essendo avvenuta l'unione delle due nature. Perciò noi confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore. Conforme a questo concetto di unione inconfusa, noi confessiamo che la Vergine santa è Madre di Dio, essendosi il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo, ed avendo unito a sé fin dallo stesso concepimento, il tempio assunto da essa.Quanto alle affermazioni evangeliche ed apostoliche che riguardano il Signore, sappiamo che i teologi alcune le hanno considerate comuni, e cioè relative alla stessa, unica persona, altre le hanno distinte come appartenenti alle due nature; e cioè: quelle degne di Dio le hanno riferite alla divinità del Cristo, quelle più umili, alla sua umanità.
I ruderi della Basilica della Madre di Dio a Efeso, dove si tenne il Concilio
Il Concilio di Efeso non fu accettato da tutti i Cristiani, e dette l'avvio ad un grande scisma, che a differenza dei precedenti (si veda quello tremendo dell'arianesimo) non sarà riassorbito. Solo nel 1994 Papa Giovanni Paolo II e il Patriarca dei cosiddetti "Nestoriani" Mar Dinka IV, della Chiesa Assira d'Oriente, firmeranno un'intesa che mette fine a secoli e secoli di incomprensioni e di spesso ingiuste condanne sommarie. Trovate l'intero documento a questo collegamento. La parte che più ci interessa oggi dice:
...Cristo pertanto non è un “uomo come gli altri” che Dio avrebbe adottato per risiedere in lui ed ispirarlo, come è il caso dei giusti e dei profeti. Egli è invece lo stesso Verbo di Dio, generato dal Padre prima della creazione, senza principio per quanto è della sua divinità, nato negli ultimi tempi da una madre, senza un padre, per quanto è della sua umanità.
L’umanità alla quale la Beata Vergine Maria ha dato la nascita è stata sempre quella dello stesso Figlio di Dio. Per questa ragione la Chiesa Assira dell’Oriente eleva le sue preghiere alla Vergine Maria quale “Madre di Cristo nostro Dio e Salvatore”. Alla luce di questa stessa fede, la tradizione cattolica si rivolge alla Vergine Maria quale “Madre di Dio” e anche quale “Madre di Cristo”. Noi riconosciamo la legittimità e l’esattezza di queste espressioni della stessa fede e rispettiamo la preferenza che ciascuna Chiesa dà ad esse nella sua vita liturgica e nella sua pietà.
Tale è l’unica fede che noi professiamo nel mistero di Cristo. Le controversie del passato hanno condotto ad anatemi pronunciati nei confronti di persone o di formule. Lo Spirito del Signore ci accorda di comprendere meglio oggi che le divisioni così verificatesi erano in larga parte dovute a malintesi.

giovedì 15 settembre 2011

Il pianto della Vergine Addolorata (Laudario di Cortona)

Interpretazione intensa di Mina per questa lauda medievale in onore dell'Addolorata Madre di Dio: "Voi ch'amate lo Criatore" (XIII sec.). Eccone il testo e il video:


Voi ch’amate lo Criatore,
ponete mente a lo meo dolore.
Ch’io son Maria co’ lo cor tristo
La quale avea per figliuol Cristo:
la speme mia e dolce acquisto
fue crocifisso per li peccatori.
Capo bello e delicato,
come ti veggio stare enchinato;
li tuoi capelli di sangue intrecciati,
fin a la barba ne va irrigore
Bocca bella e delicata,
come ti veggio stare asserrata,
di fiele e aceto fosti abbeverata,
trista e dolente dentr’al mio core.
Voi ch’amate lo Criatore,
ponete mente a lo meo dolore.

Qui potete scaricare lo spartito del canto (PDF), tratto dal Codice cortonese



Altra partecipante e significativa interpretazione, ma secondo il codice Magliabechiano, successivo al Laudario di Cortona:

lunedì 12 settembre 2011

Pensieri di S. Antonio sul Nome di Maria

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova:


E il nome della vergine era Maria" (Lc 1,27). Nome dolce, nome delizioso, nome che conforta il peccatore, nome che infonde la beata speranza. Chi è Maria se non la stella del mare, cioè la via luminosa che guida al porto coloro che sono ancora in balìa dei flutti dell'amarezza? Nome amato dagli angeli, terribile per i demoni, salutare per i peccatori, soave per i giusti.

Rifùgiati presso di lei, o peccatore, perché è lei la città del rifugio (dell'asilo). Come in antico il Signore - così è scritto nel libro dei Numeri (cf. Nm 35,11-14) - stabilì le città di asilo, nelle quali potesse rifugiarsi chi avesse involontariamente commesso un omicidio, così adesso la misericordia del Signore ci ha dato il Nome di Maria come rifugio di misericordia, anche per chi ha ucciso volontariamente. Una torre inespugnabile è il Nome della Madonna; presso di lei si rifugi il peccatore e sarà salvato Nome dolce, nome che conforta il peccatore, nome di beata speranza! Signora, il tuo nome è anelito dell'anima (cf. Is 26,8). E Luca: «Il nome della Vergine era Maria» (Lc 1,27); «Il tuo nome è profumo olezzante» (Ct 1,2). Il nome di Maria è giubilo al cuore, miele alla bocca, melodia all'orecchio (Bernardo).

...A Maria, la cui vita era già nei cieli (cf. Fil 3,20), viene detto: Ave, piena di grazia! E osserva che l'angelo non disse: Ave, Maria!, ma: Ave, piena di grazia! Noi invece diciamo: Ave, Maria!, cioè "stella del mare", perché siamo ancora in mezzo al mare, siamo sbattuti dai flutti, sommersi dalla tempesta, e perciò gridiamo: Stella del mare!, per arrivare con il suo aiuto al porto della salvezza. È lei che salva dalla tempesta coloro che la invocano, che mostra la via, che guida al porto. Invece gli angeli non hanno bisogno di essere salvati dal naufragio, perché sono già al sicuro nella patria: lo splendore di Dio li illumina e la loro lampada è l'Agnello (cf. Ap 21,23). E quindi l'angelo non dice: Ave, Maria! Noi miseri, invece, gettati in mare, lontani dalla sguardo degli occhi di Dio, sbattuti a ogni istante dalle tempeste, posti ai confini della morte, imploriamo a ogni istante: Ave, Maria!"Il Signore è con te".

Ti preghiamo dunque, o nostra Signora, o nostra speranza. Tu che sei la stella del mare, brilla su di noi sbattuti dalle tempeste di questo mare del mondo e guidaci al porto. Nel momento del nostro passaggio difendici con la tua presenza consolatrice, affinché senza timore possiamo uscire dal carcere del corpo e meritiamo di salire lieti al gaudio infinito. Ce lo conceda colui che hai portato nel tuo grembo benedetto e che hai allattato, a lui sia è onore e gloria nei secoli eterni.