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mercoledì 25 aprile 2012

Allarme sondaggio: contribuite con i vostri voti a far appendere i crocifissi nella scuola

Mi avvisa un utente che sul quotidiano trentino "L'Adige", è stato lanciato un sondaggio che chiede: "Il crocifisso nella aule scolastiche, va messo?". Nonostante ormai tutti sappiano che la risposta "legale" è "il crocifisso deve rimanere dov'è", è bene che ciascuno vada a cliccare sul "Sì", per ribadire anche in questi sondaggi online che la maggioranza cristiana esiste e vuol farsi sentire.
Quindi contribuite con il vostro click a far entrare in circolo l'idea che il crocifisso sta benissimo nelle aule scolastiche.
Qui il link a cui trovare il sondaggio: http://www.ladige.it/sondaggi/crocifisso-aule-scolastiche-va-messo

Votate e diffondete!!

sabato 7 aprile 2012

Una sola domanda: ti sei già confessato per la Pasqua?

Cari lettori, in questi santi giorni della Grande Settimana, grazie a Dio, i confessionali sono più frequentati che mai. I sacerdoti - almeno nel santuario dove dimoro - fanno orario continuato dalle 6,30 del mattino alla sera, alternandosi a decine alla volta per raccogliere le confessioni di tutti i penitenti che vengono e per riconciliarli con Dio.
E tu, fratello o sorella che leggi, ti sei già recato a farti "risuscitare interiormente" dalla misericordia di Dio? Hai già lasciato che Gesù ti fornisca l'abito nuziale dell'anima, lavando con il suo perdono le tue colpe? Se pensi di non averne bisogno, è proprio il momento di cercare ancor di più un prete per confessarti.
La Pasqua è per il perdono dei peccati e per la risurrezione dell'uomo: non rimanere nel tuo sepolcro! 
Sant'Antonio direbbe: "fratello, Gesù è morto perché tu potessi risuscitare, non rendere vano il suo sacrificio tenendoti i tuoi peccati". VAI A CONFESSARTI. C'è ancora tempo. Non dimenticare: la confessione è il modo migliore per celebrare personalmente, in se stessi, la Vittoria di Gesù sul peccato e sulla morte.

lunedì 5 marzo 2012

L'Annunziata non legge il Diritto Canonico e per salvarsi dai propri autogol accusa la Chiesa: e fa un altro autogol

Vedo oggi sulla stampa ben pochi commenti positivi alla "sfortunata" uscita di Lucia Annunziata alla sua trasmissione "In 1/2 h", dove ha detto testualmente:

"I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c’è il permissivismo purché ci si volti dall’altra parte".

In questo post intendo occuparmi dell'Annunziata e della sua accusa, non di Lucio Dalla. Sia chiaro.
Sono, dunque, le sue stesse parole a mostrare il corto circuito logico del pensiero della famosa Lucia, proprio dal punto di vista cristiano che pensa invece di smascherare e criticare.
Chiediamo alla Signora Annunziata, giornalista-moralista contro la Chiesa, a proposito del caso del funerale di Lucio Dalla:
1) E' doveroso o imposto dalla legge o dalla morale parlare in pubblico delle proprie tendenze sessuali?
2) E' giusto che i giornalisti speculino, il giorno della morte, su qualcosa che l'interessato non hai mai detto o trattato, nè lasciato in qualche modo trapelare, tanto che nessuno dà per certa la notizia? E come mai l'Annunziata non se ne è occupata prima, visto che proprio adesso - guarda caso - era nel mirino delle associazioni omo per la sua paradossale difesa di Celentano?
3) Non è vero, forse, che quando la Chiesa nega i funerali molti giornalisti gridano faziosamente la propria indignazione?
4) Non è vero, forse, che quando la Chiesa concede i funerali gli stessi giornalisti gridano faziosamente la propria indignazione?
5) Se l'Annunziata doveva riparare la sua immagine incrinata da orribili sospetti di omofobia a seguito di sue precedenti uscite, deve proprio utilizzare la Chiesa come bersaglio, in modo da scaricare le colpe e individuare un'istituzione più omofoba di lei (ma pure ipocrita) e prendersi così gli applausi di quelli che ieri la contestavano per le sue uscite?

Ricordiamo dunque a quelli che si scandalizzano a comando, o "a interesse", che il NEGARE il funerale nella Chiesa Cattolica è regolato dal canone del diritto qui sotto riportato:

Can. 1184 - §1. Se prima della morte non diedero alcun segno di pentimento, devono essere privati delle esequie ecclesiastiche: 1) quelli che sono notoriamente apostati, eretici, scismatici; 2) coloro che scelsero la cremazione del proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana; 3) gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli.
§2. Presentandosi qualche dubbio, si consulti l'Ordinario del luogo, al cui giudizio bisogna stare.

Dunque, cara Annunziata, vediamo se il Signor Lucio Dalla rientrava in uno di questi casi:
1) Non era notoriamente apostata, né eretico, né scismatico, anzi, a detta di tutti desiderava essere un credente in Gesù Cristo e un membro della Chiesa Cattolica. Su questo ci sono centinaia di testimonianze date dall'interessato stesso.

2) Non ha scelto la cremazione per ragioni contrarie alla fede, ma è stato messo in un loculo come tanti al camposanto di Bologna. Quindi non si pone neanche il problema delle intenzioni.

3) Era un "peccatore manifesto"? Non ce ne sono evidenze, visto che nessuno sapeva quasi nulla della sua vita privata. Lo dice l'Annunziata stessa che sulle sue preferenze c'era silenzio assoluto. Per lei è segno negativo, per il diritto canonico è segno che le esequie - semmai ci fosse anche il peccato - si possono tuttavia concedere. Anche nei processi si viene assolti "per insufficienza di prove", figuriamoci in Chiesa.
Anche se - per ipotesi - fosse stato in uno stato abituale di peccato, questo non era per nulla "manifesto", pubblico, neppure paparazzato. Non si rileva, perciò, nessun "pubblico scandalo" tra i fedeli. Quindi anche questo comma, per ammissione stessa dei giornalisti, è rispettato. Non ci sono scandali, anzi, nessuno finora sa esattamente che tipo di relazione avesse con il suo amico (vivere sotto lo stesso tetto di 3000 metri quadrati (!) non basta a gridare al peccato). La riservatezza sul peccato proprio o dei fratelli e il non manifestarlo, sventolandolo in pubblico, cioè il contrario del gay pride, non è ipocrisia, è una virtù.

Ma non sfugga il primo paragrafo del canone, che in realtà è il più importante: "Se prima della morte non diedero alcun segno di pentimento". Anche chi fosse peccatore incallito, e ha dato in qualche modo "segno di pentimento" viene subito abbracciato dalla Madre Chiesa.
Ricordiamoci sempre del primo santo canonizzato da Gesù Cristo: il primo ad entrare in Paradiso fu il ladrone, assassino, pubblico peccatore condannato a morte, ma assolto da Cristo stesso per un flebile e tardivo segno di pentimento!
Il peccato non è assimilabile in maniera semplicistica alla categoria del delitto. E' questione anche di coscienza e di rapporto con Dio e con la sua Chiesa. Certo i confessori di Lucio Dalla non possono e non devono parlare, ma se il sacerdote domenicano che ha officiato il rito lo conosceva bene, avrà probabilmente avuto certezza - se ce ne fosse stato bisogno - di questi segni.

La Chiesa mai e poi mai condannerà le inclinazioni o le tendenze di chichessia ("essere Gay", dice l'Annunziata). Sono solo le azioni ad essere giustamente definite un peccato. Sia omo che etero, ricordiamolo bene. E nessuno fa un processo alle intenzioni o ai sospetti.
Dove non solo non c'è certezza dei fatti, ma c'è pure il segno di una tenace volontà di adempiere ai precetti di Cristo e della Chiesa, con una vita più coerente possibile con il proprio credo, e pur con tutte le difficoltà poste dai limiti umani, perché mai, mi si spieghi, si dovrebbe negare il funerale cristiano, che è - tra l'altro - una invocazione per il perdono dei peccati che Dio conosce (e noi no)?

mercoledì 30 novembre 2011

Il confessionale come "beauty farm": la "depilazione sacramentale" nell'inesauribile fantasia di S. Antonio

Davvero la fantasia teologico-pastorale di Sant'Antonio di Padova è inesauribile. Rileggendo i sermoni d'Avvento mi sono sorpreso di un'ardita immagine del Dottore Evangelico a proposito della confessione, sacramento che egli sviscera, predica, raccomanda in quasi ogni pagina della sua opera.
La lettura allegorica della Scrittura può apparire alquanto bizzarra ai nostri tempi, però è innegabile la sua portata spirituale e di utilità pratica nel dipingere con vividi colori la Parola di Dio, traendo da essa significati sovrabbondanti. Da una esegesi non proprio letterale o scientifica, i Padri e i teologi medievali riuscivano a trarre - comunque - dottrina sicura e utili esemplificazioni.
Veniamo perciò al passo in esame: la confessione come depilazione. Sì, avete letto bene. Nel brano che vi riporto, sant'Antonio paragona una buona confessione ad una seduta di attenta cosmesi per eliminare i pelacci! Visto il suo punto di partenza biblico, dove si parla di barba, Antonio applica il suo esempio all'uomo. Ma evidentemente il richiamo alla bellezza e a rimuovere i "peli della coscienza" ha una grande presa e un effetto attraente anche sul popolo femminile, dato che pare di gran moda la ricerca della bellezza, sia per Lui che per Lei.
E il tribunale della penitenza può così mutarsi - parola di un santo dottore della Chiesa - in un salone di bellezza "interiore" gestito da Nostro Signore. Affascinante lettura:

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova, Dom. I d'Avvento, §2

A proposito delle realtà superflue che devono essere recise con la confessione, Isaia dice: «In quel giorno il Signore, con un rasoio affilato», o: «preso a nolo»«raderà, a quelli che sono al di là del fiume, la testa e i peli delle gambe e tutta la barba» (Is 7,20). Il rasoio, detto in lat. novacula, come facesse nuovo l'uomo, è la confessione, la quale rinnova lo spirito dell'uomo. Dice Geremia: «Rinnovate (nel senso di dissodate) il terreno incolto e non seminate sopra le spine» (Ger 4,3), perché quando saranno cresciute non soffochino (cf. Lc 8,7) la parola della confessione. Questo rasoio è detto «affilato», o «preso a nolo»: affilato, perché taglia il peccato e le sue circostanze; preso a nolo, perché il peccatore, nel darsi da fare per la propria salvezza, deve come noleggiarlo con una certa somma, che è la devozione e l'umiltà. Con questo rasoio il Signore «rade il capo», ecc. , «a coloro che sono «al di là del fiume», che hanno attraversato il fiume, che hanno cioè ricevuto il battesimo. Nel capo e nei piedi sono indicati l'inizio e la fine della vita, nella barba l'intrepidezza nel fare il bene.
    Con la lama tagliente di una vera confessione il Signore rade nel penitente i vizi, raffigurati nei peli, dall'inizio della sua conversione fino alla conclusione della sua vita. Rade anche tutta la barba, perché il penitente non confidi in alcuna delle opere buone che ha fatto, come se le avesse fatte lui. Dobbiamo infatti confidare solo in colui che ha fatto noi, e non in quello che noi abbiamo fatto. 
De superfluis in confessione circumcidendis dicit Isaias: "In die illa radet Dominus in novacula acuta", vel conducta, "in his qui trans flumen sunt, caput et pilos pedum, et barbam universam "(Is 7,20). Novacula dicta, quod quasi novum faciat hominem, est confessio, quae novat hominis spiritum. Unde Ieremias: "Novate novale, et nolite serere super spinas "(Ier 4,3)","ne exortae suffocent (cf. Lc 8,7) confessionis verbum. Haec novacula dicitur acuta vel conducta: acuta, quia peccatum et circumstantias peccati rescindit; conducta, quia ipsam peccator, in suae salutis opus, devotione et humilitate, quasi quadam mercede, debet conducere. Ista novacula "in his qui trans flumen sunt," idest transgressi sunt flumen, idest Baptismum, "Dominus radit caput" etc. In capite et pedibus vitae principium et finis, in barba boni operis fortitudo designatur.
Verae confessionis acumine Dominus radit in poenitente vitia, quae in pilis significantur, a principio sui ingressus usque ad finem sui exitus.
Radit etiam barbam universam, ut de nullo bono opere quod fecit, quasi ipse fecerit, confidat. In eo enim solo qui fecit, et non in eo quod fecimus nos, debemus confidere.

Possiamo fare una attualizzazione d'Avvento: ricordate di passare dal vostro sacerdote-estetista dell'anima di fiducia prima di Natale, per farvi belli non solo fuori, ma anche dentro.


"Che liscio! rasatura perfetta: si è appena confessato."

martedì 29 marzo 2011

Libri così non se ne scrivono più: "L'utile spavento del peccatore", anno 1649

Un libro di tempi andati, eppure, a solo scorrere il lungo indice delle otto parti in cui è diviso, si può ben vedere quante attualissime domande pastorali già si agitavano nel XVII secolo.
"L'utile spavento del peccatore, ovvero la penitenza sollecita", opera del sacerdote Gianfrancesco Maia Materdona, è reperibile completamente online, scannerizzato da Google Books.
Il linguaggio è certo quello infiorato e barocco dell'epoca, alcune espressioni e ridondanze non possono non far sorridere, ma le argomentazioni, anche a spulciar solo qualcosa, danno da riflettere, soprattutto nella seconda parte (dove si dissuade il "peccatore habituato" dal confidare troppo, senza corrispondervi, alle frasi di misericordia e perdono che si trovano sparse nei libri biblici - anche oggi spesso agitate come amuleti, da chi non vuol convertirsi punto...) e nella sesta parte, che insegna come confessarsi e come fare poi la penitenza. Molto concreto e piano: dice pane al pane  e... peccato al peccato, proprio per far venire un "utile spavento" al peccatore abitudinario, spingendolo a non rimandare la conversione.
Un'ottima lettura per la Quaresima, soprattutto per i sacerdoti - magari mentre aspettano nel confessionale che qualche anima penitente ricerchi l'assoluzione divina e un buon consiglio.
Ecco qui sotto l'intera opera, che potete scaricare anche da questo link.

lunedì 11 ottobre 2010

Aforisma del giorno sull'intransigenza della Chiesa e la tolleranza del mondo

Riprendo dalla Buhardilla de Jeronimo questo utilissimo aforisma apologetico, profetico anche per la nostra epoca, riportato dal teologo domenicano p. Reginald Garrigou-Lagrange nel suo libro Dieu, son existence et sa nature, Paris 1923, (p. 725):
L’Eglise est intransigeante en principe parce qu’elle croit, elle est tolérante en pratique parce qu’elle aime. Les ennemis de l’Eglise sont tolérants en principe parce qu’ils ne croient pas, et intransigeants en pratique parce qu’ils n’aiment pas.
Ovvero:
La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede, è tollerante nella pratica, perché ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perché non credono, ma intransigenti nella pratica, perché  non amano.
E' proprio da incorniciare!
Detto fatto:

martedì 15 settembre 2009

Stabat Mater: sequenza in onore della Madonna Addolorata

Ho trovato un sito tutto dedicato allo Stabat Mater, il testo poetico del francescano Jacopone da Todi diventato il simbolo liturgico-musicale della festa dell'Addolorata.
Ve lo consiglio caldamente. E' a questo link: http://www.stabat-mater.com/jacoponedatodi.htm
Una vera miniera di notizie su questa splendida sequenza medievale e tanti esempi di come sia stata utilizzata, messa in musica e messa in scena in diverse maniere lungo i secoli.

Vi aggiungo qui sotto lo Stabat Mater gregoriano, quello stupefacente elaborato da Palestrina e quello in italiano e latino di Mons. Frisina, modalità diverse di meditare musicalmente lo stesso testo classico:



giovedì 5 febbraio 2009

Zenit, agenzia dei Legionari di Cristo, riconosce le colpe del fondatore

Stasera su Zenit, agenzia di notizie ecclesiali legata ai Legionari di Cristo, è stata pubblicato questo take:
LA LEGIONE DI CRISTO ADDOLORATA PER LA CONDOTTA DEL SUO FONDATORE
La Congregazione chiede perdono per lo scandalo 
Come detto in un precedente post, dobbiamo tutti riconoscere l'amore per la verità del Direttore Generale della congregazione e dei suoi membri. Un bell'esempio di comunicazione istituzionale condotta bene, senza inutili negazioni o insabbiamenti. Si consegna alla storia, con la dovuta carità, ciò che è emerso, salvando in questo modo i figli spirituali, sui quali non devono ricadere le colpe dei padri.

Pete Vere, canonista e autore di numerosi testi sul Codice di Diritto Canonico, ha detto a ZENIT che non c'è bisogno che la Legione metta da parte il suo fondatore.
"Essere onesti sul fondatore, ammettere che ha commesso degli errori e che forse ha fatto cose per le ragioni sbagliate, e che forse alcune azioni erano negative... Penso che questo tipo di apertura e trasparenza permetterà [alla Legione] di andare avanti", ha constatato. "Vista la portata e considerando l'effetto che ha sulla Chiesa, la Legione ha qualcosa di positivo".


Una preghiera per tutti i Legionari, che il Signore li guidi nelle vie dell'umiltà e della misericordia per suo amore e non per altro.

martedì 6 gennaio 2009

La questione teologica dietro l'Humanae Vitae

Vi segnalo un'interessantissima recensione dell'agenzia ZENIT del volumetto “La profezia di Paolo VI. L’enciclica Humanae vitae (1968)” a proposito delle risorgenti polemiche sull'enciclica di Paolo VI sull'amore umano e sulll'unità inscindibile in esso dei valori unitivo e procreativo:
Quando fu pubblicata, il 25 luglio 1968, scatenò un putiferio, non solo tra coloro che avversavano la Chiesa, ma anche all’interno della gerarchia e del clero cattolico.
Il 30 luglio del 1968 il New York Times pubblicò un appello di oltre duecento teologi, che invitava i cattolici a disubbidire all’enciclica Humanae vitae.
Il clero e la conferenza episcopale olandese si ribellarono e il 6 dicembre del 1968, 774 cattolici francesi scrissero una lettera molto critica al Pontefice in merito alla stessa enciclica.
Il clamore e le critiche offesero così tanto Paolo VI che da allora non pubblicò più una enciclica.
In merito all’Humanae vitae, Giovanni Maria Vian, Direttore de “L’Osservatore Romano”, ha ricordato cosa scrisse nel 1995 il Cardinale Joseph Ratzinger: “Raramente un testo della storia recente del Magistero è divenuto tanto un segno di contraddizione come questa Enciclica, che Paolo VI ha scritto a partire da una decisione profondamente sofferta”.
Su quanto era accaduto il 29 giugno del 1972, Papa Paolo VI disse che “attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa”.
A quanti di noi che teologi moralisti non siamo, ma ci occupiamo di teologia fondamentale, il libretto di mons. M. Schooyans, docente emerito dell’Università di Lovanio “La profezia di Paolo VI. L’enciclica Humanae vitae (1968)”, interesserà moltissimo. Infatti pone l'accento sul problema basilare della "sofferta decisione" del papa di non accettare la contraccezione anche per le coppie sposate: si tratta di un problema teologico sulla perennità del dato di fede e di morale. Può quello che era falso ieri diventare vero oggi e viceversa? E non tanto nella valutazione soggettiva della coscienza o dell'intelligenza umana, ma addirittura nella valutazione oggettiva del magistero della Chiesa. Non è certo una questione di poco conto. Il relativismo, in realtà, si insinua proprio a partire dal tentativo di mostrare come anche la Chiesa cambia opinione e facilmente abbandona ciò che prima credeva.
Come riporta l'articolo che appare oggi su ZENIT: 
Secondo Schooyans, Paolo VI fu profetico nell’opporsi al relativismo morale. Opponendosi alla contraccezione difese infatti il matrimonio, la dignità e la salute delle donne, e contrastò il controllo e la selezione delle nascite.
“Se Paolo VI avesse ceduto sul tema della contraccezione – ha scritto il professore belga – avrebbe aperto la porta ad un naufragio in campo morale, avrebbe cioè sconfessato la ragione, capace di discernere il vero dal falso, il bene dal male”.
“Inoltre – sottolinea Schooyans -, egli avrebbe avviato una crisi capace di scuotere tutta la teologia dogmatica: Creazione, Incarnazione, Ecclesiologia”.
Per il professore belga, “la principale sfida dell’Humanae vitae, la questione veramente fondamentale, è quella dell’autorità del Papa e del rapporto con la Tradizione. Si voleva, né più né meno, cercare di convincere Paolo VI a sconfessare Pio XI e portarlo a distruggere la propria autorità e quella dei suoi successori”.
Importante questo rilievo, che si può applicare a tanti altri campi: l'esegesi biblica, la cosmologia, l'antropologia teologica.... Una volta eliminato il principio di Tradizione, che insieme alla Scrittura ci lega alla fonte della Rivelazione, il Cristianesimo rimane privo del contenuto stesso del suo messaggio. Che questo contenuto sia insopportabile alle orecchie del mondo era già previsto dal fondatore! Che sorgano ciclicamente lupi rapaci in veste di pecore, anche questo era stato annunciato. Non preoccupiamoci dunque, e continuiamo il nostro lavoro di "umili operai nella vigna del Signore", senza cercare di trasformare la vigna in una piantagione di ananas perchè sarebbe più moderna o redditizia....

Per leggere tutto l'articolo di ZENIT: http://www.zenit.org/article-16682?l=italian

domenica 4 gennaio 2009

Anche la "pillola normale" ha effetti abortivi. La verità dalla medicina

Ecco un documento che farà discutere e ululare da varie parti, nonostante venga da ambienti medico-scientifici di indiscutibile qualità. Lo offro soprattutto ai "cattolici adulti" che dal '68 in qua hanno ingurgitato vagonate di "pillole della modernità" per non parlare delle altre... Cari amici, soprattutto confessori, qui dobbiamo tutti tornare a studiare questioni date per assodate e risolte, e sarà il caso che anche il Magistero ci dia un aiuto. Ormai i casi sono talmente tanti e intricati che nessun prete può tenervi testa da solo. Studio, aggiornamento, certamente, ma forse è più necessario riprendere in mano testi che all'epoca avevano fatto gridare contro la "chiesa oscurantista" e che invece si riscoprono di attualità. L'Humanae vitae è a questo link

Documento della Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici

L'«Humanae vitae» Una profezia scientifica
di Pedro José María Simón Castellví
Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (FIAMC)

La Federazione che ho l'onore di presiedere ha appena pubblicato un documento ufficiale per commemorare il quarantesimo anniversario della lettera enciclica Humanae vitae di Papa Paolo VI, di venerata memoria. Si tratta di un testo molto tecnico, lungo, di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate.

Il documento ha visto la luce dopo molti mesi di ricerca e di intenso lavoro di raccolta di dati. È giusto ricordarne il curatore, lo svizzero dottor Rudolf Ehmann, che ha dedicato alla sua redazione gli stessi mesi esatti di una gravidanza. Non era mai stato fatto qualcosa di simile dal punto di vista medico, dato il modo di lavorare e di scrivere a cui siamo abituati noi medici. Inoltre il testo originale tedesco è bello e ben scritto. Quali sono le sue chiavi di lettura? Dice qualcosa di nuovo alla Chiesa e alla società? Si deve considerare come una perizia qualificata per valutare aspetti importanti della contraccezione. Scritto con tutti i requisiti scientifici, senza nessun complesso d'inferiorità rispetto a qualsiasi dibattito di ostetricia e ginecologia, giunge a due conclusioni che non dovrebbero passare inosservate né nella Chiesa né al di fuori di essa.

In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano. L'embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L'embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l'uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte. Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza.

Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell'ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell'infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell'uomo) è l'inquinamento ambientale provocato da prodotti della "pillola". Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti. Sono noti a tutti gli altri effetti secondari delle combinazioni fra estrogeni e progestinici. La stessa Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro (International Agency for Research on Cancer), con sede a Lione, agenzia dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel suo comunicato stampa del 29 luglio 2005, aveva già constatato la carcinogenicità dei preparati orali di combinati estrogeno-progestinici e li aveva classificati nel gruppo uno degli agenti carcinogenici...

La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità ("Nfp" o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona.
In questo sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo si può dire che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all'educazione, il diritto all'informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell'informazione sui mezzi naturali) e il diritto all'uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna).
La Fiamc si è impegnata con la scienza e la verità fin dalle sue origini. Per questo studiamo e menzioniamo tanto l'effetto principale e quelli secondari di questi farmaci. La chiave della nostra antropologia non consiste però solo nel fatto che esaminiamo i prodotti abortivi che hanno consistenti effetti secondari o che sono addirittura inutili. Noi andiamo ben al di là.

La sessualità è un dono meraviglioso di Dio ai coniugi. Li unisce tanto che qualsiasi elemento esterno che s'interponga fra di loro è un terzo senza diritti. I coniugi si donano tutto l'un l'altro, anche la propria capacità generativa. Se una nuova vita non è possibile per gravi motivi, fa anche parte dell'intimità coniugale l'utilizzare i periodi non fecondi della donna per avere rapporti che devono essere sempre appaganti per entrambi e unirli sempre più. A quanti vedono alcuni documenti della Chiesa come compendi di divieti, chiederei vivamente di leggere i codici civili, penali o mercantili dei paesi occidentali. Lì sì che vi sono divieti! Non discuto la loro opportunità, ma credo che quegli stessi codici si basino sulle premesse fondamentali della libertà personale e di commercio che mirano alla felicità delle persone e all'efficienza delle società e che, in definitiva, giustificano alcune proibizioni. La Chiesa ha in grande stima la sessualità e credo che, se si acquisiscono una formazione e abitudini corrette, la vita è più facile e si giudicano positivamente alcuni limiti che effettivamente esistono.

Noi medici cattolici siamo pienamente consapevoli di dover investire molto di più nella maternità. Di più anche in risorse umane, nell'educazione e in risorse finanziarie. La dottrina dell'Humanae vitae è poco seguita, e fra i vari motivi, perché a suo tempo troppi medici non l'hanno accettata. La domanda opposta può aiutarci a vedere quanto fu profetico Paolo VI. Se avesse accettato la "pillola", oggi avremmo potuto prescrivere con coscienza alcuni prodotti che sappiamo essere anti-impiantatori? Il prestigio del medico gli consente di offrire con autorità ai coniugi alternative alla contraccezione. Il rapporto tra medico e paziente è così forte che difficilmente si rompe, anche se vi è di mezzo un teologo dissidente. A tal fine è però necessario formare e informare più e meglio i medici sulla fertilità. Credo che noi medici cattolici continueremo a svolgere la nostra professione. Tuttavia, vista la situazione attuale - con progressi molto lenti, molte reticenze e milioni di persone coinvolte - oso chiedere rispettosamente alla Chiesa di creare una commissione speciale per l'Humanae vitae.

(©L'Osservatore Romano - 4 gennaio 2009)