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giovedì 26 aprile 2012

Per chi si "illude" che "belare in gregoriano" avvicini a Dio: i canti del Buon Pastore

Domenica prossima, la IV di Pasqua nella forma Ordinaria, è la "Domenica del Buon Pastore" (nella Forma Straordinaria era domenica scorsa, cioè la II post Pascha). I canti proposti dal Graduale post-conciliare, ovviamente canti gregoriani, sono adatti a noi, povere pecorelle a cui piace "belare in gregoriano", come ha recentemente svilito il canto proprio della Chiesa romana lo storico del Concilio Alberto Melloni (leggete qui l'articolo riportato dal prof. Augé).
Melloni, pur sapendo benissimo che i belati gregoriani sono stati autorevolmente promossi dai documenti conciliari, dice - stranamente - che non possono essere considerati come una regola. E invece, dobbiamo ribadirlo, sono proprio una "regola", nel senso che il canto gregoriano rimane il punto di paragone, il metro di misura, per verificare ogni musica sacra e ogni canto per la liturgia. Non si deve sempre cantare in gregoriano, ovviamente, ma si deve riconoscere che è e rimane il canto proprio della Liturgia, la radice da cui può germogliare la novità, sia essa polifonia o canto più popolare.
Quindi, per onorare con santi "belati" il buon Pastore, che festeggeremo fra pochi giorni, riascoltiamo (e magari impariamo) l'alleluia e il canto di comunione di domenica prossima. Il testo dei due canti è lo stesso (nel nuovo Graduale, non è del tutto identico in quello vecchio, da cui ho attinto il video dell'alleluia):
Io sono il buon pastore e pascolo le mie pecore

Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore ed esse conoscono me

Scrivevo in tempi non sospetti a proposito dell'antifona di comunione (vedi qui). Questo testo ci fa risentire proprio l'onomatopea della pecorella (in quel "cognoscunt me meae" in cui il suono della "e" appare proprio un belare!). Ai "cristiani adulti", non so perché, non piace sentirsi pecorella del Signore, a noi francescani all'antica, che discendiamo teologicamente da Agostino, piace invece ripetere col Dottore d'Ippona: "per voi sono pastore, con voi faccio parte del gregge".


Alleluia Ego sum Pastor Bonus (scarica qui lo spartito in PDF)


Antifona alla Comunione: Ego sum Pastor Bonus (Scarica qui lo spartito dell'antifona)

venerdì 13 aprile 2012

I canti gioiosi dell'Ottava di Pasqua

Per ogni giorno dell'Ottava di Pasqua la Messa, sempre con tono festivo, presenta in entrambe le forme del rito romano (i canti sono gli stessi), delle bellissime antifone di introito. Vi posto quelli di ieri, oggi e domani, a titolo di esempio.

Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):

Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.


Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.




Oggi, venerdì (Feria VI) ci viene proposto dal sal 77,53 un canto molto simile nell'incipit a quello di ieri. Vi si inneggia al passaggio del Mar Rosso e alla sommersione degli Egiziani nel mare (canto adatto al venerdì: ricorda, con l'immagine anticotestamentaria di vittoria, il senso della croce, salvezza per chi rinasce nelle acque del Battesimo, sconfitta per il diavolo, nemico dell'uomo, sommerso nelle acque):

Edúxit Dóminus pópulum suum in spe,
et inimícos eórum opéruit mare, allelúia.

Il Signore, ha liberato il suo popolo e gli ha dato speranza;
i suoi nemici li ha sommersi nel mare, alleluia.


Ieri, giovedì (Feria V), abbiamo letto (o cantato) dal Libro della Sapienza 10,20-21:

Victrícem manum tuam, Dómine,
laudavérunt páriter, quia sapiéntia apéruit os mutum,
et linguas infántium fecit disértas, allelúia.

Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.

domenica 8 aprile 2012

La Benedizione delle uova a Pasqua

Le benedizioni alle uova nel giorno di Pasqua, secondo le due forme del Rito Romano. A me pare che una formula benedica le uova, l'altra benedice coloro che mangiano le uova. Ma tutte e due concordano in ciò che è più importante: rendere grazie per la Risurrezione del Signore.


BENEDIZIONE DELLA UOVA PASQUALI (secondo il De Benedictionibus)

V/. Adiutórium nostrum in nómine Dómini.
R/. Qui fecit coélum et terram.
V/. Dóminus vobiscum.
R/. Et cum spíritu tuo.

Orémus.
Subvéniat, quæsumus, Dómine, tuæ benedictiónis grátia huic ovorum creatúræ: ut cibus salúbris fiat fidélibus tuis, in tuárum gratiárum actióne suméntibus ob resurrectiónem Dómini nostri Iesu Christi. Qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sæcula sæculórum.
M. - Amen.

Et aspergantur aqua benedicta.

La grazia della tua benedizione, o Signore, scenda su queste uova: affinché siano cibo salutare per i tuoi fedeli, che le mangeranno in ringraziamento per la Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità della Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
M. Amen.
E si aspergono con l'acqua benedetta.

BENEDIZIONE ALLE UOVA A PASQUA (secondo il Benedizionale CEI)

Premesse
1699. La tradizione religiosa ha sempre considerato l'uovo come il simbolo del dischiudersi della vita, soprattutto nella stagione di primavera quando la natura si ridesta e si rinnova Questa espressione della pietà popolare, propria sia dell'Oriente che dell'Occidente, si riflette nella consuetudine di benedire le uova nel giorno di Pasqua.
Il gesto semplice ed umile, insieme ad altri, prolunga nell'ambito familiare il messaggio della risurrezione e della vita nuova in Cristo, che investe l'uomo e la natura.
 
Rito breve

1700. Il ministro inizia il rito dicendo: 
V. Sia benedetto Cristo, nostra Pasqua. [Alleluia.]
R. Ora e sempre. [Alleluia.] 

1701. 
Quindi, secondo l'opportunità introduce il rito di benedizione con brevi parole. 
1702. 
Poi uno dei presenti legge un brano della Sacra Scrittura: 
Rm 6,4 
Per mezzo del battesimo
siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte,
perché come Cristo fu risuscitato dai morti
per mezzo della gloria del Padre,
così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.

2 Cor 5,15-17 Cristo è morto per tutti,
perché quelli che vivono non vivano più per se stessi,
ma per colui che è morto e risuscitato per loro.
Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno
secondo la carne;
e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne,
ora non lo conosciamo più così.
Quindi se uno è in Cristo,
è una creatura nuova;
le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

Ef 4,22-24Fratelli, dovete deporre l'uomo vecchio
con la condotta di prima,
l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici
e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente
e rivestire l'uomo nuovo,
creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

1 Pt 3, 15
 
Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori,
pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.


1703. Quindi il ministro dice:

P
reghiamo.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
Il ministro, con le braccia allargate, prosegue:

Benedetto sei tu, Signore del cielo e della terra,
che nella radiosa luce del Cristo risorto
ridesti l'uomo e il mondo alla vita nuova
che scaturisce dalle sorgenti del Salvatore:
guarda a noi tuoi fedeli
e a quanti si ciberanno di queste uova,
umile e domestico richiamo alle feste pasquali;
fa' che ci apriamo alla fraternità
nella gioia del tuo Spirito.
Per Cristo nostro Signore,
che ha vinto la morte
e vive e regna nei secoli dei secoli.


R. Amen.

1704. Quindi il ministro asperge con l'acqua benedetta i presenti e le uova dicendo queste parole o altre simili:
Ravviva in noi, o Padre,
nel segno di quest'acqua benedetta
il ricordo del nostro Battesimo
e l'adesione a Cristo,
crocifisso e risorto per la nostra salvezza.

mercoledì 4 aprile 2012

Vi do un comandamento nuovo: "Mandatum novum do vobis", il canto della lavanda dei piedi

Durante il rito della Lavanda dei piedi di domani (per il quale potete leggere qui il post a suo tempo preparato), il Graduale Romanum e il Graduale simplex concordemente pongono come canto l'antifona: "Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem, sicut dilexi vos, dicit Dominus".
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.

Ecco la registrazione del Canto da parte del coro Escolania Escorial di Spagna


Lo stesso canto eseguito dalla corale femminile "Cum Iubilo".


martedì 20 marzo 2012

Un corso di gregoriano su YouTube: collegamento con il Canada per imparare i canti della Pasqua

La Sacred Music Society del Canada, attraverso il maestro Uwe Lieflander, ha avuto l'ottima idea di far partire un nuovo programma a distanza per insegnare il canto gregoriano ai principianti assoluti. E funziona! Insieme ai ragazzi in aula, il maestro guida passo passo, anche i fruitori via Web, ad imparare l'introito della domenica di Pasqua: Resurrexi. Non preoccupatevi se non capite l'inglese, seguite sullo schermo la musica e cantate riga per riga, alla fine di un paio di video saprete a memoria uno dei più bei canti del Graduale. 
Per ora sono uscite solo due puntate di questo programma casereccio ma molto efficace, dal titolo "Take a chants" (prendi un canto, letteralmente; ma in realtà è un gioco di parole su: take a chance, cioè "cogli l'occasione" o "corri il rischio").
Non perdetevi le prossime due puntate promesse. E speriamo ne escano parecchie altre.
Ecco il link da tenere d'occhi: http://www.sacredmusicsociety.com/take-a-chants/

E qui sotto i due video da seguire:


Seconda parte del "Resurrexi"


Pensate cosa può diventare YouTube per il canto gregoriano (e quanto ha già fatto!) se tutte le Scholae iniziassero a mettere online le loro prove! E - se ci pensiamo - il carattere universale del canto proprio della Chiesa Cattolica si adatta perfettamente alla dimensione globale della rete: possiamo utilizzare video italiani, canadesi, giapponesi e siamo sempre a casa!!
Come bonus vi incollo qui sotto lo spartito del canto che viene insegnato nei video, così potete ripassarvelo con comodo:

Traduzione: Sal. 138, 18 e 5-6 - Sono risorto e sono ancora con te, alleluia: hai posto la tua mano su di me, alleluia: mirabile si è dimostrata la tua scienza, allelúia, allelúia. Sal. 138, 1-2 - O Signore, tu mi hai messo alla prova e mi hai conosciuto: hai conosciuto il mio riposo e il mio rialzarmi. Gloria al Padre… Sal. 138, 18 e 5-6 - Son risorto …

E ricordate. Se qualcuno vi chiede, magari per scherno, come mai siete "maniaci" del canto gregoriano, rispondete: "Perché questo comanda il Concilio Vaticano II", esattamente in Sacrosanctum Concilium:
n. 114. Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra...
I vescovi e gli altri pastori d'anime curino diligentemente che in ogni azione sacra celebrata con il canto tutta l'assemblea dei fedeli possa partecipare attivamente,

n. 116. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale.

domenica 26 febbraio 2012

Canto di comunione Prima domenica di Quaresima. Scapulis suis


Come già sappiamo (potete leggere questo vecchio post), tutto il canto "variabile" della Prima Domenica di Quaresima del Rito Romano proviene dal Salmo 90 (dovrebbe provenire, se si facesse ecc. ecc..). Sia nella Forma Ordinaria che in quella Straordinaria i canti del Graduale coincidono. Purtroppo nel Lezionario è stato scelto il salmo 24 come "salmo responsoriale", invece di riprendere la scelta più ovvia, cioè quella corrispondente al Tractus (che non è stato abolito nella liturgia "riformata", ma è solo poco usato, perchè si deve essere molto bravi a cantarlo!). Il tratto di oggi è naturalmente anche quello preso dal salmo 90. [Nelle Bibbie attuali è il salmo 91(90)]. Non dimentichiamo che i vv. 11 e 12 di questo salmo sono citati da Satana stesso, nel Vangelo di Matteo, mentre è intento a tentare il Signore sul pinnacolo: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra".

Vogliamo dare un'occhiata più da vicino al canto alla comunione, che riprende i versetti 4 e 5 del salmo 90 nella versione dell'Antica Vulgata (la Nova Vulgata cambia questo versetto così: Alis suis obumbrabit tibi,
et sub pennas eius confugies; scutum et lorica veritas eius.)

Ps. 90, 4-5 - Scápulis suis obumbrábit tibi Dóminus, et sub pennis eius sperábis: scuto circúmdabit te véritas eius.
Sal. 90, 4-5 - Con le sue ali ti coprirà il Signore, e sotto le sue penne troverai speranza: la sua fedeltà ti sarà di scudo.

Eccone il canto gregoriano e lo spartito (con tanto di versetti musicati), scaricabile anche in PDF


Cliccare per ingrandire

lunedì 13 febbraio 2012

Attirare i giovani e allontanare tutti gli altri: il nuovo precetto liturgico di Trento

Riassunto: Rock e lode in inglese va bene, ma guai se volete pregare come si prega da 15 secoli! Pensavo fosse uno scherzo degli "Ulras" della Messa in Latino, e invece la fantasia supera la realtà! Mentre il settimanale diocesano di Trento benedice la Messa "Rock", rifacimento simil-heavy-metal della "classica" messa Beat degli anni '60 (passata per un periodo a Messa "Pop"...), stimmatizza in maniera assurda, esponendo inutili "perplessità", l'iniziativa di un altro sacerdote della stessa diocesi che si è azzardato a celebrare per i giovani la Messa in forma straordinaria (pur rimanendo nella cattolicità - si affanna a dire la nota stampa!). Parole forti e assolutamente sconvenienti, che verrebbero da una "nota stampa" ufficiale (di cui però non c'è traccia nel sito ufficiale dell'Arcicdiocesi tridentina). Si dice anche che per questa "occasionale" Messa antica (= speriamo non si ripeta mai più), mica possono entrare tutti "indiscriminatamente" in chiesa. Si vede con chiarezza che la diocesi di Trento vuole fare "discriminazioni", non serve che lo scrivano.

Invece lodi sperticate e senza imbarazzi per i canti "con testi biblici", appiccicati ad una Messa "Rock e lode". Questa sì invece ad "ingresso libero".

Vi posto, giusto perché vi rendiate conto di cosa si sono sorbiti, un paio di esempi del "Christian rock" tanto esaltato come nuova proposta "ringiovanente" la liturgia. Io, personalmente, non ho nulla contro i gruppi cristiani che vogliono esprimere con musica contemporanea i loro sentimenti religiosi. Ma certo queste prove devono stare FUORI della liturgia. Non sono nate per essa e non c'entrano niente con la preghiera pubblica della Chiesa, nè ora, nè mai, nonostante quello che pensino a Trento. E poi questi signori che si ravvoltolano nel giovanilismo, sono gli stessi che lanciano strali alle "messe concertate" del XVIII e XIX secolo, che mettevano la musica "moderna" di allora a servizio della liturgia, per attirare gente in chiesa! A me pare che comunque Mozart e Vivaldi diano ancora i loro bei punti agli Stryper... Ditemi un po' voi.
Il titolo della canzone è un gioco di parole: "[Mandiamo] all'inferno il diavolo".



Già il testo della "difesa" d'ufficio apparsa sul settimanale "La vita trentina" la dice lunga sul "mettere le mani avanti" per evitare polemiche... Leggete, leggete:
High Voltage, band rock trentina sulla scena locale da sedici anni, l'ha preso alla lettera. Sabato 11 febbraio alle 22.30 ad Albiano animerà infatti la prima "messa rock" della provincia, supportata da un coro di tutto rispetto.
I suoi trenta componenti - diretti da Nadia Folgheraiter- sono musicisti e cantanti (giovani ma non solo) quasi tutti provenienti da altre formazioni canore della Val di Cernbra, che si sono riuniti per l'occasione e che ormai da tre mesi lavorano a pieno ritmo al progetto.
Gli High Voltage eseguiranno durante la celebrazione sette brani, due degli Stryper e cinque, dalle sonorità più pacate, composti dal leader solista della band, Michael Sweet.
Gli Stryper sono i padri del "Christian metal" (o "white metal"), un sottogenere tematico dell'heavy metal che contiene espliciti richiami a testi, tematiche e professioni di fede cristiane, e che gli album della band californiana, grazie al loro successo mondiale, hanno contribuito a diffondere a livello mediatico.
Anche i testi delle canzoni che saranno eseguite durante la messa ad Albiano, concordati con il parroco don Stefano Zeni, sono ispirati alla Bibbia. Dunque appropriati per una funzione religiosa, solo a ritmo più... rock del solito.
Non si tratta però di un concerto né di una spettacolarizzazione, non sarà niente di sacrilego o ridicolo, ci tengono a precisare i musicisti trentini: sarà una vera e propria Santa Messa.
Se di primo acchito può sembrare una trovata fuori luogo, che fa storcere il naso, l'intento che ci sta dietro è buono e più che mai condivisibile: portare i giovani in chiesa.
L'idea è venuta tempo fa ad un ragazzo della band che, in vacanza a Riccione, ha assistito ad una messa con canzoni pop.
Da lì il desiderio di fare lo stesso nel suo paese, con la sua band e la loro musica metal.
Le cose non sono state fatte alla leggera, sull'onda dell'entusiasmo e della novità: l'idea è stata maturata e condivìsa tra i membri della band per diversi mesi ed è diventata presto un impegno serio, che ha avuto la fortuna di trovare fin da subito il sostegno di don Stefano Zeni.
Il parroco di Albiano si è preoccupato di mostrare i testi tradotti delle canzoni al vescovo Luigi Bressan, spiegandogli iprogetto di avvicinare i giovani alla chiesa anche con linguaggi nuovi e moderni a loro più vicini.
La musica è un modo per sintonizzarsi sulle stesse frequenze; al centro rimane la sacralità della liturgia.
Lo ha sottolineato il comunicato dell'ufficio stampa diocesano che, divulgando la notizia della messa rock, ha ripreso l'incoraggiamento della Cei del 1999 ("Educare i giovani alla fede"):
«In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande dì sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti.
E io che pensavo i giovani preferissero i canti di Taizé. Forse a Trento non sono mai arrivati? Mandate qualche CD al Settimanale Diocesano!!
Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il"vero"che queste culture presentano sotto le vesti del"nuovo"». L'evento trova il suo spazio, immancabile, anche su facebook.
Sul celebre social network sono quasi duecento coloro che assicurano di esserci sabato ad Albiano; nel frattempo l'invito alla messa rock ha già raggiunto telematicamente quasi 2500 giovani.

venerdì 3 febbraio 2012

Se è proprio vero, ormai Fellay dà dell'eretico al Papa

Sono deluso e disgustato. Se quanto riferito nel blog di Tornielli corrisponde tutto al vero (non ho proprio avuto tempo di documentarmi meglio oggi), e Fellay ha veramente rigettato la proposta generosa di Benedetto XVI, respingendo il preambolo dottrinale, e con questo formalmente non accettando - seppur con tutta la necessaria apertura interpretativa tradizionale - l'insegnamento del XXI concilio ecumenico e il magistero vivente della Chiesa, rappresentata dal suo Papa, a questo stesso Pontefice, implicitamente, verrebbe con ciò rimproverato, da un vescovo illegittimo, di rimanere lui su posizioni eterodosse! E' evidente che al Papa non resta che una e una sola medicina. Le maniere forti. Qui di fatto, si passa dallo scisma all'eresia, e la scomunica - una volta minacciata - dovrà, in caso di impenitenza, essere alla fine comminata. Questo metterà in guardia i fedeli dal non seguire sulla via della disobbedienza ormai perniciosa chi non vuolesaperne di  tornare a Roma, lasciando che la FSSPX si perda nelle sue nebbie.
Certo che sarebbe una cocente delusione per un papa del dialogo e della riconciliazione come Benedetto, che non si merita questo pubblico schiaffo, dopo tutto quello che ha sofferto per aprire generosi portoni agli ingrati Lefebvriani. Pensate a come se la rideranno i suoi nemici, che lo hanno fino ad oggi deriso per il suo caparbio tentativo di riconciliare gli irriducibili. Speriamo che ci sia ancora spazio per il recupero. Ma ormai c'è proprio buio.

sabato 7 gennaio 2012

Giovani sacerdoti, difficoltà con il latino e desiderio di imparare la forma extraordinaria del Rito Romano

Mi scrive un giovane prete: "Caro padre... sono Don... sacerdote da tre anni... Da qualche tempo seguo il suo blog e mi sono interessato alla celebrazione della Messa tridentina. Devo confessare che purtroppo mi è molto difficile capire le rubriche e le lunghe spiegazioni del messale in latino. Non ho studiato tanto questa lingua in seminario... Pronunciare e capire le parti della Messa è meno difficoltoso, mi sembra invece molto complicato seguire tutte le prescrizioni del rito. Non è che conosce dei testi che spiegano in italiano che cosa deve fare il sacerdote?...."

Da una parte è consolante che giovanissimi confratelli nel sacerdozio si interessino alla Forma straordinaria del Rito Romano (non chiamiamola "Messa tridentina" come fanno gli americani!!).
Dall'altra parte mi rendo sempre più conto di quanto abbia ragione Benedetto XVI nel parlare di "sacerdos idoneus" nei documenti che ha emanato o fatto emanare sulla questione (cioè Summorum Pontificum e Universae Ecclesiae). C'è bisogno di formazione in tutta la vita sacerdotale, ovviamente, in particolare in quella che viene chiamata "ars celebrandi". L'apprendere a celebrare la liturgia antica insegna ai sacerdoti anche a celebrare meglio la liturgia nuova. Con più calma, con gesti misurati e composti e non "di testa propria", con la necessaria attenzione a quello che si dice e quello che si fa.
La celebrazione nella forma straordinaria ha quindi - come minimo - un alto valore educativo per il presbitero, perché è molto esigente e chiede di essere conosciuta bene. Inoltre la lingua latina costringe, intanto, a ripassare la lingua della Chiesa occidentale, e poi a leggere prima di ogni celebrazione almeno tutto il Proprio della Messa del giorno, sia le letture che le orazioni, per poterle capire e leggere con senso (si dovrebbe fare anche se si celebra in italiano, ma quanti - con la scusa del tempo - lo fanno davvero?).
E veniamo alla domanda del nostro Don. Sì, ci sono parecchie risorse, anche in Internet, per studiare la celebrazione della Messa in forma straordinaria. 
Per la particolare necessità espressa, posso segnalare il sussidio composto recentemente (novembre 2011) dal carmelitano p. Giorgio Maria Faré Apprendere la celebrazione della  "Messa Bassa".  E' un utile compendio riassuntivo delle parole, pronuncia, posizione e movimenti del celebrante nella Messa letta (detta anche "Messa Bassa"), secondo le norme del Messale Romano del 1962. Molto preciso e dettagliato, risponde ad ogni dubbio.
A qualcuno potrà parere eccessivamente "rubricistico". Bisogna tuttavia tener conto che la mens del rito romano tradizionale non è una rigidità formalistica fine a se stessa, ma una fedeltà all'uniforme esecuzione dei riti e delle preghiere, in modo che l'attenzione dei fedeli non sia distratta da "novità" o "individuali peculiarità" di questo o quel prete, ma abbia la possibilità di concentrarsi esclusivamente sulla ripresentazione sacramentale dei Misteri di Cristo e sul loro significato. Sono il rito e le preci a dover "parlare", non la personalità più o meno dotata del sacerdote.

Non sottovaluterei, poi, per un ripasso visivo, anche gli utili video che si trovano su Maranatha.it

Se - comunque - si ha la possibilità di imparare da un altro sacerdote, magari anziano, e di lasciarsi istruire e correggere da lui, questa rimane certo la migliore opzione.

martedì 27 dicembre 2011

Una lettera anche troppo chiara del Card. Ranjith sul suo pensiero in materia liturgica. Farà discutere e infiammerà il dibattito

E' stata resa pubblica da New Liturgical Movement una lettera di pochi mesi fa, indirizzata dal Card. Malcom Ranjith di Colombo ai partecipanti alla recente assemblea generale a Roma di "Una Voce", organizzazione internazionale per la salvaguardia e diffusione della Messa in Latino. Il tenore e la chiarezza di questa missiva sono alquanto folgoranti: non lascia dubbi interpretativi, insomma. Il cardinale è ben conosciuto per la sua limpidezza nell'esprimersi e il suo aperto e sincero sostegno per le scelte di Papa Benedetto. Qui egli spiega ulteriormente il suo pensiero sulla Riforma della Riforma e sul programma di ricostruzione liturgica in cui gli pare necessario integrare la conoscenza e la pratica della "forma extraordinaria".
Presento una traduzione "al volo", senza pretesa di precisione né commenti. Chi lo vuole può leggere più sotto il testo originale e postare le proprie opinioni:
"Desidero esprimere, prima di tutto, la mia gratitudine a tutti voi per lo zelo e l'entusiasmo con cui promuovete la causa del ripristino (restauro) delle vere tradizioni liturgiche della Chiesa.
    Come ben sapete, è la liturgia che dà incremento alla fede e alla sua pratica, in maniera eroica, nella vita. La liturgia è  il mezzo con cui vengono sollevati gli esseri umani fino al livello del trascendente e dell'eterno: luogo di un incontro profondo tra Dio e l'uomo 
    La liturgia per questo motivo non può mai essere qualcosa che l'uomo crea. Perché se noi esercitiamo il culto a nostro piacimento e fissiamo noi stessi le regole, allora corriamo il rischio di ricreare il vitello d'oro di Aronne. Dovremmo insistere di continuo sulla liturgia come partecipazione a ciò che Dio stesso compie, altrimenti rischiamo di cadere nell'idolatria. I simboli liturgici ci aiutano a superare ciò che è umano verso ciò che è divino. E' mia ferma convinzione che, in questo ambito, il Vetus Ordo rappresenta in larga misura e nel modo più pieno quella chiamata mistica e trascendente ad un incontro con Dio nella liturgia. E' quindi giunto per noi il momento non solo di rinnovare attraverso radicali modifiche il contenuto della liturgia nuova, ma anche di incoraggiare sempre più un ritorno del Vetus Ordo, come via per un vero rinnovamento della Chiesa,  cosa questa che i Padri, radunati nel Concilio Vaticano II, desideravano. L'attenta lettura della Costituzione conciliare sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, dimostra che i cambiamenti introdotti in seguito, in maniera affrettata, nella Liturgia, non sono mai stati nella mente dei Padri del Concilio. Pertanto è arrivato  per noi il momento di essere coraggiosi nell'operare per una vera riforma della riforma e anche per un ritorno alla vera liturgia della Chiesa, che si era sviluppata nella sua storia bimillenaria in un flusso ininterrotto. Auguro e prego che questo possa realizzarsi. Che Dio benedica i vostri sforzi con il successo" . 
+ cardinal Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo - 24/8/2011


lunedì 26 dicembre 2011

Il canto del prefazio di Natale (praefatio de Nativitate Domini)

Il prefazio del tempo di Natale è una perla della liturgia romana, tratto dagli scritti di San Leone Magno, se non composto tale e quale lo abbiamo dal santo Dottore stesso. Questo testo è passato dall'antico al nuovo messale, senza cambiamenti. Il Papa, nonostante l'età e la voce non più saldissima, l'ha cantato in mondovisione durante la Messa della Notte. Un modello e uno sprone per i nostri ben più giovani celebranti: imparate il vostro mestiere sacerdoti, e ricominciate a cantare LA messa. In italiano, in latino o altra lingua, ma ricominciate a cantare le VOSTRE parti nella santa liturgia. Prendete esempio dal Santo Padre:

PRÆFATIO I DE NATIVITATE DOMINI


Si dice nelle Messe di Natale e della sua ottava; tra l’ottava di Natale, anche nelle Messe con prefazio proprio, fatta eccezione per le Messe che hanno un prefazio proprio dei divini misteri o delle Persone divine; si dice inoltre nelle ferie del Tempo di Natale.

Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
Quia per incarnáti Verbi mystérium nova mentis nostræ óculis lux tuæ claritátis infúlsit:
ut, dum visibíliter Deum cognóscimus, per hunc in invisibílium amórem rapiámur.
Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus,
cumque omni milítia cæléstis exércitus, hymnum glóriæ tuæ cánimus,
sine fine dicéntes:
Sanctus, Sanctus, Sanctus....


Traduzione CEI: Prefazio di Natale I
Cristo Luce

E' veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Nel mistero dei Verbo incarnato
è apparsa agli occhi della nostra mente
la luce nuova del tuo fulgore,
perché conoscendo Dio visibilmente,
per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle cose invisibili.
E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni
e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo …



martedì 15 novembre 2011

Cosa succede quando un Papa cerca di sopprimere un Messale?


No, non sto parlando di quello che pensate, ma di un fatto accaduto 900 anni prima.
Era Papa a quell'epoca Gregorio VII, siamo qualche decennio dopo il Mille. Dal V secolo in Spagna si celebrava la Messa secondo il Missale Gothicum, introdotto appunto dal tempo della conquista dei Visigoti. Papa Gregorio, nel suo santo furore riformatore e pieno di zelo per l'uniformità della preghiera, pensò di abrogare detto Messale che, nel frattempo, aveva preso il nome di Mozarabico (dall'appellativo dei cristiani spagnoli che erano rimasti tra gli arabi fino alla Reconquista). La decisione papale fu confermata dal Concilio di Burgos del 1085.
Ma quei tradizionalisti anticonciliari di Toledo si ribellarono all'imposizione romana (e dire che tutti e due i messali erano in latino, mica c'erano le traduzioni!), e vollero tenersi il proprio antico testo.
Fu così che la liturgia mozarabica sopravvisse, pur fra tanti stenti, e venne conservata fino al sec. XVI in alcune parrocchie di Toledo. In seguiro la liturgia mozarabica si mantenne solo in una cappella della cattedrale di Toledo e a Salamanca. Ma con la nuova riforma dopo il Concilio Vaticano II, ecco una risorgenza di interesse per il rito antico della Spagna che vide nei primi anni '90 del secolo scorso la rinnovata pubblicazione del Missale hispano-mozarabicum, (1991). Notevole impulso alla restaurazione e all’arricchimento del rito mozarabico diedero gli arcivescovi di Toledo.
Per chiudere il cerchio, un altro Papa, Giovanni Paolo II, permise l’uso di questo venerando Messale in qualsiasi luogo della Spagna, laddove la devozione popolare o l’interesse storico-culturale lo richiedessero e il 28 maggio 1992 celebrò la messa per l’Ascensione secondo questo rito, in occasione della presentazione del Nuovo Messale del 1991. Rito extraordinario accanto all'uso ordinario della liturgia romana, ormai diffusa in tutta la Chiesa iberica.

L'illustrazione (tramite NLM), tratta da un esemplare del 1770 del Missale Gothicum seu Mozarabicum, mostra la "prova del fuoco" che si tenne a Toledo dopo il 1085. Il messale romano e il messale gotico furono entrambe gettati nel fuoco, a mo' di ordalia. Il primo scappò fuori miracolosamente dalle fiamme, il secondo rimase intatto sotto il fuoco. Quasi a dire che nessuno, neanche un Papa, può sopprimere o eliminare un venerando rito liturgico ricevuto dalla Tradizione della Chiesa e che esprime in preghiera (nella lex orandi) la vera fede cattolica (la lex credendi).

Evidentemente tutto questo non può non essere visto - alla luce delle polemiche odierne - senza pensare al recupero del rito romano pre-riforma, "numquam abrogatum". Certo il parallelismo non vale per chi insiste nel dire che il Messale di Paolo VI è solo una nuova edizione del precedente Messale (cosa che con tutta evidenza non si può sostenere come niente fosse...). Sono molto simili, come tutti i messali latini, ma esprimono teologie (non fedi!!!) in parte differenti. Tenerli entrambi, finchè non si riuscirà a riconciliarli, è un bene e una ricchezza.
Papa Benedetto ha tolto dal fuoco il Missale preconciliare che era dato per spacciato. I Lefebvriani (e non solo loro...) ci vogliono gettare il Messale di Paolo VI. Non ci riusciranno. Nessuno, ieri come oggi, può sopprimere o abrogare le legittime e plurime espressioni cultuali dell'unica fede cattolica.

mercoledì 9 novembre 2011

Il messale per i defunti: Missae Defunctorum

Nel mese di novembre, fin dai primi giorni, i fratelli e le sorelle defunti sono ricordati, in modo speciale, da tutti i cristiani ancora "al di qua" della porta dell'eternità.
Per celebrare questo mese ho pensato di rendere disponibile una copia fotografica di un libro alquanto conosciuto, eppure non presente in quantità nel "mercato" editoriale digitale.
Si tratta dell'agile: "Missae Defunctorum ex Missali Romano desumptae". L'edizione che ho riprodotto, per gentile prestito del mio confratello p. Giorgio, è del 1943, una pregevole copia da cui ho prelevato l'interno e pure la copertina. Non ci sono i segnalibri e le "linguette" per girare le pagine, ma tutto il resto è fedelmente identico.
Come sapete, nella forma straordinaria del Rito Romano, la messa dei defunti presenta parecchie particolarità, sia nell'Ordo Missae, sia nei gesti. Ci sono preghiere da non dire e gesti da omettere. Per questo è comodo avere un messale in cui sono riportati i formulari  per queste messe, con i canti del sacerdote e le rubriche adatte alle celebrazioni per i defunti. E' compreso, nell'appendice, il Ritus Absolutionis, che si tiene al termine delle celebrazioni esequiali o di suffragio per i morti.
Qui vedete l'anteprima del libro (solo 64 pagine, in rosso e nero, tenuto insieme con un punto metallico - per essere più economici).
E qui sotto alcune immagini di prova. Guardate che cura e che passione nel decorare e impaginare i libri liturgici. Ovviamente la copertina è nera con impressioni in argento, come incisioni in nero sono tutte le figure interne.


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venerdì 28 ottobre 2011

Immensae Rex potentiae: inno vespertino per l'ufficio dei Defunti

Ascoltiamo e cantiamo l'inno dei vespri per l'Ufficio dei Defunti, che il 2 Novembre si recita in suffragio di tutti i morti di tutti i tempi, per i fedeli passati da questa vita all'incontro con il giudizio misericordioso di Dio.
Nel video della Schola Gregoriana Mediolanensis, l'inno Immensae Rex potentiae è seguito da alcuni canti della Messa pro Defunctis (secondo il testo tradizionale per la Forma Straordinaria). Gli spartiti della Messa per i defunti sono offerti sul sito della Schola a questo collegamento.



Imménsæ rex poténtiæ,
Christe, tu Patris glóriam
nostrúmque decus móliens,
mortis fregísti iácula.

Infírma nostra súbiens
magnúmque petens prœlium,
mortem qua serpens vícerat,
victor calcásti móriens.

Surgens fortis e túmulo,
pascháli nos mystério
peccáto rursus mórtuos
ad vitam semper ínnovas.

Vitam largíre grátiæ,
ut, sponsus cum redíeris,
ornáta nos cum lámpade
iam promptos cælo invénias.

In lucem nos et réquiem
serénus iudex áccipe,
quos fides sanctæ Tríadi
devínxit atque cáritas.

Fratres et omnes ádvoca,
qui nunc exúti córpore
in regna Patris ínhiant,
ut te colláudent pérpetim. Amen.

Parafrasi in italiano dal testo della Liturgia delle Ore:

O re d'immensa gloria,
fatto uomo per noi,
tu vincesti la morte.

Nell'esodo pasquale
affrontasti il nemico,
per liberare gli uomini.

O Cristo redentore,
guida da morte a vita
chi spera nel tuo nome.

Quando verrai per le nozze,
fa' che ognuno ti attenda
con la lampada accesa.

Accogli i tuoi fratelli
nel regno dei beati
per la gloria del Padre.

A te, Gesù, sia lode,
al Padre ed allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

giovedì 29 settembre 2011

Cardinali e Patriarchi: si allarga il magistero in sostegno della celebrazione "ad orientem"

Non è più "solo" Papa Benedetto che con gli scritti, la parola e l'esempio (ricordate la celebrazione annuale dei battesimi alla Sisitina e la sua messa quotidiana nel Palazzo apostolico), predica il ritorno più diffuso della celebrazione "ad Orientem", cioè di tutti i fedeli (ministri ordinati e laici) dalla stessa parte dell'altare.
Ora, a poca distanza l'uno dall'altro, altri eminentissimi gerarchi della Chiesa scendono in campo, per sostenere le ragioni della piena cittadinanza del celebrare "tutti rivolti nella stessa direzione", cioè "verso il Signore".
La prima citazione è del Cardinale arcivescovo di Colombo, Malcom Ranjith, già segretario della Congregazione del Culto Divino, e molto attivo nella formazione liturgica dei suoi sacerdoti srilankesi (da quanto conosco di prima mano, assai devoti e pii, ma al contempo assai digiuni - non per colpa loro - di conoscenze approfondite del rito romano e della corretta ars celebrandi). Ordunque così ha detto Sua Eminenza durante un intervento tenuto all'Assemblea Ecclesiale della Diocesi di Porto-Santa Rufina, il 23 settembre scorso (l'intera relazione la trovate a questo sito. Qui riporto un breve stralcio):

La tentazione del protagonismo
Il problema è che noi Vescovi e sacerdoti, in quanto esseri umani, siamo tentati dal protagonismo: metterci al centro ci dà soddisfazione – ciò che chiamo ‘coccolare l’ego. Con la Messa celebrata versus populum tale tentazione è molto più forte. Con la nostra faccia verso il popolo aumenta la tentazione di essere uno ‘showman’.
      In un bell’articolo scritto da un autore tedesco si trova il seguente commento interessante in materia: “Mentre nel passato il sacerdote funzionava come l’anonimo intermediario, primo tra i fedeli, rivolto verso Dio e non il popolo, rappresentante di tutti e con loro offrendo il sacrificio … oggi lui è una persona speciale, con caratteristiche personali, il suo stile personale, la sua faccia rivolta verso il popolo. Per molti sacerdoti questo cambiamento è una tentazione che non riescono a superare … per loro, il livello del loro successo nel protagonismo diventa una misura del loro potere personale e così l’indicatore di un feeling della loro sicurezza e disinvoltura personale” (K. G. Rey, Pubertaetserscheinungen in der Katholíschen Kirche, - Segni della Pubertà nella Chiesa Cattolica - Kritische Texte, Benzinger, vol. 4, p. 25).
     Oggi si nota sempre di più una forte mancanza di consapevolezza di ciò che accade durante la celebrazione Eucaristica. Con questo tipo di protagonismo del quale Rey parla, il sacerdote diventa l’attore principale che esegue un’opera teatrale con altri attori su di un palco, e più creativo e attivo egli diventa, più pensa di essere riuscito ad impressionare gli spettatori e così trova una soddisfazione personale. Ma dove è Cristo in tutto questo? Lui sembra essere il grande dimenticato!
La seconda citazione la traggo dalla lettera enciclica che il Patriarca Gregorio III ha scritto questo mese di settembre alla Chiesa Greco-Melkita da lui presieduta, affrontando in modo globale il tema del rinnovamento liturgico intrapreso da questa Chiesa greco-cattolica. La lettera di Sua Beatitudine, in inglese, può essere visionata in questo sito.
A parte le questioni pratiche che riguardano il solo rito melkita, è invece molto importante e interessante tutta la prima parte, quella teologico-liturgica, della lettera, perché espone la visione della liturgia da una prospettiva cattolica-orientale, complementare rispetto alle idee occidentali e non trascurabile nelle prospettive che apre.
Vi riporto, in traduzione italiana, solo la parte che riguarda quella che il Patriarca Gregorio (ripetendo una espressione della Congregazione per le Chiese Orientali) chiama "nuova e recente" innovazione latina di celebrare con il sacerdote sempre rivolto al popolo. Il num. 41 della lettera, che qui espongo, è una lunga citazione del num. 107 del documento del 1996 emanato dalla Congregazione vaticana per le Chiese d'Oriente a proposito della recezione della riforma liturgica del Vaticano II nelle comunità orientali in comunione con Roma (l'ho già citato ripetutamente su questo blog). Ribadisce dunque il Patriarca dei Melkiti:
41 L'Istruzione menziona l'importanza di pregare verso l'Est nel num 107: Sin da tempi antichissimi era in uso nella preghiera delle Chiese orientali prostrarsi fino a terra, rivolgendosi verso oriente; gli stessi edifici sacri venivano costruiti in modo che l’altare fosse rivolto ad oriente. San Giovanni Damasceno spiega il significato di questa tradizione:
    «Non è per semplicismo e per caso che preghiamo rivolti verso le regioni d’oriente (…). Poiché Dio è luce (1Gv 1,5) intelligibile e nella Scrittura il Cristo è chiamato Sole di giustizia (Mal 3,20) e Oriente (Zac 3,8 secondo la LXX), per rendergli culto è necessario dedicargli l’oriente. Dice la Scrittura: “Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato” (Gen 2,8). (…) Alla ricerca della patria antica e ad essa tendendo, rendiamo il culto a Dio. Anche la tenda di Mosì aveva il telo e il propiziatorio rivolti ad oriente. E la tribù di Giuda, in quanto era la più insigne, si accampò dalla parte rivolta ad oriente (cfr Num 2,3). Nel tempio di Salomone la porta del Signore era rivolta ad oriente (cfr Ez 44,1). Infine, il Signore messo in croce guardava verso occidente, e così noi ci prostriamo rivolgendoci in direzione di lui. Al momento di ascendere in cielo era innalzato verso oriente e così i discepoli lo adorarono, e così verrà, nel modo in cui essi lo hanno visto ascendere in cielo (cfr At 1,11), come lo stesso Signore disse: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo (Mt 24,27). Attendendo lui, ci prostriamo verso oriente. Si tratta di una tradizione non scritta, derivante dagli Apostoli»  
     Questa ricca e affascinante interpretazione spiega anche la ragione per la quale chi presiede la celebrazione liturgica prega rivolto verso oriente, proprio come il popolo che vi partecipa. Non si tratta in questo caso, come spesso viene ripetuto, di presiedere la celebrazione volgendo le spalle al popolo, ma di guidare il popolo nel pellegrinaggio verso il Regno, invocato nella preghiera sino al ritorno del Signore.
     Tale prassi, minacciata in non poche Chiese orientali cattoliche per un nuovo, recente influsso latino, ha dunque un valore profondo e va salvaguardata come fortemente coerente con la spiritualità liturgica orientale. 
Difficile essere più chiari di così. C'è da chiedersi, tuttavia, come sia possibile che sia gli studi recenti del settore, sia il magistero del Papa, delle Congregazioni vaticane e dei vescovi più autorevoli del mondo vadano da una parte, eppure la prassi continui a camminare per inerzia secondo le "novità" imposte una quarantina d'anni fa come "comandate dal Concilio" (e non è affatto vero!!).
La cosiddetta "soluzione benedettiana", del crocifisso e le candele sull'altare, non risolve la questione, anche se ha il merito di risollevarla e renderla, per così dire, visibile e da affrontare.

Il Vescovo san Tommaso Becket ucciso a tradimento
mentre (o perché) dava le "spalle al popolo" durante la  santa Messa

lunedì 23 maggio 2011

Altri pensieri sparsi su "Universae Ecclesiae": Il num. 19 riguarda i Lefebvriani?


C'è un numero particolarmente interessante, per la sua chiarezza e il suo riferimento, nella recente istruzione Universae Ecclesiae (per l'attuazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, sulla Messa more antiquior). Si tratta del num. 19, che recita così:

19. Christifideles celebrationem secundum formam extraordinariam postulantes, auxilium ne ferant neque nomen dent consociationibus, quae validitatem vel legitimitatem Sanctae Missae Sacrificii et Sacramentorum secundum formam ordinariam impugnent, vel Romano Pontifici, Universae Ecclesiae Pastori quoquo modo sint infensae.

I fedeli che chiedono la celebrazione della forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validità o legittimità della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale.

Dunque, esaminando con più precisione, rispetto alla traduzione ufficiale, possiamo dire:
a) Questo numero riguarda il diritto di chiedere la forma straordinaria: celebrationem secundum formam extraordinariam postulantes
b) Chi la chiede deve avere i requisiti qui stabiliti: 1) non dare aiuto (auxilium ne ferat) nè tantomeno essere in qualche modo iscritto (neque nomen dent) ai gruppi o associazioni (consociationibus) che si oppongano (impugnent) alla validità o anche solo alla legittimità della Messa e dei sacramenti celebrati secondo la forma ordinaria.
c) Inoltre tali gruppi a cui eventualmente si appartiene non devono essere ostili in alcun modo (quoquo modo) verso il Romano Pontefice come Pastore della Chiesa Universale. Infensus vuol dire "ostile, nemico, arrabbiato con.."

Di chi si parla, perciò, in questo numero 19?
Certamente dei Sedevacantisti, quegli strambi personaggi che son convinti che l'ultimo papa valido sia stato Pio XII, dopo di chè la Sede di Pietro è occupata da usurpatori. Questi sono assolutamente contrari al Papa di Roma in quanto Pastore della Chiesa universale. Ma di questi nemmeno ci occupiamo.

La questione diventa tuttavia più delicata quanto pensiamo a chi non riconosce la validità della Messa e dei sacramenti nell forma Ordinaria. Sono pochi i gruppi, forse c'è qualcuno - personalmente - che ha questa idea. Se la manifesta così, è chiaro che si mette fuori della comunione della Chiesa e non può nemmeno chiedere la forma straordinaria (tanto più non la chiederebbe a chi è stato ordinato con il rito ordinario, e quindi sarebbe invalidamente ordinato). Mi pare che solo alla luce di questa cautela si capisce perchè l'ordinazione rimane per tutti in forma ordinaria: per mettere a tacere i pochi - che pure esistono - i quali cianciano dell'invalidità dei sacramenti celebrati con i libri riformati.

Più complessa è la questione concernente chi sostiene che la messa ordinaria non avrebbe "legittimità". Che cosa si intende per "legittimità": non è solo la liceità dell'atto di celebrare la messa Novus Ordo, ma si tratta del più radicale dubitare che sia stata legittimamente promulgata e che - comunque - il messale di Paolo VI sia un bene e non un male per la Chiesa.
Ci sono gruppi che la pensano così? Putroppo sì. Nella Fraternità Sacerdotale di San Pio X, i lefebvriani, questo mettere in questione la legittimità del Novus Ordo non è nascosto a nessuno. E sono parecchi anche tra i commenti in alcuni blog che mostrano con tutta evidenza la stessa posizione da parte di fedeli che si dicono in piena comunione con il Papa.

La richiesta di questo num. 19 non è in sostanza differente dalla condizione posta nel famoso indulto del 1984 nella lettera Quattuor abhinc annis del 1984, anzi - se si vuole - è più mite:
a) Con ogni chiarezza deve constare anche pubblicamente che questi sacerdoti ed i rispettivi fedeli in nessun modo condividano le posizioni di coloro che mettono in dubbio la legittimità e l'esattezza dottrinale del Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970.

Se dunque, domani, viene a bussare alla mia sagrestia un sacerdote della FSSPX con un gruppo che chiede di celebrare la Messa in forma straordinaria o anche solo un gruppo legato pubblicamente a una cappella dei lefebvriani, devo accogliere queste richieste? La risposta è no. Non perchè io sia contrario alla forma della celebrazione straordinaria, ma perchè chi lo chiede non è in comunione piena con il Sommo Legislatore della Chiesa, ed è in questo in polemica con il Papa; il quale non solo ritiene legittima la forma ordinaria, ma ordinariamente la celebra. La carità non può e non deve essere disgiunta dalla verità. E viceversa.
Ricordo, a chi spesso lo dimentica, che comunque i sacerdoti della FSSPX non esercitano legittimamente nessun ministero nella chiesa cattolica, le loro confessioni sono invalide per mancanza di giurisdizione (a parte in pericolo di morte), e anche i matrimoni celebrati dai sacerdoti lefebvriani sono invalidi per lo stesso motivo.

Questo numero 19 è pertanto un monito e un richiamo ai fedeli che frequentano certi gruppi non in comunione con la Chiesa, o ancora non del tutto in comunione (come i lefebvriani); un richiamo a ricordare che l'unità ecclesiale è il primo requisito per chiedere la celebrazione della Messa, unità non solo formale, ma sostanziale, che non mette in dubbio la validità e la legittimità dei sacramenti secondo le forme approvate dalla stessa Santa Madre Chiesa.

venerdì 20 maggio 2011

Liturgia creativa di Riccardo Pane, un libro da leggere e da regalare

Liturgia creativa - Considerazioni irrituali su alcune presunte applicazioni della riforma liturgica (ESD, Bologna 2011) 

Costa poco (12€), è sintetico, è scritto in maniera divertente e che fa pensare. Un ottimo mix questo libriccino di Don Riccardo Pane di Bologna, cerimoniere arcivescovile e docente alla Facoltà teologica cittadina. Tocca tutti i temi più delicati della riforma liturgica, della sua attuazione incompleta e a volte fuorviata, e insieme espone tutto con ironia, non sacrificando belle e utilissime citazioni dei testi della Sacrosanctum Concilium, che mostra assai diversi da come "li si racconta", sia da "destra" che da "sinistra"... diciamo.
L'analisi di Don Pane è lineare e acuta, condivisibile al 100%, la sua diagnosi dei mali che affliggono la liturgia è quanto mai penetrante, ma senza pesantezze o saccenterie, condita con tanto buon senso e desiderio di ritrovare il sacro perduto e la preghiera liturgica vitale e seria. Un libro comunque alla portata di ogni catechista parrocchiale o di giovane, pur non addentro alla teologia sacramentaria, ma di buona volontà.
Quello che invece non posso condividere è il suo pessimismo per il futuro. Traspare da più pagine, e l'autore stesso se ne accusa.
Caro Don Riccardo, alla tua età (1972) non puoi permetterti se non di essere ottimista. Il Papa sta lavorando alla sua veneranda età e sa guardare al futuro della Chiesa con occhio di bambino. Forse sogna, ma noi non possiamo essere da meno. Applica le cure che suggerisci, anche se l'ammalato brontola un po': tu sei il dottore, e come medico devi sempre sperare e lavorare per la guarigione del paziente. Dopotutto la Sposa di Cristo, e tu lo sai perchè sei patrologo, ne ha viste di peggio. Ed è ancora viva e arzilla, nonostante quello che tu chiami il "Sacrosanto Scompiglio"!
Libro consigliatissimo e di sicuro successo. Da comprare e diffondere.

Ecco un assaggio della presentazione del libro, avvenuta a Bologna la scorsa settimana:


Ed ecco il sommario e l'intera premessa del libro, che potete scaricare anche qui:

domenica 15 maggio 2011

Pensieri sparsi su "Universae Ecclesiae" - 1

Inizio - e a Dio piacendo continuerò a pubblicare - una serie di post che vertono sull'Istruzione vaticana di recente pubblicazione "Universae Ecclesiae", concernente l'applicazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum", documento papale che ha liberalizzato la celebrazione della Messa secondo il rito romano vigente nel 1962.
Li chiamo "pensieri sparsi" perchè non seguiranno una scaletta rigorosa, ma saranno il frutto di meditazioni estemporanee sui singoli numeri che più mi colpiscono.

Innanzitutto il num. 2 dell'Istruzione, in latino recita: "Hisce Litteris Motu Proprio datis Summus Pontifex Benedictus XVI legem universalem Ecclesiae tulit ut regulis nostris temporibus aptioribus quoad usum Romanae Liturgiae anno 1962 vigentem provideret".
La versione italiana traduce: Con tale Motu Proprio il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha promulgato una legge universale per la Chiesa con l’intento di dare una nuova normativa all’uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962.
Faccio però notare che si perde per strada l'attributo di questa presunta "nuova normativa", che in realtà - leggendo il testo originale - si riferisce a regole più adatte ai nostri tempi, non tanto "rinnovare", ma semplicemente "riadattare" ai nostri tempi l'antica liturgia Romana.
Ma questo è l'intento dello stesso Concilio Vaticano II. Sacrosanctum Concilium, n. 62 dice in termini generali: "Cum autem, successu temporum, quaedam in Sacramentorum et Sacramentalium ritus irrepserint, quibus eorum natura et finis nostris temporibus minus eluceant, atque adeo opus sit quaedam in eis ad nostrae aetatis necessitates accommodare, Sacrosanctum Concilium ea quae sequuntur de eorum recognitione decernit.". Già il proemio della Costituzione affermava con chiarezza: "Sacrosanctum Concilium, cum sibi proponat vitam christianam inter fideles in dies augere; eas institutiones quae mutationibus obnoxiae sunt, ad nostrae aetatis necessitates melius accommodare"

E' quindi piuttosto chiaro che nell'Istruzione si intende asserire: "stiamo continuando la riforma liturgica conciliare, sistemando per i nostri tempi quello che si deve sistemare". Non "novità", ma "nuovamente": "non nova, sed noviter".


Il num. 7 dell'Istruzione "Universae Ecclesiae" esplicita il motivo della necessità di dare una nuova legislazione per la Messa antica, dice infatti: "Increscentibus magis magisque in dies fidelibus expostulantibus celebrationem formae extraordinariae", ovvero: "crescendo sempre più di giorno in giorno i fedeli che richiedono la celebrazione della forma extraordinaria", il Papa ha pensato perciò al Motu Proprio, per colmare una lacuna lasciata dai suoi predecessori, i quali avevano solo fornito indulti e indicazioni frammentarie in materia. Summorum Pontificum, invece "costituisce una rilevante espressione del Magistero del Romano Pontefice e del munus a Lui proprio di regolare e ordinare la Sacra Liturgia della Chiesa e manifesta la Sua sollecitudine di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa Universale". Deve essere chiaro a tutti che il Rito Romano, come afferma il Concilio Vaticano II (SC 22), è regolato primariamente dalla Sede Apostolica. I Vescovi sono chiamati a vigilare e a far rispettare la normativa liturgica, ma non sono essi i depositari del munus (cioè il diritto-dovere) di legiferare sulla forma o riforma della liturgia per la Chiesa universale (Cf. anche Codice di Diritto Canonico, c. 838 §1. Regolare la sacra liturgia dipende unicamente dall'autorità della Chiesa: ciò compete propriamente alla Sede Apostolica e, a norma del diritto, al Vescovo diocesano.
§2. È di competenza della Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare i libri liturgici e autorizzarne le versioni nelle lingue correnti, nonché vigilare perché le norme liturgiche siano osservate fedelmente ovunque. 
§4. Al Vescovo diocesano nella Chiesa a lui affidata spetta, entro i limiti della sua competenza, dare norme in materia liturgica, alle quali tutti sono tenuti).

Il primo obiettivo della normativa data dal Papa nel Motu Proprio è ribadito dall'Istruzione con limpidezza cristallina, in modo da non poter essere più equivocato da nessuno: 
a) Liturgiam Romanam in Antiquiori Usu, prout pretiosum thesaurum servandum, omnibus largire fidelibus;
offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell’Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare.
Non a qualche gruppo, non ai nostalgici, non ai maniaci delle cose sorpassate, ma a TUTTI i fedeli è offerto un TESORO prezioso da conservare. Non c'è altro da aggiungere.

continua......

sabato 26 marzo 2011

Dominica III in Quadragesima: canti e celebrazione EF in HD

Grazie a Piscator TV, ecco l'intera celebrazione della messa cantata secondo la forma straordinaria, ripresa nella cappella dell'Istituto san Filippo Neri a Berlino. Semplice nella sua solennità e tedesco rigore, senza fronzoli, ma essenziale e ben cantata. Si tratta della Messa di domani, III domenica di Quaresima:


Tutti i canti e gli spartiti si possono trovare a questo collegamento

Il Proprio della Messa e le letture (latino e italiano) le trovate qui.

giovedì 10 marzo 2011

I canti per i defunti nel Graduale simplex: spartiti da scaricare

Non c'entra molto con la Quaresima, però ve lo posto lo stesso adesso. Ho trovato, accidentalmente - ma non meno provvidenzialmente - il file PDF dell'intera sezione del Graduale Simplex dedicata ai canti per le messe dei defunti. Una vera manna. Oltre ai canti "classici" del proprio (Requiem, Lux aeterna...), ci sono anche utilissimi salmi responsoriali, tratti e altri canti per le celebrazioni funebri o per le messe di suffragio. Ricordo che i canti del Graduale Simplex sono primariamente intesi per le messe in latino secondo la riforma di Paolo VI (il Graduale semplificato è uno dei pochi libri liturgici espressamente richiesti dai padri del Concilio Vaticano II nella costituzione Sacrosanctum Concilium....), comunque sia possono essere lodevolmente impiegati come canti "aggiunti" alle antifone obbligatorie delle messe cantate secondo la forma straordinaria, o come canti da usare "dal popolo" nelle messe lette.




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