Visualizzazione post con etichetta nomine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nomine. Mostra tutti i post

giovedì 19 aprile 2012

Preti in pole position: il cardinale di New York scala la classifica di Time Magazine

Il Time magazine ha pubblicato la lista delle 100 persone più influenti tra le quali verrà scelta la Persona dell'anno 2012.

Dopo un primo scrutinio via internet, aperto al pubblico, destando una certa sorpresa, l'Arcivescovo di New Your, Cardinal Timothy Dolan, ha ricevuto più di 42.000 voti. Giovane cardinale dell'ultima infornata, Timothy Dolan è uno dei Principi della Chiesa più simpatici e più "outspoken" come si dice in inglese, cioè franchi, chiari, senza peli sulla lingua.

Si è piazzato così al numero 16 su 100 (vedi fonte), in testa rispetto a Lady Gaga e Barack Obama e dell'attore George Clooney (fonte). E questo nonostante gli scandali e gli altri attacchi contro la Chiesa Cattolica, ormai ai ferri corti con il governo degli USA

Di recente, infatti, il Cardinal Dolan è stato severamente critico rispetto alla legislazione sulla sanità promossa dall'amministrazione Obama. Questa infatti richiederebbe alle istituzioni collegate con la Chiesa di pagare un'assicurazione sanitaria che copra anche gli anticoncezionali, comprese le "pillole del giorno dopo", cioè veri e propri farmaci abortivi. Cosa a cui la Chiesa Cattolica (insieme ad altre confessioni religiose) si oppone fermamente, senza se e senza ma, e con una forte unità fra tutti i vescovi.

Il verdetto su chi sarà la "Persona dell'anno" è ora nelle mani dei giornalisti e direttori del Time. Il passaggio o il fallimento della riforma del servizio sanitario statunitense e il ruolo giocato dal Card. Dolan in questo, potrebbe rivelarsi un fattore decisivo.

domenica 15 aprile 2012

La Sacra Tunica di Cristo e il messaggio del Papa... in italiano


E' iniziata venerdì scorso, 13 aprile, l'ostensione della Sacra Tunica di Cristo conservata a Treviri. Si tratta della preziosa reliquia della veste inconsutile (cioè senza cuciture) portata da Gesù anche durante la passione. Questa tunica nemmeno i soldati romani vollero lacerarla - secondo il racconto di Giovanni - ma la tirarono a sorte.
Secondo la leggenda fu portata a Treviri, in Germania, dall'imperatrice madre di Costantino, Santa Elena. Quest'anno ricorre il 5° centenario della prima esposizione pubblica dell'insigne reliquia della tunica di Cristo, e Papa Benedetto XVI ha voluto indirizzare uno speciale messaggio per l'occasione, inviando anche un suo delegato - il card. Ouellet - a rappresentarlo alle solenni celebrazioni.
Visto che il sito vaticano e tutti i media cattolici, anche l'Osservatore, non hanno trovato tempo per tradurre questa piccola, bella e devota lettera, ho perso qualche minuto per farne una versione italiana. Ecco qua:

Lettera di Benedetto XVI al Card. Marc Ouellet, nominato Inviato Straordinario alle celebrazioni di Treviri in onore della "Sacra Tunica" di Nostro Signore Gesù Cristo.


Venerabili Fratri Nostro
Marco S.R.E. Cardinali Ouellet, P.S.S.
Congregationis pro Episcopis Praefecto

Trevirensi in urbe, perantiqua et celeberrima, plurima reperiuntur christianae fidei testimonia. Illa enim iam primo saeculo sedes episcopalis est constituta. Ibi magnus sanctus Athanasius, intrepidus fidei defensor, e dioecesi sua iniuriose expulsus, moratus est. Ibi natus est Doctor mellifluus, sanctus Ambrosius Mediolanensis. Ibi miracula operabatur sanctus Martinus Turonensis. Ibi tot alii vixerunt sancti viri et mulieres, qui multum ad huius urbis et regionis incolarum sanctificationem contulerunt. Ibidem quoque novimus Sacram Tunicam venerandam a saeculis magna populi fidelis spiritali cum utilitate visitari colique.

Recenter sacrorum Antistes Trevirensis Venerabilis Frater Stephanus Ackermann certiores Nos fecit a feria VI infra octavam Paschae hoc anno peregrinationem aperiri et in ecclesia cathedrali Trevirensi unum per mensem publicam fieri ostensionem reliquiae Sacrae Tunicae Domini nostri Iesu Christi, de qua post crucifixionem, dum dividebant vestimenta eius, milites sortiti sunt, ne scinderent eam. Haec autem ostensio peculiaris quingentos memorat annos elapsos ab illo die quo, postulante imperatore Maximiliano I, anno MDXII Archiepiscopus Richardus von Greiffenklau zu Vollrads aperuit altare et ipsi imperatori multisque aliis sacram vestem venerandam palam demonstravit.

Nos hanc faustam quingentesimam anniversariam recordationem magni ponderis arbitramur et inceptum omnino laudamus et comprobamus. Idcirco magno cum gaudio accepimus humanam Praesulis Trevirensis invitationem. Cum vero Ipsi adire non possumus, perlibenter illuc Legatum mittimus, qui Personam Nostram gerebit. Ad te mentem Nostram fidentes convertimus, Venerabilis Frater Noster, qui Congregationi pro Episcopis diligenter praees atque dilectionem tuam et sollicitudinem in Christi Ecclesiam et Romanum Pontificem testificatus es.

Quapropter libenter hisce Litteris Nostrum Missum Extraordinarium te nominamus. Die igitur decimo tertio mensis Aprilis Treviris liturgicis celebrationibus Nostro nomine praesidebis Nostramque omnibus significabis salutationem. Sacram Tunicam una cum ceteris Praesulibus omnique credenti populo reverenter veneraberis. Christi "autem tunica inconsutilis, desuper contexta per totum" (Io 19, 23) bene discipulorum ostendit communitatem, pro qua Dominus in novissima cena enixe oravit Patrem "ut sint unum" (Io 17, 11). Hac data occasione hortaberis populum Dei ad intensam orationem pro christianorum unitate, necessaria "ut mundus credat" in Iesum Christum, unicum Salvatorem missum a Deo Patre (cfr Io 17, 21).

Nos legationem tuam, Venerabilis Frater Noster, veluti in spiritu adstantes precibus prosequimur atque Benedictionem Apostolicam, caelestis gratiae nuntiam et propensae Nostrae voluntatis testem, tibi imprimis libenter impertimus, quam volumus nomine Nostro Episcopo Trevirensi, cunctis Pastoribus, religiosis viris et mulieribus, christifidelibus, civilibus auctoritatibus et omnibus celebrationes participantibus peramanter largiaris.

Ex Aedibus Vaticanis, die VII mensis Martii, anno MMXII, Pontificatus Nostri septimo.
Al Nostro Venerabile Fratello
Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi

Nell’antica e famosissima città di Treviri, si trovano parecchie testimonianze della fede cristiana. Questa città fin dal primo secolo è stata elevata a sede episcopale. Lì dimorò il grande sant’Atanasio, difensore intrepido della fede, vergognosamente esiliato dalla sua diocesi. Lì nacque il Dottore mellifluo, sant’Ambrogio di Milano. Lì operò miracoli san Martino di Tour. Tanti altri santi uomini e donne vissero lì, e diedero un grande apporto alla santificazione di questa città e degli abitanti della regione.
Sappiamo anche che proprio qui è visitata e onorata da secoli, con grande profitto spirituale del popolo fedele, la veneranda Sacra Tunica.


Recentemente il Vescovo di Treviri, il venerabile fratello Stephan Ackermann, ci ha fatto sapere che dal venerdì tra l’Ottava di Pasqua di quest’anno, comincerà un pellegrinaggio e per un mese, presso la Chiesa cattedrale di Treviri, si farà pubblica ostensione della reliquia della Sacra Tunica di Nostro Signore Gesù Cristo, quella tunica che dopo la crocifissione i soldati – mentre si dividevano le sue vesti – vollero tirare a sorte per non stracciarla.
Questa particolare ostensione, inoltre,
commemora i cinquecento anni dal giorno in cui, nel 1512, su richiesta dell’Imperatore Massimiliano I, l’arcivescovo Riccardo von Greiffenklau zu Vollrads aprì l’altare e mostrò all’imperatore e a molti altri la sacra e venerabile veste.

Noi consideriamo di grande importanza questa fausta memoria cinquecentenaria e in tutto lodiamo e approviamo ciò che è stato organizzato. Perciò abbiamo ricevuto con gran gioia il gentile invito del Presule Trevirense. Ma non potendo partecipare in prima persona, assai volentieri mandiamo colà un Nostro Legato, che ci rappresenti.
Abbiamo pensato con fiducia a te, Venerabile Fratello nostro, che con diligenza presiedi la Congregazione per i vescovi, e hai dato testimonianza del tuo amore e sollecitudine alla Chiesa di Cristo e al Romano pontefice.


Per tali motivi, volentieri con questa lettera ti nominiamo Nostro Inviato Straordinario.
Quindi, il giorno 13 aprile, a nome Nostro presiederai le celebrazioni liturgiche e porterai a tutti il Nostro saluto. Venererai con devozione la Sacra Tunica insieme agli altri presuli e a tutto il popolo credente.
“La tunica senza cuciture” di Cristo, “tessuta tutta d’un pezzo” (Gv 19,23) simboleggia bene la comunità dei discepoli, per la quale il Signore nell’ultima cena pregò insistitentemente il Padre “che siano una cosa sola” (Gv 17,11)
In questa occasione esorterai il popolo i Dio ad una intensa preghiera per l’unità dei Cristiani, unità necessaria “perché il mondo creda” in Gesù Cristo, unico Salvatore mandato da Dio Padre (cf. Gv 17,21).

Noi accompagniamo con la preghiera il tuo invio, Venerabile fratello, come fossimo presenti lì in spirito. E impartiamo a te la Benedizione Apostolica, apportatrice di grazia celeste e segno della Nostra benevolenza. Questa stessa benedizione desideriamo che, a nome Nostro, tu elargisca con grande affetto a tutti i Pastori, religiosi e religiose, fedeli laici, autorità civili e militari e a tutti i partecipanti alle celebrazioni.

Dal Vaticano 7 marzo 2012, settimo del Nostro Pontificato.

sabato 4 febbraio 2012

Pio XI: 90 anni fa veniva eletto papa Achille Ratti (6 febbrario 1922)

La bandiera vaticana con lo stemma personale di Papa Ratti
Il 6 febbraio 1922 veniva eletto il grande papa brianzolo Pio XI, il papa dell'antifascismo e antinazismo e insieme il papa dei Patti Lateranensi, il papa alpinista e sportivo (antesignano in questo del suo famoso successore polacco), il papa bibliotecario e innamorato dei libri (come il suo attuale successore).
Un grande papa da riscoprire, senza peli sulla lingua e chiaro chiaro, "papale papale" nei suoi interventi a sostegno dell'Azione Cattolica come del retto ecumenismo (anche se oggi l'enciclica Mortalium animos appare un tantino dura). Non dimentichiamo, infine, che fu il papa delle novità e della comunicazione sociale: suo grande e ineguagliato merito fu l'apertura della Radio Vaticana, per la quale volle nientemeno che l'inventore stesso della  radio, lo scienziato Guglielmo Marconi.
Per approfondire il suo ministero e festeggiare così il novantesimo anniversario della sua elezione, potete leggere (o rileggere) qualcuna delle sue memorabili encicliche: brevi ma efficaci. Le trovate tutte qui, nel sito vaticano.

mercoledì 16 novembre 2011

Tanti auguri al nuovo Nunzio in Italia: Mons. Adriano Bernardini

C'è da rallegrarsi alla notizia arrivata appena ieri: è stato nominato nella persona di Mons. Bernardini il nuovo Nunzio della Santa Sede in Italia (qui il Bollettino ufficiale della Santa Sede del 15/11/2011).
Una personalità tutta d'un pezzo e molto diretta: potrebbe sembrare quasi una pecca per un diplomatico, ma è certo una grande qualità in un vescovo.
Magister, nel suo articolo di presentazione pubblicato ieri - e che potete leggere qui - riportava anche la forte e chiara omelia che mons. Adriano ha proposto quest'anno in occasione della festa della Cattedra di San Pietro. Ve ne riporto un pezzettino, se volete leggerla tutta andate su Espresso Chiesa. E' davvero un bel programma. Speriamo che non spaventi troppo, questa schiettezza e franchezza del nuovo Nunzio! Certo un orientamento come quello che traspare dalle sue parole fa ben sperare per l'indirizzo delle future nomine episcopali italiane, che, in buona misura, dipenderanno anche da lui:
Ora, una cosa è certa: papa Benedetto XVI ha impresso al suo pontificato il sigillo della continuità con la tradizione millenaria della Chiesa e soprattutto della purificazione. Sì, perché all’insicurezza della fede segue sempre l’offuscamento della morale.
Infatti, se vogliamo essere onesti, dobbiamo riconoscere che è aumentato anno dopo anno, tra i teologi e religiosi, tra suore e vescovi, il gruppo di quanti sono convinti che l’appartenenza alla Chiesa non comporta il riconoscimento e l’adesione a una dottrina oggettiva.
Si è affermato un cattolicesimo “à la carte”, in cui ciascuno sceglie la porzione che preferisce e respinge il piatto che ritiene indigesto. In pratica un cattolicesimo dominato dalla confusione dei ruoli, con sacerdoti che non si applicano con impegno alla celebrazione della messa e alle confessioni dei penitenti, preferendo fare dell’altro. E con laici e donne che cercano di prendersi un poco per loro il ruolo del sacerdote, per guadagnare un quarto d’ora di celebrità parrocchiale, leggendo la preghiera dei fedeli o distribuendo la comunione.
Ecco, che qui papa Benedetto XVI, proprio a causa della sua fedeltà verso la “Verità”, fa una cosa che è sfuggita all’attenzione di molti commentatori: porta di nuovo, integralmente, il credo nella formula del Concilio di Costantinopoli, cioè nella versione normalmente contenuta nella messa. Il messaggio è chiaro: ricominciamo dalla dottrina, dal contenuto fondamentale della nostra fede. “Sì, perché – scrive il teologo e papa Ratzinger – il primario annuncio missionario della Chiesa oggi è minacciato dalle teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de jure”.
La conseguenza di questo relativismo, spiega il futuro Papa Benedetto XVI, è che si considerano superate un certo numero di verità, per esempio: il carattere definitivo e completo della rivelazione di Cristo; la naturalezza della fede teologica cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni; l’unicità e l’universalità salvifica nel mistero di Cristo; la mediazione salvifica universale della Chiesa; la sussistenza nella Chiesa cattolica romana dell’unica Chiesa di Cristo.
Ecco qui, pertanto, la Verità come la principale causa di questa avversione e direi quasi persecuzione al Santo Padre. Un’avversione che ha come conseguenza pratica il suo sentirsi solo, un po’ abbandonato.
Abbandonato da chi? Ecco la grande contraddizione! Abbandonato dagli oppositori alla Verità, ma soprattutto da certi sacerdoti e religiosi, non solo dai vescovi; però non dai fedeli.
Il clero sta vivendo una certa crisi, prevale nell’episcopato un basso profilo, ma i fedeli di Cristo sono ancora con tutto il loro entusiasmo. Accanitamente continuano a pregare e ad andare a messa, frequentano i sacramenti e dicono il rosario. E soprattutto, sperano nel papa.
C’è un sorprendente punto di contatto tra il papa Benedetto XVI e la gente, tra l’uomo vestito di bianco e le anime di milioni di cristiano. Loro capiscono e amano il papa. Questo perché la loro fede è semplice! D’altronde è la semplicità la porta di ingresso della Verità.

lunedì 2 maggio 2011

Non c'è due senza tre: Papa Benedetto "solleva dall'incarico" un altro vescovo

Dopo la richiesta di dimissioni del vescovo di Orvieto per la gestione del suo seminario irregolare e per il caso del diacono morto suicida, dopo la vera e propria deposizione del vescovo congolese di Pointe-Noire mons. Jean-Claude Makaya Loemba (che non aveva nessuna intenzione di andarsene, nonostante le pressioni di clero locale e Vaticano, per la sua maniera scorretta di governare la diocesi), arriva oggi la notizia di un nuovo intervento diretto di Papa Benedetto XVI, questa volta in Australia e per problemi dottrinali.
Il Pontefice avrebbe chiesto in questi giorni la rinuncia al vescovo di Toowomba, William Morris (nella foto: il ritratto ufficiale, preso dal sito ufficiale della sua Diocesi!).
Pare che questo monsignore sia in colloqui dottrinali da ben 5 anni con varie Congregazioni romane, tra cui la CdF. Infatti, tra le altre originalità teologiche di cui è portatore e diffusore, avrebbe invocato pubblicamente, fin dal 2006: l'ordinazione di uomini sposati (e fin qui...), l'ordinazione sacerdotale delle donne (e qua siamo già proprio fuori...), il riconoscimento degli ordini anglicani, luterani e della Chiesa Unita, una formazione dei Metodisti, (e qui siamo oltre ogni immaginazione...soprattutto dopo Anglicanorum Coetibus). Inoltre è fautore di parecchie riforme giudicate "liberali" nella sua diocesi (tipo assoluzione generale generalizzata e altre cose del genere...). Dimenticavo di dirvi: il motivo di queste affermazioni è che il seminario della diocesi di Toowoomba è desolatamente e totalmente vuoto da anni e quindi bisogna "arrangiarsi" per il futuro. Pare però che Papa Ratzinger la pensi un po' diversamente, e perciò ha chiesto al 67enne vescovo di ritirarsi anticipatamente (ma sono già ben 18 anni che Morris è a capo della Chiesa di Toowoomba), per riflettere sulle sue posizioni dottrinali e possibilmente correggerle. Il vescovo tuttavia non ci sta e rende pubblico, prima della notizi ufficiale, il suo stato d'animo di rifiuto di questo provvedimento, dicendo addirittura che gli è negata la "giustizia naturale" (?). Inoltre pare sventolare velate minacce, dicendo che la maggior parte della diocesi è dalla sua parte...

AGGIORNAMENTO: come ora si può leggere sul bollettino ufficiale della Santa Sede, il vescovo non si è dimesso, come diceva lui, ma è stato proprio sollevato di peso dal Papa, come si supponeva.
http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/27343.php?index=27343&lang=it

E poi c'è ancora chi dice che Papa Benedetto è lento e non agisce: tre vescovi "sollevati" in tre mesi, non so che si pretende!

Ulteriori approfondimenti e commenti sul blog di padre Z.
Notizia originale da The Australian da cui prendo anche quest'immagine finale (un tantino cattivella) di sua eccellenza in maniche di camicia, salutato dal mitrato e sorridente Papa 16 volte Benedetto:

sabato 16 aprile 2011

Il papa nomina il vescovo di Vicenza, e manda un segnale indiretto per Milano

La nomina di Mons. Beniamino Pizziol a Vescovo di Vicenza, oltre ad essere graditissima all'intera regione ecclesiastica triveneta, manda un segnale indiretto anche sulla scelta del futuro arcivescovo di Milano. Visto che il prescelto per la diocesi Berica era - nientemeno - che ausiliare di Venezia, oltre ad essere vicario generale, pare ora davvero difficile che il Papa, nel giro di poche settimane, chieda anche al Cardinale Patriarca Angelo Scola di trasferirsi a Milano - come ancora spesso si continua a vociferare. Decapitare la diocesi della Laguna, privandola in un colpo di tutti i suoi pastori, e proprio nell'imminenza del Convegno ecclesiale dell'anno prossimo, mi parrebbe una scelta alquanto improbabile. Per questo motivo non esito a dire che - secondo il buon senso - la nomina di Pizziol dovrebbe definitivamente chiudere le porte alle chiacchiere su Scola a Milano.
cattedrale di Vicenza

NOMINA DEL VESCOVO DI VICENZA (ITALIA)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Vicenza (Italia) S.E. Mons. Beniamino Pizziol, finora Vescovo titolare di Cittanova e Ausiliare di Venezia.

S.E. Mons. Beniamino Pizziol è nato a Ca’ Vio-Treporti, patriarcato e provincia di Venezia, il 15 giugno 1947.
Ha percorso l’itinerario formativo nel Seminario Minore e Maggiore di Venezia fino all’ordinazione sacerdotale, ricevuta il 3 dicembre 1972 dall’allora Patriarca di Venezia, il Cardinale Albino Luciani.
Da giovane chierico, ha ottenuto dal Cardinale Patriarca il permesso di svolgere un’attività lavorativa per breve periodo.
Ha frequentato i corsi di Liturgia Pastorale presso l’Istituto Santa Giustina di Padova.
Dal 1972 al 1987, è stato Vicario Parrocchiale. Dal 1987 al 2002, è stato Parroco di San Trovaso in Venezia e Incaricato della Pastorale Universitaria. Dal 1996 al 2002, è stato Assistente dell’AIMC e della FUCI. Dal 1997 al 2002, ha svolto l’incarico di Pro Vicario Foraneo. Dal 1999 al 2002, è stato Membro del Collegio dei Consultori.
Dal 2002, è Vicario Generale di Venezia e Canonico Onorario di San Marco e dal 2007 Moderatore della curia patriarcale.
Eletto alla Chiesa titolare di Cittanova e nominato Ausiliare di Venezia il 15 gennaio 2008, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 24 febbraio successivo.

lunedì 28 marzo 2011

Patriarca a quarant'anni: insediato ieri il nuovo Arcivescovo Maggiore dei Greco-cattolici ucraini

L'elezione di Sviatoslav Schevchuk ad Arcivescovo Maggiore della Chiesa Greco-Cattolica dell'Ucraina è stata confermata da Papa Benedetto XVI il 25 marzo, e ieri, domenica 27, il nuovo capo della più popolosa Chiesa orientale unita a Roma (oltre 5 milioni di fedeli) si è insediato nella sua cattedrale di Kyev.
Il Santo Sinodo ha scelto il più giovane dei suoi membri (il terzo più giovane di tutti i vescovi dell'orbe cattolico!), l'appena 40enne Sviatoslav Schevchuk, da nemmeno due anni ausiliare in Argentina, per gli ucraini in diaspora (più di 300 mila i greco-cattolici). Succede al cardinal Lubomyr Usar, ottuagenario leone che ha guidato la sua Chiesa, dopo le catacombe del regime comunista, fino alla fioritura attuale.
Sua novella Beatitudine Sviatoslav Schevchuk è nato il 5 maggio 1970 a Styj nella regione di Lviv. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1994 è poi venuto in Italia, e ha conseguito la laurea in Teologia Morale presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino a Roma (1999). Ha ricoperto vari incarichi, tra cui: Prefetto del Seminario "dello Spirito Santo" di Lviv (1999-2000); Vice-Decano della Facoltà di teologia dell’Accademia di Teologia di Lviv (2001); Vice-Rettore del Seminario "dello Spirito Santo" a Lviv (2000-2007) e in seguito Rettore del medesimo Seminario (2007). Poi il 14 gennaio 2009 il Santo Padre lo ha nominato Vescovo titolare di Castra di Galba e Ausiliare dell’Eparchia di Santa Maria del Patrocinio in Buenos Aires (Argentina). Se il Papa decidesse, al prossimo Concistoro, di farlo cardinale - come quasi sempre avviene con il capo dei greco-cattolici ucraini - Schevchuk risulterebbe il più giovane cardinale dei tempi moderni, una quindicina d'anni più piccolo del più giovane attuale membro del senato papale!
Parla diverse lingue: spagnolo, inglese, polacco; legge e capisce anche lo slavonico, il  greco, e l'italiano.
Con grande umiltà e senso della continuità ha affermato, nelle sue prime interviste, che la cosa più importante per lui non è la pianificazione del futuro, ma consolidare ciò che è già stato realizzato dai sui predecessori: Slipyj, Lubachivsky e Husar, continuando ad essere un buon sacerdote, aperto alle persone che hanno sempre bisogno di essere condotte alla salvezza. (qui la fonte). La strategia unica è: santità e unità per il popolo di Dio, con l'occhio sempre rivolto alla Croce e alla Risurrezione del Signore.
Si è detto anche desideroso di continuare le aperture già promosse prima del suo avvento, in particolare quella che vede la Chiesa impegnata con il mondo della comunicazione di massa.

Anche se, formalmente, l'Arcivescovo Maggiore ucraino non ha il titolo di Patriarca, è già così che lo chiamano anche i telegiornali ucraini che, in questi giorni, stanno seguendo la notizia della sua nomina e della sua intronizzazione:


Il video della televisione ucraina mostra l'intronizzazione del nuovo capo della Chiesa Greco-Cattolica, la sua vestizione con i simboli del ministero suo proprio e il primo discorso. La traduzione in inglese è disponibile a questo link.
Curiosità per distinguere la gerarchia ucraina: l'omophorion di cui viene rivestito l'Arcivescovo Maggiore porta cinque barre orizzontali, che contraddistinguono il capo della Chiesa sui iuris (tre per un vescovo, quattro per un metropolita).

mercoledì 29 dicembre 2010

Il papa distribuisce i nuovi cardinali nella sua squadra di Curia.

Sono uscite oggi le nomine dei cardinali annoverati da Papa Benedetto come membri dei vari dicasteri vaticani. Trovate l'elenco completo a questo link della Sala Stampa

Vi segnalo solo l'infornata di membri, ben noti per le loro posizioni, nella Congregazione per il Culto Divino:
Il Santo Padre ha annoverato tra i Membri dei Dicasteri della Curia Romana i seguenti Eminentissimi Signori Cardinali, creati e pubblicati nel Concistoro del 20 novembre 2010...
3) nella Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti gli Eminentissimi Signori Cardinali: Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Warszawa; Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, Arcivescovo di Colombo; Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi; Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero; Velasio De Paolis, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
Mi pare che il Papa, stavolta, sia stato mooooooolto chiaro sul messaggio che sta lanciando a proposito di liturgia, proprio attraverso la scelta di questi membri della Congregazione. Non vi pare?

Il rientro di Ranjith in uffici a lui ben noti e lasciati inopinatamente anni addietro; l'ingresso del "cappamagnate" Burke, e del suo collega canonista De Paolis - che recentemente è stato udito invocare il ritorno del "diritto divino e canonico" a regnare tra gli ecclesiastici per attenuare l’attuale confusione generalizzata (vedi qui); l'arrivo del Card. Piacenza, che tanto insiste sull'identità e la santità del Clero e di Amato (ortodossissimo prefetto dei Santi), farà glissare sul nome dell'arcivescovo polacco, il quale non risulta eccellere nei riti sacri...



sabato 4 dicembre 2010

Un altro cardinale salesiano nella Curia Romana?

Oggi Tornielli (vedi qui) esce con alcune speculazioni a proposito della possibile investitura a Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di vita apostolica del Cardinal Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, SDB, attuale arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras) e uomo di provato valore. Ma - c'è da chiedersi - sarebbe davvero saggio portare un terzo cardinale salesiano in una Curia Romana dove già il Segretario di Stato e il Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi fanno parte dello stesso Istituto Religioso? (senza contare l'Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, anche lui cardinale figlio di Don Bosco). Questa concentrazione di seguaci del Santo piemontese non farebbe sorgere quantomeno un sensato dubbio di "salesianizzazione forzata" degli organismi centrali della Chiesa?
E' vero che non ci sono più cardinali sudamericani a servizio della Curia Romana; è vero che bisogna proteggere l'arcivescovo Maradiaga minacciato in patria, ma probabilmente il Papa punterà su un diverso nome, almeno per non offrire il fianco a critiche che, altrimenti, non potrebbero non apparire alquanto giustificate... Siamo Di Bertone?

venerdì 3 dicembre 2010

Un'analisi mozzafiato e puntuale sulla situazione della Conferenza Episcopale Inglese e la sua linea divergente dal magistero Papale

Il giornalista inglese Dominic Scarborough, che scrive per il Telegraph e per il Catholich Herald, ha recentemente pubblicato un pezzo esplosivo (a dir poco) su The Catholic World Report. Il titolo dell'articolo di approfondimento è Outside the Magic Circle (Fuori dal Circolo Magico). Chi conosce i modi di dire dei "vaticanisti" britannici sa bene che il Circolo Magico è quel sistema di reclutamento dei vescovi che compongono la Conferenza Episcopale inglese, la quale per anni e anni ha autoperpetuato la sua linea liberal-modernizzante-dialogista-antidogmatica, cooptando membri a immagine e somiglianza (ideologica) dei vescovi in essa coinvolti. Il sottotitolo dell'analisi, quanto mai esplicito, dice: "sale la tensione fra la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles e i cattolici fedeli all'ortodossia", qui "ortodossia" si intende quella papale, non quella orientale! Anche Vincent Nichols, stando ad alcune affermazioni riportate dall'articolo, pare alquanto aperto nella linea morale e non solo, e dire che qui da noi passa da primo alleato di Papa Benedetto (che l'ha voluto alla sede di Westminster). Pare che i vescovi vedano i liberi blogger cattolici come la loro bestia nera, perchè forniscono controinformazione libera e fedele al Papa, prima dell'avvento della rete inaccesibile e ben silenziata. Eppure il Concilio [Lumen Gentium] dice che i laici, formati e secondo le loro competenze, hanno diritto e dovere di far conoscere alla gerarchia il proprio parere informato, anche su questioni ecclesiali... e non dice che è vietato farlo "via computer"!

Per chi legge l'inglese ecco il link diretto: vale proprio la pena una lettura approfondita.
Per chi fatica con la lingua di Albione, ecco una traduzione automatica: non è granchè, ma meglio di niente. Se qualche anima pia lo traduce, mi segnali il link nei commenti.

martedì 23 novembre 2010

Foto della concelebrazione per la consegna dell'anello ai nuovi Cardinali

Domenica scorsa, dopo il concistoro di sabato, Papa Benedetto ha concelebrato con i 24 nuovi cardinali e ha consegnato loro, durante la Messa, l'anello cardinalizio con l'incisione della croce di Cristo. Ecco le foto che ho scattato nell'occasione.



A ciascun cardinale il Papa, mentre infila l'anello al dito, dice:
Accipe anulum de manu Petri
et noveris dilectione Principis Apostolorum
dilectionem tuam erga Ecclesiam roborari.



Ricevi l’anello dalla mano di Pietro
e sappi che con l’amore del Principe degli Apostoli
si rafforza il tuo amore verso la Chiesa.

sabato 20 novembre 2010

La "nascita" dei cardinali: qualche commento e foto dal Concistoro vissuto dal vivo

Carissimi amici, sono appena tornato da un'intensa giornata di celebrazione e festeggiamenti per la "nascita" dei nuovi cardinali. Di loro ormai sapete tutto e avete letto di tutto. Vi riporto, quindi, solo alcune foto scattate di persona in Basilica prima e al ricevimento a cui il Card. Ranjith ha avuto la bontà di invitare anche il sottoscritto. 
Piazza San Pietro questa mattina alle 8 era già gremita: tutti a formare un'enorme coda per entrare in Basilica. I fortunati possessori di biglietti gialli e bianchi, però potevano dirigersi per la navata centrale fino al transetto... ma chi stava davanti all'altare godeva di una migliore visuale. I neocardinali sono arrivati alla spicciolata e 10 minuti prima dell'inizio della celebrazione, in processione si sono recati ai loro posti. All'altare papale li attendevano gli altri cardinali.
Il Papa, puntualissimo, ha fatto il suo ingresso in Basilica alle 10.30: pareva non solo sorridente, ma anche in ottima forma. La fanfara dalla loggia delle benedizioni interna ha sottolineato, come è costumanza (anche questa ripristinata), l'arrivo del Papa e dei suoi cardinali. Il card. Amato ha tenuto un indirizzo di omaggio al Santo Padre alquanto scontato, e in alcuni punti un po' irritante, come quando ha citato non solo le diverse provenienze geografiche ma anche la "diversa estrazione sociale" a cui appartengono i cardinali. E io mi chiedevo: "ma che c'entra se uno è figlio di minatori e l'altro di banchieri?".... Ottimo il canto delle letture, pesantuccia - come sempre - la cappella Sistina che vedeva dirigere il suo nuovo Maestro. A proposito del coro della Cappella Sistina è degno di menzione un particolare: quando il Papa ha annunciato la creazione dell'ultimo dei cardinali della presente informata, Sua Eminenza mons. Domenico Bartolucci, i coristi sono scattati in piedi ad applaudire di gusto: sia i grandi che i piccini applaudivano il loro "direttore perpetuo".
Molto acclamati anche i cardinali africani e in modo del tutto particolare mons. Malcom Ranjith, che con la sua umiltà ha potuto toccare con mano quanti amici ha in Italia e non solo in Sri Lanka.
Vi posto qui sotto alcune foto della preparazione, attesa, celebrazione del Concistoro, e nell'album online potete trovare anche le foto meno religiose, ma fraterne e festose, del ricevimento popolare - SriLanka-style - che l'arcivescovo di Colombo ha voluto allestire per i suoi amici e parenti (e come vedete dalle foto anche per gli ospiti buddhisti e non cattolici: un cardinale veramente ecumenico).
 Mons. Marini controlla che tutto sia in ordine
 entrano i coristi
Mons. Ravasi passa sul "red carpet" e saluta come una star 
Tettamanzi lo segue ma più defilato e affabile con i suoi preti
E qui sotto la sfilata dei neo-porporati, a partire dal Card. Amato




 notate lo sguardo sornione e compiaciuto di Burke
 solennità ieratica
 Ravasi nel nascondimento



 Il buon arcivescovo di Colombo
 Yoda?...pardon Sgreccia
Il maestro perpetuo, unico non vescovo della compagnia. A 93 anni ha chiesto la dispensa dall'episcopato! Invece l'ottuagenario Brandmüller si è fatto ordinare sabato scorso in Germania.
 Il Papa
 il segretario
 il coro plaudente

venerdì 22 ottobre 2010

Imprecisioni e luoghi comuni sui poveri cardinali

Elenchiamo e smentiamo qualcuna delle "frasi fatte" che rimbalzano, copiate, da un articolo all'altro a proposito dei cardinali e del collegio che essi compongono:

1) In cima a tutte il descrivere il collegio cardinalizio come "il club più esclusivo del mondo", davvero irritante. Ma come? Ci sono ben 202 cardinali, anche se solo poco più di 120 sono elettori, tutti sono cardinali. Molto più esclusivo, tanto per dirne una, è il Nobilissimo ordine della Giarettiera, che annovera solo 24 nobili membri effettivi per volta, più una decina di cavalieri della famiglia reale e qualche regnante straniero. Se volete un'altro club esclusivo più democratico: il Senato degli Stati Uniti, che ha appena 100 membri (e provvisti di un discreto potere). Negli USA è questo consesso ad essere definito il "Club più esclusivo del mondo". Potete continuare la lista a piacere. Ci sono molti altri "più esclusivi" club e società sulla faccia della terra, dove si rincorrono i poteri di questo mondo. Il collegio dei cardinali è un'altra cosa, cerchiamo di non abbassare tutto a logiche di potere e di ripartizione dello stesso.

2) Altra frase ricorrente : "Ci sono troppi italiani." Gli italiani sono sempre stati in gran numero nel consiglio del vescovo di Roma. In ogni periodo della Chiesa, da quando esistono i cardinali, gli italiani sono stati sovrabbondantemente presenti. Ed è ovvio il perchè. Il Papa è vescovo di Roma e metropolita d'Italia e per questo è sommo Pontefice della Chiesa Universale. La Chiesa di Roma è una chiesa locale ed è la Chiesa di Roma che presiede nella carità a tutte le altre Chiese. Non è per nulla strano, quindi, che molti italiani siano più direttamente al servizio della Chiesa di Roma. I cardinali italiani appena annunciati, infatti, sono praticamente tutti a capo di dicasteri della Curia romana, non sono vescovi diocesani (a parte uno). Il punto, allora, è semmai perchè il Papa tedesco mette tanti italiani in certi dicasteri. Risposta: chiedetelo a Bertone....
Piuttosto dovremmo chiederci come mai i Francesi siano diventati così pochi. Una chiesa che non riesce più a fornire personalità di spicco? Colpa del papa Germanico che non gradisce i vicini al di là del Reno?

3) Altra inferenza: "L'arcivescovo di Firenze Betori non è stato fatto cardinale perchè il suo predecessore, il card. Antonelli, emerito di Firenze, è ancora tra i cardinali votanti". Quindi, dicono i giornalisti, Betori dovrà "saltare un turno". E io vi dico: se il criterio dell'unico cardinale votante per sede verrà rispettato anche in futuro, altro che un turno dovrà saltare! Il card. Antonelli ha appena 74 anni, sono più vecchi di lui (e ancora in sella) sia Tettamanzi che Bertone, tanto per dare un'idea. Hai voglia cardinali che si fanno in 6 anni! E poi questa storia dell'emerito non mi convince per quanto concerne Firenze. Il card. Antonelli è stato trasferito in curia, non è emerito per età, ma solo per titolo episcopale. Se comunque questo fosse davvero il problema, la soluzione per affrettare la porpora per Betori ci sarebbe: se l'Eminentissimo Antonelli dovesse essere annoverato tra i cardinali vescovi (ora è nell'ordine dei cardinali presbiteri), assumendo il titolo di una chiesa suburbicaria, liberebbe il posto di Firenze. Addirittura il divino Magister si sbaglia quando dice che si è fatta un'eccezione per Bagnasco, visto che Bertone è ancora elettore: Bertone, in quanto segretario di Stato doveva diventare cardinale vescovo. Non è più, perciò, arcivescovo emerito di Genova, ma Vescovo titolare di Frascati (semmai il problema è che le sedi suburbicarie sono attualmente occupate da longevi cardinali in pensione e i loro successori nell'ufficio rimangono nell'ordine presbiterale). Quindi tutto secondo la regola.
Sono più incline a pensare che Firenze ormai venga considerata aver perso i requisiti per essere una sede automaticamente cardinalizia. Come altre città italiane, sia chiaro.

mercoledì 20 ottobre 2010

Il video con l'annuncio del Papa dei nuovi cardinali


di RomeReports

In onore di Sua Eminenza card. Domenico Bartolucci

Nominato per meriti musicali: Sua Eminenza Reverendissima il Sig. Cardinale Domenico Bartolucci, direttore perpetuo della Cappella Sistina.
Per celebrare la degna e giusta nomina ecco un post della memoria: il discorso che Mons. Bartolucci ha rivolto, commosso, al Papa nel giorno del Concerto a lui dedicato il 24 giugno 2006 nella Cappella Sistina. Alla fine del discorso, rompendo ogni minimo protocollo, il Papa si è alzato dalla sua poltrona ed è andato personalmente ad abbracciare Mons. Domenico.


La teologia della musica di Papa Benedetto è espressa nel suo discorso (che trovate qui): "la polifonia va fatta conoscere non solo ai musicisti e cultori, ma alla comunità ecclesiale nel suo insieme per la quale costituisce un inestimabile patrimonio spirituale, artistico e culturale"... E poi l'ermeneutica della continuità applicata alla musica liturgica: "Un autentico aggiornamento della musica sacra non può avvenire che nel solco della grande tradizione del passato del canto gregoriano e della polifonia sacra".

lunedì 18 ottobre 2010

Certo che la porpora dona... a Sua Grazia l'arcivescovo di Colombo!

prove tecniche di cardinalato: che ve ne pare?

Fonti ben informate e solitamente autorevoli mi confermano che per mons. Marlcom Ranjith  sarebbe ora di preparare gli abiti rossi per ricevere a Roma, il mese prossimo, il tricorno cardinalizio.
Siamo tanto, tanto, contenti che questo bravo arcivescovo entri tra i Padri cardinali, anche se difficilmente il Papa riuscirà a schiodarlo dalla sua amata isola dello Sri Lanka, dove si dà completamente al lavoro pastorale tra la gente e alla formazione del clero. Amato e rispettato. Ho visto pochi vescovi che ogni settimana dedicano un giorno intero a ricevere i loro preti senza previo appuntamento. Lui sta lì, tutto il lunedì, e i sacerdoti giungono da ogni parte della diocesi, si mettono in lista a seconda dell'ordine di arrivo e parlano liberamente con il loro arcivescovo. E se vengono da lontano, possono arrivare la sera prima e dormire in arcivescovado: ci sono sempre letti pronti e posti a tavola per i preti che passano.
Il grande successo del congresso sulla liturgia per tutti i preti dell'arcidiocesi è un'altra segno di apprezzamento per quelle impegnative iniziative di formazione, soda e teologicamente salda, che Ranjith continua a offrire ai suoi primi collaboratori. Qui trovate, per es., la relazione di Martin Mosebach, invitato appositamente a Colombo per parlare del Messale latino antico ai preti srilankesi!
Magari non subito, ma con un po' di pazienza forse riusciremo a rivederlo a Roma. Chissà?

giovedì 7 ottobre 2010

Sorpresa di Papa Benedetto: Mons. Piacenza prefetto della Congregazione del Clero

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accolto la rinunzia presentata, per raggiunti limiti d’età, dall’Em.mo Card. Cláudio Hummes all’incarico di Prefetto della Congregazione per il Clero ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico S.E. Mons. Mauro Piacenza, Arcivescovo titolare di Vittoriana, finora Segretario dello stesso Dicastero.


Il Papa continua a spiazzare le attese e i tatticismi: chi si sarebbe aspettato un cambio così rapido alla Congregazione del Clero? E inoltre il Santo Padre infrange un piccolo tabù della Curia Romana: cioè la tradizione di non promuovere Prefetto della stessa Congregazione il Segretario della medesima. Di solito, se un segretario è valido e il Papa lo innalza al cardinalato in Curia, lo sposta in un diverso dicastero. Invece, per Mons. Piacenza, ha fatto uno strappo alla consuetudine. Segno indiscutibile di stima per il neo-nominato.
La formazione sacerdotale genovese di Mons. Piacenza, di stampo "siriano", come si dice, è sicuramente un'indicazione dello "stile" che avrà il suo futuro impegno alla direzione della Congregazione che si occupa del Clero.
In più, non si può non pensare che la tempistica di questa nomina, a poche settimane dal previsto Concistoro, significhi l'imminente elevazione alla porpora dello stesso Mons. Mauro.
Adesso aspettiamo il nome del futuro Segretario di questa importante Congregazione. 

Chi è Mons. Mauro Piacenza?
Nato a Genova il 15 settembre 1944. E’ stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1969 dal Card. Siri; è laureato in diritto canonico. Nell’arcidiocesi di Genova ha svolto numerosi incarichi fra i quali docente di diritto canonico presso la facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, docente di cultura Contemporanea presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, delegato Arcivescovile per l’Università e la Cultura, Giudice presso i Tribunali Ecclesiastici diocesano regionale, assistente diocesano del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, addetto stampa Arcivescovile, Canonico della Cattedrale. Dal 1990 presta servizio presso la Curia Romana. E’ stato Capo Ufficio e Sotto-segretario della Congregazione per il Clero fino al 13 ottobre 2003 quando è stato eletto Vescovo titolare di Vittoriana ed incaricato della presidenza della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, quindi anche di quella per l’Archeologia sacra. Promosso Arcivescovo il 7 maggio 2007 è stato nominato Segretario della Congregazione per il Clero. Da oggi ne diventa il Prefetto.

martedì 6 luglio 2010

Nuove nomine di membri alla Congregazione per il Culto divino... chi sono i prescelti?

Tra i membri oggi nominati dal Papa alla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti (vedi qui) figurano:

a) Il Cardinale francese Jean-Pierre Ricard, molto aperto (per alcuni anche troppo) al dialogo con i tradizionalisti: in occasione del Giovedì Santo ha invitato a cena insieme ai suoi preti anche il Priore dei Lefebvriani di Bordeaux. Un gesto di squisita paternità episcopale.

b) Oswald Gracias, arcivescovo indiano di Bombay, di lui così parlava AsiaNews nel 2007, a proposito della sua accoglienza del Summorum Pontificum:
Secondo l’arcivescovo di Mumbai, mons. Oswald Gracias, “il motu proprio servirà per due importanti scopi”. “Come prima cosa – argomenta il presule, esperto di diritto canonico – rinnoverà e arricchirà la liturgia con il messale precedente al Concilio Vaticano II, un grande patrimonio per la storia della Chiesa; il motu proprio è segno che il Santo Padre vuole mettere a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina che per secoli ha nutrito la vita spirituale di tante generazioni di cattolici”. In secondo luogo, “è una riposta ai bisogni pastorali dei fedeli: a Mumabi, il card. Ivan Dias (predecessore di Gracias, ndr) ha mostrato molta sensibilità nel permettere la celebrazione della messa tridentina”. “L’unico problema che intravedo - aggiunge - è il fatto che molti dei nostri sacerdoti non conoscono il latino”. Un ostacolo, però, che ci si prefigge di superare con il tempo. “Nel seminario dell’arcidiocesi di Mumbai - dice ad AsiaNews mon. Gracias - il latino è stato reintrodotto come materia di studio, non a causa del motu proprio, ma perché è una conoscenza essenziale ed importante negli studi ecclesiastici”.
L’arcivescovo, infine, rende noto che informerà lui stesso “in prima persona il clero e i fedeli della diocesi sul motu proprio” e svolgerà “un’opera di sensibilizzazione pastorale per far capire ed applicare in modo corretto” il provvedimento del Papa.

c) Mons. Raymond Leo Burke, Arcivescovo emerito di Saint Louis, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, non ha bisogno di presentazioni.... Anche troppo addentro alla causa. Amicissimo delle fraternità del rito antico in comunione con Roma, non si sottrae spesso e volentieri a celebrare per loro le sacre ordinazioni.

d) Anche Mons. Angelo Amato, SDB, Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, e per anni segretario della Dottrina della Fede non è certo un modernista. Ha difeso più volte l'interpretazione del Vat. II in chiave di continuità, e non si è risparmiato neppure nel dibattito sulla preghiera per i Giudei del Venerdì Santo...

e) Julián López Martín, liturgista di professione, arcivescovo di Léon e presidente della Commissione episcopale spagnola per la Liturgia, è invece sulla sponda opposta al tradizionalismo. Ha brigato molto per far approvare la traduzione spagnola della terza edizione del Messale Romano di Paolo VI con ritocchi e versioni che non sono andate giù ai latinisti più integerrimi. Qui trovate il suo testo di insegnamento, in cui ribadisce che la lingua deve essere capita da tutti "coloro che partecipano alla comunicazione liturgica". Inchino "culturale" (non cultuale!) al latino, ma l'importante non è parlare con Dio, ma parlare tra noi...quindi lingue a volontà.

f) Michael Neary, Arcivescovo di Tuam (Irlanda) è un buon amico dell'associazione per la messa latina (Latin Mass Society), e ha addirittura fatto organizzare un corso (a giugno 2010) per insegnare ai preti della sua diocesi a celebrare secondo la forma straordinaria del rito romano.

Su Ioan Robu, Arcivescovo latino di Bucureşti, (Bucarest in Romania) e su Aloysius Maryadi Sutrisnaatmaka, Vescovo di Palangkaraya (Indonesia) non saprei proprio che dire, essendomi abbastanza sconosciuti. Se qualcuno vuole aggiungere nei commenti, è benvenuto.

giovedì 17 dicembre 2009

Mons. Gardin nuovo vescovo di Treviso: felicitazioni!

Tornielli ha appena anticipato che la Santa Sede renderà pubblica a breve la nomina di Mons. Gianfranco Agostino Gardin a Vescovo di Treviso (e questa volta è vero, non sono chiacchiere di corridoio). Mons. Gardin, francescano conventuale, è nativo della provincia della Marca trevigiana (San Polo di Piave), ma è cresciuto a Venezia e ha vissuto gran parte della sua vita religiosa a Padova, prima di diventare Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali (1996-2001) e dal 2006 arcivescovo segretario della Congregazione per gli Istituti religiosi.
Mons. Gardin, prima di venir eletto vescovo, ha dimorato per qualche anno nel convento dei francescani di Treviso, facendosi conoscere e benvolere dal clero locale. I francescani conventuali, oltre all'antico convento di San Francesco nel centro della città, hanno in diocesi un altro importantissimo luogo: il convento dei Santuari Antoniani di Camposampiero, dove è conservata nientemeno che la memoria della permanenza di Sant'Antonio e della sua famosa visione di Gesù Bambino.
Sicuramente il nuovo vescovo conosce bene la realtà diocesana in cui è chiamato ad inserirsi, e con l'apertura alla chiesa universale che si porta dietro per la sua vocazione religiosa e per il servizio prestato alla Santa Sede, saprà certamente recare una ventata di novità sulla cattedra che il Santo Padre gli ha assegnato.

Se Treviso ci guadagna, c'è da dire invece che la sua partenza da Roma suscita qualche perplessità su cosa bolle nella pentola della congregazione dei religiosi (che sta affrontando situazione abbastanza spinose: pensiamo alla visita apostolica dei Legionari, che si conclude a marzo, e alla baraonda della visita alle suore statunitensi). Nessuno che lo conosca dubita della sua competenza come Segretario della Congregazione. Forse la sua chiarezza e indisponibilità ai compromessi non gli hanno giovato nella permanenza in luoghi così- diciamo- diplomatici... Comunque, pare che il successore di Gardin a numero due dei Religiosi sia già pronto: sarà l’ex generale dei Redentoristi, Joseph William Tobin appena sostituito nell’ultimo capitolo generale della sua congregazione. Tanti auguri anche a lui.

Qui sotto una recentissima intervista (novembre 2009) di Mons. Gardin sull'Istruzione su Autorità e obbedienza nella vita consacrata (l'intervistatore parla spagnolo, ma Monsignore risponde in italiano, perciò si capisce):

martedì 10 novembre 2009

Le chiacchiere episcopali raggiungono il parossismo e la mancanza di buon gusto




Il Gazzettino edizione di Padova di ieri sparava a tutto volume la notizia della supposta nomina episcopale a Treviso di Mons. Mattiazzo, attuale vescovo di Padova, per far posto nella Diocesi patavina a Mons. Gianfranco Agostino Gardin, attuale Segretario della Congregazione degli Istituti di Vita Consacrata e S.V.A.
Nell'edizione di oggi si rincara la dose, e si afferma in prima pagina che manca solo la data del cambio della guardia. Nessuno negli ambienti padovani sa niente, il giornale tuttavia parla di "scenari percorribili", "fonti romane" non ben definite che confermano non si sa cosa, e intanto le chiacchiere corrono. Questa è l'unica cosa certa. Ed è anche certo che le chiacchiere partono dai sacri palazzi. Purtroppo.
Un "vescovo con la valigia", così è definito Mons. Antonio Mattiazzo, pronto a spostarsi di pochi chilometri dopo vent'anni di onorato servizio alla sua Chiesa nativa.
Mons. Gardin ormai è trattato da vescovo buono per tutte le piazze: qualche mese fa era dato a Udine, dove invece è andato l'ex vescovo di Treviso Andrea B. Mazzoccato. Poi lo stesso Gardin era pronosticato a Treviso, adesso a Padova. Chi più ne ha più ne metta. E intanto, silenziosamente,  egli continua il suo solerte lavoro vaticano a servizio dei religiosi e delle religiose dei cinque continenti. Con la cristi delle suore negli Stati Uniti, la visita apostolica dei Legionari di Cristo, e il proliferare di nuovi gruppi e forme di vita religiosa da vagliare, il lavoro certo non gli manca. Non si capisce proprio quale vantaggio avrebbe la Santa Sede nel vederlo sulla cattedra di San Prosdocimo. E' ben più facile trovare un nuovo vescovo di Treviso, che cercare attraverso improbabili spostamenti un altro segretario per una delicata congregazione vaticana. Probabilmente ci sono anche potenti gruppi religiosi che insistono sulla sua rimozione: in questo caso, infatti, non si parla di promozione di un arcivescovo segretario ad una sede non arcivescovile, per quanto nobile e bella.
Una cosa che i giornalisti ben imbeccati non dovrebbero trascurare è che Mons. Gardin proviene dall'Ordine dei Frati Minori Conventuali, i quali a Padova tengono non solo la Basilica di Sant'Antonio, con annessa Curia Provinciale che sovrintende tutti i frati della grande Provincia Patavina, ma ad essi è anche  affidata la notevole Parrocchia dell'Arcella. Inoltre nella stessa città i francescani conventuali hanno il loro seminario per il Nord Italia e collaborano pariteticamente nella neonata Facoltà del Triveneto insieme al Seminario di Padova. In diocesi hanno pure un convento a Monselice con la casa di recupero per ex tossicodipendenti e alcolisti, il Messaggero di Sant'Antonio e infine l'efficiente centro del Villaggio Sant'Antonio, con le sue mille iniziative di attività sociale e per disabili.
Non sarebbe un po' troppo, per i fraticelli padovani, avere uno di loro anche come vescovo? Nella Chiesa non si usa indulgere così facilmente al "conflitto di interessi". Non dimentichiamo che Mons. Gardin è stato Provinciale dei Frati Conventuali di Padova, Generale dell'Ordine e anche Direttore del Messaggero di Sant'Antonio.
Se era un po' credibile la nomina di monsignor Segretario alla diocesi di Treviso, pare francamente fantascientifico il suo arrivo a Padova, dalla quale - per di più - dovrebbe scalzare il granitico Mons. Antonio, che non si capisce cosa abbia fatto di male per subire un così repentino divorzio dalla sua sposa diocesana, dopo venti anni di matrimonio ecclesiale! Non mi pare che la chiesa padovana stia languendo così tanto sotto il suo episcopato, come insinuano le sibilline parole del Gazzettino.
La diocesi di Treviso, infine, ha bisogno di un Vescovo che possa durare un po' più dei cinque anni che rimangono a Mons. Mattiazzo prima della pensione. Dopotutto sarebbe ora di finirla con il walzer dei vescovi alla sede trevigiana. Ogni chiesa si merita rispetto e una guida fatta apposta per lei e di discreta stabilità.
Eppure ci sono giornalisti che la sanno lunga, e appena arriva a loro una voce messa fuori ad arte si precipitano a scrivere senza controllare se sia proprio vero. Ma si sa, quando escono le voci dai sacri palazzi di solito sono pilotate. Chi si sarebbe realisticamente aspettato Mazzoccato a Udine?
O, forse, ci sono preti con la lingua lunga e usano le "chiacchiere" per seminar zizzania e intorbidar le acque... servendosi delle penne altrui senza troppi scrupoli.
Se ci saranno davvero cambi in vista - e non è ovviamente un male che avvengano quando necessari - sarebbe meglio preoccuparsi prima di tutto del bene del popolo di Dio e della salute delle anime. Non si sostituiscono i vescovi quasi fossero funzionari delle Prefetture: non si gioca alla nomina, ma si tratta di trovare Padri per comunità cristiane. E i Padri non si cambiano perchè sono passati vent'anni.