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sabato 2 giugno 2012

Autogol di immagine allo stadio di Milano


Davvero un brutto autogol, una beffa: esporre la maxi bandiera simil-orgoglio gay alle spalle del palco del Papa, proprio nel contesto dell'incontro mondiale delle famiglie. Capisco che la scelta dei colori serviva come tema e come identificativo delle varie zone pastorali (e dei 7 doni dello Spirito Santo, ecc..), ma possibile - ci si chiede - che a Milano siano così provinciali da non sapere che le immagini del Papa allo stadio avrebbero fatto il giro del mondo? E non si rendono conto che il simbolo da loro esposto (con probabile totale ingenuità) viene decodificato in tutti i paesi occidentali non come "la bandiera della pace", ma come Rainbow flag, l'arcobaleno dell'orgoglio omosessuale? Proprio così. E non a caso si chiama "Coordinamento Arcobaleno" il gruppo che protesta contro la visita papale di questi giorni, in nome della "pluralità" della famiglia, contro l'ideologia cristiana che ne propone un solo tipo! Non vengono forse contrabbandate come "famiglie arcobaleno" quelle con due papà o due mamme? (leggere qui). Ma allora, come si fa ad essere così ingenui!!
Chissà quanti americani o australiani, vedendo le foto di San Siro, penseranno ad una manifestazione contro il Papa, rimanendo stupiti di osservare, nello stadio gremito di giovani cattolici, innalzarsi il vessillo che a loro parla di tutt'altro, ma non certo di famiglia-basata-sul-matrimonio-fra-uomo-e-donna!
Siamo tutti sicurissimi che non c'era intenzione cattiva nei giovani organizzatori del segno di accoglienza, ma non si può lasciare alla spensieratezza giovanile la regia di simboli e gesti che devono essere limpidi e univoci, soprattutto perché destinati ad arrivare - senza tante spiegazioni - direttamente nelle case di cattolici di cultura, estrazione, lingua e provenienza diversissime.
L'autogol comunicativo è grosso, un assist maldestro servito dai collaboratori del Card. Scola (che non può mica vigilare su tutto...), eppure siamo convinti che Benedetto XVI, alla fine, vincerà la partita.

domenica 4 marzo 2012

Problemi parrocchiali a seguito dell'introduzione della forma straordinaria

Pare che in una parrocchia inglese, dove da ormai qualche tempo il reverendo ha introdotto la Forma straordinaria del Rito Romano, una signora molto devota si sia lamentata con il prete, sospirando in questi termini a proposito dei giovani:

"Eh certo, appena si finisce di tirar su un cerimoniere decente, ecco che se ne va. Presto perderemo il terzo....! Questo è il problema con la Messa antica.... continua a causare vocazioni!"

Fa sorridere, certo. Ma se l'osservazione della signora rispondesse proprio al vero? :-o

Fonte: Blog Mulier Fortis

lunedì 13 febbraio 2012

Attirare i giovani e allontanare tutti gli altri: il nuovo precetto liturgico di Trento

Riassunto: Rock e lode in inglese va bene, ma guai se volete pregare come si prega da 15 secoli! Pensavo fosse uno scherzo degli "Ulras" della Messa in Latino, e invece la fantasia supera la realtà! Mentre il settimanale diocesano di Trento benedice la Messa "Rock", rifacimento simil-heavy-metal della "classica" messa Beat degli anni '60 (passata per un periodo a Messa "Pop"...), stimmatizza in maniera assurda, esponendo inutili "perplessità", l'iniziativa di un altro sacerdote della stessa diocesi che si è azzardato a celebrare per i giovani la Messa in forma straordinaria (pur rimanendo nella cattolicità - si affanna a dire la nota stampa!). Parole forti e assolutamente sconvenienti, che verrebbero da una "nota stampa" ufficiale (di cui però non c'è traccia nel sito ufficiale dell'Arcicdiocesi tridentina). Si dice anche che per questa "occasionale" Messa antica (= speriamo non si ripeta mai più), mica possono entrare tutti "indiscriminatamente" in chiesa. Si vede con chiarezza che la diocesi di Trento vuole fare "discriminazioni", non serve che lo scrivano.

Invece lodi sperticate e senza imbarazzi per i canti "con testi biblici", appiccicati ad una Messa "Rock e lode". Questa sì invece ad "ingresso libero".

Vi posto, giusto perché vi rendiate conto di cosa si sono sorbiti, un paio di esempi del "Christian rock" tanto esaltato come nuova proposta "ringiovanente" la liturgia. Io, personalmente, non ho nulla contro i gruppi cristiani che vogliono esprimere con musica contemporanea i loro sentimenti religiosi. Ma certo queste prove devono stare FUORI della liturgia. Non sono nate per essa e non c'entrano niente con la preghiera pubblica della Chiesa, nè ora, nè mai, nonostante quello che pensino a Trento. E poi questi signori che si ravvoltolano nel giovanilismo, sono gli stessi che lanciano strali alle "messe concertate" del XVIII e XIX secolo, che mettevano la musica "moderna" di allora a servizio della liturgia, per attirare gente in chiesa! A me pare che comunque Mozart e Vivaldi diano ancora i loro bei punti agli Stryper... Ditemi un po' voi.
Il titolo della canzone è un gioco di parole: "[Mandiamo] all'inferno il diavolo".



Già il testo della "difesa" d'ufficio apparsa sul settimanale "La vita trentina" la dice lunga sul "mettere le mani avanti" per evitare polemiche... Leggete, leggete:
High Voltage, band rock trentina sulla scena locale da sedici anni, l'ha preso alla lettera. Sabato 11 febbraio alle 22.30 ad Albiano animerà infatti la prima "messa rock" della provincia, supportata da un coro di tutto rispetto.
I suoi trenta componenti - diretti da Nadia Folgheraiter- sono musicisti e cantanti (giovani ma non solo) quasi tutti provenienti da altre formazioni canore della Val di Cernbra, che si sono riuniti per l'occasione e che ormai da tre mesi lavorano a pieno ritmo al progetto.
Gli High Voltage eseguiranno durante la celebrazione sette brani, due degli Stryper e cinque, dalle sonorità più pacate, composti dal leader solista della band, Michael Sweet.
Gli Stryper sono i padri del "Christian metal" (o "white metal"), un sottogenere tematico dell'heavy metal che contiene espliciti richiami a testi, tematiche e professioni di fede cristiane, e che gli album della band californiana, grazie al loro successo mondiale, hanno contribuito a diffondere a livello mediatico.
Anche i testi delle canzoni che saranno eseguite durante la messa ad Albiano, concordati con il parroco don Stefano Zeni, sono ispirati alla Bibbia. Dunque appropriati per una funzione religiosa, solo a ritmo più... rock del solito.
Non si tratta però di un concerto né di una spettacolarizzazione, non sarà niente di sacrilego o ridicolo, ci tengono a precisare i musicisti trentini: sarà una vera e propria Santa Messa.
Se di primo acchito può sembrare una trovata fuori luogo, che fa storcere il naso, l'intento che ci sta dietro è buono e più che mai condivisibile: portare i giovani in chiesa.
L'idea è venuta tempo fa ad un ragazzo della band che, in vacanza a Riccione, ha assistito ad una messa con canzoni pop.
Da lì il desiderio di fare lo stesso nel suo paese, con la sua band e la loro musica metal.
Le cose non sono state fatte alla leggera, sull'onda dell'entusiasmo e della novità: l'idea è stata maturata e condivìsa tra i membri della band per diversi mesi ed è diventata presto un impegno serio, che ha avuto la fortuna di trovare fin da subito il sostegno di don Stefano Zeni.
Il parroco di Albiano si è preoccupato di mostrare i testi tradotti delle canzoni al vescovo Luigi Bressan, spiegandogli iprogetto di avvicinare i giovani alla chiesa anche con linguaggi nuovi e moderni a loro più vicini.
La musica è un modo per sintonizzarsi sulle stesse frequenze; al centro rimane la sacralità della liturgia.
Lo ha sottolineato il comunicato dell'ufficio stampa diocesano che, divulgando la notizia della messa rock, ha ripreso l'incoraggiamento della Cei del 1999 ("Educare i giovani alla fede"):
«In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande dì sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti.
E io che pensavo i giovani preferissero i canti di Taizé. Forse a Trento non sono mai arrivati? Mandate qualche CD al Settimanale Diocesano!!
Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il"vero"che queste culture presentano sotto le vesti del"nuovo"». L'evento trova il suo spazio, immancabile, anche su facebook.
Sul celebre social network sono quasi duecento coloro che assicurano di esserci sabato ad Albiano; nel frattempo l'invito alla messa rock ha già raggiunto telematicamente quasi 2500 giovani.

sabato 25 giugno 2011

Quando la vecchiaia fa brutti scherzi alla memoria. Il caso del Card. Policarpo e le donne prete

Pare che il cardinale di Lisbona, già suonati per lui i canonici 75 anni d'età che chiederebbero la pensione, ha avuto una proroga di un paio d'annetti. E ha pensato di festeggiare la cosa rilasciando una lunga intervista, in cui - ahinoi - sproloquia su questioni che potevano essere dibattute negli anni '80, ma che oggi sono definitivamente risolte. Mi riferisco all'ordinazione sacerdotale delle donne, che il Cardinale "smemorato" pensa sia ancora una questione teologica di primo piano nella Chiesa Cattolica, e non ricorda (speriamo che lo sappia) che Papa Giovanni Paolo II l'ha già sciolta nel 1994 (leggi qua).
Forse bisogna rivedere i due anni di proroga.... Leggete, per vostra informazione, la notizia che dà Tornielli sul nuovo VaticanInsider. E Tornielli è un tipo che di solito non sobbalza per quasi nulla, ma stavolta è sorpreso dalla poca memoria del Cardinale, pur a proposito di materia non piccola né oggetto di dibattito.

Il patriarca di Lisbona: "Non ci sono ragioni teologiche per escludere le donne dal sacerdozio"

Secondo quanto dichiarato in un’intervista dal cardinale José da Cruz Policarpo, il problema consiste soprattutto in una “forte tradizione, che viene da Gesù”

ANDREA TORNIELLI ROMA
Le donne prete ci saranno «quando Dio vorrà», al momento è meglio «non sollevare la questione». Ma non c’è «alcun ostacolo fondamentale» dal «punto di vista teologico» per le donne sull’altare a dir messa. Si tratta, invece, di «una tradizione» che risale ai tempi di Gesù. Lo ha detto il cardinale José da Cruz Policarpo, settantacinquenne patriarca di Lisbona, appena confermato per altri due anni alla guida della diocesi della capitale portoghese.

Policarpo ha rilasciato una lunga intervista al mensile «OA», il magazine dell’ordine degli avvocati del Portogallo, rilanciata da un’agenzia portoghese. E ha spiegato che al riguardo del sacerdozio femminile «la posizione della Chiesa cattolica si basa molto sul Vangelo, non ha l’autonomia di un partito o di un governo. Si basa sulla fedeltà al Vangelo, alla persona di Gesù e a una tradizione molto forte ricevuta dagli apostoli».

«Giovanni Paolo II – ha continuato Policarpo – in un certo momento è sembrato dirimere la questione». Il riferimento è alla lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994), uno dei documenti più brevi di Giovanni Paolo II, con il quale il Papa, dopo la decisione della comunione anglicana di aprire alle donne prete, ribadiva che la Chiesa cattolica non l’avrebbe mai fatto.

«Penso – ha detto il cardinale Policarpo – che la questione non si possa risolvere così. Teologicamente non c’è alcun ostacolo fondamentale (alle donne prete, ndr); c’è questa tradizione, diciamo così: non si è mai fatto in altro modo».

 Alla domanda dell’intervistatrice, incuriosita dall’affermazione del porporato sul fatto che non esistono ragioni teologiche contro le donne prete, Policarpo ha risposto: «Penso che non ci sia alcun ostacolo fondamentale. È un’uguaglianza fondamentale di tutti i membri della Chiesa. Il problema consiste in una forte tradizione, che viene da Gesù e dalla facilità con cui le Chiese riformate hanno concesso il sacerdozio alle donne».
  
Il patriarca di Lisbona ha anche spiegato di ritenere la richiesta delle donne prete un «falso problema», perché le stesse ragazze che gli pongono la domanda, poi scuotono la testa quando lui controbatte se sarebbero disposte a diventare sacerdoti.

Le affermazioni del porporato portoghese sono destinate a far discutere. Un anno dopo quella lettera di Giovanni Paolo II venne infatti posto un questito (dubium) alla Congregazione per la dottrina della fede, allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger e dal segretario Tarcisio Bertone. Si chiedeva se «la dottrina, secondo la quale la Chiesa non ha la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede». La risposta, approvata da Papa Wojtyla, fu «affermativa».
  
La Congregazione spiegò che «questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa fin dall’inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale», e dunque «si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli, in quanto appartenente al deposito della fede».

giovedì 16 giugno 2011

Aiutiamo Gloria.Tv a fermare la "Messa Western" di Vienna

E' ormai da qualche anno che la benemerita Gloria.tv continua la sua campagna per far fermare la cosiddetta "Messa Western" che si celebra a Vienna in questo periodo, come contorno domenicale della Donauinselfest. Ecco la video-denuncia, in lingua inglese;  ma le immagini non necessitano di tante traduzioni:

Il celebrante pare essere il parroco della Cattedrale, in piena comunione e con il permesso di Sua Eminenza l'arcivescovo Christoph Schönborn.
Il 26 giugno è programmata un'ennesima edizione di questa "Messa da ristorante": i partecipanti vestono con costumi del Far West americano (mi chiedo cosa c'entrino con la mitteleuropea Vienna... comunque pazienza, è una festa a tema), e poi bevono, mangiano e fumano su tavolini da sagra paesana, in attesa di accostarsi allegramente alla Comunione. Una vera e propria...."Santa Cena", con tanto di birra e salsicce, servite prima del Pane Eucaristico: tutti sono invitati a prendere parte al banchetto insieme sacro&profano, cattolici e non cattolici, l'importante è che coloro che non vogliono partecipare siano educati e non disturbino.
Gloria TV ha ben documentato lo svolgimento di queste messe, in cui al posto del profumo dell'incenso si innalzano gli odori invitanti degli hamburger, purtroppo frammisti all'acre odore delle sigarette dei partecipanti e allietati da canti paraliturgici del grande Michael Jackson!
Trovate qui sotto il link al sito appositamente aperto per raccogliere adesioni alla petizione che prega il Card. Schönborn, tanto amico del Papa e suo discepolo, di metter fine a questo show:
Potete far sentire anche voi il vostro sostegno firmando elettronicamente la petizione.
Comunque sia perché non invitare tutti questi signori - probabilmente davvero desiderosi di partecipare alla Messa - in una Chiesa? A Vienna non ne mancano. E se proprio si deve fare la Messa all'aperto, non è il caso di spostarla un tantino... lontano dai pasti?

giovedì 19 maggio 2011

L'orrenda statua del Papa Beato a Roma-Termini e la votazione del Corriere

Non so se l'avete vista: è stata appena inaugurata nel piazzale della stazione centrale di Roma, Termini, una statua di 5 metri, bronzea e concava con in cima una testa dalle fattezze di Giovanni Paolo II, opera di Oliviero Rainaldi. Dovrebbe essere un abbraccio, ma in realtà è un vuoto, un abbraccio al vuoto che non dice niente. La somiglianza del volto è quanto mai approssimativa, se uno non sa di chi si tratti potrebbe pensare pure a Mussolini!!
Fides et Forma l'ha già seppellita con una risata... Noi siamo ben più esterreffatti che simili astrusità (e mostruosità) possano ancora venire a costellare le belle piazze d'Italia.
Comunque eccola qua:
Trattasi di un Papa dal corpo vuoto, una specie di tronco concavo con una testa poggiata sopra. Sarà anche grande arte moderna, ma i quasi 3000 votanti del sondaggio odierno del Corriere della Sera pare che non apprezzino granchè questa (s)forma d'arte!! Se volete votare anche voi, potete andare qui.
I risultati del Sondaggio, finora, danno 91,2% dei votanti contrari e solo l'8,8% a favore. Controllate, cliccando qui, i cambiamenti e progressi delle votazioni.
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Vi allego anche un servizio con l'inaugurazione della statua, avvenuta ieri pomeriggio, proprio per festeggiare il compleanno dell'augusto Beato. E si sente la reazione negativa della gente:


Altro video per vedere particolari della "significativa opera"...

martedì 26 ottobre 2010

Ironia d'annata a proposito degli altari "nuovi" e "moderni"

Da Don Camillo e i giovani d'oggi (1972). Il film originariamente iniziato nel 1970 avrebbe dovuto essere interpretato dai soliti, bravissimi, Gino Cervi e Fernandel. Ma la morte improvvisa di quest'ultimo dopo appena metà delle riprese, fece interrompere la produzione. Nel '72 uscì, a colori, questa pellicola con Gastone Moschin e Lionel Stander, molto fedele all'originale per quanto concerne la sceneggiatura, ma certo impossibile da vedere senza rimpiangere i due grandi attori della serie di Peppone e Don Camillo.
Comunque sia, godetevi questo spezzone, con un anziano Don Camillo a fare i conti con il nuovo prete mandatogli per "ammodernare" la parrocchia, soprattutto il presbiterio... Le battute del pretino giovane riflettono perfettamente l'ideologia iconoclasta e "primitivista" della fine anni '60 e degli anni '70:




Grazie al Blog Servite Domino in laetitia da cui ho prelevato l'idea

venerdì 8 ottobre 2010

Autoironia: per strappare un sorriso ai lettori


Ecco una foto del Papa al suo tavolo di lavoro, mentre prepara l'udienza del Mercoledì.

giovedì 16 settembre 2010

Il vescovo delle due Chiese: l'indifferentismo fatto vescovo, cioè Mons. Nourrichard, elevato al titolo di canonico anglicano.

Oltre a tutte le sue stramberie che potete leggere allegramente su Messainlatino a proposito del vescovo C. Nourricard [nella foto, a destra, con medaglione e ferula canonicale], tipo: il mons. vescovo di Evreux che partecipa in vesti pontificali all'ordinazione di pretesse anglicane, combatte i parroci tradizionalisti (ne ha così pochi di parroci che potrebbe tenerseli più cari...), ecc. dobbiamo aggiungere che il presule aveva già messo la ciliegina sulla torta accettando l'anno scorso un posto come Canonico della cattedrale anglicana di Salisbury, la cui diocesi è gemellata con quella cattolica presieduta da mons. Nourrichard. Per questo buon motivo non può esimersi dal partecipare alle ordinazioni nella cattedrale di cui è canonico. Ovvio, no?
Se volete divertirvi a sentire come gli anglicani avevano motivato questo conferimento di un loro canonicato ad un vescovo come Nourrichard (di un'altra chiesa), andatevi a leggere questo comunicato stampa della diocesi di Salisbury.
Ve lo riassumo: E' dal 1987 che esiste un gemellaggio tra le due diocesi, una inglese e una francese, e questo collegamento permette la mutua conoscenza, il reciproco studio ecc.. Tra le cose divertenti, il vescovo anglicano David Stancliffe ha detto che gli interessa soprattutto "imparare da Evrex le loro soluzioni piene di immaginazione per risolvere il problema data dall'avere solo un quarto dei preti che abbiano noi (anglicani) per  servire un'area della stessa grandezza della nostra". Stancliffe aggiunge che in particolare: "un modello che desiderebbe esplorare è il loro uso di laici in posizione di responsabilità e di leadership".
E' proprio da ridere: Mons. Nourrichard, non avendo preti da ordinare, va ad assistere all'ordinazione di numerose pretesse all'estero, e il suo omologo anglicano, che per consolarlo lo aveva fatto canonico della cattedrale (come lo fu, d'altronde, il suo predecessore Jacques Louis Antoine Marie David) gli dice pure che tanto i preti non servono, se hai abbastanza fantasia da rimpiazzarli con i laici nei posti di comando. Ha proprio capito tutto dell'ecclesiologia cattolica. O almeno è quello che ha imparato dalla diocesi di Evreux e dal suo vescovo.

martedì 14 settembre 2010

Come minare la strada prima che il Papa atterri in Gran Bretagna. L'importante è lanciare accuse e diffamazioni, qualcosa resterà.

Ho visto, penso uno dei pochi coraggiosi, il presunto documentario intitolato The trouble with the pope, [da tradurre: il MIO problema con il Papa] di P. Tatchell, andato in onda ieri sera su Channel 4. Chiariamo subito che è tutto tranne un documentario. Un filmato che non cerca di preparare gli spettatori a comprendere meglio la prima visita di Stato di un Papa alla Gran Bretagna, con un minimo di obiettività, ma piuttosto tenta di minare accuratamente la strada, riutilizzando ogni argomento possibile (e già visto) contro il papa tedesco, bersaglio unico e causa di quasi tutti i mali di questo mondo, secondo l’aperto autore di questo spettacolo televisivo.
Secondo Peter Tatchell, che si considera «impegnato per i valori della democrazia e dei diritti umani e giustizia sociale», l’insegnamento morale di Papa Benedetto mette in pericolo questi stessi valori. Per questo si sente in dovere di portare un attacco continuo ai «dogmi indiscutibili» che il Papa di Roma «impone» ai cattolici, rovinando le loro vite. Il tutto viene condito con interviste e storie personali, come un sapiente gioco di propaganda sa fare. Non chiamiamolo, dunque, documentario. E’ piuttosto un panflet, una visione personale e acida, ma non certo un reportage in stile britannico, dove i fatti sono rigidamente separati dalle opinioni.
«Ho visto famiglie condannate alla povertà, perché il Papa dice che il controllo delle nascite è un peccato». «Io credo che questo Papa stia causando un vero danno» – afferma Tatchell – e subito dopo parla di un caso di abuso da parte di un prete accaduto 50 anni fa: ma la colpa è sempre del Papa!
E anche quando Benedetto XVI chiede perdono pubblicamente, durante l’incontro con il clero per la chiusura dell’anno sacerdotale, questo non basta: «Non è veramente preoccupato per i bambini». E poi arrivano bordate (sparate?) gratuite del tipo: «E’ più interessato alla copertura che alla giustizia, non è una sorpresa che la gente critichi il Papa. Questa [quella della pedofilia] è la crisi più grande dai tempi della Riforma e Benedetto rifiuta di ammetterlo».
Attacchi continui, come in un tribunale in cui l’imputato non ha nessuna possibilità di difendersi, solo l’accusa ha diritto di parola.
Avanti tutta con le leggende: il teologo così liberale Joseph Ratzinger, uno dei fautori della riforma della Chiesa al cuore del Concilio Vaticano II, come mai si è trasformato in un “arciconservatore”? Meno male che Kung – appositamente intervistato – ce lo spiega!Poi giù botte al Papa per la «più vergognosa delle sue decisioni», quella di voler riconciliare con la Chiesa un famoso negatore dell’Olocausto: il vescovo Richard Williamson (che lo si ricorda di passaggio ma è Inglese, mica tedesco) adesso sarebbe – secondo l’autore - un «membro della Chiesa cattolica approvato dal Papa. «Una decisione profondamente immorale» nonostante il Vaticano continui ad affermare che la riabilitazione non c’entra niente (come ahimè tutti dovrebbero sapere) con le posizioni negazioniste di Williamson. Triti e ritriti argomenti, ma sapientemente e diabolicamente conditi dall’autore del filmato con interviste emotivamente cariche e che attirano compassione o immedesimazione. Infine una canonizzazione di un prete liberale nelle filippine che celebra in  maniera creativa, non tiene conto dei diktat del «Rotweiler di Dio», e rigetta la sua politica sull’impedire la contraccezione. Una versione del cattolicesimo che piace a Tatchell.
Non parliamo poi della parte sugli embrioni e il loro uso per la sperimentazione e ricerca di medicinali: il «Vaticano» continuerebbe ostinatamente a considerare gli embrioni come esseri umani (ma si tace accuratamente sul fatto che molte chiese ortodosse, e pure tutti i musulmani e tanti altri hanno la stessa, medievale e offensiva credenza di questo «papa dogmatico». E si tace pure sulle cellule staminali adulte). Intelligente e diabolica strategia mediatica, poverissimo servizio di informazione; strategia condita di narrazione di esperienze, selezione accurata di casi umani e generazione di conflitto. Comprese le voci di omosessualità su Newman e il suo antagonismo contro la Chiesa Cattolica (non si capisce perché ci sarebbe entrato, se era così dissenziente con essa…). Ma il Papa «sta reinventando» Newman, per servirsene! Ultimo colpo di scena di uno spettacolo che usa tutti gli ingredienti a disposizione per attirare il pubblico, presentandogli una immagine distorta del Papa (intollerante, inaccettabile e che non si dovrebbe neanche accogliere in Gran Bretagna) e tutto a pochi giorni dal suo arrivo tra i destinatari di questo cosiddetto “documentario”.


© Cantuale Antonianum, 2010

sabato 17 luglio 2010

Ancora sul caso del pastore olandese Paul Vlaar: il suo "pane di sant'Antonio"

Leggendo il sito della Parrocchia olandese di San Vittore (nome che in Italia fa subito pensare al carcere di Milano, più che ad un luogo di culto...), per documentarmi sulle imprese del "pastore" Paul Vlaar, che recentemente è stato sospeso dal suo vescovo per la messa-arancione in supporto della nazionale di calcio dei Paesi Bassi, ho trovato varie notizie e tante, tante foto, che raccontano i momenti salienti della parrocchia. Innanzitutto ho capito che il don in questione è un fanatico di calcio (tanti preti lo sono, ma di solito fuori dell'altare, lui invece no!). Dall'insieme, poi, si arguisce che la concezione di padre Vlaar della liturgia è: spettacolo. E ci sa fare. E' un organizzatore di eventi liturgici memorabili, che fanno parlare e discutere, e attirano tanta gente curiosa. Un successo dietro l'altro. Per esempio a settembre 2009 ha invitato a predicare la conduttrice televisiva e apostola della chirurgia plastica Marijke Helwegen, che predicò contro i pregiudizi e a favore della pace e fratellanza. Padre Paul riconosceva che questo è un tantino fuori delle leggi liturgiche, ma vuoi mettere che colpo di scena! Altra gustosa (è il caso di dirlo) celebrazione si organizza a Obdam per la festa di sant'Antonio. Il 13 giugno, dunque, nella sua zona si celebra in modo particolare in onore dei panettieri: anche in Olanda - evidentemente - c'è il "pane di Sant'Antonio". Padre Paul spiega ai suoi fedeli la tradizione delle preghiere al Santo con l'offerta del pane per i poveri. Cosa bella e lodevole. Poi in stola ARANCIONE-olandese d'ordinanza (lo stesso parato che ha usato per la messa sacrilega), ha proceduto alla benedizione del panino farcito più lungo del paese, naturalmente in onore di Sant'Antonio. E ha anche emesso pubblicamente un suo voto (anche questo alquanto ridicolo): "Caro amico sant'Antonio, fai avere un posticino in finale alla squadra Olandese. Che cosa prometto? Non pane, no. Ma tompoezen. Se saremo in finale, l'11 luglio, domenica, dopo la messa delle 10 (quella che gli è costata cara), prometto tompoezen all'arancia e caffè per tutti". 
Per i non-olandesi posto la foto dei Tompoezen all'arancia. Chi è che disse: "se non hanno pane, mangino brioches"?..
Penso che il sacerdote abbia mantenuto il suo voto. E infatti sant'Antonio ha fatto andare in finale l'Olanda. Il patto si fermava qui, dopotutto...

Ecco le foto del 13 giugno, "festa dei fornai", con tanto di gonfalone. Coro e parroco in arancione-liturgico.
Benedizione - molto seria - del Panino extralungo:
Festa dei fornai in onore di Sant'Antonio gustata dal popolo:

Altre foto istruttive sulla pastorale di padre Paul le troviamo sempre ben ordinate ed esposte sul sito della Parrocchia. Qui, per esempio, la benedizione degli animali dei cacciatori. Cosa lodevole - direte voi -, certo, ma serve che i cani e i gatti affollino il presbiterio???

Ma il top lo si raggiunge nell'album fotografico delle Prime Sante Comunioni del 2009. Un bellissimo spettacolo, con i bambini, candele, puzzle, canti ecc. C'è davvero di tutto, uno splendore. Mancano solo le foto della Prima santa Comunione dei bambini. Anche se tutti pensavano fosse l'occasione. Speriamo non si siano dimenticati di distribuire l'Ostia santa, con tutto lo spettacolo che c'era da portare avanti.

E, per finire, padre Vlaar a colloquio con Papa Benedetto, davvero elegante la cravatta e il completo, proprio adatto all'occasione:

"Santità le ho portato i tulipani dall'Olanda...". " Brafo, Brafo, però la pvossima folta, porta anche il clergyman. Capiten?"

lunedì 5 luglio 2010

Il Messale finisce sull'ipad. Ma l'ipad finirà sull'altare? Sondaggio

Amore alla liturgia e/o amore alla tecnologia?

Notizia di oggi da Repubblica. Dopo l'Ibreviary, ora il messale digitale sull'Ipad, e l'immancabile domanda della giornalista: "sugli altari delle chiese di mezzo mondo, al posto del tradizionale librone del messale, potrebbe esserci il super tecnologico iPad.  Ma i parroci, legati a consuetudini secolari, riusciranno ad abituarsi alla novità?"




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Il messale finisce sull'iPad
L'idea di un prete italiano
Don Paolo Padrini, parroco di Stazzano (AL), aveva già realizzato un'applicazione simile per iPhone scaricata 250 mila volte. Sul tablet Apple si potranno leggere e ascoltare testi e canti di tutte le celebrazioni in cinque lingue: "La preghiera non è una cosa vecchia"
di ANNALICE FURFARI

NON SOLO giornali, magazine o serie tv. Anche i testi della Chiesa arrivano su iPad. A fine luglio, infatti, il messale approderà sul nuovo gioiello tecnologico di Apple. L'idea di sviluppare un'applicazione simile è venuta a un prete italiano, don Paolo Padrini, parroco di Stazzano, paesino di 2.391 abitanti della provincia di Alessandria.

Don Padrini non è nuovo a intuizioni all'insegna della modernità. Due anni fa, da un suo progetto, è nato l'iBreviary, un'applicazione che consente di scaricare su iPhone e iPod le preghiere quotidiane, suddivise secondo l'ordine tradizionale del breviario cattolico. L'iniziativa ha riscosso successo: ad oggi, il breviario digitale è stato scaricato sull'iPhone da 250.000 utenti in tutto il mondo. Ecco perché don Padrini ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura e scommettere sull'iPad, forte dell'entusiasmo suscitato dall'ultima creatura della Apple. Grazie alla nuova versione dell'iBreviary, preti e fedeli avranno la possibilità di scaricare sul nuovo supporto digitale tutti i testi e i canti necessari a celebrare la messa. L'applicazione, gratuita, sarà disponibile in cinque lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo e latino. I brani si potranno leggere, ma anche ascoltare.

Don Padrini, che ha 37 anni ed è consulente del Vaticano per i nuovi mezzi di comunicazione, non nasconde l'entusiasmo. "Oltre a contenere i testi imprescindibili per parroci e fedeli - spiega il parroco - il nuovo iBreviary sarà molto curato nella forma. Ci è sembrata importante la gradevolezza estetica dell'applicazione, oltre alla sua utilità. Per non parlare della possibilità di fruizione per le persone non vedenti e della manualità di questo strumento per i preti in missione in giro per il mondo".

Così, sugli altari delle chiese di mezzo mondo, al posto del tradizionale librone del messale, potrebbe esserci il super tecnologico iPad. Ma i parroci, legati a consuetudini secolari, riusciranno ad abituarsi alla novità? Don Padrini crede di sì. "Non bisogna avere paura di sperimentare, di aprirsi alle straordinarie possibilità offerte dalla tecnologia", dice convinto il prete. "La Chiesa - continua - ha finalmente capito che i nuovi mezzi di comunicazione non sono nemici da combattere, ma supporti da usare a proprio vantaggio". È chiaro che l'obiettivo è avvicinare alla religione cattolica un numero più consistente di persone e soprattutto coinvolgere nelle iniziative del Vaticano i giovani. "L'intento - confessa Don Padrini - è veicolare l'idea che la preghiera non è una cosa vecchia. È vero che un iPad, da solo, non può determinare l'aumento dei fedeli, ma la fruizione dei testi sacri su un supporto digitale sdogana l'immagine di una Chiesa capace di arrivare a tutti". Del resto, il recente approdo di Papa Benedetto XVI su Facebook e Youtube lo dimostra.

Don Padrini ha creduto così tanto nel suo progetto, che ha deciso di investirvi in prima persona. Sviluppare l'applicazione gli è costato tra i 4.000 e i 5.000 euro. "La Chiesa ha apprezzato l'iniziativa - ammette il parroco - e per il momento mi basta questo. Ma non nego che in futuro mi piacerebbe chiedere al Vaticano di finanziare le mie iniziative". Il prete, infatti, sta già pensando a nuove applicazioni. Alcune diocesi statunitensi gli hanno chiesto di sviluppare un iBreviary per il Blackberry. Don Padrini non vede l'ora di lanciarsi in quest'altra avventura, ma per farlo avrà bisogno di soldi. E chissà quali altre diavolerie ha in mente, questo parroco amante della tecnologia.

lunedì 28 settembre 2009

Ma avete visto la prima pagina del Manifesto di ieri?

Inqualificabile attacco fatto con una semplice fotografia e una parola a triplice senso!
Geniale, comunque, come strategia di comunicazione del Nemico. Dal punto di vista professionale (non morale!) è un bel colpo. Tutto può essere strumentalizzato, e con ironia è ancora meglio. Impariamo dai figli delle tenebre e mettiamo a frutto per la luce!

Grazie al blog Pazzi per Repubblica per questa copertina: di solito non leggo il Manifesto.

Qui, sul sito del Manifesto per vederla più grande ancora: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090927/pagina/IMMAGINE/

venerdì 29 maggio 2009

Le "pretese di Gesù" e le "proteste degli esperti"

Una "scherzosa" lettera aperta ai maggiori teologi del momento
dalla rubrica cultura del quotidiano online il Legno storto


Scritto da Don Massimo Lapponi O.S.B.

Noi firmatari della presente siamo un gruppo di teologi di varie nazionalità che abbiamo fatto scuola per decenni in tutte le principali facoltà di teologia. Forti di tanta indiscussa autorità, pubblichiamo questa lettera aperta di protesta a Gesù Cristo perché continua ad influenzare negativamente l’opinione pubblica mondiale con pretese di dominio culturale e di giurisdizione universale del tutto intollerabili.
Ad esemplificazione di tanta inaudita presunzione riportiamo soltanto alcuni testi, suoi e del suo pestifero teologo, Prefetto della Congregazione per la Fede:
“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”
“Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.”
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”
“Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me.”
“Se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!”
“Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre.”
Contro queste e simili affermazioni dobbiamo solennemente protestare, facendo presente che Gesù Cristo e il suo teologo mancano di senso storico, ermeneutico e democratico.
Per prima cosa dunque osserviamo che, dopo le esperienze storico-culturali degli ultimi secoli, ormai si è acquisita piena coscienza della storicità che tutto domina, dalla vita sociale, al pensiero, al linguaggio, tanto da poter affermare, senza timore di errare, che l’uomo non può fare alcuna affermazione che possa pretendere di avere una validità universale, nello spazio o nel tempo. La lingua umana infatti non lo consente e la validità delle affermazioni si limita al momento in cui sono pronunciate. Passato quel momento, l’intera situazione storico-semantico-culturale-esistenziale si trasforma e tutto deve essere di nuovo rimesso in discussione secondo i dettami della più scaltrita e moderna ermeneutica, che molti dogmatici profani naturalmente ignorano. Ne volete una prova? L’affermazione “il papa si chiama Pio” era vera fino al 1958, poi non è stata più vera (1). L’argomento è apodittico!
Del resto la Chiesa stessa se ne rende conto, almeno nei rappresentanti più illuminati e ortodossi. Infatti tutti i veri cattolici sanno benissimo che sono tenuti ad obbedire al Concilio Vaticano II. Se volessimo fare un sillogismo diremmo: tutti i concili sono normativi per i cattolici, il Concilio Vaticano II è un concilio, quindi il Concilio Vaticano II è normativo per i cattolici. Ora il Concilio Vaticano II ha accettato ufficialmente la storicità della Chiesa e per ciò stesso ha messo tra parentesi gli altri concili, e non dubitiamo che il Concilio Vaticano III li metterà del tutto nel dimenticatoio. E’ dunque la stessa autorità della Chiesa ad ammettere che possiamo ridimensionare le pretese spropositate di Gesù Cristo. E, a proposito di autorità della Chiesa, essa stessa ci dà ora l’autorizzazione - sempre in base all’autorità normativa di un concilio ecumenico - a mettere da parte questa benedetta autorità, che un teologo autorevole come S. Tommaso riteneva l’ultimo dei luoghi teologici. Ormai siamo in un’era di democrazie pluralista e di confronto aperto a tutti i livelli. Che senso ha appellarsi a quello che ha detto Gesù Cristo, o il suo teologo ufficiale, o il Concilio X o Y? Tanto più che l’ultimo Concilio, come si è accennato, ha autorevolmente accettato il principio democratico e che senza dubbio il prossimo farà ancora di più. I problemi ormai non vanno più risolti né per autorità, né per tradizione: sono i dati storico-sociologico-esistenziali, interpretati dall’ermeneutica, che costituiscono il luogo teologico in cui lo Spirito Santo suggerisce volta per volta al popolo in ascolto della parola di Dio le soluzioni adeguate.
Perché dunque tante pretese di dominio culturale da parte di Gesù Cristo? Andiamo avanti senza timore! “Non abbiate paura!” lo ha detto anche il papa! Vogliamo una buona volta rispettare la sua autorità?(2) Lui ha esortato a non aver paura di Gesù Cristo. Ma noi diciamo ancora di più: non abbiate paura delle folle guidate dalla Spirito Santo della nostra teologia! E’ la storia che ci guida. Per essere veramente fedeli a Cristo bisogna seguire le indicazioni della storia, anche se apparentemente siamo costretti a rischiare di contraddirlo: chi non risica non rosica, dice il proverbio, ed è il rischio che porta avanti la teologia, come è ormai sententia communis.
Forti perciò di una così ampia adesione e del consenso di tanti nostri illustri discepoli che insegnano nelle principali facoltà teologiche, ci firmiamo, sempre rispettosamente ossequienti

Berlicche
Barbariccia
Malacoda
Farfarello
doctores honoris causa

1) Cf M. Flick - Z. Alszeghy, Come si fa la teologia, Alba, Ed. Paoline, 1974, p. 65 e passim.
2) Cf Concilium, XXI (1985), f. 5, p. 15.

Divertente sì, ma da meditare....qualcuno pensa davvero così!