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sabato 2 giugno 2012

Autogol di immagine allo stadio di Milano


Davvero un brutto autogol, una beffa: esporre la maxi bandiera simil-orgoglio gay alle spalle del palco del Papa, proprio nel contesto dell'incontro mondiale delle famiglie. Capisco che la scelta dei colori serviva come tema e come identificativo delle varie zone pastorali (e dei 7 doni dello Spirito Santo, ecc..), ma possibile - ci si chiede - che a Milano siano così provinciali da non sapere che le immagini del Papa allo stadio avrebbero fatto il giro del mondo? E non si rendono conto che il simbolo da loro esposto (con probabile totale ingenuità) viene decodificato in tutti i paesi occidentali non come "la bandiera della pace", ma come Rainbow flag, l'arcobaleno dell'orgoglio omosessuale? Proprio così. E non a caso si chiama "Coordinamento Arcobaleno" il gruppo che protesta contro la visita papale di questi giorni, in nome della "pluralità" della famiglia, contro l'ideologia cristiana che ne propone un solo tipo! Non vengono forse contrabbandate come "famiglie arcobaleno" quelle con due papà o due mamme? (leggere qui). Ma allora, come si fa ad essere così ingenui!!
Chissà quanti americani o australiani, vedendo le foto di San Siro, penseranno ad una manifestazione contro il Papa, rimanendo stupiti di osservare, nello stadio gremito di giovani cattolici, innalzarsi il vessillo che a loro parla di tutt'altro, ma non certo di famiglia-basata-sul-matrimonio-fra-uomo-e-donna!
Siamo tutti sicurissimi che non c'era intenzione cattiva nei giovani organizzatori del segno di accoglienza, ma non si può lasciare alla spensieratezza giovanile la regia di simboli e gesti che devono essere limpidi e univoci, soprattutto perché destinati ad arrivare - senza tante spiegazioni - direttamente nelle case di cattolici di cultura, estrazione, lingua e provenienza diversissime.
L'autogol comunicativo è grosso, un assist maldestro servito dai collaboratori del Card. Scola (che non può mica vigilare su tutto...), eppure siamo convinti che Benedetto XVI, alla fine, vincerà la partita.

lunedì 30 aprile 2012

Sondaggio su mettere o rimuovere il crocifisso: a che punto siamo?

Guarda, guarda il risultato - parziale - del sondaggio, di cui abbiamo parlato qui. C'è ancora tempo per votare, se non l'avete ancora fatto. Andate al sito del quotidiano l'Adige, e inviate il vostro parere.

Crocifisso nelle aule scolastiche, va messo?


51% (449 voti)
No
49% (424 voti)
Totale voti: 873

mercoledì 25 aprile 2012

Allarme sondaggio: contribuite con i vostri voti a far appendere i crocifissi nella scuola

Mi avvisa un utente che sul quotidiano trentino "L'Adige", è stato lanciato un sondaggio che chiede: "Il crocifisso nella aule scolastiche, va messo?". Nonostante ormai tutti sappiano che la risposta "legale" è "il crocifisso deve rimanere dov'è", è bene che ciascuno vada a cliccare sul "Sì", per ribadire anche in questi sondaggi online che la maggioranza cristiana esiste e vuol farsi sentire.
Quindi contribuite con il vostro click a far entrare in circolo l'idea che il crocifisso sta benissimo nelle aule scolastiche.
Qui il link a cui trovare il sondaggio: http://www.ladige.it/sondaggi/crocifisso-aule-scolastiche-va-messo

Votate e diffondete!!

giovedì 19 aprile 2012

Preti in pole position: il cardinale di New York scala la classifica di Time Magazine

Il Time magazine ha pubblicato la lista delle 100 persone più influenti tra le quali verrà scelta la Persona dell'anno 2012.

Dopo un primo scrutinio via internet, aperto al pubblico, destando una certa sorpresa, l'Arcivescovo di New Your, Cardinal Timothy Dolan, ha ricevuto più di 42.000 voti. Giovane cardinale dell'ultima infornata, Timothy Dolan è uno dei Principi della Chiesa più simpatici e più "outspoken" come si dice in inglese, cioè franchi, chiari, senza peli sulla lingua.

Si è piazzato così al numero 16 su 100 (vedi fonte), in testa rispetto a Lady Gaga e Barack Obama e dell'attore George Clooney (fonte). E questo nonostante gli scandali e gli altri attacchi contro la Chiesa Cattolica, ormai ai ferri corti con il governo degli USA

Di recente, infatti, il Cardinal Dolan è stato severamente critico rispetto alla legislazione sulla sanità promossa dall'amministrazione Obama. Questa infatti richiederebbe alle istituzioni collegate con la Chiesa di pagare un'assicurazione sanitaria che copra anche gli anticoncezionali, comprese le "pillole del giorno dopo", cioè veri e propri farmaci abortivi. Cosa a cui la Chiesa Cattolica (insieme ad altre confessioni religiose) si oppone fermamente, senza se e senza ma, e con una forte unità fra tutti i vescovi.

Il verdetto su chi sarà la "Persona dell'anno" è ora nelle mani dei giornalisti e direttori del Time. Il passaggio o il fallimento della riforma del servizio sanitario statunitense e il ruolo giocato dal Card. Dolan in questo, potrebbe rivelarsi un fattore decisivo.

domenica 1 aprile 2012

La strage degli innocenti al "centro procreazione" di Roma

Potete leggere qui l'agghiacciante notizia.
AL SAN FILIPPO NERI di Roma: Guasto al centro procreazione, distrutti 94 embrioni. Il ministro invia ispettori

Proprio San Filippo Neri doveva avere la sventura di dare il nome allo scellerato "centro procreazione" dove in un sol colpo 94 embrioni sono andati distrutti per l'innalzamento della temperatura dell'azoto liquido dove erano conservati. Novantaquattro bambini, troppo piccoli per esser visti ad occhio nudo, ma comunque esseri umani: morti, distrutti, per una svista di qualche tecnico. Già è una cosa abominevole congelare degli esserini creati in provetta, non parliamo di lasciarli deperire per uno scongelamento non previsto. Anche Severino Antinori, uno dei più spregiudicati e amorali "medici della riproduzione" che ci siano sulla piazza ha duramente condannato il comportamento senza professionalità del Centro romano in questione e ne ha auspicato la chiusura. 

Per "guarire" 40 coppie dalla "malattia" del non riuscire ad avere un bimbo, ne sono stati sacrificati ben 94. E solo ieri, e solo in un piccolo centro romano. Chissà quanti milioni di embrioni prodotti e mal conservati non entreranno mai nelle classifiche degli aborti: eppure lo sono a tutti gli effetti.

Preghiamo il Signore che fermi questa strage senza senso, questa assurdo gioco a creare la vita quando non vuole spontaneamente venire, che fa da contraltare alla smania di spegnerla se nasce naturalmente dove non la si è programmata o proprio non la si vuole.

sabato 31 marzo 2012

La liturgia è cambiata e cambia ancora, per aiutare i fedeli a penetrarne il significato vero. La risposta del Papa a Fidel

Avevamo già riferito della curiosità di Fidel Castro a proposito dei cambiamenti occorsi nella liturgia della Chiesa negli ultimi 50 anni (vedi questo post). Adesso è uscito un articolo sull'Osservatore Romano, a firma dell'inviato Mario Ponzi, che ci fornisce ulteriori notizie sulla domanda di Castro e soprattutto sulla risposta del Papa, di cui in precedenza potevamo solo fare congetture. Ecco dunque la cronaca:
Castro ha mostrato subito una grande curiosità di conoscere, di sapere. Ha rivolto al Papa una serie di domande di ampio respiro. Inattesa la prima: ma perché la liturgia è cambiata così tanto? Il suo ricordo era fermo al periodo precedente il concilio e il Pontefice ha iniziato proprio dal Vaticano II la sua risposta. I padri conciliari hanno ritenuto di dover cambiare la liturgia per renderla più accessibile ai fedeli, ha spiegato il Papa. Anche se ciò — ha proseguito — ha creato situazioni tali da suggerire ulteriori modifiche, sempre per dare modo ai fedeli di penetrarne sino in fondo il significato vero e, dunque, di partecipare in modo più consapevole.
Il Papa ha spiegato a Castro quello che dovrebbe spiegare anche ad alcuni professori di liturgia arrabbiati contro quelle che chiamano le "controriforme" di Benedetto. Cioè: è vero che i padri del Concilio "hanno ritenuto di dover cambiare la liturgia per renderla più accessibile ai fedeli", che trovavano senza dubbio la barriera della lingua o quella di alcuni riti, forse, da riportare alla loro nobile semplicità. Ma - aggiunge il Pontefice - "ciò ha creato situazioni tali da suggerire ulteriori modifiche". Di che cosa parla se non di una "Riforma della riforma", per far fronte agli oggettivi dirottamenti dell'applicazione della riforma liturgica, e questo "per dare modo ai fedeli di penetrare sino in fondo il significato vero" della liturgia: non il significato soggettivo, che ogni gruppo o celebrante interpreta con parole sue. Per far "partecipare in modo più consapevole" il popolo di Dio, bisogna anche che si sappia a che cosa si partecipa. E questo significato non può essere manomesso. I sacramenti, parlando in linguaggio scolastico, causano ciò che significano. Se si cambia a piacere il loro significato, come si può pensare che non venga compromessa anche la causalità efficiente dei medesimi?
I cambiamenti fatti dalla Chiesa sono dunque sempre legittimi e spesso necessari. E a volte l'autorità della Chiesa si può accorgere che sia necessario intervenire ulteriormente a poca distanza da una riforma liturgica, se questa ha preso una piega imprevista, nella pratica, e si richiede perciò un serio aggiustamento. Magari recuperando qualcosa di ciò che - frettolosamente - si era considerato sorpassato o non più utile. 

mercoledì 28 marzo 2012

E Fidel Castro disse al Papa: "Come è cambiata la liturgia da quando ero giovane!"


Probabilmente in questi ultimi 50 anni il Lider della Rivoluzione cubana non deve essere andato spesso a Messa. Prova ne sia che, come riporta il Corriere Online, Castro pur anziano e malato ha voluto seguire in TV il viaggio del Pontefice e le sue celebrazioni, e la prima domanda rivolta da Fidel al Papa, durante il loro storico incontro, "ha riguardato i cambiamenti nella liturgia della Chiesa, che Castro ha trovato molto cambiata rispetto a quando era giovane". Ricordiamo che Castro ha studiato dai Gesuiti, e ha una madre e una sorella devotissime alla Vergine Maria. Qualcosa della Messa si ricordava.... Non è dato sapere, almeno per ora, cosa abbia risposto il Papa. Possiamo immaginare: "Ha ragione caro Fidel, ma tra le tante cose sto cercando di sistemare anche questa questione della liturgia, non si preoccupi. Beh parliamo ora un po' di diritti umani, le va?"....
Battute a parte, è invece molto significativo anche l'apprezzamento che Benedetto XVI ha fatto a proposito della propria veneranda età: ha un anno in meno dell'86enne ex Presidente cubano: «Sono anziano - ha detto Ratzinger - ma posso ancora fare il mio dovere». Non ha, insomma, nessuna intenzione di dimettersi, nè di mettersi in un angolo ad aspettare sorella morte.

Tempo di Passione: il crocifisso segno di contraddizione.



Se i crocifissi richiesti dalla Scuola li dà la Provincia va bene, ma se in tempi di crisi, il parroco si offre di regalarli, allora è meglio fare un po' di polemica e rifiutare il dono (anche se si dovrebbe dire, parafrasando: "A crocifisso donato, non si guarda in bocca"). 
Ecco la storia odierna (clicca qui per vedere la fonte):
Il parroco regala i crocifissi al liceo ma l'insegnante di religione li "rifiuta"

PORDENONE - Sembra incredibile eppure è proprio così: l’insegnante di religione, pur in maniera indiretta, ha bloccato una donazione di crocifissi e la scuola è stata costretta a rinunciare al regalo. È quando accaduto al Liceo Grigoletti di Pordenone dove il Consiglio di Istituto dopo una votazione ha rispedito indietro i crocifissi che la parrocchia San Giorgio voleva regalare per affiggerli nelle aule. Ma è stato proprio il voto, anzi il "non voto", dell’insegnante di religione quello determinate per non accettare la donazione.

C’è da fare un passo indietro per capire cosa è accaduto. Nei mesi scorsi il liceo pordenonese temporaneamente diretto a scavalco da Gianfranco Nosella, preside effettivo al Torricelli di Maniago, aveva presentato una richiesta di contributo alla Provincia senza però specificarne il motivo. La richiesta venne respinta. I soldi servivano per l’acquisto di alcuni crocifissi che dovevano finire nelle aule sprovviste o per sostituirne altri in cattivo stato di conservazione.

Il parroco del San Giorgio, saputo che alla scuola servivano crocifissi, si è subito offerto di donarne una ventina. Un regalo, insomma, ben apprezzato anche perchè lo scopo era proprio quello di averne uno per ogni aula. Tutto a posto? Neppure per sogno. Già, perchè a causa di un decreto ministeriale le donazioni che vengono offerte a un istituto scolastico devono essere soggette al voto del Consiglio di istituto. In pratica docenti, personale Ata, genitori e studenti devono votare l’accoglimento del regalo.

Quando al Grigoletti il preside ha messo ai voti la donazione mai si sarebbe aspettato che la situazione potesse prendere quella piega. Il voto, infatti, è finito in parità. Metà a favore, l’altra metà contraria ad accogliere i crocifissi. All’appello mancava solo il parere del docente di religione. Scontato per tutti il fatto che non poteva che essere un voto favorevole. Invece l’insegnante (non si tratta di un sacerdote) ha deciso di astenersi. Morale della favola, a parità di voti la donazione è stata rifiutata.

Da quanto si è appreso l’astensione sarebbe stata motivata da un "problema di coscienza" [ Nota personale: ma non è ancora in vigore la legge che vede nel crocifisso un elemento dell'aula scolastica?]. Insomma, il docente avrebbe scelto questa strada nel "rispetto delle diversità" proprio perchè, visto il suo ruolo, sarebbe stato scontato un "sì" pieno. Si è astenuta per correttezza [ma sapeva o no che il suo mancato voto in realtà valeva come negativo?]. Resta il fatto che la questione pare aver avuto anche una appendice esterna alla scuola. La Diocesi di Concordia - Pordenone sarebbe stata informata da una lettera di un altro insegnante del Grigoletti sul comportamento tenuto dal docente di religione [ricordo che l'ufficio scuola della Diocesi rilascia l'attestato di idoneità all'insegnamento della religione Cattolica, perché questo è ancora il nome della materia...]. Difficile sapere se siano stati presi provvedimenti specifici nei suoi confronti, quello che però pare certo è che il docente di religione ha deciso di dimettersi dal Consiglio di istituto del liceo pordenonese.
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A me resta l'amara impressione che certe astensioni fanno venire spontaneamente in mente un tale Pilato, il quale davanti alla Verità e alla Giustizia si lavò le mani, dicendo: "vedetevela voi". E fu così che il prototipo di tutti i crocifissi venne ucciso per quell'astensione.

martedì 17 gennaio 2012

Rapporto dell'Agenzia FIDES sulla drammatica situazione dei cristiani in Pakistan

"Fermate il massacro di cristiani innocenti", dice il cartello dei pakistani in protesta
Prima di leggere l'articolo, ci invito a riflettere e ricordare i principi fondamentali dell'indifferenza occidentale verso il massacro di indifesi cristiani  nei paesi in cui sono minoranza:
a) I cristiani non sono ebrei, quindi non è antisemitismo perseguitarli, si può far finta di non vedere.
b) E' colpa dei cristiani se non se vanno dalle loro case, dove abitano da secoli prima dell'arrivo dei musulmani. Potrebbero esser felici altrove.
c) Sicuramente non è odio religioso che spinge a queste violenze. Sembra, ma ci deve essere sotto un'altra valida spiegazione. Non si può pensare che oggi si uccida per la religione.


Aggiungete pure voi le altre "scuse" per non sentire e non sapere niente della cristianofobia (convenienza politica, petrolio....)


ASIA/PAKISTAN - Oltre 160 incriminati e 9 uccisi per “blasfemia” nel 2011; 1.800 ragazze cristiane e indù convertite a forza all’islam

Lahore (Agenzia Fides) – La controversa legge sulla blasfemia continua a mietere vittime in Pakistan, mentre le minoranze religiose soffrono per l’estremismo dilagante. Nel 2011, a causa della “legge nera” (composta dagli articoli 295b e 295c del Codice Penale), almeno 161 persone sono state incriminate e 9 uccise con esecuzioni extragiudiziali, vittime di accuse di blasfemia. Tali accuse, ha detto di recente un avvocato musulmano, anonimo per motivi di sicurezza, “sono false nel 95% dei casi”.
Secondo un Rapporto inviato all’Agenzia Fides dall’Asian Human Rights Commission, Ong che monitora i diritti umani nel continente, “il Pakistan ha fallito nel garantire il rispetto dei diritti umani al suo popolo”. La Commissione ha documentato nel 2011 l’uccisione di 18 difensori dei diritti umani e di 16 giornalisti, impegnati in un’opera di denuncia dei mali della società, della corruzione e dell’estremismo islamico.
San Shahbaz Bhatti
Il 2011 ha registrato l'uccisione di personalità di alto profilo, come il governatore del Punjab, Salman Taseer, e il Ministro federale degli affari delle minoranze, Shabhaz Bhatti, “omicidi compiuti da gruppi estremisti religiosi infiltrati nelle forze dell'ordine” nota la Commissione. “Lo stato ha giocato un ruolo ambiguo per placare l'estremismo religioso ed è rimasto muto spettatore di tali omicidi” si sottolinea. “Questa inettitudine del governo – prosegue il testo – ha favorito la conversione forzata all'Islam di ragazze provenienti da gruppi religiosi minoritari: in totale, nel 2011, circa 1.800 ragazze, fra indù e cristiane, sono state costrette a convertirsi all'islam, con mezzi come il rapimento e lo stupro”.
Il Rapporto, ricordando i 161 incriminati e 9 uccisi per “blasfemia”, rileva che “il governo non ha fatto alcun progresso sulla draconiana legge sulla blasfemia, che è costata molte vite”. “Le autorità – si afferma – hanno assunto, segretamente, un atteggiamento paternalistico verso i gruppi militanti. I tribunali hanno dimostrato di essere amici dei militanti e dei terroristi. In molti casi i terroristi sono stati rilasciati dai tribunali, con il pretesto di lacune formali o procedurali”. Il testo cita anche centinaia di morti per “delitto d’onore”, l’aumento di violenze settarie a Karachi (1.800 morti nel 2011) e nel Beluchistan (225 morti, oltre 6.000 dispersi).
La Commissione critica anche l’assenza di una riforma del sistema giudiziario penale. L'attuale sistema di giustizia penale esiste parallelamente alle leggi della Sharia: “Lo Stato di diritto si è deteriorato a causa di questo sistema” conclude. (PA) (Agenzia Fides 16/1/2012)

venerdì 23 dicembre 2011

E poi parlano del VATICANO!!! La Chiesa paga e i Radicali prendono.

Notiziola del giorno, attinta in rete:
"Radio Radicale. Concessi sette milioni di euro a Radio Radicale per l'anno 2012".

Lo riporta il sito di Repubblica, riferendo sui contenuti del decreto "milleproroghe" in corso di approvazione al Parlamento. La RAI aumenta il canone, e i Radicali, per la loro insostituibile Radio di "servizio pubblico" (ma le bestemmie sono a carico del servizio pubblico?), si fanno dare la mancia.
E poi da quella stessa radio osano fare le prediche a proposito di ICI sull'oratorio o la canonica... i privilegi della Chiesa-piovra e giù giù fino a "Vaticano pagaci tu la manovra"...
Chissà se i radicali vorranno rinunciare a questi soldoni pubblici; visto che il decreto non è ancora approvato possono sempre fare un gesto di grande cuore verso le casse piangenti dello Stato!
E' il caso di dire: "da che pulpito viene la predica!"

venerdì 16 dicembre 2011

Il Papa e l'ermellino: ci risiamo

Ogni scusa è buona per avere un po' di visibilità, e fare appelli al Papa è sempre di gran moda, soprattutto quando lo si deve tirare per la giacchetta, pardon: tirare per la mozzetta.
E' di ieri, infatti, l'ennesimo appello: Papa, rinuncia all'ermellino! Smetti di usare la pelliccia dei poveri animaletti bianchi. Gli animalisti si scatenano con la bordura erminea della "stola" (?) papale che richiederebbe, secondo i loro conti, la vita di ben 25 ermellini.
Così riporta la Stampa
«Papa Benedetto XVI, per Natale ci faccia un regalo: rinunci all’ermellino», chiede l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), che ha promosso per questo una petizione. «Sono quasi settemila gli italiani che la stanno sottoscrivendo a ritmo sostenuto - riferisce Aidaa in una nota - per chiedere al pontefice di fare, in occasione del Natale, un gesto che sarebbe particolarmente gradito al mondo animalista (compresi i milioni di cattolici animalisti), di rinunciare cioè per sempre e in via definitiva alla stola di ermellino esibita come ornamento della mozzetta (la mantellina rossa papale) proprio nelle maggiori feste tra cui quella del Natale».
e prosegue in un ridicolo crescendo:
i promotori e in particolare il presidente nazionale di Aidaa Lorenzo Croce chiedono al Papa di: «rinunciare alla stola di Ermellino che nulla ha a che fare con i paramenti sacri. Nel rispetto della vita in tutte le sue forme e per ricordare che anche gli animali sono creature di Dio o comunque per chi non crede gli animali sono comunque creature senzienti che hanno diritto di vivere come tutte le altre e che al pari nostro soffrono e sentono dolore e paura quando vengono portate alla morte per soddisfare in brame umane in tutte le sue forme».
Qualche risposta e precisazione è meglio darla, visto che ci sono giornalisti che ormai fanno solo "copia-incolla" dei comunicati stampa e non aiutano ad approfondire,  nè capire.

1) Il Papa non usa mai una "stola" di pelliccia! Nè paramenti sacri di ermellino! La bordura di pelo di ermellino è riservata alla mozzetta invernale, che fa parte del suo abito di rappresentanza. E questa il Papa ce l'ha già e non la rifà, ovviamente, ogni anno. Se la si guarda bene nessuno può pensare che richieda 25 ermellini.

2) Perchè non chiedere invece, cara Associazione Animalista, di risparmiare le centinaia di ermellini che servono per fare la toga dei giudici italiani di cassazione o di quelli francesi? O dei professori di alcune università? Perchè non chiedere ai Lord che siedono al Parlamento inglese di cessare il genocidio per le loro fluenti cappe? E la zarina di Russia la graziamo? Ancor oggi si conserva il suo smodato manto di ermellino; poi c'è l'attuale regina di Inghilterra, con la bordura della sua regal corona, orlata di pelo del mustilide? E l'esagerato strascico ermellinato del re di Svezia, dove lo mettiamo!!! Se poi siete di area massonica, potete andare su questo sito, dove vendono completi per la massoneria in scarlatto e pelliccia di ermellini (tra l'altro davvero a buon mercato).
Invece è meglio tirare in ballo la Chiesa, sempre e sola. Guardate e innoridite:

3) Per quello che riguarda le motivazioni teologiche: Non sapete, cari animalisti, che il primo vestito in pelle fu confezionato dallo stesso Dio in persona? Lo riferisce la Bibbia stessa, quando parla della nudità di Adamo ed Eva dopo il peccato e prima della cacciata dal Paradiso terrestre: "Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì" (Genesi 3,21).

4) Gli animali , inoltre, sono dati all'uomo per le sue necessità. E, guarda un po', li usa per nutrirsi, oltre che coprirsi. Certo le pellicce prese alle specie protette e in via di estinzione sono un abominio, ma non perchè sono pellicce, quanto piuttosto per il modo con cui vengono prese e per i danni che causano alla natura. Come mai nessuno protesta per i poveri maiali macellati per fare scarpe, oltre che salsicce, o per i manzi e vitelli, che forniscono cuoio, oltre che fettine e hamburger?

5) Nello specifico, l'ermellino, non è per niente una specie minacciata, nè tantopoco in estinzione. Anzi. E' talmente invasiva e si riproduce facilmente dove è stata introdotta, che è stata messa di diritto nell'eleno delle 100 specie aliene più dannose al mondo!! Trovate i particolari su questa pagina di Wikipedia. Quindi, pare che ridurre il numero di ermellini sia, addirittura, una cosa positiva per il mondo. Ma pensa.

Dobbiamo continuare o è meglio pensare prima di pubblicare e dare risonanza a colpi di grancassa che servono solo a certe associazioni per attirare attenzione su di sé, usando e imbrattando anche l'immagine del Papa? Cari giornalisti, non sarebbe ora di finirla o almeno di dare le notizie complete e con un minimo di confronto e dibattito? 

venerdì 9 dicembre 2011

La viscida disinformazione e la poca professionalità dei giornalisti per minare la fiducia nella Chiesa

Certe volte c'è da vergognarsi a dire di essere giornalista. Soprattutto quando coloro che per professione dovrebbero controllare le informazioni che forniscono agli altri, perché siano complete, veritiere e corrispondenti ai fatti (non solo ossequienti alle opinioni di chi li paga...), non lo fanno e continuano, anzi, a gettare fumo in faccia ai loro lettori.
Come appartenente all'Ordine dei giornalisti, oltre che all'Ordine francescano, certe volte la vergogna è ancora più grande. 
Perciò, invece di difendere la "Chiesa" che non ha bisogno di essere difesa, ripropongo l'articolo odierno di Magister, al fine di aumentarne un pochino il risalto. 
La voglia laicista di tassare i conventi, le mense dei poveri e gli oratori parrocchiali, fa tanto pensare a desideri di espropriazione e di statalizzazione dei beni ecclesiastici. Ricordiamocelo bene: in Italia non sarebbe la prima volta. Chissà se i signori dei Sindacati, con la loro enorme e capillare rete di sedi grandi e piccole, i signori dei partiti politici, con la loro considerevole mole di aiuti di Stato invisi al popolo Italiano, e l'esenzione ICI per i loro immobili, vorranno accomodarsi all'ufficio imposte, subito dietro al parroco di cui chiedono a gran voce la testa (e non solo il portafoglio).


Chiesa e ICI. Quell’esenzione che vale miliardi

mensa
Infuria l’attacco contro la Chiesa cattolica che non paga l’ICI. Ed è vero: per molti suoi immobili la Chiesa non la paga né la deve pagare. Non per un privilegio esclusivo, ma per una legge, la 504 del 30 dicembre 1992 (primo ministro Giuliano Amato), che, se oggi fosse fatta cadere, penalizzerebbe assieme alla Chiesa una schiera nutritissima di altre confessioni religiose, di organizzazioni di volontariato, di Onlus, di Ong, di Pro loco, di patronati, di enti pubblici territoriali, di aziende sanitarie, di istituti previdenziali, di associazioni sportive dilettantistiche, insomma di enti non commerciali. Per non dire di partiti e di sindacati, per i quali vige un’analoga disciplina.
La legge esenta tutti questi enti non profit, compresi quelli che compongono la galassia della Chiesa cattolica, dal pagare l’ICI sugli immobili di loro proprietà “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985 n. 222″, ovvero le attività di religione o di culto.
Questo vuol dire, ad esempio:
– che una parrocchia di Milano non paga l’ICI per le aule di catechismo e l’oratorio, ma la paga per l’albergo che ha sulle Dolomiti, abbia o no questo al suo interno una cappella.
– che la Caritas di Roma non paga l’ICI per le sue mense per i poveri, né per l’ambulatorio alla Stazione Termini, né per l’ostello nel quale ospita i senza tetto. E ci vuole un bel coraggio a dire che così fa concorrenza sleale a ristoranti, hotel e ospedali.
– che la Chiesa valdese giustamente non paga l’ICI per il suo tempio di Piazza Cavour a Roma, né per le sale di riunione, né per l’adiacente facoltà di teologia. La paga, però, per la libreria che è a fianco del tempio.
– che la comunità ebraica di Roma non paga l’ICI per la Sinagoga, per il Museo, per le scuole. Ma la paga per gli edifici di sua proprietà adibiti ad abitazioni o negozi.
– che Emergency non deve pagare l’ICI per le sue sedi. Ma la deve pagare per gli eventuali suoi immobili dati in affitto.
– che non va pagata l’ICI per l’ex convento che fa da quartier generale della comunità di Sant’Egidio, né per le sue case per anziani. Va pagata invece per il ristorante che la comunità gestisce a Trastevere.
Insomma, questo vuol dire che su case date in affitto, negozi, librerie, cinema, ristoranti, hotel, eccetera, di proprietà di un qualsiasi ente non commerciale, l’ICI già la si paga da un pezzo. Per legge. E da quest’obbligo la Chiesa cattolica non ha alcuna esenzione.
Tant’è vero che a Roma, dove Propaganda Fide e l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica possiedono un  gran numero di palazzi, questi due enti vaticani “sono tra i primi se non i primi contribuenti ICI della capitale”, assicura Giuseppe Dalla Torre, presidente del tribunale e dell’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede.
Questo stabilisce la legge. Eppure i giornali e i giornalisti che danno prova di esserne a conoscenza si contano sulle dita di una mano sola.
E gli altri? Saranno anche grandi testate e grandi firme, ma se in una materia così elementare non si mostrano capaci di una minima verifica dei fatti, non fanno onore alla professione.
Come obnubilati dalla febbre della polemica, tutti costoro nemmeno sembrano capire che pretendere che la Chiesa cattolica paghi l’ICI anche per gli immobili su cui è esentata – cioè le chiese, i musei, le biblioteche, le scuole, gli oratori, le mense, i centri d’accoglienza, e simili – vuol dire punire l’immenso contributo dato alla vita dell’intera nazione non solo dalla Chiesa stessa ma anche da ebrei e da valdesi, da Caritas e da Emergency, da Telethon e da Amnesty International, insomma da tutti quegli enti non profit per i quali vige l’identica normativa.
Se l’esigenza numero uno dell’Italia è la crescita, tale multiforme, generosa, formidabile offerta di apporti non va penalizzata, ma sostenuta.
Le esenzioni dall’ICI previste dalla legge non sono denari in perdita. Sono risorse che ritornano moltiplicate allo Stato e alla società.

domenica 13 novembre 2011

Riti greci di benedizione e investitura dei governanti. Confronti e riflessioni

Ecco, nel video qui sotto, la vera e propria liturgia del giuramento del Primo Ministro della Grecia (e poi dicono che la gerarchia cattolica in Italia ha troppa visibilità!). Un Arcivescovo con pastorale e mandias (cappa magna), due diaconi, svariati preti, coro, Evangeliario con candele accese,  preghiere e benedizioni... Confesso che anche a me sembra un tantino troppo che il Primo Ministro di uno stato democratico moderno giuri nelle mani dell'Arcivescovo Ortodosso: e tutte le altre fedi? E se l'eletto non crede in nessuna religione? (la Costituzione Greca prevede solo che il candidato possa credere in un'altra fede diversa da quella ortodossa, non pare prevedere l'ateismo). Sono domande legittime, che - se non affrontate - rischiano di far apparire questa come una cerimonia vuota, una formalità ereditata dal passato, ma in cui nessuno più crede. Ma ai Greci, invece, pare bene così: non dimentichiamo che la Chiesa Ortodossa è fino ad oggi "chiesa di Stato" (ma anche la liberare Inghilterra ha la chiesa anglicana come chiesa di Stato).
     Personalmente preferisco una separazione amichevole tra Chiesa e Stato, piuttosto che una benedizione dall'Altare al Trono, giusto perché "si è sempre fatto così". E infatti in questa forma religiosa del giuramento, si vede la continuità con la pratica medievale (e tipicamente anche bizantina) di far riconoscere alla Chiesa il potere civile e di dare ad esso una specie di investitura morale, un "mandato canonico" nel governare il popolo di Dio che è composto di cittadini.
      Vi immaginate una scena del genere da noi, tra qualche giorno, se il neo-Presidente del Consiglio dovesse giurare davanti a Bagnasco??? :-). Si vede che la Chiesa Greca ha comunque un'influenza reale (ed economica) sul Paese, vissuta comunque in maniera molto più pacifica che da noi, e questo si riflette anche nella benedizione del potere temporale. La nostra storia risorgimentale, illuminista, e la presa di Roma, hanno comportato una configurazione alquanto diversa (e in continua tensione, nonostante la Conciliazione) tra Chiesa e Stato. Bene, dunque, per il Concordato. Per il resto è preferibile che le stole e i pastorali siano di casa più tra i poveri, che nei palazzi dei potenti:


Anche ogni deputato, deve fare lo stesso giuramento, secondo l'articolo 59 della Costituzione Greca: "Prima d’entrare in carica i deputati prestano, davanti alla Camera e in seduta pubblica, il giuramento seguente: «Io giuro in nome della Trinità Santa, Consostanziale e Indivisibile di conservare la fedeltà alla Patria e al regime democratico, di obbedire alla Costituzione e alle leggi e di adempiere coscienziosamente le mie funzioni»".

domenica 17 ottobre 2010

Angela Merkel dà finalmente ragione ad Angelo, il Card. Scola

Titoloni sui giornaloni: Angela Merkel non ha dubbi "Il modello multiculturale è fallito": Il modello multiculturale in Germania è fallito. La lapidaria affermazione, che sicuramente farà discutere, è della cancelliera tedesca, Angela Merkel. Così, per esempio, apre Repubblica. Ha parlato l'oracolo di Delfi, anzi di Berlin!
Sono anni e annorum che il buon Patriarca di Venezia, Angelo (anche lui, come Angela) ripete la stessa cosa in tutte le salse e in tutti i convegni: il multiculturalismo non è la soluzione alla situazione di multiculturalità, ci vuole il "meticciato" di civiltà e culture... Ma pochi lo ascoltano o fanno finta di non capire.
I cristiani non hanno paura delle culture che si incontrano e si fondono per via di immigrazione o globalizzazione. E' sempre stato così. E la Chiesa che è in giro da 2000 anni lo ha semplicemente visto con i suoi occhi e se lo ricorda. Quando 12 ebrei sono partiti dal loro paesello semitco e sono andati nel mondo greco, romano, persiano, indiano ecc., hanno trovato tante culture e civiltà e lì hanno seminato la fede, in mezzo alle diverse culture. La fede cristiana non livellava le differenze, ma teneva e faceva fiorire ciò che è buono e valido - sebbene diverso di volta in volta - e cercava di cambiare ciò che è contrario alla morale e al bene dell'uomo.  I cristiani non si distinguevano (e non si distinguono) per vestito, usi o costumi propri, diversi da quelli della gente del luogo: sanno "inculturarsi" e "assimilano". Lo ricordava già il buon Diogneto. Ma sanno anche assimilare, perchè mettono davanti a tutto la persona e la sua dignità, non il suo gruppo etnico, la sua provenienza o il suo retaggio. Questa apertura la può avere chi non ha timore di perdere la sua identità.
La Chiesa era già in Europa da parecchio quando sono arrivati i barbari e la civiltà romana si sbriciolava sotto i colpi dell'immigrazione violenta. Qualcuno si disperava, come Agostino, che solo dopo aver visto che la caduta di Roma non era la fine del mondo riprese speranza (anche se i vandali erano alle porte della sua cittadina...). Goti, ostrogoti, visigoti e longobardi, arrivati nelle terre occidentali, vi si sono trovati bene. E si fusero con la popolazione Romana, che già si era mischiata con i locali popoli gallici, ispanici, italici ecc.. E nacque l'Europa unita dai mattoni di differenze che si mischiano e dal cemento della fede.
L'Europa non è mai stata guidata dall'ideologia del multiculturalismo, neologismo per dire segregazione di una cultura dall'altra; vivere giustapposti per necessità, ma senza volersi conoscere e interagire. 
Tutto questo "multiculturalismo" porta all'unica, umana conseguenza: il conflitto culturale, la disintegrazione della società che non è più fondata su valori condivisi e sul riconoscere tutti i membri come "dei nostri". Ogni volta che culture diverse, costrette a vivere accanto, ma senza voler mischiarsi, entrano in contatto, ecco che sprizzano scintille. Non c'è che la via della conoscenza reciproca, dello scambio e del reciproco arricchimento. Chiaramente questo non vuol affatto dire diventare tutti musulmani, spettro che qualcuno agita per favorire la ghettizzazione. Vuol dire lasciare che le seconde generazioni di immigrati vivano secondo i valori (buoni) del luogo in cui sono nati. Ma vuol anche dire che la società più ampia sia aperta a ricevere i valori (buoni) che le famiglie di altre culture recano con sè come tesoro, valori che - forse - in occidente son diventati merce rara...inghiottita dal mito della libertà a tutti i costi. In campo religioso vuol dire, per es., dare la possibilità ai musulmani di convertirsi al cristianesimo (visto che i cristiani la libertà di apostatare già ce l'hanno) e allora, su una base di pari opportunità si può convivere, e col tempo si potrà anche vedere quale religione è più attraente. Al Sinodo sul Medio Oriente in corso in questi giorni a Roma vi è più di un grido di richiesta in tal senso. 
Non c'è altra via: ha ragione Angelo Scola. O diventiamo tutti meticci, e imparentati, o saranno guerre. Il Cardinale di Venezia già da parecchio, come dicevo, predica come un san Giovanni nel deserto. Leggete qua, a titolo di esempio "storico" questa agenzia del 2007: altro che scoperta di Angela, è tutta farina di Angelo!

ASCA - giovedì 21 giugno 2007
Immigrati: Patriarca Scola, multiculturalismo non è buona soluzione
Venezia - ''Il multiculturalismo non è una buona soluzione''. Lo ha detto il patriarca di Venezia, Angelo Scola, intervenendo a conclusione del convegno di ''Oasis'' a Venezia, osservando che ''le parole sono fatte per dire le cose''. Scola ha aggiunto che ''è assurdo e anti-umano'' operare, anche in questo modo, ''contro il disegno di Dio'', giustapponendo popolo a popolo all'interno dello stesso Paese. Il cardinale preferisce la prospettiva del meticciato di civiltà e di culture, una categoria ''alla quale subordinare le altre (interculturalità, integrazione, identità, dialogo) e non viceversa''. Riflettendo, al riguardo, sull'esperienza del Messico, Scola si è chiesto: ''Il cristianesimo deve forse temere la fusione di razze e di popoli che è passata attraverso la generazione di persone da genitori di popoli diversi?''.


Il modello del meticciato in una immagine che vale 10.000 parole? Eccola qua, l'avete vista milioni di volte, ma forse senza leggere bene. Riprovate:

giovedì 17 giugno 2010

Chi è Marc Ouellet, cardinale e preconizzato prefetto della Congr. dei Vescovi?

Se davvero, alla fine, il Card. Marc Ouellet riceverà il mandato di essere il nuovo prefetto della "fabbrica dei Vescovi", i ratzingeriani saranno tutti contenti.
E sì, perchè il Cardinale canadese non può essere tacciato di progressismo neanche per sbaglio. Esempi abbondano: ha invitato nel 2007 la FSSP (tradizionalisti in comunione con Roma) ad aprire una parrocchia nella sua diocesi di Quebec; dopo la morte di ogni seminario minore, ne ha risuscitato uno, riaprendo nel 2008 la formazione e il discernimento per il presbiterato agli adolescenti....

Nato in Quebec nel 1944 Marc Ouellet, dopo aver ottenuto la Licenza in Teologia, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Amos nel fatidico 1968. Nel 1972 entrò tra i Sulpiziani, dopo aver servito presso il seminario da loro tenuto. Poi a Roma, nel 1974, per studiare filosofia all'Angelicum. Tornato in patria come insegnante, nel 1976 diventa professore del Grand Séminaire de Montréal. Di nuovo a Roma, ottiene nel 1983 il dottorato in Teologia alla Gregoriana. Divenuto rettore di vari seminari, nel 2002 fu anche nominato docente di Dogmatica all'Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia (Roma).
Intanto dal 2001 era stato ordinato dal Papa vescovo titolare e segretario del Pontificio Consiglio per l'unità dei Cristiani. I cardinali Re e Sodano furono i suoi conconsacranti insieme a Giovanni Paolo II.
Dal gennaio 2003 serve la Chiesa come 14° arcivescovo metropolita del Quebec e primate del Canada e da ottobre dello stesso anno è cardinale.
Marc Ouellet fa parte della redazione dell'edizione nordamericana di Communio, la rivista teologica di stampo ratzingeriano-balthasariano, è un sostenitore dell'adorazione eucaristica (ha organizzato anche dei congressi eucaristici) e fautore del ritorno del canto gregoriano. Parla francese, inglese, tedesco, italiano e spagnolo, cosa quantomai utile ad un prefetto di congregazione romana importante come quella dei vescovi.
Inoltre non nasconde la sua percezione per cui la Chiesa è perseguitata, soprattutto nel secolarizzato Canada, proprio perchè dice verità scomode.
Ora rimane da vedere se dopo un canonista proveniente dalla carriera diplomatica (card. Re), avremo alla guida della congregazione dei vescovi un teologo dal curriculum accademico-pastorale.

lunedì 7 giugno 2010

La parresia di mons. Luigi Padovese gli è costata cara. Oggi i funerali del vescovo martire

Dopo le ultime rivelazioni dell'agenzia informativa ASIANEWS e le notizie dell'uccisione del Vescovo Luigi Padovese in Turchia (leggete il commento di Tornielli), è sempre più vistoso il motivo di odio religioso che ha condotto alla morte il capo dei vescovi cattolici in Turchia.
Ascoltate questa intervista del 28 ottobre 2009 al Vescovo come presidente della conferenza episcopale, e potrete capire perchè era una voce scomoda:

Per conoscere meglio il pensiero del Vescovo-Martire mons. Luigi Padovese c'è anche questo bell'articolo: http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=513

domenica 9 maggio 2010

Il dramma dei Legionari di Cristo: mito del fondatore e narrazione della propria storia

Secondo questo autore il problema maggiore e prioritario che non solo essi, ma la Chiesa intera, dovrà affrontare è la riscrittura della storia di questa congregazione e del movimento laicale ad essa associato, a partire dalla rimozione del fondatore e lo "smantellamento" della "grande narrazione" mitica che sta alla base dell'identità del gruppo religioso. Un problema non piccolo, e ci si può chiedere se sia possibile risolverlo. Anche Wiegel pare dubitarne, quando propone come soluzione percorribile la soppressione dell'attuale Legione e la fondazione di una nuova congregazione, salvando il salvabile dei membri della precedente, e soprattutto recidendo ogni legame con Maciel Degollago, che non può più, in nessun caso, essere considerato "chiamato da Dio", "fondatore" o "nostro padre anche se peccatore".
Purtroppo, come si accorge l'articolista, ci sono parecchi segni di attaccamento alla grande narrazione del mito del fondatore che impediscono ai membri dei LC di essere liberi di rifondare la propria congregazione.
Basta leggere la storia che è sintetizzata nel loro sito internet, per capire come essa veniva e viene tuttora raccontata, nonostante le rivelazioni chiare e oggettive. Il mito non può essere cancellato, pena la dissoluzione dell'identità. Stanno cercando di rivederlo, correggerlo, integrarlo, ma non possono separarsene. E questo è tragico. Le foto di Maciel sorridente occhieggiano ancora sul sito web della Congregazione, anche se - pare - in molte case religiose siano state completamente eliminate.
Dunque, ancor oggi i legionari italiani raccontano: 1956 Autunno - Inizia "la gran benedizione": un periodo di purificazione per la congregazione, in cui il fondatore fu esiliato da Roma a causa di accuse infondate. Capito? Nel mito c'è il capitolo della "Gran benedizione", che sarebbe la precedente visita apostolica, in cui Maciel, "il fondatore", fu "esiliato" (erroneamente) da Roma per "accuse infondate". Il corrispondente sito in inglese, in tedesco e in spagnolo ha cancellato questo riferimento, ma si vede che in Italiano c'è ancora, perchè così fino a ieri veniva raccontato nella storia ufficiale della Congregazione.
2005 Padre Maciel decide di declinare la sua rielezione come direttore generale per motivi di età e col desiderio di vedere fiorire la congregazione sotto la direzione del suo successore. Il suo incarico è assunto da P. Álvaro Corcuera, L.C. "Declinare la sua rielezione...per motivi di età" altro pezzo di riscrittura mitologica: Il card. Ratzinger non aveva mai ceduto e sicuramente continuava a premere per un cambio di regime. Sappiamo che appena eletto papa, neanche quattro mesi dopo, iniziò la "grande pulizia" e di lì a poco (maggio 2006) sarebbe arrivata la condanna per Maciel alla vita di penitenza.
Comunque sia, continuare a considerare Maciel Degollado come fondatore e far risalire a lui la fondazione costituisce e continuerà a costituire un'inciampo da eliminare per i Legionari di Cristo. Ma nello stesso tempo appare impossibile rinnegare completamente Maciel senza disintegrare anche l'opera del fondatore, che grazie alla santità di parecchi membri (nonostante il marcio del fondatore, non "per mezzo di lui"!) ha prodotto anche frutti buoni. Un bel dilemma.

Riporto ora gli altri passi che, secondo Weigel, sono necessari a salvare i membri della Legione. Una ricetta medicinale forte, eppure, a guardar bene, necessaria. Partendo sempre dal presupposto di dover completamente liberare i Legionari dal peso e dai lacci del loro "iniziatore" (che non merita il titolo di fondatore).
2) Lasciare liberi i membri che lo desiderano di abbandonare la congregazione, perchè vi sono entrati senza conoscere realmente il fondatore.
3) Sostituire immediatamente i vertici della Legione, sia generali che regionali, con altri superiori "ad interim" sotto l'assoluta tutela del futuro delegato papale. Il quale dovrà verificare la condotta dei capi ed espellere eventualmente chi copriva o sapeva.
4) La Santa Sede deve far sospendere subito ogni reclutamento vocazionale e il postulandato.
5) Promuovere un serio studio teologico per ridefinire il carisma legionario della "militia Christi", scollegando completamente la persona di Maciel da esso, e cercando di collegarlo al patrimonio della Chiesa univesale.
6) Esplorare l'opportunità di procedere radicalmente attraverso un duplice movimento di dissoluzione della presente congregazione e contemporanea erezione di un nuovo istituto che nasca con i migliori membri dei Legionari attuali come fondatori.

Non c'è dubbio, sostiene Weigel, che in questo processo saranno danneggiate le attività apostoliche (università, collegi, scuole) in cui attualmente operano i Legionari. E' altresì evidente che ci saranno grosse dispute sull'enorme patrimonio finanziario e immobiliare della congregazione (e qui il Delegato-commissario dovrà faticare molto per fare piena e necessaria luce...). Sicuramente lo scandalo del fondatore, l'uscita di parecchi membri, e l'allontanamento preconizzabile di moltissimi sostenitori, prosciugherà anche le ingenti entrate della Legione. Ciononostante il cammino va intrapreso per la stessa credibilità della Chiesa e per il bene spirituale dei membri della Congregazione, dei laici aggregati al Regnum Christi e soprattutto dei destinatari del ministero di questi religiosi, consacrati e sacerdoti.

Sito dei Legionari di Cristo
schermata "fotografata" il 9 maggio 2010.

martedì 3 novembre 2009

Crocifisso in classe: sentenza laicista vuole condannare Cristo a sparire

Ancora una volta i giudici di questo mondo hanno seguito la via di Ponzio Pilato, nonostante i tanti consigli di saggezza e moderazione che sicuramente gli saranno giunti: "Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!»" (Mt 27,17-21)
Secondo Strasburgo bisogna sempre e comunque avere il diritto di scelta, anche da bambini: leggete l'assurda motivazione:

CROCIFISSO A SCUOLA:NO CORTE STRASBURGO,VIOLA DIRITTO SCELTA

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha bocciato la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche. Con una sentenza sul caso sollevato da Soile Lautsi, un'italiana che vive ad Abano Terme, la Corte di Strasburgo ha stabilito che la "l'esposizione obbligatoria di simboli religiosi, in particolare nelle aule scolastiche" viola "il diritto dei genitori di educare i propri figli in conformità con le proprie convinzioni e quello dei bambini a credervi o non credervi". (AGI) (03 novembre 2009 ore 11.56)

Il Crocifisso impedirebbe di scegliere se credere o non credere in che cosa?  In un'altra fede che è meglio del Cristianesimo o nel Nulla? Assurdità delle assurdità. E allora, visto che i bambini devono scegliere, perchè invece delle ore di inglese e francese, non si fanno ore di arabo e bengalese, tutte le lingue devono essere alla pari e non discriminate.
E perchè imporre lo studio dell'italiano e dell'arte occidentale, quando sarebbe forse più equo insegnare il cinese e l'arte aborigena dell'australia.
E come mai si insegna la teoria del Big Bang, che è appunto una teoria, non una certezza, trascurando invece altre teorie della nascita dell'universo (la teoria del plasma per es.)? Non si impedisce così di formarsi convinzioni alternative?
Vedete dove porta l'assurdità di negare i simboli religiosi e insieme culturali? All'appiattimento del nulla. Come si fa a scegliere tra il nulla e il nulla? Lasciamo che la cultura si sviluppi nelle aule scolastiche e non nelle aule di un tribunale. E chi vuole fare battaglie ideologiche sulla pelle dei bambini, per privarli della conoscenza religiosa minima, cioè quella dei simboli religiosi, dovrebbe davvero ripensare al suo concetto di umanità e di uguaglianza di fronte alle decisioni. Non è eliminando le opzioni che si darà più libertà. Far sparire il simbolo del cristianesimo dagli occhi è la stessa richiesta dei crocifissori di Cristo: via, via, eliminalo Pilato! Ridacci Barabba, la libertà di fare ciò che si vuole. Non vogliamo nessun Re, figuriamoci un Dio! Quel crocifisso ci priva della libertà di non farci domande e non farcele fare dai piccoli.
Che tristezza, quando un simbolo imperituro di malagiustizia fa paura e un condannato a morte scolpito nel legno viene combattuto più di tanti carnefici di oggi in carne ed ossa.
Peccato, infine, che la nostra società tanto democratica, in cui la maggioranza dei cittadini ha sempre il diritto di vedere espressa e riconosciuta la sua convinzione in tutto (divorzio, aborto, eutanasia....), non veda riconosciuto questo stesso diritto umano per quanto riguarda le proprie convinzioni religiose maggioritarie. Non si capisce proprio perchè: dovremmo farcelo spiegare dai signori della Massoneria che siedono nelle poltrone di Strasburgo.

AdnKronos aggiunge un po' di storia: Dopo aver informato la scuola della sua posizione, la Lautsi, nel luglio del 2002, si è rivolta al Tar del Veneto, che nel gennaio del 2004 ha consentito che il ricorso presentato dalla donna venisse inviato alla Corte Costituzionale, i cui giudici hanno stabilito di non avere la giurisdizione sul caso. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che il 17 marzo del 2005 non ha accolto il ricorso della Lautsi, sostenendo che il crocifisso è il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel febbraio del 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione.
Di qui la decisione della donna di ricorrere alla Corte europea di Strasburgo. I sette giudici autori della sentenza (presa all'unanimità) sono: Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajo' (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia)...

Ma la Turchia, che non rispetta i minimi diritti religiosi come fa ad essere ammessa con un suo rappresentante a decidere in casa d'altri? Sempre a proposito del giudice turco chiamato a decidere sui simboli religiosi di un altro paese, mi viene da chiedermi: chissà quando sarà il turno di revisionare i diritti umani e religiosi della Turchia come si comporterà questa Corte Europea (dei Miracoli)?
Un'ultima provocazione: nel Regno Unito, come sapete, chi è cattolico non può essere capo di Stato, cioè Re o Regina, e nemmeno sposare il sovrano. A quando una sana condanna di questa anacronistica legge antireligiosa (e palesemente tale)? Ma le tradizioni che offendono il cattolicesimo sono sempre tollerate. E' proprio il cattolicesimo che deve sparire. Capito!

lunedì 9 marzo 2009

Il card. Murphy O'Connor e le onorificenze: Damian Thompson fa gli sberleffi

Chi ha seguito la storia del discusso futuro conferimento di un "baronato a vita" da parte della Regina d'Inghilterra a Sua Eminenza il card. Cormac Murphy O'Connor di Westminster, quando dovesse ritirarsi dalla sede episcopale da cui nessuno prima di lui è andato in pensione (perchè di solito è strano privilegio della sorte, che i cardinali di Westminster muoiano ancora "in sella"), troverà molto esilarante la presa in giro di Damian Thompson su Holy Smoke.
Finalmente l'esperto di cose ecclesiali inglesi rompe gli indugi e parla di questa eventualità che ci sembra fuori luogo. Tutti sanno con quanta acredine si è sempre riferito a Sua Eminenza. Quindi immaginate cosa può dire in questa occasione....
Chi legge l'inglese e conosce un pochino la mentalità delle "onorificenze e baronie varie" si divertirà parecchio: http://blogs.telegraph.co.uk/damian_thompson/blog/2009/03/08/join_my_campaign_for_the_cardinal_to_be_honoured_by_the_queen

venerdì 6 marzo 2009

Per chi avesse paura di mons. Fisichella...

Oggi mons. Fisichella è a Padova per il tanto contestato intervento sulla bioetica. Per chi ancora avesse paura dei "fondamentalismi vaticani" o altri "oscurantismi clericali" che obnubilano la ragione, e per impedire tali barbarie fosse disposto a ricorrere anche alla violenza, riportiano questa agenzia che ci aiuta a capire l'impostazione di mons. Rino sul rapporto Fede e Ragione:

(ASCA) - Roma, 5 mar - ''Il magistero della Chiesa ha sempre sostenuto che non si deve correre il rischio'' del ''predominio della sola fede'', escludendo invece la ragione e il suo uso. Lo ha ricordato questa mattina mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Universita' Lateranense e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, intervenendo oggi al convegno organizzato a Roma dal Pontificio ateneo Regina Apostolorum, per celebrare i 10 anni dall'enciclica di Giovanni Paolo II ''Fides et Ratio''.

''Se il cristianesimo si ponesse nell'orizzonte dell'aut aut'' tra fede e ragione, ha ammonito il prelato, ''finirebbe con il rincorrere i fondamentalismi di vario genere e distruggerebbe se stesso'', trasformandosi in una ''setta''.

''Un cristiano - ha proseguito Fisichella - non appartiene a una setta, ma a una comunita' di persone che nella liberta' hanno dato il loro assenso a una bella notizia che ha cambiato la loro vita. Per questo motivo, la fede non ha timore di essere sottoposta al vaglio della ragione; al contrario, in qualche modo, la richiede. Non, tuttavia, per dare certezza ai suoi contenuti, ma per permettere che l'atto della fede possa esprimere la piena liberta' di chi ha scoperto la verita'''. Per Fisichella, infatti, ''il credente non deve di per se' dimostrare; egli, piuttosto, deve mostrare la ragionevolezza del proprio atto e la verita' e non contraddittorieta' dei contenuti della sua fede'' ed e' per questo che il ''tentativo'' dei cristiani ''non potra' mai essere quello di indebolire la ragione''. ''Forse che la certezza della fede sui ricava dal relativizzare e indebolire la ragione? Se questo avvenisse - ha affermato Fisichella - non saremo piu' dinanzi a un concetto di fede cattolica''.

asp/sam/rob