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mercoledì 11 aprile 2012

La predica pasquale di p. Raniero Cantalamessa per il Venerdì Santo - testo integrale

Vi riporto il testo integrale della stupenda predica tenuta al Papa e a tutti i fedeli che hanno celebrato la solenne azione liturgica del Venerdì Santo nella Basilica Vaticana. Il tema è il "Christus Victor", preso di peso dalla teologia dei padri sia greci che latini: significa mostrare nella sofferenza di Cristo la sua oggettiva vittoria sul diavolo, sul peccato e sulla morte, vittoria conquistata per l'uomo e il cui merito è poi regalato all'uomo (che ne aveva bisogno e non poteva in altro modo raggiungerla). Suggestive le metafore "moderne", ma in perfetta continuità con lo stile patristico, che p. Raniero mette in campo (per es. quella della "appropriazione indebita"): sono fatte per colpire l'ascoltatore e con un "effetto estraniante" mostrare attraverso il paradosso retorico il paradosso dell'azione di Cristo nei nostri confronti. 


Qualche immagine e un riassunto giornalistico della predica del Venerdì Santo:




Il testo completo 
di P. Raniero Cantalamessa, ofmcapp.

“IO ERO MORTO, MA ORA VIVO PER SEMPRE”
(Apocalisse 1,18)
Predica del Venerdì Santo 2012 nella Basilica di San Pietro

Alcuni Padri della Chiesa hanno racchiuso in una immagine l’intero mistero della redenzione. Immagina, dicono, che si sia svolta, nello stadio, un’epica lotta. Un valoroso ha affrontato il crudele tiranno che teneva schiava la città e, con immane fatica e sofferenza, lo ha vinto. Tu eri sugli spalti, non hai combattuto, non hai né faticato né riportato ferite. Ma se ammiri il valoroso, se ti rallegri con lui per la sua vittoria, se gli intrecci corone, provochi e scuoti per lui l’assemblea, se ti inchini con gioia al trionfatore, gli baci il capo e gli stringi la destra; insomma, se tanto deliri per lui, da considerare come tua la sua vittoria, io ti dico che tu avrai certamente parte al premio del vincitore.

Ma c’è di più: supponi che il vincitore non abbia alcun bisogno per sé del premio che ha conquistato, ma desideri, più di ogni altra cosa, vedere onorato il suo fautore e consideri quale premio del suo combattimento l’incoronazione dell’amico, in tal caso quell’uomo non otterrà forse la corona, anche se non ha né faticato né riportato ferite? Certo che l’otterrà!

Così, dicono questi Padri, avviene tra Cristo e noi. Egli, sulla croce, ha sconfitto l’antico avversario”. “Le nostre spade - esclama san Giovanni Crisostomo - non sono insanguinate, non siamo stati nell’agone, non abbiamo riportato ferite, la battaglia non l’abbiamo neppure vista, ed ecco che otteniamo la vittoria. Sua è stata la lotta, nostra la corona. E poiché siamo stati anche noi a vincere, imitiamo quello che fanno i soldati in questi casi: con voci di gioia esaltiamo la vittoria, intoniamo inni di lode al Signore” . Non si potrebbe spiegare in modo migliore il senso della liturgia che stiamo celebrando.

* * *

Ma ciò che stiamo facendo è, esso stesso, una immagine, la rappresentazione di una realtà del passato, o è la realtà stessa? Tutte e due le cose! “Noi –diceva sant’Agostino al popolo- sappiamo e crediamo con fede certissima che Cristo è morto una sola volta per noi[…]. Sapete perfettamente che tutto ciò è avvenuto una sola volta e tuttavia la solennità periodicamente lo rinnova […].Verità storica e solennità liturgica non sono tra loro in contrasto, quasi che la seconda sia fallace e la prima soltanto corrisponda al vero. Di ciò infatti che la storia afferma essere avvenuto, nella realtà, una sola volta, di questo la solennità rinnova spesso la celebrazione nei cuori dei fedeli” .

La liturgia “rinnova” l’evento! Paolo VI ha precisato il senso che la Chiesa cattolica da a questa affermazione usando il verbo ”rappresentare”, inteso nel senso forte di ri-presentare, cioè rendere nuovamente presente e operante l’accaduto .

C’è una differenza sostanziale tra questa nostra rappresentazione liturgica della morte di Cristo e quella, per esempio, di Giulio Cesare nella tragedia di Shakespeare. Nessuno assiste da vivo all’anniversario della propria morte; Cristo sì, perché è risorto. Egli solo può dire, come fa nell’Apocalisse: “Io ero morto, ma ora vivo per sempre” (Ap 1,18). Dobbiamo stare attenti in questo giorno, visitando i cosiddetti “sepolcri” o partecipando alle processioni del Cristo morto, di non meritare il rimprovero che il Risorto rivolse alle pie donne il mattino di Pasqua: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24,5).

È una affermazione ardita ma vera: “La anamnesi, cioè il memoriale liturgico, rende l’evento più vero di quando avvenne storicamente la prima volta”. In altre parole, più vero e reale per noi che lo riviviamo “secondo lo Spirito”, di quanto lo fosse per coloro che lo vivevano “secondo la carne”, prima che lo Spirito Santo ne rivelasse alla Chiesa il pieno significato.

Noi non stiamo celebrando solo un anniversario, ma un mistero. Nella celebrazione “a modo di anniversario”, spiega sant’Agostino, non si richiede altro se non di “indicare con una solennità religiosa il giorno preciso dell’anno in cui ricorre il ricordo dell’avvenimento stesso”; nella celebrazione a modo di mistero (“in sacramento”), “non solo si commemora un avvenimento, ma lo si fa pure in modo che si capisca il suo significato e lo si accolga santamente” .

Questo cambia tutto. Non si tratta solo di assistere a una rappresentazione, ma di “accoglierne” il significato, di passare da spettatori a attori. Sta a noi perciò scegliere quale parte vogliamo rappresentare nel dramma, chi vogliamo essere: se Pietro, se Giuda, se Pilato, se la folla, se il Cireneo, se Giovanni, se Maria… Nessuno può rimanere neutrale; non prendere posizione, è prenderne una ben precisa: quella di Pilato che si lava le mani o della folla che da lontano ”stava a vedere” (Lc 23,35).

Se tornando a casa, questa sera, qualcuno ci chiede: “Da dove vieni? “Dove sei stato?”, rispondiamo pure, almeno nel nostro cuore: “Sul Calvario!”

* * *

Ma tutto questo non avviene automaticamente, solo perché abbiamo partecipato a questa liturgia. Si tratta, diceva Agostino, di “accogliere” il significato del mistero. Questo avviene con la fede. Non c’è musica, là dove non c’è un orecchio che l’ascolta, per quanto suoni forte l’orchestra; non c’è grazia, là dove non c’è una fede che l’accolga.

In una omelia pasquale del IV secolo, il vescovo pronunciava queste parole straordinariamente moderne e, si direbbe, esistenziali: “Per ogni uomo, il principio della vita è quello, a partire dal quale Cristo è stato immolato per lui. Ma Cristo è immolato per lui nel momento in cui egli riconosce la grazia e diventa cosciente della vita procuratagli da quell’immolazione” .

Questo è avvenuto sacramentalmente nel battesimo, ma deve avvenire consapevolmente sempre di nuovo nella vita. Dobbiamo, prima di morire, avere il coraggio di fare un colpo di audacia, quasi un colpo di mano: appropriarci della vittoria di Cristo. L’appropriazione indebita! Una cosa comune purtroppo nella società in cui viviamo, ma con Gesù essa non solo non è vietata, ma è sommamente raccomandata. “Indebita” qui significa che non ci è dovuta, che non l’abbiamo meritata noi, ma ci è data gratuitamente, per fede.

Ma andiamo sul sicuro; ascoltiamo un dottore della Chiesa. “Io –scrive san Bernardo -, quello che non posso ottenere da me stesso, me lo approprio (alla lettera, lo usurpo!) con fiducia dal costato trafitto del Signore, perché è pieno di misericordia. Mio merito, perciò, è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti, finché lui sarà ricco di misericordia. Che se le misericordie del Signore sono molte (Sal 119, 156), io pure abbonderò di meriti. E che ne è della mia giustizia? O Signore, mi ricorderò soltanto della tua giustizia. Infatti essa è anche la mia, perché tu sei per me giustizia da parte di Dio” (cf. 1 Cor 1, 30) .

Forse che questo modo di concepire la santità rese san Bernardo meno zelante delle buone opere, meno impegnato nell’acquisto delle virtù? Forse trascurava di mortificare il suo corpo e ridurlo in schiavitù (cf. 1 Cor 9,27), l’apostolo Paolo che, prima di tutti e più di tutti, aveva fatto di questa appropriazione della giustizia di Cristo lo scopo della sua vita e il centro della sua predicazione (cf. Fil 3, 7-9)?

A Roma, come purtroppo in ogni grande città, ci sono tanti senza tetto. Esiste un nome per essi in tutte le lingue: homeless, clochards, barboni: persone umane che non posseggono che i pochi stracci che portano addosso e qualche oggetto che si portano dietro in borse in plastica. Immaginiamo che un giorno si diffonde questa voce: in Via Condotti (tutti sanno cosa rappresenta a Roma Via Condotti!) c’è la proprietaria di una boutique di lusso che, per qualche sconosciuta ragione, di interesse o di generosità, invita tutti i barboni della Stazione Termini a venire nel suo negozio; li invita a deporre i loro stracci sudici, a farsi una bella doccia e poi scegliere il vestito che desiderano tra quelli esposti e portarselo via, così, gratuitamente.

Tutti dicono in cuor loro: “Questa è una favola, non succede mai!”. Verissimo, ma quello che non succede mai tra gli uomini tra di loro è quello che può succedere ogni giorno tra gli uomini e Dio, perché, davanti a Lui, quei barboni siamo noi! È quello che avviene in una bella confessione: deponi i tuoi stracci sporchi, i peccati, ricevi il bagno della misericordia e ti alzi che sei “rivestito delle vesti della salvezza, avvolto nel mantello della giustizia” (Is 61, 10).

Il pubblicano della parabola salì al tempio a pregare; disse semplicemente, ma dal profondo del cuore: “O Dio, abbi pietà di me peccatore!”, e “tornò a casa giustificato” (Lc 18,14), riconciliato, fatto nuovo, innocente. Lo stesso, se abbiamo la sua fede e il suo pentimento, si potrà dire di noi tornando a casa dopo questa liturgia.

* * *

Tra i personaggi della passione con i quali possiamo identificarci mi accorgo che ho tralasciato di nominarne uno che più di tutti aspetta chi ne segua l’esempio: il buon ladrone.

Il buon ladrone fa una completa confessione di peccato; dice al suo compagno che insulta Gesù: “Neanche tu hai timore di Dio che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male” (Lc 23, 40 s.). Il buon ladrone si mostra qui un eccellente teologo. Solo Dio infatti, se soffre, soffre assolutamente da innocente; ogni altro essere che soffre deve dire: “Io soffro giustamente”, perché, anche se non è responsabile dell’azione che gli viene imputata, non è mai del tutto senza colpa. Solo il dolore dei bambini innocenti somiglia a quello di Dio e per questo esso è così misterioso e così sacro.

Quanti delitti atroci rimasti, negli ultimi tempi, senza colpevole, quanti casi irrisolti! Il buon ladrone lancia un appello ai responsabili: fate come me, venite allo scoperto, confessate la vostra colpa; sperimenterete anche voi la gioia che provai io quando sentii la parola di Gesù: “Oggi sarai con me in paradiso!” (Lc 23,43). Quanti rei confessi possono confermare che è stato così anche per loro: che sono passati dall’inferno al paradiso il giorno che hanno avuto il coraggio di pentirsi e confessare la loro colpa. Ne ho conosciuto qualcuno anch’io. Il paradiso promesso è la pace della coscienza, la possibilità di guardarsi nello specchio o guardare i propri figli senza doversi disprezzare.

Non portate con voi nella tomba il vostro segreto; vi procurerebbe una condanna ben più temibile di quella umana. Il nostro popolo non è spietato con chi ha sbagliato ma riconosce il male fatto, sinceramente, non solo per qualche calcolo. Al contrario! È pronto a impietosirsi e ad accompagnare il pentito nel suo cammino di redenzione (che in ogni caso diventa più breve). “Dio perdona molte cose, per un’opera buona”, dice Lucia all’Innominato nei “Promessi sposi”. Ancor più, dobbiamo dire, egli perdona molte cose per un atto di pentimento. Lo ha promesso solennemente: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” (Is 1, 18).

Riprendiamo ora a fare quello che, abbiamo sentito all’inizio, è il nostro compito in questo giorno: con voci di gioia esaltiamo la vittoria della croce, intoniamo inni di lode al Signore. “O Redemptor, sume carmen temet concinentium” : E tu, o nostro Redentore, accogli il canto che eleviamo a te.

Note:

1 Nicola Cabasilas, Vita in Christo, I, 9 (PG 150, 517).
2 S. Giovanni Crisostomo, De coemeterio et de cruce (PG, 49, 596).
3 S. Agostino, Sermone 220 (PL 38, 1089)
4 Cf Paolo VI, Mysterium fidei (AAS 57, 1965, p. 753 ss).
5 Agostino, Epistola 55, 1, 2 (CSEL 34, 1, p. 170).
6 Omelia pasquale dell’anno 387 (SCh 36, p. 59 s.).
7 S. Bernardo di Chiaravalle, Sermoni sul Cantico, 61, 4-5 (PL 183, 1072).
8 Inno della Domenica delle Palme e della Messa crismale del Giovedì Santo

sabato 7 aprile 2012

"Dammi questo straniero": il canto di Giuseppe di Arimatea

Canto Bizantino Τον ήλιον κρύψαντα per il Sabato Santo

Questo inno è un lamento che fa parlare Giuseppe di Arimatea a Pilato, mentre chiede il corpo di Gesù. Un bellissimo inno della Settimana Santa bizantina. Gesù è indicato come "lo straniero", e punta così all'insegnamento di Gesù, al suo principio fondamentale di amore senza condizione verso il fratello sconosciuto e lo straniero. E' dedicato a tutti gli stranieri, che solo Maria sente suoi figli.




Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia

Una sola domanda: ti sei già confessato per la Pasqua?

Cari lettori, in questi santi giorni della Grande Settimana, grazie a Dio, i confessionali sono più frequentati che mai. I sacerdoti - almeno nel santuario dove dimoro - fanno orario continuato dalle 6,30 del mattino alla sera, alternandosi a decine alla volta per raccogliere le confessioni di tutti i penitenti che vengono e per riconciliarli con Dio.
E tu, fratello o sorella che leggi, ti sei già recato a farti "risuscitare interiormente" dalla misericordia di Dio? Hai già lasciato che Gesù ti fornisca l'abito nuziale dell'anima, lavando con il suo perdono le tue colpe? Se pensi di non averne bisogno, è proprio il momento di cercare ancor di più un prete per confessarti.
La Pasqua è per il perdono dei peccati e per la risurrezione dell'uomo: non rimanere nel tuo sepolcro! 
Sant'Antonio direbbe: "fratello, Gesù è morto perché tu potessi risuscitare, non rendere vano il suo sacrificio tenendoti i tuoi peccati". VAI A CONFESSARTI. C'è ancora tempo. Non dimenticare: la confessione è il modo migliore per celebrare personalmente, in se stessi, la Vittoria di Gesù sul peccato e sulla morte.

Sabato Santo, sabato di Maria


Così il Dottore Evangelico sant'Antonio collega la giornata del Sabato Santo all'origine della memoria settimanale del Sabato dedicato alla Vergine Maria (la memoria di santa Maria in sabato). Leggiamo quanto segue nel Sermone per la Pasqua del Signore (I), §6:

«Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome comperarono gli aromi per andare ad imbalsamare il corpo di Gesù». Scrive Luca: «Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, guardarono attentamente il sepolcro e come era stato deposto il suo corpo. Ritornarono indietro e prepararono gli aromi e gli unguenti; e il giorno di sabato osservarono il riposo, secondo il precetto» (Lc 23,55-56).
La Glossa, commentando Matteo (Mt 28,1), dice: Era comandato che il silenzio del sabato fosse osservato da vespro a vespro; quindi le pie donne, sepolto il Signore, mentre era ancora permesso il lavoro - e cioè il giorno della parasceve (venerdì) fino al tramonto del sole - si occuparono nella preparazione dei vari unguenti. E poiché, per il poco tempo a disposizione, non riuscirono a completare i preparativi, passato il sabato, cioè al tramonto del sole, quando di nuovo era permesso il lavoro, subito si affrettarono a comperare gli aromi, per essere pronte al mattino seguente per andare a imbalsamare il corpo di Gesù. Queste pie donne si affrettavano: si affaticavano a preparare unguenti come si affaticano le api nel produrre il miele e la cera.
Dice la Storia Naturale che le varie attività delle api sono ben distinte tra loro, giacché alcune producono la cera e altre il miele; alcune portano acqua, altre radunano il miele e altre ancora lo pressano; alcune escono per il lavoro allo spuntar del giorno e altre riposano finché una le sveglia. Quindi tutte insieme volano fuori a lavorare. In quest'ape che sveglia le altre che stanno dormendo, io vedo raffigurata la beata Maddalena, la quale, poiché ardeva di grande amore, sollecitava vivamente le altre a preparare gli unguenti. Invece la Vergine Maria, dopo che il figlio suo Gesù fu deposto nel sepolcro, mai se ne allontanò, come affermano alcuni, ma restò sempre lì a vegliare in lacrime, finché per prima lo vide risorgere: per questo i fedeli festeggiano in suo onore il giorno di sabato.

Attendiamo con Maria, addolorata Madre di Cristo, la gloriosa risurrezione del Figlio di Dio.

giovedì 5 aprile 2012

Venerdì della Passione e Morte del Signore: Ecco il legno della Croce

L'ostensione della Croce, con il canto: "Ecce lignum Crucis". Dalla celebrazione di Benedetto XVI della Passione del Signore, Venerdì Santo 2011. Il Papa ci mostra come fare le cose nella liturgia: senza fretta, con il canto, con adorazione. In alcune chiese ci si dimentica anche di inginocchiarsi tutti insieme, qualche momento, in adorazione tra un "ecce lignum" e l'altro, per la fretta di arrivare... all'adorazione personale con il bacio della Croce! "Flectamus genua" ricorda il diacono: "pieghiamo le ginocchia"!

mercoledì 28 marzo 2012

Tempo di Passione: il crocifisso segno di contraddizione.



Se i crocifissi richiesti dalla Scuola li dà la Provincia va bene, ma se in tempi di crisi, il parroco si offre di regalarli, allora è meglio fare un po' di polemica e rifiutare il dono (anche se si dovrebbe dire, parafrasando: "A crocifisso donato, non si guarda in bocca"). 
Ecco la storia odierna (clicca qui per vedere la fonte):
Il parroco regala i crocifissi al liceo ma l'insegnante di religione li "rifiuta"

PORDENONE - Sembra incredibile eppure è proprio così: l’insegnante di religione, pur in maniera indiretta, ha bloccato una donazione di crocifissi e la scuola è stata costretta a rinunciare al regalo. È quando accaduto al Liceo Grigoletti di Pordenone dove il Consiglio di Istituto dopo una votazione ha rispedito indietro i crocifissi che la parrocchia San Giorgio voleva regalare per affiggerli nelle aule. Ma è stato proprio il voto, anzi il "non voto", dell’insegnante di religione quello determinate per non accettare la donazione.

C’è da fare un passo indietro per capire cosa è accaduto. Nei mesi scorsi il liceo pordenonese temporaneamente diretto a scavalco da Gianfranco Nosella, preside effettivo al Torricelli di Maniago, aveva presentato una richiesta di contributo alla Provincia senza però specificarne il motivo. La richiesta venne respinta. I soldi servivano per l’acquisto di alcuni crocifissi che dovevano finire nelle aule sprovviste o per sostituirne altri in cattivo stato di conservazione.

Il parroco del San Giorgio, saputo che alla scuola servivano crocifissi, si è subito offerto di donarne una ventina. Un regalo, insomma, ben apprezzato anche perchè lo scopo era proprio quello di averne uno per ogni aula. Tutto a posto? Neppure per sogno. Già, perchè a causa di un decreto ministeriale le donazioni che vengono offerte a un istituto scolastico devono essere soggette al voto del Consiglio di istituto. In pratica docenti, personale Ata, genitori e studenti devono votare l’accoglimento del regalo.

Quando al Grigoletti il preside ha messo ai voti la donazione mai si sarebbe aspettato che la situazione potesse prendere quella piega. Il voto, infatti, è finito in parità. Metà a favore, l’altra metà contraria ad accogliere i crocifissi. All’appello mancava solo il parere del docente di religione. Scontato per tutti il fatto che non poteva che essere un voto favorevole. Invece l’insegnante (non si tratta di un sacerdote) ha deciso di astenersi. Morale della favola, a parità di voti la donazione è stata rifiutata.

Da quanto si è appreso l’astensione sarebbe stata motivata da un "problema di coscienza" [ Nota personale: ma non è ancora in vigore la legge che vede nel crocifisso un elemento dell'aula scolastica?]. Insomma, il docente avrebbe scelto questa strada nel "rispetto delle diversità" proprio perchè, visto il suo ruolo, sarebbe stato scontato un "sì" pieno. Si è astenuta per correttezza [ma sapeva o no che il suo mancato voto in realtà valeva come negativo?]. Resta il fatto che la questione pare aver avuto anche una appendice esterna alla scuola. La Diocesi di Concordia - Pordenone sarebbe stata informata da una lettera di un altro insegnante del Grigoletti sul comportamento tenuto dal docente di religione [ricordo che l'ufficio scuola della Diocesi rilascia l'attestato di idoneità all'insegnamento della religione Cattolica, perché questo è ancora il nome della materia...]. Difficile sapere se siano stati presi provvedimenti specifici nei suoi confronti, quello che però pare certo è che il docente di religione ha deciso di dimettersi dal Consiglio di istituto del liceo pordenonese.
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A me resta l'amara impressione che certe astensioni fanno venire spontaneamente in mente un tale Pilato, il quale davanti alla Verità e alla Giustizia si lavò le mani, dicendo: "vedetevela voi". E fu così che il prototipo di tutti i crocifissi venne ucciso per quell'astensione.

domenica 25 marzo 2012

L'utilità della Croce. Anche se non la capisco, rimane l'unico strumento di salvezza.

Dal blog degli "Oranti di strada" un semplice, ma incisivo, video a commento del Vangelo di questa 5a domenica di Quaresima (Gv 12,20-33):
:In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».


Possiamo aggiungere queste sagge parole di sant'Antonio, che non nascondeva mai la verità, anche quando appare dura e incomprensibile:
Presumete di poter salire per altra via… al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile!

sabato 24 marzo 2012

La corona di Spine del Signore e le reliquie della Passione presso la Basilica di Sant'Antonio a Padova

reliquiario parigino della S. Couronne d'epines di Gesù
La storia della corona di spine di Gesù, una delle più insigni reliquie della Passione recuperate da Sant'Elena e tanto care alla devozione dei cristiani d'Occidente e d'Oriente, è una storia di fede, ma anche di soldi, di "regali" interessati e insieme di generosità e condivisione. Queste ultime virtù sono evidenziate dallo stato attuale della reliquia della corona, conservata a Notre Dame: le sue spine sono quasi del tutto assenti; offerte, nel corso dei secoli, alle tante chiese e diocesi dell'Europa. Le chiese francescane, in particolare, hanno beneficiato dell'appartenenza di San Luigi IX al Terz'Ordine di San Francesco, ricevendo spesso alcune spine della Corona di Gesù.
L'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II aveva "donato" al re di Francia San Luigi tutta una serie di reliquie che erano poi state collocate, in gran parte, nella Sainte-Chapelle di Parigi costruita appositamente per contenerle. Baldovino infatti, nel 1238, si trovava in Francia per cercare di rastrellare fondi e aiuti militari per sostenere il suo impero latino dal tentativo di riconquista dei legittimi proprietari ossia i Bizantini che avevano perduto la città per mano dei Veneziani durante la cosiddetta IV Crociata. In quell'occasione Baldovino impegnò presso la Corona francese la Contea di Namur per 500.000 lire di Parigi e regalò al re di Francia la reliquia nota come "Corona di Spine di Nostro Signore". Quest'ultima però non l'aveva con sé visto che l'aveva impegnata presso i Veneziani a fronte di una forte somma di denaro. Perciò San Luigi riscattò con grande esborso di denaro la reliquia ricevuta "in regalo" portandola poi a Parigi. Per essa fece costruire la "Sainte Chapelle", la più bella delle chiese del gotico francese, splendido reliquiario di vetro e pietra per la più insigne delle reliquie di Parigi.

La Basilica padovana di Sant'Antonio, negli armadi della Cappella delle Reliquie, possiede uno splendido reliquiario quattrocentesco contenente tre spine della Corona di Gesù (nicchia centrale, reliquiario num. 17), quasi certamente donate al santuario antoniano dallo stesso Re santo di Francia, per la sua devozione al Santo di Padova. La reliquia vicentina della Santa Spinea ha la medesima provenienza e nello stesso periodo (cf. qui).
Oltre a queste reliquie, la Basilica ha anche un frammento della Pietra del sepolcro di Cristo e della veste di Nostro Signore (nicchia di destra, num. 89), frammenti della pietra del Getsemani (nicchia di sinistra, num. 46), e naturalmente una scheggia del legno della vera Croce (nicchia centrale, reliquiario num. 3).

La comunità dei Frati del Santo, nel 1872, aveva anche ottenuto dalla Santa Sede di poter celebrare - con  Messa votiva al tempo alquanto diffusa - la memoria della Corona di Spine, nel IV venerdì di Quaresima. Tale celebrazione avveniva con grande concorso di popolo, che desiderava vedere e ricevere la benedizione con queste reliquie che erano state a contatto con il corpo e il sangue del Signore durante la sua Passione.

Qualcuno oggi sorride di queste venerazioni, considerandole retaggi di superstizioni medievali. Invece di comprendere che il Cristianesimo è una religione storica, che racconta la storia della Salvezza, e non ha paura di guardare all'umanità del Salvatore e ai manufatti che sono stati coinvolti in questa storia e la narrano con la loro materialità simbolica. Non sempre - è vero - le reliquie della Passione sono autentiche, sono in ogni caso delle "icone", delle immagini intrise di forza evocativa. E questo non toglie che quelle, con tuta probabilità originali, abbiano una forte carica spirituale ed emotiva, capaci come sono di evocare in chi le accosta il ricordo della Passione di Gesù.
Non tutti potevano o possono recarsi in Terra Santa. Per loro, cioè per i poveri, il francescano re San Luigi voleva acquistare le reliquie più importanti della crocifissione e sepoltura di Cristo, per offrirle alla venerazione di quanti sono solo ricchi di fede, ma non possono affrontare il grande pellegrinaggio ai luoghi dove si sono svolti i fatti della nostra salvezza.
Anche recentemente il Direttorio Vaticano su Liturgia e Pietà popolare ha dovuto ribadire la legittimità di queste devozioni tanto disprezzate da chi non sa più apprezzare la devozione semplice dei semplici, contestualizzandole - comunque - sulla necessaria base biblica che valorizza e fornisce il quadro di interpretazione, e non dimentica affatto, la storia fin nei suoi particolari. Ecco il passo:
129. Il testo evangelico, singolarmente particolareggiato nella narrazione dei vari episodi della Passione, e la tendenza alla specificazione e alla differenziazione propria della pietà popolare, hanno fatto sì che i fedeli rivolgessero l’attenzione anche ad aspetti singoli della Passione di Cristo e ne facessero quindi oggetto di devozioni particolari: all’«Ecce Homo», il Cristo vilipeso, «con la corona di spine e il mantello di porpora» (Gv 19, 5), che Pilato mostra al popolo; alle sante piaghe del Signore, soprattutto alla ferita del costato e al sangue vivificante da essa sgorgato (cf. Gv 19, 34); agli strumenti della Passione, quali la colonna della flagellazione, la scala del pretorio, la corona di spine, i chiodi, la lancia della trafittura; alla santa sindone o lenzuolo della deposizione.
Queste espressioni di pietà, promosse in alcuni casi da persone eminenti per santità, sono legittime. Tuttavia, per evitare un frazionamento eccessivo nella contemplazione del mistero della Croce, sarà conveniente sottolineare la considerazione complessiva dell’evento della Passione secondo la tradizione biblica e patristica.
A completamento di questo post, un piccolo documentario sulla Santa corona e la sua venerazione "ecumenica", nei primi venerdì del mese, presso la Cattedrale di Notre Dame di Parigi dove oggi è custodita la reliquia. 


Il formulario della Messa Votiva (F.E.) della Corona di Spine è davvero bello. Una rilettura spirituale della regalità umile di Cristo, ritrovata nelle menzioni della corona e del gesto regale dell'incoronazione nelle pagine dell'Antico e del Nuovo testamento.

IN FESTO SS. SPINEAE CORONAE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI.
Introitus. Cant. 3. Egredimini, et videte, filiae Sion, regem Salomonem in diademate, quo coronavit eum mater sua, parans Crucem Salvatori suo.
Psalm. 8. Gloria et honore coronasti eum, Domine: et constituisti eum super opera manuum tuarum. v. Gloria Patri.

Oratio
Presta, quaesumus, omnipotens Deus; ut qui in memoriam passionis Domini nostri Jesu Christi, Coronam ejus spineam veneramur in terris : ab ipso gloria et honore coronari mereamur in coelis. Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti.
Fit commemoratio Feriae. 
Lectio libri Sapientiae. Cant. 3. et 4.
Lectulum Salomonis sexaginta fortes ambiunt ex fortissimis Israel : omnes tenentes gladios, et ad bella doctissimi : uniuscujuisque ensis super femur suum propter timores nocturnos. Ferculum fecit sibi rex Salomon de lignis Libani. Columnas ejus fecit argenteas, reclinatorium aureum, ascensum purpureum : media caritate constravit propter filias Jerusalem. Egredimini, et videte filiae Sion, regem Salomonem in diademate, quo coronavit illum mater sua in die desponsationis illius, et in die laetitiae cordis ejus. Quam pulchra es, amica mea, quam pulchra es! Oculi tui columbarum, absque eo quod intrinsecus latet. Veni de Libano, sponsa mea, veni de Libano, veni : coronaberis.
Graduale. Eccli. 45. Corona aurea super caput ejus, expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. 
v. Psalm. 20. Quoniam praevenisti eum in benediclionibus dulcedinis, posuisti in capite ejus Coronam de lapide pretioso.

Tractus. Isaiae 61. Induit eum Dominus vestimentis salutis, et indumento justitiae, quasi sponsum decoratum corona. 
v. Isai. 28. Corona tribulationis effloruit in coronam gloriae, et sertum exultationis. f. Sap. 5. Accepit regnum decoris, diadema speciei.

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In Missis votivis Tempore Paschali:
Alleluja, alleluja. f. Eccli. 45. Corona aurea super caput ejus, expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. Alleliija.f. Tibi gloria, hosanna: tibi triumphus et vicloria : tibi summae laudis, ethonoris corona. Alleluja.
Per annum usque ad Septuagesimam:
Graduale. Ibid. Corona aurea super caput ejus : expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. f. Psalm. 20. Quoniam praevenisti eum in benediclionibus dulcedinis, posuisti in capite ejus coronam de lapide pretioso. Alleliija, alleliija. f. Isai.28. Corona tribulationis effloruit in coronam gloriae, etsertum exultationis. Alleluja.
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+ Sequentia sancti Evangelii secundum Joannem. Joan. 19.
In illo tempore : Apprehendit Pilatus Jesum, et flagellavit. Et milites plectentes Coronam de spinis, imposuerunt capiti ejus, et veste purpurea circumdederunt eum. Et veniebant ad eum, et dicebant: «Ave Rex Judaeorum» : et dabant ei alapas. Exivit ergo iterum Pilatus foras, et dicit eis: «Ecce adduco vobis eum foras, ut cognoscatis, quia nullam invenio in eo causam». Exivit ergo Jesus portans Coronam spineam, et purpureum vestimentum.
Credo.
Offertorium. Tuam Coronam adoramus, Domine : tuam gloriosam recolimus passionem.
Secreta
Tuorum militum, Rex omnipotens, virtutem robora : ut quos in hujus mortalitatis stadio unigeniti Filii tui Corona laetificat; consummato cursu certaminis, immortalitatis bravium apprehendant. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit.

Praefatio de S. Cruce.
Communio. Prov. 4. Laetare, Mater nostra, quia dabit Dominus capiti tuo augmenta gratiarum, et corona inclyta proteget te.
Postcommunio
Supplices te rogamus, omnipotens Deus; ut haec sacramenta quae sumpsimus, per sacrosanctae Filii tui Coronae, cujus solemnia recensemus, virtutem : nobis proficiant ad medelam. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum; qui tecum vivit et regnat.

venerdì 23 marzo 2012

Canto alla comunione per la V domenica di Quaresima, anno B. Proposta di rinnovamento nella continuità

Il canto di comunione proposto dal Graduale Romanum per la V domenica di Quaresima nell'anno B, riprende il versetto 26 del cap. 12 di Giovanni, letto al Vangelo: "Se qualcuno mi vuol servire mi segua e là dove sono io sarà anche il mio servitore".
Un'antifona molto bella, ma non facilmente maneggiabile da tutti. Eccola qui:















Ma per i cori parrocchiali, o per i principianti del gregoriano è sicuramente più accessibile lo stesso testo nel rivestimento musicale sillabico che troviamo a pag. 365 nel Graduale Simplex. Melodia anche questa autenticamente gregoriana, mentre le parole sono le stesse dell'antifona precedente:
L'esecuzione di questo canto la trovate qui: www.youtube.com/watch?v=DZu-ca-Y3PY 

Però anche questa soluzione può sembrare troppo ostica, nonostante la soavità di questa semplicissima melodia. Il latino non è ancora facilmente digerito. Bene. Come io sostengo, bisogna iniziare a far risentire i modi gregoriani, che possono benissimo vivere - nelle melodie semplici e sillabiche - anche senza la lingua originale. Per questo ho cercato di adattare all'italiano la musica del Graduale Simplex. Ne è uscita questa antifona che vi posto. E' solo un esempio e una prova. Però penso sia utilizzabile, per questo aggiungo anche le strofe del salmo 33 da cantare tra una ripetizione e l'altra dell'antifona (in forma di ritornello).

sabato 17 marzo 2012

Gregoriano per la IV domenica di Quaresima

Domenica Laetare, l'introito in splendida esecuzione monastica dei monaci dell'Abbazia di Notre Dame de Triors. L'invito a rallegrarci con Gerusalemme, perché la liberazione è vicina:

Is. 66, 10 e 11 - Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, esultate con essa: giote voi che foste tristi: ed esultate e siate sazi delle sue consolazioni. Sal. 121, 1 - Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo nella casa del Signore. Gloria al Padre… Is. 66, 10 e 11 - Rallegrati, Gerusalemme

Ma anche il Graduale, meno famoso, è in tema: Laetatus sum


Sal. 121, 1 e 7 - Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Regni la pace nelle tue fortezze e la sicurezza nelle tue torri.

venerdì 16 marzo 2012

Canto liturgico per la Settimana Santa: Cantare la Passione del Signore

Grazie all'aiuto di due gentilissimi lettori, Ludovico e Paolo, e alla cortesia dell'associazione "Amici della Liturgia" (che potrete visitare a questo link: www.liturgiaculmenetfons.it), abbiamo l'opportunità di godere del Concerto Sacro da loro ideato e realizzato.
Sono tutte musiche e canti per la liturgia della Settimana Santa. La parte del leone la fa il canto della Passione secondo Marco in italiano (secondo il testo del Lezionario CEI) ma con la melodia gregoriana, trascrizione a cura dall'organista prof. Fabio Miori. Le parti polifoniche della "turba" sono state composte dal M° Daniele Lutterotti. Il M° Giuliano Gardumi dirige il coro liturgico "Beato Antonio Rosmini", composto da vari elementi provenienti dalla val Lagarina e alto Garda. I solisti sono Stefano Miori, Ezio Salvaterra e Sandro Miori.

Oltre alla bellissima registrazione dell'intero "concerto sacro" siamo in grado anche di fornire lo spartito completo del canto del Passio, che è quello previsto per la prossima Domenica delle Palme, Anno B. Se qualche intraprendente corale, con appositi ministri consenzienti, volesse utilizzare questa preziosa risorsa per far gustare il canto della Parola di Dio, farà certamente cosa buona e giusta.
Quindi, eccovi a seguire sia il video che il PDF scaricabile dello spartino, di cui ancora una volta ringraziamo il sito  www.liturgiaculmenetfons.it.
In questo file di presentazione troverete altri approfondimenti sui canti offerti nel video, tutti canti strettamente litugici, presi o dalla tradizione gregoriana, o nell'interpretazione polifonica anche contemporanea.

Il video comincia con il canto Christus factus est, al minuto 3:25 inizia la Passione del Signore





Scarica qui lo spartito o sfoglialo nella finestra:

giovedì 15 marzo 2012

Chitarre in Chiesa? Dipende da chi e da che cosa suona.

Amici e lettori, ascoltate questo video musicale, registrato da alcuni chitarristi. Suonano "O capo insanguinato" di J.S. Bach, una delle melodie più diffuse a livello europeo e nordamericano come inno per la Quaresima e il tempo di Passione (per chi non lo conoscesse vedere qui il testo e lo spartito).
Sentite cosa si può fare con le chitarre, come con ogni altro strumento musicale, a patto che lo si sappia usare e maneggiare in maniera appropriata. Lodare Dio in cordis et citharis è auspicabile, ma prima è necessario un grande affinamento di tecnica e di repertorio. Se avete altri esempi, postateli pure nei commenti.



Lo stesso canto nell'esecuzione sublime del coro di King's College - Cambridge


Nota sull'origine del testo di "O capo insanguinato"

Salve caput cruentatum (Enrico De Capitani)


Salve caput, da cui è tradotto il canto “O capo insanguinato”, è un lungo testo poetico in latino sulla Passione di Cristo. E’ attribuito a Arnolfo di Lovanio (c. 1240-48), monaco cistercense e Abate di Villiers in Brabante, da molti era considerato opera di Bernardo di Chiaravalle, di cui - comunque - porta l'impronta spirituale.

Salve, caput cruentatum,
Totum spinis coronatum,
Conquassatum, vulneratum,
Arundine sic verberatum
 
Facie sputis illita,
Salve, cuius dulcis vultus,
Immutatus et incultus 
Immutavit suum florem 
Totus versus in pallorem 
Quem coeli tremit curia.
Omnis vigor atque viror 
Hinc recessit, non admiror,
Mors apparet in aspectu,
Totus pendens in defectu,
Attritus aegra macie.
Sic affectus, sic despectus 
Propter me sic interfectus,
Peccatori tam indigno 
Cum amoris intersigno 
Appare clara facie.
In hac tua passione 
Me agnosce, pastor bone,
Cuius sumpsi mel ex ore,
Haustum lactis ex dulcore
 
Prae omnibus deliciis,
Non me reum asperneris,
Nec indignum dedigneris
 
Morte tibi iam vicina 
Tuum caput hic acclina,
In meis pausa brachiis.

Tuae sanctae passioni 
Me gauderem interponi,
In hac cruce tecum mori
 
Praesta crucis amatori,
Sub cruce tua moriar.

Morti tuae iam amarae 
Grates ago, Jesu care,
Qui es clemens, pie Deus, 
Fac quod petit tuns reus,
Ut absque te non finiar.
Dum me mori est necesse,
Noli mihi tunc deesse;
In tremenda mortis hora
 
Veni, Jesu, absque mora,
Tuere me et libera.

Cum me jubes emigrare,
Jesu care, tunc appare;
O amator amplectende,
Temet ipsum tunc ostende 
In cruce salutifera.

venerdì 9 marzo 2012

Meditazione in musica: Crucifixus sub Pontius Pilatus

Per questo terzo venerdì di Quaresima vi propongo lo spettacolare e meditativo Crucifixus, passaggio del Credo, secondo l'interpretazione di Antonio Lotti, compositore vissuto dal 1667 al 1740.
Il coro - lo splendido King's College Choir di Cambridge, Inghilterra, canta:

Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato, passus et sepultus est.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.




Puoi scaricare qui lo spartito a 8 voci: http://www3.cpdl.org/wiki/images/sheet/lotti/lott-cru.pdf

sabato 3 marzo 2012

Preci litaniche ambrosiane per la II e IV settimana di Quaresima: esempio di preghiere dei fedeli

Per completare il post della settimana scorsa, sulle preci litaniche ambrosiane, oggi usate anche come preghiere dei fedeli, vi mostro questo sabato lo schema per le "domeniche pari" della Quaresima (II e IV). Ancora più semplici le preghiere, intercalate dal ritornello sempre uguale: "Kyrie, eleison":




PRECI LITANICHE (Domenica II e IV di Quaresima)

Dicamus omnes: Kyrie eleison.

Domine, Deus omnipotens patrum nostrorum. Kyrie eleison.

Respice de caelo, et de sede sancta tua. Kyrie eleison.

Pro Ecclesia tua sancta catholica, quam conservare digneris. Kyrie eleison.

Pro Papa nostro N. et Pontifice nostro N. et sacerdotio eorum. Kyrie eleison.

Pro universis Episcopis, cuncto clero, et populo. Kyrie eleison.

Pro civitate hac, omnibusque habitantibus in ea. Kyrie eleison.

Pro aerum temperie, et foecunditate terrarum. Kyrie eleison.

Libera nos, qui liberasti filios Israel. Kyrie eleison.

In manu forti, et brachio excelso. Kyrie eleison.

Exurge, Domine, adjuva nos, et libera nos propter nomen tuum. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

Diciamo unanimi: Kyrie eleison

O Signore, onnipotente, Iddio dei nostri padri. Kyrie eleison

Rivolgi lo sguardo dal cielo e dal tuo santo trono. Kyrie eleison.

Noi ti preghiamo per la Chiesa tua santa, affinché ti degni conservarla.Kyrie eleison.

Per il nostro Papa N., per il nostro Arcivescovo N. e per il loro clero.Kyrie eleison.

Per tutto l’episcopato e per tutto il clero ed il popolo. Kyrie eleison.

Per la nostra città e per tutti i suoi abitanti. Kyrie eleison.

Per la clemenza dell’aria e la fecondità dei campi. Kyrie eleison.

Liberaci tu, che liberasti già i figli di Israele. Kyrie eleison.

(Tu, che li liberasti) con mano forte e braccio sicuro. Kyrie eleison.

Sorgi, o Signore, ed aiutaci a liberarci in virtù del tuo nome. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.



Spartito delle Preces, cliccare sull'immagine per ingrandire

domenica 26 febbraio 2012

Canto di comunione Prima domenica di Quaresima. Scapulis suis


Come già sappiamo (potete leggere questo vecchio post), tutto il canto "variabile" della Prima Domenica di Quaresima del Rito Romano proviene dal Salmo 90 (dovrebbe provenire, se si facesse ecc. ecc..). Sia nella Forma Ordinaria che in quella Straordinaria i canti del Graduale coincidono. Purtroppo nel Lezionario è stato scelto il salmo 24 come "salmo responsoriale", invece di riprendere la scelta più ovvia, cioè quella corrispondente al Tractus (che non è stato abolito nella liturgia "riformata", ma è solo poco usato, perchè si deve essere molto bravi a cantarlo!). Il tratto di oggi è naturalmente anche quello preso dal salmo 90. [Nelle Bibbie attuali è il salmo 91(90)]. Non dimentichiamo che i vv. 11 e 12 di questo salmo sono citati da Satana stesso, nel Vangelo di Matteo, mentre è intento a tentare il Signore sul pinnacolo: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra".

Vogliamo dare un'occhiata più da vicino al canto alla comunione, che riprende i versetti 4 e 5 del salmo 90 nella versione dell'Antica Vulgata (la Nova Vulgata cambia questo versetto così: Alis suis obumbrabit tibi,
et sub pennas eius confugies; scutum et lorica veritas eius.)

Ps. 90, 4-5 - Scápulis suis obumbrábit tibi Dóminus, et sub pennis eius sperábis: scuto circúmdabit te véritas eius.
Sal. 90, 4-5 - Con le sue ali ti coprirà il Signore, e sotto le sue penne troverai speranza: la sua fedeltà ti sarà di scudo.

Eccone il canto gregoriano e lo spartito (con tanto di versetti musicati), scaricabile anche in PDF


Cliccare per ingrandire

sabato 25 febbraio 2012

Le tentazioni di Gesù e il luogo dove avvennero

La Terra Santa è uno scrigno non solo di arte, ma anche di natura. Il monte delle tentazioni di Cristo e il monastero che racchiude la grotta dove Gesù consacrò la prima Quaresima del Nuovo Testamento vengono mostrati e spiegati in questo breve video, a cura dei Francescani di Terra Santa. Guardandolo ci prepariamo a entrare nel mistero della lotta del Dio incarnato contro lo spirito del Male.

Preghiere dei fedeli: le preci "Divinae pacis" della liturgia Ambrosiana

Chi vuole conoscere con certezza le "preghiere dei fedeli" del III secolo, cioè nella loro forma pre-costantiniana, deve solo ascoltare le preci che nella Prima, Terza e Quinta domenica di Quaresima si cantano nelle chiese di rito ambrosiano. Preghiere semplici, tutte cantate con un semplice modulo, e corredate di una risposta che richiama il Kyrie, eleison orientale: Domine, miserere. La loro antichità è mostrata anche dalle richieste: per i perseguitati per la fede in carcere e "ad metalla", una pena che fu eliminata dai romani dopo il 220 d.C e qui è ancora menzionata! Interessante anche la preghiera per gli indemoniati,
Si vede a prima vista la parentela strettissima di queste preci con quelle della divina liturgia di San Giovanni Crisostomo, con le quali hanno ovviamente un'origine comune. 
Nel rito antico ambrosiano esse sono cantate all'inizio della Messa, nel rito "riformato" prendono spesso il posto delle preghiere dei fedeli vere e proprie. Naturalmente è questo il modello che Paolo VI, già arcivescovo di Milano, aveva in mente quanto pensava a restaurare la "prece universale" nel rito Romano, non gli sproloqui "con attualizzazione" che ci tocca sorbire da certi ignobili foglietti o peggio autoprodotte da parrocchiani volenterosi quanto liturgicamente ciarlieri. 

Perché non utilizzarle? Dopotutto non possono che essere amate, da chi vuole l'archeologia, perché sono un pezzo di antiquariato liturgico di tutto rispetto, da chi vuole la semplicità e la dignità, perché sono testi di incomparabile sapienza e umiltà, come si addice alla preghiera cristiana (che non dice a Dio come fare ciò che gli si chiede di fare....). Ve ne posto due esecuzioni, una preconciliare e una attuale.






PRECI LITANICHE (Domenica I, III e V di Quaresima)


Divinae pacis, et indulgentiae munere supplicantes, ex toto corde, et ex tota mente, precamur te. Domine, miserere.

Pro Ecclesia tua sancta catholica, quae hic, et per universum orbem diffusa est, precamur te. Domine, miserere.

Pro Papa nostro N., et Pontifice nostro N., et omni clero eorum, omnibusque sacerdotibus, ac ministris, precamur te. Domine, miserere.

Pro pace ecclesiarum, vocatione gentium, et quiete populorum, precamur te. Domine, miserere.

Pro civitate hac, et conversatione ejus, omnibusque habitantibus in ea, precamur te. Domine, miserere.

Pro aerum temperie, ac fructuum foecunditate terrarum, precamur te. Domine, miserere.

Pro virginibus, viduis, orphanis, captivis, ac poenitentibus, precamur te. Domine, miserere.

Pro navigantibus, inter agentibus, in carceribus, in vinculis, in metallis, in exiliis constitutis, precamur te. Domine, miserere.

Pro his, qui diversis infirmitatibus detinentur, quique spiritibus vexantur immundis, precamur te. Domine, miserere.

Pro his, qui in sancta tua Ecclesia fructus misericordiae largiuntur, precamur te. Domine, miserere.

Exaudi nos, Deus, in omni oratione, atque deprecatione nostra, precamur te. Domine, miserere.

Dicamus omnes: Domine, miserere. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
Favoriti dal dono della pace e della misericordia divina, supplichevoli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, noi ti preghiamo: Signore, abbi pietà.

Per la Chiesa tua santa, cattolica, che si è diffusa qui da noi e per l’universo orbe, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per il nostro Papa N. e per il nostro Arcivescovo N., per tutto il loro clero e per tutti i sacerdoti e ministri, noi ti preghiamo. 
Signore, abbi pietà.

Per la pace tra le Chiese, la vocazione delle genti, la tranquillità dei popoli, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per questa città e per la sua conservazione, e per tutti quelli che vi abitano, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per la clemenza del tempo e la fecondità della terra, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per le vergini, le vedove, gli orfani, gli schiavi ed i penitenti, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per i naviganti, i viandanti, i carcerati, per coloro che si trovano in catene, nelle miniere, in esilio,  noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per coloro che sono afflitti da infermità o vessati da spiriti immondi, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà.

Per coloro che nella Chiesa tua santa dispensano con larghezza frutti di misericordia, noi ti
preghiamo. Signore, abbi pietà.

Ascoltaci, o Dio, in ogni orazione e supplica nostra, noi te ne preghiamo.
Signore, abbi pietà.

Diciamo unanimi: Signore, pietà. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.











Grazie al nostro carissimo Giovanni Vianini abbiamo adesso anche lo spartito in notazione quadrata per cantare queste preci. Potete scaricare le immagini cliccando su di esse per ingrandirle:




venerdì 24 febbraio 2012

Primo venerdì di Quaresima: Via Crucis e Stabat Mater

Meditiamo la prima Via Crucis di Quaresima, e ci accompagniamo nella meditazione con questo delicato Stabat Mater di Giuseppe Tartini (1692-1770), grande violinista (l'autore del Trillo del Diavolo, da lui ispiratogli secondo la leggende), ma anche grande convertito, e per tanti anni a servizio della Cappella Musicale presso Basilica di Sant'Antonio di Padova (città ove morì). Lo Stabat Mater è cantato nel video dal coro Adoremus, della Slovacchia.

L'indulgenza plenaria dei Venerdì di Quaresima: ecco la preghiera in italiano


Carissimi sacerdoti fate conoscere le indulgenze plenarie, cari fedeli usate il tesoro delle indulgenze! [Ringraziamo Francesco che ci manda questo link per approfondire che cosa sia l'indulgenza e come normalmente si può ricevere]


L'Enchiridion indulgentiarum postconciliare (ediz. 1999) ricorda:

8 § 1. Plenaria indulgentia conceditur christifideli qui ...
... qualibet feria sexta temporis Quadragesimae, orationem En ego, o bone et dulcissime Iesu, coram Iesu Christi Crucifixi imagine post communionem pie recitaverit;

Si concede l'indulgenza plenaria ai fedeli che, nei venerdì del tempo di Quaresima, davanti all'immagine di Gesù Crocifisso, dopo la comunione, avranno recitato la preghiera En ego, o bone et dulcissime Iesu...

Ecco la preghiera:
En ego, o bone et dulcissime Iesu, ante conspectum tuum genibus me provolvo, ac maximo animi ardore te oro atque obtestor, ut meum in cor vividos fidei, spei et caritatis sensus, atque veram peccatorum meorum paenitentiam, eaque emendandi firmissimam voluntatem velis imprimere; dum magno animi affectu et dolore tua quinque vulnera mecum ipse considero, ac mente contemplor, illud prae oculis habens, quod iam in ore ponebat tuo David Propheta de te, o bone Iesu: « Foderunt manus meas et pedes meos; dinumeraverunt omnia ossa mea » (Ps 22 [Vg 21] 17-18).
(dal Messale Romano, Gratiarum actio post Missam)

E qui la traduzione in italiano:
Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che prostrato alla tua santissima Presenza ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non offenderti più, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o mio Gesù, il santo profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa”.

NB. Nota per gli ambrosiani, il cui rito non prevede la celebrazione eucaristica nei venerdì di Quaresima, suggerita nei commenti
Non essendo possibile riceve la S. Comunione nei venerdì di quaresima, la stessa indulgenza, alle stesse solite condizioni, su concessione della Penitenzieria Aostolica, si può acquistare nelle domeniche di quaresima in tutte le chiese di rito ambrosiano. (cfr. "Rivista Diocesana Milanese" giugno-luglio 1992 pp. 840 841)

giovedì 23 febbraio 2012

40 giorni: un video-riassunto sulla Quaresima

Il nostro caro e bravo Don Andrea, che si occupa del settore comunicazioni della diocesi di Bologna, ha realizzato questo ottimo video-messaggio in cui riassume i significati del numero 40 nella Scrittura e nella vita della Chiesa, il numero che dà origine alla Quaresima. Inoltre fa un utile ripasso sulle pratiche ed "esercizi spirituali e corporali" tipici di questo tempo penitenziale.