Andiamo a vedere un servizio della TV dei Frati Minori di Terrasanta, girato lo scorso anno nel giorno dell'Ascensione, che a Gerusalemme si osserva nel giorno "giusto", cioè a 40 giorni dalla Pasqua, e nel luogo che la tradizione locale ha sempre considerato il punto da cui Gesù ascese al Padre:
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giovedì 17 maggio 2012
domenica 1 aprile 2012
Domenica delle Palme: i riti della Chiesa di Gerusalemme
I francescani di Terra Santa ci offrono una "finestra" virtuale per un'occhiata sui riti della Domenica delle Palme nel luogo dove tutto si svolse: Gerusalemme. Ecco il video di oggi, con l'inizio della Settimana Santa alla Basilica della Risurrezione del Signore, il Santo Sepolcro:
sabato 31 marzo 2012
Gesù va volontariamente alla croce: non è una disgrazia che gli capita, ma la cerca per noi. Qualche pensiero di s. Antonio
Facciamo un po' di teologia dell'immagine: l'estetica della croce e la sua rappresentazione ci parlano in modo particolare in questo tempo conclusivo della Quaresima, i giorni della Passione. Nel Credo troviamo queste affermazioni:
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo....si è incarnato nel seno della Vergine Maria... Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato... è salito al cielo...
Per due volte il Simbolo della Fede, mentre parla del "percorso" della redenzione, dice "per noi". Il Verbo di Dio si è fatto uomo "per noi", ed è morto "per noi". Nella teologia francescana più originale l'incarnazione e la croce sono i due poli di attrazione: il cristocentrismo, cioè il centrare tutto in Cristo, non si discosta dal fatto della redenzione, dal "come" concretamente e storicamente essa è stata compiuta da Figlio di Dio.
Non ci si chiede "poteva fare in altro modo?", invece si contempla ciò che ha fatto e ha voluto fare.
La Settimana Santa può essere presentata dalla seguente bella immagine di area francescana. Un'immagine alquanto originale e sicuramente "strana" a prima vista: Gesù con una scala appoggiata alla croce, sale i gradini che lo portano alla morte:
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| Ferrara - Chiesa di S. Antonio in Polesine - affresco |
| Firenze - Pacino di Bonaguida - 1320 - miniatura |
Che cosa sta ad indicare questa iconografia, desunta sicuramente dalle prediche popolari dei predicatori francescani del primo secolo (e infatti queste immagini sono della seconda metà del XIII sec. e dei primi del XIV)? Essa mostra la volontà di Cristo di morire in Croce. Nessuno ve l'ha costretto, e lui non l'ha semplicemente "accettato" come un'inevitabile conseguenza della sua attività profetica.
Secondo la coscienza cristiana Gesù è nato per arrivare alla "sua ora" (cf. Gv 12,23-33), per affrontare "per noi" la Passione e la Morte, uscirne vittorioso e consegnare all'umanità tutta la vittoria conseguita sulla morte, sul peccato e sul diavolo. Gesù è spoglio, non ha nulla, è il povero per eccellenza e invita a correre con lui alla croce quanti vogliono essere poveri e nudi come lui. San Francesco stimmatizzato, volle morire nudo sulla terra nuda, per imitare in tutto il suo Signore, e per questo poteva chiamare "sorella" anche la morte, che come ultimo gradino lo portava a Cristo.
La miniatura di Pacino di Bonaguida mostra ancora meglio l'impeto con cui Gesù sale la scala e insieme la passività degli altri personaggi. Addirittura da sotto la croce due uomini gli porgono il martello e i chiodi, come ad un carpentiere che deve fare da sé il lavoro, aiutato dai suoi assistenti, che guardano e imparano. A Gesù tocca salvare: la "redenzione oggettiva" non è opera propria, non ci si salva da soli. Ma una volta perdonati e riconciliati dalla morte di Gesù, si "rimane" nello stato di grazia con la fede e le opere di penitenza e carità che nascono dalla fede. Solo in questo modo, risorti con Cristo, possiamo rimanere vivi con lui.
Ed infatti, se la croce di Gesù e la sua morte hanno un valore salvifico unico "per noi", a nostro favore, il suo andare alla croce e affrontare la morte in obbedienza al Padre per espellere dal mondo il "Principe di questo mondo", tutto questo è un esempio "per noi", perché lo mettiamo in pratica, riproducendolo nella nostra esistenza.
Troviamo delle interessanti prospettive e luci su questo argomento nei Sermoni di Sant'Antonio di Padova, un maestro che di certo avrebbe approvato questa iconografia e probabilmente ne è all'origine come ispiratore. Antonio unisce sempre il ricordo della volontaria salita di Gesù alla Croce, per la nostra salvezza, e la volontaria sequela dei Cristiani, che desiderano portare la croce e crocifiggere con lui i vizi e i peccati:
[Dice Gesù:] «Io ho corso, arso dalla sete» (Sal 61,5), la sete della salvezza dell'uomo. Dove corse? Alla croce. Corri anche tu dietro a lui, e come lui ha portato la sua croce per te, così anche tu porta per te la tua. (Fest. S. Gio.Ev., §2)
In verità, lui è il Signore nostro Dio che, per redimerci, salì sulla croce. Seguiamolo dunque, portando la croce della penitenza. Egli ha detto: «Se uno vuole venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). ... Il vaso d'alabastro dell'unguento, spezzato sulla croce, con il suo profumo ha riempito tutto il mondo (cf. Mc 14,3; Gv 12,3). Lo seguano dunque i discepoli, corrano i cristiani al profumo del Crocifisso. (Dom III p. Epi. §2)
Il Signore con la mano della sua misericordia prende la mano dell'umile penitente affinché possa salire per la scala della croce i gradini della perfezione. (Prologo, §3)
O fratello, corri, ti scongiuro, unisciti a lui sotto quel giogo, portalo insieme con Gesù, sollevalo insieme con Gesù. «Mi guardai intorno», dice per bocca di Isaia, «ma non c'era alcuno che porgesse una mano; cercai, ma non c'era nessuno che desse aiuto» (Is 63,5). Aiuta, dunque, o fratello, aiuta Gesù, perché se sarai stato partecipe delle sue sofferenze, lo sarai anche della consolazione (cf. 2Cor 1,7). (Dom XII p. Pent. §9)
Perché tentate di salire per un'altra via, invece che per la scala?... Presumete di poter salire per altra via al monte Tabor, al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile! Ecco la parola del Signore: «Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). E in Geremia leggiamo: «Tu mi chiamerai Padre, e non tralascerai di camminare dietro a me» (Ger 3,19).
Dice S.Agostino: «Il medico beve per primo la medicina amara, affinché non si rifiuti di berla l'ammalato». E Gregorio: «Bevendo il calice amaro si giunge alla gioia della guarigione». «Per salvare la vita, devi affrontare il ferro e il fuoco» (Ovidio). Salite dunque, non temete, perché c'è il Signore alla sommità alla scala, pronto ad accogliere quelli che salgono. (Dom II di Quaresima -I-, §5)
La Settimana Santa ci mostra il compiersi del Mistero Pasquale, mistero di passione volontaria, di offerta totale, non di costrizione: morte che dà la vita, il perdere che fa trovare, l'umiliazione che offre gloria. La scala è pronta. Gesù l'ha già percorsa. Ora tocca a noi. Buona Settimana Santa a tutti i lettori!
sabato 25 febbraio 2012
Proposta per Pasqua in convento
Riprendo dal Blog "Vocazione Francescana" del caro confratello Alberto, questo post-locandina, per invitare ragazzi e ragazze che desiderano fare l'esperienza del triduo pasquale secondo la solenne liturgia della Basilica di Sant'Antonio, insieme a qualche giorno di ritiro, vita conventuale e incontro delle opere di carità di Sant'Antonio in cui sono impegnati i frati e le suore. Non so quanti posti ci siano ancora, di solito è tutto pieno fin dall'inizio di Quaresima, ma chi è interessato può mettersi in contatto con p. Alberto.TRIDUO PASQUALE GIOVANI 2012
in convento con i frati francescani della BASILICA DI S. ANTONIO (Pd)
Dal pomeriggio del Giovedì santo (5 aprile)
al pranzo di Domenica di Pasqua (8 aprile)
(per Giovani dai 17 - 30 anni, ragazzi e ragazze).
1) Per essere accolti in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo (più di 60 frati).
2) Per vivere in modo più intenso e profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.
3) Per condividere una fortissima esperienza comunitaria e di preghiera con altri giovani, con i francescani (i frati Minori conventuali) e le suore francescane (Elisabettine).
4) Per assaporare un grande coinvolgimento spirituale ed emotivo nelle splendide liturgie della Settimana Santa celebrate nella Basilica di S. Antonio.
5) Per stare accanto alla tomba del Santo più amato e conosciuto: S. Antonio
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Vedi Programma Dettagliato Per ogni informazione e l'iscrizione scrivimi al più presto (fino ad esaurimento posti): fra.alberto@davide.it
lunedì 16 gennaio 2012
Se ne va uno degli ultimi Padri del Concilio Vaticano II: Antonio Mistrorigo
E' spirato nella serata di sabato 14 gennaio, verso le ore 20 S.E. mons. Antonio Mistrorigo, vescovo emerito di Treviso. La notizia è stata comunicata dal vicario generale, mons. Giuseppe Rizzo.
Da anni infermo, era quasi centenario - tra i 10 vescovi più anziani della Chiesa - , essendo nato a Chiampo (VI) il 26.03.1912 e ordinato sacerdote il 07.07.1935, è stato eletto Vescovo di Troia il 9.03.1955 e trasferito a Treviso il 25.06.1958,dove entrò il 03.08.1958; nominato Assistente al Soglio Pontificio il 20.09.1980. Mons. Mistrorigo era Vescovo emerito di Treviso dall'11.02.1989.
La sua principale preoccupazione e occupazione fu sempre la divina liturgia, sia prima che dopo il Concilio Vaticano II.
Dal 1962 al 1965 partecipò come vescovo alle sessioni del Concilio, dando il suo contributo soprattutto alla questione della riforma liturgica.Presidente della Commissione episcopale per la liturgia (CEI), per molto tempo è stato anche presidente dell’Associazione italiana Santa Cecilia, per lo studio e lo sviluppo della musica sacra.
Curò parecchie edizioni liturgiche, 159 titoli in tutto, e libri per diffondere il canto gregoriano dopo la promulgazione di Sacrosanctum Concilium. Di un certo pregio il suo Dizionario Liturgico-pastorale, pubblicato nel 1977 e il Messalino festivo per la Messa, ristampato nel 2007 in occasione dell'uscita di Summorum Pontificum.
| Uno dei messalini bilingui curato da Sua Ecc. Mons. Antonio |
Come ricordo personale aggiungo la sua delicatezza unita al suo indomito desiderio di passare alle nuove generazioni di preti e religiosi il suo amore e il fuoco della divina liturgia. Appena da un anno vescovo emerito di Treviso, nel 1990-91, il monsignore ancora in ottima forma, veniva spessissimo al convento di San Francesco dei frati minori Conventuali di Treviso. Lì, oltre a presiedere spesso e volentieri le solenni celebrazioni, curava personalmente la preparazione liturgica dei giovani e numerosi postulanti (eravamo più di 20). Ci riuniva per le lezioni teoriche e poi si passava insieme in sacrestia e in chiesa per le lezioni pratiche. Mons. Antonio sapeva bene che la liturgia, in particolare quella pontificale, può mettere in soggezione i giovani seminaristi. E con la massima bontà e pazienza faceva le prove che ogni parroco farebbe con i suoi chierichetti, senza tralasciare di insegnare ai futuri cerimonieri quelle cose che diventano semplici con l'esperienza: come mettere e togliere la mitria al vescovo, facendo in modo che le infule cadano bene all'indietro. Si sedeva e chiamava il candidato di turno a imporgli e togliergli il copricapo, cosicché durante la celebrazione tutto fosse svolto con la massima serenità, scioltezza e compostezza. Non era una "mania" di perfezionismo, e questo lo si sentiva nelle sue spiegazioni. Era un modo per far entrare la nuova generazione di chierici nella preghiera liturgica, che non è solo conoscenza astratta, è anche azione, spostamento, oggetti e canti. Con i suoi consigli e la sua esperienza anche le elaborate liturgie pasquali venivano vissute senza ansia di sbagliare, ma con la compostezza e l'atmosfera orante che anche lui contribuiva a creare. Come testimoniano i tantissimi fedeli che accorrevano al tempio francescano di Treviso, che ricordo gremito (ahimè, più della cattedrale...) quando il popolo sapeva che avrebbe celebrato il Vescovo emerito.
martedì 20 dicembre 2011
O chiave di Davide
L'antifona maggiore di oggi invoca la "Chiave di Davide":
Isaia 22,22:
O Chiave di Davide,Qual è il significato di questo simbolo che troviamo citato nel libro del profeta Isaia?
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e fa uscire dal carcere
il condannato,
che siede nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.
Isaia 22,22:
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire.Scrive sant'Antonio nel Sermone del Natale (§13):
Dice il Padre, per bocca di Isaia: «Porrò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide» (Is 22,22). La chiave è la croce di Cristo, con la quale egli ci ha aperto la porta del cielo. E osserva che la croce è detta «chiave» e «potere»: chiave perché apre il cielo agli eletti, potere perché con la sua potenza precipita i demoni all'inferno.
Anche a Natale non distogliamo lo sguardo dal crocifisso, compimento della missione di Cristo, inaugurata dal mistero della sua incarnazione. Attendiamo la nostra liberazione definitiva nella risurrezione, certi che si è già compiuta - per mezzo della Chiave della Croce - la nostra scarcerazione dal peccato e dalla morte. Per questo mettiamo al centro Cristo crocifisso: punto "cruciale" di ogni nostro pensiero, "chiave" di ogni nostra speranza. Nella tradizione francescana, da San Francesco fino a Padre Pio, la centralità del Cristo Crocifisso si unisce sempre alla devozione per il "Dio umanato", il Dio bambino, nel motivo della contemplazione dell'umiltà di Dio, piccolezza per scelta, volontaria povertà e spogliazione di ogni prerogativa regale, al fine di manifestare l'amore che si dona e si perde per l'amato.
Sul sito della Santa Sede un interessante articolo sulla Centralità del Crocifisso anche nella liturgia
martedì 13 dicembre 2011
In memoriam: Padre Giulio Berrettoni, ofm conv. riposa in pace
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| P. Giulio Berrettoni, ofm conv., 1931-2011. R.I.P. |
Padre Giulio Berrettoni, già custode e rettore del Sacro Convento e della Basilica di San Francesco di Assisi (dal 1989 al 2001) è morto ieri sera nel Convento dei frati minori conventuali di Osimo.
Nato il 20 marzo del 1931 a Massa Fermana, è entrato giovanissimo nei seminari dell'Ordine dei francescani conventuali, ed è stato ordinato sacerdote ad Osimo nel 1954. Ha trascorso tutta la sua vita tra Osimo, Ancona ed Assisi.
Padre Giulio è stato il custode dell’immane tragedia del terremoto e degli anni difficili e laboriosi delle ricostruzione, e custode del Grande Giubileo del 2000. Terminato il suo servizio ad Assisi era tornato ad Osimo per preparare il quarto Centenario della nascita di San Giuseppe da Copertino.
Per noi che, giovani frati, andavamo a servire d'estate la Basilica e la Tomba di San Francesco, p. Giulio aveva sempre le braccia spalancate, la parola accogliente e il sorriso gioviale, pur nel mezzo delle tante faccende, delle personalità da ricevere e nonostante le prove dure che dovette sopportare durante il suo servizio di Custode in Assisi, prima fra tutte il terremoto del 1997.
Vogliamo ricordarlo con l'affetto che merita per la sua passione e intelligenza nel condurre la fraternità internazionale del Sacro Convento di San Francesco, e per la capacità sempre rinnovata di accogliere tutti, di qualunque estrazione, religione o parte politica presso quella che, ai frati, indicava come "la Tomba di Famiglia, la tomba del nostro Padre san Francesco".
Adesso è "volato dalla Mamma", come diceva citando le parole dell'altro grande Santo che aveva nel cuore, san Giuseppe da Copertino, presso il cui santuario ha passato gli ultimi anni della sua esistenza terrena.
I funerali saranno celebrati domani alle 15 nella Basilica di San Giuseppe da Copertino a Osimo. La camera ardente è stata allestita nella Sala San Francesco nel Chiostro del Convento.mercoledì 7 dicembre 2011
Sant'Antonio seme della dottrina francescana sull'Immacolata Concezione.
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| Giovanni Benedetto Castiglioni: L'Immacolata con S.Francesco e S.Antonio 1649-1650 |
Pater induit Filium suum Iesum veste alba, idest carne ab omni labe peccati munda, a Virgine immaculata assumpta.
Il Padre rivestì il figlio suo Gesù di una veste bianca, vale a dire «la carne, monda da ogni macchia di peccato», presa dalla Vergine immacolata.
Inizia dunque con il frate portoghese Antonio di Padova la tradizione teologica francescana sulla prerogativa della Vergine Maria, che avrà il suo apice teologico nel Beato Giovanni Duns Scoto, frate britannico, e il suo apice spirituale e missionario con San Massimiliano Kolbe, francescano conventuale polacco.
venerdì 2 dicembre 2011
Finalmente: Il Graduale Romano-Seraphicum disponibile in PDF. Una grande risorsa per il canto francescano
La benemerita associazione americana Musica Sacra ha recentemente digitalizzato e offerto al pubblico dominio una copia elettronica (PDF) del libro di gregoriano Graduale Romano-Seraphicum, nell'edizione dei Frati Minori del 1924. Questo libro contiene le Messe e i canti propri dei Santi dell'Ordine Francescano, rimandando per il resto al Graduale Romano comune. C'è da notare comunque l' "instabilità" dei propri dei Santi Francescani: solo di sant'Antonio si trovano messe con graduali, antifone di offertorio e di comunione molto diverse tra loro, solo l'introito nei messali francescani è praticamente sempre quello comune dei dottori della Chiesa, anche prima del riconoscimento ecclesiale di Antonio quale Dottore Evangelico.
Il testo gregoriano dei Frati Minori nasce dall'esigenza delle varie famiglie francescane "osservanti " e "riformate", unite insieme nel 1897 da Papa Leone, di disporre di un libro comune a tutto l'Ordine per la celebrazione dei Santi. Qualche volta perciò non coincide nel calendario e nei propri con i testi più antichi (per i santi di una certa antichità) e con quelli dei frati minori Conventuali o dei Cappuccini. Solo con la riforma di Paolo VI e l'introduzione negli anni '70 del secolo scorso del nuovo Messale Romano-Seraphicum, tutti i francescani riuscirono a mettersi d'accordo su un testo unico per la celebrazione dei loro numerosi santi.Chi desidera scaricare il Graduale Romano-Seraphicum, guardare, e magari studiare e registrare qualcuna delle antifone contenute in questo libro, farà una cosa buona e giusta. Utilissimo non solo per la celebrazione in "forma straordinaria", ma anche per recuperare antifone e canti fino ad oggi indicati nei testi liturgici (si pensi al proprio della Solennità di S. Francesco), ma di cui era difficile reperire la musica. Insieme al Cantuale Romano-Seraphicum, questo Graduale è una vera perla preziosa per la riscoperta della liturgia e della musica dell'Ordine francescano.
Scarica anche da qui.
martedì 29 novembre 2011
Un'antifona per la schiera dei santi figli e figlie di Francesco d'Assisi
I francescani usano chiamare il santo fondatore: "Serafico Patriarca", e davvero Francesco è padre di una schiera innumerevole di santi. Oggi l'Ordine li festeggia tutti insieme in un'unica festa, simile in tutto - ovviamente - a quella del primo giorno di novembre. Frati, monache, suore, consacrati, vescovi e preti, madri, padri, vedovi e vedove, ragazzi e ragazze: tanti e tanti santi cresciuti alla scuola del Poverello, che ha pensato a tutti gli stati di vita fondando i tre Ordini: il primo quello dei frati, il secondo, quello delle monache, il terzo per i secolari (laici o chierici). Solo i santi e i beati ufficialmente canonizzati dell'Ordine e ricordati nel santorale attuale sono 554. Figuriamoci tutti gli altri santi "nascosti", quelli che solo Dio ha conosciuto!
Recita così l'antica antifona della festa di oggi:O vos sancti dei inclyti, qui estis mente lucidi, Franciscum imitati, orate ut intrepidi, hic simus semper fervidi et postmodum beati
Voi incliti santi di Dio, che avete seguito Francesco con limpidezza d'animo:
pregate perché noi, senza paura, rimaniamo qui in terra sempre fervorosi, per poi diventare in cielo beati.
* Scrica qui il file midi
* La messa propria dal Messale Romano-Seraphicum
martedì 22 novembre 2011
Il vescovo che volle farsi parroco: si è spento mons. John Jukes, OFM conv.
Padre John Jukes era un frate minore conventuale, un francescano inglese, nato a Londra nel 1923, da madre convertita dall'Anglicanesimo e da padre cattolico. Mentre studiava agronomia e lavorava, a circa 23 anni, fu colto dalla vocazione e chiese di essere accolto nel convento dei frati di Liverpool. Dopo gli studi, in patria e a Roma, tornò stabilmente in Inghilterra. Esercitò poi parecchi ministeri per l'Ordine e per la Chiesa locale: rettore di seminario, parroco a Manchester (1959-1964), poi Vicario provinciale, ancora parroco, a Londra (Waterloo) fino al 1969. Da quell'anno fino al 1979 torno a insegnare a tempo pieno (diritto canonico) e potè collaborare alla realizzazione del Centro di Studi Francescani di Canterbury, collegato all'Università del Kent, uno dei fiori all'occhiello della Provincia Inglese. Nel frattempo non smetteva di aiutare il tribunale ecclesiastico della diocesi di Southwark (Londra Sud) e di ricoprire il ruolo di Vicario episcopale per la vita consacrata. Un tempo pieno di attività e di ministero. Nel '79 fu eletto Ministro Provinciale, cioè superiore, dei frati di Inghilterra e Galles. Ma durò poco, perchè nel gennaio del 1980 fu ordinato Vescovo ausiliare della diocesi di Southwark. Qui spese molte delle sue energie non solo come pastore dell'area del Kent, ma anche nelle commissioni episcopali sulla Bioetica e sulle questioni degli armamenti: da vero francescano qual era metteva a disposizione dei confratelli vescovi il suo carisma religioso e le sue competenze di canonista. Mente brillante e forte spiritualità, sempre pronto a difendere la Chiesa e le sue tradizioni.
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| St. Margaret chapel - Huntley |
Il frate-vescovo-parroco, che aveva lasciato Londra e il suo fascino, per ritirarsi a servire come buon pastore i più poveri di clero, è partito ieri, 21 novembre, festa della Presentazione di Maria al Tempio, per incontrare il suo Signore che per tanti anni ha servito fedelmente. Pochi possono dubitare che, come nella parabola, Gesù gli dirà: "Invece di sederti al primo posto (come tanti altri vescovi), ti sei scelto l'ultimo e il più sperduto. Passa più avanti, amico!". E tra l'ammirazione di tutti, ecco che possiamo già immaginarcelo seduto accanto al Signore, a gustarsi il banchetto eterno.
lunedì 10 ottobre 2011
Persecuzioni antiche e contemporanee: l'intolleranza contro i cristiani non è solo del medioevo
| I santi Daniele di Calabria e compagni |
10 ottobre: A Ceuta nel territorio dell’odierno Marocco, passione di sette santi martiri dell’Ordine dei Minori, Daniele, Samuele, Angelo, Leone, Nicola e Ugolino, sacerdoti, e Domno, che, mandati da frate Elia a predicare il Vangelo di Cristo ai Mori e patiti insulti, carcere e torture, conseguirono, infine, con la decapitazione la palma del martirio.
San Daniele di Calabria e i suoi compagni francescani non erano sicuramente campioni di dialogo religioso, come potete leggere nella "Passio" scritta da un contemporaneo, che vi riporto qui sotto (si legge come II lettura dell'Ufficio secondo il calendario Romano-Serafico). Ma certo sono dei veri testimoni di Cristo, che con la loro semplicità e caparbietà ci fanno arrossire:
"Frate Daniele, uomo religioso, sapiente e prudente, già Ministro di Calabria, e altri sei frati devoti e pieni di spirito, desiderando con tutte le loro forze la salvezza eterna dei saraceni, non temettero di esporre se stessi per guadagnarli a Dio. Perciò un venerdì s'intrattennero a parlare della salvezza delle proprie anime e di quelle degli altri; l'indomani, frate Daniele ascoltò la loro confessione sacramentale, e tutti devotamente ricevettero la santa Eucaristia, affidandosi completamente al Signore. Così armati nello spirito, questi soldati del Signore, la domenica, di primo mattino, entrarono segretamente nella città con i capelli cosparsi di cenere, e senza alcun timore, corroborati dallo Spirito Santo, si aggiravano qua e là per la piazza annunciando il nome del Signore, e affermando che non vi è salvezza, se non in lui. Le loro parole ardevano come fuoco nel loro cuore ed essi si sentivano venire meno, non potendo sostenere tanta dolcezza di amore divino. I saraceni li assalirono, coprendoli di improperi e di percosse. Infine furono presi e condotti dinanzi al re. Questi li ascoltò per mezzo di un interprete. Dopo averli presi per pazzi e derisi, ordinò che fossero messi in carcere e legati con catene di ferro. Dal carcere essi mandarono una lettera commovente al cappellano dei Genovesi di nome Ugo, e ad altri due sacerdoti, di cui uno era dell'Ordine dei Frati Minori e l'altro Domenicano, rientrati in quei giorni dalle regioni interne dei saraceni, e ad altri cristiani che abitavano a Septa. La lettera diceva: «Benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, che ci consola in ogni tribolazione. Egli preparò la vittima per l'olocausto del patriarca Abramo. Questi per comando del Signore era uscito dalla sua terra, pur non sapendo dove andare. Tale cosa gli fu attribuita a giustizia, per cui fu chiamato amico di Dio. Cosi chi è sapiente, si faccia stolto per essere sapiente, poiché la sapienza di questo mondo è stoltezza di fronte a Dio. Abbiate presenti le parole di Gesù "Andate e predicate il Vangelo a tutte le creature", e "Non vi è servo più grande del suo padrone", come pure "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi". Egli ha diretto i nostri passi nelle sue vie per la sua lode, per la salvezza dei credenti e per l'onore dei cristiani, e per la condanna degli infedeli, come dice l'Apostolo: "Siamo il buon odore di Cristo, per alcuni odore di vita nella vita, per altri odore di morte per la morte". "Infatti, se non fossi venuto - disse Cristo - e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato". Per cui è stato annunciato alla presenza del re il nome di Cristo ed è stato proclamato per nostro mezzo che non vi è altra salvezza se non in lui, e lo abbiamo dimostrato con convenienti ragioni di fronte ai suoi sapienti. Sia dunque al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen». La mattina della domenica, durante la recita dell'ufficio divino, i sei frati furono prelevati e condotti dal carcere alla presenza del re. Interrogati se volessero ritrattare quanto avevano detto contro la legge e contro Maometto, risposero di no, e aggiunsero che non avrebbero potuto salvarsi se non mediante il battesimo e la fede in Cristo Signore, per il quale erano pronti a morire. Allora gli invitti soldati di Cristo vennero spogliati, le loro mani furono legate dietro le spalle e andarono gioiosi incontro alla morte, come se andassero ad un convito. Giunti al luogo del supplizio, furono decapitati e così le loro anime imporporate di sangue volarono al Signore".
Eppure queste vicende non rimangono confinate al lontano anno 1227. Purtroppo ogni giorno ci arrivano notizie di nuove persecuzioni - e diciamo pure la parola: persecuzioni islamiche - contro cristiani indifesi. Anche da luoghi che, nella comune immaginazione, sono sinonimo di accoglienza e cordialità (se sei un ricco occidentale....forse). Leggete questa notizia riportata su Zenit. Non è incredibile. Eppure è vero: si può ancora subire il carcere per il semplice possesso di un rosario e di una Bibbia. Che ti accusano di essere Cristiano:
MALDIVE: CATTOLICO INDIANO IN PRIGIONE PERCHÉ AVEVA UNA BIBBIA E UN ROSARIO
ROMA, lunedì, 10 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Un cattolico indiano di 30 anni, Shijo Kokkattu, è stato incarcerato nelle Maldive perché aveva in casa una Bibbia e un rosario. Nelle Maldive la religione di Stato è l'islam e non c'è libertà di culto.
Kokkattu, riferisce AsiaNews, è originario dello Stato indiano del Kerala e insegna da due anni nella scuola Raafainu a Raa Attol, un atollo dell'arcipelago maldiviano.
Mentre trasferiva alcuni dati su un computer scolastico, ha copiato accidentalmente alcune canzoni mariane e un’immagine della Madonna. Gli altri professori se ne sono accorti e hanno avvisato la polizia. Gli agenti hanno fatto irruzione nella casa di Kokkattu e lo hanno arrestato dopo aver trovato la Bibbia e il rosario. Da oltre una settimana è rinchiuso in prigione.
“La mancanza di giustizia e l’intolleranza religiosa si riflettono nelle azioni del Governo maldiviano”, ha affermato Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic).
“Questa è la peggior forma di persecuzione religiosa. Il Governo indiano deve pretendere le scuse per il trattamento meschino a cui è stato sottoposto un suo cittadino”.
Per Sajan George, il caso di Shijo Kokkattu sottolinea il grande paradosso dello Stato maldiviano: “mentre si vanta di essere una delle mete turistiche più ambite al mondo, arrestando innocenti rivela la sua intolleranza e discriminazione versi i non musulmani, e impone restrizioni della libertà di coscienza e di fede”.
La libertà religiosa, ha aggiunto, “rimane un argomento tabù nell’arcipelago. Tra i musulmani, rifiutare di praticare il culto in modo diverso da quello approvato dallo Stato può condurre all’arresto. Inginocchiarsi, congiungere le mani o usare simboli religiosi, come croci, candele, immagini o statuette possono provocare un’azione del Governo”.
“Tutto ciò – ha sottolineato Sajan George – è una chiara violazione dei diritti umani universali. Mentre i musulmani che vivono nei Paesi non islamici chiedono diritti religiosi, lo spirito di reciprocità dovrebbe esistere anche in Paesi come le Maldive e l’Arabia Saudita”.
Nel 2008 un emendamento costituzionale ha negato ai non musulmani la possibilità di ottenere la cittadinanza maldiviana.
martedì 4 ottobre 2011
San Francesco e la rinuncia: un'interessante trasmissione di Radio Rai sul patrono d'Italia. Da riascoltare
E' andata in onda questa mattina su Radio 1 la trasmissione "Benfatto" dedicata alla figura di san Francesco, nel giorno della sua festa. L'invitato speciale è il professor Franco Cardini. A parte le sue poco storiche illazioni "en passant" sulle probabilità che Francesco in gioventù possa o meno aver ucciso in guerra o avuto figli fuori del matrimonio, il professore è sempre competente ed è davvero bravo a dipingere con le parole gli scenari medievali e le figure anche religiose che si muovono in essi. Il modo di affrontare anche filosoficamente e culturalmente le scelte di rinuncia del Poverello merita davvero di essere ascoltato. Bravi anche gli intervistatori, nonostante qualche gaffe sulle date e la citazione finale di una frase di san Francesco di pura fantasia: forse l'hanno trovata su qualche sito internet più che nei suoi scritti. Controllare sempre le fonti, amici giornalisti, soprattutto le Fonti Francescane!
Vi incollo qui il Podcast della trasmissione di Benfatto di questo 4 ottobre 2011:
Poveri, mendicanti, e crocifissi per l'altare
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| San Francesco adora il Crocifisso - Annibale Carracci - XVII sec. |
Scrive San Bonaventura, nel primo capitolo della sua Biografia di San Francesco, che il giovane di Assisi, dopo aver incontrato il lebbroso a cui diede l'elemosina e un bacio, ebbe anche la visione del Crocifisso che parlava con lui, e questi due incontri lo trasformarono così:
Da allora si rivestì dello spirito di povertà, d’un intimo sentimento d’umiltà e di pietà profonda. Mentre prima aborriva non solo la compagnia dei lebbrosi, ma perfino il vederli da lontano, ora, a causa di Cristo crocifisso, che, secondo le parole del profeta, ha assunto l’aspetto spregevole di un lebbroso, li serviva con umiltà e gentilezza, nell’intento di raggiungere il pieno disprezzo di se stesso.
Visitava spesso le case dei lebbrosi; elargiva loro generosamente l’elemosina e con grande compassione ed affetto baciava loro le mani e il volto.
Anche per i poveri mendicanti bramava spendere non solo i suoi beni, ma perfino se stesso. Talvolta, per loro, si spogliava dei suoi vestiti, talvolta li faceva e pezzi, quando non aveva altro da donare.
Soccorreva pure, con reverenza e pietà, i sacerdoti poveri, provvedendo specialmente alla suppellettile dell’altare, per diventare, così, partecipe del culto divino, mentre sopperiva al bisogno dei ministri del culto.
Al fondamento della pietà francescana c'è l'esempio vivente di Francesco stesso. E' interessante notare che il Santo poverello non vedeva nessuna contraddizione fra il servire i malati, condividere i beni con i poveri, e comprare, poi, le supellettili per l'altare del Signore!
Servizio ai lebbrosi e ai mendicanti e servizio di Dio nella casa di preghiera sono, per Francesco, un'unica indivisibile liturgia.
Ci conceda il Signore di fare anche noi questa sintesi mirabile, senza opporre o contrapporre ciò che deve essere tenuto insieme: il culto di Dio nel povero, e il culto di Dio all'altare, l'adornare il santuario e il provvedere al bisognoso. La Carità vissuta è il fine, senza dubbio è "ciò che rimane". Ma la motivazione per continuare a vivere nella carità ce la offre solo il "fons et culmen" dell'esistenza cristiana, la santa liturgia, che rinnova in noi la Fede e la Speranza.
Buona festa di San Francesco a tutti!
Buona festa di San Francesco a tutti!
lunedì 3 ottobre 2011
La sequenza di San Francesco del maestro francescano Gennaro Becchimanzi
Siete francescani, vedete che nel Messale Romano-Serafico (sia Vetus che Novus Ordo) c'è una sequenza per la solennità di san Francesco, ma non conoscete la musica gregoriana (e vi pare pure troppo difficile). Che fare, dunque, per celebrare in pienezza la festa? Ci rivolgiamo ad uno dei maestri di musica contemporanei dell'Ordine. Fortunatamente il padre Gennaro Becchimanzi, ofm conv., ha composto una semplice, bella ed efficace melodia, per rivestire le parole latine della sequenza francescana da cantarsi dopo l'epistola (o dopo il graduale, a seconda della Forma in cui celebrate):
| Sanctitatis nova signa prodierunt laude digna, mira valde et benigna, in Francisco credita. Regulatis novi gregis iura dantur novae legis, renovantur iussa Regis per Franciscum tradita. Signis crucis quae portasti, per quae mundum triumphasti, carnem, hostem superasti, inclyta victoria. Nos, Francisce, tueamur, in adversis protegamur ut mercede perfruamur in caelesti gloria. Pater pie, Pater sancte, plebs devota, te iuvante, turba fratrum comitante, mereatur praemia. Fac consortes Supernorum, quos informas vita morum; consequatur grex Minorum sempiterna gaudia. Amen. | Prodigi nuovi di santità, degni di lode, apparvero, stupendi e per noi propizi, affidati a Francesco. Agli iscritti al nuovo gregge è data una nuova legge, si rinnovano i decreti del Re, ritrasmessi da Francesco. Per le piaghe che hai portato, con le quali hai trionfato sulla carne e sul nemico con inclita vittoria, O Francesco, tu difendici fra le cose che ci avversano, per poter godere il premio nell’eterna gloria. Padre santo e pietoso, il tuo popolo devoto con la schiera dei tuoi figli, ottenga il premio eterno. Tutti quelli che ti seguono, siano un giorno uniti in cielo ai beati comprensori nella luce della gloria. Amen. |
L'originale e completa sequenza latina con la registrazione del canto gregoriano la trovate a questo collegamento.
Transito di San Francesco: antifona al Magnificat dei primi Vespri. Il tramonto di Francesco è il suo vero sorgere
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| O Stupor dal Cod. 2 (a. 1260) del Convento dei Cordelliers (frati Conventuali) - Friburgo |
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| clicca sull'immagine per ingrandirla |
Fa parte del più antico ufficio liturgico composto per il Santo di Assisi dal grande musicista francescano Giuliano da Spira, pochi anni dopo la canonizzazione del Serafico Patriarca (verso il 1231). Nel nuovo ufficio Romano-Serafico, in uso oggi, questa antica perla è stata sostituita con un'altra antifona.
Qui a lato, per chi volesse cantarla, riporto anche lo spartito dell'antifona "O stupor" come si trova nel Cantuale Romano-Seraphicum.
Qui a lato, per chi volesse cantarla, riporto anche lo spartito dell'antifona "O stupor" come si trova nel Cantuale Romano-Seraphicum.
O stupor et gaudium, o iudex homo mentium,
tu nostrae militae currus et auriga.
Ignea praesentibus transfiguratum fratribus,
in solari facie vexit te quadriga.
In te signis radians, in te ventura nuntians,
requievit spiritus duplex prophetarum.
Tuis adsta posteris, pater Francisce, miseris:
nam increscunt gemitus ovium tuarum
O gioia sorprendente, o uomo, giudice delle anime,
tu carro e cocchiere del nostro esercito.
Trasfigurato agli occhi dei frati presenti, davanti al sole
ti trasportò l'infuocata quadriga
Su di te, splendendo di miracoli e annunciando il futuro
riposò il duplice spirito dei profeti.
Assisti, o Padre Francesco, i tuoi discendenti derelitti:
crescono infatti i gemiti delle tue pecorelle
L'antifona fa evidente riferimento all'episodio famoso: Francesco visto da alcuni suoi frati come il profeta Elia su un carro di fuoco; visione poi riportata nella leggenda Maggiore e affrescata infine da Giotto nella Basilica superiore di Assisi.
San Bonaventura, Legenda maior (IV,4): Pregando il beato Francesco in un tugurio ed essendo i suoi frati in un altro tugurio fuori dalla città, alcuni riposando e altri perseverando nelle orazioni, ed essendo il santo corporalmente lontano dai suoi figli, ecco che costoro videro il beato Francesco sopra un carro infocato e splendente correre per la casa, circa la mezzanotte, mentre il tugurio risplendeva d'una grande luce; onde stupirono quelli che vegliavano, si destarono e spaventarono gli altri che dormivano.
venerdì 30 settembre 2011
Promozione vocazionale Frati Francescani
sabato 17 settembre 2011
Festa delle Stimmate di San Francesco: i testi propri in latino della Santa Messa
Il testo latino della Messa (N.O.) del proprio dell'Ordine Serafico per la Festa delle Stimmate di San Francesco (17 settembre) è scaricabile a questo link. L'eucologia, le letture e le antifone sono sostanzialmente le stesse che nell'antico messale Romano-Seraphicum, a testimonianza di una continuità lineare per quanto riguarda i testi di questa messa così tipica e cara alla spiritualità dei seguaci del Poverello di Assisi.
Qui sotto la potete vedere in anteprima leggibile. E' tratta dal Missale Seraphicum post-conciliare dell'Ordine Francescano. La traduzione completa (e approvata per l'uso liturgico) la trovate su Maranatha.it a questo collegamento
Qui sotto la potete vedere in anteprima leggibile. E' tratta dal Missale Seraphicum post-conciliare dell'Ordine Francescano. La traduzione completa (e approvata per l'uso liturgico) la trovate su Maranatha.it a questo collegamento
venerdì 16 settembre 2011
Liturgia francescana: l'inno per la festa delle Stimmate di San Francesco
Ri-posto l'inno Crucis Christi che si canta per la festa dell'Impressione delle Stimmate del Serafico Padre San Francesco (17 settembre).
L'inno ripercorre i momenti dell'apparizione a Francesco del Cristo in forma di Serafino sul Monte della Verna.
L'apparizione, una volta svanita, lascerà a Francesco il cuore ardente d'amore, e nelle mani, piedi e costato le piaghe visibili del Salvatore.
L'inno ripercorre i momenti dell'apparizione a Francesco del Cristo in forma di Serafino sul Monte della Verna.
L'apparizione, una volta svanita, lascerà a Francesco il cuore ardente d'amore, e nelle mani, piedi e costato le piaghe visibili del Salvatore.
Allego anche lo spartito gregoriano (cliccare qui per ingrandire), la traduzione dell'inno, e il video musicale offerto dall'infaticabile Giovanni Vianini. Come vedete la musica è la stessa di Crux fidelis, l'inno del Venerdì Santo. In questo modo si lega musicalmente la Passione di Francesco alla Crocifissione di Nostro Signore. E' un modo di esprimere in musica la convinzione antica di "Franciscus alter Christus".
Crucis Christi mons Alvérnae *
Recénset mystéria,
Ubi salútis aetérnae
Dantur privilégia:
Dum Francíscus dat lucérnae
Crucis sua stúdia.
Hoc in monte vir devótus,
Specu solitária,
Pauper, a mundo semótus,
Condénsat ieiúnia:
Vigil, nudus, ardens totus,
Crebra dat suspíria.
Solus ergo clasus orans,
Mente sursum ágitur;
Super gestis Crucis plorans
Maeróre confícitur:
Crucísque fructum implórans
Animo resólvitur.
Ad quem venit Rex e caelo
Amíctu Seráphico,
Sex alárum tectus velo
Aspéctu pacífico:
Affixúsque Crucis telo,
Porténto mirífico.
Cernit servus Redemptórem,
Passum impassíbilem:
Lumen Patris et splendórem,
Tam pium, tam húmilem:
Verbórum audit tenórem
Viro non effábilem.
Vertex montis inflammátur,
Vicínis cernéntibus:
Cor Francísci transformátur
Amóris ardóribus:
Corpus vero mox ornátur
Mirándis Stigmátibus.
Collaudétur Crucifíxus,
Tollens mundi scélera,
Quem laudat concrucifíxus,
Crucis ferens vúlnera:
Francíscus prorsus inníxus
Super mundi foédera. Amen
Traduzione conoscitiva:
Il Monte della Verna rivive i misteri della Croce di Cristo; là dove vengono elargiti gli stessi privilegi che donano la salvezza eterna, mentre Francesco volge tutta la sua attenzione alla lucerna che è la Croce.
Su questo monte l’uomo di Dio, in una caverna solitaria, povero, separato dal mondo, moltiplica i digiuni. Nelle veglie notturne, pur nudo, è tutto ardente, e si scioglie in lacrime con frequenza.
Recluso con sé solo, dunque, prega, con la mente si innalza, piange meditando le sofferenze della Croce. È trapassato dalla compassione: implorando i frutti stessi della croce nella sua anima si va consumando.
A lui viene il Re dal cielo in forma di Serafino, nascosto dal velo delle sei ali con volto pieno di pace: è confitto al legno di una Croce. Miracolo degno di stupore.
Il servo vede il Redentore, l’impassibile che soffre, la luce e splendore del Padre, così pio, così umile: e ascolta parole di un tale tenore che un uomo non può proferire.
La cima del monte è tutta in fiamme e i vicini lo vedono: Il cuore di Francesco è trasformato dagli ardori dell’amore. E anche il corpo in realtà viene ornato da stimmate stupefacenti.
Sia lodato il Crocifisso che toglie i peccati del mondo. Lo loda Francesco, il concrocifisso, che porta le ferite della Croce e completamente riposa al di sopra delle cure di questo mondo. Amen.
giovedì 11 agosto 2011
Lo scandaloso "privilegio capovolto" della Madre Santa Chiara
Chiara d'Assisi, di cui oggi ricorre la festa, chiese ed ottenne da Papa Gregorio IX, tre anni dopo la morte di San Francesco, un privilegio che nessuno aveva mai osato chiedere. Di solito il papa (ieri come oggi) si sentiva domandare conferme di possedimenti, benefici ecclesiastici da sfruttare, terreni della chiesa da aggiungere ai beni di un monastero, profitti e proventi e cose del genere. Figuratevi lo stupore di Gregorio (che comunque già ben conosceva l'originalità e la radicalità francescane), nel sentirsi chiedere una bolla papale per avere in perpetuo il privilegio di non possedere nulla!
In questo, infatti, consiste il "Privilegio della Povertà" che la Madre Chiara volle per sé e per le sue figlie, perché potessero vivere - anche se recluse - lo stesso ideale di Francesco, il poverello d'Assisi. In questo modo Chiara si differenziava definitivamente da ogni altra forma di vita religiosa femminile del suo tempo. Le monache di ogni spiritualità, pur vivendo in clausura e in povertà personale, avevano ampi possessi come monastero. Una vita garantita dalla rendita fondiaria. Chiara, fedele a Francesco, vuol vivere del lavoro delle sue mani e della carità del prossimo. E così riuscirà a fare, spuntandola su giuristi e canonisti preoccupati più delle cose di questo mondo che della Provvidenza.
Ecco il testo:Bolla "Privilegio della povertà"
Gregorio Vescovo, servo dei servi di Dio, alle dilette figlie in Cristo Chiara e alle altre ancelle di Cristo, viventi in comune presso la chiesa di San Damiano, nella diocesi di Assisi, salute e apostolica benedizione.
È noto che, volendo voi dedicarvi unicamente al Signore, avete rinunciato alla brama di beni terreni. Perciò, venduto tutto e distribuitolo ai poveri, vi proponete di non avere possessioni di sorta, seguendo in tutto le orme di colui che per noi si è fatto povero, e via e verità e vita (cfr. Mt. 19,21). Né, in questo proposito, vi spaventa la privazione di tante cose: perché la sinistra dello sposo celeste è sotto il vostro capo, per sorreggere la debolezza del vostro corpo, che con carità bene ordinata avete assoggettato alla legge dello spirito.
E infine, colui che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo, non vi farà mancare né il vitto né il vestito, finché nella vita eterna passerà davanti a voi e vi somministrerà se stesso, quando cioè la sua destra vi abbraccerà con gioia più grande, nella pienezza della sua visione (Ct 2,6).
Secondo la vostra supplica, quindi, confermiamo col beneplacito apostolico, il vostro proposito di altissima povertà, concedendovi con l’autorità della presente lettera che nessuno vi possa costringere a ricevere possessioni.
Pertanto a nessuno, assolutamente, sia lecito invalidare questa scrittura della nostra concessione od opporvisi temerariamente. Se qualcuno poi presumesse di attentarlo, sappia che incorrerà nell’ira di Dio onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo.
Dato a Perugia il 17 settembre, anno secondo (1228) del Nostro Pontificato.
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| La bolla del Privilegio conservata ad Assisi |
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