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martedì 29 maggio 2012

Terremoto, danni, ma tutti incolumi

Agli amici e conoscenti che sono preoccupati dalle notizie dei telegiornali sui danni del terremoto anche nella Basilica antoniana di Padova, vorrei dire che stiano tranquilli. E' vero che la volta della Basilica è stata danneggiata e sono venuti giù alcuni metri quadri di affresco (non figurativo, solo decorazione a cielo blu punteggiato di stelle - vedi foto a sinistra), ma la cosa più importante è che nessuno si sia fatto male, nonostante alle 9 del mattino ci fosse parecchia gente in chiesa.
Il distacco si è verificato nell'ambulacro che conduce alla cappella delle Reliquie, attualmente tutta la zona è chiusa per controlli, ma la Basilica rimane aperta. Alle 17 celebrerò la messa pregando particolarmente per le vittime della zona emiliana ben più colpita, sia nelle persone che negli edifici.
Pregate anche voi.

Il video mostra la zona e il danno subito:

domenica 27 maggio 2012

Meditazione di Pentecoste di Sant'Antonio di Padova


Vi propongo un passo dal Sermone per la Pentecoste (§16), scritto dal Santo Patrono di questo Blog, il Dottore evangelico sant'Antonio di Padova. Mi pare una buona esortazione a ricominciare il tempo "durante l'anno" accompagnati dalle lingue di fuoco dello Spirito e dai suoi effetti più importanti: non chiacchiere e nemmeno miracoli, ma scelte di umiltà, povertà e obbedienza, cercando di comunicare la Parola di Dio e non la propria. Un proposito semplice, ma concreto e sempre attuale:

«E [gli Apostoli] cominciarono a parlare lingue diverse, come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi» (At 2,4). Chi è pieno di Spirito Santo parla diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze che possiamo dare a Cristo, come l'umiltà, la povertà, la pazienza e l'obbedienza: e parliamo queste lingue quando mostriamo agli altri queste virtù, praticate in noi stessi. Il parlare è vivo quando parlano le opere. Vi scongiuro: cessino le parole e parlino le opere. Siamo pieni di parole ma vuoti di opere, e perciò siamo maledetti dal Signore, perché egli ha maledetto il fico sul quale non trovò frutti, ma solo foglie (cf. Mt 21,19). 
Gli apostoli «parlavano come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi», e non secondo le loro inclinazioni. Ci sono infatti alcuni che parlano secondo le loro inclinazioni, si appropriano delle parole altrui e le proclamano come proprie e le attribuiscono a se stessi.
Di costoro e di quelli che sono come loro, il Signore dice: «Eccomi contro i profeti, i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti che dicono le loro parole e proclamano: Dice il Signore! Eccomi contro i profeti che fanno sogni menzogneri, che li raccontano e pervertono il mio popolo con le loro menzogne e con i loro falsi miracoli. Io non li ho inviati, né ho dato loro alcun incarico: essi non hanno giovato per nulla a questo popolo, dice il Signore» (Ger 23,30-32).
Parliamo dunque come lo Spirito Santo ci dà di parlare, chiedendogli umilmente e devotamente che ci infonda la sua grazia affinché compiamo i giorni della Pentecoste con la perfezione dei cinque sensi e nell'osservanza del decalogo; e perché siamo ripieni del gagliardo vento del pentimento e della contrizione e veniamo infiammati dalle lingue di fuoco della confessione. Così infiammati e illuminati meritiamo di vedere il Dio uno e trino tra gli splendori dei santi. Ce lo conceda colui che è Dio, uno e trino, ed è benedetto nei secoli dei secoli. E ogni spirito risponda: Amen. Alleluia 
Sant'Antonio con in mano il libro del Vangelo
e il Fuoco dello Spirito

sabato 14 aprile 2012

La fede di Tommaso e la misericordia di Gesù

Sant'Antonio mette in relazione le cicatrici nelle mani di Gesù risorto, mostrate all'incredulo Tommaso per accendere il lui la fede, con il passo di Isaia "Ti ho disegnato nelle mie mani". Unisce così il simbolo della risurrezione con il segno della mano trafitta di Cristo sulla Croce: 
«Otto giorno dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi!» (Gv 20,26). ...
«Disse poi a Tommaso: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato: e non essere più incredulo, ma credente. Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli disse: Perché mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che, pur non avendo visto, hanno creduto» (Gv 20,27-29).
    Dice il Signore per bocca di Isaia: «Io ti ho disegnato nelle mie mani» (Is 49,16). Osserva che per scrivere sono necessarie tre cose: carta, inchiostro e penna. Le mani di Cristo furono la carta, il suo sangue l'inchiostro e i chiodi la penna. Cristo dunque ci disegnò nelle sue mani per tre ragioni. Primo, per mostrare al Padre le cicatrici delle piaghe che aveva subìto per noi, e indurlo così alla misericordia. Secondo, per non dimenticarsi mai di noi, e perciò egli stesso dice per bocca di Isaia: «Può forse una donna dimenticare il suo bambino, e non aver più pietà del figlio del suo grembo? Ma anche se essa si dimenticherà, io non mi dimenticherò di te. Ecco, io ti ho disegnato nelle mie mani» (Is 49,15-16). Terzo, scrisse nelle sue mani come noi dobbiamo essere e che cosa dobbiamo credere. Non essere dunque incredulo, o Tommaso, o cristiano, ma credente! «Esclamò Tommaso: Mio Signore e mio Dio!», ecc. Rispondendogli, il Signore non disse: Perché hai toccato, ma «perché hai veduto», perché la vista è in qualche modo un senso generale, che di solito è di aiuto agli altri quattro. Dice la Glossa: Forse non osò toccare, ma guardò solamente, o forse anche guardò toccando. Vedeva e toccava un uomo, e al di là di questo, eliminato ogni dubbio, credette che era Dio, professando così ciò che non vedeva. «Tommaso, hai veduto me» uomo, «e hai creduto» me Dio.
Antonio di Padova, Sermoni, Ottava di Pasqua §11


lunedì 9 aprile 2012

Questo è il giorno fatto dal Signore: polifonia semplice per l'antifona della Pasqua

C'è un testo (dal Sal 117,24) che torna insistentemente nell'ufficio e nelle Messe del Giorno di Pasqua e di tutta l'ottava: "Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Rallegriamoci ed esultiamo in esso.", Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea. Il canto pasquale che riconosce tutti gli otto giorni dopo la festa come facenti parti di un unico giorno di letizia e di esultanza per la Risurrezione.
Molta bella e semplice, pur nella sua solennità, è la musica con cui Oreste Ravanello ha rivestito questo versetto, facendone un minuscolo mottetto, un jingle pasquale, a tre voci pari. Vi propongo il video e lo spartito: chissà che qualche coro intraprendente lo voglia riprendere: magari il coro per il quale Ravanello diede i suoi anni migliori e la sua competente direzione proprio qui a Padova...
Se foste interessati alla versione gregoriana di quest'antifona, potete leggere questo post di un paio d'anni fa.



sabato 7 aprile 2012

Sabato Santo, sabato di Maria


Così il Dottore Evangelico sant'Antonio collega la giornata del Sabato Santo all'origine della memoria settimanale del Sabato dedicato alla Vergine Maria (la memoria di santa Maria in sabato). Leggiamo quanto segue nel Sermone per la Pasqua del Signore (I), §6:

«Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome comperarono gli aromi per andare ad imbalsamare il corpo di Gesù». Scrive Luca: «Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, guardarono attentamente il sepolcro e come era stato deposto il suo corpo. Ritornarono indietro e prepararono gli aromi e gli unguenti; e il giorno di sabato osservarono il riposo, secondo il precetto» (Lc 23,55-56).
La Glossa, commentando Matteo (Mt 28,1), dice: Era comandato che il silenzio del sabato fosse osservato da vespro a vespro; quindi le pie donne, sepolto il Signore, mentre era ancora permesso il lavoro - e cioè il giorno della parasceve (venerdì) fino al tramonto del sole - si occuparono nella preparazione dei vari unguenti. E poiché, per il poco tempo a disposizione, non riuscirono a completare i preparativi, passato il sabato, cioè al tramonto del sole, quando di nuovo era permesso il lavoro, subito si affrettarono a comperare gli aromi, per essere pronte al mattino seguente per andare a imbalsamare il corpo di Gesù. Queste pie donne si affrettavano: si affaticavano a preparare unguenti come si affaticano le api nel produrre il miele e la cera.
Dice la Storia Naturale che le varie attività delle api sono ben distinte tra loro, giacché alcune producono la cera e altre il miele; alcune portano acqua, altre radunano il miele e altre ancora lo pressano; alcune escono per il lavoro allo spuntar del giorno e altre riposano finché una le sveglia. Quindi tutte insieme volano fuori a lavorare. In quest'ape che sveglia le altre che stanno dormendo, io vedo raffigurata la beata Maddalena, la quale, poiché ardeva di grande amore, sollecitava vivamente le altre a preparare gli unguenti. Invece la Vergine Maria, dopo che il figlio suo Gesù fu deposto nel sepolcro, mai se ne allontanò, come affermano alcuni, ma restò sempre lì a vegliare in lacrime, finché per prima lo vide risorgere: per questo i fedeli festeggiano in suo onore il giorno di sabato.

Attendiamo con Maria, addolorata Madre di Cristo, la gloriosa risurrezione del Figlio di Dio.

sabato 31 marzo 2012

Gesù va volontariamente alla croce: non è una disgrazia che gli capita, ma la cerca per noi. Qualche pensiero di s. Antonio

Facciamo un po' di teologia dell'immagine: l'estetica della croce e la sua rappresentazione ci parlano in modo particolare in questo tempo conclusivo della Quaresima, i giorni della Passione. Nel Credo troviamo queste affermazioni:
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo....si è incarnato nel seno della Vergine Maria... Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato... è salito al cielo...
Per due volte il Simbolo della Fede, mentre parla del "percorso" della redenzione, dice "per noi". Il Verbo di Dio si è fatto uomo "per noi", ed è morto "per noi". Nella teologia francescana più originale l'incarnazione e la croce sono i due poli di attrazione: il cristocentrismo, cioè il centrare tutto in Cristo, non si discosta dal fatto della redenzione, dal "come" concretamente e storicamente essa è stata compiuta da Figlio di Dio.
Non ci si chiede "poteva fare in altro modo?", invece si contempla ciò che ha fatto e ha voluto fare.

La Settimana Santa può essere presentata dalla seguente bella immagine di area francescana. Un'immagine alquanto originale e sicuramente "strana" a prima vista: Gesù con una scala appoggiata alla croce, sale i gradini che lo portano alla morte:
Ferrara - Chiesa di S. Antonio in Polesine - affresco
Firenze - Pacino di Bonaguida - 1320 - miniatura
Che cosa sta ad indicare questa iconografia, desunta sicuramente dalle prediche popolari dei predicatori francescani del primo secolo (e infatti queste immagini sono della seconda metà del XIII sec. e dei primi del XIV)? Essa mostra la volontà di Cristo di morire in Croce. Nessuno ve l'ha costretto, e lui non l'ha semplicemente "accettato" come un'inevitabile conseguenza della sua attività profetica. 
Secondo la coscienza cristiana Gesù è nato per arrivare alla "sua ora" (cf. Gv 12,23-33), per affrontare "per noi" la Passione e la Morte, uscirne vittorioso e consegnare all'umanità tutta la vittoria conseguita sulla morte, sul peccato e sul diavolo. Gesù è spoglio, non ha nulla, è il povero per eccellenza e invita a correre con lui alla croce quanti vogliono essere poveri e nudi come lui. San Francesco stimmatizzato, volle morire nudo sulla terra nuda, per imitare in tutto il suo Signore, e per questo poteva chiamare "sorella" anche la morte, che come ultimo gradino lo portava a Cristo.
La miniatura di Pacino di Bonaguida mostra ancora meglio l'impeto con cui Gesù sale la scala e insieme la passività degli altri personaggi. Addirittura da sotto la croce due uomini gli porgono il martello e i chiodi, come ad un carpentiere che deve fare da sé il lavoro, aiutato dai suoi assistenti, che guardano e imparano. A Gesù tocca salvare: la "redenzione oggettiva" non è opera propria, non ci si salva da soli. Ma una volta perdonati e riconciliati dalla morte di Gesù, si "rimane" nello stato di grazia con la fede e le opere di penitenza e carità che nascono dalla fede. Solo in questo modo, risorti con Cristo, possiamo rimanere vivi con lui.
Ed infatti, se la croce di Gesù e la sua morte hanno un valore salvifico unico "per noi", a nostro favore, il suo andare alla croce e affrontare la morte in obbedienza al Padre per espellere dal mondo il "Principe di questo mondo", tutto questo è un esempio "per noi", perché lo mettiamo in pratica, riproducendolo nella nostra esistenza.

Troviamo delle interessanti prospettive e luci su questo argomento nei Sermoni di Sant'Antonio di Padova, un maestro che di certo avrebbe approvato questa iconografia e probabilmente ne è all'origine come ispiratore. Antonio unisce sempre il ricordo della volontaria salita di Gesù alla Croce, per la nostra salvezza, e la volontaria sequela dei Cristiani, che desiderano portare la croce e crocifiggere con lui i vizi e i peccati:


[Dice Gesù:] «Io ho corso, arso dalla sete» (Sal 61,5), la sete della salvezza dell'uomo. Dove corse? Alla croce. Corri anche tu dietro a lui, e come lui ha portato la sua croce per te, così anche tu porta per te la tua. (Fest. S. Gio.Ev., §2)

In verità, lui è il Signore nostro Dio che, per redimerci, salì sulla croce. Seguiamolo dunque, portando la croce della penitenza. Egli ha detto: «Se uno vuole venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). ... Il vaso d'alabastro dell'unguento, spezzato sulla croce, con il suo profumo ha riempito tutto il mondo (cf. Mc 14,3; Gv 12,3). Lo seguano dunque i discepoli, corrano i cristiani al profumo del Crocifisso. (Dom III p. Epi. §2)

Il Signore con la mano della sua misericordia prende la mano dell'umile penitente affinché possa salire per la scala della croce i gradini della perfezione. (Prologo, §3)

O fratello, corri, ti scongiuro, unisciti a lui sotto quel giogo, portalo insieme con Gesù, sollevalo insieme con Gesù. «Mi guardai intorno», dice per bocca di Isaia, «ma non c'era alcuno che porgesse una mano; cercai, ma non c'era nessuno che desse aiuto» (Is 63,5). Aiuta, dunque, o fratello, aiuta Gesù, perché se sarai stato partecipe delle sue sofferenze, lo sarai anche della consolazione (cf. 2Cor 1,7). (Dom XII p. Pent. §9)

Perché tentate di salire per un'altra via, invece che per la scala?... Presumete di poter salire per altra via al monte Tabor, al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile! Ecco la parola del Signore: «Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). E in Geremia leggiamo: «Tu mi chiamerai Padre, e non tralascerai di camminare dietro a me» (Ger 3,19).
Dice S.Agostino: «Il medico beve per primo la medicina amara, affinché non si rifiuti di berla l'ammalato». E Gregorio: «Bevendo il calice amaro si giunge alla gioia della guarigione». «Per salvare la vita, devi affrontare il ferro e il fuoco» (Ovidio). Salite dunque, non temete, perché c'è il Signore alla sommità alla scala, pronto ad accogliere quelli che salgono. (Dom II di Quaresima -I-, §5)

La Settimana Santa ci mostra il compiersi del Mistero Pasquale, mistero di passione volontaria, di offerta totale, non di costrizione: morte che dà la vita, il perdere che fa trovare, l'umiliazione che offre gloria. La scala è pronta. Gesù l'ha già percorsa. Ora tocca a noi. Buona Settimana Santa a tutti i lettori!

domenica 25 marzo 2012

L'utilità della Croce. Anche se non la capisco, rimane l'unico strumento di salvezza.

Dal blog degli "Oranti di strada" un semplice, ma incisivo, video a commento del Vangelo di questa 5a domenica di Quaresima (Gv 12,20-33):
:In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».


Possiamo aggiungere queste sagge parole di sant'Antonio, che non nascondeva mai la verità, anche quando appare dura e incomprensibile:
Presumete di poter salire per altra via… al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile!

sabato 24 marzo 2012

La corona di Spine del Signore e le reliquie della Passione presso la Basilica di Sant'Antonio a Padova

reliquiario parigino della S. Couronne d'epines di Gesù
La storia della corona di spine di Gesù, una delle più insigni reliquie della Passione recuperate da Sant'Elena e tanto care alla devozione dei cristiani d'Occidente e d'Oriente, è una storia di fede, ma anche di soldi, di "regali" interessati e insieme di generosità e condivisione. Queste ultime virtù sono evidenziate dallo stato attuale della reliquia della corona, conservata a Notre Dame: le sue spine sono quasi del tutto assenti; offerte, nel corso dei secoli, alle tante chiese e diocesi dell'Europa. Le chiese francescane, in particolare, hanno beneficiato dell'appartenenza di San Luigi IX al Terz'Ordine di San Francesco, ricevendo spesso alcune spine della Corona di Gesù.
L'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II aveva "donato" al re di Francia San Luigi tutta una serie di reliquie che erano poi state collocate, in gran parte, nella Sainte-Chapelle di Parigi costruita appositamente per contenerle. Baldovino infatti, nel 1238, si trovava in Francia per cercare di rastrellare fondi e aiuti militari per sostenere il suo impero latino dal tentativo di riconquista dei legittimi proprietari ossia i Bizantini che avevano perduto la città per mano dei Veneziani durante la cosiddetta IV Crociata. In quell'occasione Baldovino impegnò presso la Corona francese la Contea di Namur per 500.000 lire di Parigi e regalò al re di Francia la reliquia nota come "Corona di Spine di Nostro Signore". Quest'ultima però non l'aveva con sé visto che l'aveva impegnata presso i Veneziani a fronte di una forte somma di denaro. Perciò San Luigi riscattò con grande esborso di denaro la reliquia ricevuta "in regalo" portandola poi a Parigi. Per essa fece costruire la "Sainte Chapelle", la più bella delle chiese del gotico francese, splendido reliquiario di vetro e pietra per la più insigne delle reliquie di Parigi.

La Basilica padovana di Sant'Antonio, negli armadi della Cappella delle Reliquie, possiede uno splendido reliquiario quattrocentesco contenente tre spine della Corona di Gesù (nicchia centrale, reliquiario num. 17), quasi certamente donate al santuario antoniano dallo stesso Re santo di Francia, per la sua devozione al Santo di Padova. La reliquia vicentina della Santa Spinea ha la medesima provenienza e nello stesso periodo (cf. qui).
Oltre a queste reliquie, la Basilica ha anche un frammento della Pietra del sepolcro di Cristo e della veste di Nostro Signore (nicchia di destra, num. 89), frammenti della pietra del Getsemani (nicchia di sinistra, num. 46), e naturalmente una scheggia del legno della vera Croce (nicchia centrale, reliquiario num. 3).

La comunità dei Frati del Santo, nel 1872, aveva anche ottenuto dalla Santa Sede di poter celebrare - con  Messa votiva al tempo alquanto diffusa - la memoria della Corona di Spine, nel IV venerdì di Quaresima. Tale celebrazione avveniva con grande concorso di popolo, che desiderava vedere e ricevere la benedizione con queste reliquie che erano state a contatto con il corpo e il sangue del Signore durante la sua Passione.

Qualcuno oggi sorride di queste venerazioni, considerandole retaggi di superstizioni medievali. Invece di comprendere che il Cristianesimo è una religione storica, che racconta la storia della Salvezza, e non ha paura di guardare all'umanità del Salvatore e ai manufatti che sono stati coinvolti in questa storia e la narrano con la loro materialità simbolica. Non sempre - è vero - le reliquie della Passione sono autentiche, sono in ogni caso delle "icone", delle immagini intrise di forza evocativa. E questo non toglie che quelle, con tuta probabilità originali, abbiano una forte carica spirituale ed emotiva, capaci come sono di evocare in chi le accosta il ricordo della Passione di Gesù.
Non tutti potevano o possono recarsi in Terra Santa. Per loro, cioè per i poveri, il francescano re San Luigi voleva acquistare le reliquie più importanti della crocifissione e sepoltura di Cristo, per offrirle alla venerazione di quanti sono solo ricchi di fede, ma non possono affrontare il grande pellegrinaggio ai luoghi dove si sono svolti i fatti della nostra salvezza.
Anche recentemente il Direttorio Vaticano su Liturgia e Pietà popolare ha dovuto ribadire la legittimità di queste devozioni tanto disprezzate da chi non sa più apprezzare la devozione semplice dei semplici, contestualizzandole - comunque - sulla necessaria base biblica che valorizza e fornisce il quadro di interpretazione, e non dimentica affatto, la storia fin nei suoi particolari. Ecco il passo:
129. Il testo evangelico, singolarmente particolareggiato nella narrazione dei vari episodi della Passione, e la tendenza alla specificazione e alla differenziazione propria della pietà popolare, hanno fatto sì che i fedeli rivolgessero l’attenzione anche ad aspetti singoli della Passione di Cristo e ne facessero quindi oggetto di devozioni particolari: all’«Ecce Homo», il Cristo vilipeso, «con la corona di spine e il mantello di porpora» (Gv 19, 5), che Pilato mostra al popolo; alle sante piaghe del Signore, soprattutto alla ferita del costato e al sangue vivificante da essa sgorgato (cf. Gv 19, 34); agli strumenti della Passione, quali la colonna della flagellazione, la scala del pretorio, la corona di spine, i chiodi, la lancia della trafittura; alla santa sindone o lenzuolo della deposizione.
Queste espressioni di pietà, promosse in alcuni casi da persone eminenti per santità, sono legittime. Tuttavia, per evitare un frazionamento eccessivo nella contemplazione del mistero della Croce, sarà conveniente sottolineare la considerazione complessiva dell’evento della Passione secondo la tradizione biblica e patristica.
A completamento di questo post, un piccolo documentario sulla Santa corona e la sua venerazione "ecumenica", nei primi venerdì del mese, presso la Cattedrale di Notre Dame di Parigi dove oggi è custodita la reliquia. 


Il formulario della Messa Votiva (F.E.) della Corona di Spine è davvero bello. Una rilettura spirituale della regalità umile di Cristo, ritrovata nelle menzioni della corona e del gesto regale dell'incoronazione nelle pagine dell'Antico e del Nuovo testamento.

IN FESTO SS. SPINEAE CORONAE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI.
Introitus. Cant. 3. Egredimini, et videte, filiae Sion, regem Salomonem in diademate, quo coronavit eum mater sua, parans Crucem Salvatori suo.
Psalm. 8. Gloria et honore coronasti eum, Domine: et constituisti eum super opera manuum tuarum. v. Gloria Patri.

Oratio
Presta, quaesumus, omnipotens Deus; ut qui in memoriam passionis Domini nostri Jesu Christi, Coronam ejus spineam veneramur in terris : ab ipso gloria et honore coronari mereamur in coelis. Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti.
Fit commemoratio Feriae. 
Lectio libri Sapientiae. Cant. 3. et 4.
Lectulum Salomonis sexaginta fortes ambiunt ex fortissimis Israel : omnes tenentes gladios, et ad bella doctissimi : uniuscujuisque ensis super femur suum propter timores nocturnos. Ferculum fecit sibi rex Salomon de lignis Libani. Columnas ejus fecit argenteas, reclinatorium aureum, ascensum purpureum : media caritate constravit propter filias Jerusalem. Egredimini, et videte filiae Sion, regem Salomonem in diademate, quo coronavit illum mater sua in die desponsationis illius, et in die laetitiae cordis ejus. Quam pulchra es, amica mea, quam pulchra es! Oculi tui columbarum, absque eo quod intrinsecus latet. Veni de Libano, sponsa mea, veni de Libano, veni : coronaberis.
Graduale. Eccli. 45. Corona aurea super caput ejus, expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. 
v. Psalm. 20. Quoniam praevenisti eum in benediclionibus dulcedinis, posuisti in capite ejus Coronam de lapide pretioso.

Tractus. Isaiae 61. Induit eum Dominus vestimentis salutis, et indumento justitiae, quasi sponsum decoratum corona. 
v. Isai. 28. Corona tribulationis effloruit in coronam gloriae, et sertum exultationis. f. Sap. 5. Accepit regnum decoris, diadema speciei.

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In Missis votivis Tempore Paschali:
Alleluja, alleluja. f. Eccli. 45. Corona aurea super caput ejus, expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. Alleliija.f. Tibi gloria, hosanna: tibi triumphus et vicloria : tibi summae laudis, ethonoris corona. Alleluja.
Per annum usque ad Septuagesimam:
Graduale. Ibid. Corona aurea super caput ejus : expressa signo sanclitatis, gloria honoris, et opus fortitudinis. f. Psalm. 20. Quoniam praevenisti eum in benediclionibus dulcedinis, posuisti in capite ejus coronam de lapide pretioso. Alleliija, alleliija. f. Isai.28. Corona tribulationis effloruit in coronam gloriae, etsertum exultationis. Alleluja.
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+ Sequentia sancti Evangelii secundum Joannem. Joan. 19.
In illo tempore : Apprehendit Pilatus Jesum, et flagellavit. Et milites plectentes Coronam de spinis, imposuerunt capiti ejus, et veste purpurea circumdederunt eum. Et veniebant ad eum, et dicebant: «Ave Rex Judaeorum» : et dabant ei alapas. Exivit ergo iterum Pilatus foras, et dicit eis: «Ecce adduco vobis eum foras, ut cognoscatis, quia nullam invenio in eo causam». Exivit ergo Jesus portans Coronam spineam, et purpureum vestimentum.
Credo.
Offertorium. Tuam Coronam adoramus, Domine : tuam gloriosam recolimus passionem.
Secreta
Tuorum militum, Rex omnipotens, virtutem robora : ut quos in hujus mortalitatis stadio unigeniti Filii tui Corona laetificat; consummato cursu certaminis, immortalitatis bravium apprehendant. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit.

Praefatio de S. Cruce.
Communio. Prov. 4. Laetare, Mater nostra, quia dabit Dominus capiti tuo augmenta gratiarum, et corona inclyta proteget te.
Postcommunio
Supplices te rogamus, omnipotens Deus; ut haec sacramenta quae sumpsimus, per sacrosanctae Filii tui Coronae, cujus solemnia recensemus, virtutem : nobis proficiant ad medelam. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum; qui tecum vivit et regnat.

martedì 13 marzo 2012

Fra' Cielo e Terra, il musical su sant'Antonio di Padova anche su YouTube

Ho scoperto alcuni video con le canzoni del musical "Fra' Cielo e Terra", spettacolo di Ivo Valoppi (che ha firmato anche "C'è da non crederci", su Don Bosco) dedicato al Santo di Padova, alla sua vita, combattimento con il male, predicazione e miracoli. Il genere è quello "pop/rock" dei musical sui santi, tutti discendenti di "Forza Venite Gente", che racconta in maniera naif la vicenda del serafico poverello Francesco, con intermezzi recitati, canzoni e coreografie.
"Fra' Cielo e Terra" era uscito per il Giubileo del 2000 e aveva riscosso un certo successo. Ne aveva parlato bene anche il Messaggero di Sant'Antonio (vedi qui).
Per avere un'idea migliore di questo musicale, c'è un sito del 2006 della compagnia teatrale FARiT di Trieste che l'ha realizzato per un certo tempo.
Ascoltiamo un paio di canzoni di questa commedia musicale che fa conoscere il nostro grande Patrono:



sabato 25 febbraio 2012

Proposta per Pasqua in convento

Riprendo dal Blog "Vocazione Francescana" del caro confratello Alberto, questo post-locandina, per invitare ragazzi e ragazze che desiderano fare l'esperienza del triduo pasquale secondo la solenne liturgia della Basilica di Sant'Antonio, insieme a qualche giorno di ritiro, vita conventuale e incontro delle opere di carità di Sant'Antonio in cui sono impegnati i frati e le suore. Non so quanti posti ci siano ancora, di solito è tutto pieno fin dall'inizio di Quaresima, ma chi è interessato può mettersi in contatto con p. Alberto.


TRIDUO PASQUALE GIOVANI 2012
in convento con i frati francescani della BASILICA DI S. ANTONIO (Pd)
Dal pomeriggio del Giovedì santo (5 aprile)
al pranzo di Domenica di Pasqua (8 aprile)

(per Giovani dai 17 - 30 anni, ragazzi e ragazze).

Cinque "buoni" motivi per partecipare:
1) Per essere accolti in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo (più di 60 frati).
2) Per vivere in modo più intenso e profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.
3) Per condividere una fortissima esperienza comunitaria e di preghiera con altri giovani, con i francescani (i frati Minori conventuali) e le suore francescane (Elisabettine).
4) Per assaporare un grande coinvolgimento spirituale ed emotivo nelle splendide liturgie della Settimana Santa celebrate nella Basilica di S. Antonio.
5) Per stare accanto alla tomba del Santo più amato e conosciuto: S. Antonio
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Vedi Programma Dettagliato Per ogni informazione e l'iscrizione scrivimi al più presto (fino ad esaurimento posti): fra.alberto@davide.it

mercoledì 22 febbraio 2012

Mercoledì delle Ceneri: digiuno e astinenza secondo Sant'Antonio

Come buona tradizione di questo Blog, ascoltiamo all'inizio della Quaresima, un pensiero di sant'Antonio, il Santo che ha inventato il genere "pastorale" della predicazione quaresimale quotidiana: quest'anno leggiamo qualcosa sulle armi della penitenza, e in particolare sul digiuno, che oggi inizia. Al tempo di Antonio il Mercoledì delle Ceneri era il giorno In capite Ieiunii, il giorno "che sta all'inizio del Digiuno":
Il digiuno di Cristo, durato quaranta giorni e quaranta notti, ci insegna in quale modo possiamo fare penitenza per i peccati commessi e come dobbiamo comportarci per non ricevere inutilmente la grazia di Dio. Ci dice l'Apostolo: «Vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio. Dice infatti il Signore per bocca di Isaia: Al momento favorevole ti ho esaudito, e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (2Cor 6,1-2; cf. Is 49,8). (Dom. I quar. §20 
Fa' attenzione che la soddisfazione, cioè la penitenza, consiste in tre cose: nell'orazione per ciò che riguarda Dio, nell'elemosina per ciò che riguarda il prossimo, e nel digiuno per ciò che riguarda noi stessi, affinché la carne, che nel piacere ha condotto al peccato, nell'espiazione e nella sofferenza conduca al perdono.
Si degni di concedercelo colui che è benedetto nei secoli. Amen. (sermone Merc. Ceneri §10)
 Altri post sul Mercoledì delle Ceneri:

Per ogni giorno della Quaresima potete meditare un pensiero antoniano nel libretto che trovate qui.

domenica 19 febbraio 2012

Messa & Processione dalla Basilica di Sant'Antonio di Padova, in diretta TV e via WEB



Oggi, domenica 19 febbraio la televisione delle Diocesi del Triveneto, Telechiara propone in diretta dalla Basilica di Sant’Antonio la Festa della Lingua.
La commemorazione della traslazione delle reliquie inizierà alle 17 con la messa solenne presieduta da p. Gianni Cappelletto, Ministro provinciale dei Frati e Locum Tenens della Delegazione Pontificia, e proseguirà con la processione all’interno della Basilica (verso le ore 18). Canta la Cappella Musicale della Basilica del Santo di Padova (qui il programma musicale)

Potete seguire in streaming online su TELECHIARA.NET



Musica in onore di Sant'Antonio di Padova

In onore della Festa esterna della Lingua del Santo, ascoltiamo di Antonio Caldara, "Il Morto Redivivo" ovvero S. Antonio di Padova che risuscita il morto per liberare il padre. Ouverture dell'Oratorio - Libretto: Castore Montalbani - Salisburgo 1726:


L'oratorio si riferisce a questo miracolo del Santo di Padova:

"Nella città di Lisbona, di cui s. Antonio fu oriundo, - mentre ancora vivevano i parenti del Santo, cioè il padre, la madre e i fratelli -, due cittadini erano nemici e si odiavano a morte. Accadde che il figlio d'uno di costoro, un ragazzo, ebbe a incontrare il nemico di famiglia, che abitava vicino ai genitori del beato Antonio.

Colui, spietato, afferrò il ragazzo, lo portò in casa e subito lo uccise. Poi, nel profondo della notte, entrato nel giardino dei parenti del Santo, scavò una fossa, vi sotterrò il cadavere e fuggì.

Poiché il giovane era figlio di persona notabile, si inquisì sulla scomparsa di lui, e si appurò ch'era transitato per la contrada dove abitava il nemico. Furono allora perquisiti la dimora e l'orto di questo, ma non si scoprì nessun indizio. Facendo un sopralluogo nel giardino dei familiari del beato Antonio, fu ritrovato il ragazzo, seppellito nell'orto. Per questo, il giustiziere del re fece arrestare, come assassini del giovane, il padre con tutti quelli di casa.

Il beato Antonio, sebbene fosse a Padova, seppe del fatto, per ispirazione divina. Di sera, chiesto il permesso al guardiano, uscì dal convento. E mentre camminava nella notte, fu con divino prodigio trasportato fino alla città di Lisbona. Entrando in città di mattina, si diresse dal giustiziere, e cominciò a pregarlo di prosciogliere dall'accusa quegli innocenti e rilasciarli. Ma non volendo colui per nessuna ragione far questo, il beato Antonio ordinò che gli venisse portato davanti il ragazzo assassinato.

Portato che fu il corpo, gli comandò di alzarsi e dire se a ucciderlo fossero stati i suoi parenti. Il ragazzo si destò da morte e affermò che i familiari del beato Antonio erano del tutto estranei al delitto. Di conseguenza, essi furono prosciolti e liberati dal carcere. Il beato Antonio restò in loro compagnia tutta quella giornata. Poi, a sera, uscì da Lisbona e il mattino seguente si ritrovò a Padova". (Bartolomeo da Pisa 4,19-32).
G. Campagna, Sant'Antonio risuscita il giovane per scagionare il proprio padre.

sabato 18 febbraio 2012

Colloquio su sant'Antonio con padre Raniero Cantalamessa

Da FrontieraTV, (interessante web-TV collegata alla diocesi di Rieti), registrata in occasione della scorsa processione del Giugno antoniano reatino, eccovi una bellissima trasmissione con protagonista il predicatore cappuccino p. Raniero Cantalamessa, a tutto campo sulla vita, le opere del Santo di Padova e Santo dei Miracoli Antonio.

Chi è un po' pigro per leggere, di sicuro preferisce questo video, fatto davvero bene e da un divulgatore francescano competente come pochi in fatto di "stare davanti alle telecamere".

Vi ricordo ancora che domani, nella Basilica di Sant'Antonio a Padova, si celebra la Festa "esterna" del ritrovamento della Lingua incorrotta del Santo nel 1263. Dopo la Messa vespertina delle ore 17,00 ci sarà la tradizionale solenne processione all'interno della Basilica con le reliquie del Santo Dottore.

mercoledì 15 febbraio 2012

Testo in italiano per la Messa della Traslazione delle Reliquie di Sant'Antonio

Come da richiesta pervenutami, ecco il testo della Messa per la Festa della Lingua del Santo (in Italiano), secondo il proprio della Basilica di Sant'Antonio di Padova:
Scaricabile qui

Festa della Lingua di Sant'Antonio: la processione invernale

Oggi, come detto nel post precedente, cade la festa liturgica della "Traslazione delle reliquie di S. Antonio di Padova", ma solo domenica prossima, 19 febbraio, come tradizione vuole, si terrà la "festa esterna", con tanto di processione "invernale". Una processione, cioè, che si compie all'interno della Basilica antoniana. Ecco il video dell'emittente diocesana TeleChiara, che documenta la processione dello scorso anno:


Vi aspettiamo numerosi alla Santa Messa delle ore 17.00 e alla successiva processione.

Della odierna ricorrenza ho parlato più volte. Ecco alcuni post collegati:
La Festa della Lingua di S. Antonio

Canto per la festa della traslazione delle Reliquie del Santo

* Musiche di Vivaldi per la Festa della Lingua

O lingua di sant'Antonio: parla di noi a Dio, come parlasti di Dio a noi!

Ricordiamo oggi la memoria liturgica del ritrovamento della reliquia incorrotta della Lingua del Santo di Padova, a oltre trent'anni dalla sua morte.
Riflettiamo sulla Sapienza biblica del grande predicatore francescano, e chiediamogli, con la tradizione minoritica:  "O sant'Antonio, parli a Dio di noi la tua lingua benedetta, come in vita parlasti di Dio a noi, per condurre a lui ognuno, con la dolcezza e la forza della tua parola".

Ascoltiamo, nella versione del padre francescano conventuale G. Catracchia, l'antifona del giorno. Questo canto accompagna, la domenica successiva il 15 febbraio, la solenne processione in onore della festa invernale di sant'Antonio. Anche quest'anno sarà eseguito, al termine della Messa vespertina delle 17.00 dalla Cappella musicale della Basilica antoniana di Padova (qui tutto il programma musicale della "festa esterna" di domenica prossima).

"O Lingua benedicta, quae Dominum semper benedixisti et alios benedicere fecisti: nunc manifeste apparet quanti meriti extitisti apud Deum"
O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e dagli altri lo hai fatto benedire: ora appare manifesto quanti meriti hai acquistato presso Dio.


Chi desidera ascoltare il canto gregoriano della stessa antifona, eseguita dai Frati della Basilica, può cliccare qui

Il formulario della Messa e dell'Ufficio (in forma extraordinaria) della festa odierna è reperibile qui

venerdì 6 gennaio 2012

il Tredicesimo giorno: Epifania, Teofania ma anche "Bethfania". La parola di Sant'Antonio

Manifestazioni del Signore. Rupnik - Missale Romanum
Sant'Antonio spiega la storia a fondamento della festa odierna e il triplice nome che la caratterizza, corrispondente alla triplice manifestazione del Cristo Uomo e Dio: alla visita dei Magi, al Battesimo nel Giordato, al miracolo dell'acqua mutata in vino a Cana. Scrive dunque il Dottore Evangelico:

"Tredici giorni dopo la nascita di Gesù, cioè come oggi, «ecco che dall'oriente arrivarono a Gerusalemme dei Magi, che domandavano: «Dov'è il Re dei giudei, che è nato? Abbiamo veduto la sua stella» (Mt 2,1-2). Erano chiamati «Magi» per la vastità delle loro conoscenze; quelli che i Greci chiamano filosofi, i Persiani li chiamano magi. Venivano dai territori dei Persiani e dei Caldei. Forse non fu loro impossibile percorrere in tredici giorni, in groppa ai dromedari, quelle grandi distanze.
       La stella che avevano visto si distingueva dalle altre per lo splendore, per la posizione e per il movimento. Per lo splendore, che neppure la luce del giorno faceva scomparire; per la posizione, perché non stava nel firmamento con le stelle minori, e neppure nell'etere con i pianeti, ma faceva il suo viaggio nell'aria, nelle vicinanze della terra; e per il movimento, perché restò dapprima immobile sopra la Giudea, poi diede ai Magi l'indicazione per arrivarvi; essi presero per loro conto la decisione di entrare in Gerusalemme, che della Giudea era la capitale. Quando ne uscirono, con il primo movimento visibile la stella li precedette. Portato a termine il suo compito scomparve, ritornando alla primitiva materia, dalla quale era stata presa.
      Questa festa si chiama Epifania, dai termini greci epì, sopra, e fanè, manifestazione, perché come oggi Cristo fu manifestato con il segno della stella. È detta anche Teofania, sempre dai termini greci Theòs, Dio, e fanè, perché come oggi Cristo, passati trent'anni, fu manifestato dalla voce del Padre, e battezzato nel Giordano. È detta anche Bethfania, dal termine ebraico beth, casa, perché, passato un anno dal battesimo, come oggi compì un miracolo divino tra le mura di una casa, ad una festa di nozze".
S. Antonio, Sermone  per l'Epifania del Signore, §2

Una curiosità: chissà se il nome popolare "Befana" non venga da "Bethfania" piuttosto che da "Epifania"?

martedì 20 dicembre 2011

O chiave di Davide

L'antifona maggiore di oggi invoca la "Chiave di Davide":
O Chiave di Davide,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e fa uscire dal carcere
il condannato,
che siede nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.
Qual è il significato di questo simbolo che troviamo citato nel libro del profeta Isaia?

Isaia 22,22:
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Scrive sant'Antonio nel Sermone del Natale (§13):
Dice il Padre, per bocca di Isaia: «Porrò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide» (Is 22,22). La chiave è la croce di Cristo, con la quale egli ci ha aperto la porta del cielo. E osserva che la croce è detta «chiave» e «potere»: chiave perché apre il cielo agli eletti, potere perché con la sua potenza precipita i demoni all'inferno.
Anche a Natale non distogliamo lo sguardo dal crocifisso, compimento della missione di Cristo, inaugurata dal mistero della sua incarnazione. Attendiamo la nostra liberazione definitiva nella risurrezione, certi che si è già compiuta - per mezzo della Chiave della Croce - la nostra scarcerazione dal peccato e dalla morte. Per questo mettiamo al centro Cristo crocifisso: punto "cruciale" di ogni nostro pensiero, "chiave" di ogni nostra speranza. Nella tradizione francescana, da San Francesco fino a Padre Pio, la centralità del Cristo Crocifisso si unisce sempre alla devozione per il "Dio umanato", il Dio bambino, nel motivo della contemplazione dell'umiltà di Dio, piccolezza per scelta, volontaria povertà e spogliazione di ogni prerogativa regale, al fine di manifestare l'amore che si dona e si perde per l'amato.
Sul sito della Santa Sede un interessante articolo sulla Centralità del Crocifisso anche nella liturgia

lunedì 12 dicembre 2011

La Biblioteca di Sant'Antonio e le sue perle

Uno dei gioielli del complesso della Basilica di Sant'Antonio di Padova è certamente la Pontificia Biblioteca Antoniana, ospitata in alcuni dei locali più spettacolari del convento. Il solerte frate bibliotecario attuale, p. Alberto, ci offre una visita virtuale del luogo e del contenuto della Biblioteca (come vedete il padre è anche esperto nell'arte del computer, non solo in quella dei manoscritti antichi). Nel video qui sotto potete ammirare i codici e le miniature, le volte affrescate e i mappamondi conservati dai frati per conto del Papa, a cui è stato donato tutto questo patrimonio a seguito della Conciliazione e i Patti Lateranensi. Un condensato di storia e arte dal XIII secolo ad oggi.

Per scoprire tutti i segreti della Biblioteca Antoniana vi rimando al sito web, dove potete trovare anche le pubblicazioni curate dalla Biblioteca stessa, tra cui questo interessante catalogo di tutte le miniature dei codici manoscritti conservati in essa.