Visualizzazione post con etichetta scomunica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scomunica. Mostra tutti i post

mercoledì 18 aprile 2012

Fellay, si dice, "ha firmato". Ma non tutti i suoi sono d'accordo con lui. Nemmeno Lefebvre stesso?

Si percepisce un certo contrasto all'interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, i lefebvriani (leggi qui). Mentre l'ala "cattolica" si rallegra (leggi qui) della probabile capitolazione dei vertici alle richieste dottrinali del Papa (che per primo ha concesso tutto quello che i lefebvriani, da sempre, chiedevano), c'è un'aula "rigorista", che non intende piegarsi e cerca di spegnere gli entusiasmi (il comunicato oggi uscito da Menzingen ne è un segno chiaro - si veda anche qui -)
Purtroppo sappiamo che questi ultimi possono richiamarsi alla più autentica eredità dell'arcivescovo scomunicato Marcel Lefebvre, iniziatore dell'irregolare società di chierici tradizionalista, mai piegatosi alle richieste della Santa Sede. Accetterebbe lui, oggi, l'accordo dottrinale proposto da Ratzinger Papa, quello stesso Ratzinger Cardinale a cui più volte disse "NO" in vita, come ci testimonia il video-discorso che qui vi accludo?? A voi la risposta, dopo aver ascoltato il discorso (o letto i sottotitoli se non capite bene il francese). Comunque rimarrà la domanda: Quanto sincera potrà essere l'accettazione dottrinale di chi, fino a ieri, continuava a dire che non intendeva piegarsi alle pretese di una Roma "che ha perso la Fede"? Anche questo resta da scoprire... Speriamo e preghiamo per un vero e duraturo risanamento degli strappi nella veste di Cristo che è la sua Chiesa. Papa Benedetto se lo meriterebbe davvero.

domenica 1 aprile 2012

La strage degli innocenti al "centro procreazione" di Roma

Potete leggere qui l'agghiacciante notizia.
AL SAN FILIPPO NERI di Roma: Guasto al centro procreazione, distrutti 94 embrioni. Il ministro invia ispettori

Proprio San Filippo Neri doveva avere la sventura di dare il nome allo scellerato "centro procreazione" dove in un sol colpo 94 embrioni sono andati distrutti per l'innalzamento della temperatura dell'azoto liquido dove erano conservati. Novantaquattro bambini, troppo piccoli per esser visti ad occhio nudo, ma comunque esseri umani: morti, distrutti, per una svista di qualche tecnico. Già è una cosa abominevole congelare degli esserini creati in provetta, non parliamo di lasciarli deperire per uno scongelamento non previsto. Anche Severino Antinori, uno dei più spregiudicati e amorali "medici della riproduzione" che ci siano sulla piazza ha duramente condannato il comportamento senza professionalità del Centro romano in questione e ne ha auspicato la chiusura. 

Per "guarire" 40 coppie dalla "malattia" del non riuscire ad avere un bimbo, ne sono stati sacrificati ben 94. E solo ieri, e solo in un piccolo centro romano. Chissà quanti milioni di embrioni prodotti e mal conservati non entreranno mai nelle classifiche degli aborti: eppure lo sono a tutti gli effetti.

Preghiamo il Signore che fermi questa strage senza senso, questa assurdo gioco a creare la vita quando non vuole spontaneamente venire, che fa da contraltare alla smania di spegnerla se nasce naturalmente dove non la si è programmata o proprio non la si vuole.

giovedì 29 marzo 2012

Scomunicati i 4 sedicenti vescovi ucraini "ultratradizionalisti" della "Chiesa ortodossa greco cattolica ucraina"

Per "amore" della Chiesa e della "tradizione orientale" condannavano come eretici i loro vescovi e il card. Husar, tutti accusati di modernismo, e addirittura magia, sincretismo e innominabili eresie. In quattro - a loro detta -  si sarebbero fatti anche ordinare vescovi, ma non ci sono prove documentali. Comunque sia ecco cosa succede quando la Santa Sede perde la pazienza e agisce senza tentennamenti, per il bene dei fedeli e per evitare la confusione (come afferma la dichiarazione che vi allego). Speriamo che questo monito possa essere colto anche da altri vescovi (non orientali), che continuano a tirare la corda in un tira e molla che ormai ha i giorni contati.
A questo link trovate il sito in italiano della sedicente "Chiesa Ortodossa Greco-cattolica ucraina" e potete leggere i loro vaneggiamenti, tipo questo:
La scomunica di 2271 vescovi cattolici!!! (Scarica qui il testo)


DICHIARAZIONE DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE SULLO STATUS CANONICO DEI "SEDICENTI VESCOVI GRECO-CATTOLICI DI PIDHIRCI", REV.DI ELIÁŠ A. DOHNAL, O.S.B.M., MARKIAN V. HITIUK, O.S.B.M., METODEJ R. ŠPIŘIK, O.S.B.M., E ROBERT OBERHAUSER

1) La Santa Sede ha seguito con viva apprensione l'attività posta in essere dai Rev.di Eliáš A. DOHNAL, O.S.B.M., Markian V. HITIUK, O.S.B.M., Metodèj R. ŠPIŘIK, O.S.B.M., e Robert OBERHAUSER, i quali, espulsi dall'Ordine Basiliano di S. Giosafat, si sono successivamente autoproclamati vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina. Detti chierici con il loro comportamento contumace continuano a sfidare l'autorità ecclesiastica, danneggiando moralmente e spiritualmente non solo l'Ordine Basiliano di San Giosafat e la Chiesa greco-cattolica ucraina, ma anche questa Sede Apostolica e l'intera Chiesa Cattolica. Tutto questo provoca divisione e sconcerto tra i fedeli. I suddetti chierici, dopo aver dato vita ad un gruppo di "vescovi" di Pidhirci, recentemente hanno cercato di ottenerne il riconoscimento e la successiva registrazione, da parte della competente autorità civile, come "Chiesa Ortodossa Greco-Cattolica Ucraina".
2) Esponenti a vari livelli della Chiesa sin dall'inizio di questa sofferta vicenda hanno invano cercato di dissuaderli dal proseguire in comportamenti che possono tra l'altro trarre in inganno i fedeli – cosa avvenuta per un certo numero di essi.
3) La Santa Sede, sollecita nel proteggere l'unità e la pace del gregge di Cristo, aveva sperato in un pentimento e in un successivo conseguente ritorno dei suddetti chierici alla piena comunione con la Chiesa Cattolica. Purtroppo gli ultimi sviluppi – quale il tentativo non riuscito di registrazione statale del gruppo di "Pidhirci" con il nome di "Chiesa Ortodossa Greco-Cattolica Ucraina" – hanno dimostrato invece la loro contumacia.
4) Per salvaguardare, quindi, il bene comune della Chiesa e la "salus animarum", atteso che i sedicenti "vescovi" di Pidhirci non danno segno alcuno di ravvedimento, ma continuano a creare confusione e scompiglio nella comunità dei fedeli, in particolare calunniando gli Esponenti della Santa Sede e della Chiesa locale ed affermando che la Suprema Autorità della Chiesa è in possesso di una documentazione che comproverebbe la piena validità della loro ordinazione episcopale, la

Congregazione per la Dottrina della Fede
accogliendo la richiesta presentata da parte dell'Autorità ecclesiastica della Chiesa greco-cattolica ucraina, nonché di altri Dicasteri della Santa Sede, ha deciso con la presente dichiarazione di informare i fedeli, specialmente nei Paesi di provenienza dei chierici-sedicenti "vescovi" circa la loro attuale condizione canonica.

5) Questa Congregazione, dissociandosi totalmente dall'operato dei menzionati sedicenti "vescovi" e dalle loro sopraccitate false dichiarazioni, formalmente dichiara di non riconoscere la validità delle loro ordinazioni episcopali e di tutte quelle ordinazioni che da esse sono derivate o deriveranno. Si rende noto, inoltre, che lo stato canonico dei quattro menzionati sedicenti "vescovi" è quello di scomunicati ex can. 1459 § 1 Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (CCEO), atteso che, con la sentenza di seconda istanza del Tribunale Ordinario della Chiesa Arcivescovile Maggiore Ucraina del 10 settembre 2008, gli stessi sono stati riconosciuti colpevoli dei delitti di cui ai cann. 1462, 1447 e 1452 CCEO, ovvero dei delitti di usurpazione illegittima dell'ufficio; di fomentata sedizione e di odio nei confronti di alcuni Gerarchi e di provocazione dei sudditi a disubbidire; nonché del delitto di lesione della buona fama altrui mediante dichiarazioni calunniose.
6) Si notifica inoltre che la denominazione "cattolica" usata da gruppi non riconosciuti dalla competente autorità ecclesiastica è da considerarsi illegittima ed abusiva ex can. 19 CCEO.
7) I fedeli sono, pertanto, tenuti a non aderire al suddetto gruppo in quanto esso è, ad ogni effetto canonico, fuori della comunione ecclesiastica e sono invitati a pregare per i membri dello stesso gruppo affinché possano ravvedersi e tornare alla piena comunione con la Chiesa cattolica.
Dal Palazzo del Sant'Uffizio, 22 febbraio 2012
William Cardinale Levada
Prefetto
  + Luis F. Ladaria, S.I.
Arcivescovo titolare di Thibica
Segretario

venerdì 16 marzo 2012

Mano di ferro in guanto di velluto. Papa Benedetto è chiaro: i Lefebvriani devono ora accettare le sue condizioni.

Un comunicato limpido e cristallino è uscito oggi dagli uffici della Santa Sede. Riguarda la vicenda della faticosa riconciliazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, i cosiddetti Lefebvriani. Il messaggio, che si riferisce all'incontro odierno tra il Card. Levada e i superiori della Fraternità è scritto in ecclesialese curiale, forbito e gentile, ma è un macigno. Leggiamolo e commentiamolo:


Durante l’incontro del 14 settembre 2011 fra Sua Eminenza il Signor Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, e Sua Eccellenza Mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, era stato consegnato a quest’ultimo un Preambolo Dottrinale, accompagnato da una Nota preliminare, quale base fondamentale per raggiungere la piena riconciliazione con la Sede Apostolica. In esso si enunciavano alcuni principi dottrinali e criteri di interpretazione della dottrina cattolica, necessari per garantire la fedeltà al Magistero della Chiesa e il "sentire cum Ecclesia" [questo è il riassunto delle puntate immediatamente precedenti. Potete trovare qualche riferimento anche in questo post e in quest'altro, scritti tempo fa'].

La risposta della Fraternità Sacerdotale San Pio X in merito al summenzionato Preambolo Dottrinale, pervenuta nel gennaio 2012, è stata sottoposta all’esame della Congregazione per la Dottrina della Fede e successivamente al giudizio del Santo Padre [è già sceso in campo il Papa, al cui giudizio -lo ricordiamo - non c'è appello ulteriore]. In ottemperanza alla decisione di Papa Benedetto XVI [il Papa ha deciso], con una lettera consegnata in data odierna, si è comunicato a S.E. Mons. Fellay la valutazione della sua risposta. In essa si fa presente che la posizione, da lui espressa, non è sufficiente a superare i problemi dottrinali che sono alla base della frattura tra la Santa Sede e detta Fraternità. [Il Papa non è d'accordo con i Lefevriani a proposito del loro parere che il "preambolo dottrinale" sia inaccettabile . Attenzione ai termini. Si dice: la risposta data "non è sufficiente a superare i problemi dottrinali che sono alla base della frattura". C'è dunque, attualmente, e rimane una spaccatura, un fossato, una mancanza di comunione, e questa è data non da problemi disciplinari, ma di fede (dottrinali)]

Al termine dell’odierno incontro, guidato dalla preoccupazione di evitare una rottura ecclesiale dalle conseguenze dolorose e incalcolabili, si è rivolto l’invito al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X di voler chiarificare la sua posizione al fine di poter giungere alla ricomposizione della frattura esistente, come auspicato da Papa Benedetto XVI. [Qui si arriva al dunque: c'è un ultima mano tesa dal Papa, perché Fellay accetti di ricomporre la frattura esistente "come auspicato da Papa Benedetto". Altrimenti sono chiaramente previste le consueguenze, che ci si affretta a dire di voler evitare. Si tratta di una "rottura ecclesiale dalle conseguenze dolorose e incalcolabili": minaccia di scomunica per niente velata, e questa volta - da ciò che pare dal comunicato - non solo per scisma causato da una rottura della disciplina, pur importante come l'ordinare vescovi senza mandato pontificio, ma per i problemi dottrinali. Questo vuol dire eresia, chiaro e tondo: davvero conseguenze dolorose e incalcolabili]
-----------------------------------

Il temporeggiamento è finito. E' arrivata la resa dei conti. RadioVaticana aggiunge che il termine è il 15 aprile prossimo. Il Papa ha parlato: Roma locuta, causa finita. Prendere o lasciare. Ma lasciare significherà per i Lefebvriani perdere tutto e relegarsi tra i sedevacantisti. Oppure perdere solo gli elementi eretici, presenti nel suo seno, e tornare purificata a Roma, nell'abbraccio della Chiesa universale, continuando a far fiorire il carisma "spinoso" - se volete -  eppure fecondo - del continuo richiamo alla teologia, magistero e disciplina preconciliare.

E proprio secondo la Tradizione, ricordiamo anche questo, la Chiesa - per volere divino - non è una democrazia, soprattutto per quanto riguarda la dottrina e la sua valutazione. Il custode supremo del dogma è il Vescovo di Roma, con tutti i vescovi in comunione con lui (Vaticano Primo). Se certi vescovi rifiutano la comunione con il Romano Pontefice, si tagliano fuori da se stessi dalla Chiesa. 
La Chiesa universale è una piramide, certamente! (vedi schema qui sotto). Ma una piramide con la punta verso il basso, il cui vertice che sopporta e supporta tutto il peso ecclesiale è il vicario di Pietro, appoggiato in equilibrio sempre instabile, ma mantenuto lì da Dio stesso, sul dito invisibile del capo della Chiesa: Gesù Cristo.



martedì 28 febbraio 2012

Grazie a Tornielli ora abbiamo il testo latino delle Norme vaticane del 1978 per la valutazione di rivelazioni e apparizioni. E ora una nuova sfida....

Non si trovava da nessuna parte, non era mai stato pubblicato, nemmeno negli Acta Apostolicae Sedis. E infatti questo documento, (le Norme del 1978 della CdF che guidano il modo di procedere della gerarchia nei casi di rivelazioni private e apparizioni), mi era stato detto essere "sub secreto pontificio", protetto da sguardi indiscreti con il rischio di scomunica "ferendae sententiae" per quanti lo divulgassero (come tutti i documenti sub secreto di questo tipo). Comunque ora è stato divulgato e c'è persino allegata la traduzione italiana! ("segreto di Pulcinella", perché circolavano già - comunque - un paio di versioni inglesi, vedi qui e qui, ma non ufficiali).
Queste Norme sono importanti perché risalgono a più di due anni prima dell'inizio dei fenomeni connessi a Medjugorje, e quindi non possono essere tacciate di "prevenzione" nei confronti degli eventi che non si erano ancora verificati.
Comunque sia, sfidando le minacciose pene spirituali per le sue fonti, l'impavido Tornielli è riuscito in nell'impresa ottenere il documento originale che non era mai circolato pubblicamente, fuori dei sacri palazzi. Lo ringraziamo per questo  dono, (che risparmia a noi il rischio della scomunica) e ringraziamo le sue fonti generose e precise. Adesso, però, gli lanciamo un'altra sfida:
Carissimo Andrea, riuscirai almeno tu a procurarci gli scritti del Direttorio per la Catechesi del Cammino Neocatecumenale? (documenti che non dovrebbero essere segreti, e infatti ne è autorizzata la pubblicazione, eppure sono introvabili). 

venerdì 3 febbraio 2012

Se è proprio vero, ormai Fellay dà dell'eretico al Papa

Sono deluso e disgustato. Se quanto riferito nel blog di Tornielli corrisponde tutto al vero (non ho proprio avuto tempo di documentarmi meglio oggi), e Fellay ha veramente rigettato la proposta generosa di Benedetto XVI, respingendo il preambolo dottrinale, e con questo formalmente non accettando - seppur con tutta la necessaria apertura interpretativa tradizionale - l'insegnamento del XXI concilio ecumenico e il magistero vivente della Chiesa, rappresentata dal suo Papa, a questo stesso Pontefice, implicitamente, verrebbe con ciò rimproverato, da un vescovo illegittimo, di rimanere lui su posizioni eterodosse! E' evidente che al Papa non resta che una e una sola medicina. Le maniere forti. Qui di fatto, si passa dallo scisma all'eresia, e la scomunica - una volta minacciata - dovrà, in caso di impenitenza, essere alla fine comminata. Questo metterà in guardia i fedeli dal non seguire sulla via della disobbedienza ormai perniciosa chi non vuolesaperne di  tornare a Roma, lasciando che la FSSPX si perda nelle sue nebbie.
Certo che sarebbe una cocente delusione per un papa del dialogo e della riconciliazione come Benedetto, che non si merita questo pubblico schiaffo, dopo tutto quello che ha sofferto per aprire generosi portoni agli ingrati Lefebvriani. Pensate a come se la rideranno i suoi nemici, che lo hanno fino ad oggi deriso per il suo caparbio tentativo di riconciliare gli irriducibili. Speriamo che ci sia ancora spazio per il recupero. Ma ormai c'è proprio buio.

mercoledì 31 agosto 2011

Sacerdote romagnolo eretico e scismatico in nome della Sola Scriptura

Il giornale online RomagnaNoi dà notizia del Parroco di Montecerignone in provincia di Pesaro-Urbino, al confine con Cesena, Luca De Pero, e della sua "matura decisione" di apostatare dalla Chiesa Cattolica della quale è anche ministro ordinato, verso la comunità protestante dei Battisti. E questo passo lo compie in nome della Scrittura, della Bibbia che finalmente ha scoperto. Dopo 6 anni di sacerdozio, presumibilmente preceduti da almeno altri 6 anni di preparazione, come mai Don Luca ha scoperto solo adesso la forza della Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura? O gli è stata accuratamente celata in tanti anni di seminario e di studi teologici, o forse non si era accorto che anche i cattolici professano un sincero amore per la Bibbia e non serve lasciare la Chiesa di Dio per arricchirsi e arricchire gli altri dei tesori contenuti nella Scrittura. Il passaggio di un prete ad una comunione protestante non può che suscitare sgomento, non solo perplessità. Soprattutto quando - come nel caso presente - tale "passaggio" è stato pubblicamente annunciato dal pulpito al termine della Messa domenicale normalmente celebrata da chi, senza probabilmente rendersene conto, stava mettendo in atto un sacrilegio, non credendo più a ciò che continuava a celebrare!
Ed ecco alcune delle tante domande che vorrei rivolgere a Don Luca:
1) Cosa prova a pensare di aver per tanti anni partecipato e offerto quello che ora è tenuto a considerare "l'abominevole sacrificio della Messa"? E' davvero convinto che il corpo di Cristo che consacrava e adorava è solo pane?
2) Come riconcilia la sua venerazione per la Madre di Dio con la sua nuova fede? E se gli scappa un'Ave Maria come pensa reagiranno i nuovi correligionari?
3) Durante gli anni di sacerdozio è vissuto percependo le offerte per le preghiere e messe per defunti e per gli altri sacramenti che celebrava: non esistendo però il Purgatorio, nè altri sacramenti a parte il Battesimo e la Santa Cena (in certo modo), non gli parrebbe il caso di restituire almeno quelle offerte ricevute per sé, in modo da fare ammenda della sua creduloneria precedente e dell'inganno - certo non doloso - in cui ha indotto i suoi fedeli?

Il povero vescovo di Luca De Pero è mons. Luigi Negri, di San Marino e Montefeltro. Mons. Negri ha comunicato con tempestività e con grande chiarezza la sua posizione e i suoi sentimenti. Potete leggerli qui, sul sito diocesano.
Nelle righe vergate a proposito della situazione incresciosa, il vescovo parla apertamente di scandalo, e di pericolo di emulazione da parte dei fedeli. Parla di attacco alla dottrina della Chiesa e al cuore stesso della fede cattolica, perpetrato proprio da chi dovrebbe tutelare e predicare la purezza della fede.
Mons. Negri non tralascia di ricordare che ha già intrapreso tutte le iniziative canoniche necessarie in un caso come questo di eresia e scisma. Per chi si chiedesse che cosa significa, ricordiamo che:

1) Can. 751 - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.
2) L’eretico incorre nella scomunica latae sententiae fermo restando la rimozione dall’ufficio ecclesiastico per chi ha abbandonato pubblicamente la fede cattolica o la comunione con la Chiesa.
Il chierico può, inoltre, essere punito con:
— la proibizione o l’ingiunzione di dimorare in un determinato luogo o territorio;
— la privazione della potestà, dell’ufficio, dell’incarico, ecc.
Se lo richieda la prolungata contumacia o la gravità dello scandalo, possono essere aggiunte altre pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale.

Mentre preghiamo per la conversione e il ravvedimento del sacerdote Luca Pero, affidiamo al Signore anche i fedeli della sua ex parrocchia e il vescovo, evidentemente provato da questa situazione. 
E ricordiamo: non serve lasciare la Chiesa per prendere in mano la Bibbia. La Chiesa senza la Bibbia è muta, la Bibbia senza la Chiesa è come una nave senza l'acqua su cui galleggia: non vi porta da nessuna parte.

La "chiesa battista di Cesena" fornisce anche un video da titolo: Luca De Pero - la conversione di un ex prete a Cristo Gesù.
Non intendo entrare in questioni di sincerità personale, che non discutiamo, ma faccio presente che sincerità non è sinonimo di Verità. Questo ex sacerdote sarà anche sinceramente convinto, ma allo stesso tempo è veramente fuori strada rispetto a ciò che non solo ha creduto, ma fino a ieri ha pure insegnato. 

martedì 19 luglio 2011

La folle proposta di legge irlandese contro il segreto confessionale rilancia l'importanza della grata e l'anonimato del penitente

La proposta di legge irlandese che vuol prevedere il carcere fino a 5 anni per il prete che si rifiuti di denunciare un penitente quando abbia confessato reati di abuso sessuale, non può che essere definita "folle" e ributtante. Non solo perché contraria al diritto al libero esercizio della propria religione, ma perché contraria alla ragione! Infatti, se davvero fosse approvato tale provvedimento, chiunque sapesse che confessandosi si espone alla denuncia penale, rinuncerebbe subito a ricorrere al confessore. Ovvio e lampante, ma il Primo Ministro irlandese Enda Kenny pare non aver pensato a questa banale constatazione.
Inoltre ogni prete degno di questo nome, non si farà certo intimidire da una proposta di legge che apre una breccia a proposito del più sacrosanto segreto che un cristiano conosca, nonostante tale legge cerchi di cavalcare l'onda emotiva dei casi di abuso sui minori, in realtà minaccia in maniera complessiva la credibilità e la riservatezza del sacramento della penitenza. La scomunica "latae sententiae" per avere infranto il segreto confessionale non è una cosa da poco, per chi ci crede. Basta una sola eccezione per distruggere completamente il sigillo sacramentale, che - come ogni cattolico sa - non può mai, mai, mai essere direttamente o indirettamente violato.
Comunque sia questa assurda proposta di legge porta con sé una salutare provocazione per la Chiesa e soprattutto per i sacerdoti "faciloni": quelli che hanno abolito la grata dell'anonimato e addirittura hanno eliminato il confessionale.
E' evidente che, se mettiamo una barriera visiva tra penitente e confessore - come la tradizione insegna (tradizione con la t minuscola ovviamente, è una semplice tradizione umana, ma ben sensata) - se dunque impediamo il riconoscimento certo del penitente, ecco che il sacerdote confessore è libero da scrupoli e da problemi legali. Non può essere certo dell'identità di chi si è accusato, quindi non può andare a denunciare chi si è confessato da lui.
Cari irlandesi, rimettete la grata ai vostri confessionali. E cari italiani, fate lo stesso! Non è solo questione di legge che comanda di fare la spia, è questione di buon senso e di psicologia. Chi sta in confessionale sa che i penitenti amano poter scegliere se farsi vedere oppure no. Lasciamo ai penitenti la LORO scelta, cari sacerdoti, non decidiamo per loro. Perciò, se siete davvero democratici e liberali, rimettete le grate ai vostri confessionali!

San Giovanni Nepomuceno, prega per noi!

venerdì 20 marzo 2009

Il Concilio "pastorale" e lo scisma che non esisteva: le leggende sono dure a morire

Ho letto attentamente l'ultima intervista di Fellay su Il Foglio di oggi a cura degli intelligenti e "spiritosi" Gnocchi e Palmaro (fanno veramente bene libri ironici e arguti...dovreste davvero leggerli). La trovate qui.

A tutti quelli che la leggeranno chiedo solo di fare delle semplici domande a chi l'ha rilasciata e a chi l'ha divulgata, giusto per non lasciarsi "affascinare" eccessivamente da alcune affermazioni. In particolare, ogni volta che i lefebvriani rilasciano dichiarazioni, con gentilezza e delicatezza continuano a insistere su:

A) Il concilio Vaticano II si qualificò "pastorale" e non "dogmatico"
B) L'ordinazione illecita dei quattro vescovi sembrò un'atto scismatico, ma non lo fu (e quindi le scomuniche non erano valide).

Quando sentite queste frasi chiedete al vostro interlocutore con serietà e sicurezza:

A) Ci può mostrare quale degli altri 20 Concili Ecumenici della Chiesa si è dichiarato "Concilio dogmatico"? La vogliamo finire di opporre "pastorale" a "dogmatico"? Il Concilio Vaticano II, definito da alcuni concilio "pastorale" (quasi fosse una parolaccia), ha approvato - con tanto di firma di Lefebvre - due Costituzioni DOGMATICHE: la DEI VERBUM sulla Parola di Dio e la sua trasmissione attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione, e la LUMEN GENTIUM sulla Chiesa.
Il Concilio di Trento, di grazia, dove si è definito "dogmatico"? Qualcuno ce lo può mostrare? Non è più corretto affermare che ha emanato dei "documenti dogmatici"?
E forse è meglio far sapere che tutti i Concili affrontano la DOTTRINA della Chiesa, e quindi sono DOTTRINALI. Alcuni poi affrontano anche questioni DISCIPLINARI (vedi Trento). Ma sono tutti PASTORALI, cioè segno concreto e magisteriale della sollecitudine dei pastori del gregge di Cristo. I pastori, nella Chiesa, guidano il popolo con il loro magistero. Se no possono anche fare a meno di radunarsi in Concilio Ecumenico!
Smettiamola di sminuire il Sacrosanto Ventunesimo Concilio Ecumenico Vaticano II con giochi di parole che non hanno nessun senso, e da tanto tempo non si sentivano più. 

Leggiamo insieme questo passo dell'articolo Il Concilio Vaticano II atto di fede di Giovanni XXIII di Mons. Vincenzo Carbone Consultore della Congregazione per le Cause dei Santi e per anni Archivista del Concilio Vaticano II (Osservatore Romano 3 settembre 2000):
Giovanni XXIII....nella prima enciclica Ad Petri Cathedram (29 giugno 1959) specificò che lo scopo precipuo del Concilio era di "promuovere l'incremento della fede cattolica e un salutare rinnovamento dei costumi del popolo cristiano, e di aggiornare la disciplina ecclesiastica secondo le necessità dei tempi", per il bene della Chiesa e la salute delle anime.

Nella prima riunione della commissione antipreparatoria (30 giugno 1959) ripeté che la Chiesa, con il Concilio, si proponeva di attingere nuovo vigore per la sua missione. Fedele ai sacri principi e all’immutabile dottrina di Cristo, seguendo le orme della tradizione, intendeva rinsaldare la propria vita e coesione di fronte alle odierne situazioni, con efficienti norme di condotta e di attività. Il nuovo rigoglio di fervore e di opere sarebbe stato un richiamo all'unità per quelli che sono separati dalla Sede Apostolica.
Estranea al pensiero di Giovanni XXIII fu l'interpretazione di chi restrinse la "pastorale" a qualcosa di pratico, separato dalla dottrina, e intese "l'aggiornamento" nel senso di relativizzare secondo lo spirito del mondo i dogmi, le leggi e le strutture della Chiesa.
In Giovanni XXIII - dichiarò Paolo VI - "fu così vivo e fermo il senso della stabilità dottrinale e strutturale della Chiesa da farne cardine del suo pensiero e della sua opera".

All'apertura del Concilio (11 ottobre 1962), Giovanni XXIII disse che più di tutto interessava al Concilio che la dottrina cristiana fosse custodita e insegnata in forma più efficace; ma per poter raggiungere i molteplici campi dell'attività umana, era necessario che la Chiesa, senza discostarsi dal patrimonio della verità, guardasse anche al presente, alle situazioni e ai modi nuovi di vita.
Il Concilio voleva trasmettere pura e integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti; non si doveva però soltanto custodire il prezioso tesoro, bisognava proseguire il cammino della Chiesa, dedicandosi all'opera che il presente esigeva.
Lo scopo primario del Concilio non era la discussione di alcuni punti di dottrina, ma l'approfondimento e l'esposizione di essa secondo le attuali esigenze, esposti adottando la forma più corrispondente al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale. 
Quando il Papa apprese le erronee interpretazioni delle sue parole, esclamò: "Non è questo il pensiero del Papa!". 
L'indirizzo del Concilio voluto da Giovanni XXIII continuò anche quando egli non vi fu più.
B) Il secondo problema, quello di negare la realtà scismatica delle ordinazioni, è un'altra favola, che racconta, racconta, alla fine dovrebbe essere creduta. Non ci fu scisma perchè si trattava di ordinazione in stato di grave necessità (come se la Chiesa che stava con il Papa fosse ormai priva di vescovi validi). Non ci fu scisma perchè, secondo Fellay: "Le ordinazioni episcopali avvennero effettivamente senza l'accordo esplicito di Papa Giovanni Paolo II. Ma in quelle circostanze storiche era evidente che non si trattava di un atto di ribellione alla Santa Sede". 
Correggiamo: le ordinazioni episcopali non avvennero "senza accordo esplicito", ma come tutti sanno "contro l'ordine esplicito" di non procedere ad esse. Cosa molto, molto diversa: vera e propria ribellione, che il Papa cercò in tutti i modi di prevenire.
Un certo Card. Ratzinger seguì tutta la vicenda, e probabilmente ben conosce ogni retroscena, visto che era in prima linea nei colloqui con Lefebvre. Eppure neanche lui, poverino, si sarebbe accorto che non si trattava di "ribellione", non gli fu "evidente". Un vero pasticcione questo card. Ratzinger, non si è accorto dell'evidenza!
BASTA. Gli interventi e lettera di Papa Benedetto sono stati chiari e lucidi. Lasciamo stare, per favore, le recriminazione e i tentativi di cammuffare la realtà. Meglio la sincera ammissione dei fatti. La scomunica non c'è più, ma c'era ed era seria.

Dichiarava Benedetto XVI al termine dell'udienza del Mercoledì 28/01/2009
"...ho deciso giorni fa di concedere la remissione della scomunica in cui erano incorsi i quattro Vescovi ordinati nel 1988 da Mons. Lefebvre senza mandato pontificio. Ho compiuto questo atto di paterna misericordia, perché ripetutamente questi Presuli mi hanno manifestato la loro viva sofferenza per la situazione in cui si erano venuti a trovare. Auspico che a questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II".
Nel decreto di remissione del 21 gennaio si diceva:
Con questo atto si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione. [Che bisogno c'era di revocare una scomunica per togliere lo scandalo della divisione fra cristiani, se un atto scismatico non era quello che "sembrava"?]
Dice la Lettera di Benedetto XVI sulla remissione delle scomuniche:
La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espresso il loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà di Pastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autorità dottrinale e a quella del Concilio.

Rimangono questioni dottrinali aperte, finchè non di riconosce il valore del Concilio, e questo impedisce ai vescovi di essere pienamente reintegrati:

Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa.... i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto l'accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi.
Inoltre, un passo del decreto di remissione delle scomuniche, citava una lettera di Fellay del 15 dicembre 2009 inviata alla Santa Sede, in cui si diceva:
Mons. Fellay afferma, tra l'altro: "Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione".
Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che tra gli insegnamenti della Chiesa Cattolica Romana ci sono anche quelli del Concilio Ecumenico Vaticano II. Attenzione, mi riferisco solo ai testi autentici, non l'interpretazione o la teologia che su di essi si è sviluppata.
Fellay ci spieghi: è possibile, secondo la Santa Tradizione, che un Concilio Ecumenico, erri in materia di Dogma e Morale? Allora, ci faccia il piacere di non confondere i piccoli, anche nelle interviste. Dica chiaro: "Accettiamo i testi dogmatici del Concilio Vaticano II, e continuiamo a discutere sull'interpretazione di tutto il resto". Questo sì che aiuterà la Chiesa. Non le interviste ambigue e in certi passi ammiccanti, nonostante le buone intenzioni di chi le rilascia e di chi le riceve.
La Verità non farà liberi solo i modernisti, ma anche chi non vuol riconoscere che è ora di decidersi a rientrare, con tutti gli onori, per la porta aperta (a prezzo di tanti sacrifici) dal nuovo papa buono: Benedetto XVI.

lunedì 16 marzo 2009

Ancora sulla lettera del Papa: piccoli indizi nei commenti ufficiali

Notate come in questo servizio ufficale, preso dal canale Vaticano di YouTube ci siano affermazioni precise e nette, che non devono sfuggire. Un'eco delle intenzioni del Papa nello scrivere la sua ormai "pluristudiata" enciclichina sulla remissione delle scomuniche ai vescovi lefebvriani. Sottolineiamo dunque:

a) Che il Papa, con la rimozione delle scomuniche ai vescovi lefebvriani, non voleva mettere in discussione "il cammino di riconciliazione con il mondo ebraico fatto da prima del Concilio Vaticano II". Non, come tanti dicono, iniziato a partire dal Concilio; ma il Concilio è in continuità con, almeno, Pio XI e Pio XII. Anche su questo punto del dialogo non c'è rottura, al massimo approfondimento, accelerazione, distensione, ma non "svolta epocale" e "rivoluzioni copernicane", come se una chiesa antisemita, dall'oggi al domani, si fosse svegliata pluralista e accogliente.

b) Che ci sono "importanti questioni dottrinali" da chiarire con i lefebvriani. Non sono problemi liturgici, disciplinari o altro. Le questioni sono dottrinali: la palla passa alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Accettare integralmente il Concilio Vaticano II, nella sua interpretazione AUTENTICA (che, tecnicamente, vuol dire quella data dal magistero della Chiesa, non dal magistero dei teologi - pur utile e necessario -), non è un optional per chi voglia appartenere alla Chiesa Cattolica. Niente concilio pastorale (o meglio ogni concilio è anche pastorale, ma questo non significa niente dal punto di vista teologico): Concilio come sempre dottrinale e dove non fosse tale, sarebbe disciplinare. Questo è il modo TRADIZIONALE di indicare il tenore e valore dei documenti di un Concilio. Non c'è opposizione tra dogma e pastoralità. Chi vuol confondere le carte per sminuire il Vaticano II trova nella lettera del Papa uno sbarramento forte e chiaro.
Prendere o lasciare: ma per tutti, dice Benedetto, prendere il VERO Concilio. Non il Vaticano III, ma quello codificato e approvato dai padri del Vaticano II, secondo l'interpretazione del magistero ordinario.
Più semplice di così!

giovedì 5 marzo 2009

I Lefebvriani americani danno ragione a chi dubita della volontà della FSSPX di riconciliarsi con Roma

Ho trovato questa lettera ad amici e benefattori del Superiore del Distretto statunitense della FSSPX, Arnaud Rostand, tramite il sito WDTPRS. Fr. Z, gentile e amabile come sempre, cerca di minimizzare (qui), facendo cogliere la situazione e i destinatari della lettera. Ma secondo altri pareri, e il fatto oggettivo che si tratta di una lettera pubblica, presente in internet sul sito ufficiale della Fraternità americana, qui non c'è molto da minimizzare. 
Si vogliono i colloqui (bene), ma si pretende che le scomuniche siano baggianate ed "errrori" di comprensione del Vaticano, si riafferma fedeltà a Lefebvre, lodandone la disobbedienza! I Lefebvriani, pur di tenersi buoni i loro ricchi benefattori, rischiano di pugnalare a morte la linea della riconciliazione che il Papa, mettendo in pericolo la sua stessa faccia, e per solo amore dell'unità, ha voluto misericordiosamente intraprendere, offrendo la mano. Adesso quella mano viene morsa. Giudicate voi dal tenore di questa parte della lettera, che vi traduco come meglio posso:


"Siamo grati al papa per il motu proprio, Summorum Pontificum del 7 luglio 2007. Abbiamo sempre espresso la nostra gratitudine a Sua Santità. E siamo anche grati perché sono state tolte le scomuniche; vediamo queste decisioni come segni coraggiosi e positivi. Non abbiamo paura di riconoscere questo, né abbiamo paura di comunicare il nostro apprezzamento. Come abbiamo già affermato, speriamo che il motu proprio come pure il nuovo decreto [quello he toglie le scomuniche ndt] aiuteranno ad eliminare, agli occhi di molti, l’invalida condanna della Tradizione Cattolica


Allo stesso tempo, riaffermiamo quello che abbiamo sempre detto. Rifiutiamo di riconoscere la validità delle scomuniche del 1988. Abbiamo più volte dichiarato che la consacrazione dei quattro vescovi da parte dell’Arcivescovo Marcel Lefebvre non fu illegittima. Al contrario, siamo più convinti che mai, che fu una assoluta necessità per mantenere la Messa Tridentina e per salvare la Tradizione Cattolica. Fu un atto meritorio ed eroico per la difesa e la salvaguardia della Dottrina Cattolica e della Liturgia.



Oggi esprimiamo la nostra gratitudine e fedeltà alle posizioni e alle decisioni dell’Arcivescovo Marcel Lefebvre. Dichiariamo la nostra riconoscenza anche ai quattro vescovi per aver accettato la loro consacrazione episcopale e per aver continuato a ordinare veri preti durante i vent’anni trascorsi, in modo tale da, e solo per, preservare la Tradizione Cattolica.



Riaffermiamo inoltre che il Concilio Vaticano II si è allontanato dal tradizionale insegnamento della Chiesa Cattolica; in particolare, ma non esclusivamente, nelle dichiarazioni Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa e nella costituzione Lumen Gentium e il decreto Nostra Aetate sull’ecumenismo".

Sono proprio scoraggiato. Chi se ne è andato sbattendo la porta, ora si proclama unico salvatore della Patria della Tradizione Cattolica. Ma cosa dovrebbero dire tanti tradizionalisti seri, che hanno sofferto tanto eppure non si sono separati dall'unità? Spero proprio che siano loro a farsi sentire!
E poi, quella gelida affermazioni, sui "veri preti" che i quattro vescovi hanno continuato a ordinare? Diteci chiaro: noialtri, ordinati dalla Chiesa cattolica postconciliare siamo forse invalidamente ordinati? La vogliamo smettere di sputare veleno, mascherandolo come risposta a persecuzioni patite?
E, ciliegina sulla torta, si attacca genericamente nientemeno che la Costituzione DOGMATICA sulla Chiesa, la Lumen Gentium, lasciado perdere gli altri documenti meno vincolanti per la fede dei cattolici!
Una cosa è essere indignati dell'attacco mediatico contro quel pover'uomo di Williamson, un'altra è approfittarne per far passare ancora la solita minestra lefebvriana riscaldata. Abbiamo capito: potete gentilmente iniziare a dire come intepretereste le parti del Concilio che non vi sembrano esser state intepretate giustamente? Ci fareste un favore. Se invece non volete accettare il Concilio Vaticano II in quanto tale e per partito preso: arrivederci e grazie. 

Come si vede da questo testo, chi propugna l'ermeneutica della rottura, ricordiamolo bene, non è solo chi viene considerato ultraprogressista, ma anche chi - dalla sponda opposta - ribadisce ancor oggi, in barba agli insegnamenti pontifici, che il Vaticano II:  "has broken away from the traditional teaching of the Catholic Church".

Mi fermo qui, sperando in autorevoli richiami contro lettere di tale tenore interne o esterne alla Fraternità Lefebvriana.

Testo originale della Lettera di Marzo del Superiore del Distretto americano della FSSPX:

lunedì 23 febbraio 2009

Qualcuno, gentilmente, scomunichi padre Peter Kennedy

Cose inconcepibili stanno avvenendo in una parrocchia australiana di Brisbane (vedi post precedente). Il parroco di St. Mary, Peter Kennedy, settantenne, che ha completamente sovvertito anche le più basilari norme della fede cattolica, continua a resistere strenuamente all'ultimatum di rimozione che scadeva il 21 febbraio (leggi il decreto). Sono passati due giorni e non succede niente. Il povero arcivesvo Jhon Bathersby pare quasi lasciato solo e sembra quasi spaventato dall'opinione pubblica: il decreto da lui emesso si limita a rimuovere dall'ufficio di amministratore parrocchiale il buon vecchio prete! A parte i giornali australiani che saltellano di gioia per la confusione e il conflitto montante, nessuno pare farsi ufficialmente sentire. Capisco che Roma voglia giustamente non intromettersi in questioni di competenza della Chiesa locale. Ma possibile che la Congregazione della Dottrina della Fede, che per molto meno ha inquisito fior fior di docenti di teologia, non commini una scomunica fulminante a chi continua a disprezzare la formula cattolica del battesimo, benedire matrimoni omosessuali, leggere di tutto a messa a parte la bibbia, celebrare allegramente qualunque cosa tranne il sacrificio di Cristo (il quale non è neanche considerato Dio, dal buon parroco e dai suoi seguaci), mettere una statua di Buddha in chiesa (prontamente distrutta a martellate da un intransigente parrocchiano "ultraconservatore)?? E dopo tutto questo marasma, non mi risulta neppure, ma spero di sbagliarmi, che Peter Kennedy sia mai stato sospeso "a divinis", nonostante le assurdità che celebra e che predica.

Allora: qui c'è veramente qualcosa che è completamente deragliato.
Io non sono, sinceramente, tenero contro le disobbedienze dei lefebvriani. Ma un conto è un comportamenteo scismatico, anche grave come l'ordinare vescovi illecitamente, un'altro è l'eresia a tutto tondo manifestata spudoratamente da questo prete nostalgico dei bei tempi andati ('68) e ormai fondatore di un'altra religione. Dice di voler resistere, perchè senza di lui la sua comunità non ha speranza di continuare (e ti credo!). Dice che verrebbe riassorbita nella normalità cattolica, che tenta di livellare tutto e tutti (o tenta solo di tenere un collegamento con Gesù Cristo...ma questo a p. Peter sfugge). Il "presidente eucaristico" della comunità di St Mary, forte di 1500 supporters, vuole resistere anche alla forza pubblica, se fosse necessario. Auguri! Proprio un comportamento cristiano, per amore della verità. Non c'è che dire. Comunione presbiterale con il proprio vescovo, di cui si è "necessario collaboratore". 

Ormai siamo al congregazionalismo più spinto. Anzi, oltre. Qui siamo veramente fuori non del cattolicesimo, ma del cristianesimo. I parrocchiani rimasti (tutti i cattolici evidentemente sono già fuggiti da anni), dicono che si trovano bene, che c'è un nutrimento spirituale e umano in questo modo inclusivo di condurre la chiesa, dando visibilità e primo piano alle donne, agli aborigeni ecc. ecc. Ci si trova bene, psicologicamente uniti e accolti. Ma poi, che esista Dio o meno, è affare privato, non ci si deve intromettere. Tantomeno si deve giudicare cosa crede l'uno e cosa crede l'altro, è contro la privacy di ciascuno con il suo spirito interiore. E' osceno cercare di "imporre l'ortodossia" in cui i vescovi (poveretti antiquati) continuano a voler costringere quanti vogliono sentirsi "cattolici ma liberi". Pensieri di questo tenore continuano, ahimè, a propagarsi. 

L'eresia è invece una cosa seria. Chi cambia il messaggio di Cristo e mette i propri pensieri, idee o ideologie al posto di Dio, soprattutto se è incaricato di condurre altri a Cristo, è in realtà un agente della distruzione della base unica del cristianesimo. Per questo esistono i vescovi, il cui compito è mantenere i fratelli nel messaggio originale, consegnato loro nell'ininterrotta tradizione apostolica. 
Per questo esiste il Papa, che deve confermare nella fede i suoi fratelli (non nella scienza, non nella politica, o in qualche altra cosa).
Se la chiesa è una comunità di fede, a cui si aderisce in base ad un credo e ad un'alleanza condivisa liberamente e accettata, perchè - mi domando- qualcuno vuol continuare a dirsi cattolico nominalmente, infischiandosene di tutto quello che l'essere cattolico sostanzialmente significa e richiede? Basta il benessere psico-fisico-sociologico per riconoscere che una chiesa è nella verità?

Approfondimenti in inglese:

martedì 10 febbraio 2009

In Australia rimosso il parroco che non crede in Gesù


Riprendo la notizia da Catholic News Agency: mentre in Europa ruggisce il furore per i lefebvriani ri-incomunicati, agli antipodi fa discutere la surreale vicenda di un prete settantenne che, in nome della chiesa "ammodernata e giovane" ne fa di tutti i colori, e invita  il suo vescovo che lo vuole rimuovere e tutti i critici a " toccare con mano la vitalità, l'energia, l'amore che esiste nella sua comunità". C'è di tutto insomma, tranne la fede in Cristo, l'obbedienza alla Chiesa e un minimo di fedeltà al Vangelo. Ma il benessere comunitario e affettivo è assicurato a tutti. Ma la chiesa serve a questo?
--------------------
Australia, 10 febbraio: L'arcivescovo di Brisbane John A. Bathersby (a destra nella foto) ha ingiunto al prete "disobbediente" Peter Kennedy (a sinistra), di non portarsi dietro, nel peccato di scisma, membri della sua parrocchia, e ha ricordato che la separazione fra i cristiani è "contraria a tutto quello per cui Cristo ha pregato".

Il prete in questione è Don Peter Kennedy, 71 anni, parroco di St. Mary’s Church in South Brisbane. In Italia le agenzie (e i giornali che le riprendono) ci raccontano che è stato colpito dalla censura del suo vescovo perchè benedice matrimoni omossesuali e celebra colorate liturgie di sua invenzione. Ma in Australia i giornali raccontano anche che: "Rifiuta la divinità di Gesù e ha negato la verginità di Maria". Ormai non c'è più da stupirsi di nulla! Altre fonti ci avvisano che il revendo "progressista" non crede alla risurrezione di Cristo, alla vita eterna, apre la chiesa come sala per la preghiera buddhista e, come è risaputo, battezza non come tutti i cristiani del mondo: "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo", ma con la sua formula "inclusiva e non patriarcale": "nel nome del Creatore, del Redentore e del Santificatore" tutti neutri in inglese, anche se in italiano suonano maschili.

Dice il parroco, secondo un resoconto del Courier Mail “Riesci forse a pensare che una persona possa davvero credere che Gesù sia nato da Maria Vergine?”. Afferma che questo articolo di fede poteva essere creduto "nel medioevo", ma non è credibile per le persone moderne.

Per questo il Don afferma che il suo arcivescovo, mons. Bathersby ha una “teologia troppo fondamentalista”

Secondo il  Courier Mail, Don Kennedy ha affermato (contraddittoriamente) che non ha fiducia nel Papa, ma vuole rimanere un prete cattolico in attività.

La solita scusa la ripete anche lui: “Devi essere vicino e pertinente alla vita della gente. Anche Gesù ha infranto continuamente le regole per amore del popolo"
Dopo averlo più volte con carità richiamato all'ordine l'arcivescovo ora, amareggiato, non vuole più continuare in questo modo.
Il prelato ha detto che ci sono addirittura dubbi sulla validità di molti battesimi amministrati nella parrocchia (in realtà sono già  stati dichiarati invalidi dalla Santa Sede, per la formula eretica utilizzata) e perciò desidera indire un giorno speciale presso la Cattedrale di santo Stefano, per battezzare sotto condizione quei bambini e quei convertiti adulti che sono preoccupati per la validità dei sacramenti ricevuti a St. Mary

Mons. Bathersby ha notificato a Don Kennedy che sarà rimosso dalla parrocchia il 21 febbraio prossimo, concedendogli l'ultima scappatoia: "Se vuoi andare in pensione volontariamente, sappi che l'arcidiocesi ti assisterà come fa con tutti i suoi preti pensionati"
Nello stesso tempo ha espresso un forte desiderio che continui il lavoro della Parrocchia per quanto riguarda la giustizia sociale, ma anche che torni una "sana devozione mariana, come era normale in passato". "Farò tutto quello che posso per facilitare e incoraggiare il ritorno di questa devozione", ha affermato l'arcivescovo.

Purtroppo, alla minaccia di Don Kennedy di portarsi dietro in una setta che vuole fondare molti parrocchiani, il vescovo ha detto che non può far nulla per fermarli, ricordando loro però che "quanti lo seguiranno devono rendersi conto che non saranno più un comunione con al Chiesa cattolica". "Ogni divisione fra Cristiani", conclude il monsignore, "non è certo una promozione del Regno di Dio. Ma questo sacerdote ha avuto molto tempo per considerare la sua decisione. E piaccia a Dio che la divisione che esiste già adesso, venga sanata un futuro, anche se io non lo vedrò".

Il Cardinal Pell di Sydney appoggia l'operato del Vescovo di Brisbane.

Don Kennedy intanto, chiuso nella sua irremovibilità, ha annunciato che resisterà fino a farsi arrestare pur di non lasciare la sua missione. Alcune dozzine di parrocchiani potrebbero fare altrettanto nel tentativo di resistere.

venerdì 6 febbraio 2009

Espulso dai Lefebvriani don Abrahamovicz

Molto contento di leggere questa notizia, dopo i deragliamenti (e ragliamenti) di questi ultimi due giorni, prodotti dal noto prete lefebvriano che abita in diocesi di Padova e definisce gentilmente il Concilio Vaticano II come "Cloaca maxima" di tutte le eresie.
Un po' di pulizia in casa SSPX ci voleva proprio! Certo che essere scomunicato dagli ex scomunicati è un primato non da poco. Complimenti al (poco) reverendo e ormai deposto "capo dei lefebvriani del Nord Est".

LEFEBVRIANI ITALIA, ESPULSO NEGAZIONISTA DON ABRAHAMOWICZ

(ASCA) - Roma, 6 feb - La Fraternita' Sacerdotale San Pio X ha annuncia questa sera in una nota ''l'espulsione di don Floriano Abrahamowicz'', il prete responsabile di reiterate dichiarazioni negazioniste. ''Il provvedimento - si legge in una nota firmata dal superiore italiano della Fraternita', don Davide Pagliarani - ha effetto a partire da venerdi' 6 febbraio 2009 ed e' stato preso per gravi motivi di disciplina''.

''Don Floriano Abrahamowicz - prosegue la nota - da tempo esprimeva posizioni diverse da quelle ufficiali della Fraternita' San Pio X. La decisione dell'espulsione, pur dolorosa, si e' resa necessaria per evitare che venga ulteriormente distorta l'immagine della Fraternita' San Pio X e, di conseguenza, sia danneggiata la sua opera al servizio della Chiesa''.

domenica 1 febbraio 2009

L'intervista shock del vescovo Bernard Tissier de Mallerais

In tutti i blog sta rimbalzando questa intervista che sarebbe apparsa nell'edizione odierna (1/02/09) de "La Stampa" di Torino a firma di Alain Elkann. Io spero che non sia vera, non credo ai miei occhi. A parte il fatto che è piena di indizi che fanno capire che il giornalista l'ha tradotta dal francese e probabilmente non ha capito bene certe questioni affrontate; comunque sia, non è possibile che ancora uno di questi quattro vescovi faccia di tutto per risultare assolutamente irricevibile e indigesto dal resto dei cattolici. O i giornalisti riportano ciò che vogliono (ma non riesco a crederlo, eppure...) o qui non è solo Williamson che deraglia e si contraddice. Ditemi che non è vera! In rosso i miei commenti

Monsignor Bernard Tissier de Mallerais, per lei che ha partecipato alla fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X con monsignor Lefebvre, ricevere la notizia della cessata scomunica da parte di Benedetto XVI è stata una grande emozione? E’ stata una grande gioia quella di essere nuovamente accettati nella casa del Padre?

«No, non nel senso di essere tornati nella casa del Padre, perché noi non l’avevamo in effetti mai lasciata».
E allora qual è stata la sua emozione?
«Vedere indirettamente riconosciuto il bene fondato dei sacramenti episcopali del 1988».
[sta dicendo: Il papa oggi ha capito che il card. Ratzinger non aveva capito niente, era tutta una montatura contro di noi!]
Ma cosa era successo?
«Che Sua eccellenza monsignor Marcel Lefebvre aveva dato nel 1988 sacramenti episcopali senza “mandato apostolicum”
[sic.], ne è quindi seguita una scomunica ipso facto perché non si può essere nominati vescovi senza il permesso del Papa».
Ma tutti questi anni come li avete vissuti?
«Mah, questa scomunica è durata 20 anni ma noi non la consideravamo valida
[e allora perchè avete chiesto che vi venisse tolta? Se non è valida, basta!] perché monsignor Lefebvre ci aveva nominato per un caso di necessità [ancora la vecchia storia. Non c'era nessun caso di necessita, pura disobbedienza aperta e pubblica alla volontà del papa. Ormai le carte sono chiare. Sua Eccellenza può smettere di raccontare una fiaba a cui non credono neanche i suoi seminaristi] e il caso di necessità è riconosciuto valido secondo il diritto canonico».
Ma come venivate considerati dalla Chiesa?
«Eravamo considerati scismatici
[non erano considerati, lo erano proprio davvero] e devo dire che abbiamo sofferto per vent’anni di essere separati dalla Chiesa di Roma. Io ero prete e appunto ero stato fatto vescovo da Lefebvre nel 1988».
Ma adesso che cosa è successo?
«E’ successo, in modo molto semplice, che attraverso la comunicazione del cardinale Re il Papa ci ha tolto la scomunica senza nessuna particolare cerimonia».
Ma voi oggi siete vescovi per il Papa?
«No, non siamo ancora vescovi perché non abbiamo una sede episcopale» [Questa frase mi fa dire che il giornalista ha capito poco, pur essendo un pezzo grosso e famoso: sono vescovi validamente ordinati, ma non fanno parte del collegio episcopale perchè privi di giurisdizione].
Ma allora le cose non sono del tutto risolte?
«La cosa non è finita, ci vorrà del tempo».
E chi deciderà della vostra sorte?
«Lo deciderà il Papa con l’intermediazione della Curia romana».
Ma in senso pratico quali sono i passi che devono essere fatti?
«Vi saranno delle discussioni teologiche dottrinali a proposito delle dottrine del Concilio Vaticano II tra noi e i rappresentanti della Santa Sede».
Ma voi pensate di tornare indietro per quanto riguarda le vostre divergenze?
«No, assolutamente no. Noi non cambiamo le nostre posizioni ma abbiamo intenzione di convertire Roma, cioè di portare il Vaticano verso le nostre posizioni»
[E se si accorgessero che su molti aspetti Roma non ha per nulla cambiato idea? Forse sono questi signori vescovi che devono capire bene cosa pensa e crede Roma. Stiano tranquilli, per il resto, nessuno è mai riuscito a convertire Roma (nel bene e nel male) ].
E per quanto riguarda le dichiarazioni molto contestate dal mondo ebraico di monsignor Richard Williamson, un altro dei vescovi che erano stati scomunicati insieme a lei?
«Non ho opinione in proposito».
[Strano, un vescovo come lei non ha un'opinione su una cosa così grossa?]
Ma cosa pensa di quanto è stato detto?
«Penso che la questione non mi interessa e non ho nessuna opinione su questa domanda».
[Non gli interessa la Shoah? Oppure non gli interessa il suo fratelli vescovo Williamson? Che tatto, che amore fraterno!]
Ma lei cosa farà in futuro?
«Io resterò qui a Ecône».
Nel seminario di Ecône, di cui lei è rettore, quanti sono i sacerdoti?
«Ci sono 60 seminaristi. Ne abbiamo altri duecento in sei altri centri di formazione».
Voi naturalmente avete sempre continuato a celebrare messa in latino?
«Certo, la bella messa latina con messa gregoriana» [Se il giornalista riascolta i suoi nastri, probabilmente il vescovo intende dire: la bella messa latina, con canti gregoriani].
Ma anche il Papa ha ripreso a officiare la messa in latino?
«Di questo non ho veramente notizia e non sono in grado di dare un giudizio».
Com’è avvenuta la remissione della scomunica? Il decreto dalla Santa Sede vi è giunto inaspettato?
«Per noi è stata una grazia della Santa Vergine».
In che senso una grazia della Santa Vergine?
«Perché abbiamo dato al Papa i settecentomila rosari che abbiamo offerto in regalo da parte della Santa Vergine».
Come vi siete mossi per ottenere la remissione della scomunica?
«Abbiamo indirizzato a Sua Eminenza il cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificio Commissione Ecclesia una lettera di monsignor Bernard Fellay, scritta anche a nome di monsignor Alfonso de Galarreta, monsignor Richard Williamson,e mio, ovvero dei vescovi consacrati da Lefebvre il 30 giugno 1988. E’ stata sollecitata la rimozione della scomunica che datava dal 1° luglio 1988. In questa lettera monsignor Fellay ha affermato “Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa e di Nostro Signore Gesù Cristo che è la Chiesa Cattolica Romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al primato di Pietro e alle sue prerogative e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione». Con queste parole ci siamo rivolti appunto a Sua Santità Benedetto XVI perché venisse riconsiderata la nostra situazione canonica».
[Ma allora si contraddice: accettano gli insegnamenti di Roma, ma la vogliono convertire. C'è qualcosa che non quadra in questa intervista.]

Originale qui su "Informazione Corretta"
e traduzione su Rorate Caeli

Approfondimento: Non capisco come mai sul sito del giornale "La Stampa" non ci sia segno di questa intervista che tutti dicono provenire dal quotidiano in questione.
E poi gli strafalcioni e i pressapochismi di questo testo sono davvero sospetti.
Qualcuno può confermare la provenienza e l'autore?

Sostenere Pietro: una potente requisitoria che fa riflettere

La cara Raffaella dal suo Blog aggiornatissimo, in questi giorni è stata una vera amazzone, agguerrita e a volte (giustamente) sdegnata per gli attacchi violenti e viperini contro il Santo Padre, a corollario delle note ultime vicende. Adesso ci fornisce in traduzione la requisitoria che Rorate Caeli ha pubblicato stamattina. Dura e fustigante, non c'è che dire: si presenta come commento a Matteo, XXIII, 27-34, e lo stile sarebbe sicuramente piaciuto a Sant'Antonio. Il nostro santo predicatore, non dimentichiamolo, proprio lui che viene chiamato "il più gentile dei santi", sapeva essere uno scorticatore dell'ipocrisia quando la trovava celata nel clero e nei benpensanti della sua epoca.
Lasciamoci provocare dalle parole di forti e meditiamole con la dovuta calma. Che non siano altro che la denuncia del peccato, ma con l'amore che sempre cura e cerca il meglio per il prossimo, anche quando è avversario (ma pur sempre fratello!).

L'articolo tradotto:

L'originale inglese:

mercoledì 28 gennaio 2009

Cari Media, attenti a come (e cosa) i Lefebvriani raccontano


"Le scomuniche: perchè non sono mai esistite"
Questo titolo si legge a pag. 4 di una Media-brochure distribuita dal distretto degli Stati Uniti della Fraternità di San Pio X, e nella stessa pagina si rincara la dose: "La SSPX è mai stata in condizione di Scisma?"

Ho visto che fr. Z, naturalmente, ha trattato la questione, riprendendo un post di un blog canonistico, trovate il tutto qui.

Cerco di fare qualche mia considerazione, partendo dalla traduzione di alcuni punti trovati sulla brochure, che non a caso è indirizzata ai media, quasi a dire ai giornalisti: "la scomunica non era niente, è tutta una questione capziosa, ma senza peso". Ecco quel che scrivono per i giornalisti:
 
1) Il semplice fatto di consacrare vescovi senza mandato pontificio non costituisce un atto di scisma, al massimo è un atto di disobbedienza.

2) La disobbedienza non equivale allo scisma. Lo stato di scisma implica il riconoscere che l'autorità papale è negata. L'arcivescovo Lefebvre ha sempre riconosciuto l'autorità del papa, come ha fatto la SSPX fino ad oggi.

3) Consacrare dei vescovi senza mandato papale sarebbe stato un atto scismatico se fosse stata data ai nuovi ordinati una giurisdizione (per es. un territorio da governare). Ma l'arcivescovo Lefebvre non ha mai fatto questo, è ha chiarito che stava solo consacrando "vescovi sacramentali", perchè esercitassero i ministeri episcopali di amministrare le cresime e ordinare presbiteri.

4) La prova conclusiva viene da Roma stessa. Come notato sopra (omesso in questo report ndr) c'era la supposizione che chiunque sostenesse la SSPX venisse automaticamente scomunicato. Eppure il 28 giugno 1993 il Card. Ratzinger (ora papa Benedetto XVI) come Prefetto della congregazione per la dottrina della fede, annullò il decreto di scomunica che il Vescovo Ferrario delle Hawai aveva mandato il 1 maggio 1991 a sei cattolici della sua diocesi. Il loro "crimine" era di frequentare le messe celebrate da preti della SSPX e ricevere un vescovo della Società per fargli conferire il sacramento della confermazione.
Questo caso da solo dovrebbe essere ampia prova che quanto era stato asserito riguardo i sei vescovi e la SSPX nel 1988 era privo di validità.

Incredibile, ma vero. In tutti i modi, il distretto americano, nonostante le interviste e le dichiarazione di Mons. Fellay, continua a negare che le scomuniche fossero valide.
Qui bisogna chiarire: anche se va bene che i lefebvriani dicano che "non si sentivano" scismatici, come opinione e sentimento personale, non va affatto  bene che tentino caparbiamente di dimostrare che le scomuniche dei vescovi erano infondate, invalide e insomma, tutta una farsa.

Ribadiamolo: mons. Lefebvre è morto scomunicato, e non è stato riabilitato. Se la vede lui con l'eterno Padre, e Dio ci guardi dal giudicare l'anima di chiunque e le sue situazioni soggettive!

Per i vescovi viventi era davvero necessario che chiedessero che la scomunica fosse tolta e che ci fosse un decreto in tal senso. Infatti: 
Al punto 1 rispondiamo: Il consacrare vescovi SENZA il mandato papale per necessità estrema (cosa avvenuta anche in Cina più volte) è vero che non è sinonimo di atto scismatico. Ma il loro caso non era questo. Non si trattava di "SENZA il mandato" ma di "CONTRO la volontà chiaramente espressa dal Papa" allora sedente.

Al punto 2: Si tratterebbe al massimo -  cercano di minimizzare - di disobbedienza. Sì, ma disobbedienza alla suprema autorità della Chiesa in un fatto che rompe l'unità della chiesa stessa, cioè l'illecita consacrazione episcopale. Non è una disobbedienza in materia lieve o di opinione. Il diritto canonico in questo è assolutamente chiaro e preciso. Si dice che nessuno voleva negare l'autorità del papa, ma poi platealmente e caparbiamente si disobbediva al suo eplicito ordine. Come definiscano la disobbedienza se non un negare in atto l'autorità del Papa che ordina altrimenti, non saprei proprio. O il principio di non contraddizione non esiste più, o c'è qualche problema a intendere l'obbedienza, o si cerca di giocare con la retorica.

Al punto 3 rispondiamo: dove è scritto che bisogna dare la "giurisdizione" ad un vescovo perchè la sua consacrazione sia un atto scismatico? Bella invenzione, non c'è che dire, soprattutto perchè cerca di far valere la dottrina teologica che separa potere d'ordine da potere di giurisdizione, cosa che proprio il Vaticano II, con Lumen Gentium cap. III ha voluto leggere in modo differente, più in linea con la tradizione, facendo vedere come non si possono separare nei vescovi questi due aspetti. Non esiste teologicamente una cosa come un vescovo "puramente sacramentale". Anzi, per la chiesa antica (Cf. Conc. di Calcedonia) le ordinazioni "assolute" non avevano valore, e un qualunque chierico (a maggior ragione un vescovo) senza TITOLO (per cui più tardi emergerà il bisogno giuridico di avere almeno i vescovi titolari, anche se senza diocesi), erano INVALIDAMENTE consacrati. La missione canonica è sempre necessaria, il fatto di non averla è indice di gravità, non di alleggerimento della posizione.

Al punto 4 rispondiamo: Qui si attua un passaggio logicamente non congruente. Il responso della commissione per l'interpretazione dei testi legislativi era rimasto in dubbio su come valutare oggettivamente l'adesione allo scisma da parte di laici (solo l'adesione formale allo scisma comportava la scomunica latae sententiae, non il generico "sostenere", magari inteso economicamente). Quindi il decreto di scomunica dei 6 hawaiani era stato considerato eccessivo o non documentato, ma non aveva niente a che fare con la situazione oggettiva di una scomunica dei Vescovi della SSPX, che non era più semplicemente Latae sententiae, ma dal 1 luglio 1988 era stata irrogata e confermata dalla congregazione dei vescovi.

Insomma: la scomunica c'era, lo scisma anche ed evidente. Far passare il papa per uno che da cardinale sostiene una tesi e da papa si contraddice, non è - come minimo - una finezza degna di teologi e canonisti seri.
Queste uscite mediatiche sono ancora più imbarazzanti dell'ammettere e del gioire. Ammettere la misericordia del Papa. Accoglierla, e ripagarla con obbedienza e fedeltà, non con giochetti mediatici di negazionismo (non solo contro gli ebrei, ma anche contro l'evidenza canonica).

Ulteriore documentazione precisa sul perchè le scomuniche erano valide: