Il canto di Offertorio per la Domenica della Santa Trinità, sia nella Forma Ordinaria che nella Forma Straordinaria, è lo stesso. Qui sotto testo, spartiti e musica per festeggiare l'Unico Dio in Tre Persone:
Cf. Tob. 12, 6 - Benedíctus sit Deus Pater, unigenitúsque Dei Fílius, Sanctus quoque Spíritus: quia fecit nobíscum misericórdiam suam.
Tobia 12, 6 - Benedetto sia Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: poiché fece brillare su di noi la sua misericordia.
In gregoriano:
Scarica qui lo spartito in formato PDF
Ecco lo stesso testo nell'elaborazione composta da W.A. Mozart all'età di soli 12 anni!:
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sabato 2 giugno 2012
venerdì 11 maggio 2012
Guerra santa delle traduzioni: i cristiani difendono l'originalità del Vangelo
Una notizia sconcertante, che mostra l'assenza di rispetto per la diversità religiosa tuttora strisciante in una cultura pur ufficialmente tollerante e laica come quella della Turchia moderna. Attraverso una traduzione, che "sterilizza" la diversità evangelica, si può far diventare musulmano anche il testo del Vangelo di san Matteo. Spero che anche cattolici e ortodossi si uniscano alla riprovazione di questi tentativi di assimilazione. Leggete qui la notizia riportata dall'Agenzia Fides:
Traduzione falsata del Vangelo, per renderlo “vicino ai musulmani”: proteste dei cristiani
Istanbul (Agenzia Fides) – Una traduzione del Vangelo falsata e non autorizzata dalle Chiese cristiane ha generato una pubblica protesta dei cristiani in Turchia. In un comunicato inviato all’Agenzia Fides, la “Alleanza delle Chiese protestanti” della Turchia, parte della “Alleanza Evangelica Mondiale”, stigmatizza “la traduzione fuorviante” di una edizione in turco del Vangelo di Matteo, pubblicato alla fine del 2011. Il testo è denso di errori in “parole molto importanti e fondamentali del Nuovo Testamento”, che rendono la traduzione “sbagliata ed estremamente negativa”. Le Chiese rimarcano l’urgenza di cambiare tali termini, definendo il Vangelo diffuso “inaccettabile e inutilizzabile”.
Quello a cui si fa riferimento è la rimozione di parole come “Padre” e “Figlio di Dio”, sostituite rispettivamente da “Dio” e “rappresentante di Dio”. Il versetto di Mt 28,19 che dice “battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, è divenuto ad esempio “purificandole con l’acqua, nel nome di Allah, del suo Messia e del suo Santo Spirito”.
I leader cristiani affermano di aver segnalato tali incongruenze prima della pubblicazione, curata da tre enti cristiani americani (“Wycliffe Bible Translators”, “Summer Institute of Linguistics”-SIL e “Frontiers”) il cui scopo era quello di produrre una Bibbia “vicina alla sensibilità dei musulmani”. Per evitare che persone di lingua turca, cristiane o non cristiane, fossero esposte a insegnamenti sbagliati, le Chiese avevano chiesto al comitato di traduzione di mutare i punti che “minano la teologia cristiana”, ma così non è stato.
“Vogliamo che la Sacra Scrittura sia letta e compresa da tutti i settori della società. Le traduzioni prodotte dalla Società Biblica nella prima metà del XX secolo sono eccellenti, fedeli alla storia della teologia cristiana, ma anche eccellenti per le persone che si accostano alla Bibbia, per capire le espressioni della fede cristiana” nota il comunicato giunto a Fides.
L'Alleanza delle Chiese protestanti in Turchia rappresenta la maggior parte delle Chiese protestanti nel paese. Nel 2011 ha pubblicato il Rapporto sulle violazioni dei diritti dei cristiani in Turchia, che sono meno dello 0,1% della popolazione di 72 milioni di abitanti. (PA) (Agenzia Fides 10/5/2012)
giovedì 3 maggio 2012
La traduzione della lettera di Benedetto XVI sul "pro multis"
C'ha pensato Magister a pubblicare sul suo blog la traduzione in italiano della lettera del Papa, scritta in tedesco ai vescovi della Germania (qui originale), sulla modalità di tradurre nelle lingue moderne la locuzione "pro multis" che si trova nelle parole della consacrazione del calice nella Santa Messa.
Ne avevo parlato in questo post, qualche giorno fa, augurandomi di trovare presto una versione in lingua italiana (speravo nei canali istituzionali... invece ha provveduto un giornalista... Anche questo può essere visto come significativo: i giornalisti di solito scoprono e diffondono ciò che qualcuno non ha interesse a far sapere).
Vi ri-posto solo la lettera, se volete leggere il commento e gli antefatti (oltre che scoprire chi siano i "lettori-impliciti" di questa lettera), potete andare direttamente al Blog Espresso-Chiesa.
Non sfuggano, nella lettura, i motivi teologici per cui il Papa vuole sia ripristinata la traduzione letterale (dei testi liturgici e biblici). L'interpretazione della Rivelazione non inerisce al testo scritto, tanto meno alla sua traduzione, ma è compito del vivo magistero, che deve far risuonare nella predicazione e catechesi il vero senso del testo, secondo il significato ricevuto dalla Tradizione.
Non sfuggano, nella lettura, i motivi teologici per cui il Papa vuole sia ripristinata la traduzione letterale (dei testi liturgici e biblici). L'interpretazione della Rivelazione non inerisce al testo scritto, tanto meno alla sua traduzione, ma è compito del vivo magistero, che deve far risuonare nella predicazione e catechesi il vero senso del testo, secondo il significato ricevuto dalla Tradizione.
Eccellenza!
Reverendo, caro arcivescovo!
In occasione della sua visita, il 15 marzo 2012, ella mi ha messo a conoscenza del fatto che, per quanto riguarda la traduzione delle parole "pro multis" nella preghiera del canone della santa messa, tra i vescovi dell'area di lingua tedesca tuttora non esiste consenso.
A quanto pare incombe il pericolo che, nella nuova edizione del "Gotteslob", la cui pubblicazione è attesa presto, alcune parti dell'area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione "per tutti", sebbene la conferenza episcopale tedesca sia d'accordo nello scrivere "per molti", così come auspicato dalla Santa Sede.
Le ho promesso di pronunciarmi per iscritto in merito a tale importante questione, per prevenire una simile divisione nel luogo più intimo della nostra preghiera. Provvederò a fare inviare questa lettera, che attraverso di lei indirizzo a tutti i membri della conferenza episcopale tedesca, anche agli altri vescovi dell'area di lingua tedesca.
Permettetemi qualche breve parola su come è sorto il problema.
Negli anni Sessanta, quando il messale romano, sotto la responsabilità dei vescovi, dovette essere tradotto in lingua tedesca, esisteva un consenso esegetico sul fatto che il termine "i molti", "molti", in Isaia 53, 11 s., fosse una forma espressiva ebraica per indicare l'insieme, "tutti". La parola "molti" nei racconti dell'istituzione di Matteo e di Marco era pertanto considerata un semitismo e doveva essere tradotta con "tutti". Ciò venne esteso anche alla traduzione del testo latino, dove "pro multis", attraverso i racconti evangelici, rimandava a Isaia 53 e quindi doveva essere tradotto con "per tutti".
Tale consenso esegetico nel frattempo si è sgretolato; non esiste più. Nel racconto dell'ultima cena della traduzione unificata tedesca della Sacra Scrittura si legge: "Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza, versato per molti" (Mc 14, 24; cfr. Mt 26, 28). Ciò rende evidente una cosa molto importante: la traduzione di "pro multis" con "per tutti" non è stata una traduzione pura, bensì un'interpretazione, che era, e tuttora è, ben motivata, ma è una spiegazione e dunque qualcosa di più di una traduzione.
Questa fusione fra traduzione e interpretazione per certi versi fa parte dei principi che, subito dopo il Concilio, guidarono la traduzione dei testi liturgici nelle lingue moderne. Si era ben consapevoli di quanto la Bibbia e i testi liturgici fossero distanti dal mondo del linguaggio e del pensiero attuale della gente, per cui anche tradotti avrebbero continuato ad essere incomprensibili per quanti partecipavano alle funzioni. Un rischio nuovo era il fatto che, attraverso la traduzione, i testi sacri sarebbero stati aperti, lì, davanti a quanti partecipavano alla messa, e tuttavia sarebbero rimasti molto distanti dal loro mondo, ed anzi questa distanza sarebbe diventata più che mai visibile. Quindi non ci si sentì solo autorizzati, ma addirittura obbligati a immettere l'interpretazione nella traduzione, così da abbreviare il cammino verso le persone, i cui cuori e le cui menti dovevano essere raggiunti da quelle parole.
In una certa misura il principio di una traduzione contenutistica e non necessariamente letterale dei testi fondamentali continua ad essere giustificato. Poiché pronuncio spesso le preghiere liturgiche nelle varie lingue, noto che talvolta tra le diverse traduzioni quasi non si riscontrano somiglianze e che il testo comune sulle quali si basano spesso è solo lontanamente riconoscibile. Allo stesso tempo si sono verificate delle banalizzazioni che costituiscono vere perdite. Così, nel corso degli anni, io stesso ho compreso sempre più chiaramente che, come orientamento per la traduzione, il principio della corrispondenza non letterale, bensì strutturale, ha i suoi limiti.
Seguendo queste intuizioni, l'istruzione per i traduttori "Liturgiam authenticam", promulgata il 28 marzo 2001 dalla congregazione per il culto divino, ha messo nuovamente in primo piano il principio della corrispondenza letterale, senza naturalmente prescrivere un verbalismo unilaterale.
L'importante intuizione che sta alla base di questa istruzione è la distinzione, già citata all'inizio, fra traduzione e interpretazione. Essa è necessaria sia per le parole della Scrittura, sia per i testi liturgici. Da un lato, la sacra Parola deve emergere il più possibile per se stessa, anche con la sua estraneità e con le domande che reca in sé. Dall'altro, alla Chiesa è affidato il compito dell'interpretazione affinché – nei limiti della nostra rispettiva comprensione – ci giunga il messaggio che il Signore ci ha destinato.
Anche la traduzione più accurata non può sostituire l'interpretazione: fa parte della struttura della Rivelazione il fatto che la Parola di Dio venga letta nella comunità interpretante della Chiesa, che la fedeltà e l'attualizzazione si leghino tra loro. La Parola deve essere presente per se stessa, nella sua forma propria, a noi forse estranea; l'interpretazione deve essere misurata in base alla sua fedeltà alla Parola, ma al tempo stesso deve renderla accessibile a chi l'ascolta oggi.
In tale contesto, la Santa Sede ha deciso che nella nuova traduzione del messale l'espressione "pro multis" debba essere tradotta come tale, senza essere già interpretata. La traduzione interpretativa "per tutti" deve essere sostituita dalla semplice traduzione "per molti". Vorrei ricordare che sia in Matteo sia in Marco non c'è l'articolo, quindi non "per i molti", bensì "per molti".
Se dal punto di vista della correlazione fondamentale fra la traduzione e l'interpretazione questa scelta è, come spero, del tutto comprensibile, sono però consapevole che essa rappresenta una sfida immensa per tutti coloro ai quali è affidato il compito di spiegare la Parola di Dio nella Chiesa.
Per chi normalmente frequenta la messa, ciò appare quasi inevitabilmente come una frattura al centro stesso del rito sacro. Domanderà: ma Cristo non è morto per tutti? La Chiesa ha modificato la sua dottrina? Può farlo, le è permesso? È all'opera una reazione che vuole distruggere l'eredità del Concilio?
Grazie all'esperienza degli ultimi cinquant'anni, tutti noi sappiamo quanto profondamente la modifica delle forme e dei testi liturgici colpisca l'anima delle persone; e quindi quanto un cambiamento in un punto così centrale del testo debba inquietare le persone. Proprio per questo, quando davanti alla differenza fra traduzione e interpretazione si scelse la traduzione "molti", si stabilì anche che nelle diverse aree linguistiche la traduzione dovesse essere preceduta da una catechesi accurata, con la quale i vescovi dovevano spiegare concretamente ai loro sacerdoti, e tramite loro ai fedeli, di che cosa si trattava.
Questa catechesi previa è il presupposto essenziale per l'entrata in vigore della nuova traduzione. Per quanto mi risulta, nell'area di lingua tedesca una tale catechesi finora non c'è stata. La mia lettera intende essere una richiesta pressante a tutti voi, cari confratelli, a preparare ora una tale catechesi, per poi parlarne con i vostri sacerdoti e al contempo renderla accessibile ai fedeli.
In questa catechesi bisogna anzitutto chiarire brevemente perché nella traduzione del messale, dopo il concilio, la parola "molti" è stata resa con "tutti": per esprimere in modo inequivocabile, nel senso voluto da Gesù, l'universalità della salvezza che giunge da lui.
Allora, però, sorge subito la domanda: se Gesù è morto per tutti, perché nelle parole dell'ultima cena egli ha detto "per molti"? E perché allora insistiamo su queste parole di Gesù dell'istituzione?
Prima di tutto, a questo punto bisogna ancora precisare che secondo Matteo e Marco Gesù ha detto "per molti", mentre secondo Luca e Paolo ha detto "per voi". Ciò sembra stringere ancora di più il cerchio. Ma proprio a partire da qui ci si può avvicinare alla soluzione. I discepoli sanno che la missione di Gesù trascende loro e il loro gruppo; che egli è venuto per riunire insieme i figli di Dio di tutto il mondo che erano dispersi (Gv 11, 52). Le parole "per voi" rendono però la missione di Gesù molto concreta per i presenti. Essi non sono un qualche elemento anonimo di un insieme immenso, bensì ognuno di loro sa che il Signore è morto proprio per lui, per noi. "Per voi" si protende nel passato e nel futuro, si rivolge a me personalmente; noi, che siamo qui riuniti, siamo conosciuti e amati come tali da Gesù. Quindi questo "per voi" non è un restringimento, bensì una concretizzazione che vale per ogni comunità che celebra l'eucaristia, che la unisce in modo concreto all'amore di Gesù. Il canone romano ha unito tra loro le due espressioni bibliche nelle parole di consacrazione e quindi dice: "per voi e per molti". Questa formula, poi, con la riforma liturgica è stata adottata per tutte le preghiere eucaristiche.
Però di nuovo: perché "per molti"? Il Signore non è forse morto per tutti? Il fatto che Gesù Cristo, come Figlio di Dio fatto uomo, sia l'uomo per tutti gli uomini, il nuovo Adamo, è una delle certezze fondamentali della nostra fede. Vorrei a questo riguardo ricordare solo tre versi delle Scritture. Dio "ha dato per tutti noi" il proprio Figlio, dice Paolo nella lettera ai Romani (8, 32). "Uno è morto per tutti", afferma nella seconda lettera ai Corinzi a proposito della morte di Gesù (5, 14). Gesù "ha dato se stesso in riscatto per tutti", si legge nella prima lettera a Timoteo (2, 6).
Ma allora bisogna davvero domandare ancora una volta: se questo è tanto ovvio, perché la preghiera eucaristica dice "per molti"? Ora, la Chiesa ha tratto questa formulazione dai racconti dell'istituzione nel Nuovo Testamento. La usa per rispetto della parola di Dio, per essergli fedele fin nella parola. È il timore reverenziale dinanzi alla stessa parola di Gesù la ragione della formulazione della preghiera eucaristica. Allora, però, domandiamo: perché Gesù ha detto così? La ragione vera consiste nel fatto che Gesù in tal modo si è fatto riconoscere come il servo di Dio di Isaia 53, che egli si è rivelato come la figura annunciata dalla profezia. Il timore reverenziale della Chiesa davanti alla parola di Dio, la fedeltà di Gesù alle parole della "Scrittura": è questa doppia fedeltà il motivo concreto della formulazione "per molti". In questa catena di riverente fedeltà, noi ci inseriamo con la traduzione letterale delle parole della Scrittura.
Come prima abbiamo visto che il "per voi" della tradizione paolino-lucana non restringe ma rende concreto, così ora possiamo riconoscere che la dialettica tra "molti" e "tanti" ha una sua importanza. "Tutti" si muove sul piano ontologico: l'essere e l'agire di Gesù comprende l'intera umanità, il passato, il presente e il futuro. Ma di fatto, storicamente, nella comunità concreta di coloro che celebrano l'eucaristia egli giunge solo a "molti". Si può quindi riconoscere un triplice significato dell'attribuzione di "molti" e "tutti".
Anzitutto, per noi, che possiamo sedere alla sua mensa, deve significare sorpresa, gioia e gratitudine per essere stati chiamati, per poter stare con lui e per poterlo conoscere. "Siano rese grazie al Signore che, per la sua grazia, mi ha chiamato nella sua Chiesa...".
Poi, però, in secondo luogo ciò è anche una responsabilità. La forma in cui il Signore raggiunge gli altri – "tutti" – a modo suo, in fondo rimane un suo mistero. Tuttavia, è indubbiamente una responsabilità essere chiamati direttamente da lui alla sua mensa per poter sentire: per voi, per me egli ha sofferto. I molti hanno la responsabilità per tutti. La comunità dei molti deve essere luce sul candelabro, città sopra il monte, lievito per tutti. È questa una vocazione che riguarda ognuno in modo del tutto personale. I molti, che noi siamo, devono avere la responsabilità per l'insieme, nella consapevolezza della loro missione.
Infine può aggiungersi un terzo aspetto. Nella società attuale abbiamo la sensazione di non essere affatto "molti", bensì molto pochi, una piccola massa che continua a diminuire. E invece no, siamo "molti": "Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7, 9). Siamo molti e rappresentiamo tutti. Quindi le parole "molti" e "tutti" vanno insieme e fanno riferimento l'una all'altra nella responsabilità e nella promessa.
Eccellenza, caro confratello nell'episcopato! Con tutto questo ho voluto accennare le linee fondamentali della catechesi, con la quale sacerdoti e laici dovranno essere preparati al più presto alla nuova traduzione. Auspico che tutto ciò possa servire anche a una partecipazione più intensa alla celebrazione della sacra eucaristia, inserendosi in tal modo nel grande impegno che dovremo affrontare con l'"Anno della Fede". Posso sperare che la catechesi venga presto preparata e in tal modo diventi parte del rinnovamento liturgico, per il quale il Concilio ha lavorato sin dalla sua prima sessione.
Con i saluti pasquali di benedizione, suo nel Signore.
Benedictus PP XVI - 14 aprile 2012
domenica 29 aprile 2012
"Per molti e per tutti": editoriale di p. Lombardi sulla lettera del Papa ai vescovi tedeschi
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| Hic est enim calix Sanguinis mei, Novi et Aeterni Testamenti, qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum |
In attesa che il sito Vaticano (o l'Osservatore o qualche traduttore di buona volontà) ci offra una versione dal tedesco all'italiano della missiva papale [per ora c'è in originale tedesco, anche se circolano nella Rete alcune traduzioni non ufficiali in spagnolo e inglese.], leggiamo le parole del direttore della Radio Vaticana e della Sala Stampa (vedi qui la fonte, a cui ho aggiunto solo qualche sottolineatura):
"Per molti e per tutti": il Papa chiarisce le parole della Messa. Il commento di padre Lombardi
Che cosa ha fatto il Papa a Castelgandolfo nella settimana dopo la Pasqua? Ha preso carta e penna e ha scritto nella sua lingua una lettera un po’ speciale, diretta ai vescovi tedeschi, che pochi giorni dopo l’hanno pubblicata. Riguarda la traduzione delle parole della consacrazione del calice del sangue del Signore nel corso della messa. La traduzione “per molti”, più fedele al testo biblico, va preferita a “per tutti”, che intendeva rendere più esplicita l’universalità della salvezza portata da Cristo.
Qualcuno penserà che il tema sia solo per raffinati specialisti. In realtà permette di capire che cosa è importante per il Papa e con quale atteggiamento spirituale egli lo affronti. Per il Papa le parole dell’istituzione dell’Eucarestia sono assolutamente fondamentali, siamo al cuore della vita della Chiesa. Con il “per molti”, Gesù si identifica con il Servo di Jahwé annunciato dal profeta Isaia; ripetendo queste parole esprimiamo quindi meglio una duplice fedeltà: la nostra fedeltà alla parola di Gesù, e la fedeltà di Gesù alla parola della Scrittura. Il fatto che Gesù sia morto per la salvezza di tutti è fuori da ogni dubbio, quindi è compito di una buona catechesi spiegarlo ai fedeli, ma spiegare allo stesso tempo il significato profondo delle parole dell’istituzione dell’Eucaristia.
Il Signore si offre “per voi e per molti”: ci sentiamo direttamente coinvolti e nella gratitudine diventiamo responsabili della salvezza promessa a tutti. Il Papa – che già aveva trattato di questo nel suo libro su Gesù - ci dona ora un esempio profondo e affascinante di catechesi su alcune delle parole più importanti della fede cristiana. Una lezione di amore e di rispetto vissuto per la Parola di Dio, di riflessione teologica e spirituale altissima ed essenziale, per vivere con più profondità l’Eucaristia. Il Papa termina dicendo che nell’Anno della fede dobbiamo impegnarci in questa direzione. Speriamo di farlo per davvero.
Se, dunque, qualcuno può indicarci come leggere la lettera del Papa in traduzione, non esiti a postare dove trovarla nei commenti o via email. Grazie.
PS. Per chi è interessato ad un approfondimento e a qualche restroscena, consiglio un articolo interessante e ben fatto di Gianni Valente su Vatican Insider: L’intervento di Benedetto XVI sulla formula di consacrazione del vino durante la messa chiude una disputa sotterranea che ha diviso i vescovi
PS. Per chi è interessato ad un approfondimento e a qualche restroscena, consiglio un articolo interessante e ben fatto di Gianni Valente su Vatican Insider: L’intervento di Benedetto XVI sulla formula di consacrazione del vino durante la messa chiude una disputa sotterranea che ha diviso i vescovi
giovedì 26 aprile 2012
Per chi si "illude" che "belare in gregoriano" avvicini a Dio: i canti del Buon Pastore
Domenica prossima, la IV di Pasqua nella forma Ordinaria, è la "Domenica del Buon Pastore" (nella Forma Straordinaria era domenica scorsa, cioè la II post Pascha). I canti proposti dal Graduale post-conciliare, ovviamente canti gregoriani, sono adatti a noi, povere pecorelle a cui piace "belare in gregoriano", come ha recentemente svilito il canto proprio della Chiesa romana lo storico del Concilio Alberto Melloni (leggete qui l'articolo riportato dal prof. Augé).
Melloni, pur sapendo benissimo che i belati gregoriani sono stati autorevolmente promossi dai documenti conciliari, dice - stranamente - che non possono essere considerati come una regola. E invece, dobbiamo ribadirlo, sono proprio una "regola", nel senso che il canto gregoriano rimane il punto di paragone, il metro di misura, per verificare ogni musica sacra e ogni canto per la liturgia. Non si deve sempre cantare in gregoriano, ovviamente, ma si deve riconoscere che è e rimane il canto proprio della Liturgia, la radice da cui può germogliare la novità, sia essa polifonia o canto più popolare.
Quindi, per onorare con santi "belati" il buon Pastore, che festeggeremo fra pochi giorni, riascoltiamo (e magari impariamo) l'alleluia e il canto di comunione di domenica prossima. Il testo dei due canti è lo stesso (nel nuovo Graduale, non è del tutto identico in quello vecchio, da cui ho attinto il video dell'alleluia):
Io sono il buon pastore e pascolo le mie pecore
Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore ed esse conoscono me
Scrivevo in tempi non sospetti a proposito dell'antifona di comunione (vedi qui). Questo testo ci fa risentire proprio l'onomatopea della pecorella (in quel "cognoscunt me meae" in cui il suono della "e" appare proprio un belare!). Ai "cristiani adulti", non so perché, non piace sentirsi pecorella del Signore, a noi francescani all'antica, che discendiamo teologicamente da Agostino, piace invece ripetere col Dottore d'Ippona: "per voi sono pastore, con voi faccio parte del gregge".
Alleluia Ego sum Pastor Bonus (scarica qui lo spartito in PDF)
Antifona alla Comunione: Ego sum Pastor Bonus (Scarica qui lo spartito dell'antifona)
domenica 15 aprile 2012
La Sacra Tunica di Cristo e il messaggio del Papa... in italiano
E' iniziata venerdì scorso, 13 aprile, l'ostensione della Sacra Tunica di Cristo conservata a Treviri. Si tratta della preziosa reliquia della veste inconsutile (cioè senza cuciture) portata da Gesù anche durante la passione. Questa tunica nemmeno i soldati romani vollero lacerarla - secondo il racconto di Giovanni - ma la tirarono a sorte.
Secondo la leggenda fu portata a Treviri, in Germania, dall'imperatrice madre di Costantino, Santa Elena. Quest'anno ricorre il 5° centenario della prima esposizione pubblica dell'insigne reliquia della tunica di Cristo, e Papa Benedetto XVI ha voluto indirizzare uno speciale messaggio per l'occasione, inviando anche un suo delegato - il card. Ouellet - a rappresentarlo alle solenni celebrazioni.
Visto che il sito vaticano e tutti i media cattolici, anche l'Osservatore, non hanno trovato tempo per tradurre questa piccola, bella e devota lettera, ho perso qualche minuto per farne una versione italiana. Ecco qua:
Lettera di Benedetto XVI al Card. Marc Ouellet, nominato Inviato Straordinario alle celebrazioni di Treviri in onore della "Sacra Tunica" di Nostro Signore Gesù Cristo.
Venerabili Fratri Nostro Marco S.R.E. Cardinali Ouellet, P.S.S. Congregationis pro Episcopis Praefecto Trevirensi in urbe, perantiqua et celeberrima, plurima reperiuntur christianae fidei testimonia. Illa enim iam primo saeculo sedes episcopalis est constituta. Ibi magnus sanctus Athanasius, intrepidus fidei defensor, e dioecesi sua iniuriose expulsus, moratus est. Ibi natus est Doctor mellifluus, sanctus Ambrosius Mediolanensis. Ibi miracula operabatur sanctus Martinus Turonensis. Ibi tot alii vixerunt sancti viri et mulieres, qui multum ad huius urbis et regionis incolarum sanctificationem contulerunt. Ibidem quoque novimus Sacram Tunicam venerandam a saeculis magna populi fidelis spiritali cum utilitate visitari colique. Recenter sacrorum Antistes Trevirensis Venerabilis Frater Stephanus Ackermann certiores Nos fecit a feria VI infra octavam Paschae hoc anno peregrinationem aperiri et in ecclesia cathedrali Trevirensi unum per mensem publicam fieri ostensionem reliquiae Sacrae Tunicae Domini nostri Iesu Christi, de qua post crucifixionem, dum dividebant vestimenta eius, milites sortiti sunt, ne scinderent eam. Haec autem ostensio peculiaris quingentos memorat annos elapsos ab illo die quo, postulante imperatore Maximiliano I, anno MDXII Archiepiscopus Richardus von Greiffenklau zu Vollrads aperuit altare et ipsi imperatori multisque aliis sacram vestem venerandam palam demonstravit. Nos hanc faustam quingentesimam anniversariam recordationem magni ponderis arbitramur et inceptum omnino laudamus et comprobamus. Idcirco magno cum gaudio accepimus humanam Praesulis Trevirensis invitationem. Cum vero Ipsi adire non possumus, perlibenter illuc Legatum mittimus, qui Personam Nostram gerebit. Ad te mentem Nostram fidentes convertimus, Venerabilis Frater Noster, qui Congregationi pro Episcopis diligenter praees atque dilectionem tuam et sollicitudinem in Christi Ecclesiam et Romanum Pontificem testificatus es. Quapropter libenter hisce Litteris Nostrum Missum Extraordinarium te nominamus. Die igitur decimo tertio mensis Aprilis Treviris liturgicis celebrationibus Nostro nomine praesidebis Nostramque omnibus significabis salutationem. Sacram Tunicam una cum ceteris Praesulibus omnique credenti populo reverenter veneraberis. Christi "autem tunica inconsutilis, desuper contexta per totum" (Io 19, 23) bene discipulorum ostendit communitatem, pro qua Dominus in novissima cena enixe oravit Patrem "ut sint unum" (Io 17, 11). Hac data occasione hortaberis populum Dei ad intensam orationem pro christianorum unitate, necessaria "ut mundus credat" in Iesum Christum, unicum Salvatorem missum a Deo Patre (cfr Io 17, 21). Nos legationem tuam, Venerabilis Frater Noster, veluti in spiritu adstantes precibus prosequimur atque Benedictionem Apostolicam, caelestis gratiae nuntiam et propensae Nostrae voluntatis testem, tibi imprimis libenter impertimus, quam volumus nomine Nostro Episcopo Trevirensi, cunctis Pastoribus, religiosis viris et mulieribus, christifidelibus, civilibus auctoritatibus et omnibus celebrationes participantibus peramanter largiaris. Ex Aedibus Vaticanis, die VII mensis Martii, anno MMXII, Pontificatus Nostri septimo. | Al Nostro Venerabile Fratello Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi Nell’antica e famosissima città di Treviri, si trovano parecchie testimonianze della fede cristiana. Questa città fin dal primo secolo è stata elevata a sede episcopale. Lì dimorò il grande sant’Atanasio, difensore intrepido della fede, vergognosamente esiliato dalla sua diocesi. Lì nacque il Dottore mellifluo, sant’Ambrogio di Milano. Lì operò miracoli san Martino di Tour. Tanti altri santi uomini e donne vissero lì, e diedero un grande apporto alla santificazione di questa città e degli abitanti della regione. Sappiamo anche che proprio qui è visitata e onorata da secoli, con grande profitto spirituale del popolo fedele, la veneranda Sacra Tunica. Recentemente il Vescovo di Treviri, il venerabile fratello Stephan Ackermann, ci ha fatto sapere che dal venerdì tra l’Ottava di Pasqua di quest’anno, comincerà un pellegrinaggio e per un mese, presso la Chiesa cattedrale di Treviri, si farà pubblica ostensione della reliquia della Sacra Tunica di Nostro Signore Gesù Cristo, quella tunica che dopo la crocifissione i soldati – mentre si dividevano le sue vesti – vollero tirare a sorte per non stracciarla. Questa particolare ostensione, inoltre, commemora i cinquecento anni dal giorno in cui, nel 1512, su richiesta dell’Imperatore Massimiliano I, l’arcivescovo Riccardo von Greiffenklau zu Vollrads aprì l’altare e mostrò all’imperatore e a molti altri la sacra e venerabile veste. Noi consideriamo di grande importanza questa fausta memoria cinquecentenaria e in tutto lodiamo e approviamo ciò che è stato organizzato. Perciò abbiamo ricevuto con gran gioia il gentile invito del Presule Trevirense. Ma non potendo partecipare in prima persona, assai volentieri mandiamo colà un Nostro Legato, che ci rappresenti. Abbiamo pensato con fiducia a te, Venerabile Fratello nostro, che con diligenza presiedi la Congregazione per i vescovi, e hai dato testimonianza del tuo amore e sollecitudine alla Chiesa di Cristo e al Romano pontefice. Per tali motivi, volentieri con questa lettera ti nominiamo Nostro Inviato Straordinario. Quindi, il giorno 13 aprile, a nome Nostro presiederai le celebrazioni liturgiche e porterai a tutti il Nostro saluto. Venererai con devozione la Sacra Tunica insieme agli altri presuli e a tutto il popolo credente. “La tunica senza cuciture” di Cristo, “tessuta tutta d’un pezzo” (Gv 19,23) simboleggia bene la comunità dei discepoli, per la quale il Signore nell’ultima cena pregò insistitentemente il Padre “che siano una cosa sola” (Gv 17,11) In questa occasione esorterai il popolo i Dio ad una intensa preghiera per l’unità dei Cristiani, unità necessaria “perché il mondo creda” in Gesù Cristo, unico Salvatore mandato da Dio Padre (cf. Gv 17,21). Noi accompagniamo con la preghiera il tuo invio, Venerabile fratello, come fossimo presenti lì in spirito. E impartiamo a te la Benedizione Apostolica, apportatrice di grazia celeste e segno della Nostra benevolenza. Questa stessa benedizione desideriamo che, a nome Nostro, tu elargisca con grande affetto a tutti i Pastori, religiosi e religiose, fedeli laici, autorità civili e militari e a tutti i partecipanti alle celebrazioni. Dal Vaticano 7 marzo 2012, settimo del Nostro Pontificato. |
venerdì 13 aprile 2012
I canti gioiosi dell'Ottava di Pasqua
Per ogni giorno dell'Ottava di Pasqua la Messa, sempre con tono festivo, presenta in entrambe le forme del rito romano (i canti sono gli stessi), delle bellissime antifone di introito. Vi posto quelli di ieri, oggi e domani, a titolo di esempio.
Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):
Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.
Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.
et linguas infántium fecit disértas, allelúia.
Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.
Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):
Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.
Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.
Oggi, venerdì (Feria VI) ci viene proposto dal sal 77,53 un canto molto simile nell'incipit a quello di ieri. Vi si inneggia al passaggio del Mar Rosso e alla sommersione degli Egiziani nel mare (canto adatto al venerdì: ricorda, con l'immagine anticotestamentaria di vittoria, il senso della croce, salvezza per chi rinasce nelle acque del Battesimo, sconfitta per il diavolo, nemico dell'uomo, sommerso nelle acque):
Edúxit Dóminus pópulum suum in spe,
et inimícos eórum opéruit mare, allelúia.Il Signore, ha liberato il suo popolo e gli ha dato speranza;
i suoi nemici li ha sommersi nel mare, alleluia.Ieri, giovedì (Feria V), abbiamo letto (o cantato) dal Libro della Sapienza 10,20-21:
Victrícem manum tuam, Dómine,
laudavérunt páriter, quia sapiéntia apéruit os mutum, et linguas infántium fecit disértas, allelúia.
Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.
giovedì 12 aprile 2012
Un ripasso del canto Regina Caeli
L'antifona mariana del tempo di Pasqua, in gregoriano:
Testo, traduzione e altra musica sul saluto mariano di Pasqua, lo trovate a questo post dell'anno scorso: Regina coeli: lode alla Vergine nel tempo di Risurrezione
Testo, traduzione e altra musica sul saluto mariano di Pasqua, lo trovate a questo post dell'anno scorso: Regina coeli: lode alla Vergine nel tempo di Risurrezione
martedì 10 aprile 2012
Hic est dies verus: inno dell'Ufficio per il tempo pasquale
La Liturgia delle Ore riporta per il tempo pasquale un inno autentico di Sant'Ambrogio: Hic est dies verus, desumendolo dall'ufficiatura ambrosiana. Il testo che troviamo nei libri romani diverge da quello che incontriamo nei libri ambrosiani, perché alcune strofe sono state eliminate, probabilmente per ridurre la lunghezza dell'inno. Comunque sia, ecco qui sotto il testo secondo la liturgia romana. Nel Liber Hymnarius è contenuta una melodia, ma gli ambrosiani usano invece quella che normalmente consideriamo propria dell'inno Veni creator Spiritus. La convinzione è che la musica, come anche le parole, siano state scritte dallo stesso Ambrogio di Milano. Successivamente la melodia pasquale ambrosiana sarebbe stata riutilizzata per il canto allo Spirito Santo.
Hic est dies verus Dei, sancto serénus lúmine, quo díluit sanguis sacer probrósa mundi crímina. Fidem refúndit pérditis cæcósque visu illúminat; quem non gravi solvit metu latrónis absolútio? Opus stupent et ángeli, pœnam vidéntes córporis Christóque adhæréntem reum vitam beátam cárpere. Mystérium mirábile, ut ábluat mundi luem, peccáta tollat ómnium carnis vitia mundans caro. Quid hoc potest sublímius, ut culpa quærat grátiam, metúmque solvat cáritas reddátque mors vitam novam? Esto perénne méntibus paschále, Iesu, gáudium et nos renátos grátiæ tuis triúmphis ággrega. Iesu, tibi sit glória, qui morte victa prænites, cum Patre et almo Spíritu, in sempitérna sæcula. Amen. | Questo è il vero giorno di Dio, rasserenato da una santa luce, nel quale il sangue sacro ha sciolto i vergognosi peccati del mondo. Restituisce la fede agli smarriti e ridona la vista ai ciechi; la paura di chi non è dissipata dall’assoluzione del ladrone? La creazione e gli angeli restano stupiti al vedere le sofferenze del corpo e il peccatore stretto a Cristo afferrare la vita beata. Mistero meraviglioso, che lava il peccato del mondo, cancella i peccati di tutti, purificando la carne dai vizi della carne. Che cosa potrebbe essere più sublime: la colpa cerca il perdono, l’amore scioglie in timore, la morte restituisce una vita nuova? Rimanga sempre nell’anima la gioia pasquale, o Gesù, e noi, rinati alla grazia, ammettici nel tuo corteo trionfale. A te sia gloria, Gesù, che vinta la morte risplendi insieme al Padre e al Santo Spirito nei secoli dei secoli. Amen. |
Il canto dell'inno "more ambrosiano" - vespri pasquali 2010 Duomo di Milano:
Il canto gregoriano di Giovanni Vianini con visione dello spartito:
domenica 8 aprile 2012
Tropario Pasquale: Cristo ha calpestato la morte
Anche quest'anno buona Pasqua con l'antico annuncio della Risurrezione del Signore che ha calpestato la morte con la sua morte, e a quelli che erano negli inferi ha comunicato la sua vita immortale!
Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.
traduzioni:
ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!
ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.
RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав
ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!
ARAB:
المسيح قام من بين الاموات و وطيء الموت بالموت و وهب الحياة للذين في القبور
Spartito (cliccare per ingrandire)
Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.
traduzioni:
ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!
ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.
RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав
ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!
ARAB:
المسيح قام من بين الاموات و وطيء الموت بالموت و وهب الحياة للذين في القبور
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sabato 7 aprile 2012
"Dammi questo straniero": il canto di Giuseppe di Arimatea
Canto Bizantino Τον ήλιον κρύψαντα per il Sabato Santo
Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia
Questo inno è un lamento che fa parlare Giuseppe di Arimatea a Pilato, mentre chiede il corpo di Gesù. Un bellissimo inno della Settimana Santa bizantina. Gesù è indicato come "lo straniero", e punta così all'insegnamento di Gesù, al suo principio fondamentale di amore senza condizione verso il fratello sconosciuto e lo straniero. E' dedicato a tutti gli stranieri, che solo Maria sente suoi figli.
Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia
giovedì 5 aprile 2012
Il canto in onore dei Santi Olii: O redemptor sume carmen
Il Canto che accompagna la processione con cui i diaconi portano i recipienti degli olii santi da benedire e consacrare, durante la Missa Chrismatis, la Messa del Crisma celebrata la mattina del Giovedì Santo, è un canto comune alla tradizione romana e ambrosiana (anche se in quest'ultima ha un paio di strofe che non si trovano nel testo romano). Una melodia semplice e antica, che accompagna le parole "mediterranee", le quali esaltano l'olio d'oliva, presentato al vescovo perché lo benedica facendolo diventare olio dell'unzione esorcistica (l'olio dei catecumeni) e lo consacri con il balsamo per farne il Crisma che fa affluire lo Spirito Santo. Non è ricordato dal canto l'olio degli infermi, il terzo olio benedetto nella celebrazione odierna.
Oltre agli spartiti e ai video (more romano e more ambrosiano), trovate sotto anche il testo latino con traduzione a fronte del testo breve romano.
Scarica qui lo spartito in notazione moderna con l'accompagnamento dell'organo
Oltre agli spartiti e ai video (more romano e more ambrosiano), trovate sotto anche il testo latino con traduzione a fronte del testo breve romano.
Scarica qui lo spartito in notazione moderna con l'accompagnamento dell'organo
R. O Redemptor, sume carmen | R. Accogli, o Redentore |
temet concinentium. | il canto della nostra lode. |
Arbor foeta alma luce | Cresciuto ai raggi fecondi della luce, un albero |
hoc sacrandum protulit: | ha prodotto l'olio che oggi consacriamo: |
fert hoc prona praesens turba | i fedeli presenti lo offrono adoranti |
salvatori saeculi. | al Salvatore del mondo. |
R. | R. |
Consecrare tu dignare, | Tu degnati di consacrare, |
rex perennis patriae, | o eterno Re dei cieli, |
hoc olivum, signum vivum, | il frutto dell'ulivo, segno vivo |
iura contra daemonum. | di vittoria contro le forze del Maligno. |
R. | R. |
. | |
Ut novetur sexus omnis, | Perché si innovi ogni essere umano, |
unctione Chrismatis: | con l'unzione del Crisma: |
ut sanetur sauciata | sia gloriosamente risanata |
dignitatis gloria. | la sua dignità ferita dalla colpa. |
R. | R. |
. | |
Lota mente sacro fonte | Lavata al sacro fonte |
aufugantur crimina, | l'anima è purificata dalle colpe; |
uncta fronte sacrosanta | la fronte riceve la sacra unzione, |
influunt charismata. | i doni dello Spirito affluiscono. |
R. | R. |
. | |
Corde natus ex Parentis, | Tu che sei nato dal seno del Padre, |
alvum implens Virginis, | e abitasti nel grembo della Vergine, |
praesta lucem, claude mortem | effondi la tua luce e allontana la morte |
Chrismatis consortibus. | da quelli che ricevono il tuo Crisma. |
R. | R. |
. | |
Sit haec dies festa nobis | Sia questo per noi un giorno di festa |
saeculorum saeculis; | che duri in eterno; |
sit sacrata digna laude, | sia giorno consacrato dalla lode, |
nec senescat tempore. | e non invecchi col tempo. |
R. | R. |
venerdì 23 marzo 2012
Canto alla comunione per la V domenica di Quaresima, anno B. Proposta di rinnovamento nella continuità
Il canto di comunione proposto dal Graduale Romanum per la V domenica di Quaresima nell'anno B, riprende il versetto 26 del cap. 12 di Giovanni, letto al Vangelo: "Se qualcuno mi vuol servire mi segua e là dove sono io sarà anche il mio servitore".
Un'antifona molto bella, ma non facilmente maneggiabile da tutti. Eccola qui:
Ma per i cori parrocchiali, o per i principianti del gregoriano è sicuramente più accessibile lo stesso testo nel rivestimento musicale sillabico che troviamo a pag. 365 nel Graduale Simplex. Melodia anche questa autenticamente gregoriana, mentre le parole sono le stesse dell'antifona precedente:
Un'antifona molto bella, ma non facilmente maneggiabile da tutti. Eccola qui:
Ma per i cori parrocchiali, o per i principianti del gregoriano è sicuramente più accessibile lo stesso testo nel rivestimento musicale sillabico che troviamo a pag. 365 nel Graduale Simplex. Melodia anche questa autenticamente gregoriana, mentre le parole sono le stesse dell'antifona precedente:
L'esecuzione di questo canto la trovate qui: www.youtube.com/watch?v=DZu-ca-Y3PY
Però anche questa soluzione può sembrare troppo ostica, nonostante la soavità di questa semplicissima melodia. Il latino non è ancora facilmente digerito. Bene. Come io sostengo, bisogna iniziare a far risentire i modi gregoriani, che possono benissimo vivere - nelle melodie semplici e sillabiche - anche senza la lingua originale. Per questo ho cercato di adattare all'italiano la musica del Graduale Simplex. Ne è uscita questa antifona che vi posto. E' solo un esempio e una prova. Però penso sia utilizzabile, per questo aggiungo anche le strofe del salmo 33 da cantare tra una ripetizione e l'altra dell'antifona (in forma di ritornello).
venerdì 16 marzo 2012
Canto liturgico per la Settimana Santa: Cantare la Passione del Signore
Grazie all'aiuto di due gentilissimi lettori, Ludovico e Paolo, e alla cortesia dell'associazione "Amici della Liturgia" (che potrete visitare a questo link: www.liturgiaculmenetfons.it), abbiamo l'opportunità di godere del Concerto Sacro da loro ideato e realizzato.
Sono tutte musiche e canti per la liturgia della Settimana Santa. La parte del leone la fa il canto della Passione secondo Marco in italiano (secondo il testo del Lezionario CEI) ma con la melodia gregoriana, trascrizione a cura dall'organista prof. Fabio Miori. Le parti polifoniche della "turba" sono state composte dal M° Daniele Lutterotti. Il M° Giuliano Gardumi dirige il coro liturgico "Beato Antonio Rosmini", composto da vari elementi provenienti dalla val Lagarina e alto Garda. I solisti sono Stefano Miori, Ezio Salvaterra e Sandro Miori.
Sono tutte musiche e canti per la liturgia della Settimana Santa. La parte del leone la fa il canto della Passione secondo Marco in italiano (secondo il testo del Lezionario CEI) ma con la melodia gregoriana, trascrizione a cura dall'organista prof. Fabio Miori. Le parti polifoniche della "turba" sono state composte dal M° Daniele Lutterotti. Il M° Giuliano Gardumi dirige il coro liturgico "Beato Antonio Rosmini", composto da vari elementi provenienti dalla val Lagarina e alto Garda. I solisti sono Stefano Miori, Ezio Salvaterra e Sandro Miori.
Oltre alla bellissima registrazione dell'intero "concerto sacro" siamo in grado anche di fornire lo spartito completo del canto del Passio, che è quello previsto per la prossima Domenica delle Palme, Anno B. Se qualche intraprendente corale, con appositi ministri consenzienti, volesse utilizzare questa preziosa risorsa per far gustare il canto della Parola di Dio, farà certamente cosa buona e giusta.
Quindi, eccovi a seguire sia il video che il PDF scaricabile dello spartino, di cui ancora una volta ringraziamo il sito www.liturgiaculmenetfons.it.
In questo file di presentazione troverete altri approfondimenti sui canti offerti nel video, tutti canti strettamente litugici, presi o dalla tradizione gregoriana, o nell'interpretazione polifonica anche contemporanea.
Il video comincia con il canto Christus factus est, al minuto 3:25 inizia la Passione del Signore
Scarica qui lo spartito o sfoglialo nella finestra:
domenica 11 marzo 2012
Un canto proprio per ogni occasione, anche per la cacciata dei venditori dal tempio
Il canto per l'antifona al Magnificat questa III domenica di Quaresima anno B, coincide con il brano parallelo in Luca 19,46-46 del vangelo Giovanneo oggi proclamato a Messa (Gv 2,13-25). Pensate cosa ci fa cantare la santa Madre Chiesa;: anche Gesù che si lamenta con i giudei perché hanno reso la casa di Dio una spelonca di ladri, diventa motivo di canto e di lode, non solo di meditazione e di "pesanti" omelie.
E voi che cosa avete sentito cantare oggi in chiesa? Certo non queste parole, che - nel rito ordinario molto elastico - nessuno vieta di utilizzare anche come canto di offertorio o comunione durante la Messa....
Ancora più interessante notare che la traduzione italiana di questa antifona nella Liturgia delle Ore è stata "epurata". Infatti è presente solo la prima parte e suona così: La casa del Padre mio è casa di preghiera, dice il Signore.
L'originale - riportato nell'Antiphonale romanum nuovo (di cui è uscito finora il Vesperale festivo) che vi incollo qui sotto con tanto di musica, dice invece: Scriptum est enim: quia domus mea domus oratiónis est cunctis gentibus: vos áutem fecístis illam spelúncam latrónum. Et erat quotídie docens in templo., cioè: E' scritto infatti: la casa del Padre mio è casa di preghiera per tutti i popoli: voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri. E tutti i giorni [Gesù] insegnava nel Tempio.
Non meno appropriate le antifone al Benedictus e Magnificat di lodi e vespri di questa domenica, secondo la precedente edizione, che riporta per i II vespri un'antifona diversa da quella qui sopra evidenziata, ma sempre tratta dal vangelo del giorno, come potete vedere comodamente qui.
sabato 3 marzo 2012
Preci litaniche ambrosiane per la II e IV settimana di Quaresima: esempio di preghiere dei fedeli
Per completare il post della settimana scorsa, sulle preci litaniche ambrosiane, oggi usate anche come preghiere dei fedeli, vi mostro questo sabato lo schema per le "domeniche pari" della Quaresima (II e IV). Ancora più semplici le preghiere, intercalate dal ritornello sempre uguale: "Kyrie, eleison":
PRECI LITANICHE (Domenica II e IV di Quaresima)
Dicamus omnes: Kyrie eleison. Domine, Deus omnipotens patrum nostrorum. Kyrie eleison. Respice de caelo, et de sede sancta tua. Kyrie eleison. Pro Ecclesia tua sancta catholica, quam conservare digneris. Kyrie eleison. Pro Papa nostro N. et Pontifice nostro N. et sacerdotio eorum. Kyrie eleison. Pro universis Episcopis, cuncto clero, et populo. Kyrie eleison. Pro civitate hac, omnibusque habitantibus in ea. Kyrie eleison. Pro aerum temperie, et foecunditate terrarum. Kyrie eleison. Libera nos, qui liberasti filios Israel. Kyrie eleison. In manu forti, et brachio excelso. Kyrie eleison. Exurge, Domine, adjuva nos, et libera nos propter nomen tuum. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison. | Diciamo unanimi: Kyrie eleison O Signore, onnipotente, Iddio dei nostri padri. Kyrie eleison Rivolgi lo sguardo dal cielo e dal tuo santo trono. Kyrie eleison. Noi ti preghiamo per la Chiesa tua santa, affinché ti degni conservarla.Kyrie eleison. Per il nostro Papa N., per il nostro Arcivescovo N. e per il loro clero.Kyrie eleison. Per tutto l’episcopato e per tutto il clero ed il popolo. Kyrie eleison. Per la nostra città e per tutti i suoi abitanti. Kyrie eleison. Per la clemenza dell’aria e la fecondità dei campi. Kyrie eleison. Liberaci tu, che liberasti già i figli di Israele. Kyrie eleison. (Tu, che li liberasti) con mano forte e braccio sicuro. Kyrie eleison. Sorgi, o Signore, ed aiutaci a liberarci in virtù del tuo nome. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison. |
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| Spartito delle Preces, cliccare sull'immagine per ingrandire |
martedì 28 febbraio 2012
Grazie a Tornielli ora abbiamo il testo latino delle Norme vaticane del 1978 per la valutazione di rivelazioni e apparizioni. E ora una nuova sfida....
Non si trovava da nessuna parte, non era mai stato pubblicato, nemmeno negli Acta Apostolicae Sedis. E infatti questo documento, (le Norme del 1978 della CdF che guidano il modo di procedere della gerarchia nei casi di rivelazioni private e apparizioni), mi era stato detto essere "sub secreto pontificio", protetto da sguardi indiscreti con il rischio di scomunica "ferendae sententiae" per quanti lo divulgassero (come tutti i documenti sub secreto di questo tipo). Comunque ora è stato divulgato e c'è persino allegata la traduzione italiana! ("segreto di Pulcinella", perché circolavano già - comunque - un paio di versioni inglesi, vedi qui e qui, ma non ufficiali).
Queste Norme sono importanti perché risalgono a più di due anni prima dell'inizio dei fenomeni connessi a Medjugorje, e quindi non possono essere tacciate di "prevenzione" nei confronti degli eventi che non si erano ancora verificati.
Comunque sia, sfidando le minacciose pene spirituali per le sue fonti, l'impavido Tornielli è riuscito in nell'impresa ottenere il documento originale che non era mai circolato pubblicamente, fuori dei sacri palazzi. Lo ringraziamo per questo dono, (che risparmia a noi il rischio della scomunica) e ringraziamo le sue fonti generose e precise. Adesso, però, gli lanciamo un'altra sfida:
Carissimo Andrea, riuscirai almeno tu a procurarci gli scritti del Direttorio per la Catechesi del Cammino Neocatecumenale? (documenti che non dovrebbero essere segreti, e infatti ne è autorizzata la pubblicazione, eppure sono introvabili).
domenica 26 febbraio 2012
Canto di comunione Prima domenica di Quaresima. Scapulis suis
Come già sappiamo (potete leggere questo vecchio post), tutto il canto "variabile" della Prima Domenica di Quaresima del Rito Romano proviene dal Salmo 90 (dovrebbe provenire, se si facesse ecc. ecc..). Sia nella Forma Ordinaria che in quella Straordinaria i canti del Graduale coincidono. Purtroppo nel Lezionario è stato scelto il salmo 24 come "salmo responsoriale", invece di riprendere la scelta più ovvia, cioè quella corrispondente al Tractus (che non è stato abolito nella liturgia "riformata", ma è solo poco usato, perchè si deve essere molto bravi a cantarlo!). Il tratto di oggi è naturalmente anche quello preso dal salmo 90. [Nelle Bibbie attuali è il salmo 91(90)]. Non dimentichiamo che i vv. 11 e 12 di questo salmo sono citati da Satana stesso, nel Vangelo di Matteo, mentre è intento a tentare il Signore sul pinnacolo: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra".
Vogliamo dare un'occhiata più da vicino al canto alla comunione, che riprende i versetti 4 e 5 del salmo 90 nella versione dell'Antica Vulgata (la Nova Vulgata cambia questo versetto così: Alis suis obumbrabit tibi,
et sub pennas eius confugies; scutum et lorica veritas eius.)
Ps. 90, 4-5 - Scápulis suis obumbrábit tibi Dóminus, et sub pennis eius sperábis: scuto circúmdabit te véritas eius.
Sal. 90, 4-5 - Con le sue ali ti coprirà il Signore, e sotto le sue penne troverai speranza: la sua fedeltà ti sarà di scudo.
Eccone il canto gregoriano e lo spartito (con tanto di versetti musicati), scaricabile anche in PDF
![]() |
| Cliccare per ingrandire |
sabato 25 febbraio 2012
Preghiere dei fedeli: le preci "Divinae pacis" della liturgia Ambrosiana
Chi vuole conoscere con certezza le "preghiere dei fedeli" del III secolo, cioè nella loro forma pre-costantiniana, deve solo ascoltare le preci che nella Prima, Terza e Quinta domenica di Quaresima si cantano nelle chiese di rito ambrosiano. Preghiere semplici, tutte cantate con un semplice modulo, e corredate di una risposta che richiama il Kyrie, eleison orientale: Domine, miserere. La loro antichità è mostrata anche dalle richieste: per i perseguitati per la fede in carcere e "ad metalla", una pena che fu eliminata dai romani dopo il 220 d.C e qui è ancora menzionata! Interessante anche la preghiera per gli indemoniati,
PRECI LITANICHE (Domenica I, III e V di Quaresima)
Grazie al nostro carissimo Giovanni Vianini abbiamo adesso anche lo spartito in notazione quadrata per cantare queste preci. Potete scaricare le immagini cliccando su di esse per ingrandirle:
Si vede a prima vista la parentela strettissima di queste preci con quelle della divina liturgia di San Giovanni Crisostomo, con le quali hanno ovviamente un'origine comune.
Nel rito antico ambrosiano esse sono cantate all'inizio della Messa, nel rito "riformato" prendono spesso il posto delle preghiere dei fedeli vere e proprie. Naturalmente è questo il modello che Paolo VI, già arcivescovo di Milano, aveva in mente quanto pensava a restaurare la "prece universale" nel rito Romano, non gli sproloqui "con attualizzazione" che ci tocca sorbire da certi ignobili foglietti o peggio autoprodotte da parrocchiani volenterosi quanto liturgicamente ciarlieri.
Perché non utilizzarle? Dopotutto non possono che essere amate, da chi vuole l'archeologia, perché sono un pezzo di antiquariato liturgico di tutto rispetto, da chi vuole la semplicità e la dignità, perché sono testi di incomparabile sapienza e umiltà, come si addice alla preghiera cristiana (che non dice a Dio come fare ciò che gli si chiede di fare....). Ve ne posto due esecuzioni, una preconciliare e una attuale.
PRECI LITANICHE (Domenica I, III e V di Quaresima)
Divinae pacis, et indulgentiae munere supplicantes, ex toto corde, et ex tota mente, precamur te. Domine, miserere. Pro Ecclesia tua sancta catholica, quae hic, et per universum orbem diffusa est, precamur te. Domine, miserere. Pro Papa nostro N., et Pontifice nostro N., et omni clero eorum, omnibusque sacerdotibus, ac ministris, precamur te. Domine, miserere. Pro pace ecclesiarum, vocatione gentium, et quiete populorum, precamur te. Domine, miserere. Pro civitate hac, et conversatione ejus, omnibusque habitantibus in ea, precamur te. Domine, miserere. Pro aerum temperie, ac fructuum foecunditate terrarum, precamur te. Domine, miserere. Pro virginibus, viduis, orphanis, captivis, ac poenitentibus, precamur te. Domine, miserere. Pro navigantibus, inter agentibus, in carceribus, in vinculis, in metallis, in exiliis constitutis, precamur te. Domine, miserere. Pro his, qui diversis infirmitatibus detinentur, quique spiritibus vexantur immundis, precamur te. Domine, miserere. Pro his, qui in sancta tua Ecclesia fructus misericordiae largiuntur, precamur te. Domine, miserere. Exaudi nos, Deus, in omni oratione, atque deprecatione nostra, precamur te. Domine, miserere. Dicamus omnes: Domine, miserere. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison. | Favoriti dal dono della pace e della misericordia divina, supplichevoli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, noi ti preghiamo: Signore, abbi pietà. Per la Chiesa tua santa, cattolica, che si è diffusa qui da noi e per l’universo orbe, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per il nostro Papa N. e per il nostro Arcivescovo N., per tutto il loro clero e per tutti i sacerdoti e ministri, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per la pace tra le Chiese, la vocazione delle genti, la tranquillità dei popoli, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per questa città e per la sua conservazione, e per tutti quelli che vi abitano, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per la clemenza del tempo e la fecondità della terra, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per le vergini, le vedove, gli orfani, gli schiavi ed i penitenti, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per i naviganti, i viandanti, i carcerati, per coloro che si trovano in catene, nelle miniere, in esilio, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per coloro che sono afflitti da infermità o vessati da spiriti immondi, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Per coloro che nella Chiesa tua santa dispensano con larghezza frutti di misericordia, noi ti preghiamo. Signore, abbi pietà. Ascoltaci, o Dio, in ogni orazione e supplica nostra, noi te ne preghiamo. Signore, abbi pietà. Diciamo unanimi: Signore, pietà. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison. |
Grazie al nostro carissimo Giovanni Vianini abbiamo adesso anche lo spartito in notazione quadrata per cantare queste preci. Potete scaricare le immagini cliccando su di esse per ingrandirle:
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