Il canto di Offertorio per la Domenica della Santa Trinità, sia nella Forma Ordinaria che nella Forma Straordinaria, è lo stesso. Qui sotto testo, spartiti e musica per festeggiare l'Unico Dio in Tre Persone:
Cf. Tob. 12, 6 - Benedíctus sit Deus Pater, unigenitúsque Dei Fílius, Sanctus quoque Spíritus: quia fecit nobíscum misericórdiam suam.
Tobia 12, 6 - Benedetto sia Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: poiché fece brillare su di noi la sua misericordia.
In gregoriano:
Scarica qui lo spartito in formato PDF
Ecco lo stesso testo nell'elaborazione composta da W.A. Mozart all'età di soli 12 anni!:
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sabato 2 giugno 2012
giovedì 31 maggio 2012
La TV cattolica del Triveneto TeleChiara in piena crisi economica. Si preannuncia chiusura
Mi è giunto poco fa un messaggio dell'Ordine dei Giornalisti del Veneto che annunciava la decisione dei Vescovi della Regione ecclesiastica delle Tre Venezie di interrompere il sostegno economico alla televisione locale che da più di vent'anni serve la comunità cattolica del Triveneto: TeleChiara.
Un vero fulmine a ciel sereno per i tanti amici giornalisti e tecnici che rischiano di trovarsi senza lavoro di qui a qualche mese.
Un vero fulmine a ciel sereno per i tanti amici giornalisti e tecnici che rischiano di trovarsi senza lavoro di qui a qualche mese.
Certo l'esborso annuale starebbe diventando piuttosto imponente (ma 15 diocesi non sono poche...) e comunque avrebbe richiesto una sostanziale revisione, soprattutto in questi tempi di nera crisi economica. Ma rinunciare del tutto all'emittente televisiva non era immaginabile fino a poco tempo fa. Vi riporto il comunicato della Conferenza Episcopale Triveneta:
E’ con dispiacere, e solo dopo un lungo esercizio di analisi e discernimento durato alcuni anni, che i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto hanno constatato l’impossibilità di proseguire il sostegno alla ventennale esperienza di Telechiara. Come rappresentanti della proprietà, i Vescovi - insieme ai loro principali collaboratori - hanno accuratamente valutato l’attuale situazione e le prospettive dell’emittente in un contesto di ampie ed oggettive difficoltà che attraversano l’intero panorama editoriale nazionale. Venute meno alcune consistenti forme di contributo, che ne avevano sin qui garantito la sopravvivenza, si sarebbe ora reso necessario un notevole investimento quinquennale - dell’ordine di oltre un milione di euro all’anno - totalmente a carico delle singole Diocesi del Triveneto che, con quote diverse, costituiscono la proprietà di Telechiara. Pur nella consapevolezza del valore attuale e del carattere decisivo dei media e nell’impegno di trovare e sviluppare insieme altre vie di comunicazione anche attraverso le nuove tecnologie, in questi tempi di crisi non è parso più sostenibile un così ingente investimento. I Vescovi presenti all’ultima riunione della Cet, all’unanimità, sono perciò giunti con rammarico alla decisione di non poter gravare le loro Diocesi di tale onere finanziario. La decisione è stata presa nei tempi richiesti dal Consiglio di Amministrazione dell’emittente che aveva la necessità e l’urgenza di conoscere, al più presto, la posizione della proprietà. I Vescovi e le Diocesi del Triveneto ringraziano quanti, nei vari anni, hanno contribuito a quest’esperienza televisiva e confidano che si trovi presto un’adeguata soluzione professionale per il personale attualmente impegnato in Telechiara.
Segnalo anche una parte del comunicato dell'Ordine dei Giornatlisti, a cui non ci si può che associare di cuore:
"Il Consiglio dell’Ordine del Veneto, nell’esprimere totale solidarietà ai colleghi, auspica che non soltanto il mondo cattolico, del quale Telechiara è voce importante, ma anche le istituzioni pubbliche, il mondo imprenditoriale, la società civile possano trovare le più adeguate modalità finanziarie per garantire la sopravvivenza di Telechiara, assicurando il costante e attivo interessamento del Consiglio dell’Ordine".
Probabilmente un ripensamento nella programmazione, focalizzandolo solo sulla realtà religiosa (la TV cattolica generalista non è più pensabile oggi...), unito a parecchi e comunque dolorosi tagli e attività di fund raising, potrebbero forse ancora salvare la benemerita emittente.
Se qualcuno poi vuol far sentire la propria vicinanza con un piccolo contributo che aiuti a sostenere l'opera di tanti bravi lavoratori, può farlo attraverso la pagina degli "Amici di Telechiara"
venerdì 25 maggio 2012
Canto di comunione per la Pentecoste
Il Graduale Simplex, libro liturgico post-conciliare per il canto gregoriano nelle chiese "minori" e meno musicalmente dotate, suggerisce (vedi pag. 193) come canto di comunione per il giorno di Pentecoste, l'antica antifona "Spiritus qui a Patre procedit" , normalmente impiegata dal Graduale Romanum come canto per la Messa votiva allo Spirito Santo. E' davvero semplicissima e alla portata di tutti. I versetti del salmo che si può lodevolmente intercalare alla ripetizione dell'antifona, si cantano nel conosciutissimo tono VIII e sono da trarre dal Salmo 78 (in latino: Ps. 77).
Spiritus qui a Patre procedit, alleluia: ille me clarificabit, alleluia, alleluia.
Lo Spirito che procede dal Padre, alleluia: lui mi glorificherà, alleluia, alleluia.
Popolo mio, porgi l'orecchio al mio insegnamento, *
ascolta le parole della mia bocca.Diremo alla generazione futura †
le lodi del Signore, la sua potenza *
e le meraviglie che egli ha compiuto.
Ha comandato ai nostri padri di farle conoscere
ai loro figli, †
perché le sappia la generazione futura, *
i figli che nasceranno.
Anch'essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli *
perché ripongano in Dio la loro fiducia
E non dimentichino le opere di Dio, *
ma osservino i suoi comandi.
Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua, *
e strariparono torrenti.
«Potrà forse dare anche pane *
o preparare carne al suo popolo?».
Comandò alle nubi dall'alto *
e aprì le porte del cielo.
Fece piovere su di essi la manna per cibo *
e diede loro pane del cielo:
L'uomo mangiò il pane degli angeli, *
diede loro cibo in abbondanza.
Mangiarono e furono ben sazi, *
li soddisfece nel loro desiderio.
Ecco ora una rarissima incisione del canto di cui stiamo parlando, registrato dai monaci di St. Benoit-du-Lac (Quebec- Canada) nel 1936.
giovedì 17 maggio 2012
Giovedì dell'Ascensione: come si celebra nel luogo da dove Gesù partì per il cielo
Andiamo a vedere un servizio della TV dei Frati Minori di Terrasanta, girato lo scorso anno nel giorno dell'Ascensione, che a Gerusalemme si osserva nel giorno "giusto", cioè a 40 giorni dalla Pasqua, e nel luogo che la tradizione locale ha sempre considerato il punto da cui Gesù ascese al Padre:
domenica 13 maggio 2012
I bambini cantano per il Papa ad Arezzo la Laude alla Madonna di Petrarca
Non manca un tocco di preghiera in musica e poesia durante la visita di Benedetto XVI ad Arezzo. Nella sosta al Duomo di san Donato, nella cappella della Madonna del Conforto, il Papa è stato accolto dal canto di Giada Santucci, 13 anni, e Matteo Tavini, 12 anni, che hanno intonato la laude del Petrarca "Virgine bella che di sol sei vestita" secondo l'arrangiamento realizzato dal maestro Angelo Maffucci (la melodia - mi precisa Giovanni Vianini - è di Bartolomeo Tromboncino, del XV secolo).
Ho trovato la registrazione del momento, dalle telecamere della TV cattolica locale: Telesandomenico.
Ecco il canto che ha emozionato il Santo Padre:
Vi aggiungo qui il testo completo, tratto dal Canzoniere del Petrarca (CCCLXVI), di cui i ragazzi cantano la prima stanza:
Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che 'n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so 'ncominciar senza tu' aita,
et di Colui ch'amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s'a mercede
miseria extrema de l'humane cose
già mai ti volse, al mio prego t'inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench'i' sia terra, et tu del ciel regina.
Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l'afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto 'l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch'avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que' belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne' dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.
Vergine pura, d'ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch'allumi questa vita, et l'altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt'i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.
Vergine santa d'ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d'errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto 'l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.
Vergine sola al mondo senza exempio,
che 'l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s'a' tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove 'l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.
Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d'ogni fedel nocchier fidata guida,
pon' mente in che terribile procella
i' mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l'ultime strida.
Ma pur in te l'anima mia si fida,
peccatrice, i' no 'l nego,
Vergine; ma ti prego
che 'l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.
Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno,
cercando or questa et or quel'altra parte,
non è stata mia vita altro ch'affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m'ànno
tutta ingombrata l'alma.
Vergine sacra et alma,
non tardar, ch'i' son forse a l'ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen' andati, et sol Morte n'aspetta.
Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n'avenne
fôra avenuto, ch'ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d'alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch'a te honore, et a me fia salute.
Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l'extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no 'l mio valor, ma l'alta Sua sembianza,
ch'è in me, ti mova a curar d'uom sí basso.
Medusa et l'error mio m'àn fatto un sasso
d'umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi 'l meo cor lasso,
ch'almen l'ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu 'l primo non d'insania vòto.
Vergine humana, et nemica d'orgoglio,
del comune principio amor t'induca:
miserere d'un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man' resurgo,
Vergine, i' sacro et purgo
al tuo nome et penseri e 'ngegno et stile,
la lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.
Il dí s'appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e 'l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch'accolga 'l mïo spirto ultimo in pace.
Ho trovato la registrazione del momento, dalle telecamere della TV cattolica locale: Telesandomenico.
Ecco il canto che ha emozionato il Santo Padre:
Vi aggiungo qui il testo completo, tratto dal Canzoniere del Petrarca (CCCLXVI), di cui i ragazzi cantano la prima stanza:
Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che 'n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so 'ncominciar senza tu' aita,
et di Colui ch'amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s'a mercede
miseria extrema de l'humane cose
già mai ti volse, al mio prego t'inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench'i' sia terra, et tu del ciel regina.
Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l'afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto 'l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch'avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que' belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne' dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.
Vergine pura, d'ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch'allumi questa vita, et l'altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt'i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.
Vergine santa d'ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d'errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto 'l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.
Vergine sola al mondo senza exempio,
che 'l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s'a' tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove 'l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.
Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d'ogni fedel nocchier fidata guida,
pon' mente in che terribile procella
i' mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l'ultime strida.
Ma pur in te l'anima mia si fida,
peccatrice, i' no 'l nego,
Vergine; ma ti prego
che 'l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.
Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno,
cercando or questa et or quel'altra parte,
non è stata mia vita altro ch'affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m'ànno
tutta ingombrata l'alma.
Vergine sacra et alma,
non tardar, ch'i' son forse a l'ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen' andati, et sol Morte n'aspetta.
Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n'avenne
fôra avenuto, ch'ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d'alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch'a te honore, et a me fia salute.
Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l'extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no 'l mio valor, ma l'alta Sua sembianza,
ch'è in me, ti mova a curar d'uom sí basso.
Medusa et l'error mio m'àn fatto un sasso
d'umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi 'l meo cor lasso,
ch'almen l'ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu 'l primo non d'insania vòto.
Vergine humana, et nemica d'orgoglio,
del comune principio amor t'induca:
miserere d'un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man' resurgo,
Vergine, i' sacro et purgo
al tuo nome et penseri e 'ngegno et stile,
la lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.
Il dí s'appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e 'l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch'accolga 'l mïo spirto ultimo in pace.
Fatima: in diretta dal Santuario. Webcam sulla "capelina"
Anche il Santuario di Fatima, da qualche tempo, ha ceduto al fascino della comunicazione elettronica, e ha piazzato una webcam nel luogo più venerato del complesso: la cappellina voluta dalla Madonna, intorno alla quale, in ginocchio, i devoti compiono i loro giri di espiazione, penitenza o ringraziamento per il miracolo ricevuto.
Oggi, 13 maggio, vi apro una finestra sul Santuario del Cuore Immacolato di Maria, con allegato il programma che può essere seguito nelle varie ore del giorno.
Buon pellegrinaggio virtuale!
Buon pellegrinaggio virtuale!
IN DIRETTA DAL SANTUARIO DELLA MADONNA DI FATIMA
GIORNO 13
Dalle ore 00.00 alle ore 07.00 Veglia di preghiera.
00.00 h alle 02.00 h - Adorazione Eucaristica
07.00 h - Processione Eucaristica.
09.10 h - Rosario internazionale nella Cappellina.
10.00 h - Funzione liturgica finale: Concelebrazione solenne, benedizione degli ammalati, processione e canto finale dell´Addio.
Celebrazioni in ALTRE LINGUE durante la settimana e nei giorni festivi
08:00 - Messa, in italiano, nella Cappellina (Lunedi a Sabato)
09:00 - al Giovedì, Santa Messa internazionale nella Cappellina
10:00 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina. (Sabato e Domenica).
11:00 - Messa (Da lunedì al Venerdì in Basilica, Sabato, nella Chiesa della SS. Trinità. Domenica, Area di Preghiera, segue la processione dell'Addio.)
15:30 - Messa, in Inglese, nella Cappella delle apparizioni (da lunedì a venerdì).
19:15 - Messa in spagnolo nella Cappella delle apparizioni.
21:30 - ROSARIO INTERNAZIONALE nella Cappellina.
Altre informazioni per i giorni feriali le trovate qui
Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria
Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, al Tuo Cuore Immacolato noi ci consacriamo, in atto di totale abbandono ai Signore.
Da Te saremo condotti a Cristo. Da Lui e con Lui saremo condotti ai Padre.
Cammineremo alla luce della fede e tutto faremo perché il mondo creda che Gesu Cristo è l'Inviato dal Padre.
Con Lui noi vogliamo portare l'Amore e la Salvezza fino ai confini del mondo.
Sotto la protezione dei Tuo Cuore Immacolato, saremo un solo Popolo con Cristo. Saremo testimoni della Sua risurrezione. Da Lui saremo condotti al Padre, a gloria della Santissima Trinità, che adoriamo, lodiamo e benediciamo. Amen.
martedì 8 maggio 2012
La danza espressione di preghiera nel cristianesimo?
Notizia di oggi, battuta dal sito della Pontificia Università Salesiana. Aspetto gli atti del convegno per imparare - e davvero non ho idea - quale sia il ruolo della danza nella preghiera cristiana. Conosco le espressioni indù e quelle dei dervisci, e pure alcune danze africane, ma ho sempre pensato che la danza fosse un'espressione preminentemente culturale. Quindi ben venga come linguaggio religioso culturalmente connotato, anche per appartenenti al cristianesimo in aeree dove la danza possiede valenze adatte. Ma in occidente - continuo a credere - danzare equivale a espressione ludica e pure spesso sensuale, generalmente intesa come performance di spettacolo o di coinvolgimento fisico. Non ne vedo perciò il posto nella preghiera cristiana. Men che mai nella liturgia (questo è fuori dubbio). Certamente c'è chi afferma il contrario e, forse, in questo convegno, porterà delle prove e argomentazioni, invece delle solite affermazioni senza fondamenti.
(Roma, 8 maggio 2012) - Nel pomeriggio del 4 maggio 2012, l’Istituto di Teologia Dogmatica dell’UPS, in collaborazione con il Chavara Institute for Indian and Interreligious Studies di Roma, ha organizzato all’Università Salesiana un incontro sulla Danza Sacra in diverse religioni e movimenti spirituali come modo concreto di rispondere all’invito dei Lineamenta del Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione per riflettere sul senso del cosiddetto ‘Cortile dei Gentili’.
All’evento hanno partecipato rappresentanze dell’Induismo, dell’Islam, delle religioni africane, del Cristianesimo e di altri movimenti spirituali. Ogni gruppo ha presentato brevemente il senso della danza nella loro religione offrendo poi degli esempi specifici della loro tradizione di preghiera espressa nella danza. La combinazione tra riflessione ed esperienza pratica ha dato un tono speciale all’incontro al quale erano presenti 170 persone. significativo lo spirito di gioia e armonia che si è creato e reso evidente durante l’evento.
L’incontro è stato avviato dal prof. Jose Chunkapura che ne è stato l’ideatore e promotore. Ha fatto seguito l’intervento del prof. Antonio Escudero, direttore dell’Istituto di Dogmatica dell’UPS, che ha presentato l’intenso programma. All’incontro era presente anche il Rettore dell’UPS, prof. Carlo Nanni che ha evidenziato la significatività dell’iniziativa.
Esempi di danza religiosa di movimenti spirituali cristiani:
sabato 5 maggio 2012
Io sono la vite e voi i tralci: canto di comunione della 5a Domenica di Pasqua
| Io sono la vite e voi i tralci |
Ascoltiamo "Ego sum vitis vera", antifona di comunione della V domenica di Pasqua, anno B, nella Forma Ordinaria, cantata dai monaci di Holy Cross (Santa Croce), monastero benedettino di Chicago (www.chicagomonk.org). E' molto simile nella musica a quella della settimana scorsa: "Ego sum Pastor bonus", che potete confrontare ascoltando il canto riportato in questo post. Quasi ad creare una continuità ideale-musicale tra le rivelazioni che Gesù dà di se stesso (io sono...) attraverso le metafore evocative e polisemiche offerte nel vangelo di Giovanni.
“Io sono la vera vite e voi i tralci, chi rimane in me e io in lui,
porta molto frutto”. Alleluia, Alleluia. (Gv 15,1.5)
Scarica qui lo spartito
giovedì 26 aprile 2012
Per chi si "illude" che "belare in gregoriano" avvicini a Dio: i canti del Buon Pastore
Domenica prossima, la IV di Pasqua nella forma Ordinaria, è la "Domenica del Buon Pastore" (nella Forma Straordinaria era domenica scorsa, cioè la II post Pascha). I canti proposti dal Graduale post-conciliare, ovviamente canti gregoriani, sono adatti a noi, povere pecorelle a cui piace "belare in gregoriano", come ha recentemente svilito il canto proprio della Chiesa romana lo storico del Concilio Alberto Melloni (leggete qui l'articolo riportato dal prof. Augé).
Melloni, pur sapendo benissimo che i belati gregoriani sono stati autorevolmente promossi dai documenti conciliari, dice - stranamente - che non possono essere considerati come una regola. E invece, dobbiamo ribadirlo, sono proprio una "regola", nel senso che il canto gregoriano rimane il punto di paragone, il metro di misura, per verificare ogni musica sacra e ogni canto per la liturgia. Non si deve sempre cantare in gregoriano, ovviamente, ma si deve riconoscere che è e rimane il canto proprio della Liturgia, la radice da cui può germogliare la novità, sia essa polifonia o canto più popolare.
Quindi, per onorare con santi "belati" il buon Pastore, che festeggeremo fra pochi giorni, riascoltiamo (e magari impariamo) l'alleluia e il canto di comunione di domenica prossima. Il testo dei due canti è lo stesso (nel nuovo Graduale, non è del tutto identico in quello vecchio, da cui ho attinto il video dell'alleluia):
Io sono il buon pastore e pascolo le mie pecore
Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore ed esse conoscono me
Scrivevo in tempi non sospetti a proposito dell'antifona di comunione (vedi qui). Questo testo ci fa risentire proprio l'onomatopea della pecorella (in quel "cognoscunt me meae" in cui il suono della "e" appare proprio un belare!). Ai "cristiani adulti", non so perché, non piace sentirsi pecorella del Signore, a noi francescani all'antica, che discendiamo teologicamente da Agostino, piace invece ripetere col Dottore d'Ippona: "per voi sono pastore, con voi faccio parte del gregge".
Alleluia Ego sum Pastor Bonus (scarica qui lo spartito in PDF)
Antifona alla Comunione: Ego sum Pastor Bonus (Scarica qui lo spartito dell'antifona)
venerdì 13 aprile 2012
I canti gioiosi dell'Ottava di Pasqua
Per ogni giorno dell'Ottava di Pasqua la Messa, sempre con tono festivo, presenta in entrambe le forme del rito romano (i canti sono gli stessi), delle bellissime antifone di introito. Vi posto quelli di ieri, oggi e domani, a titolo di esempio.
Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):
Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.
Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.
et linguas infántium fecit disértas, allelúia.
Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.
Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):
Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.
Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.
Oggi, venerdì (Feria VI) ci viene proposto dal sal 77,53 un canto molto simile nell'incipit a quello di ieri. Vi si inneggia al passaggio del Mar Rosso e alla sommersione degli Egiziani nel mare (canto adatto al venerdì: ricorda, con l'immagine anticotestamentaria di vittoria, il senso della croce, salvezza per chi rinasce nelle acque del Battesimo, sconfitta per il diavolo, nemico dell'uomo, sommerso nelle acque):
Edúxit Dóminus pópulum suum in spe,
et inimícos eórum opéruit mare, allelúia.Il Signore, ha liberato il suo popolo e gli ha dato speranza;
i suoi nemici li ha sommersi nel mare, alleluia.Ieri, giovedì (Feria V), abbiamo letto (o cantato) dal Libro della Sapienza 10,20-21:
Victrícem manum tuam, Dómine,
laudavérunt páriter, quia sapiéntia apéruit os mutum, et linguas infántium fecit disértas, allelúia.
Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.
giovedì 12 aprile 2012
Un ripasso del canto Regina Caeli
L'antifona mariana del tempo di Pasqua, in gregoriano:
Testo, traduzione e altra musica sul saluto mariano di Pasqua, lo trovate a questo post dell'anno scorso: Regina coeli: lode alla Vergine nel tempo di Risurrezione
Testo, traduzione e altra musica sul saluto mariano di Pasqua, lo trovate a questo post dell'anno scorso: Regina coeli: lode alla Vergine nel tempo di Risurrezione
mercoledì 11 aprile 2012
Il Commento di Giovanni Paolo II alla sequenza "Victimae Paschali"
Per conoscere e meglio apprezzare la Sequenza pasquale, che troppo poco si ascolta nelle nostre Messe dell'Ottava di Pasqua, perché è diventata - ahimé - facoltativa. Ecco qui l'interessante messaggio Urbi et Orbi preparato da Giovanni Paolo II nel 1987, dove fa il commento al testo venerabile di Wipo di Burgundia (XI sec.).
1. “Victimae paschali laudes immolent christiani”.
Alla vittima pasquale la lode e la gloria!
Cristiani, uniamoci in questo inno!
Cristiani di Roma e del mondo!
Uniamoci nell’adorazione della Vittima pasquale,
nell’adorazione dell’Agnello immolato,
nell’adorazione del Signore risorto!
Cristiani, uniamoci in questo inno!
Cristiani di Roma e del mondo!
Uniamoci nell’adorazione della Vittima pasquale,
nell’adorazione dell’Agnello immolato,
nell’adorazione del Signore risorto!
2. “Agnus redemit oves”:
“L’agnello ha redento il suo gregge,
l’innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre”.
Ecco Cristo! Ecco il nostro Redentore! Il Redentore del mondo!
Ha donato la sua vita per le pecore.
Uniamoci nell’adorazione di questa morte
che ci porta la vita,
perché l’amore è più potente della morte:
ecco, la morte accettata per amore vince la morte!
Ecco, la morte accettata per amore
rivela Dio, che è l’amante della vita,
il quale vuole che noi abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cf. Gv 10, 10)
- che abbiamo la vita stessa che è in lui.
Alla Vittima pasquale la massima gloria e la lode più alta!
Nella sua morte è la riconciliazione col Padre.
Questa è la riconciliazione dei peccatori con Dio
la riconciliazione dell’uomo, il quale a causa del peccato muore a Dio
e non ha più in sé la vita che è in Dio e solo in Dio.
Soltanto in Dio.
La morte di Cristo è un nuovo inizio.
L’inizio della vita che non ha fine.
Non ha fine, perché è da Dio e in Dio.
Mentre la creatura muore, Dio vive!
Quando muore Cristo, tutto il creato rinasce.
Sii benedetta, morte vivificante! Benedetto il giorno che ci è stato dato dal Signore.
“L’agnello ha redento il suo gregge,
l’innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre”.
Ecco Cristo! Ecco il nostro Redentore! Il Redentore del mondo!
Ha donato la sua vita per le pecore.
Uniamoci nell’adorazione di questa morte
che ci porta la vita,
perché l’amore è più potente della morte:
ecco, la morte accettata per amore vince la morte!
Ecco, la morte accettata per amore
rivela Dio, che è l’amante della vita,
il quale vuole che noi abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cf. Gv 10, 10)
- che abbiamo la vita stessa che è in lui.
Alla Vittima pasquale la massima gloria e la lode più alta!
Nella sua morte è la riconciliazione col Padre.
Questa è la riconciliazione dei peccatori con Dio
la riconciliazione dell’uomo, il quale a causa del peccato muore a Dio
e non ha più in sé la vita che è in Dio e solo in Dio.
Soltanto in Dio.
La morte di Cristo è un nuovo inizio.
L’inizio della vita che non ha fine.
Non ha fine, perché è da Dio e in Dio.
Mentre la creatura muore, Dio vive!
Quando muore Cristo, tutto il creato rinasce.
Sii benedetta, morte vivificante! Benedetto il giorno che ci è stato dato dal Signore.
3. Sii benedetto Cristo, Figlio del Dio vivente!
Sii benedetto Figlio dell’uomo, Figlio di Maria,
benedetto, perché sei entrato nella storia dell’uomo e del mondo,
fino ai confini della morte:
“Mors et vita duello conflixere mirando”:
“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa”.
Sì. La storia dell’uomo e del mondo è segnata dal mistero della morte,
segnata col marchio del morire - da un capo all’altro.
Hai preso questo marchio su di te, Figlio eternamente generato,
Figlio consustanziale al Padre: vita da vita,
e l’hai portato attraverso i confini della morte, che grava sulla creazione,
attraverso i confini della nostra morte umana,
per rivelare in essa lo Spirito che dà la vita.
Sii benedetto Figlio dell’uomo, Figlio di Maria,
benedetto, perché sei entrato nella storia dell’uomo e del mondo,
fino ai confini della morte:
“Mors et vita duello conflixere mirando”:
“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa”.
Sì. La storia dell’uomo e del mondo è segnata dal mistero della morte,
segnata col marchio del morire - da un capo all’altro.
Hai preso questo marchio su di te, Figlio eternamente generato,
Figlio consustanziale al Padre: vita da vita,
e l’hai portato attraverso i confini della morte, che grava sulla creazione,
attraverso i confini della nostra morte umana,
per rivelare in essa lo Spirito che dà la vita.
4. Noi tutti che veniamo nel mondo portando la morte con noi,
noi che nasciamo dalle nostre madri terrene
segnati dalla ineluttabilità del morire,
viviamo della potenza dello Spirito.
E nella potenza di questo Spirito, che ci è dato dal Padre,
per opera della tua morte, o Cristo,
attraversiamo i confini della morte che è in noi
e ci innalziamo dal peccato alla vita
rivelata nella tua risurrezione!
Tu sei il Signore della vita, tu, consustanziale al Padre,
che è la stessa vita, insieme con te,
nello Spirito Santo che è l’amore stesso
- e proprio l’amore è vita!
Nella tua morte, o Cristo, la morte è apparsa inerme
di fronte all’amore. E la vita ha vinto.
“Mors et vita duello conflixere mirando.
Dux vitae mortuus, regnat vivus”.
noi che nasciamo dalle nostre madri terrene
segnati dalla ineluttabilità del morire,
viviamo della potenza dello Spirito.
E nella potenza di questo Spirito, che ci è dato dal Padre,
per opera della tua morte, o Cristo,
attraversiamo i confini della morte che è in noi
e ci innalziamo dal peccato alla vita
rivelata nella tua risurrezione!
Tu sei il Signore della vita, tu, consustanziale al Padre,
che è la stessa vita, insieme con te,
nello Spirito Santo che è l’amore stesso
- e proprio l’amore è vita!
Nella tua morte, o Cristo, la morte è apparsa inerme
di fronte all’amore. E la vita ha vinto.
“Mors et vita duello conflixere mirando.
Dux vitae mortuus, regnat vivus”.
5. Tu, che sei il Risorto e “regni vivo” per sempre,
resta accanto all’uomo,
all’uomo di oggi
che la morte col suo fascino tenebroso
in mille modi tenta ed insidia.
Concedi che egli riscopra la vita come dono
che in ogni sua manifestazione rivela l’amore del Padre:
quando si riversa nei rinati dal fonte battesimale,
o zampilla in ogni fibra del corpo
che si muove, respira, gioisce;
quando si dispiega nella multiforme varietà degli animali,
o riveste la terra di alberi, di erbe, di fiori.
Ogni forma di vita ha nel Padre tuo l’inesauribile sorgente.
Da lui fluisce senza sosta
e a lui infallibilmente ritorna:
a lui, munifico datore di ogni dono perfetto (cf. Gc 1, 17).
resta accanto all’uomo,
all’uomo di oggi
che la morte col suo fascino tenebroso
in mille modi tenta ed insidia.
Concedi che egli riscopra la vita come dono
che in ogni sua manifestazione rivela l’amore del Padre:
quando si riversa nei rinati dal fonte battesimale,
o zampilla in ogni fibra del corpo
che si muove, respira, gioisce;
quando si dispiega nella multiforme varietà degli animali,
o riveste la terra di alberi, di erbe, di fiori.
Ogni forma di vita ha nel Padre tuo l’inesauribile sorgente.
Da lui fluisce senza sosta
e a lui infallibilmente ritorna:
a lui, munifico datore di ogni dono perfetto (cf. Gc 1, 17).
6. In Dio ha origine in modo singolare
la vita dell’essere umano,
che egli stesso modella a sua immagine quando sboccia
nel seno materno.
Non s’estingua nell’uomo contemporaneo
la meraviglia riverente per il mistero d’amore
che ne avvolge l’ingresso nel mondo!
Ti preghiamo, Signore dei vivi!
Fa’ che l’uomo dell’era tecnologica
non riduca se stesso ad oggetto,
ma rispetti, già nel primo suo inizio,
l’irrinunciabile dignità che gli è propria.
Fa’ che viva, in sintonia col piano divino,
l’unica logica che gli si addice,
quella del dono da persona a persona
in un contesto di amore
espresso attraverso la carne nel gesto
che fin dalle origini
Dio volle a suggello del dono.
la vita dell’essere umano,
che egli stesso modella a sua immagine quando sboccia
nel seno materno.
Non s’estingua nell’uomo contemporaneo
la meraviglia riverente per il mistero d’amore
che ne avvolge l’ingresso nel mondo!
Ti preghiamo, Signore dei vivi!
Fa’ che l’uomo dell’era tecnologica
non riduca se stesso ad oggetto,
ma rispetti, già nel primo suo inizio,
l’irrinunciabile dignità che gli è propria.
Fa’ che viva, in sintonia col piano divino,
l’unica logica che gli si addice,
quella del dono da persona a persona
in un contesto di amore
espresso attraverso la carne nel gesto
che fin dalle origini
Dio volle a suggello del dono.
7. Fa’, o Signore, che l’uomo sempre rispetti
la trascendente dignità di ogni suo simile,
povero o affamato che sia,
prigioniero, malato, moribondo,
ferito nel corpo o nel cuore,
in preda al dubbio o tentato dalla disperazione.
Sempre egli resta Figlio di Dio,
perché il dono di Dio non conosce pentimenti.
A tutti è offerto il perdono e la risurrezione.
Ciascuno merita rispetto e sostegno.
Merita amore.
la trascendente dignità di ogni suo simile,
povero o affamato che sia,
prigioniero, malato, moribondo,
ferito nel corpo o nel cuore,
in preda al dubbio o tentato dalla disperazione.
Sempre egli resta Figlio di Dio,
perché il dono di Dio non conosce pentimenti.
A tutti è offerto il perdono e la risurrezione.
Ciascuno merita rispetto e sostegno.
Merita amore.
8. “Dic nobis Maria, quid vidisti in via”:
“Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?”
visitando, all’alba del terzo giorno, la tomba,
il luogo dove era stato sepolto.
Raccontaci, Maria di Magdala, tu che hai tanto amato.
Ecco, hai trovato la tomba vuota:
“Sepulcrum Christi viventis,
et gloriam vidi Resurgentis”.
Il Signore vive! Ho visto il Risorto.
“Angelicos testes, sudarium et vestes”.
Chi ha potuto renderne testimonianza? quale lingua umana?
Soltanto gli angeli potevano spiegare
che cosa significasse quella tomba vuota
e il sudario abbandonato.
Il Signore vive! Ho visto la gloria di lui,
pieno di grazia e di verità (cf. Gv 1, 14).
Ho visto la gloria
“Surrexit Christus spes mea”:
“Cristo, mia speranza, è risorto,
e vi precede in Galilea”.
“Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?”
visitando, all’alba del terzo giorno, la tomba,
il luogo dove era stato sepolto.
Raccontaci, Maria di Magdala, tu che hai tanto amato.
Ecco, hai trovato la tomba vuota:
“Sepulcrum Christi viventis,
et gloriam vidi Resurgentis”.
Il Signore vive! Ho visto il Risorto.
“Angelicos testes, sudarium et vestes”.
Chi ha potuto renderne testimonianza? quale lingua umana?
Soltanto gli angeli potevano spiegare
che cosa significasse quella tomba vuota
e il sudario abbandonato.
Il Signore vive! Ho visto la gloria di lui,
pieno di grazia e di verità (cf. Gv 1, 14).
Ho visto la gloria
“Surrexit Christus spes mea”:
“Cristo, mia speranza, è risorto,
e vi precede in Galilea”.
9. Sì. Prima lì, nella terra che l’ha dato
come Figlio dell’uomo.
Nella terra
della sua infanzia e della giovinezza.
Nella terra della vita nascosta.
Prima lì, in Galilea per incontrare gli apostoli.
E poi . . .
E poi, mediante la testimonianza degli apostoli,
in tanti luoghi, a tante nazioni, popoli e razze!
Oggi la voce di questo messaggio pasquale
risonato in Gerusalemme,
presso la tomba vuota,
desidera raggiungere tutti:
“Scimus Christum surrexisse a mortuis vere”,
sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
“Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza”.
Amen, alleluia!
come Figlio dell’uomo.
Nella terra
della sua infanzia e della giovinezza.
Nella terra della vita nascosta.
Prima lì, in Galilea per incontrare gli apostoli.
E poi . . .
E poi, mediante la testimonianza degli apostoli,
in tanti luoghi, a tante nazioni, popoli e razze!
Oggi la voce di questo messaggio pasquale
risonato in Gerusalemme,
presso la tomba vuota,
desidera raggiungere tutti:
“Scimus Christum surrexisse a mortuis vere”,
sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
“Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza”.
Amen, alleluia!
Ascoltiamo la Sequenza Victimae Paschali nell'intepretazione di un cantore polacco, in onore del caro Giovanni Paolo II:
La predica pasquale di p. Raniero Cantalamessa per il Venerdì Santo - testo integrale
Vi riporto il testo integrale della stupenda predica tenuta al Papa e a tutti i fedeli che hanno celebrato la solenne azione liturgica del Venerdì Santo nella Basilica Vaticana. Il tema è il "Christus Victor", preso di peso dalla teologia dei padri sia greci che latini: significa mostrare nella sofferenza di Cristo la sua oggettiva vittoria sul diavolo, sul peccato e sulla morte, vittoria conquistata per l'uomo e il cui merito è poi regalato all'uomo (che ne aveva bisogno e non poteva in altro modo raggiungerla). Suggestive le metafore "moderne", ma in perfetta continuità con lo stile patristico, che p. Raniero mette in campo (per es. quella della "appropriazione indebita"): sono fatte per colpire l'ascoltatore e con un "effetto estraniante" mostrare attraverso il paradosso retorico il paradosso dell'azione di Cristo nei nostri confronti.
Qualche immagine e un riassunto giornalistico della predica del Venerdì Santo:
Il testo completo
di P. Raniero Cantalamessa, ofmcapp.
“IO ERO MORTO, MA ORA VIVO PER SEMPRE”
(Apocalisse 1,18)
Predica del Venerdì Santo 2012 nella Basilica di San Pietro
Alcuni Padri della Chiesa hanno racchiuso in una immagine l’intero mistero della redenzione. Immagina, dicono, che si sia svolta, nello stadio, un’epica lotta. Un valoroso ha affrontato il crudele tiranno che teneva schiava la città e, con immane fatica e sofferenza, lo ha vinto. Tu eri sugli spalti, non hai combattuto, non hai né faticato né riportato ferite. Ma se ammiri il valoroso, se ti rallegri con lui per la sua vittoria, se gli intrecci corone, provochi e scuoti per lui l’assemblea, se ti inchini con gioia al trionfatore, gli baci il capo e gli stringi la destra; insomma, se tanto deliri per lui, da considerare come tua la sua vittoria, io ti dico che tu avrai certamente parte al premio del vincitore.
Ma c’è di più: supponi che il vincitore non abbia alcun bisogno per sé del premio che ha conquistato, ma desideri, più di ogni altra cosa, vedere onorato il suo fautore e consideri quale premio del suo combattimento l’incoronazione dell’amico, in tal caso quell’uomo non otterrà forse la corona, anche se non ha né faticato né riportato ferite? Certo che l’otterrà!
Così, dicono questi Padri, avviene tra Cristo e noi. Egli, sulla croce, ha sconfitto l’antico avversario”. “Le nostre spade - esclama san Giovanni Crisostomo - non sono insanguinate, non siamo stati nell’agone, non abbiamo riportato ferite, la battaglia non l’abbiamo neppure vista, ed ecco che otteniamo la vittoria. Sua è stata la lotta, nostra la corona. E poiché siamo stati anche noi a vincere, imitiamo quello che fanno i soldati in questi casi: con voci di gioia esaltiamo la vittoria, intoniamo inni di lode al Signore” . Non si potrebbe spiegare in modo migliore il senso della liturgia che stiamo celebrando.
* * *
Ma ciò che stiamo facendo è, esso stesso, una immagine, la rappresentazione di una realtà del passato, o è la realtà stessa? Tutte e due le cose! “Noi –diceva sant’Agostino al popolo- sappiamo e crediamo con fede certissima che Cristo è morto una sola volta per noi[…]. Sapete perfettamente che tutto ciò è avvenuto una sola volta e tuttavia la solennità periodicamente lo rinnova […].Verità storica e solennità liturgica non sono tra loro in contrasto, quasi che la seconda sia fallace e la prima soltanto corrisponda al vero. Di ciò infatti che la storia afferma essere avvenuto, nella realtà, una sola volta, di questo la solennità rinnova spesso la celebrazione nei cuori dei fedeli” .
La liturgia “rinnova” l’evento! Paolo VI ha precisato il senso che la Chiesa cattolica da a questa affermazione usando il verbo ”rappresentare”, inteso nel senso forte di ri-presentare, cioè rendere nuovamente presente e operante l’accaduto .
C’è una differenza sostanziale tra questa nostra rappresentazione liturgica della morte di Cristo e quella, per esempio, di Giulio Cesare nella tragedia di Shakespeare. Nessuno assiste da vivo all’anniversario della propria morte; Cristo sì, perché è risorto. Egli solo può dire, come fa nell’Apocalisse: “Io ero morto, ma ora vivo per sempre” (Ap 1,18). Dobbiamo stare attenti in questo giorno, visitando i cosiddetti “sepolcri” o partecipando alle processioni del Cristo morto, di non meritare il rimprovero che il Risorto rivolse alle pie donne il mattino di Pasqua: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24,5).
È una affermazione ardita ma vera: “La anamnesi, cioè il memoriale liturgico, rende l’evento più vero di quando avvenne storicamente la prima volta”. In altre parole, più vero e reale per noi che lo riviviamo “secondo lo Spirito”, di quanto lo fosse per coloro che lo vivevano “secondo la carne”, prima che lo Spirito Santo ne rivelasse alla Chiesa il pieno significato.
Noi non stiamo celebrando solo un anniversario, ma un mistero. Nella celebrazione “a modo di anniversario”, spiega sant’Agostino, non si richiede altro se non di “indicare con una solennità religiosa il giorno preciso dell’anno in cui ricorre il ricordo dell’avvenimento stesso”; nella celebrazione a modo di mistero (“in sacramento”), “non solo si commemora un avvenimento, ma lo si fa pure in modo che si capisca il suo significato e lo si accolga santamente” .
Questo cambia tutto. Non si tratta solo di assistere a una rappresentazione, ma di “accoglierne” il significato, di passare da spettatori a attori. Sta a noi perciò scegliere quale parte vogliamo rappresentare nel dramma, chi vogliamo essere: se Pietro, se Giuda, se Pilato, se la folla, se il Cireneo, se Giovanni, se Maria… Nessuno può rimanere neutrale; non prendere posizione, è prenderne una ben precisa: quella di Pilato che si lava le mani o della folla che da lontano ”stava a vedere” (Lc 23,35).
Se tornando a casa, questa sera, qualcuno ci chiede: “Da dove vieni? “Dove sei stato?”, rispondiamo pure, almeno nel nostro cuore: “Sul Calvario!”
* * *
Ma tutto questo non avviene automaticamente, solo perché abbiamo partecipato a questa liturgia. Si tratta, diceva Agostino, di “accogliere” il significato del mistero. Questo avviene con la fede. Non c’è musica, là dove non c’è un orecchio che l’ascolta, per quanto suoni forte l’orchestra; non c’è grazia, là dove non c’è una fede che l’accolga.
In una omelia pasquale del IV secolo, il vescovo pronunciava queste parole straordinariamente moderne e, si direbbe, esistenziali: “Per ogni uomo, il principio della vita è quello, a partire dal quale Cristo è stato immolato per lui. Ma Cristo è immolato per lui nel momento in cui egli riconosce la grazia e diventa cosciente della vita procuratagli da quell’immolazione” .
Questo è avvenuto sacramentalmente nel battesimo, ma deve avvenire consapevolmente sempre di nuovo nella vita. Dobbiamo, prima di morire, avere il coraggio di fare un colpo di audacia, quasi un colpo di mano: appropriarci della vittoria di Cristo. L’appropriazione indebita! Una cosa comune purtroppo nella società in cui viviamo, ma con Gesù essa non solo non è vietata, ma è sommamente raccomandata. “Indebita” qui significa che non ci è dovuta, che non l’abbiamo meritata noi, ma ci è data gratuitamente, per fede.
Ma andiamo sul sicuro; ascoltiamo un dottore della Chiesa. “Io –scrive san Bernardo -, quello che non posso ottenere da me stesso, me lo approprio (alla lettera, lo usurpo!) con fiducia dal costato trafitto del Signore, perché è pieno di misericordia. Mio merito, perciò, è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti, finché lui sarà ricco di misericordia. Che se le misericordie del Signore sono molte (Sal 119, 156), io pure abbonderò di meriti. E che ne è della mia giustizia? O Signore, mi ricorderò soltanto della tua giustizia. Infatti essa è anche la mia, perché tu sei per me giustizia da parte di Dio” (cf. 1 Cor 1, 30) .
Forse che questo modo di concepire la santità rese san Bernardo meno zelante delle buone opere, meno impegnato nell’acquisto delle virtù? Forse trascurava di mortificare il suo corpo e ridurlo in schiavitù (cf. 1 Cor 9,27), l’apostolo Paolo che, prima di tutti e più di tutti, aveva fatto di questa appropriazione della giustizia di Cristo lo scopo della sua vita e il centro della sua predicazione (cf. Fil 3, 7-9)?
A Roma, come purtroppo in ogni grande città, ci sono tanti senza tetto. Esiste un nome per essi in tutte le lingue: homeless, clochards, barboni: persone umane che non posseggono che i pochi stracci che portano addosso e qualche oggetto che si portano dietro in borse in plastica. Immaginiamo che un giorno si diffonde questa voce: in Via Condotti (tutti sanno cosa rappresenta a Roma Via Condotti!) c’è la proprietaria di una boutique di lusso che, per qualche sconosciuta ragione, di interesse o di generosità, invita tutti i barboni della Stazione Termini a venire nel suo negozio; li invita a deporre i loro stracci sudici, a farsi una bella doccia e poi scegliere il vestito che desiderano tra quelli esposti e portarselo via, così, gratuitamente.
Tutti dicono in cuor loro: “Questa è una favola, non succede mai!”. Verissimo, ma quello che non succede mai tra gli uomini tra di loro è quello che può succedere ogni giorno tra gli uomini e Dio, perché, davanti a Lui, quei barboni siamo noi! È quello che avviene in una bella confessione: deponi i tuoi stracci sporchi, i peccati, ricevi il bagno della misericordia e ti alzi che sei “rivestito delle vesti della salvezza, avvolto nel mantello della giustizia” (Is 61, 10).
Il pubblicano della parabola salì al tempio a pregare; disse semplicemente, ma dal profondo del cuore: “O Dio, abbi pietà di me peccatore!”, e “tornò a casa giustificato” (Lc 18,14), riconciliato, fatto nuovo, innocente. Lo stesso, se abbiamo la sua fede e il suo pentimento, si potrà dire di noi tornando a casa dopo questa liturgia.
* * *
Tra i personaggi della passione con i quali possiamo identificarci mi accorgo che ho tralasciato di nominarne uno che più di tutti aspetta chi ne segua l’esempio: il buon ladrone.
Il buon ladrone fa una completa confessione di peccato; dice al suo compagno che insulta Gesù: “Neanche tu hai timore di Dio che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male” (Lc 23, 40 s.). Il buon ladrone si mostra qui un eccellente teologo. Solo Dio infatti, se soffre, soffre assolutamente da innocente; ogni altro essere che soffre deve dire: “Io soffro giustamente”, perché, anche se non è responsabile dell’azione che gli viene imputata, non è mai del tutto senza colpa. Solo il dolore dei bambini innocenti somiglia a quello di Dio e per questo esso è così misterioso e così sacro.
Quanti delitti atroci rimasti, negli ultimi tempi, senza colpevole, quanti casi irrisolti! Il buon ladrone lancia un appello ai responsabili: fate come me, venite allo scoperto, confessate la vostra colpa; sperimenterete anche voi la gioia che provai io quando sentii la parola di Gesù: “Oggi sarai con me in paradiso!” (Lc 23,43). Quanti rei confessi possono confermare che è stato così anche per loro: che sono passati dall’inferno al paradiso il giorno che hanno avuto il coraggio di pentirsi e confessare la loro colpa. Ne ho conosciuto qualcuno anch’io. Il paradiso promesso è la pace della coscienza, la possibilità di guardarsi nello specchio o guardare i propri figli senza doversi disprezzare.
Non portate con voi nella tomba il vostro segreto; vi procurerebbe una condanna ben più temibile di quella umana. Il nostro popolo non è spietato con chi ha sbagliato ma riconosce il male fatto, sinceramente, non solo per qualche calcolo. Al contrario! È pronto a impietosirsi e ad accompagnare il pentito nel suo cammino di redenzione (che in ogni caso diventa più breve). “Dio perdona molte cose, per un’opera buona”, dice Lucia all’Innominato nei “Promessi sposi”. Ancor più, dobbiamo dire, egli perdona molte cose per un atto di pentimento. Lo ha promesso solennemente: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” (Is 1, 18).
Riprendiamo ora a fare quello che, abbiamo sentito all’inizio, è il nostro compito in questo giorno: con voci di gioia esaltiamo la vittoria della croce, intoniamo inni di lode al Signore. “O Redemptor, sume carmen temet concinentium” : E tu, o nostro Redentore, accogli il canto che eleviamo a te.
Note:
1 Nicola Cabasilas, Vita in Christo, I, 9 (PG 150, 517).
2 S. Giovanni Crisostomo, De coemeterio et de cruce (PG, 49, 596).
3 S. Agostino, Sermone 220 (PL 38, 1089)
4 Cf Paolo VI, Mysterium fidei (AAS 57, 1965, p. 753 ss).
5 Agostino, Epistola 55, 1, 2 (CSEL 34, 1, p. 170).
6 Omelia pasquale dell’anno 387 (SCh 36, p. 59 s.).
7 S. Bernardo di Chiaravalle, Sermoni sul Cantico, 61, 4-5 (PL 183, 1072).
8 Inno della Domenica delle Palme e della Messa crismale del Giovedì Santo
lunedì 9 aprile 2012
Questo è il giorno fatto dal Signore: polifonia semplice per l'antifona della Pasqua
C'è un testo (dal Sal 117,24) che torna insistentemente nell'ufficio e nelle Messe del Giorno di Pasqua e di tutta l'ottava: "Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Rallegriamoci ed esultiamo in esso.", Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea. Il canto pasquale che riconosce tutti gli otto giorni dopo la festa come facenti parti di un unico giorno di letizia e di esultanza per la Risurrezione.
Molta bella e semplice, pur nella sua solennità, è la musica con cui Oreste Ravanello ha rivestito questo versetto, facendone un minuscolo mottetto, un jingle pasquale, a tre voci pari. Vi propongo il video e lo spartito: chissà che qualche coro intraprendente lo voglia riprendere: magari il coro per il quale Ravanello diede i suoi anni migliori e la sua competente direzione proprio qui a Padova...
Se foste interessati alla versione gregoriana di quest'antifona, potete leggere questo post di un paio d'anni fa.domenica 8 aprile 2012
Tropario Pasquale: Cristo ha calpestato la morte
Anche quest'anno buona Pasqua con l'antico annuncio della Risurrezione del Signore che ha calpestato la morte con la sua morte, e a quelli che erano negli inferi ha comunicato la sua vita immortale!
Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.
traduzioni:
ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!
ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.
RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав
ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!
ARAB:
المسيح قام من بين الاموات و وطيء الموت بالموت و وهب الحياة للذين في القبور
Spartito (cliccare per ingrandire)
Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.
traduzioni:
ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!
ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.
RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав
ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!
ARAB:
المسيح قام من بين الاموات و وطيء الموت بالموت و وهب الحياة للذين في القبور
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sabato 7 aprile 2012
"Dammi questo straniero": il canto di Giuseppe di Arimatea
Canto Bizantino Τον ήλιον κρύψαντα per il Sabato Santo
Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia
Questo inno è un lamento che fa parlare Giuseppe di Arimatea a Pilato, mentre chiede il corpo di Gesù. Un bellissimo inno della Settimana Santa bizantina. Gesù è indicato come "lo straniero", e punta così all'insegnamento di Gesù, al suo principio fondamentale di amore senza condizione verso il fratello sconosciuto e lo straniero. E' dedicato a tutti gli stranieri, che solo Maria sente suoi figli.
Vedendo il sole nascondere i suoi raggi
e il velo del Tempio squarciarsi alla morte del Salvatore,
Giuseppe andò da Pilato, implorandolo, gli disse:
Dammi questo straniero,
che dall'infanzia fu ospite in questo mondo come uno straniero,
Dammi questo straniero,
che il suo popolo ha odiato e fatto morire come uno straniero,
Dammi questo straniero,
alla vista della cui estranea morte sono meravigliato
Dammi questo straniero,
che conobbe come dare ospitalità al povero e allo straniero
Dammi questo straniero,
che i Giudei hanno estraniato dal mondo per invidia
Dammi questo straniero,
così che possa nasconderlo in una tomba
lui, che come straniero non ha un luogo dove porre il capo
Dammi questo straniero,
che sua Madre vide morto e pianse addolorata:
"O Figlio mio e Dio, anche se sono ferita nell'animo e il mio cuore è colpito,
nel vedere il tuo cadavere
lo stesso, con fiducia, magnifico la tua Risurrezione".
Fronteggiando Pilato con queste parole,
il nobile Giuseppe prese il corpo del Salvatore,
e con timore lo avvolse in lini e dolci aromi
e lo pose in una tomba nuova che portò a tutti
vita eterna e infinita misericoridia
venerdì 6 aprile 2012
Il Grande e Santo Venerdì
Vederti pendere, o Cristo, canto per il Mattutino del Venerdì Santo nella Chiesa Russa:
Видящи Тя висима, Христе,
Тебе рождшая, вопияша:
что странное, еже вижу таинство, Сыне Мой?
Како на древе умираеши плотию водружен,
жизни подателю?
Altri canti russi per la Settimana Santa e il Triduo Pasquale si trovano a questa pagina: http://www.pravoslavie.ru/put/2236.htm
Видящи Тя висима, Христе,
Тебе рождшая, вопияша:
что странное, еже вижу таинство, Сыне Мой?
Како на древе умираеши плотию водружен,
жизни подателю?
Altri canti russi per la Settimana Santa e il Triduo Pasquale si trovano a questa pagina: http://www.pravoslavie.ru/put/2236.htm
Riti del Venerdì Santo a Gerusalemme: la processione funebre al Santo Sepolcro
I frati francescani della Custodia di Terra Santa mantengono nella loro peculiare liturgia al Santo Sepolcro tradizioni medievali degne di nota. Soprattutto nei giorni della Passione e Risurrezione del Signore la liturgia nei luoghi che videro gli eventi stessi celebrati si arricchisce di processioni e pie rievocazioni, anche in stile mimetico, di quanto accadde per la nostra salvezza:
giovedì 5 aprile 2012
Il canto in onore dei Santi Olii: O redemptor sume carmen
Il Canto che accompagna la processione con cui i diaconi portano i recipienti degli olii santi da benedire e consacrare, durante la Missa Chrismatis, la Messa del Crisma celebrata la mattina del Giovedì Santo, è un canto comune alla tradizione romana e ambrosiana (anche se in quest'ultima ha un paio di strofe che non si trovano nel testo romano). Una melodia semplice e antica, che accompagna le parole "mediterranee", le quali esaltano l'olio d'oliva, presentato al vescovo perché lo benedica facendolo diventare olio dell'unzione esorcistica (l'olio dei catecumeni) e lo consacri con il balsamo per farne il Crisma che fa affluire lo Spirito Santo. Non è ricordato dal canto l'olio degli infermi, il terzo olio benedetto nella celebrazione odierna.
Oltre agli spartiti e ai video (more romano e more ambrosiano), trovate sotto anche il testo latino con traduzione a fronte del testo breve romano.
Scarica qui lo spartito in notazione moderna con l'accompagnamento dell'organo
Oltre agli spartiti e ai video (more romano e more ambrosiano), trovate sotto anche il testo latino con traduzione a fronte del testo breve romano.
Scarica qui lo spartito in notazione moderna con l'accompagnamento dell'organo
R. O Redemptor, sume carmen | R. Accogli, o Redentore |
temet concinentium. | il canto della nostra lode. |
Arbor foeta alma luce | Cresciuto ai raggi fecondi della luce, un albero |
hoc sacrandum protulit: | ha prodotto l'olio che oggi consacriamo: |
fert hoc prona praesens turba | i fedeli presenti lo offrono adoranti |
salvatori saeculi. | al Salvatore del mondo. |
R. | R. |
Consecrare tu dignare, | Tu degnati di consacrare, |
rex perennis patriae, | o eterno Re dei cieli, |
hoc olivum, signum vivum, | il frutto dell'ulivo, segno vivo |
iura contra daemonum. | di vittoria contro le forze del Maligno. |
R. | R. |
. | |
Ut novetur sexus omnis, | Perché si innovi ogni essere umano, |
unctione Chrismatis: | con l'unzione del Crisma: |
ut sanetur sauciata | sia gloriosamente risanata |
dignitatis gloria. | la sua dignità ferita dalla colpa. |
R. | R. |
. | |
Lota mente sacro fonte | Lavata al sacro fonte |
aufugantur crimina, | l'anima è purificata dalle colpe; |
uncta fronte sacrosanta | la fronte riceve la sacra unzione, |
influunt charismata. | i doni dello Spirito affluiscono. |
R. | R. |
. | |
Corde natus ex Parentis, | Tu che sei nato dal seno del Padre, |
alvum implens Virginis, | e abitasti nel grembo della Vergine, |
praesta lucem, claude mortem | effondi la tua luce e allontana la morte |
Chrismatis consortibus. | da quelli che ricevono il tuo Crisma. |
R. | R. |
. | |
Sit haec dies festa nobis | Sia questo per noi un giorno di festa |
saeculorum saeculis; | che duri in eterno; |
sit sacrata digna laude, | sia giorno consacrato dalla lode, |
nec senescat tempore. | e non invecchi col tempo. |
R. | R. |
mercoledì 4 aprile 2012
Vi do un comandamento nuovo: "Mandatum novum do vobis", il canto della lavanda dei piedi
Durante il rito della Lavanda dei piedi di domani (per il quale potete leggere qui il post a suo tempo preparato), il Graduale Romanum e il Graduale simplex concordemente pongono come canto l'antifona: "Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem, sicut dilexi vos, dicit Dominus".
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.
Ecco la registrazione del Canto da parte del coro Escolania Escorial di Spagna
Lo stesso canto eseguito dalla corale femminile "Cum Iubilo".
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