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venerdì 8 dicembre 2017

Un'antifona dell'Immacolata sparita dall'ufficio divino...ma ricomparsa.

Vi presento la bella antifona dei Secondi Vespri tradizionali della solennità dell'Immacolata Concezione, nell'ufficiatura postconciliare nel volume della Liturgia delle Ore sostituita dall'annuncio angelico dell'Ave Maria (ma di nuovo presente nell'Antiphonale Romanum del 2009...). Vale la pena riascoltarla e meditarne il contenuto. Come a Natale si proclama "Hodie", oggi è nato il Messia, il Sole che sorge, così all'Immacolata si canta "Hodie", oggi è sorta l'aurora che anticipa, annuncia e permette l'arrivo del Messia.
La mia traduzione mette in rilievo il complemento "ab ea" non come complemento d'agente (perché è Cristo che sconfigge il Male, non Maria!) ma nel senso ben attestato in latino di "punto di origine di qualcosa", nel nostro caso da dove si incomincia a vedere realizzata la redenzione. A partire da Maria - e in lei in modo perfetto - il demonio strisciante è stato schiacciato dalla Grazia del suo Figlio.

Hódie egréssa est virga de radíce Iesse: hódie sine ulla peccáti labe concépta est María: hódie contrítum est ab ea caput serpéntis antíqui, allelúia.
Oggi è spuntato il germoglio dalla radice di Iesse: oggi senza alcuna macchia di peccato è stata concepita Maria: quest'oggi a cominciare da lei viene schiacciata la testa dell'antico serpente, alleluia.

La musica come si trova nel Liber Usualis di Solesmes:

Spartito un pochino diverso, secondo l'Antiphonale Romanum del 2009, come viene cantato nei video che vi propongo:



mercoledì 29 novembre 2017

Novena dell'Immacolata Concezione: canto del Tota Pulchra

Inizia, come ogni anno, dal 29 novembre, la Novena in preparazione alla Solennità dell'Immacolata Concezione. Un bel video con il canto del Tota Pulchra eseguito dai Frati Francescani della Basilica di Sant'Antonio ogni sera, secondo il tono gregoriano in uso tra i Minori Conventuali, con alcune variazione rispetto a quello del Graduale.


martedì 28 novembre 2017

Sant'Antonio sulle monete di papa Bergoglio

Sono uscite le monete - belissime - che il Vaticano quest'anno dedica a Sant'Antonio e alla Basilica che racchiude la sua Tomba. Vedi qui.
Dopo i santuari della Madonna di Pompei e di quella di Loreto, la serie numismatica vaticana fa tappa quest’anno proprio a Padova, omaggiando Antonio e la sua basilica con due coniazioni da 20 e 50 euro in oro in commercio dal 5 ottobre. Si conclude in tal modo il ciclo triennale celebrativo delle Delegazioni Pontificie. Anche la Basilica di sant'Antonio, infatti, innalzata a Santuario Internazionale da San Giovanni Paolo II, è sede di un Delegato del Papa (dagli anni '30), e tutto il complesso è sottratto alla cura pastorale del Vescovo di Padova, proprio per l'ampiezza universale della devozione al Santo e della provenienza dei pellegrini da ogni parte del mondo.

Il 20 euro, opera della cesellatrice Mariangela Crisciotti, è ispirato all’immagine classica di Sant’Antonio, giovane religioso con Gesù bambino fra le braccia e un giglio in mano. L'aureola è costituita da una frase del Santo Dottore evangelico tratta dai suoi stessi Sermoni. Questa moneta commemorativa ha un peso di 6 gr. con un diametro di 21 mm. Ne sono coniati 1.900 esemplari.

La moneta 50 euro, modellata da Patrizio Daniele, rappresenta invece la maestosa facciata della Basilica, che non solo è il principale monumento di Padova ma anche uno tra i maggiori capolavori d’arte del mondo. Caratteristiche romaniche, gotiche, bizantine e orientali sono fuse in un insieme del tutto originale, che a prima vista distingue la Basilica da ogni altro luogo di culto medievale.
La moneta è coniata in ora e pesa 15 gr., ha un diametro di 28 mm, ed ha una tiratura di soli 1.800 esemplari

Entrambe le monete riportano, nell'altro lato, lo stemma di Papa Francesco, visto che il Pontefice non vuole che il suo volto appaia su nessuna faccia dei denari vaticani, ancorché commemorativi.

Se riuscite ad essere tra i pochi fortunati possessori di queste belle coniazioni vaticane, mandateci una foto!

domenica 7 giugno 2015

Capolavori francescani in mostra a Firenze fino ad ottobre. Un delitto non andarci!


Riguardo alla mostra L’arte di Francesco: capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, allestita presso la Galleria dell’Accademia a Firenze, il canale tematico Sky Art ha tramesso un documentario che potete vedere qui sotto anche in HD. Le immagini delle opere d'arte dei primi secoli dopo il Poverello d'Assisi sono spettacolari, e il video è una potentissima esca per la mostra (che dev'essere davvero imperdibile!!). La mostra è aperta fino all'11 ottobre.

Organizzata dalla Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi, il corno ritenuto tradizionalmente quello donato al Santo dal Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta (Egitto) in occasione del loro incontro e conservato in Assisi nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco.


Ora godetevi lo spettacolo a schermo intero!

venerdì 17 ottobre 2014

Otto secoli di paramenti liturgici dei Frati di Venezia

preziosa dalmatica in velluto con simboli eucaristici e cristologici 
Tutti sanno come San Francesco avesse un particolare gusto per la bellezza della liturgia e una cura speciale per le sacrestie (che spazzava e rassettava personalmente) e quanto circonda di rispetto e onore il Santissimo Sacramento. Da lui i francescani - e soprattutto i conventuali - hanno preso esempio, continuando la tradizione di bellezza liturgica che non è mai stata vista in concorrenza al voto di povertà. Non è infatti per l'uomo, ma davvero "a maggior gloria di Dio".

In quest'ottica i francescani della basilica dei Frari di Venezia hanno voluto compiere una grossa impresa. Con l'aiuto della Prof.ssa Doretta Davanzo Poli, sono stati studiati e catalogati i preziosi paramenti e tessuti liturgici presenti nella sacrestia. Dai cassetti e dagli armadi sono usciti veri e propri capolavori d'arte sacra, alcuni addirittura vecchi quanto l'Ordine Francescano, ricevuti in dono da qualche speciale benefattore 8 secoli fa!
La prof.ssa Poli - una delle massime esperte internazionali di storia del tessile - ha studiato ciascuno dei pezzi, e ne ha descritto fabbricazione, provenienza e quant'altro viene rivelato dall'analisi accurata di pianete e dalmatiche, selezionando poi una sessantina di esemplari più significativi per qualità tecnica ed estetica. Attraverso tali vesti liturgiche, databili tra il secolo XIII e l’inizio del XX, è possibile seguire le vicende stesse dell’arte tessile di Venezia, senza trascurare qualche esempio di alcune tra le più importanti manifatture seriche dell’Europa e del Mediterraneo.
Fra Apollonio Tottoli, valente fotografo, ha scattato immagini bellissime e dettagliate dei diversi pezzi dell'enorme collezione. Testi e foto sono confluiti poi in un vero e proprio catalogo illustrato:
Ne è nato così un libro dal titolo: Otto secoli di arte tessile ai Frari. Sciamiti, velluti, damaschi, broccati, ricami, pubblicato a cura del Centro Studi Antoniani dei Frati di Padova. (il libro è in vendita qui)
Un breve saggio di mons. Ivo Panteghini approfondisce i significati allegorici e simbolici dei paramenti che rivestono il celebrante durante la Messa o le processioni, in un rimando di forme, colori e simbolismi che manifestano il mistero celebrato.
Scrivendo, nella prefazione, del ricco patrimonio di tessili per la liturgia, il parroco padre Lino Pellanda sottolinea che «l’estasi prodotta da architettura, scultura e pittura, nella basilica dei Frari, è ravvivata dai tessili d’altare che hanno colorato nei secoli i riti liturgici e vengono ora custoditi come patrimonio prezioso. Vi trovi oggetti pregiati frutto di donazioni o di acquisti; incontri anche vesti liturgiche consunte e rattoppate, che raccontano di povertà e momenti difficili. Ai paramenti più belli del ‘400 si ispirò Giovanni Bellini quando nel polittico della sacrestia dipinse con tanta grazia le vesti liturgiche di S. Nicola, quasi a ricordare a noi sacerdoti quale dovrebbe essere il decoro dei nostri riti». E termina citando il cardinale Martini, il quale parlava di “scandalo del profumo di Betania” riferendosi a coloro che criticano le spese per il decoro liturgico. Diceva: «Gesù gradisce le cose belle, l’amore per il culto può essere giudicato spesa inutile solo dalla mentalità efficientistica di oggi».
Il volume è stato presentato ieri nella cornice splendida della gotica basilica veneziana con l'intervento del Prof. Sergio Marinelli,docente di storia dell'arte all'università di Ca' Foscari
Il numero dei partecipanti mostra l'interesse che suscita tutt'oggi questa forma d'arte per la liturgia, fino a pochi decenni fa ancora coltivata nei monasteri e nei conventi soprattutto femminili. Perché i paramenti sacri hanno questo di particolare: sono indossati esclusivamente da maschi, ma vengono normalmente confezionati dalle sapienti mani di donne cristiane, in massima parte religiose, che in questo modo, hanno sempre inteso partecipare attivamente con il proprio lavoro artistico, al culto divino e alla lode di Dio.

In occasione dell'uscita del volume viene anche allestita una mostra temporanea con solo alcuni dei migliori paramenti. Questa mostrà sarà visitabile per poche settimane presso la Sala del Capitolo della Basilica dei Frari di Venezia.
La prof.ssa Poli cura l'allestimento della mostra dei delicati paramenti sacri
La mostra allestita nella sala del capitolo del complesso basilicale dei Frari
Per ulteriori informazioni: Basilica dei Frari, S. Polo, 3072 – Venezia. Tel. 041. 272 8611 email: basilica@basilicadeifrari.it

foto dalla pagina facebook della Basilica dei Frari

mercoledì 13 agosto 2014

Canti russi in onore della Dormizione/Assunzione della Madre di Dio


La festa della Dormizione e Assunzione della Madre di Dio accomuna tutte le chiese di tradizione apostolica fin dai tempi più antichi. Oriente e Occidente concordano nella celebrazione a metà agosto della morte e risurrezione della Vergine, che la tomba non potè trattenere. Preghiere e canti bellissimi sono composti per la liturgia del giorno (anche i cristiani che seguono il calendario giuliano festeggiano il "15 agosto" che cade per loro il 28 del mese).
I primi due canti della raccolta di inni polifonici della liturgia bizantina-russa per la festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, sono il Tropario e il Kontakion del giorno, di cui trovate, sotto il video, testo e traduzione:



Тропарь
В рождестве Девство сохранила еси,/ во успении мира не оставила еси, Богородице,/ преставилася еси к животу,/ Мати сущи Живота,// и молитвами Твоими избавляеши от смерти души наша.

Tropario
Nella maternità hai conservato la verginità e nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; sei stata trasferita alla Vita essendo madre della Vita e con le tue preghiere liberi dalla morte le nostre anime.

Кондак
В молитвах неусыпающую Богородицу/ и предстательствах непреложное упование/ гроб и умерщвление не удержаста:/ якоже бо Живота Матерь,/ к животру престави// во утробу Вселивыйся приснодевственную.

Kontàkion
La tomba e la morte non poterono trattenere la Madre di Dio sempre vigilante nella preghiera, e nella cui intercessione resta ferma speranza. Infatti Colui che abitò un seno sempre vergine ha assunto alla vita colei che è Madre della vita.


Ai Vespri bizantini della festa dell'Assunta (qui il testo completo) viene recitata anche questa dossologia in lode alla Vergine:
La tua gloriosa Dormizione rallegra i cieli, fa esultare le schiere degli Angeli: tutta la terra è nella gioia elevando a te un canto di commiato, o Madre del Signore di ogni cosa, Vergine santissima ignara di nozze e che hai liberato il genere umano dall’ancestrale condanna. 
Ad un segno divino i Principi degli Apostoli accorsero dai confini del mondo per seppellirti; e vedendoti elevata da terra verso l’alto, con gioia ripetevano la parola di Gabriele, esclamando: Rallegrati, ricettacolo di tutta la divinità! Rallegrati, tu che sola con la tua maternità hai unito le realtà della terra a quelle del cielo. 
O Vergine Madre, Sposa di Dio, avendo tu generato la vita, nella venerata Dormizione ti sei trasferita alla vita immortale, scortata dagli Angeli, Arcangeli e Potenze, dagli Apostoli, dai Profeti e da tutta la creazione, e tuo Figlio ha ricevuto nelle sue mani pure la tua anima immacolata. 
Gloria... Ed ora. 
Alla tua immortale Dormizione, Genitrice di Dio e Madre della vita, le nubi rapirono nell’aria gli Apostoli: sebbene fossero dispersi per il mondo furono riuniti in un solo coro attorno al tuo corpo purissimo; avendolo seppellito con reverenza ti cantavano le melodiose parole di Gabriele: Rallegrati, Piena-di-grazia, Vergine Madre ignara di nozze; il Signore è con te! Supplica il tuo Figlio e nostro Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la Grande Dossologia, si conclude col Tropario della festa: “Nella maternità hai conservato la verginità....”. Lo stesso Tropario e il Kontàkion: “La tomba e la morte...” sono ripetuti a ogni Ora dell’ufficio fino al 23 agosto e sono cantati anche alla Liturgia.

mercoledì 11 giugno 2014

Il teatro sacro popolare: un paese intero interpreta 13 miracoli di Sant'Antono

A Ferrazzano, in Molise, dall'anno scorso, tutti gli abitanti del paese si organizzano per interpretare tredici quadri in cui presentano altrettanti miracoli del Santo di Padova con la tecnica, semplice ed efficace, del teatro popolare.
Non solo tramandano così le leggende e le storie agiografiche a quanti - grandi o piccini - assistono allo spettacolo, ma ancor più, per mezzo di questa rappresentazione, risulta maggiormente unito tutto il paese, in un'unico sforzo di devota e operosa armonia, impegnandosi in una fattiva collaborazione a vantaggio di quanti seguono le diverse scene.
Vi allego un video con interviste e riprese di alcuni quadri viventi, per cogliere meglio di cosa si tratta.
La sacra rappresentazione antoniana si è svolta l'8 giugno, in occasione delle celebrazioni in preparazione alla festa del Patrono del paese molisano. Qui la pagina facebook del comitato organizzatore, per poter approfondire questa bella iniziativa che recupera le antiche tradizioni della comunicazione orale ed affettiva della fede e delle vicende dei santi.

martedì 10 giugno 2014

Ecco il "vero" volto di sant'Antonio ricostruito in 3D! La scienza svela la faccia del Santo di Padova

Il volto di sant'Antonio di Padova ricostruito scientificamente al computer e stampato in 3D
Sulla TV brasiliana Rede Globo è apparso in anteprima un servizio che mostra come è stata ricostruita e poi stampata in 3D la "vera" faccia di Sant'Antonio di Padova, a partire dalle immagini digitali del cranio del santo, recuperato nella ricognizione della sua tomba nel 1981. In questo post, alcuni giorni fa, avevo già presentato l'evento e i suoi protagonisti, e pure un'intervista al designer Cicero Moraes, ma ora possiamo vedere un video e le foto finalmente rese pubbliche.
Il volto uscito dal computer - e ora rivelato - risulta simpatico e familiare, ben compatibile con le antiche immagini dipinte, che fino a Giotto presentavano un Antonio dal volto rotondo e - a causa dell'idropisia di cui soffriva - pure "corpulentus".
Il busto del Santo sarà esposto e visitabile gratuitamente a Padova, nel Museo della devozione popolare presso la Basilica di sant'Antonio dal 12 al 22 giugno, dopo la presentazione italiana che è in corso in questo momento nel Centro Culturale della città (in calce al post, alcune foto della serata padovana, qui il breve video del momento dello svelamento).
Il servizio nel video di Globo TV è in portoghese, ma le spettacolari immagini si spiegano da sole:


Altra fotografia del volto antoniano:

La ricostruzione antropologica forense (parola divenuta famosa con le serie TV Bones o CSI del volto di Antonio è stata realizzata dal Museo di Antropologia dell’Università di Padova in collaborazione con Arc-team Archaeology (TN), il Centro Studi Antoniani dei Frati Minori Conventuali di Padova, il Centro de Tecnologia da Informação “Renato Archer” (Brasile) e il Laboratorio de Antropologia e Odontologia Forense – FOUSP (Brasile).
Immagine dalla ricostruzione digitale a video, non dalla stampa tridimensionale
Gli scienziati e il designer 3d autori della ricostruzione in un momento della serata padovana
Il busto ricavato dalla stampa tridimensionale della ricostruzione antropologico-forense


giovedì 15 maggio 2014

La Basilica di San Francesco di Bologna, video-visita

Una delle più importanti comunità francescane, fin dai primordi dell'Ordine minoritico, voluta dallo stesso fondatore San Francesco, è la fraternità dei francescani conventuali di Bologna. La sua dimora è la splendida chiesa della metà del XIII secolo, di semplici e pure linee gotiche (a quel tempo ultramoderne!), edificata poco dopo la morte di Sant'Antonio che a Bologna soggiornò e insegnò teologia. La TV diocesana del capoluogo emiliano ha fatto un bel servizio sulla Basilica francescana della città, mura che trasudano storia, arte e spiritualità, non solo del passato, ma ben viva nell'oggi:

giovedì 27 marzo 2014

Introduzione al Canto Gregoriano - ottava puntata

E' disponibile il podcast dell'ottava puntata del programma settimanale di Radio Vaticana "Introduzione al canto gregoriano", documentato corso del gregorianista Giacomo Baroffio che ci aiuta a scoprire la storia e la natura del canto proprio della Chiesa Romana. In questa puntata si parla ancora dei canti della Messa, in particolare dei canti interlezionali, i responsori, con esempi dalle messe e con l'ascolto analitico del famoso responsorio del Triduo pasquale "Christus factus est".

E' possibile ascoltare il podcast dell'VIII puntata qui:
http://media01.radiovaticana.va/audiomp3/00410961.MP3

Il titolo di questa ottava puntata del "corso" è: Centralità della Parola - Messa, Responsorio Graduale


giovedì 13 febbraio 2014

Cenni di paradiso: il messaggio del barocco della cappella antoniana delle Reliquie

Il 15 e il 16 febbraio a Padova si commemora la Traslazione delle Reliquie di Sant'Antonio, dottore della Chiesa e padre dei poveri e dei sofferenti.
Grazie all'autore dell'articolo che presento in questo post (scarica qui o vedi sotto), pubblicato dalla rivista antoniana "il Santo dei Miracoli", abbiamo la possibilità di guardare più da vicino e comprendere uno dei più caratteristici "scrigni" di reliquie della cristianità: la cappella del "tesoro" della Basilica di Sant'Antonio di Padova. Il "tesoro" è la lingua incorrotta del Santo e le altre reliquie insigni qui collocate alla venerazione dei fedeli, a cui l'anno scorso hanno avuto accesso "ravvicinato" circa 800.000 fedeli e pellegrini. La cappella che contiene il "tesoro" racconta la storia della persona santa, glorificata già in cielo, mentre i suoi resti mortali continuano a parlare del Vangelo qui in terra:

domenica 15 settembre 2013

Le litanie lauretane ricamate a mano: una mostra d'eccezione in Inghilterra


Per interessamento della Reale Scuola di Ricamo, prestigiosa istituzione artistica inglese, è aperta fino alla fine di novembre una mostra, presso la reggia di Hampton Court, con l'esposizione di alcuni spettacolari pannelli ricamati che illustrano ciascuno uno dei titoli mariani delle litanie lauretane (notizia qui).
Sono esposti 12 ricami in filo di seta e oro su seta. La palette dei colori è estremamente limitata e per questo fa risaltare ancor più il disegno e la bravura delle monache del Convento di Holy Child che hanno ricamato questi pannelli all'inizio del XX secolo. Lo stile è tra l'Art Nouveau e i Preraffaelliti.
La mostra s'intitola: For Worship and Glory - exhibition of ecclesiastical embroidery. Oltre alle litanie lauretane l'esposizione comprende anche altri esempi di ricamo ecclesiastico, tra cui il palliotto d'altare commissionato dalla Regina Mary per l'incoronazione di Giorgio VI, padre di Elisabetta II. Non mancano pregevoli esempi di ricamo su paramenti sacri (stole, casule) e genuflessori ricamati (tipicamente anglicani), tra il XVIII sec. e il 1980.
Di seguito alcuni esempi delle squisite realizzazioni delle suore "pittrici" con ago e filo:


sabato 14 settembre 2013

Vexilla Regis di Bruckner


Per concludere la giornata dedicata all'Esaltazione della Santa Croce, ecco un brano di polifonia moderna. Si tratta del Vexilla Regis di Anton Bruckner, composto nel 1892. Insieme al video musicale, registrato dall'ensemble inglese Poliphony, trovate anche il link allo spartito a quattro voci.

mercoledì 31 luglio 2013

Sant'Ignazio in tutto il suo splendore

L'ultimo giorno di luglio torna a trovarci annualmente la festa di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (i Gesuiti). Il suo corpo riposa in una delle più belle chiese di Roma (e del mondo intero, almeno per me): la Chiesa del Gesù all'Argentina. Il trionfo del Barocco romano, il tripudio del cielo che si manifesta sulla terra nell'arte, nella decorazione, nella ricchezza degli ornati che devono far trasparire un lembo di Paradiso qui tra noi mortali. Oro, lapislazzuli, marmi preziosi, argento e pietre preziose sono presenti a profusione all'altare che contiene la tomba del Santo: non per lui - sia chiaro - ma tutto "ad maiorem Dei Gloriam"!
La pala dell'altare raffigura Cristo condottiero che consegna a Ignazio il vessillo per condurre nella battaglia spirituale le schiere che lo assumono come generale. La spiritualità della Compagnia è la lotta spirituale degli Esercizi, non dimentichiamolo. Ma questa tela nasconde - non tutti lo sanno - un meccanismo che la fa abbassare (prodigi del teatro liturgico del XVII sec. del Gesuita Andrea Pozzo). Nella nicchia che si rivela appare allora in tutta la sua magnificenza sacerdotale la statua in argento del padre Ignazio, rivestito dei sacri paramenti:


E' qui, presso la Chiesa-madre della Compagnia di Gesù che Papa Francesco celebra oggi la sua messa stazionale, come i Papi di un tempo, che correvano con devozione da una chiesa all'altra della loro Roma per celebrare le feste dei santi (e di questa tradizione c'è ancora il segno nel messale romano fino al 1962, che riporta le stationes...).
Nessun religioso può resistere al richiamo del Santo Fondatore, figuriamoci quando il fondatore è del calibro del Padre Ignazio, uno dei santi più affascinanti e innovatori, dopo san Francesco, naturalmente!
La Chiesa del Gesù, per molti di noi ex alunni della Gregoriana (sita a pochi passi) rimane tanto cara. Non solo per la presenza di Ignazio e delle reliquie di Francesco Saverio, ma soprattutto per la costante presenza degli anziani gesuiti nei confessionali, assidui al ministero della riconciliazione e della guida delle anime, soprattutto di altri religiosi e preti. Anche papa Francesco, lo ha detto più volte, ha sentito la sua chiamata durante una confessione. "Sacramento pericoloso" per i giovani!!

giovedì 18 luglio 2013

Oggi sarebbe abortito e invece fu un genio e compose la "Salve Regina": storie di 1000 anni fa

Il beato Ermanno offre alla Vergine il canto da lui composto
Nasceva ad Althausen in Svevia, giusto il 18 luglio di 1000 anni fa, il monaco disabile che per il suo handicap ricevette oltre al bel nome un epiteto poco simpatico: Ermanno "lo storpio" (Hermann der Lahme).
Correva l'anno 1013 nel "cupo" medioevo e il piccolo Ermanno, nato visibilmente malato e deforme nel corpo - con tutta probabilità per paralisi cerebrale e forse spina bifida - avrebbe dovuto essere "con misericordia" soppresso; ma "purtroppo" i suoi genitori Goffredo ed Eltrude erano testardamente cristiani convinti, e così cercarono di tirarlo su con gli altri 14 fratelli e sorelle.
I genitori portano il piccolo Ermanno al monastero
Fin dall'infanzia fu dunque soprannominato ‘il Rattrappito’, tanto era storto e contratto: non poteva star ritto, tanto meno camminare; stentava perfino a star seduto nella sedia che era stata fatta appositamente per lui; le sue dita stesse erano troppo deboli e rattratte per scrivere; le labbra e il palato erano deformati al punto che le sue parole uscivano stentate e difficili ad intendersi. La famiglia era agiata, eppure proprio la nobiltà della stirpe avrebbe suggerito, nei cosiddetti "secoli bui", di nascondere un figliolo così imperfetto nel corpo. Invece a sette anni il piccolo Ermanno fu affidato ai monaci benedettini di Reichenau, prestigiosa abbazia fondata da Carlo Magno. "Qui il ragazzo che poteva a mala pena biascicare poche parole con la sua lingua inceppata, trovò, chissà in virtù di quale psicoterapia religiosa, che la sua mente si apriva", dice una biografia moderna scritta da Cyril Martindale.
Neppure per un solo istante, durante tutta la sua vita, egli potè sentirsi ‘comodo’ o, per lo meno, liberato da ogni dolore: quali sono tuttavia gli aggettivi che vediamo affollarsi intorno a lui nelle pagine degli antichi cronisti? Li traduco dalla biografia in latino: piacevole, amichevole, conversevole; sempre ridente; tollerante; gaio; sforzandosi in ogni occasione di essere galantuomo con tutti. Con il risultato che tutti gli volevano bene....
Fu in seguito accettato come monaco, e rimase per sempre nell'abbazia che lo aveva accolto.
Imparò la matematica, il greco, il latino, l’arabo, l’astronomia e la musica. Scrisse un intero trattato sugli astrolabi (...) e nella prefazione scrisse: ‘Ermanno, l’infimo dei poveretti di Cristo e dei filosofi dilettanti, il seguace più lento di un ciuco, anzi, di una lumaca (...) è stato indotto dalle preghiere di molti amici (già, tutti gli volevano bene!) a scrivere questo trattato scientifico’. Aveva sempre cercato di risparmiarsi lo sforzo, con ogni sorta di pretesto, ma, in realtà, soltanto a causa della sua ‘massiccia pigrizia’; tuttavia finalmente poteva offrire, all’amico al quale il libro è dedicato, la teoria della cosa, e aggiungeva che, se l’amico l’avesse gradito, avrebbe cercato, in seguito di svilupparlo su linee pratiche e più particolareggiate. E, lo credereste, con quelle sue dita tutte rattrappite, l’indomabile giovane riuscì a fare astrolabi, e orologi e strumenti musicali. Mai vinto, mai ozioso!
Quello che doveva essere un peso diventa presto l’orgoglio del monastero e la sua fama arriva fino all’imperatore Enrico III e a papa Leone IX, che visitarono Reichenau rispettivamente nel 1048 e nel 1049.

Ma il geniale Ermanno, oltre a rivelarsi un grande scienziato e storico, si dilettò anche di musica, unendo questa passione alla sua profonda fede e devozione per la Vergine. E' praticamente certo che fu proprio lui a comporre la celeberrima preghiera mariana "Salve Regina" che ancora oggi, rivestita delle note scaturite dal genio di Ermanno, si canta in tutte le chiese. Possiamo capire meglio, conoscendo le sofferenze dell'autore, quel riferimento posto nel testo alla "valle di lacrime" in cui siano e da cui invochiamo aiuto da Maria santissima. Aveva composto uno splendido canto, ma lui non sarebbe mai riuscito a cantare.

Provato dalla vita e ammalato confiderà un giorno al suo confratello Bertoldo di essere "stanco di questa vita" e di anelare alla vita futura, quella senza fine. Bertoldo si dispera, e tocca ancora ad Ermanno consolarlo:
Amico del mio cuore, diss’egli, non piangere, non piangere per me!...E - aggiunse il morente - ricordando ogni giorno che anche tu dovrai morire, preparati con ogni energia per intraprendere lo stesso viaggio, poiché, in un giorno e in un’ora che tu noi sai, verrai con me - con me, il tuo caro, caro amico.”
Ermanno morì a 41 anni, circondato dagli amici, dopo aver ricevuto il corpo e il sangue di Cristo nella santa comunione, il 24 settembre del 1054 e seppellito ‘in mezzo a grandi lamenti’ nei suoi possedimenti di Altshausen ai quali aveva rinunciato da così lungo tempo. Venerato come beato fin dall'antichità, il suo culto fu confermato ufficialmente nel 1863 da Pio IX. Le sue numerose opere scritte sono edite anche dal Migne, nei volumi dedicati al Medioevo dopo la Patrologia Latina.

La prossima volta che ti viene un attacco di pessimismo o pensi di valere poco per i tuoi difetti, pensa a Ermanno e alla sua fede, fatica e felicità!

Riascoltiamo adesso la più famosa antifona da lui composta, sia nella versione con la melodia semplice (e tanto diffusa), sia con la melodia solenne:





Salve Regina

Salve, Regína, mater misericórdiae,
vita, dulcédo et spes nostra, salve.
Ad te, clamámus éxsules fílii Hevae.
Ad te suspirámus geméntes et flentes
in hac lacrimárum valle.
     Salve, o Regina, Madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, noi esuli figli d'Eva;
a te sospiriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime. 
Eia ergo, advocáta nostra,
illos tuos misericórdes
óculos ad nos convérte.
Et Iesum benedíctum
fructum ventris tui,
nobis post hoc exílium osténde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.
     
Orsù, dunque, Avvocata nostra,
rivolgi a noi quegli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci dopo questo esilio
Gesù, il frutto benedetto
del ventre tuo,
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.


Fonti: Santiebeati; articolo su Tempi.it; articolo di Patrizia Solari

mercoledì 17 luglio 2013

Un ricordo per Vincenzo Cerami, il cesellatore di storie

Ho letto con sorpresa e tristezza poco fa che è morto oggi, a 73 anni, Vincenzo Cerami, scrittore, sceneggiatore di film capolavori come "La vita è bella", un vero artista della penna, dal romanzo al cinema al teatro. Pluripremiato e ammirato per i suoi innumerevoli lavori (chi è interessato può leggere qui una scheda esaustiva). I francescani di lui ricorderanno senz'altro il musical intitolato "Francesco", scritto per il Lyrick Theatre di Assisi e messo in scena nell'anno del Grande Giubileo (qui una clip video, qui una recensione). Ha collaborato anche con la riflessione su "arte e fede" al Cortile dei Gentili.
Io, personalmente lo ricordo però come professore, come docente. Forse pochi sanno che Vincenzo Cerami ha anche insegnato alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, presso il Centro Interdisciplinare per la Comunicazione Sociale, invitato da quel grande decano che fu il gesuita p. Robert White. Nel lontano 2000 ho potuto frequentare con Cerami uno splendido corso di "scrittura creativa", dove ci insegnava i segreti della bottega del narratore di storie: con la pazienza dell'artigiano con i suoi apprendisti leggeva i nostri testi, correggendo, criticando e a volte ridendo. Non è tutto istinto o genialità, ci spiegava, anzi, c'è una buona dose di mestiere, di regole da rispettare nello scrivere storie avvincenti e interessanti, che colpiscano l'emozione del fruitore rispettando insieme la sua intelligenza. Il suo testo Consigli ad un giovane scrittore, in cui affronta in maniera multimediale l'esperienza dello scrivere e del raccontare, è ancora da consigliare a chi non lo conoscesse. Le narrazioni che appaiono più spontanee sono spesso le più preparate e cesellate, e questo vale anche per le omelie, le quali - come ogni comunicazione umana - non possono trascurare i principi che reggono e rendono efficace il comunicare, perfino la fede.

Possiamo ripetere con convinzione questo elogio che Benigni ha dedicato al Maestro Cerami: 
“Cerami mi ha insegnato che l’ispirazione la aspettano i principianti, quelli bravi si mettono al lavoro”

martedì 16 luglio 2013

785 anni fa cominciava, il 17 luglio, la costruzione della Basilica di san Francesco in Assisi


Il 17 luglio 1228 Papa Gregorio IX diede personalmente la benedizione alla prima pietra della Basilica di S. Francesco in Assisi. Nel maggio 1230, dopo quattro anni di sepoltura provvisoria nella chiesetta di San Giorgio, le reliquie corporali del Poverello trovarono definitiva dimora al centro della crociera della cripta nella nuova chiesa sepolcrale.
Alla solenne traslazione del corpo del Santo fondatore - a cui partecipò anche il nostro glorioso sant'Antonio di Padova - sono legati anche i primi doni prestigiosi da parte dei Pontefici, che segnano l'inizio di quello che sarà il cosiddetto "Tesoro" della Basilica. Riferisce la "Leggenda dei tre compagni" (n. 72):
Gregorio IX, che aveva sommamente amato Francesco mentre ancora viveva, non soltanto l'onorò mirabilmente iscrivendolo nel coro dei Santi, ma fece anche erigere a gloria di lui una chiesa, ponendone in persona la prima pietra, e poi arricchendola con sacri donativi e ornati preziosissimi....
Ad essa il pontefice inviò in dono una croce d'oro, scintillante di pietre preziose, con incastonata una reliquia del legno della croce di Cristo. Oltre a ciò, oggetti di decorazione, suppellettile liturgica e altri oggetti utili al servizio dell'altare, molti preziosi e splendidi parati sacri.
La basilica fu esentata da ogni giurisdizione inferiore a quella pontificia e, per autorità apostolica, fu da lui proclamata “ capo e madre ” di tutto l'Ordine dei frati minori.
Con la bolla "Dignum Existimamus" del 16 luglio 1253 Innocenzo IV proibirà poi ai frati del tempo e a quelli futuri, con estrema minuzia, di alienare, dilapidare o disperdere: "libri, calici, turiboli, croci, bacili sia d'oro che d'argento, tunicelle, dalmatiche, pianete, e cappe o piviali, e qualunque indumento e paramento sia di seta che di altro genere, sia per gli altari o alle persone, o che sia destinato a decorare in altro modo la stessa Chiesa, e pure le campane, grandi e piccole, e altri ornamenti e vasi", appartenenti agli arredi sacri e preziosi della Basilica (si legga qui la Bolla, a pag. 666 del II vol del Bullarium Franciscanum). Questo ci fa capire come fosse già ben dotata, fin dagli inizi, la basilica che fu sempre tanto cara ai romani pontefici.
C'è da rilevare che il Papa fa accettare ai frati questi beni non perché se ne dovessero vantare o potessero vivere circondati dal lusso. Non erano per loro, ma per la liturgia e il culto divino. Bisogna sottolinearlo: lo splendore e il bello, destinati ad onorare Dio e i suoi santi, non erano sentiti come un venir meno alla povertà francescana. Anzi, dice Papa Innocenzo, gli sembra cosa buona e giusta che anche attraverso le sacre suppellettili e la decorazione sia accesa maggiormente la devozione dei fedeli per Francesco e la venerazione per questo santo luogo.
Qui un bel video con una carrellata di artistici manufatti, dal XIII sec. in avanti, ancora presenti al Sacro Convento:

Il "tesoro" era conservato per secoli in un'apposita stanza segreta nella sagrestia della chiesa inferiore, ricavato alla base del possente campanile. Numerosi inventari a cominciare dal 1338 ne documentano l’accrescimento.  Esso veniva mostrato solo a personaggi importanti. Ma alla fine del XIX sec. si trova un documento nell'archivio del Sacro Convento che attesta già il tentativo di esporre il "tesoro" al pubblico, per renderlo fruibile a tutti, e sviluppare così quello che diventerà il "Museo del Tesoro della Basilica". Lungo i secoli il patrimonio storico-artistico della Basilica di Assisi e del Sacro Convento subì varie depredazioni e dispersioni (nonostante le ingiunzioni papali...). Oggi, come mostrato nel video, vi si possono ammirare opere di oreficeria sacra come croci, calici, reliquiari, sete arabe ricamate e un grande arazzo fiammingo, messali miniati, maioliche medioevali in uso del palazzo gregoriano-sistino e nel convento, tavole istoriate dal 13° al 16° sec.

venerdì 5 luglio 2013

La splendida nuova statua di san Michele e le parole di Papa Francesco

S. Michele Arcangelo, autore Giuseppe Antonio Lomuscio. Giardini Vaticani
Certo la parola "consacrare" riferita a san Michele e san Giuseppe non è il massimo della precisione (qualche teologo storce il naso...), ma il gesto di Papa Francesco, di porre nuovamente sotto la protezione dell'Arcangelo e del Custode di Gesù la Città del Vaticano, ha buoni motivi....e sono condivisi da Benedetto XVI, visto che per l'occasione è uscito dalla sua clausura.
Riporto un estratto eloquente del discorso pronunciato oggi dal Pontefice, il quale ha voluto - lo sappiamo dalle parole del Card. Lajolo - che all'inaugurazione del monumento prendesse parte anche il Papa emerito Benedetto, e che lo stemma e il nome di entrambi venissero raffigurati sul basamento della statua.
A proposito della statua: davvero bella e significativa: moderna - per es. nell'uso delle asperità del bronzo per differenziare Lucifero da san Michele (che non porta armature) - eppure pienamente comprensibile e "tradizionale" nella composizione. Per vedere altre opere dell'autore andate al suo sito
L'intero testo di Papa Francesco lo trovate qui.
Nei Giardini Vaticani ci sono diverse opere artistiche; questa, che oggi si aggiunge, assume però un posto di particolare rilievo, sia per la collocazione, sia per il significato che esprime. Infatti non è solo un’opera celebrativa, ma un invito alla riflessione e alla preghiera, che si inserisce bene nell’Anno della fede. Michele – che significa: "Chi è come Dio?" – è il campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E san Michele vince perché in Lui è Dio che agisce. Questa scultura ci richiama allora che il male è vinto, l’accusatore è smascherato, la sua testa schiacciata, perché la salvezza si è compiuta una volta per sempre nel sangue di Cristo. Anche se il diavolo tenta sempre di scalfire il volto dell’Arcangelo e il volto dell’uomo, Dio è più forte; è sua la vittoria e la sua salvezza è offerta ad ogni uomo. Nel cammino e nelle prove della vita non siamo soli, siamo accompagnati e sostenuti dagli Angeli di Dio, che offrono, per così dire, le loro ali per aiutarci a superare tanti pericoli, per poter volare alto rispetto a quelle realtà che possono appesantire la nostra vita o trascinarci in basso. Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori.
Cari fratelli e sorelle, noi consacriamo lo Stato Città del Vaticano anche a San Giuseppe, il custode di Gesù, il custode della Santa Famiglia. La sua presenza ci renda ancora più forti e coraggiosi nel fare spazio a Dio nella nostra vita per vincere sempre il male con il bene. A Lui chiediamo che ci custodisca, si prenda cura di noi, perché la vita della Grazia cresca ogni giorno di più in ciascuno di noi.
Papa Francesco e Papa Benedetto all'inaugurazione della statua di s. Michele

martedì 25 giugno 2013

Corso di musica sacra sul Salterio dal 3 al 6 luglio

Riceviamo e volentieri segnaliamo questo corso di canto liturgico, offerto da personale altamente qualificato. Per chi è interessato ci sono anche i recapiti per verificare eventuali posti ancora disponibili:

  • L’arte del salmodiare

Da mercoledì 3 a sabato 6 luglio 2013, l’Associazione Italiana Santa Cecilia organizza un Corso di formazione liturgico-musicale sul tema “L’arte del salmodiare”, che sarà ospitato dai Padri Pavoniani di Villa San Fermo a Lonigo.
Il corso di musica sacra è indirizzato a cantori, direttori, organisti e animatori musicali che prestano servizio nelle parrocchie e vuole essere un’occasione di approfondimento del Salterio, una preghiera fra le più importanti della Liturgia.
Le giornate saranno scandite dalle prove di canto, dalle celebrazioni della liturgia delle ore, dalla celebrazione dell’Eucaristia, intercalate a momenti di formazione sui documenti e sulle indicazioni della Chiesa circa il canto liturgico.
Quattro gli argomenti proposti:
  • “A 50 anni dal Concilio Ecumenico Vaticano II: sua attualità in prospettiva liturgica”
  • “Il Salmo responsoriale: il ministero del salmista”
  • “I canti propri del celebrante, del salmista e dell’assemblea”
  • “Il canto della Liturgia delle Ore”
Il corso sarà condotto dai maestri padre Olivo Damini, Alessio Randon, Alessandro Perin e Matteo Ceresato, autentici esperti della musica per la liturgia e sacra. Ai partecipanti non è richiesta una specifica formazione musicale.
La medesima offerta formativa sarà riproposta a Saint Pierre (Aosta) dal 4 al 7 settembre 2013 (vedi qui).
Per informazioni e eventuale disponibilità posti: 
www.aiscroma.it - aiscroma@libero.it - telefono 06-69887248 - fax 06-69887281.

mercoledì 5 giugno 2013

Le chiese delle periferie: il brutto imposto ai poveri?

Una volta, anche i poveracci delle estreme periferie che abitavano in catapecchie, quando entravano in chiesa, entravano in luoghi bellissimi. Oggi, invece, continuano ad abitare in case e quartieri brutti e tristi, ma quando vanno in chiesa è anche peggio. Di questo tenore i pensieri espressi oggi in videoconferenza dal prof. Antonio Paolucci, che ormai da tempo (leggi l'articolo su Repubblica), giustamente, va attaccando con tutta la sua esperienza e professionalità (direttore dei musei vaticani) le bruttissime chiese moderne di cui è punteggiata la periferia di Roma e di altre città italiane (vedi qui qualche esempio). Con Paolucci si allinea il prof.Rodolfo Papa, pittore, storico e teorico dell'arte, che ha rincarato la dose, mostrando l'allontanamento dell'arte contemporanea dal sevizio alla fede, motivo per cui la Chiesa ha sempre impiegato l'arte.
    Potete ascoltare il dibattito promosso da ALETEIA nell'Hang-out di oggi, dal titolo provocatore: L'architettura sacra oggi: il Concilio Vaticano II tradito?, condotto dalla giornalista Benedetta Rinaldi
Ha partecipato alla discussione anche l'architetto Ciro Lomonte, parlando di un'ermeneutica della discontinuità conciliare applicata all'architettura degli edifici di culto contemporanei, dove sono stati applicati principi ben diversi da quelli cattolici. I riferimenti di Lomonte sono vere e proprie staffilate.
    La visione di questi esperti suona perciò ben dissonante rispetto alle campane a festa che si sentono spesso alla presentazione di nuovi progetti o inaugurazioni di chiese completate. I committenti paiono soddisfatti comunque, suggerisce Paolucci. Ai vescovi, dopotutto, interessa avere un luogo per la parrocchia e per la celebrazione, tutto il resto passa in secondo piano. 
Potete riascoltare l'intera registrazione del colloquio a più voci, cliccando sul video seguente:


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