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giovedì 18 settembre 2014

San Giuseppe da Copertino - conferenza di p. Luigi Marioli sulla spiritualità e mistica del Santo dei voli

La figura del mistico francescano conventuale san Giuseppe da Copertino, che celebriamo il 18 settembre, interroga in particolare quanti sono "allergici" ai fenomeni straordinari. Nel caso di Giuseppe da Copertino, come ci spiega fra Luigi Marioli, frate storico e direttore del Museo della Basilica di Assisi, i tanti "esami" dell'Inquisizione e della Santa Sede sono stati utilissimi a comprovare in maniera insindacabile i suoi impressionanti carismi (pensiamo al volo). Passò anni rinchiuso al Sacro Convento, davvero un'aquila in voliera, e sempre sereno e obbediente. Davvero un esempio di vita religiosa. Si chiede fra Luigi: "Cosa avrebbe detto Newton, padre della gravità, se l'avesse visto?". Il povero e ignorante Giuseppe, rifiutato dai francescani riformati, rifiutato dai cappuccini, e alla fine accettato a fatica tra i conventuali, continua a lasciare tutti "a bocca aperta".
Ascoltiamo l'interessantissima conferenza tenuta l'anno scorso ad Assisi dall'esperto francescano: ci racconta il significato profondo degli evidenti fenomeni mistici che hanno accompagnato tutta la vita di san Giuseppe da Copertino.


Altri post sul Santo:
San Giuseppe da Copertino, il francescano che volava: visita virtuale al Santuario di Osimo

Un frate troppo santo: san Giuseppe da Copertino

mercoledì 17 settembre 2014

Le Stimmate di S.Francesco e la pace interiore di frate Leone

Pietro Lorenzetti, Stimmate di san Francesco. Basilica inferiore di S.Francesco, Assisi
Ripropongo come meditazione francescana per oggi, 17 settembre, giorno memoriale dell'impressione delle sacrosante Stimmate nel corpo del Poverello, un articolo preso dai blog francescani della Rivista di Assisi San Francesco patrono d'Italia:

Le stimmate di Francesco
di Don Felice Acrocca


Nel Sacro Convento di Assisi, nella cappella delle reliquie, si conserva una piccola pergamena che contiene, su entrambi i lati, due brevi autografi di Francesco meritatamente famosi: si tratta delle cosiddette Lodi di Dio Altissimo e della Benedizione a frate Leone. Secondo quanto attesta Tommaso da Celano, il Santo scrisse quelle parole sul monte della Verna a sostegno di uno dei suoi compagni, chiamato ad affrontare una forte tentazione.

Tommaso non riferisce il nome del destinatario, ma è il destinatario stesso – fortunatamente – a darci notizie preziose: le ha scritte sulla pergamena, nel lato che riporta la Benedizione. Nella parte alta, egli attesta: «Il beato Francesco due anni prima della sua morte fece nel ‘luogo’ della Verna una quaresima a onore della beata Vergine Madre di Dio e del beato Michele Arcangelo, dalla festa dell’Assunzione di santa Maria Vergine fino alla festa di san Michele di settembre; e scese su di lui la mano del Signore: dopo la visione e le parole del Serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo, fece queste lodi scritte dall’altro lato della pergamena e le scrisse di sua mano, rendendo grazie a Dio per il beneficio a lui fatto». È bene precisare che negli ultimi tempi della sua vita Francesco dovette sostenere, per oltre due anni, una grandissima tentazione. I suoi compagni raccontano che, mentre si trovava alla Porziuncola, piombò in una «gravissima tentazione dello spirito». Da quel momento non riusciva più a mostrarsi lieto come lo era di solito, divenne insolitamente taciturno, si isolava dagli altri, nella preghiera si abbandonava sovente alle lacrime, chiedendo al Signore che l’aiutasse a superare quel momento terribile. Lo stesso gli accadde sul monte della Verna, quando ricevette le stimmate.

Anche Francesco ebbe quindi il suo Getsemani. Come tutti i grandi mistici, dopo essere asceso alle vette vertiginose dell’unione con Dio, gli fu chiesto di attraversare la notte buia dello spirito, durante la quale gli sembrò che il Signore tacesse, che non rispondesse al suo grido di angoscia. Al termine di quel cammino scarnificante, egli ottenne sulla Verna la risposta definitiva ai propri dubbi: nell’esperienza straordinaria che lo avrebbe unito profondamente a quel Dio che tanto aveva patito per lui, comprese definitivamente che solo la croce poteva caratterizzarlo in modo totale e definitivo come vero seguace del Cristo. In tal caso, le stimmate verrebbero cronologicamente a collocarsi a ridosso del superamento definitivo delle tentazioni che l’avevano vessato per alcuni anni. Si tratterebbe della risposta evidente di Dio dopo un doloroso periodo di ‘assenza’.

Il «beneficio» ricevuto, di cui parla Leone, potrebbe perciò consistere non solo e non tanto nell’impressione delle sacre ferite sul suo corpo, ma nel dono – immenso – di una pace interiore ritrovata, che gli faceva accettare con serenità anche situazioni che prima erano state causa di tentazione. Come non mai, nelle Lodi di Dio Altissimo Francesco invoca Dio come difesa e riparo, ciò che sembra confermare la sua precedente situazione di difficoltà: tentato e vessato dal nemico, egli individuava nell’Altissimo la sua ancora di salvezza. La liberazione ottenuta, dono di Dio che appose sul suo eletto «l’ultimo sigillo» (DANTE, Paradiso XI, 107), fu per Francesco una vera rinascita.

Le stimmate, dunque, impressero sul corpo del Santo non soltanto i segni della Passione del Signore, ma restituirono a Francesco un cuore liberato, un cuore che aveva sperimentato la potenza di un Dio che è «rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce» (Sal 46, 2).

Come le sue, anche le nostre ferite, quelle che più ci fanno sanguinare, possano divenire delle feritoie attraverso le quali lo Spirito del Signore faccia penetrare in noi la sua pace…

fonte

mercoledì 3 settembre 2014

A 500 anni dall'espulsione da Oxford i “Greyfriars” (francescani conventuali) sono tornati


Quasi 500 anni dopo la loro espulsione da Oxford, i “Greyfriars” (Frati Grigi, cioè i Francescani Conventuali, che vestono l'abito color cinerimo) sono tornati al Convento del Beato Agnello da Pisa.
Oxford è per il francescanesimo inglese la vera e propria "culla", il luogo di fioritura e moltiplicazione dei primi religiosi autoctoni, ricevuti già nel 1224, vivente il fondatore, da fra Agnello da Pisa. Questo intraprendente missionario francescano, dopo aver aperto il primo convento a Parigi, nella grande città universitaria in cui desiderava poter diffondere l'Ordine minoritico, fu inviato dal Poverello d'Assisi fino ai confini del mondo medievale: la Gran Bretagna. Un gruppo di 8 frati sbarcò nell’isola il 10 settembre di 790 anni fa! Si recarono dapprima a Canterbury, la sede primaziale della cattolica Inghilterra di allora, poi a Londra, ospiti dei Domenicani, e infine nella città universitaria di Oxford, dove Agnello sapeva di poter trovare giovani entusiasti per la vita religiosa e insieme vivacità culturale, teologica e biblica. Lo studio di Oxford per i frati studenti si sviluppò mirabilmente in poco tempo, arrivando ad essere secondo solo a quello di Parigi. L'iniziatore della missione inglese, Agnello, nonostante la malferma salute, volle tornare per breve tempo in Italia. Stabilitosi di nuovo ad Oxford, morì il 13 marzo del 1235 o 1236, a soli 41 anni. Nei secoli dai francescani di Oxford sarebbero usciti frati del calibro di Ruggero Bacone, Giovanni Duns Scoto, e Guglielmo di Occam.
Durante la Riforma inglese del XVI secolo i Greyfriars furono perseguitati e cacciati, come tutti gli ordini religiosi soppressi dalla furia anticattolica di Enrico VIII. Solo nel 1906 i Cappuccini, altro ramo della famiglia francescana, si erano insediati ad Oxford, fondando un collegio universitario (chiuso nel 2008 in modo piuttosto controverso). Oggi rimangono a condurre la locale parrocchia. Solamente nel 1910 anche i frati Conventuali misero di nuovo piede sul suolo inglese.

Dal 26 settembre prossimo 12 frati conventuali apriranno di nuovo formalmente le porte del convento nella cittadina di Oxford, presso All Saints (Tutti i Santi), a breve distanza dal centro (fonte). Il complesso di All Saints viene ceduto dalle suore anglicane Sorelle dei poveri che si ritirano (foto in alto: la consegna delle chiavi da parte delle suore). I frati in formazione potranno così risiedere e studiare nella prestigiosa università, frequentando la scuola di teologia dei Frati Predicatori, ricominciando ad annodare i cordoni della storia tranciati ai tempi della separazione dei cristiani inglesi da Roma.
Intanto, nella memoria della Beata Vergine Maria Regina, il 22 agosto 2014, due frati inglesi hanno emesso la professione solenne dei voti proprio ad Oxford, nelle mani del Vicario generale dell'Ordine, fra Jerzy Norel.
Fra James Mary McInerney e fra Gerard Mary Toman hanno formulato i loro voti definitivi durante una celebrazione che si è tenuta dai Domenicani del Collegio “Blackfriars” (Frati neri, come vengono chiamati i Domenicani per via della loro cappa), i quali hanno generosamente offerto la loro cappella e il refettorio del priorato per la festa seguente.
Grazie a Dio l'Ordine dei "Greyfriars" sta sperimentando in Inghilterra e Irlanda una promettente fioritura vocazionale dopo un lungo inverno: il 25 luglio scorso 6 giovani hanno professato i loro primi voti da francescani, un novizio ha da poco iniziato il cammino di preparazione e altri due religiosi sono stati ordinati sacerdoti il mese scorso. Tanti auguri ai nostri confratelli!

I frati di Inghilterra e Irlanda partecipanti al Capitolo Custodiale 

sabato 30 agosto 2014

Tanti auguri ai nostri nuovi confratellini! Professione dei voti ad Assisi

Oggi, 30 agosto, 11 novizi francescani conventuali, al termine dell'anno della prova trascorso ad Assisi, presso la tomba di San Francesco, emettono - non senza emozione e trepidazione - i loro primi voti: consacrano la propria esistenza a Dio, per vivere in santa obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, secondo la regola del Serafico Padre S.Francesco.
Questi i loro nomi, che vi cito così che tutti voi lettori possiate dedicare loro almeno un'Ave Maria, nel giorno bellissimo della loro donazione completa, come primizie, al Signore:
fra Edgar Correia Campos
fra Nicola Galiazzo
fra Nico Melato
fra Stefano Vincitorio
fra Benoit Marie Cousin
fra Antonio Domenico di Nardo
fra Mario Ravanni
fra Julian Girleanu
fra Eugenio Leone Merrino
fra Vilcek Novacki
fra Antun Radovanic

Ringraziando ancor più il Signore, volevo anche condividere una bella notizia: siccome l'anno prossimo i novizi sono cresciuti parecchio di numero (saranno 24, ma non ce ne lamentiamo, per carità!!), i Frati Minori Conventuali d'Italia hanno pensato di suddividerli in due gruppi, riaprendo il noviziato pure qui da noi a Padova, da cui mancavano i giovani frati in formazione da qualche anno. Lode a Dio e al poverello Francesco che attira ancora sulla strada della vocazione minoritica tante persone, con storie, esperienze, età e temperamento tanto diverso l'una dall'altra, ma tutte riunite nella gioia della fraternità religiosa.
E se tu, giovane che leggi, sei interessato alla nostra vita, puoi leggere questo blog curato da un confratello del mio convento (la Basilica di S.Antonio di Padova) e magari dialogare un po' con lui....

venerdì 29 agosto 2014

Giovanni Battista modello di chi vuol seguire la vita religiosa - meditazione di S.Antonio di Padova

Sant'Antonio e Giovanni Battista - di Piero della Francesca
Ogni tanto nei Sermoni del Santo Dottore di Padova ci si imbatte in pagine dirette alla riforma di vita dei religiosi. Sappiamo che sant'Antonio ha scritto la sua opera per i confratelli francescani: è quindi alla loro vocazione che - in particolare - si riferisce, anche se le sue raccomandazioni sono sempre generali, e, come in questo caso, vanno bene per tutti coloro che intraprendono e vogliono perseverare nel cammino della vita consacrata. Il testo seguente è tratto dal sermone per la II domenica di Avvento, tutto dedicato alla figura austera e penitente di San Giovanni Battista, di cui oggi celebriamo il martirio. Il precursore di Gesù nel deserto viene preso a modello delle virtù di quanti desiderano abbracciare la vita di penitenza e di quotidiana rinuncia in un ordine religioso.

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova:

«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Chi siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re» (Mt 11,7-8). 
Il deserto è la vita religiosa. E su questo concordano le parole di Isaia:
«Si rallegrerà il deserto e la terra inaccessibile, esulterà la solitudine e fiorirà come giglio. Germoglierà e crescerà, esulterà di gioia e proromperà in canti di lode» (Is 35,1-2).
In ogni ordine religioso si devono osservare in modo assoluto tre virtù: la povertà, la castità e l'obbedienza; tre virtù che sono richiamate nella precedente citazione di Isaia.
La povertà quando Isaia dice: «Si rallegrerà il deserto»; la castità quando aggiunge: «Fiorirà come giglio»; l'obbedienza quando conclude: «Germoglierà e crescerà».

- Dunque la povertà: «Si rallegrerà il deserto». Il religioso che vuole osservare veramente la povertà, deve compiere tre cose:
primo, rinunciare ad ogni bene terreno;
secondo, non avere alcuna volontà di possederne in futuro;
terzo, sopportare con pazienza le privazioni inerenti alla stessa povertà.
Questi tre atti sono indicati nelle parole: deserto, terra inaccessibile, e solitudine.
La vita del religioso dev'essere deserta, nella rinuncia ad ogni bene terreno; inaccessibile (in latino: invia, senza via), che cioè nella sua volontà non resti neanche l'ombra del desiderio di possedere qualcosa.
Dice in proposito Isaia: «Il deserto diventerà un Carmelo e il Carmelo sarà considerato una valle» (Is 32,15). Carmelo s'interpreta «conoscenza della circoncisione». Quindi il deserto, cioè l'ordine religioso, diventerà un Carmelo, cioè una circoncisione per quanto riguarda la rinuncia ai beni terreni; e la rinuncia ai beni sarà una valle, per ciò che riguarda la volontà di non possedere. Chi è sciolto da questi due legami, a buon diritto può rallegrarsi e cantare: L'anima mia è sciolta dal laccio dei cacciatori (cf. Sal 123,7). Si rallegrerà dunque il deserto e la terra inaccessibile.
A queste due qualità si deve aggiungere la terza: il religioso sappia patire la fame e la sete e sopportare le privazioni (cf. Fil 4,12). E così ci sarà la «solitudine che esulterà» quando sopporterà con pazienza questi disagi e altri simili.

- La castità: «Fiorirà come giglio». Il giglio (in latino lilium, che suona quasi come lacteum, latteo) simboleggia il candore della castità. Dice Geremia: «I suoi nazirei erano più candidi della neve e più bianchi del latte» (Lam 4,7). Ad essi il Signore promette per bocca di Isaia: Non dica l'eunuco, cioè colui che si è reso tale per il regno dei cieli, che ha promesso la continenza: Ecco io sono come albero secco. Poiché questo dice il Signore: Agli eunuchi che osservano i miei sabati, cioè la purezza del cuore che è il sabato dello spirito, e hanno scelto ciò che io voglio, cioè la castità del corpo, della quale dice l'Apostolo: Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione, affinché ognuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto (1Ts 4,3-4), e hanno osservato il mio patto, il patto concluso con me nel battesimo, darò nella mia casa, nella quale ci sono molti posti, e dentro le mie mura, di cui è detto nell'Apocalisse che sono costruite con diaspro (Ap 21,18), pietra preziosa di color verde che raffigura l'esultanza dell'eterna viridità (giovinezza), darò, ripeto, un posto del quale dice Giovanni: Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2), e un nome più bello, cioè più eccellente, che avrà più valore che aver generato figli e figlie, un nome eterno, del quale dice l'Apocalisse: Scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme, e il mio nome nuovo (Ap 3,12). Avrà il nome di Dio perché sarà simile a Dio e lo vedrà come egli è (cf. 1Gv 3,2): Io dissi: Siete Dei (Sal 81,6); avrà il nome di Gerusalemme perché sarà nella pace; avrà il nome di Gesù perché è stato salvato. Avrà un nome eterno che mai sarà cancellato (Is 56,3-5), che mai cadrà in dimenticanza.

- L'obbedienza: «Germoglierà e crescerà, ed esulterà di gioia e proromperà in canti di lode». Osserva che la vera obbedienza ha in se stessa cinque qualità, indicate proprio nelle cinque parole suddette. La vera obbedienza è umile, ossequiente, pronta, gioconda e perseverante.
Umile nel cuore: questo indica la parola «germoglierà». Il germoglio è come l'inizio del fiore, e l'umiltà è l'inizio di ogni opera buona.
Ossequiente nella voce, indicato dalla parola «crescerà». Dall'umiltà del cuore procede il rispetto, anche nel tono della voce.
Pronta al comando, e a questo si riferisce la parola «esulterà». Dice il salmo: «Esulterà come un prode che percorre la via» (Sal 18,6).
Gioconda nella sofferenza, e questo è indicato dalla parola «con gioia».
Perseverante nell'esecuzione degli ordini, e allora sarà anche «piena di lode», perché ogni lode si canta alla fine.
O religiosi, così dev'essere il deserto del nostro ordine, nel quale siete venuti ad abitare uscendo dalla vanità del mondo. Perciò a voi ha detto il Signore: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?»...
Ogni religioso sia ricolmo di questi tre doni, cioè della speranza, della gioia e della pace: della speranza per quanto riguarda la povertà, la quale spera solo in Dio; della gioia per ciò che concerne la castità, senza la quale non c'è gioia della coscienza; della pace, nei riguardi dell'obbedienza, fuori della quale non c'è pace per nessuno: «Non c'è pace per gli empi, dice il Signore» (Is 57,21); se il religioso sarà ricolmo di questi doni, sia certo che abbonderà anche nella speranza e nella grazia dello Spirito Santo, per vivere fiducioso nel deserto dell'ordine religioso.
Fratelli carissimi, imploriamo il Signore nostro Gesù Cristo che ci preservi dall'essere canna sbattuta dal vento o uomini avvolti in morbide vesti; ci faccia invece abitare nel deserto della penitenza, poveri, casti e obbedienti.
Ce lo conceda colui che è degno di lode, soave e amabile, Dio benedetto e beato nei secoli eterni. E ogni ordine religioso, puro e senza macchia, dica: Amen. Alleluia!

mercoledì 20 agosto 2014

San Pio X, a cent'anni dalla morte e 60 dalla canonizzazione

tomba di San Pio X in Vaticano
Era il 20 agosto 1914, la Guerra Mondiale iniziata da poco, il cuore del Papa, Pio X, si ferma nella notte. Si conclude così il primo pontificato tutto vissuto nel XX secolo.
Oggi, dunque, ricorre il primo centenario della morte del Santo Padre proveniente dalle terre venete, e quest'anno festeggiamo pure il sessantesimo anniversario della sua canonizzazione (29 maggio 1954).
Pio X ebbe tanti nemici in vita, e anche dopo, che cercarono di dipingerlo come un tiranno e un ossessionato dall'eresia modernista. Certo fece il suo lavoro di Pontefice e non trascurò le deviazioni dottrinali, senza dimenticare la pastorale: fu anzi un grande papa-pastore, basti pensare alla sua attenzione al catechismo dei bambini, alla prima comunione, alla diffusione dell'attività missionaria...

Il suo equilibrio da "innovatore sotto apparenze conservatrici" potrebbe essere riassunto da un aneddoto (probabilmente inventato e infatti smentito dalla Segreteria di Stato del tempo). Si tratterebbe dell'atteggiamento verso il "nuovo" ballo che si stava diffondendo a macchia d'olio nel secondo decennio del '900: il Tango, importato dall'Argentina. Tale ballo fu censurato e accusato da più parti ecclesiali di essere sensuale e peccaminoso. Pio X avrebbe assistito ad una dimostrazione con una coppia di ballerini i quali danzarono in sua presenza. Avrebbe potuto valutare da sé e dare un giudizio informato. La sua sentenza, espressa nel dialetto della sua terra che mai abbandonò, sarebbe stata:
«Mi me par che sia più bèo el bàeo dea furlana; ma no vedo che gran pecài ghe sia in stò novo bàeo!»
Ovvero: "A me pare più bello il ballo della friulana, però non vedo che gran peccati ci siano in questo ballo nuovo". 

Alla sua intercessione affidiamo Papa Francesco, perché San Pio vegli sul magistero del suo successore al Soglio di Pietro, e gli interceda quella discrezione (= capacità di discernimento) per prendere giuste decisioni per cui Francesco non cessa di chiedere preghiere.

Per la vostra serata agostana, vigilia della festa di San Pio X, che si celebra il 21 agosto (secondo il calendario di Paolo VI), vi propongo la visione di un film sulla vita del Santo Pastore.
Il titolo è "Gli uomini non guardano il cielo". Fu girato nel 1952, dopo la beatificazione del Papa, con la regia di Umberto Scarpelli. Nei panni del Santo Padre c'è Henry Vidon.
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