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sabato 23 maggio 2015

Veni Creator di Oreste Ravanello, musica facile e solenne per ogni coro

Il Maestro Ravanello, per molti anni Direttore della Cappella musicale della Basilica Antoniana di Padova e professore al Conservatorio Pollini della città, sapeva scrivere, anche per i cori meno dotati, musica solenne eppure dotata di nobile semplicità. Un esempio è il Veni Creator Spiritus preso dalla Secunda Anthologia Vocalis (che potete scaricare qui), dove le strofe polifoniche del coro si alternano alle parti in gregoriano per l'assemblea (che già prima del Concilio Vaticano II - come si potrà notare - partecipava attivamente al canto... forse più di oggi....).
Nel video, del 2013, l'inno è eseguito dall'australiana Schola Cantorum della Saint Patrick's Church a Albury, nel Nuovo Galles del Sud.
La musica del maestro padovano è arrivata agli antipodi!


Lo spartito (cliccare per ingrandire e salvare l'immagine):

venerdì 22 maggio 2015

Si compiono i giorni della Pentecoste


Mottetto tratto dal responsorio Dum complerentur di Giovanni Pierluigi da Palestrina, eseguito dal Coro del New College di Oxford, un coro attivo fin dal 1379, diretto da Edward Higginbottom (2003):



Dum complerentur dies Pentecostes, erant omnes pariter dicentes, alleluia,
et subito factus est sonus de coelo, alleluia,
tamquam spiritus vehementis, et replevit totam domum, alleluia.
Dum ergo essent in unum discipuli congregati, propter metum Iudæorum, sonus repente de coelo venit super eos, tamquam spiritus vehementis, et replevit totam domum, alleluia.

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme e dicevano: alleluia,
venne all'improvviso dal cielo un rombo, alleluia
come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa, alleluia
Mentre dunque i discepoli erano radunati insieme per paura dei Giudei, venne all'improvviso sopra di loro un rombo dal cielo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta a casa, alleluia
(Cf. At 2,1-2 e Gv 19,38)

lunedì 18 maggio 2015

I misteri dolorosi della Famiglia meditati con San Giovanni Paolo II

Papa Francesco non cessa di invitare tutti a pregare per la Famiglia, soprattutto in vista del prossimo Sinodo in autunno. Nel mezzo di questo bel mese mariano di Maggio vi propongo un rosario meditato, in cui rileggere alcuni passi della famosa esortazione apostolica di Giovanni Paolo II, frutto del suo Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia. Mentre meditiamo i misteri dolorosi, preghiamo il Signore per tutte le famiglie che portano la croce della divisione, della faticosa accettazione, della ribellione dei figli, della malattia di qualcuno dei membri. La fedeltà a Cristo e alla propria vocazione fa risplendere, anche nel dolore, la bellezza e la luce dell'ideale familiare proposto dal Vangelo e dal Magistero costante della Chiesa.
Rosario meditato con brani di Familiaris Consortio (1981), esortazione apostolica di San Giovanni Paolo II sulla Famiglia.

Misteri dolorosi
Primo Mistero Doloroso: L'agonia di Gesù nel Getsemani.
«Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: "Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare". E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me". E, avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!"» (Mt 26, 36-39).
San Giovanni Paolo II scrive: Spetta ai cristiani il compito di annunciare con gioia e convinzione la «buona novella» sulla famiglia, la quale ha un assoluto bisogno di ascoltare sempre di nuovo e di comprendere sempre più a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua identità, le sue risorse interiori, l'importanza della sua missione nella Città degli uomini e in quella di Dio. La Chiesa conosce la via sulla quale la famiglia può giungere al cuore della sua verità profonda. Questa via, che la Chiesa ha imparato alla scuola di Cristo e a quella della storia, interpretata nella luce dello Spirito, essa non la impone, ma sente in sé l'insopprimibile esigenza di proporla a tutti senza timore, anzi con grande fiducia e speranza, pur sapendo che la «buona novella» conosce il linguaggio della Croce. Ma è attraverso la Croce che la famiglia può giungere alla pienezza del suo essere e alla perfezione del suo amore. (FC 86)

Secondo Mistero Doloroso: La flagellazione di Gesù.
«Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. E gli davano schiaffi» (Gv 19,1-3).
San Giovanni Paolo II scrive: Quando non si ha stima del matrimonio, non può esistere neppure la verginità consacrata ..  la verginità testimonia che il Regno di Dio e la sua giustizia sono quella perla preziosa che va preferita ad ogni altro valore sia pure grande... È per questo che la Chiesa, durante tutta la sua storia, ha sempre difeso la superiorità di questo carisma nei confronti di quello del matrimonio, in ragione del legame del tutto singolare che esso ha con il Regno di Dio. Gli sposi cristiani hanno perciò il diritto di aspettarsi dalle persone vergini il buon esempio e la testimonianza della fedeltà alla loro vocazione fino alla morte. Come per gli sposi la fedeltà diventa talvolta difficile ed esige sacrificio, mortificazione e rinnegamento di sé, così può avvenire anche per le persone vergini. La fedeltà delle persone consacrate, anche nella prova eventuale, deve edificare la fedeltà degli sposati. (FC 16)

Terzo Mistero Doloroso: L'incoronazione di spine.
«I soldati condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!"». (Mt 27, 27-29)
San Giovanni Paolo II scrive: In virtù della sacramentalità del loro matrimonio, gli sposi sono vincolati l'uno all'altra nella maniera più profondamente indissolubile. La loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l'uno per l'altra e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi. Di questo evento di salvezza il matrimonio - come ogni sacramento - è memoriale, attualizzazione e profezia… Il compito di trasmettere la vita deve essere integrato nella missione globale dell'intera vita cristiana, la quale senza la croce non può giungere alla risurrezione. Si comprende come non si possa togliere il sacrificio dalla vita familiare, anzi si debba accettare di cuore, perché l'amore coniugale si approfondisca e diventi fonte di intima gioia. (FC 13)

Quarto Mistero Doloroso: Il viaggio al Calvario di Gesù carico della croce.
«Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio» (Mc 15, 21-22).
San Giovanni Paolo II scrive: La Chiesa, istituita per condurre tutti a salvezza, non può abbandonare a se stessi coloro che - già congiunti col vincolo matrimoniale sacramentale - hanno cercato di passare a nuove nozze. Perciò si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza. Esorto caldamente i pastori e l'intera comunità dei fedeli affinché aiutino i divorziati procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita. La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti a una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. (FC 84)

Quinto Mistero Doloroso: Gesù è crocifisso e muore in croce.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio! ”.Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre! ”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. (Gv 19,25-30)

San Giovanni Paolo II scrive: La Vergine Maria, come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della «Chiesa domestica», e, grazie al suo aiuto materno, ogni famiglia cristiana possa diventare veramente una «piccola Chiesa», nella quale si rispecchi e riviva il mistero della Chiesa di Cristo. Sia Lei, l'ancella del Signore, l'esempio di accoglienza umile e generosa della volontà di Dio; sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro famiglie. (FC 86)


giovedì 14 maggio 2015

Il Cammino di Sant'Antonio - edizione 2015


Sono aperte le iscrizioni online al pellegrinaggio notturno "Il cammino di S.Antonio", 25 km nella notte fra 30 e 31 maggio, ripercorrendo il sentiero dell'ultimo viaggio del Santo di Padova nell'imminenza della sua festa. Sono attese, come ogni anno più di un migliaio di giovani e meno giovani per questa esperienza di preghiera e cammino insieme ai frati francescani. Si parte dal Santuario di Camposampiero, antico eremo dove si ritirava a pregare il Santo e si conclude la domenica mattina (31 maggio) con la Messa alla Basilica di Sant'Antonio a Padova. Tappa alla Chiesa dell'Arcella, luogo dell'incontro di Antonio con sorella morte.

QUI TUTTE LE INDICAZIONI E LE ISTRUZIONI PER PARTECIPARE

Consulta la locandina e scaricala a questo link



mercoledì 13 maggio 2015

Un bel docudramma sulla vicenda dei pastorelli di Fatima

Come ben sapete questo blog, dedicato a Sant'Antonio, diffonde fervorosamente anche  la devozione alla Vergine portoghese nostra Signora di Fatima, apparsa quasi cent'anni  fa (1917) ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francisco. Sia S.Antonio che la Madonna di Fatima hanno come numero il 13. Oggi 13 maggio oltre a visitare il sito e la webcam sulla Capelina alla Cova d'Iria, potete anche vedere questo semplice docu-dramma, ben fatto e ben documentato, con la ricostruzione dei ricordi di Suor Lucia:

martedì 12 maggio 2015

San Leopoldo Mandić: il prigioniero che libera gli oppressi dal peccato

Ho scritto qualche appunto per l'omelia di oggi, festa di San Leopoldo Mandić, cappuccino, amatissimo confessore della città di Padova dove trascorse la maggior parte della sua vita religiosa.
Le letture a cui faccio riferimento sono quelle del giorno, martedì della VI settimana di Pasqua (si possono leggere a questo link).

Nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, nella Dalmazia meridionale, a sedici anni entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute. Entrato tra i Cappuccini, arde per la riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei conventi dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della confessione e in particolare a confessare altri sacerdoti. Dal 1906 svolge questo compito a Padova. È apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. Muore il 30 luglio 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.

     La prima lettura ci invita a riflettere sul mistero della vera liberazione, che è la liberazione dal peccato: Paolo, in prigione canta, e quando ha la possibilità di scappare non lo fa. In questo modo il prigioniero finisce per salvare il suo aguzzino. Lui, il carcerato libera il suo carceriere dalla paura e dal suicidio, illuminandogli il cuore con la Parola di Gesù, che vale più della libertà e della vita stessa e portandolo alla fede e al battesimo.
La celletta-confessionale del Santo
    Anche San Leopoldo, possiamo davvero dirlo, è stato un carcerato volontario, rimasto per più di 40 anni nella sua celletta a dire come san Paolo: “sono qui!” a tutti i peccatori che cercavano pace dalle loro colpe, angosce o disperazioni. 
Solo i confessori assidui possono capire che martirio quotidiano dev'essere stato il ministero di San Leopoldo!
     Come Gesù il piccolo cappuccino si è sacrificato per salvare il prossimo, espiando spesso la penitenza al posto dei suoi penitenti.         La partenza a cui Gesù fa riferimento nel vangelo è il suo sacrificio sulla croce: è questo che ottiene noi miseri peccatori di tutti i tempi lo Spirito Santo che cancella i peccati. L’uomo Gesù se ne va per effondere su tutti lo Spirito Consolatore. San Leopoldo è stato fedele con coraggio a questa vocazione di umiltà nascosta, sepolto nella penombra del suo confessionale, ogni santo giorno della vita a liberare prigionieri interiori.
     Papa Giovanni Paolo II ricordava nell’omelia della canonizzazione: «San Leopoldo non ha lasciato opere teologiche o letterarie, non ha affascinato con la sua cultura, non ha fondato opere sociali. … altro non fu che un povero frate: piccolo, malaticcio. La sua grandezza è nell’immolarsi, nel donarsi, giorno dopo giorno, per tutto il tempo della sua vita di sacerdote ….In questo sta la sua grandezza. In questo suo scomparire per far posto al vero Pastore delle anime. Il nostro santo manifestava il suo impegno dicendo così: “Nascondiamo tutto, anche quello che può avere apparenza di dono di Dio, affinché non se ne faccia mercato. A Dio solo l'onore e la gloria! Se fosse possibile, noi dovremmo passare sulla terra come un'ombra che non lascia traccia di sé”».



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