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mercoledì 4 ottobre 2017

Tres Ordines hic ordinat: antifona per la festa di S. Francesco

Buona festa del Serafico Padre! Torniamo a gustare un'antifona dell'Officio Ritmico di Giuliano da Spira, scritto per la canonizzazione del Santo di Assisi. Questa è la terza antifona per le lodi e ricorda i tre ordini fondati dal Poverello: il primo detto dei "Frati Minori", il secondo delle "Povere Dame" (le Monache Clarisse) e il terzo, dei "penitenti" uomini e donne (quello che oggi si chiama "Ordine Francescano Secolare).
Ecco il video con lo spartito e il testo:

Tres ordines hic ordinat primumque fratrum nominat minorum pauperumque fit dominarum medius sed poenitentum tertius sexum capit utrumque

giovedì 1 giugno 2017

Messa e concerto d'eccezione con omaggio a Mons Valentino Miserachs a Conselve (PD)

“Cantate al Signore un canto nuovo, suonate la cetra con arte e acclamate” (Salmo 32).

Domenica 11 giugno 2017 alle ore 11.00 nella Chiesa Arcipretale di Conselve (PD) dedicata a San Lorenzo la Santa Messa sarà animata da tutte le seguenti Corali:
- Corale “San Lorenzo” di Bagnoli di Sopra-Conselve;
- Corale “San Michele Arcangelo” di Candiana (PD);
- “Choralis Nova”  di Casalserugo – Legnaro (PD);
- Corale “San Bartolomeo” di Maser (TV);
- Schola Cantorum di Vedelago (TV).

Questa formazione composta da circa 140 coristi eseguirà la “Messa Secunda Pontificalis” ed il “Magnificat” di Lorenzo Perosi ed altri brani.
La celebrazione sarà presieduta dal m° Mons. Valentino Miserachs Grau, canonico della Basilica di Santa Maggiore in Roma, maestro direttore della Cappella Musicale Liberiana della predetta Basilica e Preside emerito del Pontificio Istituto di Musica Sacra.

Alle ore 15.30, sempre nella Chiesa di San Lorenzo, il m° Alessandro Perin illustrerà la storia dell’Organo “Callido – Malvestio – Zanin”: lo strumento costruito dal famoso organaro Gaetano Callido verso la fine del 1700 è stato rimaneggiato nel secolo scorso dalla Ditta Malvestio e nel 2008 è stato inaugurato il nuovo restauro eseguito dalla Ditta Zanin di Codroipo (UD).
Il Maestro Miserachs – presbitero, musicista e maestro di Cappella - parlerà ai Cori e ai musicisti presenti esortando a: “Cantare al Signore…con arte …suonate”,
Sia nella Celebrazione del mattino che durante il saluto musicale del pomeriggio la formazione corale omaggerà il m° Miserachs con l’esecuzione di qualche brano da lui composto.
Non sarà un'esibizione o una Messa-concerto: si vuole piuttosto mettere in luce lo spirito di condivisione e di servizio che caratterizza l’impegno dei Cori nelle rispettive comunità parrocchiali durante tutto l’anno e nello scorrere degli anni liturgici; valorizzare le coralità ed il loro repertorio musicale di importanza culturale e cultuale, molto spesso legato anche al proprio territorio e alla storia delle rispettive comunità; repertorio, come quello perosiano e di quella scuola/genere,  che va preservato e fatto conoscere.
Una iniziativa di comunione tra corali (spesso considerate "in concorrenza"...), tutte unite per elevare al Signore il canto della tradizione, accompagnate da uno dei migliori maestri del nostro tempo.

sabato 25 febbraio 2017

Il Kyrie per le domeniche del Tempo di Quaresima

Nelle domeniche di Quaresima non c'è il canto del Gloria, perciò si può opportunamente mettere in risalto il Kyrie eleison, magari cantandolo con l'antica melodia riservata ai tempi forti del rito latino. Nel Kyriale lo trovate alla messa XVII variante B. I Kyrie di Taizé sono belli, ma questo, sinceramente, è meglio, consacrato da centinaia di anni d'ininterrotto uso proprio nelle domeniche del tempo penitenziale. Anche le comunità più piccole e povere dal punto di vista musicale non possono avere particolari problemi nel metterlo in pratica:

Come si canta nella Forma Ordinaria (con duplice invocazione)

Come si canta nella Forma Straordinaria (con la triplice invocazione)

Per i giorni feriali c'è poi l'altra messa semplicissima che vi invito a tirar fuori dai cassetti. Qui il link per il post in cui ne parlavo.

mercoledì 30 novembre 2016

Un contributo di Giovanni Paolo II al dibattito su comunione ai divorziati risposati

Nel 1981 era stata pubblicata da Giovanni Paolo II la grande Esortazione Apostolica post-sinodale sulla Famiglia, una delle tappe miliari del suo pontificato: la "Familiaris Consortio".
A pochi anni di distanza, nel dicembre del 1984, San Giovanni Paolo II, a seguito di un altro Sinodo, stavolta sulla Penitenza e la riconciliazione, dà alle stampe la "Reconciliatio et Paenitentia". 
Anche in quest'ultima Esortazione il Santo Padre non tralascia di affrontare alcuni casi "più delicati"- così scrive - che riguardano le persone in quelle situazioni che non permettono l'accesso ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. 
Possiamo leggere con quanta bontà eppure con quale schietta parresia il Pontefice polacco sapeva coniugare Verità e Misericordia, il principio della compassione e il principio della coerenza, per cui la chiesa mai può "chiamare bene il male e male il bene".
Non vogliamo che il suo magistero si perda proprio adesso che, canonizzato il Papa, viene combattuto il suo pensiero che è il pensiero della Chiesa riguardo alle "condizioni richieste" per l'accesso ai sacramenti, condizioni ben chiarite e ribadite fin da Familiaris Consortio 84.
La parola più importante è: "FINCHÉ". Il Papa non esclude nessuno dalla Misericordia di Dio, ma i Sacramenti, di cui la Chiesa ha solo l'amministrazione e non il possesso, richiedono delle condizioni oggettive e delle disposizioni minime. Non correre - fa capire il Papa - finché non ci sono le condizioni richieste dare i sacramenti sarebbe una menzogna contro la verità, come chiudere per sempre le porte della possibile riconciliazione sarebbe negare la divina bontà. Non si può fare nessuna delle due cose. Ma finché c'è vita c'è speranza di riconciliazione piena e di cambiamento.
Un principio fondamentale della Teologia cattolica è quello di leggere il magistero successivo sempre e solo alla luce della Parola di Dio e del magistero precedente, divenuto "Tradizione". Se paiono in contraddizione si deve chiedere una spiegazione. E a volte si dovrà pretenderla.

Dall'Esortazione Apostolica Reconciliatio et Paenitentia, num. 34 di S.Giovanni Paolo II:

Alcuni casi più delicati

Ritengo di dover fare a questo punto un accenno, sia pur brevissimo, a un caso pastorale che il Sinodo ha voluto trattare - per quanto gli era possibile farlo -, contemplandolo anche in una delle «Propositiones». Mi riferisco a certe situazioni, oggi non infrequenti, in cui vengono a trovarsi cristiani desiderosi di continuare la pratica religiosa sacramentale, ma che ne sono impediti dalla condizione personale in contrasto con gli impegni liberamente assunti davanti a Dio e alla Chiesa. Sono situazioni che appaiono particolarmente delicate e quasi inestricabili.

Non pochi interventi nel corso del Sinodo, esprimendo il pensiero generale dei padri, hanno messo in luce la coesistenza e il mutuo influsso di due principi, egualmente importanti, in merito a questi casi. Il primo è il principio della compassione e della misericordia, secondo il quale la Chiesa, continuatrice nella storia della presenza e dell'opera di Cristo, non volendo la morte del peccatore ma che si converta e viva, attenta a non spezzare la canna incrinata e a non spegnere il lucignolo che fumiga ancora, cerca sempre di offrire, per quanto le è possibile, la via del ritorno a Dio e della riconciliazione con lui. L'altro è il principio della verità e della coerenza, per cui la Chiesa non accetta di chiamare bene il male e male il bene. Basandosi su questi due principi complementari, la Chiesa non può che invitare i suoi figli, i quali si trovano in quelle situazioni dolorose, ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della penitenza e dell'eucaristia, finché non abbiano raggiunto le disposizioni richieste.

Circa questa materia, che affligge profondamente anche il nostro cuore di pastori, è sembrato mio preciso dovere dire parole chiare nell'esortazione apostolica «Familiaris Consortio», per quanto riguarda il caso di divorziati risposati, o comunque di cristiani che convivono irregolarmente.

Al tempo stesso, sento il vivo dovere di esortare, insieme col Sinodo, le comunità ecclesiali e, soprattutto, i vescovi a portare ogni aiuto possibile ai sacerdoti, che, venendo meno ai gravi impegni assunti nell'ordinazione si trovano in situazioni irregolari. Nessuno di questi fratelli deve sentirsi abbandonato dalla Chiesa. Per tutti coloro che non si trovano attualmente nelle condizioni oggettive richieste dal sacramento della penitenza, le dimostrazioni di materna bontà da parte della Chiesa, il sostegno di atti di pietà diversi da quelli sacramentali, lo sforzo sincero di mantenersi in contatto col Signore, la partecipazione alla santa messa, la ripetizione frequente di atti di fede, di speranza, di carità, di dolore il più possibile perfetti, potranno preparare il cammino per una piena riconciliazione nell'ora che solo la Provvidenza conosce.

martedì 29 novembre 2016

Kalenda: la luna del Natale di quest'anno liturgico (2016/2017)

Il quesito di ogni Avvento è: "Che luna si deve dire quest'anno al canto della Kalenda di Natale?", tradotto: che giorno lunare cade il Natale, in modo da poter cantare l'annuncio natalizio tradizionale del Martirologio in modo appropriato? Qui il testo della Kalenda in latino e traduzione italiana.
Per chi desiderasse approfondire, consiglio questo post scritto a suo tempo.
Comunque, la "luna" per il Natale dell'anno liturgico 2017 è vicesima sexta (ovvero il 25 dicembre del calendario solare cade nell'anno 2016 il 26° giorno dall'ultima Luna Nuova).
Il canto o l'annuncio inizierà pertanto così "Octavo Kalendas Ianuarii, Luna vicesima sexta....".
Come sempre, a questo link troverete lo spartito con la musica gregoriana: http://media.musicasacra.com/pdf/kalenda2009.pdf

sabato 5 novembre 2016

Legem credendi lex statuat supplicandi...anche a proposito di terremoti?

Non voglio entrare nella polemica scatenata in questi giorni da infauste affermazioni, tra l'altro mal interpretate: lanciate dai microfoni di una radio cattolica, distorte e rilanciate ad arte da media laicisti e infine commentate da alti prelati della Segreteria di Stato vaticana - non di prima mano, ma sotto pressione di richieste di agenzie di notizie in cerca di conflitto -. Comunque qualche parola si può dire, anche per invitare alla "prudenza teologica" entrambe i partiti.
Capisco che il problema all'ordine del giorno sorga dall'accusa di legare uno specifico terremoto ad uno specifico peccato. Individuare con certezza un tale legame sarebbe evidentemente temerario se non ridicolo. Non si fa. Tra l'altro additare peccati commessi da alcuni e castighi subiti da altri sarebbe un torto al senso di giustizia.
D'altra parte però, il collegare in maniera generale gli eventi delle catastrofi naturali al peccato dell'uomo, questo è tutt'altro che pre-cristiano o indice di mancanza di fiducia nella misericordia di Dio. Dire che Dio non c'entra nulla con ciò che succede nel mondo equivale a rendere irragionevole il rivolgersi a lui nel bene come nel male.
Potremmo citare a proposito tutti i Papi recenti da Giovanni XXIII a Francesco e non pochi santi (ricordate le parole di Sant'Annibale Maria di Francia in previsione del terremoto di Messina?).
Limitiamoci invece ad esporre senza tanti commenti le preghiere del Messale (inserite da Clemente XI dopo il terremoto del centro Italia del 1703) e che i cattolici hanno usato per secoli, senza che nessuno dal Vaticano o altrove obiettasse alcunché a proposito della loro correttezza o ortodossia. Preghiere presenti perfino nel Messale approvato nel 1962 dal Papa buono in persona. Dovrebbero far riflettere e almeno fermare il montare di polemiche suscitate ad arte da chi vuol mettere l'un contro l'altro i fedeli di Cristo....
Ecco dunque come suonano le preghiere "In tempore terraemotus" cioè in tempo di terremoti. La traduzione è quella approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 1965:


Oratio
Omnipotens sempiterne Deus, qui respicis terram et facis eam tremere: parce metuentibus, propitiare supplicibus; ut cuius iram terrae fundamenta concutientem expavimus clementiam contritiones eius sanantem iugiter sentiamus . Per Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum. Amen.

Secreta
Deus qui fundasti terram super stabilitatem suam, suspice oblationes et preces populi tui: ac trementis terrae periculis penitus amotis divinae tuae iracundiae terrores in humanae salutis remedia converte; ut, qui de terra sunt et in terram revertentur, gaudeant se fieri sancta conversatione caelestes. Per Dominum nostrum Iesum Christum, filium tuum.  Amen.

Postcommunio
Tuere nos, Domine quaesumus, tua sancta sumentes: et terram, quam vidimus nostris iniquitatibus trementem, superno munere firma; ut mortalium corda cognoscant et te indignante talia flagella prodire et te miserante cessare. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum. Amen.


O Dio onnipotente ed eterno tu guardi la terra ed essa trema; perdona chi ti teme, risparmia chi supplica, e, dopo aver temuto il tuo sdegno che scuoteva i cardini della terra, possiamo a lungo   esperimentare la tua clemenza che ne ripara le rovine. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


O Dio che hai fondato e reso stabile la terra, accogli le offerte e le preghiere del tuo popolo; rimosso completamente il pericolo del terremoto, muta la paura del tuo giusto sdegno in rimedio per la salvezza degli uomini; ed essi che vengono dalla terra e alla terra ritorneranno, si allietino al pensiero che con una vita santa diventeranno cittadini del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

Proteggi, o Signore, chi si ciba dei santi misteri; e la grazia celeste renda stabile la terra che, a cagione dei nostri peccati, abbiamo visto sussultare; e sappiano gli uomini che dal tuo sdegno nascono questi flagelli e per la tua misericordia hanno fine. Per il nostro signore Gesù Cristo. Amen.
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