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lunedì 29 settembre 2014

Festa di San Michele e degli Arcangeli

Questo mottetto di B.Restelli ha come testo l'antifona al Magnificat del Breviario Romano, propria delle feste michelitiche: sia dell'Apparizione dell'Arcangelo San Michele, che si celebra in alcuni luoghi l'8 maggio, sia della Dedicazione della Chiesa di San Michele al Monte Gargano, festa che è all'origine dell'odierna ricorrenza di San Michele e degli altri Arcangeli. Il testo semplice di accorata preghiera non è più in uso nella forma ordinaria della liturgia, ma si presta ad essere una "giaculatoria" per continuare ad invocare l'attenzione vigilante del Principe delle Milizie celesti contro ogni male spirituale:



Princeps gloriosissime, Michael Archangele, esto memor nostri;
hic et ubique semper precare pro nobis Filium Dei. Alleluia, alleluia


Gloriosissimo principe, Michele Arcangelo, ricordati sempre di noi,
qui ed in ogni luogo sempre prega per noi il Figlio di Dio. Alleluia, alleluia.

domenica 28 settembre 2014

San Giovanni Paolo II pellegrino a san Michele al monte Gargano

Vigilia della Festa di San Michele e degli Arcangeli, riascoltiamo e rileggiamo il discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II che nel 1987 visitò il santuario angelico del Gargano, offrendo un discorso che riassume i motivi della devozione della Chiesa a san Michele, dove ricordò pure - tra gli applausi degli astanti - la devozione francescana al santo Arcangelo (approfondimento qui):



DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA POPOLAZIONE DI MONTE SANT’ANGELO

Monte Sant’Angelo (Foggia) Domenica, 24 maggio 1987

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi all'ombra di questo Santuario di San Michele Arcangelo, che da quindici secoli è meta di pellegrinaggi e punto di riferimento per quanti cercano Dio e desiderano mettersi alla sequela di Cristo, per mezzo del quale « sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà » [1]....

2. A questo luogo, come già fecero in passato tanti miei Predecessori nella cattedra di Pietro, sono venuto anch'io per godere un istante dell'atmosfera propria di questo Santuario, fatta di silenzio, di preghiera e di penitenza; sono venuto per venerare ed invocare l'Arcangelo San Michele, perché protegga e difenda la Santa Chiesa, in un momento in cui è difficile rendere un'autentica testimonianza cristiana senza compromessi e senza accomodamenti.

Fin da quando Papa Gelasio I concesse, nel 493, il suo assenso alla dedicazione della grotta delle apparizioni dell'Arcangelo San Michele a luogo di culto e vi compì la sua prima visita, concedendo l'indulgenza del « Perdono angelico », una serie di Romani Pontefici si mise sulle sue orme per venerare questo luogo sacro. Tra essi si ricordano Agapito I, Leone IX, Urbano II, Innocenzo II, Celestino III, Urbano VI, Gregorio IX, San Pietro Celestino e Benedetto IX. Anche numerosi Santi sono venuti qui per attingere forza e conforto. Ricordo San Bernardo, San Guglielmo da Vercelli, fondatore dell'Abbazia di Montevergine, San Tommaso d'Aquino, Santa Caterina da Siena; tra queste visite è rimasta giustamente celebre ed è tuttora viva quella compiuta da San Francesco d'Assisi, che venne qui in preparazione alla Quaresima del 1221. La tradizione dice che egli, ritenendosi indegno di entrare nella grotta sacra, si sarebbe fermato all'ingresso, incidendo un segno di croce su una pietra.

Questa viva e mai interrotta frequentazione di pellegrini illustri ed umili che dall'alto Medioevo fino ai nostri giorni ha fatto di questo Santuario un luogo di incontro di preghiera e di riaffermazione della fede cristiana, dice quanto la figura dell'Arcangelo Michele, che è protagonista in tante pagine dell'Antico e del Nuovo Testamento, sia sentita ed invocata dal popolo e quanto la Chiesa abbia bisogno della sua celeste protezione: di lui, che viene presentato nella Bibbia come il grande lottatore contro il Dragone, il capo dei Demoni. Leggiamo nell'Apocalisse: « Allora avvenne una guerra nel Cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il Dragone. Il Dragone combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu posto per essi nel cielo. Il grande Dragone, il Serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli » [2]. L'autore sacro ci presenta in questa drammatica descrizione la vicenda della caduta del primo Angelo, che fu sedotto dall'ambizione di diventare « come Dio ». Di qui la reazione dell'Arcangelo Michele, il cui nome ebraico « Chi come Dio? », rivendica l'unicità di Dio e la sua inviolabilità.

3. Per quanto frammentarie, le notizie della Rivelazione sulla personalità ed il ruolo di San Michele sono molto eloquenti. Egli è l'Arcangelo [3] che rivendica i diritti inalienabili di Dio. È uno dei principi del Cielo eletto alla custodia del Popolo di Dio [4], da cui uscirà il Salvatore. Ora il nuovo popolo di Dio è la Chiesa. Ecco la ragione per cui Essa lo considera come proprio protettore e sostenitore in tutte le sue lotte per la difesa e la diffusione del regno di Dio sulla terra. È vero che « le porte degli inferi non prevarranno », secondo l'assicurazione del Signore [5], ma questo non significa che siamo esenti dalle prove e dalle battaglie contro le insidie del maligno.

In questa lotta, l'Arcangelo Michele è a fianco della Chiesa per difenderla contro tutte le nequizie del secolo, per aiutare i credenti a resistere al Demonio che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» [6].

Questa lotta contro il Demonio, che contraddistingue la figura dell'Arcangelo Michele, è attuale anche oggi, perché il Demonio è tuttora vivo ed operante nel mondo. Infatti il male che è in esso, il disordine che si riscontra nella società, l'incoerenza dell'uomo, la frattura interiore della quale è vittima non sono solo le conseguenze del peccato originale, ma anche effetto dell'azione infestatrice ed oscura del Satana, di questo insidiatore dell'equilibrio morale dell'uomo, che San Paolo non esita a chiamare « il dio di questo mondo » [7], in quanto si manifesta come astuto incantatore, che sa insinuarsi nel gioco del nostro operare per introdurvi deviazioni tanto nocive, quanto all'apparenza conformi alle nostre istintive aspirazioni. Per questo l'Apostolo delle Genti mette i cristiani in guardia dalle insidie del Demonio e dei suoi innumerevoli satelliti, quando esorta gli abitanti di Efeso a rivestirsi « dell'armatura di Dio per poter affrontare le insidie del Diavolo, poiché la nostra lotta non è soltanto col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i Dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria » [8].

A questa lotta ci richiama la figura dell'Arcangelo San Michele, a cui la Chiesa sia in Oriente che in Occidente non ha mai cessato di tributare un culto speciale. Come è noto, il primo Santuario a lui dedicato sorse a Costantinopoli per opera di Costantino: è il celebre Michaëlion, a cui fecero seguito in quella nuova Capitale dell'Impero altre numerose Chiese dedicate all'Arcangelo. In Occidente il culto di San Michele, fin dal V secolo, si era diffuso in molte città come Roma, Milano, Piacenza, Genova, Venezia; e, tra tanti luoghi di culto, certamente il più famoso è questo del monte Gargano. L'Arcangelo è rappresentato sulla porta bronzea, fusa a Costantinopoli nel 1076, nell'atto di abbattere l'infernale Dragone. È questo il simbolo col quale l'arte ce lo rappresenta e la liturgia ce lo fa invocare. Tutti ricordano la preghiera che anni fa si recitava al termine della Santa Messa: « Sancte Michaël Archangele, defende nos in proelio »; tra poco, la ripeterò a nome di tutta la Chiesa....

[1] Col. 1, 16.
[2] Apoc. 12, 7-9.
[3] Cfr. Iud. 1, 9.
[4] Cfr. Dan. 12, 1.
[5] Matth. 16, 18.
[6] 1 Petr. 5, 8.
[7] 2 Cor. 4, 4.
[8] Eph. 6, 11-12.

venerdì 26 settembre 2014

Festival Francescano 2014: figli e amici di san Francesco scendono in strada a Rimini

Dal 26 al 28 settembre Rimini è invasa da francescani di tutti i tipi: frati, suore, religiosi o secolari, preti e laici, tutti uniti dal carisma di San Francesco che ancor oggi anima la grande famiglia dei seguaci del Poverello d'Assisi.
Il Festival Francescano è una tre giorni di incontri, conferenze, stand, mostre e spettacoli all'insegna della "francescanità". Il tema di quest'anno è la "Perfetta letizia" come spiega il direttore del Festival, il cappuccino Giordano  Ferri nel video:

Per tutte le informazione su eventi e orari di questi giorni francescani-riminesi potete consultare il sito ufficialewww.festivalfrancescano.it

Per chi non sa stare senza Facebookwww.facebook.com/festivalfrancescano

Per rivedere video delle passate edizioni del festival, ecco il canale di YouTube che fa per voi: www.youtube.com/user/festivalfrancescano/videos

giovedì 18 settembre 2014

San Giuseppe da Copertino - conferenza di p. Luigi Marioli sulla spiritualità e mistica del Santo dei voli

La figura del mistico francescano conventuale san Giuseppe da Copertino, che celebriamo il 18 settembre, interroga in particolare quanti sono "allergici" ai fenomeni straordinari. Nel caso di Giuseppe da Copertino, come ci spiega fra Luigi Marioli, frate storico e direttore del Museo della Basilica di Assisi, i tanti "esami" dell'Inquisizione e della Santa Sede sono stati utilissimi a comprovare in maniera insindacabile i suoi impressionanti carismi (pensiamo al volo). Passò anni rinchiuso al Sacro Convento, davvero un'aquila in voliera, e sempre sereno e obbediente. Davvero un esempio di vita religiosa. Si chiede fra Luigi: "Cosa avrebbe detto Newton, padre della gravità, se l'avesse visto?". Il povero e ignorante Giuseppe, rifiutato dai francescani riformati, rifiutato dai cappuccini, e alla fine accettato a fatica tra i conventuali, continua a lasciare tutti "a bocca aperta".
Ascoltiamo l'interessantissima conferenza tenuta l'anno scorso ad Assisi dall'esperto francescano: ci racconta il significato profondo degli evidenti fenomeni mistici che hanno accompagnato tutta la vita di san Giuseppe da Copertino.


Altri post sul Santo:
San Giuseppe da Copertino, il francescano che volava: visita virtuale al Santuario di Osimo

Un frate troppo santo: san Giuseppe da Copertino

mercoledì 17 settembre 2014

Le Stimmate di S.Francesco e la pace interiore di frate Leone

Pietro Lorenzetti, Stimmate di san Francesco. Basilica inferiore di S.Francesco, Assisi
Ripropongo come meditazione francescana per oggi, 17 settembre, giorno memoriale dell'impressione delle sacrosante Stimmate nel corpo del Poverello, un articolo preso dai blog francescani della Rivista di Assisi San Francesco patrono d'Italia:

Le stimmate di Francesco
di Don Felice Acrocca


Nel Sacro Convento di Assisi, nella cappella delle reliquie, si conserva una piccola pergamena che contiene, su entrambi i lati, due brevi autografi di Francesco meritatamente famosi: si tratta delle cosiddette Lodi di Dio Altissimo e della Benedizione a frate Leone. Secondo quanto attesta Tommaso da Celano, il Santo scrisse quelle parole sul monte della Verna a sostegno di uno dei suoi compagni, chiamato ad affrontare una forte tentazione.

Tommaso non riferisce il nome del destinatario, ma è il destinatario stesso – fortunatamente – a darci notizie preziose: le ha scritte sulla pergamena, nel lato che riporta la Benedizione. Nella parte alta, egli attesta: «Il beato Francesco due anni prima della sua morte fece nel ‘luogo’ della Verna una quaresima a onore della beata Vergine Madre di Dio e del beato Michele Arcangelo, dalla festa dell’Assunzione di santa Maria Vergine fino alla festa di san Michele di settembre; e scese su di lui la mano del Signore: dopo la visione e le parole del Serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo, fece queste lodi scritte dall’altro lato della pergamena e le scrisse di sua mano, rendendo grazie a Dio per il beneficio a lui fatto». È bene precisare che negli ultimi tempi della sua vita Francesco dovette sostenere, per oltre due anni, una grandissima tentazione. I suoi compagni raccontano che, mentre si trovava alla Porziuncola, piombò in una «gravissima tentazione dello spirito». Da quel momento non riusciva più a mostrarsi lieto come lo era di solito, divenne insolitamente taciturno, si isolava dagli altri, nella preghiera si abbandonava sovente alle lacrime, chiedendo al Signore che l’aiutasse a superare quel momento terribile. Lo stesso gli accadde sul monte della Verna, quando ricevette le stimmate.

Anche Francesco ebbe quindi il suo Getsemani. Come tutti i grandi mistici, dopo essere asceso alle vette vertiginose dell’unione con Dio, gli fu chiesto di attraversare la notte buia dello spirito, durante la quale gli sembrò che il Signore tacesse, che non rispondesse al suo grido di angoscia. Al termine di quel cammino scarnificante, egli ottenne sulla Verna la risposta definitiva ai propri dubbi: nell’esperienza straordinaria che lo avrebbe unito profondamente a quel Dio che tanto aveva patito per lui, comprese definitivamente che solo la croce poteva caratterizzarlo in modo totale e definitivo come vero seguace del Cristo. In tal caso, le stimmate verrebbero cronologicamente a collocarsi a ridosso del superamento definitivo delle tentazioni che l’avevano vessato per alcuni anni. Si tratterebbe della risposta evidente di Dio dopo un doloroso periodo di ‘assenza’.

Il «beneficio» ricevuto, di cui parla Leone, potrebbe perciò consistere non solo e non tanto nell’impressione delle sacre ferite sul suo corpo, ma nel dono – immenso – di una pace interiore ritrovata, che gli faceva accettare con serenità anche situazioni che prima erano state causa di tentazione. Come non mai, nelle Lodi di Dio Altissimo Francesco invoca Dio come difesa e riparo, ciò che sembra confermare la sua precedente situazione di difficoltà: tentato e vessato dal nemico, egli individuava nell’Altissimo la sua ancora di salvezza. La liberazione ottenuta, dono di Dio che appose sul suo eletto «l’ultimo sigillo» (DANTE, Paradiso XI, 107), fu per Francesco una vera rinascita.

Le stimmate, dunque, impressero sul corpo del Santo non soltanto i segni della Passione del Signore, ma restituirono a Francesco un cuore liberato, un cuore che aveva sperimentato la potenza di un Dio che è «rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce» (Sal 46, 2).

Come le sue, anche le nostre ferite, quelle che più ci fanno sanguinare, possano divenire delle feritoie attraverso le quali lo Spirito del Signore faccia penetrare in noi la sua pace…

fonte

mercoledì 3 settembre 2014

A 500 anni dall'espulsione da Oxford i “Greyfriars” (francescani conventuali) sono tornati


Quasi 500 anni dopo la loro espulsione da Oxford, i “Greyfriars” (Frati Grigi, cioè i Francescani Conventuali, che vestono l'abito color cinerimo) sono tornati al Convento del Beato Agnello da Pisa.
Oxford è per il francescanesimo inglese la vera e propria "culla", il luogo di fioritura e moltiplicazione dei primi religiosi autoctoni, ricevuti già nel 1224, vivente il fondatore, da fra Agnello da Pisa. Questo intraprendente missionario francescano, dopo aver aperto il primo convento a Parigi, nella grande città universitaria in cui desiderava poter diffondere l'Ordine minoritico, fu inviato dal Poverello d'Assisi fino ai confini del mondo medievale: la Gran Bretagna. Un gruppo di 8 frati sbarcò nell’isola il 10 settembre di 790 anni fa! Si recarono dapprima a Canterbury, la sede primaziale della cattolica Inghilterra di allora, poi a Londra, ospiti dei Domenicani, e infine nella città universitaria di Oxford, dove Agnello sapeva di poter trovare giovani entusiasti per la vita religiosa e insieme vivacità culturale, teologica e biblica. Lo studio di Oxford per i frati studenti si sviluppò mirabilmente in poco tempo, arrivando ad essere secondo solo a quello di Parigi. L'iniziatore della missione inglese, Agnello, nonostante la malferma salute, volle tornare per breve tempo in Italia. Stabilitosi di nuovo ad Oxford, morì il 13 marzo del 1235 o 1236, a soli 41 anni. Nei secoli dai francescani di Oxford sarebbero usciti frati del calibro di Ruggero Bacone, Giovanni Duns Scoto, e Guglielmo di Occam.
Durante la Riforma inglese del XVI secolo i Greyfriars furono perseguitati e cacciati, come tutti gli ordini religiosi soppressi dalla furia anticattolica di Enrico VIII. Solo nel 1906 i Cappuccini, altro ramo della famiglia francescana, si erano insediati ad Oxford, fondando un collegio universitario (chiuso nel 2008 in modo piuttosto controverso). Oggi rimangono a condurre la locale parrocchia. Solamente nel 1910 anche i frati Conventuali misero di nuovo piede sul suolo inglese.

Dal 26 settembre prossimo 12 frati conventuali apriranno di nuovo formalmente le porte del convento nella cittadina di Oxford, presso All Saints (Tutti i Santi), a breve distanza dal centro (fonte). Il complesso di All Saints viene ceduto dalle suore anglicane Sorelle dei poveri che si ritirano (foto in alto: la consegna delle chiavi da parte delle suore). I frati in formazione potranno così risiedere e studiare nella prestigiosa università, frequentando la scuola di teologia dei Frati Predicatori, ricominciando ad annodare i cordoni della storia tranciati ai tempi della separazione dei cristiani inglesi da Roma.
Intanto, nella memoria della Beata Vergine Maria Regina, il 22 agosto 2014, due frati inglesi hanno emesso la professione solenne dei voti proprio ad Oxford, nelle mani del Vicario generale dell'Ordine, fra Jerzy Norel.
Fra James Mary McInerney e fra Gerard Mary Toman hanno formulato i loro voti definitivi durante una celebrazione che si è tenuta dai Domenicani del Collegio “Blackfriars” (Frati neri, come vengono chiamati i Domenicani per via della loro cappa), i quali hanno generosamente offerto la loro cappella e il refettorio del priorato per la festa seguente.
Grazie a Dio l'Ordine dei "Greyfriars" sta sperimentando in Inghilterra e Irlanda una promettente fioritura vocazionale dopo un lungo inverno: il 25 luglio scorso 6 giovani hanno professato i loro primi voti da francescani, un novizio ha da poco iniziato il cammino di preparazione e altri due religiosi sono stati ordinati sacerdoti il mese scorso. Tanti auguri ai nostri confratelli!

I frati di Inghilterra e Irlanda partecipanti al Capitolo Custodiale 

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