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giovedì 6 agosto 2015

L'inno per il Giubileo della Misericordia

L'inno ufficiale del prossimo Giubileo è scritto a quattro mani: la musica di Paul Inwood e il testo di padre Eugenio Costa, S.I. La registrazione è stata eseguita dalla Pontificia Cappella Musicale Sistina.
Come si vede anche dagli spartiti (scaricabili sotto il video) si tratta di una specie di canto litanico intervallato da un ritornello che invita ad essere "misericordiosi come il Padre". Le parti da cantare insieme sono in latino, molto semplici, mentre le proposte a cui seguono le risposte sono state tradotte nelle diverse lingue.

© 2015 Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (PCPNE)

mercoledì 15 luglio 2015

Le citazioni di S.Bonaventura nell'enciclica sul creato di Papa Francesco

Giovanni Antonio Pordenone, S.Bonaventura - 1530-35 (Londra)
A fronte di 3 citazioni di San Tommaso d'Aquino, l'enciclica di Papa Francesco Laudato si' riporta ben 4 citazioni del Dottore Serafico San Bonaventura da Bagnoregio (+1274). Certo l'ispirazione "sanfrancescana" è fondamentale, ma colui che ci ha trasmesso "teologicamente" interpretata la figura e l'esistenza del Santo d'Assisi è senza dubbio il suo settimo successore alla guida dell'Ordine minoritico: appunto San Bonaventura (di cui oggi festeggiamo la ricorrenza liturgica). Se volete conoscerlo meglio, penso che le tre catechesi che a lui dedicò nel 2010 Papa Benedetto XVI siano un ottimo punto di partenza.

Ora leggiamo i numeri in cui viene citata la teologia del Dottore francescano nella recente enciclica del Papa regnante. Come si vede San Bonaventura è citato all'inizio, nel mezzo e alla fine del testo papale: il teologo - insieme all'agiografo (Tommaso da Celano)- ci trasmette viva e feconda l'esperienza e l'ispirazione del Poverello.

SAN FRANCESCO D'ASSISI
11. La sua [di S.Francesco] testimonianza ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano. Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e «li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione».[19] La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste. Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, «considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella».[Legenda Maior, VIII, 6: FF 1145.] Questa convinzione non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio.

II. LA SAPIENZA DEI RACCONTI BIBLICI
66. I racconti della creazione nel libro della Genesi contengono, nel loro linguaggio simbolico e narrativo, profondi insegnamenti sull’esistenza umana e la sua realtà storica. Questi racconti suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il peccato. L’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate. Questo fatto ha distorto anche la natura del mandato di soggiogare la terra (cfr Gen 1,28) e di coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15). Come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è trasformato in un conflitto (cfr Gen 3,17-19). Per questo è significativo che l’armonia che san Francesco d’Assisi viveva con tutte le creature sia stata interpretata come una guarigione di tale rottura. San Bonaventura disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria.[Cfr Legenda Maior, VIII, 1: FF 1134.] Lungi da quel modello, oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura.

VI. I SEGNI SACRAMENTALI E IL RIPOSO CELEBRATIVO
233. L’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto. Quindi c’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero.[159] L’ideale non è solo passare dall’esteriorità all’interiorità per scoprire l’azione di Dio nell’anima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura: «La contemplazione è tanto più elevata quanto più l’uomo sente in sé l’effetto della grazia divina o quanto più sa riconoscere Dio nelle altre creature».[In II Sent., 23, 2, 3]

VII. LA TRINITÀ E LA RELAZIONE TRA LE CREATURE
239. Per i cristiani, credere in un Dio unico che è comunione trinitaria porta a pensare che tutta la realtà contiene in sé un’impronta propriamente trinitaria. San Bonaventura arrivò ad affermare che l’essere umano, prima del peccato, poteva scoprire come ogni creatura «testimonia che Dio è trino». Il riflesso della Trinità si poteva riconoscere nella natura «quando né quel libro era oscuro per l’uomo, né l’occhio dell’uomo si era intorbidato».[Quaest. disp. de Myst. Trinitatis, 1, 2, concl.] Il santo francescano ci insegna che ogni creatura porta in sé una struttura propriamente trinitaria, così reale che potrebbe essere spontaneamente contemplata se lo sguardo dell’essere umano non fosse limitato, oscuro e fragile. In questo modo ci indica la sfida di provare a leggere la realtà in chiave trinitaria.

sabato 20 giugno 2015

L'Oratorio seicentesco "La morte di S.Antonio di Padova" torna in Basilica 341 anni dopo l'ultima rappresentazione

E' stato eseguito ieri sera, nell'ambito del "Giugno Antoniano" della città di Padova, l’Oratorio "La morte di S.Antonio di Padova" per 5 voci, archi e basso continuo, scritto dal francescano conventuale palermitano Bonaventura Aliotti (1640-1683) su testo poetico di Girolamo Desideri (1629-1692).
Ha eseguito magistralmente il concerto l'Ensemble vocale e strumentale di musica antica del Conservatorio «Arrigo Pedrollo» di Vicenza, diretto da Fabio Missaggia. L'esecuzione è stata permessa dalla munificenza dell'Arciconfraternita di Sant'Antonio di Padova che ha sponsorizzato l'evento.
In attesa di ascoltare una migliore registrazione (professionale), vi propongo un video un po' rapidamente arrangiato, con il brano finale dell'opera, un madrigale eseguito dai coristi insieme:


Quest'opera di musica religiosa è incentrata sugli ultimi momenti che precedono la morte del Santo, animati in forma drammatica e dialogata tra arie e recitativi, secondo le regole dell’Oratorio barocco.

La scena si svolge nell’imminenza del transito di Sant’Antonio dalla terra al cielo. Comincia con un dialogo tra Gesù e Maria a proposito dell’ormai prossima dipartita di Antonio. Gesù invia un Angelo al Santo per annunciargli che il corso della sua vita è giunto al termine, ma non si spaventi: per lui si apre un’alba eterna.
Il messaggero celeste parte e il coro incita ogni anima devota a non rattristarsi: perché “sol col morire vita immortal s’acquista”.

Entra in scena Antonio, sofferente: sente la morte vicina, ma si presenta a lui come una liberazione dai dolori, ed è desideroso di volare a Dio che ha tanto amato.
Antonio dialoga con l’Angelo inviato a preannunciargli il Paradiso; il loro discorrere è però interrotto dal Demonio, furente, arrabbiato perché: “Antonio il mio nemico del Ciel è troppo amico”. Per tutta la vita Antonio l’ha sconfitto, ma il diavolo, in un ultimo assalto, cerca di farlo cadere per impadronirsi della sua anima.

Antonio in un’aria accompagnata dal suono delle viole chiede la misericordia e il perdono di Cristo e della Vergine. E la Madonna accorre a confortare il Santo. Proprio l’umile preghiera, che non si vanta dei successi terreni, ma ricorda solo i peccati sconfigge il demonio: Antonio mette a tacere il bugiardo ingannatore, ricacciato infine dall’Angelo all’inferno da cui era uscito per tentare il Santo.
Mentre l’anima di Antonio è accolta in cielo da Gesù e Maria, l’Angelo rivolto agli ascoltatori chiede: e voi che fate? Volete imitare Antonio e la sua vita? Risponde il coro concludendo: “sì la fede vuole così” per acquistare la Palma della vittoria, qua giù sulla terra ogni persona deve assomigliare un po’, rispecchiarsi, in Antonio.

Quella del 19  giugno è stata la prima esecuzione da 341 anni di quest’Oratorio, eseguito in Basilica nel 1674, quando il suo compositore era maestro organista. Il manoscritto è stato ritrovato nella biblioteca napoletana dei Gerolamini e pubblicato nel 2013 dal Centro Studi Antoniani nella trascrizione curata da Nicoletta Billio D’Arpa.

venerdì 12 giugno 2015

Sant'Antonio chi sei? Ottimo e breve documentario sulla figura del Santo di Padova


La festa del Santo a noi carissimo, Antonio di Padova, ci spinge a divulgarne la vita e l'esperienza. Se avete 20 minuti, non perdetevi questo breve documentario, fatto piuttosto bene, sia sotto il profilo storico che per conoscere meglio la spiritualità e il messaggio del "Santo che il mondo ama":

domenica 7 giugno 2015

Capolavori francescani in mostra a Firenze fino ad ottobre. Un delitto non andarci!


Riguardo alla mostra L’arte di Francesco: capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, allestita presso la Galleria dell’Accademia a Firenze, il canale tematico Sky Art ha tramesso un documentario che potete vedere qui sotto anche in HD. Le immagini delle opere d'arte dei primi secoli dopo il Poverello d'Assisi sono spettacolari, e il video è una potentissima esca per la mostra (che dev'essere davvero imperdibile!!). La mostra è aperta fino all'11 ottobre.

Organizzata dalla Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi, il corno ritenuto tradizionalmente quello donato al Santo dal Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta (Egitto) in occasione del loro incontro e conservato in Assisi nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco.


Ora godetevi lo spettacolo a schermo intero!

giovedì 4 giugno 2015

La Processione del Corpus Christi a Toledo


Non c'è un'altra processione del Corpus Domini (o Corpus Christi come dicono all'estero) come quella di Toledo (Spagna) in tutto il mondo. Roma compresa. Il Santissimo Sacramento, intronizzato nella spettacolare custodia gotica voluta dal Card. Cisneros, cesellata da Enrique de Arfe e conservata nella Catedral Primada (18 kg d'oro, più argento e altri metalli e pietre preziose), passa per le vie e i vicoli della città primaziale del regno spagnolo, in un tripudio di fede, di tradizione di devozione popolare, scortato dal clero, dalle confraternite, dal popolo e dalle autorità. Una processione che diventa segno di comunione e di unità, cristiana e di unione sociale, anche con significati civili. 
Ecco il video di questa mattina, 4 giugno 2015:
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