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venerdì 27 marzo 2015

Il significato della croce nel mistero della liturgia in un cortometraggio

Per preparare ragazzi, giovani e meno giovani alla celebrazione della Passione del Signore e alla Settimana Santa, vi consiglio questo video, un filmato che ha vinto il premio di miglior cortometraggio religioso del 2012. Potremmo descriverlo come una parabola: dalla noia alla partecipazione attiva nella liturgia.
L'esperienza liturgica e l'ascolto "partecipativo" della Parola di Dio ti rendono davvero contemporaneo alla vicenda della morte e risurrezione del Signore, e quando ricevi la comunione Cristo compie di nuovo in te l'opera della salvezza realizzata una volta per sempre sulla croce. Il linguaggio cinematografico comunica questo in maniera immediata ed emotivamente convincente. Si può "predicare" anche così: e questo coinvolgente sermone dura solo 5 minuti!
Ecco dunque il film "Domenica delle Palme", in inglese sottotitolato in Italiano. Da non perdere e da far conoscere:


Sito ufficiale del film

Traduzione: Francesca Di Russo
Sottotitoli di: Giuseppe Boncoraglio

martedì 24 marzo 2015

Caro Sinodo.... 500 preti di Inghilterra e Galles sul matrimonio "mantenere unità di prassi e dottrina"

Contro chi vuole separare dottrina e prassi dell'indissolubilità
Il settimanale inglese Catholic Herald lancia una notizia che non ho visto riportata da nessuno in Italia. Eppure dire che il 10% dei preti di una Conferenza Episcopale Nazionale ha messo il proprio nome in pubblico sottoscrivendo un appello a mantenere l'attuale insegnamento sull'indissolubilità matrimoniale (dottrina e prassi insieme), fondato sulla Parola di Dio e sul magistero della Chiesa, non è cosa da poco. Ricordo infatti che i sacerdoti Cattolici in Inghilterra e Galles sono poco più di 5 mila. Ma non è strano che proprio loro prendano l'iniziativa: è a causa di un divorzio (quello di Enrico VIII che voleva risposarsi) che la Chiesa inglese ha perso la sua unità con Roma nel 1534 e ha visto poi tante persecuzioni e martiri del calibro di San John Fisher e Tommaso Moro, oltre che innumerevoli preti e laici rimasti fedeli fino alla morte. Ecco una sommaria traduzione di quanto trovate qui

Quasi 500 sacerdoti in Inghilterra e Galles esortano il prossimo Sinodo di ottobre a mantenersi saldo sulle posizioni tradizionali a proposito della Comunione per i divorziati risposati.
Per questi preti la dottrina e la prassi devono "restare saldamente e inseparabilmente in armonia".

Hanno firmato tutti insieme una lettera invitando i partecipanti al Sinodo famiglia di quest'anno a dare un "annuncio chiaro e fermo"di sostegno a ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio. Nella lettera, pubblicata sul Catholic Herald di questa settimana, i preti scrivono: "Come sacerdoti cattolici vogliamo riaffermare la nostra fedeltà incrollabile all'insegnamento tradizionale riguardo il matrimonio e il vero significato della sessualità umana, fondata sulla Parola di Dio e insegnata dal Magistero della Chiesa per due millenni". Già il Sinodo straordinario dello scorso anno ha provocato un acceso dibattito sulla questione se ai cattolici divorziati e risposati dovrebbe esser consentito ricevere la Santa Comunione - una proposta presentata dall'ultraottantenne cardinale tedesco Walter Kasper.

In quello che pare essere un passo senza precedenti, 461 sacerdoti d'Inghilterra e Galles si sono uniti insieme per sollecitare i partecipanti sinodali a respingere la proposta. Scrivono: "Noi affermiamo l'importanza di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei sacramenti, e che dottrina e la prassi rimangono saldamente e inseparabilmente in armonia".

Un firmatario, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha affermato "C'è stata non poca pressione a non firmare la lettera; in effetti un certo grado di intimidazione da parte di alcuni uomini di Chiesa di alto livello".
Un altro, che ha chiesto anch'egli di non essere nominato, ha detto che la questione della comunione ai risposati è "una questione di interesse pastorale e fedeltà al Vangelo". Ha detto: "Misericordia richiede sia amore che verità. C'è molto in gioco. Non tutti i preti si sentono a proprio agio nell'esprimersi in una lettera aperta, ma sarei molto preoccupato se ci fossero sacerdoti in disaccordo con i sentimenti che questa lettera contiene".
"La lettera invita alla fedeltà alla dottrina cattolica, e richiede che la prassi pastorale rimanga 'inseparabilmente in sintonia' con ciò che è creduto.
I sacerdoti affermano che vogliono rimanere nell'impegno ad aiutare "quelli che lottano per seguire il Vangelo in una società sempre più secolarizzata", ma fanno capire che le coppie e le famiglie che sono rimaste fedeli non vengono adeguatamente supportate o incoraggiate.
Firmatari notevoli della lettera includono teologi come  p. Aidan Nichols e don John Saward, e il fisico di Oxford p. Andrew Pinsent. Hanno inoltre firmato la lettera p. Robert Billing, portavoce della diocesi di Lancaster, P. Tim Finigan, blogger e pubblicista per il Catholic Herald, e don Julian Large, prevosto del London Oratory.
I sacerdoti concludono la missiva invitando tutti i partecipanti al prossimo Sinodo "a fare un annuncio chiaro e fermo dell'insegnamento morale non mutevole della Chiesa, in modo che la confusione possa essere allontanata e la fede confermata."
Parlando di recente in occasione della presentazione del suo nuovo libro: Papa Francesco. La rivoluzione della tenerezza e dell'amore, il Cardinal Kasper ha detto che i cattolici dovrebbero far conoscere ai vescovi le loro speranze e le preoccupazioni per il Sinodo. Ma è ancor più importante che preghino affinché lo Spirito Santo guidi le decisioni dei vescovi. Il cardinale ha detto: "Tutti dovremmo pregare perché c’è una battaglia in corso. Si spera che il Sinodo sarà in grado di trovare una risposta comune, con una larga maggioranza, che non sia una rottura con la tradizione, ma una dottrina che sia uno sviluppo della tradizione".

IL TESTO della Lettera dei 500 preti (vedi l'originale e tutte le firme qui)
Dopo il Sinodo straordinario dei Vescovi a Roma nell'ottobre 2014 è sorta parecchia confusione relativamente all'insegnamento morale cattolico. In questa situazione vogliamo, come sacerdoti cattolici, riaffermare la nostra fedeltà incrollabile alle dottrine tradizionali concernenti il matrimonio e il vero significato della sessualità umana, fondate sulla Parola di Dio e insegnate dal Magistero della Chiesa per due millenni. Ci impegniamo nuovamente nel compito di presentare questo insegnamento in tutta la sua pienezza, e nello stesso tempo a raggiungere con la misericordia del Signore coloro che lottano per rispondere alle esigenze e alle sfide del Vangelo in una società sempre più secolarizzata. Inoltre affermiamo l'importanza di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei sacramenti e che l'insegnamento dottrinale e la prassi pastorale rimangano saldamente e inseparabilmente in armonia. Esortiamo tutti coloro che parteciperanno al secondo Sinodo di ottobre 2015 a proclamare con chiarezza e fermezza l'insegnamento morale non mutevole della Chiesa, in modo che la confusione possa essere allontanata e la fede confermata.
Seguono le firme dei sacerdoti

Fonte; leggi anche questo approfondimento su Voice of the Family

Qui il comunicato stampa in inglese che presenta la lettera

Chi volesse riprendere la lettera o far giungere il suo sostegno ad essa è invitato dal comitato organizzatore inglese a scrivere segnalando la cosa a:

S.Em. Lorenzo Cardinal Baldisseri
Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi
Palazzo del Bramante
Via della Conciliazione, 34
00193 Roma

S. Em. Gerhard Ludwig Cardinal Müller
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
Piazza del S. Uffizio, 11
00193 Roma
email: cdf@cfaith.va


domenica 22 marzo 2015

Un bel servizio di Radio2 sulla vita di un giovane frate: vita religiosa a 30 anni

E' andato in onda questo pomeriggio su Radio2, l'ho ascoltato per caso e mi è piaciuto davvero tanto. E' una puntata del programma "Una Vita" che oggi seguiva il trentenne Massimiliano, frate cappuccino di voti semplici, che racconta la sua scelta, la sua esperienza e la sua esistenza quotidiana. Ascoltate i commenti dell'autore che viene da un mondo e da una vita completamente diversa e lontana da quella di Massimiliano: è interessante come la vita religiosa affascini chi ne è così lontanto... e a volte non è abbastanza messa a fuoco o approfondita da chi, buon cristiano, ne riceve ogni giorno il servizio e la testimonianza...


mercoledì 25 febbraio 2015

Decalogo per il prete e il suo telefonino


Onde evitare scene ambigue come quella rappresentata nella foto, che fa ridere - una volta che si capisce la situazione-, ma altrimenti fa proprio piangere, meglio attenenersi, cari fratelli sacerdoti, a qualche buon comandamento (più di galateo e buona creanza sacerdotale che d'imperativo morale):

1) Spegni il telefonino quando vai a celebrare la S.Messa: non ti serve per parlare con Dio e a quelli che hai in chiesa basta il microfono dell'altare.

2) Se poi - capita - ti dimentichi il telefonino acceso in tasca e stai dicendo la Messa, non presumere "tanto non mi chiama nessuno": il demonio è terribile e tenterà qualche pia persona a telefonarti. Meglio spegnere con elegante noncuranza.... prima che suoni. E soprattutto MAI rispondere se suona (capita anche quello!).

3) Spegni il telefonino quando parli con le persone: è sempre mancanza di attenzione nei loro confronti mettersi a parlare o guardare il telefono mentre ti raccontano le loro tragedie.... o i loro peccati!

4) Già che ci sei: lascia normalmente la VIBRAZIONE o meglio ancora il SILENZIATORE (ce l'ha ogni telefonino, anche quelli vecchi....). Perderai qualche chiamata, ma la tua preghiera se ne avvantaggerà e avrai meno distrazioni nel tuo ministero.

5) Non usare lo Smartphone per dire l'Ufficio divino, almeno quando sei in Chiesa o lo reciti in comune. Le app della Liturgia delle Ore sono una grande comodità in caso di viaggio o di dimenticanza dei grossi volumi liturgici. Ma vedere un prete che guarda per un quarto d'ora il telefonico con grande attenzione davanti al tabernacolo può far pensare male più d'uno.... E comunque l'effetto dello schermo è distraente e non fa pregare come la buona vecchia carta.

6) Non pensare nemmeno - perché ti leggo nel pensiero! - di usare il tablet o il telefono al posto del Messale, sull'altare, neanche in caso di assoluta necessità. E' un abominio troppo grosso anche per pensarlo e peggio per farlo (ci sono arrivati perfino i vescovi australiani, che non sono proprio chiusi....).

7)  Limitati con 'sto Whattsapp: non hai 15 anni, non puoi perdere metà della tua giornata a chattare o ricevere milioni di messaggini - anche se gratis - da tutti gli adolescenti della parrocchia. No, non fa per te.

8) Non usare la fotocamera mentre stai celebrando e nemmeno se stai concelebrando la Messa. A volte alcuni sacerdoti pensano che ai concelebranti sia consentito, in caso di solennità e partecipazione a qualche festa particolare, lo scatto più o meno furtivo di foto ricordo o selfie, nonostante l'ingombro dei paramenti (vedi foto sopra...). Risposta: "Ma nemmeno a San Pietro in Vaticano quanto esce il Papa!".

9) Non usare né lasciare che altri usino il registratore in confessione, nemmeno per prendere appunti vocali dei tuoi meravigliosi consigli di Padre spirituale: non è permesso né ai fedeli né al ministro. C'è un'apposita scomunica latae sententiae, mica bazzecole (leggi qua)

10) Chiediti: "come mai non riesco più a fare a meno del telefonino?". Eppure pochi anni fa non sapevi nemmeno cosa fosse, né tantomeno di averne così bisogno. Dopo tutto, per consultare internet bastano ancora i vecchi e cari PC ;-)!

Se avete qualche comandamento da aggiungere, segnalatelo nei commenti.....

sabato 21 febbraio 2015

I consigli del Direttorio per le omelie: un esempio per la Prima Domenica di Quaresima

Vi posto un "assaggio" (adatto a questa I domenica di Quaresima) del contenuto del recente "Direttorio Omiletico". Nella parte tematica approfondisce la teologica delle domeniche dei tempi forti secondo quanto troviamo nel Lezionario (con utili accostamenti del Messale). Una liturgia della Parola non può prescindere dalla "lettura spirituale" della Bibbia, che deve tener conto delle prefigurazioni, dei simboli nascosti nell'Antico Testamento e svelati nel Nuovo dalla presenza di Gesù. Il Direttorio, davvero fatto con perizia sotto questo aspetto, aiuta sinteticamente il predicatore a mettersi sulla giusta strada per quanto riguarda i contenuti biblici, dottrinali, morali e spirituali delle diverse domeniche e celebrazioni festive. Come comunicare praticamente il messaggio, però, rimane compito dell'omileta: a seconda dell'uditorio (i bambini di prima comunione non sono le monache di clausura!), delle località, della cultura....


Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti


DIRETTORIO OMILETICO

II. LE DOMENICHE DI QUARESIMA

57. Se il Triduo Pasquale e i successivi Cinquanta Giorni sono il centro radioso dell’anno liturgico, la Quaresima è il tempo che prepara le menti ed i cuori del popolo cristiano alla degna celebrazione di questi giorni. È anche il tempo dell’ultima preparazione dei cPraenotanda registrano, per le prime due Domeniche di Quaresima, l’uso tradizionale dei racconti evangelici della Tentazione e della Trasfigurazione, parlandone in relazione con le altre letture: “Le letture dell'Antico Testamento si riferiscono alla storia della salvezza, uno dei temi specifici della catechesi quaresimale. Si ha così, per ogni anno, una serie di testi, nei quali sono presentate le fasi salienti della storia stessa, dall'inizio fino alla promessa della Nuova Alleanza. Le letture dell'Apostolo sono scelte con il criterio di farle concordare tematicamente con quelle del Vangelo e dell'Antico Testamento e presentarle tutte nel più stretto rapporto possibile fra di loro” (OLM 97)
atecumeni che saranno battezzati nella Veglia Pasquale. Il loro cammino ha bisogno di essere accompagnato dalla fede, dalla preghiera e dalla testimonianza di tutta la comunità ecclesiale. Le letture bibliche del Tempo di Quaresima trovano il loro senso più profondo in relazione al mistero pasquale a cui ci dispongono. Offrono pertanto evidenti occasioni per mettere in pratica un principio fondamentale presentato in questo Direttorio: ricondurre le letture della Messa al loro centro che è il Mistero Pasquale di Gesù, nel quale entriamo in modo più profondo mediante la celebrazione dei sacramenti pasquali. I


A. Il Vangelo della I Domenica di Quaresima

58. Non è difficile per i fedeli collegare i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto con i giorni della Quaresima. Conviene che l’omileta espliciti questa connessione, affinché il popolo cristiano comprenda come ogni anno la Quaresima renda i fedeli mistericamente partecipi di questi quaranta giorni di Gesù e di ciò che egli patì e ottenne, mediante il digiuno e l’essere tentato. Mentre è consuetudine per i Cattolici impegnarsi in varie pratiche penitenziali e di devozione durante questo tempo, è importante sottolineare la realtà profondamente sacramentale dell’intera Quaresima.
Nell’orazione colletta della I Domenica di Quaresima ricorre infatti questa significativa espressione: “...per annua quadragesimalis exercitia sacramenti”. Cristo stesso è presente e operante nella Chiesa in questo tempo santo, ed è la sua opera purificatrice nelle membra del suo Corpo a dare valore salvifico alle nostre pratiche penitenziali. Il prefazio assegnato a questa Domenica afferma meravigliosamente tale idea dicendo: “Egli consacrò l'istituzione del tempo penitenziale con il digiuno di quaranta giorni…”. Il linguaggio del prefazio fa da ponte tra la Scrittura e l’Eucarestia.

59. I quaranta giorni di Gesù evocano i quarant’anni di peregrinazione di Israele nel deserto; l’intera storia di Israele si concentra in lui. Perciò appare come una scena in cui si concentra uno dei maggiori temi di questo Direttorio: la storia di Israele, che corrisponde alla storia della nostra vita, trova il suo senso definitivo nella Passione sofferta da Gesù. La Passione comincia, in un certo senso, già nel deserto, all’inizio, metaforicamente parlando, della vita pubblica di Gesù. Sin dal principio, pertanto, Gesù va incontro alla Passione e da ciò trae significato tutto ciò che segue.

60. Un paragrafo del Catechismo della Chiesa Cattolica può rivelarsi utile nella preparazione delle omelie, in particolare nell’affrontare temi
dottrinali radicati nel testo biblico. A proposito delle tentazioni di Gesù, il Catechismo asserisce:
Gli evangelisti rilevano il senso salvifico di questo misterioso avvenimento. Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione. Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto, Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha legato l'uomo forte per riprendergli il suo bottino. La vittoria di Gesù sul tentatore nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del suo amore filiale per il Padre (CCC 539).
61. Le tentazioni cui Gesù è sottoposto rappresentano la lotta contro una comprensione distorta del sua missione messianica. Il diavolo lo spinge a mostrarsi un Messia che dispiega i propri poteri divini: “Se tu sei Figlio di Dio…” esordisce il tentatore. Il che profetizza la lotta decisiva che Gesù dovrà affrontare sulla croce, quando udrà le parole di derisione: “Salva te stesso scendendo dalla croce!”. Gesù non cede alle tentazioni di Satana, né scende dalla croce. E’ esattamente in questo modo che Gesù dà prova di entrare davvero nel deserto dell’esistenza umana e non usa il suo potere divino a proprio vantaggio. Egli accompagna veramente il nostro pellegrinaggio terreno e rivela il reale potere di Dio, quello di amarci “fino alla fine” (Gv 13,1).

62. L’omileta dovrebbe sottolineare che Gesù è soggetto alla tentazione e alla morte per solidarietà con noi. Ma la Buona Notizia che l’omileta annuncia non è soltanto la solidarietà di Gesù con noi nella sofferenza; annuncia anche la vittoria di Gesù sulla tentazione e sulla morte, vittoria che condivide con tutti coloro che credono in lui. La garanzia decisiva che tale vittoria è condivisa da tutti i credenti sarà la celebrazione dei sacramenti pasquali nella Veglia Pasquale, verso cui la prima domenica di Quaresima è già orientata. L’omileta si muove verso la medesima direzione.

63. Gesù ha resistito alla tentazione del demonio che lo induceva a trasformare le pietre in pane, ma, alla fine e in un modo che la mente umana non avrebbe mai potuto immaginare, con la sua risurrezione egli trasforma la “pietra” della morte in “pane” per noi. Attraverso la morte diventa il pane dell’Eucaristia. L’omileta dovrebbe ricordare all’assemblea che si ciba di questo pane celeste, che la vittoria di Gesù sulla tentazione e sulla morte, condivisa tramite il sacramento, trasforma i loro “cuori di pietra in cuori di carne”, come promesso dal Signore mediante il profeta, cuori che si sforzano di rendere tangibile nella loro vita quotidiana l’amore misericordioso di Dio. Allora la fede cristiana può divenire lievito in un mondo affamato di Dio e le pietre vengono davvero trasformate in cibo che riempie il vivo desiderio del cuore umano

venerdì 20 febbraio 2015

Per l'omelia buona non bastano contenuti buoni. Ciò di cui il direttorio non tratta...

Il prof. Adriano Zanacchi ha pubblicato un libro dal titolo "Salviamo l'omelia", frutto della sua competenza come comunicatore e docente di comunicazione (è emerito della Facoltà di Comunicazioni della Pontificia Università Salesiana di Roma), per aiutare i sacerdoti a migliorare le proprie competenze come omileti e i fedeli laici a prepararsi all'omelia della Messa (che cosa aspettarsi). Radio Vaticana ha registrato un breve colloquio con l'autore, che potete riascoltare in questa pagina, visto che l'omelia è in questi giorni di grande attualità.
Il Direttorio omiletico, da pochi giorni diffuso dal Vaticano, si occupa, come si può vedere anche da uno sguardo al sommario, solo dei contenuti teologici dell'omelia e di come le parole del ministro devono interagire con la Parola di Dio. Ma, nota il prof. Zanacchi, c'è tutto il campo della costruzione del discorso, della tecnica per porgerlo e per recapitare il messaggio al destinatario che è da approfondire e da non dare per scontato. Non basta avere un grande messaggio importante per essere sicuri che, automaticamente, il proprio discorrere su di esso sarà interessante e accolto bene.


Ecco la descrizione del libro di Adriano Zanacchi - che trovate qui da ordinare -

Il volume raccoglie l'eco delle lamentazioni che da tempo si riversano sull'omelia, comprese quelle ai più alti livelli, ma intende collocarsi su un piano pratico e realistico. L'autore è un semplice fedele che ha ascoltato migliaia di prediche in grandi cattedrali, in chiese cittadine, in piccole pievi di campagna e ha messo a frutto la sua esperienza di «ascoltatore» e di studioso dei problemi della comunicazione. La riflessione si suddivide in tre parti. La prima individua le «piaghe» della predicazione e cerca di comprenderne le cause; la seconda è dedicata ai testi ufficiali della Chiesa e si propone di delineare l'identità dell'omelia e la sua funzione; la terza, infine, si interroga sulla possibilità di predicare meglio, richiamandosi ai suggerimenti del public speaking e, più in generale, agli studi sulla comunicazione. Vengono posti in evidenza i pericoli dell'improvvisazione e della mancata costruzione del discorso, si denuncia una diffusa presunzione comunicativa e si individuano gli elementi indispensabili per la formulazione di una proposta omiletica concreta che aiuti la riflessione sul valore della liturgia.
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