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martedì 22 luglio 2014

Divorzio e nuove nozze: i domenicani mettono in ginocchio una certa "teologia in ginocchio"


Con un articolo di una ventina di pagina otto docenti di Facoltà Pontificie americani, di cui sette appartenenti all'Ordine di San Domenico, spiegano con chiarezza e concisione perché i prossimi Sinodi dei Vescovi non possono cambiare (e non cambieranno) l'attuale prassi nell'ammissione dei divorziati risposati alla comunione sacramentale nella Chiesa Cattolica. Il titolo è "Recenti proposte per la Pastorale dei divorziati risposati: Una valutazione teologica", ed è chiaro a quali "recenti proposte" si indirizzino le critiche ,pacate ma incisive, dei confratelli di san Tommaso d'Aquino.
Il lavoro a più mani si presenta come una "voce" di enciclopedia teologica, in cui viene esposto il problema del divorzio - nuove nozze - ammissione dei divorziati risposati alla comunione in maniera pressoché completa e da vari punti di vista: dottrinale, morale, canonico, insistendo soprattutto sui punti certi e acquisiti (si direbbe di "unanime consenso"), ribaditi dal Concilio Vaticano II (che non può essere il concilio "più attuale" solo quanto fa comodo....) e dai papi più recenti.
Tra i meriti di questo articolo c'è, in particolare, quello di mettere sotto la lente d'ingrandimento l'errore di chi vorrebbe far passare come cambio di prassi "meramente pastorale" ciò che invece è collegato visceralmente alla dottrina sempre tenuta e difesa dalla Chiesa Cattolica (l'indissolubilità del matrimonio sacramentale). Inoltre viene anche evidenziata la sfiducia serpeggiante in certe soluzioni semplicistiche riguardo la possibilità della grazia della castità (anche all'interno del matrimonio), sfiducia che si evince come substrato di cui si nutrono le proposte pastorali volte all'ammissibilità delle nuove nozze persistendo un precedente legame sacramentale (e anche - parallelamente - i continui attacchi al celibato dei chierici latini).

Il testo, di prossima pubblicazione nella rivista Nova & Vetera, è stato diffuso contemporaneamente in 5 lingue: inglese, tedesco, francese, spagnolo e italiano, giusto per assicurarsi che tutti possano capire direttamente nel proprio idioma e non ci siano errori in eventuali traduzioni.
Il tono, come potrete notare mentre lo leggete, non è affatto aggressivo, polemico o apologetico. E' piuttosto pedagogico, tendente a mostrare in sintesi i dati biblici, patristici, teologici e canonistici che non possono né debbono essere trascurati, e invece sono troppo spesso sottaciuti o selezionati da chi cerca in ogni modo di trovare soluzioni alternative a questioni già risolte.
In effetti oggi non c'è tanto bisogno di trovare "nuove soluzioni" per il buon andamento di matrimonio e famiglia, quanto piuttosto di far accogliere ai credenti "stanchi e sfiduciati" le soluzioni che la Chiesa ha già sperimentato, e che risalgono fin al suo Fondatore. L'ortoprassi, come si diceva prima, non può essere messa in opposizione all'ortodossia: la prima nasce da quest'ultima, anche in campo matrimoniale ciò che si crede e ciò che si vive non possono essere mutamente separati.

venerdì 11 luglio 2014

In onore di san Benedetto: un nuovo sito per diffondere la conoscenza del Gregoriano


Ho scoperto da poco, grazie alla recensione di fr. Finigan, il sito gregorian-chant-hymns.com dedicato alla diffusione della conoscenza del canto liturgico proprio della Chiesa Romana.
Diverse abbazie benedettine inglesi, scozzesi (con il contributo delle fonti di Solesmes), altre Scholae cantorum e esperti di Gregoriano, si sono associati tra loro per offrire un materiale di prima qualità: registrazioni e trascrizioni (con traduzioni in inglese) del repertorio di inni e di altri canti più popolari del panorama gregoriano.

Il sito è fatto bene, ricco di contenuti (audio e spartiti, oltre a ottimi libretti scaricabili) e indica altre fonti per proseguire la ricerca e l'apprendimento. Inoltre è completamente gratis (non c'è copyright sulla musica gregoriana, e monaci e altri religiosi lavorano veramente "per amor di Dio"!).
Unico neo, per gli italiani, è che il sito si esprime in inglese. Ma i testi degli inni e dei canti sono fortunatamente in latino.... quindi vanno bene a tutti.

La maggior parte delle registrazioni è femminile, opera delle monache dell'abbazia di st Cecilia nell'isola di Wight e della Schola di Santa Scolastica di Londra.

domenica 29 giugno 2014

Oggi Pietro va in croce e a Paolo è tagliata la testa: la chiesa commemora le sue colonne

Santi Pietro e Paolo di Giovanni Belvet (1622-1652)
Hodie Simon Petrus ascendit crucis patibulum, alleluia:
hodie clavicularius regni gaudens migravit ad Christum:
hodie Paulus Apostolus, lumen orbis terrae inclinato capite pro Christi nomine
martyrio coronatus est, alleluia.

Oggi Simon Pietro sale sul patibolo della croce, alleluia
oggi il clavigero del Regno con gioia se ne andò verso Cristo.
oggi Paolo l'Apostolo, luce del mondo, chinando il capo per il nome di Cristo
è coronato con il martirio, alleluia

Con questa antifona al Magnificat la Chiesa commemora i due apostoli che oggi festeggia insieme, accomunati dalla testimonianza più alta del martirio per non deviare da Cristo e dal suo messaggio. Dia il Signore al successore di Pietro e ai successori degli apostoli lo stesso coraggio di andare in croce o di perdere anche la testa, tagliata dal mondo, pur di continuare a testimoniare Gesù Figlio di Dio, unico salvatore, senza il quale non nessuno può essere salvato:

Ascoltiamo questa antifona con lo spettacolare intreccio polifonico di William Byrd (1540-1623), che rimase sempre cattolico pur nella difficile Inghilterra protestante di Elisabetta I. La figlia di Enrico VII e Anna Bolena ne apprezzava talmente la musica (come la sua sorellastra, la defunta regina cattolica Maria Tudor) da permettere a Byrd perfino di pubblicare le sue composizioni per la liturgia della Messa, nonostante la liturgia cattolica fosse ufficialmente vietata, i preti perseguitati e giustiziati, come pure i cattolici che non si piegavano alla supremazia ecclesiale della corona inglese. Davvero a volte la musica fa miracoli e ti mantiene nella fede di Pietro!

sabato 28 giugno 2014

Papa Francesco riflette sul ministero del Vescovo di Roma alla luce di San Pietro


In questa vigilia della Festa degli Apostoli di Roma, che quest'anno è particolarmente solenne a motivo della coincidenza con la domenica (sulla quale - liturgicamente - prevale), riascoltiamo una parte dell'omelia di Papa Francesco sul ministero di "confermare nella fede i fratelli" proprio del successore di Pietro: confermare nella fede, confermare nell'amore, confermare nell'unità, evitando la mentalità mondana, la logica del potere umano o delle umane convenienze: la fede in Cristo deve essere luce, senza risparmio, superando ogni conflitto tra i cristiani, "uniti nelle differenze".




Tre pensieri sul ministero petrino, guidati dal verbo “confermare”. In che cosa è chiamato a confermare il Vescovo di Roma?

1. Anzitutto, confermare nella fede. Il Vangelo parla della confessione di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), una confessione che non nasce da lui, ma dal Padre celeste. Ed è per questa confessione che Gesù dice: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (v. 18). Il ruolo, il servizio ecclesiale di Pietro ha il suo fondamento nella confessione di fede in Gesù, il Figlio del Dio vivente, resa possibile da una grazia donata dall’alto. Nella seconda parte del Vangelo di oggi vediamo il pericolo di pensare in modo mondano. Quando Gesù parla della sua morte e risurrezione, della strada di Dio che non corrisponde alla strada umana del potere, in Pietro riemergono la carne e il sangue: «si mise a rimproverare il Signore: …questo non ti accadrà mai» (16,22). E Gesù ha una parola dura: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo» (v. 23). Quando lasciamo prevalere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la logica del potere umano e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra d’inciampo. La fede in Cristo è la luce della nostra vita di cristiani e di ministri nella Chiesa!

2. Confermare nell’amore. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato le commoventi parole di san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2 Tm 4,7). Di quale battaglia si tratta? Non quella delle armi umane, che purtroppo insanguina ancora il mondo; ma è la battaglia del martirio. San Paolo ha un’unica arma: il messaggio di Cristo e il dono di tutta la sua vita per Cristo e per gli altri. Ed è proprio l’esporsi in prima persona, il lasciarsi consumare per il Vangelo, il farsi tutto a tutti, senza risparmiarsi, che lo ha reso credibile e ha edificato la Chiesa. Il Vescovo di Roma è chiamato a vivere e confermare in questo amore verso Cristo e verso tutti senza distinzioni, limiti e barriere. E non solo il Vescovo di Roma: tutti voi, nuovi arcivescovi e vescovi, avete lo stesso compito: lasciarsi consumare per il Vangelo, farsi tutto a tutti. Il compito di non risparmiare, uscire di sé al servizio del santo popolo fedele di Dio.

3. Confermare nell’unità. Qui mi soffermo sul gesto che abbiamo compiuto. Il Pallio è simbolo di comunione con il Successore di Pietro, «principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione» (Conc. Ecum Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa  Lumen gentium, 18). E la vostra presenza oggi, cari Confratelli, è il segno che la comunione della Chiesa non significa uniformità. Il Vaticano II, riferendosi alla struttura gerarchica della Chiesa afferma che il Signore «costituì gli Apostoli a modo di collegio o gruppo stabile, a capo del quale mise Pietro, scelto di mezzo a loro» (ibid., 19). Confermare nell’unità: il Sinodo dei Vescovi, in armonia con il primato. Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato. E continua, il Concilio: «questo Collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e universalità del Popolo di Dio» (ibid., 22). Nella Chiesa la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità, come un grande mosaico in cui tutte le tessere concorrono a formare l’unico grande disegno di Dio. E questo deve spingere a superare sempre ogni conflitto che ferisce il corpo della Chiesa. Uniti nelle differenzenon c’è un’altra strada cattolica per unirci. Questo è lo spirito cattolico, lo spirito cristiano: unirsi nelle differenze. Questa è la strada di Gesù! Il Pallio, se è segno della comunione con il Vescovo di Roma, con la Chiesa universale, con il Sinodo dei Vescovi, è anche un impegno per ciascuno di voi ad essere strumenti di comunione.

Confessare il Signore lasciandosi istruire da Dio; consumarsi per amore di Cristo e del suo Vangelo; essere servitori dell’unità. Queste, cari Confratelli nell’episcopato, le consegne che i Santi Apostoli Pietro e Paolo affidano a ciascuno di noi, perché siano vissute da ogni cristiano. Ci guidi e ci accompagni sempre con la sua intercessione la santa Madre di Dio: Regina degli Apostoli, prega per noi! Amen.


sabato 21 giugno 2014

Canti per il Corpus Domini dal rituale italiano per il culto eucaristico

Tra i canti suggeriti dal libro liturgico che regola Il Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico, tra cui l'Adorazione e le Processioni teoforiche (cioè che portano Dio stesso sotto le specie del pane), si può trovare una rielaborazione del Lauda Sion (qui testo e traduzione), un adattamento in forma semplice e con intercalare di acclamazioni che mi pare adatta ad ogni coro e, in particolare, all'occasione festosa del Corpus Domini. Fu composto da Federico Caudana nel 1927 per la cattedrale di Cremona. Vi riporto il testo, lo spartito come si trova nel rituale al num. 235 (qui lo spartito polifonico in PDF), e il video musicale con l'esecuzione del brano del Coro di Bonemerse (CR):




Lauda, Sion, Salvatorem,
lauda ducem et pastorem,
in hymnis et canticis.
Sit laus piena, sit sonora, 
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

R. Christus vincit, 
    Christus regnat,
    Christus imperat!

Ecce panis angelorum,
factus cibus viatorum:
non mittendus cànibus.
Sit laus piena, sit sonora, 
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

Bone pastor, panis vere,
tu nos bona fac videre,
in terra vivéntium.
Sit laus piena, sit sonora
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

Corpus Domini: il miracolo eucaristico di Lanciano

Per preparaci alla festa di domani, la solennità del Corpo e Sangue del Signore, facciamo una visita virtuale al Santuario di Lanciano, dove i confratelli francescani conventuali custodiscono il più antico e impressionante miracolo eucaristico, tuttora visibile e scientificamente inspiegabile: la carne e il sangue di Cristo visibilmente presenti e constatabili guarirono la fede del sacerdote dubbioso dell'VIII sec. e fino ad oggi, dopo 1300 anni, continua a ispirare fede e devozione all'Eucaristia.
TV2000 se n'è occupata qualche mese fa, visitando il Santuario:
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