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giovedì 29 gennaio 2015

Preghiera dello studente a Sant'Antonio di Padova in vista degli esami

A tutti i miei più giovani confratelli, che in questo periodo si affannano sui libri in preparazione agli esami delle Facoltà Teologiche, e a tutti i giovani universitari che, di appello in appello, affrontano le peripezie accademiche, dedico questa preghiera tradizionale: è un'orazione al Santo di Padova, il Dottore Evangelico Sant'Antonio, perché ottenga a chi prega - e non solo a chi studia tanto - il dono della sapienza (e della pace interiore) per superare le difficoltà degli esami:


O amabile Sant'Antonio,
che in premio della tua profonda umiltà
e angelica purezza
hai meritato da Dio il dono della sapienza,
con cui hai approfondito i più reconditi misteri
e li hai svelati alle moltitudini
con la tua meravigliosa predicazione,
volgi uno sguardo benigno su di me
e sopra i miei studi:
fa che io conosca il mio nulla
e mi conservi casto di mente e di corpo
per ottenere dal Signore la benedizione
necessaria per il buon esito dei miei studi e dei miei esami,
a gloria Sua e a bene dell'anima mia.
Amen!

mercoledì 28 gennaio 2015

Festa liturgica del beato Francesco Zirano, frate e martire

Al termine della messa di Beatificazione, alcuni devoti prendono un po' della terra del luogo
del Martirio di padre Zirano, portata a Sassari dall'Arcivescovo di Algeri.
E' l'ultimo beato della famiglia francescana conventuale: il sardo padre Francesco Zirano, che subì un orrendo martirio ad Algeri dove si era recato per riscattare dai saraceni alcuni schiavi, tra cui anche un cugino e confratello. Il giorno liturgico per la commemorazione di questo beato, iscritto appena l'anno scorso nel Martirologio, è il 29 gennaio (il giorno della sua morte coincide con il 25 gennaio, festa della conversione di san Paolo).
L'Ordine minoritico ha chiesto l'approvazione di alcune parti proprie per l'ufficio del B. Francesco Zirano, tra cui come seconda lettura dell'Ufficio la cruda relazione, di un testimone oculare, dell'esecuzione del beato. In calce al post metto anche un documentario, curato dalla Provincia dei Conventuali di Sardegna, in cui si spiega in maniera particolareggiata la vita e il sacrificio del santo confratello:

29 gennaio
BEATO FRANCESCO ZIRANO, SACERDOTE E MARTIRE

Nacque a Sassari nel 1564 da modesta famiglia. Religioso tra i Frati Minori Conventuali della città, divenne sacerdote nel 1586. Il suo zelo di carità verso il prossimo si orientò in vocazione missionaria nel 1599, quando s’impegnò a liberare un cugino e confratello schiavo ad Algeri dal 1590 per salvaguardarlo dal rinnegare la fede. Arrivato in Africa nel luglio 1602 e impossibilitato a operare redenzioni, durante la guerra allora scoppiata tra il regno cabìle di Cuco alleato di Spagna e la reggenza turca di Algeri, fu catturato come spia e condannato a morte. Sollecitato a farsi maomettano per aver salva la vita, rifiutò ripetutamente e con fermezza, preferendo morire scorticato vivo. Morì il 25 gennaio 1603, proclamando la sua fedeltà a Cristo e alla vocazione francescana, e invocando la luce della fede per i carnefici che l’avevano rinnegata.

Dal Comune dei martiri

COLLETTA

O Dio, che hai suscitato nel beato Francesco, sacerdote,
il coraggio di rischiare la vita per liberare il prossimo
restando fedele a Cristo fino al martirio,
per sua intercessione concedi a noi
di testimoniare il Vangelo
con fede viva, carità operosa, speranza certa.
Per il nostro Signore.

Latino:
Deus, 
qui beátum Francíscum, presbýterum, succendísti,
ut pro libertáte próximi daret se perículo
et usque ad martýrium persevérans in Christo manéret,
eius nobis intercessióne concéde
fidem vivam, actuósam caritátem et spem certam,
ad testificándum Evangélium. Per Dominum.

Dal Comune di un martire, con salmodia del giorno dal salterio.

UFFICIO DELLE LETTURE

SECONDA LETTURA
Dalla deposizione sul martirio di Giovanni Andrea da Cagliari. (Antonio Daza, Chronica, pars IV, c. 51, Valladolid 1611, pp. 257-258)

Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito

In Valladolid, 29 di marzo 1606, davanti a me Francesco di Santander, fra Antonio Daza, a nome dell’Ordine del padre san Francesco, presentò come testimone Giovanni Andrea Sardo, originario della Sardegna. Dopo aver prestato giuramento in nome di Dio e al simbolo della croce, su cui mise la mano destra secondo la legge, promise di dire la verità sui fatti di cui era a conoscenza.
Interrogato riguardo all’istanza, il testimone dichiarò che sul contenuto della petizione ciò che lui sapeva era che: mentre lui era prigioniero nella città di Algeri da oltre di 22 anni, il padre fra Matteo de Aguirre mandò, con una lettera per il re Don Filippo nostro sovrano, il suo compagno fra Francesco di cui non sa il cognome, solo che era un frate, sacerdote, di circa 30 anni, di barba castana, di media statura, originario della città di Sassari del regno di Sardegna. I mori che lo guidavano lo tradirono con l’inganno, per cui invece di condurlo al porto per l’imbarco lo portarono nel territorio dei Turchi, dove fu fatto prigioniero dai ministri del re di Algeri. Non acconsentirono alla richiesta di riscattarlo e ritenendo che fosse il citato fra Matteo de Aguirre lo condannarono a morte. Lo condussero per eseguire la sentenza nella città di Algeri, presso il Diwan cioè il Consiglio, dove fu deciso che lo scorticassero vivo e lo misero in una buca fino alla cintola. 
Questo testimone vide come i Mori e i Turchi, mentre lo portavano al martirio, cercavano di convincerlo a rinnegare la nostra amata fede cattolica e che il frate Francesco professando e predicando la verità della nostra santa fede, diceva che in essa era nato e in essa voleva morire. Vedendo ciò portarono un boia greco rinnegato, privo di orecchie, il quale affermava che gliele avevano tagliate i cristiani e che l’uomo davanti a lui doveva pagare per questo. Così il teste vide come il boia si avvicinò con un coltello al condannato che aveva le mani legate ed era stato spinto nella citata buca scavata nel terreno; lì gli inferse un taglio dall’orecchio all’indietro, incidendo fino alla vita e il frate Francesco sopportava con grandissima fermezza invocando il santissimo nome di Gesù e di nostra Signora, recitando i salmi. Il boia proseguì scorticandolo con enorme crudeltà. Arrivato alle mani gli tagliava la pelle e amputava le mani all’altezza dei polsi e dopo procedeva alla stessa maniera con i piedi. Mentre gli scorticava i quarti anteriori questo testimone vide che allorché il boia, strappando la pelle, arrivava fino alla bocca dello stomaco, il suddetto fra Francesco, con tremendo dolore, rivolti gli occhi al cielo disse: «Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito: mi hai redento, Signore, Dio fedele». Con queste parole spirò. 
Il boia finì di scorticarlo e, presa la pelle, la riempì di paglia e la pose in cima alla porta che chiamano di Babason. Buttarono il corpo e le ossa nella campagna. Questo testimone e altri Cristiani schiavi andando a raccoglierli, non trovarono dette ossa, ma venne a sapere che altri le avevano prese e portate in terra di cristiani.

RESPONSORIO Cf. Gal 6,14; 2,20; Fil 1,29
R. Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, * che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
V. Riguardo a Cristo, a me è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui:
R. Che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

Una versione ridotta del documentario di Marco Biggi, narratore padre Umberto Zucca, che ha dedicato otto anni a ricercare e studiare i documenti sulla vita, martirio e e santità di p. Francesco Zirano:

venerdì 23 gennaio 2015

Senza parole: quando il fare la comunione non ha più nulla di sacro

I gesti nella liturgia parlano, non servono quindi commenti di nessun genere per condannare o, peggio, giustificare lo scempio eucaristico che è avvenuto durante la mega-messa di Manila (quella che ha battuto tutti i record numerici...). Dalla comunione sulla mano alla comunione per "passamano". Spero che anche al Papa qualcuno abbia il coraggio di mostrare le immagini di questo video, e finalmente si prendano provvedimenti per tutelare, in futuro, la dignità del sacramento dell'Eucaristia, profanato dall'ignoranza e dalla malintesa volontà di "piena partecipazione ad ogni costo", anche quando la logistica, umanamente, non lo permette. Certamente il Santo Padre non avrebbe immaginato niente di simile, ma solo lui può coraggiosamente mettere un freno a tutto questo. Guardate e inorridite:


"Testimoni hanno raccontato di aver trovato ostie anche nel fango" fonte

Altro video dal TG delle Filippine dove l'arcidiocesi di Manila incredibilmente giustifica la profanazione eucaristica viste le "circostanze eccezionali" (tra l'altro ampiamente previste e di cui tutti si sono inorgogliti...).

sabato 10 gennaio 2015

Come si cantava alla Basilica francescana di Assisi al tempo della riforma liturgica?

Ho trovato in quel grande deposito di dischi che è YouTube, una registrazione della Deutsche Grammophon piuttosto singolare: un disco di canti, per lo più tardo gregoriani, laudi medievali di Cortona e qualche canto popolare, eseguiti dal Coro della Cappella Papale di San Francesco in Assisi nel 1967, direttore il Padre M° Alfonso Del Ferraro. Quello che descritto è il primo dei due LP dal titolo Gregorianische Gesänge aus Assisi che trovate in questa pagina. Il secondo contiene la Missa in Coena Domini e alcuni altri canti liturgici. A quel tempo nel coro assisiate c'erano ancora i bambini come voci di soprano; tuttavia si nota nel complesso una vocalità piuttosto "teatrale", un po' enfatica, (come quella che ancora caratterizza il coro della Cappella Sistina), con portamenti e rallentamenti un tantino pesanti oggi, ma comunque testimonianze della storia e dell'evoluzione della sensibilità musicale e del repertorio popolare francescano.



Il contenuto del 1° disco Gregorianische Gesänge aus Assisi 
1. Puer natus in Bethlehem
2. O Virgo pulcherrima
3. O spes mea cara
4. Concordi laetitia
5. Cristo risusciti in tutti i cuori
6. Alta Trinita beata
7. Laude novella sia cantata
8. Omne omo ad alta voce
9. Venite a laudare
10. Laudar vollio
11. Troppo perde'l tempo
12. De la crudel morte di Cristo
13. Martir glorioso aulente flore



Il contenuto del 2° disco Gregorianische Gesänge aus Assisi  

De missa:
1.Nos autem gloriari oportet
2. Christus factus est pro nobis obediens.

De lotione pedum:
3.Mandatum novum do vobis
4. Postquam surrexit Dominus
5. Dominus Jesus, postquam cenavit
6. Domine, tu mihi lavas pedes?
7. Si ego Dominus et Magister vester
8. In hoc cognoscent omnes
9. Maneant in vobis fides, spes, caritas
10. Ubi caritas et amor, Deus ibi est

De missa:
11. Dextera Domini fecit virtutem
12. Sanctus

De solemni translatione ac repositione sacramenti:
13.Pange lingua gloriosi Corporis mysterium

Cantus Poenitentiae:
14.Parce Domine, parce populo tuo

In festo Corpore Christi:
15.Verbun supernum prodiens
16.Lauda Sion Salvatorem.

San Francesco esortava così i suoi frati

Francesco illustra il Vangelo al Sultano - mosaico di M. Rupnik S.J.
Il capitolo XXII della Regola non bollata di San Francesco d'Assisi inizia con la seguente esortazione ai frati. Mi pare quanto mai attuale, pur essendo stata scritta nel 1220, dopo la permanenza del Santo in Egitto tra i crociati e i musulmani, dove ebbe il coraggio di andare ad annunciare il Vangelo al Sultano:
O frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: "Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano" (Mt 5,44), poiché il Signore nostro Gesù Cristo, di cui dobbiamo seguire le orme (Cfr. 1Pt 2,21), chiamò amico (Cfr. Mt 26,50) il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto poiché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.
Al capitolo XVI della stessa Regola, Franceesco dava anche le sue dettagliate istruzione per i religiosi che intendevano andare missionari "tra i Saraceni e gli altri infedeli". La memoria del santo Poverello recupera tutte le citazioni evangeliche necessarie per sostenere i suoi fratelli nell'intento di portare Cristo a coloro che ne sono privi, anche a costo della vita. Portare a tutti il regalo del Vangelo è il primo scopo della vita francescana: per questo lo si deve vivere, perché altrimenti non si sarebbe nemmeno credibili.

Cap. XVI: Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI
1 Dice il Signore: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. 2 Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe" (Mt 10,16).
3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore (Cfr. Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione. 
5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere cristiani.
7 L'altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5). 
8 Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: "Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli" (Mt 10,32); 9 e: "Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli" (Lc 9,26)
10 E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: "Colui che perderà l'anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna" (Cfr. Lc 9,24.; Mt 25,46).
12 "Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20). 14 E: "Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un'altra (Cfr. Mt 10,23). 15 Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia (Cfr. Mt 5,11 e 12); 16 rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc 6,23; Mt 5,12). 17 E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da loro (Cfr. Lc 12,4) 18 e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più (Mt 10,28; Lc 12,4).
19 Guardatevi di non turbarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra pazienza infatti salverete le vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo" (Mt 10,22; 24,13).

venerdì 9 gennaio 2015

Se vuoi attrarre gente a Messa, falla finita col Latino!

Ho tradotto al volo questo post dal Blog di iPadre, sito americano di un prete tecnologico e insieme "all'antica", che ha lasciato perdere - in maniera post-moderna - le ideologie e i "modernismi" dogmatizzati.
Padre Finelli ha preparato un messaggio, volendo condividere una sua recente scoperta con altri preti, e l'ha corredato con un piccolo esempio video.
Lo riprendo e ve lo giro: tanto per far vedere che il latino e il canto gregoriano sono più contemporanei di quanto parecchi non vogliano ammettere.

Se vuoi attrarre gente a Messa, falla finita col Latino!
di padre Jay Finelli
originale in inglese qui

In quasi ogni parrocchia cattolica degli Stati Uniti in cui puoi entrare sarebbe un piccolo miracolo sentire qualche pezzettino di latino. Durante la Quaresima e l'Avvento, si potrebbe sentire un Sanctus o un Agnus Dei, ma questo sarebbe il massimo.
Qualunque parroco vi dirà che il latino scaccia via la gente. Se vuoi che la gente venga a messa, bisogna che tu dia loro quello che vuole. I giovani vogliono musica che suona come la loro musica. Chitarre, batteria, tastiere e una buona base creeranno l'atmosfera che tutti desiderano. Inoltre, se ci metti il latino, le persone non capiscono e se ne vanno altrove. I bambini e i giovani vogliono la loro cultura.

Sappiamo tutti che questo è stato un grande successo. Le nostre chiese sono molto più piene di quanto non siano mai state. Non è proprio così, per niente. La musica contemporanea "cristiana" non regge il confronto con ciò che i nostri giovani ascoltano. Si tratta di una povera imitazione della cosa "reale".

Inoltre, chi dice che i nostri giovani odiano il latino? Sono solo le persone anziane a cui negli ultimi 50 anni è stato ripetuto che il latino è obsoleto, poco pratico, e non in accordo con i tempi che lo rifiutano. Sacerdoti, e liturgisti hanno detto ai fedeli cattolici che i nostri giovani non possono aver a che fare col gregoriano in latino e il canto sacro. Ma voglio dirvi: si sbagliano di grosso. Ogni Domenica, le voci che sento cantare più forte le parti della messa in latino sono quelle che mi stanno più vicine, quelle dei miei chierichetti. Qui di seguito c'è una clip di Tommy che canta un assolo. Aveva solo un semplice foglio di carta con le parole scritte, niente note musicali. Tommy fa servizio anche alla maggior parte dei funerali. Canta il Requiem, In Paradisum, tutte le parti della Messa, e molti inni sacri e canti a memoria. Tommy ha 10 anni e fa questo ormai da anni. Tutti quelli che lo vedono e lo sentono cantare rimangono commossi e ispirati.
E ora incontriamo Tommy.
Dico solo una cosa: se vuoi attirare i giovani alla Messa, sfidali e dai loro qualcosa che li aiuti ad entrare nel sacro, non quello che hanno già nel mondo.

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