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venerdì 19 dicembre 2014

A Natale siamo tutti più buoni...ma i preti è meglio che siano anche obbedienti

Con l'arrivo del Natale, si sa, al confessionale c'è la coda (meno male); le richieste di ricevere la comunione - gioiosamente - aumentano, a volte in maniera troppo rapida. E visto che come dice il detto: a Natale siamo tutti più buoni.... anche i preti rischiano di essere più compassionevoli per sentimento che obbedienti al Vangelo e alle sue esigenze. 
In questo frangente, poi, tra Sinodi di vescovi e chiacchiere di teologi, più di un sacerdote è un tantino in confusione sulla retta dottrina e conseguente prassi che ne discende (e non parliamo dei laici!). È meglio, allora, riprendere in mano i documenti vigenti, che regolano proprio adesso, non domani o chissà quando, la distribuzione della Sacra Comunione: quello stesso Corpo che la Vergine Maria depose nella mangiatoia a Betlemme e viene offerto ogni giorno - a chi è pentito e con le dovute disposizioni - dalla Madre Chiesa.

Vi posto, perciò, un documento uscito nel 2000. Si tratta della Dichiarazione sul canone 915 del Codice di Diritto Canonico, dichiarazione intesa a togliere ogni dubbio sulla questione della ricezione della comunione da parte di persone che vivono altre unioni, pur essendo legate da un matrimonio ecclesialmente valido.
Aggiungo qualche commento esplicativo al testo che, lo ribadisco, elimina con molta gentilezza - ma con chiara fermezza - i dubbi che sono stati sollevati in questi mesi (e lo fa con 14 anni di anticipo: e dire che c'è chi afferma che la Chiesa arriva sempre 200 anni dopo....)

DICHIARAZIONE

CIRCA L’AMMISSIBILITÀ ALLA SANTA COMUNIONE DEI DIVORZIATI RISPOSATI
(L’Osservatore Romano, 7 luglio 2000, p. 1; Communicationes, 32 [2000], pp. )


Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che: «Non siano ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (can. 915). Negli ultimi anni alcuni autori hanno sostenuto, sulla base di diverse argomentazioni, che questo canone non sarebbe applicabile ai fedeli divorziati risposati [tra questi autori già c'era il cardinal Kasper e altri le cui tesi già cassate vengono di continuo riproposte]
Viene riconosciuto che l’Esortazione Apostolica Familiaris consortio (1) del 1981 aveva ribadito, al n. 84, tale divieto in termini inequivocabili [ma se era inequivocabile perché si continua a voler equivocare?], e che esso è stato più volte riaffermato in maniera espressa [non solo una volta allora, e con totale certezza], specialmente nel 1992 dal Catechismo della Chiesa Cattolican. 1650, e nel 1994 dalla Lettera Annus internationalis Familiae della Congregazione per la Dottrina della Fede (2). Ciò nonostante, i predetti autori offrono varie interpretazioni del citato canone che concordano nell’escludere da esso in pratica la situazione dei divorziati risposati [si torna sempre alla carica, e anche oggi non è diverso]. 
Ad esempio, poiché il testo parla di «peccato grave» ci sarebbe bisogno di tutte le condizioni, anche soggettive, richieste per l’esistenza di un peccato mortale, per cui il ministro della Comunione non potrebbe emettere ab externo un giudizio del genere; inoltre, perché si parli di perseverare «ostinatamente» in quel peccato, occorrerebbe riscontrare un atteggiamento di sfida del fedele, dopo una legittima ammonizione del Pastore.
Davanti a questo preteso contrasto tra la disciplina del Codice del 1983 e gli insegnamenti costanti della Chiesa in materia, questo Pontificio Consiglio, d’accordo con la Congregazione per la Dottrina della Fede e con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, dichiara quanto segue [qui si dice che non c'è nessun contrasto, e che le Congregazioni nel 2000 erano assolutamente d'accordo. E allora che cosa sarebbe cambiato oggi?]:

1. La proibizione fatta nel citato canone, per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive: queste non possono indurre cambiamenti legislativi che si oppongano alla dottrina della Chiesa. [chi fa il furbetto e vuol "cambiare solo la prassi" deve ricredersi, non sta alla Chiesa, né tantomeno agli uomini di Chiesa] Il testo scritturistico cui si rifà sempre la tradizione ecclesiale è quello di San Paolo: «Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 27-29) (3).
Questo testo concerne anzitutto lo stesso fedele e la sua coscienza morale, e ciò è formulato dal Codice al successivo canone 916. Ma l’essere indegno perché si è in stato di peccato pone anche un grave problema giuridico nella Chiesa: appunto al termine «indegno» si rifà il canone del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali che è parallelo al can. 915 latino: «Devono essere allontanati dal ricevere la Divina Eucaristia coloro che sono pubblicamente indegni» (can. 712). In effetti, ricevere il corpo di Cristo essendo pubblicamente indegno costituisce un danno oggettivo per la comunione ecclesiale; è un comportamento che attenta ai diritti della Chiesa e di tutti i fedeli a vivere in coerenza con le esigenze di quella comunione. Nel caso concreto dell’ammissione alla sacra Comunione dei fedeli divorziati risposati, lo scandalo, inteso quale azione che muove gli altri verso il male, riguarda nel contempo il sacramento dell’Eucaristia e l’indissolubilità del matrimonio. [lo scandalo è ciò che muove altri verso il male, ovvero a dire faccio anche io così. Non è ciò che fa gridare scandalizzati, ma anzi, ciò che induce in tentazione]. Tale scandalo sussiste anche se, purtroppo, siffatto comportamento non destasse più meraviglia: anzi è appunto dinanzi alla deformazione delle coscienze, che si rende più necessaria nei Pastori un’azione, paziente quanto ferma, a tutela della santità dei sacramenti, a difesa della moralità cristiana e per la retta formazione dei fedeli. [Viene affermato che lungi dal ritenere ormai accettabile una prassi per il vasto numero di casi, bisogna adesso, ancora con più coerenza, richiamare i vacillanti e soccorrere i caduti, non distribuire sacramenti tanto per quietare le rivendicazioni].

2. Qualunque interpretazione del can. 915 che si opponga al suo contenuto sostanziale, dichiarato ininterrottamente dal Magistero e dalla disciplina della Chiesa nei secoli, è chiaramente fuorviante [capito: qualunque interpretazione contraria è fuorviante, lo dice il Vaticano]. Non si può confondere il rispetto delle parole della legge (cfr. can. 17) con l’uso improprio delle stesse parole come strumenti per relativizzare o svuotare la sostanza dei precetti [è l'atteggiamento dei farisei, rispettare le parole evangeliche e svuotarle per fare il contrario quando sono viste troppo esigenti].
La formula «e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» è chiara e va compresa in un modo che non deformi il suo senso, rendendo la norma inapplicabile. Le tre condizioni richieste sono:
a) il peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della Comunione non potrebbe giudicare [qualcuno al Sinodo è tornato a chiedere l'analisi dal punto di vista soggettivo, già esclusa e motivatamente qui];
b) l’ostinata perseveranza, che significa l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale;
c) il carattere manifesto della situazione di peccato grave abituale.
[Dopo aver chiarito la giustizia, ecco che però arriva la misericordia: non è stata inventata da poco e la Chiesa è Madre da parecchio....: ]
Non si trovano invece in situazione di peccato grave abituale i fedeli divorziati risposati che, non potendo per seri motivi -quali, ad esempio, l’educazione dei figli- «soddisfare l’obbligo della separazione, assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Familiaris consortio, n. 84), e che sulla base di tale proposito hanno ricevuto il sacramento della Penitenza. Poiché il fatto che tali fedeli non vivono more uxorio è di per sé occulto, mentre la loro condizione di divorziati risposati è di per sé manifesta, essi potranno accedere alla Comunione eucaristica solo remoto scandalo. [chi trasforma il secondo matrimonio in una amicizia anche stabile, per il bene dei figli, può confessarsi e comunicarsi, in modo che questo però non sia interpretato malamente da chi li conosce]

3. Naturalmente la prudenza pastorale consiglia vivamente di evitare che si debba arrivare a casi di pubblico diniego della sacra Comunione. I Pastori devono adoperarsi per spiegare ai fedeli interessati il vero senso ecclesiale della norma, in modo che essi possano comprenderla o almeno rispettarla [nella predicazione o nei consigli nel confessionale, cari amici sacerdoti, perdiamo un po' di tempo, non lasciamo solo a giornali e TV il privilegio di formare le coscienze delle persone affidate alle nostre cure pastorali!].
Quando però si presentino situazioni in cui quelle precauzioni non abbiano avuto effetto o non siano state possibili, il ministro della distribuzione della Comunione deve rifiutarsi di darla a chi sia pubblicamente indegno. Lo farà con estrema carità, e cercherà di spiegare al momento opportuno le ragioni che a ciò l’hanno obbligato. [Questa evidentemente è l'extrema ratio, la difesa a gesti di sfida, ahimé non così infrequenti]Deve però farlo anche con fermezza, consapevole del valore che tali segni di fortezza hanno per il bene della Chiesa e delle anime.
Il discernimento dei casi di esclusione dalla Comunione eucaristica dei fedeli, che si trovino nella descritta condizione, spetta al Sacerdote responsabile della comunità. Questi darà precise istruzioni al diacono o all’eventuale ministro straordinario circa il modo di comportarsi nelle situazioni concrete. [il parroco ha la cura pastorale: il diacono si deve adeguare al suo pastore, non può scegliere in proprio, tantomeno gli eventuali ministri straordinari.]

4. Tenuto conto della natura della succitata norma (cfr. n. 1), nessuna autorità ecclesiastica può dispensare in alcun caso da quest’obbligo del ministro della sacra Comunione, né emanare direttive che lo contraddicano. [questo num. 4 è fortissimo: nessuna autorità ecclesiastica comprende il Romano Pontefice. Chiaro? Non mettiamo dunque in giro false aspettative. E se vengono emanate direttive contrarie da un vescovo o da un prete, sono da considerarsi irrilevanti, da non seguire.]

5. La Chiesa riafferma la sua sollecitudine materna per i fedeli che si trovano in questa situazione o in altre analoghe, che impediscano di essere ammessi alla mensa eucaristica. Quanto esposto in questa Dichiarazione non è in contraddizione con il grande desiderio di favorire la partecipazione di quei figli alla vita ecclesiale, che si può già esprimere in molte forme compatibili con la loro situazione. [ancora sulla misericordia e sulla verità, che fa parte della carità del pastore per le pecore a lui affidate]. Anzi, il dovere di ribadire questa non possibilità di ammettere all’Eucaristia è condizione di vera pastoralità, di autentica preoccupazione per il bene di questi fedeli e di tutta la Chiesa, poiché indica le condizioni necessarie per la pienezza di quella conversione, cui tutti sono sempre invitati dal Signore, in modo particolare durante quest’Anno Santo del Grande Giubileo.
Dal Vaticano, 24 giugno 2000. 

Solennità della Natività di San Giovanni Battista

Julián Herranz 
Arcivescovo tit. di Vertara
Presidente
Bruno Bertagna 
Vescovo tit. di Drivasto
Segretario


Note:
(1) AAS, 73 (1981), pp. 185-186.
(2) AAS, 86 (1994), pp. 974-979.
(3) Cfr. CONCILIO DI TRENTO, Decreto sul sacramento dell’Eucaristia: DH 1646-1647, 1661.

La presente dichiarazione è consultabile qui sul sito del Vaticano

mercoledì 17 dicembre 2014

Tempo di concerti natalizi. Un paio di indicazioni per Padova

Con l'approssimarsi del Natale fioriscono anche le iniziative per farci entrare "musicalmente" nell'atmosfera della festa, attraverso l'esecuzione di quei canti e melodie che, nella nostra cultura religiosa, sono inestricabilmente mescolate alle sensazioni natalizie, come il profumo dei mandarini e il gusto del panettone. Anche l'orecchio vuole la sua parte, e attraverso l'annuale riproposizione dei concerti di Natale anche l'anima, stimolata dalla musica, si sintonizza sulle onde spirituali dell'Incarnazione del Signore.
A Padova, dove dimoro, vi posso segnalare due iniziative: una presso la Cattedrale, l'altra presso la Basilica di Sant'Antonio.

- Venerdì 19 dicembre, ore 21:00 Cattedrale di Padova, con la Schola Cantorum "San Prosdocimo" diretta dal Maestro Alessio Randon:
Il programma musicale prevede l’esecuzione di brani classici della tradizione natalizia, proposti nelle pregevoli armonizzazioni di importanti autori. È il caso di Stille Nacht e dell’Adeste Fideles, quest’ultimo nella versione a sei voci, con interludi organistici del cardinale Domenico Bartolucci, maestro della Cappella Sistina scomparso poco più di un anno fa. 
«Non mancheranno i lavori di ascolto tanto raro quanto pregnante – spiega don Di Donna – Mi riferisco, in particolare, all’Ave Maria di Bonaventura Somma, nato a fine Ottocento e maestro di coro all’accademia di Santa Cecilia a Roma, e al Dio è amore di Luciano Migliavacca, maestro della cappella Ambrosiana venuto a mancare anch’egli lo scorso anno. La chiave di lettura della serata la darà però l’Inno al Verbo Salvatore di Terenzio Zardini, su una poesia di padre David Maria Turoldo che rielabora i versetti dal 14 al 16 del capitolo 18 del libro della Sapienza. È una musica moderna, a tratti ardita, che prevede l’intervento solistico dell’oboe. Il messaggio che porta è che l’unica parola possibile, di fronte al mistero del Verbo che si fa uomo, è il silenzio adorante».

Trovate qui ulteriori approfondimenti e programmi della serata in Cattedrale.

- Lunedì 22 dicembre, ore 20:45, Basilica di S.Antonio di Padova. Concerto di Natale del Coro e Orchestra della Cappella Musicale Antoniana diretta dal maestro Valerio Casarin:

Verranno eseguiti dal coro della Basilica canti tradizionali natalizi: 
Adeste Fideles; A. Adam: Cantique de Noel, S. Alfonso de’ Liguori: Tu scendi dalle stelle, J. Schnabel: Transeamus, Tradizionale francese-P.Pio Capponi: Oggi è nato, Tradizionale inglese-P.Pio Capponi: È Natale, F. Gruber: Astro del Ciel, J.F. von Herbert: Pueri concinite, J. Eybler: Omnes de Saba venient.
Qui il riepilogo e altre indicazioni sul programma

martedì 16 dicembre 2014

Traduzione per favorire la Tradizione, non il Tradimento


"Ho saputo che Papa Innocenzo III, sotto cui venne celebrato il concilio del Laterano (il Lateranense IV), uomo di grande cultura, una volta, mentre predicava il giorno della festa della Maddalena tenne presso di sé un diacono che reggeva un'omelia di san Gregorio Magno su quella festa, e lui, il Papa, parola per parola traduceva in volgare ciò che vi era scritto in latino, domandando come proseguisse a colui che reggeva il volume, quando non si ricordava. Quando poi, dopo la predica, gli domandarono per quale ragione si era comportato in quel modo, dal momento che era perfettamente in grado di dire molte altre cose, rispose che lo aveva fatto per rimproverare ed istruire coloro che disdegnano di ripetere quanto è già stato detto da altri".

U. di Romans, De eruditione praedicatorum, in ID., Opera de vita regulari, II, Marietti, Torino 1956, p. 397.
E' un aneddoto riportato da Umberto di Romans (+1277), priore della provincia francese dei Domenicani; nel 1241 rischiò pure di diventare Papa. Venne invece eletto nel 1254 quinto Maestro Generale dei frati predicatori.
Questo religioso ci illustra un fatterello che dimostra come già nel XIII sec., il periodo di San Francesco, Sant'Antonio e San Domenico, le abitudini di preti e predicatori non fossero tanto dissimili da quelle odierne. Nella Chiesa il prurito di novità era grande, come lo è oggi. L'insofferenza per la retta dottrina e per la provata disciplina non era inferiore a quanto si manifesta ai nostri giorni.
E un grande Papa come Innocenzo III, che non aveva timore delle novità dello Spirito (convocava Concili e approvava la forma di vita di 12 poverelli di Assisi...), dava anche prova di umiltà e concretezza nella predicazione: in certe occasioni preferiva tradurre, ovvero adattare al suo uditorio, le prediche dei Padri della Chiesa, piuttosto che inventare qualcosa di nuovo. Non perché non sapesse farlo, ma per dare un esempio: comunicare in forme adatte ai tempi ciò che sempre è stato creduto, vissuto e celebrato nella Chiesa di Cristo è diverso - ieri come oggi - dal "cambiare", "inventare", "rivoluzionare", come qualcuno pretenderebbe. Giovanni XXIII ragionava come Innocenzo III quando ribadiva all'inizio del Vaticano II: "occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi". Tradurre sì, travisare no.
La dottrina e la disciplina della Chiesa crescono come un bambino che diventa adulto, si adattano, ma non cambiano, non mutano DNA, non spunta qualche dottrina nuova, o quella che ieri era prassi fondata sulla Scrittura domani può essere tralasciata e mutata nel suo contrario.
Dobbiamo sempre temere che, chi "disdegna di ripetere quanto è già stato detto da altri" ignori perfino ciò che è stato detto dallo stesso Gesù Cristo, di cui tutti - spero - vogliamo essere più possibile fedeli ripetitori.

sabato 13 dicembre 2014

Tempo di luna natalizia


Avviso: Quest'anno, siccome il giorno 22 dicembre è luna nuova, il 25 dicembre si dice "luna quarta", cioè la luna ha quattro giorni.
Questo discorso interessa chi desidera proclamare l'annuncio natalizio secondo l'antico e venerabile testo della Kalenda (vedi qui qui se non sai che cos'è)
Se ti stai chiedendo anche tu: "che luna c'è quest'anno?", ovvero in che giorno lunare cade il Natale? Ecco l'indicazione necessaria per "adattare" l'annuncio del Natale all'anno in corso. 
Il calcolo dell'epatta quest'anno è più complicato del solito, perché c'è un'eccezione che cade ogni 19 anni. Comunque sia, da quello che comunicano gli "ordines" della liturgia tradizionale (vedi qui l'Ordo dell'Abbazia di Le Barroux), la LUNA di quest'anno è QUARTA.

venerdì 12 dicembre 2014

Gregoriano d'Avvento, di Natale e di Epifania, con il coro dei monaci di Ligugé

I pezzi classici delle messe e dell'ufficio dei tempi d'Avvento, Natale ed Epifania, cantati dal coro del monastero francese di Ligugé. Potete trovare i testi e gli spartiti dell'intero CD che ascoltate qui, cercando sul servizio GregoBase: un database che sta raccogliendo un po' alla volta tutte le antifone e gli altri canti del repertorio gregoriano, trascritti e digitalizzati, gratuitamente per tutti. Un grande regalo per far conoscere e amare il canto proprio della Chiesa Romana.



1. Avvento: O Radix Jesse
2.            Stirps Jesse
3.            Ave Maria
4.            Juste Et Pie Vivamus/Veni Domine
5.            Gaudete
6.            Jerusalem Gaude
7.            Alleluia, Laetatus Sum
8.            Benedixisti
9.            Ecce Virgo
10.          O Emmanuel
11. Natale: Christus Natus Est
12.            Angelus Ad Pastores Ait/Facta Est
13.            Puer Natus Est
14.            Benedictus Qui Venit
15.            Descendit
16.            Christe, Redemptor Omnium
17.            O Admirabile Commercium!
18.            Dum Medium Silentium
19.            Speciosus
20.            Alleluia. Multifarie
21.            Ecce Maria/Agnus Dei
22. Epifania: Ante Luciferum
23.             Ecce Advenit
24.             Reges Tharsis
25.             Hostis Herodes Impie


lunedì 8 dicembre 2014

L'inno greco alla Vergine santissima: Axion estin

Tutta pura...più onorabile dei Cherubini... più gloriosa dei Serafini
Axion estin: "E' veramente giusto" è il titolo dell'inno bizantino in onore della Tuttasanta Madre di Dio che oggi ascoltiamo, festeggiando in Occidente come "Vergine Immacolata".
Si tratta di un megalinarion (cioè un inno di lode) e theotokion (perché è riferito alla Vergine theotokos= genitrice di Dio), cantato a mattutino e a compieta nell'ufficiatura monastica. Almeno una parte dell'inno, dice la tradizione greca, sarebbe stata rivelata dallo stesso Arcangelo Gabriele ad un monaco del monte Athos dell'VIII sec. 
Ve lo propongo nell'esecuzione solistica di Divna Ljubojević, una grande cantante, originaria della Serbia, specializzata nel canto sacro delle chiese d'Oriente.


Testo greco, pronuncia e traduzione italiana

Ἄξιόν ἐστιν ὡς ἀληθῶς,
μακαρίζειν σε τὴν Θεοτόκον,
τὴν ἀειμακάριστον καὶ παναμώμητον
καὶ μητέρα τοῦ Θεοῦ ἡμῶν.
Τὴν τιμιωτέραν τῶν Χερουβεὶμ
καὶ ἐνδοξοτέραν ἀσυγκρίτως τῶν Σεραφείμ,
τὴν ἀδιαφθόρως Θεὸν Λόγον τεκοῦσαν,
τὴν ὄντως Θεοτόκον,
σὲ μεγαλύνομεν.
Axion estìn os alithos
makarizien se tin Theotokon,
tin aimakariston ke panamomiton,
ke mitera tu Theu imon.
Tin timioteran ton Heruvim,
ke endoksoteran asingritos ton
Serafim,
Tin adiafthoros Theon Logon tekusan,
tin ontos Theotokon,
Se megalinomen.

È veramente giusto proclamarti beata, o Madre di Dio,
beatissima e tutta pura, Madre del nostro Dio.
Noi magnifichiamo Te, che sei più onorabile dei cherubini,
incomparabilmente più gloriosa dei serafini.
Tu, che senza perdere la tua verginità,
hai messo al mondo il Verbo di Dio.
Tu, che veramente sei la Madre di Dio.

Un'altra esecuzione dello stesso canto con lo spartito da seguire:


L'arcangelo rivela a San Cosma innografo
il canto "Axion estin" alla Vergine Maria
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