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sabato 11 aprile 2015

I tre ingredienti per far funzionare la medicina della Misericordia Divina (S.Antonio di Padova)


Il "balsamo della Divina Misericordia", dice sant'Antonio, dev'essere unito a tre ingredienti che vengono dall'azione dell'uomo e rendono efficace il dono di Dio, essi sono: pentirsi dei peccati, confessarsi e riparare al male fatto. Solo allora il grande farmacista, lo Spirito Santo, può preparare il ricostituente per rimettere in forma l'anima del penitente:
Ottima "preparazione medicinale", quando con queste tre eccellenti spezie, cioè col pentimento del cuore, con la confessione e con la riparazione dei peccati, unite al balsamo della divina misericordia, per opera del farmacista, cioè dello Spirito Santo, si confeziona il ricostituente per l'anima pentita!
Sant'Antonio di Padova, Domenica III dopo Pasqua, §11 

venerdì 10 aprile 2015

La Divina Misericordia nella mistica di Angela da Foligno

Un passo molto bello del Libro della santa mistica francescana Angela da Foligno (presentata qui da Papa Benedetto XVI), ci introduce nella comprensione della Divina Misericordia come "medico" che risana l'essere umano con il perdono e "medicina" che lo mantiene in salute attraverso la conversione e la vita di penitenza.
La misericordia di Dio - ci spiega Angela, illuminata da rivelazioni interiori - dev'essere accolta come un dono gratuito, ma essa non agisce in modo "indolore", richiede cambiamento, allontanamento dal peccato, rimorso per il passato e "desiderio di liberarsi dalla malattia". Mostrarsi al medico è la prima cosa da fare, senza dimentica di fare tutto ciò che egli prescrive!
In questo modo va inteso il processo di liberazione dal peccato, non una dichiarazione forense di amnistia, ma un gioioso, sebbene faticoso, cammino di guarigione.

S. Angela da Foligno (1248-1309), Memoriale, cap. IV, il 21° passo
10. La divina misericordia...Ora nuovamente mi ha rivelato una cosa e me l’ha così impressa nel cuore e dimostrata tanto chiaramente, che a fatica posso trattenermi dal gridarla a tutti.
È questa: nessuna persona potrà portare scuse in ordine alla salvezza, perché non c’è bisogno che faccia se non come fa con il medico il malato, che gli manifesta la malattia e si prepara a mettere in atto le cose che gli dice. Così, non è necessario che una persona faccia di più o che si procuri altre medicine; deve soltanto mostrarsi al medico e disporsi a fare tutto quello che lui gli dice; e si guardi bene dal mischiarvi cose contrarie.L’anima capì che la medicina era il suo sangue e che gliela dava lui stesso. Il malato non deve fare altro che prepararsi e allora il medico gli ridà la salute e guarisce la sua malattia.
Qui l’anima capì che tutte le membra avevano una malattia particolare e indicò i loro peccati. Cominciò a contare tutte le membra e le loro colpe, che vide e specificò mirabilmente. Egli ascoltò tutto pazientemente e dopo affermò molto gioiosamente e piacevolmente che la guariva subito e aggiunse: «Maria Maddalena provò dolore, perché era malata, ed ebbe il desiderio di liberarsi dalla malattia. Chiunque ha questo desiderio può trovare come lei la salvezza».
Fece un altro esempio, sebbene fermandomi e meditando sul primo ne avessi per tutta la giornata. Disse: «Quando tornano al Padre i figlioli che con il peccato si allontanarono dal mio regno e si fecero figli del diavolo, egli prova gioia per il loro ritorno e mostra ad essi una letizia speciale, tanta è quella che gusta, e dà loro una grazia particolare, che non concede agli altri che furono vergini e non si separarono da lui. Questo avviene per l’amore del Padre e perché essi, ritornando, si dolgono d’aver offeso una maestà tanto grande, capiscono d’essere degni dell’inferno e hanno una tale conoscenza dell’amore del Padre, che provano un piacere speciale». 
Se volete leggere l'intero "Memoriale" di Sant'Angela da Foligno, lo trovate qui in formato PDF 

domenica 5 aprile 2015

La Pasqua del Signore in tre consigli di S.Antonio di Padova

«Cristo nostra Pasqua è stato immolato (1Cor 5,7).
Mangiamo perciò, in questa solennità pasquale, questo Agnello “bruciato” per noi sulla croce, immolato al Padre per la riconciliazione del genere umano. Dice il Signore: Vi cingerete i fianchi, calzerete i sandali ai piedi, terrete in mano il bastone e mangerete l'agnello in fretta: è infatti la pasqua, cioè il passaggio del Signore (Es 12,11).
Fa' attenzione a queste tre parole: i fianchi, i sandali, il bastone.
Chi vuole ricevere degnamente il corpo del Signore, si cinga i fianchi con la cintura della castità; calzi i sandali, cioè fortifichi gli affetti della mente con gli esempi dei santi; tenga in mano il bastone, traduca le parole in opere: così con i veri Israeliti celebri la vera pasqua, per passare da questo mondo al Padre (cf. Gv 13,1). Di questo passaggio disse un filosofo: Il mondo è come un ponte: passaci sopra senza fermarti». 
Sant’Antonio di Padova, Sermone per la Pasqua del Signore, 5

sabato 4 aprile 2015

Exultet pasquale dal Messale Romano in lingua italiana

Canto e spartito del Preconio della Notte di Pasqua secondo la musica del Messale Romano in lingua italiana:



Scarica qui il PDF

Christus factus est pro nobis: cantato dai frati di Sant'Antonio

Il responsorium dei giorni della Passione: proclama la morte di Gesù ma con l'annuncio della Risurrezione. Si canta alle lodi mattutine del Sabato Santo e a compieta. Uno dei più bei canti gregoriani dell'anno liturgico. La registrazione è stata eseguita questa mattina, durante la liturgia delle Ore nella Basilica di Sant'Antonio a Padova. Cantano i Frati Minori conventuali.
Il testo è tratto dalla Lettera di san Paolo ai Filippesi cap. 2,8-9:

Christus factus est pro nobis obédiens usque ad mortem, mortem autem crucis. Propter quod et Deus exaltávit illum, et dedit illi nomen, quod est super omne nomen.

Cristo per noi si è fatto obbediente sino alla morte, e alla morte di croce.
Per questo Dio lo ha innalzato, e gli ha dato un nome sopra ogni altro nome.




venerdì 3 aprile 2015

Haec dies quam fecit Dominus: canti per il giorno e l'ottava di Pasqua

Otto giorni un'unica giornata festiva: è l'ottava di Pasqua. Il tempo si dilata nel giorno della Risurrezione, e i cristiani pregustano liturgicamente l'eternità, continuando per una settimana a ripetere ad ogni momento di preghiera: "Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo!". Antifone, responsori e graduali continuamente ripropongono: "Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea", intercalando gioiosi "Alleluia".
Vi propongo due modalità facili per il canto di questo ritornello pasquale, tratto dal Salmo 117,24. La prima viene dal Graduale Simplex, che adatta il testo e la musica popolarissima del canto conosciuto come "lapis revolutus est" e lo pone come canto d'ingresso per la Messa del giorno a Pasqua. La seconda modalità utilizza lo stesso testo del Graduale Simplex, musicato però da Marco Frisina (compositore contemporaneo che a me non dispiace, e non capisco perché susciti tanto astio in alcuni....).

Qui per scaricare lo spartito dal Graduale Simplex



Altra esecuzione dello stesso canto: qui.



Lo spartito del canto di Frisina è a questo collegamento
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