Cerca nel blog (argomenti, singole parole o frasi):

Condividi

Visualizzazione post con etichetta francescanesimo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta francescanesimo. Mostra tutti i post

mercoledì 29 novembre 2017

Novena dell'Immacolata Concezione: canto del Tota Pulchra

Inizia, come ogni anno, dal 29 novembre, la Novena in preparazione alla Solennità dell'Immacolata Concezione. Un bel video con il canto del Tota Pulchra eseguito dai Frati Francescani della Basilica di Sant'Antonio ogni sera, secondo il tono gregoriano in uso tra i Minori Conventuali, con alcune variazione rispetto a quello del Graduale.


lunedì 3 ottobre 2016

Franciscus vir catholicus: prima antifona della festa di San Francesco

B. Gozzoli, Francesco sostiene la Chiesa e Papa Innocenzo approva la Regola - Montefalco
Dall'Antiphonale Romano-Seraphicum ecco la prima antifona dei I Vespri della Solennità del Serafico Padre San Francesco, desunta dall'antico ufficio ritmico del XIII sec. composto da fra Giuliano da Spira.
Il testo è purtroppo oggi storpiato dall'adattamento italiano della Liturgia delle Ore che i frati usano, con una traduzione che oscura del tutto l'anima di questa antifona che dava l'avvio all'ufficiatura del Santo di Assisi. Oggi dunque troviamo nel breviario francescano: Francesco, uomo cattolico e tutto apostolico, fu inviato da Dio a predicare il Vangelo di pace. Bello, ma non corrispondente all'originale
Infatti il testo antico, fedele al dettato della vita del Santo scritta dallo stesso compositore Giuliano da Spira, ricalcando le preoccupazioni originarie dell'Assisiate, dice invece: Francesco, uomo cattolico e tutto apostolico, insegnò a mantenere integra la fede della Chiesa romana ed esortò a onorare, prima di tutti gli altri, i sacerdoti. 
Forse oggi queste sono osservazioni poco ecumeniche o poco egualitarie, ma tant'è: i contemporanei del Santo di Assisi, all'unanimità ci hanno tramandato di lui queste attenzioni. Probabilmente oggi tali semplici e concrete preoccupazioni del Poverello dovrebbero essere cantate nuovamente dai suoi frati, perché sia la fede cattolica che il riconoscimento del ruolo dei ministri della Chiesa, come ai tempi di Francesco, sono nuovamente messi in discussione e attaccati.
L'esecuzione nel video è della Schola Antiqua della Catedral Primada di Toledo - Spagna (registrata nel 2014)


Franciscus, vir catholicus,
et totus apostolicus,
Ecclesiae teneri 
fidem romanae docuit,
presbyterosque monuit
prae cunctis revereri.

domenica 2 ottobre 2016

Il transito del Beato padre Francesco d'Assisi in musica

In occasione della meditazione vigiliare per la festa di San Francesco, cioè il suo Transito da questo mondo a Dio (3 ottobre), ecco il mottetto cinquecentesco del compositore J. de Aliseda che riprende i versetti 1 e 8 del salmo 141(142), recitato dal Serafico Padre sul letto di morte secondo la testimonianza della Leggenda Maggiore XV,5.

Beatus Franciscus,
dum morti appropinquaret,
lacrimosis oculis
in coelum intendens dixit:
voce mea ad Dominum clamavi
voce mea ad Dominum deprecatus sum:
educ de custodia animam meam
ad confitendum nomini tuo
me expectant justi donec retribuas mihi.

Il beato Francesco
mentre si avvicinava alla morte,
con le lacrime agli oggi
fissando il cielo disse:
"Con la mia voce al Signore ho gridato aiuto,
con la mia voce ho supplicato il Signore.
Strappa dal carcere la mia anima,
perché io renda grazie al tuo nome
Mi attendono i giusti,
per il momento in cui mi darai la ricompensa".

San Bonaventura, Leggenda Maggiore (FF 1241-1243)
Avvicinandosi il momento del suo transito, [il beato Francesco] fece chiamare intorno a sé tutti i frati del luogo e, consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli li esortò con paterno affetto all'amore di Dio.
 Si diffuse a parlare sulla necessita di conservare la pazienza, la povertà, la fedeltà alla santa Chiesa romana, ma ponendo sopra tutte le altre norme il santo Vangelo.
 Mentre tutti i frati stavano intorno a lui, stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso.
 Inoltre aggiunse ancora: “State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato! Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua grazia!
1242 Terminata questa dolce ammonizione, I'uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: “Prima della festa di Pasqua...”.
 Egli, poi. come poté, proruppe nell'esclamazione del salmo: “Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico” e lo recitò fin al versetto finale: “Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa”. 
Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell'anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell'abisso della chiarità divina e l'uomo beato s'addormentò nel Signore.

venerdì 5 febbraio 2016

Novena al Beato Luca Belludi, francescano e compagno di S.Antonio di Padova

Accanto alla celeberrima tomba di sant'Antonio, nella sua basilica padovana, troviamo un altro confratello elevato alla gloria degli altari: si tratta del Beato Luca Belludi, socio del Santo portoghese, cioè compagno di cammino, suo biografo e successore. Riposa accanto al più famoso taumaturgo: gli sta accanto oggi come gli stava accanto durante la vita. 
A Padova è molto venerato dagli studenti di tutti i livelli, avendo fama di essere il patrono locale della "gioventù studiosa". Di lui sappiamo pochissimo, ma in calce alla preghiera della Novena - che qui vi trascrivo da un libriccino del 1964 - vi aggiungo le note biografiche di questo beato francescano. La sua festa ricorre il 17 febbraio.

Novena (8-16 febbraio) in preparazione alla festa del beato Luca belludi (17 febbraio)

Nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo. Amen.

1. - Signore, tu hai detto: «Voi non rallegratevi perché gli spiriti maligni vi sono soggetti; rallegratevi invece perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc l0,20). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a curarmi prima di tutto e sopra tutto di piacere a te, di esserti intimamente unito, affinché il mio nome sia scritto nel Libro della vita, tra i tuoi eletti. Che importa compiere le opere anche più grandiose, se poi perdessi l’anima!
Tre Gloria al Padre.

2. - Signore, tu hai detto: «Non chi mi dice: - Signore! Signore! - entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: -Signore, Signore, non abbiamo profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo cacciato i demoni? E nel tuo nome non abbiamo compiuto molti prodigi? -. Ma allora io dichiarerò ad essi: - Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che commettete l’iniquità!» (Mt 7, 21-23). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, che il più grande miracolo è di compiere in ogni attimo e in ogni circostanza, con umiltà e amore, con ardimento e costanza, la tua adorabile volontà. Soltanto nella tua volontà è la nostra pace.
Tre Gloria al Padre.

3. - Signore, tu hai detto: «Badate di non praticare la vostra giustizia agli occhi degli uomini, per esser guardati da loro; altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 6,1). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, l’importanza essenziale della retta intenzione, che deve guidarmi in tutte le mie azioni di cristiano. Concedimi di osservare la tua legge d’amore senza l’assillo d’esser veduto, approvato, elogiato dal prossimo. Che io non cerchi mai, come ricompensa del bene che ho la grazia di compiere, il plauso delle creature, ma unicamente la paterna compiacenza e l’intima approvazione del mio Padre celeste.
Tre Gloria al Padre.

4. - Signore, tu hai detto: «Quando fai l’elemosina, non farla strombazzando a modo degli ipocriti, per aver gloria dagli uomini. In verità vi dico: - Hanno già ricevuto la loro ricompensa! -. Invece, quando fai l’elemosina; non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua destra, affinché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,2-4). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, com’è terribile e invadente la vanità, che s’insinua anche nelle cose più sante. Allontana da me ogni ostentazione e ogni stolta compiacenza. Rendimi delicato e discreto quando l’amore fraterno m’inclina ad alleviare le necessità materiali e spirituali del mio prossimo.
Tre Gloria al Padre.

5. - Signore, tu hai detto: «Quando pregate, non imitate gli ipocriti, i quali, mentre sono in preghiera, amano di essere veduti dagli uomini. In verità vi dico: - Hanno già ricevuto la loro ricompensa!". Tu, invece, ritirati, quando preghi, nella tua stanza, chiudi l’uscio e prega il Padre tuo che è presente nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,5-6). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, che s’innalza fino al tuo trono soltanto la preghiera sincera e pudica, non inquinata dalla bramosia di apparire dinanzi agli altri diverso da quel che sono in realtà. Che io mi circondi, anche nella preghiera pubblica, di riserbo e umiltà, cuore a cuore col Padre mio celeste, che è il Dio nascosto.
Tre Gloria al Padre.

6. - Signore, tu hai detto: «Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6,7-8). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, ad essere consapevole della santità della preghiera, che non devo profanare con superstizioni, con formule recitate senz’anima, per abitudine. Rendimi degno di pregarti, o Signore! E concedimi di non essere egoista mentre elevo a te le mie lodi e ti espongo le mie necessità. Ch’io ti invochi non solo per me, ma porti nella orazione l’eco di tutte le sofferenze della Chiesa e dell’umanità, implorando la tua grazia su tutti, specie i più abbandonati, i più lontani e quelli che mi fanno del male.
Tre Gloria al Padre.

7. - Signore, tu hai detto: «Quando digiunate, non prendete un aspetto lugubre, come gli ipocriti, i quali mostrano un volto disfatto perché gli uomini s’accorgano del loro digiuno. In verità vi dico - Hanno già ricevuto la loro ricompensa! -. Tu, invece, quando digiuni, profùmati la testa e làvati il viso, per non far vedere agli uomini che stai digiunando, ma al Padre tuo che è presente nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Lc 6,16-18). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a compiere il bene con spontaneità e naturalezza, perché le opere buone non degenerino in strumento di vana affermazione di me stesso; Che per colpa di una malintesa severità e sostenutezza io non abbia a dare alla religione un aspetto antipatico, repulsivo, perché tu vuoi che ti serviamo nella gioia. Ogni mia azione sia disinteressata e limpida, così da riflettere la tua Bellezza e Bontà infinita, e non mai la mia povera umanità.
Tre Gloria al Padre.

8. - Signore, tu hai detto: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a improntare ogni mio pensiero, sentimento e azione di spirito soprannaturale. Come fugace e ingannevole è ogni bene di questo mondo: denaro, beni, amicizie, onori, potenza, piaceri... Tutte le cose di quaggiù rapidamente e irrevocabilmente sfioriscono. Mio tesoro sia domare le passioni, superare i cattivi esempi del mondo e le seduzioni di Satana, vivendo soltanto in te, con te, per te! Tutto è perduto tranne quello che depongo nel tuo Cuore!
Tre Gloria al Padre.

9. - Signore, tu hai detto: «La luce del corpo è l’occhio. Dunque, se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà oscurato. E se la luce che è in te diventa oscurità, quanto grande sarà la tenebra!» (Mt 6,22-23). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a sentire e amare sempre più la bellezza delle virtù evangeliche. Come l’occhio sano vede bene e l’occhio malato vede male, cosi è della mia vita. Se ho cuore retto, benevolo, paziente, unito a Dio, ogni cosà acquista luminosità e quiete, anche in mezzo alle immancabili prove. Ma se il mio cuore è guasto d’egoismo, di finzione, d’invidia, disprezzo e ambizione, allora tutto in me e intorno a me è tenebra e inquietudine. O Signore, medico divino, guarisci lo sguardo della mia anima!
Tre Gloria al Padre.

V. Prega per noi, o Beato Luca.
R. Affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiera
O Dio, che hai dato al tuo confessore sant’Antonio come compagno e perfetto imitatore, il beato Luca, fa’ che, per intercessione di entrambi, seguiamo i loro esempi in modo da meritare, come loro, la tua ricompensa.

Per Cristo, nostro Signore. Amen.

PROFILO BIOGRAFICO DEL BEATO LUCA BELLUDI

Cappella del Beato Luca - Basilica S.Antonio
Ben poco ci è dato di conoscere intorno a questa nobile e attraente figura di francescano.
Emulando l’umiltà del suo grande maestro S. Antonio, frate Luca circondò di un alone di silenzio e di dimenticanza la sua vita e le sue gesta. Qualche esile notizia conservata nei vecchi archivi cittadini, qualche significativa memoria tramandatasi nei secoli nel convento ch’egli santificò con la sua dimora: è tutto ciò che ci è noto di lui.

Tra i figli del Poverello
Il Beato Luca nacque a Padova in data imprecisata, ma che gli studiosi con solide ragioni assegnano ai primi anni del 1200. Una tradizione piuttosto tardiva e discussa attesta ch’egli appartenne alla ricca e potente casata dei Belludi, che aveva in signoria il castello di Piazzola sul Brenta. Santi non ci s’improvvisa. Perciò è verosimile che il piccolo abbia avuto la fortuna di trascorrere infanzia, fanciullezza e adolescenza in un clima familiare intriso di religiosità sana e operosa.
Nel 1220, S. Francesco, reduce dal pellegrinaggio in Terrasanta, dopo aver approdato a Venezia, fece sosta a Padova per fondare, o forse solo per visitare, alla periferia della città due umili «luoghi», cioè il conventino per i frati e l’altro per le monache del suo giovane Ordine. Fu allora, probabilmente, che il nostro Beato incontrò il mirabile Poverello e sentì germogliare nel cuore la vocazione religiosa.
In quella stessa occasione o qualche tempo più tardi, Luca abbandonò senza rimpianto il mondo con tutti i sogni e le promesse della giovinezza, per rivestire la rozza tonaca di frate minore e cingere i fianchi col bianco cordiglio. Ma l’oblio, da lui assunto come regola di vita, copre col suo velo impenetrabile l’aurora di quella ardente santità.
Accanto alla chiesuola dell’Arcella, dedicata alla Madonna, frate Luca poté conoscere in profondità e immedesimarsi con l’ideale francescano, cui si era votato nell’entusiasmo e nella purezza dei suoi vent’anni. E fu qui - secondo una ragionevole congettura - che, incitato dai superiori e dopo conveniente preparazione, venne ordinato sacerdote. Nella tersa pace di madonna Povertà fu bello, giorno dopo giorno, lasciarsi portare dalla Grazia ad altezze spirituali sempre più luminose.
Il Beato scrisse la sua vita non con carta e penna, ma con parole di verità e con atti di amore: è il Libro della Vita, sigillato, che soltanto Dio conosce e che noi pure potremo leggere, in Cielo.

L’incontro di S. Antonio
1227: nel tardo autunno S. Antonio è a Padova, per la prima volta. Dopo avere abbandonato il natio Portogallo, il Santo aveva peregrinato per le strade d’Italia e di Francia, dovunque svolgendo un molteplice apostolato come educatore del popolo lottando in prima linea contro i vizi e le eresie infestanti, come pacificatore di conflitti politici e sociali, come creatore di centri di studi sacri, come forgiatore di anime apostoliche. Nella primavera di quell’anno, Antonio era stato eletto ad Assisi
ministro provinciale, cioè superiore di tutti i francescani d’Italia settentrionale. Per dovere d’ufficio egli era tenuto a visitare i diversi conventi sottoposti alla sua giurisdizione, accostando personalmente uno per uno i religiosi affidatigli.
Nel conventino dell’Arcella avviene il grande incontro. Anche qui difettano notizie precise. Più che nel 1227 pare probabile che i due uomini di Dio si siano incontrati più tardi, nell’estate del 1230. Da quel giorno S. Antonio e il Beato Luca sono un cuor solo e un’anima sola, due fiamme dello stesso Fuoco spirituale. Il Santo scopre con gioia quale tesoro stia racchiuso nell’anima schiva e generosa di frate Luca, e il Beato comprende subito quale figura straordinaria sia il suo nuovo «ministro», ridondante di sapienza e di santità, dotato di fermezza incrollabile e di tenerezza materna.
Sboccia fra i due uomini di Dio un’amicizia indissolubile e santa, una confidenza e un’intesa reciproca ammirevoli. Da quel momento il Beato Luca avrà un cognome: sarà, in vita e in morte, «Luca di S. Antonio», il compagno inseparabile del Taumaturgo.
Suscitati ambedue dalla Provvidenza in tempo di lotte forsennate tra città e città, di contrasti sanguinari tra classe e classe sociale, di implacabili rancori tra le famiglie più potenti ed ambiziose - S. Antonio e il Beato Luca, preparati al grande compito dall’assidua intimità con Dio, dall’austerità più rigida e dal cordiale amore fraterno, proseguono nelle terre emiliano-lombardo-venete quell’azione francescana che dà novella giovinezza alla Chiesa, duramente provata da tanti mali.
Vicino a S. Antonio, collaboratore impareggiabile, il nostro Beato vive anni intensissimi.
Una volta - è un antico e attendibile cronista che lo racconta - dopo aver tenuto al popolo la predica, S. Antonio, volendo sfuggire all’infrenabile entusiasmo della folla, cercò di far ritorno al convento attraverso viuzze fuori mano. Era al suo fianco frate Luca, «uomo famoso per la sua bontà». Ed ecco farsi avanti una povera madre, che stringeva in braccio il suo piccino gravemente infermo. Antonio, solo spinto dall’umiltà, tenta di resistere alle suppliche della sventurata; ma poi, vinto dalle preghiere del suo Compagno, s’intenerisce dinanzi a tanto dolore e risana il bambino.
La quaresima del 1231 è l’estrema, memorabile prova apostolica del Taumaturgo. Tutta Padova, dal vescovo Corrado col suo clero ai professori dell’università coi loro scolari dalla laboriosa borghesia ai lavoratori della terra si stipa intorno al suo pulpito e al suo confessionale. Una notte Satana, furente per le tante anime strappate alle sue seduzioni, si scaglia contro il Santo; ma la Vergine gloriosa, invocata nella stretta mortale, scende a liberare il suo apostolo. All’amico prediletto Antonio confida l’incursione subita e vinta.
Nel maggio dello stesso anno, di ritorno da Verona dove aveva impavidamente affrontato Ezzelino da Romano, S. Antonio si ferma sui colli euganei, e di lassù contempla commosso e benedice la sua patria adottiva: Padova. Gli è al fianco, come sempre e dovunque, il fedele frate Luca. Insieme combattono le battaglie di Dio, insieme progettano e realizzano, insieme soffrono e gioiscono, insieme pregano. E Luca attesterà del suo maestro: «Era veramente un uomo di grande orazione».
Ormai stremato dalle incessanti fatiche Antonio si ritira nell’eremitaggio di Camposampiero, seguito dall’Amico carissimo. Egli si fa preparare una celletta di stuoie tra i rami di un noce maestoso, ai piedi del quale anche Luca si ritempra nella preghiera e nella contemplazione, e riceve le ultime confidenze del Santo.
Sorella morte è vicina, e Antonio le va incontro all’Arcella. Nel quieto tramonto del 13 giugno 1231 egli abbandona questa terra di esilio cantando un inno d’amore alla Vergine, e illuminato dalla Visione di Gesù. Spira fra le braccia del Beato Luca.

A gloria dell’Amico
La salma del Taumaturgo alcuni giorni più tardi viene portata processionalmente alla chiesetta di S. Maria, in mezzo a un indescrivibile trionfo di popolo. Undici mesi passano, e papa Gregorio IX nella cattedrale di Spoleto eleva Antonio agli’ onori degli altari. Il Beato Luca naturalmente fu uno zelante promotore della canonizzazione; la sua testimonianza era la più sicura e documentata. E’ quasi certo che sia stato Luca stesso, nel 1232, a scrivere la prima biografia di S. Antonio, l’autorevole e fondamentale «Leggenda Assidua». In quelle pagine egli, fedele alla sua abitudine di circondarsi d’oblio, non nomina mai se stesso. Ma da vari indizi appare che lo scrittore, o almeno l’ispiratore, è lui, anche perché molti particolari ivi narrati non potevano essere rivelati che da un amico intimo.
Il monumento che celebra nei secoli la grandezza di Luca è certamente la Basilica del Santo, l’omaggio più stupendo che un amico abbia mai reso all’amico. Sappiamo che Luca fu l’erede dello spirito di Antonio, ed è intorno a lui che ormai gravita la vita dei francescani di Padova. La costruzione del bellissimo santuario ebbe subito inizio; i lavori si protrassero per molti decenni, sotto gli occhi vigili del Beato.
Un altro merito, e non minore, noi posteri dobbiamo riconoscergli. Si tratta degli scritti di S. Antonio: i «Sermoni domenicali» e gli incompiuti «Sermoni festivi» che, con la loro ricchezza di dottrina, hanno ottenuto al Taumaturgo l’aureola di Dottore della Chiesa. Frate Luca, che gli fu vicino durante la contemplazione in qualità di scrivano, diresse il loro riordinamento e la pubblicazione.
Fedele alla povertà francescana, predicatore ascoltato, consigliere di anime sperimentato e illuminato, Luca venne eletto superiore del convento del Santo e, nel triennio 1239-42, fu scelto a succedere a S. Antonio nella carica di ministro provinciale. Ma intanto, nubi foriere di uragano si erano addensate nel cielo di Padova. Per vent’anni la città vive sotto il giogo del tiranno Ezzelino, governata dal suo dispotico rappresentante Ansedisio di Guidotti.
Il Beato Luca si mostra, anche in questa drammatica circostanza, degno continuatore dell’apostolato antoniano. Intrepidamente affronta il satellite del tiranno, protestando contro l’intollerabile oppressione. Tale è il suo coraggio, tale il prestigio della sua figura morale e la sua popolarità, che Ansedisio non osa toccarlo. Nella notte del 13 giugno 1256, mentre il Beato prega e piange accanto alla Tomba dell’Amico santo, viene confortato da una visione S. Antonio gli appare, predicendogli imminente la liberazione della città dal dominio ezzeliniano. Una settimana più tardi Padova riacquista la libertà.
Il 10 aprile 1263 un altro avvenimento portentoso colma di letizia il cuore del Beato. Trasportandosi
i resti mortali .di Antonio dalla chiesetta di S. Maria alla nuova basilica, ormai in fase di compimento, viene ritrovata incorrotta la Lingua del Taumaturgo. La gloria si riverbera sul vecchio frate Luca. Il quale, nel mondo francescano, mentre passano a miglior vita uno ad uno quelli che conobbero S. Antonio, resta il depositario fedele delle memorie antoniane e l’ispiratore veridico di quanto si viene scrivendo nel suo convento intorno al Taumaturgo.

Avvolto nel silenzio
Gli anni, le fatiche, le penitenze sembra non riescano a intaccare la sua forte fibra.
Luca continua il suo apostolato, conducendolo col suo stile sommesso, riluttando ad ogni ombra
di esteriorità. Un documento del 1260, ritrovato recentemente, getta un raggio di luce su questa èsemplare attività. «Presente frate Luca già compagno di S. Antonio», viene composto un acre dissidio tra due famiglie della nobiltà padovana, ricche e prepotenti. C’è una sola spiegazione plausibile: il Beato è lì, con il prestigio della sua santità, a continuare la missione pacificatrice di Antonio, placando un funesto rancore. Il Signore lo favori anche col dono dei miracoli, che egli seppe però occultare premurosamente, attribuendo tutto all’intercessione del suo indimenticabile Amico.
La nobildonna Alice de Manto, nel suo testamento rogato il 9 giugno 1285, lascia «a frate Luca compagno di S. Antonio quattro lire venete per una tonaca». Come doveva essere logoro il saio indossato dal quasi nonagenario frate Luca, se la pia Signora si fa un dovere di provvedervi!
Il Beato vide gli albori del suo secolo: Dio dispose che ne vedesse anche il tramonto. E’ infatti l’anno 1288 circa quando, dopo una lunghissima esistenza tutta consacrata al Vangelo, frate Luca piega il capo stanco tra le braccia di sorella morte. Abbiamo una testimonianza della venerazione che confratelli e fedeli nutrivano per il vegliardo; una sola, ma che rivela tutto. Quando la sua salma fu composta nell’estremo riposo, non si seppe trovare luogo più degno ed onorifico per deporla, che la tomba dov’era stato custodito per trentadue anni il corpo benedetto di S. Antonio. Non era una semplice tomba, ma un altare. Appena morto, il Beato Luca fu spontaneamente venerato come un uomo di Dio, e il Signore ratificò quel culto facendo fiorire intorno all’altare del Beato grazie e prodigi.
Sul finir del Trecento, a pochi passi dall’Arca del Taumaturgo, venne eretta una graziosa cappella, che fu decorata magistralmente da Giusto de’ Menabuoi. Sulle pareti, ai lati dell’altare, due scene riguardano il nostro Beato: a sinistra, è ritratto mentre, in ginocchio e a mani giunte, contempla S. Antonio che gli profetizza prossima la liberazione di Padova; a destra, vediamo in alto il Beato Luca pure in ginocchio dinanzi a Cristo glorioso, in atto di implorare pietà per i suoi devoti che chiedono grazie ai piedi della sua tomba. Anche nell’abside, vicino al trono di Maria, appare l’immagine aureolata e amabile del Beato Luca che presenta alla Madre di Dio un nobiluomo orante.
In questa elegante cappella fu trasportata la Tomba-altare di Luca. Al presente, però, i suoi resti mortali sono custoditi in una pregevole urna marmorea trecentesca, incassata nell’abside, precisamente alla base dell’affresco raffigurante la Madonna in trono.
Se si potesse racchiudere in un’espressione molto rapida la figura di un santo, potremmo definire il Beato Luca un «santo del silenzio». La sua spiritualità ha profonde somiglianze con S. Giuseppe.
Per una singolare legge di contrasto, il nostro tempo, invasato dalle furie della fretta e del rumore, contaminato da una soffocante pubblicità e sconvolto da un’inquietudine senza pace, sta scoprendo la grandezza di questa spiritualità tutta intima, priva di ogni nota clamorosa, fatta solo di profondità. Il 18 maggio 1927 il pontefice Pio XI confermava ufficialmente il culto immemorabile prestato in tanti secoli al Beato Luca.
Di lui poco si conosce, poco si parla, poco si scrive. Mentre S. Antonio e la B. Elena, suoi contemporanei, ebbero chi si prese cura di raccogliere e tramandare ai posteri un riassunto biografico, il Beato Luca non ebbe nessuno che, dopo morto, affidasse alla carta una traccia almeno, qualche dato preciso, qualche ricordo degno di memoria. In questo io amo scorgere una disposizione provvidenziale, quasi una obbedienza postuma al suo desiderio di essere un santo appartato nell’ombra.
Non poche anime lo sentono vicino, lo invocano nelle loro necessità, lo amano. Anime silenziose, le cui pene non possono essere espresse che sottovoce, nel nascondimento del cuore. E le grazie del Beato Luca fioriscono nel silenzio.
Grazie’ soprattutto intime, che occhio umano non vede, che orecchio non ode. Iddio gli ha concesso di essere, anche nella gloria del cielo, il confortatore degli umili, l’amico dei dimenticati.
Al mattino o sul finir della sera, chi entra nella sua devota cappella, nota intorno all’altare del santo vegliardo degli adolescenti in preghiera. Sono i giovani studenti che vengono ad invocarlo nelle loro difficoltà. O caro Beato Luca, intercedi per noi presso Dio!

PREGHIERE DEGLI STUDENTI devoti al Beato Luca

Per il buon esito degli studi
O Signore, che nella sacra Scrittura ti definisti «Dio della scienza», ascolta la preghiera che t’innalziamo dinanzi alla tomba del Beato Luca, unendoci alle sue intenzioni.
Non rimangano per nostra colpa infruttuosi i talenti che ci hai concesso. Illumina, o Signore, la nostra intelligenza; irrobustisci la nostra volontà, stimola la nostra volontà di lavoro, affinché possiamo compiere felicemente i nostri studi. Aiutaci a scrollare il torpore della pigrizia, a vincere il richiamo a una vita frivola e dissipata, a svincolarci dalle attrattive di divertimenti che non fanno onore al nostro carattere di cristiani. Aiutaci, o Signore, ad affrontare di buon animo la monotonia del dovere quotidiano, ad impegnare in pieno tutte le nostre capacità, a formarci una cultura illuminata, vasta, profonda.
Ti domandiamo, o Signore, per intercessione del Beato Luca, di darci un cuore di apostoli, per trasformare le nostre esperienze, le nostre amicizie, le nostre inclinazioni in altrettante prese di contatto con la tua Grazia e la tua Verità. In ogni persona, in ogni cosa, o Signore, fa’ risplendere la tua presenza elevante e illuminante. E che tutti possano vedere in noi, nonostante le nostre fragilità, un raggio della tua sapienza e della tua bontà. Amen.

Per ottenere la Sapienza   (dal libro della Sapienza)

Dio dei padri e Signore di misericordia, *
che tutto hai creato con la tua parola,
che con la tua sapienza hai formato l'uomo, *
perché domini sulle creature che tu hai fatto,

e governi il mondo con santità e giustizia *
e pronunzi giudizi con animo retto,
dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono *
e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,

perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, †
uomo debole e di vita breve, *
incapace di comprendere la giustizia e le leggi.

Anche il più perfetto tra gli uomini, †
privo della tua sapienza, *
sarebbe stimato un nulla.

Con te è la sapienza che conosce le tue opere, *
che era presente quando creavi il mondo;
essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi *
e ciò che è conforme ai tuoi decreti.

Mandala dai cieli santi, *
dal tuo trono glorioso,
perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica *
e io sappia ciò che ti è gradito.

Essa tutto conosce e tutto comprende: †
mi guiderà con prudenza nelle mie azioni *
e mi proteggerà con la sua gloria.

Ringraziamento per il buon esito degli esami
Mio Dio, ecco quello che succede: se una cosa mi va storta, mi lascio dominare dalla permalosità e ti tengo il broncio; se una cosa va a gonfie vele, mi lascio portar via dall’euforia. Così, in un caso e nell’altro, mi dimentico di te ...
Voglio ringraziarti per la grazia che mi hai fatto. Tutto è dono tuo, dono però che germoglia sull’albero della nostra collaborazione umana. Ho lavorato, e tu hai benedetto la mia fatica. Ho cercato di far del mio meglio, mettendoci applicazione e diligenza, e tu hai voluto premiare il mio impegno.
Grazie, mio Dio, dell’assistenza con cui mi hai circondato nei mesi di studio, nella vigilia febbrile dell’esame. Se ripenso a come si sono svolti questi lunghi giorni di studio, scopro che ogni mio passo è stato guidato dalla tua luce, ogni mio progresso nella conoscenza è stato illuminato dal tuo amore.
Fa’, o Signore, che a motivo di questo successo non mi lasci invadere dall’orgoglio intellettuale, dalla sicurezza di me; che io sappia mantenermi cristianamente libero dal solletico della vanità, dalla sete di elogi. Ch’io non mi dia mai aria di persona importante, bramosa di lodi vane. La mia cultura non crei una separazione fra me e la gente semplice; fa’ che io scopra quanto tesoro di sapienza c’è spesso nelle persone umili, che il mondo tratta con spregio.
Vorrei assomigliare al Beato Luca, il quale, pur possedendo doti intellettuali non comuni, non volle mai aggrapparsi a friabili apparenze di successo, ma preferì lavorare in disparte, solo preoccupato di piacere a Dio e di essere utile al prossimo. Oh, sì: il prossimo! A quell’esame, o Signore, io voglio essere promosso: all’esame che tu, al tramonto della mia vita, mi farai sull’amore che avrò portato ai miei fratelli.

Dopo un insuccesso scolastico
Sento poca voglia di pregare, dopo questa umiliazione. I bei sentimenti sbocciano a loro agio soltanto nei momenti di euforia. Mi sento amareggiato, stizzito. Istintivamente me la prendo con gl’insegnanti e li accuso di poca giustizia o addirittura di parzialità e d’incomprensione. Me la prendo coi compagni, e rinfaccio loro la buona fortuna; me la prendo con i miei familiari e li rimprovero di non capirmi...
Sono tentato di seguire l’esempio di certi faciloni, che hanno l’aria di prender tutto con leggerezza. Mio Dio, aiutami a comprendere meglio quello che è accaduto; ma liberami prima, dal turbamento d’animo che m’impedisce di vedere le cose con chiarezza.
C’è, nella mia reazione, parecchia vanità ferita, parecchia immaturità di carattere.
Drammatizzo tutto. Quanto ci guadagnerei a essere più semplice, ad affrontare virilmente
i fatti, con lealtà e realismo. Ecco: un successo mi inorgoglisce, uno scacco mi abbatte. Non è questo il primo rovescio che subisco nella vita;  chissà quante altre contrarietà dovrò affrontare,
quante delusioni, quante rinunce e sconfitte mi attendono in futuro. La vita è una maestra severa, con tutti. Invece di irritarmi inutilmente o di afflosciarmi, farei meglio a rivedere la parte di responsabilità che ho in questo insuccesso.
Se avessi studiato con più metodicità e intensità, senza lasciarmi vincere dall’indolenza o da facili distrazioni, forse mi sarebbe andata bene. Sono troppo portato a scaricare una colpa mia sugli altri! Fammi forte, o Signore, nei momenti in cui mi trovo sfiduciato e sfinito. La strada è lunga, difficile,
ma devo percorrerla da cristiano, con ritmo sereno e coraggioso. Sono inciampato mio malgrado, ma ora devo balzare in piedi e riprendere il mio posto, senza sciocche lamentele.
Confido tanto nel tuo aiuto, o mio caro Protettore, beato Luca: non lasciarmi solo in queste ore di tristezza e di scoraggiamento.

venerdì 4 dicembre 2015

Beatificazione di due frati francescani conventuali, primi martiri del Perù

Il 5 dicembre vengono beatificati nello stadio della città peruviana di Chimbote i frati Minori Conventuali Michael Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski, insieme al sacerdote italiano Don Alessandro Dordi. Sono i primi religiosi uccisi in odio alla fede in Perù, i protomartiri di questa terra cristianizzata da almeno 500 anni. Uccisi dai terroristi comunisti di Sendero Luminoso, perché con il loro aiuto alla popolazione poverissima della zona in cui erano missionari, impedivano l'avanzare della rivoluzione proletaria. Il 9 agosto 1991 i due religiosi, prelevati dal piccolo convento di Pariacoto, venivano sommariamente processati e uccisi a colpi d'arma da fuoco. Qui il sito web dedicato alla beatificazione.

Un terzo frate del gruppo di missionari polacchi, fra Jarek, era rientrato per qualche settimana in Polonia nei giorni dell'esecuzione dei confratelli. E' tornato sul luogo del martirio e ha registrato la sua testimonianza:


Il vescovo di Chimbote, diocesi del Perù in cui lavoravano i tre prossimi beati, Angel Francisco Piorno Simon, ha voluto evidenziare l’avvenimento – “senza precedenti nella vita ecclesiale” - con una lettera alla rivista "Mar Adentro”: “Le loro figure ci commuovono e ci danno forza” ha scritto il presule, che dal marzo dello scorso anno vive con misure speciali di protezione per le denunce contro la corruzione e la violenza nella provincia dell’Ancash, 500 chilometri al nord di Lima, di cui si è fatto voce. “Ci commuovono perché se non è facile governare giorno dopo giorno la nostra vita nel cammino dell’esistenza, molto più difficile è affrontare la morte con dignità e coraggio quando essa ci si presenta cruenta, ingiusta e crudele”. La morte, per i due missionari, è arrivata un pomeriggio d’agosto del 1991 quando alcuni incappucciati arrivarono all’improvviso, li catturarono e li fecero salire su un furgone con le mani legate. Lungo il tragitto il processo sommario e la condanna a morte perché il loro aiuto ai poveri frenava la rabbia del popolo e rallentava la rivoluzione. L’esecuzione avvenne poco dopo, vicino al piccolo cimitero del pueblo di Pariacoto. “Possiamo intuire come gli batteva il cuore e come li attanagliava la paura; due erano giovani e dentro di loro doveva emergere il legittimo istinto di vivere” scrive il vescovo nella sua lettera. “La maggior parte degli esseri umani non sono preparati per un momento così. Loro, invece, lo erano, le piccole fedeltà di ogni giorno li avevano preparati per la testimonianza magnifica di fedeltà senza limiti”.

Fra Marco Tasca, Ministro Generale dei Francescani Conventuali, qualche mese fa, ha inviato a tutti i religiosi dell'Ordine una toccante lettera circolare a proposito del significato del martirio di Carità e di Fede dei due confratelli polacchi. Ve ne presento un estratto, potete leggerla integralmente nel sito della Beatificazione 

“Bisogna uccidere quelli che predicano la pace”

“In effetti, i principali capi di accusa che i terroristi di Sendero luminoso (movimento di matrice maoista guidato da Abimael Guzmán) avanzano a carico dei due frati riguardano la fede come realtà che disimpegnerebbe da ogni causa in favore dell’uomo e l’aiuto ai poveri – attraverso la distribuzione di cibo – come forma di colonialismo e condizionamento delle coscienze. Di seguito riportiamo alcune frasi pronunciate nel processo-farsa contro i due frati.

Ingannano il popolo perché distribuiscono alimenti della Caritas, che è imperialismo. Predicano la pace e così addormentano la gente. Non vogliono né la violenza né la rivoluzione. La pace disonora la gente. Bisogna uccidere quelli che predicano la pace. Con la religione addormentano il popolo. La religione è l’oppio del popolo. La Bibbia è un modo per addormentare il popolo, ingannarlo e dominarlo.

Concetti veteromarxisti (siamo nel 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino) che esaltano la rivoluzione armata e additano la religione come oppio dei popoli. Sarà questa ideologia perversa e alquanto rozza a condannare a morte i nostri confratelli. Ricordiamo l’avvenimento con le parole del “terzo compagno”:

Il 9 agosto 1989 1991 – era un venerdì – dopo la celebrazione eucaristica, Miguel e Zbigniew furono prelevati separatamente dal convento e portati al Municipio di Pariacoto. Insieme, furono fatti salire su uno dei camioncini della missione, insieme a suor Berta HERNÁNDEZ, Ancella del Sacro Cuore di Gesù, che volle andare di propria iniziativa. Più tardi, sulla strada per Cochabamba, prima di attraversare il ponte fecero scendere la religiosa dal veicolo; quindi incendiarono il ponte e condussero i frati in un luogo chiamato Pueblo Viejo, vicino al cimitero. Lì, a sangue freddo, assassinarono fra Miguel con un colpo alla nuca e fra Zbigniew con due colpi, uno alla spalla e l’altro alla testa. Con loro fu ucciso anche il sindaco del paese, Giustino Masa.
Il cartone macchiato di sangue con scritto il motivo della condanna
I corpi non vennero rimossi fino al giorno dopo, quando la polizia fece i rilevamenti e giunse sul luogo anche monsignor BAMBARÉN. La mattina in cui fu celebrata la messa delle esequie, dopo l’autopsia nella città di Casma, al passaggio del feretro la gente rese omaggio ai frati martiri con fiori, bandiere, preghiere, lacrime e cartelli con scritto Paz y bien, Perdónales porque no saben lo que hacen, Nuestros padres no murieron. “Pace e bene”, “Perdonali perché non sanno quello che fanno”, “I nostri padri (Miguel e Zbigniew) non sono morti”.

“Lo stesso luogo dell’eccidio – leggiamo nel libro scritto a quattro mani da fra Jarek e Alberto Friso, giornalista del “Messaggero di sant’Antonio” – fu oggetto dell’attenzione degli abitanti di Pariacoto. Si recarono sul posto con delle vanghe e raccolsero per quanto fu possibile la terra bagnata dal sangue dei martiri, terra diventata sacra. Poi, in processione, la portarono al vicino cimitero, dove si trova ancora, in un cenotafio sotto una croce che riporta i nomi di Miguel e Zbigniew” (Frati martiri. Una storia francescana nel racconto del terzo compagno, EMP 2013, p. 202). La vox populi aveva intuito che quel sangue versato era prezioso e parlante, segno di un amore che non si può soffocare nemmeno con la morte.

In quei giorni drammatici, come abbiamo detto, fra Jarek si trovava in Polonia per celebrare il matrimonio della sorella, proprio mentre Giovanni Paolo II era a Częstochowa per la Giornata mondiale della gioventù. I due si incontrarono brevemente, in privato, il 13 agosto, e il papa, dopo aver chiesto informazioni sull’accaduto, disse: “Sono i nuovi santi martiri del Perù”. Una frase profetica, che da quel momento in poi accompagnerà e sosterrà il culto spontaneo della gente e il percorso del processo di beatificazione intrapreso dai confratelli.

Conclusione della lettera di fra Marco Tasca

Se “ad alcuni il Signore chiede il martirio della vita, c’è anche il martirio di tutti i giorni, di tutte le ore: la testimonianza contro lo spirito del male che non vuole che noi siamo evangelizzatori” (Papa Francesco, Catechesi inaugurale del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, 17-19 giugno 2013). Mi piace – si legge nel sito - concludere questa Lettera richiamando ancora una volta lo stretto rapporto esistente tra la testimonianza quotidiana e il martiro, declinato da papa Francesco come lotta contro tutto ciò che quotidianamente, per pigrizia nostra e per suggestione del maligno, si oppone allo slancio missionario. Se fra Miguel e fra Zbigniew potessero parlare oggi al nostro Ordine racconterebbero del loro grande entusiasmo per l’annuncio del Vangelo a ogni uomo, a partire dai piccoli che hanno concretamente amato e servito. Parlerebbero di un Vangelo che più che un testo scritto è un messaggio buono e liberante (euanghélion) da consegnare attraverso la parola e l’esempio, soprattutto con stile gioioso e fraterno. Testimonierebbero dell’infinita misericordia di Dio che ha alimentato il loro desiderio di partire per terre lontane, di “uscire” in modo radicale e irreversibile per incontrare e condividere, evangelizzare ed essere evangelizzati. Rimaniamo allora in ascolto della breve e densa esistenza di questi nostri due confratelli e della loro fine più che eloquente, affinché il Signore ci renda evangelizzatori autentici, gioiosi e fecondi.


Il Signore ci ha fatto dono dei nostri fratelli Miguel e Zbigniew quando sono entrati nell’Ordine; attraverso la loro scelta missionaria ci incoraggia a rinnovare il nostro cammino di sequela; con il loro martirio ci testimonia la vittoria sulla morte e sul male di quanti si affidano alla Sua grazia; con la loro beatificazione ci dona degli intercessori. Facciamo tesoro di questo momento di grazia ed impegniamoci a seguire l’esempio dei nostri martiri. A loro ricordo l’Ordine si farà promotore di alcune iniziative e progetti catechetici e di promozione umana per i quali, fin da ora, chiedo le vostre preghiere ed il vostro contributo”.
Il beato Zbigniew in marcia per raggiungere un villaggio della sua missione in Perù

mercoledì 15 luglio 2015

Le citazioni di S.Bonaventura nell'enciclica sul creato di Papa Francesco

Giovanni Antonio Pordenone, S.Bonaventura - 1530-35 (Londra)
A fronte di 3 citazioni di San Tommaso d'Aquino, l'enciclica di Papa Francesco Laudato si' riporta ben 4 citazioni del Dottore Serafico San Bonaventura da Bagnoregio (+1274). Certo l'ispirazione "sanfrancescana" è fondamentale, ma colui che ci ha trasmesso "teologicamente" interpretata la figura e l'esistenza del Santo d'Assisi è senza dubbio il suo settimo successore alla guida dell'Ordine minoritico: appunto San Bonaventura (di cui oggi festeggiamo la ricorrenza liturgica). Se volete conoscerlo meglio, penso che le tre catechesi che a lui dedicò nel 2010 Papa Benedetto XVI siano un ottimo punto di partenza.

Ora leggiamo i numeri in cui viene citata la teologia del Dottore francescano nella recente enciclica del Papa regnante. Come si vede San Bonaventura è citato all'inizio, nel mezzo e alla fine del testo papale: il teologo - insieme all'agiografo (Tommaso da Celano)- ci trasmette viva e feconda l'esperienza e l'ispirazione del Poverello.

SAN FRANCESCO D'ASSISI
11. La sua [di S.Francesco] testimonianza ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano. Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e «li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione».[19] La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste. Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, «considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella».[Legenda Maior, VIII, 6: FF 1145.] Questa convinzione non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio.

II. LA SAPIENZA DEI RACCONTI BIBLICI
66. I racconti della creazione nel libro della Genesi contengono, nel loro linguaggio simbolico e narrativo, profondi insegnamenti sull’esistenza umana e la sua realtà storica. Questi racconti suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il peccato. L’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate. Questo fatto ha distorto anche la natura del mandato di soggiogare la terra (cfr Gen 1,28) e di coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15). Come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è trasformato in un conflitto (cfr Gen 3,17-19). Per questo è significativo che l’armonia che san Francesco d’Assisi viveva con tutte le creature sia stata interpretata come una guarigione di tale rottura. San Bonaventura disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria.[Cfr Legenda Maior, VIII, 1: FF 1134.] Lungi da quel modello, oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura.

VI. I SEGNI SACRAMENTALI E IL RIPOSO CELEBRATIVO
233. L’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto. Quindi c’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero.[159] L’ideale non è solo passare dall’esteriorità all’interiorità per scoprire l’azione di Dio nell’anima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura: «La contemplazione è tanto più elevata quanto più l’uomo sente in sé l’effetto della grazia divina o quanto più sa riconoscere Dio nelle altre creature».[In II Sent., 23, 2, 3]

VII. LA TRINITÀ E LA RELAZIONE TRA LE CREATURE
239. Per i cristiani, credere in un Dio unico che è comunione trinitaria porta a pensare che tutta la realtà contiene in sé un’impronta propriamente trinitaria. San Bonaventura arrivò ad affermare che l’essere umano, prima del peccato, poteva scoprire come ogni creatura «testimonia che Dio è trino». Il riflesso della Trinità si poteva riconoscere nella natura «quando né quel libro era oscuro per l’uomo, né l’occhio dell’uomo si era intorbidato».[Quaest. disp. de Myst. Trinitatis, 1, 2, concl.] Il santo francescano ci insegna che ogni creatura porta in sé una struttura propriamente trinitaria, così reale che potrebbe essere spontaneamente contemplata se lo sguardo dell’essere umano non fosse limitato, oscuro e fragile. In questo modo ci indica la sfida di provare a leggere la realtà in chiave trinitaria.

venerdì 12 giugno 2015

Sant'Antonio chi sei? Ottimo e breve documentario sulla figura del Santo di Padova


La festa del Santo a noi carissimo, Antonio di Padova, ci spinge a divulgarne la vita e l'esperienza. Se avete 20 minuti, non perdetevi questo breve documentario, fatto piuttosto bene, sia sotto il profilo storico che per conoscere meglio la spiritualità e il messaggio del "Santo che il mondo ama":

domenica 7 giugno 2015

Capolavori francescani in mostra a Firenze fino ad ottobre. Un delitto non andarci!


Riguardo alla mostra L’arte di Francesco: capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, allestita presso la Galleria dell’Accademia a Firenze, il canale tematico Sky Art ha tramesso un documentario che potete vedere qui sotto anche in HD. Le immagini delle opere d'arte dei primi secoli dopo il Poverello d'Assisi sono spettacolari, e il video è una potentissima esca per la mostra (che dev'essere davvero imperdibile!!). La mostra è aperta fino all'11 ottobre.

Organizzata dalla Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi, il corno ritenuto tradizionalmente quello donato al Santo dal Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta (Egitto) in occasione del loro incontro e conservato in Assisi nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco.


Ora godetevi lo spettacolo a schermo intero!

domenica 31 maggio 2015

Canti Gregoriani dall'Ufficio e Messa di Sant'Antonio di Padova (rito Romano)

Iniziamo per bene oggi, 31 di maggio, i tredici giorni di preparazione alla festa del nostro Patrono. Questa cosiddetta "tredicina" ricorda il tempo trascorso tra la canonizzazione di frate Antonio, avvenuta a Spoleto il 31 maggio 1232, e la prima ricorrenza liturgica in suo onore, fissata per il giorno della sua morte: il 13 giugno. Ci fu davvero poco tempo, in termini non solo medievali, per far giungere la gioiosa notizia della canonizzazione a Padova e organizzare anche le prime solennità antoniane della storia.
A questo proposito ho trovato su youtube l'intera Messa e buona parte dell'ufficiatura del giorno di Sant'Antonio di Padova in canto Gregoriano secondo il rito Romano (non tutti i testi, dunque, corrispondono a quelli utilizzati dai Francescani nella liturgia propria, che ha il grado di festa, non semplice memoria). Attualmente, comunque, al posto di "Os iusti" come introito, anche il rito romano utilizza "In medio ecclesiae" (come hanno da sempre fatto i frati, in anticipo) perché il Santo di Padova è stato ufficialmente riconosciuto come Dottore della Chiesa da Pio XII nel 1946. L'ordinario della Messa è dal Kyriale XIV, il proprio è quasi tutto dall'ufficio dei Confessori con qualche parte dall'ufficio dei Dottori.
Se vi interessasse invece lo spartito gregoriano dell'ufficiatura francescana "pre-conciliare", potete dare uno sguardo a questa pagina.



Ad Missam
1. Introitus "Os iusti meditabitur" 2:32
2. Kyrie XIV 2:09
3. Graduale "Justus ut palma" 4:25
4. Alleluia "Justus germinabit" 3:18
5. Offertorium "Veritas mea" 1:12
6. Sanctus XIV 1:53
7. Agnus Dei XIV 1:22
8. Communio "Beatus servus" 3:55
9. Ite missa est 0:42

Ad matutinum
10. Ad invitatorium "Fontem sapientiae" Psalmus 94 "Venite, exultemus" 4:16
11. Hymnus "Jesu, redemptor omnium" 3:17

Ad laudes
12. Antiphona "Domine quinque talenta" 0:40
13. Antiphona "Euge serve bone" 0:29
14. Antiphona "Fidelis servus" 0:25
15. Antiphona "Beatus ille servus" 0:37
16. Antiphona "Serve bone et fidelis" 0:23
17. Responsorium brevis Amavit eum Dominus" 1:12
18. Versus "Justum deduxit Dominus" 0:38
19. Antiphona ad Benedictus "Serve bone et fidelis" 0:51

Ad vesperas
20. Responsorium brevis "Os iusti" 1:53
21. Versus "Amavit eum" 0:42
22. Antiphona ad Magnificar "O doctor optime" 3:59
Magnificat
23. Benedicamus Domino 0:55

giovedì 14 maggio 2015

Il Cammino di Sant'Antonio - edizione 2015


Sono aperte le iscrizioni online al pellegrinaggio notturno "Il cammino di S.Antonio", 25 km nella notte fra 30 e 31 maggio, ripercorrendo il sentiero dell'ultimo viaggio del Santo di Padova nell'imminenza della sua festa. Sono attese, come ogni anno più di un migliaio di giovani e meno giovani per questa esperienza di preghiera e cammino insieme ai frati francescani. Si parte dal Santuario di Camposampiero, antico eremo dove si ritirava a pregare il Santo e si conclude la domenica mattina (31 maggio) con la Messa alla Basilica di Sant'Antonio a Padova. Tappa alla Chiesa dell'Arcella, luogo dell'incontro di Antonio con sorella morte.

QUI TUTTE LE INDICAZIONI E LE ISTRUZIONI PER PARTECIPARE

Consulta la locandina e scaricala a questo link



martedì 12 maggio 2015

San Leopoldo Mandić: il prigioniero che libera gli oppressi dal peccato

Ho scritto qualche appunto per l'omelia di oggi, festa di San Leopoldo Mandić, cappuccino, amatissimo confessore della città di Padova dove trascorse la maggior parte della sua vita religiosa.
Le letture a cui faccio riferimento sono quelle del giorno, martedì della VI settimana di Pasqua (si possono leggere a questo link).

Nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, nella Dalmazia meridionale, a sedici anni entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute. Entrato tra i Cappuccini, arde per la riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei conventi dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della confessione e in particolare a confessare altri sacerdoti. Dal 1906 svolge questo compito a Padova. È apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. Muore il 30 luglio 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.

     La prima lettura ci invita a riflettere sul mistero della vera liberazione, che è la liberazione dal peccato: Paolo, in prigione canta, e quando ha la possibilità di scappare non lo fa. In questo modo il prigioniero finisce per salvare il suo aguzzino. Lui, il carcerato libera il suo carceriere dalla paura e dal suicidio, illuminandogli il cuore con la Parola di Gesù, che vale più della libertà e della vita stessa e portandolo alla fede e al battesimo.
La celletta-confessionale del Santo
    Anche San Leopoldo, possiamo davvero dirlo, è stato un carcerato volontario, rimasto per più di 40 anni nella sua celletta a dire come san Paolo: “sono qui!” a tutti i peccatori che cercavano pace dalle loro colpe, angosce o disperazioni. 
Solo i confessori assidui possono capire che martirio quotidiano dev'essere stato il ministero di San Leopoldo!
     Come Gesù il piccolo cappuccino si è sacrificato per salvare il prossimo, espiando spesso la penitenza al posto dei suoi penitenti.         La partenza a cui Gesù fa riferimento nel vangelo è il suo sacrificio sulla croce: è questo che ottiene noi miseri peccatori di tutti i tempi lo Spirito Santo che cancella i peccati. L’uomo Gesù se ne va per effondere su tutti lo Spirito Consolatore. San Leopoldo è stato fedele con coraggio a questa vocazione di umiltà nascosta, sepolto nella penombra del suo confessionale, ogni santo giorno della vita a liberare prigionieri interiori.
     Papa Giovanni Paolo II ricordava nell’omelia della canonizzazione: «San Leopoldo non ha lasciato opere teologiche o letterarie, non ha affascinato con la sua cultura, non ha fondato opere sociali. … altro non fu che un povero frate: piccolo, malaticcio. La sua grandezza è nell’immolarsi, nel donarsi, giorno dopo giorno, per tutto il tempo della sua vita di sacerdote ….In questo sta la sua grandezza. In questo suo scomparire per far posto al vero Pastore delle anime. Il nostro santo manifestava il suo impegno dicendo così: “Nascondiamo tutto, anche quello che può avere apparenza di dono di Dio, affinché non se ne faccia mercato. A Dio solo l'onore e la gloria! Se fosse possibile, noi dovremmo passare sulla terra come un'ombra che non lascia traccia di sé”».



LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online