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martedì 5 dicembre 2017

"Non ci indurre in tentazione" Papa Benedetto lo spiegò 10 anni fa...

Per recenti parole di Papa Francesco si è riaccesa la bagarre di chi vuole cambiare anche il Padre Nostro, a proposito della "traduzione" (in realtà "un calco") dell'espressione "non c'indurre in tentazione".
Riproponiamo con l'occasione - a vantaggio degli smemorati cronici - le pagine del primo tomo del libro "Gesù di Nazaret" di Benedetto XVI che, ben 10 anni fa, spiegava per bene, senza semplificazioni televisive, i termini della questione:

E non c'indurre in tentazione


Le parole di questa domanda sono di scandalo per molti: Dio non ci induce certo in tentazione! Di fatto, san Giacomo afferma: «Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male» (1,13).

 Ci aiuta a fare un passo avanti il ricordarci della parola del Vangelo: «Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1). La tentazione viene dal diavolo, ma nel compito messianico di Gesù rientra il superare le grandi tentazioni che hanno allontanato e continuano ad allontanare gli uomini da Dio. Egli deve, come abbiamo visto, sperimentare su di sé queste tentazioni fino alla morte sulla croce e aprirci in questo modo la via della salvezza. Così, non solo dopo la morte, ma in essa e durante tutta la sua vita deve in certo qual modo «discendere negli inferi», nel luogo delle nostre tentazioni e sconfitte, per prenderci per mano e portarci verso l'alto. La Lettera agli Ebrei ha sottolineato in modo tutto particolare questo aspetto, mettendolo in risalto come parte essenziale del cammino di Gesù:
«Infatti, proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova» (2,18). «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato Lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (4,15).

Uno sguardo al Libro di Giobbe, in cui sotto tanti aspetti si delinea già il mistero di Cristo, può fornirci ulteriori chiarimenti. Satana schernisce l'uomo per schernire in questo modo Dio: la sua creatura, che Egli ha formato a sua immagine, è una creatura miserevole. Quanto in essa sembra bene, è invece solo facciata.
In realtà all'uomo - a ogni uomo - interessa sempre e solo il proprio benessere. Questa è la diagnosi di
Satana, che l'Apocalisse definisce «l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte» (Ap 12,10). La diffamazione dell'uomo e della creazione è in ultima istanza diffamazione di Dio, giustificazione del suo rifiuto.

 Satana vuole dimostrare la sua tesi con Giobbe, il giusto: se solo gli venisse tolto tutto, allora egli lascerebbe presto perdere anche la sua religiosità. Così Dio concede a Satana la libertà di mettere alla prova Giobbe, anche se entro limiti ben definiti: Dio non lascia cadere l'uomo, ma permette che venga messo alla prova. Qui traspare già in modo sommesso e non ancora esplicito il mistero della vicarietà, che prende una forma grandiosa in Isaia 53: le sofferenze di Giobbe servono alla giustificazione dell'uomo. Mediante la sua  fede provata nella sofferenza, egli ristabilisce l'onore dell'uomo. Così le sofferenze di Giobbe sono anticipatamente sofferenze in comunione con Cristo, che ristabilisce l'onore di noi tutti al cospetto di Dio e ci indica la via per non perdere, neppure nell'oscurità più profonda, la fede in Dio.

Il Libro di Giobbe può anche esserci d'aiuto nel discernimento tra prova e tentazione. Per maturare, per trovare davvero sempre più la strada che da una religiosità di facciata conduce a una profonda unione con la volontà di Dio, l'uomo ha bisogno della prova. Come il succo dell'uva deve fermentare per divenire vino di qualità, così l'uomo ha bisogno di purificazioni, di trasformazioni che per lui sono pericolose, che possono provocarne la caduta, che però costituiscono le vie indispensabili per giungere a se stessi e a Dio. L'amore è sempre un processo di purificazioni, di rinunce, di trasformazioni dolorose di noi stessi e così una via di maturazione. Se Francesco Saverio poté pregare Dio dicendo: «Ti amo, non perché puoi donarmi il paradiso o l'inferno, ma semplicemente perché sei quello che sei - mio re e mio Dio», era stato certamente necessario un lungo percorso di purificazioni interiori per giungere a quest'ultima libertà - un percorso di maturazioni, in cui era in agguato la tentazione, il pericolo della caduta - e tuttavia un percorso necessario.

Così possiamo ora interpretare la sesta domanda del Padre nostro già in maniera un po' più concreta. Con essa diciamo a Dio: «So che ho bisogno di prove affinché la mia natura si purifichi. Se tu decidi di sottopormi a queste prove, se - come nel caso di Giobbe - dai un po' di mano libera al Maligno, allora pensa, per favore, alla misura limitata delle mie forze. Non credermi troppo capace. Non tracciare troppo ampi i confini entro i quali posso essere tentato, e siimi vicino con la tua mano protettrice quando la prova diventa troppo ardua per me». In questo senso san Cipriano ha interpretato la domanda. Dice: quando chiediamo «e non c'indurre in tentazione», esprimiamo la consapevolezza «che il nemico non può fare niente contro di noi se prima non gli è stato permesso da Dio; così che ogni nostro timore e devozione e culto si rivolgano a Dio, dal momento che nelle nostre tentazioni niente è lecito al Maligno, se non gliene vien data di là la facoltà» (De dom. or. 25).

 E poi, ponderando il profilo psicologico della tentazione, egli spiega che ci possono essere due differenti motivi per cui Dio concede al Maligno un potere limitato. Può accadere come penitenza per noi, per smorzare la nostra superbia, affinché sperimentiamo di nuovo la povertà del nostro credere, sperare e amare e non presumiamo di essere grandi da noi: pensiamo al fariseo che racconta a Dio delle proprie opere e crede di non aver bisogno di alcuna grazia. Cipriano, purtroppo, non specifica poi il significato dell'altro tipo di prova: la tentazione che Dio ci impone ad gloriam - per la sua gloria. Ma in questo caso non dovremmo ricordarci che Dio ha messo un carico particolarmente gravoso di tentazioni sulle spalle delle persone a Lui particolarmente vicine, i grandi santi, da Antonio nel deserto fino a Teresa di Lisieux nel pio mondo del suo Carmelo? Tali persone stanno, per così dire, sulle orme di Giobbe come apologia dell'uomo, che è al contempo difesa di Dio. Ancor più: sono in modo del tutto particolare in comunione con Gesù Cristo, che ha sofferto fino in fondo le nostre tentazioni. Sono chiamate a superare, per così dire, nel proprio corpo, nella propria anima le tentazioni di un'epoca, a sostenerle per noi, anime comuni, e ad aiutarci nel passaggio verso Colui che ha preso su di sé il gravame di tutti noi.

 Nella preghiera che esprimiamo con la sesta domanda del Padre nostro deve così essere racchiusa, da un lato, la disponibilità a prendere su di noi il peso della prova commisurata alle nostre forze; dall'altro, appunto, la domanda che Dio non ci addossi più di quanto siamo in grado di sopportare; che non ci lasci cadere dalle sue mani. Pronunciamo questa richiesta nella fiduciosa certezza per la quale san Paolo ci ha donato le parole: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla» (1Cor 10,13).

giovedì 11 febbraio 2016

Tre anni fa, il giorno che cambiò la Chiesa: la rinuncia di Benedetto XVI


Sono passati tre anni dall'11 febbraio 2013, il giorno in cui - sorprendendo il mondo con un fulmine a ciel sereno - Papa Benedetto XVI annunciava la sua rinuncia al ministero petrino. La fine del pontificato era stata fissata per il 28 febbraio. Proprio in quella data è fissata una speciale giornata di preghiera per Benedetto, con Benedetto. Il Papa Emerito, prima di ritirarsi dalla scena pubblica ha chiesto più volte a tutti i fedeli di continuare a pregare per lui, mentre egli stesso avrebbe continuato a pregare per tutti noi.
"Anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio", disse Benedetto nella Declaratio di rinuncia al Ministero Petrino.
Siamo certi che la sua parte dell'accordo l'ha mantenuta. Forse tanti che nella commozione del momento avevo promesso il loro ricordo, poi hanno un po' abbandonato l'impegno. Il 28 febbraio viene a scuoterci di nuovo. Da oggi a quella data abbiamo la possibilità di ricordare il tanto bene fatto da un pontefice straordinario e indimenticato, pregando con lui e per lui.
Intanto vediamoci  questo bel video, che la devozione al Papa Emerito Benedetto ha fatto mettere insieme da chi sostiene e diffonde la giornata di preghiera:


Qui il sito promotore della Giornata di preghiera

Scarica qui i libretti in varie lingue per la preghiera

"Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo".
Benedetto XVI, Saluto da Castel Gandolfo, 28 febbraio 2013

lunedì 14 settembre 2015

Per il segno della Croce liberaci Signore!

Festa dell'Esaltazione della Santa Croce

Per signum Crucis de inimícis nostris líbera nos, Deus noster.
Per mezzo del segno della Croce liberaci dai nostri nemici, o nostro Dio

Mottetto di Francesco Durante (1684-1755)


In gregoriano: antifona alla comunione per il 14 settembre, Esaltazione della Santa Croce.



Lo stesso testo cantato in modo più semplice come antifona del vespro. Cantano i monaci cistercensi austriaci di Heiligenkreuz:




martedì 8 settembre 2015

È nata la gloriosa Vergine Maria: in gregoriano e polifonia

Sant'Anna e Maria bambina e S.Francesco
di Jacopo da Bassano (1541)
La prima antifona delle lodi (e nella liturgia antica anche dei vespri) per la festa della Natività della Beata Vergine Maria:

Nativitas gloriosae Virginis Mariae * ex semine Abrahae, ortae de tribu Iuda, clara ex stirpe David.
È nata la gloriosa Vergine Maria, discendente da Abramo, della tribù di Giuda, della stirpe regale di Davide.
Ecco il testo cantato in gregoriano:


E lo stesso testo espresso in canto barocco, scritto da Pier Paolo Bencini (1680-1755):



Sant’Antonio di Padova ha quattro bellissimi sermoni in onore della Vergine Maria. Il primo è proprio quello per la sua Natività: con la nascita della Madonna inizia il tempo della rigenerazione, della nuova creazione dell’uomo. Maria è per il Santo la Stella del Mattino, Aurora che annuncia il sole ancora in mezzo alle nebbie della notte. È l’Annunciatrice del Salvatore che germoglia dalla radice di Iesse, attraverso il procedere tortuoso della storia della Salvezza, rappresentato dai tanti nomi degli antenati di Cristo.
Il Santo di Padova ci ricorda che ciò che è avvenuto storicamente in Maria, deve avvenire in ogni anima: e conclude perciò il suo sermone sulla Natività della Vergine (par. 3) prendendo spunto dal vangelo, lo stesso che leggiamo ancor oggi nella Messa, la genealogia di Gesù secondo Matteo. Antonio afferma che come ci sono tre grandi tappe nella genealogia di Gesù, così ciascun cristiano deve mettere all’inizio di tutto Abramo, cioè avere il cuore umile, di chi, come Abramo è sottomesso a Dio e ha completa fede in lui. Poi si deve arrivare a Davide, il re peccatore, ma retto di cuore perché capace di confessare con sincerità le sue colpe. Ma non basta la confessione, si deve poi sopportare l’esilio di Babilonia, cioè accettare il cambiamento di vita, anche faticoso, prendere sul serio il lungo cammino della penitenza, della riparazione che porta il frutto della misericordia. Il frutto è la vita nuova di Gesù che germoglia in chi è stato reso puro, come Maria alla sua nascita.

giovedì 29 gennaio 2015

Preghiera dello studente a Sant'Antonio di Padova in vista degli esami

A tutti i miei più giovani confratelli, che in questo periodo si affannano sui libri in preparazione agli esami delle Facoltà Teologiche, e a tutti i giovani universitari che, di appello in appello, affrontano le peripezie accademiche, dedico questa preghiera tradizionale: è un'orazione al Santo di Padova, il Dottore Evangelico Sant'Antonio, perché ottenga a chi prega - e non solo a chi studia tanto - il dono della sapienza (e della pace interiore) per superare le difficoltà degli esami:


O amabile Sant'Antonio,
che in premio della tua profonda umiltà
e angelica purezza
hai meritato da Dio il dono della sapienza,
con cui hai approfondito i più reconditi misteri
e li hai svelati alle moltitudini
con la tua meravigliosa predicazione,
volgi uno sguardo benigno su di me
e sopra i miei studi:
fa che io conosca il mio nulla
e mi conservi casto di mente e di corpo
per ottenere dal Signore la benedizione
necessaria per il buon esito dei miei studi e dei miei esami,
a gloria Sua e a bene dell'anima mia.
Amen!

lunedì 8 dicembre 2014

L'inno greco alla Vergine santissima: Axion estin

Tutta pura...più onorabile dei Cherubini... più gloriosa dei Serafini
Axion estin: "E' veramente giusto" è il titolo dell'inno bizantino in onore della Tuttasanta Madre di Dio che oggi ascoltiamo, festeggiando in Occidente come "Vergine Immacolata".
Si tratta di un megalinarion (cioè un inno di lode) e theotokion (perché è riferito alla Vergine theotokos= genitrice di Dio), cantato a mattutino e a compieta nell'ufficiatura monastica. Almeno una parte dell'inno, dice la tradizione greca, sarebbe stata rivelata dallo stesso Arcangelo Gabriele ad un monaco del monte Athos dell'VIII sec. 
Ve lo propongo nell'esecuzione solistica di Divna Ljubojević, una grande cantante, originaria della Serbia, specializzata nel canto sacro delle chiese d'Oriente.


Testo greco, pronuncia e traduzione italiana

Ἄξιόν ἐστιν ὡς ἀληθῶς,
μακαρίζειν σε τὴν Θεοτόκον,
τὴν ἀειμακάριστον καὶ παναμώμητον
καὶ μητέρα τοῦ Θεοῦ ἡμῶν.
Τὴν τιμιωτέραν τῶν Χερουβεὶμ
καὶ ἐνδοξοτέραν ἀσυγκρίτως τῶν Σεραφείμ,
τὴν ἀδιαφθόρως Θεὸν Λόγον τεκοῦσαν,
τὴν ὄντως Θεοτόκον,
σὲ μεγαλύνομεν.
Axion estìn os alithos
makarizien se tin Theotokon,
tin aimakariston ke panamomiton,
ke mitera tu Theu imon.
Tin timioteran ton Heruvim,
ke endoksoteran asingritos ton
Serafim,
Tin adiafthoros Theon Logon tekusan,
tin ontos Theotokon,
Se megalinomen.

È veramente giusto proclamarti beata, o Madre di Dio,
beatissima e tutta pura, Madre del nostro Dio.
Noi magnifichiamo Te, che sei più onorabile dei cherubini,
incomparabilmente più gloriosa dei serafini.
Tu, che senza perdere la tua verginità,
hai messo al mondo il Verbo di Dio.
Tu, che veramente sei la Madre di Dio.

Un'altra esecuzione dello stesso canto con lo spartito da seguire:


L'arcangelo rivela a San Cosma innografo
il canto "Axion estin" alla Vergine Maria

giovedì 30 ottobre 2014

Come celebrare la liturgia quando il 2 novembre, commemorazione dei defunti, cade di domenica

Paramenti neri ricamati per i defunti - Wurzburg, Germania.
Quest'anno il giorno 2 novembre è domenica. Il problema liturgico che si pone è il seguente: la liturgia romana dal 1969 in qua prevede che nonostante sia il Giorno del Signore, per opportunità pastorale e devozionale del Popolo, anche se è domenica si celebri la Messa della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Certo non è la prima volta che capita: dal 1969, anno di entrata in vigore del nuovo messale, l'occorrenza si è ripetuta però solo 6 volte: nel 1975, 1980, 1986, 1997, 2003, 2008. Il 2014 segna la settima occasione. Questa coincidenza, come ben si sa, era assolutamente proibita nei tempi (bui) preconciliari, dove la domenica era sempre e comunque il giorno della Risurrezione. Vi si potevano sovrapporre altre feste, ma non la "ricorrenza dei morti" e nemmeno una normale messa funebre. La Missa pro defunctis, inoltre, con il suo carattere marcatamente penitenziale, non si addice proprio alla giornata domenicale. E così, per chi tuttora celebra nella forma straordinaria, il giorno della commemorazione dei defunti viene spostato al 3 novembre.
Comunque sia, le rubriche del Messale attuale sono inoppugnabili:
a) Il 2 novembre, la Commemorazione dei defunti prevale sulla domenica del Tempo Ordinario

Si deve perciò presumere che quest'anno la liturgia del giorno domenicale sia completamente sostituita da quella del santorale. E invece no. L'ufficio divino rimane quello della domenica XXXI del Tempo Ordinario, solo la Messa cambia (come precisa la rubrica apposta al 2 novembre nella Liturgia delle Ore). E già qui i preti iniziano a fare un po' di confusione, anche perché le norme liturgiche affermano che, nel caso si celebrino lodi o vespri col popolo, allora in quel caso si possono fare dall'Ufficio dei defunti. Da soli no, in compagnia sì.

Ma come se non bastasse ci sono altri dubbi: essendo Domenica, si deve dire il Gloria anche in una messa per i morti? La risposta logica dovrebbe essere no, infatti il formulario della Messa per i defunti non prevede il Gloria (come non è previsto nelle domeniche di Quaresima...).
E il Credo? La Messa dei defunti non lo prevede, perché di solito è celebrata in giorni feriali, ma in Domenica il Credo si dice sempre, anche nei tempi penitenziali, quindi ci andrà - suppongo io - ma il libretto "Ordo missae celebrandae" per la Chiesa universale, il vademecum di ogni prete che vuol sapere cosa celebrare e come ogni giorno dell'anno, indica che né il Gloria, né il Credo vanno eseguiti.. (di solito indica sempre se sono da dire sia l'uno che l'altro).

Quanto al colore: il nero è il colore che la tradizione - fino ad oggi - riserva per la celebrazione dei defunti. Ma usare il nero in giorno di domenica non può assolutamente essere fatto passare come qualcosa di tradizionale, mai fino al 1975 si era celebrata la ricorrenza dei morti nel giorno del Signore, dopotutto, e il nero di domenica era inammissibile. Adesso invece, l'Ordo, per domenica prossima dice "viola o nero". Dunque, almeno quest'anno, per il 2 novembre sarebbe meglio ricorrere all'opzione del Messale Romano che prevede di poter usare il violaceo nelle messe dei defunti. Colore che viene tradizionalmente assunto anche nella messa "tridentina" quando si celebrasse pro defunctis in una chiesa in cui c'è l'esposizione eucaristica.

Per il giorno commemorativo dei defunti, infine, sono previsti tre formulari diversi (con relative diverse letture) per i sacerdoti che vogliano (o debbano) celebrare fino a tre volte la Santa Messa (OGMR 204). Essendo domenica, i preti che dovessero binare o trinare una "missa cum populo", come si dovranno comportare? Secondo le norme tradizionali se celebravano in chiese differenti potevano sempre usare il primo formulario, se nella stessa chiesa, allora dovevano usare prima il primo, poi il secondo e infine il terzo formulario. Ma a quei tempi durante le messe per i defunti non c'era mai la predica. Oggi che deve esserci - perché è pure domenica - e dovrebbe essere anche agganciata alla liturgia della Parola, dovranno i cari parroci prepararsi non una ma ben tre diverse omelie? Anche questo non è specificato.

PS. Da un breve controllo, vi posso già comunicare che la prossima coincidenza tra Domenica e Commemorazione dei fedeli defunti avverrà solo nel 2025.


mercoledì 29 ottobre 2014

For all the Saints - Per tutti i santi (inno inglese)



Le parole di questo bellissimo inno inglese sono del vescovo anglicano William Walsham How, composte nel 1864 e la musica è: "Sine nomine, Pro omnibus Sanctis" scritta da Ralph Vaughan Williams nel 1906 appositamente per questo testo. Come tanti inni di origine protestante, anche questo canto, adatto specialmente alle ricorrenze dei morti e dei Santi, è tutto intessuto di rimandi biblici:
st. 1 = Ap 14,13, Eb 12,1-2
st. 3 = Ap 2,10
st. 4 = Gv 17,22
st. 6 = Prov 4,18
st. 7 = Ap 7,9-17

Eccone il testo in originale e in adattamento moderno in latino:

Testo originale inglese

For all the saints, who from their labours rest,
who thee by faith before the world confessed,
thy name, O Jesus, be forever blessed.
Alleluia, Alleluia!

Thou wast their Rock, their Fortress and their Might;
thou, Lord, their Captain in the well fought fight;
thou, in the darkness still their one true Light.
Alleluia, Alleluia!

O may thy soldiers, faithful, true, and bold,
fight as the saints who nobly fought of old,
and win, with them the victor's crown of gold.
Alleluia, Alleluia!

O blest communion, fellowship divine!
we feebly struggle, they in glory shine;
Yet all are one in thee, for all are thine.
Alleluia, Alleluia!

And when the strife is fierce, the warfare long,
steals on the ear the distant triumph song,
and hearts are brave again, and arms are strong.
Alleluia, Alleluia!

The golden evening brightens in the west;
soon, soon to faithful warriors comes their rest;
sweet is the calm of paradise the blessed.
Alleluia, Alleluia!

But lo! there breaks a yet more glorious day;
the saints triumphant rise in bright array;
the King of glory passes on his way.
Alleluia, Alleluia!

From earth's wide bounds, from ocean's farthest coast,
through gates of pearl streams in the countless host,
singing to Father, Son and Holy Ghost:
Alleluia, Alleluia!


Testo latino adattabile

Ob sanctos, qui nacturi requiem
te per suam confessi sunt fidem,
te salutamus, Jesu, celebrem.
Alleluia, Alleluia!

Saxum fuisti, turris atque vis,
dux in pugnatis bene proeliis,
illorum una lux in tenebris.
Alleluia, Alleluia!

Constanter pugnent tui milites,
Ut pugnavere sancti veteres,
laurusque mereantur similes.
Alleluia, Alleluia!

Nos debiles at illi splendidi,
divine sed sumus compositi,
in hoc uniti, quod sumus tui.
Alleluia, Alleluia!

Belli durantibus saevitiis
distans triumphus in auriculis
est, fitque virtus nova, nova vis.
Alleluia, Alleluia!

En ubi sol rubescens occidit!
Merentibus mox otium venit,
in Paradiso quod suave fit.
Alleluia, Alleluia!

Sed en ubi est aurora pulchrior
sanctorum et surgentium nitor!
It rex, supremus cuius est honor.
Alleluia, Alleluia!

Longe remotis e litoribus
innumeratus intrat en! chorus,
a quo Triunus audit Dominus
Alleluia, Alleluia!

Spartito in formato PDF stampabile. Qui la registrazione della sola musica senza canto. E qui lo spartito per organo.

L'intero testo è composto di 11 strofe e ricorda le varie categorie di Santi del paradiso, tra cui riposano già anche tanti dei nostri cari defunti e, speriamo, di poter un giorno giungere tra loro anche noi. Ecco tutto il canto con la traduzione conoscitiva in italiano:

For all the saints, who from their labours rest,
Who Thee by faith before the world confessed,
Thy Name, O Jesus, be forever blessed.
Alleluia, Alleluia!

Thou wast their Rock, their Fortress and their Might;
Thou, Lord, their Captain in the well fought fight;
Thou, in the darkness drear, their one true Light.
Alleluia, Alleluia!

For the Apostles’ glorious company,
Who bearing forth the Cross o’er land and sea,
Shook all the mighty world, we sing to Thee:
Alleluia, Alleluia!

For the Evangelists, by whose blest word,
Like fourfold streams, the garden of the Lord,
Is fair and fruitful, be Thy Name adored.
Alleluia, Alleluia!

For Martyrs, who with rapture kindled eye,
Saw the bright crown descending from the sky,
And seeing, grasped it, Thee we glorify.
Alleluia, Alleluia!

O blest communion, fellowship divine!
We feebly struggle, they in glory shine;
All are one in Thee, for all are Thine.
Alleluia, Alleluia!

O may Thy soldiers, faithful, true and bold,
Fight as the saints who nobly fought of old,
And win with them the victor’s crown of gold.
Alleluia, Alleluia!

And when the strife is fierce, the warfare long,
Steals on the ear the distant triumph song,
And hearts are brave, again, and arms are strong.
Alleluia, Alleluia!

The golden evening brightens in the west;
Soon, soon to faithful warriors comes their rest;
Sweet is the calm of paradise the blessed.
Alleluia, Alleluia!

But lo! there breaks a yet more glorious day;
The saints triumphant rise in bright array;
The King of glory passes on His way.
Alleluia, Alleluia!

From earth’s wide bounds, from ocean’s farthest coast,
Through gates of pearl streams in the countless host,
And singing to Father, Son and Holy Ghost:
Alleluia, Alleluia!
Per tutti i santi - che riposano dalle loro fatiche,
e che per fede di fronte al mondo ti han confessato -
il tuo Nome, o Gesù, sia sempre benedetto.
Alleluia, Alleluia!

Tu eri loro roccia, loro fortezza e forza;
tu, Signore, il loro capitano nella buona battaglia;
tu, nel buio tetro, la loro unica vera Luce.
Alleluia, Alleluia!

Per la gloriosa schiera degli Apostoli -
che portando la Croce per terra terra e mare
hanno scosso tutto il mondo possente - cantiamo a te:
Alleluia, Alleluia!

Per gli Evangelisti - per la cui parola benedetta,
come da quadruplice torrente il giardino del Signore
è reso bello e fecondo - il tuo nome adoriamo.
Alleluia, Alleluia!

Per i martiri - che con occhio acceso d’estasi,
videro la corona splendente scendere dal cielo,
e vedendola, l’afferrarono - noi ti glorifichiamo.
Alleluia, Alleluia!

O beata comunione, unione divina!
Noi lottiamo deboli, loro rifulgono nella gloria;
Tutti sono uno in te, perché tutti sono tuoi.
Alleluia, Alleluia!

O possano i tuoi soldati, fedeli, veritieri e audaci,
lottare come i santi che nobilmente combatterono in passato
e conquistar con loro la corona d’oro dei vincenti.
Alleluia, Alleluia!

E quando la lotta è feroce, lunga la guerra,
si sente in lontananza il canto del trionfo,
e i cuori si fanno coraggiosi, ancora una volta, e le braccia forti.
Alleluia, Alleluia!

Il tramonto d'oro splende all’occidente;
Presto ai guerrieri fedeli giungerà il riposo;
Dolce è la pace del paradiso benedetto.
Alleluia, Alleluia!

Ma ecco irrompe un giorno ancor più glorioso;
i santi sorgono trionfante in luminose vesti;
Il Re della gloria marcia sul suo cammino.
Alleluia, Alleluia!

Dai confini della terra, dalla più lontana costa dell'oceano,
attraverso porte di perle entra l’immensa schiera
cantando al Padre, Figlio e Spirito Santo:
Alleluia, Alleluia!

venerdì 15 agosto 2014

La Messa "Assumpta est" di Palestrina, per la solennità di oggi

Difficilmente l'ascolterete nella vostra Chiesa, fosse anche una cattedrale famosa (tra l'altro moltissime, in Italia, sono proprio dedicate alla Madonna Assunta): si sa, è piena estate. Chiuso per ferie... Però grazie a YouTube, possiamo iniziare la giornata festiva del "Ferragosto" gustando la Missa "Assumpta est Maria" composta da Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Questa registrazione dei Tallis Scholars contiene l'ordinario della messa preceduto dal mottetto che musica le parole dell'antifona d'Introito della solennità odierna, a cui aggiunge il versetto 6,9 (6,10 in italiano) del Cantico dei Cantici. 
Se vi interessa lo spartito del mottetto, potete scaricarlo a questo collegamento. Qui, invece, gli spartiti della Messa. Sotto il video musicale trovate testo e traduzione di "Assumpta est Maria in coelum".



Assumpta est Maria in coelum,
gaudent angeli,
laudantes benedicunt Dominum.
Gaudete et exsultate omnes recti corde, quia hodie Maria virgo cum Christo regnat in aeternum.

Quae est ista, quae progreditur quasi aurora consurgens,
pulchra ut luna, electa ut sol,
terribilis ut castrorum acies ordinata?
Gaudete et exsultate omnes recti corde, quia hodie Maria virgo cum Christo regnat in aeternum.

Maria è assunta in celo,
si rallegrano gli angeli,
lodano e benedicono il Signore.
Rallegratevi ed esultate voi tutti retti di cuore, perché oggi la Vergine Maria insieme a Cristo regna per l’eternità.

Chi è costei che avanza come aurora che sorge, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come esercito a vessilli spiegati?
Rallegratevi ed esultate voi tutti retti di cuore, perché oggi la Vergine Maria insieme a Cristo regna per l’eternità.

mercoledì 13 agosto 2014

Canti russi in onore della Dormizione/Assunzione della Madre di Dio


La festa della Dormizione e Assunzione della Madre di Dio accomuna tutte le chiese di tradizione apostolica fin dai tempi più antichi. Oriente e Occidente concordano nella celebrazione a metà agosto della morte e risurrezione della Vergine, che la tomba non potè trattenere. Preghiere e canti bellissimi sono composti per la liturgia del giorno (anche i cristiani che seguono il calendario giuliano festeggiano il "15 agosto" che cade per loro il 28 del mese).
I primi due canti della raccolta di inni polifonici della liturgia bizantina-russa per la festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, sono il Tropario e il Kontakion del giorno, di cui trovate, sotto il video, testo e traduzione:



Тропарь
В рождестве Девство сохранила еси,/ во успении мира не оставила еси, Богородице,/ преставилася еси к животу,/ Мати сущи Живота,// и молитвами Твоими избавляеши от смерти души наша.

Tropario
Nella maternità hai conservato la verginità e nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; sei stata trasferita alla Vita essendo madre della Vita e con le tue preghiere liberi dalla morte le nostre anime.

Кондак
В молитвах неусыпающую Богородицу/ и предстательствах непреложное упование/ гроб и умерщвление не удержаста:/ якоже бо Живота Матерь,/ к животру престави// во утробу Вселивыйся приснодевственную.

Kontàkion
La tomba e la morte non poterono trattenere la Madre di Dio sempre vigilante nella preghiera, e nella cui intercessione resta ferma speranza. Infatti Colui che abitò un seno sempre vergine ha assunto alla vita colei che è Madre della vita.


Ai Vespri bizantini della festa dell'Assunta (qui il testo completo) viene recitata anche questa dossologia in lode alla Vergine:
La tua gloriosa Dormizione rallegra i cieli, fa esultare le schiere degli Angeli: tutta la terra è nella gioia elevando a te un canto di commiato, o Madre del Signore di ogni cosa, Vergine santissima ignara di nozze e che hai liberato il genere umano dall’ancestrale condanna. 
Ad un segno divino i Principi degli Apostoli accorsero dai confini del mondo per seppellirti; e vedendoti elevata da terra verso l’alto, con gioia ripetevano la parola di Gabriele, esclamando: Rallegrati, ricettacolo di tutta la divinità! Rallegrati, tu che sola con la tua maternità hai unito le realtà della terra a quelle del cielo. 
O Vergine Madre, Sposa di Dio, avendo tu generato la vita, nella venerata Dormizione ti sei trasferita alla vita immortale, scortata dagli Angeli, Arcangeli e Potenze, dagli Apostoli, dai Profeti e da tutta la creazione, e tuo Figlio ha ricevuto nelle sue mani pure la tua anima immacolata. 
Gloria... Ed ora. 
Alla tua immortale Dormizione, Genitrice di Dio e Madre della vita, le nubi rapirono nell’aria gli Apostoli: sebbene fossero dispersi per il mondo furono riuniti in un solo coro attorno al tuo corpo purissimo; avendolo seppellito con reverenza ti cantavano le melodiose parole di Gabriele: Rallegrati, Piena-di-grazia, Vergine Madre ignara di nozze; il Signore è con te! Supplica il tuo Figlio e nostro Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la Grande Dossologia, si conclude col Tropario della festa: “Nella maternità hai conservato la verginità....”. Lo stesso Tropario e il Kontàkion: “La tomba e la morte...” sono ripetuti a ogni Ora dell’ufficio fino al 23 agosto e sono cantati anche alla Liturgia.

mercoledì 30 luglio 2014

La Messa "per i cristiani perseguitati" formulario latino e italiano


Nel Messale di Paolo VI c'è una messa molto adatta a questi tristi giorni, in cui vediamo dai TG, a mezzogiorno e alla sera, immagini e notizie di persecuzione di fratelli di fede in Iraq, Siria, Palestina, e tanti altri luoghi. Mentre ci chiediamo "cosa posso fare per loro?" e iniziamo a muoverci con iniziative di coscientizzazione o di solidarietà, non dimentichiamoci di pregare per i fratelli perseguitati. Sono loro i primi a chiedercelo. E questo è il nostro primo dovere verso di loro, possibile in ogni momento. Essi soffrono per non abbandonare la propria fede, e preferiscono abbandonare le proprie terre piuttosto che Gesù Cristo.
In tal modo offrono a noi un esempio enorme, da "testimoni autentici e fedeli" (come dice la colletta della Messa). Il minimo che possiamo fare è innalzare per loro "l'incessante preghiera della Chiesa" (At 12,5).
In questi giorni, quando non ci sono feste o memorie, cari sacerdoti, usiamo spesso il formulario della Messa "Pro Christianis persecutione vexatis".
Oggi l'ho celebrata in modo speciale per tutti coloro che sono morti e non hanno potuto avere nemmeno un funerale o una raccomandazione cristiana nel momento supremo della vita.

PS. Chi segue la forma straordinaria del Rito Romano conoscerà e potrà usare il formulario "Pro Ecclesiae defensione". Non è il corrispettivo di questa Messa più recente, e, al nostro orecchio contemporaneo ha preghiere che suonano un tantino "belligeranti" contro quanti perseguitano la Santa Chiesa e pongono ostacoli alla sua missione, ma sono molto "realistiche". Devo dire, tuttavia, che preferisco, in questo caso, la forma Ordinaria (soprattutto nella formulazione originale). Comunque, in ogni rito e lingua, la preghiera è sempre utile e necessaria.

Pro Christianis Persecutione Vexatis

Ant. ad introitum
Cf. Ps 73,20 Ps 21 Ps 22 Ps 23
Réspice, Dómine, in testaméntum tuum, et ánimas páuperum tuórum ne derelínquas in finem;
exsúrge, Dómine, et iúdica causam tuam, et ne obliviscáris voces quæréntium te.

Oppure:
Ac 12,5
Petrus servabátur in cárcere; orátio autem fiébat sine intermissióne ab Ecclésia ad Deum pro eo.

Collecta
Deus, qui inscrutábili providéntia passiónibus Fílii tui vis Ecclésiam sociári, præsta fidélibus tuis, in tribulatióne propter nomen tuum versántibus, spíritum patiéntiæ et caritátis, ut promissiónum tuárum fidi inveniántur testes atque veráces. Per Dóminum.

Super oblata
Súscipe, quæsumus, Dómine, humilitátis nostræ preces et hóstias, et præsta, ut, qui, tibi fidéliter serviéntes, hóminum persecutiónes patiúntur, gáudeant se Christi Fílii tui sacrifício sociári, et sua séntiant inter electórum nómina scripta esse in cælis. Per Christum.

Ant. ad communionem
Mt 5,11-12
Beáti estis, cum maledíxerint vobis et persecúti vos fúerint propter me, dicit Dóminus; gaudéte et exsultáte, quóniam merces vestra copiósa est in cælis.

Oppure:
Mt 10,32
Omnis qui confitébitur me coram homínibus, confitébor et ego eum coram Patre meo, qui in cælis est, dicit Dóminus.

Post communionem
Per huius sacraménti virtútem fámulos tuos, Dómine, in veritáte confírma, et fidélibus tuis in tribulatióne pósitis concéde, ut, crucem sibi post Fílium tuum baiulántes, christiáno nómine iúgiter váleant inter advérsa gloriári. Per Christum.
Per i Cristiani perseguitati

antifona d’ingresso
Cfr Sal 73, 19-22
Sii fedele, Signore, alla tua alleanza, e non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.
Sorgi, Signore, difendi la tua causa, non dimenticare le suppliche di coloro che t’invocano.

Oppure:
At 12, 5
Mentre Pietro era in carcere, saliva a Dio per lui l’incessante preghiera della Chiesa.

Colletta
O Dio, che nel mistero della tua Provvidenza unisci la Chiesa alla passione del Cristo, tuo Figlio, concedi a coloro che soffrono persecuzione a causa del tuo nome, lo spirito di pazienza e di amore, perché siano testimoni autentici e fedeli delle tue promesse. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Sulle Offerte
Accogli, o Padre, le nostre umili offerte e preghiere e concedi ai tuoi servi, che soffrono per la fede, la gioia di comunicare al sacrificio del tuo Figlio e l’intima certezza che i loro nomi sono scritti nel cielo. Per Cristo nostro Signore.

« Prefazio dello Spirito Santo II.

 antifona alla comunione Mt 5, 11-12
«Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno per causa mia», dice il Signore; «rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Oppure:
Mt 10, 32
«Se mi riconoscerete davanti agli uomini, anch’io vi riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli», dice il Signore. 

Dopo la Comunione
Con la forza di questo sacramento, o Padre, confermaci nella verità, e dona ai nostri fratelli perseguitati, che seguono Cristo sulla via del Calvario, la beatitudine di chi soffre a causa della fede. Per Cristo nostro Signore.

sabato 21 giugno 2014

Canti per il Corpus Domini dal rituale italiano per il culto eucaristico

Tra i canti suggeriti dal libro liturgico che regola Il Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico, tra cui l'Adorazione e le Processioni teoforiche (cioè che portano Dio stesso sotto le specie del pane), si può trovare una rielaborazione del Lauda Sion (qui testo e traduzione), un adattamento in forma semplice e con intercalare di acclamazioni che mi pare adatta ad ogni coro e, in particolare, all'occasione festosa del Corpus Domini. Fu composto da Federico Caudana nel 1927 per la cattedrale di Cremona. Vi riporto il testo, lo spartito come si trova nel rituale al num. 235 (qui lo spartito polifonico in PDF), e il video musicale con l'esecuzione del brano del Coro di Bonemerse (CR):




Lauda, Sion, Salvatorem,
lauda ducem et pastorem,
in hymnis et canticis.
Sit laus piena, sit sonora, 
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

R. Christus vincit, 
    Christus regnat,
    Christus imperat!

Ecce panis angelorum,
factus cibus viatorum:
non mittendus cànibus.
Sit laus piena, sit sonora, 
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

Bone pastor, panis vere,
tu nos bona fac videre,
in terra vivéntium.
Sit laus piena, sit sonora
sit iucunda, sit decora
mentis iubilatio.  R.

giovedì 12 giugno 2014

Devozione popolare a S.Antonio: La Festa del Pane in onore del Santo di Padova a Gildone (Molise)

La ricorrenza antoniana di giugno è particolarmente suggestiva a Gildone (CB) dove ogni anno il Santo viene portato a spalla durante la caratteristica processione del pane, che si tiene la domenica dopo il 13 giugno (vedi qui).
Le donne del paese sfilano in corteo con in testa grandi cesti di vimini pieni di pane e ornati di gigli, fiori simbolo del Santo. Le più esperte e devote riescono a portare fino a 15kg di pane sulle proprie teste sfilando in processione con equilibrio e passo sicuro. 
Secondo la leggenda padovana il collegamento tra il Santo e il pane risale a poco tempo dopo la morte di Antonio, con il miracolo del piccolo Tommasino che era annegato e poi resuscitato per le preghiere al Taumaturgo. In quell'occasione la madre aveva offerto ai poveri tanto grano quanto pesava suo figlio. 
A Gildone la devozione del pane entra nella festa in onore di Sant'Antonio negli anni '30, quando iniziava il suo lavoro di levatrice in paese Amabile Tezzon, signora proveniente da Rovigo. Un tredici giugno, quando la processione del Santo passava davanti la sua casa, questa signora fece trovare un altarino su cui aveva posto alcune pagnottelle che, dopo la benedizione, distribuì ai poveri del paese. Negli anni successivi la Commissione organizzatrice della festa fece propria questa iniziativa. La farina, donata dai paesani, veniva lavorata e si preparavano pani in abbondanza. La mattina della festa, ancor oggi, il pane benedetto viene poi distribuito a tutta la popolazione.

Legata alla tradizione del pane c'è anche quella della preghiera tipicamente padovana della Tredicina: tredici bambini si riuniscono ogni sera nella stessa casa (Palazzo Virgilio) nei giorni di giugno che precedono la festa; davanti all'altare adornato con ceri e gigli i bambini si raccolgono in preghiera davanti un antico quadro raffigurante Sant'Antonio. Il tredicesimo giorno, prima della processione, indossano il saio trasformandosi nei cosiddetti monacelli. Con una pagnottella di pane e un giglio seguono anche loro il Santo in processione.

I simboli del Santo dei miracoli continuano a sostenerne la devozione popolare, tanto cara ai fedeli e anche a quanti si avvicinano alla Chiesa anche solo per queste tradizioni radicate e forti. Questi momenti di pietà popolare sono come delle corde che tengono avvinto il popolo al Santo patrono del paese e rannodano le generazioni l'una all'altra, dando un senso di comunità, di continuità oltre che di fede e apertura all'intercessione dei santi.

Un breve filmato per apprezzare il carattere della Festa del Pane di Sant'Antonio di Gildone, in attesa - per chi è nelle vicinanze - di poter partecipare il 15 giugno alla processione di quest'anno.


Foto da YouReporter

mercoledì 14 maggio 2014

Il Cammino di S. Antonio 2014


Giovani e frati al "Cammino di S. Antonio" 2014
In cammino nella notte

tra sabato 31 maggio e domenica 1 giugno


Pace e bene cari giovani, 
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita. Anche quest'anno ritorna, promosso da noi frati minori conventuali della Basilica del Santo (Pd), l'ormai famoso PELLEGRINAGGIO nella NOTTE, conosciuto nel mondo come "IL CAMMINO DI S. ANTONIO".
Tra sabato 31 maggio e domenica 1 giugno 2014 ripercorreremo pertanto gli ultimi passi che il santo di Padova, frate Antonio, intraprese poche ore prima della sua morte (13 giugno 1231).
Si tratta di un itinerario a piedi di circa 25 Km, che parte dai Santuari Antoniani di Camposampiero - Pd - (il luogo dove S. Antonio ebbe le famose visioni del Bambino Gesù), passa per il Santuario dell'Arcella sorto sul luogo della sua morte, fino alla meravigliosa Basilica in Padova che custodisce la tomba del Santo.
Sono invitati in modo particolare i GIOVANI in ricerca vocazionale, così come tutti coloro che vogliono affidarsi alla potente intercessione del Santo per la loro vita, per le proprie famiglie e i propri cari. Il pellegrinaggio è, infatti, aperto anche a tutti i suoi devoti e fedeli sparsi nel mondo che ogni anno, vi giungono numerosissimi. Il cammino nella notte, in preghiera, certo saprà portare a ciascuno la luce e il consiglio e il conforto che cerchiamo. Vi aspettiamo numerosi...appassionati e audaci ! 
Al Signore Gesù e per il Suo servo S. Antonio, sempre la nostra Lode. 
frate Alberto

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