Cerca nel blog (argomenti, singole parole o frasi):

Condividi

Visualizzazione post con etichetta conclave. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta conclave. Mostra tutti i post

giovedì 14 marzo 2013

W Papa Francesco, Vescovo di Roma!

Se il Papa manterrà i simboli che aveva da Vescovo di Buenos Aires, il suo stemma potrà essere più o meno così: con i colori dell'Argentina (azzurro e bianco), ma anche i colori della Vergine Maria; il monogramma del Nome di Gesù, stemma dei Gesuiti preso in prestito dai Francescani (San Bernardino da Siena ne ha il "copyright"); la stella è solitamente sempre un simbolo Mariano, e l'uva? forse le origini piemontesi del Papa?
Qualche suggerimento?
Il motto non fa tradizionalmente parte dello stemma papale, ma vista la sua originalità, di cui abbiamo parlato in un post precedente, lo lasciamo lì dov'è in questo stemma provvisorio. Sapendo che da Cardinale arcivescovo di Buenos Aires J.M. Bergoglio non ha mai messo la croce arcivescovile nel suo stemma (anzi nessuna croce), anche nei simboli il nuovo Papa ci riserverà forse qualche sorpresa. Intanto possiamo congetturare così:


mercoledì 13 marzo 2013

I lettori hanno votato: vediamo se hanno indovinato il nome scelto dal Papa eletto.


La fumata è bianca, le campane suonano. Ma non sappiamo chi è l'eletto! 
Ecco i nomi più votati a proposito del nome che potrebbe prendere il nuovo Papa appena eletto:

Il primo è il numero dei votanti, il secondo la percentuale. Come si vede quasi un terzo dei votanti pensa che il nome sarà inedito. Come secondo il nome di Gregorio, terzo Pio. Chissà! Tra pochi minuti lo sapremo e vedremo se qualcuno ha indovinato.

Nuovonome I  31 (18%)

Gregorio XVII  29 (17%)

Pio XIII  26 (15%)

Paolo VII  17 (10%)

Clemente XV  13 (7%)

Giovanni XXIV  8 (4%)

Alessandro IX  6 (3%)

Nicolò VI  1 (0%)

Sisto VI  1 (0%)

Quando il protodiacono dice il nome del Cardinale eletto Papa....

L'Habemus Papam del 2005, proclamato dal card. Jorge Medina Estevez
Fra poche ore o alcuni giorni, non si sa, il Protodiacono (o chi per lui se venisse eletto proprio il Card. Tauran - nella foto piccola-), uscirà sulla loggia delle benedizioni e pronunzierà la celeberrima formula: "Habemus Papam", a cui aggiunge "Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum" (ovvero: l'Eminentissimo e Reverendissimo Signore), "Dominum N....." (Il Signor e qui va il nome dell'eletto), "Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem N. " (Cardinale di Santa Romana Chiesa  e qui va il cognome).

La focosa partecipazione della folla a piazza san Pietro, di solito, esplode in grida altissime già al nome di battesimo. Spesso infatti c'è un solo cardinale con quel nome. Ma non è detto e non è nemmeno detto che si capisca il nome in latino in relazione al nome normalmente pronunciato in altre lingue.

Per facilitare il riconoscimento al primo colpo, ma anche per mettere in allerta sui numerosi casi di omonimia, la CNS (il servizio di Comunicazione dei vescovi USA) ha fornito una interessante lista con tutti i nomi in latino dei 115 elettori in Conclave, desunti dagli "Acta Apostolicae Sedis", cioè il bollettino ufficiale della Santa Sede. Vari cardinali li troverete due volte, perché a volte viene usata l'una o l'altra traduzione latina dello stesso nome straniero.
Per es. il Cardinal William J. Levada e il Cardinal Willem Jacobus Eijk di Utrecht hanno: “Gulielmum” and “Villelmum”, entrambe forme accettate di traduzione del loro nome.

Ecco qui la lista e le corrispondenze:

Albertum
– Albert Malcolm Ranjith di Colombo, Sri Lanka.

Aloisium
– Luis Antonio Tagle di Manila, Filippine.
– Lluis Martinez Sistach di Barcelona, Spagna.

Andream
– Andre Vingt-Trois di Paris.

Angelum
– Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi
– Angelo Bagnasco di Genova, Italia.
– Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro
– Angelo Scola di Milano.

Ansgarium
– Oscar Rodriguez Maradiaga di Tegucigalpa, Honduras.

Antonium
– Antonio Canizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino.
– Antonios Naguib, Patriarca emerito dei Copti, Egypt.
- Anthony Olubunmi Okogie di Lagos, Nigeria.

Antonium Mariam
– Antonio Maria Rouco Varela di Madrid.
– Antonio Maria Veglio, Presidente del Pontificio Consiglio per i migranti e itineranti.

Attilium
– Attilio Nicora, presidente emerito dell’APSA

Audrys
– Audrys Juozas Backis di Vilnius, Lituania.

Augustinum
– Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Città di Roma.

Bachara or Becharam
– Bechara Rai, patriarca dei Maroniti.

Basilium Clementem
- Baselios Cleemis (Isaac) Thottunkal, arcivescovo maggiore della Chiesa Cattolica Syro-Malankarese

Carolum
– Carlos Amigo Vallejo di Seville, Spain.
– Carlo Caffarra, di Bologna, Italia.
– Karl Lehmann di Mainz, Germania.

Casimirum
– Kazimierz Nycz di Warsaw, Polonia.

Christophorum
– Christoph Schonborn di Vienna.

Claudium
– Claudio Hummes, Prefetto emerito della Congregazione del Clero.

Conradum
– Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani.

Crescentium
– Crescenzio Sepe di Napoli, Italia.

Daniel or Danielem
– Daniel N. DiNardo di Galveston-Houston.

Dionigium
– Dionigi Tettamanzi di Milano.

Dominicum
– Domenico Calcagno, Presidente APSA.
– Dominik Duka di Praga, Repubblica Ceca.

Donaldum
– Donald W. Wuerl di Washington.

Eduinum
– Edwin F. O’Brien, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.

Emmanuelem
– Manuel Monteiro de Castro, head di the Apostolic Penitentiary.

Ennium
– Ennio Antonelli, retired president di Pontifical Council for the Family.

Ferdinandum
– Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione for the Evangelization di Peoples.

Franciscum
– Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio for Legislative Texts.
– Francis E. George di Chicago.
– Francesco Monterisi, retired secretary di the Congregation for Bishops.
– Francisco Robles Ortega di Guadalajara, Mexico.
– Franc Rode, Prefetto emerito della Congregazione for Institutes di Consecrated Life and Societies di Apostolic Life.

Franciscum Xaverium
– Francisco Javier Errazuriz Ossa di Santiago de Chile.

Georgium
– George Alencherry di Ernakulam-Angamaly, arcivescovo maggiore della Chiesa Cattolica Syro-Malabarese.
– Jorge Mario Bergoglio di Buenos Aires, Argentina.
– George Pell di Sydney.
– Jorge Urosa Savino di Caracas, Venezuela.

Gabrielem
– Gabriel Zubeir Wako di Khartoum, Sudan.

Gerardum
– Geraldo Majella Agnelo di Sao Salvador da Bahia, Brazil.

Godefridum
– Godfried Danneels di Mechelen-Brussel.

Gulielmum
– Willem Jacobus Eijk di Utrecht, Olanda.
– William Joseph Levada, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede

Iacobum
– James M. Harvey, Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le mura.
– Jaime Ortega Alamino di Havana.

Ioachim
– Joachim Meisner di Cologne, Germania.

Ioannem
– Sean Brady di Armagh, Irlanda del Nord.
– Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di Vita Religiosa e società di vita apostolica.
– Juan Cipriani Thorne di Lima, Peru.
– Giovanni Lajolo, Presidente emerito del Governatorato.
– John Njue di Nairobi, Kenya.
– John Olorunfemi Onaiyekan di Abuja, Nigeria.
– Sean Patrick O’Malley di Boston.
– Juan Sandoval Iniguez di Guadalajara, Mexico.
– John Tong Hon di Hong Kong.

Ioannem Baptistam
– Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione dei vescovi.
– Jean-Baptiste Pham Minh Man, Ho Chi Minh City, Vietnam.

Ioannem Claudium
– Jean-Claude Turcotte di Montreal.

Ioannem Ludovicum
– Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Ioannem Franciscum
– Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura.

Ioannem Patricium
– Sean Patrick O’Malley di Boston.

Ioannem Petrum
– Jean-Pierre Ricard di Bordeaux, France.

Iosephum
– Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato.
– Giuseppe Betori di Firenze, Italia.
– Josip Bozanic di Zagreb, Croatia.
– Jose da Cruz Policarpo, Lisbona, Portugal.
– Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede.

Iulium
– Julio Terrazas Sandoval di Santa Cruz de la Sierra, Bolivia.

Iustinum
– Justin Rigali di Philadelphia.

Isaac
– Baselios Cleemis (Isaac) Thottunkal, arcivescovo maggiore della Chiesa Cattolica Syro-Malankarese

Laurentium
– Laurent Monsengwo Pasinya di Kinshasa, Congo.

Ivanum
– Ivan Dias, Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli

Leonardum
– Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali

Marcum
– Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi.

Maurum
– Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione del Clero.

Nicolaum
– Nicolas Lopez Rodriguez di Santo Domingo, Repubblica Dominicana.

Norbertum
– Norberto Rivera Carrera di Città del Messico.

Odilonem
– Odilo Pedro Scherer di Sao Paulo, Brasile.

Osvaldum
– Oswald Gracias di Mumbai, India.

Patricium
– Sean Patrick O’Malley di Boston.

Paulum
– Paolo Sardi, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta.
– Paul Josef Cordes, Presidente emerito del Pontificio Consiglio Cor Unum.
– Paolo Romeo di Palermo, Italia.

Petrum
– Peter Erdo di Esztergom-Budapest, Ungheria.
– Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

Philippum
– Philippe Barbarin di Lione, Francia.

Polycarpum
– Polycarp Pengo di Dar es Salaam, Tanzania.

Radulfum
– Raul Vela Chiriboga, Emerito di Quito, Ecuador.

Raimundum
– Raymond L. Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
– Raymundo Damasceno Assis di Aparecida, Brasile.

Rainardum
– Reinhard Marx di Munich and Freising, Germania.

Rainerium
– Rainer Maria Woelki di Berlino.

Raphaelem
– Raffaele Farina, Bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa.

Robertum
– Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum.

Rogerium
– Roger Mahony, Emerito di Los Angeles.

Ruben
– Ruben Salazar Gomez di Bogota, Colombia.

Sanctum
– Santos Abril Castello, Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Severium
– Severino Poletto di Torino, Italia.

Stanislaum
– Stanislaw Dziwisz di Krakow, Polonia.
– Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio dei Laici.

Telesphorum
– Telesphore Toppo, di Ranchi, India.

Tharsicium
– Tarcisio Bertone, Camerlengo.

Theodorum
– Theodore-Adrien Sarr di Dakar, Senegal.

Thomam
– Thomas C. Collins di Toronto.

Timotheum
– Timothy M. Dolan di New York.

Valtherum
– Walter Kasper, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani.

Velasium
– Velasio De Paolis, delegato pontificio per i Legionari di Cristo e il Regnum Christi.

Vilfridum
– Wilfrid F. Napier di Durban, South Africa.

Villelmum
– Willem Jacobus Eijk di Utrecht, Olanda.
– William Joseph Levada, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Vincentium
– Vinko Puljic di Sarajevo, Bosnia-Herzegovina.

Zenonem
– Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica.

martedì 12 marzo 2013

Conclave-Replay: per chi si fosse perso la processione e l' "extra omnes"

Per chi si fosse perso le immagini e i suoni di questa storica giornata, ecco in aiuto Youtube, che ci restituisce alcuni scampoli di Conclave. Nel sito Vaticano trovate, se vi interessa, l'intera replica della Messa di stamattina, l'inizio del Conclave del pomeriggio e l'attesa della fumata (nera).

La partenza della processione dei Cardinali dalla Cappella Paolina alla Cappella Sistina:

Il giuramento dei singoli Cardinali:


Al termine del solenne giuramento, Mons. Marini invita tutti i non "addetti ai lavori" ad uscire:

I libretti per seguire i riti di oggi: la Messa pro eligendo e l'ingresso in Conclave


L'ufficio delle celebrazioni papali ci offre i PDF dei libretti preparati per i riti che accompagneranno oggi le fasi iniziali dell'elezione del nuovo Pontefice. Sul sito del Vaticano, naturalmente, ci sarà la diretta streaming (vedi qui).
E' dunque disponibile il libretto per seguire la Messa "pro eligendo Romano Pontifice", che verrà presieduta alle 10 dal card. Sodano, con la partecipazione di tutti i cardinali. A seguire trovate il libretto per l'ingresso in Conclave e per il solenne giuramento dei cardinali. Come vedete, a differenza del testo per la Messa, che riporta le solite traduzioni a fronte in italiano e inglese, il testo per l'inizio del Conclave è solo in latino, perché non è pensato "per motivi pastorali", ma solo per i cardinali e gli altri prelati e chierici che devono officiare i riti preelettorali: si intende che almeno essi sappiano il semplice latino che è loro presentato....


Scarica qui il libretto


Scarica qui il libretto

lunedì 11 marzo 2013

Papa Ratzinger a proposito di San Giuseppe e i pastori della Chiesa

All'Angelus del 19 dicembre 2010, Papa Benedetto XVI esprimeva una considerazione a proposito di San Giuseppe, delle sue qualità di "uomo giusto", come ispirazione per i pastori della Chiesa. Essi, ci fa capire il Papa secondo la tipologia, si devono prendere cura della Famiglia di Dio come san Giuseppe, senza "contaminare" la Sposa santa, la Chiesa stessa, di cui Maria Vergine è immagine perfetta.
I Cardinali che domani si riuniscono in Conclave ci donino un Papa come il santo Carpentiere: "uomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza":


Ecco qui la trascrizione del discorso del Papa:
San Giuseppe viene presentato come “uomo giusto” (Mt 1,19), fedele alla legge di Dio, disponibile a compiere la sua volontà. Per questo entra nel mistero dell’Incarnazione dopo che un angelo del Signore, apparsogli in sogno, gli annuncia: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Abbandonato il pensiero di ripudiare in segreto Maria, egli la prende con sé, perché ora i suoi occhi vedono in lei l’opera di Dio.
Sant’Ambrogio commenta che “in Giuseppe ci fu l’amabilità e la figura del giusto, per rendere più degna la sua qualità di testimone” (Exp. Ev. sec. Lucam II, 5: CCL 14,32-33). Egli – prosegue Ambrogio – “non avrebbe potuto contaminare il tempio dello Spirito Santo, la Madre del Signore, il grembo fecondato dal mistero” (ibid., II, 6: CCL 14,33). Pur avendo provato turbamento, Giuseppe agisce “come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”, certo di compiere la cosa giusta. Anche mettendo il nome di “Gesù” a quel Bambino che regge tutto l’universo, egli si colloca nella schiera dei servitori umili e fedeli, simile agli angeli e ai profeti, simile ai martiri e agli apostoli – come cantano antichi inni orientali. San Giuseppe annuncia i prodigi del Signore, testimoniando la verginità di Maria, l’azione gratuita di Dio, e custodendo la vita terrena del Messia. Veneriamo dunque il padre legale di Gesù (cfr CCC, 532), perché in lui si profila l’uomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza.
Cari amici, a san Giuseppe, patrono universale della Chiesa, desidero affidare tutti i Pastori, esortandoli ad offrire “ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo” (Lettera Indizione Anno Sacerdotale). Possa la nostra vita aderire sempre più alla Persona di Gesù, proprio perché “Colui che è il Verbo assume Egli stesso un corpo, viene da Dio come uomo e attira a sé l’intera esistenza umana, la porta dentro la parola di Dio” (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 383).

domenica 10 marzo 2013

Novena a San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, per l'elezione di un buon Papa

G. Rollini- SAN GIUSEPPE, Basilica del Sacro Cuore- Roma
Il 19 marzo cade la Solennità di San Giuseppe, e sarà probabilmente il giorno scelto per l'inizio del Ministero Petrino del nuovo Papa. L'elezione del Pontefice avverrà durante i giorni della novena in preparazione alla festa del custode e padre putativo di Gesù, sposo castissimo della Vergine Maria. Ben a ragione san Giuseppe è anche patrono della Chiesa universale, che è il Corpo mistico di Cristo: lui che ha allevato e custodito il Capo e Fondatore della Chiesa per volontà dell Padre celeste, è certo il migliore protettore anche del Corpo. Lui che ha curato e difeso la Vergine Maria, non può non venire in soccorso della Santa Chiesa, di cui Maria è immagine e annuncio di piena realizzazione.
L'indimenticabile Papa Ratzinger ha il nome di san Giuseppe, e siamo certi che in questi giorni pregherà in modo del tutto speciale il suo patrono in cielo, affidando a lui la tutela della Chiesa che attende il Successore di Pietro.
Anche noi possiamo ricordare quotidianamente il fedele e silenzioso santo falegname di Nazareth, perché vegli sulla famiglia ecclesiale come veglio sulla Sacra Famiglia. Ecco la preghiera scritta da Papa Leone XIII in onore del Santo, assai adatta a questi giorni di novena:
A te o beato, Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua santissima Sposa. Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, guarda, ti preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e con il tuo potere e aiuto, vieni incontro ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi che rovinano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore: e come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la Santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità. Stendi continuamente sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché con il tuo esempio e con il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.

sabato 9 marzo 2013

La preghiera dei Concili e dei Conclavi per prendere le giuste decisioni


Durante le Congregazioni generali e all’inizio del Conclave i Cardinali recitano una particolare e antica preghiera intitolata Ádsumus, dalla parola con cui si apre. “Una preghiera solitamente poco nota e però di grande valore, e in un certo senso di particolare interesse”, la definisce il Cardinal Attilio Nicora. È sua la riflessione che vi propongo a commento del testo latino e italiano di questa veneranda formula di invocazione allo Spirito Santo prima di compiere grandi decisioni collegiali.

ADSUMUS
Adsumus, Dómine, Sancte Spíritus,
ádsumus peccáti quidem immanitáte deténti, sed in nómine tuo speciáliter congregáti.
Veni ad nos et esto nobíscum; et dignáre illábi córdibus nostris: doce nos quid agámus, quo gradiámur, et osténde quid effícere debeámus ut, te auxiliánte, tibi in ómnibus placére valeámus.
Esto solus suggéstor et efféctor iudiciórum nostrórum, qui solus cum Deo Patre et eius Fílio nomen póssides gloriósum.
Non nos patiáris perturbatóres esse iustítiae, qui summam díligis aequitátem.
Non in sinístrum nos ignorántia trahat, non favor infléctat, non accéptio múneris vel persónae corrúmpat, sed iunge nos tibi efficáciter solíus tuae grátiae dono, ut simus in te unum et in nullum deviémus a vero, quátenus in nómine tuo collécti sic in cunctis teneámus cum moderámine pietátis iustítiam, ut et hic a te in nullo disséntiat senténtia nostra, et in futúrum pro bene gestis consequámur praemia sempitérna.
AMEN
ADSUMUS
Siamo qui dinnanzi a te, o Spirito Santo Signore; siamo qui oppressi dall'enormità del nostro peccato ma riuniti in modo speciale nel tuo nome.
Vieni a noi e resta con noi; degnati di penetrare nei nostri cuori.
Insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, indicaci il cammino da seguire, e mostraci come operare perché con il tuo aiuto possiamo piacerti in tutto 
Sii tu solo a suggerire e a portare a compimento le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.
Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami la perfetta equità.
Non ci faccia deviare l'ignoranza, non ci renda parziali l'umana simpatia, non c'influenzino cariche o persone; tienici invece fortemente stretti a te col dono della tua grazia, perché siamo una cosa sola in te e in nulla ci discostiamo dalla verità.
Proprio perché riuniti nel tuo nome, fa' che sempre sappiamo praticare la giustizia temperandola con la pietà così che quaggiù il nostro giudizio non si discosti mai dal tuo,e un giorno ci sia dato, per le nostre responsabilità ben adempiute, il premio eterno.
AMEN


Siamo qui davanti a Te, Spirito Santo Signore.
Riflessione del Card. Attilio Nicora (Ortona 11 maggio 2007)

La preghiera è individuata dalla parola iniziale: “Adsumus” che vuol dire “sumus ad”, siamo davanti, presso lo Spirito Santo Signore. È una preghiera sorta nella seconda metà del VII secolo d.C. in ambiente iberico. La Spagna di allora aveva caratteristiche romano-visigotiche a seguito dei
fenomeni di progressiva fusione tra l’antico ceppo latino e il sopravvenire dei popoli che erano stati chiamati barbari, ma che a poco a poco creavano sintesi inedite e nuovi equilibri, anche con la freschezza e la vivacità della loro diversa origine.
La preghiera non ha un autore sicuramente identificato: viene attribuita al grande padre della Chiesa Isidoro di Siviglia oppure, da altri, al vescovo di Toledo, Eugenio

Ma questo interessa poco. Interessa di più ricordare che progressivamente questa preghiera venne usata nei concilii provinciali, cioè nelle riunioni dei vescovi delle diocesi appartenenti ad una provincia ecclesiastica sotto la guida di un metropolita. Allora era molto sentita questa struttura ecclesiastica -vescovo metropolita con i suoi vescovi suffraganei- ben rispondente alle necessità pastorali ed a volte anche temporali di certi territori particolarmente caratterizzati dal punto di vista del contesto culturale, sociale e politico. Questi vescovi ogni tanto si ritrovavano per discutere, riflettere e soprattutto per prendere decisioni in rapporto al buon governo delle loro Chiese particolari, in spirito di comunione. Ovviamente per prima cosa avvertivano il bisogno di pregare Dio perché il loro riunirsi per confrontarsi e deliberare non poteva essere soltanto affare umano: era l’espressione di una responsabilità anzitutto cristiana ed ecclesiale. 
La preghiera, usata inizialmente nei concili provinciali, ebbe poi una sua storia secolare. Nei secoli più recenti essa si è universalmente affermata diventando la preghiera caratteristica non soltanto dei concili particolari, tenuti dai vescovi in diversi luoghi del mondo, ma soprattutto del Concilio Vaticano II; l’Adsumus era la preghiera che apriva le sessioni del Concilio. Inoltre questa preghiera è abitualmente recitata nei tribunali ecclesiastici, quando i giudici si riuniscono per decidere la sentenza; e dalle recenti indicazioni liturgiche è suggerita per le riunioni pastorali. 
È interessante peraltro rilevare che in una società che avvertiva profondamente l’ispirazione cristiana, come quella medioevale, questa preghiera fu valorizzata anche in alcuni momenti di assemblea civica. È dunque un testo che è stato pregato anche da cristiani – allora tutti si ritenevano cristiani – che si riunivano per deliberare non soltanto intorno a questioni di Chiesa, ma anche a problemi afferenti il bene comune civile. Il timbro dominante della preghiera rimane proprio delle decisioni ecclesiali, però, con prudente analogia, si può leggerla con riferimento anche a responsabilità civili in vista del bene comune generale.

Analizziamo il testo.
1. Notiamo anzitutto che la preghiera è rivolta allo Spirito Santo: Adsumus, Domine Sancte Spiritus, ossia: siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo Signore, cosa assai singolare, perché nella liturgia pubblica normalmente la preghiera è rivolta al Padre, mediante Gesù Cristo nello Spirito Santo; qualche rara volta, specie nelle liturgie più recenti, è rivolta a Gesù Cristo - pensiamo alla solennità del Corpus Domini o del Cuore di Gesù-; rarissimamente è rivolta in maniera diretta allo Spirito Santo. Ci si potrebbe domandare come mai. È probabile che questo riferirsi direttamente allo Spirito Santo derivi dalla consapevolezza, molto presente nella coscienza dei vescovi, che lo Spirito Santo è stato fin dall’inizio all’origine del compito apostolico. Lo Spirito Santo fu effuso in pienezza a Pentecoste sugli undici riuniti con Maria nel cenacolo (cf. At 2,1-13). Lo Spirito Santo fu presente al primo concilio ecumenico, quello di Gerusalemme. “È parso bene allo Spirito Santo e a noi stabilire quanto segue…” (At 15, 28). Ma soprattutto lo Spirito Santo è caratteristicamente in azione nella ordinazione sacramentale del vescovo: la formula essenziale del rito di ordinazione di un vescovo è un’invocazione rivolta al Padre in questi termini “Et nunc effunde super hunc electum”, ossia effondi sopra a costui che è stato scelto da te, “eam virtutem quae a te est, Spiritum principalem”, quella forza che viene da te, cioè lo Spiritus principalis, che è lo Spirito Santo in quanto ispiratore efficace dell’azione di chi governa nella Chiesa.
Princeps-principalis allude qui al governo di chi è capo nella Chiesa, cioè al governo pastorale. La grazia domandata nell’ordinazione per il vescovo è questo Spirito Santo che abilita a governare. 
Da un vescovo quindi ci si deve attendere il governo della Chiesa particolare e della Chiesa universale in comunione con tutti i vescovi e con il Papa.
Sappiamo anche noi oggi, che lo Spirito Santo è principio permanente di un’autentica e matura vita cristiana, lo abbiamo ricevuto nel Battesimo e nella Cresima e ci viene dato come frutto continuo nell’Eucaristia che ci fa “un solo corpo e un solo Spirito” (Preghiera eucaristica III). Nella  Cresima, in particolare, ci è stato effuso con larghezza come Spirito Paraclito, cioè Spirito di sapienza e di intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza e di pietà, e di santo timore di Dio. Non stupisce perciò che ci si rivolga almeno una volta direttamente a questo Spirito Santo, che è Dominus, cioè Signore, è Dio, è la terza persona della Santa Trinità.

2. Una seconda considerazione. Il movimento della preghiera, Siamo qui dinanzi a Te: l’assemblea che inizia a riunirsi costituisce una trama orizzontale ma avverte il bisogno di aprirsi alla dimensione verticale, verso Dio. Perché questa congiunzione tra movimento orizzontale e verticale? Lo dice la preghiera stessa: “siamo qui oppressi dall’enormità del nostro peccato ma riuniti in modo speciale nel tuo nome”. La dimensione orizzontale da sola rivela solo una somma di soggetti “peccati quidem immanitate detenti”, bloccati dall’enormità del loro peccato. 
Essi resterebbero “detenti”, trattenuti e oppressi dal loro peccato, se dipendesse soltanto da loro fare qualcosa. Ma essi possono  congregarsi, convenire insieme,uscendo fuori dalle sbarre proprio nel nome dello Spirito Santo, perchè riuniti “specialiter” nel suo nome, domandano in modo particolare la sua assistenza. 
V’è dunque una forte sottolineatura dell’assoluta necessità dell’azione dello Spirito Santo, perché se mancasse Lui  non ci si potrebbe riunire per deliberare secondo giustizia ed equità. Dunque soltanto “in Nomine tuo specialiter congregati” o, come dice più avanti la preghiera, “in Nomine tuo collecti” si può configurare un’assemblea deliberante degna e responsabile. 

3. Un terzo punto. Come risulta descritta l’azione dello Spirito Santo? Noi siamo dinanzi a Lui ma gli chiediamo di venire a noi (“Veni ad nos”), di stare con noi (“esto nobiscum”), nei nostri cuori (“dignare illàbi cordibus nostris)”. Noi possiamo al massimo stare davanti a Dio, ma tutta l’azione positiva è svolta da Lui, che si muove verso noi, viene, sta con noi, ci accompagna e penetra estensivamente nel cuore. Ma non basta: entrato così dentro di noi, lo  Spirito Santo fa ciò che gli chiediamo: insegnaci tu ciò che dobbiamo fare (“Doce nos quid agamus”), indicaci il cammino da seguire (“quo gradiamur”), mostraci come operare (“et ostende quid efficere debeamus”). Lo Spirito Santo suggerisce e rende efficaci le volontà decisionali. 
Tu solo puoi suggerire ciò che è da fare (“effector”), in concreto, e tu solo puoi rendere il nostro giudizio una decisione efficace che non stravolge la giustizia. Lo Spirito Santo non tollera che noi diventiamo gente che stravolge la giustizia (“Non nos patiaris perturbatores esse iustitiae”); Egli anzi resiste attivamente, contrasta efficacemente la nostra inclinazione deviante e addirittura per dono di grazia ci unisce a sé (“sed iunge nos Tibi efficaciter solius Tuae gratiae dono”). È il massimo: Egli ci unisce profondamente a sé al punto tale che Lui stesso agisce attraverso noi suoi discepoli, docili ai suoi suggerimenti e alla potenza che viene da Lui per avere il coraggio di decidere, e di portare a compimento le decisioni, secondo giustizia ed equità.
Nell’azione dello Spirito Santo secondo il testo della preghiera, possiamo distinguere un’attività che Egli opera in negativo e un’azione che Egli esprime in positivo. 
In negativo: in un’assemblea riunita nel suo nome Egli evita che si devii dalla verità (“in nullo deviemus a vero”), evita che l’assemblea perturbi la giustizia (“perturbatores esse iustitiae”), evita che si prendano decisioni sbagliate per ignoranza (“non in sinistrum nos ignorantia trahat”), o parziali a motivo del favoritismo (“non favor inflectat”), o ingiuste per spirito di corruzione (“non acceptio muneris vel personae currumpat”. Questa è “l’azione di contrasto” dello Spirito Santo. 
In positivo: lo Spirito Santo fa sì che in tutto noi si piaccia a Lui (“ut, Te auxiliante, Tibi in omnibus placere valeamus”), come sarebbe logico dal momento che Egli ci ha uniti e riuniti a sé (“iunge nos Tibi”): l’assemblea dovrebbe respirare, fare, decidere in perfetta sintonia con Lui sì da piacergli in tutto. Lo Spirito Santo fa poi coincidere la nostra valutazione/decisione con quella di Dio (“ut in nullo dissentiat sententia nostra”). L’ideale è che la nostra “sententia”, cioè valutazione/decisione, sotto nessun  profilo sia in contrasto con il pensiero di Dio e con la sua volontà. Infine lo Spirito Santo – punto caratteristico della preghiera di una assemblea deliberante – fa sì che nel risolvere ogni questione noi pratichiamo la giustizia temperata dalla pietà (“sic in cunctis teneamus cum moderamine pietatis iustitiam”). Sposare insieme la giustizia e la pietà: è il compito dell’assemblea deliberante. E per questo lo Spirito Santo è dato. 
San Zeno, vescovo di Verona (sec. IV), così delineava questo aspetto: «Iustitia distribuit, pietas ministrat». La giustizia ha il compito di distribuire, di dare a ciascuno il suo - ed è cosa altissima, perché significa riconoscere che tu sei tu e che ci sono dei diritti che ti appartengono naturalmente in forza della dignità della tua persona, chiunque tu sia. Ma nel momento in cui sottolineo il “dare a ciascuno il suo” lo distinguo anche da me e in qualche modo lo separo: lui è un altro. C’è un movimento centrifugo rispetto a me.
Se ci si muovesse soltanto in questa direzione, l’esito sarebbe anonimo, burocratico, freddo, perché ciascuno sarebbe “altro” ma secondo un’astratta valutazione di legge, senza volto e senza nome, solo “soggetto di diritti”. La legge umana procede per medie. Non si fanno leggi per una persona sola, ma per una generalità di comportamenti e con disposizioni che riguardano un numero indefinito di persone. Il nome e il volto normalmente non hanno rilievo nella legge, proprio perché essa è per sua natura generale ed astratta. Se dunque si operasse soltanto in questa direzione certamente sarebbe valorizzato l’io di tutti gli altri in quanto altri da me, portatori di diritti soggettivi, ma sparirebbero i volti, e dal punto di vista dell’umanizzazione delle relazioni sociali l’esito sarebbe ambiguo e precario. Qui c’è forse la radice della crisi dello “Stato assistenziale”, a ben vedere; la vera crisi non è solo economica, ma deriva dal fatto che si è immaginato che con i diritti e le provvidenze si sarebbero risolti tutti i problemi. 
Occorre invece che la “pietas” si intrecci con la giustizia (iustitia distribuit, pietas ministrat). “Ministrare” è un verbo tipicamente cristiano: descrive l’azione del servitore che premurosamente si affretta, quando giunge il padrone, a provvedere con sollecitudine alle sue necessità. Il  ministrare cristiano è l’attenzione a servire premurosamente l’altro guardandolo nel volto e chiamandolo per nome, cosa che la burocrazia non fa. Per la burocrazia tu sei “un numero”, non sei un nome, sei “un letto” non sei un malato, sei “una posizione” non sei un bisognoso. È solo la “pietas” che vede il volto, chiama per nome e sollecitamente serve. Ecco il senso stimolante di questo punto della preghiera. 
Infine lo Spirito Santo c’è per suggerire le soluzioni e per “efficere”, per far sì che diventino decisioni efficaci (“Esto solus suggestor et effector iudiciorum nostrorum”).

4. Da ultimo non si può tacere la bellissima prospettiva escatologica espressa dall’Adsumus: quaggiù e in futuro (“hic et in futuro”). Quaggiù domandiamo che il nostro giudizio si conformi a quello di Dio. E in futuro aspettiamo che per le cose fatte bene (“pro bene gestis”), per le nostre responsabilità ben esercitate, “consequamur praemia sempiterna”, ci sia dato il premio eterno. Allora finalmente capiremo ciò che era vero e ciò che era ambiguo, ciò che resta come valore, come bene, e ciò che deve sparire perché non ha fatto andare avanti nulla che valesse davvero la pena di durare. Vedremo finalmente oltre alle nostre miserie,delle quali peraltro non avremo la possibilità di arrossire perché ormai saremo nelle gioia, anche il molto bene che non avremmo mai sospettato ci fosse in tante persone, le intenzioni buone anche dei nostri avversari, la volontà di far qualcosa di costruttivo presente anche in quelli che ci hanno fatto perdere sere e sere in discussioni consiliari apparentemente inutili... Tutto vedremo e comprenderemo, e gioiremo di questo.” Ogni assemblea di cristiani dovrebbe esprimersi come corpo unitario (“Ut simus in Te unum”) fondendo i pensieri, i giudizi e le volontà, e così arrivando alla “sententia”, cioè a una decisione comune. La preghiera dell’Adsumus ci insegna che solo lo Spirito Santo ci può unire, e solo se uniti in Lui si può non deviare dal vero, non tradire la giustizia, tenere insieme giustizia e pietà, pensare e volere secondo Dio, come cristiani che insieme cercano faticosamente il bene di tutti. 
Qui sta la radice, il senso e la condizione dell’unità tra i cattolici anche nell’affrontare le grandi questioni civili di oggi. La nostra unità, in Te Spirito Santo, non farà prevalere i nostri pensieri meschini e i nostri inconfessati interessi, non ci farà adorare idoli culturali e politici di volta in volta ammalianti. Uniti a Te possiamo vivere l’umile fierezza della nostra grande storia di passione e di servizio per il bene di tutti. 
Che l’amore alla causa cattolica ci sproni a creare insieme cose “belle e utili per gli uomini” (Tito 3,8), ispirandoci alla dottrina sociale della Chiesa e non correndo dietro alle pretese della “gente” ma interpretando le attese più autentiche di un “popolo”.

venerdì 8 marzo 2013

12 marzo: Inizio del Conclave

Il 12 marzo, martedì pomeriggio, dopo la celebrazione mattutina della Messa pro eligendo Pontifice, i padri Cardinali entreranno in Conclave per eleggere il Successore di Pietro. Così il comunicato della Sala Stampa della Santa Sede:
L’ottava Congregazione Generale del Collegio dei Cardinali ha deciso che il Conclave per l’elezione del Papa inizierà martedì 12 marzo 2013.
Al mattino nella Basilica di S. Pietro sarà celebrata la Messa "pro eligendo Romano Pontifice". Nel pomeriggio avverrà l’ingresso dei cardinali in Conclave.
Ricordo che il 12 marzo, per coincidenza, commemoriamo la data della morte di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa del VI sec., (celebrato in questo giorno nella Forma straordinaria del Rito Romano). Il martirologio riporta che il 12 marzo è anche la data della nascita al cielo di un altro santo Papa: Innocenzo I, il Papa che scomunicò Pelagio e i pelagiani, e consolò i romani dopo il sacco di Roma del 410 ad opera di Alarico. L'impero romano  finiva e la Chiesa era l'unica a rimanere col popolo.
Che San Gregorio Magno e sant'Innocenzo intercedano per il nuovo Papa!
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online