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lunedì 4 dicembre 2017

Obbligo di San Nicola dal 2017

Come sapete il nostro Blog, tra le sue altre devozioni - numerosissime in verità -, è particolarmente attento al culto di San Nicola di Bari, grande vescovo antiariano vissuto a cavallo tra III e IV secolo, tradizionale patrono dei fanciulli nel mese del Natale, tanto da esser diventato il prototipo della figura "laicizzata" del Babbo Natale (vedi qui).
Dunque, nell'imminenza della sua ricorrenza, desidero ricordare a tutti i sacerdoti italiani che il 6 dicembre, da quest'anno 2017, per volere della Conferenza Episcopale Italiana, si festeggia come obbligatoria in tutte le chiese della penisola la Memoria di San Nicola.
Per la liturgia della Parola, le Letture della Messa possono essere quelle del giorno oppure quelle proposte dal lezionario dei Santi (Is 49,1-6; Sal 88; Ef 4, 1-7. 11-13; Lc 12,35-40). L'eucologia è quella proposta dal Messale Romano alle pagg. 629 e 671 e seguenti.
Vi riporto qui la circolare con cui è stata elevata la sua memoria, precedentemente facoltativa:

Per chi desiderasse conoscere meglio la figura storica del Santo Taumaturgo di Myra e di Bari, che accomuna nella devozione Cattolici, Ortodossi e pure i Protestanti, c'è una scheda molto ben fatta, scaricabile da questo link.
E buon Avvento a tutti!


martedì 28 novembre 2017

Sant'Antonio sulle monete di papa Bergoglio

Sono uscite le monete - belissime - che il Vaticano quest'anno dedica a Sant'Antonio e alla Basilica che racchiude la sua Tomba. Vedi qui.
Dopo i santuari della Madonna di Pompei e di quella di Loreto, la serie numismatica vaticana fa tappa quest’anno proprio a Padova, omaggiando Antonio e la sua basilica con due coniazioni da 20 e 50 euro in oro in commercio dal 5 ottobre. Si conclude in tal modo il ciclo triennale celebrativo delle Delegazioni Pontificie. Anche la Basilica di sant'Antonio, infatti, innalzata a Santuario Internazionale da San Giovanni Paolo II, è sede di un Delegato del Papa (dagli anni '30), e tutto il complesso è sottratto alla cura pastorale del Vescovo di Padova, proprio per l'ampiezza universale della devozione al Santo e della provenienza dei pellegrini da ogni parte del mondo.

Il 20 euro, opera della cesellatrice Mariangela Crisciotti, è ispirato all’immagine classica di Sant’Antonio, giovane religioso con Gesù bambino fra le braccia e un giglio in mano. L'aureola è costituita da una frase del Santo Dottore evangelico tratta dai suoi stessi Sermoni. Questa moneta commemorativa ha un peso di 6 gr. con un diametro di 21 mm. Ne sono coniati 1.900 esemplari.

La moneta 50 euro, modellata da Patrizio Daniele, rappresenta invece la maestosa facciata della Basilica, che non solo è il principale monumento di Padova ma anche uno tra i maggiori capolavori d’arte del mondo. Caratteristiche romaniche, gotiche, bizantine e orientali sono fuse in un insieme del tutto originale, che a prima vista distingue la Basilica da ogni altro luogo di culto medievale.
La moneta è coniata in ora e pesa 15 gr., ha un diametro di 28 mm, ed ha una tiratura di soli 1.800 esemplari

Entrambe le monete riportano, nell'altro lato, lo stemma di Papa Francesco, visto che il Pontefice non vuole che il suo volto appaia su nessuna faccia dei denari vaticani, ancorché commemorativi.

Se riuscite ad essere tra i pochi fortunati possessori di queste belle coniazioni vaticane, mandateci una foto!

lunedì 27 novembre 2017

Medjugorje. Le prime apparizioni raccontate dalla veggente Vicka

Presentiamo il libro di recente ripubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova, originariamente intitolato nel 1985: "Mille incontri con la Madonna", e oggi, significamente modificato in "Medjugorje. Le prime apparizioni raccontate dalla veggente Vicka" . E' da notare che l'edizione degli anni '80, introvabile, è addirittura valutata su Amazon più di 300 euro sul mercato dell'usato (vedi qui)! Il libro è una pietra miliare a proposito della conoscenza del fenomeno Medjugorje nei suoi primissimi passi, ben prima della enorme pubblicità ricevuta e della commercializzazione che ne è seguita. E' inoltre testimonianza inattaccabile del cambiamento "inspiegabile" tra la modalità peculiari e infantili delle prime "apparizioni" e la modalità che poi è diventata classica: visione, messaggi...ecc.

Contenuto
Riedizione in una veste grafica nuova dell’importante documento storico pubblicato nel 1985, e subito riedito nel 1986, dalle Edizioni Messaggero Padova: la trascrizione delle registrazioni dei colloqui tra padre Janko Bubalo e Vicka, la maggiore dei «veggenti» di Medjugorje. P. Janko interrogò in maniera familiare e vivace, talvolta scherzosa, ma al tempo stesso incalzante e precisa Vicka facendosi raccontare, fin nei particolari più discussi o irritanti, i primi tre anni di apparizioni: dal 24 giugno 1981 al 31 dicembre 1983. Sono quindi pagine che rappresentano una testimonianza storica unica e imprescindibile per la conoscenza dei fatti. La Premessa alla prima edizione italiana fu firmata dai curatori dell’opera: il francescano Smiljan-Dragan Kožul e il paolino, divenuto poi celebre come esorcista della diocesi di Roma, Gabriele Amorth. Unica novità presente della nuova edizione è la Prefazione del mariologo Gian Matteo Roggio, docente presso la Pontificia facoltà teologica Marianum di Roma, che aiuta a comprendere, nell’attuale contesto storico ed ecclesiale, il valore di queste pagine.
Ecco un estratto dell'introduzione alla nuova edizione del libro e l'indice del testo:
Qualche battuta interessante dal testo: 
PADRE JANKO: Il 2 agosto 1981 [...] dopo che avete pregato, la Madonna ha detto che tutti i presenti potevano toccarla. Dicono che la gente si era messa in fila e che ad uno ad uno si avvicinavano e la toccavano. Marija indicava loro dov'era. 
VICKA: Va' avanti. 
PADRE JANKO: È capitato un fatto strano. Dal contatto delle mani di molti, rimaneva la macchia sulla Madonna, tanto che alla fine l'abito della Madonna sembrava tutto sporco e macchiato. 
VICKA: Questo lo so. Quando la toccavano quelli che avevano il cuore impuro, rimaneva sulla Madonna una specie di macchia. (!!!!)

Per acquistarlo:

mercoledì 30 novembre 2016

Un contributo di Giovanni Paolo II al dibattito su comunione ai divorziati risposati

Nel 1981 era stata pubblicata da Giovanni Paolo II la grande Esortazione Apostolica post-sinodale sulla Famiglia, una delle tappe miliari del suo pontificato: la "Familiaris Consortio".
A pochi anni di distanza, nel dicembre del 1984, San Giovanni Paolo II, a seguito di un altro Sinodo, stavolta sulla Penitenza e la riconciliazione, dà alle stampe la "Reconciliatio et Paenitentia". 
Anche in quest'ultima Esortazione il Santo Padre non tralascia di affrontare alcuni casi "più delicati"- così scrive - che riguardano le persone in quelle situazioni che non permettono l'accesso ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. 
Possiamo leggere con quanta bontà eppure con quale schietta parresia il Pontefice polacco sapeva coniugare Verità e Misericordia, il principio della compassione e il principio della coerenza, per cui la chiesa mai può "chiamare bene il male e male il bene".
Non vogliamo che il suo magistero si perda proprio adesso che, canonizzato il Papa, viene combattuto il suo pensiero che è il pensiero della Chiesa riguardo alle "condizioni richieste" per l'accesso ai sacramenti, condizioni ben chiarite e ribadite fin da Familiaris Consortio 84.
La parola più importante è: "FINCHÉ". Il Papa non esclude nessuno dalla Misericordia di Dio, ma i Sacramenti, di cui la Chiesa ha solo l'amministrazione e non il possesso, richiedono delle condizioni oggettive e delle disposizioni minime. Non correre - fa capire il Papa - finché non ci sono le condizioni richieste dare i sacramenti sarebbe una menzogna contro la verità, come chiudere per sempre le porte della possibile riconciliazione sarebbe negare la divina bontà. Non si può fare nessuna delle due cose. Ma finché c'è vita c'è speranza di riconciliazione piena e di cambiamento.
Un principio fondamentale della Teologia cattolica è quello di leggere il magistero successivo sempre e solo alla luce della Parola di Dio e del magistero precedente, divenuto "Tradizione". Se paiono in contraddizione si deve chiedere una spiegazione. E a volte si dovrà pretenderla.

Dall'Esortazione Apostolica Reconciliatio et Paenitentia, num. 34 di S.Giovanni Paolo II:

Alcuni casi più delicati

Ritengo di dover fare a questo punto un accenno, sia pur brevissimo, a un caso pastorale che il Sinodo ha voluto trattare - per quanto gli era possibile farlo -, contemplandolo anche in una delle «Propositiones». Mi riferisco a certe situazioni, oggi non infrequenti, in cui vengono a trovarsi cristiani desiderosi di continuare la pratica religiosa sacramentale, ma che ne sono impediti dalla condizione personale in contrasto con gli impegni liberamente assunti davanti a Dio e alla Chiesa. Sono situazioni che appaiono particolarmente delicate e quasi inestricabili.

Non pochi interventi nel corso del Sinodo, esprimendo il pensiero generale dei padri, hanno messo in luce la coesistenza e il mutuo influsso di due principi, egualmente importanti, in merito a questi casi. Il primo è il principio della compassione e della misericordia, secondo il quale la Chiesa, continuatrice nella storia della presenza e dell'opera di Cristo, non volendo la morte del peccatore ma che si converta e viva, attenta a non spezzare la canna incrinata e a non spegnere il lucignolo che fumiga ancora, cerca sempre di offrire, per quanto le è possibile, la via del ritorno a Dio e della riconciliazione con lui. L'altro è il principio della verità e della coerenza, per cui la Chiesa non accetta di chiamare bene il male e male il bene. Basandosi su questi due principi complementari, la Chiesa non può che invitare i suoi figli, i quali si trovano in quelle situazioni dolorose, ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della penitenza e dell'eucaristia, finché non abbiano raggiunto le disposizioni richieste.

Circa questa materia, che affligge profondamente anche il nostro cuore di pastori, è sembrato mio preciso dovere dire parole chiare nell'esortazione apostolica «Familiaris Consortio», per quanto riguarda il caso di divorziati risposati, o comunque di cristiani che convivono irregolarmente.

Al tempo stesso, sento il vivo dovere di esortare, insieme col Sinodo, le comunità ecclesiali e, soprattutto, i vescovi a portare ogni aiuto possibile ai sacerdoti, che, venendo meno ai gravi impegni assunti nell'ordinazione si trovano in situazioni irregolari. Nessuno di questi fratelli deve sentirsi abbandonato dalla Chiesa. Per tutti coloro che non si trovano attualmente nelle condizioni oggettive richieste dal sacramento della penitenza, le dimostrazioni di materna bontà da parte della Chiesa, il sostegno di atti di pietà diversi da quelli sacramentali, lo sforzo sincero di mantenersi in contatto col Signore, la partecipazione alla santa messa, la ripetizione frequente di atti di fede, di speranza, di carità, di dolore il più possibile perfetti, potranno preparare il cammino per una piena riconciliazione nell'ora che solo la Provvidenza conosce.

martedì 24 marzo 2015

Caro Sinodo.... 500 preti di Inghilterra e Galles sul matrimonio "mantenere unità di prassi e dottrina"

Contro chi vuole separare dottrina e prassi dell'indissolubilità
Il settimanale inglese Catholic Herald lancia una notizia che non ho visto riportata da nessuno in Italia. Eppure dire che il 10% dei preti di una Conferenza Episcopale Nazionale ha messo il proprio nome in pubblico sottoscrivendo un appello a mantenere l'attuale insegnamento sull'indissolubilità matrimoniale (dottrina e prassi insieme), fondato sulla Parola di Dio e sul magistero della Chiesa, non è cosa da poco. Ricordo infatti che i sacerdoti Cattolici in Inghilterra e Galles sono poco più di 5 mila. Ma non è strano che proprio loro prendano l'iniziativa: è a causa di un divorzio (quello di Enrico VIII che voleva risposarsi) che la Chiesa inglese ha perso la sua unità con Roma nel 1534 e ha visto poi tante persecuzioni e martiri del calibro di San John Fisher e Tommaso Moro, oltre che innumerevoli preti e laici rimasti fedeli fino alla morte. Ecco una sommaria traduzione di quanto trovate qui

Quasi 500 sacerdoti in Inghilterra e Galles esortano il prossimo Sinodo di ottobre a mantenersi saldo sulle posizioni tradizionali a proposito della Comunione per i divorziati risposati.
Per questi preti la dottrina e la prassi devono "restare saldamente e inseparabilmente in armonia".

Hanno firmato tutti insieme una lettera invitando i partecipanti al Sinodo famiglia di quest'anno a dare un "annuncio chiaro e fermo"di sostegno a ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio. Nella lettera, pubblicata sul Catholic Herald di questa settimana, i preti scrivono: "Come sacerdoti cattolici vogliamo riaffermare la nostra fedeltà incrollabile all'insegnamento tradizionale riguardo il matrimonio e il vero significato della sessualità umana, fondata sulla Parola di Dio e insegnata dal Magistero della Chiesa per due millenni". Già il Sinodo straordinario dello scorso anno ha provocato un acceso dibattito sulla questione se ai cattolici divorziati e risposati dovrebbe esser consentito ricevere la Santa Comunione - una proposta presentata dall'ultraottantenne cardinale tedesco Walter Kasper.

In quello che pare essere un passo senza precedenti, 461 sacerdoti d'Inghilterra e Galles si sono uniti insieme per sollecitare i partecipanti sinodali a respingere la proposta. Scrivono: "Noi affermiamo l'importanza di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei sacramenti, e che dottrina e la prassi rimangono saldamente e inseparabilmente in armonia".

Un firmatario, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha affermato "C'è stata non poca pressione a non firmare la lettera; in effetti un certo grado di intimidazione da parte di alcuni uomini di Chiesa di alto livello".
Un altro, che ha chiesto anch'egli di non essere nominato, ha detto che la questione della comunione ai risposati è "una questione di interesse pastorale e fedeltà al Vangelo". Ha detto: "Misericordia richiede sia amore che verità. C'è molto in gioco. Non tutti i preti si sentono a proprio agio nell'esprimersi in una lettera aperta, ma sarei molto preoccupato se ci fossero sacerdoti in disaccordo con i sentimenti che questa lettera contiene".
"La lettera invita alla fedeltà alla dottrina cattolica, e richiede che la prassi pastorale rimanga 'inseparabilmente in sintonia' con ciò che è creduto.
I sacerdoti affermano che vogliono rimanere nell'impegno ad aiutare "quelli che lottano per seguire il Vangelo in una società sempre più secolarizzata", ma fanno capire che le coppie e le famiglie che sono rimaste fedeli non vengono adeguatamente supportate o incoraggiate.
Firmatari notevoli della lettera includono teologi come  p. Aidan Nichols e don John Saward, e il fisico di Oxford p. Andrew Pinsent. Hanno inoltre firmato la lettera p. Robert Billing, portavoce della diocesi di Lancaster, P. Tim Finigan, blogger e pubblicista per il Catholic Herald, e don Julian Large, prevosto del London Oratory.
I sacerdoti concludono la missiva invitando tutti i partecipanti al prossimo Sinodo "a fare un annuncio chiaro e fermo dell'insegnamento morale non mutevole della Chiesa, in modo che la confusione possa essere allontanata e la fede confermata."
Parlando di recente in occasione della presentazione del suo nuovo libro: Papa Francesco. La rivoluzione della tenerezza e dell'amore, il Cardinal Kasper ha detto che i cattolici dovrebbero far conoscere ai vescovi le loro speranze e le preoccupazioni per il Sinodo. Ma è ancor più importante che preghino affinché lo Spirito Santo guidi le decisioni dei vescovi. Il cardinale ha detto: "Tutti dovremmo pregare perché c’è una battaglia in corso. Si spera che il Sinodo sarà in grado di trovare una risposta comune, con una larga maggioranza, che non sia una rottura con la tradizione, ma una dottrina che sia uno sviluppo della tradizione".

IL TESTO della Lettera dei 500 preti (vedi l'originale e tutte le firme qui)
Dopo il Sinodo straordinario dei Vescovi a Roma nell'ottobre 2014 è sorta parecchia confusione relativamente all'insegnamento morale cattolico. In questa situazione vogliamo, come sacerdoti cattolici, riaffermare la nostra fedeltà incrollabile alle dottrine tradizionali concernenti il matrimonio e il vero significato della sessualità umana, fondate sulla Parola di Dio e insegnate dal Magistero della Chiesa per due millenni. Ci impegniamo nuovamente nel compito di presentare questo insegnamento in tutta la sua pienezza, e nello stesso tempo a raggiungere con la misericordia del Signore coloro che lottano per rispondere alle esigenze e alle sfide del Vangelo in una società sempre più secolarizzata. Inoltre affermiamo l'importanza di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei sacramenti e che l'insegnamento dottrinale e la prassi pastorale rimangano saldamente e inseparabilmente in armonia. Esortiamo tutti coloro che parteciperanno al secondo Sinodo di ottobre 2015 a proclamare con chiarezza e fermezza l'insegnamento morale non mutevole della Chiesa, in modo che la confusione possa essere allontanata e la fede confermata.
Seguono le firme dei sacerdoti

Fonte; leggi anche questo approfondimento su Voice of the Family

Qui il comunicato stampa in inglese che presenta la lettera

Chi volesse riprendere la lettera o far giungere il suo sostegno ad essa è invitato dal comitato organizzatore inglese a scrivere segnalando la cosa a:

S.Em. Lorenzo Cardinal Baldisseri
Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi
Palazzo del Bramante
Via della Conciliazione, 34
00193 Roma

S. Em. Gerhard Ludwig Cardinal Müller
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
Piazza del S. Uffizio, 11
00193 Roma
email: cdf@cfaith.va


venerdì 20 febbraio 2015

Per l'omelia buona non bastano contenuti buoni. Ciò di cui il direttorio non tratta...

Il prof. Adriano Zanacchi ha pubblicato un libro dal titolo "Salviamo l'omelia", frutto della sua competenza come comunicatore e docente di comunicazione (è emerito della Facoltà di Comunicazioni della Pontificia Università Salesiana di Roma), per aiutare i sacerdoti a migliorare le proprie competenze come omileti e i fedeli laici a prepararsi all'omelia della Messa (che cosa aspettarsi). Radio Vaticana ha registrato un breve colloquio con l'autore, che potete riascoltare in questa pagina, visto che l'omelia è in questi giorni di grande attualità.
Il Direttorio omiletico, da pochi giorni diffuso dal Vaticano, si occupa, come si può vedere anche da uno sguardo al sommario, solo dei contenuti teologici dell'omelia e di come le parole del ministro devono interagire con la Parola di Dio. Ma, nota il prof. Zanacchi, c'è tutto il campo della costruzione del discorso, della tecnica per porgerlo e per recapitare il messaggio al destinatario che è da approfondire e da non dare per scontato. Non basta avere un grande messaggio importante per essere sicuri che, automaticamente, il proprio discorrere su di esso sarà interessante e accolto bene.


Ecco la descrizione del libro di Adriano Zanacchi - che trovate qui da ordinare -

Il volume raccoglie l'eco delle lamentazioni che da tempo si riversano sull'omelia, comprese quelle ai più alti livelli, ma intende collocarsi su un piano pratico e realistico. L'autore è un semplice fedele che ha ascoltato migliaia di prediche in grandi cattedrali, in chiese cittadine, in piccole pievi di campagna e ha messo a frutto la sua esperienza di «ascoltatore» e di studioso dei problemi della comunicazione. La riflessione si suddivide in tre parti. La prima individua le «piaghe» della predicazione e cerca di comprenderne le cause; la seconda è dedicata ai testi ufficiali della Chiesa e si propone di delineare l'identità dell'omelia e la sua funzione; la terza, infine, si interroga sulla possibilità di predicare meglio, richiamandosi ai suggerimenti del public speaking e, più in generale, agli studi sulla comunicazione. Vengono posti in evidenza i pericoli dell'improvvisazione e della mancata costruzione del discorso, si denuncia una diffusa presunzione comunicativa e si individuano gli elementi indispensabili per la formulazione di una proposta omiletica concreta che aiuti la riflessione sul valore della liturgia.

martedì 16 dicembre 2014

Traduzione per favorire la Tradizione, non il Tradimento


"Ho saputo che Papa Innocenzo III, sotto cui venne celebrato il concilio del Laterano (il Lateranense IV), uomo di grande cultura, una volta, mentre predicava il giorno della festa della Maddalena tenne presso di sé un diacono che reggeva un'omelia di san Gregorio Magno su quella festa, e lui, il Papa, parola per parola traduceva in volgare ciò che vi era scritto in latino, domandando come proseguisse a colui che reggeva il volume, quando non si ricordava. Quando poi, dopo la predica, gli domandarono per quale ragione si era comportato in quel modo, dal momento che era perfettamente in grado di dire molte altre cose, rispose che lo aveva fatto per rimproverare ed istruire coloro che disdegnano di ripetere quanto è già stato detto da altri".

U. di Romans, De eruditione praedicatorum, in ID., Opera de vita regulari, II, Marietti, Torino 1956, p. 397.
E' un aneddoto riportato da Umberto di Romans (+1277), priore della provincia francese dei Domenicani; nel 1241 rischiò pure di diventare Papa. Venne invece eletto nel 1254 quinto Maestro Generale dei frati predicatori.
Questo religioso ci illustra un fatterello che dimostra come già nel XIII sec., il periodo di San Francesco, Sant'Antonio e San Domenico, le abitudini di preti e predicatori non fossero tanto dissimili da quelle odierne. Nella Chiesa il prurito di novità era grande, come lo è oggi. L'insofferenza per la retta dottrina e per la provata disciplina non era inferiore a quanto si manifesta ai nostri giorni.
E un grande Papa come Innocenzo III, che non aveva timore delle novità dello Spirito (convocava Concili e approvava la forma di vita di 12 poverelli di Assisi...), dava anche prova di umiltà e concretezza nella predicazione: in certe occasioni preferiva tradurre, ovvero adattare al suo uditorio, le prediche dei Padri della Chiesa, piuttosto che inventare qualcosa di nuovo. Non perché non sapesse farlo, ma per dare un esempio: comunicare in forme adatte ai tempi ciò che sempre è stato creduto, vissuto e celebrato nella Chiesa di Cristo è diverso - ieri come oggi - dal "cambiare", "inventare", "rivoluzionare", come qualcuno pretenderebbe. Giovanni XXIII ragionava come Innocenzo III quando ribadiva all'inizio del Vaticano II: "occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi". Tradurre sì, travisare no.
La dottrina e la disciplina della Chiesa crescono come un bambino che diventa adulto, si adattano, ma non cambiano, non mutano DNA, non spunta qualche dottrina nuova, o quella che ieri era prassi fondata sulla Scrittura domani può essere tralasciata e mutata nel suo contrario.
Dobbiamo sempre temere che, chi "disdegna di ripetere quanto è già stato detto da altri" ignori perfino ciò che è stato detto dallo stesso Gesù Cristo, di cui tutti - spero - vogliamo essere più possibile fedeli ripetitori.

mercoledì 29 ottobre 2014

For all the Saints - Per tutti i santi (inno inglese)



Le parole di questo bellissimo inno inglese sono del vescovo anglicano William Walsham How, composte nel 1864 e la musica è: "Sine nomine, Pro omnibus Sanctis" scritta da Ralph Vaughan Williams nel 1906 appositamente per questo testo. Come tanti inni di origine protestante, anche questo canto, adatto specialmente alle ricorrenze dei morti e dei Santi, è tutto intessuto di rimandi biblici:
st. 1 = Ap 14,13, Eb 12,1-2
st. 3 = Ap 2,10
st. 4 = Gv 17,22
st. 6 = Prov 4,18
st. 7 = Ap 7,9-17

Eccone il testo in originale e in adattamento moderno in latino:

Testo originale inglese

For all the saints, who from their labours rest,
who thee by faith before the world confessed,
thy name, O Jesus, be forever blessed.
Alleluia, Alleluia!

Thou wast their Rock, their Fortress and their Might;
thou, Lord, their Captain in the well fought fight;
thou, in the darkness still their one true Light.
Alleluia, Alleluia!

O may thy soldiers, faithful, true, and bold,
fight as the saints who nobly fought of old,
and win, with them the victor's crown of gold.
Alleluia, Alleluia!

O blest communion, fellowship divine!
we feebly struggle, they in glory shine;
Yet all are one in thee, for all are thine.
Alleluia, Alleluia!

And when the strife is fierce, the warfare long,
steals on the ear the distant triumph song,
and hearts are brave again, and arms are strong.
Alleluia, Alleluia!

The golden evening brightens in the west;
soon, soon to faithful warriors comes their rest;
sweet is the calm of paradise the blessed.
Alleluia, Alleluia!

But lo! there breaks a yet more glorious day;
the saints triumphant rise in bright array;
the King of glory passes on his way.
Alleluia, Alleluia!

From earth's wide bounds, from ocean's farthest coast,
through gates of pearl streams in the countless host,
singing to Father, Son and Holy Ghost:
Alleluia, Alleluia!


Testo latino adattabile

Ob sanctos, qui nacturi requiem
te per suam confessi sunt fidem,
te salutamus, Jesu, celebrem.
Alleluia, Alleluia!

Saxum fuisti, turris atque vis,
dux in pugnatis bene proeliis,
illorum una lux in tenebris.
Alleluia, Alleluia!

Constanter pugnent tui milites,
Ut pugnavere sancti veteres,
laurusque mereantur similes.
Alleluia, Alleluia!

Nos debiles at illi splendidi,
divine sed sumus compositi,
in hoc uniti, quod sumus tui.
Alleluia, Alleluia!

Belli durantibus saevitiis
distans triumphus in auriculis
est, fitque virtus nova, nova vis.
Alleluia, Alleluia!

En ubi sol rubescens occidit!
Merentibus mox otium venit,
in Paradiso quod suave fit.
Alleluia, Alleluia!

Sed en ubi est aurora pulchrior
sanctorum et surgentium nitor!
It rex, supremus cuius est honor.
Alleluia, Alleluia!

Longe remotis e litoribus
innumeratus intrat en! chorus,
a quo Triunus audit Dominus
Alleluia, Alleluia!

Spartito in formato PDF stampabile. Qui la registrazione della sola musica senza canto. E qui lo spartito per organo.

L'intero testo è composto di 11 strofe e ricorda le varie categorie di Santi del paradiso, tra cui riposano già anche tanti dei nostri cari defunti e, speriamo, di poter un giorno giungere tra loro anche noi. Ecco tutto il canto con la traduzione conoscitiva in italiano:

For all the saints, who from their labours rest,
Who Thee by faith before the world confessed,
Thy Name, O Jesus, be forever blessed.
Alleluia, Alleluia!

Thou wast their Rock, their Fortress and their Might;
Thou, Lord, their Captain in the well fought fight;
Thou, in the darkness drear, their one true Light.
Alleluia, Alleluia!

For the Apostles’ glorious company,
Who bearing forth the Cross o’er land and sea,
Shook all the mighty world, we sing to Thee:
Alleluia, Alleluia!

For the Evangelists, by whose blest word,
Like fourfold streams, the garden of the Lord,
Is fair and fruitful, be Thy Name adored.
Alleluia, Alleluia!

For Martyrs, who with rapture kindled eye,
Saw the bright crown descending from the sky,
And seeing, grasped it, Thee we glorify.
Alleluia, Alleluia!

O blest communion, fellowship divine!
We feebly struggle, they in glory shine;
All are one in Thee, for all are Thine.
Alleluia, Alleluia!

O may Thy soldiers, faithful, true and bold,
Fight as the saints who nobly fought of old,
And win with them the victor’s crown of gold.
Alleluia, Alleluia!

And when the strife is fierce, the warfare long,
Steals on the ear the distant triumph song,
And hearts are brave, again, and arms are strong.
Alleluia, Alleluia!

The golden evening brightens in the west;
Soon, soon to faithful warriors comes their rest;
Sweet is the calm of paradise the blessed.
Alleluia, Alleluia!

But lo! there breaks a yet more glorious day;
The saints triumphant rise in bright array;
The King of glory passes on His way.
Alleluia, Alleluia!

From earth’s wide bounds, from ocean’s farthest coast,
Through gates of pearl streams in the countless host,
And singing to Father, Son and Holy Ghost:
Alleluia, Alleluia!
Per tutti i santi - che riposano dalle loro fatiche,
e che per fede di fronte al mondo ti han confessato -
il tuo Nome, o Gesù, sia sempre benedetto.
Alleluia, Alleluia!

Tu eri loro roccia, loro fortezza e forza;
tu, Signore, il loro capitano nella buona battaglia;
tu, nel buio tetro, la loro unica vera Luce.
Alleluia, Alleluia!

Per la gloriosa schiera degli Apostoli -
che portando la Croce per terra terra e mare
hanno scosso tutto il mondo possente - cantiamo a te:
Alleluia, Alleluia!

Per gli Evangelisti - per la cui parola benedetta,
come da quadruplice torrente il giardino del Signore
è reso bello e fecondo - il tuo nome adoriamo.
Alleluia, Alleluia!

Per i martiri - che con occhio acceso d’estasi,
videro la corona splendente scendere dal cielo,
e vedendola, l’afferrarono - noi ti glorifichiamo.
Alleluia, Alleluia!

O beata comunione, unione divina!
Noi lottiamo deboli, loro rifulgono nella gloria;
Tutti sono uno in te, perché tutti sono tuoi.
Alleluia, Alleluia!

O possano i tuoi soldati, fedeli, veritieri e audaci,
lottare come i santi che nobilmente combatterono in passato
e conquistar con loro la corona d’oro dei vincenti.
Alleluia, Alleluia!

E quando la lotta è feroce, lunga la guerra,
si sente in lontananza il canto del trionfo,
e i cuori si fanno coraggiosi, ancora una volta, e le braccia forti.
Alleluia, Alleluia!

Il tramonto d'oro splende all’occidente;
Presto ai guerrieri fedeli giungerà il riposo;
Dolce è la pace del paradiso benedetto.
Alleluia, Alleluia!

Ma ecco irrompe un giorno ancor più glorioso;
i santi sorgono trionfante in luminose vesti;
Il Re della gloria marcia sul suo cammino.
Alleluia, Alleluia!

Dai confini della terra, dalla più lontana costa dell'oceano,
attraverso porte di perle entra l’immensa schiera
cantando al Padre, Figlio e Spirito Santo:
Alleluia, Alleluia!

lunedì 27 ottobre 2014

Le ostie che sfidano le leggi del tempo: conclusi recenti esami sul miracolo eucaristico di Siena


Pubblicati i risultati degli ultimi esami scientifici sulle ostie del miracolo eucaristico di Siena, conservato nella Chiesa dei Frati minori conventuali. Ancora inspiegabile come pane di quasi 300 anni fa non mostri alcun segno di decadimento né contaminazione di nessun tipo.
Intanto con il permesso di Papa Francesco, a Siena durante l'Anno Santo eucaristico, sarà possibile ottenere una speciale indulgenza plenaria.

S.Francesco a Siena
I primi test scientifici sulle SS. Particole conservate dal 1730 nella Basilica di san Francesco a Siena furono compiuti un secolo fa, nel 1914, autorizzate da San Pio X, ovviamente con i metodi e le conoscenze dell'epoca. Ora, con nuovi strumenti e maggior precisione sono state rifatte le analisi "non invasive" su alcuni campioni di queste particole ancora intatte e incontaminate. Le analisi sono state avviate il 10 settembre scorso dopo il nulla osta dato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede all’arcivescovo di Siena monsignor Antonio Buoncristiani.

Le particole vennero rubate il 14 agosto 1730 dalla basilica di San Francesco e ritrovate tre giorni dopo, abbandonate e sporche, dentro una cassetta dell’elemosina nella chiesa di Santa Maria in Provenzano. Vennero ripulite e riportate a San Francesco, e la città fece festa organizzando processioni di ringraziamento per il sacrilegio riparato (Siena aveva addirittura sospeso il Palio, talmente scossa dal furto sacrilego). Si decise di non consumare quelle ostie consacrate, rubate e ritrovate, e nel tempo ci si rese conto che non deperivano, restando "incorrotte” nei secoli. Da allora le particole non si sono mai contaminate e vengono ancor oggi conservate intatte e venerate.
Stando, in effetti, non solo alla scienza, ma anche all’esperienza concreta (più volte si fecero, a Siena, controprove, mettendo in un recipiente accanto alle ostie prodigiose altre non consacrate e appena fatte: in breve furono tutte alterate e poi sbriciolate dal tempo), già dopo sei mesi la farina azzima si rovina gravemente e, nel giro massimo di un paio d’anni, si riduce a poltiglia e poi a polvere.
Per le ostie di Siena, il tempo non ha provocato neppure un ingiallimento, malgrado nulla mai sia stato fatto per assicurare una custodia protetta dagli agenti atmosferici o dai germi ulteriori portati dal toccarle infinite volte con le mani.
Papa san Giovanni Paolo II, nel corso della sua visita pastorale alla città di Siena il 14 settembre 1980, così si espresse di fronte alle Ostie prodigiose: "È la Presenza!".

Le particole sono risultate 225, più alcuni frammenti, come nella precedente ricognizione, si legge in una nota della curia, e sono “incontaminate” e “visibilmente in ottimo stato di conservazione”, tuttora inspiegabile in termini naturali. Le particole si sono ridotte numericamente nel tempo (da 351 che erano), per un semplice motivo: perché, fra le tante "prove" eseguite nei secoli passati, ci fu anche il comunicare con esse delle persone che ne saggiassero il gusto. Che è risultato, esso pure - come attestano i resoconti - non alterato.
Ostensorio contentente le SS. Particole del miracolo di Siena
Nei mesi passati le ostie sono state sottoposte, in tre campioni, a un’ispezione della superficie con microscopio digitale portatile, rilevazione della presenza del nucleotide ATP (adenosin-trifosfato) mediante misura con bioluminometro, test colturale, fotogrammetria a distanza ravvicinata per la ricostruzione del modello 3D delle ostie a fini documentativi. Analizzato e poi ripulito anche il contenitore di cristallo dai tecnici dell’Istituto per la Conservazione e valorizzazione dei beni culturali di Firenze del CNR. Il test colturale non ha messo in evidenza nessuna crescita microbica né dopo 7 giorni dal campionamento, né dopo 14.

Il comunicato dell'Arcidiocesi senese conclude: "Le SS. Particole continuano pertanto ad essere prodigiosamente incorrotte, un segno evidente che rafforza la fede del Popolo di Dio nell’Eucaristia, culmine e fonte di tutta la vita della Chiesa, sacramento di unità e vincolo di carità fra i cristiani".

Proseguono inoltre le iniziative dell’Anno Eucaristico diocesano, con le celebrazioni in programma nella Basilica di S. Francesco e nelle Parrocchie dell’Arcidiocesi per tutto il prossimo anno pastorale. Per l’occasione, l'Arcivescovo di Siena, tramite la Penitenzieria Apostolica, ha anche ottenuto da Papa Francesco l’Indulgenza plenaria, dal 1° novembre 2014 al 4 ottobre 2015, per tutti i fedeli che devotamente sosteranno in preghiera di adorazione dinanzi alle SS. Particole, tanto nella Basilica  dei Francescani conventuali, quanto nelle altre chiese dove saranno esposte.

Vi aggiungo un servizio video della RAI di un paio d'anni fa sul miracolo eucaristico di Siena:

sabato 25 ottobre 2014

Seconde nozze e orientali: i cattolici avevano dubbi? Con i greci forse, ma con gli Armeni proprio no


Abbiamo assistito recentemente ad un risorgente interesse per il Concilio tridentino da parte di chi intenderebbe mostrare che la Chiesa romana non è poi così sicura della impossibilità dottrinale, per i battezzati coniugati, di passare a nuove nozze in caso di fallimento del primo matrimonio. Almeno questo si evincerebbe dalla cautela nelle relazioni con i greci ortodossi e dalla mancata condanna della prassi divorzistica bizantina ortodossa.

La ricostruzione delle vicende storiche di Trento, apparsa su Civiltà Cattolica (vedi qui) si conclude riconoscendo che, tuttavia, al Concilio di Firenze, in occasione della fragile unione con i greci, il Papa Eugenio IV aveva insistito nel voler appianare la questione che ancora rimaneva "insoluta". Forse sarebbe meglio dire che i greci non accettavano la prassi conseguente all'indissolubilità del matrimonio sacramentale che tra i latini era già ben assodata. Questo lo possiamo asserire perché al Concilio fiorentino le relazioni con le chiese orientali non si limitarono ai dialoghi con i greci, ma ne furono interessati anche i copti d'Egitto, i siri e gli armeni. Proprio nei confronti di questi ultimi troviamo alcune espressioni che dovrebbero togliere ogni dubbio sulla chiarezza dell'insegnamento romano, al di là delle cautele tenute in successive situazioni conciliari, per motivi - diremmo oggi - di opportunità ecumenica.

Prendiamo dunque in considerazione la Bolla Exsultate Deo per l'unione con gli Armeni, promulgata da Papa Eugenio IV al Concilio di Firenze il 22 novembre1439, fu qualificata dal beato Paolo VI, durante l'incontro nel maggio 1967 con il Catholicos (ortodosso) di Cilicia Khoren I, in questo modo: "ancora oggi costituisce per noi un testo apportatore di sicura dottrina" (Civ. Catt. II/1967 p. 504). Questa bolla, per la sua importanza, è oggi inserita nell'Enchiridion della Famiglia e della vita del Pontificio Consiglio per la Famiglia (LEV 2014) come primo documento tra quelli censiti della suprema autorità ecclesiale.
In tale decreto, promulgato più di cent'anni prima del Concilio di Trento - quindi in un periodo e in una situazione non di polemica con i Protestanti - troviamo un paragrafo riassuntivo della visione dottrinale sul matrimonio per la Chiesa Cattolica, nell'ambito della trattazione dei sette sacramenti:
Settimo è il sacramento del matrimonio, simbolo dell'unione di Cristo e della Chiesa, secondo l'apostolo, che dice: Questo sacramento è grande; lo dico in riferimento al Cristo e alla Chiesa (Ef. 5,32). Causa efficiente del sacramento è regolarmente il mutuo consenso, espresso verbalmente di persona. Triplice è lo scopo del matrimonio: primo, ricevere la prole ed educarla al culto di Dio; secondo, la fedeltà, che un coniuge deve conservare verso l'altro; terzo, la indissolubilità del matrimonio, perché essa significa la unione indissolubile di Cristo e della Chiesa. E quantunque a causa della infedeltà sia permesso separarsi, non è lecito, però, contrarre un altro matrimonio, poiché il vincolo del matrimonio legittimamente contratto è eterno.


Septimum est sacramentum matrimonii, quod est signum coniunctionis Christi et Ecclesiae secundum Apostolum dicentem 'Sacramentum hoc magnum est: ego autem dico in Christo et in Ecclesia' (Eph 5,32). Causa efficiens matrimonii regulariter est mutuus consensus per verba de praesenti expressus. Assignatur autem triplex bonum matrimonii. Primum est proles suscipienda et educanda ad cultum Dei. Secundum est fides, quam unus coniugum alteri servare debet. Tertium indivisibilitas matrimonii, propter hoc quod significat indivisibilem coniunctionem Christi et Ecclesiae. Quamvis autem ex causa fornicationis liceat tori separationem facere, non tamen aliud matrimonium contrahere fas est, cum matrimonii vinculum legitime contracti perpetuum sit.
     Come ben si vede, papa Eugenio era convinto di dichiarare la fede della Chiesa, i cui contenuti essenziali dovevano essere tenuti da tutti, compresi gli Armeni che tornavano alla comunione con la Chiesa di Roma. Evidentemente il Papa, nel grande sforzo ecumenico del Concilio fiorentino, non presentava questioni di pastorale mutevole o di prassi legittimamente diversificata o diversificabile da una chiesa all'altra. Richiama invece la realtà sacramentale del matrimonio dei battezzati in riferimento al dato scritturistico (Paolo agli Efesini), richiama i tre beni del matrimonio, cioè gli scopi a cui è indirizzato per quanti condividono la fede cattolica.
       L'indissolubilità del matrimonio è il "bonum sacramenti" (in latino viene chiamata indivisibilitas riferita alla indivisibilità dei due ormai "una sola carne"). Essa non viene sostenuta da argomentazioni umani, di convenienza sociale o di utilità pastorale per la famiglia (che pur ci sono), ma solamente dal fatto che il matrimonio cristiano è sacramento dell'unione di Cristo con la sua Chiesa, cioè il segno e lo strumento attraverso cui si rinnova e si ripresenta nel mondo l'unione indissolubile tra Dio e l'uomo, la redenzione e la santificazione dell'umanità da parte di Cristo che riunisce tutti i credenti nell'unica sua famiglia, la Chiesa.
      Il decreto, poi, riconosce la dolorosa necessità, in certi casi ammissibile, della separazione. E' realista papa Eugenio, sa benissimo che il tradimento è intollerabile in molte coppie, ma non per questo il vincolo matrimoniale può considerarsi sciolto. Nel testo latino si usa la locuzione non fas est: presso i Romani fas indicava in modo generale una norma di carattere religioso, in contrapposizione a ius, la norma giuridica. Il senso è quindi che la non permissività delle seconde nozze non è un comando umano  o di diritto ecclesiastico, che possa cambiare, ma di origine divina, basato sulla volontà stessa di Dio.
        Addirittura il vincolo matrimoniale viene definito perpetuum, cioè "perpetuo", "eterno", che dura sempre, sottinteso "anche oltre la morte". Ed effettivamente, se pensiamo che i cristiani credono nella vita senza fine, sarebbe logico prevedere che l'unione di due cristiani in una sola carne vada al di là della morte. Anche Basilio Petrà insiste sul fatto che questa è la corretta visione antica e patristica, a cui però la chiesa, fin dai tempi apostolici, trova un'eccezione nel permesso dato da San Paolo alle vedove di potersi risposare una volta morto il coniuge (vedi qui). Secondo Petrà, però questa eccezione significherebbe che in caso di separazione irrevocabile è permesso risposarsi (non solo per morte, ma anche allargando ad altre fattispecie). Ma in una mentalità sacramentale, si nota bene invece l'analogia tra la dissoluzione delle specie eucaristiche, che pone termine alla presenza reale sacramentale di Cristo, e la dissoluzione fisica di uno dei coniugi, che pone fine al segno sacramentale del matrimonio, cioè la coppia di sposi (dando perciò al coniuge superstite la libertà di passare a nuove nozze).
Incoronazione nel matrimonio armeno

PS. A corollario di quanto scrive oggi la rivista dei Gesuiti Civiltà Cattolica, è utile, a parer mio, leggere anche come intendeva il famoso canone 7 sul matrimonio del Concilio di Trento un Dottore della Chiesa dell'epoca, il gesuita san Pietro Canisio, nella sua fortunatissima Summa Doctrinae Christianae (1555). Quanto troviamo annotato a margine del canone dal Santo Dottore non pare lasciar dubbi sul significato della definizione ancorché obliqua:

mercoledì 30 luglio 2014

La Messa "per i cristiani perseguitati" formulario latino e italiano


Nel Messale di Paolo VI c'è una messa molto adatta a questi tristi giorni, in cui vediamo dai TG, a mezzogiorno e alla sera, immagini e notizie di persecuzione di fratelli di fede in Iraq, Siria, Palestina, e tanti altri luoghi. Mentre ci chiediamo "cosa posso fare per loro?" e iniziamo a muoverci con iniziative di coscientizzazione o di solidarietà, non dimentichiamoci di pregare per i fratelli perseguitati. Sono loro i primi a chiedercelo. E questo è il nostro primo dovere verso di loro, possibile in ogni momento. Essi soffrono per non abbandonare la propria fede, e preferiscono abbandonare le proprie terre piuttosto che Gesù Cristo.
In tal modo offrono a noi un esempio enorme, da "testimoni autentici e fedeli" (come dice la colletta della Messa). Il minimo che possiamo fare è innalzare per loro "l'incessante preghiera della Chiesa" (At 12,5).
In questi giorni, quando non ci sono feste o memorie, cari sacerdoti, usiamo spesso il formulario della Messa "Pro Christianis persecutione vexatis".
Oggi l'ho celebrata in modo speciale per tutti coloro che sono morti e non hanno potuto avere nemmeno un funerale o una raccomandazione cristiana nel momento supremo della vita.

PS. Chi segue la forma straordinaria del Rito Romano conoscerà e potrà usare il formulario "Pro Ecclesiae defensione". Non è il corrispettivo di questa Messa più recente, e, al nostro orecchio contemporaneo ha preghiere che suonano un tantino "belligeranti" contro quanti perseguitano la Santa Chiesa e pongono ostacoli alla sua missione, ma sono molto "realistiche". Devo dire, tuttavia, che preferisco, in questo caso, la forma Ordinaria (soprattutto nella formulazione originale). Comunque, in ogni rito e lingua, la preghiera è sempre utile e necessaria.

Pro Christianis Persecutione Vexatis

Ant. ad introitum
Cf. Ps 73,20 Ps 21 Ps 22 Ps 23
Réspice, Dómine, in testaméntum tuum, et ánimas páuperum tuórum ne derelínquas in finem;
exsúrge, Dómine, et iúdica causam tuam, et ne obliviscáris voces quæréntium te.

Oppure:
Ac 12,5
Petrus servabátur in cárcere; orátio autem fiébat sine intermissióne ab Ecclésia ad Deum pro eo.

Collecta
Deus, qui inscrutábili providéntia passiónibus Fílii tui vis Ecclésiam sociári, præsta fidélibus tuis, in tribulatióne propter nomen tuum versántibus, spíritum patiéntiæ et caritátis, ut promissiónum tuárum fidi inveniántur testes atque veráces. Per Dóminum.

Super oblata
Súscipe, quæsumus, Dómine, humilitátis nostræ preces et hóstias, et præsta, ut, qui, tibi fidéliter serviéntes, hóminum persecutiónes patiúntur, gáudeant se Christi Fílii tui sacrifício sociári, et sua séntiant inter electórum nómina scripta esse in cælis. Per Christum.

Ant. ad communionem
Mt 5,11-12
Beáti estis, cum maledíxerint vobis et persecúti vos fúerint propter me, dicit Dóminus; gaudéte et exsultáte, quóniam merces vestra copiósa est in cælis.

Oppure:
Mt 10,32
Omnis qui confitébitur me coram homínibus, confitébor et ego eum coram Patre meo, qui in cælis est, dicit Dóminus.

Post communionem
Per huius sacraménti virtútem fámulos tuos, Dómine, in veritáte confírma, et fidélibus tuis in tribulatióne pósitis concéde, ut, crucem sibi post Fílium tuum baiulántes, christiáno nómine iúgiter váleant inter advérsa gloriári. Per Christum.
Per i Cristiani perseguitati

antifona d’ingresso
Cfr Sal 73, 19-22
Sii fedele, Signore, alla tua alleanza, e non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.
Sorgi, Signore, difendi la tua causa, non dimenticare le suppliche di coloro che t’invocano.

Oppure:
At 12, 5
Mentre Pietro era in carcere, saliva a Dio per lui l’incessante preghiera della Chiesa.

Colletta
O Dio, che nel mistero della tua Provvidenza unisci la Chiesa alla passione del Cristo, tuo Figlio, concedi a coloro che soffrono persecuzione a causa del tuo nome, lo spirito di pazienza e di amore, perché siano testimoni autentici e fedeli delle tue promesse. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Sulle Offerte
Accogli, o Padre, le nostre umili offerte e preghiere e concedi ai tuoi servi, che soffrono per la fede, la gioia di comunicare al sacrificio del tuo Figlio e l’intima certezza che i loro nomi sono scritti nel cielo. Per Cristo nostro Signore.

« Prefazio dello Spirito Santo II.

 antifona alla comunione Mt 5, 11-12
«Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno per causa mia», dice il Signore; «rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Oppure:
Mt 10, 32
«Se mi riconoscerete davanti agli uomini, anch’io vi riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli», dice il Signore. 

Dopo la Comunione
Con la forza di questo sacramento, o Padre, confermaci nella verità, e dona ai nostri fratelli perseguitati, che seguono Cristo sulla via del Calvario, la beatitudine di chi soffre a causa della fede. Per Cristo nostro Signore.
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