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martedì 12 maggio 2015

San Leopoldo Mandić: il prigioniero che libera gli oppressi dal peccato

Ho scritto qualche appunto per l'omelia di oggi, festa di San Leopoldo Mandić, cappuccino, amatissimo confessore della città di Padova dove trascorse la maggior parte della sua vita religiosa.
Le letture a cui faccio riferimento sono quelle del giorno, martedì della VI settimana di Pasqua (si possono leggere a questo link).

Nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, nella Dalmazia meridionale, a sedici anni entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute. Entrato tra i Cappuccini, arde per la riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei conventi dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della confessione e in particolare a confessare altri sacerdoti. Dal 1906 svolge questo compito a Padova. È apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. Muore il 30 luglio 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.

     La prima lettura ci invita a riflettere sul mistero della vera liberazione, che è la liberazione dal peccato: Paolo, in prigione canta, e quando ha la possibilità di scappare non lo fa. In questo modo il prigioniero finisce per salvare il suo aguzzino. Lui, il carcerato libera il suo carceriere dalla paura e dal suicidio, illuminandogli il cuore con la Parola di Gesù, che vale più della libertà e della vita stessa e portandolo alla fede e al battesimo.
La celletta-confessionale del Santo
    Anche San Leopoldo, possiamo davvero dirlo, è stato un carcerato volontario, rimasto per più di 40 anni nella sua celletta a dire come san Paolo: “sono qui!” a tutti i peccatori che cercavano pace dalle loro colpe, angosce o disperazioni. 
Solo i confessori assidui possono capire che martirio quotidiano dev'essere stato il ministero di San Leopoldo!
     Come Gesù il piccolo cappuccino si è sacrificato per salvare il prossimo, espiando spesso la penitenza al posto dei suoi penitenti.         La partenza a cui Gesù fa riferimento nel vangelo è il suo sacrificio sulla croce: è questo che ottiene noi miseri peccatori di tutti i tempi lo Spirito Santo che cancella i peccati. L’uomo Gesù se ne va per effondere su tutti lo Spirito Consolatore. San Leopoldo è stato fedele con coraggio a questa vocazione di umiltà nascosta, sepolto nella penombra del suo confessionale, ogni santo giorno della vita a liberare prigionieri interiori.
     Papa Giovanni Paolo II ricordava nell’omelia della canonizzazione: «San Leopoldo non ha lasciato opere teologiche o letterarie, non ha affascinato con la sua cultura, non ha fondato opere sociali. … altro non fu che un povero frate: piccolo, malaticcio. La sua grandezza è nell’immolarsi, nel donarsi, giorno dopo giorno, per tutto il tempo della sua vita di sacerdote ….In questo sta la sua grandezza. In questo suo scomparire per far posto al vero Pastore delle anime. Il nostro santo manifestava il suo impegno dicendo così: “Nascondiamo tutto, anche quello che può avere apparenza di dono di Dio, affinché non se ne faccia mercato. A Dio solo l'onore e la gloria! Se fosse possibile, noi dovremmo passare sulla terra come un'ombra che non lascia traccia di sé”».



martedì 17 settembre 2013

Una notizia ecumenica passata nel silenzio: un passo verso l'unione delle "chiese gemelle", l'assira orientale e la caldea cattolica

Patriarca Mar Dinka con Giovanni Paolo II
Nel chiacchiericcio ecclesiale e "papocentrico" (di cui anche questo blog è un po' responsabile...) è passata quasi inosservata una grande notizia per l'ecumenismo. Radio Vaticana l'ha pubblicata, e qui ve la rilancio. Si tratta della lettera che il Patriarca caldeo cattolico Sako (eletto quest'anno) ha scritto al suo omologo della chiesa Assira d'Oriente, per invitarlo alla riunificazione formale e pratica delle loro due Chiese.
Per chi non lo sapesse la Chiesa Caldea e la Chiesa Assira sono due parti (una in comunione con Roma, l'altra no) dell'antica Chiesa siro-orientale considerata nestoriana. Con l'intesa cristologica del 1994 Giovanni Paolo II e l'allora patriarca Mar Dinkha IV misero le basi per il superamento dei problemi teologici, oggi ormai chiariti. Le due Chiese hanno sofferto moltissimo in questi ultimi decenni: sono infatti localizzate principalmente in Iraq e Siria, essendo le eredi della grande cristianità persiana. La diaspora dei credenti assiri e calde ha impoverito tantissimo le due Chiese, che già hanno un protocollo per cui, in caso di necessità, i fedeli degli uni e degli altri sono reciprocamente ammessi ai sacramenti. La liturgia è la stessa, la spiritualità la medesima. Preghiamo tutti che l'antica chiesa dell'Est (come era chiamata), possa risorgere dall'attuale prostrazione e tornare ad essere la grande missionaria che fu nei primissimi secoli dell'evangelizzazione.  Santi Addai e Mari pregate per loro!

Iraq: il patriarca caldeo Sako chiede al patriarca assiro Mar Dinkha IV di tornare alla piena unità
Il patriarca di Babilonia dei caldei Louis Raphael I Sako ha inviato una lettera di felicitazioni al patriarca della Chiesa assira d'Oriente Mar Dinkha IV in occasione del suo 78esimo compleanno, celebrato il 15 settembre. Nel messaggio augurale, il patriarca Sako ha rivolto al Capo della Chiesa assira anche un eloquente invito ufficiale a iniziare insieme un cammino di dialogo per ripristinare la piena comunione ecclesiale tra la comunità cristiana caldea – unita al vescovo di Roma – e quella assira. “Colgo l'occasione” scrive il patriarca Sako nella sua missiva “per esprimere il desiderio della Chiesa caldea riguardo all'attivazione di un dialogo per l'unità, che è il desiderio di Gesù. L'inizio di questo dialogo è oggi urgente, di fronte alle grandi sfide che minacciano la nostra sopravvivenza. Senza unità, non c'è futuro per noi. L'unità può aiutare a custodire la nostra presenza. Metto con fiducia questo desiderio sincero nelle mani di Vostra Santità”. In passato si è svolto un dialogo teologico tra la Chiesa assira d'Oriente e la Chiesa cattolica nel suo insieme, che nel 1994 ha portato alla stesura di una Dichiarazione cristologica comune nella quale Papa Giovanni Paolo II e il patriarca Mar Dinkha IV hanno riconosciuto di condividere la stessa fede in Gesù Cristo e nel mistero dell'Incarnazione. Finora tuttavia non si è mai dato ufficialmente inizio a un dialogo ecumenico e ecclesiologico bilaterale tra la Chiesa caldea e la Chiesa assira d'Oriente, che condividono lo stesso patrimonio teologico, liturgico e spirituale. “Se abbiamo riconosciuto di confessare la stessa fede” spiega all'agenzia Fides il patriarca Sako “a questo punto mi chiedo quali siano gli ostacoli a camminare insieme verso il riconoscimento della piena unità tra noi. Forse serve solo un po' di coraggio nel cercare il metodo giusto. Penso alla possibilità di riunire insieme i nostri sinodi, e confrontarci sulle nostre comuni preoccupazioni, come la fuga dei nostri fedeli dalle terre d'origine e il dissiparsi del patrimonio millenario condiviso dalle nostre Chiese. Attendo con trepidazione la risposta dei nostri fratelli assiri”.

sabato 15 giugno 2013

Anche a San Pietroburgo festa grande per Antonio di Padova

La chiesa di sant'Antonio a San Pietroburgo in Russia
Grande festa quest'anno alla chiesetta dei francescani conventuali di San Pietroburgo in Russia. E' arrivato da Padova il nuovo altare per quello che - si spera - possa diventare presto santuario diocesano di sant'Antonio. L'altare in marmo, donato a questa chiesa ancora in via di completamento, è un'opera pregiata, copia di un sarcofago medievale, ed è stata utilizzata come vero e proprio reliquiario per accogliere il corpo di sant'Antonio durante i restauri della cappella della sua tomba nella Basilica di Padova, tre anni or sono. Non senza grandi fatiche "burocratiche" e doganali si è finalmente riusciti a far giungere a destinazione questa "arca" marmorea, arrivata nella sua collocazione definitiva giusto in tempo per la festa del titolare della chiesa. L'altare, già sistemato, verrà solennemente dedicato dall'Arcivescovo della Madre di Dio di Mosca l'8 settembre prossimo.
Vi allego qualche foto e un video spedito dagli esultanti confratelli russi (non chiedetemi la traduzione, guardatevi solo le immagini!). Mostra la bella e semplice festa del 13 giugno, gioiosamente celebrato dai pochi ma ferventi cattolici del luogo, in un clima di genuina comunione. La chiesetta del convento antoniano, ancora tutta bianca, sta attendendo di essere affrescata da un frate-iconografo. Diverrà, speriamo, un gioiellino di arte francescana del nuovo millennio.

domenica 9 giugno 2013

Un Santo senza confini: dall'India un film d'annata su S.Antonio

Ho trovato quasi per caso nel grande archivio multimediale della Rete, alcuni spezzoni di un film musicale girato in India nel 1976 in lingua Tamil. E' ancora in bianco e nero e con effetti alquanto primitivi per la tecnologia occidentale del tempo, eppure è un testimone dell'interesse per il Santo Taumaturgo di Padova fine nelle remote terre del subcontinente asiatico, dove i cristiani sono tuttora una sparuta minoranza, figuriamoci negli anni '70. Tuttavia Antonio era già ben conosciuto e amato in quelle terre da trovare qualcuno che producesse un film, pieno di canzoni e di balli (nello stile che fino ad oggi è il prediletto di Bollywood). Anche attraverso l'arte cinematografica, in paesi a basso tasso di cristianesimo, si può diffondere una certa conoscenza iniziale delle figure e dei personaggi della fede, in maniera semplice e iniziale.
Il film si intitola: Punitha Anthoniyar ed è girato nel linguaggio Tamil, ampiamente parlata nel sud dell'India e anche da una parte della popolazione dello Sri Lanka. E' un film innocente e naif, ma certo assai popolare, come il Santo di cui racconta la storia e i miracoli.

Nel primo spezzone una canzone introduttiva di un menestrello, con immagini della Basilica di Sant'Antonio a Padova:


Proseguendo la storia del Santo predicatore, si giunge al climax della predica ai pesci. La location è una improbabile Rimini indiana, e il protagonista pare più mimare un intero "Cantico delle creature" (con tanto di tigri ed elefanti) più che di un'omelia rivolta ai soli abitanti del mare:


Nell'ultima scena che vi posto, il gran finale della visione di Gesù Bambino, che tanto ha influenzato l'iconografia antoniana. Il Santo è riconosciuto universalmente dal suo saio francescano e dal piccolo Gesù che tiene tra le braccia: la leggenda vuole che tempo prima della sua morte Antonio, ritirato nell'eremo di campagna di Camposampiero, mentre era intento alla lettura della Bibbia, avrebbe goduto della visita del Salvatore bambino:


mercoledì 15 maggio 2013

Ave Maria (Bogoroditse Djevo) di Rachmaninoff, a 140 anni dalla nascita del compositore e 70 dalla sua morte

Un doppio anniversario deve essere ricordato per bene. Il grande pianista e compositore russo Sergei Rachmaninoff nacque nel 1873 e morì nel 1943. Il 2013 segna perciò il 140° della sua nascita e il 70° della morte. Oltre ad essere un prolifico musicista, seppe anche comporre delle splendide opere liturgiche, ovviamente secondo i testi dell'Ortodossia russa alla quale apparteneva. I suoi capolavori sono La divina liturgia di San Giovanni Crisostomo e La veglia di tutta la notte (conosciuta anche in maniera riduttiva come: I vespri), composizione del 1915 in cui tocca il vertice della musica sacra russa contemporanea e da cui prendiamo la gemma delle gemme: Bogoroditse Djevo (Rallegrati vergine Madre di Dio), da ascoltare e riascoltare in questo mese mariano per eccellenza.

Lo scorso aprile i ragazzi del Coro Accademico dell'Università di Petrozavodsk, in gita scolastica a Barcellona, stavano visitando il Museo Nazionale d'Arte di Catalogna (da consigliare, tra l'altro, per l'incredibile collezione di affreschi staccati da chiese romaniche). Arrivati nella grande sala con la cupola (quella dove ci si può riposare su comodissimi divani mentre si guarda in alto agli affreschi...), gli attenti studenti russi si sono accorti della splendida acustica e hanno improvvisato un flash mob con l'Ave Maria di Rachmaninoff:


Богородице Дево радуйся,
благодатная Марие,
Господь с тобою:
блогословена ты в женах
и блогословен плод чрева Твоего,
яко Спаса родила еси душ наших.

Pronuncia:
Bogoróditse dyévo, raduisya,
Blagodatnaya Mariye
Gospod s Toboyu.
Blagoslovenna Ty v zhenakh,
I blagosloven plod chreva Tvoyevo,
Yako Spasa rodila yesi dush nashikh.

Traduzione:
Ave Vergine Madre di Dio,
Maria piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra tutte le donne,
e benedetto è il frutto del tuo seno,
perché tu hai generato il Salvatore delle nostre anime.


Ecco un'altra esecuzione, con visione dello spartito (che potete scaricare qui):


Bellissima anche questa qui.... buon ascolto.

giovedì 21 marzo 2013

Il vescovo di Roma non viene "intronizzato", ma l'Arcivescovo di Canterbury sì. Lo fanno dire a Papa Francesco!

insediamento del nuovo arcivescovo primate della comunione anglicana.
C'è qualcuno nelle stanze vaticane che gioca qualche "sgambetto lessicale" a Papa Francesco. Ormai lo sappiamo: il nuovo Pontefice ha un particolare fastidio per troni, poltrone e strapuntini, tanto che padre Lombardi il 18 marzo scorso ricordava ai giornalisti, tentati dall'uso di parole inappropriate, che la Messa del giorno dopo sarebbe stata "l'inizio del ministero petrino di papa Francesco", non "l'intronizzazione" perchè il Papa non è un re (vedi qui sul sito di Repubblica). E' così almeno dal 1978, non da pochi giorni insomma, ma ai giornalisti piace  troppo "intronare" i Papi.... e continuano allegri con i loro titoloni (vedi qui).

Eppure oggi il Vescovo di Roma che rifiuta il trono per sé, si rallegra con l'Arcivescovo di Canterbury, capo degli Anglicani, che viene "intronizzato" a sua volta. Infatti il Papa ha scritto oggi in inglese al Dott. Justin Welby un "Messaggio del Santo Padre Francesco all'Arcivescovo di Canterbury Justin Welby in occasione della cerimonia di intronizzazione (21marzo 2013)" in cui si dice proprio:
I wish in turn to offer my greetings and best wishes on the occasion of your Enthronement at Canterbury Cathedral.
Anche nel titolo/spiegazione in lingua italiana viene usato il regale vocabolo. Eppure  sul sito ufficiale dell'Arcivescovado di Canterbury viene spiegato chiaramente, a proposito della cerimonia di oggi, che: "The modern term would be inauguration, but 'enthronement' remains appropriate".
Appropriato forse da un punto di vista "mondano", ma del tutto "inappropriato" sulla penna di Papa Francesco, che certo non vuole augurare agli altri quello che non ritiene adatto a sé (ben più dell'arcivescovo di Canterbury c'è qui...). Felicitarsi per "l'inaugurazione" del ministero anglicano sarebbe stato molto più in linea con gli ideali del Santo Padre.
Si poteva al limite ricorrere alla bellissima e adattissima dicitura italiana "insediamento", visto che si tratta in fondo di prendere la "sede episcopale". O meglio "le sedi", visto che si tratta di un duplice insediamento su due distinte "cattedre": come pastore diocesano di Canterbury e come Primate della Chiesa d'Inghilterra (pare quasi che - a differenza di quanto avviene con il Papa - queste due cariche possano essere separate, devo approfondire...). Tuttavia qualche zelante minutante ecumenico ha preferito - a nome dell'umile Francesco - utilizzare apposta un termine ampolloso e curiale, che senz'altro suona come una nota stonata e difficilmente uscita dal sacco del firmatario.

La cosa è resa ancor più visibile perchè, tra l'altro, solo poche settimane fa, il 4 febbraio, in occasione del messaggio per la formale investitura del capo degli anglicani, Papa Benedetto XVI aveva parlato dell'"installation" del nuovo arcivescovo (vedi qui), riferendosi all'inaugurazione del suo ministero per il quale pregava (stranamente anche questo messaggio è stato diffuso tardivamente solo oggi). Il vocabolo inglese "installation" è ormai di uso corrente (vedi qui) e ufficiale anche nei testi della Chiesa d'Inghilterra, dove si parla più volentieri di "installation" che di "enthronement", nonostante la monarchia e i riti ad essa legati siano ovviamente vivi e vegeti nelle isole britanniche, non sentiti però più adatti ai rappresentanti del "potere spirituale" della Chiesa di Stato.
E dire che a Londra non hanno p. Lombardi in sala stampa.

giovedì 17 gennaio 2013

I monaci di sant'Antonio abate oggi: il deserto fiorisce di preghiera

Anche oggi, in onore del padre dei Monaci, sant'Antonio del deserto, vi propongo un piccolo documentario, sulla vita monastica di oggi nella chiesa egiziana, direttamente discendente dai primi abitatori cristiani delle solitudini alla ricerca di Dio solo. Se volete leggere alcuni dei suoi apoftegmi (frasi famose) cliccate qui.

E qui qualche spunto sulla vita di Antonio, patriarca dei contemplativi.

lunedì 7 gennaio 2013

Buon Natale all'Oriente cristiano

Oggi, secondo il Calendario Giuliano, è il 25 dicembre, Santo Natale, e in questa data lo festeggiano parecchie (non tutte) Chiese ortodosse e orientali non calcedonesi.
Qui ecco un condensato di poco più di un minuto della lunghissima celebrazione notturna della Divina Liturgia papale natalizia della Chiesa copta. Chi ha tempo e curiosità trova qui le 4 ore e passa di filmato dell'intero rito.


Ed ecco, qui sotto, il video del nuovo Papa dei Copti, Tawadros, che canta per la prima volta come capo della Chiesa egiziana il Vangelo della Notte Santa (in copto sottotitolato in arabo):

giovedì 3 gennaio 2013

Si è concluso il pellegrinaggio di Taizé a Roma. Il Papa apprezza i canti di Taizé: sostegno ed espressione di preghiera

Ecco qui un video amatoriale che fa cogliere il clima che ha caratterizzato il 4° pellegrinaggio dei giovani amici della Comunità di Taizé a Roma (28 dicembre-2 gennaio). Il 29 dicembre 45 mila erano i presenti in piazza san Pietro per pregare ed ascoltare le parole del Santo Padre: cattolici, protestanti e ortodossi, tutti uniti nel pellegrinaggio alle tombe degli apostoli - come bene ha sottolineato il Pontefice.
Nel video trovate anche i discorsi del capo della comunità di Taizé, frère Alois, e quello di Benedetto XVI, in ben cinque lingue. Sono trascritti tutti in italiano dopo i video. Come potete leggere, il Papa nel suo indirizzo in Polacco, ha lodato la modalità della preghiera di Taizé, intessuta di canti meditativi e di silenzio: 
"Con il silenzio, il canto occupa un posto importante nelle vostre preghiere comunitarie. I canti di Taizé riempiono in questi giorni le basiliche di Roma. Il canto è un sostegno e un’espressione incomparabile della preghiera. Cantando Cristo, voi vi aprite anche al mistero della sua speranza"

La prima parte dell'Incontro in Piazza san Pietro è visionabile a questo link

Saluto di frère Alois al Santo Padre

Santissimo Padre,
oggi si realizza una tappa importante del nostro «pellegrinaggio di fiducia sulla terra». Siamo venuti da tutta l’Europa e da altri continenti, apparteniamo a confessioni diverse. Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci separa: ci uniscono un solo Battesimo e la stessa Parola di Dio. Questa sera siamo venuti intorno a Lei a celebrare questa unità, vera anche se non ancora pienamente compiuta. È guardando insieme verso Cristo che essa si approfondisce.

Frère Roger ha lasciato in eredità alla nostra comunità la sua preoccupazione di trasmettere il Vangelo, particolarmente ai giovani. Era davvero cosciente che le separazioni fra i cristiani sono un ostacolo alla trasmissione della fede. Ha aperto percorsi di riconciliazione che non abbiamo ancora finito di esplorare. Ispirati dalla sua testimonianza, moltissimi sono coloro che vorrebbero anticipare la riconciliazione attraverso la loro vita, vivere già da riconciliati.

Dei cristiani riconciliati possono diventare testimoni di pace e di comunione, portatori di una nuova solidarietà fra tutta l’umanità.

La ricerca di una relazione personale con Dio è il fondamento di questo passo. Questo ecumenismo della preghiera non incoraggia una facile tolleranza. Favorisce un reciproco ascolto e un dialogo vero.

Pregando qui questa sera, non possiamo dimenticare che l’ultima lettera scritta da frère Roger, proprio prima della sua morte violenta, era indirizza a Lei, Santo Padre, per dirLe che la nostra comunità voleva camminare in comunione con Lei. Neppure possiamo dimenticare quanto, dopo questa tragica morte, il Suo sostegno ci è stato prezioso per incoraggiarci ad andare avanti. Allora vorrei dirLe ancora l’affetto profondo dei nostri cuori, per la Sua persona e per il Suo ministero.

Per terminare vorrei portare la testimonianza di un gran numero di giovani africani con i quali eravamo riuniti il mese scorso a Kigali, in Ruanda. Venivano da 35 paesi, fa i quali il Congo, il Nord-Kivu, per vivere un pellegrinaggio di riconciliazione e di pace. La grande vitalità di questi giovani cristiani è una promessa per il futuro della Chiesa.

Questi giovani africani hanno voluto che portassimo con noi un segno della loro speranza, dei semi di sorgo, affinché crescano in Europa. Permettetemi, Santo Padre, di consegnarLe da parte loro un piccolo cestino tradizionale ruandese, chiamato «agaseke», con qualcuno di questi semi di speranza arrivati dall’Africa. Forse potranno essere seminati e fiorire nei giardini Vaticani.

Discorso del papa Benedetto XVI ai giovani in occasione del 35° incontro europeo

Grazie, caro Fratello Alois, per le Sue parole calorose e piene di affetto. Cari giovani, cari pellegrini della fiducia, benvenuti a Roma!

Siete venuti molto numerosi, da tutta l’Europa e anche da altri continenti, per pregare presso le tombe dei santi Apostoli Pietro e Paolo. In questa città, infatti, entrambi hanno versato il loro sangue per Cristo. La fede che animava questi due grandi Apostoli di Gesù è anche quella che vi ha messi in cammino. Durante l’anno che sta per iniziare, voi vi proponete di liberare le sorgenti della fiducia in Dio per viverne nel quotidiano. Mi rallegro che voi incontriate in tal modo l’intenzione dell’Anno della fede iniziato nel mese di ottobre.

È la quarta volta che tenete un Incontro europeo a Roma. In questa occasione, vorrei ripetere le parole che il mio predecessore Giovanni Paolo II aveva detto ai giovani durante il vostro terzo Incontro a Roma: «Il Papa si sente profondamente impegnato con voi in questo pellegrinaggio di fiducia sulla terra … Anch’io sono chiamato ad essere un pellegrino di fiducia in nome di Cristo» (30 dicembre 1987).

in inglese
fr. Roger al funerale
di Giovanni Paolo II
Poco più di 70 anni fa, Fratel Roger ha dato vita alla comunità di Taizé. Questa continua a veder venire a sé migliaia di giovani di tutto il mondo, alla ricerca di un senso per la loro vita, i Fratelli li accolgono nella loro preghiera e offrono ad essi l’occasione di fare l’esperienza di una relazione personale con Dio. Per sostenere questi giovani nel loro cammino verso Cristo, Fratel Roger ebbe l’idea di cominciare un «pellegrinaggio di fiducia sulla terra».

Testimone instancabile del Vangelo della pace e della riconciliazione, animato dal fuoco di un ecumenismo della santità, Fratel Roger ha incoraggiato tutti coloro che passano per Taizé a diventare dei cercatori di comunione. Lo dissi all’indomani della sua morte: «Dovremmo ascoltare dal di dentro il suo ecumenismo vissuto spiritualmente e lasciarci condurre dalla sua testimonianza verso un ecumenismo veramente interiorizzato e spiritualizzato». Sulle sue orme, siate tutti portatori di questo messaggio di unità. Vi assicuro dell’impegno irrevocabile della Chiesa cattolica a proseguire la ricerca di vie di riconciliazione per giungere all’unità visibile dei cristiani. E questa sera vorrei salutare con affetto tutto particolare quanti tra voi sono ortodossi o protestanti.

in francese
Oggi, Cristo vi pone la domanda che rivolse ai suoi discepoli: «Chi sono io per voi?». A tale domanda, Pietro, presso la cui tomba noi ci troviamo in questo momento, rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,15-16). E tutta la sua vita divenne una risposta concreta a questa domanda. Cristo desidera ricevere anche da ciascuno di voi una risposta che venga non dalla costrizione né dalla paura, ma dalla vostra libertà profonda. Rispondendo a tale domanda la vostra vita troverà il suo senso più forte. Il testo della Lettera di San Giovanni che abbiamo appena ascoltato ci fa capire con grande semplicità in modo sintetico come dare una risposta: «Che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri» (3,23). Avere fede e amare Dio e gli altri! Che cosa c’è di più esaltante? Che cosa di più bello?

Durante questi giorni a Roma, possiate lasciar crescere nei vostri cuori questo sì a Cristo, approfittando specialmente dei lunghi tempi di silenzio che occupano un posto centrale nelle vostre preghiere comunitarie, dopo l’ascolto della Parola di Dio. Questa Parola, dice la Seconda Lettera di Pietro, è «come una lampada che brilla in un luogo oscuro», che voi fate bene a guardare «finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino» (1,19). Voi l’avete capito: se la stella del mattino deve sorgere nei vostri cuori è perché non sempre vi è presente. A volte il male e la sofferenza degli innocenti creano in voi il dubbio e il turbamento. E il sì a Cristo può diventare difficile. Ma questo dubbio non fa di voi dei non credenti! Gesù non ha respinto l’uomo del Vangelo che gridò: «Credo; aiuta la mia incredulità!» (Mc 9,24).

in tedesco
Perché in questo combattimento voi non perdiate la fiducia, Dio non vi lascia soli e isolati. Egli dà a tutti noi la gioia e il conforto della comunione della Chiesa. Durante il vostro soggiorno a Roma, grazie specialmente all’accoglienza generosa di tante parrocchie e comunità religiose, voi fate una nuova esperienza di Chiesa. Tornando a casa, nei vostri diversi Paesi, vi invito a scoprire che Dio vi fa corresponsabili della sua Chiesa, in tutta la varietà delle vocazioni. Questa comunione che è il Corpo di Cristo ha bisogno di voi e voi avete in esso tutto il vostro posto. A partire dai vostri doni, da ciò che è specifico di ognuno di voi, lo Spirito Santo plasma e fa vivere questo mistero di comunione che è la Chiesa, al fine di trasmettere la buona novella del Vangelo al mondo di oggi.

in polacco
Con il silenzio, il canto occupa un posto importante nelle vostre preghiere comunitarie. I canti di Taizé riempiono in questi giorni le basiliche di Roma. Il canto è un sostegno e un’espressione incomparabile della preghiera. Cantando Cristo, voi vi aprite anche al mistero della sua speranza. Non abbiate paura di precedere l’aurora per lodare Dio. Non sarete delusi.

Cari giovani amici, Cristo non vi toglie dal mondo. Vi manda là dove la luce manca, perché la portiate ad altri. Sì, siete tutti chiamati ad essere delle piccole luci per quanti vi circondano. Con la vostra attenzione a una più equa ripartizione dei beni della terra, con l’impegno per la giustizia e per una nuova solidarietà umana, voi aiuterete quanti sono intorno a voi a comprendere meglio come il Vangelo ci conduca al tempo stesso verso Dio e verso gli altri. Così, con la vostra fede, contribuirete a far sorgere la fiducia sulla terra.

Siate pieni di speranza. Dio vi benedica, con i vostri familiari e amici!


(Fonte)

lunedì 6 agosto 2012

La Trasfigurazione annuncia la volontaria Passione di Cristo

Un'altra antifona bizantina per la festa della Trasfigurazione. Il Kontakion. Questo canto propone una teologia profonda, mentre rilegge il senso della manifestazione del Signore ai suoi apostoli a pochi giorni dal Calvario:
Ti trasfigurasti, o Cristo Dio, sulla montagna, e i tuoi discepoli videro la tua gloria, secondo quanto potevano sopportare, perché, quando ti avrebbero visto crocifisso, ricordassero che la tua Passione fu volontaria e annunciassero al mondo che tu sei veramente lo Splendore del Padre.


Slavonico ecclesiastico:
На горе преобразился еси,
и якоже вмещаху ученицы Твои,
славу Твою, Христе Боже, видеша,
да егда Тя узрят распинаема,
страдание убо уразумеют вольное,
мирови же проповедят,
яко Ты еси воистинну Отчее сияние

Trasfigurazione del Signore: il canto bizantino in tutte le lingue

Un bel video ci offre la possibilità di ascoltare il Tropario della festa della Trasfigurazione del Signore, una delle 12 feste maggiori del calendario bizantino, in varie lingue. Lo stesso testo del canto proprio della festa assume melodie diverse a seconda del genio del popolo e della cultura locale. Ma il mantenere lo stesso tono del canto modale (il tono 7) assicura una unità ad un livello profondo, anche se non percepibile da tutti. Dice dunque questo canto:
Quando, o Cristo nostro Dio, fosti trasfigurato sul monte, hai rivelato la tua gloria ai tuoi discepoli nella misura in cui potevano riceverla. Fa risplendere la Tua luce eterna anche a noi peccatori, attraverso l'intercessione della Madre di Dio. O Elargitore di luce, gloria a Te.


Slavonico ecclesiastico
Преобразился еси на горе, Христе Боже, показавый учеником Твоим славу Твою, якоже можаху, да возсияет и нам, грешным, Свет Твой присносущный молитвами Богородицы, Светодавче, слава Тебе

Spagnolo
Cuando Te transfiguraste, Oh Cristo Dios, en la montaña; Revelaste Tu Gloria a los discípulos según ellos pudieron contemplar. Haz resplandecer Tu Luz Eterna sobre nosotros pecadores; Por las intercesiones de la Madre de Dios; ¡Tú que otorgas la luz, gloria a ti!

Arabo
ما تجلّيت أيها المسيح الإله في الجبل، أظهرتَ مجدك للتلاميذ حسبما استطاعوا، فأشرق لنا نحن الخطأة نورك الأزلي، بشفاعات والدة الإله، يا مانح النور المجد لك.

Slavonico (translitterato polacco)
Przemieniłeś się na górze Chryste Boże, ukazując chwałę swoją Twoim uczniom, na ile ujrzeć mogli.
Niech zajaśnieje i nam grzesznym Twoja światłość Wiekuista; przez modlitwy Bogurodzicy, Światłości dawco, chwała Tobie.

Inglese
When, O Christ our God, Thou wast transfigured on the mountain, Thou didst reveal Thy glory to Thy Disciples in proportion as they could bear it. Let Thine everlasting light also enlighten us sinners, through the intercessions of the Theotokos, O God Thou Bestower of light, glory to Thee.

Romeno
Schimbatu-te-ai la faţă în munte, Hristoase Dumnezeule, arătându-le ucenicilor Tăi slava Ta, pe cât li se putea. Srăluceşte şi nouă, păcătoşilor, lumina Ta cea pururea fiitoare, pentru rugăciunile Născătoarei de Dumnezeu, Dătătorule de lumină, slavă Ţie

Greco
Μετεμορφώθης ἐν τῷ ὄρει Χριστὲ ὁ Θεός, δείξας τοῖς Μαθηταῖς σου τὴν δόξαν σου, καθὼς ἠδυναντο. Λάμψον καὶ ἡμῖν τοῖς ἁμαρτωλοῖς, τὸ φῶς σου τὸ ἀΐδιον, πρεσβείαις τῆς Θεοτόκου, φωτοδότα δόξα σοι

Slavonico ecclesiastico (secondo una popolare melodia polacca)
Preobraziłsia jesi na hore, Christie Boże, pokazawyj uczenikom Twoim sławu Twoju jakoże możachu:
da wozsijajet i nam hresznym swiet Twoj prisnosuszcznyj, molitwami Bohorodicy, Swietodawcze, sława Tiebie

domenica 5 agosto 2012

Al Duomo di Milano si pratica la libera intercomunione? Ovvero: basta essere battezzati per ricevere la comunione?

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Un noto sito tradizionalista scuote la testa per l'assolutamente legittima opzione (piaccia o non piaccia) di ricevere la comunione sulla mano, e per l'altrettanto necessaria catechesi esposta su un cartello al Duomo di Milano (perché  si sa bene, purtroppo, quanti abusi crea questo modo "legittimo" di ricevere la comunione in mano, e quanto pochi siano quelli che conoscono i gesti corretti, anche tra religiose e religiosi.....!). 
Comunque sia, dobbiamo rallegrarci che una chiesa tanto frequentata come la cattedrale di Milano cerchi, anche con appositi avvisi in italiano, di educare i frequentatori a ricevere il Corpo di Cristo in maniera decorosa, anche chi voglia farlo con quello che viene più o meno descritto "metodo antico" (non si capisce perché poi la Chiesa avrebbe dovuto introdurre un "metodo nuovo", se non perché quello antico dava adito a troppi problemi.... Di solito il nuovo non è forse meglio del vecchio?).
E sorvoliamo pure, mentre apprezziamo il tentativo, sulla pappardella storica: a Frascati, con un paio di disegnini, sono molto più chiari... Vedi la prima facciata del pieghevole qui sotto:
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QUELLO CHE INVECE MI COLPISCE - e che il noto sito tradizionalista non ha, con mio stupore, rilevato - è invece la righetta e mezza in inglese, scritta in calce al cartello in italiano (alquanto buffo impaginare in quel modo, pensando che qualcuno arrivi a leggerla...). Sono davvero colpito da questa frase per l'imprecisione teologica che manifesta e per l'errore pastorale che favorisce. Sono altrettanto sicuro che verrà corretta nel giro di poco tempo, perché la dicitura ambigua è senz'altro involontaria. Sta scritto così:
Please, if you are not baptized, don't join people who line to approach the Altar and receive the Holy Communion.
Traduco: Per favore, se non sei battezzato, non metterti in fila con quanti si avvicinano all'altare a ricevere la Santa Comunione.
A prima vista sembra un avviso opportuno. Chi dimora e lavora come sacerdote in affollati santuari o chiese visitate dai turisti sa per esperienza che persone di varie religioni e provenienze, a volte, si mettono in fila tra i comunicandi, per poi arrivare davanti al prete che distribuisce il Corpo di Cristo senza sapere che cosa fare, con il rischio - per il ministro poco avveduto - di somministrare la comunione a chi cristiano non è.
Ma il caso dei non cristiani alla comunione è, grazie a Dio, quanto mai raro.
Il vero problema pastorale è piuttosto costituito dagli ortodossi (soprattutto le ortodosse) e dai protestanti. In particolare per questi ultimi la libera intercomunione è prassi normale nelle loro comunità cristiane, e non sentono nessuna remora a "prendere la cialda" in qualunque chiesa. Gli ortodossi invece ignorano spessissimo le dure sanzioni che le loro Chiese di provenienza riservano a chi accede alla comunione nella Chiesa cattolica (se ne accorgono quando vanno a confessarsi dai loro mininistri).

Bisogna dirlo a chiare lettere: NON BASTA IL BATTESIMO per poter accostarsi alla comunione in una Chiesa cattolica, anche ambrosiana (non basta nemmeno ai cattolici - pensiamo al caso di situazioni di matrimoni irregolari: eppure sono battezzati!). Per questo la frase riportata nel duomo di Milano dice solo una parte della verità, e rischia di trarre in errore molta più gente di quanta ne salvi.
Certo che è cosa buona avvertire musulmani e induisti a non avvicinarsi all'altare al momento della distribuzione delle sacre specie, ma bisognerebbe pur rendersi conto che altri possano leggere in certe formulazioni un permesso esplicito a fare la comunione senza tanti problemi.
Infatti, un buon presbiteriano scozzese legge il cartello e pensa: "Io sono battezzato, allora qui mi danno la comunione". Un semplice fedele battista americano penserà lo stesso. E così il calvinista di Ginevra o l'appartenente a qualche "chiesa" africana pentecostale e schiere di anglicani di ogni obbedienza. Tutti sono battezzati, e allora? Basta questo per accedere alla comunione? No. Ma come spesso accade si scambia ciò che è eccezionale, di emergenza, con qualcosa che - per quieto vivere detto "irenismo" - si può praticare sempre e comune. Così esplicita invece il num 129 del Direttorio per l'applicazione dei principi e le norme sull'ecumenismo:
...la Chiesa cattolica, in linea di principio, ammette alla comunione eucaristica e ai sacramenti della penitenza e della unzione degli infermi esclusivamente coloro che sono nella sua unità di fede, di culto e di vita ecclesiale. ... essa riconosce anche che, in certe circostanze, in via eccezionale e a determinate condizioni, l'ammissione a questi sacramenti può essere autorizzata e perfino raccomandata a cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali.
Il cartello deve essere corretto, dicendo come minimo: IF YOU ARE NOT A MEMBER OF THE CATHOLIC CHURCH, cioè "se non sei cattolico". E questo è il meno. Perché comunque rimane la necessità delle disposizioni personali, cioè il non essere consapevole di peccato mortale (cioè di essersi confessati), e di non essere in situazioni che impediscono l'accesso ai sacramenti: divorziati risposati e tanto meno di essere incorsi in censure quali la scomunica, lo scisma, o nell'apostasia (il battezzato che pubblicamente rinuncia alla sua fede)... Se vogliamo essere pignoli, nella Chiesa latina vige anche "l'età della discrezione" per poter accedere alla comunione, cosa che non è richiesta tra gli orientali.... 

Il Battesimo è LA prima condizione, oggettivamente necessaria ma non sufficiente, per ricevere la comunione nella chiesa cattolica (e pure tra gli ortodossi!). Le vere chiese non praticano l'intercomunione aperta, ma solo in caso di necessità, per il singolo che chiede spontaneamente di essere ammesso, per qualche grave motivo, alla confessione e alla comunione, si fa un'eccezione alla regola. Il fatto di trovarsi di domenica a Milano a fare un giro in Duomo, non è da considerare una "grave necessità" per dare la comunione a un non cattolico. Rileggiamo il numero 1401 del Catechismo della Chiesa Cattolica:
In presenza di una grave necessità, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici possono amministrare i sacramenti (Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi) agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, purché li chiedano spontaneamente: è necessario in questi casi che essi manifestino la fede cattolica a riguardo di questi sacramenti e che si trovino nelle disposizioni richieste [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 844, 4].
Non tocca dunque al parroco del Duomo o chi per lui stabilire se e in quali situazioni dare la comunione ai luterani di passaggio a Milano, ma è compito del Card. Scola o del suo vicario generale. I ministri domanderanno semmai alla signora battezzata luterana che chiede la comunione se crede alla presenza reale del Corpo di Cristo, e probabilmente dirà: "Sì, certo"; ma alla successiva domanda: "Ti sei confessata di recente?", la signora risponderà altrettanto probabilmente: "Non mi sono mai confessata!", manifestando di non avere le "disposizioni richieste". Se poi lo sventurato sacerdote osasse indagare: "Hai mangiato qualcosa nell'ultima ora" si sentirebbe ridere dietro anche da qualche cattolico, che non ha più nemmeno lui idea che ci sia, tra le disposizioni, anche questo residuo del "digiuno preparatorio" (e speriamo venga presto rimesso in auge ed esteso nel tempo).

Caso molto diverso e più delicato quello degli ortodossi. Molti di loro sono migranti, tremendamente devoti alla sacra Eucaristia, con pochissime possibilità di accedere ai loro ministri propri senza incomodo. Hanno la fede cattolica nel sacramento e per quello che riguarda le disposizioni non farebbero facilmente la comunione senza premettere la confessione e pure il digiuno. Il problema, come dicevo sopra, è che le Chiese ortodosse sono inflessibili, e comminano gravi pene ai loro fedeli che accedono alla comunione in altre comunità ecclesiali, financo la scomunica. Perciò, se sono un sacerdote diligente, devo avvisare la devota signora russa Irina KZ di ciò a cui va incontro nel confessarsi e comunicarsi nella Chiesa cattolica, anche se è Pasqua e da un anno non riceve il Corpo di Cristo, perché le nostre comunità non condividono la stessa disciplina nell'ammettere altri cristiani alla comunione, come avverte il num 125 del Direttorio per l'ecumenismo del 1993:
I ministri cattolici possono amministrare lecitamente i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi ai membri delle Chiese orientali qualora questi li richiedano spontaneamente e abbiano le dovute disposizioni. Anche in tali casi bisogna prestare attenzione alla disciplina delle Chiese orientali per i loro fedeli ed evitare ogni proselitismo, anche solo apparente (Cfr. CIC, can. 844, § 3; CCEO, can. 671, § 3 ).
Anche questo è un segno di rispetto ecumenico e di serietà nei confronti dei fratelli separati. Certo una serietà più faticosa della faciloneria di chi vorrebbe si dicesse: "Sei battezzato? Accomodati a tavola!".

sabato 14 luglio 2012

In attesa: il Capitolo Generale del Lefebvriani annuncia un comunicato per la Santa Sede

Un'immagine benaugurante: Fellay e il Papa. Speriamo si possa avverare
il ritorno dei Lefebvriani a Roma e si eviti il peggio. 
Si è concluso oggi il Capitolo Generale della Fraternità sacerdotale san Pio X (i cui membri sono anche popolarmente detti "lefebvriani").
E' stato emesso un avviso che prelude ad un seguente messaggio che i capitolari indirizzano "a Roma", cioè alla Santa Sede, e che dovrebbe essere diramanto "prossimamente", nel senso: "a breve". Vedi la fonte originale in francese.
Attendiamo. Da questo si capirà certamente che cosa il Capitolo Generale avrà deciso. Per ora sappiamo che c'è stata una buona unità, cioè non si è spaccata la Fraternità, e i membri del Capitolo si sono espressi in maniera piuttosto unanime contro mons. Williamson (respinto come membro del Capitolo).
Come si dice: se son rose fioriranno, altrimenti tante spine!

domenica 3 giugno 2012

A che età si è troppo vecchi per essere "presbiteri"?

ordinazione diaconale di alcuni attempati ex anglicani
Pare che, a seguito di una decisione proveniente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, gli ex-ministri anglicani di 80 anni e più che stanno passando all'Ordinariato americano, non potranno venir ordinati presbiteri nella Chiesa Cattolica, indipendentemente dallo stato di salute.
Bisogna prendere con le pinze questa notizia, che tuttavia viene da una fonte solitamente ben informata (The AngloCatholic). Parrebbe infatti più consono lasciare queste decisioni all'Ordinario, che le dovrebbe compiere caso per caso.

Comunque sia, questa posizione può suscitare commenti favorevoli o contrari. Prima di tutto, però, bisogna sempre ricordare che, nella Chiesa Cattolica, nessuno ha diritto ad essere ordinato: è la Chiesa che ha diritto al ministero e per questo ha bisogno di ministri ordinati. In secondo luogo è necessario richiamare che i vescovi hanno il dovere di discernere su chi e quando imporre le mani per il sacerdozio. E la loro valutazione va rispettata.

Però il non ammettere una persona adatta al sacerdozio, solo per via dell'età, non sembra affatto una soluzione teologicamente e spiritualmente così sostenibile. A che età un cristiano è troppo vecchio per essere ammesso tra quelli che, fin dall'antichità, vengono chiamati "anziani" (presbiteri) della comunità?
Può essere posta una barriera invalicabile di un certo numero di primavere, senza tener conto d'altro? Sicuramente no.
Si potrebbe esser tentati di dire: "Ma un prete ottuagenario che cosa può mai fare per la Chiesa?". Ecco la subdola ideologia utilitarista che fa capolino, e pare tanto ragionevole che, di primo acchito, sembra sensata. Ma la risposta deve essere altrettanto drastica: "Ogni prete è una grazia sacramentale per la Chiesa, perché la sua sola esistenza ri-presenta sacramentalmente cristo capo e sacerdote". Ogni prete che semplicemente celebra la santa Eucaristia sta santificando la Chiesa, indipendentemente dall'energia che possiede come uomo. Che lo faccia per un giorno, dieci, cento o mille non ha nessuna importanza.

E poi - se proprio vogliamo metterla sul piano del ministero attivo - quanti preti dopo aver raggiunto e ben superato gli ottanta, sono di grande aiuto a parroci più giovani, con il loro servizio nel confessionale, con la loro capacità di consigliare, con la loro esperienza pastorale e condivisione umana con gli ammalati....
Non abbiamo forse un Papa ottantacinquenne, che sta facendo un ottimo lavoro?
L'ordinazione sacerdotale di uomini anziani, soprattutto nel caso in questione, cioè di persone che per una vita sono state a servizio ministeriale dei cristiani che ora hanno deciso di passare alla Chiesa Cattolica, non sarebbe affatto scandalosa o "stravagante". E anzi, avrebbe il merito di seppellire il giovanilismo imperante, anche a livello vocazionale. L'aspettativa di vita non è mai stata una condizione pro o contro il ricevere gli ordini sacri (d'altra parte non si muore solo di vecchiaia...). Se questi anziani sono abbastanza "giovani" per ricevere la cresima (e tutti i convertiti dall'anglicanesimo la ricevono), perché non dovrebbero essere anche adatti (acciacchi e lucidità mentale permettendo) a servire come presbiteri i loro fratelli?

PS. Nel mio convento abbiamo frati sacerdoti ultranovantenni che continuano egregiamente a confessare e predicare (e qualcuno si azzarda perfino a guidare pellegrinaggi all'estero...). Parlano degli ottantenni come dei giovanotti! Vedete come davvero tutto sia "relativo" al punto di vista!

mercoledì 18 aprile 2012

Fellay, si dice, "ha firmato". Ma non tutti i suoi sono d'accordo con lui. Nemmeno Lefebvre stesso?

Si percepisce un certo contrasto all'interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, i lefebvriani (leggi qui). Mentre l'ala "cattolica" si rallegra (leggi qui) della probabile capitolazione dei vertici alle richieste dottrinali del Papa (che per primo ha concesso tutto quello che i lefebvriani, da sempre, chiedevano), c'è un'aula "rigorista", che non intende piegarsi e cerca di spegnere gli entusiasmi (il comunicato oggi uscito da Menzingen ne è un segno chiaro - si veda anche qui -)
Purtroppo sappiamo che questi ultimi possono richiamarsi alla più autentica eredità dell'arcivescovo scomunicato Marcel Lefebvre, iniziatore dell'irregolare società di chierici tradizionalista, mai piegatosi alle richieste della Santa Sede. Accetterebbe lui, oggi, l'accordo dottrinale proposto da Ratzinger Papa, quello stesso Ratzinger Cardinale a cui più volte disse "NO" in vita, come ci testimonia il video-discorso che qui vi accludo?? A voi la risposta, dopo aver ascoltato il discorso (o letto i sottotitoli se non capite bene il francese). Comunque rimarrà la domanda: Quanto sincera potrà essere l'accettazione dottrinale di chi, fino a ieri, continuava a dire che non intendeva piegarsi alle pretese di una Roma "che ha perso la Fede"? Anche questo resta da scoprire... Speriamo e preghiamo per un vero e duraturo risanamento degli strappi nella veste di Cristo che è la sua Chiesa. Papa Benedetto se lo meriterebbe davvero.

domenica 8 aprile 2012

Tropario Pasquale: Cristo ha calpestato la morte

Anche quest'anno buona Pasqua con l'antico annuncio della Risurrezione del Signore che ha calpestato la morte con la sua morte, e a quelli che erano negli inferi ha comunicato la sua vita immortale!



Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
pronuncia:
Christós anésti ek nekrón, thanáto thánaton patísas, kié tis en tis mnímasi zoín harisámenos.

traduzioni:

ITA:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha vinto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!

ENG:
Christ is risen from the dead, trampling down death by death, and to those in the tombs, granting life.

RUS:
Христос Воскресе из мертвых, смертию смерть поправ и сущим во гробех живот даровав

ROM:
Hristos a înviat din morţi, cu moartea pre moarte călcând, Şi celor din morminte viaţă dăruindu-le!

ARAB:
المسيح قام من بين الاموات  و وطيء الموت بالموت  و وهب الحياة للذين في القبور

Spartito (cliccare per ingrandire)

venerdì 6 aprile 2012

Il Grande e Santo Venerdì

Vederti pendere, o Cristo, canto per il Mattutino del Venerdì Santo nella Chiesa Russa:


Видящи Тя висима, Христе,
Тебе рождшая, вопияша:
что странное, еже вижу таинство, Сыне Мой?
Како на древе умираеши плотию водружен,
жизни подателю?

Altri canti russi per la Settimana Santa e il Triduo Pasquale si trovano a questa pagina: http://www.pravoslavie.ru/put/2236.htm

venerdì 3 febbraio 2012

Se è proprio vero, ormai Fellay dà dell'eretico al Papa

Sono deluso e disgustato. Se quanto riferito nel blog di Tornielli corrisponde tutto al vero (non ho proprio avuto tempo di documentarmi meglio oggi), e Fellay ha veramente rigettato la proposta generosa di Benedetto XVI, respingendo il preambolo dottrinale, e con questo formalmente non accettando - seppur con tutta la necessaria apertura interpretativa tradizionale - l'insegnamento del XXI concilio ecumenico e il magistero vivente della Chiesa, rappresentata dal suo Papa, a questo stesso Pontefice, implicitamente, verrebbe con ciò rimproverato, da un vescovo illegittimo, di rimanere lui su posizioni eterodosse! E' evidente che al Papa non resta che una e una sola medicina. Le maniere forti. Qui di fatto, si passa dallo scisma all'eresia, e la scomunica - una volta minacciata - dovrà, in caso di impenitenza, essere alla fine comminata. Questo metterà in guardia i fedeli dal non seguire sulla via della disobbedienza ormai perniciosa chi non vuolesaperne di  tornare a Roma, lasciando che la FSSPX si perda nelle sue nebbie.
Certo che sarebbe una cocente delusione per un papa del dialogo e della riconciliazione come Benedetto, che non si merita questo pubblico schiaffo, dopo tutto quello che ha sofferto per aprire generosi portoni agli ingrati Lefebvriani. Pensate a come se la rideranno i suoi nemici, che lo hanno fino ad oggi deriso per il suo caparbio tentativo di riconciliare gli irriducibili. Speriamo che ci sia ancora spazio per il recupero. Ma ormai c'è proprio buio.

sabato 28 gennaio 2012

Comunione ai disabili mentali. Superare i malintesi teologici e pastorali

Qualche giorno fa un commento ad un post richiamava la nostra attenzione alla pratica - non ancora pienamente accettata da alcuni pastori - di dare la comunione eucaristica ai disabili mentali o ad altre categorie di persone che - si ritiene - non possano "capire" il sacramento, o siano incapaci di un atto di fede in proprio.
E' necessario spiegare, a preti e laici, che non c'è alcun motivo biblico o dogmatico per non comunicare i disabili mentali, come anche gli anziani attualmente privi di consapevolezza o comunque i malati a cui risultano in qualche modo danneggiate le capacità cognitive cerebrali. L'anima non è sinonimo di cervello, e fede non è sinonimo di coscienza consapevole. La devozione poi non è, in certi casi, facilmente ponderabile. 
Così si esprime autorevolmente Papa Benedetto XVI nell'esortazione apostolica del 2007 "Sacramentum Caritatis" (n. 58), sciogliendo ogni residuo dubbio:
Venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono l'Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li accompagna.
Il "quanto possibile" si riferisce, con evidenza, ad una possibilità fisica, non mentale (per es. se riescono a deglutire e ingerire). E dopotutto non bisogna dimenticare la saggia massima, in vigore nella Chiesa, per la quale: "A ciò che gli è impossibile, nessuno è tenuto". Non si può chiedere ad una persona qualche prestazione, qualche perfezione, qualche conoscenza che gli sia totalmente preclusa al di là della sua buona volontà. E - inoltre - per quanto riguarda la stessa ricezione dell'Eucaristia, quando sia impossibile come sacramento, non è affatto escluso che venga ricevuta quanto all'effetto spirituale. 
Se, comunque, è possibile battezzare, e quindi far diventare membro di Cristo, un bambino sano o un disabile, è allo stesso modo possibile offrirgli anche gli altri sacramenti dell'iniziazione cristiana: la Cresima e l'Eucaristia, che i disabili possono ricevere "nella fede della famiglia o della comunità che li accompagna", le stesse famiglia e comunità che hanno chiesto per loro il dono del battesimo e della vita in Dio suppliscono alla devozione imperfetta o assente, (mentre per i bambini è ritenuto "conveniente" differire i sacramenti della Cresima ed Eucaristia, in modo da renderli più partecipi e coscienti del dono spirituale, attendendo la loro maturazione).

Il pregiudizio che i disabili mentali non possano proprio accedere alla comunione eucaristica, a causa del mancare dell'uso di ragione, non è affatto - come alcuni ritengono - derivato da una norma dogmatica della Chiesa.  Semmai proviene da un malinteso teologico-pastorale, tipicamente occidentale e figlio di una sensibilità divenuta, via via, troppo razionale. Il Concilio di Orange del 441, per esempio, aveva decretato con semplicità: "Amentibus quaecumque sunt pietatis, sunt conferenda.", ovvero: "ai disabili mentali si deve dare tutto ciò che riguarda la pietà" e perciò - dice l'Aquinate commentando - "si deve loro accordare l'Eucarestia che è il sacramento della pietà". Già Tommaso però distingue vari casi, con una gradazione per cui: "Si può essere privi dell'uso di ragione in due maniere. Primo, per il fatto che si possiede un debole uso di ragione: allo stesso modo che diciamo privo di vista chi ci vede poco. A costoro, per il fatto che possono concepire una qualche devozione verso l'Eucarestia, non deve negarsi questo sacramento" (III, q. 80, a. 9 co). San Tommaso rimane tuttavia del parere che chi è proprio completamente privo, fin dalla nascita, di una qualunque consapevolezza non debba essere ammesso all'Eucaristia (la quale - comunque - non sarebbe in tale caso necessaria in senso assoluto alla salvezza).
Il Catechismo ad parochos, preparato dopo il Concilio di Trento, finirà per dire in maniera precisa: "Amentibus praeterea, qui tunc a pietatis sensu alieni sunt, sacramenta dare minime oportet". Quello che conta è "tunc", quel momento. Se le persone non manifestano il senso della devozione, non conviene per nulla dare loro i sacramenti.

La questione era già iniziata con il canone XXI del Concilio Lateranense IV (1215), che decreta:
Qualsiasi fedele dell'uno o dell'altro sesso, giunto all'età di ragione, confessi fedelmente, da solo, tutti i suoi peccati al proprio parroco almeno una volta l'anno, ed esegua la penitenza che gli è stata imposta secondo le sue possibilità; riceva anche con riverenza, almeno a Pasqua, il sacramento dell'Eucarestia...
Confessione e comunione obbligatoria, almeno una volta l'anno, per coloro che sono giunti all'uso di ragione.
Vedete bene che questo canone segna il minimo della pratica, cercando di rivitalizzare la frequenza ai sacramenti, all'epoca troppo disattesi. Stabilisce chi siano coloro che vi si devono assoggettare per obbligo. Ma è un canone disciplinare, di tenore simile alle norme odierne che indicano l'età massima per essere obbligati al digiuno. Raggiunti i 60 anni non è che sia vietato digiunare, ma non è più considerato un dovere obbligante in coscienza. E' possibile farlo, anzi è cosa buona farlo, sebbene non sia strettamente dovuto.

Lo stesso principio può essere applicato nel caso della comunione eucaristica, come ci mostra la pratica della chiesa antica e medievale, e la continua pratica - fino ad oggi - di parecchie chiese orientali, ortodosse e in alcuni casi cattoliche. Mi riferisco all'uso di battezzare, cresimare e comunicare nella stessa celebrazione i bambini piccoli. Non può essere un abuso dare la comunione ai bambini, perchè sono esseri umani, battezzati e capaci di ricevere la grazia di Dio come dono, anche se non capiscono. E il differire la comunione dei fanciulli fino all'età di ragione non è da intendersi come un precetto divino, ma una legge ecclesiastica, una legge di buon senso certo, ma non assoluta. Si cita, infatti, sempre questo canone del Codice di Diritto Canonico:
Can. 913 - §1. Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fanciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e una accurata preparazione, così da percepire, secondo la loro capacità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore.
§2. Tuttavia ai fanciulli che si trovino in pericolo di morte la santissima Eucaristia può essere amministrata se possono distinguere il Corpo di Cristo dal cibo comune e ricevere con riverenza la comunione.
Tuttavia si omette spesso di citare il canone precedente, molto più importante e fondamentale riferimento per la nostra questione. Esso recita
Can. 912 - Ogni battezzato, il quale non ne abbia la proibizione dal diritto, può e deve essere ammesso alla sacra comunione.
La proibizione del diritto riguarda le censure derivanti da delitti o l'astenersi dalla comunione per i peccati. Un disabile dunque, può e deve ricevere il Corpo del Signore, anche nei casi in non si possa valutare o quantificare dall'esterno la sua comprensione, fede o devozione, per il semplice fatto di essere cristiano e di aver diritto ai sacramenti, secondo la sua condizione. Solo il peccato può tenere lontano qualcuno da Cristo. Non certo il perfetto funzionamento dei suoi organi, fosse pure il cervello.
C'è, infatti, chi forse non potrà mai arrivare a comprendere ciò va a ricevere. Ma è questo un motivo sufficiente per negare di ricevere "Colui che non si può comprendere"? E chi di noi può quantificare tale comprensione e discernimento? Chi può sapere quanta "devozione" c'è in un'anima, anche se fatica ad esprimersi per mezzo del corpo?
Si sa bene, per analogia, che l'intenzione di San Pio X nell'abbassare l'età per la Prima Comunione andava in questo senso: "E’ meglio che i fanciulli ricevano Gesù quando hanno ancora il cuore puro"; "far entrare Gesù nel cuore dei bambini prima che vi entri satana"- soleva dire il santo Papa. Per questo il 10 agosto 1910 emanò il decreto Quam Singulari con il quale, riferisce un testimone: "rimossi gli ostacoli di antiche consuetudini e ripristinata la sana disciplina degli antichi, ordinò che i bambini fossero ammessi alla Prima Comunione al settimo anno di età". E' chiaro che il bambino: "dovrà in seguito venire imparando il catechismo intero, in modo proporzionato alle forze della sua intelligenza" (Quam singulari). Tutto è proporzionato alla capacità e all'età. Ma sempre in senso di estensione, non di restrizione.
Il canone 912 ricordava: "Ogni battezzato". E' un'espressione inclusiva e larga: vuol dire proprio tutti quelli che sono stati giudicati ammissibili al battesimo. 
In questo caso, dunque, non si può mai sbagliare in eccesso, mentre spesso si può sbagliare in rigidità, con conseguenze di sofferenza, esclusione e ghettizzazione incomprensibili da un punto di vista umano, teologico e genuinamente tradizionale. Dobbiamo ribadire e sottolineare tutto questo, perché purtroppo c'è ancora chi ha perfino dei dubbi nell'ammettere persone portatrici della sindrome di Down alla comunione eucaristica.
Va ricordato infine che è una radicata e sempre risorgente mentalità giansenistica quella che aveva dissuaso i cristiani dalla pratica eucaristica assidua e aveva spostato in avanti l'età della comunione, quasi che questa fosse il coronamento del cammino verso la perfezione cristiana, piuttosto che la via per raggiungerla, "un premio e non un farmaco all'umana fralezza" - scrive San Pio X. E le umane fragilità e debolezze - quelle, beninteso, non connesse a colpa - sono molte e di vari tipi.

Per approfondire, si può leggere questa sintesi: L’eucaristia ed il cammino di catechesi dei disabili, di H. Bissonnier   e questa risposta equilibrata apparsa su Famiglia Cristiana. Molto precisa anche la riflessione del teologo morale Luigi Lorenzetti a cui vi indirizzo.

mercoledì 18 gennaio 2012

Quali sono le preghiere da recitare durante l'ottavario per l'Unità dei Cristiani?

Risponde alla domanda del titolo il Breve di Papa Benedetto XV (quindicesimo, non sedicesimo!), predecessore del nostro amato B16, che proprio oggi ha citato questo documento nella sua catechesi all'Udienza generale, tutta dedicata alla settimana annuale di preghiera per l'unità dei cristiani, che si apre oggi. Vi  riporto integralmente il testo. Alla fine metto in evidenza le orazioni che papa Benedetto volle fossero dette "e non cambiate":

BREVE
ROMANORUM PONTIFICUM

IL VESCOVO BENEDETTO, SERVO DEI SERVI DI DIO.
A PERPETUA MEMORIA

In ogni tempo i Romani Pontefici Nostri Predecessori ebbero a cuore — e anche a Noi preme moltissimo — che i Cristiani che si sono dolorosamente allontanati dalla Chiesa Cattolica siano invitati a tornare ad essa, come ad una madre da loro abbandonata. Splende infatti nella fondamentale unità della fede il principio della verità della Chiesa, e non diversamente l’Apostolo Paolo esorta gli Efesini all’unità dello spirito, da conservarsi nel vincolo della pace, la quale prevede un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo (Ef. IV, 5).

Con grande gioia abbiamo appreso che la Società chiamata « della Espiazione », fondata a New York, ha proposto preghiere da recitarsi dal giorno della festa della Cattedra Romana di San Pietro [=18 gennaio, oggi, NdR] fino alla festa della Conversione di San Paolo affinché si ottenga questo grande obiettivo dell’unità, e Ci siamo pure rallegrati per il fatto che queste preghiere, benedette dal Santo Padre Pio X di recente memoria e approvate dai Sacri Vescovi dell’America, si sono diffuse in lungo e in largo negli Stati Uniti.

Pertanto, affinché più facilmente si consegua l’obiettivo desiderato, e le suddette preghiere si recitino ovunque con grande vantaggio delle anime, Noi, udito anche il parere dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa Inquisitori Generali, a tutti i fedeli dell’uno e dell’altro sesso che in qualunque parte della terra — dal giorno 18 del mese di gennaio, festa della Cattedra Romana di San Pietro, fino al giorno 25 dello stesso mese, nel quale si onora la Conversione di San Paolo — reciteranno ogni anno tali preghiere una volta al giorno, e poi nell’ottavo giorno, veramente pentiti, confessati e nutriti della Santa Comunione, dopo aver visitato qualsiasi Chiesa o pubblico Oratorio abbiano innalzato a Dio pie preghiere per la concordia dei Governanti Cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, Noi concediamo ed elargiamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria di tutti i loro peccati. Concediamo inoltre la possibilità di lucrare la predetta indulgenza plenaria a coloro che, confessati debitamente i peccati e ricevuta la Santa Comunione, compiuta pure la visita nel giorno della festa della Cattedra di San Pietro in Roma, chiedano perdóno. Inoltre, agli stessi fedeli che con il cuore contrito, in qualunque degli otto giorni menzionati, abbiano recitato le stesse preghiere, concediamo duecento giorni di indulgenza nella forma consueta della Chiesa. Concediamo che tutte e singole queste indulgenze, remissioni dei peccati e attenuazioni delle penitenze possano essere applicate, a modo di suffragio, anche alle anime dei fedeli trattenute in Purgatorio.

Le presenti concessioni saranno valide anche in futuro, nonostante il parere contrario di chicchessia. Le preghiere che dovranno essere recitate, negli otto giorni sopra stabiliti per l’unità della Chiesa, sono le seguenti, e affinché su di esse non venga operata alcuna variazione, abbiamo ordinato che una copia delle stesse alla custodita nell’Archivio dei Brevi Apostolici.

Antifona (Gv 17, 21): Perché tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

V. Io dico a te che tu sei Pietro.
R. E su questa pietra io edificherò la mia Chiesa.

Preghiera: «Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi Apostoli: Vi lascio la pace, vi dò la mia pace, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa; dégnati di pacificarla e riunirla secondo la tua volontà, tu che vivi e Regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen ».

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 25 febbraio 1916, nell’anno secondo del Nostro Pontificato.   BENEDICTUS PP. XV

La preghiera nell'originale latino (Tratta dagli Acta Apostolicae Sedis 1917, p. 62):

Ant. (Ioannis, XVII, 21): Ut omnes unum sint, sicut tu, Pater, in me, et ego in te,
ut et ipsi in nobis unum sint; ut credat mundus, quia tu me misisti.

V/.  Ego dico tibi quia tu es Petrus.
R./. Et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

ORATIO.
Domine Iesu Christe, qui dixisti Apostolis tuis: Pacem relinquo
vobis, pacem meam do vobis: ne réspicias peccata mea, sed fidem
Ecclesiae tuae : eandem secundum voluntatem tuam pacificare et coadunare
digneris: qui vivis et regnas Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.
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