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venerdì 20 settembre 2013

La stampa laica e il sistematico boicottaggio del magistero di Papa Francesco. Ma la Rete dà accesso alla verità

Ormai ne vediamo tutti i giorni: titoli distorti se il Papa scrive a Scalfari; giornalisti che vedono "aperture" in ogni campo della morale se il Papa concede un'intervista al direttore di Civiltà Cattolica. Ma fin qui uno si può trattenere: lettere private e interviste, di per sè, non sono atti di magistero.
Però oggi Papa Francesco ha fatto un discorso epocale ai medici cattolici (leggilo qui), degno di figurare accanto a quello famosissimo di Pio XII alle ostetriche nel 1951 e i titoli parlano solo del "pensiero" mattutino a Santa Marta su "i soldi corrompono", dove il Papa ha semplicemente ribadito la dottrina tradizionale già presente nella lettera di Paolo a Timoteo che si leggeva nella Messa!
Radio Vaticana riporta ampi stralci della forte allocuzione odierna. Il Papa accusato sordidamente anche ieri di "mettere tra parentesi" i valori "non negoziabili" della vita umana, solo perché ha ricordato che la Chiesa si occupa prima di tutto della salvezza integrale delle persone, oggi è stato talmente esplicito che anche il TG1 ha ritenuto fosse da censurare. Ha "osato" dire che il volto dei bambini abortiti è il volto di Gesù Cristo! Ha osato parlare di "bambini condannati all'aborto"! Ha "osato" dire che:
“Le cose hanno un prezzo e sono vendibili, ma le persone hanno una dignità, valgono più delle cose e non hanno prezzo. Tante volte ci troviamo in situazioni in cui quello che costa di meno è la vita. Per questo l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa”.
e subito è scattato il filtro della censura laicista e anticristiana, del "politicamente corretto" che è "cristianamente corrotto" . Finché telefona ai bambini e fustiga i vizi economici dei prelati il Papa trova spazio in prima pagina. Quando invece, con immagini forti e con chiarezza espressiva, attualizza il messaggio evangelico dell'amore alla persona (compresi i nascituri), allora viene silenziato dagli stessi che fino a un momento primo inneggiavano, stoltamente, ai "grandi cambiamenti nella dottrina e nella morale" introdotti dal Papa nuovo.
Uno poi si chiede: come si fa a pensare davvero che un Papa possa affermare cose diverse? Io capisco lo stile, capisco le stole, ma sui bambini abortiti e sugli anziani ammazzati con "dolcezza" non c'è differenza tra un Papa e l'altro. E continua a sembrarmi impossibile che qualcuno creda veramente che ce ne possa essere. Mi sa che davanti alla desolazione di titoli e commenti sul magistero papale (tipo queste corbellerie lette oggi su il Foglio) mi toccherà ricredermi.
Meno male però, che a differenza di un tempo oggi - grazie alla Rete - abbiamo accesso diretto e "in tempo reale" ai discorsi, video, documenti e quant'altro esca dalla viva voce del Santo Padre. Possiamo bypassare i portinai della comunicazione sociale, non dobbiamo aspettare i titoloni: li anticipiamo e - speriamo - pian piano potremo diventare, se non immuni, almeno vaccinati dalla loro deleteria influenza.
Ricordo, per concludere, che il "Capo" dell'attuale Papa (e di tutti i suoi predecessori), cioè Gesù Cristo stesso disse un giorno pressapoco così: Non ve la prendete, se non hanno ascoltato me, non ascolteranno neanche voi (cf Gv 15,20)

sabato 6 luglio 2013

Ma avete mai visto una suora su una Ferrari?

Dopo le suore "zitelle", anche oggi le religiose (e i religiosi ex equo) tornano negli strali di Papa Francesco, che indicava a novizie e seminaristi cosa giustamente evitare nella pratica dei consigli evangelici (qui).
Certo che, come al solito, una frase ad effetto prende "tutto lo schermo", lasciando ai margini il resto del discorso, che parla dell'importanza della formazione iniziale dei religiosi, e della loro attitudine missionaria (uscire verso Dio e verso il prossimo, come dice Francesco).
E dirò di più: ieri il Papa pubblica un'enciclica (quasi finita di leggere...!); domani fa un viaggio storico a Lampedusa, e di che cosa si parla oggi? Di una battuta sulle suore e le loro automobili "di lusso"!!! Grrr.... e poi parlano di "dirottamento mediatico" del Santo Padre!
Qualche prete con macchine costose, a volte, lo si può incontrare. Ma avete mai visto una suora su una Ferrari? Io no, mai, a parte in questa vignetta!
Clicca sulla foto per ingrandire

martedì 2 aprile 2013

Quando non si trova il conflitto lo si inventa.

Certamente i giornalisti non possono disattendere la "norma" per cui devi cercare il conflitto a tutti costi, per presentare le notizie e soprattutto le opinioni in maniera più appetibile. E dove non c'è conflitto? Inventatelo! Inventa schieramenti e contrapposizioni..... Magari pubblicando come attualità quotidiana cose vecchie di mezzo mese... Il problema della carta stampata, inoltre, è che non ha "link" e non permette al lettore di verificare in prima persona le estrapolazioni.
Così Accattoli può affermare addirittura che questo blog "rimprovera" il Papa di non cantare (leggete qui il post a cui si riferisce...). Pensa un po', nientemeno che "rimprovera"! Peccato che invece, anche a cercare, non si trovi nessun rimprovero, semmai domanda o al limite un semplice "rammarico" visto il recente "magistero musicale" e il nome stesso di questo blog! Chissà perché anche i numerosi lettori abituali non si sono accorti di alcun rimprovero
Che il Papa non canti è un dato di fatto. Se poi si vuole citare tutto si capirebbe bene che qui non si rimprovera un bel nulla a chi, per la sua condizione fisica, forse non ce la fa proprio ad emettere la voce nel canto.... ma è più comodo tagliare che riferire i testi come stanno. Speriamo che qualcuno non si metta ad accusare perfino padre Lombardi perché si è permesso di "criticare" (uso apposta questa esagerazione) l'ars celebrandi del Papa, siccome ha detto testualmente: "nec rubricat nec cantat" (ovvero non è un esperto di rubriche liturgiche né di canto) come la maggior parte dei confratelli gesuiti! Ed è stato ripreso dalla Radio Vaticana, mentre ben pochi quotidiani laici si sono presi la briga di capire di che cosa si trattava.
Per quanto riguarda la predicazione a braccio (ecco il post da rileggere e da giudicare): dopo i primi giorni si è notato che Papa Francesco, doverosamente, ha iniziato a scrivere gli interventi: proprio perché la sua parola non può nè deve essere equivocata. Nei prossimi giorni, è stato annunciato, si farà aiutare  a preparare discorsi e interventi - come hanno sempre fatto tutti i Papi (non è una novità insomma) -. Il Papa non può essere esperto di ogni settore, tantomeno di tutte le questioni politiche attorno alle quali è invitato a dire una parola. Ecco perché deve stare molto più attento di altri e sa che "ogni parola potrà essere usata conto di lui" (mi pare che le note vicende di Benedetto XVI e tutti gli attacchi da lui subiti siano eloquenti a questo proposito).

Che valore può avere, poi, un "pastone" che tira dentro anche Sandro Magister - il quale scrive su L'Espresso - tra i "conservatori" potete giudicarlo da soli. Probabilmente Magister si fa una grande risata. E non accenna a frenare i suoi distinguo (leggete qui il pezzo di ieri). Uno dei pochi giornalisti che non si è allineato ai peana mediatici, più interessati a seppellire il vecchio corso che a lodare il nuovo.

Possiamo, infine, aggiungere altre voci che non hanno trovato posto nell'elenco "suscitaconflitto" del Corriere. In particolare potete leggere questi due interessanti interventi sul blog barnabita di Querculanus a proposito dei "Pontificati virtuali" e del rischio di fraintendimenti. Non sono rimproveri, ma fanno comunque riflettere.

Comunque sia non dispiace che il Blog venga letto, anche se spiace che venga strumentalizzato per suscitare conflitto anche dove non ce n'è proprio volontà. Anzi. 

mercoledì 6 marzo 2013

Un sorriso su "Conclave & tecnologia"

Si sa che alcuni cardinali sono affezionati al microblogging del canarino blu, più conosciuto come "Twitter". C'è chi, in preparazione al Conclave (dove si richiede completo silenzio con l'esterno), ha smesso di twittare, e chi ha addirittura chiuso l'account (forse pensa di riaprire quello pontificio...?). Comunque sia, ecco qui una vignetta che gira in rete; l'ho tradotta per i lettori italiani:

lunedì 28 gennaio 2013

Un nuovo motivo scientifico a favore del "matrimonio dei preti"?

Ho trovato questa notizia, scientificamente supportata, sul sito dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali, che di solito controllano molto bene le loro fonti. A parte rallegrarmi per la loro intenzione di promuovere il matrimonio rispetto ad altro tipo di libere e aperte "convivenze" senza stabilità, mi preoccupa invece la condizione "single" di tanti sacerdoti! Chissà se questi dati valgono anche per monaci e frati???? Certo, visto che i preti sono così pochi, qualcuno potrebbe suggerire almeno di "conservarli meglio" attraverso il matrimonio!

Non essere sposati aumenta il rischio di morte prematura

Una recente ricerca condotta presso il Duke University Medical Center a Durham, North Carolina, ha scoperto che le persone non sposate presentano un rischio più alto di morte prematura in particolare durante la middle age, ovvero tra i quaranta e i sessant’anni.
I ricercatori, guidati dalla dott.essa Ilene Siegler, hanno analizzato i dati di 4.802 persone e hanno appunto scoperto che coloro che non si sono mai sposati avevano più del doppio di probabilità di morire prima rispetto a coloro che sono sposati. Essere single, o aver perso un partner senza averlo sostituito è correlato ad un aumentato del rischio di morte precoce durante la mezza età e riduce la probabilità di sopravvivenza durante l’anzianità. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Annals of Behavioral Medicine e una sintesi è pubblicata su Sciencedaily.
Il matrimonio, dunque, conviene anche dal punto di vista del proprio benessere psicofisico, come è stato anche riconosciuto in un recente editoriale sul British Medical Journal (qui una sintesi): «a conti fatti vale probabilmente fare lo sforzo di sposarsi», hanno concluso con un pizzico di ironia. E’ infatti chiaramente dimostrato che le donne sposate si espongono ad un abbassamento del 10-15% del tasso di mortalità e per gli uomini un calo dei rischi di andare incontro ad ictus, malattie cardiache e complicazioni dovute a stili di vita non salutari.
Una serie di studi simili è possibile trovarla in questa pagina, dove si evince che il matrimonio conviene per la coppia e anche per i figli, i quali sono invece esposti a una peggiore salute psico-fisica se i due genitori non scelgono di sposarsi.
La scelta di sposarsi è fortemente avversata dalla vulgata occidentale, la quale predilige la meno impegnativa convivenza.  La Chiesa cattolica invita invece le coppie al matrimonio per rispondere alla vocazione (compito) che Dio ha dato a loro, ovvero la cooperazione nel dono della vita e la generazione di un nuovo essere umano attraverso l’educazione.

Fonte

venerdì 18 gennaio 2013

Per la serie il gregoriano e i bambini: a due anni ti canto Salve Regina

Tanto per rinfrescare la serie di episodi sul "Gregoriano piace tanto ai bambini", vi posto un ennesimo capitolo. Joe, due anni appena, mostra di saper cantare - alla maniera dei piccoli - la Salve Regina in latino. Sono convinto che gli errori di pronuncia che fa non siano, però, da attribuire alla sua giovane età, ma alla sua "lingua madre", l'inglese, e a coloro da cui ha appreso il canto (evidentemente per imitazione...non credo che sappia già leggere!! :-)


Per vedere altri esempi, seguire questo link

domenica 9 dicembre 2012

giovedì 6 dicembre 2012

San Nicola è Babbo Natale!

Per sorridere riflettendo su come battere la secolarizzazione, anche con ironia, senza tentennamenti nel reclamare ciò che appartiene alla cultura cristiana, vi posto un'immagine da far girare:


Per conoscere meglio il Santo Vescovo che oggi festeggiamo, il taumaturgo dell'antichità Nicola da Myra e di Bari, vi consiglio questo post dell'anno passato.

mercoledì 28 novembre 2012

La "magia della Messa" è questa??

Un attento lettore mi ha inviato il video che riproduco in questo post. Una "Messa magica" del famoso Mago Sales, filmata l'anno scorso. E' vero e risaputo che il fondatore dei Salesiani, san Giovanni Bosco, per intrattenere i suoi piccoli discepoli sapeva fare anche giochi di prestigio, ma possiamo essere certi che non li avrebbe MAI e poi MAI mescolati al Santo Sacrificio, che ci fa rivivere la passione, morte, risurrezione e ascensione al Cielo del Figlio di Dio... Come si arriva a celebrare in una maniera del genere è per me un mistero incomprensibile.
Qui non si tratta più nemmeno di abusi liturgici, ma di una concezione dell'Eucaristia completamente svuotata del suo senso teologico minimo, ridotta a puro intrattenimento perché "da sola" non dice più nulla, non significa più. E bisogna finirla con la falsa consolazione: "comunque è una messa valida, perché Gesù "scende" ex opere operato"! Già san Tommaso diceva che i sacramenti "significando causant", se ne cambi a piacere la significazione rischi di rinunciare alla grazia. Mi chiedo: come è bene distinguere nettamente liturgia da pietà popolare, non sarebbe altrettanto giusto distinguere nettamente e non mescolare liturgia e circo o liturgia e teatro di strada?



Alcuni spunti di riflessione tratti dagli scritti di Don Bosco, e le citazioni si potrebbero moltiplicare a dismisura:

"Dopo la S. Comunione, trattenetevi almeno un quarto d'ora a fare il ringraziamento. Sarebbe una grave irriverenza se, dopo pochi minuti aver ricevuto il Corpo-Sangue-Anima-Divinità di Gesù, uno uscisse di chiesa o stando al suo posto si mettesse, a ridere, chiacchierare, guardare di qua e di là per la chiesa....."
(San Giovanni Bosco)

"Hanno il coraggio di fare la Comunione e non pensano a correggere i propri difetti".
(San Giovanni Bosco)

Chi non va alla Comunione col cuore vuoto di affetti mondani e non si getta generosamente nelle braccia di Gesù, non produce i frutti che sono propri della Santa Comunione.
(San Giovanni Bosco)

"Il demonio nulla teme quanto la Comunione ben fatta e le visite frequenti a Gesù Sacramentato".
(San Giovanni Bosco)

"Se ho qualche pena in cuore - diceva san Domenico Savio - vado dal confessore, che mi consiglia secondo la volontà di Dio; infatti Gesù ha detto che la voce del confessore è per noi come la voce di Dio. Se poi voglio qualche cosa di grande, vado a ricevere l'Ostia Santa, in cui c'è il Corpo di Gesù: quel Corpo, Sangue, Anima, Divinità che Gesù stesso offrì al Padre per noi, sopra la croce. Che cosa mi manca per essere felice? In questo mondo, nulla. Mi manca solo di godere in cielo Colui che ora con occhio di fede vedo ed adoro sull'altare".
(San Giovanni Bosco)

giovedì 22 novembre 2012

Ricordate la statua di Giovanni Paolo II a Roma-Termini? Ora sì che è a posto!

Vi ricordate l'orrenda statua in "disonore" di Giovanni Paolo II, montata davanti alla stazione Termini di Roma? Ne avevamo parlato più di un anno fa, in questo post del 19 maggio 2011.

Ebbene è stata "upgradata", restaurata, sistemata dal suo autore, Oliviero Rainaldi, che afferma di voler coniugare il "simbolico" con "l'emblematico". In teoria doveva essere resa più simile al soggetto rappresentato, visto che la popolazione romana (e non) si era molto, ma molto molto molto lamentata che il ritratto ricordasse più Mussolini che Karol Wojtyła.
La statua era stata rimossa e l'autore ci ha lavorato parecchio: cambiata la "testona", chiusa un po' "la porta del frigorifero", una lustratina.... Ora è tornata!! A voi il giudizio su questa somma opera che la Capitale offre ad uno dei suoi più grandi e amati vescovi!
Dopo    -----       Prima

La statua, proprio ieri, è stata, naturalmente, ribenedetta dal vescovo ausiliare di Roma Matteo Zuppi. E speriamo che stavolta i romani siano più clementi e si accontentino.

C'è chi ha proposto un bozzetto per un ulteriore, piccolo, piccolo ritocco. Non sarebbe affatto una cattiva idea. Purtroppo!


lunedì 23 luglio 2012

Se il matrimonio è solo un prodotto culturale, a quando la proposta della legalizzazione della poligamia?

Per la serie: una non basta...
Pisapia a Milano e tanti altri continuano - in maniera insistente e politicamente interessata - a chiedere "diritti" per coloro che non vogliono o non possono assumersi i relativi "doveri", cioè quelle "libere unioni"  che essi vorrebbero in qualche modo "normare" (ma sarebbero ancora "libere"?). Si chiedono infatti "diritti" per le "coppie di fatto", senza nemmeno avere più il pudore di ammettere che le locuzioni "di diritto" e "di fatto" sono in opposizione di significato tra di loro. Mi pare ovvio che si debbano accettare come un fatto le unioni "di fatto", e riconoscere diritti alle coppie "di diritto", cioè a quelle che si impegnano (non necessariamente davanti all'altare) in un contratto vincolante, senza scadenza, per il reciproco aiuto, per il bene della società attraverso i figli, e per tutto quello che sappiamo una famiglia fondata sul matrimonio ha da offrire con oneri e onori. Ma una coppia "di fatto" perché mai dovrebbe avere diritti uguali a quelli di una coppia di diritto? Questo non è dato saperlo. E non è una questione religiosa, ma di umana giustizia. Un matrimonio è si pone come una realtà  privata, che coinvolge solo la coppia, ma ha una valenza pubblica. Per questo va tutelato e la società ha il dovere di riconoscere alla stabile decisione di un uomo e una donna di vivere insieme e di avere insieme figli un significato di importanza sociale. Se altre persone vogliono vivere liberamente in convivenza, senza legami, che facciano pure - c'è libertà -, ma non possono pretendere tutele quelli che, con le loro scelte, non si assumono i relativi oneri con tanto di firme proprie e dei testimoni.
...però non le voglio una dopo l'altra, ma tutte insieme.
Se invece si pretende ideologicamente che, cambiando il costume di alcuni, anche lo Stato si debba adattare a cambiare la formulazione (di per sé transculturale) di "famiglia", allora qui si apre uno scenario ben più preoccupante. Perché, infatti, si dovrebbero ammettere le "famiglie" composte da un uomo e un uomo o una donna e una donna, che vogliono vivere stabilmente insieme come "sposati" e non si dovrebbe invece permettere (come da molto tempo chiedono le associazioni musulmane, in base a un discorso di rispetto delle diversità culturali) il riconoscimento legale dell'unione di un uomo con due donne (e, per parità, di una donna con due o più uomini?). Qualcuno mi spiega che cosa impedirà, dopo il riconoscimento delle cosiddette "nozze gay", che si accetti la proposta di allargare ancora il concetto di famiglia, per esempio alle "nozze poligamiche"? Se si dice che le nozze gay sono ormai diffusi in tanti paesi - ed è pur vero - si deve tuttavia ribattere che la poligamia ha un curriculum ben più blasonato: tante civiltà l'hanno permessa e la permettono tuttora (meno frequente la poliandria...)! Ricordo che oggi la poligamia sincronica, in Italia, è addirittura un reato (mentre quella diacronica o successiva è permessa dal divorzio). Come si potrà continuare a giustificare questo "inumano" trattamento, veramente coercitivo della libertà di unione?
Molti non si rendono neppure conto delle conseguenze delle loro parole. Pensano di aprire solo alle coppi di fatto, ma in realtà aprono a ben di più. Così trovo scritto su "Oggi" da Mario Raffaele Conti (Coppie di fatto? Sì grazie):
Altre forme di famiglia (o di convivenza, le si chiami come si vuole) sono ora presenti nel nostro paese. Esse possono essere, quanto quelle tradizionali, positive, stabili, eticamente fondate.
Altre forme di famiglia presentatesi con gli immigrati sono anche quelle descritte sopra: un uomo con due o tre donne.... basta che siano consenzienti o no?
E da qui ad altri fantasiosi cambiamenti il passo è breve, sempre nel nome delle "libertà"....i cultori delle quali però, pretendono oggi di essere tutelati come chi a certe libertà rinuncia e preferisce una stabilità utile a sè, al partner, alla prole e in definitiva alla società stessa.
Carissimi politici, prima di metter mano a cambiare le definizioni tradizionali e occidentali di famiglia e di matrimonio all'interno della Costituzione della Repubblica, pensate al vaso di Pandora che andate ad aprire. Qualcuno lo dice anche apertamente: le spinte alle registrazioni comunali delle coppie di fatto sono, in realtà, propedeutiche al gran ribaltone del modo di intendere la famiglia. 
Come cristiani non possiamo certo accettare una cosa simile, ma nemmeno in quanto cittadini che sono convinti che non sia un errore né un sopruso verso nessuno continuare a definire la famiglia: unione stabile di un uomo e una donna, aperta alla procreazione e alla cura dei figli. E non ce ne sono altri tipi.

Il card. Scola, dunque, non compie nessuna "ingerenza clericale" a ricordare ciò che è scritto nella Costituzione ed era ovvio per tutti fino a pochi anni or sono Il fatto che l'arcivescovo di Milano debba anche ricordare come si ripartiscano i poteri dello Stato e le loro prerogative è al limite, alquanto imbarazzante per il Comune. Qui però - e lo ripeto - non è in ballo la fede, ma è ormai la ragione ad essere calpestata e negata. 

venerdì 6 luglio 2012

Distretti Lefebvriani ragliano e deragliano!

Potete leggere qui le amene accuse di "eresia" sollevate dagli aderenti italiani alla Fraternità Sacerdotale S. Pio X, sui media: "Lefebvriani", contro nientepopodimeno che il neonominato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Mons. Gerhard Ludwig Müller, emerito di Ratisbona. Accuse, in verità, scopiazzate dal comunicato dei loro confratelli del distretto di Germania (qui per chi legge il tedesco).

Cose da pazzi, o meglio, da veri e propri ricercatori dello scisma a tutti i costi. Che le resistenze interne alla FSSPX fossero enormi contro il progetto di unione con Roma lo si sapeva, ma che potessero arrivare ad attaccare in maniera così virulenta le scelte di Benedetto XVI per posti talmente delicati è inconcepibile. Come se il Papa tedesco non conoscesse gli scritti, in tedesco, del vescovo tedesco che proprio lui nomina ad essere suo successore in un dicastero tanto delicato come la Congregazione "Suprema"! Ma dico: qui si continua ad accusare il Papa di sposare tesi eretiche e nessuno fa niente. Se i tradizionalisti lefebvriani non vogliono la comunione con Roma lo dicano, non c'è problema: tanto non credono mica a ciò che afferma il Concilio Vaticano II, e quindi anche a Lumen Gentium 14
Il santo Concilio si rivolge quindi prima di tutto ai fedeli cattolici. Esso, basandosi sulla sacra Scrittura e sulla tradizione, insegna che questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza... Perciò non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare.
Meno male che ai ragliamenti risponde oggi in brevi, ma chiare battute, quel signor teologo che non può essere definito "modernista" e nemmeno "inviso ai tradizionalisti", cioè mons. Nicola Bux. Leggiamo la sua intervista rilasciata a Vatican Insider, dove rispedisce con eleganza e competenza al mittente le accuse di eresia dirette a Müller:

Tradizionalisti all'attacco di Müller intervista di A. Tornielli

La nomina del vescovo di Ratisbona Gerhard Müller a nuovo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede è stata preceduta e seguita dalla diffusione – prima attraverso anonime email e quindi in articoli sul web, compreso nel sito italiano della Fraternità San Pio X – di piccole estrapolazioni dai suoi scritti che riporterebbero posizioni discutibili in materia di fede. Le cose stanno davvero così? Vatican Insider ha intervistato su questo il teologo Nicola Bux, consultore della Congregazione per la dottrina della fede.

Nel suo libro di dogmatica, Müller scrive che la dottrina sulla verginità di Maria «non riguarda tanto specifiche proprietà fisiologiche del processo naturale della nascita…».
«Il Catechismo della Chiesa Cattolica precisa che l’aspetto corporeo della verginità è tutta nel fatto che Gesù sia stato concepito senza seme umano, ma per opera dello Spirito Santo. Essa è un’opera divina che supera ogni comprensione e possibilità umana. La Chiesa confessa la verginità reale e perpetua di Maria ma non si addentra in particolari fisici; né pare che i concili e i padri abbiano detto diversamente.
In questa linea, mi sembra, vada inteso quanto ha scritto Müller, il quale non sostiene una “dottrina” che neghi il dogma della perpetua verginità di Maria, ma mette in guardia da un certo, per dir così, “cafarnaismo”, cioè quella maniera di ragionare “secondo la carne” e non “secondo lo spirito”, già emersa a Cafarnao tra i giudei al termine del discorso di Gesù sul pane della vita».

Nel 2002 Müller, nel libro «Die Messe - Quelle des christlichen Lebens», parlando del sacramento eucaristico scrive che «il corpo e il sangue di Cristo non indicano componenti materiali della persona umana di Gesù nel corso della sua vita o della sua corporeità trasfigurata. Qui, corpo e sangue significano la presenza di Cristo nei segni del medium costituito da pane e vino».
«Proprio a Cafarnao i termini usati da Gesù, carne e sangue, furono fraintesi in modo antropomorfico e il Signore dovette ribadire il loro senso spirituale che non vuol dire che la sua presenza sia meno reale, vera e sostanziale. Si veda in proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica. Sant’Ambrogio dice che non si tratta dell’elemento formato dalla natura, ma della sostanza prodotta dalla formula di consacrazione: la stessa natura viene trasformata, perciò corpo e sangue sono l’essere di Gesù. Il concilio Tridentino dice che nell’eucaristia è presente “sostanzialmente” nostro Signore, vero Dio e vero uomo. È presente sacramentalmente con la sua sostanza, un modo di essere misterioso, ammissibile per fede e possibile da parte di Dio.

San Tommaso aveva detto che il modo della “sostanza” e non quello della “quantità”, caratterizza la presenza di Cristo nel sacramento dell’eucaristia. Il pane e il vino in quanto specie o apparenze, mediano il nostro accesso alla “sostanza”, cosa che accade soprattutto nella comunione. Comunque il concilio Tridentino non vede contraddizione tra il modo naturale della presenza di Cristo in cielo e quello sacramentale di essere in molti altri luoghi. Tutto ciò è stato ribadito da Paolo VI nella sua purtroppo dimenticata enciclica Mysterium Fidei. Non bastano i sensi ma ci vuole la fede. È mistero della fede».

Sul protestantesimo e l’unicità salvifica di Gesù, Müller nell’ottobre 2011 ha dichiarato: «Il battesimo è il segno fondamentale che ci unisce sacramentalmente in Cristo, e che ci presenta come una Chiesa dinanzi al mondo. Perciò, noi come cattolici e cristiani evangelici siamo già uniti persino in ciò che chiamiamo la Chiesa visibile».
«Sant’Agostino ha difeso contro i donatisti, la verità che il battesimo è un vincolo indistruttibile, che non abolisce la fraternità tra i cristiani, anche quando sono scismatici o eretici. Purtroppo oggi nella Chiesa si teme il dibattito, ma si procede per tesi e ostracismi di chi la pensa diversamente. Mi riferisco alla teologia, certo, che può essere opinabile.

Tuttavia anche lo sviluppo dottrinale trae giovamento dal dibattito: chi più ha argomenti, convince. Nelle accuse a monsignor Müller si estrapola dal contesto: così è facile condannare chiunque. Un vero cattolico deve fidarsi dell’autorità del Papa, sempre. In particolare, credo che Benedetto XVI sappia quel che fa. E vorrei rinnovare alla Fraternità Sacerdotale San Pio X proprio l’invito a fidarsi del Papa».

È stato detto che il nuovo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede non sarebbe stato finora molto favorevole al Motu proprio Summorum Pontificum…
«Io sono certo che comprenda le ragioni che hanno indotto il Papa a promulgarlo e che opererà secondo lo spirito e la lettera del Motu proprio. Quanto alle estrapolazioni di cui abbiamo parlato, le cose scritte da monsignor Müller appartengono alla sua stagione di teologo e un teologo non produce dottrina, almeno immediatamente. Da vescovo deve invece difendere e diffondere la dottrina non sua, ma della Chiesa e credo che l’abbia fatto. Da Prefetto continuerà a farlo, sotto la guida del Papa».

Teniamo presente la distinzione tra teologi (che possono e devono esporre i loro pareri teologici, anche le loro proposte di "novità" interpretative, perché questo è il loro lavoro!) e vescovi che esercitano il magistero (il quale deve servire la dottrina della Chiesa, riconoscendo come coerente o scartando quello che non è compatibile con la Sacra Scrittura, interpretata dal Magistero, e la Tradizione apostolica). I vescovi in comunione con il Papa non esercitano il magistero perché sono tanto intelligenti o studiati (cosa che ovviamente non è affatto da escludere!!), è invece dottrina tradizionale che questo sia il loro specifico carisma a servizio dell'edificazione della Chiesa: per mantenerla nella vera fede. Non tocca ai preti, non tocca ai diaconi, non tocca neppure ai laici (nemmeno se fanno parte di qualche movimento ecclesiale), è invece incarico dei vescovi in comunione con il Romano Pontefice essere "maestri della fede". Non per niente ogni tanto (speriamo tanto tanto...) i vescovi insieme al Papa si mettono tutti insieme per fare un Concilio Ecumenico...

sabato 2 giugno 2012

Autogol di immagine allo stadio di Milano


Davvero un brutto autogol, una beffa: esporre la maxi bandiera simil-orgoglio gay alle spalle del palco del Papa, proprio nel contesto dell'incontro mondiale delle famiglie. Capisco che la scelta dei colori serviva come tema e come identificativo delle varie zone pastorali (e dei 7 doni dello Spirito Santo, ecc..), ma possibile - ci si chiede - che a Milano siano così provinciali da non sapere che le immagini del Papa allo stadio avrebbero fatto il giro del mondo? E non si rendono conto che il simbolo da loro esposto (con probabile totale ingenuità) viene decodificato in tutti i paesi occidentali non come "la bandiera della pace", ma come Rainbow flag, l'arcobaleno dell'orgoglio omosessuale? Proprio così. E non a caso si chiama "Coordinamento Arcobaleno" il gruppo che protesta contro la visita papale di questi giorni, in nome della "pluralità" della famiglia, contro l'ideologia cristiana che ne propone un solo tipo! Non vengono forse contrabbandate come "famiglie arcobaleno" quelle con due papà o due mamme? (leggere qui). Ma allora, come si fa ad essere così ingenui!!
Chissà quanti americani o australiani, vedendo le foto di San Siro, penseranno ad una manifestazione contro il Papa, rimanendo stupiti di osservare, nello stadio gremito di giovani cattolici, innalzarsi il vessillo che a loro parla di tutt'altro, ma non certo di famiglia-basata-sul-matrimonio-fra-uomo-e-donna!
Siamo tutti sicurissimi che non c'era intenzione cattiva nei giovani organizzatori del segno di accoglienza, ma non si può lasciare alla spensieratezza giovanile la regia di simboli e gesti che devono essere limpidi e univoci, soprattutto perché destinati ad arrivare - senza tante spiegazioni - direttamente nelle case di cattolici di cultura, estrazione, lingua e provenienza diversissime.
L'autogol comunicativo è grosso, un assist maldestro servito dai collaboratori del Card. Scola (che non può mica vigilare su tutto...), eppure siamo convinti che Benedetto XVI, alla fine, vincerà la partita.

domenica 4 marzo 2012

Problemi parrocchiali a seguito dell'introduzione della forma straordinaria

Pare che in una parrocchia inglese, dove da ormai qualche tempo il reverendo ha introdotto la Forma straordinaria del Rito Romano, una signora molto devota si sia lamentata con il prete, sospirando in questi termini a proposito dei giovani:

"Eh certo, appena si finisce di tirar su un cerimoniere decente, ecco che se ne va. Presto perderemo il terzo....! Questo è il problema con la Messa antica.... continua a causare vocazioni!"

Fa sorridere, certo. Ma se l'osservazione della signora rispondesse proprio al vero? :-o

Fonte: Blog Mulier Fortis

lunedì 13 febbraio 2012

Attirare i giovani e allontanare tutti gli altri: il nuovo precetto liturgico di Trento

Riassunto: Rock e lode in inglese va bene, ma guai se volete pregare come si prega da 15 secoli! Pensavo fosse uno scherzo degli "Ulras" della Messa in Latino, e invece la fantasia supera la realtà! Mentre il settimanale diocesano di Trento benedice la Messa "Rock", rifacimento simil-heavy-metal della "classica" messa Beat degli anni '60 (passata per un periodo a Messa "Pop"...), stimmatizza in maniera assurda, esponendo inutili "perplessità", l'iniziativa di un altro sacerdote della stessa diocesi che si è azzardato a celebrare per i giovani la Messa in forma straordinaria (pur rimanendo nella cattolicità - si affanna a dire la nota stampa!). Parole forti e assolutamente sconvenienti, che verrebbero da una "nota stampa" ufficiale (di cui però non c'è traccia nel sito ufficiale dell'Arcicdiocesi tridentina). Si dice anche che per questa "occasionale" Messa antica (= speriamo non si ripeta mai più), mica possono entrare tutti "indiscriminatamente" in chiesa. Si vede con chiarezza che la diocesi di Trento vuole fare "discriminazioni", non serve che lo scrivano.

Invece lodi sperticate e senza imbarazzi per i canti "con testi biblici", appiccicati ad una Messa "Rock e lode". Questa sì invece ad "ingresso libero".

Vi posto, giusto perché vi rendiate conto di cosa si sono sorbiti, un paio di esempi del "Christian rock" tanto esaltato come nuova proposta "ringiovanente" la liturgia. Io, personalmente, non ho nulla contro i gruppi cristiani che vogliono esprimere con musica contemporanea i loro sentimenti religiosi. Ma certo queste prove devono stare FUORI della liturgia. Non sono nate per essa e non c'entrano niente con la preghiera pubblica della Chiesa, nè ora, nè mai, nonostante quello che pensino a Trento. E poi questi signori che si ravvoltolano nel giovanilismo, sono gli stessi che lanciano strali alle "messe concertate" del XVIII e XIX secolo, che mettevano la musica "moderna" di allora a servizio della liturgia, per attirare gente in chiesa! A me pare che comunque Mozart e Vivaldi diano ancora i loro bei punti agli Stryper... Ditemi un po' voi.
Il titolo della canzone è un gioco di parole: "[Mandiamo] all'inferno il diavolo".



Già il testo della "difesa" d'ufficio apparsa sul settimanale "La vita trentina" la dice lunga sul "mettere le mani avanti" per evitare polemiche... Leggete, leggete:
High Voltage, band rock trentina sulla scena locale da sedici anni, l'ha preso alla lettera. Sabato 11 febbraio alle 22.30 ad Albiano animerà infatti la prima "messa rock" della provincia, supportata da un coro di tutto rispetto.
I suoi trenta componenti - diretti da Nadia Folgheraiter- sono musicisti e cantanti (giovani ma non solo) quasi tutti provenienti da altre formazioni canore della Val di Cernbra, che si sono riuniti per l'occasione e che ormai da tre mesi lavorano a pieno ritmo al progetto.
Gli High Voltage eseguiranno durante la celebrazione sette brani, due degli Stryper e cinque, dalle sonorità più pacate, composti dal leader solista della band, Michael Sweet.
Gli Stryper sono i padri del "Christian metal" (o "white metal"), un sottogenere tematico dell'heavy metal che contiene espliciti richiami a testi, tematiche e professioni di fede cristiane, e che gli album della band californiana, grazie al loro successo mondiale, hanno contribuito a diffondere a livello mediatico.
Anche i testi delle canzoni che saranno eseguite durante la messa ad Albiano, concordati con il parroco don Stefano Zeni, sono ispirati alla Bibbia. Dunque appropriati per una funzione religiosa, solo a ritmo più... rock del solito.
Non si tratta però di un concerto né di una spettacolarizzazione, non sarà niente di sacrilego o ridicolo, ci tengono a precisare i musicisti trentini: sarà una vera e propria Santa Messa.
Se di primo acchito può sembrare una trovata fuori luogo, che fa storcere il naso, l'intento che ci sta dietro è buono e più che mai condivisibile: portare i giovani in chiesa.
L'idea è venuta tempo fa ad un ragazzo della band che, in vacanza a Riccione, ha assistito ad una messa con canzoni pop.
Da lì il desiderio di fare lo stesso nel suo paese, con la sua band e la loro musica metal.
Le cose non sono state fatte alla leggera, sull'onda dell'entusiasmo e della novità: l'idea è stata maturata e condivìsa tra i membri della band per diversi mesi ed è diventata presto un impegno serio, che ha avuto la fortuna di trovare fin da subito il sostegno di don Stefano Zeni.
Il parroco di Albiano si è preoccupato di mostrare i testi tradotti delle canzoni al vescovo Luigi Bressan, spiegandogli iprogetto di avvicinare i giovani alla chiesa anche con linguaggi nuovi e moderni a loro più vicini.
La musica è un modo per sintonizzarsi sulle stesse frequenze; al centro rimane la sacralità della liturgia.
Lo ha sottolineato il comunicato dell'ufficio stampa diocesano che, divulgando la notizia della messa rock, ha ripreso l'incoraggiamento della Cei del 1999 ("Educare i giovani alla fede"):
«In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande dì sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti.
E io che pensavo i giovani preferissero i canti di Taizé. Forse a Trento non sono mai arrivati? Mandate qualche CD al Settimanale Diocesano!!
Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il"vero"che queste culture presentano sotto le vesti del"nuovo"». L'evento trova il suo spazio, immancabile, anche su facebook.
Sul celebre social network sono quasi duecento coloro che assicurano di esserci sabato ad Albiano; nel frattempo l'invito alla messa rock ha già raggiunto telematicamente quasi 2500 giovani.

sabato 25 giugno 2011

Quando la vecchiaia fa brutti scherzi alla memoria. Il caso del Card. Policarpo e le donne prete

Pare che il cardinale di Lisbona, già suonati per lui i canonici 75 anni d'età che chiederebbero la pensione, ha avuto una proroga di un paio d'annetti. E ha pensato di festeggiare la cosa rilasciando una lunga intervista, in cui - ahinoi - sproloquia su questioni che potevano essere dibattute negli anni '80, ma che oggi sono definitivamente risolte. Mi riferisco all'ordinazione sacerdotale delle donne, che il Cardinale "smemorato" pensa sia ancora una questione teologica di primo piano nella Chiesa Cattolica, e non ricorda (speriamo che lo sappia) che Papa Giovanni Paolo II l'ha già sciolta nel 1994 (leggi qua).
Forse bisogna rivedere i due anni di proroga.... Leggete, per vostra informazione, la notizia che dà Tornielli sul nuovo VaticanInsider. E Tornielli è un tipo che di solito non sobbalza per quasi nulla, ma stavolta è sorpreso dalla poca memoria del Cardinale, pur a proposito di materia non piccola né oggetto di dibattito.

Il patriarca di Lisbona: "Non ci sono ragioni teologiche per escludere le donne dal sacerdozio"

Secondo quanto dichiarato in un’intervista dal cardinale José da Cruz Policarpo, il problema consiste soprattutto in una “forte tradizione, che viene da Gesù”

ANDREA TORNIELLI ROMA
Le donne prete ci saranno «quando Dio vorrà», al momento è meglio «non sollevare la questione». Ma non c’è «alcun ostacolo fondamentale» dal «punto di vista teologico» per le donne sull’altare a dir messa. Si tratta, invece, di «una tradizione» che risale ai tempi di Gesù. Lo ha detto il cardinale José da Cruz Policarpo, settantacinquenne patriarca di Lisbona, appena confermato per altri due anni alla guida della diocesi della capitale portoghese.

Policarpo ha rilasciato una lunga intervista al mensile «OA», il magazine dell’ordine degli avvocati del Portogallo, rilanciata da un’agenzia portoghese. E ha spiegato che al riguardo del sacerdozio femminile «la posizione della Chiesa cattolica si basa molto sul Vangelo, non ha l’autonomia di un partito o di un governo. Si basa sulla fedeltà al Vangelo, alla persona di Gesù e a una tradizione molto forte ricevuta dagli apostoli».

«Giovanni Paolo II – ha continuato Policarpo – in un certo momento è sembrato dirimere la questione». Il riferimento è alla lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994), uno dei documenti più brevi di Giovanni Paolo II, con il quale il Papa, dopo la decisione della comunione anglicana di aprire alle donne prete, ribadiva che la Chiesa cattolica non l’avrebbe mai fatto.

«Penso – ha detto il cardinale Policarpo – che la questione non si possa risolvere così. Teologicamente non c’è alcun ostacolo fondamentale (alle donne prete, ndr); c’è questa tradizione, diciamo così: non si è mai fatto in altro modo».

 Alla domanda dell’intervistatrice, incuriosita dall’affermazione del porporato sul fatto che non esistono ragioni teologiche contro le donne prete, Policarpo ha risposto: «Penso che non ci sia alcun ostacolo fondamentale. È un’uguaglianza fondamentale di tutti i membri della Chiesa. Il problema consiste in una forte tradizione, che viene da Gesù e dalla facilità con cui le Chiese riformate hanno concesso il sacerdozio alle donne».
  
Il patriarca di Lisbona ha anche spiegato di ritenere la richiesta delle donne prete un «falso problema», perché le stesse ragazze che gli pongono la domanda, poi scuotono la testa quando lui controbatte se sarebbero disposte a diventare sacerdoti.

Le affermazioni del porporato portoghese sono destinate a far discutere. Un anno dopo quella lettera di Giovanni Paolo II venne infatti posto un questito (dubium) alla Congregazione per la dottrina della fede, allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger e dal segretario Tarcisio Bertone. Si chiedeva se «la dottrina, secondo la quale la Chiesa non ha la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede». La risposta, approvata da Papa Wojtyla, fu «affermativa».
  
La Congregazione spiegò che «questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa fin dall’inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale», e dunque «si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli, in quanto appartenente al deposito della fede».

giovedì 16 giugno 2011

Aiutiamo Gloria.Tv a fermare la "Messa Western" di Vienna

E' ormai da qualche anno che la benemerita Gloria.tv continua la sua campagna per far fermare la cosiddetta "Messa Western" che si celebra a Vienna in questo periodo, come contorno domenicale della Donauinselfest. Ecco la video-denuncia, in lingua inglese;  ma le immagini non necessitano di tante traduzioni:

Il celebrante pare essere il parroco della Cattedrale, in piena comunione e con il permesso di Sua Eminenza l'arcivescovo Christoph Schönborn.
Il 26 giugno è programmata un'ennesima edizione di questa "Messa da ristorante": i partecipanti vestono con costumi del Far West americano (mi chiedo cosa c'entrino con la mitteleuropea Vienna... comunque pazienza, è una festa a tema), e poi bevono, mangiano e fumano su tavolini da sagra paesana, in attesa di accostarsi allegramente alla Comunione. Una vera e propria...."Santa Cena", con tanto di birra e salsicce, servite prima del Pane Eucaristico: tutti sono invitati a prendere parte al banchetto insieme sacro&profano, cattolici e non cattolici, l'importante è che coloro che non vogliono partecipare siano educati e non disturbino.
Gloria TV ha ben documentato lo svolgimento di queste messe, in cui al posto del profumo dell'incenso si innalzano gli odori invitanti degli hamburger, purtroppo frammisti all'acre odore delle sigarette dei partecipanti e allietati da canti paraliturgici del grande Michael Jackson!
Trovate qui sotto il link al sito appositamente aperto per raccogliere adesioni alla petizione che prega il Card. Schönborn, tanto amico del Papa e suo discepolo, di metter fine a questo show:
Potete far sentire anche voi il vostro sostegno firmando elettronicamente la petizione.
Comunque sia perché non invitare tutti questi signori - probabilmente davvero desiderosi di partecipare alla Messa - in una Chiesa? A Vienna non ne mancano. E se proprio si deve fare la Messa all'aperto, non è il caso di spostarla un tantino... lontano dai pasti?

giovedì 19 maggio 2011

L'orrenda statua del Papa Beato a Roma-Termini e la votazione del Corriere

Non so se l'avete vista: è stata appena inaugurata nel piazzale della stazione centrale di Roma, Termini, una statua di 5 metri, bronzea e concava con in cima una testa dalle fattezze di Giovanni Paolo II, opera di Oliviero Rainaldi. Dovrebbe essere un abbraccio, ma in realtà è un vuoto, un abbraccio al vuoto che non dice niente. La somiglianza del volto è quanto mai approssimativa, se uno non sa di chi si tratti potrebbe pensare pure a Mussolini!!
Fides et Forma l'ha già seppellita con una risata... Noi siamo ben più esterreffatti che simili astrusità (e mostruosità) possano ancora venire a costellare le belle piazze d'Italia.
Comunque eccola qua:
Trattasi di un Papa dal corpo vuoto, una specie di tronco concavo con una testa poggiata sopra. Sarà anche grande arte moderna, ma i quasi 3000 votanti del sondaggio odierno del Corriere della Sera pare che non apprezzino granchè questa (s)forma d'arte!! Se volete votare anche voi, potete andare qui.
I risultati del Sondaggio, finora, danno 91,2% dei votanti contrari e solo l'8,8% a favore. Controllate, cliccando qui, i cambiamenti e progressi delle votazioni.
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Vi allego anche un servizio con l'inaugurazione della statua, avvenuta ieri pomeriggio, proprio per festeggiare il compleanno dell'augusto Beato. E si sente la reazione negativa della gente:


Altro video per vedere particolari della "significativa opera"...

martedì 26 ottobre 2010

Ironia d'annata a proposito degli altari "nuovi" e "moderni"

Da Don Camillo e i giovani d'oggi (1972). Il film originariamente iniziato nel 1970 avrebbe dovuto essere interpretato dai soliti, bravissimi, Gino Cervi e Fernandel. Ma la morte improvvisa di quest'ultimo dopo appena metà delle riprese, fece interrompere la produzione. Nel '72 uscì, a colori, questa pellicola con Gastone Moschin e Lionel Stander, molto fedele all'originale per quanto concerne la sceneggiatura, ma certo impossibile da vedere senza rimpiangere i due grandi attori della serie di Peppone e Don Camillo.
Comunque sia, godetevi questo spezzone, con un anziano Don Camillo a fare i conti con il nuovo prete mandatogli per "ammodernare" la parrocchia, soprattutto il presbiterio... Le battute del pretino giovane riflettono perfettamente l'ideologia iconoclasta e "primitivista" della fine anni '60 e degli anni '70:




Grazie al Blog Servite Domino in laetitia da cui ho prelevato l'idea

venerdì 8 ottobre 2010

LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online