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mercoledì 29 ottobre 2014

For all the Saints - Per tutti i santi (inno inglese)



Le parole di questo bellissimo inno inglese sono del vescovo anglicano William Walsham How, composte nel 1864 e la musica è: "Sine nomine, Pro omnibus Sanctis" scritta da Ralph Vaughan Williams nel 1906 appositamente per questo testo. Come tanti inni di origine protestante, anche questo canto, adatto specialmente alle ricorrenze dei morti e dei Santi, è tutto intessuto di rimandi biblici:
st. 1 = Ap 14,13, Eb 12,1-2
st. 3 = Ap 2,10
st. 4 = Gv 17,22
st. 6 = Prov 4,18
st. 7 = Ap 7,9-17

Eccone il testo in originale e in adattamento moderno in latino:

Testo originale inglese

For all the saints, who from their labours rest,
who thee by faith before the world confessed,
thy name, O Jesus, be forever blessed.
Alleluia, Alleluia!

Thou wast their Rock, their Fortress and their Might;
thou, Lord, their Captain in the well fought fight;
thou, in the darkness still their one true Light.
Alleluia, Alleluia!

O may thy soldiers, faithful, true, and bold,
fight as the saints who nobly fought of old,
and win, with them the victor's crown of gold.
Alleluia, Alleluia!

O blest communion, fellowship divine!
we feebly struggle, they in glory shine;
Yet all are one in thee, for all are thine.
Alleluia, Alleluia!

And when the strife is fierce, the warfare long,
steals on the ear the distant triumph song,
and hearts are brave again, and arms are strong.
Alleluia, Alleluia!

The golden evening brightens in the west;
soon, soon to faithful warriors comes their rest;
sweet is the calm of paradise the blessed.
Alleluia, Alleluia!

But lo! there breaks a yet more glorious day;
the saints triumphant rise in bright array;
the King of glory passes on his way.
Alleluia, Alleluia!

From earth's wide bounds, from ocean's farthest coast,
through gates of pearl streams in the countless host,
singing to Father, Son and Holy Ghost:
Alleluia, Alleluia!


Testo latino adattabile

Ob sanctos, qui nacturi requiem
te per suam confessi sunt fidem,
te salutamus, Jesu, celebrem.
Alleluia, Alleluia!

Saxum fuisti, turris atque vis,
dux in pugnatis bene proeliis,
illorum una lux in tenebris.
Alleluia, Alleluia!

Constanter pugnent tui milites,
Ut pugnavere sancti veteres,
laurusque mereantur similes.
Alleluia, Alleluia!

Nos debiles at illi splendidi,
divine sed sumus compositi,
in hoc uniti, quod sumus tui.
Alleluia, Alleluia!

Belli durantibus saevitiis
distans triumphus in auriculis
est, fitque virtus nova, nova vis.
Alleluia, Alleluia!

En ubi sol rubescens occidit!
Merentibus mox otium venit,
in Paradiso quod suave fit.
Alleluia, Alleluia!

Sed en ubi est aurora pulchrior
sanctorum et surgentium nitor!
It rex, supremus cuius est honor.
Alleluia, Alleluia!

Longe remotis e litoribus
innumeratus intrat en! chorus,
a quo Triunus audit Dominus
Alleluia, Alleluia!

Spartito in formato PDF stampabile. Qui la registrazione della sola musica senza canto. E qui lo spartito per organo.

L'intero testo è composto di 11 strofe e ricorda le varie categorie di Santi del paradiso, tra cui riposano già anche tanti dei nostri cari defunti e, speriamo, di poter un giorno giungere tra loro anche noi. Ecco tutto il canto con la traduzione conoscitiva in italiano:

For all the saints, who from their labours rest,
Who Thee by faith before the world confessed,
Thy Name, O Jesus, be forever blessed.
Alleluia, Alleluia!

Thou wast their Rock, their Fortress and their Might;
Thou, Lord, their Captain in the well fought fight;
Thou, in the darkness drear, their one true Light.
Alleluia, Alleluia!

For the Apostles’ glorious company,
Who bearing forth the Cross o’er land and sea,
Shook all the mighty world, we sing to Thee:
Alleluia, Alleluia!

For the Evangelists, by whose blest word,
Like fourfold streams, the garden of the Lord,
Is fair and fruitful, be Thy Name adored.
Alleluia, Alleluia!

For Martyrs, who with rapture kindled eye,
Saw the bright crown descending from the sky,
And seeing, grasped it, Thee we glorify.
Alleluia, Alleluia!

O blest communion, fellowship divine!
We feebly struggle, they in glory shine;
All are one in Thee, for all are Thine.
Alleluia, Alleluia!

O may Thy soldiers, faithful, true and bold,
Fight as the saints who nobly fought of old,
And win with them the victor’s crown of gold.
Alleluia, Alleluia!

And when the strife is fierce, the warfare long,
Steals on the ear the distant triumph song,
And hearts are brave, again, and arms are strong.
Alleluia, Alleluia!

The golden evening brightens in the west;
Soon, soon to faithful warriors comes their rest;
Sweet is the calm of paradise the blessed.
Alleluia, Alleluia!

But lo! there breaks a yet more glorious day;
The saints triumphant rise in bright array;
The King of glory passes on His way.
Alleluia, Alleluia!

From earth’s wide bounds, from ocean’s farthest coast,
Through gates of pearl streams in the countless host,
And singing to Father, Son and Holy Ghost:
Alleluia, Alleluia!
Per tutti i santi - che riposano dalle loro fatiche,
e che per fede di fronte al mondo ti han confessato -
il tuo Nome, o Gesù, sia sempre benedetto.
Alleluia, Alleluia!

Tu eri loro roccia, loro fortezza e forza;
tu, Signore, il loro capitano nella buona battaglia;
tu, nel buio tetro, la loro unica vera Luce.
Alleluia, Alleluia!

Per la gloriosa schiera degli Apostoli -
che portando la Croce per terra terra e mare
hanno scosso tutto il mondo possente - cantiamo a te:
Alleluia, Alleluia!

Per gli Evangelisti - per la cui parola benedetta,
come da quadruplice torrente il giardino del Signore
è reso bello e fecondo - il tuo nome adoriamo.
Alleluia, Alleluia!

Per i martiri - che con occhio acceso d’estasi,
videro la corona splendente scendere dal cielo,
e vedendola, l’afferrarono - noi ti glorifichiamo.
Alleluia, Alleluia!

O beata comunione, unione divina!
Noi lottiamo deboli, loro rifulgono nella gloria;
Tutti sono uno in te, perché tutti sono tuoi.
Alleluia, Alleluia!

O possano i tuoi soldati, fedeli, veritieri e audaci,
lottare come i santi che nobilmente combatterono in passato
e conquistar con loro la corona d’oro dei vincenti.
Alleluia, Alleluia!

E quando la lotta è feroce, lunga la guerra,
si sente in lontananza il canto del trionfo,
e i cuori si fanno coraggiosi, ancora una volta, e le braccia forti.
Alleluia, Alleluia!

Il tramonto d'oro splende all’occidente;
Presto ai guerrieri fedeli giungerà il riposo;
Dolce è la pace del paradiso benedetto.
Alleluia, Alleluia!

Ma ecco irrompe un giorno ancor più glorioso;
i santi sorgono trionfante in luminose vesti;
Il Re della gloria marcia sul suo cammino.
Alleluia, Alleluia!

Dai confini della terra, dalla più lontana costa dell'oceano,
attraverso porte di perle entra l’immensa schiera
cantando al Padre, Figlio e Spirito Santo:
Alleluia, Alleluia!

mercoledì 3 settembre 2014

A 500 anni dall'espulsione da Oxford i “Greyfriars” (francescani conventuali) sono tornati


Quasi 500 anni dopo la loro espulsione da Oxford, i “Greyfriars” (Frati Grigi, cioè i Francescani Conventuali, che vestono l'abito color cinerimo) sono tornati al Convento del Beato Agnello da Pisa.
Oxford è per il francescanesimo inglese la vera e propria "culla", il luogo di fioritura e moltiplicazione dei primi religiosi autoctoni, ricevuti già nel 1224, vivente il fondatore, da fra Agnello da Pisa. Questo intraprendente missionario francescano, dopo aver aperto il primo convento a Parigi, nella grande città universitaria in cui desiderava poter diffondere l'Ordine minoritico, fu inviato dal Poverello d'Assisi fino ai confini del mondo medievale: la Gran Bretagna. Un gruppo di 8 frati sbarcò nell’isola il 10 settembre di 790 anni fa! Si recarono dapprima a Canterbury, la sede primaziale della cattolica Inghilterra di allora, poi a Londra, ospiti dei Domenicani, e infine nella città universitaria di Oxford, dove Agnello sapeva di poter trovare giovani entusiasti per la vita religiosa e insieme vivacità culturale, teologica e biblica. Lo studio di Oxford per i frati studenti si sviluppò mirabilmente in poco tempo, arrivando ad essere secondo solo a quello di Parigi. L'iniziatore della missione inglese, Agnello, nonostante la malferma salute, volle tornare per breve tempo in Italia. Stabilitosi di nuovo ad Oxford, morì il 13 marzo del 1235 o 1236, a soli 41 anni. Nei secoli dai francescani di Oxford sarebbero usciti frati del calibro di Ruggero Bacone, Giovanni Duns Scoto, e Guglielmo di Occam.
Durante la Riforma inglese del XVI secolo i Greyfriars furono perseguitati e cacciati, come tutti gli ordini religiosi soppressi dalla furia anticattolica di Enrico VIII. Solo nel 1906 i Cappuccini, altro ramo della famiglia francescana, si erano insediati ad Oxford, fondando un collegio universitario (chiuso nel 2008 in modo piuttosto controverso). Oggi rimangono a condurre la locale parrocchia. Solamente nel 1910 anche i frati Conventuali misero di nuovo piede sul suolo inglese.

Dal 26 settembre prossimo 12 frati conventuali apriranno di nuovo formalmente le porte del convento nella cittadina di Oxford, presso All Saints (Tutti i Santi), a breve distanza dal centro (fonte). Il complesso di All Saints viene ceduto dalle suore anglicane Sorelle dei poveri che si ritirano (foto in alto: la consegna delle chiavi da parte delle suore). I frati in formazione potranno così risiedere e studiare nella prestigiosa università, frequentando la scuola di teologia dei Frati Predicatori, ricominciando ad annodare i cordoni della storia tranciati ai tempi della separazione dei cristiani inglesi da Roma.
Intanto, nella memoria della Beata Vergine Maria Regina, il 22 agosto 2014, due frati inglesi hanno emesso la professione solenne dei voti proprio ad Oxford, nelle mani del Vicario generale dell'Ordine, fra Jerzy Norel.
Fra James Mary McInerney e fra Gerard Mary Toman hanno formulato i loro voti definitivi durante una celebrazione che si è tenuta dai Domenicani del Collegio “Blackfriars” (Frati neri, come vengono chiamati i Domenicani per via della loro cappa), i quali hanno generosamente offerto la loro cappella e il refettorio del priorato per la festa seguente.
Grazie a Dio l'Ordine dei "Greyfriars" sta sperimentando in Inghilterra e Irlanda una promettente fioritura vocazionale dopo un lungo inverno: il 25 luglio scorso 6 giovani hanno professato i loro primi voti da francescani, un novizio ha da poco iniziato il cammino di preparazione e altri due religiosi sono stati ordinati sacerdoti il mese scorso. Tanti auguri ai nostri confratelli!

I frati di Inghilterra e Irlanda partecipanti al Capitolo Custodiale 

sabato 29 marzo 2014

Lungimiranza di Benedetto con Anglicanorum Coetibus: "matrimonio" omo e lo sbriciolarsi della Chiesa d'Inghilterra


Non ringrazieremo mai abbastanza Papa Benedetto XVI per la sua lungimiranza - ben poco riconosciuta all'epoca - a proposito della scialuppa di salvataggio offerta agli anglicani che volevano traghettare verso la Chiesa di Roma. Con un documento di pochi numeri, l'Anglicanorum Coetibus, Papa Ratzinger forniva la cornice di riferimento in cui inquadrare i convertiti dalle comunità ecclesiali figlie delle scisma di Enrico VIII. Il motivo, nel lontano 2009, era visto in particolare nella crisi ecclesiologica dell'impossibilità per molti anglo-cattolici di accettare il ministero episcopale femminile, che di lì a poco doveva essere ammesso anche nella chiesa anglicana madre, quella inglese. Ma Benedetto sapeva che il declino della chiesa nazionale d'Inghilterra non riguardava solo il ministero sacerdotale. Una chiesa di Stato, che è legata a doppio filo con uno Stato completamente secolarizzato e con punte avanzate anticristiane, e che pure accetta questa condizione di subalternità (i vescovi sono approvati dal Primo Ministro!), non ha futuro perché non ha libertà e deve seguire gli alti e bassi dell'opinione e le svolte del sentimento della Nazione.
Oggi in Gran Bretagna entra in vigore la legge che permette a tutti, senza distinzione di sesso, di sposarsi con chi si preferisce: uomini con uomini, donne con donne o secondo il metodo misto (che - bontà loro - rimane consentito!). Potete ben capire come chi è già passato dagli anglicani alla Chiesa romana sia ben contento di averlo fatto, e molti altri - e prevedibile - seguiranno la strada di convergere sugli Ordinariati cattolici per ex-anglicani.
Un ennesimo grande dibattito si è infatti acceso nella chiesa Anglicana, che riassumo così: "Dobbiamo accettare questa ulteriore innovazione che contraddice ciò che fino a poco fa abbiamo creduto e professato?". Ufficialmente il Governo ha previsto delle tutele per la chiesa che non si sente "ancora" in grado di celebrare all'altare matrimoni gay. Eppure tutti sanno che è un paravento temporaneo. 
Damian Thompson, commentatore religioso del The Telegraph, ha scritto un articolo molto interessante su come andranno le cose, a partire dal dissenso liberal già oltremodo diffuso a tutti i livelli della Chiesa d'Inghilterra. L'ha intitolato, in maniera eloquente: "Il matrimonio omosessuale cambierà la Chiesa d'Inghilterra per sempre" (Leggi qui in inglese)
Il vescovo di Buckingam - ci riporta il cronista - ha invitato i preti ad essere "creativi" e aggirare il divieto che "per ora" la Chiesa impone sui matrimoni di persone dello stesso sesso. Intendiamoci: oggi una benedizione e una cerimonia religiosa per l'unione non si nega a nessuno. L'unica cosa ancora "vietata" è chiamare questa cerimonia "matrimonio"!
Il buon vescovo dice che è "moralmente scandalosa" la posizione della sua chiesa. Io direi che è, almeno, una posizione ipocrita. 
Il punto è che fino ad oggi ci sono preti e perfino vescovi che convivono con i loro compagni (o compagne se sono presbitere....), ma da oggi siccome c'è il matrimonio dovrebbero sposarsi, e rendere così pubblica la loro scelta. Questo, evidentemente, è un problema per una chiesa e per dei preti che fanno una scelta in contraddizione con le linee delle loro Chiesa, la quale fa finta di non vedere e di non sentire: perché in realtà la Chiesa d'Inghilterra è oramai clinicamente morta. O meglio: "cristianamente morta". Ognuno è perfettamente libero di credere e di fare ciò che vuole. L'imbarazzo dell'Arcivescovo di Canterbury è poi palpabile: è contrario al matrimonio gay per ufficio, ma favorevole a livello personale!
Cosa succederà nel prossimo futuro a questa "chiesa nazionale" data ormai in liquidazione? Vi traduco la parte finale del pezzo di Thompson:
Ecco la mia predizione: Da oggi, il clero pro-gay inizierà a forzare il "triplice lucchetto" di Cameron che impedisce alle parrocchie di tenere veri e propri matrimoni gay; e durante la prossima legislatura questo impedimento cesserà di esistere. Preti (e donne-prete) che desiderano sposare coppie dello stesso sesso, o invero sposare il proprio partner gay, semplicemente lo faranno. Le parrocchie degli Anglo-cattolici e quelle Evangelical che rifiutano l'idea non saranno costrette a tenere tali cerimonie, ma entrambe queste ali della Chiesa d'Inghilterra si stanno muovendo anch'esse in direzione liberale, sul lungo periodo il cambiamento demografico finirà il lavoro.
E' poi difficile esagerare l'effetto di indebolimento che questa situazione avrà sulle strutture centrali della Chiesa. Le deliberazioni del Sinodo Generale saranno rese irrilevanti. La finzione della "Comunione Anglicana" sarà abbandonata. Le province conservatrici in Africa ripudieranno la Chiesa d'Inghilterra; l'azione disciplinare presa all'ultima Conferenza di Lambeth nei confronti della Chiesa episcopale statunitense a cui "tutto va bene" cesserà di avere un pur minimo significato.
Negli anni '90, quando ho iniziato a fare il reporter di questioni anglicane, il matrimonio omosessuale era considerato un orrore non-negoziabile dalla maggior parte del clero e dei frequentatori della chiesa. L'infrangersi di quel consenso si è verificato assai prima di quanto anche i più ottimisti tra gli attivisti gay-cristiani consideravano possibile.
E se il centro non tiene più, ci si deve chiedere: qual è il prossimo tema aperto alla negoziazione? La fede nella vita eterna? La divinità di Gesù di Nazareth? Dopo ciò che succede oggi una cosa è scomodamente chiara: la Chiesa d'Inghilterra ha perso la forza - e perfino la propensione - di "segnare una linea nella sabbia" (cioè di definire i confini morali)
Forse quest'esperienza desolante di una chiesa che implode per voler correre dietro al mondo dovrebbe essere di monito anche in casa nostra, ricordando che il Vangelo non cambia e adattarlo ai tempi non significa che oggi è lecito quello che il Signore ha dichiarato peccaminoso. Questo vale in tutte le questioni, ma certo oggi ci vuole fede: senza credere alla Parola di Dio - visto lo squagliarsi di ogni razionalità condivisa nella società occidentale - niente tiene più e tutto diventa allegramente (e gaiamente) relativo.
Gli arcivescovi  inglesi di York e Canterbury.
Thompson commenta: "oggi come oggi il loro potere è in pezzi"

giovedì 21 marzo 2013

Il vescovo di Roma non viene "intronizzato", ma l'Arcivescovo di Canterbury sì. Lo fanno dire a Papa Francesco!

insediamento del nuovo arcivescovo primate della comunione anglicana.
C'è qualcuno nelle stanze vaticane che gioca qualche "sgambetto lessicale" a Papa Francesco. Ormai lo sappiamo: il nuovo Pontefice ha un particolare fastidio per troni, poltrone e strapuntini, tanto che padre Lombardi il 18 marzo scorso ricordava ai giornalisti, tentati dall'uso di parole inappropriate, che la Messa del giorno dopo sarebbe stata "l'inizio del ministero petrino di papa Francesco", non "l'intronizzazione" perchè il Papa non è un re (vedi qui sul sito di Repubblica). E' così almeno dal 1978, non da pochi giorni insomma, ma ai giornalisti piace  troppo "intronare" i Papi.... e continuano allegri con i loro titoloni (vedi qui).

Eppure oggi il Vescovo di Roma che rifiuta il trono per sé, si rallegra con l'Arcivescovo di Canterbury, capo degli Anglicani, che viene "intronizzato" a sua volta. Infatti il Papa ha scritto oggi in inglese al Dott. Justin Welby un "Messaggio del Santo Padre Francesco all'Arcivescovo di Canterbury Justin Welby in occasione della cerimonia di intronizzazione (21marzo 2013)" in cui si dice proprio:
I wish in turn to offer my greetings and best wishes on the occasion of your Enthronement at Canterbury Cathedral.
Anche nel titolo/spiegazione in lingua italiana viene usato il regale vocabolo. Eppure  sul sito ufficiale dell'Arcivescovado di Canterbury viene spiegato chiaramente, a proposito della cerimonia di oggi, che: "The modern term would be inauguration, but 'enthronement' remains appropriate".
Appropriato forse da un punto di vista "mondano", ma del tutto "inappropriato" sulla penna di Papa Francesco, che certo non vuole augurare agli altri quello che non ritiene adatto a sé (ben più dell'arcivescovo di Canterbury c'è qui...). Felicitarsi per "l'inaugurazione" del ministero anglicano sarebbe stato molto più in linea con gli ideali del Santo Padre.
Si poteva al limite ricorrere alla bellissima e adattissima dicitura italiana "insediamento", visto che si tratta in fondo di prendere la "sede episcopale". O meglio "le sedi", visto che si tratta di un duplice insediamento su due distinte "cattedre": come pastore diocesano di Canterbury e come Primate della Chiesa d'Inghilterra (pare quasi che - a differenza di quanto avviene con il Papa - queste due cariche possano essere separate, devo approfondire...). Tuttavia qualche zelante minutante ecumenico ha preferito - a nome dell'umile Francesco - utilizzare apposta un termine ampolloso e curiale, che senz'altro suona come una nota stonata e difficilmente uscita dal sacco del firmatario.

La cosa è resa ancor più visibile perchè, tra l'altro, solo poche settimane fa, il 4 febbraio, in occasione del messaggio per la formale investitura del capo degli anglicani, Papa Benedetto XVI aveva parlato dell'"installation" del nuovo arcivescovo (vedi qui), riferendosi all'inaugurazione del suo ministero per il quale pregava (stranamente anche questo messaggio è stato diffuso tardivamente solo oggi). Il vocabolo inglese "installation" è ormai di uso corrente (vedi qui) e ufficiale anche nei testi della Chiesa d'Inghilterra, dove si parla più volentieri di "installation" che di "enthronement", nonostante la monarchia e i riti ad essa legati siano ovviamente vivi e vegeti nelle isole britanniche, non sentiti però più adatti ai rappresentanti del "potere spirituale" della Chiesa di Stato.
E dire che a Londra non hanno p. Lombardi in sala stampa.

lunedì 28 gennaio 2013

Un nuovo motivo scientifico a favore del "matrimonio dei preti"?

Ho trovato questa notizia, scientificamente supportata, sul sito dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali, che di solito controllano molto bene le loro fonti. A parte rallegrarmi per la loro intenzione di promuovere il matrimonio rispetto ad altro tipo di libere e aperte "convivenze" senza stabilità, mi preoccupa invece la condizione "single" di tanti sacerdoti! Chissà se questi dati valgono anche per monaci e frati???? Certo, visto che i preti sono così pochi, qualcuno potrebbe suggerire almeno di "conservarli meglio" attraverso il matrimonio!

Non essere sposati aumenta il rischio di morte prematura

Una recente ricerca condotta presso il Duke University Medical Center a Durham, North Carolina, ha scoperto che le persone non sposate presentano un rischio più alto di morte prematura in particolare durante la middle age, ovvero tra i quaranta e i sessant’anni.
I ricercatori, guidati dalla dott.essa Ilene Siegler, hanno analizzato i dati di 4.802 persone e hanno appunto scoperto che coloro che non si sono mai sposati avevano più del doppio di probabilità di morire prima rispetto a coloro che sono sposati. Essere single, o aver perso un partner senza averlo sostituito è correlato ad un aumentato del rischio di morte precoce durante la mezza età e riduce la probabilità di sopravvivenza durante l’anzianità. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Annals of Behavioral Medicine e una sintesi è pubblicata su Sciencedaily.
Il matrimonio, dunque, conviene anche dal punto di vista del proprio benessere psicofisico, come è stato anche riconosciuto in un recente editoriale sul British Medical Journal (qui una sintesi): «a conti fatti vale probabilmente fare lo sforzo di sposarsi», hanno concluso con un pizzico di ironia. E’ infatti chiaramente dimostrato che le donne sposate si espongono ad un abbassamento del 10-15% del tasso di mortalità e per gli uomini un calo dei rischi di andare incontro ad ictus, malattie cardiache e complicazioni dovute a stili di vita non salutari.
Una serie di studi simili è possibile trovarla in questa pagina, dove si evince che il matrimonio conviene per la coppia e anche per i figli, i quali sono invece esposti a una peggiore salute psico-fisica se i due genitori non scelgono di sposarsi.
La scelta di sposarsi è fortemente avversata dalla vulgata occidentale, la quale predilige la meno impegnativa convivenza.  La Chiesa cattolica invita invece le coppie al matrimonio per rispondere alla vocazione (compito) che Dio ha dato a loro, ovvero la cooperazione nel dono della vita e la generazione di un nuovo essere umano attraverso l’educazione.

Fonte

mercoledì 21 novembre 2012

La Chiesa d'Inghilterra dice "no" alle donne-vescovo? MAGARI!

L'arcivescovo di Canterbury uscente, Rowan Williams, alla notizia del voto negativo
Quanta superficialità e faciloneria in certi titoli di giornali italiani quando si parla di Chiesa (e chiese), a volte con evidente ironia. Oggi ne fanno le spese gli anglicani: il Sinodo della Chiesa d'Inghilterra, la chiesa madre dell'anglicanesimo, ha votato contro la proposta di legislazione che deve permettere e regolare le future ordinazioni episcopali femminili. Tutto qui (come dice chiaramente l'incipit del comunicato stampa ufficiale). Si tratta piuttosto di postposizione che di rifiuto, o meglio era questione di "legittimità" delle consacrazioni femminile, non di "validità" (già - ahimè - assodata). Magari avessero, come dicono alcuni articolisti, votato contro l'ordinazione episcopale delle donne! Questa innovazione, dal punto di vista teologico, l'hanno già ammessa anni or sono, e già varie province della comunione anglicana ordinano allegramente le signore-vescove. Tra qualche anno, speriamo non prima del 2015 visti i tempi ecclesiali da dinosauri (questo è uguale in tutte le chiese...), verrà ripresentata la legislazione un po' emendata e via con l'imposizione delle mani.... Su questo nessuno ha dubbi, né i favorevoli né i contrari.
Il problema in Inghilterra è sorto dal fatto che si vuole "proteggere" la coscienza di quanti non si sento in grado di accettare la novità rivoluzionaria già ammessa dalla maggioranza. Sono anni che si trascinano da un Sinodo all'altro le discussione sul "Code of Practice", una specie di codice di comportamento a cui dovrebbero attenersi le diocesi in cui è a capo una vescovessa. Chi non accetta (badiamo bene: su basi teologiche!!) il sacerdozio e l'episcopato femminile, deve essere in qualche modo "protetto" da un potere a cui non può e non vuole sottostare: finché le donne sono preti (ma non nella mia parrocchia) è possibile tollerarle, ma quando diventano vescove, è necessario ubbidire (leggi qui le FAQ in proposito). Sul modo di organizzare l'esercizio del potere episcopale femminile da parte di chi non lo vuole non c'è stata intesa.
Qui, per chi legge l'inglese, è possibile trovare tutta la bozza della legislazione che ieri, con grandissima sorpresa, è stata bocciata. Questa è infatti la notizia: tutti si aspettavano, stavolta, di brindare alle mitrie muliebri, ed erano già col bicchiere in mano, pronti a chiedere l'assenso al Parlamento e poi alla Regina (figuriamoci che serietà: anche le questioni interne della chiesa - essendo chiesa di stato - devono passare per il Parlamento!). E invece è successo quello che ben pochi prevedevano. Dobbiamo capire come è composto e come funziona il Sinodo inglese. Ci sono tre "camere" (Houses): la camera dei vescovi, la camera del clero (basso clero = preti e diaconi) e la camera dei laici. Ognuno di questi tre corpi deve votare le leggi più importanti a maggioranza qualificata. Ora: i vescovi hanno votato a maggioranza bulgara, 44 contro 3 a favore della legislazione proposta, i ministri di rango inferiore hanno raggiunto il 76,6% a sostegno (148 contro 45). Ma la retrograda "casa dei laici" per soli 6 voti non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi (132 a favore, 74 contrari). Se avessero votato tutti insieme, invece, i "sì" avrebbero raggiunto il 72%, ben oltre la soglia richiesta, ma siccome per regolamento sinodale ogni corpo vota separatamente, ecco che il parere dei laici surclassa e ferma il consenso quasi unanime dei vescovi e l'enorme maggioranza del clero.
Questa per me è la vera notizia: la democrazia nella chiesa, comunque la si voglia vedere, non funziona. Anche se in questa occasione dobbiamo rallegrarci che i laici facciano ragionare i prelati, rallentando le loro affrettate decisioni (comunque, vista la nullità degli ordini anglicani, sono tutti laici quelli che paiono vescovi e preti...).
Pare che adesso i dirigenti del Sinodo abbiamo una certa difficoltà a spiegare come sia possibile che, nonostante teologicamente l'ordinazione episcopale femminile sia stata approvata da parecchio, e la maggioranza ultra-assoluta dei membri del Sinodo dia luce verde ad iniziare le consacrazioni, in realtà non si è riusciti a far passare la legge che dovrebbe regolare questa novità che tutti, oramai, davano per scontata.
Era, infatti, in vista del voto di ieri - vi ricordo - che moltissimi preti, vescovi e laici anglicani avevano lasciato negli anni scorsi la loro chiesa d'origine per aderire all'Ordinariato per anglo-cattolici stabilito da Papa Benedetto per quanti volessero "tornare a Roma".
Una cosa è sicura: la serietà della Chiesa d'Inghilterra che vota contro il parere dei suoi vescovi e dei suoi stessi primati (anche il nuovo arcivescovo era a favore e si è trovato silurato prima ancora di prendere il governo), è veramente compromessa. 

Da quello che ho letto sul sito della BBC pare che qualcuno, non per scherzo, abbia proposto misure pastorali d'emergenza a sostegno di quante, soprattutto tra il clero femminile, si sono sentite "distrutte" e amareggiate dal voto negativo di ieri, che impedisce loro un rapido e ben dovuto accesso ai gradi alti della gerarchia ecclesiastica britannica! 
Una felice vescovessa, ma della chiesa australiana, presiede la liturgia.

giovedì 8 novembre 2012

La Chiesa d'Inghilterra ha il suo nuovo arcivescovo: Justin Welby


Dopo l'elezione singolare del Papa Copto, affidata ad un bambino, ecco oggi una nuova nomina ecclesiale di eccellenza.
Pare ormai certo che domani verrà designato da Sua Maestà Elisabetta II il Molto Reverendo Justin Welby, finora vescovo di Durham, come successore dell'arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione Anglicana Dr. Rowan Williams, che si ritirerà dall'incarico il mese prossimo. Lo riporta il sito della BBC, dando per sicura la nomina.
L'arcivescovo designato ha vinto il posto su prelati ben più blasonati di lui: è vescovo da appena un anno nella quarta sede in ordine di precedenza, ed è stato scelto invece dell'arcivescovo di York, l'evangelico John Sentamu o del combattivo Michael Nazir Ali, di Rochester.

Justin Welby non è certo alle altezze teologiche del suo predecessore: prima di diventare prete ha lavorato parecchi anni come manager per la compagnia petrolifera ELF. Poi sentì la chiamata e si fece ministro di Dio. Viene descritto da chi lo conosce come un vescovo left-wing, di sinistra, nel senso di liberal, modernizzante e devoto al political-correct, ai discorsi su economia, finanza, inclusivismo, riscaldamento globale, questioni di genere.... Si dice di lui che è "molto astuto" e "capace di cambiare ciò in cui crede se questo è la cosa giusta da fare". Il riferimento è alle unioni omosessuali, sulle quali non si è espresso ufficialmente (ohibò!). Ha scritto, ricordando i suoi trascorsi lavorativi: Managing the Church: Order and Organization in a Secular Age (!) e questo può già dare l'idea della sua ecclesiologia. Non a caso il vescovo Welby è anche, dal 2011, membro del parlamento inglese, uno dei 26 Lords Spritual (cioè coloro che siedono sulla cosiddetta "panca dei vescovi" nella Camera Alta, la Camera dei Lords). Qui la sua scheda da parlamentare. Insomma un vero rappresentante dell'establishment.

Naturalmente, lo ha affermato più volte, crede "…nell'ordinazione delle donne come vescove" e aggiunge, parole sue: "mantengo questa posizione come risultato di un attento studio delle scritture e dell'esame della tradizione" “…I hold these views as a result of careful study of the scriptures and examination of the tradition.”
Chi ancora aveva mezza speranza all'interno della Chiesa d'Inghilterra, l'ha ora persa del tutto. Non c'è più posto, tantomeno sotto il nuovo arcivescovo, per la dottrina cattolica dell'Ordine (e non solo per quella...).

Nato il giorno dell'Epifania del 1956, il nuovo arcivescovo eletto è sposato con Caroline Eaton, dalla quale ha avuto sei figli. Ha perso in un incidente d'auto nel 1983 in Francia una figlia di soli sette mesi.

venerdì 29 giugno 2012

Tu sei Pietro: anglicani & romani si uniscono per la gioia del Papa

La Cappella Sistina e il Coro dell'Abbazia anglicana di Westminster (Londra) cantano insieme Tu es Petrus di Palestrina per l'ingresso del Papa alla Messa della Solennità dei SS. Pietro e Paolo. Si riconoscono i toni scuri, tipici della Sistina, ma anche è sensibile lo slancio cristallino delle voci bianche dei bambini inglesi, con la loro intonazione perfetta:



W il Papa!

domenica 3 giugno 2012

A che età si è troppo vecchi per essere "presbiteri"?

ordinazione diaconale di alcuni attempati ex anglicani
Pare che, a seguito di una decisione proveniente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, gli ex-ministri anglicani di 80 anni e più che stanno passando all'Ordinariato americano, non potranno venir ordinati presbiteri nella Chiesa Cattolica, indipendentemente dallo stato di salute.
Bisogna prendere con le pinze questa notizia, che tuttavia viene da una fonte solitamente ben informata (The AngloCatholic). Parrebbe infatti più consono lasciare queste decisioni all'Ordinario, che le dovrebbe compiere caso per caso.

Comunque sia, questa posizione può suscitare commenti favorevoli o contrari. Prima di tutto, però, bisogna sempre ricordare che, nella Chiesa Cattolica, nessuno ha diritto ad essere ordinato: è la Chiesa che ha diritto al ministero e per questo ha bisogno di ministri ordinati. In secondo luogo è necessario richiamare che i vescovi hanno il dovere di discernere su chi e quando imporre le mani per il sacerdozio. E la loro valutazione va rispettata.

Però il non ammettere una persona adatta al sacerdozio, solo per via dell'età, non sembra affatto una soluzione teologicamente e spiritualmente così sostenibile. A che età un cristiano è troppo vecchio per essere ammesso tra quelli che, fin dall'antichità, vengono chiamati "anziani" (presbiteri) della comunità?
Può essere posta una barriera invalicabile di un certo numero di primavere, senza tener conto d'altro? Sicuramente no.
Si potrebbe esser tentati di dire: "Ma un prete ottuagenario che cosa può mai fare per la Chiesa?". Ecco la subdola ideologia utilitarista che fa capolino, e pare tanto ragionevole che, di primo acchito, sembra sensata. Ma la risposta deve essere altrettanto drastica: "Ogni prete è una grazia sacramentale per la Chiesa, perché la sua sola esistenza ri-presenta sacramentalmente cristo capo e sacerdote". Ogni prete che semplicemente celebra la santa Eucaristia sta santificando la Chiesa, indipendentemente dall'energia che possiede come uomo. Che lo faccia per un giorno, dieci, cento o mille non ha nessuna importanza.

E poi - se proprio vogliamo metterla sul piano del ministero attivo - quanti preti dopo aver raggiunto e ben superato gli ottanta, sono di grande aiuto a parroci più giovani, con il loro servizio nel confessionale, con la loro capacità di consigliare, con la loro esperienza pastorale e condivisione umana con gli ammalati....
Non abbiamo forse un Papa ottantacinquenne, che sta facendo un ottimo lavoro?
L'ordinazione sacerdotale di uomini anziani, soprattutto nel caso in questione, cioè di persone che per una vita sono state a servizio ministeriale dei cristiani che ora hanno deciso di passare alla Chiesa Cattolica, non sarebbe affatto scandalosa o "stravagante". E anzi, avrebbe il merito di seppellire il giovanilismo imperante, anche a livello vocazionale. L'aspettativa di vita non è mai stata una condizione pro o contro il ricevere gli ordini sacri (d'altra parte non si muore solo di vecchiaia...). Se questi anziani sono abbastanza "giovani" per ricevere la cresima (e tutti i convertiti dall'anglicanesimo la ricevono), perché non dovrebbero essere anche adatti (acciacchi e lucidità mentale permettendo) a servire come presbiteri i loro fratelli?

PS. Nel mio convento abbiamo frati sacerdoti ultranovantenni che continuano egregiamente a confessare e predicare (e qualcuno si azzarda perfino a guidare pellegrinaggi all'estero...). Parlano degli ottantenni come dei giovanotti! Vedete come davvero tutto sia "relativo" al punto di vista!

venerdì 11 maggio 2012

Annunciato l'Ordinariato Personale per ex-anglicani in Australia

La Conferenza Episcopale dell'Australia ha diffuso oggi un importante comunicato-stampa che annuncia l'istituzione di un Ordinariato personale per gli ex-anglicani del continente agli antipodi (secondo la previsione di Anglicanorum Coetibus). Dobbiamo davvero dire: era ora! Dopo i tanti problemi suscitati dall'arcivescovo anglicano Hepworth, (che paradossalmente è proprio colui che, a capo della TAC, ha iniziato tutto il processo sfociato nell'istituzione degli ordinariati), finalmente la sua destituzione, avvenuta a marzo scorso, ha permesso alla TAC di scegliere. Ed essa, ribaltando precedenti decisioni, ha ora scelto di rimanere fuori della Chiesa Cattolica! Avevamo parlato, in tempi non sospetti (2009), di tutta la problematica del personaggio John Hepworth.
Oggi tuttavia, la stessa Chiesa Cattolica rompe gli indugi, ed è in grado di dare una data certa per l'inizio della ricezione di quanti, tra gli anglicani delle varie obbedienze, vogliono unirsi comunque, in buona fede e obbedienza, alla comunione con Roma:

Un Ordinariato Personale sarà eretto in Australia il 15 giugno
11 maggio 2012

Il Presidente della Conferenza Episcopale Australiana, l'arcivescovo Denis Hart, ha comunicato oggi che Papa Benedetto XVI intende annunciare l'istituzione in Australia, di un Ordinariato personale per gli ex anglicani a partire dal 15 giugno del 2012.
Un Ordinariato Personale è una struttura ecclesiale per particolari gruppi di persone che desiderano entrare in comunione con la Chiesa cattolica.
Nel 2009 Papa Benedetto XVI ha annunciato disposizioni speciali per far fronte al desiderio di gruppi di Anglicani che volevano unirsi alla Chiesa cattolica. Tali disposizioni permettono loro di mantenere una parte delle tradizioni di preghiera e culto dell' anglicanesimo.
Ordinariati Personali sono già stati istituiti nel Regno Unito (2011) e gli Stati Uniti d'America (2012).
I Vescovi australiani hanno già messo in atto procedure per consentire ai membri del clero e laici di unirsi alla Chiesa cattolica attraverso l'Ordinariato.
Mons. Hart spera che vi sarà un caloroso benvenuto per quanti desiderano entrare nella Chiesa cattolica per mezzo dell'Ordinariato. "Sono fiducioso - ha detto - che quegli ex-anglicani che hanno fatto un cammino di fede che li ha portati alla Chiesa cattolica troveranno una pronta accoglienza ".
Questa nuova comunità avrà lo status di diocesi e sarà conosciuta con il nome di Ordinariato Personale di Nostra Signora della Croce del Sud sotto il patrocinio di Sant'Agostino di Canterbury.

lunedì 23 aprile 2012

La chiesa di cartone per i terremotati in Nuova Zelanda

L'agenzia Fides, qualche giorno fa ha lanciato in Italia la notizia, riprendendola da Associated Press: dopo il devastante terremoto del 21 febbraio 2011, che ha lesionato gli edifici più antichi della città neozelandese di Chistchurch, è stato deciso di rimpiazzare la cattedrale ottocentesca (vedi foto sopra) che dà il nome alla città e ne rappresenteva, fino ad oggi, il simbolo. Troppo costoso e pericoloso tentare di ripararla. Il campanile è completamente collassato, le strutture interne della chiesa e la facciata sono state abbattute per sicurezza. Che fare? Con spirito pragmatico e lucidità del nuovo mondo ecco che: 
"La chiesa anglicana sarà ricostruita temporaneamente con il cartone, in attesa dell’edificio permanente previsto. La cattedrale Vittoriana in stile gotico, che dominava il centro della piazza della città, è stata demolita dopo i gravi danni causati dal terremoto. La nuova struttura, progettata dall’architetto giapponese Shigeru Ban, noto per la costruzione di una chiesa di cartone costruita dopo il terremoto del 1995 di Kobe, in Giappone, verrà situata nel luogo dove sorgeva un’altra chiesa storica andata distrutta. Questo edificio provvisorio, oltre ad essere un simbolo di speranza per il futuro della città, sarà fatto con tubi di cartone, travi in legno, acciaio strutturale e una piazzola di cemento, ed è destinata a durare più di 20 anni. Dovrebbe essere pronta per il prossimo Natale".
Sì, cari lettori, avete letto bene. Una chiesa di cartone! L'idea mi pareva piuttosto sorprendente. Perciò mi sono documentato e sono andato a cercare i progetti. E devo dire che non è niente male per essere una chiesa prefabbricata e temporanea! Una struttura semplice ma luminosa, senza velleità, e per di più ecologica anche se non proprio economica (3 milioni e mezzo di dollari americani), che permetterà ai fratelli anglicani di continuare a pregare e lodare Dio. Ben diversa dalla struttura avveniristica e nuvolosa che avevano proposto, se vi ricordate, dopo il terremoto dell'Aquila, come chiesa provvisoria....(potete leggere qui).   A proposito: che fine ha fatto la "Chiesa della Risurrezione" di Eusebi che doveva essere completata per la fine del 2010? Le ultime notizie sono dell'aprile 2011: il progetto esecutivo era arrivato solo a dicembre 2010, ma da allora non si è saputo più nulla (se avete aggiornamenti, postateli pure nei commenti). Non si sa neppure dove dovrebbe sorgere la chiesa provvisoria "da costruire in pochissimo tempo". E pare non ci siano nemmeno le risorse, cioè i soldini. Speriamo che i fratelli anglicani siano più fortunati degli aquilani. Tra l'altro, anche all'Aquila doveva sorgere un auditorium "di cartone" progettato dallo stesso architetto giapponese che ha disegnato la chiesa per la Nuova Zelanda. Ma il progetto aquilano è stato "snaturato", realizzato in acciaio, invece che con il materiale previsto dal suo ideatore.
C'è da dire, comunque, in riferimento alla "chiesa di cartone": evviva la semplicità. Ecco le foto:


Rendering del progetto nel suo ambiente
E la cattedrale cattolica del Santissimo Sacramento? Anche questa è stata severamente danneggiata. Ma pare - grazie a Dio - che la bella chiesa neoclassica non debba essere abbattuta e possa - col tempo - venir restaurata. 




lunedì 2 gennaio 2012

Riti diversi nella stessa Chiesa diocesana? Non è una novità di questi anni. Anzi!

Pare che viga da parecchio (si parla di secoli) l'obbligo dei vescovi che qualcuno si ostina a supporre introdotto da Summorum Pontificum o da Universae Ecclesiae o ancora da Anglicanorum Coetibus, cioè quello di rispettare e favorire attivamente tutti i riti nell'unità della stessa fede. Da ieri è nato il secondo Ordinariato Anglicano, in America, anche questo con la sua forma liturgica da rispettare. Sono tornati all'unità nel recente passato tanti tradizionalisti, e - speriamo - il nuovo anno porterà a casa anche i più testardi: pure ad essi è e sarà consentito l'uso della propria liturgia... Voci insistenti fanno inoltre balenare che, fra non molti giorni, uscirà anche un'approvazione del rito "Romano-Neocatecumenale"!
Il Concilio Ecumenico Lateranense IV, resosi conto che in varie circoscrizioni ecclesiastiche convivevano gruppi di cattolici di diversa lingua, alcuni attaccati ai loro riti tanto da far continue polemiche e litigi con i vescovi che non volevano concedere la celebrazione secondo i loro venerandi libri liturgici, risolse - come potete leggere qui sotto - la questione: dando ragione a quei "gruppi stabili", in massima parte greci, che volevano conservare il loro rito, anche se viventi in mezzo a una maggioranza schiacciante di latini. Tutto questo avveniva nel 1215. 
Tuttavia la Chiesa - è risaputo - ci mette molto tempo a recepire e ad implementare i decreti di ogni Concilio Ecumenico. Ma Papa Benedetto continua a ricordare con i suoi documenti che - a differenza di quanto comunemente si pensa - ogni rito approvato dalla Madre Chiesa è buono quanto un altro, soprattutto per coloro che proprio vi sono spiritualmente e umanamente congiunti e strettamente legati.
Canone IX:  Riti diversi nella stessa fede 
Poiché in più parti, entro l'ambito della stessa città e diocesi sono raccolti popoli di diverse lingue, che nell'ambito dell'unica fede hanno riti e costumi diversi, comandiamo severamente che i vescovi di queste città o diocesi nominino persone adatte, che possano celebrare nei diversi riti e lingue gli uffici divini e amministrare loro i sacramenti, istruendoli con la parola e con l'esempio...
(consulta qui l'originale completo)

Semplice ed efficace. Paradossalmente oggi sono tutelate tutte le lingue di ogni popolo migrante e itinerante, stanziale o di passaggio sul territorio diocesano, e ad esse si dedicano messe domenicali e cappellanie nazionali. Però il rito latino, autoctono, non gode solitamente non dico di protezione, ma almeno di legittima libertà, e i pochi aderenti ad essi si ritrovano stranieri in patria propria... D'altra parte è anche evidente che il Concilio voleva porre un freno a chi non vedeva altro che il rito della Chiesa Romana, come se tutto quello che si discosta da esso sia da rigettare come fosse eresia: lingua, musica, tradizioni, preghiere. Anche questo è inconcepibile.

Ma se ci arrivavano quegli "oscurantisti" di Medievali nel loro buio periodo storico, come mai oggi che siamo tutti illuminati e adulti non ci arriviamo più e continuiamo a confondere unità con uniformità?

sabato 26 novembre 2011

Benvenuto Avvento! I primi vespri del Tempo dell'Attesa e il loro inno.

Come ogni anno, fedeli alla Tradizione di questo Blog, iniziamo l'Avvento riascoltando ancora e ancora la melodia che caratterizza questo tempo. In latino dalla Cattedrale di Parigi, ma anche in inglese, secondo la traduzione molto cara e tanto utilizzata sia dai cattolici che dai protestanti. Il video di "Creator of the stars of night", che vi propongo, ci fa ascoltare il coro della Cattedrale anglicana di Ely.
Per trovare le parole, le traduzioni, gli spartiti e altri video informativi sul canto "Conditor alme siderum", vi rimando ai post passati:

Melodie dell'Avvento 1: Conditor alme siderum

La melodia dell'inno gregoriano d'Avvento con le parole in Italiano





E ascoltate ora che cosa sono capaci di fare questi bambini con le loro voci angeliche. Una reintepretazione mixata e rimaneggiata della bella e antica melodia d'avvento. Il coro si chiama "Libera", uno dei più celebri e popolari cori di ragazzi del mondo.

mercoledì 16 novembre 2011

L'Ordinariato Anglicano per gli USA in arrivo il 1° gennaio 2012

Lo scudo degli Episcopaliani con
l'aggiunta delle chiavi di Pietro  
Il secondo Ordinariato per anglicani che tornano alla comunione con la Chiesa Cattolica sarà istituito ufficialmente il 1° gennaio del nuovo anno. Lo ha annunciato ieri il Card. Donald Wuerl, arcivescovo di Washington e delegato per l'attuazione in terra americana della Costituzione "Anglicanorum Coetibus". La struttura personale dell'Ordinariato statunitense, già prevista dal 15 giugno scorso, sarà la seconda ad essere eretta, dopo l'Ordinariato britannico, intitolato a Nostra Signora di Walsingham. Accoglierà parrocchie ex-episcopaliane (il nome degli anglicani in USA), singoli laici e ministri che chiederanno - anche se sposati - di poter diventare sacerdoti cattolici per continuare a servire i loro fedeli. Il Papa ha generosamente concesso che quanti tornano dall'anglicanesimo a Roma possano ritenere le loro peculiarità liturgiche, teologiche e disciplinari. Tra di queste ultime, appunto, il presbiterato uxorato. I sacerdoti viventi nel matrimonio non potranno, però, accedere all'episcopato. 
I vescovi cattolici latini degli Stati Uniti sono alquanto in attesa per il ritorno di questi fratelli. Infatti le comunità episcopaliane, come numero, sono piuttosto piccole rispetto alle parrocchie cattoliche, ma hanno al contrario parecchi ministri. Non è un mistero che i vescovi cercheranno, una volta ordinati questi ministri come sacerdoti cattolici, di avvalersi del loro servizio anche nelle loro circoscrizioni, al di fuori degli stretti confini dell'Ordinariato, dando così sollievo agli oberati, e sempre più pochi, presbiteri attualmente in attività nelle diocesi degli Stati Uniti. Finora le domande di ministri che chiedono di diventare preti cattolici sono ben 67 (qui la fonte).
In aggiunta tutti i cattolici che lo vorranno, potranno liberamente frequentare le parrocchie ex-anglicane, non solo per la messa, ma anche per gli altri sacramenti e per la catechesi, pur rimanendo sotto la giurisdizione del loro vescovo e non come membri dell'Ordinariato. Bisogna ricordare che in parecchi luoghi degli Stati Uniti le parrocchie cattoliche sono una rarità, ed è probabile che l'unica possibilità di partecipare alla messa, per alcuni cattolici dispersi nell'immenso territorio USA, sia proprio quella che troveranno nelle ex parrocchie episcopaliane ora in comunione con Roma.

Inoltre l'arcivescovo Wuerl il 15 giugno si era già espresso con queste altre riflessioni (vedi qui in inglese): 
"I Cattolici tradizionali, legati cioè alla forma straordinaria (la messa in latino in forma straordinaria) troveranno affinità spirituali nell'Ordinariato anglicano che sta nascendo. Gli Anglo-cattolici, come saranno chiamati, hanno un particolare affetto per le tradizioni e gli usi pre-conciliari. Essi diventeranno gli alleati naturali dei cattolici tradizionalisti, anche se manterranno molte delle loro caratteristiche uniche provenienti dal patrimonio della Chiesa inglese. Possiamo aspettarci di vedere una buona quantità di interscambio di cattolici tradizionali che frequenteranno le messe anglicane cattoliche, e viceversa, con gli anglicano-cattolici che frequentano le messe cattoliche tradizionali in latino. Questo è inevitabile. E' doveroso quindi, che sia gli anglicano-cattolici sia i cattolici tradizionali si avvicinino tra loro e prendano contatto, per costruire amicizie e lavorare insieme verso obiettivi comuni."
Il Cardinale non nascondeva, infine, che la nuova struttura anglo-cattolica permetterà ai tradizionalisti di trovare un vero e proprio "rifugio" nelle parrocchie di provenienza episcopaliana, soprattutto in quei territori - a suo dire - governati da vescovi "apertamente ostili" ai Cattolici di orientamento tradizionalista (qui la fonte delle citazioni)

Fonte della notizia: Zenit
Intervento completo in inglese del Card. Wuerl: www.theanglocatholic.com/

sabato 12 novembre 2011

Messa Anglicana alla Basilica di San Francesco in Assisi

Guardate questo video girato un paio di giorni fa da alcuni pellegrini americani: sembra una bella e dignitosa celebrazione dell'eucaristia all'altare del crocifisso nella Basilica inferiore di S. Francesco:


Si sente anche un delicato Agnus Dei in gregoriano. Ma subito dopo cosa fa il sacerdote? Si inchina e insieme al popolo dice una preghiera in inglese! "Novità e abusi" - griderà subito qualcuno -, "aggiunte indebite!" - qualcun altro. E la cosa non finisce qui. Dopo la preghiera il sacerdote mostra le sacre specie per l'Ecce Agnus Dei... e qui il popolo mi diventa tradizionalista addirittura! Ripetono per ben tre volte e al suon del campanello: "O Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e l'anima mia sarà salva". Anche questo lo dicono in Inglese.
Ma che messa sarà mai?
Trattasi di celebrazione eucaristica secondo il rito Anglo-Cattolico americano, l'unico finora approvato dalla Santa Sede, ed in uso presso le comunità tornate alla Chiesa Romana dalla "chiesa" episcopaliana ben prima della promulgazione di Anglicanorum Coetibus, ancora sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Un rito che appare una costruzione un tantino "patchwork", tipo vestito di Arlecchino (lo dico senza essere irriverente). Mette insieme il Novus Ordo in Inglese, l'Ordine della comunione anglicano (dal Book of Common Prayer) ed elementi dell'Anglican Missal ottocentesco, il messale romano ad uso degli anglo-cattolici.
Questa loro liturgia è contenuta nel Book of Divine Worship, che trovate tutto quanto in Internet in formato PDF (proprio qui). A pag. 321 è descritto ciò a cui assistiamo nel video. Sono preservati quegli elementi del patrimonio anglicano non in contrasto con la fede cattolica. Tali elementi, molto spesso, coincidono con usanze "preconciliari" o con formulari pretridentini, tradotti però in lingua vernacolo, che fin dal XVI secolo fa la sua comparsa nella liturgia della Chiesa d'Inghilterra.

In particolare quella che ascoltiamo dopo l'Agnus Dei, si chiama Prayer of humble access, e si ritrova in parecchie liturgie anglicane prima della comunione. Fu composta dallo stesso Cranmer, riformatore inglese, nel 1548, per preparare il popolo alla comunione sotto le due specie, allora da poco reintrodotta. Essa recita così:
We do not presume to come to this thy Table, O merciful Lord, trusting in our own righteousness, but in thy manifold and great mercies. We are not worthy so much as to gather up the crumbs under thy Table. But thou art the same Lord whose property is always to have mercy. Grant us therefore, gracious Lord, so to eat the flesh of thy dear Son Jesus Christ, and to drink his blood, that we may evermore dwell in him, and he in us. Amen

Non presumiamo di venire a questa tua Mensa, O Signore misericordioso, confidando nella nostra giustizia, ma nella tua molteplice e immensa misericordia. Non siamo degni neppure di raccogliere le briciole sotto la tua  Mensa. Ma tu sei quello stesso Signore che sempre perdona. Concedici perciò, Signore che dai Grazia, di mangiare la carne del tuo amato Figlio Gesù Cristo, e di bere il suo sangue, cosicché possiamo dimorare sempre in lui e lui in noi. Amen.

Una preghiera di chiara origine protestante - e si vede nell'uso di Table al posto di Altar, e l'insistenza sulla mancanza di giustizia nell'uomo che può confidare solo nella grazia di Dio.... - preghiera però riportata al suo luogo originario, cioè prima della comunione, e letta in maniera evidentemente cattolica. E' interessante notare che Cranmer stesso l'aveva spostata, anticipandola, nei suoi rituali successivi, ritenendola troppo devozionale e incline a far "adorare" le sacre specie (cosa che lui, evidentemente non voleva.). Chissà come si rivolta nella tomba ora che i suoi pronipoti anglicani, tornati cattolici, continuano a pronunciare le sue parole davanti agli elementi transustanziati nel vero Corpo e Sangue di Cristo che lui, un po' zwinglianamente, prendeva molto, ma molto, in senso solamente "spirituale"!

Commento e fonti della preghiera "Of Humble Access" (in inglese)


NB. Per i confratelli di Assisi: non mettete vasi o piante che blocchino l'altare dal suo lato anteriore, come si evince dal video postato sopra. Gli anglo-cattolici preferiscono celebrare la messa "verso Oriente", cioè con il sacerdote che non si mette dietro l'altare, ma sta dalla stessa parte del popolo. Sarebbe gentile fargli trovare la possibilità di farlo: è qualcosa di molto sentito nel loro patrimonio liturgico. E non solo da loro....
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