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sabato 25 febbraio 2017

Il Kyrie per le domeniche del Tempo di Quaresima

Nelle domeniche di Quaresima non c'è il canto del Gloria, perciò si può opportunamente mettere in risalto il Kyrie eleison, magari cantandolo con l'antica melodia riservata ai tempi forti del rito latino. Nel Kyriale lo trovate alla messa XVII variante B. I Kyrie di Taizé sono belli, ma questo, sinceramente, è meglio, consacrato da centinaia di anni d'ininterrotto uso proprio nelle domeniche del tempo penitenziale. Anche le comunità più piccole e povere dal punto di vista musicale non possono avere particolari problemi nel metterlo in pratica:

Come si canta nella Forma Ordinaria (con duplice invocazione)

Come si canta nella Forma Straordinaria (con la triplice invocazione)

Per i giorni feriali c'è poi l'altra messa semplicissima che vi invito a tirar fuori dai cassetti. Qui il link per il post in cui ne parlavo.

lunedì 29 febbraio 2016

Canti in italiano per la IV domenica di Quaresima - anno C


La seconda puntata delle antifone proprie d'ingresso e comunione, più ritornello del salmo responsoriale, canti composti dal M° Aurelio Porfiri per la IV domenica di Quaresima. E' la domenica della gioia, la domenica Laetare, che invita - a metà del cammino quaresimale - a rallegrarsi per la conversione dei cristiani, raffigurati dall'antica Gerusalemme ricostruita (vedi: Laetare Jerusalem).
Cliccare qui per aprire e scaricare il file PDF che potete visionare qui sotto in anteprima:



Altri post per questa domenica:  I paramenti rosacei
                                                   Gregoriano per la IV domenica di Quaresima

lunedì 22 febbraio 2016

Canti in Italiano per la III domenica di Quaresima


In collaborazione col M° A.Porfiri e il suo blog "IlNaufrago" offriamo gli spartiti dell'Antifona d'ingresso, del ritornello del Salmo responsoriale e dell'Antifona di Comunione per la III Domenica di Quaresima anno C (cioè la prossima domenica).
Le antifone sono composte sul testo del Messale Romano, che non sempre coincide con il testo dell'antifona corrispondente nel Graduale. Per la III domenica, per es., il testo dell'introito preso da Ezechiele differisce dal salmo 24 tradizionalmente cantato (Oculi mei), mentre l'antifona alla comunione riporta gli stessi versetti 4-5 del salmo 84 (Passer invenit).
La melodia semplice e il testo in italiano dovrebbero favorire i cori, anche parrocchiali, ad accostarsi a questo genere di canto antifonale, tipico della liturgia, che concentra l'attenzione maggiormente sul testo biblico da meditare e gustare durante l'azione sacra, riservando infatti i canti variabili ogni domenica (proprio) alla Schola cantorum, e favorendo invece il canto dell'assemblea nelle parti invariabili dell'ordinario della messa.
Anche cantando in lingua italiana ci si può così maggiormente avvicinare a quell'obiettivo che il Concilio Vaticano II aveva posto al canto liturgico, che deve sempre tenere presente, come paradigma, l'esempio del canto gregoriano.

Potete scaricare i PDF della musica a questo collegamento o cliccando sull'immagine:



mercoledì 16 dicembre 2015

"Che luna è"? Anche quest'anno vi rivelo il giorno lunare per la Kalenda...


Ogni anno, la settimana che precede il Natale - se non mi sono organizzato prima (vedi qui) - sono inondato di email che chiedono tutte quante: "Padre, che cosa dobbiamo cantare nella Proclamazione del Natale (la Kalenda) dove dice luna.... Che luna è quest'anno?"
Bene, ora risponderò all'arcano sciogliendo il mistero. Ma vi ricordo che basta consultare un qualunque calendario del Rito Romano tradizionale (vetus Ordo, Forma Straordinaria, come preferite...) per avere la risposta - se proprio non avete voglia di calcolare il giorno lunare in cui cade il Natale.

Dunque la luna è......rullo di tamburiiii.......:"quinta decima"!

E non chiedetemi "che numero è quinta decima??". Comunque in italiano è quindicesima (perché la luna nuova si verifica quindici giorni prima, e infatti Natale, quest'anno, cade con la LUNA PIENA)

Per conoscere meglio la "Kalenda" o "annuncio del Natale", vedi qui oppure qui

domenica 29 novembre 2015

Tutti i più bei canti mariani per la Messa consegnatici dalla tradizione latina

All'inizio della Novena in preparazione alla Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, propongo un disco registrato dai monaci benedettini dell'Abbazia di Solesmes, custodi e divulgatori del Gregoriano.
Nella prima parte si possono ascoltare tutti i canti propri per la Festa dell'Immacolata, nella seconda parte i canti per la Festa dell'Annunciazione, poi i canti tratti dal comune della Vergine Maria, compresi i canti dell'ordinario, e infine i canti propri della solennità dell'Assunzione. E' dunque un concentrato di canti mariani della tradizione latina: le più belle lodi alla Madonna innalzate dai cristiani d'Occidente per secoli e secoli, fino ad oggi.
Sotto il video trovate l'intero "indice" del disco. Accanto ad ogni titolo vi rimando allo spartito del canto (almeno per quelli che ho reperito). Buon ascolto. 


Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

1 Introito: Gaudens gaudebo (spartito)
2 Graduale: Benedicta es tu (spartito)
3 Alleluia: Tota pulchra es (spartito)
4 Offertorio: Ave Maria (spartito)
5 Communio: Gloriosa (spartito)
6 Sequenza: Ave mundi spes (spartito)
7 Inno: O gloriosa Domina (spartito)

Annunciazione della Beata Vergine Maria

8 Introito: Vultum tuum (spartito)
9 Kyrie IX (spartito)
10 Gloria IX (spartito)
11 Graduale: Diffusa est (spartito)
12 Tratto: Audi filia (spartito)
13 Offertorio: Ave Maria (spartito)
14 Sanctus IX (spartito)
15 Agnus Dei IX (spartito)
16 Communio: Ecce Virgo (spartito)

Per le Feste della Vergine Maria

17 Introito: Salve Sancta parens (spartito)
18 Kyrie X (spartito)
19 Gloria X (spartito)
20 Graduale: Benedicta et venerabilis (spartito)
21 Alleluia: Post partum (spartito)
22 Sanctus X (spartito)
23 Agnus Dei X (spartito)
24 Communio: Beata viscera (spartito)

Assunzione della Beata Vergine Maria al cielo

25 Introito: Signum magnum (spartito)
26 Graduale: Audi filia (spartito)
27 Alleluia: Assumpta est (spartito)
28 Offertorio: Assumpta est (spartito)
29 Communio: Beatam me dicent (spartito)
30 Responsorio: Vidi speciosam 
31 Salmo: Eructavit cor meum

sabato 14 novembre 2015

Messa consigliata in questi giorni di tragedia


La Chiesa, nella sua bimillenaria storia di preghiera e culto, ha un formulario adatto per ogni circostanza, soprattutto per i tempi di angoscia e attacchi come quelli che stiamo vivendo. La preghiera ci aiuta ad affrontare i momenti di terrore senza cedere all'odio, ma senza nemmeno abdicare alla ricerca di giustizia senza cui non c'è vera pace. Papa Francesco ha definito i recenti attacchi a Parigi come "un pezzo" di quella Terza guerra mondiale "a pezzi" che si va combattendo da tempo.
Perciò cari confratelli sacerdoti e cari laici collaboratori pastorali, usiamo in questi giorni, tra le Messe "per varie necessità" del Messale Romano, quella dal titolo "In tempo di guerra o di disordini", il cui formulario vi riporto qui di seguito:

IN TEMPO DI GUERRA O DI DISORDINI
(colore liturgico penitenziale: viola)

ANTIFONA D’INGRESSO
Dice il Signore:
«Io ho progetti di pace e non di sventura;
voi mi invocherete e io vi esaudirò
e vi farò tornare
da tutti i luoghi dove vi ho dispersi». Ger 29, 11.12.14

Oppure:
Flutti di morte mi hanno circondato,
mi hanno stretto dolori d’inferno;
nella mia angoscia ho invocato il Signore,
dal tuo tempio ha ascoltato la mia voce. Sal 17, 5-7


COLLETTA
O Dio, forte e misericordioso,
che condanni le guerre
e abbatti l’orgoglio dei potenti,
allontana i lutti e gli orrori che affliggono l’umanità,
perché tutti gli uomini, pacificati tra loro,
possano chiamarsi veramente tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli

Oppure:
O Dio, amico della pace,
conoscerti è vivere, servirti è regnare;
libera da ogni aggressione il popolo che confida in te,
perché, sotto la tua difesa e protezione,
possa dedicarsi senza timore al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.


SULLE OFFERTE
Ricordati, o Padre,
che il tuo Figlio è la nostra pace,
e nel suo sangue ha distrutto le nostre discordie:
per questa rinnovata offerta del suo sacrificio
rendi all’umanità che tu ami
la tranquillità e la pace.
Per Cristo nostro Signore.


ANTIFONA ALLA COMUNIONE
«Vi lascio la pace,
vi dò la mia pace», dice il Signore;
«non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non si turbi il vostro cuore
e non abbia timore». Gv 14, 27


DOPO LA COMUNIONE
Signore, che ci hai nutriti con la dolcezza di quest’unico pane,
che ci conforta nelle prove della vita,
concedi all’umanità, sconvolta dalla guerra,
di ricuperare il bene della pace,
per vivere secondo la tua legge
nella giustizia e nella fraternità.
Per Cristo nostro Signore.

Originale Latino dal Messale di Paolo VI:

TEMPORE BELLI VEL EVERSIONIS

Ant. ad introitum 
Dicit Dóminus: Ego cógito cogitatiónes pacis et non afflictiónis; invocábitis me, et ego exáudiam vos, et redúcam captivitátem vestram de cunctis locis. Jr 29,11-12 Jr 14

Oppure:
Circumdedérunt me gémitus mortis, dolóres inférni circumdedérunt me; et in tribulatióne mea invocávi Dóminum, et exaudívit de templo sancto suo vocem meam.Cf. Ps 17,5-7

Collecta
Deus miséricors et fortis, qui bella cónteris deprimísque supérbos, immanitátes a nobis et lácrimas dignáre festinánter arcére, ut omnes in veritáte tui nominári fílii mereámur. Per Dóminum.

Oppure:
Deus, auctor pacis et amátor, quem nosse vívere, cui servíre regnáre est, prótege ab ómnibus impugnatiónibus súpplices tuos, ut, qui in defensióne tua confídimus, nullíus hostilitátis arma timeámus. Per Dóminum.

Super oblata
Memoráre, Dómine, Fílium tuum, qui est ipse pax, ódia nostra suo Sánguine peremísse, et, mala nostra propitiátus aspíciens, da, ut homínibus quos díligis pacem hæc hóstia cum tranquillitáte restítuat. Per Christum.

Ant. ad communionem
Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis, dicit Dóminus; non quómodo mundus dat, ego do vobis. Non turbétur cor vestrum neque formídet. Jn 14,27

Post communionem
Uno pane, qui cor hóminis confírmat, suáviter satiátis, da nobis, Dómine, et belli furóres superáre felíciter, et tuam amóris ac iustítiæ legem fírmiter custodíre. Per Christum.


mercoledì 16 settembre 2015

Il canto del sacerdote e le risposte del popolo nel rito della Messa in Italiano

Non avendo trovato in rete un PDF con la Melodia per il rito della Messa in italiano, lo propongo qui, e credo che in giro ce ne sia un certo bisogno.
Spesso, infatti, si sentono celebranti pieni di buona volontà "inventare" con un certo pressapochismo, "ad orecchio", una melodia per il canto di una colletta o di un postcommunio. Onde evitare distrazioni per il popolo e impossibilità di rispondere (perché magari non riconosce la melodia), è meglio seguire le indicazioni che troviamo nell'appendice del Messale Romano e che qui vi ho fotocopiato in modalità digitale (è possibile anche scaricarle). 
Riporto la Seconda Melodia per il rito della Messa, di cui ho anche trovato la registrazione completa (che potete sentire, traccia per traccia, nella playlist di Soundcloud qui sotto).
La cosiddetta "seconda melodia" è in realtà esemplata sui toni "simplices" della liturgia romana tradizionale, per questo apparirà piuttosto familiare e facile da memorizzare (correttamente!).
Speriamo che questo ottimo materiale, a suo tempo fatto circolare anche su musicassetta dalla CEI, quando uscì la II edizione del Messale, possa essere utile per migliorare la cantillazione dei celebranti e la solennità delle celebrazioni.



sabato 21 febbraio 2015

I consigli del Direttorio per le omelie: un esempio per la Prima Domenica di Quaresima

Vi posto un "assaggio" (adatto a questa I domenica di Quaresima) del contenuto del recente "Direttorio Omiletico". Nella parte tematica approfondisce la teologica delle domeniche dei tempi forti secondo quanto troviamo nel Lezionario (con utili accostamenti del Messale). Una liturgia della Parola non può prescindere dalla "lettura spirituale" della Bibbia, che deve tener conto delle prefigurazioni, dei simboli nascosti nell'Antico Testamento e svelati nel Nuovo dalla presenza di Gesù. Il Direttorio, davvero fatto con perizia sotto questo aspetto, aiuta sinteticamente il predicatore a mettersi sulla giusta strada per quanto riguarda i contenuti biblici, dottrinali, morali e spirituali delle diverse domeniche e celebrazioni festive. Come comunicare praticamente il messaggio, però, rimane compito dell'omileta: a seconda dell'uditorio (i bambini di prima comunione non sono le monache di clausura!), delle località, della cultura....


Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti


DIRETTORIO OMILETICO

II. LE DOMENICHE DI QUARESIMA

57. Se il Triduo Pasquale e i successivi Cinquanta Giorni sono il centro radioso dell’anno liturgico, la Quaresima è il tempo che prepara le menti ed i cuori del popolo cristiano alla degna celebrazione di questi giorni. È anche il tempo dell’ultima preparazione dei cPraenotanda registrano, per le prime due Domeniche di Quaresima, l’uso tradizionale dei racconti evangelici della Tentazione e della Trasfigurazione, parlandone in relazione con le altre letture: “Le letture dell'Antico Testamento si riferiscono alla storia della salvezza, uno dei temi specifici della catechesi quaresimale. Si ha così, per ogni anno, una serie di testi, nei quali sono presentate le fasi salienti della storia stessa, dall'inizio fino alla promessa della Nuova Alleanza. Le letture dell'Apostolo sono scelte con il criterio di farle concordare tematicamente con quelle del Vangelo e dell'Antico Testamento e presentarle tutte nel più stretto rapporto possibile fra di loro” (OLM 97)
atecumeni che saranno battezzati nella Veglia Pasquale. Il loro cammino ha bisogno di essere accompagnato dalla fede, dalla preghiera e dalla testimonianza di tutta la comunità ecclesiale. Le letture bibliche del Tempo di Quaresima trovano il loro senso più profondo in relazione al mistero pasquale a cui ci dispongono. Offrono pertanto evidenti occasioni per mettere in pratica un principio fondamentale presentato in questo Direttorio: ricondurre le letture della Messa al loro centro che è il Mistero Pasquale di Gesù, nel quale entriamo in modo più profondo mediante la celebrazione dei sacramenti pasquali. I


A. Il Vangelo della I Domenica di Quaresima

58. Non è difficile per i fedeli collegare i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto con i giorni della Quaresima. Conviene che l’omileta espliciti questa connessione, affinché il popolo cristiano comprenda come ogni anno la Quaresima renda i fedeli mistericamente partecipi di questi quaranta giorni di Gesù e di ciò che egli patì e ottenne, mediante il digiuno e l’essere tentato. Mentre è consuetudine per i Cattolici impegnarsi in varie pratiche penitenziali e di devozione durante questo tempo, è importante sottolineare la realtà profondamente sacramentale dell’intera Quaresima.
Nell’orazione colletta della I Domenica di Quaresima ricorre infatti questa significativa espressione: “...per annua quadragesimalis exercitia sacramenti”. Cristo stesso è presente e operante nella Chiesa in questo tempo santo, ed è la sua opera purificatrice nelle membra del suo Corpo a dare valore salvifico alle nostre pratiche penitenziali. Il prefazio assegnato a questa Domenica afferma meravigliosamente tale idea dicendo: “Egli consacrò l'istituzione del tempo penitenziale con il digiuno di quaranta giorni…”. Il linguaggio del prefazio fa da ponte tra la Scrittura e l’Eucarestia.

59. I quaranta giorni di Gesù evocano i quarant’anni di peregrinazione di Israele nel deserto; l’intera storia di Israele si concentra in lui. Perciò appare come una scena in cui si concentra uno dei maggiori temi di questo Direttorio: la storia di Israele, che corrisponde alla storia della nostra vita, trova il suo senso definitivo nella Passione sofferta da Gesù. La Passione comincia, in un certo senso, già nel deserto, all’inizio, metaforicamente parlando, della vita pubblica di Gesù. Sin dal principio, pertanto, Gesù va incontro alla Passione e da ciò trae significato tutto ciò che segue.

60. Un paragrafo del Catechismo della Chiesa Cattolica può rivelarsi utile nella preparazione delle omelie, in particolare nell’affrontare temi
dottrinali radicati nel testo biblico. A proposito delle tentazioni di Gesù, il Catechismo asserisce:
Gli evangelisti rilevano il senso salvifico di questo misterioso avvenimento. Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione. Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto, Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha legato l'uomo forte per riprendergli il suo bottino. La vittoria di Gesù sul tentatore nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del suo amore filiale per il Padre (CCC 539).
61. Le tentazioni cui Gesù è sottoposto rappresentano la lotta contro una comprensione distorta del sua missione messianica. Il diavolo lo spinge a mostrarsi un Messia che dispiega i propri poteri divini: “Se tu sei Figlio di Dio…” esordisce il tentatore. Il che profetizza la lotta decisiva che Gesù dovrà affrontare sulla croce, quando udrà le parole di derisione: “Salva te stesso scendendo dalla croce!”. Gesù non cede alle tentazioni di Satana, né scende dalla croce. E’ esattamente in questo modo che Gesù dà prova di entrare davvero nel deserto dell’esistenza umana e non usa il suo potere divino a proprio vantaggio. Egli accompagna veramente il nostro pellegrinaggio terreno e rivela il reale potere di Dio, quello di amarci “fino alla fine” (Gv 13,1).

62. L’omileta dovrebbe sottolineare che Gesù è soggetto alla tentazione e alla morte per solidarietà con noi. Ma la Buona Notizia che l’omileta annuncia non è soltanto la solidarietà di Gesù con noi nella sofferenza; annuncia anche la vittoria di Gesù sulla tentazione e sulla morte, vittoria che condivide con tutti coloro che credono in lui. La garanzia decisiva che tale vittoria è condivisa da tutti i credenti sarà la celebrazione dei sacramenti pasquali nella Veglia Pasquale, verso cui la prima domenica di Quaresima è già orientata. L’omileta si muove verso la medesima direzione.

63. Gesù ha resistito alla tentazione del demonio che lo induceva a trasformare le pietre in pane, ma, alla fine e in un modo che la mente umana non avrebbe mai potuto immaginare, con la sua risurrezione egli trasforma la “pietra” della morte in “pane” per noi. Attraverso la morte diventa il pane dell’Eucaristia. L’omileta dovrebbe ricordare all’assemblea che si ciba di questo pane celeste, che la vittoria di Gesù sulla tentazione e sulla morte, condivisa tramite il sacramento, trasforma i loro “cuori di pietra in cuori di carne”, come promesso dal Signore mediante il profeta, cuori che si sforzano di rendere tangibile nella loro vita quotidiana l’amore misericordioso di Dio. Allora la fede cristiana può divenire lievito in un mondo affamato di Dio e le pietre vengono davvero trasformate in cibo che riempie il vivo desiderio del cuore umano

venerdì 20 febbraio 2015

Per l'omelia buona non bastano contenuti buoni. Ciò di cui il direttorio non tratta...

Il prof. Adriano Zanacchi ha pubblicato un libro dal titolo "Salviamo l'omelia", frutto della sua competenza come comunicatore e docente di comunicazione (è emerito della Facoltà di Comunicazioni della Pontificia Università Salesiana di Roma), per aiutare i sacerdoti a migliorare le proprie competenze come omileti e i fedeli laici a prepararsi all'omelia della Messa (che cosa aspettarsi). Radio Vaticana ha registrato un breve colloquio con l'autore, che potete riascoltare in questa pagina, visto che l'omelia è in questi giorni di grande attualità.
Il Direttorio omiletico, da pochi giorni diffuso dal Vaticano, si occupa, come si può vedere anche da uno sguardo al sommario, solo dei contenuti teologici dell'omelia e di come le parole del ministro devono interagire con la Parola di Dio. Ma, nota il prof. Zanacchi, c'è tutto il campo della costruzione del discorso, della tecnica per porgerlo e per recapitare il messaggio al destinatario che è da approfondire e da non dare per scontato. Non basta avere un grande messaggio importante per essere sicuri che, automaticamente, il proprio discorrere su di esso sarà interessante e accolto bene.


Ecco la descrizione del libro di Adriano Zanacchi - che trovate qui da ordinare -

Il volume raccoglie l'eco delle lamentazioni che da tempo si riversano sull'omelia, comprese quelle ai più alti livelli, ma intende collocarsi su un piano pratico e realistico. L'autore è un semplice fedele che ha ascoltato migliaia di prediche in grandi cattedrali, in chiese cittadine, in piccole pievi di campagna e ha messo a frutto la sua esperienza di «ascoltatore» e di studioso dei problemi della comunicazione. La riflessione si suddivide in tre parti. La prima individua le «piaghe» della predicazione e cerca di comprenderne le cause; la seconda è dedicata ai testi ufficiali della Chiesa e si propone di delineare l'identità dell'omelia e la sua funzione; la terza, infine, si interroga sulla possibilità di predicare meglio, richiamandosi ai suggerimenti del public speaking e, più in generale, agli studi sulla comunicazione. Vengono posti in evidenza i pericoli dell'improvvisazione e della mancata costruzione del discorso, si denuncia una diffusa presunzione comunicativa e si individuano gli elementi indispensabili per la formulazione di una proposta omiletica concreta che aiuti la riflessione sul valore della liturgia.

martedì 17 febbraio 2015

"Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai": le parole delle Ceneri illuminate da Papa Benedetto XVI


Il passaggio della Catechesi di mercoledì 17 febbraio 2010, in cui Papa Benedetto si sofferma a spiegare il contenuto pasquale delle parole bibliche tradizionali che il sacerdote proferisce su ciascuno dei penitenti che, a capo chino, vengono a ricevere l'imposizione delle ceneri all'inizio della Quaresima. Molti oggi le trascurano e le evitano, Benedetto, ancora, ce le illumina e fa gustare in questo passo e, per chi vuole approfondire ulteriormente, nella splendida omelia delle Ceneri del 2012 (vedi qui).
Il momento favorevole e di grazia della Quaresima ci mostra il proprio significato spirituale anche attraverso l’antica formula: Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai, che il sacerdote pronuncia quando impone sul nostro capo un po’ di cenere. Veniamo così rimandati agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!” (Gen 3,19). Qui, la parola di Dio ci richiama alla nostra fragilità, anzi alla nostra morte, che ne è la forma estrema. Di fronte all’innata paura della fine, e ancor più nel contesto di una cultura che in tanti modi tende a censurare la realtà e l’esperienza umana del morire, la liturgia quaresimale, da un lato, ci ricorda la morte invitandoci al realismo e alla saggezza, ma, dall’altro lato, ci spinge soprattutto a cogliere e a vivere la novità inattesa che la fede cristiana sprigiona nella realtà della stessa morte.
L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità. Così la formula liturgica “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” trova la pienezza del suo significato in riferimento al nuovo Adamo, Cristo. Anche il Signore Gesù ha liberamente voluto condividere con ogni uomo la sorte della fragilità, in particolare attraverso la sua morte in croce; ma proprio questa morte, colma del suo amore per il Padre e per l’umanità, è stata la via per la gloriosa risurrezione, attraverso la quale Cristo è diventato sorgente di una grazia donata a quanti credono in Lui e vengono resi partecipi della stessa vita divina. Questa vita che non avrà fine è già in atto nella fase terrena della nostra esistenza, ma sarà portata a compimento dopo “la risurrezione della carne”. Il piccolo gesto dell’imposizione delle ceneri ci svela la singolare ricchezza del suo significato: è un invito a percorrere il tempo quaresimale come un’immersione più consapevole e più intensa nel mistero pasquale di Cristo, nella sua morte e risurrezione, mediante la partecipazione all’Eucaristia e alla vita di carità, che dall’Eucaristia nasce e nella quale trova il suo compimento. Con l’imposizione delle ceneri noi rinnoviamo il nostro impegno di seguire Gesù, di lasciarci trasformare dal suo mistero pasquale, per vincere il male e fare il bene, per far morire il nostro “uomo vecchio” legato al peccato e far nascere l’”uomo nuovo” trasformato dalla grazia di Dio.

mercoledì 28 gennaio 2015

Festa liturgica del beato Francesco Zirano, frate e martire

Al termine della messa di Beatificazione, alcuni devoti prendono un po' della terra del luogo
del Martirio di padre Zirano, portata a Sassari dall'Arcivescovo di Algeri.
E' l'ultimo beato della famiglia francescana conventuale: il sardo padre Francesco Zirano, che subì un orrendo martirio ad Algeri dove si era recato per riscattare dai saraceni alcuni schiavi, tra cui anche un cugino e confratello. Il giorno liturgico per la commemorazione di questo beato, iscritto appena l'anno scorso nel Martirologio, è il 29 gennaio (il giorno della sua morte coincide con il 25 gennaio, festa della conversione di san Paolo).
L'Ordine minoritico ha chiesto l'approvazione di alcune parti proprie per l'ufficio del B. Francesco Zirano, tra cui come seconda lettura dell'Ufficio la cruda relazione, di un testimone oculare, dell'esecuzione del beato. In calce al post metto anche un documentario, curato dalla Provincia dei Conventuali di Sardegna, in cui si spiega in maniera particolareggiata la vita e il sacrificio del santo confratello:

29 gennaio
BEATO FRANCESCO ZIRANO, SACERDOTE E MARTIRE

Nacque a Sassari nel 1564 da modesta famiglia. Religioso tra i Frati Minori Conventuali della città, divenne sacerdote nel 1586. Il suo zelo di carità verso il prossimo si orientò in vocazione missionaria nel 1599, quando s’impegnò a liberare un cugino e confratello schiavo ad Algeri dal 1590 per salvaguardarlo dal rinnegare la fede. Arrivato in Africa nel luglio 1602 e impossibilitato a operare redenzioni, durante la guerra allora scoppiata tra il regno cabìle di Cuco alleato di Spagna e la reggenza turca di Algeri, fu catturato come spia e condannato a morte. Sollecitato a farsi maomettano per aver salva la vita, rifiutò ripetutamente e con fermezza, preferendo morire scorticato vivo. Morì il 25 gennaio 1603, proclamando la sua fedeltà a Cristo e alla vocazione francescana, e invocando la luce della fede per i carnefici che l’avevano rinnegata.

Dal Comune dei martiri

COLLETTA

O Dio, che hai suscitato nel beato Francesco, sacerdote,
il coraggio di rischiare la vita per liberare il prossimo
restando fedele a Cristo fino al martirio,
per sua intercessione concedi a noi
di testimoniare il Vangelo
con fede viva, carità operosa, speranza certa.
Per il nostro Signore.

Latino:
Deus, 
qui beátum Francíscum, presbýterum, succendísti,
ut pro libertáte próximi daret se perículo
et usque ad martýrium persevérans in Christo manéret,
eius nobis intercessióne concéde
fidem vivam, actuósam caritátem et spem certam,
ad testificándum Evangélium. Per Dominum.

Dal Comune di un martire, con salmodia del giorno dal salterio.

UFFICIO DELLE LETTURE

SECONDA LETTURA
Dalla deposizione sul martirio di Giovanni Andrea da Cagliari. (Antonio Daza, Chronica, pars IV, c. 51, Valladolid 1611, pp. 257-258)

Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito

In Valladolid, 29 di marzo 1606, davanti a me Francesco di Santander, fra Antonio Daza, a nome dell’Ordine del padre san Francesco, presentò come testimone Giovanni Andrea Sardo, originario della Sardegna. Dopo aver prestato giuramento in nome di Dio e al simbolo della croce, su cui mise la mano destra secondo la legge, promise di dire la verità sui fatti di cui era a conoscenza.
Interrogato riguardo all’istanza, il testimone dichiarò che sul contenuto della petizione ciò che lui sapeva era che: mentre lui era prigioniero nella città di Algeri da oltre di 22 anni, il padre fra Matteo de Aguirre mandò, con una lettera per il re Don Filippo nostro sovrano, il suo compagno fra Francesco di cui non sa il cognome, solo che era un frate, sacerdote, di circa 30 anni, di barba castana, di media statura, originario della città di Sassari del regno di Sardegna. I mori che lo guidavano lo tradirono con l’inganno, per cui invece di condurlo al porto per l’imbarco lo portarono nel territorio dei Turchi, dove fu fatto prigioniero dai ministri del re di Algeri. Non acconsentirono alla richiesta di riscattarlo e ritenendo che fosse il citato fra Matteo de Aguirre lo condannarono a morte. Lo condussero per eseguire la sentenza nella città di Algeri, presso il Diwan cioè il Consiglio, dove fu deciso che lo scorticassero vivo e lo misero in una buca fino alla cintola. 
Questo testimone vide come i Mori e i Turchi, mentre lo portavano al martirio, cercavano di convincerlo a rinnegare la nostra amata fede cattolica e che il frate Francesco professando e predicando la verità della nostra santa fede, diceva che in essa era nato e in essa voleva morire. Vedendo ciò portarono un boia greco rinnegato, privo di orecchie, il quale affermava che gliele avevano tagliate i cristiani e che l’uomo davanti a lui doveva pagare per questo. Così il teste vide come il boia si avvicinò con un coltello al condannato che aveva le mani legate ed era stato spinto nella citata buca scavata nel terreno; lì gli inferse un taglio dall’orecchio all’indietro, incidendo fino alla vita e il frate Francesco sopportava con grandissima fermezza invocando il santissimo nome di Gesù e di nostra Signora, recitando i salmi. Il boia proseguì scorticandolo con enorme crudeltà. Arrivato alle mani gli tagliava la pelle e amputava le mani all’altezza dei polsi e dopo procedeva alla stessa maniera con i piedi. Mentre gli scorticava i quarti anteriori questo testimone vide che allorché il boia, strappando la pelle, arrivava fino alla bocca dello stomaco, il suddetto fra Francesco, con tremendo dolore, rivolti gli occhi al cielo disse: «Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito: mi hai redento, Signore, Dio fedele». Con queste parole spirò. 
Il boia finì di scorticarlo e, presa la pelle, la riempì di paglia e la pose in cima alla porta che chiamano di Babason. Buttarono il corpo e le ossa nella campagna. Questo testimone e altri Cristiani schiavi andando a raccoglierli, non trovarono dette ossa, ma venne a sapere che altri le avevano prese e portate in terra di cristiani.

RESPONSORIO Cf. Gal 6,14; 2,20; Fil 1,29
R. Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, * che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
V. Riguardo a Cristo, a me è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui:
R. Che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

Una versione ridotta del documentario di Marco Biggi, narratore padre Umberto Zucca, che ha dedicato otto anni a ricercare e studiare i documenti sulla vita, martirio e e santità di p. Francesco Zirano:

sabato 10 gennaio 2015

Come si cantava alla Basilica francescana di Assisi al tempo della riforma liturgica?

Ho trovato in quel grande deposito di dischi che è YouTube, una registrazione della Deutsche Grammophon piuttosto singolare: un disco di canti, per lo più tardo gregoriani, laudi medievali di Cortona e qualche canto popolare, eseguiti dal Coro della Cappella Papale di San Francesco in Assisi nel 1967, direttore il Padre M° Alfonso Del Ferraro. Quello che descritto è il primo dei due LP dal titolo Gregorianische Gesänge aus Assisi che trovate in questa pagina. Il secondo contiene la Missa in Coena Domini e alcuni altri canti liturgici. A quel tempo nel coro assisiate c'erano ancora i bambini come voci di soprano; tuttavia si nota nel complesso una vocalità piuttosto "teatrale", un po' enfatica, (come quella che ancora caratterizza il coro della Cappella Sistina), con portamenti e rallentamenti un tantino pesanti oggi, ma comunque testimonianze della storia e dell'evoluzione della sensibilità musicale e del repertorio popolare francescano.



Il contenuto del 1° disco Gregorianische Gesänge aus Assisi 
1. Puer natus in Bethlehem
2. O Virgo pulcherrima
3. O spes mea cara
4. Concordi laetitia
5. Cristo risusciti in tutti i cuori
6. Alta Trinita beata
7. Laude novella sia cantata
8. Omne omo ad alta voce
9. Venite a laudare
10. Laudar vollio
11. Troppo perde'l tempo
12. De la crudel morte di Cristo
13. Martir glorioso aulente flore



Il contenuto del 2° disco Gregorianische Gesänge aus Assisi  

De missa:
1.Nos autem gloriari oportet
2. Christus factus est pro nobis obediens.

De lotione pedum:
3.Mandatum novum do vobis
4. Postquam surrexit Dominus
5. Dominus Jesus, postquam cenavit
6. Domine, tu mihi lavas pedes?
7. Si ego Dominus et Magister vester
8. In hoc cognoscent omnes
9. Maneant in vobis fides, spes, caritas
10. Ubi caritas et amor, Deus ibi est

De missa:
11. Dextera Domini fecit virtutem
12. Sanctus

De solemni translatione ac repositione sacramenti:
13.Pange lingua gloriosi Corporis mysterium

Cantus Poenitentiae:
14.Parce Domine, parce populo tuo

In festo Corpore Christi:
15.Verbun supernum prodiens
16.Lauda Sion Salvatorem.

venerdì 9 gennaio 2015

Se vuoi attrarre gente a Messa, falla finita col Latino!

Ho tradotto al volo questo post dal Blog di iPadre, sito americano di un prete tecnologico e insieme "all'antica", che ha lasciato perdere - in maniera post-moderna - le ideologie e i "modernismi" dogmatizzati.
Padre Finelli ha preparato un messaggio, volendo condividere una sua recente scoperta con altri preti, e l'ha corredato con un piccolo esempio video.
Lo riprendo e ve lo giro: tanto per far vedere che il latino e il canto gregoriano sono più contemporanei di quanto parecchi non vogliano ammettere.

Se vuoi attrarre gente a Messa, falla finita col Latino!
di padre Jay Finelli
originale in inglese qui

In quasi ogni parrocchia cattolica degli Stati Uniti in cui puoi entrare sarebbe un piccolo miracolo sentire qualche pezzettino di latino. Durante la Quaresima e l'Avvento, si potrebbe sentire un Sanctus o un Agnus Dei, ma questo sarebbe il massimo.
Qualunque parroco vi dirà che il latino scaccia via la gente. Se vuoi che la gente venga a messa, bisogna che tu dia loro quello che vuole. I giovani vogliono musica che suona come la loro musica. Chitarre, batteria, tastiere e una buona base creeranno l'atmosfera che tutti desiderano. Inoltre, se ci metti il latino, le persone non capiscono e se ne vanno altrove. I bambini e i giovani vogliono la loro cultura.

Sappiamo tutti che questo è stato un grande successo. Le nostre chiese sono molto più piene di quanto non siano mai state. Non è proprio così, per niente. La musica contemporanea "cristiana" non regge il confronto con ciò che i nostri giovani ascoltano. Si tratta di una povera imitazione della cosa "reale".

Inoltre, chi dice che i nostri giovani odiano il latino? Sono solo le persone anziane a cui negli ultimi 50 anni è stato ripetuto che il latino è obsoleto, poco pratico, e non in accordo con i tempi che lo rifiutano. Sacerdoti, e liturgisti hanno detto ai fedeli cattolici che i nostri giovani non possono aver a che fare col gregoriano in latino e il canto sacro. Ma voglio dirvi: si sbagliano di grosso. Ogni Domenica, le voci che sento cantare più forte le parti della messa in latino sono quelle che mi stanno più vicine, quelle dei miei chierichetti. Qui di seguito c'è una clip di Tommy che canta un assolo. Aveva solo un semplice foglio di carta con le parole scritte, niente note musicali. Tommy fa servizio anche alla maggior parte dei funerali. Canta il Requiem, In Paradisum, tutte le parti della Messa, e molti inni sacri e canti a memoria. Tommy ha 10 anni e fa questo ormai da anni. Tutti quelli che lo vedono e lo sentono cantare rimangono commossi e ispirati.
E ora incontriamo Tommy.
Dico solo una cosa: se vuoi attirare i giovani alla Messa, sfidali e dai loro qualcosa che li aiuti ad entrare nel sacro, non quello che hanno già nel mondo.

venerdì 12 dicembre 2014

Gregoriano d'Avvento, di Natale e di Epifania, con il coro dei monaci di Ligugé

I pezzi classici delle messe e dell'ufficio dei tempi d'Avvento, Natale ed Epifania, cantati dal coro del monastero francese di Ligugé. Potete trovare i testi e gli spartiti dell'intero CD che ascoltate qui, cercando sul servizio GregoBase: un database che sta raccogliendo un po' alla volta tutte le antifone e gli altri canti del repertorio gregoriano, trascritti e digitalizzati, gratuitamente per tutti. Un grande regalo per far conoscere e amare il canto proprio della Chiesa Romana.



1. Avvento: O Radix Jesse
2.            Stirps Jesse
3.            Ave Maria
4.            Juste Et Pie Vivamus/Veni Domine
5.            Gaudete
6.            Jerusalem Gaude
7.            Alleluia, Laetatus Sum
8.            Benedixisti
9.            Ecce Virgo
10.          O Emmanuel
11. Natale: Christus Natus Est
12.            Angelus Ad Pastores Ait/Facta Est
13.            Puer Natus Est
14.            Benedictus Qui Venit
15.            Descendit
16.            Christe, Redemptor Omnium
17.            O Admirabile Commercium!
18.            Dum Medium Silentium
19.            Speciosus
20.            Alleluia. Multifarie
21.            Ecce Maria/Agnus Dei
22. Epifania: Ante Luciferum
23.             Ecce Advenit
24.             Reges Tharsis
25.             Hostis Herodes Impie


lunedì 17 novembre 2014

Canto di comunione per S.Elisabetta: il canto della lavanda dei piedi

S.Elisabetta si prende cura di una ammalata - vetrata nella chiesa della Santa a Marburg (DE)
Per la festa di Santa Elisabetta d'Ungheria (o di Turingia) - grande donna francescana; da regina che era si fece povera, infermiera dei poveri, e mendicante per loro - il Messale dell'Ordine Serafico propone un'antifona di comunione peculiare, presente nella liturgia romana solo durante la celebrazione del "Mandatum" del Giovedì Santo, la "lavanda dei piedi", di cui costituisce la V antifona (nel Graduale preconciliare era la VI). Si tratta del testamento di Gesù, che lega l'amore reciproco concreto al riconoscimento dell'essere suoi discepoli (Gv 13,35):

«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli,
se vi amerete gli uni gli altri»,
dice il Signore.

In hoc cognóscent omnes quia discípuli mei estis:
si dilectiónem habuéritis ad ínvicem.
Dixit Iesus discípulis suis.

Questo tratto della spiritualità cristiana è fatto proprio da Santa Elisabetta, che spese tutta se stessa e i suoi averi per amare fattivamente e con umiltà il prossimo, soprattutto gli ammalati e gli abbandonati, lavando e rifocillando quanti erano incapaci di provvedere a se stessi. E per questo fu riconosciuta una vera discepola di Gesù, canonizzata ad appena 4 anni dalla morte, nel 1235, dallo stesso Papa (Gregorio IX) che aveva canonizzato san Francesco e sant'Antonio di Padova. Con loro costituisce una terna di santità francescana delle origini, esempio che ha plasmato la spiritualità minoritica (religiosa e laicale) fino ad oggi.

Ascoltiamo l'antifona, semplice ed efficace, come fu la vita di carità di Santa Elisabetta. Sotto il video, trovate lo spartito:


L'antica tomba di S.Elisabetta: circondata da poveri e storpi che chiedono la sua intercessione

giovedì 30 ottobre 2014

Come celebrare la liturgia quando il 2 novembre, commemorazione dei defunti, cade di domenica

Paramenti neri ricamati per i defunti - Wurzburg, Germania.
Quest'anno il giorno 2 novembre è domenica. Il problema liturgico che si pone è il seguente: la liturgia romana dal 1969 in qua prevede che nonostante sia il Giorno del Signore, per opportunità pastorale e devozionale del Popolo, anche se è domenica si celebri la Messa della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Certo non è la prima volta che capita: dal 1969, anno di entrata in vigore del nuovo messale, l'occorrenza si è ripetuta però solo 6 volte: nel 1975, 1980, 1986, 1997, 2003, 2008. Il 2014 segna la settima occasione. Questa coincidenza, come ben si sa, era assolutamente proibita nei tempi (bui) preconciliari, dove la domenica era sempre e comunque il giorno della Risurrezione. Vi si potevano sovrapporre altre feste, ma non la "ricorrenza dei morti" e nemmeno una normale messa funebre. La Missa pro defunctis, inoltre, con il suo carattere marcatamente penitenziale, non si addice proprio alla giornata domenicale. E così, per chi tuttora celebra nella forma straordinaria, il giorno della commemorazione dei defunti viene spostato al 3 novembre.
Comunque sia, le rubriche del Messale attuale sono inoppugnabili:
a) Il 2 novembre, la Commemorazione dei defunti prevale sulla domenica del Tempo Ordinario

Si deve perciò presumere che quest'anno la liturgia del giorno domenicale sia completamente sostituita da quella del santorale. E invece no. L'ufficio divino rimane quello della domenica XXXI del Tempo Ordinario, solo la Messa cambia (come precisa la rubrica apposta al 2 novembre nella Liturgia delle Ore). E già qui i preti iniziano a fare un po' di confusione, anche perché le norme liturgiche affermano che, nel caso si celebrino lodi o vespri col popolo, allora in quel caso si possono fare dall'Ufficio dei defunti. Da soli no, in compagnia sì.

Ma come se non bastasse ci sono altri dubbi: essendo Domenica, si deve dire il Gloria anche in una messa per i morti? La risposta logica dovrebbe essere no, infatti il formulario della Messa per i defunti non prevede il Gloria (come non è previsto nelle domeniche di Quaresima...).
E il Credo? La Messa dei defunti non lo prevede, perché di solito è celebrata in giorni feriali, ma in Domenica il Credo si dice sempre, anche nei tempi penitenziali, quindi ci andrà - suppongo io - ma il libretto "Ordo missae celebrandae" per la Chiesa universale, il vademecum di ogni prete che vuol sapere cosa celebrare e come ogni giorno dell'anno, indica che né il Gloria, né il Credo vanno eseguiti.. (di solito indica sempre se sono da dire sia l'uno che l'altro).

Quanto al colore: il nero è il colore che la tradizione - fino ad oggi - riserva per la celebrazione dei defunti. Ma usare il nero in giorno di domenica non può assolutamente essere fatto passare come qualcosa di tradizionale, mai fino al 1975 si era celebrata la ricorrenza dei morti nel giorno del Signore, dopotutto, e il nero di domenica era inammissibile. Adesso invece, l'Ordo, per domenica prossima dice "viola o nero". Dunque, almeno quest'anno, per il 2 novembre sarebbe meglio ricorrere all'opzione del Messale Romano che prevede di poter usare il violaceo nelle messe dei defunti. Colore che viene tradizionalmente assunto anche nella messa "tridentina" quando si celebrasse pro defunctis in una chiesa in cui c'è l'esposizione eucaristica.

Per il giorno commemorativo dei defunti, infine, sono previsti tre formulari diversi (con relative diverse letture) per i sacerdoti che vogliano (o debbano) celebrare fino a tre volte la Santa Messa (OGMR 204). Essendo domenica, i preti che dovessero binare o trinare una "missa cum populo", come si dovranno comportare? Secondo le norme tradizionali se celebravano in chiese differenti potevano sempre usare il primo formulario, se nella stessa chiesa, allora dovevano usare prima il primo, poi il secondo e infine il terzo formulario. Ma a quei tempi durante le messe per i defunti non c'era mai la predica. Oggi che deve esserci - perché è pure domenica - e dovrebbe essere anche agganciata alla liturgia della Parola, dovranno i cari parroci prepararsi non una ma ben tre diverse omelie? Anche questo non è specificato.

PS. Da un breve controllo, vi posso già comunicare che la prossima coincidenza tra Domenica e Commemorazione dei fedeli defunti avverrà solo nel 2025.


lunedì 27 ottobre 2014

Le ostie che sfidano le leggi del tempo: conclusi recenti esami sul miracolo eucaristico di Siena


Pubblicati i risultati degli ultimi esami scientifici sulle ostie del miracolo eucaristico di Siena, conservato nella Chiesa dei Frati minori conventuali. Ancora inspiegabile come pane di quasi 300 anni fa non mostri alcun segno di decadimento né contaminazione di nessun tipo.
Intanto con il permesso di Papa Francesco, a Siena durante l'Anno Santo eucaristico, sarà possibile ottenere una speciale indulgenza plenaria.

S.Francesco a Siena
I primi test scientifici sulle SS. Particole conservate dal 1730 nella Basilica di san Francesco a Siena furono compiuti un secolo fa, nel 1914, autorizzate da San Pio X, ovviamente con i metodi e le conoscenze dell'epoca. Ora, con nuovi strumenti e maggior precisione sono state rifatte le analisi "non invasive" su alcuni campioni di queste particole ancora intatte e incontaminate. Le analisi sono state avviate il 10 settembre scorso dopo il nulla osta dato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede all’arcivescovo di Siena monsignor Antonio Buoncristiani.

Le particole vennero rubate il 14 agosto 1730 dalla basilica di San Francesco e ritrovate tre giorni dopo, abbandonate e sporche, dentro una cassetta dell’elemosina nella chiesa di Santa Maria in Provenzano. Vennero ripulite e riportate a San Francesco, e la città fece festa organizzando processioni di ringraziamento per il sacrilegio riparato (Siena aveva addirittura sospeso il Palio, talmente scossa dal furto sacrilego). Si decise di non consumare quelle ostie consacrate, rubate e ritrovate, e nel tempo ci si rese conto che non deperivano, restando "incorrotte” nei secoli. Da allora le particole non si sono mai contaminate e vengono ancor oggi conservate intatte e venerate.
Stando, in effetti, non solo alla scienza, ma anche all’esperienza concreta (più volte si fecero, a Siena, controprove, mettendo in un recipiente accanto alle ostie prodigiose altre non consacrate e appena fatte: in breve furono tutte alterate e poi sbriciolate dal tempo), già dopo sei mesi la farina azzima si rovina gravemente e, nel giro massimo di un paio d’anni, si riduce a poltiglia e poi a polvere.
Per le ostie di Siena, il tempo non ha provocato neppure un ingiallimento, malgrado nulla mai sia stato fatto per assicurare una custodia protetta dagli agenti atmosferici o dai germi ulteriori portati dal toccarle infinite volte con le mani.
Papa san Giovanni Paolo II, nel corso della sua visita pastorale alla città di Siena il 14 settembre 1980, così si espresse di fronte alle Ostie prodigiose: "È la Presenza!".

Le particole sono risultate 225, più alcuni frammenti, come nella precedente ricognizione, si legge in una nota della curia, e sono “incontaminate” e “visibilmente in ottimo stato di conservazione”, tuttora inspiegabile in termini naturali. Le particole si sono ridotte numericamente nel tempo (da 351 che erano), per un semplice motivo: perché, fra le tante "prove" eseguite nei secoli passati, ci fu anche il comunicare con esse delle persone che ne saggiassero il gusto. Che è risultato, esso pure - come attestano i resoconti - non alterato.
Ostensorio contentente le SS. Particole del miracolo di Siena
Nei mesi passati le ostie sono state sottoposte, in tre campioni, a un’ispezione della superficie con microscopio digitale portatile, rilevazione della presenza del nucleotide ATP (adenosin-trifosfato) mediante misura con bioluminometro, test colturale, fotogrammetria a distanza ravvicinata per la ricostruzione del modello 3D delle ostie a fini documentativi. Analizzato e poi ripulito anche il contenitore di cristallo dai tecnici dell’Istituto per la Conservazione e valorizzazione dei beni culturali di Firenze del CNR. Il test colturale non ha messo in evidenza nessuna crescita microbica né dopo 7 giorni dal campionamento, né dopo 14.

Il comunicato dell'Arcidiocesi senese conclude: "Le SS. Particole continuano pertanto ad essere prodigiosamente incorrotte, un segno evidente che rafforza la fede del Popolo di Dio nell’Eucaristia, culmine e fonte di tutta la vita della Chiesa, sacramento di unità e vincolo di carità fra i cristiani".

Proseguono inoltre le iniziative dell’Anno Eucaristico diocesano, con le celebrazioni in programma nella Basilica di S. Francesco e nelle Parrocchie dell’Arcidiocesi per tutto il prossimo anno pastorale. Per l’occasione, l'Arcivescovo di Siena, tramite la Penitenzieria Apostolica, ha anche ottenuto da Papa Francesco l’Indulgenza plenaria, dal 1° novembre 2014 al 4 ottobre 2015, per tutti i fedeli che devotamente sosteranno in preghiera di adorazione dinanzi alle SS. Particole, tanto nella Basilica  dei Francescani conventuali, quanto nelle altre chiese dove saranno esposte.

Vi aggiungo un servizio video della RAI di un paio d'anni fa sul miracolo eucaristico di Siena:

martedì 21 ottobre 2014

Festa di San Giovanni Paolo II, i testi liturgici in italiano

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

SAN GIOVANNI PAOLO II, PAPA


S. Messa
Dal Comune dei pastori: per un papa.

Colletta
O Dio, ricco di misericordia, che hai chiamato san Giovanni Paolo II, papa, a guidare l’intera tua Chiesa, concedi a noi, forti del suo insegnamento, di aprire con fiducia i nostri cuori alla grazia salvifica di Cristo, unico Redentore dell’uomo. Egli è Dio e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.

(qui trovate l'originale latino della preghiera - modificato il titolo da "beato" a "santo" - con un commento)


Letture
Dal Comune dei pastori
Prima lettura 
Is 52, 7-10: Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Salmo responsoriale
Salmo 96 (95), 1-2a. 2b-3. 7-8a. 10.
R/. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Canto al vangelo
Gv 10,14: Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie
pecore conoscono me.

Vangelo
Gv 21,15-17: Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore

Liturgia delle Ore

Carlo Giuseppe Wojtyła nacque nel 1920 a Wadowice in Polonia. Ordinato sacerdote e compiuti gli studi di teologia a Roma, al ritorno in patria ricoprì vari incarichi pastorali e universitari. Nominato Vescovo ausiliare di Cracovia, di cui nel 1964 divenne Arcivescovo, prese parte al Concilio Ecumenico Vaticano II. Divenuto papa il 16 ottobre 1978 con il nome di Giovanni Paolo II, si contraddistinse per la straordinaria sollecitudine apostolica, in particolare per le famiglie, i giovani e i malati, che lo spinse a compiere innumerevoli visite pastorali in tutto il mondo; i frutti più significativi lasciati in eredità alla Chiesa, tra molti altri, sono il suo ricchissimo Magistero e la promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica e dei Codici di Diritto Canonico per la Chiesa latina e le Chiese Orientali. Morì piamente a Roma il 2 aprile 2005, alla vigilia della II domenica di Pasqua o della divina misericordia.

Dal Comune dei pastori: per un papa.
Ufficio delle letture
Seconda lettura
Dall’Omelia per l’inizio del pontificato di san Giovanni Paolo II, papa.

(22 ottobre 1978: A.A.S. 70 [1978], pp. 945-947)
Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!
Pietro è venuto a Roma! Cosa lo ha guidato e condotto a questa Urbe, cuore dell’Impero Romano, se non l’obbedienza all’ispirazione ricevuta dal Signore? Forse questo pescatore di Galilea non avrebbe voluto venire fin qui. Forse avrebbe preferito restare là, sulle rive del lago di Genesareth, con la sua barca, con le sue reti. Ma, guidato dal Signore, obbediente alla sua ispirazione, è giunto qui!
Secondo un’antica tradizione, durante la persecuzione di Nerone, Pietro voleva abbandonare Roma. Ma il Signore è intervenuto: gli è andato incontro. Pietro si rivolse a lui chiedendo: «Quo vadis, Domine?» (Dove vai, Signore?). E il Signore gli rispose subito: «Vado a Roma per essere crocifisso per la seconda volta». Pietro tornò a Roma ed è rimasto qui fino alla sua crocifissione.
Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergerci in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo.
Colui che è nato dalla Vergine Maria, il Figlio del falegname – come si riteneva –, il Figlio del Dio vivente, come ha confessato Pietro, è venuto per fare di tutti noi «un regno di sacerdoti».
Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato il mistero di questa potestà e il fatto che la missione di Cristo – Sacerdote, Profeta-Maestro, Re – continua nella Chiesa. Tutti, tutto il Popolo di Dio è partecipe di questa triplice missione. E forse in passato si deponeva sul capo del Papa il triregno, quella triplice corona, per esprimere, attraverso tale simbolo, che tutto l’ordine gerarchico della Chiesa di Cristo, tutta la sua «sacra potestà» in essa esercitata non è altro che il servizio, servizio che ha per scopo una sola cosa: che tutto il Popolo di Dio sia partecipe di questa triplice missione di Cristo e rimanga sempre sotto la potestà del Signore, la quale trae le sue origini non dalle potenze di questo mondo, ma dal Padre celeste e dal mistero della Croce e della Risurrezione.
La potestà assoluta e pure dolce e soave del Signore risponde a tutto il profondo dell’uomo, alle sue più elevate aspirazioni di intelletto, di volontà, di cuore. Essa non parla con un linguaggio di forza, ma si esprime nella carità e nella verità.
Il nuovo Successore di Pietro nella Sede di Roma eleva oggi una fervente, umile, fiduciosa preghiera: «O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà! Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto! Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi».
Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa «cosa è dentro l’uomo». Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

Responsorio
R/. Non abbiate paura: il Redentore dell’uomo ha rivelato il potere della croce e ha dato per noi la vita! * Aprite, spalancate le porte a Cristo.
V/. Siamo chiamati nella Chiesa a partecipare alla sua potestà.
R/. Aprite, spalancate le porte a Cristo.

Orazione
O Dio, ricco di misericordia, che hai chiamato san Giovanni Paolo II, papa, a guidare l’intera tua Chiesa, concedi a noi, forti del suo insegnamento, di aprire con fiducia i nostri cuori alla grazia salvifica di Cristo, unico Redentore dell’uomo. Egli è Dio.

Fonte (e testo stampabile in PDF)
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online