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mercoledì 17 luglio 2013

Stile liturgico "emancipato" o "autocentrato"? Vedete un po' voi

Una notizia del 16 luglio ripresa da TGCOM diceva:
A messa come a Sanremo: parroco chiude il matrimonio cantando e ballando sull'altare
Colpo di scena in una parrocchia della Brianza, dove risuonano le note dei Ricchi e Poveri
19:20 - Le suore di Sister Act oramai sono storia passata. Perché alla ribalta, ora, c'è don Bruno, l'originale parroco che non ha esitato a infrangere i rigidi schemi della Chiesa, chiudendo un matrimonio in Brianza sulle note di "Mamma Maria", storico successo dei Ricchi e Poveri. Stereo alla mano, il prete ha trasformato l'altare in un palco degno dell'Ariston, con tanto di coreografie ed esibizione al microfono. Il tutto sotto lo sguardo attonito dei presenti che, cellulare alla mano, hanno filmato la scena e hanno messo il video sul web.
La curiosità è tanta, e con una ricerca da un solo click ecco cosa ti trovo su YouTube (caricato il 16 maggio 2013):


Ed ecco il "replay" durante l'ultima "cerimonia":


Non so se è un matrimonio vero o se è solo una commedia, ma se sul serio quello che balla e canta è un prete e i due sono veramente venuti a sposarsi "secondo il rito di santa romana Chiesa", allora qui c'è qualcosa di profondamente storto. Una distorsione della liturgia talmente radicata che non è più nemmeno percepita da chi la mette in atto, da chi la filma e da chi la vive. Tutto ruota attorno ad attori in cima al palcoscenico, per intrattenere, "religiosamente" quanto si vuole, ma pur sempre intrattenere il pubblico in "sala". 
Rileggiamo le parole ponderate di Benedetto XVI, e comprendiamo il grido di sofferenza e d'allarme, a volte sottovalutato, con cui il Pontefice giustificava il ritorno di molti alla Forma straordinaria, come "rifugio" contro gli abusi e la spettacolarizzazione della liturgia. Il Papa parlava al passato, ma pare che nulla sia cambiato:
Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa.                              (lettera ai vescovi in occasione del MP Summorum Pontificum)
La liturgia e la fede sono l'una l'espressione visibile dell'altra. Se tu credi in te stesso o se credi nel Dio di Gesù Cristo il risultato "rituale" non sarà lo stesso, come sarà diverso anche il risultato "vitale" (la vita cristiana è anch'essa liturgia, opera di Dio e per Dio, con rubriche molto antiche che si chiamano comandamenti, affidate a coloro che hanno ricevuto il sacerdozio battesimale per offrire il sacrificio della propria esistenza con Cristo al Padre). E non importa quello che affermi di credere, la comunicazione non-verbale, i gesti, i segni, la musica, diranno molto di più di quanto immagini (come i tuoi comportamenti e la sincerità nella vita morale rivelano se davvero credi al Signore e ami il tuo prossimo o fai riferimento solo a te stesso).

mercoledì 16 gennaio 2013

Si fa dire al Cardinale una cosa in italiano e tutto il contrario in inglese e spagnolo...


Leggevo una notizia su ZENIT - versione italiana - , dove si riportano le affermazioni di una conferenza del Cardinal Cañizares, a proposito di un sussidio o manuale per la corretta celebrazione della Messa, di prossima edizione (in estate) da parte della Congregazione del Culto Divino da lui presieduta. E fin qui tutto bene. Anche se ero perplesso: ci sono già tanti documenti chiari, se un prete non vuole adeguarsi non si adeguerà per un ennesimo "libriccino vaticano".... Poi, però, mi imbatto in una frase che mi pareva alquanto strana e mi fa sobbalzare, perché messa in bocca a Sua Eminenza:
[Il Cardinale] Ha poi rimarcato che il Concilio ha specificamente parlato della Messa rivolta verso il popolo e dell'importanza di Cristo sull'altare [forse intende il crocifisso?], in modo da non escludere i fedeli presenti, in particolare dalla parola di Dio. Ha anche sottolineato la necessità della nozione del “mistero” e di alcuni particolari interessanti prima molto più rispettati, come “l'altare a est” o la coscienza del “significato sacrificale dell'Eucaristia”.
E mi chiedo: ma in quale punto della Sacrosanctum Concilium si parla del prete che celebra la messa "verso il popolo"? Possibile che non me ne sia mai accorto? Ne hanno discusso i padri in commissione, ma poi non se ne è fatta menzione nel testo della Costituzione. C'è nei Principi e Norme del Messale Romano, a proposito dell'altare staccato dalla parete perché ci si possa girare intorno ed eventualmente celebrare verso il popolo. Ma non mi pareva che si menzionasse la questione nei documenti stessi del Concilio. Così, per curiosità, sono andato a controllare le altre lingue in cui ZENIT si esprime. Sorpresa delle sorprese: in Inglese e Spagnolo il senso della frase è esattamente l'opposto e ci sono ben altri particolari espunti dalla versione italiana (il riferimento al modo di celebrare in cappella Sistina di Benedetto XVI). Proprio questi particolari mi fanno dubitare che sia stata preparata una versione "adattata al gusto mainstream italiano" e sia stata invece lasciato l'originale delle affermazioni del Prefetto nelle altre lingue... Anche i titoli della notizia sono molto diversi: in Inglese si insiste sul fatto che il Vaticano sta preparando un sussidio per aiutare i preti a celebrare correttamente la Messa, in Italiano, invece, si cerca di sintetizzare il messaggio del Cardinale così: "La liturgia non "spettacolo" ma comunicazione diretta con Dio".

Versione inglese
He added that the Council did not speak of the priest celebrating Mass facing the people, that it stressed the importance of Christ on the altar, reflected in Benedict XVI's celebration of the Mass in the Sistine Chapel facing the altar. This does not exclude the priest facing the people, in particular during the reading of the word of God. He stressed the need of the notion of mystery, and particulars such as the altar facing East and the fact that the sacrificial sense of the Eucharist must not be lost.
Versione spagnola (originale, perché è la lingua in cui il Cardinale parlava):
Añadió que en concreto el Concilio no habló de la misa cara al pueblo, de la importancia de Cristo en el altar [qui si capisce che si parla di Cristo rappresentato dall'altare], lo que le permitió a Benedicto XVI celebrar la misa en la Capilla Sixtina hacia el altar, lo que no excluye la cara al pueblo, en particular durante la palabra de Dios. Subrayó la necesidad de la noción del misterio, y de algunos particulares interesantes que se respetaban como el altar hacia el oriente, y que no se pierda el sentido sacrifical de la eucaristía.
Anche RomeReports ha un pezzo sulla conferenza di oggi tenutasi all'Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede sul tema: "La Liturgia cattolica a partire dal Vaticano II: continuità ed evoluzione". Il sommario del video dice: "Cardinal Canizares: Il futuro della Chiesa dipende dalla sua formazione liturgica".

lunedì 17 dicembre 2012

Tutti devono avere libertà di parola e di pensiero? No, il Papa no!

Guardate cos'è successo ieri durante l'Angelus domenicale, quando un gruppo di attivisti ha inscenato una protesta, subito stroncata con fermezza e gentilezza dal servizio d'ordine di Piazza san Pietro:

 

E questo perché? Perché il Papa ha ricordato con cristallina chiarezza, nel recente Messaggio per la giornata mondiale della Pace che: 
 Operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità 
 4. Via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita. Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace. ...
Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.
Tralasciando - per ora - la questione dell'aborto: mi pare si capisca abbastanza perché uccidere i bambini sia un atto contro la pace, dobbiamo soffermarci sulla questione dello stravolgimento dell'istituzione matrimoniale (che alcuni vorrebbero tra uomini e uomini o donne e donne).
I signori immortalati nel video non apprezzano che il Papa faccia un discorso argomentando con la ragione e non con la fede? Se hanno qualcosa da dire, invece di inscenare proteste, sarebbe ora di iniziare a rispondere con argomenti ragionevoli, a domande del tipo: "Che vantaggio può ricavare la società dal riconoscere come matrimonio un'unione omosessuale?" e poi "Che differenza può fare oggi, oggi che tutti rifiutano il matrimonio, insistere per avere un diritto che nessuna società umana, fino ai nostri giorni, si è mai sognata di dover riconoscere?" e ancora: "Che senso legale può avere che i desideri privati di singoli debbano diventare per forza diritti riconosciuti e sanciti, se nessuna maggioranza di cittadini democraticamente condivide tutto questo? (e lo si è dimostrato perfino nella laicissima Australia...)". Insomma: perché mai una libertà privata di convivenza, che nessuno nei nostri paesi civili e occidentali si sogna di coartare, deve addirittura diventare norma e diritto da imporre a tutti, addirittura cambiando l'istituto matrimoniale (che non è né cristiano, né religioso, è un'istituto dell'umanità!)?

Allora aspettiamo le pacate e ragionevoli argomentazioni, invece di urla e cartelloni che, poi, vengono esposti solo a San Pietro, stranamente, anche se tutti i musulmani, gli ebrei, i buddisti e parecchi altri sono - guarda un po'- d'accordo col Papa. Eppure non si sono viste proteste davanti alla Moschea di Roma o Parigi o Londra, tanto meno davanti alle Sinagoghe. Come mai? Benedetto è stato chiaro: non sono questioni di fede. Ciononostante anche esimi commentatori continuano ad affermare pacificamente che "è solo la Chiesa oscurantista ad opporsi a queste innovazioni di civiltà". Non pare proprio. E comunque: aspettiamo una risposta agli argomenti con altri illuminanti argomenti. Non con sceneggiate.

mercoledì 12 dicembre 2012

E' proprio necessario celebrare la messa ad ogni funerale?

Tornielli ha lanciato un grido di dolore per la triste situazione creatasi nel modo di celebrare il funerale di Riccardo Schicchi, detto il "Re del Porno". Devo dire che sono pienamente d'accordo con lui, e mi chiedo come possano sfuggire certi contro-messaggi, di certo non voluti (ma immortalati da foto e video), e come non si arrivi a prevedere che, in un certo tipo di ambiente e con alcune persone sia necessaria un'attenzione pastorale supplementare, soprattutto in momenti delicati come i funerali. Precauzione, tra l'altro, raccomandata e non solo permessa dalla Santa Chiesa.

C'è chi si chiede come poteva un parroco evitare di dare la comunione a tutte le pornostar e pornodivi che gli si presentavano, non sapendo - giustamente - se si fossero previamente confessati, decidendo di lasciare il loro turpe mestiere. Giusta preoccupazione, alla quale si sarebbe dovuto pensare prima, leggendo quanto i nostri cari vescovi hanno fatto tanta fatica a scrivere e ad approvare. Cioè il "Rito delle Esequie" seconda edizione!

Infatti nelle Precisazioni al nuovo rituale delle Esequie, ufficialmente in vigore dallo scorso 2 novembre, si chiarisce senza lasciare ombre di dubbio (pag. 29):
2. Possono presentarsi situazioni pastorali nella quali è opportuno, o addirittura doveroso, tralasciare la celebrazione della Messa e ordinare il rito esequiale in forma di Liturgia della Parola....
Questo riprende e ribadisce quanto già stabilito nelle Premesse Generali, a pag. 19, dove di tratta esplicitamente delle Esequie nella Liturgia della Parola.

Forse accettare di celebrare il funerale del "Re del Porno" poteva essere una di quelle "situazioni pastorali" che consigliava doverosamente di adottare tale forma rituale?

Esiste anche un "secondo tipo" di celebrazione, più "appartata": le Esequie nella Cappella del Cimitero, anche queste senza la Messa (Premesse Generali num. 7). Perché non prendere in considerazione anche quest'altra opportunità di "flessibilità pastorale"?

Per quanto riguarda i possibili discorsi, che il rituale (Precisazioni num. 6, pag. 30) descrive come: "brevi parole di cristiano ricordo nei riguardi del defunto", subito si precisa: "Il testo sia precedentemente concordato e non sia pronunciato dall'ambone". Non si leggono care poesie o ricordi da dove si legge la Parola di Dio, e non si fanno proclami di "amore libero" e "contro la società bacchettona" in Chiesa. Il sacerdote deve vigilare e concordare con amici e parenti cosa si dirà e si farà.

Con un po' di attenzione pastorale e di delicatezza si possono evitare tanti imbarazzi alla Madre Chiesa e compiere allo stesso tempo il giusto ufficio della Misericordia nei confronti dei defunti cristiani.

Cari sacerdoti, leggete le rubriche prima di lamentarvi e dire: "non potevo fare altrimenti...!".

domenica 9 dicembre 2012

giovedì 6 dicembre 2012

San Nicola è Babbo Natale!

Per sorridere riflettendo su come battere la secolarizzazione, anche con ironia, senza tentennamenti nel reclamare ciò che appartiene alla cultura cristiana, vi posto un'immagine da far girare:


Per conoscere meglio il Santo Vescovo che oggi festeggiamo, il taumaturgo dell'antichità Nicola da Myra e di Bari, vi consiglio questo post dell'anno passato.

mercoledì 5 dicembre 2012

Il National (ex)Catholic Reporter sfida sfacciatamente la Chiesa Cattolica, e firma - speriamo - la propria fine.


E' apparso due giorni fa, sul giornale statunitense NCR che insiste a chiamarsi cattolico, ma non lo è da anni e anni, un editoriale (leggi qua in inglese) a nome di tutta la redazione (nessuno se ne è preso la responsabilità singolarmente?) che si pone apertamente e senza indugi contro il Magistero della Chiesa Cattolica. Non solo "contro il Papa", come qualche commentatore sottolinea, ma prima di tutto contro l'intero episcopato degli USA, poi contro la Tradizione unanime della Chiesa Cattolica, infine contro i chiari documenti del Beato Giovanni Paolo II.... E potrei continuare. Basta leggere per capire che di attacco totale si tratta. Un attacco, dobbiamo sperare, in stile kamikaze.
Il punto controverso è - tanto per cambiare - l'ordinazione sacerdotale delle donne. In maniera disgustosa e provocatoria il National Catholic Reporter afferma nel titolo: "L'ordinazione delle donne correggerebbe un'ingiustizia". E prosegue:
"La chiamata al sacerdozio è un dono che viene da Dio. Ha le sue radici nel battesimo ed è richiesto e confermato dalla comunità quando tale dono risulta autentico ed evidente in una persona come carisma. Le donne cattoliche che hanno scoperto una chiamata al sacerdozio e hanno avuto tale chiamata confermata dalla comunità dovrebbero essere ordinate nella Chiesa Cattolica Romana. Vietare alle donne l'ordinazione presbiterale è un'ingiustizia e non si può tollerare che rimanga in piedi".
Un vocabolario scioccante, pieno di rivendicazioni sindacali che non tengono minimamente conto della realtà teologica del ministero come descritto, non dico dal Catechismo della Chiesa Cattolica, che per i signori del Reporter è abominio, ma dai documenti del Concilio Vaticano II, se ancora credono almeno in esso!

Il giornale si schiera poi anima e corpo in difesa dell'eretico Roy Bourgeois, dimesso dallo stato clericale ed espulso dalla sua congregazione religiosa per aver partecipato attivamente ad una invalida e sacrilega ordinazione femminile, ultima goccia di interminabili campagne condotte dall'ex prete per imporre il suo pensiero femminista, progressista, abortista, liberista, libertario: una specie di Pannella in clergyman (che non portava, ovviamente).

Con puntiglio degno di protestanti arrabbiati, i redattori del pezzo su NCR riportano il parere del 1976 della Pontificia Commissione Biblica, per la quale nel Nuovo Testamento da solo non c'era una risposta definitiva e chiara per dirimere una volta per tutte la questione dell'ordinazione femminile. Da quell'ambiguo parere scientifico, NCR, senza tener conto della Parola di Dio trasmessa dalla Tradizione (rileggano Dei Verbum!) salta alle conclusione che allora si deve ordinare la donna! Il magistero seguente, anche questo puntigliosamente elencato, viene presentato come infedele alla Bibbia e coercitivo contro le cristiane che "sentono" la chiamata. Argomentazioni incredibili, presentate con una superficialità allucinante.

Addirittura critica la Santa Sede perché - dopo il responso dell'Ordinatio Sacerdotalis (1984), il quale stabiliva appartenere al deposito della fede che l'ordinazione sacerdotale è da riservare solo agli uomini -  sceglierebbe i candidati all'episcopato solo tra gli allineati a questa posizione. E voglio vedere che la Santa Sede non debba scegliere uomini ortodossi per affidar loro l'episcopato! Ma come ragionano al NCR? Con le quote di vescovi a seconda delle tendenze politiche? Ma di che Chiesa stanno cianciando?

Con un linguaggio volgare si parla addirittura di "vittime" del documento Ordinatio Sacerdotalis: sarebbero i docenti di teologia che si sono visti ritirare il mandato canonico di insegnare nelle facoltà cattoliche per la loro disobbedienza  all'insegnamento del Magistero (ma se proprio non riescono ad aderirvi almeno potrebbero sforzarsi di non insegnare a disprezzarlo...)

La conclusione del "proclama" (altro che editoriale) è questa che vi traduco:
Il nostro messaggio è che noi crediamo che il sensus fidelium è tale per cui l'esclusione delle donne dal sacerdozio non ha un forte fondamento nella Scrittura o nessun altro ragionevole motivo cogente; perciò le donne dovrebbero essere ordinate. Abbiamo sentito fedeli assentire a questo durante innumerevoli conversazioni nelle sale parrocchiali, sale per conferenze e raduni familiari. Ciò è stato oggetto di studio e di preghiera individuale e in gruppo. La coraggiosa testimonianza della Conferenza per l'Ordinazione delle donne, per esempio, ci dà la sicurezza che i fedeli sono arrivati a questa conclusione dopo una ponderazione fatta di preghiera e studio -- sì, perfino studio della Ordinatio Sacerdotalis.
NCR unisce la sua voce con Roy Bourgeois e fa appello alla Chiesa cattolica perché corregga questo ingiusto insegnamento.
Ma pensa! Le sale parrocchiali e i raduni familiari, luoghi notoriamente deputati alla formulazione dei dogmi nella Chiesa Cattolica, hanno trovato certezza irrefragabile che il Papa e i vescovi in comunione con lui, parecchie migliaia, stanno propalando un insegnamento ingiusto e sbagliato. E il buon giornale NCR che supporta questo supposto (e distorto) sensus fidelium (che come ricorda il concilio comprende tutti i fedeli, dai vescovi agli ultimi fedeli laici... ma tutti se lo dimenticano), si unisce alla lotta. 

Speriamo che finalmente, dopo quest'ultimo colpo, qualcuno in alto faccia qualcosa per fermare la deriva del NC. 
Con il sensus fidelium che è dato in maniera esclusiva ai blogger, propongo alla gerarchia:
1) Impedire l'uso di Catholic al National Reporter, appellativo che non si merita proprio e trae in inganno i fedeli.
2) Sanzionare in qualche modo, pena la scomunica per eresia se non ritrattano, i sottoscrittori del proclama in forma di editoriale.
3) Disdire e far disdire tutti gli abbonamenti che si può, per mostrare nei fatti che il popolo che sostiene economicamente un giornale cattolico pretende che i contenuti aiutino a conoscere la fede cattolica, e le opinioni dei dissidenti, giustamente esposte, non siano sostenute con partigianeria come fossero verità rivelate!

Piovono già le risposte che seppelliscono con ironiche mazzate argomentative gli schiamazzi protestanti del NCR. Leggete, per es., questo bel pezzo su First Things di Elizabeth Scalia. Tra le altre cose si veda questa lettera del lontano 1968 (!!) dove il vescovo di Kansas City già minacciava il giornale sedicente cattolico per le sue posizioni inaccettabili. Quando si dice lunga fedeltà alla propria linea editoriale!

PS: E poi qualcuno si chiede perché famosi blogger cattolici americani, come padre Zulhdorf, da anni chiamino il National Catholic Reporter con il nomignolo ironico di National Catholic Fishwrap, cioè buono solo per incartare il pesce?

mercoledì 28 novembre 2012

La "magia della Messa" è questa??

Un attento lettore mi ha inviato il video che riproduco in questo post. Una "Messa magica" del famoso Mago Sales, filmata l'anno scorso. E' vero e risaputo che il fondatore dei Salesiani, san Giovanni Bosco, per intrattenere i suoi piccoli discepoli sapeva fare anche giochi di prestigio, ma possiamo essere certi che non li avrebbe MAI e poi MAI mescolati al Santo Sacrificio, che ci fa rivivere la passione, morte, risurrezione e ascensione al Cielo del Figlio di Dio... Come si arriva a celebrare in una maniera del genere è per me un mistero incomprensibile.
Qui non si tratta più nemmeno di abusi liturgici, ma di una concezione dell'Eucaristia completamente svuotata del suo senso teologico minimo, ridotta a puro intrattenimento perché "da sola" non dice più nulla, non significa più. E bisogna finirla con la falsa consolazione: "comunque è una messa valida, perché Gesù "scende" ex opere operato"! Già san Tommaso diceva che i sacramenti "significando causant", se ne cambi a piacere la significazione rischi di rinunciare alla grazia. Mi chiedo: come è bene distinguere nettamente liturgia da pietà popolare, non sarebbe altrettanto giusto distinguere nettamente e non mescolare liturgia e circo o liturgia e teatro di strada?



Alcuni spunti di riflessione tratti dagli scritti di Don Bosco, e le citazioni si potrebbero moltiplicare a dismisura:

"Dopo la S. Comunione, trattenetevi almeno un quarto d'ora a fare il ringraziamento. Sarebbe una grave irriverenza se, dopo pochi minuti aver ricevuto il Corpo-Sangue-Anima-Divinità di Gesù, uno uscisse di chiesa o stando al suo posto si mettesse, a ridere, chiacchierare, guardare di qua e di là per la chiesa....."
(San Giovanni Bosco)

"Hanno il coraggio di fare la Comunione e non pensano a correggere i propri difetti".
(San Giovanni Bosco)

Chi non va alla Comunione col cuore vuoto di affetti mondani e non si getta generosamente nelle braccia di Gesù, non produce i frutti che sono propri della Santa Comunione.
(San Giovanni Bosco)

"Il demonio nulla teme quanto la Comunione ben fatta e le visite frequenti a Gesù Sacramentato".
(San Giovanni Bosco)

"Se ho qualche pena in cuore - diceva san Domenico Savio - vado dal confessore, che mi consiglia secondo la volontà di Dio; infatti Gesù ha detto che la voce del confessore è per noi come la voce di Dio. Se poi voglio qualche cosa di grande, vado a ricevere l'Ostia Santa, in cui c'è il Corpo di Gesù: quel Corpo, Sangue, Anima, Divinità che Gesù stesso offrì al Padre per noi, sopra la croce. Che cosa mi manca per essere felice? In questo mondo, nulla. Mi manca solo di godere in cielo Colui che ora con occhio di fede vedo ed adoro sull'altare".
(San Giovanni Bosco)

martedì 27 novembre 2012

Il diavolo fa le pentole... ma non le monete. La Slovacchia rivuole le aureole dei suoi santi

I santi patroni d'Europa la spuntano sull'Eurozona cristianofoba...

Ricordate la notizia di qualche giorno fa, a proposito della incomprensibile richiesta di qualche euroburocrate allergico ai cristiani di cancellare i "simboli religiosi" dalle monete slovacche per la commemorazione dei Santi Cirillo e Metodio? (leggi anche qui)
Bene, pare ora che a seguito delle proteste levatesi da parecchi parti, in prima fila le Chiese, ecco la marcia indietro (leggi qui) della Banca centrale Slovacca (che pure si era prima piegata, vedi qui), e ora sostiene la richiesta ufficiale di mantenere il disegno originale, aureole e crocette comprese. Così oggi il SIR ha dato la notizia in italiano:
(Sir Europa - Bratislava) - Il non voler rappresentare i santi Cirillo e Metodio con i simboli religiosi che li caratterizzano è una mancanza di rispetto nei confronti degli abitanti della Slovacchia e dei valori cristiani. Per questo motivo la Conferenza episcopale slovacca accoglie con favore il fatto che la Banca centrale slovacca abbia cambiato la sua intenzione a riguardo e che il design recentemente approvato della moneta commemorativa rispetti ora le radici cristiane della nazione. Secondo Anton Ziolkovský, segretario esecutivo della Conferenza episcopale, non si possono separare i santi Cirillo e Metodio dalla loro missione: “Ringraziamo tutti coloro che, con il loro sostegno, hanno contribuito a questo cambio e speriamo che le nostre legittime motivazioni siano ora rispettate anche dalla Commissione europea (Ce)”. Il design originario della moneta commemorativa, che sarà emessa in occasione del 1150° anniversario dell’arrivo dei fratelli di Tessalonica nella regione della Grande Moravia, era stato respinto dalla Ce e da diversi Stati membri che avevano chiesto di eliminare l’aureola e le croci dai vestiti. La Banca centrale slovacca, che aveva inizialmente assecondato la richiesta, dopo le proteste giunte dalla Chiesa cattolica, da diverse istituzioni e da eminenti figure della vita sociale e politica slovacca, ha infine deciso di insistere sul design originario mantenendo i simboli religiosi.
A volte far sentire le esigenze delle maggioranze silenziose (e cristiane) calpestate e vilipese è davvero necessario. E adesso prepariamoci alle immancabili polemiche natalizie su: presepi a scuola sì o presepi no... 


Il bozzetto originale dell'artista Miroslav Hric
Il bozzetto religiosamente epurato e ora rifiutato

lunedì 17 settembre 2012

Quando la paura fa dire cose che non si vorrebbero dire: i cattolici in Pakistan

Vi traduco la notizia apparsa oggi su UCAnews, agenzia cattolica di notizie che copre l'Asia. Non si possono certo biasimare i cristiani del Pakistan, che vivono ogni giorno sotto la minaccia della ghigliottina della legge antiblasfemia (ricordate il caso della piccola Rimsha, falsamente accusata di aver oltraggiato il Corano solo pochi giorni fa...). Però non possiamo non renderci contro che i nostri poveri fratelli cattolici del Pakistan vivono nel terrore o addirittura in preda a una "sindrome di Stoccolma", che fa affermare cose che nessun cristiano può in coscienza affermare: come - per es. - la richiesta di arrestare (!) il produttore e regista del film considerato blasfemo. Potete leggere e capire la situazione di tensione a cui sono sottoposti i cristiani di quelle terre e come a volte sono costretti - per non subire ritorsioni (e lo affermano esplicitamente) a dire cose che ben difficilmente possono essere sottoscritte da cristiani liberi, pur con tutto il rispetto dovuto ai sentimenti dei credenti in altre religioni.
Cattolici Pakistani in preghiera nella Cattedrale di Faisalabad

LA CHIESA CONDANNA IL FILM "BLASFEMO"

Pakistan, 17 settembre 2012:  I leadear della Chiesa a Faisalabad nel fine settimana hanno fatto sentire le loro voci inseme a quelle dei musulmani inferociti nel condannare il film anti-islamico che ha scatenato un'ondata di violenza in tutto il mondo musulmano.

La Commissione diocesana per il dialogo interreligioso ha rilasciato una dichiarazione sabato scorso, esprimendo indignazione per il controverso film "L'innocenza dei musulmani".

Dice il comunicato: "Il film ha ferito i sentimenti spirituali e religiosi dei musulmani ma anche dei cristiani in tutto il mondo. Il Vaticano, come i capi di altri paesi, ha condannato la sua pubblicazione e promozione. Si tratta di un durissimo colpo per la pace nel mondo e gli sforzi per l'armonia interreligiosa". [Il "Vaticano", che non è paragonabile alla leadership di "altri paesi", ha condannato con forza prima di tutto le violenze e le sconsiderate reazioni...]

La nota si conclude con un appello all'arresto del regista Sam Becile e Terry Jones, un pastore americano che ha pubblicamente sostenuto il film. Jones è balzato agli onori delle cronache per aver offeso i musulmani bruciando una copia del Corano nel mese di aprile. [proprio chi soffre di continuo, in patria, l'arresto per la blasfemia chiede che questa legge sia applicata anche fuori del paese, negli Stati Uniti, patria della libertà di pensiero e di espressione! Piuttosto surreale, se non si cogliesse la tristezza della situazione.]

Padre Aftab James Paul, direttore della Commissione, ha detto che la Chiesa spera di evitare una possibile reazione contro i cristiani, mostrando il sostegno ai musulmani sul controverso film [ecco la verità: abbiamo paura, siamo terrorizzati dai nostri "carcerieri", se non diciamo quello che vogliono sentire, sarà peggio per noi!].

Venerdì scorso è stato anche appeso un grande striscione alle porte della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo con scritto: "Condanniamo con forza il blasfemo film americano contro il santo Profeta" [Il "santo Profeta" scritto a caratteri cubitali sulla porta di una Chiesa? Non vi sembra un po' troppo?]. 

Il messaggio era firmato dal vescovo Rufin Anthony, amministratore apostolico della diocesi di Faisalabad, e dalla "comunità cristiana del Pakistan".

Lo striscione è stato messo mentre violente proteste si scatenavano in seguito ai sermoni del venerdì nelle moschee, volti ad attaccare il controverso film.

Fonte: www.ucanews.com
I cancelli della Cattedrale di Faisalabad - immagine di repertorio.

lunedì 10 settembre 2012

Come prevedevasi: dopo il matrimonio omo, si introduce la "poligamia silenziosa". In Brasile, infatti...


E' passata alquanto in sordina la notizia che in Brasile, dopo l'introduzione di un contratto di unione civile tra uomo e uomo o donna e donna, si sono accorti che è possibile anche la formula "due donne e un uomo". Praticamente, per via di carta bollata e notai, si legalizza adesso anche la poligamia simultanea (ufficialmente vietata, mentre la "poligamia successiva" è già stata introdotta da vari decenni, praticamente ovunque, dalle leggi divorzistiche). Potemmo dire: "come volevasi dimostrare"....leggere questo precedente post.
Crolla un altro baluardo del diritto di famiglia e del buon senso occidentale e cristiano: che il rapporto di tipo sponsale/matrimoniale sia esclusivo, uno a uno.
Così è accaduto che tre persone, due donne e un uomo, sono state registrate come "unione stabile", con tutte le tutele legali del caso (pensione di reversibilità ed eredità comprese). Motivo: non c'è motivo giuridico per rifiutare la domanda!
Il Catholic Herald (leggi qui in inglese), giornale britannico, ci informa che l'Istituto Brasiliano per la Famiglia, che supporta apertamente sia le unioni poligame che quelle dello stesso sesso, ha accolto con entusiasmo la decisione. Il vicepresidente del gruppo ha affermato: "Dobbiamo rispettare la natura privata delle relazioni e imparare a vivere in questa società pluralistica, riconoscendo differenti desideri".
La sociologa britannica Patricia Morgan, specialista in politiche familiari e criminologia, ha tuttavia affermato di non essere affatto sorpresa dalla nuova iniziativa di legalizzazione, e ha aggiunto che tentativi del genere si erano avuti anche in Olanda. (E possiamo scommettere che torneranno in gran spolvero!)
La proliferazione di una schiera di relazione che saranno legalmente considerate equivalenti al matrimonio era già inevitabile da quando l'istituzione matrimoniale è stata ridefinita: "In Olanda, per favorire l'uguaglianza, aprirono il "parternariato civile" agli eterosessuali come agli omosessuali, per poi trovare che c'erano anche relazioni "a tre" che stavano cercando riconoscimento legale". E aggiunge: "penso sia tutto dovuto alla stessa causa: una volta che ci si allontana dal modello un uomo-una donna, che cosa ci si può aspettare?". Una volta che si permette il matrimonio di persone dello stesso sesso non ci sono più confini.
"La gente dice che questo non accadrà, ma dove si va a finire? Non stiamo forse per introdurre la poligamia alla maniera dei musulmani? E la gente vuol semplicemente tenere gli occhi chiusi se pensa che tutto questo non stia per succedere", ha detta ancora la sociologa. Parte del problema - concludeva la Morgan - è dovuta alla moderna visione del matrimonio come "relazione di coppia" basata su definizioni soggettive di "amore". Questo ha condotto all'esclusione dello scopo più ampio del matrimonio, quale contratto pubblico a servizio del bene comune, a supporto della procreazione e dell'educazione delle future generazioni.

Qualche altro azzarda una previsione: se questo caso brasiliano farà scuola e si imporranno le nuove "unioni a tre", si può essere certi di una conseguenza: gli avvocati dei divorzi diventeranno ancora più ricchi di quanto già non siano (leggi qui)

domenica 5 agosto 2012

Al Duomo di Milano si pratica la libera intercomunione? Ovvero: basta essere battezzati per ricevere la comunione?

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Un noto sito tradizionalista scuote la testa per l'assolutamente legittima opzione (piaccia o non piaccia) di ricevere la comunione sulla mano, e per l'altrettanto necessaria catechesi esposta su un cartello al Duomo di Milano (perché  si sa bene, purtroppo, quanti abusi crea questo modo "legittimo" di ricevere la comunione in mano, e quanto pochi siano quelli che conoscono i gesti corretti, anche tra religiose e religiosi.....!). 
Comunque sia, dobbiamo rallegrarci che una chiesa tanto frequentata come la cattedrale di Milano cerchi, anche con appositi avvisi in italiano, di educare i frequentatori a ricevere il Corpo di Cristo in maniera decorosa, anche chi voglia farlo con quello che viene più o meno descritto "metodo antico" (non si capisce perché poi la Chiesa avrebbe dovuto introdurre un "metodo nuovo", se non perché quello antico dava adito a troppi problemi.... Di solito il nuovo non è forse meglio del vecchio?).
E sorvoliamo pure, mentre apprezziamo il tentativo, sulla pappardella storica: a Frascati, con un paio di disegnini, sono molto più chiari... Vedi la prima facciata del pieghevole qui sotto:
cliccare per ingrandire
QUELLO CHE INVECE MI COLPISCE - e che il noto sito tradizionalista non ha, con mio stupore, rilevato - è invece la righetta e mezza in inglese, scritta in calce al cartello in italiano (alquanto buffo impaginare in quel modo, pensando che qualcuno arrivi a leggerla...). Sono davvero colpito da questa frase per l'imprecisione teologica che manifesta e per l'errore pastorale che favorisce. Sono altrettanto sicuro che verrà corretta nel giro di poco tempo, perché la dicitura ambigua è senz'altro involontaria. Sta scritto così:
Please, if you are not baptized, don't join people who line to approach the Altar and receive the Holy Communion.
Traduco: Per favore, se non sei battezzato, non metterti in fila con quanti si avvicinano all'altare a ricevere la Santa Comunione.
A prima vista sembra un avviso opportuno. Chi dimora e lavora come sacerdote in affollati santuari o chiese visitate dai turisti sa per esperienza che persone di varie religioni e provenienze, a volte, si mettono in fila tra i comunicandi, per poi arrivare davanti al prete che distribuisce il Corpo di Cristo senza sapere che cosa fare, con il rischio - per il ministro poco avveduto - di somministrare la comunione a chi cristiano non è.
Ma il caso dei non cristiani alla comunione è, grazie a Dio, quanto mai raro.
Il vero problema pastorale è piuttosto costituito dagli ortodossi (soprattutto le ortodosse) e dai protestanti. In particolare per questi ultimi la libera intercomunione è prassi normale nelle loro comunità cristiane, e non sentono nessuna remora a "prendere la cialda" in qualunque chiesa. Gli ortodossi invece ignorano spessissimo le dure sanzioni che le loro Chiese di provenienza riservano a chi accede alla comunione nella Chiesa cattolica (se ne accorgono quando vanno a confessarsi dai loro mininistri).

Bisogna dirlo a chiare lettere: NON BASTA IL BATTESIMO per poter accostarsi alla comunione in una Chiesa cattolica, anche ambrosiana (non basta nemmeno ai cattolici - pensiamo al caso di situazioni di matrimoni irregolari: eppure sono battezzati!). Per questo la frase riportata nel duomo di Milano dice solo una parte della verità, e rischia di trarre in errore molta più gente di quanta ne salvi.
Certo che è cosa buona avvertire musulmani e induisti a non avvicinarsi all'altare al momento della distribuzione delle sacre specie, ma bisognerebbe pur rendersi conto che altri possano leggere in certe formulazioni un permesso esplicito a fare la comunione senza tanti problemi.
Infatti, un buon presbiteriano scozzese legge il cartello e pensa: "Io sono battezzato, allora qui mi danno la comunione". Un semplice fedele battista americano penserà lo stesso. E così il calvinista di Ginevra o l'appartenente a qualche "chiesa" africana pentecostale e schiere di anglicani di ogni obbedienza. Tutti sono battezzati, e allora? Basta questo per accedere alla comunione? No. Ma come spesso accade si scambia ciò che è eccezionale, di emergenza, con qualcosa che - per quieto vivere detto "irenismo" - si può praticare sempre e comune. Così esplicita invece il num 129 del Direttorio per l'applicazione dei principi e le norme sull'ecumenismo:
...la Chiesa cattolica, in linea di principio, ammette alla comunione eucaristica e ai sacramenti della penitenza e della unzione degli infermi esclusivamente coloro che sono nella sua unità di fede, di culto e di vita ecclesiale. ... essa riconosce anche che, in certe circostanze, in via eccezionale e a determinate condizioni, l'ammissione a questi sacramenti può essere autorizzata e perfino raccomandata a cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali.
Il cartello deve essere corretto, dicendo come minimo: IF YOU ARE NOT A MEMBER OF THE CATHOLIC CHURCH, cioè "se non sei cattolico". E questo è il meno. Perché comunque rimane la necessità delle disposizioni personali, cioè il non essere consapevole di peccato mortale (cioè di essersi confessati), e di non essere in situazioni che impediscono l'accesso ai sacramenti: divorziati risposati e tanto meno di essere incorsi in censure quali la scomunica, lo scisma, o nell'apostasia (il battezzato che pubblicamente rinuncia alla sua fede)... Se vogliamo essere pignoli, nella Chiesa latina vige anche "l'età della discrezione" per poter accedere alla comunione, cosa che non è richiesta tra gli orientali.... 

Il Battesimo è LA prima condizione, oggettivamente necessaria ma non sufficiente, per ricevere la comunione nella chiesa cattolica (e pure tra gli ortodossi!). Le vere chiese non praticano l'intercomunione aperta, ma solo in caso di necessità, per il singolo che chiede spontaneamente di essere ammesso, per qualche grave motivo, alla confessione e alla comunione, si fa un'eccezione alla regola. Il fatto di trovarsi di domenica a Milano a fare un giro in Duomo, non è da considerare una "grave necessità" per dare la comunione a un non cattolico. Rileggiamo il numero 1401 del Catechismo della Chiesa Cattolica:
In presenza di una grave necessità, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici possono amministrare i sacramenti (Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi) agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, purché li chiedano spontaneamente: è necessario in questi casi che essi manifestino la fede cattolica a riguardo di questi sacramenti e che si trovino nelle disposizioni richieste [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 844, 4].
Non tocca dunque al parroco del Duomo o chi per lui stabilire se e in quali situazioni dare la comunione ai luterani di passaggio a Milano, ma è compito del Card. Scola o del suo vicario generale. I ministri domanderanno semmai alla signora battezzata luterana che chiede la comunione se crede alla presenza reale del Corpo di Cristo, e probabilmente dirà: "Sì, certo"; ma alla successiva domanda: "Ti sei confessata di recente?", la signora risponderà altrettanto probabilmente: "Non mi sono mai confessata!", manifestando di non avere le "disposizioni richieste". Se poi lo sventurato sacerdote osasse indagare: "Hai mangiato qualcosa nell'ultima ora" si sentirebbe ridere dietro anche da qualche cattolico, che non ha più nemmeno lui idea che ci sia, tra le disposizioni, anche questo residuo del "digiuno preparatorio" (e speriamo venga presto rimesso in auge ed esteso nel tempo).

Caso molto diverso e più delicato quello degli ortodossi. Molti di loro sono migranti, tremendamente devoti alla sacra Eucaristia, con pochissime possibilità di accedere ai loro ministri propri senza incomodo. Hanno la fede cattolica nel sacramento e per quello che riguarda le disposizioni non farebbero facilmente la comunione senza premettere la confessione e pure il digiuno. Il problema, come dicevo sopra, è che le Chiese ortodosse sono inflessibili, e comminano gravi pene ai loro fedeli che accedono alla comunione in altre comunità ecclesiali, financo la scomunica. Perciò, se sono un sacerdote diligente, devo avvisare la devota signora russa Irina KZ di ciò a cui va incontro nel confessarsi e comunicarsi nella Chiesa cattolica, anche se è Pasqua e da un anno non riceve il Corpo di Cristo, perché le nostre comunità non condividono la stessa disciplina nell'ammettere altri cristiani alla comunione, come avverte il num 125 del Direttorio per l'ecumenismo del 1993:
I ministri cattolici possono amministrare lecitamente i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi ai membri delle Chiese orientali qualora questi li richiedano spontaneamente e abbiano le dovute disposizioni. Anche in tali casi bisogna prestare attenzione alla disciplina delle Chiese orientali per i loro fedeli ed evitare ogni proselitismo, anche solo apparente (Cfr. CIC, can. 844, § 3; CCEO, can. 671, § 3 ).
Anche questo è un segno di rispetto ecumenico e di serietà nei confronti dei fratelli separati. Certo una serietà più faticosa della faciloneria di chi vorrebbe si dicesse: "Sei battezzato? Accomodati a tavola!".

giovedì 2 agosto 2012

La verità su Medjugorje: la chiarezza di Don Andrea, esempio per tutti i preti

Ho recuperato solo oggi, quasi per caso, (forse ispirato da Santa Maria degli Angeli) questo chiarissimo video-messaggio di Don Andrea Caniato (del 19 luglio), che specifica - testi e documenti ecclesiali alla mano - le questioni gravi che ruotano attorno al "fenomeno di Medjugorje", secondo la verità finora riconosciuta dalla Chiesa.
Questo comporta - ribadiamolo - che nessuno, fosse pure prete o conduttore radiofonico, può in nessun modo presentare come autentiche le presunte rivelazioni private che sono asserite ripetersi da decenni, a partire dalle pertinenze della parrocchia di San Giacomo di Medjugorje, per poi estendersi praticamente dovunque viaggino i presunti veggenti. 
Ringraziamo Don Andrea di Bologna per la concisione e precisione del suo messaggio, che offre un vero servizio di verità ai fedeli, troppo spesso sballottati da emozioni o da interessati organizzatori di "pellegrinaggi" a luoghi che NON sono santuari. Potete consigliare questo video e farlo conoscere. Il messaggio è - in sintesi - tutto ciò che un buon prete dovrebbe sapere, conoscere e riferire - allo stato attuale - a proposito delle pretese visioni e apparizioni della Gospa.
Per approfondire la conoscenza dei documenti presentati, potete far riferimento a questo articolo. Per conoscere nel dettaglio la questione di Medjugorje, dal punto di vista documentale, storico e scientifico, potete informarvi su questo sito.

lunedì 23 luglio 2012

Se il matrimonio è solo un prodotto culturale, a quando la proposta della legalizzazione della poligamia?

Per la serie: una non basta...
Pisapia a Milano e tanti altri continuano - in maniera insistente e politicamente interessata - a chiedere "diritti" per coloro che non vogliono o non possono assumersi i relativi "doveri", cioè quelle "libere unioni"  che essi vorrebbero in qualche modo "normare" (ma sarebbero ancora "libere"?). Si chiedono infatti "diritti" per le "coppie di fatto", senza nemmeno avere più il pudore di ammettere che le locuzioni "di diritto" e "di fatto" sono in opposizione di significato tra di loro. Mi pare ovvio che si debbano accettare come un fatto le unioni "di fatto", e riconoscere diritti alle coppie "di diritto", cioè a quelle che si impegnano (non necessariamente davanti all'altare) in un contratto vincolante, senza scadenza, per il reciproco aiuto, per il bene della società attraverso i figli, e per tutto quello che sappiamo una famiglia fondata sul matrimonio ha da offrire con oneri e onori. Ma una coppia "di fatto" perché mai dovrebbe avere diritti uguali a quelli di una coppia di diritto? Questo non è dato saperlo. E non è una questione religiosa, ma di umana giustizia. Un matrimonio è si pone come una realtà  privata, che coinvolge solo la coppia, ma ha una valenza pubblica. Per questo va tutelato e la società ha il dovere di riconoscere alla stabile decisione di un uomo e una donna di vivere insieme e di avere insieme figli un significato di importanza sociale. Se altre persone vogliono vivere liberamente in convivenza, senza legami, che facciano pure - c'è libertà -, ma non possono pretendere tutele quelli che, con le loro scelte, non si assumono i relativi oneri con tanto di firme proprie e dei testimoni.
...però non le voglio una dopo l'altra, ma tutte insieme.
Se invece si pretende ideologicamente che, cambiando il costume di alcuni, anche lo Stato si debba adattare a cambiare la formulazione (di per sé transculturale) di "famiglia", allora qui si apre uno scenario ben più preoccupante. Perché, infatti, si dovrebbero ammettere le "famiglie" composte da un uomo e un uomo o una donna e una donna, che vogliono vivere stabilmente insieme come "sposati" e non si dovrebbe invece permettere (come da molto tempo chiedono le associazioni musulmane, in base a un discorso di rispetto delle diversità culturali) il riconoscimento legale dell'unione di un uomo con due donne (e, per parità, di una donna con due o più uomini?). Qualcuno mi spiega che cosa impedirà, dopo il riconoscimento delle cosiddette "nozze gay", che si accetti la proposta di allargare ancora il concetto di famiglia, per esempio alle "nozze poligamiche"? Se si dice che le nozze gay sono ormai diffusi in tanti paesi - ed è pur vero - si deve tuttavia ribattere che la poligamia ha un curriculum ben più blasonato: tante civiltà l'hanno permessa e la permettono tuttora (meno frequente la poliandria...)! Ricordo che oggi la poligamia sincronica, in Italia, è addirittura un reato (mentre quella diacronica o successiva è permessa dal divorzio). Come si potrà continuare a giustificare questo "inumano" trattamento, veramente coercitivo della libertà di unione?
Molti non si rendono neppure conto delle conseguenze delle loro parole. Pensano di aprire solo alle coppi di fatto, ma in realtà aprono a ben di più. Così trovo scritto su "Oggi" da Mario Raffaele Conti (Coppie di fatto? Sì grazie):
Altre forme di famiglia (o di convivenza, le si chiami come si vuole) sono ora presenti nel nostro paese. Esse possono essere, quanto quelle tradizionali, positive, stabili, eticamente fondate.
Altre forme di famiglia presentatesi con gli immigrati sono anche quelle descritte sopra: un uomo con due o tre donne.... basta che siano consenzienti o no?
E da qui ad altri fantasiosi cambiamenti il passo è breve, sempre nel nome delle "libertà"....i cultori delle quali però, pretendono oggi di essere tutelati come chi a certe libertà rinuncia e preferisce una stabilità utile a sè, al partner, alla prole e in definitiva alla società stessa.
Carissimi politici, prima di metter mano a cambiare le definizioni tradizionali e occidentali di famiglia e di matrimonio all'interno della Costituzione della Repubblica, pensate al vaso di Pandora che andate ad aprire. Qualcuno lo dice anche apertamente: le spinte alle registrazioni comunali delle coppie di fatto sono, in realtà, propedeutiche al gran ribaltone del modo di intendere la famiglia. 
Come cristiani non possiamo certo accettare una cosa simile, ma nemmeno in quanto cittadini che sono convinti che non sia un errore né un sopruso verso nessuno continuare a definire la famiglia: unione stabile di un uomo e una donna, aperta alla procreazione e alla cura dei figli. E non ce ne sono altri tipi.

Il card. Scola, dunque, non compie nessuna "ingerenza clericale" a ricordare ciò che è scritto nella Costituzione ed era ovvio per tutti fino a pochi anni or sono Il fatto che l'arcivescovo di Milano debba anche ricordare come si ripartiscano i poteri dello Stato e le loro prerogative è al limite, alquanto imbarazzante per il Comune. Qui però - e lo ripeto - non è in ballo la fede, ma è ormai la ragione ad essere calpestata e negata. 

mercoledì 18 luglio 2012

C'è chi continua a non accettare la vera liturgia "post-Concilio Vaticano II". E non sono i Lefebvriani.

A Sandro Magister non è sfuggita una forte requisitoria liturgica, apparsa sul settimanale inglese "The Tablet", a proposito della mancata applicazione vera e appropriata delle direttive autentiche venute dal Concilio e dai documenti attuali del Papa.  Palcoscenico dell'attacco alla liturgia è stato il Congresso Eucaristico mondiale di Dublino, dello scorso giugno. La cosa sorprendente è che dietro questa "resistenza liturgica anni '80" ci sia l'establishment dei liturgisti delle messe-spettacolo di Giovanni Paolo II. Il discorso che qui sotto viene compendiato è stato pronunciato dal numero due della Commissione internazionale che ha lavorato alla revisione del Messale in lingua inglese, e ha da poco portato a termine, in maniera egregia, il suo compito. Tanto è stato apprezzato questo messale dal Papa, che Benedetto ha recentemente elevato a segretario della Congregazione per il Culto divino il presidente della Commissione per la Liturgia in lingua inglese (ICEL), il numero uno che la pensa certamente come il suo ex numero due. Ma c'è chi continua a voler andare per la sua strada, con balli liturgici, mani sulle spalle, canzoncine melense e tante altre cose che potete vedere nel video della messa di Dublino che vi allego in questa pagina.

Cattiva liturgia. A Dublino la rivincita dei vecchi Baroni.
di Sandro Magister.
...“The Tablet” ha pubblicato per intero un discorso tenuto a fine giugno a Salt Lake City da monsignor Andrew R. Wadsworth, direttore esecutivo del segretariato della International Commission on English in the Liturgy, con sede a Washington.
Nel suo discorso, Wadsworth prende spunto dal messaggio indirizzato da Benedetto XVI al congresso eucaristico internazionale tenuto a Dublino dal 10 al 17 giugno.
Per mostrare come la messa [vedi video qui sotto] conclusiva del congresso non abbia affatto attuato le indicazioni del papa, ma anzi le abbia contraddette.

Wadsworth non fa nomi. Ma la sua critica va direttamente a colpire il presidente del pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali. Che è l’arcivescovo Piero Marini (nella foto), l’indimenticato regista delle celebrazioni liturgiche del pontificato di Giovanni Paolo II, nonché colui che fece cacciare il maestro Domenico Bartolucci da direttore perpetuo del coro della Cappella Sistina, giudicato incompatibile col nuovo corso.
Nel suo messaggio, Benedetto XVI assegna al Concilio Vaticano II “il più ampio rinnovamento del rito romano mai visto prima”.
E così prosegue:
“Oggi, a distanza di tempo dai desideri espressi dai padri conciliari circa il rinnovamento liturgico, e alla luce dell’esperienza universale della Chiesa nel periodo seguente, è chiaro che il risultato è stato molto grande; ma è ugualmente chiaro che vi sono state molte incomprensioni ed irregolarità. Il rinnovamento delle forme esterne, desiderato dai Padri Conciliari, era proteso a rendere più facile l’entrare nell’intima profondità del mistero. [...] Tuttavia, non raramente, la revisione delle forme liturgiche è rimasta ad un livello esteriore, e la ‘partecipazione attiva’ è stata confusa con l’agire esterno. Pertanto, rimane ancora molto da fare sulla via del vero rinnovamento liturgico”.
Wadsworth commenta punto per punto queste considerazioni del papa, con esempi concreti.
E come esempio negativo, per mostrare come “la revisione delle forme liturgiche è rimasta ad un livello esteriore, e la ‘partecipazione attiva’ è stata confusa con l’agire esterno”, prende proprio la messa conclusiva del congresso eucaristico di Dublino.
La requisitoria di Wadsworth è molto dettagliata, specie sulla scelta dei canti. A suo giudizio, la celebrazione risentiva molto di uno stile “anni Ottanta”, aveva l’aria di uno “spettacolo”, era frequentemente “salutata da applausi” e c’era un ripetuto allontanamento dalle regole dell’Ordinamento Generale del Messale Romano.
E ancora. Era praticamente assente la lingua latina, nonostante il carattere internazionale dei convenuti. Assente il canto gregoriano. Ignorate le antifone proprie della messa del giorno. Il Credo letto da vari lettori e inframmezzato dal grido di “Credo, Amen”. Alla comunione la performance di tre tenori, con un motivo di musica leggera.
Insomma:
“Il deprimente effetto cumulativo del mancato rispetto dell’ordinamento del messale, in una messa di grande impatto, celebrata da un legato pontificio e trasmessa in tutto il mondo, non può essere sottovalutato. [...] È come se i vecchi baroni dell’establishment liturgico abbiano trovato [nei congressi eucaristici internazionali] una nuova e formidabile arena di attività nella quale modellare i loro esempi di mediocre liturgia”.

venerdì 11 maggio 2012

Guerra santa delle traduzioni: i cristiani difendono l'originalità del Vangelo

Una notizia sconcertante, che mostra l'assenza di rispetto per la diversità religiosa tuttora strisciante in una cultura pur ufficialmente tollerante e laica come quella della Turchia moderna. Attraverso una traduzione, che "sterilizza" la diversità evangelica, si può far diventare musulmano anche il testo del Vangelo di san Matteo. Spero che anche cattolici e ortodossi si uniscano alla riprovazione di questi tentativi di assimilazione. Leggete qui la notizia riportata dall'Agenzia Fides:


Traduzione falsata del Vangelo, per renderlo “vicino ai musulmani”: proteste dei cristiani

Istanbul (Agenzia Fides) – Una traduzione del Vangelo falsata e non autorizzata dalle Chiese cristiane ha generato una pubblica protesta dei cristiani in Turchia. In un comunicato inviato all’Agenzia Fides, la “Alleanza delle Chiese protestanti” della Turchia, parte della “Alleanza Evangelica Mondiale”, stigmatizza “la traduzione fuorviante” di una edizione in turco del Vangelo di Matteo, pubblicato alla fine del 2011. Il testo è denso di errori in “parole molto importanti e fondamentali del Nuovo Testamento”, che rendono la traduzione “sbagliata ed estremamente negativa”. Le Chiese rimarcano l’urgenza di cambiare tali termini, definendo il Vangelo diffuso “inaccettabile e inutilizzabile”.
Quello a cui si fa riferimento è la rimozione di parole come “Padre” e “Figlio di Dio”, sostituite rispettivamente da “Dio” e “rappresentante di Dio”. Il versetto di Mt 28,19 che dice “battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, è divenuto ad esempio “purificandole con l’acqua, nel nome di Allah, del suo Messia e del suo Santo Spirito”.
I leader cristiani affermano di aver segnalato tali incongruenze prima della pubblicazione, curata da tre enti cristiani americani (“Wycliffe Bible Translators”, “Summer Institute of Linguistics”-SIL e “Frontiers”) il cui scopo era quello di produrre una Bibbia “vicina alla sensibilità dei musulmani”. Per evitare che persone di lingua turca, cristiane o non cristiane, fossero esposte a insegnamenti sbagliati, le Chiese avevano chiesto al comitato di traduzione di mutare i punti che “minano la teologia cristiana”, ma così non è stato.
“Vogliamo che la Sacra Scrittura sia letta e compresa da tutti i settori della società. Le traduzioni prodotte dalla Società Biblica nella prima metà del XX secolo sono eccellenti, fedeli alla storia della teologia cristiana, ma anche eccellenti per le persone che si accostano alla Bibbia, per capire le espressioni della fede cristiana” nota il comunicato giunto a Fides.
L'Alleanza delle Chiese protestanti in Turchia rappresenta la maggior parte delle Chiese protestanti nel paese. Nel 2011 ha pubblicato il Rapporto sulle violazioni dei diritti dei cristiani in Turchia, che sono meno dello 0,1% della popolazione di 72 milioni di abitanti. (PA) (Agenzia Fides 10/5/2012)

venerdì 27 aprile 2012

Canti non appropriati in occasione dei funerali? La parola ai vescovi italiani

Alcune email mi sollecitavano a "dire la mia" a proposito di canzoni di cantautori contemporanei suonate o comunque eseguite in occasione di recenti funerali. Non penso sia minimamente importante il mio parere personale, né rilevante. Come non lo è - in questo campo - quello del direttore di Avvenire, il quale può d'altronde avere i suoi legittimi gusti musicali. Ma certo è da tenere in considerazione ciò che i vescovi italiani hanno voluto nella recentissima revisione del Rito delle Esequie. I nostri vescovi, previdenti, buoni conoscitori dell'italiana indisciplina, dopo le Premesse generali (che normano il rito per la chiesa intera), hanno approvato e inserito alcune "Precisazioni" che valgono per il nostro Bel Paese. Al num. 6 (pag. 30 del rituale del 2012) troviamo scritto così, a proposito del "commiato" che può seguire la liturgia esequiale:
...Si eviti il ricorso a testi o immagini registrati, come pure l'esecuzione di canti o musiche estranei alla liturgia.
Mi pare chiaro e non c'è bisogno di aggiungere altro, basta leggere quello che con tanta fatica i nostri vescovi discutono e approvano. Non c'è spazio per le polemiche e le palizzate. Se i preti, senza curarsi del volere dei loro vescovi, continuano a ritenersi padroni della liturgia, almeno non prendiamocela con i legittimi pastori che cercano - come possono - addirittura di ricordare gentilmente le ovvietà sopra esposte: cioè di non fare, ad esempio, Power Point con le foto migliori del defunto, non tappezzare la chiesa di cartelloni che salutano e inneggiano allo scomparso, non portarsi all'interno della chiesa maxi-stereo con i CD preferiti dal caro estinto... Tutto questo, in sè,  non è affatto male, sia chiaro. Ci vuole anche l'umano e tenero ricordo. Ma, per favore, non all'altare, non dall'ambone (anche questo ricordano i vescovi: di non usare l'ambone della Chiesa per le eulogie funebri e di non trasformare le preghiere dei fedeli in parole di saluto rivolte al morto invece che a Dio). Per ogni cosa c'è il suo momento,..., diceva già l'antico Qohelet (3,1).

Il semplice fatto che si polemizzi su queste cose fa capire che forse non basta preparare una nuova traduzione dei testi, se poi non la si presenta al clero e ai laici e si evita di sobbarcarsi le necessarie conferenze formative per i sacerdoti per far penetrare il vero senso delle "novità". 

venerdì 20 aprile 2012

Confessione per iscritto e fantasiose liturgie penitenziali portoghesi

Vi posto un video che sta suscitando vivaci e numerose discussioni all'interno della blogosfera cattolica... per diversi motivi, alcuni dei quali non così scontati, mentre altri, più seri, passano inosservati. Possiamo anche fare un esercizio di lettura da punti di vista diversi: teologico-sacramentale; liturgico, canonistico... e ne otterremo valutazioni diverse. Sia chiaro che a nessuno è consigliato di seguire l'esempio qui sotto mostrato. Anzi!
Si tratta del modo di confessare i giovanissimi (e i non-più-giovani) di p. Julio, sacerdote portoghese della parrocchia di Espinhel diocesi di Aveiro.



La didascalia del video precisa che, durante la Messa con i bambini, p. Julio riceve le confessioni con i peccati scritti su foglietti di carta, che dopo la lettura privata del prete vengono macinati nella macchinetta distruggi-documenti, posta sopra l'altare. Intanto il coro di "Arcel" esegue canti penitenziali adatti a creare l'atmosfera. Alla fine il sacerdote dà l'assoluzione a tutti quelli che si sono così confessati.

Dove sono i problemi di questa celebrazione?

Molti grideranno allo scandalo per il fatto che il sacerdote non ascolta i peccati ma li legge sul foglietto. E invece questo non solo non è un abuso - secondo i moralisti tradizionali e canonisti - ma è di per sé pure previsto (sebbene in circostanze limitate) fin dal tempo precedente la manualistica: i peccati devono essere "comunicati" al sacerdote attraverso la voce, ma possono essere comunicati anche per mezzo segni o gesti, tra questi, in primo luogo, i segni scritti (pensate a quando bisogna confessare dei sordomuti, a me è capitato varie volte!). Già San Tommaso nel Supplemento alla III parte della Summa, questione 9, art. 3, ritiene possibile, in presenza, aprire al confessore la propria coscienza per iscritto, se non è possibile fare altrimenti (infatti la parola vocalmente espressa rimane la maniera più adatta e degna). L'atto della confessione è così importante e personale che "quando non possiamo farlo in un dato modo, dobbiamo confessarci in un altro, secondo le nostre possibilità". L'importante è esprimere i peccati in maniera integrale.
Quindi, se il penitente scrive tutti i suoi peccati mortali sul foglietto e lo consegna al confessore, il quale legge tutto, anche per un moralista come Sant'Alfonso Maria de' Liguori, la materia minima per il sacramento c'è.
Figuriamoci che, per il Diritto canonico, Can. 990: "Non è proibito [nemmeno!] confessarsi tramite l'interprete, evitati comunque gli abusi e gli scandali e fermo restando il disposto del can. 983, §2.", purché l'interprete, ovviamente, riporti quanto personalmente vuole confessare il penitente e costui, in presenza, possa ricevere l'assoluzione
Il problema - a mio avviso - è semmai se ci sia necessità di ricorrere ad altro modo che la parola parlata e, in seconda battuta, la fretta con cui vengono letti i peccati (soprattutto degli adulti) e la poca serietà nel considerare i bisogni spirituali delle persone (grandi o piccole) che vengono a confessarsi: magari necessitano di una domanda di chiarimento, di una parola di consiglio, di un approfondimento per la fede... che non pare esserci, stando al video in esame. Certo non è questione di diritto o sacramentaria, ma di serietà pastorale e zelo spirituale per il bene delle anime.

Pare poi abbastanza ridicolo il fatto che, quelli che tuonano dicendo che in confessione non si dovrebbe "fare la lista della spesa" dei propri peccati, siano spesso gli stessi che approvano la "singolare iniziativa" (o almeno sorvolano sul fatto) di confessare bambini e grandini, attraverso vere e proprie "liste di peccati", messi per iscritto! Ironia del linguaggio.

Il gesto di distruggere i foglietti dei peccati, anche se può piacere tanto ai liturgisti che cercano sempre nuovi "simboli", in realtà è un requisito che un buon canonista non può che apprezzare: bisogna tutelare anche in questo caso il sigillo del segreto della confessione. Quindi si eliminano fisicamente i supporti della comunicazione dei peccati. La cosa sconveniente, e che contravviene alle norme liturgiche, è porre SOPRA l'altare quello scatolone onnivoro! No, è veramente fastidioso. Poteva bastare uno sgabello o qualche altro supporto. L'altare è solo per il Corpo e Sangue di Cristo, nemmeno le reliquie dei Santi - dicono oggi i liturgisti - sono al loro posto appoggiate sulla sacra Mensa. Figuriamoci i distruggi-documenti! Un braciere con delle fiamme che divorano i foglietti mi parrebbe, comunque, più appropriato e simbolico rispetto all'uso dell'elettrodomestico.

L'assoluzione comune dopo la confessione individuale non deve essere confusa con l'assoluzione generale senza previa confessione (Cf. Introduzione al Rito della Penitenza). Tuttavia la forma mostrata dal video appare un ibrido: c'è la "confessione" individuale, ma l'assoluzione è generale. Nella forma della liturgia penitenziale comunitaria, tuttavia, è previsto che sia la confessione, sia l'assoluzione rimangano individuali, non quindi la sola confessione. Ciò che accade nel video, però, differisce comunque dal caso dell'assoluzione generale senza previa confessione, permessa solo a giudizio del Vescovo e solo in caso di gravissima necessità, che qui però non ricorre e non si verifica.
E' evidente poi, dal filmato, che molti ragazzini al momento dell'assoluzione non sono assolutamente attenti a ciò che sta avvenendo e forse neppure lo sanno. Comunque i sacramenti, anche l'assoluzione sacramentale, "funziona" ex opere operato, non per l'attenzione del ricevente. Altro discorso è quello sulla fruttuosità del sacramento, che ne può essere implicata... Mischiare le forme del rito della penitenza rimane, a mio avviso, un abuso. Questo però non invalida l'assoluzione.

Grave è anche la mancanza di una parola sulla soddisfazione che è una "parte integrante" del sacramento della confessione. Quella che comunemente viene detta "penitenza" è in realtà il segno del desiderio di cambiare vita, di riparare i peccati commessi, il segno di essere davvero risorti con Cristo a Vita nuova.
Oggi, ahimé, è talmente sottovalutata - nonostante sia ben prevista e inculcata dal rituale - che spesso il prete non dice niente a proposito della pratica penitenziale da far seguire alla confessione dei peccati. E così va in fumo la necessaria riparazione, che deve legare gesto liturgico e vita. La soddisfazione, infatti, può consistere in tre cose (oltre l'ovvio evitare i peccati confessati), e cioè preghiera, digiuno e carità (compresa l'elemosina, ma i gesti di carità sono ben più ampi della sola elemosina). E la soddisfazione penitenziale deve essere adattata a ciascun penitente, a seconda dei peccati confessati e della sua condizione di vita, di età, salute, ecc. come ricorda anche il Can. 981: "A seconda della qualità e del numero dei peccati e tenuto conto della condizione del penitente, il confessore imponga salutari e opportune soddisfazioni; il penitente è tenuto all'obbligo di adempierle personalmente"
Evidentemente padre Julio sorvola su questa terza, importante, caratteristica del sacramento della riconciliazione.

Ma oltrepassando i problemi già visti, la cosa più grave, dal punto di vista della disciplina liturgica e della coerenza sacramentale, per cui non si deve mai fare una cosa del genere, è che questo sacramento della confessione è inserito - a quanto scrive lo stesso sacerdote nel postare il video - all'interno della celebrazione della Santa Messa! (lo si capisce anche dalla stola color verde del sacerdote, che neppure si preoccupa di indossare la casula...)
Questo è un grave abuso, come specificato in Redemptionis Sacramentum 76:
...Secondo l’antichissima tradizione della Chiesa romana, non è lecito unire il sacramento della Penitenza con la santa Messa in modo tale che diventi un’unica azione liturgica. Ciò non impedisce, tuttavia, che dei Sacerdoti, salvo coloro che celebrano o concelebrano la santa Messa, ascoltino le confessioni dei fedeli che lo desiderino, anche mentre si celebra la Messa nello stesso luogo, per venire incontro alle necessità dei fedeli. Ciò tuttavia si svolga nella maniera opportuna.
L'unico sacramento che non può mai essere incluso all'interno della Santa Messa è proprio il sacramento della Penitenza, perché esso prepara alla partecipazione piena all'altare del Signore, va "premesso" ad essa. Anche qui fa sorridere il fatto che mentre molti preti si scandalizzano che "durante" la Messa altri sacerdoti, nei confessionali, siano a disposizione per le confessioni, arrivino ad approvare l'inserire "nella" Messa il sacramento della riconciliazione, magari per i bambini che fanno "la festa del perdono" o "della Prima Confessione"!

PS. Altre considerazioni a parte, mi sembra tuttavia che quello della confessione "scritta" sia un pallino dei sacerdoti portoghesi. A parte il p. Julio, anche un altro prete, originario di Lisbona, è conosciuto per una sua famosa confessione ricevuta per iscritto (ma in circostanze molto diverse!!). Si tratta nientemeno che di Sant'Antonio di Padova (nativo, appunto, della città lusitana). Si narra che un giorno dovette leggere la lunga lista di peccati di un penitente che per la vergogna e le lacrime non riusciva a parlare e fu invitato da Antonio a comunicare per iscritto tutti i suoi peccati. Non avendo, però, il Santo taumaturgo a disposizione un distruggi-documenti, dovette ricorrere...ad un miracolo: ogni riga che Antonio leggeva, scompariva prodigiosamente appena letta, finché percorsa tutta la lista, il foglio tornò bianco e immacolato, come l'anima del penitente che era ricorso al Santo confessore.
Sant'Antonio regge il foglio, diventato candido, su cui erano scritti i peccati

giovedì 5 aprile 2012

Sante cannonate! L'epocale omelia di Papa Benedetto alla Messa Crismale

Benedetto XVI durante la consacrazione del Crisma
Se non l'avete ascoltata o letta, ve la metto in evidenza: un'omelia davvero epocale, in cui il Papa ha affrontato alcuni nodi cruciali del sacerdozio e della Chiesa: 1) il rinnegamento di sé; 2) l'obbedienza; 3) l'esempio dei Santi 4) la necessità di annunciare i contenuti della Fede; 5) la necessità di NON annunciare opinioni private, ma la Fede della Chiesa; 5) riaccendere nei sacerdoti lo "zelo per le anime".

E' sbalorditiva la capacità di questo anziano Papa tedesco, che tante leggende vogliono raccontarci fuori del mondo e non in contatto con la realtà, di percepire e saper esprimere i malesseri della Chiesa e del mondo e di saper anche fornire concrete ricette per iniziare a guarire, cioè a convertirsi. Non gira attorno ai problemi, ma li affronta a viso aperto. Sicuramente una lezione di coraggio per molti vescovi chiamati a essere i "sorveglianti" del gregge e dei loro sacerdoti - non ultimo il card. di Vienna, che - invece di correre dietro alle presunte visioni della "Madonna di Medjugorje", dopo questa omelia (che lo chiama in causa direttamente) o affronta il disastro della Chiesa che deve condurre o farebbe meglio a meditare di lasciar spazio ad altri più solidi pastori. Leggiamo e meditiamo.

OMELIA DEL SANTO PADRE ALLA MESSA CRISMALE 2012


Cari fratelli e sorelle!

In questa Santa Messa i nostri pensieri ritornano all’ora in cui il Vescovo, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera, ci ha introdotti nel sacerdozio di Gesù Cristo, così che fossimo “consacrati nella verità” (Gv 17,19), come Gesù, nella sua Preghiera sacerdotale, ha chiesto per noi al Padre.

Egli stesso è la Verità. Ci ha consacrati, cioè consegnati per sempre a Dio, affinché, a partire da Dio e in vista di Lui, potessimo servire gli uomini. 
Ma siamo consacrati anche nella realtà della nostra vita? Siamo uomini che operano a partire da Dio e in comunione con Gesù Cristo? Con questa domanda il Signore sta davanti a noi, e noi stiamo davanti a Lui.


Volete unirvi più intimamente al Signore Gesù Cristo e conformarvi a Lui, rinunziare a voi stessi e rinnovare le promesse, confermando i sacri impegni che nel giorno dell’Ordinazione avete assunto con gioia?”


Così, dopo questa omelia, interrogherò singolarmente ciascuno di voi e anche me stesso. Con ciò si esprimono soprattutto due cose: è richiesto un legame interiore, anzi, una conformazione a Cristo, e in questo necessariamente un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione. È richiesto che noi, che io non rivendichi la mia vita per me stesso, ma la metta a disposizione di un altro – di Cristo.

Che non domandi: che cosa ne ricavo per me?, bensì: che cosa posso dare io per Lui e così per gli altri? O ancora più concretamente: come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo, il quale non domina, ma serve; non prende, ma dà – come deve realizzarsi nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi?


Di recente, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del Magistero – ad esempio nella questione circa l’Ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore.


La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di un vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?


Ma non semplifichiamo troppo il problema. Cristo non ha forse corretto le tradizioni umane che minacciavano di soffocare la parola e la volontà di Dio? Sì, lo ha fatto, per risvegliare nuovamente l’obbedienza alla vera volontà di Dio, alla sua parola sempre valida. A Lui stava a cuore proprio la vera obbedienza, contro l’arbitrio dell’uomo. E non dimentichiamo: Egli era il Figlio, con l’autorità e la responsabilità singolari di svelare l’autentica volontà di Dio, per aprire così la strada della parola di Dio verso il mondo dei gentili. E infine: Egli ha concretizzato il suo mandato con la propria obbedienza e umiltà fino alla Croce, rendendo così credibile la sua missione. Non la mia, ma la tua volontà: questa è la parola che rivela il Figlio, la sua umiltà e insieme la sua divinità, e ci indica la strada.
Lasciamoci interrogare ancora una volta: non è che con tali considerazioni viene, di fatto, difeso l’immobilismo, l’irrigidimento della tradizione? No. Chi guarda alla storia dell’epoca post-conciliare, può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibili l’inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l’azione efficace dello Spirito Santo. E se guardiamo alle persone, dalle quali sono scaturiti e scaturiscono questi fiumi freschi di vita, vediamo anche che per una nuova fecondità ci vogliono l’essere ricolmi della gioia della fede, la radicalità dell’obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell’amore.

Cari amici, resta chiaro che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento. Ma forse la figura di Cristo ci appare a volte troppo elevata e troppo grande, per poter osare di prendere le misure da Lui. Il Signore lo sa. Per questo ha provveduto a “traduzioni” in ordini di grandezza più accessibili e più vicini a noi.

Proprio per questa ragione, Paolo senza timidezza ha detto alle sue comunità: imitate me, ma io appartengo a Cristo. Egli era per i suoi fedeli una “traduzione” dello stile di vita di Cristo, che essi potevano vedere e alla quale potevano aderire. A partire da Paolo, lungo tutta la storia ci sono state continuamente tali “traduzioni” della via di Gesù in vive figure storiche. Noi sacerdoti possiamo pensare ad una grande schiera di sacerdoti santi, che ci precedono per indicarci la strada: a cominciare da Policarpo di Smirne ed Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi Pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a Papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come “dono e mistero”.

I Santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio. E ci lasciano anche capire che Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape.

Cari amici, vorrei brevemente toccare ancora due parole-chiave della rinnovazione delle promesse sacerdotali, che dovrebbero indurci a riflettere in quest’ora della Chiesa e della nostra vita personale.
C’è innanzitutto il ricordo del fatto che siamo – come si esprime Paolo – “amministratori dei misteri di Dio” (1Cor 4,1) e che ci spetta il ministero dell’insegnamento (munus docendi), che è una parte di tale amministrazione dei misteri di Dio, in cui Egli ci mostra il suo volto e il suo cuore, per donarci se stesso.

Nell’incontro dei Cardinali in occasione del recente Concistoro, diversi Pastori, in base alla loro esperienza, hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente.
Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola.

L’Anno della Fede, il ricordo dell’apertura del Concilio Vaticano II 50 anni fa, deve essere per noi un’occasione di annunciare il messaggio della fede con nuovo zelo e con nuova gioia. Lo troviamo naturalmente in modo fondamentale e primario nella Sacra Scrittura, che non leggeremo e mediteremo mai abbastanza. Ma in questo facciamo tutti l’esperienza di aver bisogno di aiuto per trasmetterla rettamente nel presente, affinché tocchi veramente il nostro cuore.

Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo.

Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16).

Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. Ma questo naturalmente non deve significare che io non sostenga questa dottrina con tutto me stesso e non stia saldamente ancorato ad essa. In questo contesto mi viene sempre in mente la parola di sant’Agostino: Che cosa è tanto mio quanto me stesso? Che cosa è così poco mio quanto me stesso? Non appartengo a me stesso e divento me stesso proprio per il fatto che vado al di là di me stesso e mediante il superamento di me stesso riesco ad inserirmi in Cristo e nel suo Corpo che è la Chiesa. Se non annunciamo noi stessi e se interiormente siamo diventati tutt’uno con Colui che ci ha chiamati come suoi messaggeri così che siamo plasmati dalla fede e la viviamo, allora la nostra predicazione sarà credibile.

Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d’Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore.


L’ultima parola-chiave a cui vorrei ancora accennare si chiama zelo per le anime (animarum zelus). È un’espressione fuori moda che oggi quasi non viene più usata. In alcuni ambienti, la parola anima è considerata addirittura una parola proibita, perché – si dice – esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l’uomo.

Certamente l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un’anima, un principio costitutivo che garantisce l’unità dell’uomo nella sua vita e al di là della sua morte terrena. E come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto. Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore. Ci preoccupiamo della salvezza degli uomini in corpo e anima. E in quanto sacerdoti di Gesù Cristo, lo facciamo con zelo.


Le persone non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo, mediante il quale diamo una testimonianza credibile per il Vangelo di Gesù Cristo. Preghiamo il Signore di colmarci con la gioia del suo messaggio, affinché con zelo gioioso possiamo servire la sua verità e il suo amore.
Amen.



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