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sabato 8 novembre 2014

Dedicazione della Basilica del Laterano: l'inno Urbs Ierusalem beata

Per la festa del 9 novembre l'inno vespertino è questo: "Urbs Ierusalem beata" dell'VIII-IX sec. (inno del Comune della Dedicazione di una Chiesa). Canta la città dell'Apocalisse, la Gerusalemme del cielo in cui entrano i santi, pietre vive scolpite qui in terra dai colpi delle persecuzioni sofferte per Cristo. E' la visione della Chiesa celeste, trionfante, in cui tutti i chiamati si ritroveranno alla conclusione del tempo. Ecco il video musicale, il testo con la traduzione conoscitiva e lo spartito:



Urbs Ierúsalem beáta, dicta pacis vísio,
quæ constrúitur in cælis vivis ex lapídibus,
angelísque coronáta sicut sponsa cómite,

Nova véniens e cælo, nuptiáli thálamo
præparáta, ut intácta copulétur Dómino.
Platéæ et muri eius ex auro puríssimo;

Portæ nitent margarítis ádytis paténtibus,
et virtúte meritórum illuc introdúcitur
omnis qui ob Christi nomen hic in mundo prémitur.

Tunsiónibus, pressúris expolíti lápides
suis coaptántur locis per manum artíficis;
disponúntur permansúri sacris ædifíciis.

Glória et honor Deo usquequáque altíssimo,
una Patri Filióque atque Sancto Flámini,
quibus laudes et potéstas per ætérna sæcula. Amen.
1.Città beata di Gerusalemme, chiamata visione di pace, che viene edificata nei cieli con pietre vive, e circondata dagli angeli come sposa dal seguito.

2. Viene nuova dal cielo, preparata per il talamo nuziale, perché pura si unisca al Signore. Le sue piazze e le mura sono d’oro purissimo.

3. Le porte dai battenti aperti risplendono di perle, in virtù dei meriti là viene ammesso ognuno
che per il nome di Cristo è oppresso qui nel mondo.

4. Le pietre levigate da colpi e da tribolazioni sono inserite nei loro posti per mano del costruttore; sono collocate per rimanere in eterno nei sacri edifici.

5. Gloria e onore a Dio altissimo sopra ogni cosa, al Padre e al Figlio e al Santo Spirito insieme, a loro lodi e potenza per i secoli eterni. Amen.



domenica 15 settembre 2013

L'introito gregoriano per la Messa dell'Addolorata: Stabant iuxta

L'introito gregoriano che si trova nel Graduale per la festa della Beata Vergine Maria addolorata riprende la scena delle donne al Calvario: Maria in piedi sotto la croce, con le pie donne. Il versetto dopo l'antifona aggiunge le parole di Gesù: l'affidamento della Madre al discepolo amato e a questi di Maria:



Ioann 19,25 Stabant iuxta Crucem Iesu Mater eius, et soror Matris eius, María Cléophæ, et Salóme et María Magdaléne.
Ioann 19,26-27 Múlier, ecce fílius tuus: dixit Iesus; ad discípulum autem: Ecce Mater tua.
V. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen

Gv 19,25 Stavano presso la Croce di Gesù Maria, sua madre, e la sorella di sua madre, Maria di Cleofa, e Salome e Maria di Magdala.
Gv 19,26-27 Donna ecco tuo figlio, disse Gesù, e al discepolo: Ecco la tua Madre.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo...


cliccare l'immagine per ingrandire


mercoledì 17 luglio 2013

Stile liturgico "emancipato" o "autocentrato"? Vedete un po' voi

Una notizia del 16 luglio ripresa da TGCOM diceva:
A messa come a Sanremo: parroco chiude il matrimonio cantando e ballando sull'altare
Colpo di scena in una parrocchia della Brianza, dove risuonano le note dei Ricchi e Poveri
19:20 - Le suore di Sister Act oramai sono storia passata. Perché alla ribalta, ora, c'è don Bruno, l'originale parroco che non ha esitato a infrangere i rigidi schemi della Chiesa, chiudendo un matrimonio in Brianza sulle note di "Mamma Maria", storico successo dei Ricchi e Poveri. Stereo alla mano, il prete ha trasformato l'altare in un palco degno dell'Ariston, con tanto di coreografie ed esibizione al microfono. Il tutto sotto lo sguardo attonito dei presenti che, cellulare alla mano, hanno filmato la scena e hanno messo il video sul web.
La curiosità è tanta, e con una ricerca da un solo click ecco cosa ti trovo su YouTube (caricato il 16 maggio 2013):


Ed ecco il "replay" durante l'ultima "cerimonia":


Non so se è un matrimonio vero o se è solo una commedia, ma se sul serio quello che balla e canta è un prete e i due sono veramente venuti a sposarsi "secondo il rito di santa romana Chiesa", allora qui c'è qualcosa di profondamente storto. Una distorsione della liturgia talmente radicata che non è più nemmeno percepita da chi la mette in atto, da chi la filma e da chi la vive. Tutto ruota attorno ad attori in cima al palcoscenico, per intrattenere, "religiosamente" quanto si vuole, ma pur sempre intrattenere il pubblico in "sala". 
Rileggiamo le parole ponderate di Benedetto XVI, e comprendiamo il grido di sofferenza e d'allarme, a volte sottovalutato, con cui il Pontefice giustificava il ritorno di molti alla Forma straordinaria, come "rifugio" contro gli abusi e la spettacolarizzazione della liturgia. Il Papa parlava al passato, ma pare che nulla sia cambiato:
Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa.                              (lettera ai vescovi in occasione del MP Summorum Pontificum)
La liturgia e la fede sono l'una l'espressione visibile dell'altra. Se tu credi in te stesso o se credi nel Dio di Gesù Cristo il risultato "rituale" non sarà lo stesso, come sarà diverso anche il risultato "vitale" (la vita cristiana è anch'essa liturgia, opera di Dio e per Dio, con rubriche molto antiche che si chiamano comandamenti, affidate a coloro che hanno ricevuto il sacerdozio battesimale per offrire il sacrificio della propria esistenza con Cristo al Padre). E non importa quello che affermi di credere, la comunicazione non-verbale, i gesti, i segni, la musica, diranno molto di più di quanto immagini (come i tuoi comportamenti e la sincerità nella vita morale rivelano se davvero credi al Signore e ami il tuo prossimo o fai riferimento solo a te stesso).

sabato 10 novembre 2012

E il Papa disse: Cari seminaristi, studiate il latino!

Tibi gratias agimus, Pater sancte!
Mentre tutti pensavano che ormai le sorti del latino ecclesiastico fossero segnate per il peggio, ecco che nuovamente Benedetto XVI estrae un... dinosauro dal suo cappello! Tira fuori un Motu proprio che viene, prima di tutto, ad istituire una Pontificia Accademia per lo studio e la diffusione della Lingua Latina, ma politicamente - mi si passi il termine - viene ad insistere presso quanti sono impegnati nella formazione del clero sull'importanza della conoscenza della lingua della Chiesa occidentale. E questo, come ricorda il Papa, per poter accedere alle fonti teologiche, cioè per non trovarsi domani una Chiesa tagliata fuori dalle proprie radici culturali e in balia di pochi, in alto, che potrebbero inventarsi via via nuove "tradizioni" o far filtrare verso la base ignara del suo passato, qualunque novità, spacciandola per antichissima (ma non serve che andate a vedere nei documenti... fidatevi....).
Il Papa non vuole che il latino sia considerato una conoscenza elitaria. Proprio in virtù della democratizzazione del sapere e dell'accesso più ampio possibile ai tesori del passato (e del presente), Benedetto XVI sottolinea ancora e ancora che la Chiesa riconosce il latino come lingua propria, non solo nella Liturgia (soprattutto lì), ma anche in ogni settore della sua vita culturale.
Speriamo che i rettori dei seminari e preposti alle istituzioni accademiche ecclesiali non facciano orecchio da mercante, e si convincano che è più importante insegnare il latino e l'inglese, che non martellare i chierici di corsi e corsetti che spezzettano il sapere e non mettono in mano gli strumenti culturali (cioè le lingue) perché ognuno possa continuare anche dopo gli studi i propri approfondimenti personali, sia volti alla storia (con il latino), sia al presente che va al di là del proprio naso nazionale (con l'inglese).

Leggete qui le anticipazioni già fatte ad Agosto e i commenti...
Qui la notizia da RadioVaticana e qui sotto, ecco il Motu Proprio, insieme a due articoli dallo Statuto dell'Accademia sugli gli scopi e mezzi della nuova istituzione oggi fondata:

LITTERAE APOSTOLICAE
MOTU PROPRIO DATAE
"LATINA LINGUA"
De Pontificia Academia Latinitatis condenda

1. Latina Lingua permagni ab Ecclesia Catholica Romanisque Pontificibus usque est aestimata, quandoquidem ipsorum propria habita est lingua, qui eandem cognoscendam et diffundendam assidue curaverunt, cum Evangelii nuntium in universum orbem transmittere valeret, quemadmodum in Constitutione Apostolica Veterum sapientia Decessor Noster beatus Ioannes XXIII iure meritoque edixit.
Enimvero inde a Pentecoste omnibus hominum linguis locuta et precata est Ecclesia. Attamen christianae communitates primorum saeculorum linguam Graecam Latinamque affatim usurpaverunt, cum illis locis in quibus morabantur universalia essent communicationis instrumenta, quorum ope Christi Verbi novitas hereditati obviam ivit Romani et Hellenistici cultus.
Romano Imperio occidentali exstincto, Romana Ecclesia non modo lingua Latina uti perrexit, verum etiam quodammodo custos eiusdem et fautrix fuit, sive in Theologiae ac Liturgiae, sive in institutionis et scientiae transmittendae provincia.


2. Nostris quoque temporibus Latinae linguae et cultus cognitio perquam est necessaria ad fontes vestigandos ex quibus complures disciplinae ceteroqui hauriunt, exempli gratia Theologia, Liturgia, Patrologia et Ius Canonicum, quemadmodum Concilium Oecumenicum Vaticanum II docet (cfr Decretum de Institutione sacerdotali, Optatam totius, 13).
In hac praeterea lingua, ut universalis Ecclesiae natura pateat, typica forma sunt scripti liturgici libri Romani Ritus, praestantiora Magisterii pontificii Documenta necnon sollemniora Romanorum Pontificum officialia Acta.


3. In hodierno tamen cultu, humanarum litterarum extenuatis studiis, periculum adest levioris linguae Latinae cognitionis, quae in curriculis philosophicis theologicisque futurorum presbyterorum quoque animadvertitur. Sed contra, in nostro ipso orbe, in quo scientia ac technologia praecipuum obtinent locum, renovatum culturae et linguae Latinae studium invenitur, non illis in Continentibus dumtaxat quae proprias culturales radices in patrimonio Graeco et Romano habent. Id diligentius est animadvertendum eo quod non modo academiarum provincia et institutionum implicatur, sed ad iuvenes inquisitoresque etiam attinet, qui ex diversissimis Nationibus et traditionibus proveniunt.

4. Quapropter necessitas instare videtur ut linguae Latinae altius cognoscendae eiusque congruenter utendae fulciatur cura, sive in ecclesiali sive in patentiore cultus campo. Ut hic nisus extollatur et evulgetur, consentaneum prorsus est docendi rationes adhibere aptas ad novas condiciones et provehere item necessitudines inter Academicas institutiones et inquisitores, ut copiosum ac multiforme Latini cultus patrimonium efferatur.
Ad haec proposita assequenda, Decessorum Nostrorum semitas calcantes, hasce per Litteras Apostolicas Motu Proprio datas hodie Pontificiam Academiam Latinitatis condimus, quae Pontificio Consilio de Cultura erit obnoxia. Eam regit Praeses, quem Secretarius iuvat et ii a Nobis nominantur, dum Consilium Academicum illis auxilium fert.
Opus Fundatum Latinitas, quod Pauli PP. VI chirographo Romani Sermonis die XXX mensis Iunii anno MCMLXXVI est constitutum, exstinguitur.
Decernimus ut hae Litterae Apostolicae Motu Proprio datae, quibus ad experimentum in quinquennium adnexum Statutum comprobamus, per editionem in actis diurnis "L’Osservatore Romano" evulgentur.

Datum Romae, apud Sanctum Petrum, die X mensis Novembris, in memoria Sancti Leonis Magni Papae, anno MMXII, Pontificatus Nostri octavo.                            
                        BENEDICTUS PP XVI
* * *
Pontificiae Academiae Latinitatis Statutum
Art. I
Pontificia Academia Latinitatis conditur, cuius sedes in Statu Civitatis Vaticanae locatur, quae linguam Latinam et cultum promoveat extollatque. Academia cum Pontificio Consilio de Cultura copulatur, cui est obnoxia.
Art. II
§ 1. Haec sunt Academiae proposita:
a) ut linguae litterarumque Latinarum, quae ad classicos, Christianos, mediaevales, humanisticos et recentissimos pertinent auctores, cognitionem iuvet studiumque provehat, praesertim apud catholica instituta, in quibus vel Seminarii tirones vel presbyteri instituuntur atque erudiuntur;
b) Ut provehat diversis in provinciis Latinae linguae usum, sive scribendo sive loquendo.


§ 2. Ut haec proposita consequatur, Academia studet:
a) scripta, conventus, studiorum congressiones, scaenica opera curare;
b) curricula, seminaria aliaque educationis incepta procurare, etiam iunctis viribus cum Pontificio Instituto Altioris Latinitatis;
c) hodierna quoque communicationis instrumenta in discipulis instituendis adhibere, ut sermonem Latinum perdiscant;
d) expositiones, exhibitiones et certamina apparare;
e) alia agere ac suscipere ad hoc Institutionis propositum assequendum.

LETTERA APOSTOLICA
IN FORMA DI MOTU PROPRIO
"LATINA LINGUA"
con la quale viene istituita la Pontificia Accademia di Latinità


1. La lingua latina è sempre stata tenuta in altissima considerazione dalla Chiesa Cattolica e dai Romani Pontefici, i quali ne hanno assiduamente promosso la conoscenza e la diffusione, avendone fatto la propria lingua, capace di trasmettere universalmente il messaggio del Vangelo, come già autorevolmente affermato dalla Costituzione Apostolica Veterum sapientia del mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII.
In realtà, sin dalla Pentecoste la Chiesa ha parlato e ha pregato in tutte le lingue degli uomini. Tuttavia, le Comunità cristiane dei primi secoli usarono ampiamente il greco ed il latino, lingue di comunicazione universale del mondo in cui vivevano, grazie alle quali la novità della Parola di Cristo incontrava l’eredità della cultura ellenistico-romana.
Dopo la scomparsa dell’Impero romano d’Occidente, la Chiesa di Roma non solo continuò ad avvalersi della lingua latina, ma se ne fece in certo modo custode e promotrice, sia in ambito teologico e liturgico, sia in quello della formazione e della trasmissione del sapere.

2. Anche ai nostri tempi, la conoscenza della lingua e della cultura latina risulta quanto mai necessaria per lo studio delle fonti a cui attingono, tra le altre, numerose discipline ecclesiastiche quali, ad esempio, la Teologia, la Liturgia, la Patristica ed il Diritto Canonico, come insegna il Concilio Ecumenico Vaticano II (cfr Decr. Optatam totius, 13).
Inoltre, in tale lingua sono redatti, nella loro forma tipica, proprio per evidenziare l’indole universale della Chiesa, i libri liturgici del Rito romano, i più importanti Documenti del Magistero pontificio e gli Atti ufficiali più solenni dei Romani Pontefici.

3. Nella cultura contemporanea si nota tuttavia, nel contesto di un generalizzato affievolimento degli studi umanistici, il pericolo di una conoscenza sempre più superficiale della lingua latina, riscontrabile anche nell’ambito degli studi filosofici e teologici dei futuri sacerdoti. D’altro canto, proprio nel nostro mondo, nel quale tanta parte hanno la scienza e la tecnologia, si riscontra un rinnovato interesse per la cultura e la lingua latina, non solo in quei Continenti che hanno le proprie radici culturali nell’eredità greco-romana. Tale attenzione appare tanto più significativa in quanto non coinvolge solo ambienti accademici ed istituzionali, ma riguarda anche giovani e studiosi provenienti da Nazioni e tradizioni assai diverse.


4. Appare perciò urgente sostenere l’impegno per una maggiore conoscenza e un più competente uso della lingua latina, tanto nell’ambito ecclesiale, quanto nel più vasto mondo della cultura. Per dare rilievo e risonanza a tale sforzo, risultano quanto mai opportune l’adozione di metodi didattici adeguati alle nuove condizioni e la promozione di una rete di rapporti fra Istituzioni accademiche e fra studiosi, al fine di valorizzare il ricco e multiforme patrimonio della civiltà latina.
Per contribuire a raggiungere tali scopi, seguendo le orme dei miei venerati Predecessori, con il presente Motu Proprio oggi istituisco la Pontificia Accademia di Latinità, dipendente dal Pontificio Consiglio della Cultura. Essa è retta da un Presidente, coadiuvato da un Segretario, da me nominati, e da un Consiglio Accademico.
La Fondazione Latinitas, costituita dal Papa Paolo VI, con il Chirografo Romani Sermonis, del 30 giugno 1976, è estinta.

La presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio, con la quale approvo ad experimentum, per un quinquennio, l’unito Statuto, ordino che sia pubblicata su L’Osservatore Romano.
Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 10 novembre 2012, memoria di San Leone Magno, anno ottavo di Pontificato.
BENEDICTUS PP XVI

* * *
Statuto della Pontificia Accademia di Latinità
Articolo 1
È istituita la Pontificia Accademia di Latinità, con sede nello Stato della Città del Vaticano, per la promozione e la valorizzazione della lingua e della cultura latina. L’Accademia è collegata con il Pontificio Consiglio della Cultura, dal quale dipende.
 Articolo 2
§ 1. Scopi dell’Accademia sono:
a) favorire la conoscenza e lo studio della lingua e della letteratura latina, sia classica sia patristica, medievale ed umanistica, in particolare presso le Istituzioni formative cattoliche, nelle quali sia i seminaristi che i sacerdoti sono formati ed istruiti;
b) promuovere nei diversi ambiti l’uso del latino, sia come lingua scritta, sia parlata.

§ 2. Per raggiungere detti fini l’Accademia si propone di:
a) curare pubblicazioni, incontri, convegni di studio e rappresentazioni artistiche;
b) dare vita e sostenere corsi, seminari ed altre iniziative formative anche in collegamento con il Pontificio Istituto Superiore di Latinità;
c) educare le giovani generazioni alla conoscenza del latino, anche mediante i moderni mezzi di comunicazione;
d) organizzare attività espositive, mostre e concorsi;
e) sviluppare altre attività ed iniziative necessarie al raggiungimento dei fini istituzionali.

venerdì 31 agosto 2012

Papa Benedetto, incorreggibile: ancora Latino per tutti....


Tornielli ci segnala la notizia, data per certa, dell'imminente pubblicazione di un nuovo"Motu Proprio" di Benedetto XVI. Anche questa volta c'entra il latino, ma non direttamente o solo per la celebrazione liturgica. Il Papa intenderebbe fondare una Pontificia Accademia per la diffusione dell'uso della lingua di Roma e della Chiesa, non solo per quello che riguarda l'uso strettamente ecclesiale, ma in maniera larga, intendendo il latino come importante patrimonio culturale, da far conoscere e studiare, lingua di accesso a tutto il sapere dell'Occidente antico, medievale e moderno.
Davvero Papa Benedetto dimostra di avere una "fissazione" per la lingua dell'Urbe, e con queste abili mosse, evidentemente, cerca di dare importanti segnali "politici", per esempio ai responsabili di seminari, studentati religiosi e alle Facoltà ecclesiastiche, dove gode - ahimé - di migliore stampa l'ebraico biblico che non il latino, tanto necessario per leggere praticamente tutte le fonti della Chiesa antica (compresi gli Atti del Vaticano II), eppure così ideologicamente trascurato.

Speriamo che il Motu Proprio in pubblicazione abbia più fortuna dell'abortita Veterum Sapientia di Giovanni XXIII, di cui si è recentemente festeggiato il 50° anniversario, o della lettera strappalacrime di Paolo VI Sacrificium laudis (da rileggere e meditare).... Chi ha orecchie per intendere, metta in pratica...

Se ci pensiamo è proprio strano che possano essere ordinati preti nella CHIESA LATINA, in barba al Diritto Canonico, che stabilisce così a proposito della competenza linguistica dei ministri ordinati:
Can. 249 - Institutionis sacerdotalis Ratione provideatur ut alumni non tantum accurate linguam patriam edoceantur, sed etiam linguam latinam bene calleant necnon congruam habeant cognitionem alienarum linguarum, quarum scientia ad eorum formationem aut ad ministerium pastorale exercendum necessaria vel utilis videatur.
I candidati al sacerdozio dimostreranno il loro zelo per le anime preparandosi bene al futuro ministero. Non importa se sono bravi a giocare a curling o se suonano divinamente le maracas, è meglio che passino il tempo 1) a studiare accuratamente la lingua nazionale (nella quale si presume dovranno predicare, parlare ai singoli in confessione, scrivere....); ma (2) anche siano bene competenti nella lingua latina, (non dice 'calleant', ma rafforza 'bene calleant'), e infine (3) abbiano una sufficiente conoscenza delle lingue straniere, il cui studio per la formazione del clero o per l'esercizio del futuro ministero sia valutato come necessario o utile.
Prima dei corsi di inglese o spagnolo o perfino ebraico biblico è richiesta una buona competenza nella lingua latina. Non per colloquiare con l'accento di Cicerone, ma almeno per saper leggere e capire un messale o un breviario, non dico del 1962, ma anche ben più recenti (purtroppo vengono ancora scritti in latino).

Ricordiamo ai giovani seminaristi che, a differenza del fuoco di Pentecoste, lo Spirito Santo che ricevono nell'ordinazione sacra - solitamente - non infonde il dono delle lingue. Ci devono pensare prima i singoli (e anche dopo), con tanta fatica e applicazione. Ma la scienza acquisita col sudore e per amore delle anime non vale certo meno della scienza infusa!
E poi, non si sa mai, metti che un domani si debba concelebrare con sacerdoti cinesi, russi e norvegesi, magari si può usare la Preghiera Eucaristica in una lingua comune; perfino il latino potrebbe, a volte, rivelarsi utile.... Domani però.
Così il Papa vuole promuovere il latino
Benedetto XVI pubblicherà un motu proprio per istituire la «Pontificia Academia Latinitatis». E in Vaticano traducono «indirizzo email» con «inscriptio cursus electronici»

ANDREA TORNIELLI (per Vaticaninsider)
CITTÀ DEL VATICANO: «Foveatur lingua latina». Papa Ratzinger vuole far crescere la conoscenza della lingua di Cicerone, di Agostino e di Erasmo da Rotterdam, nell’ambito della Chiesa ma anche della società civile e della scuola e sta per pubblicare un motu proprio che istituisce la nuova «Pontificia Academia Latinitatis». Fino ad oggi Oltretevere ad occuparsi di mantenere in vita l’antico idioma era stata una fondazione, «Latinitas», rimasta sotto l’egida della Segreteria di Stato e ora destinata a scomparire: oltre a pubblicare l’omonima rivista e a organizzare il concorso internazionale «Certamen Vaticanum» di poesia e prosa latina negli anni si è occupata di tradurre in latino parole moderne.

L’imminente istituzione della nuova accademia pontificia che si affianca alle undici già esistenti – tra le quali ci sono le più note dedicate alle scienze e alla vita – è confermata in una lettera che il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, ha inviato a don Romano Nicolini, un sacerdote riminese grande propugnatore del ritorno dell’ora di latino nella scuola media inferiore. Ravasi ha ricordato che l’iniziativa dell’Accademia è «voluta dal Santo Padre» ed è promossa dal dicastero vaticano della cultura: vi faranno parte «eminenti studiosi di varie nazionalità, con finalità di promuovere l’uso e la conoscenza della lingua latina sia in ambito ecclesiale sia in ambito civile e quindi scolastico». Un modo per rispondere, conclude il cardinale nella lettera, «a numerose sollecitazioni che ci giungono da diverse parti del mondo».

Sono passati cinquant’anni da quando Giovanni XXIII, ormai alla vigilia del Concilio, promulgò la costituzione apostolica «Veterum sapientia» per definire il latino come lingua immutabile della Chiesa e ribadirne l’importanza, chiedendo alle scuole e università cattoliche di ripristinarlo nel caso fosse stato abbandonato o ridotto. Il Vaticano II stabilirà di mantenere il latino in alcune parti della messa, ma la riforma liturgica post-conciliare ne avrebbe abolito ogni traccia nell’uso comune. Così, mentre mezzo secolo fa prelati di ogni parte del mondo riuscivano a capirsi parlando l’idioma di Cesare e i fedeli mantenevano un contatto settimanale con esso, oggi nella Chiesa il latino non gode di buona salute. E sono altri ambiti, laici, interessati a promuoverla.

Oltretevere continuano comunque a lavorare studiosi che propongono neologismi per tradurre le encicliche papali e i documenti ufficiali. Un lavoro non facile è stato quello di tradurre in latino l’ultima enciclica di Benedetto XVI, «Caritas in veritate» (luglio 2009), dedicata alle emergenze sociali e alla crisi economico finanziaria. Alcune scelte dei latinisti della Santa Sede sono state criticate da «La Civiltà Cattolica», l’autorevole rivista dei gesuiti, che ha ritenuto discutibile la scelta dei termini «delocalizatio», «anticonceptio» e «sterilizatio», approvando invece le scelte di «plenior libertas» per liberalizzazione, e di «fanaticus furor» per fanatismo». Tra le curiosità, l’espressione «fontes alterius generis» per tradurre le fonti alternative e «fontes energiae qui non renovantur» per le risorse energetiche non rinnovabili.

L’iniziativa del Papa di istituire una nuova Pontificia Accademia è un segnale significativo, di rinnovata attenzione. «Il latino educa ad avere stima delle cose belle – spiega don Nicolini, che ha diffuso nelle scuole medie diecimila copie di un opuscolo gratuito introduttivo alla lingua latina e sta diffondendo l’appello per farla tornare tra le materie curricolari – e ci educa anche a dare importanza alle nostre radici».

Tra coloro che si occupano di rinnovare il lessico latino per poter comunicare ancora oggi nella lingua ciceroniana c’è don Roberto Spataro, 47 anni, è docente di Letteratura cristiana antica e segretario del Pontificium Institutum Altioris latinitatis, voluto da Paolo VI presso l’attuale Università Pontificia Salesiana di Roma. «Come tradurrei “corvo”? Mi aspettavo questa domanda… Ecco, direi: “Domesticus delator” o “Intestinus proditor”», risponde il sacerdote. E spiega come nascono i neologismi latini: «Esistono due scuole di pensiero. La prima, che potremmo definire anglosassone, ritiene che prima di creare un neologismo per tradurre parole moderne bisogna passare al setaccio tutto ciò che è stato scritto in latino lungo i secoli, non soltanto il latino classico. L’altra scuola, che per comodità definirei latina, ritiene che si possa essere più liberi nel creare una circonlocuzione che renda bene l’idea e il significato della parola moderna, mantenendo però il sapore del latino classico, ciceroniano».

Spataro appartiene alla seconda scuola e invita «a sfogliare l’ultima edizione del “Lexicon recentis latinitatis”, curato da don Cleto Pavanetto, eccellente latinista salesiano, e pubblicato nel 2003, con ben 15.000 vocaboli moderni resi in lingua latina». Ad esempio, fotocopia si traduce “exemplar luce expressum”, banconota diventa “charta nummária”, basket-ball “follis canistrīque ludus”, best seller è “liber máxime divénditus”, i blue-jeans sono “bracae línteae caerúleae”, mentre goal è “retis violátio”. Gli hot pants diventano “brevíssimae bracae femíneae”, l’IVA si traduce “fiscāle prétii additamentum”, mountain bike è “bírota montāna”, paracadute diventa “umbrella descensória”. Nel Lexicon mancano però i riferimenti al web. «In effetti non ci sono – spiega don Spataro – ma negli ultimi nove anni tra chi scrive e parla in latino si sono coniate nuove espressioni. Così internet è “inter rete”, e l’indirizzo email “inscriptio cursus electronici”».



mercoledì 27 giugno 2012

Il Messaggero di Sant'Antonio per la diffusione delle Messe in Latino

Una novità editoriale, un "unicum" nel suo genere, è il sussidio da poco uscito per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova - passato quasi inosservato anche nei blog specializzati -. Si tratta del libretto dal titolo Eucharisticum Mysterium, che contiene (per la prima volta insieme), uno vicino all'altro, l'ordo missae del 1970 e del 1962, ovvero il testo (in latino con italiano a fronte) della Messa di Paolo VI e della Messa del Beato Giovanni XXIII, con tutte le rubriche tradotte e belle introduzioni.
Il tutto ha compilatori di assoluto primo piano: il prof. Manlio Sodi, direttore di Rivista Liturgica (edita anche questa dal Messaggero di Padova) e per anni preside della Facoltà di Teologia dei Salesiani di Roma, curatore dei Monumenta Liturgica Concilii Tridentini, uno dei massimi esperti dei testi della liturgia romana lungo la storia. Le traduzioni e revisioni sono affidate nientemeno che al Pontificium Institutum Altioris Latinitatis, la scuola per latinisti alle dirette dipendenze del Papa.
Infine, la presentazione dell'opera è affidata addirittura a Mons. Guido Marini, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. 
Cosa viene a dire una pubblicazione di questo genere, a cui collaborano tanti esperti, e che viene diffusa da una delle case editrici cattoliche più popolari? Il significato è abbastanza ovvio: bisogna superare steccati e barriere ideologiche contro il latino nella Messa. Sia la messa "nuova" che la messa "antica" sono da conoscere nella loro lingua originale, e - con l'aiuto di sussidi come questo - si possono anche celebrare. Non in concorrenza, ma nello spirito di mutua valorizzazione, accettazione e complementarietà che esse esprimono, mettendo in luce, in modi diversi ma non avversi, le ricchezze della Parola di Dio e dei tesori dell'eucologia della Chiesa Romana.

Esortandovi a sostenere queste interessanti e lodevoli iniziative editoriali, diffondendole e facendole conoscere, vi posto come bonus le parole prefatorie di Mons. Marini.

Il 2010 è stato l’anno di due importanti anniversari: il 40° della pro­mulgazione del Messale di Paolo VI (1970) e 1440° di quella del Messale di san Pio V(1570). Come è noto, con il «motu proprio» Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, Benedetto XVI ha stabilito che nel Rito Romano sussistono, a particolari condizioni, due modalità celebrative dell’Eucaristia: la «forma ordinaria» (Paolo VI) e la «forma straordinaria» (san Pio V, nell’edizione del suo Messale promulgata nel 1962 dal beato Giovanni XXIII).

Il 2012 è l’anno di due grandi eventi ecclesiali: il Sinodo dei Vescovi, sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cri­stiana», e l’inizio dell’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e a vent’anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.

È dunque con gratitudine che, in questo contesto della vita della Chiesa, il presente volume è da accogliere. Non è compito di questa presentazione entrare nel dettaglio di quanto vi si afferma in generale e per que­stioni più particolari. Vi si troverà, comunque, uno strumento molto utile perché ogni «Anno della fede» - l’anno liturgico - possa essere «un’occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia» («motu proprio» Porta fidei, n. 9).

Leggere con attenzione il sussidio potrà significare per molti una riscoperta o un approfondimento della bellezza della Celebrazione eucaristica nel suo svilupparsi armonico attraverso la storia. Infatti, come afferma Benedetto XVI in Sacramentum caritatis: «Guardando alla storia bimillenaria della Chiesa di Dio, guidata dalla sapiente azione dello Spirito Santo, ammiriamo, pieni di gratitudine, lo sviluppo, ordinato nel tempo, delle forme rituali in cui facciamo memoria dell’evento della nostra salvezza. Dalle molteplici forme dei primi secoli, che ancora splendono nei riti delle antiche Chiese d’Oriente, fino alla diffusione del rito romano; dalle chiare indicazioni del Concilio di Trento e del Messale di san Pio V fino al rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II: in ogni tappa della storia della Chiesa la Celebrazione eucaristica, quale fonte e culmine della sua vita e missione, risplende nel rito liturgico in tutta la sua multiforme ricchezza» (n. 3).

Allo stesso tempo, questa pubblicazione sarà di aiuto a procedere nella direzione tanto auspicata di una cordiale accoglienza della liturgia della Chiesa, nel suo Rito ordinario, da promuovere con rinnovata fedeltà al Concilio Vaticano II, e nel suo Rito straordinario, che tanti tesori ha ancora oggi da donare a tutti noi. «Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum — afferma Benedetto XVI nella lettera inviata ai Vescovi di tutto il mondo per presentare il citato «motu proprio» —. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e dare loro il giusto posto» (7 luglio 2007).
Oggi più che mai la liturgia della Chiesa ha bisogno di essere avvicinata, approfondita e vissuta in cordiale sintonia con le indicazioni del magistero pontificio e in un clima di serenità e saggezza.
La presente pubblicazione, curata dal Pontificium Institutum Altioris Latinitatis, va in questa direzione. È auspicabile che essa continui a esse­re percorsa e condivisa da molti, da tutti.
Mons. Guido Marini
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie
Città del Vaticano, 19 marzo 2012 Solennità di san Giuseppe

...Passo passo verso la riconciliazione liturgica e l'uso delle due forme dell'unico rito romano....

giovedì 26 aprile 2012

Per chi si "illude" che "belare in gregoriano" avvicini a Dio: i canti del Buon Pastore

Domenica prossima, la IV di Pasqua nella forma Ordinaria, è la "Domenica del Buon Pastore" (nella Forma Straordinaria era domenica scorsa, cioè la II post Pascha). I canti proposti dal Graduale post-conciliare, ovviamente canti gregoriani, sono adatti a noi, povere pecorelle a cui piace "belare in gregoriano", come ha recentemente svilito il canto proprio della Chiesa romana lo storico del Concilio Alberto Melloni (leggete qui l'articolo riportato dal prof. Augé).
Melloni, pur sapendo benissimo che i belati gregoriani sono stati autorevolmente promossi dai documenti conciliari, dice - stranamente - che non possono essere considerati come una regola. E invece, dobbiamo ribadirlo, sono proprio una "regola", nel senso che il canto gregoriano rimane il punto di paragone, il metro di misura, per verificare ogni musica sacra e ogni canto per la liturgia. Non si deve sempre cantare in gregoriano, ovviamente, ma si deve riconoscere che è e rimane il canto proprio della Liturgia, la radice da cui può germogliare la novità, sia essa polifonia o canto più popolare.
Quindi, per onorare con santi "belati" il buon Pastore, che festeggeremo fra pochi giorni, riascoltiamo (e magari impariamo) l'alleluia e il canto di comunione di domenica prossima. Il testo dei due canti è lo stesso (nel nuovo Graduale, non è del tutto identico in quello vecchio, da cui ho attinto il video dell'alleluia):
Io sono il buon pastore e pascolo le mie pecore

Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore ed esse conoscono me

Scrivevo in tempi non sospetti a proposito dell'antifona di comunione (vedi qui). Questo testo ci fa risentire proprio l'onomatopea della pecorella (in quel "cognoscunt me meae" in cui il suono della "e" appare proprio un belare!). Ai "cristiani adulti", non so perché, non piace sentirsi pecorella del Signore, a noi francescani all'antica, che discendiamo teologicamente da Agostino, piace invece ripetere col Dottore d'Ippona: "per voi sono pastore, con voi faccio parte del gregge".


Alleluia Ego sum Pastor Bonus (scarica qui lo spartito in PDF)


Antifona alla Comunione: Ego sum Pastor Bonus (Scarica qui lo spartito dell'antifona)

venerdì 13 aprile 2012

I canti gioiosi dell'Ottava di Pasqua

Per ogni giorno dell'Ottava di Pasqua la Messa, sempre con tono festivo, presenta in entrambe le forme del rito romano (i canti sono gli stessi), delle bellissime antifone di introito. Vi posto quelli di ieri, oggi e domani, a titolo di esempio.

Domani, sabato, abbiamo quest'antifona che inneggia all'uscita del popolo di Israele dall'Egitto (sal 104,43):

Eduxit Dominus populum suum in exsultatione, Alleluia:
et electos suos in laetitia, Alleluia, Alleluia.
Confitemini Domino, et invocate nomen eius:
annuntiate inter gentes opera eius.


Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti, alleluia.
Lodate il Signore, invocate il suo nome
annunciate tra le nazioni le sue opere.




Oggi, venerdì (Feria VI) ci viene proposto dal sal 77,53 un canto molto simile nell'incipit a quello di ieri. Vi si inneggia al passaggio del Mar Rosso e alla sommersione degli Egiziani nel mare (canto adatto al venerdì: ricorda, con l'immagine anticotestamentaria di vittoria, il senso della croce, salvezza per chi rinasce nelle acque del Battesimo, sconfitta per il diavolo, nemico dell'uomo, sommerso nelle acque):

Edúxit Dóminus pópulum suum in spe,
et inimícos eórum opéruit mare, allelúia.

Il Signore, ha liberato il suo popolo e gli ha dato speranza;
i suoi nemici li ha sommersi nel mare, alleluia.


Ieri, giovedì (Feria V), abbiamo letto (o cantato) dal Libro della Sapienza 10,20-21:

Victrícem manum tuam, Dómine,
laudavérunt páriter, quia sapiéntia apéruit os mutum,
et linguas infántium fecit disértas, allelúia.

Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria,
perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti
e ha sciolto la lingua dei bambini, alleluia.

domenica 8 aprile 2012

La Benedizione delle uova a Pasqua

Le benedizioni alle uova nel giorno di Pasqua, secondo le due forme del Rito Romano. A me pare che una formula benedica le uova, l'altra benedice coloro che mangiano le uova. Ma tutte e due concordano in ciò che è più importante: rendere grazie per la Risurrezione del Signore.


BENEDIZIONE DELLA UOVA PASQUALI (secondo il De Benedictionibus)

V/. Adiutórium nostrum in nómine Dómini.
R/. Qui fecit coélum et terram.
V/. Dóminus vobiscum.
R/. Et cum spíritu tuo.

Orémus.
Subvéniat, quæsumus, Dómine, tuæ benedictiónis grátia huic ovorum creatúræ: ut cibus salúbris fiat fidélibus tuis, in tuárum gratiárum actióne suméntibus ob resurrectiónem Dómini nostri Iesu Christi. Qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sæcula sæculórum.
M. - Amen.

Et aspergantur aqua benedicta.

La grazia della tua benedizione, o Signore, scenda su queste uova: affinché siano cibo salutare per i tuoi fedeli, che le mangeranno in ringraziamento per la Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità della Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
M. Amen.
E si aspergono con l'acqua benedetta.

BENEDIZIONE ALLE UOVA A PASQUA (secondo il Benedizionale CEI)

Premesse
1699. La tradizione religiosa ha sempre considerato l'uovo come il simbolo del dischiudersi della vita, soprattutto nella stagione di primavera quando la natura si ridesta e si rinnova Questa espressione della pietà popolare, propria sia dell'Oriente che dell'Occidente, si riflette nella consuetudine di benedire le uova nel giorno di Pasqua.
Il gesto semplice ed umile, insieme ad altri, prolunga nell'ambito familiare il messaggio della risurrezione e della vita nuova in Cristo, che investe l'uomo e la natura.
 
Rito breve

1700. Il ministro inizia il rito dicendo: 
V. Sia benedetto Cristo, nostra Pasqua. [Alleluia.]
R. Ora e sempre. [Alleluia.] 

1701. 
Quindi, secondo l'opportunità introduce il rito di benedizione con brevi parole. 
1702. 
Poi uno dei presenti legge un brano della Sacra Scrittura: 
Rm 6,4 
Per mezzo del battesimo
siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte,
perché come Cristo fu risuscitato dai morti
per mezzo della gloria del Padre,
così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.

2 Cor 5,15-17 Cristo è morto per tutti,
perché quelli che vivono non vivano più per se stessi,
ma per colui che è morto e risuscitato per loro.
Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno
secondo la carne;
e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne,
ora non lo conosciamo più così.
Quindi se uno è in Cristo,
è una creatura nuova;
le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

Ef 4,22-24Fratelli, dovete deporre l'uomo vecchio
con la condotta di prima,
l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici
e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente
e rivestire l'uomo nuovo,
creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

1 Pt 3, 15
 
Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori,
pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.


1703. Quindi il ministro dice:

P
reghiamo.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
Il ministro, con le braccia allargate, prosegue:

Benedetto sei tu, Signore del cielo e della terra,
che nella radiosa luce del Cristo risorto
ridesti l'uomo e il mondo alla vita nuova
che scaturisce dalle sorgenti del Salvatore:
guarda a noi tuoi fedeli
e a quanti si ciberanno di queste uova,
umile e domestico richiamo alle feste pasquali;
fa' che ci apriamo alla fraternità
nella gioia del tuo Spirito.
Per Cristo nostro Signore,
che ha vinto la morte
e vive e regna nei secoli dei secoli.


R. Amen.

1704. Quindi il ministro asperge con l'acqua benedetta i presenti e le uova dicendo queste parole o altre simili:
Ravviva in noi, o Padre,
nel segno di quest'acqua benedetta
il ricordo del nostro Battesimo
e l'adesione a Cristo,
crocifisso e risorto per la nostra salvezza.

mercoledì 4 aprile 2012

Vi do un comandamento nuovo: "Mandatum novum do vobis", il canto della lavanda dei piedi

Durante il rito della Lavanda dei piedi di domani (per il quale potete leggere qui il post a suo tempo preparato), il Graduale Romanum e il Graduale simplex concordemente pongono come canto l'antifona: "Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem, sicut dilexi vos, dicit Dominus".
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi, dice il Signore". E' il versetto 35 del cap 13 del Vangelo di Giovanni. Un chiaro riferimento al testo evangelico della lavanda dei piedi proclamato nella celebrazione (Gv 13,1-15) e di cui l'antifona riassume il senso profondo. La melodia è molto semplice e orecchiabile, sillabica. I versetti del Salmo 118 sono cantati alternandoli alla ripetizione dell'antifona.

Ecco la registrazione del Canto da parte del coro Escolania Escorial di Spagna


Lo spartito del canto dal "Liber usualis"

martedì 20 marzo 2012

Un corso di gregoriano su YouTube: collegamento con il Canada per imparare i canti della Pasqua

La Sacred Music Society del Canada, attraverso il maestro Uwe Lieflander, ha avuto l'ottima idea di far partire un nuovo programma a distanza per insegnare il canto gregoriano ai principianti assoluti. E funziona! Insieme ai ragazzi in aula, il maestro guida passo passo, anche i fruitori via Web, ad imparare l'introito della domenica di Pasqua: Resurrexi. Non preoccupatevi se non capite l'inglese, seguite sullo schermo la musica e cantate riga per riga, alla fine di un paio di video saprete a memoria uno dei più bei canti del Graduale. 
Per ora sono uscite solo due puntate di questo programma casereccio ma molto efficace, dal titolo "Take a chants" (prendi un canto, letteralmente; ma in realtà è un gioco di parole su: take a chance, cioè "cogli l'occasione" o "corri il rischio").
Non perdetevi le prossime due puntate promesse. E speriamo ne escano parecchie altre.
Ecco il link da tenere d'occhi: http://www.sacredmusicsociety.com/take-a-chants/

E qui sotto i due video da seguire:


Seconda parte del "Resurrexi"


Pensate cosa può diventare YouTube per il canto gregoriano (e quanto ha già fatto!) se tutte le Scholae iniziassero a mettere online le loro prove! E - se ci pensiamo - il carattere universale del canto proprio della Chiesa Cattolica si adatta perfettamente alla dimensione globale della rete: possiamo utilizzare video italiani, canadesi, giapponesi e siamo sempre a casa!!
Come bonus vi incollo qui sotto lo spartito del canto che viene insegnato nei video, così potete ripassarvelo con comodo:

Traduzione: Sal. 138, 18 e 5-6 - Sono risorto e sono ancora con te, alleluia: hai posto la tua mano su di me, alleluia: mirabile si è dimostrata la tua scienza, allelúia, allelúia. Sal. 138, 1-2 - O Signore, tu mi hai messo alla prova e mi hai conosciuto: hai conosciuto il mio riposo e il mio rialzarmi. Gloria al Padre… Sal. 138, 18 e 5-6 - Son risorto …

E ricordate. Se qualcuno vi chiede, magari per scherno, come mai siete "maniaci" del canto gregoriano, rispondete: "Perché questo comanda il Concilio Vaticano II", esattamente in Sacrosanctum Concilium:
n. 114. Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra...
I vescovi e gli altri pastori d'anime curino diligentemente che in ogni azione sacra celebrata con il canto tutta l'assemblea dei fedeli possa partecipare attivamente,

n. 116. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale.

domenica 26 febbraio 2012

Canto di comunione Prima domenica di Quaresima. Scapulis suis


Come già sappiamo (potete leggere questo vecchio post), tutto il canto "variabile" della Prima Domenica di Quaresima del Rito Romano proviene dal Salmo 90 (dovrebbe provenire, se si facesse ecc. ecc..). Sia nella Forma Ordinaria che in quella Straordinaria i canti del Graduale coincidono. Purtroppo nel Lezionario è stato scelto il salmo 24 come "salmo responsoriale", invece di riprendere la scelta più ovvia, cioè quella corrispondente al Tractus (che non è stato abolito nella liturgia "riformata", ma è solo poco usato, perchè si deve essere molto bravi a cantarlo!). Il tratto di oggi è naturalmente anche quello preso dal salmo 90. [Nelle Bibbie attuali è il salmo 91(90)]. Non dimentichiamo che i vv. 11 e 12 di questo salmo sono citati da Satana stesso, nel Vangelo di Matteo, mentre è intento a tentare il Signore sul pinnacolo: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra".

Vogliamo dare un'occhiata più da vicino al canto alla comunione, che riprende i versetti 4 e 5 del salmo 90 nella versione dell'Antica Vulgata (la Nova Vulgata cambia questo versetto così: Alis suis obumbrabit tibi,
et sub pennas eius confugies; scutum et lorica veritas eius.)

Ps. 90, 4-5 - Scápulis suis obumbrábit tibi Dóminus, et sub pennis eius sperábis: scuto circúmdabit te véritas eius.
Sal. 90, 4-5 - Con le sue ali ti coprirà il Signore, e sotto le sue penne troverai speranza: la sua fedeltà ti sarà di scudo.

Eccone il canto gregoriano e lo spartito (con tanto di versetti musicati), scaricabile anche in PDF


Cliccare per ingrandire

lunedì 13 febbraio 2012

Attirare i giovani e allontanare tutti gli altri: il nuovo precetto liturgico di Trento

Riassunto: Rock e lode in inglese va bene, ma guai se volete pregare come si prega da 15 secoli! Pensavo fosse uno scherzo degli "Ulras" della Messa in Latino, e invece la fantasia supera la realtà! Mentre il settimanale diocesano di Trento benedice la Messa "Rock", rifacimento simil-heavy-metal della "classica" messa Beat degli anni '60 (passata per un periodo a Messa "Pop"...), stimmatizza in maniera assurda, esponendo inutili "perplessità", l'iniziativa di un altro sacerdote della stessa diocesi che si è azzardato a celebrare per i giovani la Messa in forma straordinaria (pur rimanendo nella cattolicità - si affanna a dire la nota stampa!). Parole forti e assolutamente sconvenienti, che verrebbero da una "nota stampa" ufficiale (di cui però non c'è traccia nel sito ufficiale dell'Arcicdiocesi tridentina). Si dice anche che per questa "occasionale" Messa antica (= speriamo non si ripeta mai più), mica possono entrare tutti "indiscriminatamente" in chiesa. Si vede con chiarezza che la diocesi di Trento vuole fare "discriminazioni", non serve che lo scrivano.

Invece lodi sperticate e senza imbarazzi per i canti "con testi biblici", appiccicati ad una Messa "Rock e lode". Questa sì invece ad "ingresso libero".

Vi posto, giusto perché vi rendiate conto di cosa si sono sorbiti, un paio di esempi del "Christian rock" tanto esaltato come nuova proposta "ringiovanente" la liturgia. Io, personalmente, non ho nulla contro i gruppi cristiani che vogliono esprimere con musica contemporanea i loro sentimenti religiosi. Ma certo queste prove devono stare FUORI della liturgia. Non sono nate per essa e non c'entrano niente con la preghiera pubblica della Chiesa, nè ora, nè mai, nonostante quello che pensino a Trento. E poi questi signori che si ravvoltolano nel giovanilismo, sono gli stessi che lanciano strali alle "messe concertate" del XVIII e XIX secolo, che mettevano la musica "moderna" di allora a servizio della liturgia, per attirare gente in chiesa! A me pare che comunque Mozart e Vivaldi diano ancora i loro bei punti agli Stryper... Ditemi un po' voi.
Il titolo della canzone è un gioco di parole: "[Mandiamo] all'inferno il diavolo".



Già il testo della "difesa" d'ufficio apparsa sul settimanale "La vita trentina" la dice lunga sul "mettere le mani avanti" per evitare polemiche... Leggete, leggete:
High Voltage, band rock trentina sulla scena locale da sedici anni, l'ha preso alla lettera. Sabato 11 febbraio alle 22.30 ad Albiano animerà infatti la prima "messa rock" della provincia, supportata da un coro di tutto rispetto.
I suoi trenta componenti - diretti da Nadia Folgheraiter- sono musicisti e cantanti (giovani ma non solo) quasi tutti provenienti da altre formazioni canore della Val di Cernbra, che si sono riuniti per l'occasione e che ormai da tre mesi lavorano a pieno ritmo al progetto.
Gli High Voltage eseguiranno durante la celebrazione sette brani, due degli Stryper e cinque, dalle sonorità più pacate, composti dal leader solista della band, Michael Sweet.
Gli Stryper sono i padri del "Christian metal" (o "white metal"), un sottogenere tematico dell'heavy metal che contiene espliciti richiami a testi, tematiche e professioni di fede cristiane, e che gli album della band californiana, grazie al loro successo mondiale, hanno contribuito a diffondere a livello mediatico.
Anche i testi delle canzoni che saranno eseguite durante la messa ad Albiano, concordati con il parroco don Stefano Zeni, sono ispirati alla Bibbia. Dunque appropriati per una funzione religiosa, solo a ritmo più... rock del solito.
Non si tratta però di un concerto né di una spettacolarizzazione, non sarà niente di sacrilego o ridicolo, ci tengono a precisare i musicisti trentini: sarà una vera e propria Santa Messa.
Se di primo acchito può sembrare una trovata fuori luogo, che fa storcere il naso, l'intento che ci sta dietro è buono e più che mai condivisibile: portare i giovani in chiesa.
L'idea è venuta tempo fa ad un ragazzo della band che, in vacanza a Riccione, ha assistito ad una messa con canzoni pop.
Da lì il desiderio di fare lo stesso nel suo paese, con la sua band e la loro musica metal.
Le cose non sono state fatte alla leggera, sull'onda dell'entusiasmo e della novità: l'idea è stata maturata e condivìsa tra i membri della band per diversi mesi ed è diventata presto un impegno serio, che ha avuto la fortuna di trovare fin da subito il sostegno di don Stefano Zeni.
Il parroco di Albiano si è preoccupato di mostrare i testi tradotti delle canzoni al vescovo Luigi Bressan, spiegandogli iprogetto di avvicinare i giovani alla chiesa anche con linguaggi nuovi e moderni a loro più vicini.
La musica è un modo per sintonizzarsi sulle stesse frequenze; al centro rimane la sacralità della liturgia.
Lo ha sottolineato il comunicato dell'ufficio stampa diocesano che, divulgando la notizia della messa rock, ha ripreso l'incoraggiamento della Cei del 1999 ("Educare i giovani alla fede"):
«In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande dì sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti.
E io che pensavo i giovani preferissero i canti di Taizé. Forse a Trento non sono mai arrivati? Mandate qualche CD al Settimanale Diocesano!!
Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il"vero"che queste culture presentano sotto le vesti del"nuovo"». L'evento trova il suo spazio, immancabile, anche su facebook.
Sul celebre social network sono quasi duecento coloro che assicurano di esserci sabato ad Albiano; nel frattempo l'invito alla messa rock ha già raggiunto telematicamente quasi 2500 giovani.

venerdì 3 febbraio 2012

Se è proprio vero, ormai Fellay dà dell'eretico al Papa

Sono deluso e disgustato. Se quanto riferito nel blog di Tornielli corrisponde tutto al vero (non ho proprio avuto tempo di documentarmi meglio oggi), e Fellay ha veramente rigettato la proposta generosa di Benedetto XVI, respingendo il preambolo dottrinale, e con questo formalmente non accettando - seppur con tutta la necessaria apertura interpretativa tradizionale - l'insegnamento del XXI concilio ecumenico e il magistero vivente della Chiesa, rappresentata dal suo Papa, a questo stesso Pontefice, implicitamente, verrebbe con ciò rimproverato, da un vescovo illegittimo, di rimanere lui su posizioni eterodosse! E' evidente che al Papa non resta che una e una sola medicina. Le maniere forti. Qui di fatto, si passa dallo scisma all'eresia, e la scomunica - una volta minacciata - dovrà, in caso di impenitenza, essere alla fine comminata. Questo metterà in guardia i fedeli dal non seguire sulla via della disobbedienza ormai perniciosa chi non vuolesaperne di  tornare a Roma, lasciando che la FSSPX si perda nelle sue nebbie.
Certo che sarebbe una cocente delusione per un papa del dialogo e della riconciliazione come Benedetto, che non si merita questo pubblico schiaffo, dopo tutto quello che ha sofferto per aprire generosi portoni agli ingrati Lefebvriani. Pensate a come se la rideranno i suoi nemici, che lo hanno fino ad oggi deriso per il suo caparbio tentativo di riconciliare gli irriducibili. Speriamo che ci sia ancora spazio per il recupero. Ma ormai c'è proprio buio.

sabato 7 gennaio 2012

Giovani sacerdoti, difficoltà con il latino e desiderio di imparare la forma extraordinaria del Rito Romano

Mi scrive un giovane prete: "Caro padre... sono Don... sacerdote da tre anni... Da qualche tempo seguo il suo blog e mi sono interessato alla celebrazione della Messa tridentina. Devo confessare che purtroppo mi è molto difficile capire le rubriche e le lunghe spiegazioni del messale in latino. Non ho studiato tanto questa lingua in seminario... Pronunciare e capire le parti della Messa è meno difficoltoso, mi sembra invece molto complicato seguire tutte le prescrizioni del rito. Non è che conosce dei testi che spiegano in italiano che cosa deve fare il sacerdote?...."

Da una parte è consolante che giovanissimi confratelli nel sacerdozio si interessino alla Forma straordinaria del Rito Romano (non chiamiamola "Messa tridentina" come fanno gli americani!!).
Dall'altra parte mi rendo sempre più conto di quanto abbia ragione Benedetto XVI nel parlare di "sacerdos idoneus" nei documenti che ha emanato o fatto emanare sulla questione (cioè Summorum Pontificum e Universae Ecclesiae). C'è bisogno di formazione in tutta la vita sacerdotale, ovviamente, in particolare in quella che viene chiamata "ars celebrandi". L'apprendere a celebrare la liturgia antica insegna ai sacerdoti anche a celebrare meglio la liturgia nuova. Con più calma, con gesti misurati e composti e non "di testa propria", con la necessaria attenzione a quello che si dice e quello che si fa.
La celebrazione nella forma straordinaria ha quindi - come minimo - un alto valore educativo per il presbitero, perché è molto esigente e chiede di essere conosciuta bene. Inoltre la lingua latina costringe, intanto, a ripassare la lingua della Chiesa occidentale, e poi a leggere prima di ogni celebrazione almeno tutto il Proprio della Messa del giorno, sia le letture che le orazioni, per poterle capire e leggere con senso (si dovrebbe fare anche se si celebra in italiano, ma quanti - con la scusa del tempo - lo fanno davvero?).
E veniamo alla domanda del nostro Don. Sì, ci sono parecchie risorse, anche in Internet, per studiare la celebrazione della Messa in forma straordinaria. 
Per la particolare necessità espressa, posso segnalare il sussidio composto recentemente (novembre 2011) dal carmelitano p. Giorgio Maria Faré Apprendere la celebrazione della  "Messa Bassa".  E' un utile compendio riassuntivo delle parole, pronuncia, posizione e movimenti del celebrante nella Messa letta (detta anche "Messa Bassa"), secondo le norme del Messale Romano del 1962. Molto preciso e dettagliato, risponde ad ogni dubbio.
A qualcuno potrà parere eccessivamente "rubricistico". Bisogna tuttavia tener conto che la mens del rito romano tradizionale non è una rigidità formalistica fine a se stessa, ma una fedeltà all'uniforme esecuzione dei riti e delle preghiere, in modo che l'attenzione dei fedeli non sia distratta da "novità" o "individuali peculiarità" di questo o quel prete, ma abbia la possibilità di concentrarsi esclusivamente sulla ripresentazione sacramentale dei Misteri di Cristo e sul loro significato. Sono il rito e le preci a dover "parlare", non la personalità più o meno dotata del sacerdote.

Non sottovaluterei, poi, per un ripasso visivo, anche gli utili video che si trovano su Maranatha.it

Se - comunque - si ha la possibilità di imparare da un altro sacerdote, magari anziano, e di lasciarsi istruire e correggere da lui, questa rimane certo la migliore opzione.

martedì 27 dicembre 2011

Una lettera anche troppo chiara del Card. Ranjith sul suo pensiero in materia liturgica. Farà discutere e infiammerà il dibattito

E' stata resa pubblica da New Liturgical Movement una lettera di pochi mesi fa, indirizzata dal Card. Malcom Ranjith di Colombo ai partecipanti alla recente assemblea generale a Roma di "Una Voce", organizzazione internazionale per la salvaguardia e diffusione della Messa in Latino. Il tenore e la chiarezza di questa missiva sono alquanto folgoranti: non lascia dubbi interpretativi, insomma. Il cardinale è ben conosciuto per la sua limpidezza nell'esprimersi e il suo aperto e sincero sostegno per le scelte di Papa Benedetto. Qui egli spiega ulteriormente il suo pensiero sulla Riforma della Riforma e sul programma di ricostruzione liturgica in cui gli pare necessario integrare la conoscenza e la pratica della "forma extraordinaria".
Presento una traduzione "al volo", senza pretesa di precisione né commenti. Chi lo vuole può leggere più sotto il testo originale e postare le proprie opinioni:
"Desidero esprimere, prima di tutto, la mia gratitudine a tutti voi per lo zelo e l'entusiasmo con cui promuovete la causa del ripristino (restauro) delle vere tradizioni liturgiche della Chiesa.
    Come ben sapete, è la liturgia che dà incremento alla fede e alla sua pratica, in maniera eroica, nella vita. La liturgia è  il mezzo con cui vengono sollevati gli esseri umani fino al livello del trascendente e dell'eterno: luogo di un incontro profondo tra Dio e l'uomo 
    La liturgia per questo motivo non può mai essere qualcosa che l'uomo crea. Perché se noi esercitiamo il culto a nostro piacimento e fissiamo noi stessi le regole, allora corriamo il rischio di ricreare il vitello d'oro di Aronne. Dovremmo insistere di continuo sulla liturgia come partecipazione a ciò che Dio stesso compie, altrimenti rischiamo di cadere nell'idolatria. I simboli liturgici ci aiutano a superare ciò che è umano verso ciò che è divino. E' mia ferma convinzione che, in questo ambito, il Vetus Ordo rappresenta in larga misura e nel modo più pieno quella chiamata mistica e trascendente ad un incontro con Dio nella liturgia. E' quindi giunto per noi il momento non solo di rinnovare attraverso radicali modifiche il contenuto della liturgia nuova, ma anche di incoraggiare sempre più un ritorno del Vetus Ordo, come via per un vero rinnovamento della Chiesa,  cosa questa che i Padri, radunati nel Concilio Vaticano II, desideravano. L'attenta lettura della Costituzione conciliare sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, dimostra che i cambiamenti introdotti in seguito, in maniera affrettata, nella Liturgia, non sono mai stati nella mente dei Padri del Concilio. Pertanto è arrivato  per noi il momento di essere coraggiosi nell'operare per una vera riforma della riforma e anche per un ritorno alla vera liturgia della Chiesa, che si era sviluppata nella sua storia bimillenaria in un flusso ininterrotto. Auguro e prego che questo possa realizzarsi. Che Dio benedica i vostri sforzi con il successo" . 
+ cardinal Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo - 24/8/2011


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