Cerca nel blog (argomenti, singole parole o frasi):

Condividi

Visualizzazione post con etichetta san francesco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta san francesco. Mostra tutti i post

mercoledì 29 novembre 2017

Novena dell'Immacolata Concezione: canto del Tota Pulchra

Inizia, come ogni anno, dal 29 novembre, la Novena in preparazione alla Solennità dell'Immacolata Concezione. Un bel video con il canto del Tota Pulchra eseguito dai Frati Francescani della Basilica di Sant'Antonio ogni sera, secondo il tono gregoriano in uso tra i Minori Conventuali, con alcune variazione rispetto a quello del Graduale.


mercoledì 4 ottobre 2017

Tres Ordines hic ordinat: antifona per la festa di S. Francesco

Buona festa del Serafico Padre! Torniamo a gustare un'antifona dell'Officio Ritmico di Giuliano da Spira, scritto per la canonizzazione del Santo di Assisi. Questa è la terza antifona per le lodi e ricorda i tre ordini fondati dal Poverello: il primo detto dei "Frati Minori", il secondo delle "Povere Dame" (le Monache Clarisse) e il terzo, dei "penitenti" uomini e donne (quello che oggi si chiama "Ordine Francescano Secolare).
Ecco il video con lo spartito e il testo:

Tres ordines hic ordinat primumque fratrum nominat minorum pauperumque fit dominarum medius sed poenitentum tertius sexum capit utrumque

lunedì 3 ottobre 2016

Franciscus vir catholicus: prima antifona della festa di San Francesco

B. Gozzoli, Francesco sostiene la Chiesa e Papa Innocenzo approva la Regola - Montefalco
Dall'Antiphonale Romano-Seraphicum ecco la prima antifona dei I Vespri della Solennità del Serafico Padre San Francesco, desunta dall'antico ufficio ritmico del XIII sec. composto da fra Giuliano da Spira.
Il testo è purtroppo oggi storpiato dall'adattamento italiano della Liturgia delle Ore che i frati usano, con una traduzione che oscura del tutto l'anima di questa antifona che dava l'avvio all'ufficiatura del Santo di Assisi. Oggi dunque troviamo nel breviario francescano: Francesco, uomo cattolico e tutto apostolico, fu inviato da Dio a predicare il Vangelo di pace. Bello, ma non corrispondente all'originale
Infatti il testo antico, fedele al dettato della vita del Santo scritta dallo stesso compositore Giuliano da Spira, ricalcando le preoccupazioni originarie dell'Assisiate, dice invece: Francesco, uomo cattolico e tutto apostolico, insegnò a mantenere integra la fede della Chiesa romana ed esortò a onorare, prima di tutti gli altri, i sacerdoti. 
Forse oggi queste sono osservazioni poco ecumeniche o poco egualitarie, ma tant'è: i contemporanei del Santo di Assisi, all'unanimità ci hanno tramandato di lui queste attenzioni. Probabilmente oggi tali semplici e concrete preoccupazioni del Poverello dovrebbero essere cantate nuovamente dai suoi frati, perché sia la fede cattolica che il riconoscimento del ruolo dei ministri della Chiesa, come ai tempi di Francesco, sono nuovamente messi in discussione e attaccati.
L'esecuzione nel video è della Schola Antiqua della Catedral Primada di Toledo - Spagna (registrata nel 2014)


Franciscus, vir catholicus,
et totus apostolicus,
Ecclesiae teneri 
fidem romanae docuit,
presbyterosque monuit
prae cunctis revereri.

domenica 2 ottobre 2016

Il transito del Beato padre Francesco d'Assisi in musica

In occasione della meditazione vigiliare per la festa di San Francesco, cioè il suo Transito da questo mondo a Dio (3 ottobre), ecco il mottetto cinquecentesco del compositore J. de Aliseda che riprende i versetti 1 e 8 del salmo 141(142), recitato dal Serafico Padre sul letto di morte secondo la testimonianza della Leggenda Maggiore XV,5.

Beatus Franciscus,
dum morti appropinquaret,
lacrimosis oculis
in coelum intendens dixit:
voce mea ad Dominum clamavi
voce mea ad Dominum deprecatus sum:
educ de custodia animam meam
ad confitendum nomini tuo
me expectant justi donec retribuas mihi.

Il beato Francesco
mentre si avvicinava alla morte,
con le lacrime agli oggi
fissando il cielo disse:
"Con la mia voce al Signore ho gridato aiuto,
con la mia voce ho supplicato il Signore.
Strappa dal carcere la mia anima,
perché io renda grazie al tuo nome
Mi attendono i giusti,
per il momento in cui mi darai la ricompensa".

San Bonaventura, Leggenda Maggiore (FF 1241-1243)
Avvicinandosi il momento del suo transito, [il beato Francesco] fece chiamare intorno a sé tutti i frati del luogo e, consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli li esortò con paterno affetto all'amore di Dio.
 Si diffuse a parlare sulla necessita di conservare la pazienza, la povertà, la fedeltà alla santa Chiesa romana, ma ponendo sopra tutte le altre norme il santo Vangelo.
 Mentre tutti i frati stavano intorno a lui, stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso.
 Inoltre aggiunse ancora: “State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato! Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua grazia!
1242 Terminata questa dolce ammonizione, I'uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: “Prima della festa di Pasqua...”.
 Egli, poi. come poté, proruppe nell'esclamazione del salmo: “Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico” e lo recitò fin al versetto finale: “Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa”. 
Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell'anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell'abisso della chiarità divina e l'uomo beato s'addormentò nel Signore.

mercoledì 15 luglio 2015

Le citazioni di S.Bonaventura nell'enciclica sul creato di Papa Francesco

Giovanni Antonio Pordenone, S.Bonaventura - 1530-35 (Londra)
A fronte di 3 citazioni di San Tommaso d'Aquino, l'enciclica di Papa Francesco Laudato si' riporta ben 4 citazioni del Dottore Serafico San Bonaventura da Bagnoregio (+1274). Certo l'ispirazione "sanfrancescana" è fondamentale, ma colui che ci ha trasmesso "teologicamente" interpretata la figura e l'esistenza del Santo d'Assisi è senza dubbio il suo settimo successore alla guida dell'Ordine minoritico: appunto San Bonaventura (di cui oggi festeggiamo la ricorrenza liturgica). Se volete conoscerlo meglio, penso che le tre catechesi che a lui dedicò nel 2010 Papa Benedetto XVI siano un ottimo punto di partenza.

Ora leggiamo i numeri in cui viene citata la teologia del Dottore francescano nella recente enciclica del Papa regnante. Come si vede San Bonaventura è citato all'inizio, nel mezzo e alla fine del testo papale: il teologo - insieme all'agiografo (Tommaso da Celano)- ci trasmette viva e feconda l'esperienza e l'ispirazione del Poverello.

SAN FRANCESCO D'ASSISI
11. La sua [di S.Francesco] testimonianza ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano. Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e «li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione».[19] La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste. Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, «considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella».[Legenda Maior, VIII, 6: FF 1145.] Questa convinzione non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio.

II. LA SAPIENZA DEI RACCONTI BIBLICI
66. I racconti della creazione nel libro della Genesi contengono, nel loro linguaggio simbolico e narrativo, profondi insegnamenti sull’esistenza umana e la sua realtà storica. Questi racconti suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il peccato. L’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate. Questo fatto ha distorto anche la natura del mandato di soggiogare la terra (cfr Gen 1,28) e di coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15). Come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è trasformato in un conflitto (cfr Gen 3,17-19). Per questo è significativo che l’armonia che san Francesco d’Assisi viveva con tutte le creature sia stata interpretata come una guarigione di tale rottura. San Bonaventura disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria.[Cfr Legenda Maior, VIII, 1: FF 1134.] Lungi da quel modello, oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura.

VI. I SEGNI SACRAMENTALI E IL RIPOSO CELEBRATIVO
233. L’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto. Quindi c’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero.[159] L’ideale non è solo passare dall’esteriorità all’interiorità per scoprire l’azione di Dio nell’anima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura: «La contemplazione è tanto più elevata quanto più l’uomo sente in sé l’effetto della grazia divina o quanto più sa riconoscere Dio nelle altre creature».[In II Sent., 23, 2, 3]

VII. LA TRINITÀ E LA RELAZIONE TRA LE CREATURE
239. Per i cristiani, credere in un Dio unico che è comunione trinitaria porta a pensare che tutta la realtà contiene in sé un’impronta propriamente trinitaria. San Bonaventura arrivò ad affermare che l’essere umano, prima del peccato, poteva scoprire come ogni creatura «testimonia che Dio è trino». Il riflesso della Trinità si poteva riconoscere nella natura «quando né quel libro era oscuro per l’uomo, né l’occhio dell’uomo si era intorbidato».[Quaest. disp. de Myst. Trinitatis, 1, 2, concl.] Il santo francescano ci insegna che ogni creatura porta in sé una struttura propriamente trinitaria, così reale che potrebbe essere spontaneamente contemplata se lo sguardo dell’essere umano non fosse limitato, oscuro e fragile. In questo modo ci indica la sfida di provare a leggere la realtà in chiave trinitaria.

domenica 7 giugno 2015

Capolavori francescani in mostra a Firenze fino ad ottobre. Un delitto non andarci!


Riguardo alla mostra L’arte di Francesco: capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, allestita presso la Galleria dell’Accademia a Firenze, il canale tematico Sky Art ha tramesso un documentario che potete vedere qui sotto anche in HD. Le immagini delle opere d'arte dei primi secoli dopo il Poverello d'Assisi sono spettacolari, e il video è una potentissima esca per la mostra (che dev'essere davvero imperdibile!!). La mostra è aperta fino all'11 ottobre.

Organizzata dalla Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi, il corno ritenuto tradizionalmente quello donato al Santo dal Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta (Egitto) in occasione del loro incontro e conservato in Assisi nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco.


Ora godetevi lo spettacolo a schermo intero!

domenica 22 marzo 2015

Un bel servizio di Radio2 sulla vita di un giovane frate: vita religiosa a 30 anni

E' andato in onda questo pomeriggio su Radio2, l'ho ascoltato per caso e mi è piaciuto davvero tanto. E' una puntata del programma "Una Vita" che oggi seguiva il trentenne Massimiliano, frate cappuccino di voti semplici, che racconta la sua scelta, la sua esperienza e la sua esistenza quotidiana. Ascoltate i commenti dell'autore che viene da un mondo e da una vita completamente diversa e lontana da quella di Massimiliano: è interessante come la vita religiosa affascini chi ne è così lontanto... e a volte non è abbastanza messa a fuoco o approfondita da chi, buon cristiano, ne riceve ogni giorno il servizio e la testimonianza...


sabato 10 gennaio 2015

Come si cantava alla Basilica francescana di Assisi al tempo della riforma liturgica?

Ho trovato in quel grande deposito di dischi che è YouTube, una registrazione della Deutsche Grammophon piuttosto singolare: un disco di canti, per lo più tardo gregoriani, laudi medievali di Cortona e qualche canto popolare, eseguiti dal Coro della Cappella Papale di San Francesco in Assisi nel 1967, direttore il Padre M° Alfonso Del Ferraro. Quello che descritto è il primo dei due LP dal titolo Gregorianische Gesänge aus Assisi che trovate in questa pagina. Il secondo contiene la Missa in Coena Domini e alcuni altri canti liturgici. A quel tempo nel coro assisiate c'erano ancora i bambini come voci di soprano; tuttavia si nota nel complesso una vocalità piuttosto "teatrale", un po' enfatica, (come quella che ancora caratterizza il coro della Cappella Sistina), con portamenti e rallentamenti un tantino pesanti oggi, ma comunque testimonianze della storia e dell'evoluzione della sensibilità musicale e del repertorio popolare francescano.



Il contenuto del 1° disco Gregorianische Gesänge aus Assisi 
1. Puer natus in Bethlehem
2. O Virgo pulcherrima
3. O spes mea cara
4. Concordi laetitia
5. Cristo risusciti in tutti i cuori
6. Alta Trinita beata
7. Laude novella sia cantata
8. Omne omo ad alta voce
9. Venite a laudare
10. Laudar vollio
11. Troppo perde'l tempo
12. De la crudel morte di Cristo
13. Martir glorioso aulente flore



Il contenuto del 2° disco Gregorianische Gesänge aus Assisi  

De missa:
1.Nos autem gloriari oportet
2. Christus factus est pro nobis obediens.

De lotione pedum:
3.Mandatum novum do vobis
4. Postquam surrexit Dominus
5. Dominus Jesus, postquam cenavit
6. Domine, tu mihi lavas pedes?
7. Si ego Dominus et Magister vester
8. In hoc cognoscent omnes
9. Maneant in vobis fides, spes, caritas
10. Ubi caritas et amor, Deus ibi est

De missa:
11. Dextera Domini fecit virtutem
12. Sanctus

De solemni translatione ac repositione sacramenti:
13.Pange lingua gloriosi Corporis mysterium

Cantus Poenitentiae:
14.Parce Domine, parce populo tuo

In festo Corpore Christi:
15.Verbun supernum prodiens
16.Lauda Sion Salvatorem.

San Francesco esortava così i suoi frati

Francesco illustra il Vangelo al Sultano - mosaico di M. Rupnik S.J.
Il capitolo XXII della Regola non bollata di San Francesco d'Assisi inizia con la seguente esortazione ai frati. Mi pare quanto mai attuale, pur essendo stata scritta nel 1220, dopo la permanenza del Santo in Egitto tra i crociati e i musulmani, dove ebbe il coraggio di andare ad annunciare il Vangelo al Sultano:
O frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: "Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano" (Mt 5,44), poiché il Signore nostro Gesù Cristo, di cui dobbiamo seguire le orme (Cfr. 1Pt 2,21), chiamò amico (Cfr. Mt 26,50) il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto poiché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.
Al capitolo XVI della stessa Regola, Franceesco dava anche le sue dettagliate istruzione per i religiosi che intendevano andare missionari "tra i Saraceni e gli altri infedeli". La memoria del santo Poverello recupera tutte le citazioni evangeliche necessarie per sostenere i suoi fratelli nell'intento di portare Cristo a coloro che ne sono privi, anche a costo della vita. Portare a tutti il regalo del Vangelo è il primo scopo della vita francescana: per questo lo si deve vivere, perché altrimenti non si sarebbe nemmeno credibili.

Cap. XVI: Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI
1 Dice il Signore: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. 2 Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe" (Mt 10,16).
3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore (Cfr. Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione. 
5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere cristiani.
7 L'altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5). 
8 Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: "Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli" (Mt 10,32); 9 e: "Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli" (Lc 9,26)
10 E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: "Colui che perderà l'anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna" (Cfr. Lc 9,24.; Mt 25,46).
12 "Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20). 14 E: "Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un'altra (Cfr. Mt 10,23). 15 Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia (Cfr. Mt 5,11 e 12); 16 rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc 6,23; Mt 5,12). 17 E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da loro (Cfr. Lc 12,4) 18 e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più (Mt 10,28; Lc 12,4).
19 Guardatevi di non turbarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra pazienza infatti salverete le vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo" (Mt 10,22; 24,13).

sabato 29 novembre 2014

La vocazione francescana fonte di santità

abiti francescani pronti per essere indossati dai novizi che intraprendono la vita religiosa
Oggi i francescani di tutto il mondo celebrano l'anniversario della promulgazione definitiva della Regola di San Francesco, approvata da Papa Onorio III nel 1223. Attraverso l'osservanza della vita evangelica secondo la proposta di Francesco d'Assisi, schiere di uomini, donne, religiosi e consacrati, laici e sposati hanno raggiunto la santità e la perfezione della carità. Per questo motivo la festa di oggi è dedicata a Tutti i Santi dell'Ordine Serafico, cioè a tutti gli appartenenti alla famiglia del Poverello d'Assisi, nel I, II e III Ordine (i frati, le monache, e i francescani laici, sia secolari che regolari - come le tante suore "terziarie"). In questa giornata i frati rinnovano i loro voti e l'adesione alla santa forma di vita inaugurata dal Padre san Francesco.
Il vangelo che si proclama nella Messa di oggi è certo uno dei passi più cari al cuore del Fondatore, il brano del "giovane ricco" (Mc 10,17-21), di cui però non viene letto il risultato finale. Per ciascuno di noi il finale è aperto: dipende dalla scelta personale far sì che la chiamata di Gesù diventi fruttuosa e operativa in noi, anche se ogni chiamata comporta rinunce e decisioni faticose. Come dice la canzone "Come mi pare" di  Fabi-Silvestri-Gazzè: Chi vuole amare prima deve imparare a rinunciare.
Riascoltiamo la Parola del Signore che continua a far risuonare l'invito radicale: "vai, vendi quello che hai, dallo ai poveri...vieni e seguimi":
Mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
A tutti i giovani che si interrogano sulla propria chiamata alla vita francescana, consiglio di fare una visita al blog dei confratelli che intrattengono tanti rapporti epistolari ed "elettronici" con chi si interroga sul modo migliore di rispondere al "vieni e seguimi":
www.vocazionefrancescana.org

Giotto: Francesco rinuncia agli averi, cappella Bardi - Firenze

martedì 25 novembre 2014

In arrivo il 3° Francesco d'Assisi della regista Liliana Cavani

Una scena del nuovo film su Francesco d'Assisi di Liliana Cavani (2014)
Nelle serate del 7 e 8 dicembre, verrà trasmesso in televisione il terzo - attesissimo - film di Liliana Cavani su San Francesco (qui sopra un fotogramma).

Aveva cominciato con la RAI e alla RAI ritorna. Liliana Cavani offre agli spettatori televisivi la sua prima interpretazione del Santo di Assisi nel 1966 con due puntate in bianco e nero di un Francesco dal volto di Lou Castel, innamorato della povertà e intransigente sognatore di un mondo nuovo. Fu il suo primo film e il primo film della giovane TV di Stato.
Giovanissima Cavani con Lou Castel nel 1966
San Francesco - lo rivela la stessa Cavani -  non aveva su di lei un grande appeal all'epoca: «Venivo da una famiglia che dire laica è poco e Francesco d'Assisi mi interessava soltanto come poeta. Poi però, per curiosità avevo voluto leggere una biografia di Francesco e mi capitò in mano quella scritta da Paul Sabatier, che per me è tra le migliori. Non è un testo agiografico ma un vero romanzo di formazione. Rimasi stupefatta dall'attualità e dalla modernità di questa figura, perché la sua era una rivoluzione generazionale, e per questo sempre attuale...In seguito, a causa di questo film - che diventò il film del dissenso cattolico - fui bollata come cattolica cripto-comunista. Allora si davano sempre etichette a destra come a sinistra. Era impossibile capire o credere che una persona fosse semplicemente libera di testa. Poi hanno detto che il mio film ha anticipato il '68 e del resto in effetti io immagino il movimento francescano un po' come quello sessantottino».

Una matura regista sul set di Francesco del 1989
Nel 1989 la regista esce con un capolavoro della cinematografia francescana: Mickey Rourke, che a prima vista non avrebbe proprio il physique du rôle per impersonare il Santo patrono d'Italia, riflettte invece un Francesco profondo e spirituale. La cifra di questo secondo film è la spiritualità dell'abbassamento e della fraternità trovata dove nessuno la penserebbe possibile. Così ne parla l'autrice: «Con il primo film mi resi conto in realtà di avere soltanto avviato una riflessione su Francesco. Avevo lacune, acerbità e resistenze. Per esempio, non ero riuscita a raccontare l'episodio delle stimmate. La seconda volta mi sono detta: ci provo e se funziona tengo la scena, altrimenti la tolgo. Abbiamo realizzato un unico piano sequenza, con due macchine. Non potevo fare altro. Non potevo controllare i gesti delle mani e l'espressione del viso. Ho potuto soltanto parlarne con Mickey, esprimergli il significato per Francesco di quell'evento. Un significato grande; una risposta più grande di quella che si aspettava. Mickey ha capito. Ci siamo commossi mentre giravamo quella scena, e ci siamo commossi poi rivedendola in proiezione».

Ma non è contenta, la Cavani. Davvero "perseguitata", "positivamente ossessionata" dalla figura del Poverello, torna ancora una volta al suo personaggio preferito. Per la terza volta, caso unico nella storia del cinema, la regista si è cimentata con la vicenda del più santo tra gli italiani e del più italiano dei santi.
L'attore prescelto è il polacco Mateusz Kosciukiewicz (visto al cinema in Walesa - L'uomo della speranza, Shooting Star 2014 al Festival di Berlino). Sara Serraiocco sarà Chiara, e Frate Elia, l'antagonista di tutte le vite di Francesco scritte dalla regista emiliana, avrà se sembianze di Vinicio Marchioni.
L'ambientazione è la città medievale di Spoleto e la Puglia (Barletta, Monopoli, il castello di Gioia del Colle).
Il terzo film, che si presenta a 25 anni di distanza dall'ultimo, è definito dalla ormai ottantunenne regista "necessario", perché: «Non si finisce mai di scoprire Francesco. Bisogna tornarci ogni vent'anni almeno».
Si tratta ancora di una produzione televisiva, e non a basso costo come fu la prova d'esordio (costata appena 30 milioni di vecchie lire). Esamina in profondità l'originalità e l'intensità delle passioni umane e spirituali di una figura che, ancora oggi, è fonte di ispirazione come contestazione della esclusiva "materialità" della vita e per la rappresentazione delle inquietudini che sono anche dei giovani d'oggi. Secondo Liliana Cavani; «Ora si comincia a capire di più Francesco e non si dovrebbe mai smettere. È una figura da scoprire a fondo. La sua vita è un libro stupendo di saggezza, ti mette in contatto con la tua spiritualità, ma non solo, perchè molto concretamente fa capire la necessità della fratellanza oggi» e aggiunge: «A me non piace la parola messaggio, ma credo che un personaggio come San Francesco per quello che rappresenta, per la sua visione del mondo, oggi sia sempre più importante da raccontare».
Liliana Cavani sul set con Kościukiewicz
Liliana Cavani, due anni fa, si è anche cimentata con le figlie di Santa Chiara, girando il documentario Clarisse. presentato nel 2012 alla Mostra del Cinema di Venezia. L'autrice lo introduce così:

sabato 4 ottobre 2014

Messaggio di San Francesco a tutti i fedeli

Storie di S.Francesco, di Benozzo Gozzoli, (Montefalco 1452)
Come predicava il dolcissimo Santo di Assisi? Che cosa predicava agli uomini (sì, a volte parlava anche a loro, non solo agli uccellini....)? Lo sappiamo benissimo! Predicava la PENITENZA, modo medievale di chiamare la CONVERSIONE. Era evangelico in tutto: per questo predicava come Gesù stesso aveva detto ai suoi apostoli, richiamando tutti a FARE, cioè ad una PRASSI conforme alla Parola di Gesù. Anche quando non conviene, e soprattutto dove il mondo suggerisce addolcimenti, sistemazioni "misericordiose". Era un vero medico delle anime, che non dà zucchero ad un diabetico, tanto per farlo contento, perché Francesco cercava la felicità totale, eterna, dei cristiani, non l'effimera gioia di un momento che passa. Questo è il suo messaggio: portare la croce, la croce che salva, nel proprio corpo, fino alle stimmate. Solo così assomiglierai a Gesù e lo Spirito di Dio Padre ti farà risorgere glorioso.
Vi riporto due forti capitoletti della lettera che Francesco d'Assisi scrive "A tutti i fedeli", cioè a tutti i cristiani, dove il Santo insiste sulla necessità della conversione "qui e ora", concreta, non teorica, e sulla necessità di seguire con radicalità il Vangelo, senza tante interpretazioni e accomodamenti "perché i tempi cambiano". I tempi cambiano, sì, ma gli esseri umani e il loro cuore no! Francesco indica una prassi da far corrispondere al Vangelo, ed essa urge anche oggi. La dottrina - siamo tutti d'accordo - non ha bisogno di ritocchi. E' la pratica che deve tendere in alto, non al ribasso.... Fate voi le applicazioni contemporanee che ritenete più opportune.
Se volete leggere l'intera Lettera ai Fedeli, la trovate a questo link

DICE DUNQUE IL SERAFICO PADRE SAN FRANCESCO:

XI. DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA

[Fonti Francescane 203] 63 Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 64 e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che hanno promesso, 65 e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e preoccupazioni del mondo e le cure di questa vita, 66 ingannati dal diavolo di cui sono figli e ne compiono le opere (Cfr. Gv 8,49), costoro sono ciechi poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo.
67 Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in sé il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre. Di essi dice la Scrittura: "La loro sapienza è stata divorata" (Sal 106,27). 68 Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente perdono le loro anime.

[FF. 204] 69 Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e procedono dal cuore degli uomini (Cfr. Mt 7,21.23; 15,18-19), come dice il Signore nel Vangelo. 70 E così non possedete nulla né in questo mondo né nell'altro. 71 Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l'ora che non pensate, non conoscete e ignorate (Cfr. Mt 24,44; 25,13).

XII. IL MORIBONDO IMPENITENTE

[FF. 205] 72 Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: "Disponi delle tue cose". 73 Ecco, la moglie di lui, i figli, i parenti e gli amici fingono di piangere. 74 Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere e, mosso da un cattivo sentimento, pensando tra sé dice: "Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani". 75 In verità questo uomo è maledetto, poiché colloca la sua fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi averi in tali mani. 76 Perciò dice il Signore per bocca del profeta: "Maledetto l'uomo che confida nelI'uomo!" (Ger 17,5).
77 E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: "Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?". 78 Rispose: "". "Vuoi dare soddisfazione, con i tuoi mezzi, cosi come puoi, per tutte le colpe e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali hai ingannato gli uomini?". 79 Risponde: "No". E il sacerdote: "Perché no?". 80 "Perché ho consegnato ogni mio avere nelle mani dei parenti e degli amici". 81 E incomincia a perdere la parola, e così quel misero muore.
82 Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza compiere la soddisfazione sacramentale, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così grandi, che nessuno può sapere se non chi ne fa la prova. 83 E tutti i talenti e l'autorità e la scienza, che credeva di possedere (Cfr. Lc 8,18), gli sono portati via (Mc 4,25). 84 Egli li lascia ai parenti e agli amici; ed essi prendono il patrimonio e se lo dividono e poi dicono: "Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e acquistare più di quanto non acquistò!". 85 I vermi divorano il corpo; e così quell'uomo perde l'anima e il corpo in questa breve vita e va all'inferno, ove sarà tormentato eternamente.
86 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

venerdì 3 ottobre 2014

L'inno che canta la morte di s.Francesco al mondo e la sua nascita al cielo

Il bellissimo inno per i primi vespri della Solennità del Serafico Padre San Francesco d'Assisi, con la musica scritta da fra Gennaro, OFM conv. Il testo completo dell'inno tradotto in italiano (dalla Liturgia delle Ore Romano-Serafica) è seguito dall'inno latino originale: "Iam nocte umbra obduxerat" sempre cantato da fra Gennaro e il coro dei "Cantori Francescani".



E’ discesa la notte sul mondo,
il creato è avvolto nell’ombra:
il Serafico Padre Francesco
la sua vita conclude sereno.

Ha nel cuore un incendio d’amore,
suo Dio ha la mente rapita;
suoi figli lo imploran dolenti:
tu non devi lasciare il tuo gregge.

Leva gli occhi il Serafico Padre,
stende sopra di loro la destra:
«Su voi scenda qual provvida pioggia
la grazia divina.

Allontani da tutti il peccato,
alimenti nei cuori l’amore,
nelle menti riaccenda la luce
che rischiara e conduce alla meta».

Sulle labbra si spegne la voce,
il suo spirito è in cielo rapito:
il suo volto rivela raggiante
la perfetta letizia celeste.

Gloria al Padre e al Figlio cantiamo,
e allo Spirito Consolatore;
Trinità sempiterna e beata
che glorifica gli umili in cielo. Amen.



Iam noctis umbra obdúxerat
diffúsa terris aethera,
extréma Patrem cum dies
urgébat horae praescium.

O quae viri constántia!
Secúra mentis quae fides!
Quae fervidis incéndia
flammis cremant praecórdia!

Plorant geméntes fílii
Patrémque circum cóndolent:
quid, pastor, aegrum déseris
ovíle? Flentes clámitant.

At ille in altum lúmina
mitémque tóllens déxteram:
vos, inquit, alma próvido
perfúndat imbre grátia.

Procul sit error méntibus
vestrísque labes sit procul
impúra tectis: única
virtus nitéscat córdibus.

Haec allocútus, spíritus
humána liquit: síderis
instar niténtis coetibus
nubes beátis ínserit.

Sit laus Patri, sit Fílio,
et par decus Paráclito,
qui nos perénni glória
donent per omne saeculum. Amen

giovedì 2 ottobre 2014

San Francesco patrono d'Italia da 75 anni con S.Caterina: il discorso di Pio XII per festeggiare l'anniversario

San Francesco e Santa Caterina furono ufficialmente proclamati patroni primari d'Italia nel 1939, settantacinque anni or sono. Nel primo anniversario papa Pio XII volle uscire dal Vaticano - cosa assai rara a quei tempi - e recarsi a rendere omaggio ai due santi presso la Basilica dei domenicani di Roma, dove è custodito il corpo della santa senese. Ho scovato un cinegiornale dell'epoca che ripercorre l'evento (5/5/1940). A conclusione del video si sente anche l'inizio del discorso del Pontefice, che riporto sotto, per stralci, per quanto riguarda il Serafico Patriarca di Assisi, la cui festa celebriamo tra un paio di giorni. (Chi è interessato all'intero discorso, veda qui)



DAL DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII SUI PATRONI D'ITALIA
SANTA CATERINA DA SIENA
E SAN FRANCESCO D'ASSISI

Domenica, 5 maggio 1940

Ammirevole spettacolo e al tutto degno della universale paternità apostolica, Venerabili Fratelli e diletti Figli, fu più volte, in secoli dal nostro lontani, il vedere in questo insigne tempio di Santa Maria sopra Minerva i Successori di Pietro, Nostri Antecessori, venuti con solenne corteo a celebrare i divini misteri nella dolce festività della Santissima Annunziata, e onorare con mano amorevole la pubblica distribuzione alle fanciulle di doti claustrali e nuziali, estimatori, com’erano, della verginità sacra a Dio e della onesta maternità familiare, vegliante, insieme con gli angeli celesti, sulle candide culle, nidi di angeli umani. A tale lieta storica ricordanza l’animo Nostro esulta in mezzo al Nostro amato popolo che Ci circonda devoto; e nella visione del passato, se pur bello di altra luce, contempliamo rinnovato e ripresentato, in festa di duplice e novissima aureola, lo splendore di questo altare, sotto cui dormono le venerate spoglie di una vergine eroica, sposa di Cristo, paladina della Chiesa, madre del popolo, angelo di pace all’italica famiglia. Al Nostro sguardo accanto a lei leva la fronte un poverello, vestito di saio e cinto di una corda, dall’aspetto serafico, dalle mani e dai piedi segnati di cicatrici, dall’occhio che contempla il cielo, i monti e le valli, il valico dei fiumi e dei mari, e nel suo amore e nel suo saluto abbraccia l’agnello e il lupo, gl’infelici e i felici, i concittadini e gli estranei. Sono questi, o Italia, i tuoi alti Patroni al cospetto di Dio, il quale pure ti ebbe privilegiata fra tutte le sponde del Mediterraneo e degli oceani, stabilendo in te, attraverso le mirabili vicende di un popolo prode, ignaro del consiglio e della mano divina, la sede e l’impero pacifico del Pastore universale delle anime redente dal sangue di Cristo. Caterina e Francesco, sotto il beatificante ciglio di Dio, guardano Roma e le regioni italiche, perché l’amore, che nutrirono quaggiù vivendo e operando, non si spegne nel cielo, ma si rinfiamma nell’imperituro amore di Dio.

La carità, che non viene meno verso Dio e verso i fratelli e fa che a Dio la mente dell’uomo rivolga se stessa e le sue azioni, è religione, che, quanto più sale al cielo e adora, tanto più nel ridiscendere in mezzo agli uomini si espande e grandeggia, illumina e riscalda, come i raggi emananti dal sole. E sole di Siena fu Caterina, a quel modo che sole di Assisi fu Francesco. I loro raggi furono luce e calore non solo dell’Umbria e della Toscana, ma ancora delle terre e del cielo d’Italia, e oltre i confini delle Alpi e del mare. Due anime giganti in fragili corpi: anima di virago la vergine di Siena; anima di cavaliere il giovane di Assisi. Uguali e diverse; perché è vanto della santità il pareggiare i suoi eroi nell’ardore e nel fuoco dello spirito; come è arte sua il differenziarli nelle vie e nelle opere anche di un medesimo bene, e rendere l’uno più pronto a conversare cogli umili, l’altra più presta a trattare coi grandi; l’uno vestito del suo scuro saio di Patriarca della milizia francescana, l’altra in abito candido sotto il nero manto domenicano.

Il manto domenicano e il saio francescano, che già per le sue vie la Città eterna vide in Domenico e in Francesco abbracciarsi con palpito di perenne amicizia, oggi s’incontrano nell’ombra di questo glorioso tempio innanzi alla tomba di Caterina da Siena, e si uniscono fraternamente nell’esaltare in Roma i due primari Patroni celesti d’Italia. Se le sacre spoglie di Domenico e di Francesco sono lontane, qui presenti stanno i figli dell’uno e dell’altro Patriarca; e dalle loro labbra esce una voce che fa un solo coro risonante dei nomi di Caterina e di Francesco e li avvolge nella stessa lode e invocazione, cui non vale a dividere o scemare il tempo che li separa, mentre li congiunge una medesima santa idea di lotta e di pace per Cristo, per la Chiesa e per l’Italia.

Dio fece grande e operosa in Caterina la donna; operoso e grande in Francesco l’uomo, esaltando in essi, con tratti di divine e somme immagini, le radici dell’umana famiglia, e coronando ambedue del sigillo di stimmate di passione ineffabile, in Francesco aperte, in Caterina (lei vivente) invisibili, quasi a dimostrare che anche sotto il velo della carne con un medesimo dolore si vive e si opera nell’amore. È il mistero della vita e dell’opera dei santi, degli eroi e delle eroine di Cristo: di sublimarsi nell’amore per inabissarsi in un dolore, che è imitazione di Cristo, compassione degl’infelici, sacrificio e olocausto di se stessi per la loro rigenerazione e concordia, restaurazione dei costumi, rimedio dei mali, lotta per il bene e per la pace, vittoria e trionfo della verità nella giustizia e nella carità dei fratelli e dei popoli; in un dolore che non soffoca o spegne il sorriso sul labbro, né la benignità della parola o nel cuore il balzo della tenerezza e l’ardore del coraggio. Non è forse questo il gaudio di Paolo negli affanni delle sue tribolazioni? «Superabundo gaudio in omni tribulatione nostra »....

...Degno è che s’invochi il nome del santo eroe di Assisi: Francesco, cavaliere amante della povertà di Cristo, ambiziosa del cielo ch’è suo, padre delle sacre legioni degli amici del popolo, suscitatore della carità diffusiva di pace e di bene fra gli uomini e nelle famiglie. E veramente egli, in tempi non meno tristi, precorse Caterina, e, al pari di lei, fu all’Italia un’aurora di rinnovamento spirituale e pacifico. Ignudo atleta fra i famelici dell’oro, con un cuore più largo che la miseria umana, sprezzatore di ogni dispregio, era pure stato il fiore dei giovani, prodigo e amante del lusso, il sonatore e il cantore delle allegre comitive, il guerriero prigioniero di Perugia, prostrato da Dio nel cammino verso le Puglie, per risorgere vaso di elezione a portare il nome di Cristo in mezzo al popolo e alle genti.

L’amore dei poveri e degl’infermi lo fece tra i poveri il più povero; perché nel povero contemplava l’immagine di Cristo; perché in questa gran valle della umanità sono più gli umili ed i poveri che i grandi ed i fortunati, a quel modo che sono più le valli e le pianure che i monti sulla faccia della terra. Mistiche nozze innanzi al duro suo genitore contrasse con la povertà, ascendendo con lei il sentiero della vita, lieto e operoso, fino al monte dalla nudità crocifissa sigillata nelle sue carni. Una tale nudità di beni terrestri lo collocò superiore agli onori e alle irrisioni, agli allettamenti e ai disagi, a tutto ciò che il mondo chiama beni e mali, largendogli quella ricchezza di spirito, che, nulla avendo, ha ogni cosa, perché nulla vuole, o, per meglio dire, nulla vuole, perché nel suo nulla trova ogni cosa, avendo deposto ogni desiderio di quaggiù per riporre ogni brama nel Padre celeste che nutre gli uccelli dell’aria e veste i gigli del campo.

Il poverello di Assisi, coperto di un saio ricamato di gloriosi squarci, avuto da un pezzente in cambio delle sue ornate vesti, levava, qui in Roma, sulle soglie dell’antica basilica del Principe degli Apostoli, la bandiera della povertà, quanto più lacera, tanto più bella, e apriva un nuovo cammino ai campioni della santità e della virtù, ai moderatori delle passioni umane, ai conciliatori delle discordie cittadine, ai restauratori della convivenza familiare e sociale, ai rinnovatori della pubblica pace e tranquillità. Quanti mossero sulle sue orme i piedi! Quanti si adunarono sotto le stuoie delle sue capanne alla Porziuncola! Quante vergini con Chiara di Assisi furono sue discepole! Quanti Frati Minori e Terziari guardarono a lui!

Roma vide più volte Francesco pellegrino per le sue vie; lo vide prono innanzi al Pontefice approvante la Regola di lui; lo vide stringersi al petto Domenico; e vide ambedue venerare come Madre la Santa Chiesa Romana, fratelli nel servirla, nel propagarla e nel difenderla, com’erano fratelli nella sequela del primo consiglio di Cristo.

La povertà di Cristo non impiccolisce il cuore, non restringe né spegne l’ardimento dell’animo generoso, ma alleggerisce il fardello della via, mette le ali al piede, infiamma lo zelo per accendere in ogni terra quel fuoco, che il Redentore era venuto a portare quaggiù. Così l’amore di Cristo trae Francesco dalla sua Tebaide, lo fa araldo del Vangelo, apostolo e adunatore di apostoli, pacificatore e padre di mistici cavalieri della pace e del bene, annunziatore del regno dei cieli nell’Umbria, nell’Italia, nell’Europa, nel mondo. La sua parola risonò in Assisi, nella valle di Spoleto, per le regioni italiche; i suoi piedi lasciarono orme per le strade di Spagna, sul suolo di Egitto, della Siria e della Palestina, di là dall’Adriatico; ascoltarono la sua voce popoli di diverse lingue e costumi, il Sultano del Nilo, gli uccelli della foresta. Ardente il suo cuore palpitava per tutte le creature di Dio, e a lui erano fratelli e sorelle il sole, la luna e le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la nostra madre terra.

Messaggero del gran Re, se dai Capitoli generali dei suoi frati diletti diffuse missionari per l’Europa e nell’Africa, fortemente amò il paese, dove Dio gli aveva dato così dolce luogo nativo, e di qua e di là dall’Appennino peregrinò sovente, spargendo colla parola della fede e coll’esempio della virtù il profumo di quella santità cortese, lieta, amorosa di Dio e della natura, ardente della mansuetudine e della pace di Cristo, che coi suoi figli fece dell’Italia la terra di Francesco, a lui fervidamente devota, stringendo col cingolo francescano pontefici e re, ricchi e poveri, felici e sventurati, famiglie e popolani di ogni condizione e di ogni età.

Invocate dunque, o Romani, invocate, o diletti figli d’Italia, Francesco di Assisi e insieme a lui Caterina da Siena, quali alti Patroni vostri innanzi a Dio. Ai piedi di molti eroi di santità già vi inchinate pregando, implorando, ringraziando, lodando, e la vostra devozione e pietà, la quale più fervida e filiale si innalza alla Regina dei santi, sale al cielo non meno gradita a lei che al divino suo Figlio, glorificatore dei santi. Ma Dio, come nella varietà delle stelle del firmamento, esalta talora, nella schiera dei suoi eroi, anime da lui plasmate a cose grandi, le prepara ai turbini dei tempi, le fa portenti della loro età e dei secoli, specchi di virtù e di operosità, modelli e sproni ai posteri, nelle vicende tristi e liete del vivere civile, a rinnovare e raffermare se stessi nel bene in pro della famiglia, dei concittadini, per la Chiesa e per la patria. Tali anime eroiche Noi vediamo in Caterina e in Francesco. Che se la gran donna, che qui veneriamo ed esaltiamo, non varcò, come Francesco, i mari, né si spinse fra i barbari e gl’infedeli, non ne ebbe meno ardimentoso il cuore; e anch’ella, pacificando nel cristiano costume l’Italia, adoperandosi e soffrendo per la Chiesa e per il Pontificato Romano, soffrì e operò a onore d’Italia e a bene universale dei popoli. Sono due fulgidissime glorie d’Italia, Caterina e Francesco; in essi, ancor più che nelle virtù cavalleresche, nelle arti, nelle lettere e nelle scienze, trionfa il nome italiano. Seppero stringere in un amore i fratelli e Dio, e non mai disgiungere il servire a Dio dal servire i fratelli.

.... Presso questo Dio, che perdonando fa più manifesta la sua potenza, imploriamo l’intercessione dei nostri insigni protettori, Caterina e Francesco, custodia e difesa d’Italia.
...

mercoledì 17 settembre 2014

Le Stimmate di S.Francesco e la pace interiore di frate Leone

Pietro Lorenzetti, Stimmate di san Francesco. Basilica inferiore di S.Francesco, Assisi
Ripropongo come meditazione francescana per oggi, 17 settembre, giorno memoriale dell'impressione delle sacrosante Stimmate nel corpo del Poverello, un articolo preso dai blog francescani della Rivista di Assisi San Francesco patrono d'Italia:

Le stimmate di Francesco
di Don Felice Acrocca


Nel Sacro Convento di Assisi, nella cappella delle reliquie, si conserva una piccola pergamena che contiene, su entrambi i lati, due brevi autografi di Francesco meritatamente famosi: si tratta delle cosiddette Lodi di Dio Altissimo e della Benedizione a frate Leone. Secondo quanto attesta Tommaso da Celano, il Santo scrisse quelle parole sul monte della Verna a sostegno di uno dei suoi compagni, chiamato ad affrontare una forte tentazione.

Tommaso non riferisce il nome del destinatario, ma è il destinatario stesso – fortunatamente – a darci notizie preziose: le ha scritte sulla pergamena, nel lato che riporta la Benedizione. Nella parte alta, egli attesta: «Il beato Francesco due anni prima della sua morte fece nel ‘luogo’ della Verna una quaresima a onore della beata Vergine Madre di Dio e del beato Michele Arcangelo, dalla festa dell’Assunzione di santa Maria Vergine fino alla festa di san Michele di settembre; e scese su di lui la mano del Signore: dopo la visione e le parole del Serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo, fece queste lodi scritte dall’altro lato della pergamena e le scrisse di sua mano, rendendo grazie a Dio per il beneficio a lui fatto». È bene precisare che negli ultimi tempi della sua vita Francesco dovette sostenere, per oltre due anni, una grandissima tentazione. I suoi compagni raccontano che, mentre si trovava alla Porziuncola, piombò in una «gravissima tentazione dello spirito». Da quel momento non riusciva più a mostrarsi lieto come lo era di solito, divenne insolitamente taciturno, si isolava dagli altri, nella preghiera si abbandonava sovente alle lacrime, chiedendo al Signore che l’aiutasse a superare quel momento terribile. Lo stesso gli accadde sul monte della Verna, quando ricevette le stimmate.

Anche Francesco ebbe quindi il suo Getsemani. Come tutti i grandi mistici, dopo essere asceso alle vette vertiginose dell’unione con Dio, gli fu chiesto di attraversare la notte buia dello spirito, durante la quale gli sembrò che il Signore tacesse, che non rispondesse al suo grido di angoscia. Al termine di quel cammino scarnificante, egli ottenne sulla Verna la risposta definitiva ai propri dubbi: nell’esperienza straordinaria che lo avrebbe unito profondamente a quel Dio che tanto aveva patito per lui, comprese definitivamente che solo la croce poteva caratterizzarlo in modo totale e definitivo come vero seguace del Cristo. In tal caso, le stimmate verrebbero cronologicamente a collocarsi a ridosso del superamento definitivo delle tentazioni che l’avevano vessato per alcuni anni. Si tratterebbe della risposta evidente di Dio dopo un doloroso periodo di ‘assenza’.

Il «beneficio» ricevuto, di cui parla Leone, potrebbe perciò consistere non solo e non tanto nell’impressione delle sacre ferite sul suo corpo, ma nel dono – immenso – di una pace interiore ritrovata, che gli faceva accettare con serenità anche situazioni che prima erano state causa di tentazione. Come non mai, nelle Lodi di Dio Altissimo Francesco invoca Dio come difesa e riparo, ciò che sembra confermare la sua precedente situazione di difficoltà: tentato e vessato dal nemico, egli individuava nell’Altissimo la sua ancora di salvezza. La liberazione ottenuta, dono di Dio che appose sul suo eletto «l’ultimo sigillo» (DANTE, Paradiso XI, 107), fu per Francesco una vera rinascita.

Le stimmate, dunque, impressero sul corpo del Santo non soltanto i segni della Passione del Signore, ma restituirono a Francesco un cuore liberato, un cuore che aveva sperimentato la potenza di un Dio che è «rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce» (Sal 46, 2).

Come le sue, anche le nostre ferite, quelle che più ci fanno sanguinare, possano divenire delle feritoie attraverso le quali lo Spirito del Signore faccia penetrare in noi la sua pace…

fonte

mercoledì 3 settembre 2014

A 500 anni dall'espulsione da Oxford i “Greyfriars” (francescani conventuali) sono tornati


Quasi 500 anni dopo la loro espulsione da Oxford, i “Greyfriars” (Frati Grigi, cioè i Francescani Conventuali, che vestono l'abito color cinerimo) sono tornati al Convento del Beato Agnello da Pisa.
Oxford è per il francescanesimo inglese la vera e propria "culla", il luogo di fioritura e moltiplicazione dei primi religiosi autoctoni, ricevuti già nel 1224, vivente il fondatore, da fra Agnello da Pisa. Questo intraprendente missionario francescano, dopo aver aperto il primo convento a Parigi, nella grande città universitaria in cui desiderava poter diffondere l'Ordine minoritico, fu inviato dal Poverello d'Assisi fino ai confini del mondo medievale: la Gran Bretagna. Un gruppo di 8 frati sbarcò nell’isola il 10 settembre di 790 anni fa! Si recarono dapprima a Canterbury, la sede primaziale della cattolica Inghilterra di allora, poi a Londra, ospiti dei Domenicani, e infine nella città universitaria di Oxford, dove Agnello sapeva di poter trovare giovani entusiasti per la vita religiosa e insieme vivacità culturale, teologica e biblica. Lo studio di Oxford per i frati studenti si sviluppò mirabilmente in poco tempo, arrivando ad essere secondo solo a quello di Parigi. L'iniziatore della missione inglese, Agnello, nonostante la malferma salute, volle tornare per breve tempo in Italia. Stabilitosi di nuovo ad Oxford, morì il 13 marzo del 1235 o 1236, a soli 41 anni. Nei secoli dai francescani di Oxford sarebbero usciti frati del calibro di Ruggero Bacone, Giovanni Duns Scoto, e Guglielmo di Occam.
Durante la Riforma inglese del XVI secolo i Greyfriars furono perseguitati e cacciati, come tutti gli ordini religiosi soppressi dalla furia anticattolica di Enrico VIII. Solo nel 1906 i Cappuccini, altro ramo della famiglia francescana, si erano insediati ad Oxford, fondando un collegio universitario (chiuso nel 2008 in modo piuttosto controverso). Oggi rimangono a condurre la locale parrocchia. Solamente nel 1910 anche i frati Conventuali misero di nuovo piede sul suolo inglese.

Dal 26 settembre prossimo 12 frati conventuali apriranno di nuovo formalmente le porte del convento nella cittadina di Oxford, presso All Saints (Tutti i Santi), a breve distanza dal centro (fonte). Il complesso di All Saints viene ceduto dalle suore anglicane Sorelle dei poveri che si ritirano (foto in alto: la consegna delle chiavi da parte delle suore). I frati in formazione potranno così risiedere e studiare nella prestigiosa università, frequentando la scuola di teologia dei Frati Predicatori, ricominciando ad annodare i cordoni della storia tranciati ai tempi della separazione dei cristiani inglesi da Roma.
Intanto, nella memoria della Beata Vergine Maria Regina, il 22 agosto 2014, due frati inglesi hanno emesso la professione solenne dei voti proprio ad Oxford, nelle mani del Vicario generale dell'Ordine, fra Jerzy Norel.
Fra James Mary McInerney e fra Gerard Mary Toman hanno formulato i loro voti definitivi durante una celebrazione che si è tenuta dai Domenicani del Collegio “Blackfriars” (Frati neri, come vengono chiamati i Domenicani per via della loro cappa), i quali hanno generosamente offerto la loro cappella e il refettorio del priorato per la festa seguente.
Grazie a Dio l'Ordine dei "Greyfriars" sta sperimentando in Inghilterra e Irlanda una promettente fioritura vocazionale dopo un lungo inverno: il 25 luglio scorso 6 giovani hanno professato i loro primi voti da francescani, un novizio ha da poco iniziato il cammino di preparazione e altri due religiosi sono stati ordinati sacerdoti il mese scorso. Tanti auguri ai nostri confratelli!

I frati di Inghilterra e Irlanda partecipanti al Capitolo Custodiale 

sabato 30 agosto 2014

Tanti auguri ai nostri nuovi confratellini! Professione dei voti ad Assisi

Oggi, 30 agosto, 11 novizi francescani conventuali, al termine dell'anno della prova trascorso ad Assisi, presso la tomba di San Francesco, emettono - non senza emozione e trepidazione - i loro primi voti: consacrano la propria esistenza a Dio, per vivere in santa obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, secondo la regola del Serafico Padre S.Francesco.
Questi i loro nomi, che vi cito così che tutti voi lettori possiate dedicare loro almeno un'Ave Maria, nel giorno bellissimo della loro donazione completa, come primizie, al Signore:
fra Edgar Correia Campos
fra Nicola Galiazzo
fra Nico Melato
fra Stefano Vincitorio
fra Benoit Marie Cousin
fra Antonio Domenico di Nardo
fra Mario Ravanni
fra Julian Girleanu
fra Eugenio Leone Merrino
fra Vilcek Novacki
fra Antun Radovanic

Ringraziando ancor più il Signore, volevo anche condividere una bella notizia: siccome l'anno prossimo i novizi sono cresciuti parecchio di numero (saranno 24, ma non ce ne lamentiamo, per carità!!), i Frati Minori Conventuali d'Italia hanno pensato di suddividerli in due gruppi, riaprendo il noviziato pure qui da noi a Padova, da cui mancavano i giovani frati in formazione da qualche anno. Lode a Dio e al poverello Francesco che attira ancora sulla strada della vocazione minoritica tante persone, con storie, esperienze, età e temperamento tanto diverso l'una dall'altra, ma tutte riunite nella gioia della fraternità religiosa.
E se tu, giovane che leggi, sei interessato alla nostra vita, puoi leggere questo blog curato da un confratello del mio convento (la Basilica di S.Antonio di Padova) e magari dialogare un po' con lui....

giovedì 15 maggio 2014

La Basilica di San Francesco di Bologna, video-visita

Una delle più importanti comunità francescane, fin dai primordi dell'Ordine minoritico, voluta dallo stesso fondatore San Francesco, è la fraternità dei francescani conventuali di Bologna. La sua dimora è la splendida chiesa della metà del XIII secolo, di semplici e pure linee gotiche (a quel tempo ultramoderne!), edificata poco dopo la morte di Sant'Antonio che a Bologna soggiornò e insegnò teologia. La TV diocesana del capoluogo emiliano ha fatto un bel servizio sulla Basilica francescana della città, mura che trasudano storia, arte e spiritualità, non solo del passato, ma ben viva nell'oggi:

giovedì 20 febbraio 2014

I francescani in una chiesa giovane, devota e insieme dinamica: la Corea Cattolica

Sono arrivate sul sito dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali alcune notizie e foto della recente professione solenne dei voti (cioè per tutta la vita) di due religiosi francescani della Provincia di Corea, benedetta da numerose e buone vocazioni.
Fra Benedict Baek, assistente generale per l'Oriente, ci informa che l'11 febbraio a Daegu (Corea del Sud), nella chiesa di Wolbae, hanno emesso la professione perpetua due confratelli: Fra Raphael Changsu Hong e Fra Andrea Daegeun Song, attualmente impegnati negli studi di teologia. Ha presieduto la celebrazione il Ministro provinciale di Corea Fra Jong-ill Yoon.

notate il tripudio di velette sulle teste delle giovani e meno giovani!


La Provincia coreana dei Frati Minori Conventuali è oggi in piena fioritura, come del resto tutta la Chiesa Cattolica del paese asiatico. Chiesa giovane sì, ma seria e molto attiva nella diffusione del Vangelo e promozione della vita religiosa, sia maschile che femminile.
Verso la fine degli anni ’50 nella città portuale di Pusan, avevano trovato alloggio centinaia di cattolici coreani, fuggiti dal nord durante la guerra civile (1950-53). La penuria di sacerdoti ha spinto il vescovo John Choi a chiedere personale a vari ordini religiosi stranieri. Nel 1958 il Generale dei francescani conventuali rispose all’invito perchè poteva disporre di due seminaristi coreani che stavano per essere ordinati sacerdoti in Giappone.
Ma occorreva un confratello anziano che assumesse la responsabilità del piccolo gruppo. La scelta cadde su padre Francesco Faldani (1920-2007 foto a lato), originario della Provincia di Sant'Antonio di Padova, che dopo solo cinque anni di esperienza missionaria aveva dovuto lasciare in fretta la Cina perchè espulso dal governo comunista di Mao Tse Tung.

Gli inizi della missione coreana furono molto duri ma il veterano fra Francesco con l’aiuto di altri due conventuali, i padri Mario Fabrizi e Vittorio Di Nardo, offerti dalla provincia degli Abruzzi (Italia), riuscì a porre le basi per lo sviluppo futuro. Altri frati provenienti da Padova si unirono alla missione negli anni seguenti: i cugini Paolo e Giancarlo Faldani, nipoti dell'instancabile zio che seguirono fino in Estremo Oriente!

La comunità dei Francescani conventuali, nata dal patriarca Francesco Faldani conta oggi più di 60 confratelli ed è presente nelle principali città del paese: Seoul, Pusan, Taegu e Inchon.

Nel 1958 - osserva p. Giancarlo - in Corea del Sud i cattolici non superavano le 800.000 unità. Nel 2012 erano ormai oltre 5 milioni e mezzo. Più della metà hanno ricevuto il battesimo da adulti. Il piano di evangelizzazione della Chiesa coreana ha per titolo: "20 20" ovvero, con molto pragmatismo orientale: arrivare al venti percento di cattolici sul totale della popolazione in Corea del Sud entro il 2020. Semplice e chiaro negli obiettivi.
Una bella "foto di famiglia" dei frati coreani intervenuti alla professione dei voti 2014

LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online