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sabato 9 marzo 2013

La preghiera dei Concili e dei Conclavi per prendere le giuste decisioni


Durante le Congregazioni generali e all’inizio del Conclave i Cardinali recitano una particolare e antica preghiera intitolata Ádsumus, dalla parola con cui si apre. “Una preghiera solitamente poco nota e però di grande valore, e in un certo senso di particolare interesse”, la definisce il Cardinal Attilio Nicora. È sua la riflessione che vi propongo a commento del testo latino e italiano di questa veneranda formula di invocazione allo Spirito Santo prima di compiere grandi decisioni collegiali.

ADSUMUS
Adsumus, Dómine, Sancte Spíritus,
ádsumus peccáti quidem immanitáte deténti, sed in nómine tuo speciáliter congregáti.
Veni ad nos et esto nobíscum; et dignáre illábi córdibus nostris: doce nos quid agámus, quo gradiámur, et osténde quid effícere debeámus ut, te auxiliánte, tibi in ómnibus placére valeámus.
Esto solus suggéstor et efféctor iudiciórum nostrórum, qui solus cum Deo Patre et eius Fílio nomen póssides gloriósum.
Non nos patiáris perturbatóres esse iustítiae, qui summam díligis aequitátem.
Non in sinístrum nos ignorántia trahat, non favor infléctat, non accéptio múneris vel persónae corrúmpat, sed iunge nos tibi efficáciter solíus tuae grátiae dono, ut simus in te unum et in nullum deviémus a vero, quátenus in nómine tuo collécti sic in cunctis teneámus cum moderámine pietátis iustítiam, ut et hic a te in nullo disséntiat senténtia nostra, et in futúrum pro bene gestis consequámur praemia sempitérna.
AMEN
ADSUMUS
Siamo qui dinnanzi a te, o Spirito Santo Signore; siamo qui oppressi dall'enormità del nostro peccato ma riuniti in modo speciale nel tuo nome.
Vieni a noi e resta con noi; degnati di penetrare nei nostri cuori.
Insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, indicaci il cammino da seguire, e mostraci come operare perché con il tuo aiuto possiamo piacerti in tutto 
Sii tu solo a suggerire e a portare a compimento le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.
Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami la perfetta equità.
Non ci faccia deviare l'ignoranza, non ci renda parziali l'umana simpatia, non c'influenzino cariche o persone; tienici invece fortemente stretti a te col dono della tua grazia, perché siamo una cosa sola in te e in nulla ci discostiamo dalla verità.
Proprio perché riuniti nel tuo nome, fa' che sempre sappiamo praticare la giustizia temperandola con la pietà così che quaggiù il nostro giudizio non si discosti mai dal tuo,e un giorno ci sia dato, per le nostre responsabilità ben adempiute, il premio eterno.
AMEN


Siamo qui davanti a Te, Spirito Santo Signore.
Riflessione del Card. Attilio Nicora (Ortona 11 maggio 2007)

La preghiera è individuata dalla parola iniziale: “Adsumus” che vuol dire “sumus ad”, siamo davanti, presso lo Spirito Santo Signore. È una preghiera sorta nella seconda metà del VII secolo d.C. in ambiente iberico. La Spagna di allora aveva caratteristiche romano-visigotiche a seguito dei
fenomeni di progressiva fusione tra l’antico ceppo latino e il sopravvenire dei popoli che erano stati chiamati barbari, ma che a poco a poco creavano sintesi inedite e nuovi equilibri, anche con la freschezza e la vivacità della loro diversa origine.
La preghiera non ha un autore sicuramente identificato: viene attribuita al grande padre della Chiesa Isidoro di Siviglia oppure, da altri, al vescovo di Toledo, Eugenio

Ma questo interessa poco. Interessa di più ricordare che progressivamente questa preghiera venne usata nei concilii provinciali, cioè nelle riunioni dei vescovi delle diocesi appartenenti ad una provincia ecclesiastica sotto la guida di un metropolita. Allora era molto sentita questa struttura ecclesiastica -vescovo metropolita con i suoi vescovi suffraganei- ben rispondente alle necessità pastorali ed a volte anche temporali di certi territori particolarmente caratterizzati dal punto di vista del contesto culturale, sociale e politico. Questi vescovi ogni tanto si ritrovavano per discutere, riflettere e soprattutto per prendere decisioni in rapporto al buon governo delle loro Chiese particolari, in spirito di comunione. Ovviamente per prima cosa avvertivano il bisogno di pregare Dio perché il loro riunirsi per confrontarsi e deliberare non poteva essere soltanto affare umano: era l’espressione di una responsabilità anzitutto cristiana ed ecclesiale. 
La preghiera, usata inizialmente nei concili provinciali, ebbe poi una sua storia secolare. Nei secoli più recenti essa si è universalmente affermata diventando la preghiera caratteristica non soltanto dei concili particolari, tenuti dai vescovi in diversi luoghi del mondo, ma soprattutto del Concilio Vaticano II; l’Adsumus era la preghiera che apriva le sessioni del Concilio. Inoltre questa preghiera è abitualmente recitata nei tribunali ecclesiastici, quando i giudici si riuniscono per decidere la sentenza; e dalle recenti indicazioni liturgiche è suggerita per le riunioni pastorali. 
È interessante peraltro rilevare che in una società che avvertiva profondamente l’ispirazione cristiana, come quella medioevale, questa preghiera fu valorizzata anche in alcuni momenti di assemblea civica. È dunque un testo che è stato pregato anche da cristiani – allora tutti si ritenevano cristiani – che si riunivano per deliberare non soltanto intorno a questioni di Chiesa, ma anche a problemi afferenti il bene comune civile. Il timbro dominante della preghiera rimane proprio delle decisioni ecclesiali, però, con prudente analogia, si può leggerla con riferimento anche a responsabilità civili in vista del bene comune generale.

Analizziamo il testo.
1. Notiamo anzitutto che la preghiera è rivolta allo Spirito Santo: Adsumus, Domine Sancte Spiritus, ossia: siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo Signore, cosa assai singolare, perché nella liturgia pubblica normalmente la preghiera è rivolta al Padre, mediante Gesù Cristo nello Spirito Santo; qualche rara volta, specie nelle liturgie più recenti, è rivolta a Gesù Cristo - pensiamo alla solennità del Corpus Domini o del Cuore di Gesù-; rarissimamente è rivolta in maniera diretta allo Spirito Santo. Ci si potrebbe domandare come mai. È probabile che questo riferirsi direttamente allo Spirito Santo derivi dalla consapevolezza, molto presente nella coscienza dei vescovi, che lo Spirito Santo è stato fin dall’inizio all’origine del compito apostolico. Lo Spirito Santo fu effuso in pienezza a Pentecoste sugli undici riuniti con Maria nel cenacolo (cf. At 2,1-13). Lo Spirito Santo fu presente al primo concilio ecumenico, quello di Gerusalemme. “È parso bene allo Spirito Santo e a noi stabilire quanto segue…” (At 15, 28). Ma soprattutto lo Spirito Santo è caratteristicamente in azione nella ordinazione sacramentale del vescovo: la formula essenziale del rito di ordinazione di un vescovo è un’invocazione rivolta al Padre in questi termini “Et nunc effunde super hunc electum”, ossia effondi sopra a costui che è stato scelto da te, “eam virtutem quae a te est, Spiritum principalem”, quella forza che viene da te, cioè lo Spiritus principalis, che è lo Spirito Santo in quanto ispiratore efficace dell’azione di chi governa nella Chiesa.
Princeps-principalis allude qui al governo di chi è capo nella Chiesa, cioè al governo pastorale. La grazia domandata nell’ordinazione per il vescovo è questo Spirito Santo che abilita a governare. 
Da un vescovo quindi ci si deve attendere il governo della Chiesa particolare e della Chiesa universale in comunione con tutti i vescovi e con il Papa.
Sappiamo anche noi oggi, che lo Spirito Santo è principio permanente di un’autentica e matura vita cristiana, lo abbiamo ricevuto nel Battesimo e nella Cresima e ci viene dato come frutto continuo nell’Eucaristia che ci fa “un solo corpo e un solo Spirito” (Preghiera eucaristica III). Nella  Cresima, in particolare, ci è stato effuso con larghezza come Spirito Paraclito, cioè Spirito di sapienza e di intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza e di pietà, e di santo timore di Dio. Non stupisce perciò che ci si rivolga almeno una volta direttamente a questo Spirito Santo, che è Dominus, cioè Signore, è Dio, è la terza persona della Santa Trinità.

2. Una seconda considerazione. Il movimento della preghiera, Siamo qui dinanzi a Te: l’assemblea che inizia a riunirsi costituisce una trama orizzontale ma avverte il bisogno di aprirsi alla dimensione verticale, verso Dio. Perché questa congiunzione tra movimento orizzontale e verticale? Lo dice la preghiera stessa: “siamo qui oppressi dall’enormità del nostro peccato ma riuniti in modo speciale nel tuo nome”. La dimensione orizzontale da sola rivela solo una somma di soggetti “peccati quidem immanitate detenti”, bloccati dall’enormità del loro peccato. 
Essi resterebbero “detenti”, trattenuti e oppressi dal loro peccato, se dipendesse soltanto da loro fare qualcosa. Ma essi possono  congregarsi, convenire insieme,uscendo fuori dalle sbarre proprio nel nome dello Spirito Santo, perchè riuniti “specialiter” nel suo nome, domandano in modo particolare la sua assistenza. 
V’è dunque una forte sottolineatura dell’assoluta necessità dell’azione dello Spirito Santo, perché se mancasse Lui  non ci si potrebbe riunire per deliberare secondo giustizia ed equità. Dunque soltanto “in Nomine tuo specialiter congregati” o, come dice più avanti la preghiera, “in Nomine tuo collecti” si può configurare un’assemblea deliberante degna e responsabile. 

3. Un terzo punto. Come risulta descritta l’azione dello Spirito Santo? Noi siamo dinanzi a Lui ma gli chiediamo di venire a noi (“Veni ad nos”), di stare con noi (“esto nobiscum”), nei nostri cuori (“dignare illàbi cordibus nostris)”. Noi possiamo al massimo stare davanti a Dio, ma tutta l’azione positiva è svolta da Lui, che si muove verso noi, viene, sta con noi, ci accompagna e penetra estensivamente nel cuore. Ma non basta: entrato così dentro di noi, lo  Spirito Santo fa ciò che gli chiediamo: insegnaci tu ciò che dobbiamo fare (“Doce nos quid agamus”), indicaci il cammino da seguire (“quo gradiamur”), mostraci come operare (“et ostende quid efficere debeamus”). Lo Spirito Santo suggerisce e rende efficaci le volontà decisionali. 
Tu solo puoi suggerire ciò che è da fare (“effector”), in concreto, e tu solo puoi rendere il nostro giudizio una decisione efficace che non stravolge la giustizia. Lo Spirito Santo non tollera che noi diventiamo gente che stravolge la giustizia (“Non nos patiaris perturbatores esse iustitiae”); Egli anzi resiste attivamente, contrasta efficacemente la nostra inclinazione deviante e addirittura per dono di grazia ci unisce a sé (“sed iunge nos Tibi efficaciter solius Tuae gratiae dono”). È il massimo: Egli ci unisce profondamente a sé al punto tale che Lui stesso agisce attraverso noi suoi discepoli, docili ai suoi suggerimenti e alla potenza che viene da Lui per avere il coraggio di decidere, e di portare a compimento le decisioni, secondo giustizia ed equità.
Nell’azione dello Spirito Santo secondo il testo della preghiera, possiamo distinguere un’attività che Egli opera in negativo e un’azione che Egli esprime in positivo. 
In negativo: in un’assemblea riunita nel suo nome Egli evita che si devii dalla verità (“in nullo deviemus a vero”), evita che l’assemblea perturbi la giustizia (“perturbatores esse iustitiae”), evita che si prendano decisioni sbagliate per ignoranza (“non in sinistrum nos ignorantia trahat”), o parziali a motivo del favoritismo (“non favor inflectat”), o ingiuste per spirito di corruzione (“non acceptio muneris vel personae currumpat”. Questa è “l’azione di contrasto” dello Spirito Santo. 
In positivo: lo Spirito Santo fa sì che in tutto noi si piaccia a Lui (“ut, Te auxiliante, Tibi in omnibus placere valeamus”), come sarebbe logico dal momento che Egli ci ha uniti e riuniti a sé (“iunge nos Tibi”): l’assemblea dovrebbe respirare, fare, decidere in perfetta sintonia con Lui sì da piacergli in tutto. Lo Spirito Santo fa poi coincidere la nostra valutazione/decisione con quella di Dio (“ut in nullo dissentiat sententia nostra”). L’ideale è che la nostra “sententia”, cioè valutazione/decisione, sotto nessun  profilo sia in contrasto con il pensiero di Dio e con la sua volontà. Infine lo Spirito Santo – punto caratteristico della preghiera di una assemblea deliberante – fa sì che nel risolvere ogni questione noi pratichiamo la giustizia temperata dalla pietà (“sic in cunctis teneamus cum moderamine pietatis iustitiam”). Sposare insieme la giustizia e la pietà: è il compito dell’assemblea deliberante. E per questo lo Spirito Santo è dato. 
San Zeno, vescovo di Verona (sec. IV), così delineava questo aspetto: «Iustitia distribuit, pietas ministrat». La giustizia ha il compito di distribuire, di dare a ciascuno il suo - ed è cosa altissima, perché significa riconoscere che tu sei tu e che ci sono dei diritti che ti appartengono naturalmente in forza della dignità della tua persona, chiunque tu sia. Ma nel momento in cui sottolineo il “dare a ciascuno il suo” lo distinguo anche da me e in qualche modo lo separo: lui è un altro. C’è un movimento centrifugo rispetto a me.
Se ci si muovesse soltanto in questa direzione, l’esito sarebbe anonimo, burocratico, freddo, perché ciascuno sarebbe “altro” ma secondo un’astratta valutazione di legge, senza volto e senza nome, solo “soggetto di diritti”. La legge umana procede per medie. Non si fanno leggi per una persona sola, ma per una generalità di comportamenti e con disposizioni che riguardano un numero indefinito di persone. Il nome e il volto normalmente non hanno rilievo nella legge, proprio perché essa è per sua natura generale ed astratta. Se dunque si operasse soltanto in questa direzione certamente sarebbe valorizzato l’io di tutti gli altri in quanto altri da me, portatori di diritti soggettivi, ma sparirebbero i volti, e dal punto di vista dell’umanizzazione delle relazioni sociali l’esito sarebbe ambiguo e precario. Qui c’è forse la radice della crisi dello “Stato assistenziale”, a ben vedere; la vera crisi non è solo economica, ma deriva dal fatto che si è immaginato che con i diritti e le provvidenze si sarebbero risolti tutti i problemi. 
Occorre invece che la “pietas” si intrecci con la giustizia (iustitia distribuit, pietas ministrat). “Ministrare” è un verbo tipicamente cristiano: descrive l’azione del servitore che premurosamente si affretta, quando giunge il padrone, a provvedere con sollecitudine alle sue necessità. Il  ministrare cristiano è l’attenzione a servire premurosamente l’altro guardandolo nel volto e chiamandolo per nome, cosa che la burocrazia non fa. Per la burocrazia tu sei “un numero”, non sei un nome, sei “un letto” non sei un malato, sei “una posizione” non sei un bisognoso. È solo la “pietas” che vede il volto, chiama per nome e sollecitamente serve. Ecco il senso stimolante di questo punto della preghiera. 
Infine lo Spirito Santo c’è per suggerire le soluzioni e per “efficere”, per far sì che diventino decisioni efficaci (“Esto solus suggestor et effector iudiciorum nostrorum”).

4. Da ultimo non si può tacere la bellissima prospettiva escatologica espressa dall’Adsumus: quaggiù e in futuro (“hic et in futuro”). Quaggiù domandiamo che il nostro giudizio si conformi a quello di Dio. E in futuro aspettiamo che per le cose fatte bene (“pro bene gestis”), per le nostre responsabilità ben esercitate, “consequamur praemia sempiterna”, ci sia dato il premio eterno. Allora finalmente capiremo ciò che era vero e ciò che era ambiguo, ciò che resta come valore, come bene, e ciò che deve sparire perché non ha fatto andare avanti nulla che valesse davvero la pena di durare. Vedremo finalmente oltre alle nostre miserie,delle quali peraltro non avremo la possibilità di arrossire perché ormai saremo nelle gioia, anche il molto bene che non avremmo mai sospettato ci fosse in tante persone, le intenzioni buone anche dei nostri avversari, la volontà di far qualcosa di costruttivo presente anche in quelli che ci hanno fatto perdere sere e sere in discussioni consiliari apparentemente inutili... Tutto vedremo e comprenderemo, e gioiremo di questo.” Ogni assemblea di cristiani dovrebbe esprimersi come corpo unitario (“Ut simus in Te unum”) fondendo i pensieri, i giudizi e le volontà, e così arrivando alla “sententia”, cioè a una decisione comune. La preghiera dell’Adsumus ci insegna che solo lo Spirito Santo ci può unire, e solo se uniti in Lui si può non deviare dal vero, non tradire la giustizia, tenere insieme giustizia e pietà, pensare e volere secondo Dio, come cristiani che insieme cercano faticosamente il bene di tutti. 
Qui sta la radice, il senso e la condizione dell’unità tra i cattolici anche nell’affrontare le grandi questioni civili di oggi. La nostra unità, in Te Spirito Santo, non farà prevalere i nostri pensieri meschini e i nostri inconfessati interessi, non ci farà adorare idoli culturali e politici di volta in volta ammalianti. Uniti a Te possiamo vivere l’umile fierezza della nostra grande storia di passione e di servizio per il bene di tutti. 
Che l’amore alla causa cattolica ci sproni a creare insieme cose “belle e utili per gli uomini” (Tito 3,8), ispirandoci alla dottrina sociale della Chiesa e non correndo dietro alle pretese della “gente” ma interpretando le attese più autentiche di un “popolo”.

venerdì 8 marzo 2013

12 marzo: Inizio del Conclave

Il 12 marzo, martedì pomeriggio, dopo la celebrazione mattutina della Messa pro eligendo Pontifice, i padri Cardinali entreranno in Conclave per eleggere il Successore di Pietro. Così il comunicato della Sala Stampa della Santa Sede:
L’ottava Congregazione Generale del Collegio dei Cardinali ha deciso che il Conclave per l’elezione del Papa inizierà martedì 12 marzo 2013.
Al mattino nella Basilica di S. Pietro sarà celebrata la Messa "pro eligendo Romano Pontifice". Nel pomeriggio avverrà l’ingresso dei cardinali in Conclave.
Ricordo che il 12 marzo, per coincidenza, commemoriamo la data della morte di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa del VI sec., (celebrato in questo giorno nella Forma straordinaria del Rito Romano). Il martirologio riporta che il 12 marzo è anche la data della nascita al cielo di un altro santo Papa: Innocenzo I, il Papa che scomunicò Pelagio e i pelagiani, e consolò i romani dopo il sacco di Roma del 410 ad opera di Alarico. L'impero romano  finiva e la Chiesa era l'unica a rimanere col popolo.
Che San Gregorio Magno e sant'Innocenzo intercedano per il nuovo Papa!

giovedì 7 marzo 2013

Magistrale articolo di Magister: papale papale!

Oggi sul blog Chiesa.espresso di Sandro Magister è apparso un pezzo davvero spettacolare, sia per chiarezza che per lucidità, oltre che per informazioni ben fondate sulla conoscenza delle cose romane/vaticane. E' tutto da leggere, soprattutto per la limpida analisi dei desideri di chi vuole un papa "debole" che "lasci fare" e di chi preferisce uno che continui il lavoro interrotto di Benedetto XVI.  I ratzingeriani (e oggi non lo sono forse un po' tutti?) non possono che pregare molto perché Magister, alla fine, possa aver ragione e non prevalga invece la logica politica (anche quella che cerca di squalificare il "Papa Americano" con le profezie inventate....). Però dobbiamo anche ricordare che ci sono cardinali ratzingeriani anche fuori degli USA. In un altro continente, per es., c'è un cardinale che qualcuno chiama "un Ratzinger molto abbronzato".... Ma io non faccio nomi :-)
E ora a voi il piacere della lettura di questa "bomba" di endoresment esplosa oggi nella rete:
Il cardinal T. Dolan       -        Il cardinal  S. O'Malley
Un americano a Roma, verso la cattedra di Pietro
Forse l'arcivescovo di New York. Oppure quello di Boston. Nel solco di Benedetto XVI, con in più la frusta contro il malgoverno. Ma la curia resiste e contrattacca, spingendo avanti un cardinale brasiliano di sua fiducia
di Sandro Magister

ROMA, 7 marzo 2013 – La scommessa più facile è che il prossimo papa non sarà italiano. Ma nemmeno europeo, africano, asiatico. Per la prima volta nella bimillenaria storia della Chiesa il successore di Pietro potrebbe venire dalle Americhe. O a voler azzardare una previsione più mirata: dalla Grande Mela.

Timothy Michael Dolan, arcivescovo di New York, 63 anni, è un omone del Midwest dal sorriso radioso e dal vigore straripante, proprio quel "vigore sia del corpo che dell'animo" che Joseph Ratzinger ha riconosciuto di aver perduto e ha definito necessario per il suo successore, al fine di bene "governare la barca di Pietro e annunciare il Vangelo".

Nell'atto di rinuncia di Benedetto XVI c'era già il titolo del programma del futuro papa. E a molti cardinali tornò presto in mente la vivacità visionaria con cui Dolan sviluppò proprio questo tema, col suo italiano "primordiale", parola sua, ma spumeggiante, nel concistoro di un anno fa, quando egli stesso, l'arcivescovo di New York, si apprestava a ricevere la porpora:

L'annuncio del Vangelo oggi
Fu un concistoro molto criticato, quello del febbraio 2012. Da settimane, documenti scottanti prendevano il volo dalle stanze vaticane e persino dalla riservatissima scrivania del papa per rovesciare in pubblico avidità, contrasti, malefatte di una curia alla deriva.

Eppure, tra i nuovi cardinali creati da Benedetto XVI, un buon numero erano italiani, erano di curia e, peggio, erano legati a filo doppio al segretario di Stato, Tarcisio Bertone, universalmente ritenuto il principale colpevole del malgoverno.

Papa Joseph Ratzinger aggiustò il tiro qualche tempo dopo, in novembre, con altre sei nomine cardinalizie tutte extraeuropee, compresa quella dell'astro nascente della Chiesa d'Asia, il filippino con madre cinese Luis Antonio Gokim Tagle.

Ma la frattura rimaneva intatta. Da una parte i feudatari di curia, in strenua difesa dei rispettivi centri di potere. Dall'altra l'ecumene di una Chiesa che non tollera più che l'annuncio del Vangelo nel mondo e il luminoso magistero di papa Benedetto siano oscurati dalle tristi narrazioni della Babilonia romana.

È la stessa frattura che caratterizza l'imminente conclave. Dolan è il candidato tipo che rappresenta la svolta purificatrice. Non l'unico ma certamente il più rappresentativo e audace.

Sul fronte avverso, però, i magnati di curia fanno muro e contrattaccano. Non spingono avanti qualcuno di loro, sanno che così la partita sarebbe persa in partenza. Fiutano l'aria che tira nel collegio cardinalizio e puntano anch'essi lontano da Roma, al di là dell'Atlantico, non al nord ma al sud dell'America.

Guardano a San Paolo del Brasile, dove c'è un cardinale nato da emigrati tedeschi, Odilo Pedro Scherer, 64 anni, che in curia conoscono bene, che è stato per anni a Roma a servizio del cardinale Giovanni Battista Re, quando questi era prefetto della congregazione per i vescovi, e che oggi fa parte del consiglio cardinalizio di vigilanza sullo IOR, la "banca" vaticana, riconfermato pochi giorni fa, con Bertone suo presidente.

Scherer è il candidato perfetto di questa manovra tutta romana e curiale. Non importa che in Brasile non sia popolare, nemmeno tra i vescovi, che chiamati ad eleggere il presidente della loro conferenza, due anni fa, lo bocciarono senza appello. Né che non brilli come arcivescovo della grande San Paolo, capitale economica del paese.

L'importante, per i magnati curiali, è che sia docile e grigio. L'aureola progressista che ammanta la sua candidatura è di derivazione puramente geografica, ma giova anch'essa per accendere in qualche ingenuo porporato il vanto di eleggere il "primo papa latinoamericano".

Come nel conclave del 2005 i voti dei curiali e dei sostenitori del cardinale Carlo Maria Martini si riversarono assieme sull'argentino Jorge Bergoglio, nel tentativo fallito di bloccare l'elezione di Ratzinger, anche questa volta potrebbe avvenire un analogo connubio. Curiali e progressisti uniti sul nome di Scherer, con quel pochissimo che resta degli ex martiniani, da Roger Mahony a Godfried Danneels, entrambi oggi sotto tiro per la cedevole loro condotta nello scandalo dei preti pedofili.

Il papa che piace ai curiali e ai progressisti è per definizione debole. Piace ai primi perché li lascia fare. E ai secondi perché dà spazio al loro sogno di una Chiesa "democratica", governata "dal basso".

Non deve stupire che un esponente di grido del cattolicesimo progressista mondiale, lo storico Alberto Melloni, abbia auspicato sul "Corriere della Sera" del 25 febbraio che dal prossimo conclave esca non un "papa sceriffo" ma "un papa pastore", abbia deriso il cardinale Dolan e abbia indicato proprio in quattro magnati di curia i cardinali a suo giudizio più "capaci di comprendere la realtà" e di determinare "l'esito effettivo del conclave": gli italiani Giovanni Battista Re, Giuseppe Bertello, Ferdinando Filoni "e ovviamente Tarcisio Bertone".

Cioè esattamente quelli che stanno orchestrando l'operazione Scherer. Ai quattro andrebbe aggiunto l'argentino di curia Leonardo Sandri, del quale si fa correre voce che sarà il futuro segretario di Stato.

Per una curia siffatta, la sola ipotesi dell'elezione di Dolan è foriera di terrore. Ma Dolan papa imprimerebbe una scossa anche a quella Chiesa fatta di vescovi, di preti, di fedeli che non hanno mai accettato il magistero di Benedetto XVI, il suo ritorno energico agli articoli del "Credo", ai fondamentali della fede cristiana, al senso del mistero nella liturgia.

Dolan è, nella dottrina, un ratzingeriano a tutto tondo, con in più la dote del grande comunicatore. Ma lo è anche nella visione dell'uomo e del mondo. E nel ruolo pubblico che la Chiesa è chiamata a svolgere nella società.

Negli Stati Uniti è alla testa di quella squadra di vescovi "affermativi" che hanno segnato la rinascita della Chiesa cattolica dopo decenni di soggezione alle culture dominanti e di cedimenti al dilagare degli scandali.

In Europa e nel Nordamerica, cioè nelle regioni di più antica ma declinante cristianità, non esiste oggi una Chiesa più vitale e in ripresa di quella degli Stati Uniti. E anche più libera e critica rispetto ai poteri mondani. È svanito il tabù di una Chiesa cattolica americana che si identifica con la prima superpotenza mondiale, e quindi non potrà mai esprimere un papa.

Anzi, ciò che stupisce di questo conclave è che gli Stati Uniti offrono non uno, ma addirittura due "papabili" veri. Perché oltre a Dolan c'è l'arcivescovo di Boston, Sean Patrick O'Malley, 69 anni, con barba e saio da bravo frate cappuccino.

Il suo appartenere all'umile ordine di san Francesco non è d'ostacolo al papato né è senza precedenti illustri, perché anche il grande Giulio II, il papa di Michelangelo e di Raffaello, era francescano.

Ma ciò che più conta è che Dolan e O'Malley non sono due candidati tra loro contrapposti. I voti dell'uno possono convergere sull'altro, se necessario, perché sono entrambi portatori di un unico disegno.

Rispetto a Dolan, O'Malley ha un profilo meno risoluto per quanto riguarda le capacità di governo. E ciò potrebbe renderlo più accettabile ad alcuni cardinali, consentendo a lui di varcare quella soglia decisiva dei due terzi dei voti, 77 su 115, che potrebbe essere invece preclusa al più energico, e quindi molto più temuto, arcivescovo di New York.

Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare a un terzo candidato, il cardinale canadese Marc Ouellet, anche lui di salda matrice ratzingeriana e ricco di talenti simili a quelli di Dolan e O'Malley, ma ancor più incerto e timido di quest'ultimo nelle decisioni operative. In un conclave che sul riordino del governo della Chiesa punta molte sue aspettative, la candidatura di Ouellet, pur presa in considerazione dai cardinali elettori, appare la più debole fra le tre nordamericane.

Col suo guardare da Roma al di là dell'Atlantico, l'imminente conclave prende atto della nuova geografia della Chiesa.

Il cardinale Ouellet è stato da giovane missionario in Colombia. Il cardinale O'Malley parla alla perfezione spagnolo e portoghese e ha sempre avuto come sua attività preminente la cura pastorale degli immigrati ispanici. Il cardinale Dolan è il capo dei vescovi di un paese che ha raggiunto le Filippine al terzo posto nel mondo per numero di cattolici, dopo Brasile e Messico. E sono "latinos" un terzo dei fedeli degli Stati Uniti, anzi, già la metà tra quelli sotto i 40 anni.

Non sorprende che i cardinali dell'America latina siano pronti a votare questi loro confratelli del nord. E con loro altri porporati di peso come l'italiano Angelo Scola, l'arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois, l'australiano George Pell.

Chiuse le porte del conclave, nel primo scrutinio potrebbero cadere su Dolan già molti voti, forse non i 47 di Ratzinger nella prima votazione del 2005, ma pur sempre parecchi.

Il seguito è ignoto.

Fonte: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350453

sabato 2 marzo 2013

Lo stemma papale "ammainato"

Ecco lo slideshow che documenta uno dei tanti segni eloquenti della Sede Vacante. Ieri mattina dal portale della Pontificia Basilica di S. Antonio a Padova, è stato rimosso lo stemma di Benedetto XVI, un simbolico  quanto triste "ammainabandiera". Da quasi otto anni i colori del Pontefice tedesco campeggiavano a dare il benvenuto ai pellegrini, ricordando loro con  solenne apparenza, lo status della Basilica: immediatamente soggetta alla Santa Sede. Lo stemma bronzeo sarà ora ripulito e preparato a ricevere lo scudo del successore, che - a Dio piacendo - dovrebbe essere eletto entro pochissime settimane.

giovedì 8 novembre 2012

La Chiesa d'Inghilterra ha il suo nuovo arcivescovo: Justin Welby


Dopo l'elezione singolare del Papa Copto, affidata ad un bambino, ecco oggi una nuova nomina ecclesiale di eccellenza.
Pare ormai certo che domani verrà designato da Sua Maestà Elisabetta II il Molto Reverendo Justin Welby, finora vescovo di Durham, come successore dell'arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione Anglicana Dr. Rowan Williams, che si ritirerà dall'incarico il mese prossimo. Lo riporta il sito della BBC, dando per sicura la nomina.
L'arcivescovo designato ha vinto il posto su prelati ben più blasonati di lui: è vescovo da appena un anno nella quarta sede in ordine di precedenza, ed è stato scelto invece dell'arcivescovo di York, l'evangelico John Sentamu o del combattivo Michael Nazir Ali, di Rochester.

Justin Welby non è certo alle altezze teologiche del suo predecessore: prima di diventare prete ha lavorato parecchi anni come manager per la compagnia petrolifera ELF. Poi sentì la chiamata e si fece ministro di Dio. Viene descritto da chi lo conosce come un vescovo left-wing, di sinistra, nel senso di liberal, modernizzante e devoto al political-correct, ai discorsi su economia, finanza, inclusivismo, riscaldamento globale, questioni di genere.... Si dice di lui che è "molto astuto" e "capace di cambiare ciò in cui crede se questo è la cosa giusta da fare". Il riferimento è alle unioni omosessuali, sulle quali non si è espresso ufficialmente (ohibò!). Ha scritto, ricordando i suoi trascorsi lavorativi: Managing the Church: Order and Organization in a Secular Age (!) e questo può già dare l'idea della sua ecclesiologia. Non a caso il vescovo Welby è anche, dal 2011, membro del parlamento inglese, uno dei 26 Lords Spritual (cioè coloro che siedono sulla cosiddetta "panca dei vescovi" nella Camera Alta, la Camera dei Lords). Qui la sua scheda da parlamentare. Insomma un vero rappresentante dell'establishment.

Naturalmente, lo ha affermato più volte, crede "…nell'ordinazione delle donne come vescove" e aggiunge, parole sue: "mantengo questa posizione come risultato di un attento studio delle scritture e dell'esame della tradizione" “…I hold these views as a result of careful study of the scriptures and examination of the tradition.”
Chi ancora aveva mezza speranza all'interno della Chiesa d'Inghilterra, l'ha ora persa del tutto. Non c'è più posto, tantomeno sotto il nuovo arcivescovo, per la dottrina cattolica dell'Ordine (e non solo per quella...).

Nato il giorno dell'Epifania del 1956, il nuovo arcivescovo eletto è sposato con Caroline Eaton, dalla quale ha avuto sei figli. Ha perso in un incidente d'auto nel 1983 in Francia una figlia di soli sette mesi.

mercoledì 24 ottobre 2012

Nuovi cardinali a sorpresa.

Il Papa prende tutti in contropiede e annuncia un Concistoro a sorpresa per il prossimo 24 novembre. Una infornatina di 6 nuovi cardinali tra cui non solo non ci sono italiani, ma neppure europei! Ecco le parole del Santo Padre al termine dell'Udienza del mercoledì, riportate dal Bollettino Vaticano:
...con grande gioia, annuncio che il prossimo 24 novembre terrò un Concistoro nel quale nominerò 6 nuovi Membri del Collegio Cardinalizio.
I Cardinali hanno il compito di aiutare il Successore di Pietro nello svolgimento del suo Ministero di confermare i fratelli nella fede e di essere principio e fondamento dell’unità e della comunione della Chiesa. 
Ecco i nomi dei nuovi Porporati:
1. Mons. JAMES MICHAEL HARVEY, Prefetto della Casa Pontificia, che ho in animo di nominare Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura;
2. Sua Beatitudine BÉCHARA BOUTROS RAÏ, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano);
3. Sua Beatitudine BASELIOS CLEEMIS THOTTUNKAL, Arcivescovo Maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India);
4. Mons. JOHN OLORUNFEMI ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja (Nigeria);
5. Mons. RUBÉN SALAZAR GÓMEZ, Arcivescovo di Bogotá (Colombia);
6. Mons. LUIS ANTONIO TAGLE, Arcivescovo di Manila (Filippine). 
I nuovi Cardinali - come avete sentito - svolgono il loro ministero a servizio della Santa Sede o quali Padri e Pastori di Chiese particolari in varie parti del mondo.
Invito tutti a pregare per i nuovi eletti, chiedendo la materna intercessione della Beata Vergine Maria, perché sappiano sempre amare con coraggio e dedizione Cristo e la sua Chiesa.

venerdì 6 luglio 2012

Distretti Lefebvriani ragliano e deragliano!

Potete leggere qui le amene accuse di "eresia" sollevate dagli aderenti italiani alla Fraternità Sacerdotale S. Pio X, sui media: "Lefebvriani", contro nientepopodimeno che il neonominato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Mons. Gerhard Ludwig Müller, emerito di Ratisbona. Accuse, in verità, scopiazzate dal comunicato dei loro confratelli del distretto di Germania (qui per chi legge il tedesco).

Cose da pazzi, o meglio, da veri e propri ricercatori dello scisma a tutti i costi. Che le resistenze interne alla FSSPX fossero enormi contro il progetto di unione con Roma lo si sapeva, ma che potessero arrivare ad attaccare in maniera così virulenta le scelte di Benedetto XVI per posti talmente delicati è inconcepibile. Come se il Papa tedesco non conoscesse gli scritti, in tedesco, del vescovo tedesco che proprio lui nomina ad essere suo successore in un dicastero tanto delicato come la Congregazione "Suprema"! Ma dico: qui si continua ad accusare il Papa di sposare tesi eretiche e nessuno fa niente. Se i tradizionalisti lefebvriani non vogliono la comunione con Roma lo dicano, non c'è problema: tanto non credono mica a ciò che afferma il Concilio Vaticano II, e quindi anche a Lumen Gentium 14
Il santo Concilio si rivolge quindi prima di tutto ai fedeli cattolici. Esso, basandosi sulla sacra Scrittura e sulla tradizione, insegna che questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza... Perciò non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare.
Meno male che ai ragliamenti risponde oggi in brevi, ma chiare battute, quel signor teologo che non può essere definito "modernista" e nemmeno "inviso ai tradizionalisti", cioè mons. Nicola Bux. Leggiamo la sua intervista rilasciata a Vatican Insider, dove rispedisce con eleganza e competenza al mittente le accuse di eresia dirette a Müller:

Tradizionalisti all'attacco di Müller intervista di A. Tornielli

La nomina del vescovo di Ratisbona Gerhard Müller a nuovo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede è stata preceduta e seguita dalla diffusione – prima attraverso anonime email e quindi in articoli sul web, compreso nel sito italiano della Fraternità San Pio X – di piccole estrapolazioni dai suoi scritti che riporterebbero posizioni discutibili in materia di fede. Le cose stanno davvero così? Vatican Insider ha intervistato su questo il teologo Nicola Bux, consultore della Congregazione per la dottrina della fede.

Nel suo libro di dogmatica, Müller scrive che la dottrina sulla verginità di Maria «non riguarda tanto specifiche proprietà fisiologiche del processo naturale della nascita…».
«Il Catechismo della Chiesa Cattolica precisa che l’aspetto corporeo della verginità è tutta nel fatto che Gesù sia stato concepito senza seme umano, ma per opera dello Spirito Santo. Essa è un’opera divina che supera ogni comprensione e possibilità umana. La Chiesa confessa la verginità reale e perpetua di Maria ma non si addentra in particolari fisici; né pare che i concili e i padri abbiano detto diversamente.
In questa linea, mi sembra, vada inteso quanto ha scritto Müller, il quale non sostiene una “dottrina” che neghi il dogma della perpetua verginità di Maria, ma mette in guardia da un certo, per dir così, “cafarnaismo”, cioè quella maniera di ragionare “secondo la carne” e non “secondo lo spirito”, già emersa a Cafarnao tra i giudei al termine del discorso di Gesù sul pane della vita».

Nel 2002 Müller, nel libro «Die Messe - Quelle des christlichen Lebens», parlando del sacramento eucaristico scrive che «il corpo e il sangue di Cristo non indicano componenti materiali della persona umana di Gesù nel corso della sua vita o della sua corporeità trasfigurata. Qui, corpo e sangue significano la presenza di Cristo nei segni del medium costituito da pane e vino».
«Proprio a Cafarnao i termini usati da Gesù, carne e sangue, furono fraintesi in modo antropomorfico e il Signore dovette ribadire il loro senso spirituale che non vuol dire che la sua presenza sia meno reale, vera e sostanziale. Si veda in proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica. Sant’Ambrogio dice che non si tratta dell’elemento formato dalla natura, ma della sostanza prodotta dalla formula di consacrazione: la stessa natura viene trasformata, perciò corpo e sangue sono l’essere di Gesù. Il concilio Tridentino dice che nell’eucaristia è presente “sostanzialmente” nostro Signore, vero Dio e vero uomo. È presente sacramentalmente con la sua sostanza, un modo di essere misterioso, ammissibile per fede e possibile da parte di Dio.

San Tommaso aveva detto che il modo della “sostanza” e non quello della “quantità”, caratterizza la presenza di Cristo nel sacramento dell’eucaristia. Il pane e il vino in quanto specie o apparenze, mediano il nostro accesso alla “sostanza”, cosa che accade soprattutto nella comunione. Comunque il concilio Tridentino non vede contraddizione tra il modo naturale della presenza di Cristo in cielo e quello sacramentale di essere in molti altri luoghi. Tutto ciò è stato ribadito da Paolo VI nella sua purtroppo dimenticata enciclica Mysterium Fidei. Non bastano i sensi ma ci vuole la fede. È mistero della fede».

Sul protestantesimo e l’unicità salvifica di Gesù, Müller nell’ottobre 2011 ha dichiarato: «Il battesimo è il segno fondamentale che ci unisce sacramentalmente in Cristo, e che ci presenta come una Chiesa dinanzi al mondo. Perciò, noi come cattolici e cristiani evangelici siamo già uniti persino in ciò che chiamiamo la Chiesa visibile».
«Sant’Agostino ha difeso contro i donatisti, la verità che il battesimo è un vincolo indistruttibile, che non abolisce la fraternità tra i cristiani, anche quando sono scismatici o eretici. Purtroppo oggi nella Chiesa si teme il dibattito, ma si procede per tesi e ostracismi di chi la pensa diversamente. Mi riferisco alla teologia, certo, che può essere opinabile.

Tuttavia anche lo sviluppo dottrinale trae giovamento dal dibattito: chi più ha argomenti, convince. Nelle accuse a monsignor Müller si estrapola dal contesto: così è facile condannare chiunque. Un vero cattolico deve fidarsi dell’autorità del Papa, sempre. In particolare, credo che Benedetto XVI sappia quel che fa. E vorrei rinnovare alla Fraternità Sacerdotale San Pio X proprio l’invito a fidarsi del Papa».

È stato detto che il nuovo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede non sarebbe stato finora molto favorevole al Motu proprio Summorum Pontificum…
«Io sono certo che comprenda le ragioni che hanno indotto il Papa a promulgarlo e che opererà secondo lo spirito e la lettera del Motu proprio. Quanto alle estrapolazioni di cui abbiamo parlato, le cose scritte da monsignor Müller appartengono alla sua stagione di teologo e un teologo non produce dottrina, almeno immediatamente. Da vescovo deve invece difendere e diffondere la dottrina non sua, ma della Chiesa e credo che l’abbia fatto. Da Prefetto continuerà a farlo, sotto la guida del Papa».

Teniamo presente la distinzione tra teologi (che possono e devono esporre i loro pareri teologici, anche le loro proposte di "novità" interpretative, perché questo è il loro lavoro!) e vescovi che esercitano il magistero (il quale deve servire la dottrina della Chiesa, riconoscendo come coerente o scartando quello che non è compatibile con la Sacra Scrittura, interpretata dal Magistero, e la Tradizione apostolica). I vescovi in comunione con il Papa non esercitano il magistero perché sono tanto intelligenti o studiati (cosa che ovviamente non è affatto da escludere!!), è invece dottrina tradizionale che questo sia il loro specifico carisma a servizio dell'edificazione della Chiesa: per mantenerla nella vera fede. Non tocca ai preti, non tocca ai diaconi, non tocca neppure ai laici (nemmeno se fanno parte di qualche movimento ecclesiale), è invece incarico dei vescovi in comunione con il Romano Pontefice essere "maestri della fede". Non per niente ogni tanto (speriamo tanto tanto...) i vescovi insieme al Papa si mettono tutti insieme per fare un Concilio Ecumenico...

giovedì 19 aprile 2012

Preti in pole position: il cardinale di New York scala la classifica di Time Magazine

Il Time magazine ha pubblicato la lista delle 100 persone più influenti tra le quali verrà scelta la Persona dell'anno 2012.

Dopo un primo scrutinio via internet, aperto al pubblico, destando una certa sorpresa, l'Arcivescovo di New Your, Cardinal Timothy Dolan, ha ricevuto più di 42.000 voti. Giovane cardinale dell'ultima infornata, Timothy Dolan è uno dei Principi della Chiesa più simpatici e più "outspoken" come si dice in inglese, cioè franchi, chiari, senza peli sulla lingua.

Si è piazzato così al numero 16 su 100 (vedi fonte), in testa rispetto a Lady Gaga e Barack Obama e dell'attore George Clooney (fonte). E questo nonostante gli scandali e gli altri attacchi contro la Chiesa Cattolica, ormai ai ferri corti con il governo degli USA

Di recente, infatti, il Cardinal Dolan è stato severamente critico rispetto alla legislazione sulla sanità promossa dall'amministrazione Obama. Questa infatti richiederebbe alle istituzioni collegate con la Chiesa di pagare un'assicurazione sanitaria che copra anche gli anticoncezionali, comprese le "pillole del giorno dopo", cioè veri e propri farmaci abortivi. Cosa a cui la Chiesa Cattolica (insieme ad altre confessioni religiose) si oppone fermamente, senza se e senza ma, e con una forte unità fra tutti i vescovi.

Il verdetto su chi sarà la "Persona dell'anno" è ora nelle mani dei giornalisti e direttori del Time. Il passaggio o il fallimento della riforma del servizio sanitario statunitense e il ruolo giocato dal Card. Dolan in questo, potrebbe rivelarsi un fattore decisivo.

domenica 15 aprile 2012

La Sacra Tunica di Cristo e il messaggio del Papa... in italiano


E' iniziata venerdì scorso, 13 aprile, l'ostensione della Sacra Tunica di Cristo conservata a Treviri. Si tratta della preziosa reliquia della veste inconsutile (cioè senza cuciture) portata da Gesù anche durante la passione. Questa tunica nemmeno i soldati romani vollero lacerarla - secondo il racconto di Giovanni - ma la tirarono a sorte.
Secondo la leggenda fu portata a Treviri, in Germania, dall'imperatrice madre di Costantino, Santa Elena. Quest'anno ricorre il 5° centenario della prima esposizione pubblica dell'insigne reliquia della tunica di Cristo, e Papa Benedetto XVI ha voluto indirizzare uno speciale messaggio per l'occasione, inviando anche un suo delegato - il card. Ouellet - a rappresentarlo alle solenni celebrazioni.
Visto che il sito vaticano e tutti i media cattolici, anche l'Osservatore, non hanno trovato tempo per tradurre questa piccola, bella e devota lettera, ho perso qualche minuto per farne una versione italiana. Ecco qua:

Lettera di Benedetto XVI al Card. Marc Ouellet, nominato Inviato Straordinario alle celebrazioni di Treviri in onore della "Sacra Tunica" di Nostro Signore Gesù Cristo.


Venerabili Fratri Nostro
Marco S.R.E. Cardinali Ouellet, P.S.S.
Congregationis pro Episcopis Praefecto

Trevirensi in urbe, perantiqua et celeberrima, plurima reperiuntur christianae fidei testimonia. Illa enim iam primo saeculo sedes episcopalis est constituta. Ibi magnus sanctus Athanasius, intrepidus fidei defensor, e dioecesi sua iniuriose expulsus, moratus est. Ibi natus est Doctor mellifluus, sanctus Ambrosius Mediolanensis. Ibi miracula operabatur sanctus Martinus Turonensis. Ibi tot alii vixerunt sancti viri et mulieres, qui multum ad huius urbis et regionis incolarum sanctificationem contulerunt. Ibidem quoque novimus Sacram Tunicam venerandam a saeculis magna populi fidelis spiritali cum utilitate visitari colique.

Recenter sacrorum Antistes Trevirensis Venerabilis Frater Stephanus Ackermann certiores Nos fecit a feria VI infra octavam Paschae hoc anno peregrinationem aperiri et in ecclesia cathedrali Trevirensi unum per mensem publicam fieri ostensionem reliquiae Sacrae Tunicae Domini nostri Iesu Christi, de qua post crucifixionem, dum dividebant vestimenta eius, milites sortiti sunt, ne scinderent eam. Haec autem ostensio peculiaris quingentos memorat annos elapsos ab illo die quo, postulante imperatore Maximiliano I, anno MDXII Archiepiscopus Richardus von Greiffenklau zu Vollrads aperuit altare et ipsi imperatori multisque aliis sacram vestem venerandam palam demonstravit.

Nos hanc faustam quingentesimam anniversariam recordationem magni ponderis arbitramur et inceptum omnino laudamus et comprobamus. Idcirco magno cum gaudio accepimus humanam Praesulis Trevirensis invitationem. Cum vero Ipsi adire non possumus, perlibenter illuc Legatum mittimus, qui Personam Nostram gerebit. Ad te mentem Nostram fidentes convertimus, Venerabilis Frater Noster, qui Congregationi pro Episcopis diligenter praees atque dilectionem tuam et sollicitudinem in Christi Ecclesiam et Romanum Pontificem testificatus es.

Quapropter libenter hisce Litteris Nostrum Missum Extraordinarium te nominamus. Die igitur decimo tertio mensis Aprilis Treviris liturgicis celebrationibus Nostro nomine praesidebis Nostramque omnibus significabis salutationem. Sacram Tunicam una cum ceteris Praesulibus omnique credenti populo reverenter veneraberis. Christi "autem tunica inconsutilis, desuper contexta per totum" (Io 19, 23) bene discipulorum ostendit communitatem, pro qua Dominus in novissima cena enixe oravit Patrem "ut sint unum" (Io 17, 11). Hac data occasione hortaberis populum Dei ad intensam orationem pro christianorum unitate, necessaria "ut mundus credat" in Iesum Christum, unicum Salvatorem missum a Deo Patre (cfr Io 17, 21).

Nos legationem tuam, Venerabilis Frater Noster, veluti in spiritu adstantes precibus prosequimur atque Benedictionem Apostolicam, caelestis gratiae nuntiam et propensae Nostrae voluntatis testem, tibi imprimis libenter impertimus, quam volumus nomine Nostro Episcopo Trevirensi, cunctis Pastoribus, religiosis viris et mulieribus, christifidelibus, civilibus auctoritatibus et omnibus celebrationes participantibus peramanter largiaris.

Ex Aedibus Vaticanis, die VII mensis Martii, anno MMXII, Pontificatus Nostri septimo.
Al Nostro Venerabile Fratello
Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi

Nell’antica e famosissima città di Treviri, si trovano parecchie testimonianze della fede cristiana. Questa città fin dal primo secolo è stata elevata a sede episcopale. Lì dimorò il grande sant’Atanasio, difensore intrepido della fede, vergognosamente esiliato dalla sua diocesi. Lì nacque il Dottore mellifluo, sant’Ambrogio di Milano. Lì operò miracoli san Martino di Tour. Tanti altri santi uomini e donne vissero lì, e diedero un grande apporto alla santificazione di questa città e degli abitanti della regione.
Sappiamo anche che proprio qui è visitata e onorata da secoli, con grande profitto spirituale del popolo fedele, la veneranda Sacra Tunica.


Recentemente il Vescovo di Treviri, il venerabile fratello Stephan Ackermann, ci ha fatto sapere che dal venerdì tra l’Ottava di Pasqua di quest’anno, comincerà un pellegrinaggio e per un mese, presso la Chiesa cattedrale di Treviri, si farà pubblica ostensione della reliquia della Sacra Tunica di Nostro Signore Gesù Cristo, quella tunica che dopo la crocifissione i soldati – mentre si dividevano le sue vesti – vollero tirare a sorte per non stracciarla.
Questa particolare ostensione, inoltre,
commemora i cinquecento anni dal giorno in cui, nel 1512, su richiesta dell’Imperatore Massimiliano I, l’arcivescovo Riccardo von Greiffenklau zu Vollrads aprì l’altare e mostrò all’imperatore e a molti altri la sacra e venerabile veste.

Noi consideriamo di grande importanza questa fausta memoria cinquecentenaria e in tutto lodiamo e approviamo ciò che è stato organizzato. Perciò abbiamo ricevuto con gran gioia il gentile invito del Presule Trevirense. Ma non potendo partecipare in prima persona, assai volentieri mandiamo colà un Nostro Legato, che ci rappresenti.
Abbiamo pensato con fiducia a te, Venerabile Fratello nostro, che con diligenza presiedi la Congregazione per i vescovi, e hai dato testimonianza del tuo amore e sollecitudine alla Chiesa di Cristo e al Romano pontefice.


Per tali motivi, volentieri con questa lettera ti nominiamo Nostro Inviato Straordinario.
Quindi, il giorno 13 aprile, a nome Nostro presiederai le celebrazioni liturgiche e porterai a tutti il Nostro saluto. Venererai con devozione la Sacra Tunica insieme agli altri presuli e a tutto il popolo credente.
“La tunica senza cuciture” di Cristo, “tessuta tutta d’un pezzo” (Gv 19,23) simboleggia bene la comunità dei discepoli, per la quale il Signore nell’ultima cena pregò insistitentemente il Padre “che siano una cosa sola” (Gv 17,11)
In questa occasione esorterai il popolo i Dio ad una intensa preghiera per l’unità dei Cristiani, unità necessaria “perché il mondo creda” in Gesù Cristo, unico Salvatore mandato da Dio Padre (cf. Gv 17,21).

Noi accompagniamo con la preghiera il tuo invio, Venerabile fratello, come fossimo presenti lì in spirito. E impartiamo a te la Benedizione Apostolica, apportatrice di grazia celeste e segno della Nostra benevolenza. Questa stessa benedizione desideriamo che, a nome Nostro, tu elargisca con grande affetto a tutti i Pastori, religiosi e religiose, fedeli laici, autorità civili e militari e a tutti i partecipanti alle celebrazioni.

Dal Vaticano 7 marzo 2012, settimo del Nostro Pontificato.

sabato 4 febbraio 2012

Pio XI: 90 anni fa veniva eletto papa Achille Ratti (6 febbrario 1922)

La bandiera vaticana con lo stemma personale di Papa Ratti
Il 6 febbraio 1922 veniva eletto il grande papa brianzolo Pio XI, il papa dell'antifascismo e antinazismo e insieme il papa dei Patti Lateranensi, il papa alpinista e sportivo (antesignano in questo del suo famoso successore polacco), il papa bibliotecario e innamorato dei libri (come il suo attuale successore).
Un grande papa da riscoprire, senza peli sulla lingua e chiaro chiaro, "papale papale" nei suoi interventi a sostegno dell'Azione Cattolica come del retto ecumenismo (anche se oggi l'enciclica Mortalium animos appare un tantino dura). Non dimentichiamo, infine, che fu il papa delle novità e della comunicazione sociale: suo grande e ineguagliato merito fu l'apertura della Radio Vaticana, per la quale volle nientemeno che l'inventore stesso della  radio, lo scienziato Guglielmo Marconi.
Per approfondire il suo ministero e festeggiare così il novantesimo anniversario della sua elezione, potete leggere (o rileggere) qualcuna delle sue memorabili encicliche: brevi ma efficaci. Le trovate tutte qui, nel sito vaticano.

mercoledì 16 novembre 2011

Tanti auguri al nuovo Nunzio in Italia: Mons. Adriano Bernardini

C'è da rallegrarsi alla notizia arrivata appena ieri: è stato nominato nella persona di Mons. Bernardini il nuovo Nunzio della Santa Sede in Italia (qui il Bollettino ufficiale della Santa Sede del 15/11/2011).
Una personalità tutta d'un pezzo e molto diretta: potrebbe sembrare quasi una pecca per un diplomatico, ma è certo una grande qualità in un vescovo.
Magister, nel suo articolo di presentazione pubblicato ieri - e che potete leggere qui - riportava anche la forte e chiara omelia che mons. Adriano ha proposto quest'anno in occasione della festa della Cattedra di San Pietro. Ve ne riporto un pezzettino, se volete leggerla tutta andate su Espresso Chiesa. E' davvero un bel programma. Speriamo che non spaventi troppo, questa schiettezza e franchezza del nuovo Nunzio! Certo un orientamento come quello che traspare dalle sue parole fa ben sperare per l'indirizzo delle future nomine episcopali italiane, che, in buona misura, dipenderanno anche da lui:
Ora, una cosa è certa: papa Benedetto XVI ha impresso al suo pontificato il sigillo della continuità con la tradizione millenaria della Chiesa e soprattutto della purificazione. Sì, perché all’insicurezza della fede segue sempre l’offuscamento della morale.
Infatti, se vogliamo essere onesti, dobbiamo riconoscere che è aumentato anno dopo anno, tra i teologi e religiosi, tra suore e vescovi, il gruppo di quanti sono convinti che l’appartenenza alla Chiesa non comporta il riconoscimento e l’adesione a una dottrina oggettiva.
Si è affermato un cattolicesimo “à la carte”, in cui ciascuno sceglie la porzione che preferisce e respinge il piatto che ritiene indigesto. In pratica un cattolicesimo dominato dalla confusione dei ruoli, con sacerdoti che non si applicano con impegno alla celebrazione della messa e alle confessioni dei penitenti, preferendo fare dell’altro. E con laici e donne che cercano di prendersi un poco per loro il ruolo del sacerdote, per guadagnare un quarto d’ora di celebrità parrocchiale, leggendo la preghiera dei fedeli o distribuendo la comunione.
Ecco, che qui papa Benedetto XVI, proprio a causa della sua fedeltà verso la “Verità”, fa una cosa che è sfuggita all’attenzione di molti commentatori: porta di nuovo, integralmente, il credo nella formula del Concilio di Costantinopoli, cioè nella versione normalmente contenuta nella messa. Il messaggio è chiaro: ricominciamo dalla dottrina, dal contenuto fondamentale della nostra fede. “Sì, perché – scrive il teologo e papa Ratzinger – il primario annuncio missionario della Chiesa oggi è minacciato dalle teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de jure”.
La conseguenza di questo relativismo, spiega il futuro Papa Benedetto XVI, è che si considerano superate un certo numero di verità, per esempio: il carattere definitivo e completo della rivelazione di Cristo; la naturalezza della fede teologica cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni; l’unicità e l’universalità salvifica nel mistero di Cristo; la mediazione salvifica universale della Chiesa; la sussistenza nella Chiesa cattolica romana dell’unica Chiesa di Cristo.
Ecco qui, pertanto, la Verità come la principale causa di questa avversione e direi quasi persecuzione al Santo Padre. Un’avversione che ha come conseguenza pratica il suo sentirsi solo, un po’ abbandonato.
Abbandonato da chi? Ecco la grande contraddizione! Abbandonato dagli oppositori alla Verità, ma soprattutto da certi sacerdoti e religiosi, non solo dai vescovi; però non dai fedeli.
Il clero sta vivendo una certa crisi, prevale nell’episcopato un basso profilo, ma i fedeli di Cristo sono ancora con tutto il loro entusiasmo. Accanitamente continuano a pregare e ad andare a messa, frequentano i sacramenti e dicono il rosario. E soprattutto, sperano nel papa.
C’è un sorprendente punto di contatto tra il papa Benedetto XVI e la gente, tra l’uomo vestito di bianco e le anime di milioni di cristiano. Loro capiscono e amano il papa. Questo perché la loro fede è semplice! D’altronde è la semplicità la porta di ingresso della Verità.

lunedì 2 maggio 2011

Non c'è due senza tre: Papa Benedetto "solleva dall'incarico" un altro vescovo

Dopo la richiesta di dimissioni del vescovo di Orvieto per la gestione del suo seminario irregolare e per il caso del diacono morto suicida, dopo la vera e propria deposizione del vescovo congolese di Pointe-Noire mons. Jean-Claude Makaya Loemba (che non aveva nessuna intenzione di andarsene, nonostante le pressioni di clero locale e Vaticano, per la sua maniera scorretta di governare la diocesi), arriva oggi la notizia di un nuovo intervento diretto di Papa Benedetto XVI, questa volta in Australia e per problemi dottrinali.
Il Pontefice avrebbe chiesto in questi giorni la rinuncia al vescovo di Toowomba, William Morris (nella foto: il ritratto ufficiale, preso dal sito ufficiale della sua Diocesi!).
Pare che questo monsignore sia in colloqui dottrinali da ben 5 anni con varie Congregazioni romane, tra cui la CdF. Infatti, tra le altre originalità teologiche di cui è portatore e diffusore, avrebbe invocato pubblicamente, fin dal 2006: l'ordinazione di uomini sposati (e fin qui...), l'ordinazione sacerdotale delle donne (e qua siamo già proprio fuori...), il riconoscimento degli ordini anglicani, luterani e della Chiesa Unita, una formazione dei Metodisti, (e qui siamo oltre ogni immaginazione...soprattutto dopo Anglicanorum Coetibus). Inoltre è fautore di parecchie riforme giudicate "liberali" nella sua diocesi (tipo assoluzione generale generalizzata e altre cose del genere...). Dimenticavo di dirvi: il motivo di queste affermazioni è che il seminario della diocesi di Toowoomba è desolatamente e totalmente vuoto da anni e quindi bisogna "arrangiarsi" per il futuro. Pare però che Papa Ratzinger la pensi un po' diversamente, e perciò ha chiesto al 67enne vescovo di ritirarsi anticipatamente (ma sono già ben 18 anni che Morris è a capo della Chiesa di Toowoomba), per riflettere sulle sue posizioni dottrinali e possibilmente correggerle. Il vescovo tuttavia non ci sta e rende pubblico, prima della notizi ufficiale, il suo stato d'animo di rifiuto di questo provvedimento, dicendo addirittura che gli è negata la "giustizia naturale" (?). Inoltre pare sventolare velate minacce, dicendo che la maggior parte della diocesi è dalla sua parte...

AGGIORNAMENTO: come ora si può leggere sul bollettino ufficiale della Santa Sede, il vescovo non si è dimesso, come diceva lui, ma è stato proprio sollevato di peso dal Papa, come si supponeva.
http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/27343.php?index=27343&lang=it

E poi c'è ancora chi dice che Papa Benedetto è lento e non agisce: tre vescovi "sollevati" in tre mesi, non so che si pretende!

Ulteriori approfondimenti e commenti sul blog di padre Z.
Notizia originale da The Australian da cui prendo anche quest'immagine finale (un tantino cattivella) di sua eccellenza in maniche di camicia, salutato dal mitrato e sorridente Papa 16 volte Benedetto:

sabato 16 aprile 2011

Il papa nomina il vescovo di Vicenza, e manda un segnale indiretto per Milano

La nomina di Mons. Beniamino Pizziol a Vescovo di Vicenza, oltre ad essere graditissima all'intera regione ecclesiastica triveneta, manda un segnale indiretto anche sulla scelta del futuro arcivescovo di Milano. Visto che il prescelto per la diocesi Berica era - nientemeno - che ausiliare di Venezia, oltre ad essere vicario generale, pare ora davvero difficile che il Papa, nel giro di poche settimane, chieda anche al Cardinale Patriarca Angelo Scola di trasferirsi a Milano - come ancora spesso si continua a vociferare. Decapitare la diocesi della Laguna, privandola in un colpo di tutti i suoi pastori, e proprio nell'imminenza del Convegno ecclesiale dell'anno prossimo, mi parrebbe una scelta alquanto improbabile. Per questo motivo non esito a dire che - secondo il buon senso - la nomina di Pizziol dovrebbe definitivamente chiudere le porte alle chiacchiere su Scola a Milano.
cattedrale di Vicenza

NOMINA DEL VESCOVO DI VICENZA (ITALIA)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Vicenza (Italia) S.E. Mons. Beniamino Pizziol, finora Vescovo titolare di Cittanova e Ausiliare di Venezia.

S.E. Mons. Beniamino Pizziol è nato a Ca’ Vio-Treporti, patriarcato e provincia di Venezia, il 15 giugno 1947.
Ha percorso l’itinerario formativo nel Seminario Minore e Maggiore di Venezia fino all’ordinazione sacerdotale, ricevuta il 3 dicembre 1972 dall’allora Patriarca di Venezia, il Cardinale Albino Luciani.
Da giovane chierico, ha ottenuto dal Cardinale Patriarca il permesso di svolgere un’attività lavorativa per breve periodo.
Ha frequentato i corsi di Liturgia Pastorale presso l’Istituto Santa Giustina di Padova.
Dal 1972 al 1987, è stato Vicario Parrocchiale. Dal 1987 al 2002, è stato Parroco di San Trovaso in Venezia e Incaricato della Pastorale Universitaria. Dal 1996 al 2002, è stato Assistente dell’AIMC e della FUCI. Dal 1997 al 2002, ha svolto l’incarico di Pro Vicario Foraneo. Dal 1999 al 2002, è stato Membro del Collegio dei Consultori.
Dal 2002, è Vicario Generale di Venezia e Canonico Onorario di San Marco e dal 2007 Moderatore della curia patriarcale.
Eletto alla Chiesa titolare di Cittanova e nominato Ausiliare di Venezia il 15 gennaio 2008, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 24 febbraio successivo.

lunedì 28 marzo 2011

Patriarca a quarant'anni: insediato ieri il nuovo Arcivescovo Maggiore dei Greco-cattolici ucraini

L'elezione di Sviatoslav Schevchuk ad Arcivescovo Maggiore della Chiesa Greco-Cattolica dell'Ucraina è stata confermata da Papa Benedetto XVI il 25 marzo, e ieri, domenica 27, il nuovo capo della più popolosa Chiesa orientale unita a Roma (oltre 5 milioni di fedeli) si è insediato nella sua cattedrale di Kyev.
Il Santo Sinodo ha scelto il più giovane dei suoi membri (il terzo più giovane di tutti i vescovi dell'orbe cattolico!), l'appena 40enne Sviatoslav Schevchuk, da nemmeno due anni ausiliare in Argentina, per gli ucraini in diaspora (più di 300 mila i greco-cattolici). Succede al cardinal Lubomyr Usar, ottuagenario leone che ha guidato la sua Chiesa, dopo le catacombe del regime comunista, fino alla fioritura attuale.
Sua novella Beatitudine Sviatoslav Schevchuk è nato il 5 maggio 1970 a Styj nella regione di Lviv. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1994 è poi venuto in Italia, e ha conseguito la laurea in Teologia Morale presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino a Roma (1999). Ha ricoperto vari incarichi, tra cui: Prefetto del Seminario "dello Spirito Santo" di Lviv (1999-2000); Vice-Decano della Facoltà di teologia dell’Accademia di Teologia di Lviv (2001); Vice-Rettore del Seminario "dello Spirito Santo" a Lviv (2000-2007) e in seguito Rettore del medesimo Seminario (2007). Poi il 14 gennaio 2009 il Santo Padre lo ha nominato Vescovo titolare di Castra di Galba e Ausiliare dell’Eparchia di Santa Maria del Patrocinio in Buenos Aires (Argentina). Se il Papa decidesse, al prossimo Concistoro, di farlo cardinale - come quasi sempre avviene con il capo dei greco-cattolici ucraini - Schevchuk risulterebbe il più giovane cardinale dei tempi moderni, una quindicina d'anni più piccolo del più giovane attuale membro del senato papale!
Parla diverse lingue: spagnolo, inglese, polacco; legge e capisce anche lo slavonico, il  greco, e l'italiano.
Con grande umiltà e senso della continuità ha affermato, nelle sue prime interviste, che la cosa più importante per lui non è la pianificazione del futuro, ma consolidare ciò che è già stato realizzato dai sui predecessori: Slipyj, Lubachivsky e Husar, continuando ad essere un buon sacerdote, aperto alle persone che hanno sempre bisogno di essere condotte alla salvezza. (qui la fonte). La strategia unica è: santità e unità per il popolo di Dio, con l'occhio sempre rivolto alla Croce e alla Risurrezione del Signore.
Si è detto anche desideroso di continuare le aperture già promosse prima del suo avvento, in particolare quella che vede la Chiesa impegnata con il mondo della comunicazione di massa.

Anche se, formalmente, l'Arcivescovo Maggiore ucraino non ha il titolo di Patriarca, è già così che lo chiamano anche i telegiornali ucraini che, in questi giorni, stanno seguendo la notizia della sua nomina e della sua intronizzazione:


Il video della televisione ucraina mostra l'intronizzazione del nuovo capo della Chiesa Greco-Cattolica, la sua vestizione con i simboli del ministero suo proprio e il primo discorso. La traduzione in inglese è disponibile a questo link.
Curiosità per distinguere la gerarchia ucraina: l'omophorion di cui viene rivestito l'Arcivescovo Maggiore porta cinque barre orizzontali, che contraddistinguono il capo della Chiesa sui iuris (tre per un vescovo, quattro per un metropolita).
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