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martedì 5 gennaio 2016

Il viaggio epico dei Re Magi riassunto in cinque minuti

Uno splendido ri-montaggio con le immagini del film Nativity ci fa rivivere la storia dei Magi, dalla decisione di seguire il presagio astrale all'incontro col Dio-Bambino al ritorno a casa. Per gustare l'Epifania con un video: 

domenica 7 giugno 2015

Capolavori francescani in mostra a Firenze fino ad ottobre. Un delitto non andarci!


Riguardo alla mostra L’arte di Francesco: capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, allestita presso la Galleria dell’Accademia a Firenze, il canale tematico Sky Art ha tramesso un documentario che potete vedere qui sotto anche in HD. Le immagini delle opere d'arte dei primi secoli dopo il Poverello d'Assisi sono spettacolari, e il video è una potentissima esca per la mostra (che dev'essere davvero imperdibile!!). La mostra è aperta fino all'11 ottobre.

Organizzata dalla Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi, il corno ritenuto tradizionalmente quello donato al Santo dal Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta (Egitto) in occasione del loro incontro e conservato in Assisi nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco.


Ora godetevi lo spettacolo a schermo intero!

venerdì 29 maggio 2015

Il Cammino di Sant'Antonio: si riparte nella notte del 30 maggio

Sant'Antonio di Padova fu canonizzato il 30 di Maggio del 1232, da Papa Gregorio IX, appena 4 anni dopo il fondatore dell'Ordine Francescano. Per celebrare questa ricorrenza e aprire i successivi 13 giorni che portano alla sua festa, i  Frati minori conventuali della Provincia del Santo organizzano ogni anno un pellegrinaggio a piedi, di 25 km, da Camposampiero, luogo del ritiro contemplativo di Antonio, alla Basilica dove è sepolto, passando per la celletta della sua morte (custodita nella chiesa del quartiere Arcella di Padova).

Ecco l'invito di fra Alberto all'edizione 2015 del pellegrinaggio notturno in onore del Santo dei Miracoli: Il Cammino di Sant'Antonio


Tutti sono benvenuti, anche se non si sono iscritti online in tempo utile.
Le informazioni le trovate al sito www.ilcamminodisantantonio.org

Per conoscere meglio il percorso e la spiritualità dei luoghi antoniani toccati durante il pellegrinaggio, guardate questo breve video:


martedì 24 marzo 2015

Caro Sinodo.... 500 preti di Inghilterra e Galles sul matrimonio "mantenere unità di prassi e dottrina"

Contro chi vuole separare dottrina e prassi dell'indissolubilità
Il settimanale inglese Catholic Herald lancia una notizia che non ho visto riportata da nessuno in Italia. Eppure dire che il 10% dei preti di una Conferenza Episcopale Nazionale ha messo il proprio nome in pubblico sottoscrivendo un appello a mantenere l'attuale insegnamento sull'indissolubilità matrimoniale (dottrina e prassi insieme), fondato sulla Parola di Dio e sul magistero della Chiesa, non è cosa da poco. Ricordo infatti che i sacerdoti Cattolici in Inghilterra e Galles sono poco più di 5 mila. Ma non è strano che proprio loro prendano l'iniziativa: è a causa di un divorzio (quello di Enrico VIII che voleva risposarsi) che la Chiesa inglese ha perso la sua unità con Roma nel 1534 e ha visto poi tante persecuzioni e martiri del calibro di San John Fisher e Tommaso Moro, oltre che innumerevoli preti e laici rimasti fedeli fino alla morte. Ecco una sommaria traduzione di quanto trovate qui

Quasi 500 sacerdoti in Inghilterra e Galles esortano il prossimo Sinodo di ottobre a mantenersi saldo sulle posizioni tradizionali a proposito della Comunione per i divorziati risposati.
Per questi preti la dottrina e la prassi devono "restare saldamente e inseparabilmente in armonia".

Hanno firmato tutti insieme una lettera invitando i partecipanti al Sinodo famiglia di quest'anno a dare un "annuncio chiaro e fermo"di sostegno a ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio. Nella lettera, pubblicata sul Catholic Herald di questa settimana, i preti scrivono: "Come sacerdoti cattolici vogliamo riaffermare la nostra fedeltà incrollabile all'insegnamento tradizionale riguardo il matrimonio e il vero significato della sessualità umana, fondata sulla Parola di Dio e insegnata dal Magistero della Chiesa per due millenni". Già il Sinodo straordinario dello scorso anno ha provocato un acceso dibattito sulla questione se ai cattolici divorziati e risposati dovrebbe esser consentito ricevere la Santa Comunione - una proposta presentata dall'ultraottantenne cardinale tedesco Walter Kasper.

In quello che pare essere un passo senza precedenti, 461 sacerdoti d'Inghilterra e Galles si sono uniti insieme per sollecitare i partecipanti sinodali a respingere la proposta. Scrivono: "Noi affermiamo l'importanza di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei sacramenti, e che dottrina e la prassi rimangono saldamente e inseparabilmente in armonia".

Un firmatario, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha affermato "C'è stata non poca pressione a non firmare la lettera; in effetti un certo grado di intimidazione da parte di alcuni uomini di Chiesa di alto livello".
Un altro, che ha chiesto anch'egli di non essere nominato, ha detto che la questione della comunione ai risposati è "una questione di interesse pastorale e fedeltà al Vangelo". Ha detto: "Misericordia richiede sia amore che verità. C'è molto in gioco. Non tutti i preti si sentono a proprio agio nell'esprimersi in una lettera aperta, ma sarei molto preoccupato se ci fossero sacerdoti in disaccordo con i sentimenti che questa lettera contiene".
"La lettera invita alla fedeltà alla dottrina cattolica, e richiede che la prassi pastorale rimanga 'inseparabilmente in sintonia' con ciò che è creduto.
I sacerdoti affermano che vogliono rimanere nell'impegno ad aiutare "quelli che lottano per seguire il Vangelo in una società sempre più secolarizzata", ma fanno capire che le coppie e le famiglie che sono rimaste fedeli non vengono adeguatamente supportate o incoraggiate.
Firmatari notevoli della lettera includono teologi come  p. Aidan Nichols e don John Saward, e il fisico di Oxford p. Andrew Pinsent. Hanno inoltre firmato la lettera p. Robert Billing, portavoce della diocesi di Lancaster, P. Tim Finigan, blogger e pubblicista per il Catholic Herald, e don Julian Large, prevosto del London Oratory.
I sacerdoti concludono la missiva invitando tutti i partecipanti al prossimo Sinodo "a fare un annuncio chiaro e fermo dell'insegnamento morale non mutevole della Chiesa, in modo che la confusione possa essere allontanata e la fede confermata."
Parlando di recente in occasione della presentazione del suo nuovo libro: Papa Francesco. La rivoluzione della tenerezza e dell'amore, il Cardinal Kasper ha detto che i cattolici dovrebbero far conoscere ai vescovi le loro speranze e le preoccupazioni per il Sinodo. Ma è ancor più importante che preghino affinché lo Spirito Santo guidi le decisioni dei vescovi. Il cardinale ha detto: "Tutti dovremmo pregare perché c’è una battaglia in corso. Si spera che il Sinodo sarà in grado di trovare una risposta comune, con una larga maggioranza, che non sia una rottura con la tradizione, ma una dottrina che sia uno sviluppo della tradizione".

IL TESTO della Lettera dei 500 preti (vedi l'originale e tutte le firme qui)
Dopo il Sinodo straordinario dei Vescovi a Roma nell'ottobre 2014 è sorta parecchia confusione relativamente all'insegnamento morale cattolico. In questa situazione vogliamo, come sacerdoti cattolici, riaffermare la nostra fedeltà incrollabile alle dottrine tradizionali concernenti il matrimonio e il vero significato della sessualità umana, fondate sulla Parola di Dio e insegnate dal Magistero della Chiesa per due millenni. Ci impegniamo nuovamente nel compito di presentare questo insegnamento in tutta la sua pienezza, e nello stesso tempo a raggiungere con la misericordia del Signore coloro che lottano per rispondere alle esigenze e alle sfide del Vangelo in una società sempre più secolarizzata. Inoltre affermiamo l'importanza di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei sacramenti e che l'insegnamento dottrinale e la prassi pastorale rimangano saldamente e inseparabilmente in armonia. Esortiamo tutti coloro che parteciperanno al secondo Sinodo di ottobre 2015 a proclamare con chiarezza e fermezza l'insegnamento morale non mutevole della Chiesa, in modo che la confusione possa essere allontanata e la fede confermata.
Seguono le firme dei sacerdoti

Fonte; leggi anche questo approfondimento su Voice of the Family

Qui il comunicato stampa in inglese che presenta la lettera

Chi volesse riprendere la lettera o far giungere il suo sostegno ad essa è invitato dal comitato organizzatore inglese a scrivere segnalando la cosa a:

S.Em. Lorenzo Cardinal Baldisseri
Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi
Palazzo del Bramante
Via della Conciliazione, 34
00193 Roma

S. Em. Gerhard Ludwig Cardinal Müller
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
Piazza del S. Uffizio, 11
00193 Roma
email: cdf@cfaith.va


venerdì 20 febbraio 2015

Per l'omelia buona non bastano contenuti buoni. Ciò di cui il direttorio non tratta...

Il prof. Adriano Zanacchi ha pubblicato un libro dal titolo "Salviamo l'omelia", frutto della sua competenza come comunicatore e docente di comunicazione (è emerito della Facoltà di Comunicazioni della Pontificia Università Salesiana di Roma), per aiutare i sacerdoti a migliorare le proprie competenze come omileti e i fedeli laici a prepararsi all'omelia della Messa (che cosa aspettarsi). Radio Vaticana ha registrato un breve colloquio con l'autore, che potete riascoltare in questa pagina, visto che l'omelia è in questi giorni di grande attualità.
Il Direttorio omiletico, da pochi giorni diffuso dal Vaticano, si occupa, come si può vedere anche da uno sguardo al sommario, solo dei contenuti teologici dell'omelia e di come le parole del ministro devono interagire con la Parola di Dio. Ma, nota il prof. Zanacchi, c'è tutto il campo della costruzione del discorso, della tecnica per porgerlo e per recapitare il messaggio al destinatario che è da approfondire e da non dare per scontato. Non basta avere un grande messaggio importante per essere sicuri che, automaticamente, il proprio discorrere su di esso sarà interessante e accolto bene.


Ecco la descrizione del libro di Adriano Zanacchi - che trovate qui da ordinare -

Il volume raccoglie l'eco delle lamentazioni che da tempo si riversano sull'omelia, comprese quelle ai più alti livelli, ma intende collocarsi su un piano pratico e realistico. L'autore è un semplice fedele che ha ascoltato migliaia di prediche in grandi cattedrali, in chiese cittadine, in piccole pievi di campagna e ha messo a frutto la sua esperienza di «ascoltatore» e di studioso dei problemi della comunicazione. La riflessione si suddivide in tre parti. La prima individua le «piaghe» della predicazione e cerca di comprenderne le cause; la seconda è dedicata ai testi ufficiali della Chiesa e si propone di delineare l'identità dell'omelia e la sua funzione; la terza, infine, si interroga sulla possibilità di predicare meglio, richiamandosi ai suggerimenti del public speaking e, più in generale, agli studi sulla comunicazione. Vengono posti in evidenza i pericoli dell'improvvisazione e della mancata costruzione del discorso, si denuncia una diffusa presunzione comunicativa e si individuano gli elementi indispensabili per la formulazione di una proposta omiletica concreta che aiuti la riflessione sul valore della liturgia.

martedì 16 dicembre 2014

Traduzione per favorire la Tradizione, non il Tradimento


"Ho saputo che Papa Innocenzo III, sotto cui venne celebrato il concilio del Laterano (il Lateranense IV), uomo di grande cultura, una volta, mentre predicava il giorno della festa della Maddalena tenne presso di sé un diacono che reggeva un'omelia di san Gregorio Magno su quella festa, e lui, il Papa, parola per parola traduceva in volgare ciò che vi era scritto in latino, domandando come proseguisse a colui che reggeva il volume, quando non si ricordava. Quando poi, dopo la predica, gli domandarono per quale ragione si era comportato in quel modo, dal momento che era perfettamente in grado di dire molte altre cose, rispose che lo aveva fatto per rimproverare ed istruire coloro che disdegnano di ripetere quanto è già stato detto da altri".

U. di Romans, De eruditione praedicatorum, in ID., Opera de vita regulari, II, Marietti, Torino 1956, p. 397.
E' un aneddoto riportato da Umberto di Romans (+1277), priore della provincia francese dei Domenicani; nel 1241 rischiò pure di diventare Papa. Venne invece eletto nel 1254 quinto Maestro Generale dei frati predicatori.
Questo religioso ci illustra un fatterello che dimostra come già nel XIII sec., il periodo di San Francesco, Sant'Antonio e San Domenico, le abitudini di preti e predicatori non fossero tanto dissimili da quelle odierne. Nella Chiesa il prurito di novità era grande, come lo è oggi. L'insofferenza per la retta dottrina e per la provata disciplina non era inferiore a quanto si manifesta ai nostri giorni.
E un grande Papa come Innocenzo III, che non aveva timore delle novità dello Spirito (convocava Concili e approvava la forma di vita di 12 poverelli di Assisi...), dava anche prova di umiltà e concretezza nella predicazione: in certe occasioni preferiva tradurre, ovvero adattare al suo uditorio, le prediche dei Padri della Chiesa, piuttosto che inventare qualcosa di nuovo. Non perché non sapesse farlo, ma per dare un esempio: comunicare in forme adatte ai tempi ciò che sempre è stato creduto, vissuto e celebrato nella Chiesa di Cristo è diverso - ieri come oggi - dal "cambiare", "inventare", "rivoluzionare", come qualcuno pretenderebbe. Giovanni XXIII ragionava come Innocenzo III quando ribadiva all'inizio del Vaticano II: "occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi". Tradurre sì, travisare no.
La dottrina e la disciplina della Chiesa crescono come un bambino che diventa adulto, si adattano, ma non cambiano, non mutano DNA, non spunta qualche dottrina nuova, o quella che ieri era prassi fondata sulla Scrittura domani può essere tralasciata e mutata nel suo contrario.
Dobbiamo sempre temere che, chi "disdegna di ripetere quanto è già stato detto da altri" ignori perfino ciò che è stato detto dallo stesso Gesù Cristo, di cui tutti - spero - vogliamo essere più possibile fedeli ripetitori.

sabato 25 ottobre 2014

Seconde nozze e orientali: i cattolici avevano dubbi? Con i greci forse, ma con gli Armeni proprio no


Abbiamo assistito recentemente ad un risorgente interesse per il Concilio tridentino da parte di chi intenderebbe mostrare che la Chiesa romana non è poi così sicura della impossibilità dottrinale, per i battezzati coniugati, di passare a nuove nozze in caso di fallimento del primo matrimonio. Almeno questo si evincerebbe dalla cautela nelle relazioni con i greci ortodossi e dalla mancata condanna della prassi divorzistica bizantina ortodossa.

La ricostruzione delle vicende storiche di Trento, apparsa su Civiltà Cattolica (vedi qui) si conclude riconoscendo che, tuttavia, al Concilio di Firenze, in occasione della fragile unione con i greci, il Papa Eugenio IV aveva insistito nel voler appianare la questione che ancora rimaneva "insoluta". Forse sarebbe meglio dire che i greci non accettavano la prassi conseguente all'indissolubilità del matrimonio sacramentale che tra i latini era già ben assodata. Questo lo possiamo asserire perché al Concilio fiorentino le relazioni con le chiese orientali non si limitarono ai dialoghi con i greci, ma ne furono interessati anche i copti d'Egitto, i siri e gli armeni. Proprio nei confronti di questi ultimi troviamo alcune espressioni che dovrebbero togliere ogni dubbio sulla chiarezza dell'insegnamento romano, al di là delle cautele tenute in successive situazioni conciliari, per motivi - diremmo oggi - di opportunità ecumenica.

Prendiamo dunque in considerazione la Bolla Exsultate Deo per l'unione con gli Armeni, promulgata da Papa Eugenio IV al Concilio di Firenze il 22 novembre1439, fu qualificata dal beato Paolo VI, durante l'incontro nel maggio 1967 con il Catholicos (ortodosso) di Cilicia Khoren I, in questo modo: "ancora oggi costituisce per noi un testo apportatore di sicura dottrina" (Civ. Catt. II/1967 p. 504). Questa bolla, per la sua importanza, è oggi inserita nell'Enchiridion della Famiglia e della vita del Pontificio Consiglio per la Famiglia (LEV 2014) come primo documento tra quelli censiti della suprema autorità ecclesiale.
In tale decreto, promulgato più di cent'anni prima del Concilio di Trento - quindi in un periodo e in una situazione non di polemica con i Protestanti - troviamo un paragrafo riassuntivo della visione dottrinale sul matrimonio per la Chiesa Cattolica, nell'ambito della trattazione dei sette sacramenti:
Settimo è il sacramento del matrimonio, simbolo dell'unione di Cristo e della Chiesa, secondo l'apostolo, che dice: Questo sacramento è grande; lo dico in riferimento al Cristo e alla Chiesa (Ef. 5,32). Causa efficiente del sacramento è regolarmente il mutuo consenso, espresso verbalmente di persona. Triplice è lo scopo del matrimonio: primo, ricevere la prole ed educarla al culto di Dio; secondo, la fedeltà, che un coniuge deve conservare verso l'altro; terzo, la indissolubilità del matrimonio, perché essa significa la unione indissolubile di Cristo e della Chiesa. E quantunque a causa della infedeltà sia permesso separarsi, non è lecito, però, contrarre un altro matrimonio, poiché il vincolo del matrimonio legittimamente contratto è eterno.


Septimum est sacramentum matrimonii, quod est signum coniunctionis Christi et Ecclesiae secundum Apostolum dicentem 'Sacramentum hoc magnum est: ego autem dico in Christo et in Ecclesia' (Eph 5,32). Causa efficiens matrimonii regulariter est mutuus consensus per verba de praesenti expressus. Assignatur autem triplex bonum matrimonii. Primum est proles suscipienda et educanda ad cultum Dei. Secundum est fides, quam unus coniugum alteri servare debet. Tertium indivisibilitas matrimonii, propter hoc quod significat indivisibilem coniunctionem Christi et Ecclesiae. Quamvis autem ex causa fornicationis liceat tori separationem facere, non tamen aliud matrimonium contrahere fas est, cum matrimonii vinculum legitime contracti perpetuum sit.
     Come ben si vede, papa Eugenio era convinto di dichiarare la fede della Chiesa, i cui contenuti essenziali dovevano essere tenuti da tutti, compresi gli Armeni che tornavano alla comunione con la Chiesa di Roma. Evidentemente il Papa, nel grande sforzo ecumenico del Concilio fiorentino, non presentava questioni di pastorale mutevole o di prassi legittimamente diversificata o diversificabile da una chiesa all'altra. Richiama invece la realtà sacramentale del matrimonio dei battezzati in riferimento al dato scritturistico (Paolo agli Efesini), richiama i tre beni del matrimonio, cioè gli scopi a cui è indirizzato per quanti condividono la fede cattolica.
       L'indissolubilità del matrimonio è il "bonum sacramenti" (in latino viene chiamata indivisibilitas riferita alla indivisibilità dei due ormai "una sola carne"). Essa non viene sostenuta da argomentazioni umani, di convenienza sociale o di utilità pastorale per la famiglia (che pur ci sono), ma solamente dal fatto che il matrimonio cristiano è sacramento dell'unione di Cristo con la sua Chiesa, cioè il segno e lo strumento attraverso cui si rinnova e si ripresenta nel mondo l'unione indissolubile tra Dio e l'uomo, la redenzione e la santificazione dell'umanità da parte di Cristo che riunisce tutti i credenti nell'unica sua famiglia, la Chiesa.
      Il decreto, poi, riconosce la dolorosa necessità, in certi casi ammissibile, della separazione. E' realista papa Eugenio, sa benissimo che il tradimento è intollerabile in molte coppie, ma non per questo il vincolo matrimoniale può considerarsi sciolto. Nel testo latino si usa la locuzione non fas est: presso i Romani fas indicava in modo generale una norma di carattere religioso, in contrapposizione a ius, la norma giuridica. Il senso è quindi che la non permissività delle seconde nozze non è un comando umano  o di diritto ecclesiastico, che possa cambiare, ma di origine divina, basato sulla volontà stessa di Dio.
        Addirittura il vincolo matrimoniale viene definito perpetuum, cioè "perpetuo", "eterno", che dura sempre, sottinteso "anche oltre la morte". Ed effettivamente, se pensiamo che i cristiani credono nella vita senza fine, sarebbe logico prevedere che l'unione di due cristiani in una sola carne vada al di là della morte. Anche Basilio Petrà insiste sul fatto che questa è la corretta visione antica e patristica, a cui però la chiesa, fin dai tempi apostolici, trova un'eccezione nel permesso dato da San Paolo alle vedove di potersi risposare una volta morto il coniuge (vedi qui). Secondo Petrà, però questa eccezione significherebbe che in caso di separazione irrevocabile è permesso risposarsi (non solo per morte, ma anche allargando ad altre fattispecie). Ma in una mentalità sacramentale, si nota bene invece l'analogia tra la dissoluzione delle specie eucaristiche, che pone termine alla presenza reale sacramentale di Cristo, e la dissoluzione fisica di uno dei coniugi, che pone fine al segno sacramentale del matrimonio, cioè la coppia di sposi (dando perciò al coniuge superstite la libertà di passare a nuove nozze).
Incoronazione nel matrimonio armeno

PS. A corollario di quanto scrive oggi la rivista dei Gesuiti Civiltà Cattolica, è utile, a parer mio, leggere anche come intendeva il famoso canone 7 sul matrimonio del Concilio di Trento un Dottore della Chiesa dell'epoca, il gesuita san Pietro Canisio, nella sua fortunatissima Summa Doctrinae Christianae (1555). Quanto troviamo annotato a margine del canone dal Santo Dottore non pare lasciar dubbi sul significato della definizione ancorché obliqua:

giovedì 14 agosto 2014

S.Massimiliano Kolbe, francescano conventuale e martire, sale al cielo la vigilia dell'Assunzione dell'immacolata Madre di Dio

Oggi 14 agosto, vigilia della Pasqua di Maria, festeggiamo il ricordo di uno dei più devoti e ardenti cavalieri della Vergine Immacolata: san Massimiliano Kolbe, frate minore conventuale, missionario, evangelizzatore con i mezzi di comunicazione sociale, intraprendente organizzatore e costruttore tutto "per l'Immacolata", fino all'estremo sacrificio consumato nel campo di sterminio di Auschwitz per sostituirsi ad un compagno di prigionia condannato a morte.
"Ognuno può diventare santo, e grande santo, con l'aiuto dell'Immacolata, purché lo voglia"
S. Massimiliano Maria Kolbe
Nel servizio di TG1 dialogo di qualche mese fa, un ricordo-testimonianza sulla figura del martire francescano:



Se poi avete più tempo, potete guardate questa intervista-conferenza a P. Egidio Monzani, confratello di padre Kolbe, per molti anni direttore del Cavaliere dell'Immacolata, edizione italiana del giornale fondato dal Santo polacco:

mercoledì 11 giugno 2014

Il teatro sacro popolare: un paese intero interpreta 13 miracoli di Sant'Antono

A Ferrazzano, in Molise, dall'anno scorso, tutti gli abitanti del paese si organizzano per interpretare tredici quadri in cui presentano altrettanti miracoli del Santo di Padova con la tecnica, semplice ed efficace, del teatro popolare.
Non solo tramandano così le leggende e le storie agiografiche a quanti - grandi o piccini - assistono allo spettacolo, ma ancor più, per mezzo di questa rappresentazione, risulta maggiormente unito tutto il paese, in un'unico sforzo di devota e operosa armonia, impegnandosi in una fattiva collaborazione a vantaggio di quanti seguono le diverse scene.
Vi allego un video con interviste e riprese di alcuni quadri viventi, per cogliere meglio di cosa si tratta.
La sacra rappresentazione antoniana si è svolta l'8 giugno, in occasione delle celebrazioni in preparazione alla festa del Patrono del paese molisano. Qui la pagina facebook del comitato organizzatore, per poter approfondire questa bella iniziativa che recupera le antiche tradizioni della comunicazione orale ed affettiva della fede e delle vicende dei santi.

giovedì 29 maggio 2014

Anche Cantuale Antonianum a Milano, ad ascoltare il convegno Churchbook

Anche il vostro blog.master è oggi a Milano, al convegno “Churchbook. Tra social network e pastorale”, organizzato dall’Associazione Webmaster Cattolici Italiani (WeCa), dal Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia.

Nel corso del convegno saranno presentati i risultati di una Ricerca che ha indagato la presenza e gli usi di Facebook da parte di sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi.

L’iniziativa, finalizzata a rilevare le forme di presenza e i modelli di uso “pastorale” nei social network, nasce dal desiderio di offrire un supporto per orientare l’attività di WeCa al servizio della realtà ecclesiale italiana.

“Churchbook” sarà un’occasione per riflettere a tutto tondo sul ruolo che i social media giocano nella società contemporanea, con il contributo di studiosi ed esperti in diversi ambiti: dal sociale al pedagogico per arrivare alle declinazioni più propriamente pastorali.
La Ricerca è stata possibile grazie alla collaborazione di tanti: laici, religiose, religiosi, sacerdoti e il convegno sarà un’occasione per ringraziarli tutti.
A partire dal convegno, vogliamo iniziare tutti insieme un ulteriore percorso di ricerca e approfondimento, con il “pensiero” rivolto in particolare ai ragazzi, alle famiglie, agli educatori.

Qui la locandina completa del convegno

Lo streaming qui sotto permette di seguire in diretta tutto il convegno!


Ecco gli orari per seguire i vari momenti del convegno

ore 9.30

Saluti
Mons. Claudio GIULIODORI, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali

Michele LENOCI, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Ambrogio SANTAMBROGIO, Direttore Dipartimento Scienze Politiche dell’Università di Perugia

Don Davide MILANI, Direttore Ufficio Comunicazioni della Diocesi di Milano

Don Ivan MAFFEIS, Vice direttore Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei

Giovanni SILVESTRI, Presidente Associazione Webcattolici Italiani

ore 10.00-13.00

Prima sessione. Cornice e problemi

Introduce e modera
Pier Cesare RIVOLTELLA, Università Cattolica del Sacro Cuore

Interventi

Il contributo dei Social media alla costruzione dello spazio pubblico
Sara BENTIVEGNA, Università Sapienza di Roma

Il volto sociale di Facebook
Pier Marco AROLDI, Università Cattolica del Sacro Cuore

Social Network e intervento educativo. Una prospettiva pedagogica
Pier Paolo LIMONE, Università di Foggia

Social Network e pastorale. Prospettive di analisi
Don Fabio PASQUALETTI, Università Pontificia salesiana

ore 13.00-14.30

Pausa pranzo

ore 14.30-17.30

Seconda sessione. La ricerca: metodo e risultati

Introduce e modera
Andrea TOMASI, Università di Pisa

Interventi

La ricerca: disegno e metodologia. L’analisi semiopragmatica
Pier Cesare RIVOLTELLA, Simona FERRARI, CREMIT - Università Cattolica del Sacro Cuore

Social network analysis e risultati
Paolo MANCINI, Rita MARCHETTI, Università di Perugia

Ne discutono
Don Jonah LYNCH, Rettore del Seminario della Fraternità S. Carlo
Don Domenico DAL MOLIN, Direttore dell’Ufficio nazionale CEI per la pastorale delle vocazioni

ore 17.30

Termine lavori

mercoledì 14 maggio 2014

Il Cammino di S. Antonio 2014


Giovani e frati al "Cammino di S. Antonio" 2014
In cammino nella notte

tra sabato 31 maggio e domenica 1 giugno


Pace e bene cari giovani, 
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita. Anche quest'anno ritorna, promosso da noi frati minori conventuali della Basilica del Santo (Pd), l'ormai famoso PELLEGRINAGGIO nella NOTTE, conosciuto nel mondo come "IL CAMMINO DI S. ANTONIO".
Tra sabato 31 maggio e domenica 1 giugno 2014 ripercorreremo pertanto gli ultimi passi che il santo di Padova, frate Antonio, intraprese poche ore prima della sua morte (13 giugno 1231).
Si tratta di un itinerario a piedi di circa 25 Km, che parte dai Santuari Antoniani di Camposampiero - Pd - (il luogo dove S. Antonio ebbe le famose visioni del Bambino Gesù), passa per il Santuario dell'Arcella sorto sul luogo della sua morte, fino alla meravigliosa Basilica in Padova che custodisce la tomba del Santo.
Sono invitati in modo particolare i GIOVANI in ricerca vocazionale, così come tutti coloro che vogliono affidarsi alla potente intercessione del Santo per la loro vita, per le proprie famiglie e i propri cari. Il pellegrinaggio è, infatti, aperto anche a tutti i suoi devoti e fedeli sparsi nel mondo che ogni anno, vi giungono numerosissimi. Il cammino nella notte, in preghiera, certo saprà portare a ciascuno la luce e il consiglio e il conforto che cerchiamo. Vi aspettiamo numerosi...appassionati e audaci ! 
Al Signore Gesù e per il Suo servo S. Antonio, sempre la nostra Lode. 
frate Alberto

sabato 29 marzo 2014

Un sacerdote che non ha tempo per confessare non cura le sue pecore, parola di Papa Francesco

Papa Francesco impegnato nel ministero della confessione sacramentale
Oltre al gesto di inginocchiarsi davanti al confessore, ieri Papa Francesco ha fatto anche un discorso sulla confessione, ma solo l'Avvenire l'ha riportato (oltre, ovviamente, i media vaticani). Per il resto è passato sotto silenzio. Belli i gesti, ma senza parola rimangono icone da venerare invece che esempi da comprendere e insegnamenti da mettere in pratica...
Il Pontefice ha incontrato i partecipanti al corso sulla confessione che annualmente viene organizzato dalla Penitenzieria Apostolica per la formazione dei sacerdoti.
Ne riporto una larga parte, ma potete leggerlo completamente a questo collegamento:

E' un discorso tipicamente "da Papa Francesco", con i piedi ben piantati per terra e gli occhi al cielo. A partire dalla propria esperienza spirituale e pastorale. Anche i "consigli" che dà ai confessori sono gentili richiami ai doveri sacerdotali. Soprattutto quello di mettere orari per le confessioni ed essere fedeli nel farsi trovare.... Dice dunque Papa Francesco:
Se la Riconciliazione trasmette la vita nuova del Risorto e rinnova la grazia battesimale, allora il vostro compito è donarla generosamente ai fratelli. Donare questa grazia. Un sacerdote che non cura questa parte del suo ministero, sia nella quantità di tempo dedicato sia nella qualità spirituale, è come un pastore che non si prende cura delle pecore che si sono smarrite; è come un padre che si dimentica del figlio perduto e tralascia di attenderlo. Ma la misericordia è il cuore del Vangelo! Non dimenticate questo: la misericordia è il cuore del Vangelo! È la buona notizia che Dio ci ama, che ama sempre l’uomo peccatore, e con questo amore lo attira a sé e lo invita alla conversione. Non dimentichiamo che i fedeli fanno spesso fatica ad accostarsi al Sacramento, sia per ragioni pratiche, sia per la naturale difficoltà di confessare ad un altro uomo i propri peccati. Per questa ragione occorre lavorare molto su noi stessi, sulla nostra umanità, per non essere mai di ostacolo ma sempre favorire l’avvicinarsi alla misericordia e al perdono. Ma, tante volte capita che una persona viene e dice: “Non mi confesso da tanti anni, ho avuto questo problema, ho lasciato la Confessione perché ho trovato un sacerdote e mi ha detto questo”, e si vede l’imprudenza, la mancanza di amore pastorale, in quello che racconta la persona. E si allontanano, per una cattiva esperienza nella Confessione. Se c’è questo atteggiamento di padre, che viene dalla bontà di Dio, questa cosa non succederà mai.
E bisogna guardarsi dai due estremi opposti: il rigorismo e il lassismo. Nessuno dei due fa bene, perché in realtà non si fanno carico della persona del penitente. Invece la misericordia ascolta veramente con il cuore di Dio e vuole accompagnare l’anima nel cammino della riconciliazione. La Confessione non è un tribunale di condanna, ma esperienza di perdono e di misericordia!
...Noi sappiamo che il Signore ha voluto fare questo immenso dono alla Chiesa, offrendo ai battezzati la sicurezza del perdono del Padre. E’ questo: è la sicurezza del perdono del Padre. Per questo è molto importante che, in tutte le diocesi e nelle comunità parrocchiali, si curi particolarmente la celebrazione di questo Sacramento di perdono e di salvezza. E’ bene che in ogni parrocchia i fedeli sappiano quando possono trovare i sacerdoti disponibili: quando c’è la fedeltà, i frutti si vedono. Questo vale in modo particolare per le chiese affidate alle Comunità religiose, che possono assicurare una presenza costante di confessori.
Il Papa è molto chiaro: presenza costante di confessori nelle chiese dei religiosi, e che i fedeli delle parrocchie sappiano gli orari in cui trovare i propri sacerdoti per la confessione. Questo è anche stabilito dal Diritto Canonico, visto che l'accessibilità al sacramento della penitenza è uno dei più importanti diritti da tutelare tra i cattolici!
Una domanda: dopo gli orari delle messe, certamente esposti nella chiesa che frequenti, c'è anche l'orario delle confessioni? Se non c'è ricorda al sacerdote le parole di Papa Francesco..."E’ bene che in ogni parrocchia i fedeli sappiano quando possono trovare i sacerdoti disponibili: quando c’è la fedeltà, i frutti si vedono".
un esempio parrocchiale positivo

Lungimiranza di Benedetto con Anglicanorum Coetibus: "matrimonio" omo e lo sbriciolarsi della Chiesa d'Inghilterra


Non ringrazieremo mai abbastanza Papa Benedetto XVI per la sua lungimiranza - ben poco riconosciuta all'epoca - a proposito della scialuppa di salvataggio offerta agli anglicani che volevano traghettare verso la Chiesa di Roma. Con un documento di pochi numeri, l'Anglicanorum Coetibus, Papa Ratzinger forniva la cornice di riferimento in cui inquadrare i convertiti dalle comunità ecclesiali figlie delle scisma di Enrico VIII. Il motivo, nel lontano 2009, era visto in particolare nella crisi ecclesiologica dell'impossibilità per molti anglo-cattolici di accettare il ministero episcopale femminile, che di lì a poco doveva essere ammesso anche nella chiesa anglicana madre, quella inglese. Ma Benedetto sapeva che il declino della chiesa nazionale d'Inghilterra non riguardava solo il ministero sacerdotale. Una chiesa di Stato, che è legata a doppio filo con uno Stato completamente secolarizzato e con punte avanzate anticristiane, e che pure accetta questa condizione di subalternità (i vescovi sono approvati dal Primo Ministro!), non ha futuro perché non ha libertà e deve seguire gli alti e bassi dell'opinione e le svolte del sentimento della Nazione.
Oggi in Gran Bretagna entra in vigore la legge che permette a tutti, senza distinzione di sesso, di sposarsi con chi si preferisce: uomini con uomini, donne con donne o secondo il metodo misto (che - bontà loro - rimane consentito!). Potete ben capire come chi è già passato dagli anglicani alla Chiesa romana sia ben contento di averlo fatto, e molti altri - e prevedibile - seguiranno la strada di convergere sugli Ordinariati cattolici per ex-anglicani.
Un ennesimo grande dibattito si è infatti acceso nella chiesa Anglicana, che riassumo così: "Dobbiamo accettare questa ulteriore innovazione che contraddice ciò che fino a poco fa abbiamo creduto e professato?". Ufficialmente il Governo ha previsto delle tutele per la chiesa che non si sente "ancora" in grado di celebrare all'altare matrimoni gay. Eppure tutti sanno che è un paravento temporaneo. 
Damian Thompson, commentatore religioso del The Telegraph, ha scritto un articolo molto interessante su come andranno le cose, a partire dal dissenso liberal già oltremodo diffuso a tutti i livelli della Chiesa d'Inghilterra. L'ha intitolato, in maniera eloquente: "Il matrimonio omosessuale cambierà la Chiesa d'Inghilterra per sempre" (Leggi qui in inglese)
Il vescovo di Buckingam - ci riporta il cronista - ha invitato i preti ad essere "creativi" e aggirare il divieto che "per ora" la Chiesa impone sui matrimoni di persone dello stesso sesso. Intendiamoci: oggi una benedizione e una cerimonia religiosa per l'unione non si nega a nessuno. L'unica cosa ancora "vietata" è chiamare questa cerimonia "matrimonio"!
Il buon vescovo dice che è "moralmente scandalosa" la posizione della sua chiesa. Io direi che è, almeno, una posizione ipocrita. 
Il punto è che fino ad oggi ci sono preti e perfino vescovi che convivono con i loro compagni (o compagne se sono presbitere....), ma da oggi siccome c'è il matrimonio dovrebbero sposarsi, e rendere così pubblica la loro scelta. Questo, evidentemente, è un problema per una chiesa e per dei preti che fanno una scelta in contraddizione con le linee delle loro Chiesa, la quale fa finta di non vedere e di non sentire: perché in realtà la Chiesa d'Inghilterra è oramai clinicamente morta. O meglio: "cristianamente morta". Ognuno è perfettamente libero di credere e di fare ciò che vuole. L'imbarazzo dell'Arcivescovo di Canterbury è poi palpabile: è contrario al matrimonio gay per ufficio, ma favorevole a livello personale!
Cosa succederà nel prossimo futuro a questa "chiesa nazionale" data ormai in liquidazione? Vi traduco la parte finale del pezzo di Thompson:
Ecco la mia predizione: Da oggi, il clero pro-gay inizierà a forzare il "triplice lucchetto" di Cameron che impedisce alle parrocchie di tenere veri e propri matrimoni gay; e durante la prossima legislatura questo impedimento cesserà di esistere. Preti (e donne-prete) che desiderano sposare coppie dello stesso sesso, o invero sposare il proprio partner gay, semplicemente lo faranno. Le parrocchie degli Anglo-cattolici e quelle Evangelical che rifiutano l'idea non saranno costrette a tenere tali cerimonie, ma entrambe queste ali della Chiesa d'Inghilterra si stanno muovendo anch'esse in direzione liberale, sul lungo periodo il cambiamento demografico finirà il lavoro.
E' poi difficile esagerare l'effetto di indebolimento che questa situazione avrà sulle strutture centrali della Chiesa. Le deliberazioni del Sinodo Generale saranno rese irrilevanti. La finzione della "Comunione Anglicana" sarà abbandonata. Le province conservatrici in Africa ripudieranno la Chiesa d'Inghilterra; l'azione disciplinare presa all'ultima Conferenza di Lambeth nei confronti della Chiesa episcopale statunitense a cui "tutto va bene" cesserà di avere un pur minimo significato.
Negli anni '90, quando ho iniziato a fare il reporter di questioni anglicane, il matrimonio omosessuale era considerato un orrore non-negoziabile dalla maggior parte del clero e dei frequentatori della chiesa. L'infrangersi di quel consenso si è verificato assai prima di quanto anche i più ottimisti tra gli attivisti gay-cristiani consideravano possibile.
E se il centro non tiene più, ci si deve chiedere: qual è il prossimo tema aperto alla negoziazione? La fede nella vita eterna? La divinità di Gesù di Nazareth? Dopo ciò che succede oggi una cosa è scomodamente chiara: la Chiesa d'Inghilterra ha perso la forza - e perfino la propensione - di "segnare una linea nella sabbia" (cioè di definire i confini morali)
Forse quest'esperienza desolante di una chiesa che implode per voler correre dietro al mondo dovrebbe essere di monito anche in casa nostra, ricordando che il Vangelo non cambia e adattarlo ai tempi non significa che oggi è lecito quello che il Signore ha dichiarato peccaminoso. Questo vale in tutte le questioni, ma certo oggi ci vuole fede: senza credere alla Parola di Dio - visto lo squagliarsi di ogni razionalità condivisa nella società occidentale - niente tiene più e tutto diventa allegramente (e gaiamente) relativo.
Gli arcivescovi  inglesi di York e Canterbury.
Thompson commenta: "oggi come oggi il loro potere è in pezzi"

giovedì 6 febbraio 2014

Ciclo di conferenze a Milano su leoni, agnelli, aquile, draghi... nell'immaginario cristiano del Medioevo



Oggi e nei prossimi giovedì di febbraio, alle 18 il dott. Luca Frigerio terrà presso l'Auditorium San Fedele a Milano, (ingresso da Galleria Hoepli 3A), un ciclo di conferenze di grande interesse teologico (per chi si interessa di teologia medievale almeno!) oltre che artisticamente sfizioso. Caldamente consigliato.

Dal leone all'aquila, dall'agnello al drago
“Il bestiario medievale - alla scoperta del significato simbolico degli animali nell’arte cristiana”

Un ciclo di conferenze sul "Bestiario medievale" alla scoperta di un linguaggio simbolico "dimenticato" ma che affonda le sue radici nella Bibbia e nei Padri della Chiesa, ma anche nel pensiero dell'antichità, e per secoli e secoli ha rivestito di immagini le chiese, i monasteri e i codici del mondo cristiano. Sant'Antonio di Padova, nei suoi Sermoni, utilizza tantissimi esempi di animali o storielle morali che si incentrano su fantastiche proprietà attribuite al suo tempo a bestie o piante.

Ecco, dunque, titoli e sommari dei quattro incontri milanesi che recensisco:

Giovedì 6 febbraio, h. 18 - IL LEONE e gli animali selvaggi
Ovvero il duplice volto della potenza: perché il re degli animali, il più raffigurato negli edifici medievali, può incarnare la forza diabolica ma anche essere simbolo di Cristo. Si analizzerà poi anche la simbologia della scimmia, dell'elefante, del lupo ecc.

Giovedì 13 febbraio, h. 18 - L'AGNELLO e gli animali domestici
È il simbolo cristologico per eccellenza, dall'indicazione del Battista all'Apocalisse. Così come, alla fine dei tempi, Cristo giudice separerà le buone pecore dalle cattive capre. Con il cane, animale ora reietto per la sua impurità, ora esaltato per la sua fedeltà...

Giovedì 20 febbraio, h. 18 - L'AQUILA e il popolo del cielo
Ha il predominio dei cieli, l'aquila, emblema araldico fra i più diffusi, dall'antichità fino ai nostri giorni. Mentre la colomba è la personificazione stessa dello Spirito Santo, il gallo l'araldo della luce che scaccia le tenebre, dove invece si ostina a vivere la civetta...

Giovedì 27 febbraio, h. 18 - IL DRAGO e le creature fantastiche
Come è fatto il drago? Ma è mai esistito? Perché, dall'Apocalisse in poi, è stato interpretato come l'essenza stessa del male? E che ci stanno a fare nelle chiese medievali quei grifoni, quelle sirene, quei centauri? Esseri mostruosi che paiono incubi. Seppur affascinanti.

Luca Frigerio, giornalista e scrittore,
è redattore dei media della diocesi di Milano, con particolare attenzione per i temi culturali. Fra i suoi lavori più recenti, un saggio dedicato al tema dell'Ultima cena nell'arte (Cene ultime. Dai mosaici di Ravenna ai cenacoli di Leonardo) e una monografia sui capolavori di Caravaggio (Caravaggio. La luce e le tenebre), entrambi pubblicati da Ancora.

E' in uscita il suo libro sul "Bestiario Medievale" sempre per i tipi di Ancora.


Per maggiori informazioni collegarsi al sito
http://www.milanofree.it/milano/cultura/il_bestiario_medievale_un_mese_di_conferenze_col_dott_luca_frigerio.html

Costo per la partecipazione ai quattro incontri: 20 euro (singolo incontro, 6 euro).
Per informazioni e iscrizioni: tel. 02.86352233 - sanfedelearte@sanfedele.net

venerdì 29 novembre 2013

Il Papa "Magno" che si oppose al divorzio dei re

Ho trovato su Aleteia la storia attualissima di Papa San Niccolò Magno (il terzo papa, insieme a Leone I e Gregorio I ad aver ricevuto dal Popolo di Dio il titolo di "grande"). Che cosa fece per meritarselo? Si oppose con tutte le forze all'annullamento facile del matrimonio e tanto più al divorzio per passare a nuove nozze. E negò questo non a dei poveracci che non potevano pagarsi la causa alla Sacra Rota, ma nientemeno che al fratello dell'imperatore Ludovico II, segnando un precedente di parecchi secoli rispetto alla più nota vicenda che vede protagonista Enrico VIII d'Inghilterra.
Il pontificato di San Niccolò fu tutto un energico affermare la superiorità della Chiesa nella sfera spirituale, in particolare per quanto riguardava le elezioni o deposizioni dei vescovi, ma nel contempo affermò che i consacrati non si dovevano intromettere nel governo delle cose di questo mondo.
Morì il 13 novembre 867 e fu sepolto nell’atrio della Basilica di San Pietro davanti alle porte. 


Qui potete leggere l'intero articolo di Aleteia da cui ho estratto qui sotto le parti più interessanti, cambiando anche la "foto" che nell'originale è di Nicolò V , non del Primo:


L'avvincente storia del papa “Magno” che pochi conoscono

di Brantley Milligan, coeditor di Aleteia in inglese
....
Il titolo è onorifico e non dovrebbe essere preso alla leggera. Dei 266 uomini che hanno regnato dal trono di San Pietro, solo tre hanno ricevuto l'aggettivo “Magno” che segue il loro nome. Tutti e tre sono vissuti nel primo millennio, a pochi secoli di distanza l'uno dall'altro. Fino a Giovanni Paolo II, nessun papa negli ultimi 1100 anni della Chiesa aveva meritato questo onore.

Avete sentito probabilmente parlare dei papi San Leone Magno e San Gregorio Magno, ma stranamente il terzo è un papa di cui la maggior parte delle persone non ha mai saputo nulla: papa San Niccolò Magno – e la sua storia rappresenta un'importante lezione per il nostro periodo.

... Papa San Niccolò Magno nacque a Roma in una rispettata famiglia nell'anno 800, lo stesso in cui papa Leone III incoronò Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero. Ricevette una buona istruzione ed era noto per la sua pietà, ma non venne ordinato fino ai quarant'anni. Nell'arco di una decina d'anni venne eletto papa con il sostegno dell'imperatore Ludovico II. Fu vescovo di Roma per nove anni fino alla morte, ma il pontificato fu pieno di eventi drammatici.

La controversia più intensa iniziò quando il re Lotario II di Lotaringia e sua moglie Teutberga capirono che non potevano avere figli, il che significava che Lotario II non avrebbe avuto eredi che potessero succedergli al trono al momento della sua morte. Convinto che la moglie fosse sterile, Lotario cercò di ottenere un annullamento per poter sposare la sua amante Waldrada, ma il fratello di Teutberga, Hucberto, un abate, prese le sue difese. La non colpevolezza di Teutberga fu provata dopo che era stata sottoposta alla prova dell'acqua, e Lotario la riprese quindi con sé, almeno temporaneamente.

Lotario continuò però a perseguire un annullamento, e alla fine riuscì a convincere il suo clero locale a concederglielo. I vescovi di Francia convocarono un sinodo e confermarono l'annullamento malgrado l'assenza dei requisiti richiesti dal diritto ecclesiastico. Un anno dopo si tenne in Francia un altro sinodo sulla questione e vi parteciparono dei legati papali inviati da papa Niccolò, che vennero corrotti da Lotario e sostennero l'annullamento. Teutberga fece appello a Carlo il Calvo, re della Francia Occidentale, e il caso venne portato a Roma davanti allo stesso Niccolò.

Due arcivescovi vennero inviati dalla Germania con l'appoggio dell'imperatore Ludovico per argomentare a favore della nullità. Niccolò non solo dichiarò la nullità invalida, ma condannò e depose i due arcivescovi.

Irato per la decisione, Lotario inviò il suo esercito a Roma e assediò la città, esigendo che Niccolò gli concedesse l'annullamento. Pur essendo confinato nella vecchia basilica di San Pietro e restando prigioniero per due giorni senza cibo, Niccolò rifiutò di cedere. Quando fu chiaro che l'annullamento era una causa persa e che stava rischiando la scomunica per le sue azioni, Lotario si riconciliò con Niccolò, ritirò il suo esercito e tornò con la moglie Teutberga. L'imperatore Ludovico ordinò che i due arcivescovi deposti tornassero a casa loro, e la decisione di papa Niccolò continuò ad essere valida.

Una storia familiare

Se tutto sembra familiare è perché lo è: una situazione molto simile ha provocato lo scisma anglicano nel XVI secolo. Mentre Lotario alla fine accettò l'autorità del papa, però, il re Enrico VIII decise di intraprendere la via della creazione di una propria religione, che gli avrebbe convenientemente permesso di divorziare dalla moglie come voleva.

Potete immaginare se una cosa di questo tipo avvenisse oggi? I vescovi locali a sostegno di una nullità illegittima, gli inviati del papa corrotti, il papa che cambia la decisione e depone gli arcivescovi, il disgustato leader di una grande potenza che invia un esercito per assediare Roma e imprigionare il papa. I mezzi di comunicazione vivrebbero una giornata indimenticabile. Il New York Times dichiarerebbe la fine della Chiesa cattolica, l'Huffington Post esploderebbe contro l'atteggiamento retrogrado del papa sul matrimonio e gli esperti della CNN si chiederebbero se il futuro papa sarà liberale e modernizzerà la Chiesa. Il tutto unito alla confusione dottrinale che provocherebbe una disunione simile tra i vescovi e alla paura che una persecuzione così intensa del Santo Padre potrebbe estendersi ai cattolici di tutto il mondo.

Ad ogni modo la Chiesa è sopravvissuta, e anziché essere ricordato come un conservatore molesto papa Niccolò ha ottenuto i due onori maggiori possibili: la santità e il titolo esclusivo di “Magno”, diventando uno dei migliori papi che siano esistiti.

lunedì 18 novembre 2013

Il "lancio" della Misericordina. Una riflessione sul Papa e la farmacia spirituale

Per chi non l'avesse visto, vi allego qui lo spezzone dell'Angelus del 17 novembre, dove Papa Francesco consiglia il portentoso medicamento chiamato "Misericordina". Poi facciamo un po' di teologia.


Una delle cose più belle del magistero sorridente di Papa Francesco è l'insistenza sulla metafora di base della "terapia" spirituale, mutuata dalla similitudine della cura del corpo applicata alla cura dell'anima. La Chiesa è "un ospedale da campo", i sacerdoti sono "medici dell'anime", la confessione e i sacramenti in genere sono "farmaci che Gesù ci fornisce", anche la preghiera del rosario è "medicina per il cuore, per l'anima e per tutta la vita"...
Sentiremo parecchio utilizzare questo modo di esprimersi che, innegabilmente, ha una presa formidabile ai nostri giorni: ciò di cui ci preoccupiamo di più è la salute. Tutti capiscono cosa vuol dire star bene fisicamente o star mal. E il Papa, sapiente ma anche furbo evangelizzatore, utilizza questa leva per parlarci della salute dell'anima. E' più che un parlare figurato: è un modo per spiegare soprattutto i necessari aspetti e anche i sacrifici della vita cristiana, fornendone un fine significativo. Rinunciare ai vizi, convertirsi, vivere lontani dal peccato, ecc., hanno senso, ci spiega il Papa, non perché sono comandamenti o precetti (che nessuno oggi è incline a seguire di buon grado...) ma perché fanno bene, ti fanno bene, ti rimettono in forma interiormente, proprio come l'esercizio fisico, la buona alimentazione e le necessarie medicine.
Il vantaggio della metafora terapeutica applicato ai sacramenti e alla preghiera è anche un altro. Come non è indispensabile capire "perché" un certo composto chimico da ingurgitare mi fa bene e mi rimette in sesto, così non è necessario "capire" (e non è nemmeno possibile) la misteriosa efficacia dei sacramenti e dell'orazione per sentirne i benefici. L'importante è avere fiducia (nel medico e in Gesù, rispettivamente) per vedere "che" la prescrizione funziona, se è messa in pratica: perché in entrambe i casi, quello fisico e quello spirituale, guardare la ricetta non giova, prendere il medicinale adatto invece sì.
Il Papa sa bene - da buon italo-argentino - che la maggior parte dei cattolici non ragiona in termini di giustizia e ingiustizia, sanzione e premio (forse qualche americano e tedesco sì). L'imperativo categorico morale appartiene oggi ad un altro pianeta, se mai è appartenuto all'universo in cui vivono i cattolici. La salute, che in latino indica sia quella di un corpo sano che la salus eterna, è invece fonte di continua ispirazione e irresistibile fascino, perché è segno conosciuto che parla anche d'altro, è linguaggio ben inteso che sa esprimere però anche ciò che non si vede.
Dopotutto, come dicono le mie anziane e devotissime fedeli del primo banco: "Padre, se c'è la salute, c'è tutto". Intendono la salute dell'anima o l'esser libere dalla sciatica? Come ci insegna la teologica cattolica, attraverso l'analogia entis, facciamoci delle cose di questo mondo "una scaletta" per raggiungere quelle del cielo, e dalle orme terrene lasciate dal Creatore contempliamo le realtà celesti e chi, le une e le altre, ha posto in essere: per il nostro bene, per la nostra salvezza integrale, corpo e anima.

domenica 17 novembre 2013

Misericordina non è un "colpo di marketing" è un colpo di preghiera!

Riprendo la spiegazione della genesi e del metodo di "produzione" della medicina offerta oggi dal Papa al termine dell'Angelus dal sito Korazym.org. Sono state distribuite in piazza san Pietro, oggi, migliaia e migliaia di scatolette contenenti una corona del rosario con le indicazioni per recitare la "coroncina della Misericordia" di santa Faustina! Ma non è una trovata di "marketing" come qualcuno ha subito sibilato, quanto piuttosto un adattarsi al linguaggio - certo mediaticamente allettante - dei nostri giorni. Magari PapaFrancesco riuscisse a rilanciare in maniera globale la "moda" del pregare! Anche questi mezzi semplici e nati dalla fantasia devota di un seminarista (non di un'agenzia pubblicitaria) possono aiutare.
Potete leggere e ascoltare a questo link il servizio di RadioVaticana sull'iniziativa della "misericordina"


Misericordina, la “medicina” per avere un evangelico cuore nuovo
di Anna Artymiak
“Misericordina” (misericordium) 59 granuli per il cuore. 50% Corona Divinae Misericordiae e 50% Imago Iesu Misericordis. La scatoletta è bianca con il disegno di un cuore umano con le spine e una diagramma dei batti del cuore. Dentro il foglio con le istruzioni per l’uso. Così, in forma di medicina e’ stato riproposto dai seminaristi di Danzica, in Polonia il messaggio sulla Divina Misericordia. E stamattina all’Angelus in Piazza San Pietro la “medicina polacca” e’ stata distribuita ai fedeli. E’ una iniziativa alla vigilia della chiusura dell’Anno della Fede con un invito a rivolgersi per i problemi del mondo al Signore.
Il Papa stesso dopo le recita della preghiera mariana l’ha definita: “aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l’amore, il perdono e la fraternità.” Scherzando il Papa ha detto: “è una medicina speciale per concretizzare i frutti dell’ Anno della Fede.” E ha invitato tutti: “Non dimenticatevi di prenderla perchè fa bene al cuore all’ anima a tutta la vita!”
 Questa insolita iniziativa in Piazza San Pietro e’ stata voluta da Mons. Konrad Krajewski, che  per 14 anni è stato uno dei cerimonieri del Papa e da agosto è elemosiniere di Sua Santita’. La “medicina” è stata portata da arcivescovo di Danzica, mons. Slawoj Leszek Glodz. Krajewski l’ha presentata a Papa Francesco che ne è rimasto entusiasta e ha chiesto di offrirla alla gente per la chiusura dell’Anno della Fede.
Tutto e’ cominciato a Danzica nell’autunno del 2011 dall’idea del seminarista Blazej Kwiatkowski per realizzare un ricordo per i giovani in occasione della giornata- ritiro della gioventù che propone regolarmente il seminario frequentato da centinaia di persone. “Come ogni anno avevamo bisogno di qualche regalo-ricordo – racconta Blazej – e quindi abbiamo pensato di proporre la Coroncina della Divina Misericordia in un modo insolito, mettendola in una scatola con un nome che assomiglia una vera medicina da farmacia. Abbiamo aggiunto un’immaginetta di Gesu’ Misericordioso e un foglio illustrativo con delle spiegazioni su come usarla, come recitare la Coroncina, in modo simile ad un foglio illustrativo di una medicina normale.
“Abbiamo aggiunto alcuni estratti del Diario di Sr. Faustyna. Tutto è pensato in modo di poterla regalare senza tante spiegazione perchè tutto è scritto all’interno. E’ una “medicina” per le persone in difficoltà, che combattono con il peccato, con le tentazioni, per coloro che hanno problemi a perdonare, e anche per coloro che vogliono ringraziare e lodare Dio, la Sua Misericordia. C’e scritto anche che questa “medicina” non ha scadenza, o controindicazioni. In caso di dubbio, bisogna consultare un sacerdote o una suora o un catechista.”
“E’ uscita una cosa molto bella. Anche il nome “misericordina granuli per il cuore” ha un senso particolare. In latino ”misericordium” significa Misericordia e da altra parte e’ un riferimento al “cor” – il cuore”. L’abbiamo chiamata medicina spirituale perché proprio la preghiera e la Divina Misericordia sono per l’anima dell’uomo come la medicina per il copro. Qui, c’e anche riferimento al cuore nel senso spirituale e morale.”
L’edizione vaticana della “misericordina” ha due particolari elementi. Nella scatola i fedeli trovano un vero Rosario papale con lo stemma di Papa Francesco realizzato dalla stessa fabbrica del  nord Italia. La forma è piu’ semplice di quello che viene regalato agli ospiti ricevuti dal Santo Padre in udienze private nel Palazzo Apostolico.
A comporre la scatoletta con i rosari è stata la Guardia Svizzera Pontificia sotto la guida del sergente Marcel Riedi e con l’aiuto delle famiglie delle guardie e delle Suore Albertine ( che si occupano della cucina della Guardia) e dipendenti laici vaticani. Molte guardie lavoravano dopo i turni notturni o fino alle prime ore dell’alba. L’impegno si e’ svolto nel mese di ottobre, mese del Rosario, nell’atmosfera della preghiera con la recita del Rosario.

In Piazza San Pietro ai presenti sono state regalate 25 mila scatole.

lunedì 11 novembre 2013

La musica sacra nasce dall'Ultima Cena: un insegnamento del Cardinal Bartolucci

Vi propongo uno degli ultimi interventi del cardinal Domenico Bartolucci, Maestro perpetuo della Cappella musicale Sistina (dal '56), che si è spento oggi a 96 anni, dopo una vita dedicata alla musica sacra, come egli stesso affermava spesso.
In questo video ci ricorda che il vangelo menziona anche il canto durante la prima Messa della storia: quell'inno che Gesù e gli apostoli cantarono a conclusione dell'Ultima Cena (Mt 26,30; Mc 14,26). La musica sacra nasce lì, per essere ancella della Liturgia e veicolo della lode umana fino al cielo.
Ci piace pensare il Cardinale musicista avviato verso i cori degli angeli, dove arriverà a dirigere con essi splendidi concerti in onore della Santa Trinità.

venerdì 25 ottobre 2013

Il Twitter del Papa sfiora ormai 10 milioni di seguaci. La rimonta degli ispanici e altre cifre

L'account Twitter @Pontifex, nelle sue varie lingue (sono 8+1, il latino), sta ormai sfiorando i 10 milioni di "followers", seguaci che non solo leggono e meditano i brevi messaggi di testo spediti dal Papa, ma soprattutto "rispediscono" spessissimo ai loro amici quanto il Pontefice ha twittato. In questo modo si attua una vera e propria "semina" su scala mondiale delle parole essenziali e feconde offerte dal Santo Padre.
L'account pontificio è stato aperto a dicembre dell'anno scorso dal pioniere Benedetto XVI, e in meno di un anno ne ha fatta di strada, passando - tra l'altro - dalle mani di Papa Ratzinger alla tastiera di Papa Bergoglio.
Un buon panorama della vicenda del micro-blogging papale ce l'ha fornita qualche giorno fa la conferenza di cui vi relazionavo in questo post.

Adesso volevo riprendere alcuni dati attuali e confrontarli con i dati dell'anno passato, relativi ai primi giorni di attività di @pontifex. Alcuni dati li avevo presentati in questo post.
Come tutti ricordano, l'account era stato aperto vari giorni in anticipo rispetto al fatidico "primo tweet" del 12 dicembre, per permettere, a chi volesse, di iscriversi per tempo. Il giorno 10 dicembre, nelle diverse lingue, ho contato 886.393 followers, il giorno dopo, di mattina, erano 911.807. A distanza di una giornata dal primo tweet, cioè il 13 dicembre, erano quasi raddoppiati: 1.705.759! Un vero successo inaspettato.
Ma piano piano, mese dopo mese, l'usignolo blu del Papa ha continuato ad acquistare amici, nonostante il lungo silenzio del periodo drammatico dell'abdicazione e del successivo tempo del conclave.
Ieri ho contato 9.972.088, quasi 10 milioni di followers!
C'è da dire, però, che questo numero non equivale a 10 milioni di persone fisiche. Come me (e come tanti di voi) sono in parecchi a seguire più di una lingua contemporaneamente (latino compreso).

Comunque sia l'aspetto che più mi preme mettere in evidenza è come sia cambiato il "peso" relativo delle lingue tra l'inizio delle attività in Twitter di Papa Benedetto e la stabilizzazione attuale con Papa Francesco.
Le percentuali parlano da sole e ci raccontano senza ombra di dubbio il risveglio dell'America Latina cattolica, che - grazie al nuovo Papa - ha cominciato ad interessarsi al Santo Padre.
Guardate qui:


Ecco i numeri assoluti, dai contatori di Twitter, che ci mostrano il boom di iscrizioni alla lingua spagnola e portoghese (certo merito della GMG di Rio). Lo spagnolo, quasi raddoppiato in termini percentuali e divenuto la prima lingua dei followers del Papa: è già oltre quota 4 milioni, quasi un milione in più dell'inglese, che pochi mesi fa faceva da padrone (60% degli iscritti, oltre 3 volte il numero degli ispano-parlanti). Un vero exploit:
A parte le percentuali, però, c'è da dire che comunque i fruitori in lingua inglese sono triplicati quanto a numero assoluto.
Anche l'italiano fa un buon risultato, entrando tra le tre lingue che sfondano il milione di followers, aumentando di otto volte. E non parliamo del latino, che pur essendo considerato una "lingua morta", con quasi 180 mila iscritti supera persino lingue vive come il tedesco, il polacco e l'arabo.

La comunicazione via Twitter e l'analisi delle percentuali di iscritti nelle varie lingue mi pare proprio una conferma di quanto già si andava notando: il riaccendersi di interesse per la parola del Papa in varie regioni del mondo, che ora - non solo grazie alla tecnologia, ma soprattutto per la provenienza geografica dell'emittente dei messaggi - si stanno in massa "sintonizzando" sulle sue frequenze.
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